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	<title>solitudine Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Ricominciare dalle relazioni: i giovani cercano legami, non solo risposte</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 08:11:57 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-1024x683.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18041" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-1024x683.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da: https://www.everyone4mentalhealth.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p><strong>Dai dati Toniolo-Ipsos un segnale chiaro: il benessere passa da reti affettive, fiducia e partecipazione</strong></p>



<p>In un tempo in cui si parla spesso del “disagio giovanile”, è utile fermarsi a leggere i dati, con attenzione ma senza catastrofismi. Lo fa il&nbsp;<em>Rapporto Giovani 2024</em>, pubblicato dall’<strong>Istituto Giuseppe Toniolo</strong>&nbsp;con la collaborazione di&nbsp;<strong>Ipsos</strong>&nbsp;e dell’<strong>Università Cattolica del Sacro Cuore</strong>, che offre uno spaccato articolato e documentato della condizione giovanile in Italia e nel mondo¹.</p>



<p>Dall’indagine, che ha coinvolto&nbsp;<strong>oltre 200.000 giovani in 22 Paesi</strong>, emerge un quadro complesso: nei Paesi più sviluppati, i giovani si dichiarano&nbsp;<strong>meno soddisfatti della propria vita</strong>&nbsp;rispetto a coetanei di contesti con minori risorse materiali. Questo paradosso ha una spiegazione:&nbsp;<strong>la ricchezza economica non basta, se mancano relazioni significative, fiducia e spazi di espressione</strong>.</p>



<p>In Italia, il 53% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ritiene difficile costruire un futuro solido nel nostro Paese, ma il dato più interessante riguarda&nbsp;<strong>i fattori che migliorano il benessere percepito</strong>: chi frequenta comunità, gruppi sportivi, associazioni o ha relazioni stabili, mostra livelli di ottimismo e soddisfazione molto più alti².</p>



<p>Lo sottolinea anche&nbsp;<em>Avvenire</em>, che in un ampio dossier ha parlato di **“bene relazionale” come primo indicatore di salute psichica tra i giovani”**³. Un elemento ancora più rilevante se si considera che la&nbsp;<strong>solitudine</strong>&nbsp;è il primo predittore di disagio emotivo. Dove mancano legami autentici, aumentano&nbsp;<strong>ansia, insonnia e ritiri sociali</strong>. Ma dove ci sono reti vive, il benessere risale.</p>



<p>Il rapporto mostra anche che&nbsp;<strong>l’esperienza religiosa regolare</strong>&nbsp;(almeno una volta a settimana) è associata a un livello di soddisfazione più alto, così come la partecipazione civica e culturale. Non una questione di fede in sé, ma di&nbsp;<strong>spazi di senso e relazione</strong>.</p>



<p>Altri dati di contesto rafforzano questa lettura. Secondo l’ISTAT, in Italia ci sono&nbsp;<strong>10,6 milioni di giovani tra i 12 e i 29 anni</strong>, ma il&nbsp;<strong>19% è disoccupato</strong>&nbsp;e l’indice di vecchiaia è ormai a&nbsp;<strong>208 anziani ogni 100 minori</strong>⁴: un quadro che rende la voce delle nuove generazioni ancora più cruciale per il futuro del Paese.</p>



<p>Infine, il sonno e i social. Una ricerca delle Università di&nbsp;<strong>Cambridge</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Fudan</strong>&nbsp;ha mostrato che&nbsp;<strong>andare a dormire tardi e restare connessi fino a notte fonda</strong>&nbsp;ha un impatto diretto su benessere emotivo e concentrazione. Le&nbsp;<strong>ragazze sono più vulnerabili</strong>, con un indice di salute mentale inferiore a quello dei ragazzi (67,4 contro 74,3)⁵.</p>



<p>Ma il messaggio che emerge non è solo di fragilità. È anche e soprattutto un invito a&nbsp;<strong>coltivare relazioni autentiche</strong>, a costruire luoghi dove i giovani possano crescere, confrontarsi, sbagliare e ripartire. A investire, come società, su legami più che su performance.</p>



<p>Come scrive Alessandro Rosina, coordinatore scientifico del Rapporto:&nbsp;<em>“I giovani non chiedono risposte preconfezionate, ma condizioni per esprimere il proprio potenziale”</em>. E forse, proprio da qui, può partire una nuova alleanza tra le generazioni.</p>



<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f4cc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><strong>&nbsp;Fonti</strong></p>



<p>¹ Istituto Toniolo,&nbsp;<em>La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2024</em>, Il Mulino, 2024 →&nbsp;<a href="https://www.istitutotoniolo.it/la-difficile-speranza-dei-giovani-italiani/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">istitutotoniolo.it</a><br>² Ivi, dati Ipsos, sezione benessere soggettivo e relazioni.<br>³ Massimo Calvi, “Il malessere dei giovani, guaio globale”,&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.<br>⁴ ISTAT, Giovani 2023, dati riportati in&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.<br>⁵ Studio Cambridge–Fudan, citato in&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.</p>
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		<title>Promozione teatrale per le nostre lettrici/i nostri lettori: Maria Maddalena con Lina Sastri</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 08:53:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perchè Associazione Per i Diritti umani sostiene la cultura! MARIA MADDALENA con LINA SASTRI DAL 28 FEBBRAIO AL 5 MARZO   Da Fuochi Di Marguerite YourcenarDrammaturgia e regia di Lina SastriCon la collaborazione di Bruno Garofalocon&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Perchè Associazione Per i Diritti umani sostiene la cultura!</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>MARIA MADDALENA <strong>con LINA SASTRI</strong> <strong>DAL 28 FEBBRAIO AL 5 MARZO</strong><br>  <br><img width="570" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/m_Z1O5qfmBmFdr13hWJtZ5mlPJ9Dha3NGpN92hpkGmCmqzfiC6XxxoXLLSGtWKzPqyUsCvwP2NiPHaw0yCPvUjED3RVqXq6XrAkgKW5g4_6-Hl5o63QqQED1QkBJPgziv5GVT2F8oyxMcp3wA1P4vE0Yz_zDClSfYBS9Z2R9V8dBorf_G8nbobBLvTstBJoaFA_LFY1u-X_Xr6YsFJc2tHKhG9dekjr2cPI9yQPmRxR8iRm4ZUUUA07nK7ABfZ4TU6YKKnqmV4YEdcfWZyGODnmF_T8shCtsIlXisUVBjrme9RK_3D6d1FIbsj0RpDn-a-WR0p--E_gtjnILdG2yXNhJ9tfYuXK30n_vsUMDHZxsMRbOqAk3lz8q4YRhyYYbHKOqzAXjLuFWUD_xjYi_S3EIazXT_aS1XG46qSqqg9-XRG_AOOpYrqk0ila8J5OXsEevxdcTYsDc046bARCdZS32YWkev4IrGe5WLotiCXOw0OwYSosKLbrthNxoxDA=s0-d-e1-ft#https://762o6.img.a.d.sendibm1.com/im/4048006/ee3bc6e302744850289171a921cface12290e19392a4eec211f0f9dd6ac6befc.png?e=O8C6xFzKoOEqAvn0S683yxM3xYt7uxXmk8jVgXtL8fikOnpnM-wYy9yiBDRpOp1aCU2DipBjerbf2zUSlWiaCTXLDL8kdXfwbaFS1OwIFs6ImfYxe4npBYCU0h4pyvneI-djqD222_r-YCO7B5hhXalTDupCKQVOMy7hi366ZSlksOhbOdQIiP2FLfZZtve8ANz-wIlzxQwGifevMzP8acJqpK7q08c7DBpiCVWlknjpt0hV_LLf9Q&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><em>Da Fuochi Di Marguerite Yourcenar</em><br><em>Drammaturgia e regia di Lina Sastri</em><br><em>Con la collaborazione di Bruno Garofalo</em><br><em>con Lina Sastri</em><br><em>Filippo D’Allio e Gianluca Mirra </em><br><em>durata: 60 minuti</em><br><br>La storia di una mancanza che segna la vita di Maria Maddalena e la condanna a un destino di solitudine e infelicità, perché segnata da un’eterna ferita d’amore: così la Yourcenar racconta la storia di questa donna che passa dall’amore innocente per Giovanni a quello appassionato per Gesù fino alla dedizione più assoluta. È un percorso inquietante e profondo nell’anima femminile. In scena con l’attrice interprete di Maddalena, due musicisti evocano musicalmente le atmosfere emozionali del racconto, che prendono corpo grazie alla voce dell’interprete. «È la grande passione di Maria Maddalena per Gesù, che la condanna a un destino di infelicità – spiega Lina Sastri. Ma è anche la solitudine del non amato o del respinto o dell’escluso. Porteremo in scena il percorso di un’anima che nasce innocente e, per vendetta, perché vittima di abbandono, cambia il suo destino, o crede di cambiarlo. Ma non ci riuscirà: l’amore e la passione la porteranno comunque di fronte alla ferita insanabile, al doloroso cammino di chi ama ed è abbandonato. Senza scampo»  <br><br><br><strong>BIGLIETTO SCONTATO</strong> a <strong>€ 14,00 </strong>anziché € 34,00 <strong>SCRIVENDO A</strong>  <a href="mailto:convenzioni@teatromenotti.org?subject=Prenotazione%20Destino%20di%20Clown" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>convenzioni@teatromenotti.org</em></a> Vi ricordiamo che il teatro ha una convenzione con il <strong>parcheggio</strong> del <strong>Carrefour</strong> di Via Gustavo Modena, 8/10 presentando il tagliando timbrato dalla biglietteria.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Intervista ad Adrian N. Bravi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2020 07:59:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Da poco uscito per Quodlibet l&#8217;ultimo romanzo dello scrittore Adrian N. Bravi, argentino di nascita, ma che vive e lavora in Italia da tempo: IL LEVITATORE. Si raccontano in questo romanzo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Da poco uscito per Quodlibet l&#8217;ultimo romanzo dello scrittore Adrian N. Bravi, argentino di nascita, ma che vive e lavora in Italia da tempo: IL LEVITATORE.</p>



<p>Si raccontano in questo romanzo le avventure tragicomiche di Anteo Aldobrandi e le sue levitazioni, iniziate un bel giorno senza preavviso all&#8217;età di quattordici anni. Sono passati trent&#8217;anni: da allora non ha mai smesso di levitare e di sperimentare quella forza cosmica che lo tira su. Un giorno, però, sempre senza preavviso, un postino gli consegna una busta verde pastello contenente una denuncia della sua ex moglie. Da quel giorno Anteo si trova a dover fare i conti con una realtà sempre più schiacciante. Tenta di tutto per tornare a levitare, ma fallisce ogni volta, mentre le buste verde pastello, che continuano ad arrivargli una dietro l&#8217;altra, lo tengono sempre più ancorato alla terra, invischiato in un processo penale di cui non capirà mai fino in fondo le accuse. Tuttavia, come dice il suo amico orologiaio, l&#8217;arte della levitazione non si perde mai: «ti sembra che scompaia, ma alla fine, quando meno te l&#8217;aspetti, te la ritrovi sotto i piedi».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="545" height="863" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14613" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 545w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 545px) 100vw, 545px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato ADRIAN BRAVI e lo ringrazia molto per la disponibilità</p>



<p>Il suo primo romanzo, <em>L’inondazione</em>, narra di un villaggio allagato e di un vecchio che vuole resistere a tutti i costi: da dove nasce questa storia?</p>



<p>Fino ai quattro anni ho vissuto in una casa che si trovava vicino a un fiume, il Luján, nella città di San Fernando e casa nostra (abitavo con i miei e una nonna) si allegava sempre quando straripava il fiume. A me, che ero piccolo, mettevano sopra un tavolo e si aspettava il rientro delle acque. Sono cose che mi raccontavano, perché di quegli anni non ho ricordi (qualche immagine sfuocata che mi è rimasta in testa, nient’altro). In questo libro, <em>L’inondazione</em>, uscito nel 2015, ho cercato di ricostruire attraverso la finzione una storia radicata nella mia prima infanzia. E poi, aggiungo, l’idea di Morales, un anziano che nonostante l’acqua e lo svuotamento del paese, decide di restare, mi piaceva molto. Mi piacciono le persone che sanno restare nel proprio posto nonostante le avversità, il contrario di quello che ho fatto io.</p>



<p>Descrive, nei suoi libri, una realtà spesso al limite del surreale: questo stile deriva dal suo carattere o dalla cultura di nascita?</p>



<p>Non lo so, forse da entrambi. Ho sempre osservato con molto interesse le ossessioni delle persone, quei chiodi fissi che li portano a diventare monomaniaci, come, d’altronde, lo sono io. Credo che in questi tic ci sia un grande espediente narrativo. E se uno li guarda con una lente d’ingrandimento non possono che diventare surreali e grotteschi. Il mio mondo narrativo è fatto di quotidianità, ma un po’ distorta.</p>



<p>Nelle sue pagine ricorre il tema della Giustizia, ma quali sono gli altri argomenti a lei cari?</p>



<p>È vero, la giustizia, o meglio, l’ingiustizia, nelle sue varie declinazioni, credo ricorra spesso nei miei libri. A volte l’ingiustizia ha a che fare con gesti minimi (come chi spettina senza ragione chi ha finito di acconciarsi un riporto in testa), altre volte è l’ingiustizia di una guerra assurda come quella tra l’Argentina e l’Inghilterra che ho provato a raccontare in <em>Sud 1982</em>, un libro del 2008.</p>



<p>Il suo ultimo lavoro &#8211; <em>Il levitatore</em>, edito da Quodlibet Compagnia Extra &#8211; racconta di un uomo, Anteo, che vive con la sua cagnolina&#8230; Cos&#8217;è, per lei, la solitudine?</p>



<p>In questo libro, per concludere la domanda di sopra, l’ingiustizia di un’accusa infondata diventa quasi il punto centrale intorno al quale ruota tutta la storia.</p>



<p>La solitudine. Non so bene cosa sia. È difficile da definire senza fare riferimento alla propria vita e io, nella mia intimità, mi sento abbastanza solo. Come chi dice di sentirsi felicemente infelice, io direi di sentirmi allegramente solo. Tutti i miei personaggi, se posso fare un autoriferimento, sono personaggi solitari, che vivono da soli o, nei peggiori dei casi, soli ma in compagnia. Costruiscono il loro mondo in solitudine, attraverso la levitazione o la pulizia di casa, ecc.</p>



<p>E poi Anteo inizia a levitare: spesso parla di quella dimensione “a metà”, tra terra e cielo, tra sopra e sotto&#8230; Perché questa scelta?</p>



<p>La levitazione, anche quando uno si stacca da poco da terra, presuppone un’ascesa verso l’alto. Ho scelto di parlare di un levitatore perché ormai, da quando i santi e psicocinesi sono andati in pensione, nessuno pratica più la levitazione. È un arte in disuso, relegata ingiustamente al soprannaturale, senza sapere che può diventare una pratica naturale, come l’arte del trapezio, per esempio. Sono secoli che la gente non riesce più a sgravitarsi e viviamo inchiodati in una realtà che ci schiaccia sempre di più.</p>
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		<title>Ancora chiuse le RSA. La disperazione dei parenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 07:03:57 +0000</pubDate>
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<p>Riceviamo ancora una lettera/denuncia da parte di una signora che ha la mamma in una RSA, nell&#8217; Oltrepo pavese. La situazione è  straziante per i parenti degli anziani; anziani e familiari non possono incontrarsi da vicino, ma solo guardarsi dalle finestre oppure parlarsi brevemente tramite un telefono cellulare, quando è possibile.</p>



<p>La situazione delle RSA in Lombardia rende chiara la politica in atto in Regione, le priorità in Italia&#8230;</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> chiede il commissariamento della Lombardia. </p>



<p>Ecco la lettera/denuncia:</p>



<p>Vi ho scoperto per caso, durante un girovagare nella mia disperazione alla ricerca di qualcuno a cui poter gridare la disumana condizione che ancora oggi 21 Giugno 2021, gli anziani di moltissime RSA compresa quella dove risiede mia mamma in Oltrepo pavese, stanno vivendo sulla loro pelle in completa solitudine. Io condivido pienamente la lettera scritta dai signori Titta e Umberto Falaschi di Cesano Boscone il 30 Maggio. Non è mia intenzione colpevolizzare la RSA in cui ci troviamo, non sono emerse particolari criticità, ma la struttura ad oggi, è ancora chiusa. Io da due settimane vedo la mamma dalla finestra aperta del piano terra per 15 minuti su appuntamento, una volta a settimana. Questo perchè nella residenza 1, in cui lei alloggia (in totale sono 4 divise per patologie o per richieste dei familiari), ci sono casi ancora positivi. Non è vita per me, per lei e per tutti quelli che dal 22 Febbraio sono stravolti nei loro affetti per il &#8220;distanziamento&#8221;.<br>Ma nel 2020, siamo sicuri di essere paesi civili? Riprendono tutte le attività, comprese le più rischiose come il campionato, tanto per i calciatori i tamponi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, riprendono i voli internazionali lunghi e stipati come prima, musei, ristoranti, terme&#8230;.ma nessuno pensa a niente per venire incontro all&#8217;isolamento di già ben 4 mesi degli anziani. Perchè a nessuno importa veramente e non se ne parla mai.<br>Importa a noi parenti e francamente forse a troppo pochi, altrimenti non saremmo in queste condizioni.<br>Mia mamma ha un parkinson in fase avanzatissima, non riesce più nemmeno a parlare, impensabile tenere un telefono all&#8217;orecchio, impensabile mangiare, bere, grattarsi la testa se ne ha necessità. Io ero sempre là.<br>La chiamo tutti i giorni, se trovo un operatore disponibile le accosta il telefono perchè io le parli, altrimenti glielo lasciano in mano, lei non riesce a gestirlo e puntualmente schiaccia qualche tasto con i suoi movimenti involontari. Io la imboccavo, le davo sempre almeno un pasto al giorno, perchè lei è molto lenta, ma distingue i gusti e con pazienza non facevo frullare, ma schiacciavo cose morbide in modo da avere un composto semi solido e non liquido. Ora è dimagrita, è peggiorata. Piange anche al telefono e io con lei.<br>Io voglio che questa orrenda situazione non venga sotterrata in nome di un ottimismo falso, perchè noi non ci vedremo ancora per molto. Infatti la RSA ha già ventilato appuntamenti ad oltranza a tempo limitato, anche se le cose miglioreranno. Nessuno dovrebbe far finta di non saperlo. Ora la chiamano &#8220;precauzione&#8221;.<br>Se però pensassero a costruire tende campo climatizzate fuori dalle strutture per le visite parenti, o ci fosse più personale all&#8217;interno della struttura, forse noi potremmo vederci anche tutti i giorni, sempre fuori finestra, me ne farei una ragione se fosse un incontro quotidiano.<br>Mi rivolgo ai cari Politici, Protezione Civile, ATS lombardia:  non girate la testa. In un mondo dove tutti siamo diventati animalisti, dove non abbiamo cuore di lasciare  giustamente soli i nostri cani , perchè non pensiamo di far vivere dignitosamente anche agli anziani che non per vezzo, ma per necessità sanitarie non colmabili a casa propria, si trovano soli, nell&#8217;ultima  difficile fase della loro vita ?<br>Simona Campolunghi<br>Valle Salimbene (PV)</p>



<p></p>
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		<title>Le donne dell&#8217;Ucraina. Intervista a Giulia Corsalini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 07:39:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo La lettrice di Cechov, edito da&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo <em>La lettrice di Cechov, </em>edito da Nottetempo.</p>
<p>Ringraziamo molto Giulia Corsalini per la sua disponibilità</p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="282" height="407" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 282w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751-208x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 208w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché ha deciso di raccontare questa storia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa storia è nata diversi anni fa. A quel tempo scrivevo soprattutto racconti. In Università , nell&#8217;Istituto di Italianistica in cui lavoravo, si parlava di una giovane donna ucraina, una badante, che, frequentando la biblioteca di Slavistica nelle ore libere, si era fatta apprezzare come studiosa e aveva ottenuto un contratto di docenza. La biblioteca di Russo non era nello stesso piano del nostro Istituto e questa collega forse la incrociavo per le scale ma non l&#8217;ho mai conosciuta, né ho saputo in seguito più nulla di lei. La notizia è passata così; poi, ad un certo punto, non so come, è diventata il nucleo di un racconto. Su questa storia sono tornata e ritornata, finché ne è nato un romanzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si è documentata per tratteggiare il personaggio di Nina, simbolo di tutte le donne (in particolare dell&#8217;Est Europa), costrette a lasciare i figli e i mariti nella terra d&#8217;origine per venire in Italia a svolgere professioni poco appaganti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni ho conosciuto diverse donne ucraine e di alcune sono diventata amica; così so molto delle loro vite, del loro lavoro e delle famiglie lontane. La distanza dei figli naturalmente è l&#8217;aspetto più difficile e doloroso della loro esperienza e quello che, come madre, faccio più fatica a comprendere. Per le donne che vengono dalle terre dell&#8217;est dell&#8217;Ucraina, terre devastate da un conflitto terribile e poco noto, la lontananza è ancora più drammatica. Per un certo periodo, una di loro, mentre parlava con il figlio al telefono, sentiva il boato dei bombardamenti su Donetsk (questo figlio, che si è laureato mentre lei era in Italia e vive solo, è il suo unico affetto e per tre anni la guerra le ha reso impossibile raggiungerlo). Ma è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Ho letto dei libri, romanzi e saggi sull&#8217;argomento e poi ho fatto un viaggio a Kiev; ho visitato questa città storica, attraversata dal Dnepr, molto bella; ho partecipato ai riti ortodossi; ho mangiato i piatti tipici; ho preso l&#8217;aereo nel piccolo aeroporto vicino alla città, dal quale partono le badanti più fortunate, che riescono ad evitare il viaggio di due giornate in pulmini male in arnese e ad acquistare un volo low-cost; eravamo insieme, lì al gate, in un&#8217;alba freddissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta l&#8217;Ucraina era considerata “Russia”. Vuole spiegarci qual è il legame tra la storia di Nina e la Letteratura russa (Čechov, in particolare) e italiana?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina è una donna colta, una studiosa di Letteratura russa. In particolare ha una passione per Čechov e questa passione, che in un primo tempo rappresenta soprattutto un conforto per la sua solitudine, diviene motore della vicenda.</p>
<p>E&#8217; per studiare Čechov che Nina inizia a frequentare la biblioteca di Slavistica dell&#8217;Università della cittadina in cui lavora come badante ed è lì che trova una controversa possibilità di riscatto.</p>
<p>I racconti dello scrittore e drammaturgo russo diventano oggetto di analisi e materia di insegnamento per Nina. Allo stesso tempo quella scrittura è aspirazione della voce narrante, che insegue la stessa qualità di naturalezza nella narrazione della propria vita e tenta di rimodulare l&#8217;arco melodico della pagina čechoviana; una musicalità malinconica e interiore, attraverso la quale il pathos della disillusione e il senso dell&#8217;inadempienza dei destini si fondono alla persistenza del sogno.</p>
<p>La Letteratura italiana resta sullo sfondo; Nina cerca di capire in che modo Čechov abbia influenzato gli scrittori italiani, ma non espone che in linea generale i risultati del suo lavoro; arriva a dire che per il narratore italiano la scrittura di Čechov rappresenta un&#8217;aspirazione più che un modello; dietro la ricerca di un&#8217;arte non formale e libera da intenzionalità secondarie &#8211; abbellimenti stilistici, sperimentazione, ammaestramenti di ogni tipo &#8211;  c&#8217;è spesso la lezione čechoviana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il suo romanzo affronta il tema della solitudine, ma non appartiene solo a Nina&#8230;Tutti i personaggi ne soffrono. Credo anche che, per la struttura e la scrittura, il  testo si potrebbe trasporre in una pièce. Cosa pensa di queste considerazioni?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ognuno dei personaggi vive una sua forma di solitudine, che per tutti è comunque principalmente senso della perdita degli esseri amati, con i quali si sono condivisi giorni e consuetudini, e fedeltà tenace a ciò che quei legami hanno rappresentato. Nina è sola soprattutto perché non può più comunicare con la figlia Kàtja, la figlia lo è perché non riesce a giustificare la madre; e Giulio De Felice, il professore di Letteratura russa, è solo perché, anche lui, non sa perdonare la moglie, che non ha mai smesso di amare. Ci sono stati dei motivi di incomprensione, delle fratture che sono diventate insanabili, ci sono stati il dolore e la morte, e il passato è ormai per ognuno il tempo di una felicità compromessa e irrecuperabile, a cui tuttavia non si vuole rinunciare.</p>
<p>Il romanzo ha scene, dialoghi, atmosfere, descrizioni di interni che penso si prestino alla trasformazione del testo in una pièce drammatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qual è il Futuro sognato da Nina e quale, invece, quello realizzabile?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina, che è appunto un&#8217;appassionata lettrice di Čechov, avverte il carattere illusorio e velleitario delle proprie aspirazioni per il futuro nel momento stesso in cui si concede il diritto di nutrirle; allo stesso tempo non rinuncia ad avere delle aspettative di bene che riguardano la figlia, sé, gli altri; aspettative per un verso indefinite, come se il bene fosse difficile da formulare, per l&#8217;altro poggiate su alcuni gesti concreti e avvertimenti vivi: mettere insieme dei risparmi per aiutare Kàtja, scrivere un saggio che la accrediti tra gli studiosi, assumersi una responsabilità di tipo umanitario, provare sdegno per le ingiustizie. Malgrado tutto, Nina ha una predisposizione alla fiducia.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Chi si ferma è salvo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 07:51:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/copertina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-7345" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/copertina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="copertina-3" width="762" height="527" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/copertina-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2881w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/copertina-3-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/copertina-3-768x531.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/copertina-3-1024x708.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Troppo di corsa, costantemente  immersi nelle cose utili a concretizzare i giorni mentre quelle che desideriamo per un piccolo spazio che possa gratificarci, continua a sfuggirci.<br />
Il tempo &#8220;libero&#8221;, una nicchia dove il &#8220;dolce far niente &#8221; sembra scomparso da agende e diari scolastici. Registri, elenchi, appelli di presenze senza esserci davvero.<br />
Vorremmo essere ovunque e spesso siamo in nessun posto, a cominciare giorni cercando di  smaltire ciò che il dovere di vivere impone.<br />
Chi si ferma è salvo.<br />
L&#8217;auto lasciata in sosta, le tabelle di marcia da rispettare per non sentirsi  inadeguati.<br />
Bambini inscatolati dentro rigidi orari, impegni e genitori-delega.<br />
L&#8217;ascolto dimenticato e accantonato dentro la frase &#8221; aspetta un attimo..&#8221;.<br />
Gli eventi non contemplati che rivoluzionano e minano fragili certezze.<br />
Terremoti, sciagure, alluvioni, terrorismo, perdite improvvise, tutto da metabolizzare senza riuscire a digerirle. La negazione della realtà, quella che richiama il silenzio,  l&#8217;osservare l&#8217;altro, vicino e lontano. La cura dei gesti lenti, l&#8217;assaporare e il riconoscere il profumo di chi passando vicino ci sfiora.<br />
Non essere più in grado di superare l&#8217;incognita perché non ipotizzata nell&#8217;elenco delle cose possibili.<br />
Arriva il momento di riposizionare orologi un poco prima, di gustare la colazione,  ridere al telefono con una persona cara, restare sotto la doccia qualche minuto in più,  avvolgersi in un abbraccio con un figlio e guardare insieme il suo programma preferito, conoscere ciò che lo appassiona, che lo fa esultare ed emozionare. Riconoscere i giorni che ci portano a crescere  senza invecchiare prima degli anni che verranno. Amici, colleghi, famiglia anche quando formata da una sola persona.<br />
Un fermo immagine,  una foto, una poesia. Un libro, un diario, un disegno.<br />
Un risotto da preparare e la scelta dei colori da indossare. Le prime scarpe audaci di una figlia e una nuova sottana per non essere &#8220;troppo&#8221; mamme. E padri a sorridere, condividere il &#8220;tempo&#8221; senza incastrarsi gli uni con gli altri rischiando di sovrapporsi. E tornare a respirare piano in questo viaggio che è la vita di ognuno.<br />
Chi si ferma è  salvo perché NON è  solo.</p>
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