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	<title>sorella Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. La missione di Suor Enza in Nigeria</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2018 06:48:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Veronica Tedeschi &#160; Una donna di fede, forte e determinata. Questa è suor Enza, che ha abbandonato la civiltà occidentale per trasferirsi in un’isola sperduta tra le acque del Niger. Attratta dai&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10763" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1440" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020404429-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Una donna di fede, forte e determinata.</p>
<p>Questa è suor Enza, che ha abbandonato la civiltà occidentale per trasferirsi in un’isola sperduta tra le acque del Niger.</p>
<p>Attratta dai sorrisi dei bambini e animata dalle ingiustizie della povertà nella quale è costretta la popolazione di Igbedor (isola della Nigeria), sister Enza decide di lasciare il convento nel quale vive per trasferirsi là, lontano da tutti, in un lembo di terra africana in cui nessun volontario bianco è mai sbarcato.</p>
<p>Dal suo profilo Facebook tiene aggiornati amici, parenti e curiosi o esperti di Africa che, come me, sono rimasti attratti dalle sue gesta e dalla sua interpretazione di fede che finalmente vede al primo posto l’aiuto al prossimo e la condivisione.</p>
<ol>
<li>Inizialmente il convento in cui vivevi non crebbe in te e nella stazione missionaria che volevi aprire a Igbedor, che sensazioni hai provato? Cosa ti ha spinto a partire in ogni caso?</li>
</ol>
<p>La situazione di vita comunitaria che vivevo in precedenza era completamente diversa da quella attuale ma, nonostante questo, ero molto contenta ed impegnata nel mio lavoro, nella mia consacrazione ed in tutto ciò che mi veniva richiesto.</p>
<p>Vivevo nella comunità di Onitsha dal 1996, dove ero stata inviata dalla mia congregazione come formatrice delle nuove generazioni nigeriane. L&#8217;Africa e la missione mi avevano da sempre attratta e quando i miei superiori mi chiesero di partire per la Nigeria ne fui veramente felice.</p>
<p>Fu solo nel 2005, quando feci una visita a Igbedor, che qualcosa cambiò in me in modo radicale, per la prima volta ebbi l&#8217;impatto con una realtà diversa da quella a cui ero abituata.</p>
<p>La condizione della gente, l&#8217;estrema povertà e l’abbandono di questa popolazione da parte dei governi locali e della Chiesa stessa non mi diedero più pace.</p>
<p>I bambini, le donne in gravidanza e gli anziani morivano per la mancanza di una banale terapia medica, non c’erano scuole, acqua potabile, ospedali nè corrente elettrica &#8230; in un&#8217;era che mira alla più sofisticata tecnologia tutto ciò mi sembrò assurdo.</p>
<p>Sentivo di dover fare qualcosa, anche se inizialmente non capivo e non sapevo esattamente cosa.</p>
<ol start="2">
<li>Che attività svolgi con la popolazione? Cosa sei riuscita a costruire grazie anche all’aiuto delle sorelle nigeriane che vivono con te?</li>
</ol>
<p>Insieme ad un gruppetto di giovani nigeriane che hanno deciso di spendere la loro vita al servizio di popolazioni come quelle di Igbedor, siamo riuscite a dare vita alla Emmanhel Childrenland Nursery and Primary school che oggi conta circa 400 bambini da 2 a 15 anni. Con grandissima fatica stiamo cercando di costruire una struttura in muratura che accolga i bambini e che ci permetta di formare e seguire la loro crescita mentre i genitori si trovano nei campi per lavorare.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10764" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="417" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/FB_IMG_1527020551583-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>Nella struttura scolastica è stata costruita un’infermeria di primo soccorso ed una mensa per offrire a tutti un pasto al giorno ben equilibrato. Questo punto è molto importante per noi perché malattia e malnutrizione vanno a braccetto in posti come questo.</p>
<p>Infine, abbiamo dato vita ad un punto mamma dove incontriamo le donne in gravidanza e le neo mamme insegnando loro ad allattare e a prendersi cura dell&#8217;igiene personale e del bambino.</p>
<ol start="3">
<li>Igbedor è un fazzoletto di terra che in alcuni momenti dell’anno viene aggredito da forti alluvioni ed esondazioni del fiume Niger; come affronta la popolazione queste intemperie?</li>
</ol>
<p>Per via del fiume Niger e dei suoi affluenti, il villaggio di Igbedor e tutti quelli limitrofi, vivono momenti di grandi difficoltà, soprattutto durante la stagione delle piogge, quando il fiume cresce di livello. Spesso se non si fa attenzione le esondazioni distruggono un anno intero di coltivazioni agricole, che sono la sopravvivenza dell’intera popolazione.</p>
<p>Nel 2012 l&#8217;esondazione del fiume fu un vero disastro: l&#8217;intera isola venne sommersa dall&#8217;acqua che distrusse non solo il raccolto di quell&#8217;anno ma anche tantissime case di fango e paglia che vennero completamente spazzate via.</p>
<p>Il governo intervenne solo con la distribuzione di alcuni sacchetti di riso che però non bastarono per sfamare tutte le famiglie del villaggio. Fu un disastro così grande che tutt&#8217;ora ci sono famiglie che non sono riuscite a ricominciare.</p>
<ol start="4">
<li>Dici di non essere venuta ad Igbedor per convertire, ma per condividere, come vivi la tua fede in questo senso?</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Nell&#8217;isola di Igbedor esiste una chiesa cattolica ed una anglicana anche se i cattolici in realtà sono solo il 2% della popolazione dell’isola.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo scopo della nostra presenza non è il proselitismo ma l&#8217;amore, non è il predicare con le parole per cercare di convincere e convertire, ma vuole essere una presenza d&#8217;amore che accompagna, ascolta, serve, si china a lavare i piedi e fasciare le ferite, capace di ascoltare e consolare cercando di far sentire le persone amate, pensate, volute ed importanti per qualcuno.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco, cosi cerco di vivere la mia fede.</p>
<ol start="5">
<li>Così come io mi sono emozionata parlando e leggendo di te, vorrei che facessi emozionare i nostri lettori, raccontando perché questo stile di vita ti ha arricchita e non impoverita come molti pensano.</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">L’amore quando è reale emoziona sempre. Quando guardiamo due giovani innamorati tenersi per mano ci emozioniamo perchè ci trasmettono con il loro gesto l&#8217;amore che fluisce e circola tra di loro.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;amore donato è un&#8217;esperienza per me così intensa che mi spinge dall&#8217;interno quasi senza che me ne accorga. Questo è il motore della mia vita, quell’energia che mi aiuta a vivere in un contesto come questo, che mi fa superare fatiche, stanchezze e difficoltà anche quando ne sento il peso.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando si dona amore non ci si impoverisce mai, piuttosto ci si arricchisce, e ci si sente pienamente riempiti.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sorriso di un bambino, il grazie di una persona, l&#8217;essere riusciti a strappare una creatura alla morte prematura causata solo dall&#8217;egoismo di molti, è qualcosa che ripaga a piene mani i tanti possibili sacrifici.</p>
<p align="JUSTIFY">Insieme si puo&#8217; veramente rendere questo mondo bello e umano.</p>
<p>Per seguire Suor Enza o per donazioni visitate la pagina Facebook <strong>Emmanuel Family.</strong></p>
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		<title>#sonoStatoio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 18:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo) &#160; Di quale morte deve morire Stefano Cucchi? Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo)</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7070" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (562)" width="258" height="258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di quale morte deve morire Stefano Cucchi?</b><br />
Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi, mentre la dichiarazione di<br />
“morte improvvisa ed inaspettata per epilessia’ è la risposta come una delle ipotesi principali, questo secondo i periti per il quali non c’è nesso tra il violento pestaggio avvenuto nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2009 da parte dei carabinieri ed il decesso di sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LA STORIA<br />
</b>L&#8217;inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi vede indagati cinque carabinieri della stazione Roma Appia e nel frattempo, sono stati assolti <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">a giugno </span> </a><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">i medici dell&#8217;ospedale Pertini di Roma dove era stato ricoverato Stefano Cucchi</span></a>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dichiarazione della sorella, Ilaria : “<i>la duplice frattura della colonna e del globo vescicale gli hanno fermato il cuore</i>” E continua: “<i>con una perizia così ora abbiamo la possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale</i>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel frattempo il legale dei Carabinieri, alla luce delle risposte dei periti afferma che chiederanno all’Ufficio di procura l’archiviazione del procedimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Il caso Cucchi diventa virale sui social network</b></span><span style="color: #000000;">: su Twitter è stato lanciato un hashtag, #sonoStatoio con cui si accusa lo Stato di non aver trovato i colpevoli della morte del giovane avvenuta nel 2009 nel reparto protetto dell&#8217;ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Adriano Celentano</b></span><span style="color: #000000;"> sul suo Blog: “Ciao Stefano! Hai capito adesso i che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi sulla terra. Lì c’è la LUCE, la LUCE vera! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché si schierano né dalla parte del bene né da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta condanna.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Liìsi respira AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorazzare fra le bellezze del Creato, senza più timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Jovanotti </b></span><span style="color: #000000;">su Facebook: A me Stefano Cucchi sembra di conoscerlo. Questa famiglia potrebbe essere la mia, e la famiglia di tantissima gente, per questo ci si sta male, si cerca di capire, ci si commuove, ci si arrabbia e ci si vorrebbe stringere a questa famiglia</span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> Interviene da New York dove sta lavorando al suo nuovo album.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Fedez</b></span><span style="color: #000000;">, il più duro in un tweet: Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perché certe stronzate non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutto. #VERGOGNA</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Un coro di musicisti ed un ex ministro, Corrado Passera</b></span><span style="color: #000000;">: La giustizia non può lasciare senza risposte tragedie come quella di Cucchi. Da anni la famiglia aspetta di sapere come è morto Stefano.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Sgomento e rabbia, indignazione, vergogna per questa vicenda bruta e violenta senza risposte.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Di quale morte deve ancora morire Stefano Cucchi ?</span></span></p>
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		<title>Corriamo per Stefano Cucchi e la sua famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 07:22:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce a questa iniziativa importante ! &#160; &#160; Domenica 2 ottobre al Parco degli Acquedotti corriamo per ricordare mio fratello Stefano, che il giorno prima avrebbe compiuto 38&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche <em>Associazione per i Diritti umani</em> aderisce a questa iniziativa importante !</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7018" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7018" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14232545_325879864424080_3186337288084657022_n (2)" width="960" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2-300x113.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2-768x288.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Domenica 2 ottobre al Parco degli Acquedotti corriamo per ricordare mio fratello Stefano, che il giorno prima avrebbe compiuto 38 anni. Alle 10 del mattino ci troveremo per la seconda edizione del Memorial &#8216;Corri con Stefano&#8217;, un appuntamento sportivo che lo scorso anno ha visto la partecipazione di più di cinquecento persone. Quest&#8217;anno l&#8217;evento è ancora più importante e vede la collaborazione della Uisp Roma per la parte sportiva e di tante associazioni e movimenti che sono impegnate nella tutela dei diritti umani e civili, oltre che nella promozione di attività culturali e sociali rivolte ai soggetti più deboli&#8221;. Lo dichiara in una nota Ilaria Cucchi, sorella di Stefano il geometra morto all&#8217;ospedale Pertini una settimana dopo l&#8217;arresto. &#8220;A Buon Diritto, Amnesty International, Runners for Emergency, Antigone, Acad, Progetto Diritti, Baobab Exeperience, Officina culturale Via Libera, Cittadinanzattiva Onlus, Casetta Rossa, Cooperativa Diversamente, Cies Onlus, Liberi Nantes, Medu-Medici per i Diritti Umani, Pid Onlus, Rete #NoBavaglio e Associazione per i Diritti Umani &#8211; aggiunge &#8211; sono le associazioni e i movimenti che da subito hanno aderito all&#8217;appuntamento del 2 ottobre. Grazie a questa ricchezza civica, per tutta la giornata verranno allestiti diversi gazebo a comporre una &#8216;Piazza dei Diritti&#8217;. Durante il Memorial potremmo incontrarci di persona, ricordare Stefano, continuare a chiedere verità e giustizia, e tornare a farci sentire affinché l&#8217;Italia approvi una legge contro la tortura. Dopo l&#8217;evento sportivo della mattina, nel pomeriggio ci saranno incursioni culturali, artistiche e musicali, con la partecipazione, tra gli altri, del Muro del Canto, nonchè attività e laboratori per i più piccoli.</p>
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		<title>America latina, i diritti negati: La festa di tutte le mamme</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2016 06:27:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Adesso penso a tante mamme diverse quando è la “Festa della mamma”. Quando ero piccola, pensavo solo a due donne: a mia madre e a mia nonna; facevo i lavoretti a scuola e glieli portavo orgogliosa e loro erano contente. Poi sono cresciuta e ho cominciato a scoprire tante altre mamme. Alcune sole, altre sposate, altre che mamme non volevano essere, altre che cercavano disperatamente di esserlo, mamme che cercano i figli nel Mediterraneo, in Messico, madri che trovano i loro poveri resti, altre che non trovano niente.</p>
<p>Penso adesso alla mia che ha una figlia in Italia e che non vede da cinque anni.</p>
<p>Penso a mia sorella che è diventata mamma piccolissima per ben due volte. Penso alle sue telefonate da oltreoceano in cui,depressa, mi raccontava i primissimi anni della sua maternità. Perché ognuna ha e vive una maternità diversa.</p>
<p>Mia sorella è rimasta incinta che aveva 18 anni appena compiuti, il secondo figlio è nato che ne aveva 19. E’ rimasta a vivere nella nostra piccola città nel centro del Paese a fare quello che le piace, perchè è artista. Con suo marito, fotografo, riescono a mala pena a mantenere la famiglia e spesso non riescono proprio. Ma, grazie alla maternità, è felice: è bella, intelligente, rilassata. Ha due bambini splendidi. Non ho mai capito come fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-57.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5924" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-57.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (57)" width="269" height="221" /></a></p>
<p>Io, invece ho avuto mio figlio a 28 anni, avevo un lavoro e un marito.</p>
<p>Avevo tutto. Mio figlio è nato in un ospedale moderno. E’ stato un parto veloce, naturale e senza alcuna complicazione.</p>
<p>Qualche mese dopo che ero diventata mamma, una mia cugina in Messico ha partorito anche lei. Nel corridoio di un ospedale vecchio e senza aiuto.</p>
<p>Per lei era il secondo figlio, aveva capito benissimo di aver cominciato il travaglio quindi è andata in ospedale dove, dopo una lunghissima attesa, le hanno detto di non lamentarsi più e stare lì seduta e aspettare. Il travaglio è una di quelle cose che non possono “aspettare”. Così ha semplicemente partorito su una sedia. Il bambino ha avuto delle complicazioni e anche lei.</p>
<p>Qualche anno fa ad Oaxaca, una delle regioni più povere del Messico, una ragazzina ha partorito nelle aiuole dell’ospedale perchè era le avevano detto di tornare a casa in quanto non c’era spazio disponibile. Bisognerebbe spiegare che la ragazzina era indigena, probabilmente mixteca e le donne come lei sono sempre discriminate in tutto. Donna, indigena e adolescente incinta: insomma, tutte le sfighe del mondo.</p>
<p>In Messico si muore di parto, nelle città ma soprattutto in montagna, nella sierra dove quasi mai c’è un vero e proprio ospedale.</p>
<p>Più di 400 mila donne minori di 20 anni diventano madri. La maggior parte come conseguenza di violenze sessuali, incesto o matrimoni forzati.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Sebbene le cifre del governo non lo registrino, l&#8217;organizzazione internazionale Save the Children ha riferito che il gruppo più giovane delle donne incinte ogni anno in Messico, tra i 10 e 14 anni, è vittima di abusi sessuali.</p>
<p>Nella relazione “Stato delle madri in Messico: la gravidanza e la maternità nell&#8217;adolescenza”, l’associazione civile sottolinea che solo nei primi due anni di questa amministrazione (2013-2014) 394 bambine di 10 anni hanno partorito.</p>
<p>&#8220;Ciò è particolarmente grave perché, anche se non ci sono dati conclusivi sul tema, si può assumere che, nella maggior parte dei casi, queste gravidanze sono il risultato di violenza. Non ci sono dati più precisi, perché le fonti statistiche non lo mostrano né il ministero dell&#8217;Interno né le banche dati sulla mortalità come l’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI) hanno registrato episodi di violenza sessuale contro le popolazioni dai 10 ai 12 anni &#8221; scrivono nel rapporto.</p>
<p>Noi mamme che abbiamo scelto di esserlo in piena libertà dovremmo festeggiare le altre che sono parte di queste assurde cifre. Festeggiamo questa giornata proteggendo le nostre bambine, perché possano esserlo finchè lo vorranno e perchè, quando decideranno di fare un figlio, che lo possano fare in un luogo accogliente e sicuro.</p>
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