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	<title>squadra Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Trasformare le difficoltà in opportunità</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 08:20:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/marty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/marty-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18182" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/marty-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/marty-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/marty-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/marty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p>Finalmente la rubrica &#8220;Buone Notizie&#8221; si arricchisce di un&#8217;altra bellissima storia che vi voglio raccontare! È la storia di Cinzia, una persona con disabilità, che vive la vita con intensità e passione. La sua storia ci insegna che, attraverso la determinazione, la costanza e la forza di volontà ,si possono raggiungere i propri obiettivi, i propri sogni . Inoltre ci insegna ,come dice il titolo di questa intervista e come dice lei stessa, a trasformare le difficoltà in opportunità, mettendosi costantemente in gioco. Ora lascio la parola a Cinzia e auguro a voi buona lettura!</p>



<p>1) Presentati&#8230; </p>



<p>Mi chiamo Cinzia Giordano, ho 25 anni e mi piace definirmi attraverso le diverse sfaccettature della mia vita. Prima di tutto sono una psicologa, abilitata da poco, e ho già iniziato a muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Attualmente sto svolgendo un tirocinio di 200 ore presso il reparto di oncologia dell’Ospedale Sacco di Milano, esperienza che mi sta permettendo di approfondire la mia formazione clinica. Il mio percorso professionale è iniziato presso Spazio Vita Niguarda, dove ho avuto la possibilità di affiancare un’équipe multidisciplinare nel supporto a persone con disabilità e ai loro caregiver. Parallelamente, sono anche una sportiva: faccio parte della squadra di rugby in carrozzina ASD Dragons Milano, un’esperienza che mi insegna ogni giorno il valore del gioco di squadra e della determinazione. E naturalmente sono anche figlia, sorella e compagna, ruoli che arricchiscono e completano la mia identità. L’interesse per il tema della disabilità nasce anche dalla mia esperienza personale: convivo con una patologia neurodegenerativa, la Charcot-Marie-Tooth. Questo aspetto della mia vita, lungi dall’essere un limite, mi ha insegnato la resilienza, l’empatia e la voglia di mettermi in gioco, qualità che cerco di portare in ogni contesto umano e professionale. </p>



<p></p>



<p>2) So che stai studiando per diventare psicologa: Ti stai specializzando in una particolare branca della psicologia ovvero psicologia oncologica, cosa ti ha spinto a compiere questa scelta? </p>



<p>Si, sto svolgendo un master in psico-oncologia. La mia scelta di specializzarmi in psico-oncologia nasce dal desiderio di accompagnare le persone in uno dei momenti più delicati della loro vita. Durante il mio percorso accademico e durante il tirocinio ho potuto constatare l’importanza di un supporto psicologico mirato, capace di trasformare la paura e l’incertezza in forza e resilienza. Affrontare la dimensione emotiva legata a una diagnosi oncologica significa non solo lavorare sull’aspetto clinico, ma soprattutto offrire un sostegno che valorizza la persona nella sua interezza. In questo percorso, ho compreso che la psico-oncologia mi permette di unire la mia passione per la psicologia con la voglia di fare la differenza, aiutando chi vive situazioni di grande vulnerabilità a ritrovare la propria forza interiore. </p>



<p>3) So che stai quasi ultimando il tuo tirocinio presso il Centro Spazio vita, un centro che si occupa della socializzazione tra persone con disabilità attraverso attività ricreative e tecnologiche, come stai vivendo questa esperienza?</p>



<p>Il tirocinio presso il Centro Spazio Vita è stata un’esperienza davvero arricchente. Avere ultimato questo percorso mi permette di guardare indietro con soddisfazione per tutto ciò che ho imparato, sia a livello professionale che umano. Lavorare in un ambiente in cui la socializzazione viene promossa attraverso attività ricreative e l’uso della tecnologia mi ha fatto comprendere quanto piccoli momenti di condivisione possano trasformarsi in grandi opportunità di crescita per chi vive con disabilità. Questa esperienza mi ha insegnato il valore dell’ascolto, della collaborazione e della creatività, elementi fondamentali per costruire relazioni autentiche e significative. Sono convinta che queste competenze saranno preziose nel mio futuro percorso come psicologa, perché ogni incontro e ogni attività mi hanno arricchito e ispirato a continuare su questa strada con passione e dedizione. </p>



<p>4) So che sei tirocinante all&#8217;interno del progetto dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto, raccontaci come ti trovi</p>



<p>L’esperienza nei gruppi di Auto Mutuo Aiuto è stata per me estremamente formativa e gratificante. Ogni incontro rappresenta un’occasione per ascoltare storie diverse, confrontarmi con emozioni autentiche e apprendere il valore della condivisione. Mi trovo in un ambiente accogliente e solidale, dove ogni contributo individuale si trasforma in una forza collettiva. Questa esperienza mi permette di mettere in pratica le mie competenze in psicologia e, al contempo, di crescere personalmente, rafforzando la mia empatia e la mia capacità di supporto. </p>



<p>5) Cosa pensi di aver insegnato alle persone con cui ti relazioni quotidianamente e tu pensi di aver imparato qualcosa da loro? </p>



<p>Credo di aver trasmesso alle persone con cui mi relaziono l’importanza dell’ascolto, del rispetto per l’unicità di ognuno e del valore della condivisione. Ho cercato di far capire che, anche nei momenti difficili, c’è sempre spazio per la crescita e la resilienza. Al contempo, ho imparato moltissimo dalle loro storie, dalla forza con cui affrontano le sfide e dalla capacità di trasformare le difficoltà in opportunità. Questa reciproca condivisione mi arricchisce e mi insegna ogni giorno quanto la diversità e l’empatia siano fondamentali per costruire relazioni autentiche. </p>



<p>6) Parlaci di questo curioso binomio, rugby-carrozzina: so che giochi in una squadra e che partecipate a un campionato, come mai hai scelto proprio questo sport singolare? </p>



<p>Il rugby in carrozzina mi ha conquistata perché è uno sport in cui davvero tutti partono alla pari, indipendentemente dal tipo di disabilità o dalla forza fisica che hanno. In campo non conta solo la potenza: a fare la differenza sono la strategia, il gioco di squadra e l’intelligenza tattica. Anche il compagno che magari ha meno forza nelle braccia o nelle mani può essere fondamentale, perché ogni ruolo ha il suo peso e il suo valore. Questo mi ha colpito molto: ognuno è importante, nessuno è “di troppo”. Con i Dragons ho trovato un gruppo che funziona come una vera squadra, dove ci si completa a vicenda e si dimostra che la disabilità non toglie la possibilità di competere, divertirsi e sentirsi parte di qualcosa di grande. </p>



<p>7) Quali sono i valori che questo sport ti ha insegnato ? </p>



<p>Il rugby in carrozzina mi ha insegnato prima di tutto la resilienza, perché ogni partita è una sfida fisica e mentale che richiede di rialzarsi anche dopo una caduta. Poi il gioco di squadra: nessuno vince da solo, serve fiducia reciproca e la consapevolezza che ognuno porta un contributo fondamentale. Infine, la determinazione, quella forza che ti spinge a dare sempre il massimo, anche quando le circostanze sembrano avverse. </p>



<p>8) Come vivi oggi la tua condizione di disabilità? </p>



<p>La disabilità è parte della mia vita, ma non mi definisce interamente. Ho imparato a viverla come una sfida quotidiana, che mi spinge a trovare soluzioni, a non fermarmi davanti agli ostacoli e a trasformare i limiti in opportunità di crescita. Non è sempre facile, ma la mia esperienza personale mi aiuta a essere più empatica nel lavoro. </p>



<p>9) Qual è il motto della tua vita? (Se ne hai uno) </p>



<p>Se dovessi sceglierne uno direi: “Trasformare le difficoltà in possibilità”. È un pensiero che mi accompagna in ogni ambito, sia personale che professionale. </p>



<p>10) Come è Cinzia oggi? Descriviti in tre parole </p>



<p>Direi: determinata, empatica, curiosa </p>



<p>11) Progetti per il futuro? </p>



<p>Il mio ambizioso obiettivo è continuare a crescere come psicologa e, al contempo, costruire una carriera sportiva che possa portarmi lontano. Vorrei affinare le mie competenze in psico-oncologia, lavorare sia in ospedale che in contesti più flessibili, e portare avanti iniziative di sensibilizzazione sulla disabilità. Sul fronte sportivo, sogno di poter entrare nella nazionale italiana di rugby in carrozzina; poter rappresentare il mio paese sarebbe la conferma che il duro lavoro, la passione e il sacrificio fanno davvero la differenza.</p>



<p>Questa storia ci insegna che sei veramente credi in ciò che vuoi anche &#8220;l&#8217;impossibile&#8221;può diventare possibile&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Tutto il mondo è paese</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 06:48:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gerald-Mballe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10101" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gerald-Mballe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="672" height="505" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gerald-Mballe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 672w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gerald-Mballe-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" /></a></b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><b>Non ci sono barriere. Il colore della pelle non cambia, come quello degli occhi, dei sorrisi.La voglia di vivere e di superarsi distingue questi Atleti che saltando pregiudizi, isolamento e bullismo, sono protagonisti del loro e del nostro tempo.</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In occasione del Forum “On The Margins” ospitato da Special Olympics Europe Eurasia e sostenuto dall’Unione Europea, atleti con disabilità intellettive e relazionali si sono incontrati insieme a quanti, in tutto il mondo, intendono lo sport ‘strumento di inclusione’.<br />
Le luci si sono illuminate alle parole di un giovane proveniente dal Cameroun: Gerald Mballe gli applausi per lui, infiniti, lo hanno reso un simbolo dell’integrazione, dello sport e della visione reale di comunità. Le sue parole: “</span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quando ero bambino, nel mio Paese, mi chiedevo perché le mamme tenessero in casa i bambini con disabilità, senza trovare mai una risposta. In Italia ho visto gli atleti di Special Olympics ritrovando le mie stesse difficoltà di “straniero”. Un colore diverso della pelle, l’aspetto, una lingua diversa. Ho riconosciuto in loro tutta la mia fatica e la determinazione per ottenere un’opportunità per poter dimostrare il mio talento, così ho scelto di entrare in campo per giocare”.</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Una storia che somiglia molto a quella di Filippo Pieretto</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;">Ha vissuto i primi anni di vita rinchiuso in un istituto in Bulgaria mentre gli altri bambini, fuori, conoscevano i giocattoli, gli animali e vivevano in una famiglia normale. Era in un orfanotrofio dove stava insieme a suo fratello gemello Carlo. Dovevano stare attenti ed essere veloci quando veniva l’ora di mangiare perché c’era sempre qualcuno pronto a togliere loro il cibo da sotto il naso. P</span><span style="color: #1d2129;">assavano molto tempo lì dentro senza fare niente. Fino a quando, un giorno, sono arrivati due angeli, come li chiama lui, i suoi genitori, Franco e Salvina. Da allora è come se lui e Carlo fossero venuti al mondo una seconda volta. Hanno scoperto tante cose meravigliose di cui ignoravamo l’esistenza. Tra queste c’è senz’altro Special Olympics.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #1d2129;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><i>Sono 7 anni che sono un atleta, prima di allora giocare a calcio è stato sempre un po’ difficile perché non mi passavano mai il pallone, non ero parte della squadra, anzi, a fine partita, mi sentivo anche più solo di prima. Poi è l’arrivo di Special Olympics, dove finalmente sento di essere qualcuno, mi sento importante per gli altri ed ho l’opportunità di fare delle cose incredibili. Nel 2015 sono stato convocato ai Giochi Mondiali Estivi a Los Angeles come titolare. Per la prima volta, proprio io ho rappresentato l’Italia nel calcio a 5, davanti a milioni di spettatori da tutto il mondo, ed è stata un’emozione grandissima. Se mi avessero raccontato la mia storia, anni fa, quando ero piccolo e in quell’istituto, non ci avrei mai creduto, ma proprio i miei genitori e Special Olympics mi hanno insegnato a credere nei sogni. Quando c’è coraggio e determinazione, la stessa che ha avuto Eunice Kennedy nel fondare il nostro Movimento, tutto è possibile, anche vivere in una società pienamente inclusiva</i></span><span style="color: #1d2129;">”.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-size: large;"><b>Gilmour Borg di Malta, 17 anni</b></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gilmour-Borg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10100" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gilmour-Borg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gilmour-Borg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Gilmour-Borg-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-size: large;"><br />
</span></span><span style="color: #1d2129;">Lo sport è una parte molto importante della sua vita. Non solo perché lo fa sentire bene con se stesso e ha successo, ma perché può imparare nuove abilità e incontrare altri atleti. Sente di che poter esprimere i suoi sentimenti e anche usare tutte le mie energie in modo positivo. Lo sport lo aiuta a stare in salute, gli insegna come organizzarsi, stimola l&#8217;amicizia e lo facilita nel relazionarsi con altri atleti e le altre persone. Mi insegna anche a rispettare gli altri. Tuttavia, il suo sogno è quello di avere opportunità pari a quelle di altri atleti.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;">Fa atletica con Special Olympics Malta, dove gareggia nei 100m sprint e nel salto in lungo.<br />
Uno dei suoi ricordi più belli, quando ha gareggiato durante i Giochi Special Olympics a Cipro ad aprile 2016. Ha vinto 3 medaglie. 2 medaglie d&#8217;oro a 100 metri e salto in lungo e una medaglia d&#8217;argento.<br />
Tutte e tre le medaglie sono state importanti, ma la medaglia d&#8217;argento ha significato molto di più delle altre due perché è stata vinta con la staffetta e questo significava che erano una squadra. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #1d2129;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><i>Lo sport per me non è solo il successo individuale, ma è principalmente lo sforzo di squadra”<br />
(&#8230;) </i></span><span style="color: #1d2129;">Special Olympics è la sua seconda famiglia. La sua seconda vita.<br />
“</span><span style="color: #1d2129;"><i>Prima di diventare un atleta la mia vita era un tormento, ero vittima di bullismo a scuola, mi guardavano in modo diverso, e io ero arrabbiato ed ero solito portare tutta la mia rabbia a casa. Posso dire che non ero affatto felice. Odiavo me stesso fino a quando i miei genitori non hanno incontrato Anna ed Elaine. Hanno mostrato loro il programma Special Olympics che mi ha reso la persona che sono oggi. Special Olympics mi ha fatto sentire accettato”.</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span><span style="font-size: large;"><b>Luca Lotti, Ministro dello Sport</b></span><b><br />
</b>L’edizione 2018 dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics è in programma dal 4 al 10 giugno tra Montecatini e la Valdinievole. 3000 atleti con disabilità intellettive provenienti da tutta Italia gareggeranno in 20 discipline diverse. Sarà una vera festa, perché questo è il senso profondo dello sport: gioco di squadra, solidarietà, partecipazione senza limiti o barriere. Senza lasciare nessuno indietro.<br />
“<i>Sono orgoglioso del lavoro fatto attraverso il Ministero per lo Sport a sostegno di iniziative come questa, e di avere tracciato una strada che dimostra come lo Stato possa essere dalla parte delle persone, soprattutto di quelle che hanno più bisogno.</i><i> </i><i>Da parte mia, sarò sempre al fianco di Special Olympics e dello Sport che unisce”.</i></span></span></p>
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		<title>Razzismo nello sport: insulto a un calciatore</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 05:40:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; In seguito all’insulto rivolto dal calciatore della Roma Daniele De Rossi nei confronti dell’attaccante croato della Juventus Mario Mandzukic («Muto, zingaro di m…»), in occasione della partita di calcio tra le due&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-19.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5187" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5187" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-19.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (19)" width="300" height="185" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In seguito all’insulto rivolto dal calciatore della Roma Daniele De Rossi nei confronti dell’attaccante croato della Juventus Mario Mandzukic («Muto, zingaro di m…»), in occasione della partita di calcio tra le due squadre giocata domenica sera a Torino, Associazione 21 luglio e Popica Onlus, organizzazioni impegnate nella promozione dei diritti umani di rom e sinti in Italia, auspicano un pronto intervento da parte della giustizia sportiva, così come avvenuto solo pochi giorni fa in occasione della lite tra gli allenatori di Napoli e Inter, Maurizio Sarri e Roberto Mancini.</p>
<div></div>
<div>L’ingiuria rivolta da De Rossi a Mandzukic, ripresa dalle telecamere e diffusa dai media e sul web, si connota per l’utilizzo di un linguaggio improprio e altamente offensivo che ha come conseguenza ultima quella di arrecare un danno alle persone appartenenti alla comunità rom e sinta e di contribuire a diffondere pregiudizi e stereotipi negativi nei loro confronti.</div>
<div></div>
<div>La parola “zingaro”, infatti, è un eteronimo imposto dalla società maggioritaria nei confronti di un gruppo che non si definisce così. Il termine è percepito come offensivo dai rom e dai sinti che vivono nel nostro Paese e, nel tempo, ha acquistato una accezione fortemente negativa, paragonabile a un insulto razziale come “negro”, per citare un esempio.</div>
<div></div>
<div>L’ingiuria di domenica sera allo Juventus Stadium giunge soltanto a pochi giorni dai pesanti insulti (“frocio”, “finocchio”) rivolti dall’allenatore del Napoli Sarri al tecnico interista Mancini.  Parole, che hanno creato una forte ondata di indignazione, che sono costate al tecnico partenopeo due giornate di squalifica in Coppa Italia, sebbene il giudice sportivo non abbia considerato l’aggravante discriminatoria.</div>
<div></div>
<div>Di fronte ai fatti di Torino, pertanto, Associazione 21 luglio e Popica Onlus si attendono dalla giustizia sportiva una risposta almeno dello stesso livello, in modo da scoraggiare, in futuro, comportamenti simili da parte dei protagonisti del mondo del calcio e porre un deciso argine alla diffusione di sentimenti ostili e incitanti all’odio, che non possono e non devono trovare spazio nelle cronache domenicali dello sport più amato e seguito nel nostro Paese.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
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		<title>Monica Priore si racconta: la malattia, lo sport, la vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2015 05:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>﻿ Monica Priore: all’età di 11 anni comincia ad avvicinarsi al mondo sportivo entrando a far parte di una squadra di pallavolo. La sua militanza nella squadra cessa quando nessun medico vuole prendersi la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-A51-ZhISNtM/Ve_eLv1UPxI/AAAAAAAADHA/FWAzDNzGCzo/s1600/3Dnn%252B9_2C_pic_9788804643029-il-mio-mare-ha-l-acqua-dolce_original.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/3Dnn%2B9_2C_pic_9788804643029-il-mio-mare-ha-l-acqua-dolce_original.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="229" /></a></div>
<div align="center">
﻿</div>
<p>Monica Priore: all’età di 11 anni comincia ad avvicinarsi al mondo sportivo entrando a far parte di una squadra di pallavolo. La sua militanza nella squadra cessa quando nessun medico vuole prendersi la responsabilità di rilasciarle il certificato di idoneità medica di cui necessita. Decide allora di cambiare sport ed inizia a praticare nuoto. Nel febbraio 2004 partecipa al suo primo campionato regionale aggiudicandosi una medaglia di bronzo. Il 23 Aprile 2007 ha ricevuto la targa del CONI di Brindisi la “Forza dello Sport”.</p>
<p>Monica Priore racconta la sua storia nel libro intitolato “Il mio mare ha l&#8217;acqua dolce”, edito da Mondadori e l&#8217;Associazione per i Diritti Umani l&#8217;ha intervistata per voi.&nbsp;</p>
<p>“Ero una bambina con i riccioli, volevo costruire castelli di sabbia in spiaggia con mio fratello e i miei cugini, ma ho dovuto cambiare programma. Siamo tornati in città e le vacanze le abbiamo passate nel reparto di Diabetologia per adulti. Avevo braccia lunghe e magre, livide dal gomito in giù: mi facevano un buco ogni due ore. Ora le mie braccia sono remi: sento la forza che irradiano, sento i muscoli tendersi, le spalle ruotare, le mani irrigidirsi nell&#8217;impatto con l&#8217;acqua. A ogni spinta avanzo, a ogni spinta mi allontano dalla Monica che ha sofferto, che si è sentita in colpa per essersi ammalata, che si è sentita vittima. Toccare riva è il mio riscatto, la mia conquista. Poche bracciate ancora e sono libera: libera dalla mia rabbia, libera dall&#8217;idea di me come malata. Libera di essere solo Monica, la fondista, la prima donna diabetica di tipo 1 in Europa ad avere attraversato a nuoto lo stretto di Messina.&#8221; Se Monica Priore avesse dato retta ai medici, oggi non sarebbe più sana e nemmeno più felice. Impugnando la diagnosi di diabete di tipo 1, la medicina ufficiale la obbligava a una specie di vita a ostacoli: dieta ferrea, tanta insulina, orari rigidi e una blanda attività fisica per scongiurare il rischio di crisi ipoglicemiche. Un vero inferno. Ma Monica ha sempre sentito nel profondo della sua anima che, se avesse imparato a gestire la sua malattia, avrebbe potuto condurre una vita quasi normale”. </p>
<p>Quando si è ammalata aveva cinque anni e, forse, i ricordi non sono vividi, ma cosa le hanno raccontato i suoi familiari di quel primo periodo ?</p>
<p>Del primo periodo effettivamente ricordo poco, ero piccola avevo 5 anni, i miei raccontano che non feci una piega quando gli infermieri cominciarono a bucarmi, per i prelievi e per le iniezioni di insulina, piangevo solo quando le braccine erano oramai livide e non reggevo più il dolore. Mi chiedevo perché fosse accaduta quella cosa a me e spesso sfogavo la mia rabbia con la mamma dicendole che era colpa sua se avevo il diabete, mortificandola ulteriormente.</p>
<p>Che sentimenti prova quando pensa alla sua infanzia e adolescenza ? </p>
<p>I sentimenti sono diversi, ma quello più forte è la tristezza, perché se all&#8217;epoca fossi stata la persona che sono oggi, avrei vissuto meglio quei periodi ed avrei sofferto meno. </p>
<p>Che cosa le avevano detto i medici, all&#8217;inizio, riguardo al suo futuro?</p>
<p>I medici non parlavano mai del futuro, ma solo del presente, perché le conoscenze sul diabete mellito di tipo 1 erano poche, e credo che neanche loro sapessero con esattezza come sarebbe potuta essere la mia vita. </p>
<p>In che modo ha deciso di gestire la malattia?</p>
<p>Ho deciso di gestire la malattia con lo sport, non piangendomi a dosso e dando sempre il massimo delle mie potenzialità in ogni circostanza. Il diabete è un ostacolo in più, ma la vita è sempre vita, magari la si guarda da una prospettiva diversa, ma sempre vita è.</p>
<p>Che donna è, oggi? </p>
<p>Oggi sono Monica, una donna tenace, testarda e un po guerriera, non so come sarei stata senza il diabete, ma so che è merito suo se oggi sono più forte.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
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		<title>Altro che mondiali !</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2014 04:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; terminato anche il campionato mondiale di calcio 2014 con una pessima figura da parte della squadra e dei dirigenti italiani. Ma non tutto è perduto! Vi vogliamo far conoscere, infatti, un&#8217;altra piccola-grande squadra&#8230;CasaSport:&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p>E&#8217; terminato anche il campionato mondiale di calcio 2014 con una pessima figura da<br />
parte della squadra e dei dirigenti italiani. Ma non tutto è<br />
perduto! Vi vogliamo far conoscere, infatti, un&#8217;altra piccola-grande<br />
squadra&#8230;CasaSport: un team speciale, formato da ragazzi stranieri<br />
che cercano, nel gioco di squadra, un momento di svago, di<br />
condivisione, di gioia. E chissà&#8230;magari anche di riscatto.<br />
Sosteniamoli insieme.</p>
<p>Ecco le parole di CasaSport:&nbsp;&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/tesseracasasport.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/tesseracasasport.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p>Siamo nati a settembre 2013 per<br />
partecipare al Campionato Provinciale di US Acli Milano, che<br />
ringraziamo per la grande opportunità che ci ha dato e per la<br />
disponibilità con cui ci è venuto incontro.</p>
<p>Siamo una squadra di calcio che<br />
vuole essere all&#8217;altezza del torneo e delle altre partecipanti.<br />
Vogliamo giocare e migliorarci, competere con tutti, fare bene in<br />
campo ed essere leali nei comportamenti. <br />Siamo una squadra di<br />
calcio come le altre, che però ha alcune caratteristiche<br />
particolari.</p>
<p>Per cominciare, solo di uno di noi<br />
è nato in Italia. Tutti gli altri provengono da molti paesi,<br />
soprattutto africani: Togo, Egitto, Niger, Marocco, Camerun, Gambia,<br />
Ghana, Nigeria, Costa d&#8217;Avorio, solo per citarne alcuni. Viviamo in<br />
Italia chi da anni, chi da pochi mesi.</p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica particolare<br />
è che tra noi non tutti abitiamo in una casa. O meglio, viviamo in<br />
una struttura di accoglienza che per noi è una vera e propria<br />
abitazione e che si chiama Casa della carità. Ha sede in via<br />
Brambilla, a Crescenzago, accanto al campo dove giochiamo e insieme a<br />
noi ci sono anche altri ospiti, italiani e stranieri, giovani e<br />
anziani, uomini, donne e famiglie. E&#8217; una struttura che accoglie<br />
persone in difficoltà aiutandole anche a trovare un lavoro e una<br />
casa. Quelli di noi che invece risiedono in un&#8217;abitazione sono<br />
comunque transitati, in questi anni, dalla Casa della carità. Perché<br />
tutti abbiamo alle spalle storie difficili, di guerre e di povertà,<br />
da cui siamo fuggiti.</p>
<p>Casasport è oggi rivolto a ragazzi<br />
ed adulti, italiani e stranieri, che vedono nello sport e nel calcio<br />
una possibilità di integrazione, condivisione e divertimento.</p>
<p>Giochiamo insieme a pallone dal<br />
2009. Ci siamo allenati con tecnici di Inter Campus e partecipiamo<br />
regolarmente al Torneo estivo dei centri sociali e delle comunità<br />
straniere (nel 2011 lo abbiamo anche vinto!!!) organizzato da Olinda.<br />
Però quel torneo dura poco: un girone con tre gare e poi<br />
eliminazione diretta dagli ottavi in avanti. Se perdiamo ci tocca<br />
aspettare un anno per ritornare in campo.</p>
<p>Per questo abbiamo deciso di<br />
iscriverci al campionato di US Acli Milano. Per questo nato è nato<br />
il Casasport: perché ci piace molto giocare a pallone e vogliamo<br />
farlo per tante partite. Con voglia, passione, coraggio e<br />
divertimento. Grazie, dunque, a tutti quelli che condivideranno con<br />
noi questa bella avventura!</p>
<p>Alessandro, Camilla, Generoso,<br />
Giovanni, Guido, Marco, Paolo, Peppe<strong>.</strong></p>
<p>
Casasport vuole diventare una<br />
realtà sportiva a sottoscrizione popolare.</p>
<p>Cosa significa? Che i soci<br />
sostenitori siano a tutti gli effetti i motori di Casasport; questo<br />
avviene anche in società sportive molto importanti come il<br />
Barcellona F.C.</p>
<p>Cosa significa essere socio?<br />
Riceverete a casa la tessera associativa con un numero<br />
identificativo: ogni settimana per mailing list potrete avere tutti<br />
gli aggiornamenti su risultati e classifiche, potrete venire in prima<br />
persona a tifarci nelle gare ufficiali ed inoltre attivarvi sul<br />
nostro blog partecipando da tifosi alla vita di Casasport.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
ulteriori informazioni e per aderire alla campagna di CasaSport:<br />
www.limoney.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>I mondiali e i bambini di Gaza (e news dalla Striscia)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 04:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di archiviare questo campionato mondiale di calcio che ha regalato forti emozioni, nel bene e nel male, vogliamo ricordare la decisione della squadra dell&#8217;Algeria che ha deciso di devolvere in beneficienza il premio&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/07/10/i-mondiali-e-i-bambini-di-gaza-e-news/">I mondiali e i bambini di Gaza (e news dalla Striscia)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Prima di<br />
archiviare questo campionato mondiale di calcio che ha regalato forti<br />
emozioni, nel bene e nel male, vogliamo ricordare la decisione della<br />
squadra dell&#8217;Algeria che ha deciso di devolvere in beneficienza il<br />
premio ottenuto per il risultato raggiunto. Un gesto simbolico di<br />
quello che dovrebbe tornare ad essere questo sport.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
federazione algerina è stata la miglior squadra africana in campo,<br />
si è battuta fino all&#8217;ultimo per arrivare agli ottavi di finale<br />
(risultato mai raggiunto in precedenza), ma il goal più bello lo ha<br />
fatto al rientro, proprio con la decisione di regalare i 9 milioni di<br />
dollari del premio ai bambini della Striscia di Gaza.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Loro<br />
ne hanno più bisogno di noi”, ha scritto su Facebook l&#8217;attaccante<br />
Islam Slimani. La Striscia, infatti, sta attraversando un altro<br />
momento delicato e pericoloso dopo l&#8217;uccisione dei tre ragazzi ebrei<br />
e la rappresaglia che ha visto la morte atroce di un ragazzo arabo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nella<br />
regione vivono, segregati dall&#8217;embargo israeliano, più di un milione<br />
di persone: spesso viene a mancare l&#8217;elettricità, con gravi danni<br />
per le poche strutture sanitarie e per l&#8217;approvvigionamento; mancano,<br />
infatti, alimenti di prima necessità e medicine. E a pagarne il<br />
prezzo più alto, di solito, sono i bambini.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riportiamo,<br />
qui di seguito, un paio di messaggi &#8211; e ne attendiamo altri &#8211; che un<br />
uomo è riuscito, nonostante le difficoltà, a mandarci da Gaza e<br />
anche una fotografia di quello che sta accadendo proprio in questi<br />
giorni. La persona, che ha dichiarato di non essere del tutto in<br />
linea con le decisioni del partito, vuole rimanere anonima per paura<br />
di ritorsioni da parte di Hamas&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
situazione complicata, quella nella Striscia, sia per la guerra con<br />
Israele sia per la realtà interna.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il gesto<br />
delle “volpi del deserto”, quindi, diventa ancora più<br />
importante. Bravi giocatori sul campo di calcio, persone serie nelle<br />
vita.
</div>
<p><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="%25253A2"></a></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<div dir="RTL">
&nbsp;يكون صعب جدا بعد<br />
    الان في غزة بسبب<br />العثور<br />
    على المستوطنين الثلاثة المختفين<br />
    مقتولين في حلحول بالخليل<br />الجميع<br />
    هنا خائف سيكون قصف شديد على غزة وممكن<br />
    حرب</p>
<p>Sarà molto<br />
    difficile da adesso a Gaza,perchè a Halul vicino a Hebron hanno<br />
    ritorvato morti i 3 coloni scomparsi<br />Tutti<br />
    qui hanno paura che ci saranno bombardamenti pesanti su Gaza e<br />
    forse la guerra</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/unnamed-39.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/unnamed-39.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="225" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643"></p>
<p>    اكثر من 200 صاروخ<br />
    من الصباح حتى الان و12 شهيد<br />
    في غزة<br />وفي الليل كان<br />
    هناك قصف شديد جدا جدا بالقرب من منزلي<br />
    وهذه هي صورة القصف بعد منتصف الليل</p>
<p>Più<br />
    di 200 razzi dalla mattina fino ad ora, ci sono stati 12 martiri<br />
    qui a Gaza <br />Di notte ci sono stati bombardamenti molto<br />
    pesanti, molto, molto vicino a casa mia e questa è l&#8217;immagine<br />
    del bombardamento dopo mezzanotte</p>
<p></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando il gioco del calcio è scuola di vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 05:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Afronapoli]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[seconda generazione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[squadra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama Afronapoli, l&#8217;associazione sportiva dilettantistica nata nell&#8217;ottobre del 2009 con l&#8217;obiettivo di favorire la convivenza tra napoletani e immigrati e di combattere le discriminazioni. L&#8217;iniziativa parte da Antonio Gargiulo, Sow Hamath e Watt&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Afronapoli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Afronapoli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
chiama Afronapoli, l&#8217;associazione sportiva dilettantistica nata<br />
nell&#8217;ottobre del 2009 con l&#8217;obiettivo di favorire la convivenza tra<br />
napoletani e immigrati e di combattere le discriminazioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;iniziativa<br />
parte da Antonio Gargiulo, Sow Hamath e Watt Samba Babaly che hanno<br />
selezionato i calciatori che provengono da molti Paesi africani &#8211;<br />
Senegal, Costa d&#8217;Avorio, Nigeria, Capo Verde, Niger, Tunisia &#8211; ma<br />
anche da altre aree del mondo, come Asia , America latina ed Est<br />
Europa. Molti di loro abitano nelle zone più disagiate della città<br />
partenopea e nella parte più popolare del centro storico: vivono,<br />
infatti, nei quartiri Stella, Sanità, Materdei, Arenaccia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
squadra che rispetta le diversità: tutti i giocatori hanno<br />
nazionalità diverse, alcuni hanno un lavoro e altri no, molti fanno<br />
ancora fatica a parlare italiano; spesso sono rifugiati politici,<br />
altri sono ragazzi nati e cresciuti in Italia e appartengono alla<br />
cosiddetta “seconda generazione” , o meglio sono i “nuovi<br />
italiani”. </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
testo di presentazione della squadra si legge che lo sport è un<br />
potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale e che, il<br />
campo di calcio in particolare, è il luogo in cui l&#8217;interazione<br />
sembra essere riuscita in molti casi (e questo dovrebbe essere di<br />
sempio per le partire di campionato e per le gare internazionali,<br />
purtroppo ancora rovinate da cori e insulti dal sapore razzista).<br />
L&#8217;AfroNapoli United, invece, vuole attenersi al principio secondo il<br />
quale lo sport deve essere, oltra a una disciplina per il fisico,<br />
anche un veicolo di valori etici e sociali.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scorsa estate, per la prima volta, il team dei giocatori stranieri ha<br />
partecipato ad un campionato di Fgci e ed è iscritto alla Terza<br />
categoria, che partirà a novembre, grazie al fatto che le modifiche<br />
al regolamento della Federazione hanno reso più agevole l&#8217;accesso ai<br />
giocatori migranti. Parlando dei risultati della “sua” squadra,<br />
Gargiulo ha affermato: “Il bilancio è più che positivo. Abbiamo<br />
dato l&#8217;opportunità di giocare a pallone a decine di ragazzi. Abbiamo<br />
unito persone con esperienze completamente diverse tra loro, che ora<br />
si frequentano anche fuori dal campo. Con tutti suoi difetti il<br />
calcio è uno strumento straordinario per abbattere le barriere,<br />
prima di tutto quelle comunicative. Ci riesce quasi sempre e lo fa<br />
molto in fretta”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Interessante,<br />
infine, anche sottolineare che il ritiro estivo della squadra è<br />
stato fatto a Chiaiano, sul primo terreno agricolo sequestrato alla<br />
camorra nel napoletano, in una zona infestata dai veleni e dai<br />
rifiuti tossici: “Questo è il territorio di chi vive qua e anche<br />
di chi qui è arrivato”, ha continuato Gargiulo, “Dobbiamo averlo<br />
a cuore e sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla battaglia contro<br />
la criminalità organizzata e per la difesa dell&#8217;ambiente. Senza una<br />
coscienza sociale non c&#8217;è vera integrazione”.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La squadra di calcio israeliana contro l&#8217;acquisto di due giocatori musulmani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 07:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[giocatori]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Shimon Peres]]></category>
		<category><![CDATA[squadra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La squadra israeliana è il Beitar Gerusalemme: i suoi tifosi sono stai protagonisti, negli anni, di episodi e aggressioni razziste nei confronti delle minoranze etniche e religiose, al grido di “Il Beitar sempre puro”&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La squadra israeliana è il Beitar<br />
Gerusalemme: i suoi tifosi sono stai protagonisti, negli anni, di<br />
episodi e aggressioni razziste nei confronti delle minoranze etniche<br />
e religiose, al grido di “Il Beitar sempre puro” e , domenica<br />
scorsa, hanno ripreso con le pratiche discriminatorie, durante la<br />
partita con il Bnei Sakhnin, un&#8217;altra squadra israeliana a<br />
maggioranza araba: 400 poliziotti e 200 guardie private , schierati<br />
al Teddy Stadium, hanno impedito la scoppio della violenza tra le due<br />
tifoserie.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma non è bastato. Il giocatore Gabriel<br />
Kadiev – nuovo acquisto del Beitar e primo non ebreo nella storia<br />
del club – è stato oggetto di insulti e cori razzisti fin dal suo<br />
ingresso in campo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il Beitar e la squadra del quartiere<br />
sudoccidentale di Gerusalemme e si è sempre “vantata” di non<br />
avere , tra le sue fila, né arabi né musulmani, ma l&#8217;annuncio, da<br />
parte dei dirigenti, dell&#8217;acquisto di Kadiev e di Zaur Sadaev (anche<br />
lui ceceno e musulmano) ha fatto scoppiare il risentimento dei<br />
tifosi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma chi è il presidente della società<br />
israeliana? Si tratta di Arcadi Gaydamak, trafficante d&#8217;armi di<br />
origine russa e presidente anche del partito di estrema destra &#8211; il<br />
Social Justice (!) &#8211; e amico del presidente ceceno Kadyrov, accusato<br />
di ripetute violazioni dei diritti umani. Nonostante queste premesse,<br />
Gaydamak ha confermato l&#8217;acquisto, per la sua squadra, dei due<br />
giocatori ceceni e musulmani i quali sono accolti, a ogni<br />
allenamento, da sputi e parolacce e sono costretti a vivere sotto<br />
scorta per paura di essere aggrediti dalla loro stessa tifoseria.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il Presidente israeliano, Shimon Peres,<br />
ha scritto una lettera alla Football Association in cui si legge che:<br />
“Il razzismo ha colpito il popolo ebraico in un modo più invasivo<br />
rispetto a qualsiasi altra nazione nel mondo. Tutto il paese è<br />
sconvolto da questo fenomeno e non sarà mai d&#8217;accrdo nel venire a<br />
patti con esso”. Anche l&#8217;ex primo Ministro ha detto di non voler<br />
più assistere a questi episodi e ha aggiunto che: “ Si tratta di<br />
una questione che riguarda tutti noi. O riusciremo a tagliar fuori<br />
questo gruppo di razzisti o siamo tutti come loro”.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-jgMTPa5xG0o/USCPiH53SII/AAAAAAAAATY/ABM6WZOLO0g/s1600/beitar-gerusalemme-interna-nuova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="101" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/beitar-gerusalemme-interna-nuova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/02/17/la-squadra-di-calcio-israeliana-contro/">La squadra di calcio israeliana contro l&#8217;acquisto di due giocatori musulmani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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