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	<title>strutture Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Oltre i limiti della dignità (sempre più)</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 07:34:27 +0000</pubDate>
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<p>(da &lt;newsletter-nocpr@googlegroups.com>)</p>



<p>Si è giunti ormai ben oltre i limiti del rispetto della dignità umana nella fortezza inaccessibile dove sono negati i diritti fondamentali della persona, nella città che si propone come modello di avanguardia anche nell&#8217;accoglienza.<br>In via Corelli, Milano perde essa stessa la propria dignità, e con lei chi ora, davanti a denunce, dossier e foto, non ha più alibi per dire &#8220;non sapevo&#8221;.<br>Con l&#8217;approssimarsi della fine del mandato del gestore Martinina S.r.l., vicino alla scadenza dell&#8217;appalto, questi sembra aver perso ogni vergogna e ogni interesse a fornire sopra la soglia della decenza i servizi per cui è profumatamente pagato: l&#8217;immondizia inonda le stanze, il cortile e la stessa sala mensa; i bagni sono delle cloache ributtanti; gli stessi pasti precotti, in quantità da fame in vaschette plasticate, vengono serviti anche tre volte di seguito e sono sempre maleodoranti; malati giacciono per terra lamentandosi dal dolore per ore prima di ricevere un qualche aiuto dal personale, più per porre fine al fastidio del pianto che per pietà.<br>Qualcuno dice che spesso sia più il personale amministrativo del centro, piuttosto che i dottori, a decidere, per più irrequieti che si ribellano a quello stato di prigionia senza senso e senza legge, la dose di tranquillanti che deve essere loro somministrata. E con troppa facilità si oltrepassano di gran lunga i limiti massimi prescritti nel dosaggio, praticando mini-TSO fai da te, così facendo di una prassi disumana, prima ancora che illegale, da lager nazista, una modalità vera e propria di gestione del centro.<br>Per il resto, dovendo anticipare anche il denaro per i medicinali, per i quali riceve solo un parziale rimborso dalla Prefettura, il gestore risparmia anche su quelli: tossicodipendenti in crisi di astinenza, ipertesi con continui svenimenti per l&#8217;ansia, soggetti con fragilità psichiche che esplodono con autolesionismo di ogni grado, fino ai tentativi di suicidio quotidiani, in quel contesto di alienazione e conflitto costante. Tutte patologie che non solo avrebbero dovuto essere considerate impeditive del trattenimento, ma che quantomeno avrebbero dovuto essere prese in carico.<br>Invece la regola è quella della degenerazione assoluta, come se il CPR servisse apposta per quello: privare della libertà personale, torturare nella carne e nella psiche, e poi sputare fuori: sulla strada, per i più &#8220;fortunati&#8221;, su un aereo, legati e sedati verso un paese dal quale si era fuggiti, per gli altri.<br>Ad appesantire il carico, il grave episodio del suicidio di un agente &#8211; uno tra i più gentili con i trattenuti -, sparatosi con un&#8217;arma rinvenuta nell&#8217;armeria che avrebbe dovuto essere chiusa e invece non lo era, che da un lato dimostra come il contesto del CPR non sia certo dei più leggeri, e dall&#8217;altro comprova l&#8217;assoluta insufficienza delle misure di sicurezza della struttura.<br>Dinanzi a tutto questo, la Prefettura, il soggetto appaltante cui fa capo il centro, non è vero che non monitora l&#8217;esecuzione dell&#8217;appalto: monitora, e lascia correre. Le sta bene così, è così che deve funzionare, per calpestare la dignità umana, a perenne monito per chi osa bussare alle porte dell&#8217;Europa per reclamare il maltolto da secoli di sfruttamento.<br><img alt="&#x26a1;" src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/14.0/26a1/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Così è stato finora sotto Ministri dell&#8217;Interno pretesamente &#8220;democratici&#8221;, e meglio non sarà sotto la direzione di un governo fascista.</p>



<p><br><img alt="&#x1f4a5;" src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/14.0/1f4a5/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Milano in via Corelli uccide la propria dignità, oltre a quella di migliaia di uomini.<br>Leggi i post e vedi le tante immagini inviateci dai trattenuti, ai seguenti link:</p>



<p><br><a href="https://www.facebook.com/360195841218595/posts/1277702799467890/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OLTRE I LIMITI DELLA DIGNITA&#8217;</a><br><a href="https://www.facebook.com/360195841218595/posts/1280227945882042/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OLTRE I LIMITI DELLA DIGNITA&#8217; (sempre più)</a></p>
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		<title>Liste di attesa sanitarie: cosa può fare e cosa deve sapere un cittadino</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 07:34:59 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/visite-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/visite-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16658" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/visite-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/visite-1-300x128.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/visite-1-768x328.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Oggi pubblichiamo un video di Vittorio Agnoletto che crediamo possa essere molto utile sia per i cittadini lombardi sia per tutti gli italiani e gli stranieri che vivono nel nostro Paese in cui si spiega in maniera efficace come prenotare visite mediche con la sanità pubblica sia nelle strutture private convenzionate.</p>



<p>Un incontro per capire come comportarsi per ottenere un esame o una visita nei tempi richiesti dal proprio medico.<br>Un argomento, che, purtroppo, ha coinvolto e/o sta coinvolgendo, direttamente o indirettamente, molti di noi.<br>Insieme a Vittorio Agnoletto partecipa come relatrice Cora Ranci della redazione di “37e2.”</p>



<p></p>



<p>Buona visione e buon ascolto. </p>



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<div class="video-container"><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="LISTE D’ATTESA: COSA PUÒ FARE E COSA DEVE SAPERE UN CITTADINO PER FAR RISPETTARE PROPRI DIRITTI" width="500" height="315" src="https://peertube.uno/videos/embed/1866141e-d512-4a0f-bb75-dabb34bb14c9#?secret=jDSxj6CIlR&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="jDSxj6CIlR" frameborder="0"></iframe></div>
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		<title>Il Ministro della Salute blocchi la non-riforma sanitaria della Lombardia Moratti-Fontana</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:17:59 +0000</pubDate>
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<p><strong>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16068" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &nbsp;regionale “Modifiche al Titolo I e al Titolo VI della legge regionale 30 dicembre 2009 n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità)”, come formalmente statuito dal protocollo d’intesa tra l’allora Ministro della Salute e l’allora Presidente della Regione Lombardia e di esprimersi in merito a come la Regione Lombardia ha effettivamente recepito le richieste di modifiche con la L.R. 22/21 approvata a maggioranza dal Consiglio regionale e promulgata lo scorso 14 dicembre 2021.&nbsp;</p>



<p>Il Coordinamento Lombardo per il diritto alla salute – Campagna Dico 32 ha inviato lo scorso 27 dicembre una lettera aperta al Ministro della Salute affinché, nell’ambito dei poteri previsti dall’art. 127 della Costituzione Repubblicana, sollevi la questione di legittimità della legge regionale 22/2021.</p>



<p>La richiesta si fonda principalmente sulla distanza tra quanto richiesto dallo stesso Ministro tramite Agenas (lettera del 16.12.2020) e quanto contenuto nella legge : la confusa frammentazione di competenze tra ATS e ASST permane e viene resa ancora più evidente nel campo della programmazione; la funzione dei distretti non corrisponde a quanto richiesto; permangono ancora indefinite le effettive modalità di controllo degli erogatori privati accreditati.</p>



<p>Ma i motivi sono ancora più profondi perché la legge regionale 22/2021 conferma il contrasto tra le normative che si sono succedute in Lombardia dal 1997 ed i principi stabiliti dalla legge 833/1978 di riforma sanitaria nazionale. Contrasto portato alla luce dall’alto tasso di decessi dovuti al Covid-19 come pure della crisi sistemica della medicina territoriale e i limiti evidenti dell’ approccio ospedalocentrico e sbilanciato a favore delle strutture private.</p>



<p>Il modello lombardo di sanità, padre degli errori commessi, con il progressivo smantellamento della sanità pubblica, preventiva e territoriale (caratteristiche fondamentali di un servizio sanitario, ma non remunerative e non utili ad un “sistema” tendente alla competizione e privatizzazione) , è stato consentito tra le altre cose dalla regionalizzazione della sanità e la creazione di fatto di 21 servizi sanitari differenti, causa principale delle difficoltà di coordinamento che hanno ostacolato la tempestiva gestione dell’emergenza.</p>



<p>La legge 22/2021 introduce formalmente – prioritariamente per poter disporre dei finanziamenti – alcune indicazioni del PNRR (case di comunità, ospedali di comunità, medicina di prossimità) ma li stravolge in sede di attuazione aprendo anche questi ambiti al privato considerato “equivalente” al pubblico. Tende inoltre ad accentuare ulteriormente differenze di accesso ed erogazione dei servizi che diventano discriminanti per chi non dispone &nbsp;di forme di sanità integrativa (mutue, assicurazioni, welfare aziendale) che comunque non garantiscono gli stessi livelli di tutela per tutte le persone.</p>



<p>I cittadini sono trattati come clienti e non come persone portatrici di diritti (art. 32 della Costituzione).</p>



<p>La sanità lombarda necessita da anni di una revisione profonda. Ora è il momento di porla in atto, come hanno richiesto in modo articolato le realtà sociali che aderiscono al Coordinamento : deve prevedere un forte governo pubblico della sanità, basato su una chiara programmazione; la medicina territoriale deve essere organizzata in bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia anche attraverso la partecipazione della cittadinanza; le Case e gli Ospedali di Comunità devono essere esclusivamente pubblici affinché ci si focalizzi sui risultati reali di salute e non su utili economici; le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento deve essere un obiettivo primario rientrando nei tempi previsti dai LEA, anche attraverso l’assunzione straordinaria di personale presso le strutture pubbliche; la libera professione all’interno delle strutture pubbliche deve essere eliminata; le RSA devono essere parte integrante del servizio sanitario nazionale; la richiesta di autonomia differenziata deve essere ritirata.</p>



<p>Se il ministero non solleverà rilievi all&#8217;impostazione della legge regionale lombarda 22/2021, confermandola, tali derive privatistiche potrebbero facilmente essere prese a modello da altre realtà regionali allontanando sempre di più il servizio sanitario da quanto previsto dalla riforma del 1978 e mettendo fortemente in discussione il diritto alla salute e la sua universalità e gratuità nel momento dell’erogazione, basata sulla fiscalità generale progressiva.</p>



<p>Per questi motivi chiediamo che il ministero ed il governo intervengano per bloccare la legge regionale lombarda 22/2021.</p>



<p>Coordinamento lombardo per il diritto alla salute &#8211; Campagna Dico 32!</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione:  <a href="https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>



<p></p>
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		<title>Trace the Face: mese di ottobre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 07:36:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p></p>



<p>Trace The Face di Ottobre (pregandovi di darne comunque diffusione nelle vostre strutture), chiedo il vostro aiuto per la ricerca di:</p>



<p><br>AHMED FOUDA minore straniero non accompagnato (17 anni) nazionalità egiziana.</p>



<p><br>Se avete notizie sul ragazzo, contattateci. Grazie. </p>
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		<title>Riapertura delle RSA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 09:24:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di ANCHISE &#8211; Comitato nazionale famiglie RSA &#8211; RSD &#8211; SANITA&#8217; All’indomani del provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle RSA (9 maggio 2021), il Comitato Nazionale Anchise esprime vivo rammarico per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di ANCHISE &#8211; Comitato nazionale famiglie RSA &#8211; RSD &#8211; SANITA&#8217;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="298" height="169" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/RSA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15321"/></figure></div>



<p>All’indomani del provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle RSA (9 maggio 2021), il Comitato Nazionale Anchise esprime vivo rammarico per il colpevole ritardo con cui il Ministero della Sanità interviene e serie perplessità sulle modalità concrete della riapertura.<br>Mentre i mezzi stampa gridano al miracolo, veniamo raggiunti dalla protesta di centinaia di privati<br>cittadini &#8211; i familiari di chi è di fatto sotto sequestro da 15 mesi all’interno delle RSA &#8211; che hanno<br>subito colto i punti salienti dell’ordinanza.</p>



<p><br>1) Ad un’attenta lettura non sfugge che, ancora una volta, viene attribuita assoluta<br>discrezionalità ai Direttori Sanitari delle strutture in merito al come, quando e se<br>consentire le visite nelle strutture.</p>



<p><br>2) Poiché molti dei parenti non sono ancora stati vaccinati, ci si dovrà sobbarcare il<br>costo del tampone molecolare ogni volta che sarà consentito visitare il proprio<br>congiunto (o del test anticorpale, se in passato positivi al Covid19), venendosi con<br>ciò a creare un’ odiosa discriminazione in relazione alle disponibilità economiche<br>individuali. E’ vergognoso che non si sia pensato a questo, dotando le ASL o le stesse<br>strutture di quantitativi di tamponi e test necessari e sufficienti a garantire l’espletamento di<br>una necessità primaria, vitale e chiaramente non più procrastinabile, quale il<br>ricongiungimento parentale.</p>



<p><br>3) Dovendo le visite – il che appare scontato – svolgersi in spazi dedicati e adeguati, con<br>impiego di personale ad hoc con funzione di vigilanza, poiché il dicastero della Sanità e il<br>governo non hanno previsto aiuti di nessun tipo alle strutture, le visite, dopo un lasso<br>di tempo interminabile di allontanamento coatto trai più stretti congiunti, saranno ancora<br>una volta crudelmente centellinate per mere esigenze organizzative. In altri termini,<br>saranno consentite di rado e per poco tempo, con grave nocumento in particolare di quanti,<br>affetti da demenza o Alzheimer, non potranno di fatto apprezzare la presenza dei loro cari.</p>



<p><br>4) L&#8217;ordinanza nulla dice quanto alle numerosissime strutture private non convenzionate<br>diffuse sul territorio, che restano terra di nessuno anche in costanza di pandemia.</p>



<p><br>Una cosa è certa, il Ministro si è preoccupato di specificare bene che le strutture possono<br>adesso aprire le porte ai nuovi ospiti, reintegrando i posti vacanti a beneficio delle casse. Forse<br>ignora che questo sta avvenendo già da molto tempo, stante il beneplacito delle ASL.<br>E&#8217; dal novembre 2020 che con svariate iniziative ci siamo adoperati per favorire la riapertura<br>delle RSA, da quando cioè lo stesso Speranza ha emanato una circolare che la prevedeva a<br>partire da quel momento. Una circolare che è al dunque rimasta lettera morta, senza che<br>alcuno dal dicastero della Sanità abbia doverosamente vigilato, verificando lo stato dell&#8217;arte ed<br>intervenendo presso Regioni e ASL (cosa che a noi cittadini appare assai ipocrita, molto più<br>che inspiegabile).<br>Ci rendiamo conto in queste ore che la guardia va tenuta ancora molto alta, perché non ci pare<br>di avere raggiunto gli obiettivi sperati e siamo consapevoli che ne fanno le spese ancora e<br>sempre i più deboli.</p>
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		<title>&#8216;Nessuno ci guarda più&#8217;: Detenzione di migranti e Covid-19 in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 08:03:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello. Francesca è Newton International Fellow presso il Centre for Criminology dell&#8217;Università di Oxford; Emilio si è recentemente laureato presso il Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>di Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello. Francesca è Newton International Fellow presso il Centre for Criminology dell&#8217;Università di Oxford; Emilio si è recentemente laureato presso il Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di Oxford; Giacomo Mattiello si è recentemente laureato in Scienze Politiche presso l&#8217;Università degli Studi di Milano e ora è studente di Antropologia presso l&#8217;Università degli Studi di Torino. </em></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/body_text_image__width_400px_/public/schermata_2020-11-19_alle_18.50.19.png?itok=-3Trzm41&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="rapporto"/></a></figure>



<p>Mentre le paure e le ansie per la pandemia continuano a gettare un&#8217;ombra sulla vita quotidiana delle persone in tutto il mondo, continuano anche le preoccupazioni per l&#8217;impatto del Covid-19 sulle comunità di migranti, in particolare su quelle persone con uno status di immigrazione non sicuro e su quelle detenute. Infatti, sebbene i discorsi tradizionali ruotino attorno all&#8217;idea che &#8220;siamo tutti insieme nell&#8217;affrontare questo nemico comune&#8221;, è palesemente ovvio che le disuguaglianze strutturali preesistenti, basate su razza, genere, classe e cittadinanza, tra gli altri, influenzano profondamente il rischio di essere esposti e colpiti da questo virus. È anche ovvio che il confinamento forzato di gruppo inerente alla detenzione per immigrati, così come in altre forme di incarcerazione, esacerba il rischio di contaminazione. Questa situazione è allarmante. <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/ajcp.12313?utm_source=rss&utm_medium=rss">Le ricerche</a> e le <a href="http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/CIE_Archipelago_eng.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">relazioni delle ONG</a> hanno dimostrato da tempo, sono inadeguate a garantire il diritto dei detenuti (e del personale) alla salute e ad una <a href="https://www.cambridge.org/core/books/women-and-human-development/58D8D2FBFC1C9E902D648200C4B7009E?utm_source=rss&utm_medium=rss">vita dignitosa,</a> soprattutto nel contesto di una pandemia globale. Il sovraffollamento, le strutture degradate, le cattive condizioni sanitarie, lo scarso accesso all&#8217;assistenza sanitaria e la mancanza di canali di informazione sono solo alcuni dei problemi di queste istituzioni di custodia. Questa situazione ha suscitato serie preoccupazioni tra studiosi e attivisti e ha portato alle proteste dei detenuti.<img loading="lazy" height="500" width="750" alt="ponte galeria" src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/hero_image/public/ponte2.jpg?itok=-LZ3VyFp&utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;CENTRO DI DETENZIONE PONTE GALERIA DI ROMA&#8221;. CREDITI FOTOGRAFICI: FRANCESCA ESPOSITO</p>



<p>In questo contesto preoccupante, insieme a molti attivisti e studiosi in tutto il mondo, ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa.&nbsp;Sapevamo che i siti di custodia come i centri di detenzione e le persone confinate al loro interno potevano essere facilmente dimenticati durante la pandemia e diventare più invisibili di quello che sono normalmente.&nbsp;È questo senso di urgenza di &#8220;fare qualcosa&#8221; dai nostri siti &#8220;privilegiati&#8221; di blocco, e il riconoscimento che il monitoraggio di ciò che stava accadendo dietro le porte di queste istituzioni è stato particolarmente cruciale durante questo periodo, che ha guidato la stesura di questo&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto</a>&nbsp;, che si concentra sul periodo del blocco nazionale in Italia.&nbsp;(9 marzo &#8211; 18 maggio)</p>



<p>Questo <a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto</a> fa anche parte di un progetto più ampio, &#8220;Immigration Detention in Italy and Greece: Safeguarding Human Rights at Europe&#8217;s Southern Frontier&#8221; guidato da Mary Bosworth in collaborazione con Andriani Fili e Francesca Esposito e finanziato da Open Society Foundation (OSF). Questo progetto è stato realizzato per garantire che ciò che accade nei siti di controllo delle frontiere non sia nascosto al controllo pubblico, che le voci dei migranti siano ascoltate e che gli attivisti e i difensori dei diritti umani ricevano informazioni e supporto per divulgare le loro prove a un pubblico più ampio non solo limitato ai loro contesti nazionali ma che si estende a livello globale. Per raggiungere questo obiettivo, una mappa interattiva: i <a href="https://borderlandscapes.law.ox.ac.uk/?utm_source=rss&utm_medium=rss">paesaggi del controllo delle frontiere</a>—È stato lanciato all&#8217;inizio del 2020. Questa mappa rappresenta l&#8217;Italia e la Grecia come vengono vissute e plasmate dalla presenza dei migranti e dalle loro lotte.</p>



<p>Quello che la nostra analisi ha complessivamente rivelato è che sebbene il numero di persone nei centri di detenzione italiani sia leggermente diminuito nel periodo da marzo a maggio 2020, questa riduzione è stata regolata da logiche selettive di controllo sociale.&nbsp;Logiche che alla fine hanno stabilito una sorta di &#8220;gerarchia della detenzione meritevole&#8221;.</p>



<p>In linea con i&nbsp;<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0197918320921134?utm_source=rss&utm_medium=rss">risultati</a>&nbsp;precedenti&nbsp;di Francesca Esposito, che dimostrano come le nozioni di genere e razzializzate di &#8216;vulnerabilità&#8217; e &#8216;pericolosità&#8217; plasmino il continuo (ri) tracciamento del confine tra soggetti &#8216;meritevoli&#8217; e &#8216;immeritevoli&#8217; in detenzione, donne e richiedenti asilo furono i&nbsp;<a href="https://borderlandscapes.law.ox.ac.uk/sites/default/files/2020-05/CPR%20Gradisca%20d%27Isonzo%20and%20Covid%20%2812%20March%20%E2%80%93%2027%20April%202020%29%20.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">primi ad essere rilasciati</a>&nbsp;(questa tendenza era comune anche ad altri paesi; vedi&nbsp;<a href="https://www.globaldetentionproject.org/countries/europe/united-kingdom?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;all&#8217;11 maggio,&nbsp;<a href="https://www.bbc.co.uk/news/uk-52560093?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://homeofficemedia.blog.gov.uk/2020/04/02/factsheet-immigration-detention-and-the-response-to-coronavirus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>).&nbsp;In altre parole, questi furono i primi gruppi considerati &#8220;degni di compassione&#8221;.&nbsp;Non sorprende, d&#8217;altra parte, che i senzatetto &#8211; molti dei quali affrontano anche problemi di salute mentale &#8211; e gli stranieri con precedenti penali sono quelli che hanno continuato a entrare e popolare le strutture di detenzione durante questo periodo.&nbsp;Questa evidenza evidenzia il ruolo delle costruzioni di &#8220;marginalità sociale&#8221; e &#8220;pericolosità&#8221; come forze principali dietro l&#8217;applicazione selettiva della detenzione durante il periodo della nostra analisi.</p>



<p>È anche interessante notare come queste costruzioni, antecedenti alla pandemia come dimostrato dal lavoro di&nbsp;<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1362480619859350?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Campesi e Giulia Fabini</a>&nbsp;, siano state ulteriormente modificate dalla&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/09/confine-protect?utm_source=rss&utm_medium=rss">logica igienico-sanitaria del confine</a>&nbsp;in gioco in questo periodo.&nbsp;Di conseguenza, sono le numerose persone migranti senza una &#8220; casa in cui stare &#8221; e lasciate in maggiore vulnerabilità a causa della chiusura dei servizi sanitari e sociali già limitati a loro disposizione, che sono diventate un obiettivo primario del controllo della polizia e la politica di contenimento razzializzata (si veda, ad esempio, il caso del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/04/cpr-alda-re-la-situazione-in-periodo-di-pandemia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">centro di detenzione</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/04/cpr-alda-re-la-situazione-in-periodo-di-pandemia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a>&nbsp;).&nbsp;In particolare, la maggior parte di questi casi sono stati valutati dai Giudici di Pace che, anche nel contesto di questa emergenza sanitaria globale, hanno confermato la loro<a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/3d26493c82f9003c96e87844808a1cd7.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">tendenza a convalidare ed estendere le misure di detenzione</a>&nbsp;disposte dall&#8217;Autorità di Pubblica Sicurezza &#8211; in contrasto con le linee guida normalmente adottate dalle sezioni specializzate dei Tribunali (su questo argomento si veda anche&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/02/judicial-review?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;).</p>



<p>Un&#8217;altra interessante evidenza che emerge dal nostro rapporto riguarda il regime della vita quotidiana all&#8217;interno di queste istituzioni e le strategie di potere utilizzate per governare i migranti detenuti. Quello che i resoconti raccolti dal nostro gruppo di ricerca rivelano è che, nel complesso, i detenuti sono stati lasciati abbandonati all&#8217;interno dei centri pur essendo esposti anche a condizioni di vita molto precarie. A volte non venivano nemmeno fornite informazioni adeguate sul virus e sulle attrezzature per proteggere la loro salute. Questi risultati non sono nuovi e molti <a href="https://hurriya.noblogs.org/post/2020/02/20/voci-dal-cpr-prima-silenzio-stato-vorrebbe-imporre/?utm_source=rss&utm_medium=rss">migranti</a> , <a href="https://www.internazionale.it/reportage/antonio-esposito/2016/07/13/cara-cie-brindisi-visita?utm_source=rss&utm_medium=rss">attivisti</a> e <a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1462474515603804?utm_source=rss&utm_medium=rss">studiosi</a> hanno già accennato negli anni al senso di abbandono che regna in questi luoghi remoti, spesso tenuti lontani dagli occhi del pubblico. È questo stesso senso di abbandono che viene spesso menzionato per distinguere i centri di detenzione da altre istituzioni di custodia, come le carceri. Tuttavia, sosteniamo che la pandemia ha reso questa prova molto visibile, facendo così luce sull&#8217;uso <a href="https://www.meltingpot.org/CPR-Palazzo-San-Gervasio-PZ-I-reclusi-in-sciopero-della.html#.X4haJtBKiUn?utm_source=rss&utm_medium=rss">dell&#8217;abbandono</a> e <a href="https://www.fanpage.it/politica/botte-sporcizia-e-vessazioni-linferno-dei-cpr-durante-il-lockdown-raccontato-dai-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dell&#8217;incuria</a> come modalità specifiche di governo delle persone confinate in questi siti (vedi <a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/07/detained-and?fbclid=IwAR2jRHOrhn8n6_W6iaOzyXlXIkY4u1Po8qT-4fbwJIm092QtPZ6CcioFc8o&utm_source=rss&utm_medium=rss">analisi</a> simili applicate ad altri contesti di detenzione nazionali). Facendo uso delle <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/600488/collegamento-con-mohamed-migrante-tunisino-recluso-nel-cpr-di-brindisi-sul-pericolo?utm_source=rss&utm_medium=rss">parole</a> di un detenuto intervistato da Radio Radicale all&#8217;inizio dell&#8217;epidemia di Covid-19:</p>



<p><em>Siamo come cavalli dentro le scuderie, chiuse, e nessuno ci ascolta, nessuno di quelli, sia i corpi interni qui che quelli fuori, cioè il Ministero, il Questore.&nbsp;Perché nessuno ci guarda più, perché questa è ormai un&#8217;emergenza nazionale, internazionale.</em></p>



<p>Questa situazione è stata aggravata dall&#8217;aumento del velo di opacità che aleggia intorno a queste istituzioni a causa della sospensione delle visite di parenti e amici, nonché di associazioni / gruppi esterni.<img loading="lazy" alt="ponte galeria" height="500" width="750" src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/hero_image/public/ponte.jpg?itok=-RHN9r4F&utm_source=rss&utm_medium=rss">TRAMONTO DIETRO LE RECINZIONI.&nbsp;PONTE GALERIA CIE.&nbsp;FOTO DI: FRANCESCA ESPOSITO</p>



<p>Per concludere, la pandemia ha portato i paesi di tutto il mondo a chiudere i propri confini, il che ha ampiamente ostacolato l&#8217;applicazione della deportazione;&nbsp;tuttavia, la polizia italiana e le autorità per l&#8217;immigrazione hanno continuato a detenere persone.&nbsp;In tal modo, la detenzione ha sostanzialmente confermato la sua funzione di misura di contenimento utilizzata per&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=u0yoLPZcXec&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">gestire popolazioni &#8220;indesiderabili&#8221; e &#8220;problematiche&#8221; e tenerle fuori dallo spazio pubblico</a>&nbsp;, soprattutto in tempi di preoccupazioni sanitarie nazionali e globali.</p>



<p>Altri paesi, tuttavia, hanno mostrato un approccio diverso.&nbsp;Ad esempio, già all&#8217;inizio di aprile il ministero degli Interni spagnolo ha dichiarato l&#8217;intenzione del governo di rilasciare i migranti detenuti e chiudere temporaneamente tutti i centri di detenzione (qui chiamati&nbsp;&nbsp;<em>Centros de Internamiento de Extranjeros</em>&nbsp;-CIEs).&nbsp;Questo piano è stato infine completato il 6 maggio, quando le autorità spagnole hanno annunciato che&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.globaldetentionproject.org/immigration-detention-in-spain-a-rapid-response-to-covid-19?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti i centri di detenzione erano completamente vuoti</a>&nbsp;&nbsp;(la situazione era diversa nei due Centri per il soggiorno temporaneo degli immigrati (CETI) situati nelle enclavi di Ceuta e Melilla dove le&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/spain-s-authorities-must-find-alternatives-to-accommodating-migrants-including-asylum-seekers-in-substandard-conditions-in-melilla?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">condizioni peggiorato</a>&nbsp;anziché).&nbsp;Nonostante tutti i limiti associati a questo processo, e principalmente il fatto che la chiusura dei CIE fosse una misura temporanea legata alla pandemia Covid-19 e&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.publico.es/sociedad/reapertura-cie-interior-reabre-inmediato-plena-segunda-ola-cie-cerrados-pandemia.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ora le persone hanno iniziato di nuovo a essere detenute</a>&nbsp;, riteniamo che questo sia un evento significativo.&nbsp;Mostra che possiamo vivere senza queste istituzioni carcerarie.&nbsp;Dimostra anche che non è troppo difficile porre fine alla detenzione dei migranti e lasciare che le persone si muovano e vivano liberamente nelle nostre comunità: è uno scenario concreto, non utopico.&nbsp;È uno scenario collettivo, sosteniamo, che dobbiamo sostenere con forza nel prossimo futuro.</p>



<p><strong>Puoi leggere il rapporto&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Restoring family links</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 09:05:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo il poster del mese di dicembre per la ricerca di persone scomparse. Progetto a cura della Croce Rossa (tracetheface.org) con preghiera di divulgazione e di controllo presso le vostre strutture. Chiediamo, inoltre, aiuto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Pubblichiamo il poster del mese di dicembre per la ricerca di persone scomparse. Progetto a cura della Croce Rossa (tracetheface.org) con preghiera di divulgazione e di  controllo presso le vostre strutture. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/TTF86_page-0001-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14936" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/TTF86_page-0001-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/TTF86_page-0001-1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/TTF86_page-0001-1-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/TTF86_page-0001-1-1087x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1087w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/TTF86_page-0001-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p>Chiediamo, inoltre, aiuto per una richiesta di informazioni proveniente da Croce Rossa Tedesca. Stanno cercando il signor:<strong>&#8211; Abdulithif Mohammad Seid</strong>, uomo eritreo di circa 32 anni, per conto di suo fratello minore, che ora si trova in Germania. <br>I due erano a Milano insieme fino al 2016, ma dopo il trasferimento in Germania il fratello minore non è più riuscito a contattarlo.</p>



<p></p>
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		<title>I servizi di accoglienza per le persone senza dimora e l’emergenza Covid-19: #vorreirestareacasa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 08:25:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da binario95.it) Una riflessione necessaria, in questi giorni di emergenza, sulla condizione che le persone senza dimora e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare. Come riusciranno, queste persone, che non hanno un’abitazione,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da binario95.it)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="767" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2>Una riflessione necessaria, in questi giorni di emergenza, sulla condizione che le persone senza dimora e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare. Come riusciranno, queste persone, che non hanno un’abitazione, ad affrontare un potenziale isolamento? In tanti, al Binario 95, il centro di accoglienza alla Stazione Termini di Roma, ci dicono:&nbsp;<strong>#vorreirestareacasa</strong>, ma qual è la mia casa?</h2>



<h2><strong>Persone senza casa</strong></h2>



<h2>Una persona senza dimora è una persona che non ha un’abitazione e, in molti casi, non ha una residenza. Secondo la&nbsp;<a href="https://www.feantsa.org/download/it___8942556517175588858.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">classificazione ETHOS di FEANTSA</a>&nbsp;(Federazione Europea delle organizzazioni che lavorano con persone senza dimora), esistono quattro categorie per individuare la grave esclusione abitativa:</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone senza tetto;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone prive di una casa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni di insicurezza abitativa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.</h2>



<h2>Tutte queste categorie stanno comunque ad indicare l’assenza di una (vera) casa. Dalle persone che vivono in strada o in ricoveri di fortuna a quelle accolte in centri di accoglienza e dormitori, passando da chi è ospite in strutture per rifugiati e richiedenti asilo, fino a tutti coloro utilizzano mense sociali, servizi a bassa soglia e di orientamento per rispondere alle proprie necessità in assenza di una dimora.</h2>



<h2>Oltre a non avere una casa nella quale isolarsi, le persone senza dimora sono comunque costrette ad utilizzare le mense per nutrirsi e i centri di accoglienza per dormire, entrambi luoghi in genere affollati e promiscui, nei quali la distanza minima non può essere, in molti casi, rispettata.</h2>



<h2>Chi non ha un’abitazione, inoltre, pur avendo compreso la gravità della situazione e sforzandosi con buona volontà di rispettare le regole, ha molta difficoltà ad adeguarsi alle norme igieniche di base previste dal DPCM, per non parlare della complessità nel reperire i dispositivi di protezione, perché non ne ha le possibilità economiche.</h2>



<h2><strong>Rischi per i servizi di accoglienza</strong></h2>



<h2>I servizi attuali, quali centri di accoglienza e dormitori, non sarebbero in grado di garantire assistenza agli ospiti positivi al virus. Nel caso in cui un solo ospite si ammalasse, tutta la struttura potrebbe essere preclusa e, se messa in quarantena, verrebbe meno il servizio per altre decine di utenti.</h2>



<h2>Se il problema si estendesse a livello nazionale tra i servizi di accoglienza, dormitori, ma anche tra mense, sportelli di orientamento e servizi di bassa soglia, il rischio, da scongiurare assolutamente, sarebbe la tentazione di voler chiudere tutto il sistema di supporto alle persone senza dimora riportando in strada almeno 50.000 uomini e donne (stima Istat 2014) che peraltro, avendo scarse risorse per fronteggiare il virus, sarebbero potenziali veicoli di contagio.</h2>



<h2>Per superare queste difficoltà occorre uno sforzo congiunto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore che si occupano di persone senza dimora. Uno sforzo che sia orientato al mantenimento dei servizi in sicurezza e alla predisposizione di luoghi di potenziale autoisolamento per le persone senza dimora che dovessero essere malate; che faciliti la distribuzione presso i centri di presidi come maschere, guanti e gel; che sia orientato ad accettare che la vita dei centri di accoglienza possa cambiare in termini di orari e procedure, in modo da fare fronte a questo momento di crisi con la necessaria flessibilità anche amministrativa.</h2>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13708" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<h2><strong>Cosa stiamo facendo nelle nostre strutture?</strong></h2>



<h2>Nel frattempo a Roma, al Binario 95, all’Help Center al magazzino Nextop MSC e al Rifugio Sant’Anna per donne fragili, così come anche negli altri centri partner della nostra rete nazionale, gli operatori continuano a fornire l’assistenza necessaria a chi ha più bisogno, con una giusta informazione sulle procedure da adottare in caso di rischio, attraverso una cartellonistica multilingue semplificata e ben visibile. Sono stati, inoltre, predisposti i dispositivi di sicurezza, quali gel, mascherine e fazzoletti, e sono state intensificate le pulizie delle superfici e degli ambienti, con una sanificazione ad hoc delle docce, dopo ogni utilizzo. Ci si attiene al rispetto della distanza minima di sicurezza e al contingentamento dell’afflusso delle persone negli ambienti unici, ma soprattutto si cerca anche di ridare conforto e vicinanza a chi, senza casa e senza famiglia, sta in questi giorni vivendo momenti di particolare tensione e di paura sentendosi ancora più isolato.</h2>



<h2>“Informare, proteggere, organizzare, queste le parole d’ordine nelle nostre strutture di accoglienza – afferma&nbsp;<strong><em>Alessandro Radicchi, &nbsp;fondatore del&nbsp;<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.binario95.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Binario 95</a></em></strong>&nbsp;<strong>e direttore dell’<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.onds.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane&nbsp;</a></strong>-, dobbiamo proteggere le persone senza dimora che ospitiamo e tutelare il lavoro dei nostri operatori. Chiediamo alle istituzioni, comunali in particolare, di non lasciarci soli&nbsp;<strong>ed iniziare a pensare da subito alla possibilità di predisporre dei luoghi dedicati alla quarantena di chi una casa non la ha</strong>. Guardando al futuro, penso che questa emergenza debba spingerci a rivedere il sistema di accoglienza, ripensando il ruolo dei centri e dando il giusto valore all’estrema responsabilità di cui si fanno carico nel sostenere persone che non hanno altre forme di supporto, come la famiglia. Bisognerà ripensare agli investimenti sull’housing, all’importanza di centri più piccoli, meno legati ai grandi numeri, al dialogo con il servizio sanitario nazionale, che in molti luoghi è già estremamente proficuo. L’emergenza sta cambiando la nostra vita. Speriamo che questo cambio porti ad una nuova visione che non escluda ancora di più chi vive ai margini”.</h2>



<h2></h2>



<h2><strong>Tutti i nostri ospiti vorrebbero stare a casa, ma qual è la loro casa?</strong></h2>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.binario95.it/wp-content/uploads/2020/03/PSD-COVID-19-MAP_v4.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Scarica la scheda con l&#8217;analisi dello scenario</a></p>



<p></p>



<p>Per sostenere le attività di Binario 95:  <br><a href="https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 08:50:54 +0000</pubDate>
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<p><strong>I</strong></p>



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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Torno da uno dei miei viaggi nel paese della <em>teranga &#8211; </em> l’accoglienza &#8211;  di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate e tanto calore.  Negli anni ho potuto apprezzare diverse realtà del Senegal e accrescere anche il mio senso critico su alcuni punti rilevanti. Come la scuola, quella struttura fondamentale per il cambiamento di un paese e strategica per la crescita di  villaggi e periferie. Partiamo con un’affermazione tanto vera quanto contestabile: in Senegal esistono scuole pubbliche gratuite che coprono il periodo scolastico dall’asilo alle scuole medie; esistono dunque, strutture pubbliche pronte ad accogliere i bambini di città, periferie e villaggi. A queste scuole, però, sono affiancate le così dette scuole private, a pagamento, ma senza le quali il bisogno effettivo di scolarizzazione non verrebbe garantito.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Le
scuole pubbliche, come detto, esistono ma hanno due grandi problemi:
non sono abbastanza grandi per sopperire alla richiesta e,
soprattutto, non riescono a garantire un’educazione paritaria a
tutti in bambini poiché, vista la già citata spropositata
richiesta, presentano al loro interno classi con una media di 90/100
bambini che devono essere gestiti da una sola insegnante. Inutile
dire che con questi numeri non può essere garantita un’istruzione
di base a tutti e che, a questo livello, non concede nemmeno le basi
per costruire un futuro.  Per fortuna al fianco delle pubbliche negli
anni sono aumentate le private, costruite da persone del posto o
associazioni europee nelle quali vi è una retta mensile e annuale da
pagare ma che, come vantaggio, presentano classi con 30/35 bambini
(quasi come una classe europea) in cui vengono accolti tutti i
bambini che non sono riusciti ad entrare nelle scuole pubbliche.
Queste strutture nascono, da un lato, per far fronte all&#8217;imponente
bisogno di educazione e dall’altro per accogliere gli “esclusi”
delle scuole pubbliche che, altrimenti, non potrebbero studiare e
crescere.  Numericamente le scuole private sono circa la metà di
quelle pubbliche, e ragionando su questo dato si può ben comprendere
che, senza le scuole private, circa la metà dei bambini presenti in
Senegal non potrebbe studiare e, quindi, avere un futuro africano.</p>



<p>Continue
sfide devono essere affrontate dalle scuole private, a partire dalla
riscossione delle rette che le famiglie devono pagare (di solito le
più povere), per arrivare ai controlli degli ispettori del Ministero
dell’istruzione che, per concedere loro il riconoscimento
pretendono il rispetto di standard minimi di insegnamento.</p>



<p>Una
sopravvivenza molto faticosa quella delle scuole private, dove il
riconoscimento dello Stato è “a metà”: tali strutture, difatti,
sono riconosciute come organismi idonei all’insegnamento nei quali
viene valorizzato  l’aumento dei posti di lavoro nelle zone in cui
nascono (vengono impiegati insegnanti e amministrativi che altrimenti
non troverebbero posto nelle pubbliche). Dall’altro lato, però non
tutte le private hanno la concessione per eseguire gli Esami di stato
e questo porta ad uno spostamento dei bambini e ragazzi alla fine
degli anni scolastici in altre strutture per affrontare gli esami
finali.</p>



<p>Vengono
definite strutture di accompagnamento all’esame finale ma di per sé
sono scuole fatte e finite che, anzi, garantiscono un’educazione a
tutti, anche a coloro che sono rimasti esclusi dalla gratuità di una
scuola pubblica.</p>



<p>Lo
scopo di queste strutture è garantire un’educazione a tutti,
proprio a tutti, nessuno escluso e si spera che possano ricevere
l’autonomia e il pieno riconoscimento che meritano. Dall’altro
lato, si spera anche che lo Stato si renda consapevole dell’effettiva
richiesta e aumenti il numero di scuole pubbliche gratuite, perché
uno Stato senza scuole negli anni diventa uno Stato senza futuro.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Disabilità e pregiudizio﻿</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 07:55:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Come
tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene
distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di
un&#8217;unica terra. 
</p>



<p>E’
scorretto dire che in Africa la condizione dei disabili non è
semplice, molti Stati hanno assistito ad un’evoluzione non
indifferente sul tema in questi ultimi anni, vedendo la nascita di
campagne di inserimento lavorativo o promuovendo percorsi di
sensibilizzazione per la popolazione, come è accaduto in Kenya o in
Congo.</p>



<p>Più
in generale, la condizione dei disabili africani eredita un passato
fatto di superstizioni e pregiudizi.  Nel portatore di handicap gli
africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di
strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento
esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato.  Se
è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure
i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno
fatto riti speciali, ecc</p>



<p>
In
un  passato non troppo lontano, in alcuni paesi, si arrivava fino
alla loro soppressione. L’uccisione dei piccoli disabili era prassi
comune. Spesso si sentiva dire: “Ho affidato il bambino alla zia…”.
Questo significava che i piccoli erano stati dati a chi sapeva come
eliminarli. In alcuni casi erano pure le madri a essere abbandonate e
isolate dalle famiglie insieme ai bambini. In altri casi, come
accadeva in Sierra Leone, i bambini disabili venivano abbandonati
nella foresta e, nella maggior parte dei casi, perdevano la vita.
Nonostante questo, oggi, la Sierra Leone si trova nell’elenco degli
Stati che hanno fatto un passo avanti (seppur relativo): il governo
locale ha concesso a diverse associazioni di costruire scuole e
orfanotrofi destinati ai più sfortunati. Strutture costruite ben
lontano dalla civiltà e seguite da realtà esterne, mai dal governo
centrale  (quasi come voler sopperire il senso di colpa senza però
mischiarsi con i disabili). Un altro Stato “in evoluzione” è il
Togo, dove sono nate diverse associazioni di persone disabili che
chiedono riscatto e che provano a sopravvivere senza l’aiuto di
nessuno.</p>



<p>
«Il
disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una
sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse
avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino
disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo
con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto.
Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Fortunatamente
le eliminazioni selettive, negli anni, sono gradualmente diminuite 
ma, parallelamente, non è diminuito il senso di colpa e di vergogna
da parte delle famiglie. 
</p>



<p>E’
molto importante ragionare sul perché questo accade: in molte
nazioni (solo a titolo esemplificativo e non esaustivo: Senegal,
Camerun, Mali) non esiste alcuna forma di assistenza sociale,
costringendo i genitori a far affidamento sui figli per poter godere
in vecchiaia di un minimo di benessere.  Il figlio è un investimento
per il futuro e su un disabile non si può investire.  
</p>



<p>Unica
eccezione a questo discorso sono i feriti di guerra i quali non sono
considerati disabili ma, anzi, vengono trattati da eroi.  Per loro
c’è un’attenzione particolare anche da parte dello Stato. In
Etiopia, per esempio, i feriti nella guerra contro l’Eritrea
combattuta alla fine degli anni Novanta godono di assistenza e  hanno
anche uno status sociale elevato. 
</p>



<p>Per
ultimo, non bisogna dimenticare la responsabilità forse più grande;
quella delle istituzioni pubbliche. Mancano i fondi per un sostegno
strutturale che dia vita a reti di centri pubblici e privati in grado
di lavorare in sinergia sul fronte della cura e dell’integrazione:
questo il motivo principale al quale vogliamo credere, sperano che
motivazioni legale a superstiziosi o paure siano scomparse tra le
cariche statali più alte.</p>



<p>La
speranza è che l’evoluzione sul tema non si fermi, che gli stati
continuino ad essere portatori di una necessità e che la popolazione
 cambi atteggiamento, abbandonando la paura e la superstizione in
maniera definitiva.</p>
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