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	<title>Sud Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Oltre il ghetto &#8211; Terza edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 08:49:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>OLTRE IL GHETTO  &#8211; Terza Edizione  Torna il contest contro il caporalato: una chiamata al racconto rivolta alle imprese e una chiamata alle arti rivolta ai creativi. In palio anche un premio giornalistico.  Ritorna il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="390" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1024x390.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1024x390.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-300x114.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-768x293.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1536x586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-2048x781.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>OLTRE IL GHETTO  &#8211; Terza Edizione </strong><br><em> <br>Torna il contest contro il caporalato: una chiamata al racconto rivolta alle imprese e una chiamata alle arti rivolta ai creativi. In palio anche un premio giornalistico. <br></em><br><br><img width="600" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/5zAcYEtIFoKLqPCgWT1f_6KIotfDSiIijsLhNjeDUok3RIcjOIpdK-0GSPVsbfHpCr_LDn-6O0tYxgIddSpGDgWpGHpRFS073GTzZbzdEv7MmjyzTFoQRMfYfq-5I3sPwrwGtJM3SxQdvK4d6XKqL-1Rp4uRJg=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/147d6a00a95a1c5f12df6f20c/images/13c74c6d-4916-b138-17ab-a06d0385da97.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><br>Ritorna il contest “Oltre il ghetto” per parlare di sfruttamento lavorativo delle persone migranti e di buone pratiche per il contrasto del caporalato in <strong>Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia</strong>, puntando i riflettori sulle storie di chi è riuscito a emanciparsi, ma anche sulle realtà imprenditoriali che mettono in campo esperienze di inclusione e di lavoro dignitoso. <br><br><strong>Sono quattro le sezioni previste da questa terza edizione</strong>:<br>la prima Sezione è dedicata alle<strong> imprese</strong> con un contest narrativo rivolto a tutte le attività a carattere imprenditoriale attive in Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Basilicata, che potranno candidarsi raccontando, attraverso un apposito form, le loro buone pratiche di economia etica.  <br><br>La seconda Sezione, invece, si rivolge alle <strong>organizzazioni del privato sociale </strong>impegnate nel contrasto al caporalato e attive nel favorire esperienze di emersione dallo sfruttamento lavorativo di persone migranti, chiamate a raccontare le storie di liberazione ed emancipazione dallo sfruttamento lavorativo di persone migranti, sempre con riferimento alle cinque regioni del Sud Italia: Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata. <br><br>Tra tutte quelle pervenute, le 3 migliori storie provenienti da ciascuna delle due sezioni di concorso, saranno premiate entrando a far parte della narrazione contenuta  in due video-reportage professionali che saranno realizzati e poi caricati sul canale YouTube del progetto, divulgati sui canali istituzionali disponibili e su tutte le community attive del progetto P.I.U.SUPREME.<br>Inoltre, concorreranno ai due premi finali di 2.500 euro ciascuno che si aggiudicherà rispettivamente l’impresa e l’associazione la cui storia, raccontata all’interno dei videoreportage, avrà totalizzato il numero maggiore di like, nel tempo di permanenza stabilito, sulla pagina Facebook di P.I.U.SUPREME.  <br><br><br>La terza sezione &#8211; <strong>ILLUSTRAZIONE </strong>&#8211; si rivolge ai creativi: graphic designer, illustratori e chiunque voglia esprimere la propria creatività realizzando un manifesto sui temi del rispetto dei diritti e dell’inclusione socio-lavorativa dei lavoratori migranti, del contrasto al caporalato, del consumo critico, della filiera etica. I manifesti potranno essere anche opere non originali e potranno essere candidati da un team o da un singolo autore. 5 opere selezionate dalla giuria del contest, fra quelle pervenute, diventeranno materiale di una mostra web e fruiranno di una ampia diffusione attraverso tutti i canali istituzionali e i social media legati al progetto.  <br>Delle suddette 5 opere, quella che avrà ottenuto il numero maggiore di like, nel tempo di permanenza stabilito, sulla pagina Facebook di P.I.U.SUPREME, si aggiudicherà un premio in denaro del valore di 1.000 euro.  <br><br>La quarta e ultima sezione del contest è quella riservata al <strong>Premio Giornalistico </strong>e si rivolge ai <strong>giornalisti </strong>che vogliano candidare inchieste giornalistiche (articoli, reportage fotogiornalistici, podcast d’inchiesta, videoreportage e servizi televisivi), realizzate nelle 5 Regioni del Sud Italia, negli anni 2022 e 2023, che hanno raccontato i temi di “Oltre il ghetto” (caporalato, sfruttamento lavorativo, inclusione e condizioni di vita dei migranti).<br>Lo staff tecnico del contest provvederà alla assegnazione del premio in denaro del valore di 1.000 euro e di una targa all’autore del servizio vincitore.<br><br> <img width="564" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/Cq4u8XLMD-ZThatk2SKrCLp88C-cogKBuWZms9y6qAMd5g4E3UaTWZG5TEgEHBzEiYRdzNa6_HZDVO-HoTZDnd7FfWFoh0ju_XOMQNgDPCT6G_bs4SUoNvAoPbJus1f9F4kyfU4rsK2GdYTkgX8UHom7fVHiYX4=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/147d6a00a95a1c5f12df6f20c/images/390d97de-d34b-98b6-ea86-01b7517cdded.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE IMPRESE ETICHE: </strong><br>il rappresentante legale dell’impresa o microimpresa &#8211; operante in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia &#8211; dovrà compilare entro l’1 settembre 2023 il form online del contest, disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=1a5950b8a4&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/Hi4seVM9GG2kUz1q9?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, e inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a> contenente regolamento e dichiarazione privacy in formato pdf compilati e firmati, fotocopia del documento di identità del rappresentante legale, lo statuto dell’organizzazione, il curriculum dell’organizzazione (che sarà oggetto di valutazione della giuria), l’iscrizione al Registro delle Imprese. <br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE STORIE DI LIBERTÀ:</strong><br>il rappresentante legale dell’ente &#8211; operante in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia &#8211; dovrà compilare entro l’1 settembre 2023 il form online del contest, disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=9009bf5753&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/Ea7TjfY97bwxTGed8?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, e inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a> contenente regolamento e dichiarazione privacy in formato pdf compilati e firmati, fotocopia del documento di identità del rappresentante legale, lo statuto dell’organizzazione, il curriculum dell’organizzazione (che sarà oggetto di valutazione della giuria).<br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE ILLUSTRAZIONE:</strong><br>i candidati dovranno compilare e inviare entro il 17 settembre 2023 il form online disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=4974bb5b76&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/uHgpFCrYWTob7xTa7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e mandare per posta elettronica i propri elaborati a <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a>  (usando i consueti sistemi di trasmissione di file di grandi dimensioni come wetransfer) accompagnati dal documento di identità dell’autore. <br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE PREMIO GIORNALISTICO:</strong><br>i giornalisti  dovranno compilare e inviare entro il 17 settembre 2023 il form online disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=ab33c26cbf&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/qQUAahbWB9xWQXvJA?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e mandare per posta elettronica l’inchiesta giornalistica (articoli, reportage fotogiornalistici, podcast d’inchiesta, videoreportage e servizi televisivi) che intende candidare a <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a>  (usando i consueti sistemi di trasmissione di file di grandi dimensioni come wetransfer) accompagnati dal documento di identità dell’autore<br><br><br><strong>Per ulteriori informazioni: <br>Angelo Romano 373 773 5061<br><a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a></strong><br><br><em>“Oltre il ghetto”, un’iniziativa organizzata nell’ambito del progetto indetto nell’ambito del progetto “P.I.U.SUPREME” Percorsi Individualizzati di Uscita dallo sfruttamento”, Convenzione dell’8 marzo 2019 e successivi Addendum a valere sul Fondo Sociale Europeo, Programma Operativo Nazionale “Inclusione” 2014-2020 Asse 3 – Priorità di Investimento 9i &#8211; Obiettivo Specifico 9.2.3. Sotto Azione III &#8211; Prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo, CUP: B35B19000250006, intende promuovere un’azione di sensibilizzazione sul tema dello sfruttamento lavorativo dei cittadini di Paesi terzi attraverso una rinnovata cultura delle legalità e dell’accoglienza. </em></td></tr><tr><td><a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=589393c312&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Mattia Maestri: stereotipi sulla criminalità organizzata di stampo mafioso</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 07:29:15 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15566" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Come ci immaginiamo il mafioso?</strong> Partendo dal look, ad esempio: oggi lo stereotipo è che la mafia si vesta in maniera molto elegante, con giacca e cravatta; che viva nei grattacieli, che non indossi più la coppola, che giri con la valigetta 24ore e che, quindi, sia diversa dalla mafia di fine &#8216;800 &#8211; inizio &#8216;900 dove i gabellotti, gestori dei feudi per conto dei padroni si servivano di guardie armate che difendevano i terreni dai briganti. La mafia NON nasce dal brigantaggio, ma dal rapporto di potere che si sviluppa tra borghesia agraria e contadini, attraverso le figure del gabellotto. I briganti facevano razzia di quelle terre e mettevano in pericolo il lavoro dei gabellotti e delle guardie armate, oltre che le proprietà dei borghesi.</p>



<p>I mafiosi di oggi si vestono <em>casual</em>, non sono affatto eleganti, non sono acculturati, non giocano in borsa: questo vorrebbe dire staccare la mafia dal territorio. Il controllo del territorio, invece, è totale.</p>



<p><strong>I mafiosi sono brave persone.</strong> Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia, denuncia la frangia corleonese (Totò Riina, Bagarella, etc.) che nella seconda faida di mafia prendono il potere in Sicilia; si passa dalla mafia palermitana a quella corleonese a capo di Cosa nostra. Buscetta dice che quando dominavano loro, la mafia palermitana, la mafia aveva dei valori, era solidale con le persone, quando arrivano i corleonesi scoppia l&#8217;uso della violenza (ricordiamo le stragi di Capaci e di Via d&#8217;Amelio, ovviamente). Altro stereotipo perchè questo è solo il personale parere di Tommaso Buscetta; infatti nel suo caso non si può parlare di “pentito”, ma di “collaboratore di giustizia” perchè lui non si è mai pentito delle azioni commesse. In realtà, la mafia aveva usato la ferocia anche prima del 1984. Quello di Buscetta è un modo di configurare un sistema valoriale mafioso per renderlo in qualche modo legittimo.</p>



<p>Se la violenza non è evidente, questo NON vuol dire che la mafia non c&#8217;è, anzi: vuol dire che il territorio è ben controllato dalle cosche e che la mafia sostituisce lo Stato su quel territorio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15567" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Libero Grassi, 1991: è un imprenditore che viene ucciso in Sicilia, a Palermo. In quel momento era l&#8217;unico che quando gli chiedono di pagare il pizzo, si ribella. Lo lasciano da solo, viene isolato dai suoi stessi colleghi (Confindustria si scuserà tanti anni dopo), nonostante sia andato anche in tv a denunciare questa attività della criminalità organizzata. Al mafioso conviene toglierlo di mezzo perchè non ha opposizione da parte di qualcuno e il suo omicidio serve da monito per chi vorrebbe denunciare. Solo tredici anni dopo, sempre in Sicilia, nasce “Addio pizzo”, un&#8217;associazione antiracket: però Libero Grassi ha perso la vita e la violenza permane.</p>



<p><strong>Dal punto di vista culturale la mafia è cambiata?</strong> No. Qualche figlio di boss ha frequentato l&#8217;università, ma permane l&#8217;arretratezza culturale; le occupazioni, quando la mafia giunge al Nord, sono umili; oggi si tende a centralizzare l&#8217;uso di professionisti nella criminalità organizzata, ovvero si tende a pensare che oggi i mafiosi siano ai vertici della società: è vero ci sono delle figure a libro paga dell&#8217;organizzazione, ma NON SONO dell&#8217;organizzazione stessa. Sono figure intermedie, di supporto alle cosche. Fanno parte della “zona grigia” che è la forza mimetizzata della mafia. Il giudice Falcone, nel 1980, si reca da Franck Coppola e gli chiede: “Che cos&#8217;è la mafia” e il vecchio boss risponde: “Tre magistrati vorrebbero diventare Procuratore della Repubblica (magistrati): uno è intelligentissimo, il secondo gode dell&#8217;appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”. Se lo Stato si basa sulla corruzione e sul clientelismo, il posto lo prenderebbe il secondo; invece il cretino fa quello che vuole la mafia senza chiedere niente oppure senza nemmeno rendersene conto.</p>



<p><strong>La mafia dà lavoro: ennesimo stereotipo.</strong> Da quando decide di investire nel traffico di stupefacenti, in particolare, la mafia acquisisce un dirompente potere economico e sociale: se voglio comprare cocaina, vado in latinoamerica. In quei Paesi un chilo di coca costa 1.000 euro. Porto quel chilo di cocaina a Cisliano e lo rivendo a 40/50.000 euro. Quel chilo può diventare anche di più, se alla coca pura si aggiungono addittivi. Ci troviamo, quindi organizzazioni mafiose che fatturano miliardi in un mercato totalmente illegale. Dove mettono tutto questo contante? Non possono depositarlo in banca per cui comprano locali, ristoranti, casinò, etc. in modo da riciclare il denaro sporco. Nei locali battono gli scontrini di entrate che in realtà non ci sono. Questi locali (pizzerie, pub e altro) sono intestati ai prestanome. Ecco che la mafia “dà lavoro”, anche se non i prestanome non hanno contratti, non hanno contributi, non hanno un orario determinato e sono sfruttati dai mafiosi che li tengono sotto il loro giogo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15568" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Altro esempio è il caporalato: nel caso di chi schiavizza le persone (soprattutto straniere) che lavorano nei campi agricoli. La mafia “dà lavoro”, ma in realtà quel lavoro è dipendenza, sfruttamento, schiavitù.</p>



<p>Per queste situazioni spesso si sente dire: “E ma io cosa posso farci? Non sono mica un magistrato”: questa è la deresponsabilizzazione del cittadino. In realtà, tutti possono denunciare, ribellarsi, etc. Bisogna fare una lotta sociale e culturale, partendo dalle piccole azioni quotidiane per iniziare a sconfiggere la mentalità mafiosa, anche con l&#8217;istruzione e l&#8217;educazione alla legalità perchè se il popolo è emancipato può decidere di non rivolgersi più alle mafie.</p>



<p><strong>La mafia non esiste, è un fenomeno marginale o è un fenomeno recente.</strong></p>



<p>La mafia, in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, arriva negli anni &#8217;50 e come ci arriva? Per due motivi: una causa è una legge dello Stato che riguarda il <em>confino.</em></p>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale, le persone che non erano d&#8217;accordo con il fascismo, venivano messe al confino (soggiorno obbligato), cioè mandate lontano per evitare che le loro idee si diffondessero e potessero diventare un problema per il regime. L&#8217;istituto del soggiorno obbligato per i mafiosi ha, più o meno, la stessa funzione: una legge del 1956, modificata nel &#8217;65, imponeva agli indiziati di far parte di un&#8217;organizzazione mafiosa di essere spediti in un Comune lontano da aree metropolitane in modo da impedire loro di mantenere i contatti con altri mafiosi, continui a compiere reati e a mantenere il controllo sul territorio di riferimento. Il problema, però, è che i mafiosi, con questo spostamento, costituiscono nuove cellule criminali (&#8216;ndrine) nel nuovo territorio. Facciamo l&#8217;esempio di Buccinasco (in provincia di Milano): è un paese che negli anni &#8217;50-&#8217;60 non esisteva. Era tutta campagna con poche case. Oggi ha 30.000 abitanti perchè è stato popolato da persone che dalla Calabria hanno ricreato lo stesso contesto da cui sono partiti.</p>



<p>Secondo motivo di arrivo della mafie al Nord: le migrazioni interne. Dopo la guerra, milioni di meridionli si sono spostati dal Sud per cercare condizioni migliori di vita nelle regioni settentrionali perchè qui stavano nascendo le fabbriche. All&#8217;interno di questi gruppi si insinuano membri di associazioni mafiose: da Platì (in Calabria) arrivano a Buccinasco molte persone, che non vogliono cercare un lavoro onesto, ma vogliono controllare quel territorio. Paradossalmente, le prime vittime dei mafiosi al Nord, le prime persone a cui si chiedeva il pizzo erano proprio i meridionali stessi, i compaesani che avvevano aperto un&#8217;attività legale. In questo modo in Lombardia si insediano le grandi organizzazioni criminali: Camorra, &#8216;Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Cosa nostra (poi dalla Lombardia è facile che si spostino nel resto d&#8217;Europa e del mondo). In particolare, <strong>oggi</strong> domina la &#8216;Ndrangheta dopo che Cosa nostra subisce un forte attacco da parte dello Stato a seguito delle stragi del &#8217;92-&#8217;93.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15569" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>La mafia si trova solo nelle grandi città: non è vero. </strong>Le mafie accerchiano le grandi città attraverso la conquista di territori piccoli, l&#8217;hinterland. I piccoli paesi vengono controllati più facilmente perchè se agisco in un territorio minore, il fatto non finisce sulla stampa nazionale né le indagini vengono fatte da una Procura importante. Nelle metropoli, invece, si fanno gli affari più grossi. Inoltre, nei territori più piccoli è meno facile dare il voto al candidato di preferenza quando vengono indette le elezioni: al Sud, votare una persona precisa al Consiglio comunale, per esempio, è quasi d&#8217;obbligo perchè ci si conosce tutti; al Nord accade molto meno, il voto di preferenza è solo al 25%, si vota soltanto la lista. In questo modo all&#8217;organizzazione mafiosa che vuole controllare un territorio specifico anche dal punto di vista dell&#8217;amministrazione locale bastano pochi voti per ottenere il risultato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Negli anni &#8217;80 -&#8217;90 la mafia si inserisce nel movimento terra in Lombardia: Rocco Papalia ha creato, in quel periodo, un vero e proprio sistema. O che l&#8217;appalto lo vincesse lui (e le sue &#8216;ndrine) o che lo vincessero aziende pulite, queste ultime dovevano comunque pagargli la mazzetta. Le mafie si inseriscono, così, nel mondo dell&#8217;edilizia, in particolare, ma anche nella politica (con il voto di scambio soprattutto per riciclare denaro tramite attività di facciata) e nell&#8217;imprenditoria privata (quando le banche non posso più erogare soldi). Questa è una sorta di “colonizzazione al contrario” perchè abbiamo la regione più povera d&#8217;Italia (la Calabria) che va a colonizzare settori dell&#8217;economia più ricca d&#8217;Italia. Perchè la &#8216;Ndrangheta non va ad investire in Calabria?: per un processo di mimetizzazione, ma il motivo principale è che, per vivere in Calabria, dovrà sempre avere lì persone che hanno bisogno di lei, persone che chiedono favori.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Osservatorio sulla criminalità organizzata dell&#8217;Università degli Studi di Milano4, diretto dal Prof. Nando Dalla Chiesa</p>



<p>Libera Masseria, di Cisliano (bene confiscato alla mafia)</p>
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		<title>&#8220;Abbiate il coraggio di restare soli&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2018 16:48:22 +0000</pubDate>
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<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La lettera del sindaco, letta ieri, mercoledì 24 ottobre 2018, in piazza a Riace.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.</div>
<div dir="auto">A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.</div>
<div dir="auto">Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.</div>
<div dir="auto">Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.</div>
<div dir="auto">Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.</div>
<div dir="auto">La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.</div>
<div dir="auto">Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.</div>
<div dir="auto">Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.</div>
<div dir="auto">Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.</div>
<div dir="auto">Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.</div>
<div dir="auto">Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.</div>
<div dir="auto">Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.</div>
<div dir="auto">Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.</div>
<div dir="auto">Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.</div>
<div dir="auto">Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.</div>
<div dir="auto">Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Mimmo Lucano</div>
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		<title>Desaparecidos di oggi (e non solo). L&#8217;importante testimonianza di Guadalupe Perez Rodriguez</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jun 2017 12:38:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Testimonianza di GUADALUPE PEREZ RODRIGUEZ, figlio di un desaparecido politico messicano. Ascoltiamo queste parole ! Associazione per i Diritti umani ringrazia Todo Cambia e Guadalupe Perez Rodríguez &#160; ECCO PER VOI IL VIDEO: &#160; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Testimonianza di GUADALUPE PEREZ RODRIGUEZ, figlio di un desaparecido politico messicano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1037.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8993" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1037.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1142" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1037.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1142w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1037-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1037-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1037-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1142px) 100vw, 1142px" /></a></p>
<p>Ascoltiamo queste parole !</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ringrazia Todo Cambia e Guadalupe Perez Rodríguez</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ECCO PER VOI IL VIDEO:</p>
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		<title>Profughi, &#8220;ho perso mio figlio&#8221;: il muro online della Croce Rossa per rintracciare i dispersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Zita Dazzi (repubblica.it) <strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; un muro (fisico ma anche informatico) dove sono affisse le facce degli &#8216;scomparsi&#8217;, quello che la Croce rossa ha realizzato, ad esempio, nel campo di Bresso (Milano), per aiutare i profughi a rintracciare i parenti persi durante il viaggio della fortuna. Un muro di foto di carta, appese nei vari centri di accoglienza, nelle stazioni e negli altri luoghi frequentati dai rifugiati. Ma anche foto online come quelle del progetto &#8216;Trace the face&#8217; che ha pubblicato finora 1700 fotografie in tutta Europa. Tutte foto di persone sparite durante la traversata del Mediterraneo o durante le concitate operazioni di salvataggio in mare, dopo lo sbarco sulle coste italiane, oppure, ancora, durante le procedure di identificazione e smistamento nei vari centri d&#8217;accoglienza italiani ed europei.</strong></p>
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<p>Ci sono padri che hanno perso i figli, bambini che non trovano più le madri, fratelli che si sono persi di vista, anziani spariti nel nulla. Il personale della Croce Rossa sta spiegando senza sosta a Milano come funziona questo nuovo servizio che non è ancora molto conosciuto (martedì alle 18.30, a Miano, in via Pucci 7, c&#8217;è il primo di tre incontri sul tema). Qualcuno tra coloro che mancano all&#8217;appello, probabilmente sarà morto, altri, invece, saranno sani e salvi, ma in un luogo da dove non hanno avuto più la possibilità di dare notizie di sé e di comunicare con i parenti, forse a torto ritenuti morti. Di sicuro, nelle tappe intermedie di questi lunghi viaggi della speranza, c&#8217;è invece tanta disperazione, perché quando oltre alla patria, si perde un congiunto, il senso di solitudine e di fallimento diventa devastante. E&#8217; molto frequente anche alla stazione Centrale di Milano imbattersi in profughi disperati e piangenti perché hanno perso i genitori, i figli, i fratelli, durante le operazioni di salvataggio in mare o dopo, negli smistamenti organizzati dal Viminale per non lasciare tutto il peso degli sbarchi sulle regioni del sud.</p>
<p>Croce Rossa ha quindi lanciato un progetto internazionale per aiutare i migranti che hanno perso i familiari durante il viaggio di cercare loro notizie e se possibile di raggiungerli. Le foto dei &#8216;missing&#8217; sono sia sulla pagina web del progetto, sia fisicamente nei luoghi d&#8217;accoglienza. Fra questi il grande l&#8217;hub di Bresso, periferia nord di Milano, gestito dalla Croce Rossa, dove la prefettura ha accolto 12mila persone in due anni, migranti che hanno raggiunto l&#8217;Italia da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, Eritrea, Somalia, Egitto, Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Bangladesh e altre nazioni.</p>
<p>Per ritrovare le persone scomparse la Croce Rossa ha sviluppato anche una rete di volontari che presidiano le zone di confine, le stazioni ferroviarie o tutti quei luoghi di grandi assembramenti per permettere di denunciare subito la scomparsa di un proprio familiare. Sui poster e sul sito del progetto &#8216;Trace the face&#8217; vengono pubblicate unicamente l&#8217;immagine del volto e la natura del legame familiare (madre, figlio, fratello, eccetera) con la persona che si sta cercando. Rimangono riservate tutte le informazioni sensibili che potrebbero mettere a rischio la persona che si sta cercando o quella che ricerca un familiare: molti infatti sono dovuti scappare dai loro Paesi di provenienza perché oppositori politici dei regimi. Quindi sulle foto della Croce Rossa non c&#8217;è il nome, il cognome e la località in cui ci si trova: chi è interessato deve contattare il personale per sapere dove trovare il proprio caro.</p>
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<h1 class="inline-video-title">Profughi, &#8220;rintraccia la faccia&#8221;: lo spot della Croce Rossa per trovare i dispersi</h1>
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<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2016, sono state pubblicate le foto di 122 persone arrivate aterra ma mai più rintracciate dai parenti migranti in altri Paesi Ue. Altrettante sono state le foto pubblicate di persone che forse si trovano in altre nazioni europee e che sono richiesti dai familiari che invece hanno fatto domanda d&#8217;asilo in Italia. Sono già 27 i ricongiungimenti che è stato possibile fare grazie a questa iniziativa, di cui in questi giorni è in corso un lancio promozionale e pubblicitario, dato che il servizio non è ancora molto noto.</p></div>
</div>
</section>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 07:41:33 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/17/atlante-delle-guerre-e-dei-conflitti-del-mondo/">Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-587.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7174" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-587.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-587" width="540" height="349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-587.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-587-300x194.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Il 29 settembre, presso la sede della CGIL di Monza, Raffaele Crocco, giornalista Rai e inviato speciale in zone di guerra, ha presentato l’ultima edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">L’ultima edizione del 2015, parzialmente differente rispetto alle precedenti, contiene alcune mappe esplicative di diversi argomenti quali la presenza di caschi blu nel mondo, la diffusione del land grabbing e molte altre. Sono mappe che rappresentano il territorio secondo la logica di Peters, rappresentando, quindi, i territori nella loro grandezza naturale, a differenza di quello che accadeva con la cartina di Mercatore, palesemente eurocentrica, nella quale l’Africa veniva rappresentata molto piccola.</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;">In questi ultimi anni”, inizia Crocco, “sento un forte movimento contro la guerra, ovunque vi è volontà di interromperla, come se la guerra fosse un’abitudine da cambiare. L’errore più grande che stiamo facendo è non essere ancora riusciti a tradurre la pace in normalità”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Questo atlante è stato creato dall’esperienza di alcuni giornalisti che hanno vissuto sul campo guerra e povertà e che hanno potuto osservare come la guerra sia un effetto e non una causa. I motivi che scatenano una guerra sono molti ma tra i più gravi troviamo miliardi di persone che rischiano di morire di fame, circa 200. 000. 000 persone che non hanno acceso alla sanità e 80 persone in tutto il mondo che detengono un patrimonio pari al Pil dei 40 paesi più poveri nel mondo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">A questo discorso bisogna anche aggiungere che nel mondo abbiamo due grandi associazioni di paesi: da un lato la</span><span style="font-family: Arial, serif;"><b> brix</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">, l’associazione di cinque paesi tra le maggiori economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Dal lato opposto il </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>G7</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">, del quale l’Italia fa ancora oggi parte, composto dai 7 ministri dell’Economia </span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">delle sette nazioni sviluppate con la ricchezza netta più grande al mondo: Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Canada. Questa divisione in “club” è già da sola rappresentativa della mala distribuzione della ricchezza nel mondo. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;">“<span style="font-family: Arial, serif;">Non dobbiamo mai dimenticare l’importanza della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che io preferisco chiamare Dichiarazione universale dei diritti della persona, non solo dell’uomo. È importante non darla per scontato come fanno abitualmente i nostri politici. Nessun partito italiano ha negli obiettivi la riforma delle Nazioni Unite e noi elettori non abbiamo detto nulla su questa mancanza”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">A fine intervento, Crocco mostra alcune delle mappe contenute nell’atlante, due in particolare. La prima sul </span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>land grabbing</b></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">, una pratica di acquisizione su larga scala di terreni agricoli in paesi in via di sviluppo, mediante affitto o di grandi estensioni agrarie da parte di compagnie transnazionali. Nel suo intervento il giornalista intende sottolineare la negatività di questa pratica, perché le popolazioni del luogo sono obbligate a spostarsi dal loro habitat e perché così facendo si sta favorendo la rinascita del latifondo, duramente combattuto in passato.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">La seconda cartina mostrata è quella sui </span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>muri nel mondo</b></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;">: 18, di cui 15 costruiti negli ultimi 15 anni. Tutto questo è spaventoso, le popolazioni cercano di isolarsi da altre persone, cercando di sfuggire ai flussi migratori come fossero vulcani pieni di lava pronti ad eruttare. Come se le persone possano essere paragonate a del fuoco che invade la tua casa. La migrazione, ricorda Crocco, esiste da sempre: anni fa siamo stati noi a migrare, poi sono stati gli albanesi, successivamente ancora i romeni, ora sono africani e siriani. Cosa cambia?</span></span></p>
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		<title>Le immagini del nostro tempo: report dal Festival della Fotografia Etica di Lodi</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 14:51:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 8 ottobre si è inaugurata la 7ma edizione del Festival di Fotografia etica, a Lodi, organizzato dal Gruppo Fotografico Progetto Immagine VIOLENZA: questa, purtroppo, è la parola ricorrente nelle immagini e nei temi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-569.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7131" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-569.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-569" width="385" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-569.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 385w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-569-180x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 180w" sizes="(max-width: 385px) 100vw, 385px" /></a></p>
<p>Sabato 8 ottobre si è inaugurata la 7ma edizione del Festival di Fotografia etica, a Lodi, organizzato dal Gruppo Fotografico Progetto Immagine</p>
<p>VIOLENZA: questa, purtroppo, è la parola ricorrente nelle immagini e nei temi delle mostre presentate in questo primo week end della manifestazione che resterà in corso fino alla fine del mese.</p>
<p>Tante le sezioni che vanno ad arricchire il programma: “Le vite degli altri”, “Uno sguardo sul mondo”, “Spazio approfondimento”, “Spazio ONG” e i premi assegnati a fotografi nazionali e internazionali. Un programma che permette al visitatore un viaggio nei posti caldi del pianeta, in cui l&#8217;umanità fa sempre più fatica a trovare il proprio senso, quando il senso dovrebbe essere dato dalla garanzia della vita stessa. Esistenze, invece, messe in pericolo a causa di sopraffazioni, abusi, disastri ambientali, malattia.</p>
<p>Fotografie patinate, sfuocate, colorate e in bianco e nero che restituiscono lo sguardo di autori attenti e partecipativi al dolore degli altri e che costringono, come recita il sottotitolo del festival, a mettere in gioco la propria coscienza davanti ad interrogativi che dovrebbero appartenere a tutti noi: “Cosa posso fare per alleviare questa sofferenza?”, “Cosa può fare il mio governo per aiutare quell&#8217;Altro da me, ma tanto simile?”, “Cosa può fare la comunità a cui appartengo per accogliere il problema di chi abita lontano?”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-571.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7132" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-571-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-571" width="1024" height="615" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-571-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-571-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-571-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-571.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Qualcuno pensa che il Ku Klux Klan non esista più, ma non è così: il lavoro fotografico di Peter Van Agtamel, che appartiene alla famiglia Magnum, dimostra che in una zona di quell&#8217;America profonda, chiamata al voto tra poche settimane, esiste eccome: circa 5000 membri si appellano ancora alle ideologie del nazionalismo bianco, all&#8217;antisemitismo e all&#8217;anticattolecisimo; si parla anche di alta finanza, per collegarsi alla globalizzazione e ai suoi effetti nefasti, nel reportage straniante di Paolo Woods e Gabriele Galimberti in cui vengono ritratti manager di fantomatiche aziende straniere, spalmate nei quattro continenti, tra piscine di acqua blu e grattacieli mozzafiato, luci sfavillanti e orologi a cinque zeri&#8230;Un mondo dorato che accende i riflettori sui meccanismi e le contraddizioni dei paradisi fiscali; Uruguay e Brasile sono Paesi in cui la violenza dilaga tra i più giovani per la mancanza di istruzione, di controllo statale, di proposte ricreative (in Brasile tra il 1980 e il 2011 le morti violente degli adolescenti sono cresciute del 207,9%) e risulta sconcertante come gli autori delle fotografie abbiano messo a rischio anche la propria columità fisica per poter riportare la realtà così dura e pericolosa di quelle società; un tema di forte attualità è quello che riguarda il landgrabbing, il furto della terra da parte delle multinazionali nei Paesi del sud del mondo (Paesi via via sempre più poveri perchè ricchi di materie prime e di prodotti agricoli) ed ecco allora che Claudia Andujar &#8211; con la ONG “Survival International” &#8211; documenta la vita quotidiana e la lotta per la sopravvivenza degli Yanomani, nella foresta amazzonica.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7133" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-573" width="385" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 385w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-573-180x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 180w" sizes="(max-width: 385px) 100vw, 385px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma il progetto che più colpisce, in questi primi giorni di programmazione, si intitola “Where the children sleep” a cura del fotografo svedese Magnus Wennmann: chiaro scuri, ombre, colori tenuti e volti, occhi, mani, corpi. Appartengono ai bambini siriani in fuga da quella maledetta guerra iniziata cinque anni e mezzo fa; molti di loro hanno quell&#8217;età, altri sono più piccoli o più grandi. Sguardi tristi, impauriti, stanchi. Dormono accasciati per terra, in mezzo ai boschi, si risposano per pochi istanti, alcuni raccontano (si legge nelle didascalie) di non riuscire a prendere sonno per paura, altri di non volere il cuscino perchè il cuscino ricorda la notte, il momento in cui iniziavano i bombardamenti. Sì, bisogna aprire gli occhi e le coscienze, se vogliamo ancora considerarci parte dell&#8217; Umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7134" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-572" width="385" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 385w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-572-180x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 180w" sizes="(max-width: 385px) 100vw, 385px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-570.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7135" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-570.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-570" width="385" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-570.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 385w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-570-180x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 180w" sizes="(max-width: 385px) 100vw, 385px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Stay Human &#8211; Africa&#8221; : Campo di volontariato in Senegal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2016 16:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; Questo diario è stato scritto dopo il campo di volontariato in Senegal, organizzato dall’associazione “Oltre i confini” di Milano dal 1 agosto al 20 agosto 2016. Marco, Riccardo, Pietro, Lorenzo,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo diario è stato scritto dopo il campo di volontariato in Senegal, organizzato dall’associazione “Oltre i confini” di Milano dal 1 agosto al 20 agosto 2016.</strong></p>
<p><strong>Marco, Riccardo, Pietro, Lorenzo, Veronica, Elisa, Laura. </strong></p>
<p><strong>Lamine, Diatta, Assane, Sadibou, Elhadji, Andrè, Fallou.</strong></p>
<p><em><u>Giorno 1</u></em></p>
<p>“Taxi, taxi, cambio, cambio”, uno dietro l’altro, con gli occhi fissi sulle valigie, obbligati a percorrere una passerella non invitante, ai lati della quale giovani senegalesi lottavano per accaparrarsi il turista migliore, il più ricco, da poter trasportare a prezzi rialzati in uno degli hotel sulla costa di Dakar.</p>
<p>Questo l’arrivo in Africa di noi volontari “Oltre i Confini”: forte, buio e caldo, molto caldo. Il primo gesto scesi dall’aereo è stato un respiro profondo, che consentisse a quell’aria tanto umida di arrivare ai polmoni; ancora un altro respiro, l’aria sembrava non arrivare, aiuto.</p>
<p>Superata la <em>gabbia dei leoni</em> abbiamo atteso altri due compagni di viaggio arrivati con un altro aereo, per poi partire verso Malika, quartiere nella periferia di Dakar.</p>
<p>Non ho retto il viaggio, lo ammetto, la mia testa ciondolava spesso e volentieri e il viaggio è sembrato infinito. Quando l’auto si è fermata mi sembrava di aver percorso centinaia di chilometri, il posto in cui mi trovavo non era quello da cui ero partita: la strada era fatta di sabbia, le case tutte basse, su uno o due piani al massimo, e un incalzante odore di fogna circondava ogni cosa.</p>
<p>Il sonno ha prevalso su tutte le considerazioni del caso, il tempo di mettere le lenzuola sui letti, barricarci sotto le zanzariere e le nostre prime ore di Africa stavano per abbandonarsi a Morfeo.</p>
<p><strong><em>Riccardo</em></strong><em>: “Non dimenticherò mai quel viaggio in taxi dall’aeroporto a Malika, lo stradone in mezzo alla sabbia, il paesaggio lugubre della periferia urbana, la mente affollata da innumerevoli pensieri… Probabilmente avevo già capito che quella sarebbe stata l’esperienza più intensa della mia vita. Quello che non avevo ancora capito però, è che sarebbe stata anche la più bella”</em></p>
<p>Il risveglio ha permesso di osservare meglio la casa ed il quartiere. La conoscenza dei vicini non è tardata ad arrivare, dai più grandi ai più piccoli, dimostratisi per nulla diffidenti per l’arrivo di un <em>Tubab</em> (bianco in lingua Wolof).</p>
<p>È seguito un piccolo giro del quartiere con Diatta, il proprietario di casa, che ci teneva molto a farci conoscere il posto e <em>sa famille.</em><em> </em></p>
<p>Sì, ci trovavamo veramente dall’altra parte del mondo, stavamo camminando sulla sabbia dell’Africa tanto sognata e sì, era come ce lo aspettavamo. I bambini, onnipresenti, erano nella quasi totalità dei casi sempre scalzi e sorridenti.</p>
<p>Abbiamo camminato sulla sabbia per diversi minuti: guardandoci intorno abbiamo notato che le <em>strade</em> si alternavano a piccoli lotti di terreno verde che, a primo impatto, sembravano utilizzati come discariche; ammetto non fosse un bel vedere, soprattutto per la zona in cui queste piccole discariche si trovavano: in mezzo alle case e in luoghi di passaggio.</p>
<p>Le case: mia madre direbbe “diroccate”, in modo non corretto, diroccato significa cadente, in rovina. Le case a Malika, invece, per quanto vogliose di ristrutturazioni, erano piene di vita, di cucine colme di riso e di bambini, tanti bambini, saltellanti su una pavimentazione spesso inesistente.</p>
<p>Il campo sarebbe iniziato una settimana dopo il nostro arrivo, questi primi giorni sono stati utili per farci conoscere e per conoscere il luogo in cui stavamo, sono stati momenti fondamentali per alleggerirci il peso del cambiamento e per adattarci alla cultura del luogo.</p>
<p>Nel pomeriggio ci siamo recati al mercato per comperare piccolezze utili in casa, come pentole e bacinelle.</p>
<p>Il mercato è stato lo scenario più difficile che ho visto ma che si è poi trasformato in quello più amato; tante persone, tanto cibo, tante mosche sul cibo, tanto disordine, tanto amore.</p>
<p>Centinaia di persone che parlavano, che contrattavano, donne con abiti colorati che pulivano l’insalata sedute per terra, arrotini che limavano il ferro, cavalli che trasportavano bombole di gas; tante persone, tante parole, tante emozioni.</p>
<p><strong><em>Lorenzo</em></strong><em>: “Tolleranza.. sicuramente la parola con la quale identifico il Senegal è tolleranza nei confronti dell’esterno, degli stranieri. Questa caratteristica qui è molto più sentita rispetto ad altri Stati africani.</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6917" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6917" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="MERCATO" width="169" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p><em><u>Giorno 2</u></em></p>
<p>Prima visita all’Ecolè &#8220;Fabrizio e Cyril” di Bene Baraque.</p>
<p>Abbiamo consegnato vestiti e cancelleria portati dall’Italia, suddiviso i medicinali destinati all’infermeria e tradotto principi attivi e usi di questi ultimi.</p>
<p>La scuola è una delle più ambite nel quartiere, se non altro per la presenza dell’infermeria che viene puntualmente arricchita dai volontari; questo perché la maggior parte delle famiglie non può permettersi di acquistare farmaci, anche i più economici e quindi, il più delle volte, la scelta di una scuola piuttosto che un’altra è basata sulla presenza di un’infermeria che, in caso di necessità, possa divenire utile ai figli.</p>
<p>L’approccio alla scuola è stato differente, la tranquillità che aleggiava dentro quelle mura era ben diversa dall’atmosfera presente in tutto il quartiere e questo non poteva che essere un punto a favore per un ottimale insegnamento.</p>
<p>Finite le prime commissioni a scuola, il pomeriggio è stato dedicato al relax, <em>la mer</em>, l’oceano.</p>
<p>Circa 45 minuti di camminata per arrivare alla spiaggia, passando per scorciatoie e strade dissestate, tra i bambini più dolci che volevano essere fotografati e quelli più “minacciosi” che marcavano il territorio chiedendoti il nome prima di farti passare.</p>
<p>Nonostante in tutta la periferia le strade fossero fatte di sabbia, arrivati al mare, la sabbia della spiaggia sotto ai nostri piedi era diversa, la sporcizia era più limitata e il profumo del mare intenso.</p>
<p>Come disse Jules Verne<em>, il mare è un immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita ai suoi fianchi</em>, così era. Non ci sentivamo soli guardando l’oceano, “sono arrivata” ho pensato guardando il mare; mi trovavo esattamente nel posto in cui volevo essere.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6922" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6922" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="mare" width="300" height="169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em><u>Giorno 3</u></em></p>
<p>Prima gita ufficiale, Dakar.</p>
<p>La città si presenta disordinata, chiassosa e ricca di persone. Molto più europea rispetto alla periferia, con tanto di auto, mezzi pubblici e persone, tante persone. L’impatto alla capitale è stato particolare, quasi confuso; abbiamo avuto difficoltà ad orientarci e se fossimo stati turisti senza una guida senegalese sicuramente ci saremmo persi.</p>
<p>L’isola di Gorèe, che avremmo visitato il giorno successivo, si trova davanti la costa della città di Dakar e fu il primo insediamento stabile di europei, in specie portoghesi (nel 1500).</p>
<p>Qui iniziò la tratta degli schiavi, in accordo con i capi Wolof, che vendevano gli schiavi che a loro volta avevano rapito o acquistato più nell’entroterra. Gorèe divenne poi olandese, sino a che non fu acquistata dai francesi. Nel 1677 il Senegal divenne uno dei principali centri africani della tratta di schiavi.</p>
<p>La situazione non mutò fino al 1958, anno in cui il Senegal divenne repubblica autonoma per poi fondersi con il Mali. La Federazione del Mali non resse alla decolonizzazione e appena il 20 agosto 1960 Senegal e Mali dichiararono la propria indipendenza.</p>
<p>Da questo breve cenno storico, si arriva direttamente in Piazza dell’Indipendenza, centro economico di Dakar e monumento fondamentale per il ricordo senegalese. Alla visita delle principali piazze della città è seguito il tour al mercato turistico. Destreggiarsi tra negozianti <em>con merce e oggettistica bellissima</em>, è stato faticoso, lo ammetto.</p>
<p>Chissà se tutti i senegalesi incontrati al mercato si rispecchiano ancora oggi nel monumento più imponente presente nella capitale: il ricordo della resistenza africana.</p>
<p>Imponente, fantastico. Sembra di uscire dalla città per recarsi su di una piccola collina felice, capace di osservare la città dall’alto in silenzio, quasi a controllarla.</p>
<p>Monumento voluto e finanziato da 17 Paesi africani: un uomo che guarda fiero verso l’alto (<strong><em>libertà</em></strong>), con un bambino in braccio che punta il dito verso l’Oceano, verso la costa dell’America (<strong><em>futuro</em></strong>) e una donna tenuta per mano con lo sguardo fisso verso l’isola di Gorèe (<strong><em>ricordo</em></strong>).</p>
<p>Ogni considerazione e spiegazione in più sminuirebbe l’imponenza e l’importanza di questa enorme statua che dall’alto protegge la città e accoglie i turisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6916" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6916" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="monumento" width="169" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><u>Giorno 4</u></em></p>
<p>Improvvisata una festa fuori da casa nostra con jambe e altri strumenti acquistati al mercato. Come se i 30 bambini radunatisi in pochi minuti non aspettassero altro che avere degli strumenti da suonare.</p>
<p>I sandaletti di una trentina di bambini in pochi minuti si sono riempiti della sabbia della nostra via, chi ballava, chi cantava e chi suonava. Bambini seduti con gli strumenti in mano, bambine davanti a ballare <em>quando la timidezza lo consentiva</em> e poi noi, che abbozzavamo in malo modo qualche passo, che non stavamo a ritmo ma che facevamo sorridere tutti.</p>
<p>Le emozioni di questa mattinata hanno superato molte altre, descrivere il perchè risulta complicato, immersi nella musica, i nostri piedi si muovevano in un unico grande suono, quasi ritmato.</p>
<p>Le emozioni sono, poi, continuate a scuola, dove i bambini del quartiere fremevano per conoscerci e sono venuti a salutarci a riunione conclusa.</p>
<p>Lo stesso amore, gli stessi sorrisi.</p>
<p>In questa giornata siamo stati ufficialmente accettati da tutto il quartiere, siamo divenuti parte del gruppo! Siamo africani senza essere nati in Africa, l’Africa oggi è nata dentro di noi.</p>
<p><strong><em>Marco:</em></strong><em> “Il “mio Senegal è stato quello delle chiacchere con la gente, degli sguardi diffidenti che un istante dopo diventano sorrisi, delle fotografie in giro, delle partite a calcio con i bambini, delle sessioni di percussioni improvvisate insieme. Quello che ti fa riscoprire il piacere, semplice e originario, della condivisione.”</em></p>
<p><em><u>Giorno 5</u></em></p>
<p><em> </em>Isola di Gorèe.</p>
<p><em>Una porta di non ritorno… da dove? </em></p>
<p><em>Dalla tua terra, dal tuo calore, dai sorrisi che ami.</em></p>
<p><em> </em><em>Una porta di non ritorno… per dove? </em></p>
<p><em>Una porta verso l’Oceano, verso il mare che sembra infinito ma che arriva ad un punto fermo, in una terra cattiva, non accogliente, pronta a sfruttarti.</em></p>
<p><em> </em><em>Io amo la mia terra, non voglio partire. </em></p>
<p><em>Io non posso decidere, io sono un pezzo di carne per gli squali.</em></p>
<p><em>Io ho dei sentimenti, mia madre non la rivedrò più?</em></p>
<p><em>Io abito qui, bianchi bastardi.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Una casa, la prima da quando siamo in Africa, senza bambini, senza profumo di cibo, senza persone. Con un’aria pesante. Quattro mura piene di odio e di razzismo; bambini stretti in una stanza, costretti da catene minuscole come i loro polsi.</p>
<p>Immobili, sdraiati, uno di fianco all’altro.</p>
<p>I pianti, le urla, “dov’è la mia mamma?”.</p>
<p>Oggi Gorèe è un’isola molto bella, il panorama è mozzafiato. Siamo in mezzo all’Oceano, sembra che niente possa colpirci, tranne il ricordo, il peso del male, il peso del pianto e della sofferenza, il peso della schiavitù.</p>
<p>Per non dimenticare.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6918" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6918" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gorèe" width="169" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p><em><u>Giorno 6</u></em></p>
<p><em> </em>Riecco l’immenso Oceano davanti ai nostri occhi, , lo stesso Oceano di Gorèe.</p>
<p>Quanto male ha dovuto sopportare e quanto ancora oggi è costretto a vedere.</p>
<p>Non si vede la fine, tranne al tramonto quando i colori permettono di distinguere il cielo e il mare in modo netto.</p>
<p>“<em>Bienvenue au</em> <em>Senegal</em>”, riecheggiano nella mia mente parole e voci di gente comune incontrata lungo la strada per il mare, voci di bambini e di adulti, accoglienti e dolci. Pronti a riceverci nel loro Paese, cosa tanto complicata che noi occidentali, tanto evoluti ai loro occhi, non siamo riusciti a fare e che, ad oggi, non abbiamo ancora imparato.</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Elisa</em></strong>: <em>“L’Africa mi ha fatto riscoprire l’importanza della condivisione, della cultura e della fratellanza. Mi ha spogliata di tutto il superfluo aprendomi cuore e mente all’essenza della vita”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><u>CAMPO DI VOLONTARIATO – giorni da 7 a 20</u></em></p>
<p><em> </em>L’emozione è stata protagonista in tutti questi giorni, tra canti e abbracci le due settimane di campo sono volate. Nonostante la paura di non essere compresa, di non saper gestire una classe o ancora, di farmi sopraffare dalla gioia, le emozioni positive provate hanno reso questi giorni rasserenanti e piacevoli.</p>
<p>Il campo, iniziato lunedì 8 agosto, consisteva nell’organizzazione e totale gestione di un campo estivo con sede nella scuola Fabrizio e Cyril di Bene Baraque, aperta a tutti i bambini del luogo, non limitata agli iscritti effettivi della scuola dell’intero anno scolastico.</p>
<p>Questo significava preparare lezioni e animazione. Quest’ultima a mio parere è stata il punto di forza di tutto il campo: l’animazione è risultata fondamentale per fare sfogare i ragazzi, permettergli di giocare, piccoli e grandi insieme, è risultata utilissima per creare un rapporto oltre l’insegnamento vero e proprio all’interno delle classi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le classi, luoghi di lavoro in grado di contenere anche 40 bambini, non erano esattamente come ce le aspettavamo, o forse sì. Il disordine era imperante; anche in assenza di bambini le classi sono state trovate sporche e confuse. “Del resto siamo in Africa” ho pensato subito ma no, non era una giustificazione. Affermare di essere in Africa non vuol dire assolutamente niente, le classi non erano sporche perché ci trovavamo in Africa, l’Africa non è nata sporca e le classi bastava ripulirle.</p>
<p>Questo discorso, personalmente è balenato nella mia testa diverse volte durante queste settimane, naturalmente riferito a situazioni e questioni diverse. Potrebbe essere un buon argomento di discussione ma questa non è la sede adatta per l’approfondimento. In ogni caso, è bastato qualche giorno di lezione per “metter sotto” insegnanti e alunni anche nella pulizia delle classi.</p>
<p>Il primo giorno i bambini, in trepida attesa, attendevano i bianchi che, come di consueto, avrebbero tenuto il campo quest’anno. Da lontano ne scorgevamo qualcuno che richiamava l’amico a guardarci, un altro che correva contro di noi e una decina di ragazzi affacciati ai balconi della scuola che parlavano ridendo tra di loro. Stavano aspettando tutti noi, quei sei ragazzi sulla trentina un po’ spaventati che si ritrovavano già a stringere la mano a qualche bambino, che si guardavano intorno con un sorriso immenso e che erano la novità di tutto il quartiere.</p>
<p>Entrati a scuola, la paura è diminuita, gli insegnanti e i ragazzi ci hanno subito accolto con delle canzoni che non dimenticherò mai, che hanno riempito tutte le nostre giornate, dalla permanenza a scuola ai viaggi in car-rapide, le abbiamo canticchiate per tutta la permanenza e ancora oggi risuonano nella mia testa, come un mal d’Africa che non se ne andrà mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>AFRIQUE, MON AFRIQUE, AFRIQUE MON AFRIQUE</em></p>
<p><em>AFRICA SAMA REW LA’</em></p>
<p><em>MAMA AFRICA</em></p>
<p><em>AFRIQUE DES FIERS GUERRIERS</em></p>
<p><em>DANS LES SAVANES ANCESTRALES</em></p>
<p><em>AFRIQUE QUI CHATE, MA GRANDMERE</em></p>
<p><em>MAMA AFRICA</em></p>
<p><em>AU BORD DE TES FLUEVES LONTAINES</em></p>
<p><em>JE T’AI JAMAIS CONNU</em></p>
<p><em>AFRICA SAMA REW LA</em></p>
<p><em>MAMA AFRICA</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’interno delle classi, i ragazzi cambiavano atteggiamento, la scuola resta il luogo fondamentale nella crescita del bambino, la soggezione provocata dal frustino e dell’insegnante è parte del gioco. Essendo un campo estivo sicuramente l’atmosfera era molto più rilassata ma le ore di lezione restavano tali e l’insegnante era comunque una persona da rispettare, se poi si trattava di un maestro bianco, ballerino durante l’animazione e ridicolo quando provava a parlare wolof ancora meglio.</p>
<p>Le classi erano tre e i ragazzi divisi per età, una classe per i piccoli, i medi e i grandi. Esclusi i piccoli, che avevano attività ad hoc composte essenzialmente di giochi e pasticci con le tempere, per i grandi e medi si alternavano lezioni di inglese e matematica. L’intera gestione del campo era affidatta ai campisti italiani, sempre affiancati da almeno un insegnante senegalese, figura fondamentale per ristabilire l’ordine in momenti di euforia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6923" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6923" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="scuola" width="300" height="169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Pietro:</em></strong><em> “A scuola ho ricevuto un affetto  umano spontaneo e straordinario. Con i loro ampi sorrisi, con le mani tanto strette alle mie e attraverso gli affanni per entrare in classe, bloccando la porta di ingresso, i bimbi mi hanno mostrato un benvenuto e una fiducia incodizionati ed inspiegabili.</em></p>
<p><em>Il fatto di essere un tubab, oltreche un elemento di novità non bastano a spiegare la forza della loro apertura nei miei riguardi. Ho provato un forte senso di gratitudine ma mi sono sentito anche incoraggiato e spinto a fare del mio meglio per loro, ma confondendo a volte chi tra noi fosse davvero la guida e disposto a seguire i passi  dell’altro. Forse erano loro che inconsapevolmente mi stavano indicando un orizzonte più umano, sincero ed allegro, certamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati nella nostra vita frenetica occidentale.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrando in una scuola africana ci sono diverse cose da tenere in considerazione, a partire dalla cultura e dalla povertà del luogo in cui gli alunni vivono.</p>
<p>Le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato sono riferibili al mantenimento della cancelleria; “<em>essendo un campo estivo</em>”, ci hanno spiegato gli insegnanti del luogo, “<em>qualsiasi cosa consegnata, dal pastello al foglio, è un di più per i bambini e tendono a tenerlo per loro, come fosse un premio</em>”.</p>
<p>Giustificazione parziale per il pensiero occidentale, scontata in quello africano; molte situazioni che a noi parrebbero scontate sono da ridimensionare, condizioni che farebbero andare su tutte le furie sono qui considerate normalità. Il contesto in cui questi ragazzi vivono fa sì che ogni oggetto messo a loro disposizione sia considerato un po’ anche loro.</p>
<p><strong><em> </em></strong>“Chi ha poco per sè, ha tanto per gli altri”, così mi dissero qualche tempo fa e in Africa questa cosa è quanto mai sentita, la condivisione del cibo, degli spazi, delle emozioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho ricevuto dei regali da alcune mie alunne, senza che queste volessero nulla in cambio.</p>
<p>Ho ricevuto “inviti a cena” da persone sedute per terra a mangiare riso da una ciotola comune.</p>
<p>Ho ricevuto abbracci spontanei senza un motivo specifico.</p>
<p>Parlare di condivisione con riferimento ai bambini è complicato, italiani o senegalesi, poco cambia. Soprattutto all’interno di una scuola, è stata dura far condividere la cancelleria che avevamo portato per loro, molte cose sono andate perse e molte altre non sono state restituite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Madame, madame, madame” “le crayon, le crayon, le crayon”</em>.</p>
<p>Qualsiasi colore avessero in mano era quello sbagliato, il colore che serviva a loro era in mano ad un altro bambino e loro, a suon di parole e alzate di mano, erano disposti a tutto per averlo.</p>
<p>Le classi erano comunque gestibili, i ragazzi ascoltavano con interesse e, concluso il compito, i bambini facevano a gara per essere i primi a prendersi il “Bravo!” dall’insegnante, che facesse invidia a tutti i compagni. La classe più complicata è forse stata quella dei piccoli per difficoltà legate essenzialmente alla lingua; questo perchè fino ai 7/8 anni i bambini in Senegal parlano solo lingua woloof alternata a pochissime parole di francese.</p>
<p>I volontari italiani impiegati in questa classe hanno, quindi, avuto difficoltà a farsi comprendere e rispettare per mantenere l’ordine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Laura:</em></strong><em> “Un episodio particolarmente emozionante a scuola, nella classe dei piccoli, è stato aiutare i bimbi, che non sapevano impugnare la matita, a disegnare e colorare. Prendere la loro mano e guidarli nell’attività mi ha trasmesso un’emozione stupenda.</em></p>
<p>Nonostante alcune difficoltà superabili e superate, due settimane di campo sono volate, tra balli sfrenati e attese interminabili per i pranzi tutto è finito e oggi mi ritrovo in Italia, davanti al mio computer a cercare di scrivere di tutte le emozioni provate. Ho deciso di inserire in questo diario le emozioni dei miei compagni di viaggio sia per farmi aiutare in questo difficile compito sia perché avere un gruppo così unito è stato fondamentale per superare le difficoltà.</p>
<p>Questo non vuole essere un incitamento ad andare in Africa ad ogni costo, vuole essere un consiglio a lasciarvi andare all’amore e alla felicità. A prendere la vita dal lato giusto che c’è chi, con poco, vive meglio di noi, sa gestire le emozioni in modo adeguato e non si fa sopraffare da tristezza e depressione.</p>
<p>C’è chi vive senza scarpe e chi lavora una vita per non rimanere senza.</p>
<p>Conosciute tante persone senza scarpe e tante con, penso di poter concludere che sì, si vive meglio senza scarpe.</p>
<p>Lasciatevi emozionare.</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Veronica</em></strong><em>: “Sono diventata ricca con poco, di una ricchezza invidiabile che intendo condividere con questo diario e con i miei racconti su cosa l’Africa mi ha lasciato. Facendomi guardare negli occhi e condividendo l’amore ricevuto in questi giorni spero di essere in grado di trasmettere il calore, l’accoglienza e i sentimenti provati in questi giorni.</em></p>
<p><em>Il mio saluto all’Africa è stato un arrivederci, non un addio, perché una volta provate certe sensazioni è difficile farne a meno, forse è questo il mal d’Africa di cui tutti parlano?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6919" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6919" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gruppo" width="5312" height="2988" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 5312w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 5312px) 100vw, 5312px" /></a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe&#8221;: Nel viaggio di speranza dall&#8217;Africa, molti incontrano odio/Revealing Hate in the African Journeys of Hope</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 09:19:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Cinzia D&#8217;Ambrosi (da Londra per Associazione per i Diritti umani) Al Centro Astalli ,Sud di Napoli, rifugiati e richiedenti asilo trovano riparo, pasti, assistenza legale e medica. La maggior parte degli occupanti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Liberation Sans, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Cinzia D&#8217;Ambrosi (da Londra per <em>Associazione per i Diritti umani</em>)</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Al Centro Astalli ,Sud di Napoli, rifugiati e richiedenti asilo trovano riparo, pasti, assistenza legale e medica. La maggior parte degli occupanti sono reduci da un lungo e travagliato viaggio dalla Libia alla Sicilia, dove coloro che sono registrati vengono successivamente inviati in vari centri in Italia. Il Centro Astalli Sud è uno di questi. Essere stata invitata a trascorrere del tempo nel centro e&#8217; stata un&#8217;esperienza umanamente molto importante. Ho ascoltato storie emotivamente forti, esperienze passate ed aspirazioni future  e ho visto prove dolorose del loro passato: paura costante di essere uccisi in conflitti, guerre, poverta&#8217; estrema e fame. Per molti non c&#8217;era via d&#8217;uscita, ma hanno potuto solo fuggire. </span>Tra i racconti anche atti di estrema tortura e segregazione in Libia. Il loro colore della pella, l&#8217;essere cristiani e rifugiati li hanno resi vulnerabili ed in balia di sevizie, detenzione o uccisioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati testimoni d&#8217;episodi orribili, ma la cosa peggiore è stata la mancanza di uno spazio dove potessero sentirsi al sicuro. Uno di loro, che chiameremo solo con la iniziale del nome E., racconta &#8220;Chiunque può girare con una pistola, decidere di utilizzarla ed uccidere e non verrebbe punito. Anche i bambini portano una pistola.&#8221; Il livello di segregazione è preoccupante. Hanno condiviso di essere stati tenuti in tantissimi in cortili per giorni quasi senza acqua o cibo senza alcuna informazione sul loro futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia, sono lasciati con le loro cicatrici; quelle fisiche magari possono andare via con il passsare del tempo, ma lo stress emotivo ha bisogno di una cura diversa. La combinazione del loro stress ed ansia  con cio&#8217; che hanno visto, vissuto e sentito li rende completamente alienati. La necessità di una cura della salute mentale adequata ed un&#8217;integrazione più veloce sono due fattori paralleli che bisogna  impegnarsi ad attuare per facilitare un sostegno appropriato ed umano.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"> </span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6888" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6888" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (531)" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;"><b>We are waiting for our life to begin again”.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;"><b>Aspettiamo che la nostra vita inizi di nuovo”</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">Image c</span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a href="http://www.cinziadambrosi.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">opyright © Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">At the Centro Astalli Sud in Naples,Italy, refugees and asylum seekers find shelter, meals, legal and medical assistance. Most of the occupants have made their journey from Lybia to Sicily, where those that are registered are sent to various centres in Italy. The Centro Astalli Sud is one of these. Spending some time at the centre, I learned of their stories, experiences and aspirations.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonetheless, the painful ordeals of an existence in fear of being killed in conflict, wars, extreme poverty and hunger. There is no way out but to flee.</p>
<p align="JUSTIFY">Those that have shared their experiences have recounted acts of extreme torture and segregation in Lybia. They have felt that being black, Christian made them further vulnerable and at the mercy of being tortured, detained or killed. They have witnessed horrible things but the worst of it all has been the lack of a space where they could feel safe. It appeared to be none. E. “Anybody could turn around , decide to use the gun, aim, kill and would not be prosecuted. Even children are carrying a gun.”</p>
<p align="JUSTIFY">The level of segregation is also a concern. They have shared of being kept in big numbers in courtyards for days with hardly any water or food and knowledge of what was going to happen to them.</p>
<p align="JUSTIFY">Today, in Italy they are left dealing with their scars, mostly of psychological nature. The physical torture may go away but the emotional toll needs a different care. Combining the stress and anxiety of their lives in a limbo state with the stress of what they have witnessed, experienced and felt is leaving them completely alienated. The need for mental health care but also that of a faster integration is very important.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Le alternative al liberismo si discutono nella tana del lupo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 15:59:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal.  di Vittorio Agnoletto (www.vittorioagnoletto.it) “Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità  l’occidente ha paura del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6616" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6616" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span dir="LTR"><i>Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal. </i></span></p>
<p><span dir="LTR">di Vittorio Agnoletto (www.vittorioagnoletto.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">“Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità  l’occidente ha paura del confronto sulle idee e sulle nostre proposte. Noi siamo portatori di idee non di bombe” Questa la dura reazione di Aminata Traore’, attivista dei diritti umani, già  ministra della cultura del Mali</span><span dir="LTR">. Sono oltre 250 gli attivisti e i dirigenti sindacali e dei movimenti sociali ai quali è stato rifiutato il visto per entrare in Canada per partecipare a Montreal al 12° Forum Sociale Mondiale. Nonostante una dichiarazione di protesta firmata da centinaia di associazioni di tutto il mondo non è pervenuta alcuna reazione da parte del governo canadese che mostra assoluta indifferenza alle critiche ampiamente riprese dai media. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Il numero esiguo di rappresentanti del sud del mondo sta modificando sensibilmente l’andamento del Forum; non c’è  dubbio che il tentativo di costruire, attraverso il primo Forum realizzato nel nord del mondo, un ponte tra le emergenze sociali dei due emisferi abbia subito un arresto. Tuttavia questo non significa il fallimento del Forum che si sarebbe trasformato in una “scommessa persa” come viene sostenuto ad esempio da Sara Gandolfi sul Corriere, uno dei pochi media </span><span dir="LTR"><i>mainstream </i></span><span dir="LTR">di casa nostra che ha scritto sull’argomento. Anzi, paradossalmente questa obbligata e imposta pausa di riflessione, può aiutarci a riprendere il cammino con maggior forza.</span><span id="more-1596"></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Il Forum si  trasforma</u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Il Forum nato a Poro Allegre 15 anni fa, nel 2001, pur dentro un approccio globale, leggeva il mondo attraverso uno sguardo al cui centro c’era il rapporto nord/sud con i temi della solidarietà  e della cooperazione internazionale, la denuncia delle politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in Africa, tutto questo letto con una forte sensibilità terzomondista. Sullo sfondo la discussione e l’analisi si ampliava al crescente dominio della finanza e al ruolo delle nuove istituzioni internazionali quali il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Oggi la drammatica crisi sociale ed economica che investe tutto il mondo e in particolare modo l’emisfero nord-occidentale ci obbliga, se vogliamo essere realisti e credibili anche per i nostri concittadini, a puntare lo sguardo innanzitutto sui nostri territori, a sforzarci di trovare soluzioni idonee ad affrontare la pesante realtà del nostro quotidiano con proposte capaci di porre al centro anche nelle nostre nazioni i temi della redistribuzione della ricchezza, della giustizia sociale, della democrazia reale e quindi dell’accesso libero e generalizzato al sapere e alle nuove tecnologie. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Nel 2001 il 20% della popolazione possedeva l’80% della ricchezza, oggi l’8,7% possiede, secondo Credite Suisse l’85% della ricchezza globale. Questa concentrazione del potere economico sempre più  nelle mani di pochi testimonia certamente un ulteriore impoverimento dei Paesi del sud del mondo, ma anche i tanti &amp;sud&amp; che si sono sviluppati nel ricco nord del pianeta.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Questo non significa assolutamente ignorare la catastrofe economica, sociale ed umanitaria che travolge intere regioni del mondo, ed infatti i temi dell’emigrazione, dei rifugiati, dell’accaparramento delle risorse, delle terre e dell’acqua hanno grande spazio nelle discussioni che si sviluppano qui a Montreal. Significa avere uno sguardo globale ma partendo dalla consapevolezza della propria situazione.E questo oggi è l’unico modo serio per poter contribuire a modificare la situazione anche nel sud del mondo. Il Forum che si sta svolgendo a Montreal ci può,  seppure con i suoi limiti, aiutare a compiere questo percorso.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Da “Occupy Wall Street” al Forum</u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">I soggetti che oggi hanno organizzato il Forum sono molto diversi da quelli che lo hanno fondato nel 2001: allora i protagonisti indiscussi erano la CUT, il grande sindacato brasiliano, i Sem Terra e via Campesina, le grandi organizzazioni contadine diffuse in America Latina, in Africa e in Asia; in collaborazione, ma in seconda fila, con Attac, l’organizzazione nata nel nord del mondo, in Francia, con l’obiettivo di tassare le speculazioni finanziarie. Era la fotografia di due attraversamenti, quello a cavallo dell’Equatore e quello tra i due millenni.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Questa complessità permane tutta ed infatti  qui nel Forum vi sono importanti incontri sugli accordi commerciali internazionali tra via Campesina, e le organizzazioni dei coltivatori del Quebec e perfino le associazioni dei nativi di queste terre; ma gli organizzatori di questo Forum hanno alle spalle un’altra storia: provengono da “Occupy Wall Street”, dalle lotte studentesche contro la privatizzazione del sapere e per un web libero, dalla lotta contro i grandi oleodotti, contro le pipeline, dall’impegno per un’energia pulita, contro un modello di sviluppo energivoro fondato sui combustibili fossili. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/FSM-2016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6618" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6618 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/FSM-2016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="FSM-2016" width="191" height="200" /></a></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Cambiare il pianeta partendo dalla nostra condizione </u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Sono giovani tra i 20 e i trent’anni, frequentano assiduamente il mondo del web, non portano sulle loro spalle il ‘900 ma conoscono, hanno sperimentato da sempre, il dominio della finanza e dei mercati sulle loro vite e hanno piena consapevolezza dell’assenza di una qualunque tutela sul loro futuro. Conoscono forse meno la storia coloniale, ma sanno tutto del WTO, del TTIP, degli accordi TRIPs sulla proprietà intellettuale e sui medicinali, organizzano campagne per la chiusura dei paradisi fiscali e per la messa al bando nella finanza dei &amp;derivati&amp;. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Frequentano le università ed hanno trascinato centinaia di loro professori al Forum dove li troviamo impegnati in dibattiti complessi. Cresciuti in un mondo dominato dalle multinazionali, hanno chiuso rigidamente la porta a qualunque offerta di sponsorizzazione avanzata da compagnie telefoniche, da catene distributive ecc.; consapevoli dell’importanza del ruolo delle istituzioni – sia da un punto di vista democratico che nella redistribuzione della ricchezza e nella gestione del welfare, il sistema di sicurezza sociale – hanno fatto di tutto per coinvolgerle nella preparazione e nella partecipazione ai dibattiti</span>.</p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Ecco perché  pur con tutti i limiti, il Forum che si sta svolgendo a Montreal, rappresenta comunque un’opportunità per chi, anche nel nord del mondo, non rinuncia a cercare delle alternative al dominio del sistema liberista.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Una pausa di riflessione con un profondo lavoro su noi stessi, per riprendere, con maggior forza un percorso condiviso con tutti coloro ai quali, qui a Montreal, è  stata chiusa la porta in faccia.</span></p>
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