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	<title>trauma Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>MEDU (Medici per i diritti umani): emergenza Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 10:41:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ci sarà sicuramente un&#8217;altra conferenza di pace&#8221;: questa la dichiarazione all&#8217;Ansa, di circa 20 ore fa, del cancelliere tedesco Olaf Scholz che continua, affermando: &#8220;E io e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky siamo d&#8217;accordo&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></figure></div>



<p> </p>



<p>&#8220;Ci sarà sicuramente un&#8217;altra conferenza di pace&#8221;: questa la dichiarazione all&#8217;Ansa, di circa 20 ore fa, del cancelliere tedesco Olaf Scholz che continua, affermando:</p>



<p>&#8220;E io e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky siamo d&#8217;accordo sul fatto che debba essere coinvolta anche la Russia&#8221;.  in un&#8217;intervista alla Zdf.</p>



<p>Scholz, ha chiesto di intensificare gli sforzi diplomatici per raggiungere la pace in Ucraina &#8220;più rapidamente&#8221;, mentre la guerra sta attraversando il suo terzo anno. &#8220;Credo che sia giunto il momento di discutere su come uscire da questa situazione di guerra e raggiungere la pace più rapidamente&#8221;.</p>



<p><br>Dall&#8217;inizio del conflitto, tra gli aiuti umanitari sul territorio, la clinica mobile di MEDU opera nella cittadina di confine rumena di Siret-Suceava e nella città di<strong> </strong>Černivc<strong>i</strong> in Ucraina che ospita circa 80.000 profughi principalmente a donne, bambini e anziani. </p>



<p>Le persone in fuga  dalla guerra sono profondamente provate e gli effetti della paura e del trauma possono causare ferite psicologiche come il disturbo post traumatico. Poter ricevere un supporto medico psicologico è essenziale.</p>



<p>Inoltre, l’intervento prevede anche azioni di supporto rivolte ai volontari rumeni impegnati a offrire accoglienza, orientamento alle donne, anziani e bambini in fuga dalla guerra e in arrivo in Romania.</p>



<p><strong>Il team sanitario di MEDU, </strong>composto da un coordinatore, mediatori,  medici e psicologi fornisce assistenza medico-psicologica e in collaborazione con l’associazione <a href="https://www.facebook.com/nutriaiditalia.onlus?__cft__%5B0%5D=AZXnS3XxXm0rriL4R0fh7tcasGU_5h1dl4zJ62c5_J2uKkcl3-E9rYZ4bW7lphlBQM9RhSF_DmAuReOSJGTuR1cxjpFDufCNzP-uFSf70AHN1uiow4CfUlI5MFuSobtoy4CoJsBKhwiCm7B9evtOvO4ASi5qtY6cAW5HBqT39HwmerEWCfayxGf7ToN94voJEMg&amp;__tn__=-%5DK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss">NutriAid Italia</a>, assistenza  pediatrica.</p>



<p>Sono previste attività formative sul tema nel pronto soccorso psicologico per i volontari delle organizzazioni locali impegnati nell’accoglienza e nell’orientamento  al confine con l’Ucraina e nelle principali città rumene.</p>



<p>Anche in Italia nei centri MEDU&nbsp;Psyche si fornisce un servizio di assistenza psicologica&nbsp; per i profughi ucraini.</p>



<p><strong>Il team clinico  è composto da:</strong></p>



<ul><li>Medici</li><li>Pediatri di NutriAid</li><li>Psicologi</li><li>Mediatori</li></ul>



<p>Dal 24 febbraio 2022  è, inoltre, attivo il progetto: &#8220;Assistenza sanitaria e supporto psicosociale in favore della popolazione sfollata in Ucraina&#8221;.</p>



<p>Dal 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina continua a infliggere un immane dolore umano, morti e distruzione, mettendo milioni di persone a rischio di gravi violazioni e generando gravi bisogni umanitari. Secondo i dati OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) su una popolazione totale di 33.3 milioni di persone, il 43% (14.6 milioni) ha bisogno di urgenti aiuti umanitari, assistenza e protezione, mentre 6 milioni sono rifugiati sul territorio europeo (febbraio 2024). Nell’oblast di Chernivtsi, dove MEDU opera da maggio 2022, sono 173.752  le persone che hanno bisogno di assistenza. Chernivtsi, che per il momento non è teatro di guerra, è tra gli oblast con la maggiore concentrazione di persone che hanno subito multipli sfollamenti (circa il 50%) e hanno percorso rotte spesso difficili sia all’interno sia all’esterno del Paese alla ricerca di sicurezza e stabilità (IOM). Le persone in fuga sono profondamente provate e gli effetti della paura e del trauma possono causare ferite psicologiche come il disturbo da stress post traumatico. Si stima che le persone che hanno urgente bisogno di assistenza sanitaria ammontino a 7.8 milioni, di cui 85.965 nella regione di Chernivtsi (OCHA). Per contribuire a far fronte a tale emergenza, MEDU ha avviato un intervento di assistenza sanitaria e psicologica all’oblast di Chernivtsi, attraverso una clinica mobile e un’equipe composta da medici generalisti, pediatri, psicologi e mediatori culturali. Poter ricevere un supporto medico psicologico costituisce accesso ad un servizio essenziale e salvavita.</p>



<p><strong><br>Attivitá</strong></p>



<ul><li>Distribuzione di farmaci e dispositivi medicali per le strutture sanitarie locali</li><li>Erogazione dei servizi sanitari di base e dei servizi e fornitura di medicinali essenziali</li><li>Erogazione servizi primo soccorso psicologico e psicotraumatologia</li><li>Attività di supporto psicosociale di sostegno alle persone in condizione di maggiore vulnerabilità</li><li>Formazione e supporto al personale delle OSC locali, in ambito di pronto soccorso psicologico/psicotraumatologia e prevenzione del trauma vicario e del burn out</li></ul>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Gauguin, Matisse e Chagall. La Passione nell&#8217;arte francese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 09:48:51 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mai come in questo momento storico l&#8217;umanità necessita della forza simbolica della Pasqua, di una Resurrezione. Stiamo vivendo una quaresima laica e religiosa, immersi in un silenzio surreale che potremmo prendere come occasione per una riflessione profonda sul senso della Vita.  </p>



<p>Per la rubrica &#8220;Art(e)Attualità&#8221; vi proponiamo, quindi, una mostra che sarebbe allestita fino al 17 maggio 2020 presso il Museo Diocesano di Milano, dal titolo <em>Gauguin Matisse Chagall. La Passione nell&#8217;arte francese. Dai Musei Vaticani.</em> </p>



<p>Nel passaggio tra XIX e XX secolo e nel superamento di due guerre mondiali e dell&#8217;Olocausto, le culture e le arti, in Francia, ravvivano il dibattito tra Arte e Fede, non disgiunte dall&#8217;attualità. Papa Montini (Paolo VI), tra il 1964 e il &#8217;65, lancia un appello agli artisti affinchè, con la loro variegata creatività e attenta riflessione, ricerchino la Verità. L&#8217;epoca presa in considerazione impone un&#8217;analisi riguardante la modernità che si può (e si deve) traslare anche verso la nostra contemporaneità: l&#8217;Etica, il dolore, la Rinascita sono tutti temi che ci riguardano molto da vicino. </p>



<p>Gli artisti in mostra (Matisse, Gauguin, Rodin, Denis, Rouault e altri), con stili, linguaggi e tecniche differenti, tentano di dare una risposta, anche tramite la sperimentazione, alle domande profonde che legano l&#8217;Uomo all&#8217;Assoluto, trascendendo il particolare in favore di un significato più alto del nostro passaggio in Terra.</p>



<p><strong>&#8220;Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso he resiste all&#8217;usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell&#8217;ammirazione. E ciò grazie alle vostre mani&#8221;. </strong>(Messaggio agli artisti, Paolo VI. Dal catalogo della mostra a cura di Micol Forti e Nadia Righi).</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13722" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooo-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13730" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooo-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooo-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/10-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13728" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/10-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/10-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<p></p>



<p></p>
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		<title>Tutelare le donne, per tutelare la Vita. Intervista a Matilde D&#8217;Errico</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 07:26:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Matilde D&#8217;Errico che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione Amore criminale, ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>ha intervistato<strong> </strong>Matilde D&#8217;Errico<strong> </strong>che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione <em>Amore criminale,</em> ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori della Bastoggi Docu&amp;Fiction. Nel 2014, per Einaudi, ha pubblicato il libro <em>L&#8217;amore criminale.</em></p>



<p>Ringraziamo molto Matilde D&#8217;Errico.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="620" height="340" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13364" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove parte il suo interesse e l&#8217;impegno per l&#8217;universo femminile?</strong></p>



<p>Parte dalla lettura di un articolo che commentava, nel 2006, i dati di una ricerca statistica dell’Eures. La ricerca era relativa agli omicidi che avvengono in famiglia. Il numero degli omicidi avvenuti in famiglia era molto alto e all’epoca mi aveva colpito soprattutto il dato che la maggior parte delle vittime fossero donne. E’ iniziato tutto da lì. Mi sono documentata, ho verificato con la Polizia di Stato quei dati e ho pensato che fosse mio dovere fare qualcosa attraverso il mio lavoro.</p>



<p><strong>Perché
lo storytelling può essere importante per le donne vittime di abusi?</strong></p>



<p>E’
importante perché si attiva un meccanismo di riconoscimento. Ci si
identifica con la storia narrata e si inizia a riflettere, si colgono
alcuni segnali che fino a quel momento si sottovalutavano o si
ignoravano. 
</p>



<p>Le
storie narrate hanno un valore di archetipo, sono storie universali
nelle quali una donna vittima di violenza – fisica o psicologica –
può rivedersi e prendere coscienza della sua situazione.</p>



<p><strong>A
chi possono rivolgersi le donne vittime di violenza? E qual è la sua
opinione sulla legge “Codice rosso? </strong>
</p>



<p>Le
donne che vivono una situazione di violenza nel rapporto di coppia o
in famiglia possono rivolgersi innanzitutto alle Forze dell’Ordine,
polizia o carabinieri che ormai sono sempre più preparati e formati
sul tema della violenza sulle donne. Poi possono rivolgersi ai Centri
Antiviolenza, diffusi un po’ in tutta Italia. Il lavoro dei Centri
Antiviolenza è molto prezioso. Possono rivolgersi anche ai Servizi
Sociali della propria città e infine possono telefonare al 1522, il
numero nazionale antiviolenza, gestito da Telefono Rosa e attivo 24
ore su 24.</p>



<p>Per
quel che riguarda il Codice Rosso credo sia necessario migliorarlo;
ha bisogno – come strumento operativo – di essere rivisto e
migliorato.</p>



<p><strong>Chi
si prende cura dei figli delle donne che decidono di denunciare
mariti e compagni? E in che modo si possono aiutare e tutelare?</strong></p>



<p>Spesso
se ne prendono cura le madri stesse che denunciano, oppure i nonni
materni. Un aiuto prezioso arriva sempre dai Centri Antiviolenza che
nelle case-rifugio accolgono sia la donna che denuncia che i suoi
bambini. Sicuramente andrebbero tutelati meglio, come vanno tutelate
meglio le donne. Pensiamo anche ai tanti orfani di femminicidio,
bambini che vivono il doppio trauma della morte della mamma,
ammazzata dal padre che poi va in carcere. Finalmente pare che il
Governo stia trovando i soldi per rendere operativa la legge sugli
orfani di femminicidio. Mi auguro sia così.</p>



<p><strong>E’
possibile, a suo parere, fare un percorso di consapevolezza anche
insieme agli uomini?</strong></p>



<p>Si,
è possibile. Non bisogna parlare solo alle donne. Gli uomini sono
parte in causa. Occorre lavorare insieme per cambiare la mentalità,
la cultura. La violenza di genere è un problema soprattutto
culturale. Occorre però iniziare presto, da bambini. I genitori
devono insegnare ai propri figli ad amare in modo sano. Va fatta una
vera e propria educazione sentimentale. E anche la scuola può avere
un grandissimo ruolo.</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. Surrogati: un amore ideale</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 08:24:02 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Disturbante. Un aggettivo che ben definisce le immagini in mostra presso l&#8217;Osservatorio Prada di Milano fino al 22 luglio per “Surrogati. Un amore ideale” che vede esposti i progetti di Jamie Diamond e Elena Dorfman sui temi universali della famiglia, della coppia, dell&#8217;amicizia, del lutto; ma qui di comune c&#8217;è veramente poco perchè le persone ritratte estendono le proprie emozioni e i propri sentimenti su bambole di silicone, iperrealistiche.</p>
<p>A differenza dei ginoidi che possono parlare e camminare, le reborners sono feticci, del tutto uguali agli umani, con lo stesso peso di un neonato o di una donna, che le persone sostituiscono a quelle vere. In psicanalisi si parla di “per-versione”, non nell&#8217;accezione del tutto spregiativa in cui il termine si usa nel parlare, ma nel senso che l&#8217;individuo viene ridotto e trattato come un oggetto. Nel caso della comunità degli affezionati ai reborners l&#8217;oggetto assume, al contrario una valenza fondamentale, andando a riempire i vuoti lasciati dall&#8217;esistenza: un bambino mai nato a causa di un aborto, una moglie per uomini soli, una figlia adottiva&#8230;</p>
<p>“Fin da quando ero bambina desideravo essere una mamma. Ho sposato un uomo che aveva già due figli che la madre aveva abbandonato. Ho fatto la matrigna per 14 anni&#8230;Quando i ragazzi sono andati via di casa avevo circa 45 anni. Sapevo di essere troppo avanti con l&#8217;età per avere figli. Soffrivo la sindrome del nido vuoto e sentivo il bisogno di qualcosa, ma non sapevo cosa”: queste le parole di KYM dal catalogo dell&#8217;esposizione che consigliamo vivamente di acquistare qualora vi interessasse l&#8217;argomento.</p>
<p>“Forever mothers”, “I promise to be a good mother”, “Still lovers” sono i titoli delle sezioni che trasferiscono il visitatore in mondi stranianti, in una valle perturbante in cui bisogna essere molto empatici per poter capire, senza giudicare, come hanno fatto le artiste, con tanta delicatezza.</p>
<p>Non è affatto un gioco, è un esperimento sociologico interessante e originale che permette di riflettere sulle condizioni di vita contemporanee, sul senso di solitudine, sulla solidarietà, insomma sul Futuro dell&#8217;individuo e della collettività.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12231" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a><a 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		<title>Afghanistan/Italia, appello importante: Mio fratello è stato torturato. Ha bisogno di aiuto per reagire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 06:37:17 +0000</pubDate>
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<p>Questa mattina un nostro amico ci ha scritto, chiedendoci un aiuto che noi giriamo a tutte/i voi.</p>
<p>Il fratello è arrivato dall&#8217;Afghanistan dove ha subìto torture da parte dei talebani. Ha 27 anni, è pediatra &#8211; radiologo. Ha ottenuto la protezione internazionale.</p>
<p>E&#8217; stato torturato con scosse elettriche, ha lasciato moglie e figlio appena nato ed è riuscito a fuggire. Ora si trova in Italia, a Rodi Garganico.</p>
<p>Vi chiediamo se conoscete il modo di inserirlo in qualche struttura per farlo lavorare (come volontario). I medici dicono che deve stare in compagnia di altre persone, deve tornare a sentirsi utile per superare i traumi che ha dovuto sopportare.</p>
<p><strong>Se potete aiutarlo/ci, scriveteci a: info@peridirittiumani.com</strong></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> provvederà a far arrivare le informazioni e i contatti al nostro amico e a suo fratello. Vi ringraziamo anticipatamente.</p>
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		<title>L&#8217;infanzia nelle guerre del Novecento. Alcune domande al Prof. Bruno Maida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 09:11:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infanzia nelle guerre del Novecento (Einaudi).Nei disegni di guerra fatti dai bambini le strade sono molto rare e non collegano mai due luoghi. Tutto si riduce a un punto dove c&#8217;è il corpo senza&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;infanzia nelle guerre del Novecento</em> (Einaudi).Nei disegni di guerra fatti dai bambini le strade sono molto rare e non collegano mai due luoghi. Tutto si riduce a un punto dove c&#8217;è il corpo senza vita di qualcuno oppure un veicolo brucia. Metafora di una vita sospesa, l&#8217;assenza di strade rinvia alla responsabilità degli adulti che devono costruirle e aiutare i bambini a ritrovarle. La guerra è una frattura profonda nella vita di chi ne faccia esperienza, condiziona i comportamenti successivi, sedimenta le memorie che si radicano nell&#8217;identità. Lo è ancora di più per l&#8217;infanzia per la quale, nella stratificazione delle diverse età che la compongono, la guerra coincide con il tempo della formazione, della definizione di se stessa, della costruzione di un proprio sguardo sul mondo. Che siano stati mobilitati, resi protagonisti passivi o attivi della violenza, colpiti da traumi e perdite, rimasti soli oppure, al contrario, attraversino il tempo della guerra protetti e non invasi dagli effetti più laceranti, i bambini sono stati in ogni caso sempre più coinvolti e condizionati dai conflitti armati del Novecento e gettati sulla scena fino a trasformarsi, nella seconda metà del secolo, in veri e propri combattenti. E ciò è accaduto all&#8217;interno di un paradosso: all&#8217;affermarsi e al diffondersi di un sistema di protezioni nazionali e internazionali per i civili nei contesti di guerra, con un&#8217;attenzione specifica nei confronti dei bambini, è corrisposto un progressivo e crescente coinvolgimento diretto e indiretto dell&#8217;infanzia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10007" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="210" height="329" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ringrazia moltissimo il Prof. Bruno Maida per il tempo dedicatoci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Lei è sempre attento ai diritti dell&#8217;infanzia: da dove nasce l&#8217;interesse per questa parte della società?</b></p>
<p>La storia dell’infanzia non ha mai avuto grande fortuna tra gli storici, ancor meno tra i contemporaneisti. Eppure io ritengo che definire il Novecento il “secolo dei bambini” non sia un guscio vuoto o un’espressione retorica. Il secolo trascorso ha conosciuto una profonda trasformazione per ciò che riguarda l’infanzia: la scolarizzazione di massa, la nascita della pediatria, la lotta vittoriosa contro il lavoro minorile, la costruzione di un sistema di norme per la protezione dei bambini durante le guerre sono tutti aspetti di un processo di miglioramento nelle condizioni dell’infanzia. Nello stesso tempo, però, vanno tenute in considerazione due questioni: la prima è che l’insieme di questi cambiamenti ha riguardato quasi esclusivamente l’Occidente; la seconda è che la protezione dei civili e, nello specifico dei bambini, nelle guerre si è accompagnato, come non mai, a un loro massiccio coinvolgimento e morte di massa. I bambini sono diventati sempre più vittime, attori e spettatori dei processi sociali, in tempo di pace e di guerra. Non considerare il loro punto di vista, la loro esperienza, la loro memoria significa negarsi la comprensione di una parte importante della storia vissuta dalle generazioni che ci hanno preceduto ma anche del presente.</p>
<p><b>Quali sono le differenze tra la tutela dei bambini durante le principali guerre del Passato e quelle contemporanee?</b></p>
<p>Nel passato i civili non erano coinvolti in modo massiccio nelle guerre mentre le caratteristiche dei conflitti contemporanei hanno modificato profondamente il loro ruolo, a causa sia della mobilitazione totale che ogni paese ha realizzato sia delle trasformazioni strategiche e tecnologiche che hanno determinato un sempre maggiore numero di morti tra la popolazione e sempre meno tra i militari. Questo coinvolgimento ha prodotto un insieme di norme, a partire dalla fine dell’Ottocento, affinché i civili fossero protetti e tra essi una particolare attenzione, dopo la prima guerra mondiale, è stata rivolta all’infanzia. Insomma, la vera questione non sono le tutele, perché guardando il ramificato sistema di accordi e leggi internazionali a protezione dei bambini nelle guerre contemporanee la prima impressione è che esistano tutti gli strumenti in grado di limitare al massimo il coinvolgimento dell’infanzia. Il punto è la loro applicazione perché molti paesi non rispettano le convenzioni internazionali, molti altri sono complici attivi o passivi. Il caso più evidente è il divieto di vendere armi ai paesi che utilizzano bambini-soldato, divieto che è stato assai poco rispettato dagli stessi stati firmatari.</p>
<p><b>Nel suo libro dà voce ai bambini attraverso parole, disegni, giochi: cosa ci chiedono? Come possiamo intervenire?</b></p>
<p>I bambini chiedono di poter vivere una vita normale, con i propri genitori, amici, una casa e del cibo dignitosi, imparando e studiando. Ognuno all’interno delle tradizioni, abitudini, culture che esistono alle diverse latitudini. Quello che gli adulti devono fare è garantire e difendere quella normalità perché nell’infanzia si deposita il progetto di trasmissione culturale che ogni società definisce e costruisce. Le guerre spazzano via tutto questo e accelerano artificialmente i processi della formazione e del passaggio tra le diverse età; spesso cancellano l’esperienza stessa dell’infanzia come la intendiamo. I livelli di interventi sono molti e diversi. Verrebbe da dire, per esempio, che sarebbe bello vivere in un mondo dove non debba esistere <i>Save the Children </i>o <i>Action Aid</i>. Ma la verità è che le organizzazioni non governative, al di là di qualsiasi critica che possa essergli rivolta, hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo di supplenza essenziale rispetto all’immobilismo e al disinteresse degli Stati nazionali.</p>
<p><b>Qual è, per lei, il significato del concetto di “resilienza”?</b></p>
<p>Resilienza è una parola molto diffusa, direi abusata. Come tutti i concetti che hanno fortuna, finiscono per essere non solo semplificati ma banalizzati. Quando si parla di resilienza, secondo me, è necessario tenere in considerazione due aspetti. Il primo è il rapporto con il trauma, che significa contestualizzare le condizioni in cui il bambino ha vissuto, conoscerne il contesto familiare e sociale, far emergere il più possibile l’esperienza del bambino, le sue paure e le sue speranze. Il secondo è che ogni forma di resilienza necessita di un ambiente resiliente, di persone, strutture, condizioni, che favoriscano lo svilupparsi delle risorse e delle possibilità che esistono nelle persone. La resilienza – mi viene da dire, tenendo conto che il mio mestiere è lo storico, non l’educatore, lo psicologo o il pedagogista – ha bisogno di una comunità resiliente, capace di appoggiare, restituire e condividere il mondo della sofferenza con cui un bambino, quando subisce un trauma o meglio una serie di ferite, deve confrontarsi. Le guerre non si esauriscono, per esempio, solo nella dimensione della morte – che costituisce comunque un’esperienza radicale e devastante – ma producono una desertificazione materiale e psicologica di cui bisogna tenere conto e che pervade tutto il tempo e lo spazio della ricostruzione della società. Bisogna evitare che i bambini si trovino nella condizione di Edmund, il protagonista di <i>Germania anno zero</i> che giunge al suicidio non solo per la sua disperazione individuale ma anche perché intorno a lui vede solo le macerie fisiche e umane della guerra, un deserto che gli appare senza speranza.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Affinché la solidarietà diventi un&#8217;abitudine</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 06:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Mayra Landaverde &#160; La mixteca poblana si trova a sudest dello stato di Puebla nel centro del Messico, si considera parte della mixteca alta trovandosi più a nord dello stato di Oaxaca, regione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9650" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22049863_1699695710064577_8913704138898857765_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>La mixteca poblana si trova a sudest dello stato di Puebla nel centro del Messico, si considera parte della mixteca alta trovandosi più a nord dello stato di Oaxaca, regione con cui condividono quest’antichissima cultura. E’ conformata da 45 piccoli paesi e comunità dove ci abitano principalmente amuzgos, cuicatecos, mixtecos e triquis.</p>
<p>Inutile dire che è una delle zone più ricche culturalmente e più povera economicamente.</p>
<p>La gente che abita in quella regione non ha mai avuto niente e dopo il terremoto del 19 settembre scorso la situazione è drasticamente peggiorata. Tante famiglie hanno perso la casa. C’è da dire che le case sono spesso fatte da loro stessi con pochissime risorse, dunque fragili e non resistenti a un sisma così forte.</p>
<p>Di fronte a questa situazione tanti giovani arrivati da tutte le parti si sono autorganizzati e hanno creato la “Brigada comunitaria por la Mixteca Poblana” . Nessuno di loro lavora per il governo dello stato di Puebla e nemmeno per il governo federale.</p>
<p>Ci racconta una giovane volontaria che tutte le piccole comunità della mixteca erano completamente abbandonate dalle autorità.</p>
<p>“ Non sono venuti nè militari nè croce rossa. Niente, non avevamo nessuno”.</p>
<p>In questo disastro naturale le risorse di salvataggio si sono concentrate principalmente sulla Città del Messico, lasciando a se stesse tutte le altre regioni colpite.</p>
<p>Di fronte a quest’abbandono la società civile ha reagito con grande generosità.</p>
<p>La Brigada, infatti, raccoglie beni di prima necessità che poi con i propri mezzi distribuiscono nelle comunità. Hanno offerto, inoltre, valutazioni da parte di periti volontari sui danni delle case ancora in piedi; raccolgono materiale di costruzione e aiutano le famiglie a riscostruire le proprie case.</p>
<p>Una parte importantissima, che spesso viene totalmente ignorata nel processo di “ritorno alla normalità”,  sono i bambini. I bambini che hanno sofferto come gli adulti il trauma di un sisma fortissimo, che hanno visto morte e distruzione.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22405826_1712858045415010_720006232389576653_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9651" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22405826_1712858045415010_720006232389576653_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="716" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22405826_1712858045415010_720006232389576653_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 716w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/22405826_1712858045415010_720006232389576653_n-224x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 224w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E anche di questo si sono incaricati.</p>
<p>“Crediamo sia fondamentale la salute mentale dei bambini che, quando siamo arrivati nel posto, erano sotto shock. T’immagini? Un giorno sei a scuola e comincia tutto a tremare e cade tutto, per di più nessuno ti spiega niente!”</p>
<p>Il gruppo ha creato una “brigata per i bambini” portando, oltre a beni materiali necessari come coperte, giocattoli, cibo, anche spettacoli di giocoleria e laboratori di disegno.</p>
<p>Sono tutti giovani volontari che arrivano da tutto il Paese per dare una mano a queste persone che ,se non fosse per loro, sarebbero completamente sole. Vi invito dunque a guardare la loro pagina Fb dove troverete delle bellissime fotografie delle loro attività. Se vi piace questo progetto interamente autofinanziato troverete anche un conto corrente dove poter fare una donazione a partire da 100 pesos messicani che sono soltanto 5 euro. Con 100 pesos mangia una famiglia intera.</p>
<p>Hasta que la solidariedad se haga costumbre ( Affinché la solidarietà diventi abitudine) è il loro motto e il loro invito a non dimenticare queste persone, già dimenticate da tempo dallo Stato.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.facebook.com/BrigadaComunitariaporlaMixtecaPoblana/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: x-large;">https://www.facebook.com/BrigadaComunitariaporlaMixtecaPoblana/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span></p>
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		<title>La notte ha la mia voce: le parole della scrittrice Alessandra Sarchi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 08:04:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Una giovane ha perso l’uso delle gambe in seguito a un incidente. Abita un corpo che non le appartiene più e si sente in esilio dal territorio dei sani», si legge nel risvolto di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/04/26/la-notte-ha-la-mia-voce-le-parole-della-scrittrice-alessandra-sarchi/">La notte ha la mia voce: le parole della scrittrice Alessandra Sarchi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Una giovane ha perso l’uso delle gambe in seguito a un incidente. Abita un corpo che non le appartiene più e si sente in esilio dal territorio dei sani», si legge nel risvolto di copertina del romanzo La notte ha la mia voce, edito da Einaudi, di Alessandra Sarchi. La protagonista incontrerà un’altra donna nella sua stessa condizione, Giovanna, e cambierà il suo modo di guardare la vita.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande all&#8217;autrice e la ringrazia molto per la sua disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788806232016_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8585 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/9788806232016_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="190" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Può raccontarci brevemente la sua storia?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La mia storia, come quella di ognuno, non si riassume brevemente. Certo c’è stato un trauma, un incidente automobilistico al seguito del quale ho riportato una lesione midollare, che ha fatto da spartiacque. Prima camminavo, poi non più. Ma questo è solo uno dei tanti episodi che hanno segnato la rotta della mia esistenza, e nonostante la sua dolorosità non credo che sia stato nemmeno il più importante.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La protagonista del romanzo ripercorre la sua vicenda personale?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">No. Non si tratta di un romanzo autobiografico. Certamente non avrei potuto costruire una voce narrante di quel genere se non avessi attinto direttamente alla mia esperienza, ma il romanzo elabora più che dei fatti specifici un vissuto percettivo e conoscitivo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Un romanzo è un racconto che tratta argomenti universali: uno di questi è la perdita di una parte di sé&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Si perde una parte di sé ogni giorno, vivendo. Il filosofo latino Seneca diceva che la morte è tutta dietro di noi e non davanti, e intendeva che vivendo perdiamo pezzi ad ogni passo, anche se non ce ne accorgiamo. A volte questa perdita è più oggettivata e appariscente come nel caso di chi subisce un trauma, una menomazione o una malattia. Ma anche una perdita psicologica, di un affetto, di una funzione ci mette davanti alla mancanza di cui è costellata la vita. Un equilibrio in continuo movimento fra pieni e vuoti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Com&#8217;è, oggi, il suo rapporto con la disabilità?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">È una cosa molto spiacevole che mi è capitata, ma ripeto non ritengo sia la più importante e non voglio farne la ragione della mia vita, anche perché ho molte altre passioni che assorbono le mie energie.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Come è stato il cambiamento anche per la sua famiglia?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Traumatico, ovviamente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Lo Stato, le istituzioni italiane in che modo dovrebbero occuparsi del tema della disabilità?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Molto è stato fatto a livello legislativo, quello che manca in Italia è una cultura della diversità a trecentosessanta gradi. È solo con una vera educazione alla parità di diritti e di opportunità che possiamo sperare di rendere meno svantaggiati coloro che si trovano in una condizione di disagio fisico o psichico. Ma, ripeto, si tratta di un problema culturale, di educazione e sensibilizzazione che dovrebbe passare nelle famiglie e nelle scuole. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Torniamo al libro: qual è il ruolo della Donnagatto?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La Donnagatto è una figura femminile che vive la propria disabilità come una sfida e come un limite da superare, in maniera provocatoria e sprezzante. Si tratta di un personaggio non solo e non del tutto positivo, ma con ombre e lati oscuri. Di fatto si potrebbe dire che non abbia mai fatto veramente i conti con la sofferenza, ma abbia trovato una maniera molto vitale di rimuoverla, è una figura che rompe con lo stereotipo del disabile vittima o necessariamente in una condizione di minorità.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quanto è importante la forza psicologica per lei e, credo, per le persone che vivono nella sua stessa condizione?</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La forza piscologica è essenziale per chiunque, disabili e non. Si può essere perfettamente sani, dal punto di vista fisico, e ritrovarsi senza motivazioni o progetti. Non le sembra questo l’handicap più grave?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Figli sospesi: proiezioni per le scuole superiori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 05:57:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i diritti umani in collaborazione con A.D.R.I. (Ass. Donne Romene in Italia) propone per le scuole superiori la proiezione e il commento del reportage intitolato: FIGLI SOSPESI (trasmesso anche dal TG1) Un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-604" width="560" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604-262x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 262w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Associazione per i diritti umani</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> in collaborazione </b></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>con</b></span></span><b> </b><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>A.D.R.I.</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> (Ass. Donne Romene in Italia)</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">propone per le </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>scuole superiori </u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la proiezione e il commento del </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>reportage</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> intitolato:</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>FIGLI SOSPESI</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>(trasmesso anche dal TG1)</b></span></span></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Villaggi fatti di nonni e nipoti, interi paesi dove manca quasi del tutto la generazione di mezzo, quella tra i venti e i cinquant’anni, fuggita all’estero in cerca di lavoro, la gran parte in Italia dove sono 1.200.000 i romeni residenti. Per lo più donne che lavorano come badanti. Questa è oggi la Moldavia Romena, la più povera regione della Romania, a quasi dieci anni dall’ingresso nell’Unione Europea dove sono oltre trecentomila i bambini costretti, a causa dell’emigrazione, a crescere senza le madri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">La storia di Vasilica e di tante altre mamme costrette a non vedere crescere i propri bambini. Un dramma dimenticato che produce traumi sia nei genitori che nei figli, per il quale non si fa nulla. Eppure alle volte basterebbe un computer e il collegamento ad internet per tenere saldo un rapporto. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/11/orfani-bianchi-il-costo-drammatico-delle-badanti/22810/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: large;">l’altra faccia dell’emigrazione</span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">? </span></span></p>
</div>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per l&#8217;organizzazione delle proiezioni:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;incontro si svolgerà DIRETTAMENTE presso gli istituti scolastici interessati, anche con classi accorpate.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Saranno presenti:</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Silvia Dumitrache, presidente associazione A.D.R.I e Alessandra Montesanto, vicepresidente Associazione per i Diritti Umani di Milano</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si approfondirà il tema affrontato nel reportage e si avvierà un dibattito con gli studenti; si affonteranno molti argomenti legati alle migrazioni; si proporrà un lavoro di approfondimento su questo fenomeno tanto attuale e tanto importante.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quota di partecipazione:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La quota richiesta è di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>euro 4</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> a studente</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per altre informazioni e prenotazioni: </b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrivere una mail a: </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">peridirittiumani@gmail.com</span></span></a></u></span></span></p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe&#8221;: Nel viaggio di speranza dall&#8217;Africa, molti incontrano odio/Revealing Hate in the African Journeys of Hope</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 09:19:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hate Crimes in Europe!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  di Cinzia D&#8217;Ambrosi (da Londra per Associazione per i Diritti umani) Al Centro Astalli ,Sud di Napoli, rifugiati e richiedenti asilo trovano riparo, pasti, assistenza legale e medica. La maggior parte degli occupanti&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Liberation Sans, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Cinzia D&#8217;Ambrosi (da Londra per <em>Associazione per i Diritti umani</em>)</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Al Centro Astalli ,Sud di Napoli, rifugiati e richiedenti asilo trovano riparo, pasti, assistenza legale e medica. La maggior parte degli occupanti sono reduci da un lungo e travagliato viaggio dalla Libia alla Sicilia, dove coloro che sono registrati vengono successivamente inviati in vari centri in Italia. Il Centro Astalli Sud è uno di questi. Essere stata invitata a trascorrere del tempo nel centro e&#8217; stata un&#8217;esperienza umanamente molto importante. Ho ascoltato storie emotivamente forti, esperienze passate ed aspirazioni future  e ho visto prove dolorose del loro passato: paura costante di essere uccisi in conflitti, guerre, poverta&#8217; estrema e fame. Per molti non c&#8217;era via d&#8217;uscita, ma hanno potuto solo fuggire. </span>Tra i racconti anche atti di estrema tortura e segregazione in Libia. Il loro colore della pella, l&#8217;essere cristiani e rifugiati li hanno resi vulnerabili ed in balia di sevizie, detenzione o uccisioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati testimoni d&#8217;episodi orribili, ma la cosa peggiore è stata la mancanza di uno spazio dove potessero sentirsi al sicuro. Uno di loro, che chiameremo solo con la iniziale del nome E., racconta &#8220;Chiunque può girare con una pistola, decidere di utilizzarla ed uccidere e non verrebbe punito. Anche i bambini portano una pistola.&#8221; Il livello di segregazione è preoccupante. Hanno condiviso di essere stati tenuti in tantissimi in cortili per giorni quasi senza acqua o cibo senza alcuna informazione sul loro futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia, sono lasciati con le loro cicatrici; quelle fisiche magari possono andare via con il passsare del tempo, ma lo stress emotivo ha bisogno di una cura diversa. La combinazione del loro stress ed ansia  con cio&#8217; che hanno visto, vissuto e sentito li rende completamente alienati. La necessità di una cura della salute mentale adequata ed un&#8217;integrazione più veloce sono due fattori paralleli che bisogna  impegnarsi ad attuare per facilitare un sostegno appropriato ed umano.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"> </span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6888" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6888" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (531)" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;"><b>We are waiting for our life to begin again”.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;"><b>Aspettiamo che la nostra vita inizi di nuovo”</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">Image c</span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a href="http://www.cinziadambrosi.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">opyright © Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">At the Centro Astalli Sud in Naples,Italy, refugees and asylum seekers find shelter, meals, legal and medical assistance. Most of the occupants have made their journey from Lybia to Sicily, where those that are registered are sent to various centres in Italy. The Centro Astalli Sud is one of these. Spending some time at the centre, I learned of their stories, experiences and aspirations.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonetheless, the painful ordeals of an existence in fear of being killed in conflict, wars, extreme poverty and hunger. There is no way out but to flee.</p>
<p align="JUSTIFY">Those that have shared their experiences have recounted acts of extreme torture and segregation in Lybia. They have felt that being black, Christian made them further vulnerable and at the mercy of being tortured, detained or killed. They have witnessed horrible things but the worst of it all has been the lack of a space where they could feel safe. It appeared to be none. E. “Anybody could turn around , decide to use the gun, aim, kill and would not be prosecuted. Even children are carrying a gun.”</p>
<p align="JUSTIFY">The level of segregation is also a concern. They have shared of being kept in big numbers in courtyards for days with hardly any water or food and knowledge of what was going to happen to them.</p>
<p align="JUSTIFY">Today, in Italy they are left dealing with their scars, mostly of psychological nature. The physical torture may go away but the emotional toll needs a different care. Combining the stress and anxiety of their lives in a limbo state with the stress of what they have witnessed, experienced and felt is leaving them completely alienated. The need for mental health care but also that of a faster integration is very important.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/15/hate-crimes-in-europe-nel-viaggio-di-speranza-dallafrica-molti-incontrano-odiorevealing-hate-in-the-african-journeys-of-hope/">&#8220;Hate crimes in Europe&#8221;: Nel viaggio di speranza dall&#8217;Africa, molti incontrano odio/Revealing Hate in the African Journeys of Hope</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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