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	<title>traumi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Uniti per Unire: nasce l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:27:24 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="804" height="804" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 804w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 804px) 100vw, 804px" /></figure>



<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i paesi del mondo invitando tutti a difendere i diritti ,la libertà, la sicurezza e l&#8217;autonomia delle donne. Oggi un giorno importante a livello mondiale per la festa delle donne che deve far riflettere tutti per quanto riguarda l&#8217;importanza del ruolo delle donne nelle società tutti i giorni, non solo l&#8217;8 marzo. Le donne hanno vinto numerose battaglie ma dobbiamo far ancora tanto per combattere la violenza contro le donne e rispettare tutti i loro diritti.</p>



<p>&#8220;Le nostre associazioni e comunità da anni sono contro la violenza sulle donne con iniziative pubbliche ,sportello online e assistenza sanitaria, valorizzando il ruolo delle donne. Per questo lanciamo oggi l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne di Uniti per Unire, Amsi ,Co-mai e Umem per intensificare il nostro impegno tutti i giorni con iniziative,ricerca ,statistiche e proposte&#8221;, così dichiara il presidente Amsi e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo, Foad Aodi, lanciando il *#Manifesto dell&#8217;Osservatorio internazionale Anti-violenza sulle Donne con statistiche del 2020 e proposte per il futuro.</p>



<p>*Statistiche*</p>



<p>Sono aumentate del 40% le patologie ortopediche di cui il 60% sono donne nel periodo del coronavirus, per motivi di eccessivo impegno professionale e casalingo, scarsa attività fisica , stress e sovrappeso.</p>



<p>Sono aumentate le crisi famigliari in Italia e nel mondo di circa 25% ,per colpa della crisi economica famigliare e del lockdown.</p>



<p>Sono in aumento continuo le violenze sessuali contro le donne migranti durante i loro &#8220;viaggi della speranza&#8221; e nel mare.</p>



<p>Sono in aumento le discriminazioni ed i pregiudizi contro le donne musulmane e dottoresse con il velo sui posti di lavoro.</p>



<p>In Italia e in Europa sono pochissime le donne che indossano il burqa ; ci sono già leggi che chiedono il viso scoperto per l&#8217;identificazione in pubblico e vanno rispettate ed attuate per tutte.</p>



<p>Il 55% dei professionisti della sanità di origine straniera sono donne( circa 40.000), molto impegnate nella difesa dei diritti di tutte le donne e i pazienti.</p>



<p>Ecco le nostre&nbsp;proposte:</p>



<p>Intensificare i centri anti-violenza con sportelli d&#8217;ascolto ed online con collaborazione interprofessionale , per sostenere le donne nel superare il tunnel della sofferenza.</p>



<p>Consentire a tutte le donne, in tutti i paesi, di svolgere in libertà e senza ostacoli burocratici le loro attività professionali ,attività fisica e la partecipazione a manifestazioni pubbliche.</p>



<p>Sostenere i figli delle donne che hanno subito violenza e&nbsp;promuovere progetti di riabilitazione gratuiti per il loro rinserimento nella società senza traumi.&nbsp;</p>



<p>Rispettare il principio dell&#8217;eguaglianza per tutte e chi sbaglia paga senza sconto ne&#8217; giustificazioni.</p>



<p>Intensificare la prevenzione e l&#8217;assistenza sanitaria per le donne migranti senza permesso di soggiorno</p>



<p>Combattere la mutilazione genitale femminile con leggi internazionali chiare e senza ambiguità.</p>



<p>Combattere ogni forma di disinformazione, pregiudizio, discriminazione contro le donne di altre religioni o culture.</p>



<p>Questi sono i punti che hanno una priorità nel trovare soluzioni concrete da parte delle istituzioni per combattere ogni forma di violenza contro le donne: fisica, verbale ,mentale e sessuale. Non saremo mai liberi se non ce&#8217; una libertà , rispetto dei diritti e sicurezza completa per tutte le donne,  in tutti i paesi del mondo, così chiude Aodi. </p>
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		<title>Iraq / Yazidi: 5. anniversario del genocidio degli Yazidi nel nord  dell&#8217;Iraq (3 agosto)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/08/01/iraq-yazidi-5-anniversario-del-genocidio-degli-yazidi-nel-nord-delliraq-3-agosto/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 08:13:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati presenta uno studio sulla situazione delle donne yazide. In occasione del quinto anniversario del genocidio degli Yazidi nell&#8217;Iraq del nord, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha presentato uno studio&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/due-donne-yazidi-appoggiato-accanto-a-un-vecchio-albero-in-lalish-yazidis-templi-sacri-nel-kurdistan-iracheno-fke3ty-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12860" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/due-donne-yazidi-appoggiato-accanto-a-un-vecchio-albero-in-lalish-yazidis-templi-sacri-nel-kurdistan-iracheno-fke3ty-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/due-donne-yazidi-appoggiato-accanto-a-un-vecchio-albero-in-lalish-yazidis-templi-sacri-nel-kurdistan-iracheno-fke3ty-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/due-donne-yazidi-appoggiato-accanto-a-un-vecchio-albero-in-lalish-yazidis-templi-sacri-nel-kurdistan-iracheno-fke3ty-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/due-donne-yazidi-appoggiato-accanto-a-un-vecchio-albero-in-lalish-yazidis-templi-sacri-nel-kurdistan-iracheno-fke3ty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> <br>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati presenta uno studio sulla <br>situazione delle donne yazide.</p>



<p>In occasione del quinto anniversario del genocidio degli Yazidi nell&#8217;Iraq del nord, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha presentato uno studio sull&#8217;attuale situazione delle donne yazide. La ricerca, fatta dallo psicologo tedesco-yazida Jan Ilhan Kizilhan, <br>documenta i traumi causati dal genocidio, la loro elaborazione tra i profughi in Germania e nel Kurdistan iracheno e accenna a possibili interventi politici.</p>



<p>Secondo Kizilhan, che da anni collabora con l&#8217;APM, il terrore dell&#8217;IS e i conflitti politici, religiosi e etnici in Iraq hanno dimostrato che gli Yazidi così come le persone appartenenti ad altre minoranze lasciano il paese quando non sono sufficientemente tutelati o non hanno alcuna <br>possibilità di vivere secondo la propria cultura e religione. Il mantenimento della propria lingua e cultura però non è garantito nemmeno nella diaspora. Quando un gruppo relativamente piccolo come quello degli Yazidi si trova diviso in tutto il mondo, è probabile che nel corso di quattro o cinque generazioni smetta di esistere.</p>



<p>In considerazione dello studio, l&#8217;APM torna a chiedere maggiori tutele e aiuti per la ricostruzione sia per gli Yazidi sia per le altre minoranze presenti in Iraq. L&#8217;APM inoltre chiede la mediazione internazionale per risolvere il conflitto tra il governo centrale di Baghdad e <br>l&#8217;amministrazione del Kurdistan iracheno relativamente alla regione dello Sinjar, che è tradizionalmente la regione di insediamento degli Yazidi. Circa 280.000 Yazidi vivono tuttora come profughi in campi provvisori o sono ospitati da privati. Finché non potranno tornare a <br>casa in sicurezza, queste famiglie e i loro bambini non hanno alcuna prospettiva per il futuro. L&#8217;Iraq arabo e il Kurdistan iracheno devono finalmente trovare una soluzione alla situazione dello Sinjar e decidere a quale parte del paese lo Sinjar deve appartenere. E&#8217; inoltre un dovere <br>della comunità internazionale aiutare e sostenere i sopravvissuti di un genocidio nella ricostruzione.</p>



<p>Il prossimo 3 agosto gli Yazidi e i loro amici in tutto il mondo ricorderanno le vittime del genocidio, iniziato proprio il 3 agosto 2014 quando le milizie dell&#8217;IS attaccarono i villaggi e le città dei circa 400.000 Yazidi dello Sinjar. Furono uccise o rapite migliaia di persone, <br>le donne catturate furono stuprate, costrette a sposarsi con miliziani dell&#8217;IS o vendute in veri e propri mercati degli schiavi. In occasione del quinto anniversario dell&#8217;attacco dell&#8217;IS agli Yazidi vi saranno numerose manifestazioni in tutta Europa, in America, in Russia, Armenia, <br>Georgia e soprattutto nel Kurdistan iracheno.</p>



<p>Jan Ilhan Kizilhan è nato nel 1966 nel Kurdistan turco. Attualmente è a&nbsp;<br>capo dell&#8217;Istituto per gli studi interculturali sulla salute presso la&nbsp;<br>Duale Hochschule Baden-Württemberg Villingen-Schwenningen. Dal 2015 è il&nbsp;<br>direttore medico-psicologico del gruppo speciale per l&#8217;assistenza a&nbsp;<br>donne con particolare bisogno di tutela del governo regionale del&nbsp;<br>Baden-Württemberg.

</p>
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		<title>Progetto PIA: portare l&#8217;Arteterapia in America latina</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 07:55:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde L’arte terapia non è ancora molto comune nel continente americano e, anche se la sua affermazione è in crescita, c&#8217;è ancora un lungo cammino da percorrere. Molto spesso le emozioni e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/07/21/progetto-pia-portare-larteterapia-in-america-latina/">Progetto PIA: portare l&#8217;Arteterapia in America latina</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Mayra Landaverde</p>



<p>L’arte terapia non è ancora molto comune nel continente americano e, anche se la sua affermazione è in crescita, c&#8217;è ancora un lungo cammino da percorrere. Molto spesso le emozioni e la cura dell’anima delle persone viene messa da parte.  L&#8217; America Latina è un continente difficile, la gente è troppo impegnata a sopravvivere. Ho trovato due ragazzi che percorrendo i paesi del Sud America portano con i loro laboratori una parte importantissima spesso dimenticata : l&#8217;Arte.</p>



<p><strong>Matias Garber</strong> arteterapeuta,
laureato dalla prima Scuola Argentina  de Arteterapia , istruttore di
yoga vinyasa. Ha studiato Sociologia all&#8217;università di Buenos Aires.</p>



<p><strong>Julia Garcia</strong> ha studiato 
Educazione dell&#8217;arte presso l&#8217;Instituto Vocacional de Arte. Ha
studiato disegno all&#8217;università di Buenos Aires. È graphic designer
e istruttrice di yoga vinyasa. 
</p>



<p>“<strong>PIA</strong> nasce  dal nostro
movimento, dai nostri viaggi nel sud America, dagli incontri con la
gente. Abbiamo viaggiato molto nel sud America e abbiamo vissuto
incontri molto intimi con  persone che altrimenti non avremmo mai
trovato. Abbiamo cominciato a fare  laboratori per ragazzi a Tucumán
(Argentina),ma questo molto tempo prima di avere l’idea precisa di
un progetto itinerante di Arteterapia.</p>



<p>Una cosa che sicuramente ci ha
incoraggiato in questo progetto è la fiducia. La fiducia delle
persone che ci accoglievano senza conoscerci, che si preoccupavano
per noi,che condividevano le proprie esperienze. E allora viaggiare
facendo l’autostop è diventata una grande avventura. Era
emozionante uscire sull&#8217;autostrada per vedere come sarebbe andata e
non sapere chi avremmo trovato quella giornata; si è trasformata
nella sensazione di avere una casa ovunque in Argentina, in Bolivia
in Ecuador e così via. Questa sicurezza ha molto a che vedere con i
nostri laboratori dove creiamo degli spazi sicuri in cui condividere
la nostra intimità con altre persone. Volevamo replicare questa
emozione che ci ha dato il continente , offrendoci una accoglienza
senza paragone . 
</p>



<p>Vogliamo che anche nel nostro progetto
ci sia fiducia e accoglienza.  I nostri laboratori offrono la
possibilità alle persone di giocare, di raccontarsi e imparare e il
nostro viaggio è una parte fondamentale del  progetto, è una
connessione diretta con la nostra creatività; sicuramente <strong>PIA </strong>è
nato da tutto questo e ha preso forma lentamente. 
</p>



<p>Vogliamo seminare questo messaggio: 
che ci sono tante altre strade per fare le cose. Abbiamo usato l’arte
coi bimbi che trovavamo nei piccoli paesi che abbiamo percorso.
L&#8217;arteterapia è una mescolanza di tutto quello che è arte e
educazione dell&#8217;arte. Non in tutti i paesi che abbiamo visitato
esiste l&#8217;arteterapia,  ma una volta che vedevano o partecipavano ai
nostri laboratori ci chiedevano una cosa un po&#8217; più strutturata. È
così che nasce <strong>PIA</strong> formalmente . Allora ci siamo messi al
lavoro: Matias  ha scritto  il programma e poi anch’io ho dato una
mano per costruire il nostro primo vero corso di arteterapia. Questo
corso ha avuto un grande successo e quindi ne  abbiamo fatti altri.
Alcune organizzazioni ci hanno contattato per collaborare, per
esempio una ci ha chiesto di organizzare laboratori specifici per
ragazze-madri a Panama dove abbiamo avuto la possibilità di lavorare
anche all’interno di una prigione femminile . Questa è stata una
esperienza estremamente ricca per noi è crediamo anche per loro.
Abbiamo offerto un modo alternativo alle detenute di esprimere ciò
che portavano dentro in uno spazio di completa fiducia.</p>



<p>L&#8217;arte è potentissima perché si
possono trasformare le emozioni più intense . Noi diamo alle persone
gli strumenti per poterlo fare.  Abbiamo lavorato, infatti, anche con
 adolescenti usciti dalla guerriglia colombiana, abbiamo formato 
operatori in Tegucigalpa che poi sarebbero stati inseriti in un
programma di prevenzione contro l’immigrazione di minori e a Buenos
Aires abbiamo lavorato in un quartiere della periferia dove c&#8217;è un
grande disagio socio-economico.</p>



<p>Tutte queste sono situazioni sono
estranee all&#8217;individuo, non dipendono da noi , non possiamo
controllarle. Crediamo di aver aperto una strada per la libera
espressione delle persone che,  sfortunatamente, le vivono. Per la
prima volta queste persone diventano protagoniste, creando opere
d&#8217;arte e non solo e questo offre loro  la possibilità di fare un
viaggio interiore e di guardarsi bene dentro come individui ma anche
come parte di un gruppo.</p>



<p>Anche se questo metodo non è ancora
molto usato, ci sono molte persone nel mondo dell&#8217;arte che lavorano
per diffonderlo, anche se il problema è che spesso nei luoghi di
origine non ci sono gli spazi per farlo; il nostro progetto va  a
riempire questa mancanza, con tante maestre di arti plastiche  &#8211; ad
esempio &#8211; che hanno bambini con abilità diverse  e che stanno usando
l’arte per aiutarli. Alcuni psicologi vengono da noi per includere
l&#8217;arteterapia nelle proprie sedute coi loro pazienti. 
</p>



<p>L&#8217;arteterapia  esiste da sempre anche se con altri nomi perché l&#8217;espressione artistica ha sempre avuto un effetto catartico sull&#8217;essere umano e noi vogliamo democratizzare questo: che ognuno abbia la possibilità di creare.”</p>



<p><a href="https://m.facebook.com/piaarteterapia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/piaarteterapia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="http://www.proyectopia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.proyectopia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Teatro utile: dare una famiglia alle rifugiate e ai rifugiati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 07:03:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>
a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p> <br>In attesa dello spettacolo che si terrà il prossimo 26 giugno e di cui vi daremo comunicazione, Associazione Per i Diritti umani ha avuto occasione di parlare con Tiziana Bergamaschi &#8211; ideatrice e regista &#8211; e Mateo Çili &#8211; aiuto regista, che organizzano e conducono laboratori teatrali per ragazze e ragazzi rifugiati e richiedenti asilo.  </p>



<p>
	Ecco cosa ci hanno raccontato: 
	</p>



<p>Sul territorio della città di Milano sono ad oggi accolti molti migranti di cui alcuni in carico al servizio di etnopsichiatria in quanto portatori di varie forme di disagio psichico o di sintomatologie riconducibili a disturbi psichiatrici nella maggior parte dei casi conseguenza di traumi complessi subiti nel paese di origine o durante il percorso migratorio.</p>



<p>
	Il
	progetto Teatro Utile 2019 (Teatro Utile è alla sua settima
	edizione ed è un progetto sulla ricchezza culturale delle diversità
	e l&#8217;inclusione attraverso l&#8217;arte, promosso dall&#8217;Accademia dei
	Filodrammatici di Milano), che vede la collaborazione tra
	l’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il servizio di
	Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda, si propone di realizzare,
	attraverso le dinamiche del teatro, un intervento terapeutico da
	affiancare alle terapie convenzionali, per favorire il ripristino di
	un sé non più frammentato, ma che ha ritrovi la sua integrità.</p>



<p>Partecipano al progetto 15 migranti, 6 drammaturghi (Riccardo Mini, Cinzia Mela, Alice, Sacha Oliviero, Riccardo Tabilio, Laura Vagnoni, Alice Grati) 2 registi (Enrico Lofoco, Sergio Fantoni), 4 attori (Alice Pavan, Chiara Serangeli, Nicolò Polesiello e Federico Ragonese), 2 operatori sociali (Magda Emanuele, Laura Lagamucci) guidati nel percorso teatrale da trainer (artisti, alcuni di loroa loro volta migranti &#8211; Mateo Çili, Olivier Elouti, Dotcha , Daniel Koll, Mayil Georgi Nieto, Lorenzo Piccolo, Chiara Claudi) e per quanto riguarda il laboratorio di drammaturgia da Marco Di Stefano, il tutto coordinato da Tiziana Bergamaschi che sarà anche la regista dello spettacolo che andrà in scena al teatro Franco Parenti il 26 giugno 2019 (Giornata del rifugiato che ha subito tortura).</p>



<p>
	Un gruppo di persone che, pian piano,
	si è andato creando, iniziando da un lavoro molto importante di
	training che abbiamo svolto da gennaio a fine febbraio in cui le
	abbiamo fatte incontrare con diverse modalità di fare teatro,
	cercando di passare loro degli strumenti: la voce, il corpo, lo
	spazio, il teatro sensoriale, tutto finalizzato alla creazione di un
	insieme anche perchè loro non vivono insieme, ma in diverse parti
	di Milano, in diversi centri e quello che le unisce è il recarsi
	presso l&#8217;ospedale Niguarda per continuare un&#8217;attenzione nei loro
	confronti da parte dello psichiatra Lorenzo Mosca, dalle psicologhe,
	dalle assistenti sociali che li aiutano in questo difficile percorso
	di ambientazione in un luogo nuovo e di cui non parlano molto la
	lingua. 
	</p>



<p>Creare
un gruppo è stato interessante, è stata una scommessa.</p>



<p>Conoscere,
attraverso il Teatro, queste persone che si erano incrociate, ma non
si erano mai viste &#8211; anche se hanno in comune il fatto di essere
straniere e rifugiate &#8211; è stato interessante perchè loro non
avevano mai sentito parlare di Teatro, o di Teatro come lo intendiamo
noi occidentali, ma si sono ambientate subito e hanno lavorato
insieme. 
</p>



<p>Il
lavoro che è stato fatto non tanto per far sì che si formassero
attori straordinari, ma per far sì che il Teatro avesse una funzione
di cura, affiancando quelle degli specialisti dell&#8217;ospedale; un
Teatro di cura che non fosse psicodramma, teatro terapia, ma uno
spazio della fantasia in cui liberare le loro anime molto
appesantite. In questo gruppo, le ragazze e i ragazzi si sentono in
una famiglia: la cura da sola, isola. Il gruppo teatrale, invece,
porta ad un confronto tra persone che condividono i problemi e i
sogni. 
</p>



<p>Per noi
il Teatro è un “effetto collaterale”, lo spettacolo è solo il
finale di un percorso che vuole, prima di tutto, creare sintonia,
trovare un posto in cui non si sentano soli in un Paese straniero,
senza punti di riferimento, ma tra voci amiche. E vorremmo continuare
a fare questo anche per i prossimi anni. 
</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. Surrogati: un amore ideale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 08:24:02 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_141055.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_141055.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_141055.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_141055-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_141055-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_141055-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Disturbante. Un aggettivo che ben definisce le immagini in mostra presso l&#8217;Osservatorio Prada di Milano fino al 22 luglio per “Surrogati. Un amore ideale” che vede esposti i progetti di Jamie Diamond e Elena Dorfman sui temi universali della famiglia, della coppia, dell&#8217;amicizia, del lutto; ma qui di comune c&#8217;è veramente poco perchè le persone ritratte estendono le proprie emozioni e i propri sentimenti su bambole di silicone, iperrealistiche.</p>
<p>A differenza dei ginoidi che possono parlare e camminare, le reborners sono feticci, del tutto uguali agli umani, con lo stesso peso di un neonato o di una donna, che le persone sostituiscono a quelle vere. In psicanalisi si parla di “per-versione”, non nell&#8217;accezione del tutto spregiativa in cui il termine si usa nel parlare, ma nel senso che l&#8217;individuo viene ridotto e trattato come un oggetto. Nel caso della comunità degli affezionati ai reborners l&#8217;oggetto assume, al contrario una valenza fondamentale, andando a riempire i vuoti lasciati dall&#8217;esistenza: un bambino mai nato a causa di un aborto, una moglie per uomini soli, una figlia adottiva&#8230;</p>
<p>“Fin da quando ero bambina desideravo essere una mamma. Ho sposato un uomo che aveva già due figli che la madre aveva abbandonato. Ho fatto la matrigna per 14 anni&#8230;Quando i ragazzi sono andati via di casa avevo circa 45 anni. Sapevo di essere troppo avanti con l&#8217;età per avere figli. Soffrivo la sindrome del nido vuoto e sentivo il bisogno di qualcosa, ma non sapevo cosa”: queste le parole di KYM dal catalogo dell&#8217;esposizione che consigliamo vivamente di acquistare qualora vi interessasse l&#8217;argomento.</p>
<p>“Forever mothers”, “I promise to be a good mother”, “Still lovers” sono i titoli delle sezioni che trasferiscono il visitatore in mondi stranianti, in una valle perturbante in cui bisogna essere molto empatici per poter capire, senza giudicare, come hanno fatto le artiste, con tanta delicatezza.</p>
<p>Non è affatto un gioco, è un esperimento sociologico interessante e originale che permette di riflettere sulle condizioni di vita contemporanee, sul senso di solitudine, sulla solidarietà, insomma sul Futuro dell&#8217;individuo e della collettività.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12231" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/20190309_140829-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a><a 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		<title>Chiusura del CARA di Castelnuovo Di Porto gestita in modo disumano, sbrigativo e caotico &#8211; COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 08:08:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/foto-castelnuovo-di-porto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12005" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/foto-castelnuovo-di-porto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="438" height="246" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/foto-castelnuovo-di-porto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 438w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/foto-castelnuovo-di-porto-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 438px) 100vw, 438px" /></a></p>
<p><b>Associazione Per i Diritti umani </b>firma e divulga il seguente comunicato:</p>
<p>31 gennaio 2019: La settimana scorsa abbiamo assistito con sgomento ad una vera deportazione dei migranti dal CARA di Castelnuovo Di Porto, che era il secondo centro per rifugiati e richiedenti asilo in ordine di grandezza, subito dopo quello di Isola Capo Rizzuto.</p>
<p>Contestiamo le modalità e i tempi dello sgombero che è avvenuto a nostro avviso in modo disumano, sbrigativo e caotico. Ci chiediamo se siano state rispettate tutte le norme nazionali, la Costituzione italiana e le norme internazionali in termini di diritti umani.</p>
<p>La decisione del ministro dell&#8217;Interno di mandare l&#8217;esercito per sgomberare il centro che rappresentava una positiva esperienza di integrazione locale, sembra far più parte di una strategia per smantellare il sistema di inclusione che, seppur con alcune difficoltà, funziona. Abbiamo invece bisogno di misure ponderate, rispettose dei diritti delle persone e delle attività di chi ha agito per una vera inclusione. Insicurezza, caos, disorientamento e violazione dei diritti dei migranti sono invece il risultato di questa scelta.</p>
<p>Appare evidente che la modalità scelta per condurre questa operazione rientri in uno scenario propagandistico per soddisfare le promesse elettorali invece di creare azioni sinergiche, ponderate e concordate con gli enti locali efficaci per persone che si trovano già in condizioni di vulnerabilità.</p>
<p>Ribadiamo che non siamo in guerra e non vi è alcuna necessità di agire in emergenza; si tratta di esseri umani, con sentimenti e legami affettivi, legami lavorativi, amicizie; non sono bestie.</p>
<p>Un esempio è la drammatica Storia di Mouna Alì: 24enne somala con la protezione umanitaria che ha perso il diritto ad una tutela dopo il decreto sicurezza; solo grazie alla generosità del sindaco di Castelnuovo Di Porto, Riccardo Travaglini, Mouna non finirà, per ora, sulla strada.</p>
<p>Crudeltà gratuita è riservata ai bambini che da un giorno all’altro devono abbandonare scuola, amici, insegnanti e qualsiasi legame che finalmente li faceva sentire accolti. Questi bambini e queste famiglie hanno già subito diversi traumi; non hanno bisogno di altre tragedie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non si può continuare con misure disumane, frettolose non rispettose dei diritti umani; chiediamo che non vi siano altre azioni simili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nostra solidarietà va alla citta di Castelnuovo Di Porto, al suo sindaco Riccardo Travaglini e a tutti i cittadini che si sono attivati in modo straordinario per aiutare gli ex ospiti della struttura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I nostri pensieri vanno anche ai 120 operatori che rischiano di perdere l’occupazione a causa di questa operazione.</p>
<p><b>Firmato: </b></p>
<p>REDANI (Rete della Diaspora Africana Nera in Italia)</p>
<p>Movimento Cara Italia</p>
<p>Articolo 21</p>
<p>Città Futura, Frosinone</p>
<p>Kellam Onlus</p>
<p>Movimento Degli Africani</p>
<p>Associazione Speranza Italia</p>
<p>National Union of Nigeria Associations in Italy (N.U.N.A.I.)</p>
<p>Nigerians in Diaspora Organization &#8211; Italy</p>
<p>Associazione per i Diritti Umani</p>
<p>Alleanza dei Romeni in Italia</p>
<p>Balobeshayi</p>
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		<title>Profumo di vita. I newborn e la violenza assistita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 08:51:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto &#160; Associazione Per i Diritti umani ha intervista la fotografa Elena Givone sul suo nuovo progetto intitolato Profumo di vita in cui affronta il delicato tema dei neonati e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> ha intervista la fotografa Elena Givone sul suo nuovo progetto intitolato <em>Profumo di vita</em> in cui affronta il delicato tema dei neonati e la violenza assistita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/22549980_377196472713905_2784289483289087523_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11812" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/22549980_377196472713905_2784289483289087523_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="642" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/22549980_377196472713905_2784289483289087523_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/22549980_377196472713905_2784289483289087523_n-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/22549980_377196472713905_2784289483289087523_n-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Il tuo lavoro riguarda spesso le bambine e i bambini, in Italia e nel mondo: perché questo interesse nei confronti del mondo dell’infanzia?</p>
<p>Il mio lavoro ha una forte componente etica e sociale, in cui spesso si mette in scena la voce di un’umanità la cui parola è stata tolta. Non importa che si tratti di un carcere in Brasile, di un orfanotrofio, di una strada, o di una tenda, poiché tappeti, lampade o gufi, diventano degli strumenti per capire la società in cui vivono i protagonisti ritratti, per sovvertire la normalità e regalare loro anche solo per pochi attimi, il dono della leggerezza.</p>
<p>Per questo motivo ho scelto di lavorare sull’infanzia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo progetto, intitolato Profumo di vita, vede ritratti i neonati, sorretti da mani e braccia di adulti, uomini e donne, su sfondo nero. Al centro dell&#8217;attenzione, i newborn. Perchè questa scelta artistica?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il progetto artistico-sociale Profumo di Vita #neldirittodelbambino &#8211; da un&#8217;idea di Legal@rte, con la curatela di Roberta Di Chiara &#8211; nasce per creare un momento di approfondimento rispetto al fenomeno sommerso della “violenza assistita” in famiglia da minori, al fine di far conoscere le conseguenze che si riscontrano nei bambini che ne sono inermi spettatori.</p>
<p>Nelle immagini realizzate presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, con neonati appartenenti a differenti zone geografiche e culturali, si vuol cogliere l&#8217;essenza della vita: la fragilità di un neonato, le mani di un genitore che lo hanno messo al mondo e che lo proteggeranno ed aiuteranno a crescere al meglio.</p>
<p>Il progetto nasce per celebrare la Giornata mondiale dei diritti del fanciullo il 20 novembre, ha il desiderio di diventare un progetto con un respiro nazionale ed internazionale, riuscendo nell’intento di diffondere informazioni riguardo ai danni invisibili della violenza assistita, creando prevenzione e consapevolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il lavoro è legato ad un tema sociale molto importante, quello della violenza assistita. Ce ne vuoi parlare? Quali sono le conseguenze per i minori, vittime di questo fenomeno?</p>
<p>I minori oggetto di questa tipologia di traumi, risultano mediamente più esposti degli altri a sintomatologie post-traumatiche, problemi relazionali e soprattutto, rischiano di perpetuare la violenza, agendola o subendola.</p>
<p>Gli adulti che anno subito tali soprusi, diventati genitori, corrono un alto rischio di trasmissione intergenerazionale delle condotte maltrattanti/abusanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo il Primo rapporto mondiale su violenza e salute emesso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il 90% delle aggressioni subite dalle donne si verificano in presenza dei figli.</p>
<p>La “violenza assistita”, punita con l’art. 572 del Codice Penale:“Maltrattamenti in famiglia”, ancor prima che un problema da contrastare sul piano giuridico, è una questione sociale che deve investire tutti noi. Crescendo, i minori che hanno subìto questo tipo di violenza, presentano una maggiore esposizione a sintomatologie post-traumatiche e problemi relazionali per i quali, Per violenza assistita si intende quella particolare forma di maltrattamento sottovalutata ed a volte ignorata anche dai genitori.</p>
<p>Il bambino spesso assiste ad atti di abuso fisico, verbale, psicologico, sessuale o economico, diretti verso la madre o verso figure familiari per lui affettivamente importanti.</p>
<p>L’esposizione a queste forme di violenza in famiglia può avere effetti devastanti, compromettendo lo sviluppo personale e l’interazione sociale, sia nell’infanzia che nell’età adulta.</p>
<p>Il bambino attiva diversi meccanismi di difesa, può assumere la stessa condotta aggressiva del maltrattante, imitandolo fisicamente e nel comportamento; i ricordi e i vissuti emotivi vengono spesso relegati nell’inconscio. La mente si divide in due parti, una riconosce l’avvenimento traumatico, l’altra lo nega e vi sostituisce una costruzione fantastica (come accusarsi della violenza o di non aver protetto il genitore maltrattato). In età adolescenziale possono inconsciamente ritrovarsi in situazioni e in relazioni dolorose, ripetendo inconsapevolmente le passate esperienze.</p>
<p>Questi bambini vivono in uno stato di costante allerta, insicurezza, paura, ansia mista a rabbia, imbarazzo e umiliazione, sviluppando sintomi quali disturbi del sonno, la mancanza di concentrazione con scarso rendimento scolastico, ritardi di sviluppo, riduzione delle capacità cognitive, deficit di attenzione e l’iperattività.</p>
<p>Possono insorgere somatizzazioni a carico dell’apparato gastrointestinale, cefalee, enuresi, tristezza, depressione e rabbia. Possono manifestare comportamenti d’accudimento e di protezione verso le vittime, mettendo in atto numerose strategie, come controllare chi suona alla porta, rispondere al telefono per filtrare le chiamate, prendersi cura del genitore aggredito, rifiutando di separarsi da esso o controllando le sue attività. Come il loro genitore maltrattato, i figli possono sviluppare pensieri ricorrenti rispetto alle modalità per impedire le violenze e calmare il maltrattante.</p>
<p>La sintomatologia citata ha un riscontro biologico, l’esposizione alla violenza innalza la quantità di ormoni dello stress, spesso neurotossici (in particolare il cortisolo).</p>
<p>L’eccesso di cortisolo, può contribuire alla diminuzione della massa encefalica, provoca deficit nel funzionamento cognitivo, rende inefficiente l’ippocampo sede della memoria, dell’integrazione dei ricordi e delle emozioni, infine può ipersollecitare l’amigdala, area sede delle emozioni, tra le quali paura.</p>
<p>Le cause della violenza assistita sono complesse e necessitano pertanto di interventi multi professionali di prevenzione e di cura, sia per le vittime che per gli autori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ti sei preparata per affrontare un tema così delicato? Quali persone hai incontrato durante lo svolgimento di questo progetto?</p>
<p>Prima di tutto ho studiato molto tempo la fotografia Newborn, frequentando i grandi maestri del genere, tra i quali Kelly Brown dall’Australia.</p>
<p>In secondo luogo realizzare questi progetti all’interno delle strutture sanitarie, vuol dire ricevere l’autorizzazione dal Direttore Sanitario stesso e dal Primario del reparto, frequentando giornalmente ostetriche, infermiere pediatriche ed i medici di riferimento.</p>
<p>I genitori sono contattatati e coinvolti uno ad uno, nelle proprie stanze. Dopo aver spiegato loro la bellezza e la bontà del progetto, risultano entusiasti, fornendo la liberatoria alla pubblicazione delle immagini.</p>
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		<title>One billion rising: la violenza sul corpo sacro delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 08:48:39 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<div align="CENTER"></div>
<div align="RIGHT"><i>Ora<br />
la lotta è tra le persone che devastano il pianeta, </i></div>
<div align="RIGHT"><i>saccheggiandone<br />
le risorse,</i></div>
<div align="RIGHT"><i>e<br />
noi</i></div>
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<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5234" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5234" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled289029" width="216" height="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">
Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”<a class="sdfootnoteanc" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a>, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più<br />
rappresentate è <i>My Vagina Was My Village</i>, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento<br />
globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.</div>
<div align="JUSTIFY">Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div class="separator"></div>
<div class="separator"><a title="" href="http://2.bp.blogspot.com/-2qzmETO5fyU/VlVjDa3UMjI/AAAAAAAADlM/TCTcED62Ug0/s1600/untitled%2B%252891%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="127" border="0" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di persone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete<br />
e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi<br />
professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una<br />
società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522</strong></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div id="sdfootnote1">
<div><a class="sdfootnotesym" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><br />
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea</div>
</div>
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