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	<title>tv Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La fragilità e la violenza della Comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 08:55:46 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto </p>



<p></p>



<p>Di  solito non utilizzo però credo che, a volte, si debba usare una modalità altrettanto forte per far passare certi messaggi: mi riferisco al programma TV &#8220;Grande fratello&#8221; che, come nella maggior parte della Comunicazione, è un contenitore di ignoranza, di violenza, di ipocrisia. Bene che oggi si parli apertamente di disagio mentale, meno bene che se ne parli in questi termini e per una trasmissione così becera , che mette sotto i riflettori una parte di cittadinanza in cui da una parte troppe persone hanno perso l&#8217;umanità e da un&#8217;altra, molte sono troppo sensibili per sopravvivere nella nostra epoca.</p>



<p>Da tempo mi batto anche per chi soffre di quelle malattie dell&#8217;anima che sono poco riconosciute a livello istituzionale e, tantomeno, a livello sociale. Mi sento indignata e affranta: studiando si capisce quanto la Cultura, la Comunicazione, la Politica influenzino la salute delle persone comprese i  BULLI (ADULTI e NON) che sono anche loro vittime di un sistema marcio, corrotto, privato di empatia, infarcito di disvalori, che ha lo stesso odore della cattiveria, lo stesso mutismo della paura, la stessa sordità del narcisismo, la stessa immobilità del vuoto più disperato e disperante. Che fare? Miguel De Unamuno scrive: &#8220;L&#8217;Uomo, dicono, è un animale razionale. Non so per qual motivo non si sia detto che è un animale affettivo o sentimentale. E forse quello che maggiormente lo distingue dagli altri animali è il sentimento e non la ragione&#8221;. Gli animali hanno, oggi, sicuramente più sentimento dell&#8217;Uomo calcolatore, arrivista, prepotente, superficiale e stupido, tanto stupido da non comprendere che tanto, alla fine, saremo tutti polvere o stelle. Non ci occupiamo di  di cibo, di sesso, di intrattenimento, di gossip, di moda, etc. Non importa, siamo fatti così. Vogliamo parlare di persone ancora tali, di fragilità, di amore, di solidarietà, di vicinanza, di ascolto. </p>



<p>Ogni aggettivo che ho utilizzato in questo articolo ne contiene molti altri; esprime concetti e riflessioni che, spero, vengano fatte seriamente nelle scuole e su quegli organi di stampa e di informazione che davvero sentono l&#8217;urgenza di raddrizzare il tiro verso una direzione pulita, sana, saggia della vita individuale e collettiva. </p>



<p>Di solito non intervengo molto su questo giornale online per dare spazio e voce a chi è più esperto di me, a chi vive sulla propria pelle le situazioni su cui diamo le notizie, ma ho sentito la necessità di scrivere questo breve editoriale perchè, purtroppo, in molti seguono la tv generalista e i mi occupo da anni di Comunicazione e ho sentito il dovere, anche dal punto di vista deontologico, di commentare quello che sta accadendo nel mio adorato-odiato Paese. </p>
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		<title>Milano all news: per parlare di inclusione sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 09:05:27 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Filippo Cinquemani e Alessandra Montesanto sono stati intervistati dalla brava Francesca Cutrone di Milano All News per parlare dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani e dei prossimi eventi in presenza organizzati dalla stessa: Divercitynsieme (10 aprile, dalle ore 14 presso biblioteca Chiesa Rossa &#8211; Municipio 5), Volti di una società plurale (6 maggio dalle ore 14, in Via Mazzali 5 &#8211; Municipio 3) e &#8220;Romanì-pina, Sorelle rom, presentazione del libro e del laboratorio, sempre venerdì 6 maggio alle ore 21, Via Mazzali, 5 &#8211; Municipio 3); queste due ultime iniziative fanno parte della CIVIL WEEK che si terrà dal 5 all&#8217;8 maggio 2022.</p>



<p></p>



<p>Vi chiediamo di ascoltare  e far circolare la diretta tv; di seguire Associazione Per i Diritti umani; di partecipare agli eventi (portando anche i vostri bambini o studenti) se, come noi, credete e volete costruire una società equa e pacifica. </p>



<p></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="3TD4OwsqQ6"><a href="https://www.milanoallnews.it/diretta/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Diretta</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Diretta&#8221; &#8212; Milano AllNews" src="https://www.milanoallnews.it/diretta/embed/#?secret=TlK7KS3HZT#?secret=3TD4OwsqQ6&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="3TD4OwsqQ6" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>La giornalista russa Maria Ovsyannikov è scomparsa: con il suo blitz televisivo ha gridato di non credere alla propaganda del Cremlino</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 13:30:49 +0000</pubDate>
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<p>Le Nazioni Unite (ONU) chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Le Nazioni Unite chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Lo riferisce il Guardian online. <strong>Maria Ovsyannikova</strong>, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie. Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna «non subisca rappresaglie».</p>



<p>Lo riferisce il Guardian online.</p>



<p>Maria Ovsyannikova, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie.<br>    Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna &#8220;non subisca rappresaglie&#8221;.<br>    Maria Ovsyannikova rischia 15 anni di reclusione. Lo scrive su Telegram l&#8217;avvocato della giornalista. &#8220;All&#8217;inizio &#8211; spiega Dmitry Zakhvatov &#8211; la polizia l&#8217;ha trattenuta volendo limitarsi a seguire il protocollo amministrativo. Ma il caso è stato poi preso in mano dalle alte autorità che hanno deciso di avviare un procedimento penale nei suoi confronti per divulgazione pubblica di informazioni consapevolmente false sull&#8217;uso delle forze armate russe&#8221;. Il caso, ha aggiunto, è ora in mano al presidente del comitato investigativo, Alexander Bastrykin.</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo. Russi contro la guerra &#8220;, recita così il cartello con il quale la giornalista Marina Ovsyannikova ha fatto irruzione in studio mentre andava in onda in diretta il tg&nbsp; su Channel One, tv di stato della Russia. Alle spalle della collega, che in quel momento stava conducendo il telegiornale, Maria è comparsa per diversi secondo in video mostrando il cartello contro la guerra prima che il collegamento fosse interrotto. Stando a quanto riportato da Meduza la giornalista sarebbe stata arrestata prima di essere portata in commissariato: dovrà rispondere dell&#8217;accusa di aver violato la nuova legge sulla &#8220;disinformazione&#8221; che vieta di parlare del conflitto in corso come di una guerra.</p>



<p>Un vero e proprio atto dimostrativo da parte della giornalista che sembra collabori come redattrice per Channel One: poco prima di interrompere il tg ha infatti postato sui propri canali social un videomessaggio nel quale indica la Russia e il presidente Putin come unici responsabili di quanto sta accadendo in Ucraina: “Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. La Russia è l&#8217;aggressore e la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin. Mio padre è ucraino. Mia madre è russa. E non sono mai stati nemici. E questa collana che indosso è un simbolo del fatto che la Russia deve porre fine immediatamente a questa guerra fratricida. E i nostri popoli fraterni potranno ancora fare la pace&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="561" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-300x164.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-768x421.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1536x842.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1863w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Ovsyannikova dopo avere anche gridato: «Fermate la guerra. No alla guerra» è di fatto stata prelevata dalla polizia e ad oggi non si sa dove sia stata portata. Gli avvocati non riescono a trovarla e alcune organizzazioni umanitarie temono il peggio. «Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo» ha ripetuto la giornalista.</p>



<p>Prima del blitz la giornalista russa ha anche registrato un video dalla sua casa che successivamente è stato&nbsp;diffuso dalla associazione per i diritti umani OVD-Info, in cui esprimeva la sua personale&nbsp;vergogna per un «conflitto fratricida, che mette contro due popoli. Io ho madre russa e padre ucraino e si amano».</p>



<p>«Purtroppo, per un certo numero di anni, ho lavorato a Channel One e ho lavorato alla propaganda del Cremlino, mi vergogno molto di questo in questo momento. Mi vergogno di aver permesso di dire bugie dallo schermo televisivo. Mi vergogno di aver permesso la zombificazione del popolo russo. Siamo stati in silenzio nel 2014 quando tutto questo era appena iniziato. Non siamo usciti a protestare quando il Cremlino ha avvelenato Navalny», ha detto, facendo riferimento al leader dell&#8217;opposizione.</p>



<p>«Stiamo solo guardando in silenzio questo regime anti-umano. E ora il mondo intero si è allontanato da noi e le prossime 10 generazioni non saranno in grado di pulirsi dalla vergogna di questa guerra fratricida» ha rimarcato la giornalista. Da quando è iniziato l&#8217;attacco alla Ucraina, la censura russa si è fatta particolarmente dura e in questi giorni ci sono state centinaia di persone arrestate dalla polizia anche solo per tenere in mano un cartello bianco. I giornalisti possono essere condannati anche a 15 anni di carcere. </p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Il Venezuela è ancora imbavagliato</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 08:27:54 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/ve.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15823"/></figure></div>



<p>Ripetute volte abbiamo parlato del collettivo venezuelano <em>Un Mundo sin Mordaza</em>, che attraverso la promozione e diffusione dell’arte ha il compito di denunciare le arbitrarietà del regime e far rispettare i Diritti Umani. Hanno pubblicato il rapporto semestrale sulla situazione imperante in Venezuela per quanto riguarda la mancanza di libertà d’espressione. Il Coronavirus, pur essendo di vitale importanza, non ci deve distrarre di continuare a focalizzare la nostra attenzione anche su questi fatti ormai conosciuti e ultimamente dimenticati. Mi sembra doveroso riportare alcuni frammenti di questo rapporto per ricordare che la riduzione del diritto alla libertà è una realtà non risolta affatto in Venezuela.</p>



<p>“Nella prima metà del 2021, il modello di sistematizzazione e riduzione del diritto alla libertà di espressione e di accesso all&#8217;informazione in Venezuela si è ripetuto ancora una volta. Tuttavia, c&#8217;è stato un calo significativo rispetto ai dati ottenuti nel 2020. Secondo l&#8217;ONG <em>Espacio Público</em>, finora quest&#8217;anno sono stati registrati 74 casi, tra cui 150 violazioni della libertà di espressione in Venezuela, che rappresenta una diminuzione del 54% dei casi e del 66% delle violazioni registrate durante lo stesso periodo nel 2020, tra cui le detenzioni arbitrarie contro i giornalisti e i cittadini nel loro esercizio di diffusione delle informazioni, di fatto, Un Mundo sin Mordaza ha documentato 29 episodi di arresti e detenzioni arbitrarie sia di giornalisti che di individui nell&#8217;esercizio della diffusione e del libero accesso alle informazioni, suddivisi in 15 giornalisti e 14 vittime civili. Un totale di 63 atti di minacce, molestie o aggressioni (…) atteggiamenti che consistevano in minacce su reti sociali da parte di funzionari pubblici, persecuzioni, sequestro di attrezzature e materiale di lavoro, intimidazioni, minacce, aggressioni fisiche, morali e psicologiche, tra gli altri. Per quanto riguarda i media tradizionali, un totale di 22 casi sono stati registrati, diretti verso canali televisivi e stazioni radio, dove il 50% di essi sono stati censurati mediante sanzioni amministrative o giudiziarie. D&#8217;altra parte, per quanto riguarda la carta stampata, anche se ha rappresentato solo il 13,6% dei casi di violazione della libertà di espressione, l&#8217;incidente che ha suscitato più scalpore è stata la condanna e il sequestro esecutivo, nonché l’embargo, emesso contro il giornale <em>El Nacional</em> (uno dei giornali con più autorevolezza nella storia della stampa venezuelana). Sono anche stati registrati 13 casi di blocco di siti web e social network. Un caso particolare è l’attacco alla sede della stazione radio Selecta 102.7 FM, che è stato attaccato da sostenitori del regime inviati da funzionari pubblici.” Per solo citare alcuni frammenti del rapporto.</p>



<p>Non solo i media tradizionali hanno subito attacchi, anche i giovani che comunicano attraverso Tik tok sono oggi delle vittime. Un caso uscito in tutta la stampa nazione è quello di José Perez, giovane tiktoker, studente universitario che ha pubblicato un video dove questionava lo stile di vita sfarzoso e lussuoso della figlia di un famoso cantante, che sembrerebbe abbia rapporti con il regime. Perez è stato minacciato di morte dai parenti del cantante. Pur cancellando il contenuto e dopo le scuse, Pérez è stato detenuto da una commissione per i delitti informatici del CICPC (Corpo investigativo scientifico, penale e criminalistico) per 20 giorni, maltrattato verbalmente e psicologicamente, senza mandato e senza processo di nessun tipo.</p>



<p>Luis Morales è il responsabile di un video, sempre su TikTok, che riguardava il vaccino cinese contro il COVID. Morales ha mostrato una clip satirica sugli effetti collaterali dell&#8217;applicazione del vaccino per prevenire la diffusione del coronavirus, a causa della quale i funzionari del SEBIN lo hanno trattenuto, interrogato e dopo 20 giorni rilasciato con misure cautelari. Questi sono soltanto due esempi denunciati dove si può notare come le detenzioni continuano ad essere utilizzate dal regime come un meccanismo per mettere a tacere e censurare l&#8217;attività giornalistica e la libertà di parola dei cittadini che sostengono posizioni lontane dai principi del regime attuale.</p>



<p>Il Coronavirus non ci deve distrarre. Ovviamente, ha messo ancora alla prova la precaria situazione che si vive nel paese, ha aumentato la situazione di crisi già imperante, ma alcuni fattori come la mancanza di benzina, di prodotti di prima necessità e la mancanza di libertà d’espressione, nonché la censura, continuano ad essere protagonisti assoluti di questa tragedia. Non dimentichiamolo.</p>
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		<title>“Ubuntu. Io sono perché noi siamo”, il documentario sociale in onda il 16 agosto su TV2000</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 08:50:20 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/08/Schermata-2021-08-12-alle-00.50.33.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di Ubuntu)</figcaption></figure>





<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Matteo Morandini, l’ideatore e il co-regista insieme a Daniele Palmi, di “Ubuntu. Io sono perché noi siamo”. Un emozionante docufilm realizzato nel 2019 in collaborazione con Pressenza, che parla di una storia molto particolare legata al fenomeno migratorio.</em></p>



<p><strong><em>Ubuntu. Io sono perché noi siamo” è una storia di migrazione e d’integrazione che ha luogo in Italia, di cosa parla questo documentario?</em></strong></p>



<p>Racconta una storia di accoglienza e integrazione messa in pratica da un gruppo di abitanti di un piccolo paese in provincia di Firenze, Poggio alla Croce. Un’esperienza coraggiosa e non facile, sia per la palese avversione di altri residenti contrari all’arrivo dei migranti sia per la mancanza di esperienza dei protagonisti in fatto di accoglienza. Ma è stato proprio questo il punto di forza: la spontaneità nel costruire le relazioni con <em>l’altro </em>e nel lasciarsi contaminare di umanità.</p>



<p><strong><em>In un momento storico in cui il tema della migrazione è divenuto molto sensibile nel Belpaese, cosa significa affrontarlo e proporlo da angolature differenti rispetto alla narrazione principalmente mediatizzata?</em></strong></p>



<p>Abbiamo voluto concentrarsi non tanto sulle figure dei migranti – le cui storie sono inevitabilmente complesse ma le cui narrazioni risultano spesso stereotipate – quanto sul racconto di come l’arrivo dei migranti in una comunità abbia fatto da “innesco” per una serie di eventi che hanno tirato fuori il meglio (ma anche il peggio) dalle persone. Mostrare come in queste situazioni spesso i “deboli” siamo noi, con le nostre paure, con le nostre barriere, con la pancia che soverchia il cuore. Per alcuni c’è stato un percorso di grande cambiamento e di scoperta di nuovi scenari nella propria vita, un percorso di rigenerazione umana.</p>



<p><strong><em>Ubuntu dà il nome al documentario e richiama anche un’antica filosofia africana che mirate a veicolare attraverso la vostra narrazione, di che si tratta?</em></strong></p>



<p>Nella “scuolina” per i migranti di cui si racconta nel documentario si raccoglievano vecchi computer buttati via dagli abitanti del paese per rigenerarli con il sistema operativo Linux nella versione Ubuntu. Questa rigenerazione delle macchine è stata una metafora per la rigenerazione sociale (ma anche interiore) avvenuta in questa comunità e ispirata, più o meno consapevolmente, alla famosa filosofia africana. È stato Nelson Mandela a descrivere nella maniera più efficace il concetto di ubuntu: “il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri”. La storia accaduta a Poggio alla Croce secondo noi è stata una manifestazione di ubuntu, al punto che abbiamo deciso di usare la parola come titolo del documentario.</p>



<p><strong><em>I protagonisti di Ubuntu sono delle persone comuni. Come è andata con la loro partecipazione e con il loro coinvolgimento nella costruzione del documentario?</em></strong></p>



<p>È stata la parte più facile, sono stati tutti disponibili e partecipi, oltre che entusiasti di essere dentro a questo progetto. Che è nato molto prima di iniziare a girare, con tanti incontri e scambi di idee che si sono susseguiti per oltre un anno.</p>



<p><strong><em>Ubuntu ha riscosso un buon consenso e a breve avrà uno spazio importante in TV. Dove è possibile vederlo prossimamente?</em></strong></p>



<p>Il 16 agosto, alle 22:53, sarà trasmesso da&nbsp;<a href="https://www.tv2000.it/live/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tv2000</a>, un canale da sempre molto attento alle tematiche sociali. È un risultato di grande prestigio, raggiunto grazie al supporto di Pressenza, che ci auguriamo permetterà di far conoscere Ubuntu a tante persone.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/08/image0.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1412902"/></figure></div>
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		<title>Nicola Gratteri: finalista al Nobel per la sostenibilità. Autorizzate le riprese del maxi processo che lo vede impegnato contro i clan del Vibonese.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 08:12:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="546" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>Lo scorso 13 marzo 2021 sono state autorizzate dal <strong>Tribunale collegiale di Vibo Valentia</strong>, con alcune <strong>&#8220;prescrizioni&#8221;</strong>, <strong>le riprese audiovisive del maxiprocesso</strong> <strong>Scott-Rinascita</strong> scaturito dall’indagine della Dda di Catanzaro guidata da <strong>Nicola Gratteri, contro i clan del Vibonese in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme.</strong></p>



<p>Le riprese potranno essere fatte, dalle testate che ne hanno fatto richiesta e che sono elencate nel provvedimento, ma<br>solo con telecamere fisse. Inoltre è stato fatto divieto alle emittenti Tv e alle testate giornalistiche di poterle trasmettere prima della lettura del dispositivo della sentenza del maxiprocesso. Nelle more dell’emissione della sentenza&nbsp;<strong>è stata autorizzata solo la divulgazione di immagini o brevi video privi di audio al fine di realizzare servizi di cronaca giudiziaria.</strong></p>



<p>Alla base della decisione di non rendere possibile la divulgazione delle riprese audiovisive prima della sentenza è<br>stata spiegata con la necessità di «garantire l’assoluta genuinità della prova». Il processo vede imputate più di 300 persone ed è prevista l&#8217;escussione di duemila testimoni fra accusa e difesa. La sentenza, secondo le più rosee previsioni dovrà essere emessa nel 2023. Si dovrà attendere fino ad allora quindi per la trasmissione delle immagini riprese nel corso del processo.</p>



<p>Inoltre, un&#8217;ultima, buona notizia: il procuratore<strong> Nicola Gratteri</strong> è finalista insieme ad altre quattro personalità del concorso internazionale <em>Win Win Gothenburg Sustainability Award</em>, una sorta di premio Nobel della sostenibilità promosso dal Comune di Göteborg e da undici entità e aziende industriali svedesi. Quest&#8217;anno il premio evidenzia come la<strong> &#8220;lotta contro la corruzione sia una condizione necessaria per uno sviluppo globale e sostenibile&#8221;</strong> e<strong> Nicola Gratteri</strong> è tra i 5 finalisti selezionati fra 64 nominativi di 34 paesi per il suo impegno alla lotta contro la &#8216;Ndrangheta e per<strong> &#8220;la sua determinazione nel mettere la sicurezza collettiva davanti alla sua sicurezza personale&#8221;</strong>.</p>
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		<title>Covid-19. &#8220;Urge rispettare tutti i consigli medici: No ai litigi e spettacoli politicizzati tra esperti in Tv&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/19/covid-19-urge-rispettare-tutti-i-consigli-medici-no-ai-litigi-e-spettacoli-politicizzati-tra-esperti-in-tv/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2020 07:36:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Covid-19 &#8220;Urge rispettare tutti i consigli medici: No ai litigi e spettacoli politicizzati tra esperti in Tv&#8221;. Così l&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l&#8217;unione  medica euro mediterranea (UMEM) con il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/19/covid-19-urge-rispettare-tutti-i-consigli-medici-no-ai-litigi-e-spettacoli-politicizzati-tra-esperti-in-tv/">Covid-19. &#8220;Urge rispettare tutti i consigli medici: No ai litigi e spettacoli politicizzati tra esperti in Tv&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>Covid-19 &#8220;Urge rispettare tutti i consigli medici: No ai litigi e spettacoli politicizzati tra esperti in Tv&#8221;.</p>



<p>Così l&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l&#8217;unione  medica euro mediterranea (UMEM) con il nostro Movimento  Uniti per Unire (UxU) avvertono che ormai non si può sbagliare più decisioni, programmazione e prevenzione nei confronti del Coronavirus. Tutti devono essere responsabili nelle loro decisioni: governo, politici ,società civile per arrivare al più presto a zero contagi prima dell&#8217;inizio dell&#8217;inverno.</p>



<p>&#8220;Purtroppo tante volte siamo stati inascoltati e censurati in Italia ,al contrario nei vari paesi Euro Mediterranei e 72 paesi dove siamo presenti con i nostri rappresentanti locali che divulgano i nostri consigli e proposte che  sono state accolte in tempo; apertura dei confini graduali ,tamponi rapidi ai confini, avere un PCR delle ultime 72 ore per chi desidera rientrare nei paesi di origine e per i turisti,i migranti rappresentano circa il 6% dei contagiati dall&#8217;inizio dell&#8217;epidemia&#8221; così dichiara Foad Aodi &#8211; presidente Amsi e UMEM e Membro del registro esperti e del Gdl Salute Globale Fnomceo &#8211; che lancia il suo appello al Governo italiano di coinvolgere di più i professionisti della sanità , gli albi professionali e le associazioni di categoria per avere più informazione e proposte riguardo la battaglia contro il Coronavirus nei prossimi mesi. Non è consentito più sbagliare, non è più consentito guerre tra esperti in TV e guerre tra i membri del CTS che non hanno rassicurato l&#8217;opinione pubblica e sono nati due partiti in Italia (Pro e Contro le Mascherine e le chiusure) per colpa di queste guerre sterili e mediatiche e consigli e decisioni sbagliate e non tempestive.Da gennaio siamo impegnati all&#8217;estero con TV e giornali (più di 1000 interviste, confronti e citazioni)e non abbiamo mai assistito a spettacoli e confronti politicizzati come quelli visti in Italia per colpa dei litigi tra  esperti e virologi, conclude Aodi.</p>



<p>Riproponiamo oggi il video di approfondimento realizzato con il Prof. Aodi durante il lockdown per l&#8217;iniziativa &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221; organizzata da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong>.  Dedicate un po&#8217; del vostro tempo per ascoltare le sue parole&#8230;</p>



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<p></p>
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		<title>Ennesimo sgombero illegale per i rom</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 06:36:32 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/ttttttttttttttttttttttttt-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14491" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/ttttttttttttttttttttttttt-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/ttttttttttttttttttttttttt-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/ttttttttttttttttttttttttt-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/ttttttttttttttttttttttttt-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/ttttttttttttttttttttttttt-1-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>Associazione 21 luglio denuncia: «Nell’insediamento del Foro Italico ennesimo sgombero agostano promosso in piena illegalità»</strong></p>



<p><br>  ROMA 5 AGOSTO. «In accordo con il Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale – che ha già predisposto un presidio dell’intera area con turni di vigilanza h24 dal 10 luglio u.s. – <strong>l’area verrà definitivamente liberata da persone in data 11 agosto p.v.</strong>». È quanto riportato da <strong>Marco Cardilli</strong>, vice capo del Gabinetto della sindaca Virginia Raggi, in una breve nota del 23 luglio 2020. L’area in questione <strong>è l’insediamento di via del Foro Italico</strong> dove, fino a metà giugno vivevano <strong>129 persone</strong>, tra cui <strong>numerosi minori</strong>.<br>Secondo Associazione 21 luglio tale azione di sgombero si configura a tutti gli effetti come un’azione collocata <strong>al di fuori della legislazione nazionale</strong> e senza tenere in alcun modo conto di quanto disposto <strong>dai diversi Comitati delle Nazioni Unite </strong>in materia di sgomberi forzati.</p>



<p>L’insediamento del Foro Italico</p>



<p><br>Nel 1991, nell’area dove era stato realizzato un parcheggio di scambio in occasione dei Mondiali del 1990, viene collocata una comunità serba sgomberata dal vicino insediamento di Monte Antenne. Si tratta di circa 150 persone di cui la metà minori. Negli anni che seguono<strong> lo spazio viene riconosciuto come un vero e proprio insediamento formale</strong>: alle persone vengono assegnate <strong>regolari residenze anagrafiche</strong>, viene creato <strong>un impianto idrico</strong> con la predisposizione di fontanelle, viene realizzato <strong>un impianto elettrico</strong>, vengono collocati <strong>8 bagni chimici</strong>. Dalla fine degli anni Novanta i bambini dell’insediamento rientrano nel <strong>Progetto Scolarizzazione</strong> realizzato dall’Ufficio Scolarizzazione Rom del Comune di Roma.<br>A partire dal 2005 alcune famiglie lasciano l’insediamento avendo reperito in autonomia alcune soluzioni alloggiative e il loro posto viene preso da famiglie rumene. Nel giugno 2020 risultano presenti 129 persone, per metà serbe e per metà rumene. I minori regolarmente iscritti alla scuola pubblica nell’anno scolastico 2019-2020 sono 16: <strong>1 alla scuola materna, 7 alla scuola primaria, 8 alla scuola secondaria di primo grado.</strong></p>



<p>Il servizio de “Le Iene” e la nota del vice capo Gabinetto</p>



<p><br>Il 2 giugno 2020 viene lanciato il servizio de “Le Iene” dal titolo <strong>“Degrado Capitale: il campo rom e il business dei rifiuti tossici”</strong> dove l’insediamento di via del Foro Italico viene presentato come «un campo rom “tollerato”, nel cuore di Roma e di una riserva naturale, dove sarebbe attivo un business di smaltimento di rifiuti tossici». Il servizio, dalla forte impronta sensazionalistica, presenta la discarica abusiva presente in prossimità dell’insediamento, lungo le rive del Tevere.<br>Viene intervistata anche la sindaca <strong>Virginia Raggi</strong> che dichiara: «<strong>Andremo a verificare</strong>, <strong>grazie per la segnalazione</strong>. <strong>Se ci mandi le immagini interveniamo a breve</strong>».<br>Effettivamente il mese successivo segue la nota del vice capo del gabinetto della sindaca: bonifica immediata e liberazione dell’area entro l’11 agosto perché, nel corso del sopralluogo effettuato dopo il servizio televisivo, «è emersa la presenza di numerosi manufatti abusivi e <strong>la correlata necessità di liberare da persone</strong> le aree che saranno interessate dalla rimozione dei rifiuti e materiale di risulta anche per evitare pericolo durante le attività dei mezzi di manovra».<br>Dal 10 luglio è stato quindi predisposto alle porte dell’insediamento un servizio di controllo da parte della Polizia Locale h24 e numerose famiglie si sono momentaneamente trasferite in altre aree della città in attesa di comprendere le decisioni assunte dalle autorità capitoline. Attualmente nell’insediamento sono rimaste <strong>una trentina di persone, tra cui anziani, persone malate, donne incinte, bambini</strong> .</p>



<p>Lo sgombero illegale</p>



<p><br>«Sorprende – sostiene associazione 21 luglio – come il Comune di Roma si sia accorto, nel campo rom di Tor di Quinto, della «presenza di numerosi manufatti abusivi». Si sta infatti parlando delle abitazioni che insistono su un insediamento voluto e mantenuto dalle diverse Amministrazione Comunali che hanno anche riconosciuto una residenza anagrafica alle persone presenti». In una lettera inviata nei giorni scorsi dall’Associazione al Comune di Roma viene fatto notare come l’art.17 bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in L. n.77/2020 (e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.180 del 18 luglio 2020) <strong>stabilisce la proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi sul territorio nazionale sino al 31 dicembre 2020</strong>.</p>



<p>Nella missiva Associazione 21 luglio chiede pertanto di&nbsp;<strong>modificare i termini previsti per l’attività di sgombero e di avviare una genuina interlocuzione con le famiglie residenti</strong>&nbsp;al fine di individuare, nel rispetto di quanto stabilito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, le possibili alternative alloggiative.</p>



<p>«<strong>Nessuna notifica è stata consegnata alle famiglie, nessuna interlocuzione intercorsa, nessuna proposta alternativa offerta</strong>&nbsp;– afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio. Uno sgombero organizzato in simili condizioni sarebbe configurabile come un atto di illegalità istituzionale. Siamo ad agosto e, come spesso accade in questa città,&nbsp;<strong>qualcuno ne approfitta per mandare in vacanza anche i diritti umani</strong>».</p>



<p>Foto e video di Daniele Napolitano&nbsp;<br>IL VIDEO A QUESTO LINK &#8212;&#8211;&gt;&nbsp;<a href="https://bit.ly/30uBBch?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://bit.ly/30uBBch?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Venezuela. Parole non scritte</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 07:33:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12144" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Non ripeterò le cose che avete già visto in TV e letto sui giornali in questi due giorni intensi per il Venezuela e purtroppo non potrò dirvi quante notizie sbagliate o manipolate ci sono riguardo a tutto quello che è successo in questo fine settimana, dovrei scrivere un libro per raccontarvi la disinformazione che ho letto e visto, non solo sul Venezuela, ma anche su America Latina, in questi ultimi 20 anni. Vi dico alcune cose che forse la stampa italiana non sa:</p>
<p>Venerdì: Il concerto Venezuela Aid Live organizzato da Richard Branson è stato un successo. Non devo dire niente, avete visto tutto in internet e in TV. C’è stata la presenza del presidente ad interim Juan Guaidó (che teoricamente non poteva uscire del paese ma, udite udite, ha attraversato il confine… ) insieme a Iván Duque, Presidente di Colombia; Mario Benítez, Presidente di Paraguay; Sebastián Piñera, Presidente di Cile e Luis Almagro, Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani. Importantissima riunione di alleati con il Venezuela.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12141" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>Il concerto organizzato da Nicolas Maduro e la sua gangster gang chiamato Hand off Venezuela e chiamato anche la “festa della pace” è stato un fiasco assoluto. Un migliaio di persone all’incirca, altre informazioni dicono che nel pomeriggio (il concerto doveva iniziare alle 10.00, ma a quell’ora non c’era anima viva…) sono arrivati dei pullman pieni di persone scortate dalla Guardia Nazionale e portati velocemente davanti al palco… forse il “pubblico” è arrivato alle 5.000 persone. Pochi cantanti, tutti sconosciuti, tanti cantanti non hanno risposto all’appello… insomma, anche dal punto di vista della cultura rimangono piano piano da soli. Dovevano essere tre giorni per la pace, con canzoni e allegria, così avevano annunciato…Mi sa che sabato il suono delle canzoni e la pace sono diventati il rumore delle pallottole e la guerra.</p>
<p>Sabato: La stragrande maggioranza dei militari che dovevano proteggere il confine e non far passare l’aiuto umanitario, non ha fatto il suo dovere. La stragrande maggioranza dei militari non ce la fa più, ha gli stessi problemi della società civile: fame, malattie e stipendi miserabili, con la differenza che sono sotto ricatto da parte del Ministero della Difesa del regime e pieni di paura. Non ne possono più di rimettere contro i civili e dopo anni e anni di repressione auto comandata, molti di loro iniziano a dare le spalle al regime. Soltanto sabato, 120 soldati delle Forze Armate del Venezuela hanno attraversato il confine e in terre colombiane si sono messi sotto gli ordini del presidente Guaidó. Sicuramente alcuni militari ancora seguono ordini dall’usurpatore, ma la maggior parte degli uomini che hanno sparato all’impazzata in tutta la regione del confine e hanno provocato 300 feriti e 2 morti sono stati i “comandos” paramilitari del regime. Violenti teppisti e criminali che si sono scagliati a suon di armi contro un popolo sfinito e disarmato, anche se alla fine hanno risposto con il lancio di sassi e pietre… Un tir con aiuti umanitari incendiato nel confine con la Colombia e un altro nel confine con il Brasile. Da quell’altro lato, tra Brasile e Venezuela, nella città di Santa Elena di Uaren sono state assassinate 15 persone e ferite più di 100. I comandos, insieme alla Guardia Nazionale, hanno aperto fuoco contro i civili che manifestavano in pro dell’entrata dell’aiuto umanitario. Hanno iniziato a sparare indiscriminatamente nelle strade della cittadina. Adesso, è un territorio completamente occupato da criminali. Sappiate che in mancanza di militari, il regime aveva dato ordine di trasportare centinaia di prigionieri provenienti da diverse carceri del paese, vestirli da poliziotti e lanciarli nelle strade per “difendere il paese” . La sig.ra Iris Varela, ministra del Potere Popolare per il Servizio Penitenziario, cioè, quella che gestisce le carceri del paese, è stata la responsabile della liberazione di questi prigionieri che si sono sommati ai comandos e alla Guardia Nazionale. C’è un massacro in atto nel confine con il Brasile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12142" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="728" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 728w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></a></p>
<p>Nel frattempo, mentre tutto questo succedeva la sig.ra Varela sabato sera, subito dopo la strage, postava un video proprio dal ponte che comunica Colombia e Venezuela, facendo le lodi alle Forze dell’ordine e “all’unione civico militare” (ossia ai comandos e ai criminali prigionieri…) e dicendo che la pace aveva trionfato.</p>
<p>Dall’altra parte del paese, a Caracas, mentre nei confini succedevano queste atrocità, l’usurpatore apriva le danze e iniziava a ballare salsa con l’usurpatrice ed elegante first Lady Cilia Flores e poi, dopo il ballo, l’esplosione di insulti verso il Presidente Guaidó e le minacce alla popolazione se per caso uscivano nelle piazze a manifestare. Tutto questo trasmesso dalla TV di stato.</p>
<p>Dunque, i tir con l’auto umanitario sono fermi a Cucuta. Di nuovo la speranza si è fermata. La denutrizione, la fame e le malattie… quelle, non si fermano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12143" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="990" height="557" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Notizie di chiusura&#8221;. VI Rapporto della Carta di Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 08:44:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="color: #40454d; text-transform: none; line-height: 1.3em; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 22px; font-style: normal; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-bottom: 10px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">Presentato il VI Rapporto della Carta di Roma  “Notizie di chiusura”. L’alta visibilità mediatica, le cornici della sicurezza e della criminalità, la marginalizzazione dell’accoglienza e del soccorso in mare, la sovrapposizione dell’agenda della politica hanno determinato un inasprimento dei toni e del lessico non tanto in chiave allarmistica quanto di divisione e di inconciliabilità tra noi e gli “altri”</h3>
<div class="clear" style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; clear: both; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-bottom: 25px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11805" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Copertina-rapporto-Copia-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></div>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">È stato presentato alla Camera dei Deputati, lo scorso 11 dicembre,  il <strong>VI Rapporto della Carta di Roma “Notizie di chiusura”</strong>, un’analisi dei media italiani aggiornata al 31 ottobre 2018 e realizzata con l’Osservatorio di Pavia.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">Nel suo saluto, <strong>Giuseppe Giulietti</strong>, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha parlato di come il significato di alcune parole sia stato rovesciato nel racconto mediatico. «Vorrei introdurre un modulo di contrasto alle parole d’odio condiviso e obbligatorio per tutti – ha detto – Tutti dovrebbero conoscere e rispettare la Carta di Roma».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«<em>Pacchia, crociera, clandestino, la paghetta dei 35 euro, invasione</em>, sono le parole con cui la politica fa la sua propaganda, ma che rimbalzano su tutti i giornali e su tutti i telegiornali, senza contraddittorio», afferma invece <strong>Valerio Cataldi, Presidente dell’Associazione Carta di Roma</strong>. Prosegue ribadendo la centralità delle parole che “possono trasformare la realtà” soprattutto rispetto ai concetti di responsabilità e di correttezza dell’informazione di chi scrive e riproduce quelle parole.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«La funzione sociale del giornalista è quella di essere arbitri del linguaggio utilizzato – <strong>dice il vicedirettore de L’Espresso Lirio Abbate</strong> – <em>Pacchia</em> e <em>invasione</em> sono parole disumanizzanti e anche <em>migrante</em> è diventata una parola politica. Io penso che sia la strumentalizzazione che si fa del migrante a generare paura. Oggi abbiamo paura di avere paura, e questo ci fa fare tanti errori, anche giornalistici».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><strong>L’attenzione sul fenomeno migratorio è stata maggiore nella tv e minore nella carta stampata</strong>. Sulle prime pagine dei principali quotidiani nazionali, si assiste a una riduzione di notizie sul tema rispetto agli anni precedenti: nel 2018 sono 834, contro le 1.006 del medesimo periodo nel 2017. Invece nei telegiornali di prima serata delle reti Rai, Mediaset e La7, aumenta il numero di notizie: 4058 nei primi dieci mesi del 2018, il 10% in più rispetto all’anno precedente.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«Fare la conduttrice di talk show significa spesso fare da mediatori tra le diverse posizioni in campo – <strong>sostiene la conduttrice di Agorà Serena Bortone</strong> – Bisogna parlare di tutto quello che succede perché il compito del giornalismo è quello di raccontare il mondo per favorire gli strumenti al politico per cambiarlo e ai cittadini per comprenderlo». Sul tema dell’immigrazione  aggiunge, «Si sono vinte e perse elezioni su questo argomento. La critica alla gestione del fenomeno, è diventata una critica al fenomeno stesso, risultata poi nella criminalizzazione del migrante».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«C’è stato un cambiamento di clima nei confronti dell’immigrazione – <strong>sostiene il politologo Ilvo Diamanti.</strong> – Fino a qualche anno fa, l’immigrazione veniva raccontata con i segni dell’accoglienza. Oggi non è più così. Siamo passati dalla comprensione e la pietà verso l’altro alla paura. E aver paura dell’altro mostra una crisi di identità da parte nostra. Sarebbe vantaggioso non avere paura, ma integrare, perché è ovvio che non possiamo soltanto subire un fenomeno».</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">Un filo conduttore dell’informazione nei sei anni analizzati è quello dell’emergenza permanente, il lessico adoperato delinea una cornice di «crisi infinita», endemica, che muta nel tempo e dilaga dalla cronaca al dibattito politico, interno all’Italia e tra istituzioni europee. Le parole simbolo degli anni esemplificano le mutazioni delle cornici della crisi: Lampedusa nel 2013, <em>Mare nostrum</em> nel 2014, Europa nel 2015, muri nel 2016, Ong nel 2017 e Salvini nel 2018.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">La presenza di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo nei notiziari del 2018 passa dal 7% dell’anno precedente, al 16%, ma non è una buona notizia perché i contesti tematici principali in cui sono presenti sono due: le aggressioni e gli attacchi di matrice razzista e i casi di caporalato e sfruttamento lavorativo.</p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">«L’analisi del dibattito sulle pagine Facebook dei principali quotidiani italiani, in concomitanza del raid razzista a Macerata il 3 febbraio 2018, ha scatenato reazioni, anche feroci, sui social, mettendo in luce alcuni aspetti della comunicazione online – <strong>spiega il ricercatore Giuseppe Milazzo dell’Osservatorio di Pavia</strong> – la presenza e permanenza di un linguaggio apertamente ostile e discriminatorio, declinata in vari livelli, che vanno dagli insulti al turpiloquio, all’apologia della violenza contro un gruppo su base etnica».</p>
<div class="clear" style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; clear: both; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-bottom: 25px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"></div>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><strong><em>Per il sesto Rapporto Carta di Roma, “Notizie di chiusura” clicca <a href="https://www.cartadiroma.org/wp-content/uploads/2018/12/Notizie-di-chiusura.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">qui</a><br />
</em></strong></p>
<p style="color: #444444; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 13px; font-style: normal; font-weight: 400; margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><em><strong>Per la sintesi di “Notizie di chiusura” clicca </strong></em><a href="https://www.cartadiroma.org/wp-content/uploads/2018/12/Sintesi_Notizie-di-chiusura.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>qui</strong></em></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/15/notizie-di-chiusura-vi-rapporto-della-carta-di-roma/">&#8220;Notizie di chiusura&#8221;. VI Rapporto della Carta di Roma</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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