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	<title>Società Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Società Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (?)&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2026 11:56:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="454" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18223" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio-300x182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Martina Foglia</p>



<p>Il primo maggio festa dei lavoratori&#8230;Una definizione non proprio esatta perché secondo me c&#8217;è poco da festeggiare, continuano le morti sul lavoro a causa dell&#8217;assenza di sicurezza, gli strumenti di protezione, per i giovani è difficilissimo trovare lavoro E quando lo trovano, dopo mille peripezie e fatiche, vengono assunti di tre mesi in tre mesi, domandandosi: &#8220;E domani cosa sarà di me?&#8221;. Spesso sono costretti a prendere una decisione che non avrebbero voluto, cioè andare all&#8217;estero. Insomma in Italia avere un contratto stabile a tempo indeterminato è ancora un miraggio o per dirla in maniera più brutale forse una botta di culo? Non manca solo la sicurezza fisica, che possa rendere il posto di lavoro un posto protetto da pericoli così da evitare le morti che ancora oggi sono tantissime, troppe, ma manca anche la sicurezza psicologica, quella di poter dire: &#8220;Finalmente posso costruire un futuro solido qui nel mio Paese senza dover per forza andare via&#8221;. Per non parlare della fatica che fanno persone come me a trovare lavoro, persona con disabilità che alla fine rinunciano per troppi cavilli burocratici e barriere culturali nonché architettoniche. </p>



<p>Infine, vogliamo parlare della retribuzione esigua per non dire da fame che molti datori di lavori offrono? Badate bene il nostro governo avrebbe le risorse per investire nel lavoro, ma preferisce investire negli armamenti e finanziare le guerre! </p>



<p>Facciamo sentire la nostra voce per la tutela dei nostri diritti, che anche in quest&#8217;ambito vengono quotidianamente calpestati così come la nostra dignità di persone, di cittadini di un Paese, l&#8217;Italia, che non ci tutela! Articolo uno della costituzione: &#8220;l&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro&#8221; (?): il punto di domanda per me è d&#8217;obbligo perché non ne sono più così sicura.</p>
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		<title>Le storie dei ragazzi scomparsi durante l’occupazione russa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Minori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(da rsi.ch) Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato Rapiti Di:&#160;Anna Bernasconi (Falò),&#160;inviata RSI in Ucraina Il fronte è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da rsi.ch)</p>



<h2>Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg/alternates/r16x9/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kirill "/></figure>



<h3>Rapiti</h3>



<p></p>



<p>Di:&nbsp;Anna Bernasconi (Falò),&nbsp;inviata RSI in Ucraina</p>



<p>Il fronte è a soli a pochi chilometri. Le strade di Kherson sono costantemente prese di mira dagli attacchi russi. Unica protezione: chilometri di reti da pesca per tentare di intrappolare le eliche dei droni.</p>



<p>Kirill ci aspetta sotto casa. Ha 14 anni. Per sei mesi è stato in un campo di rieducazione russo ed è uno dei pochi minori che sono riusciti a fare ritorno. “Sei contento di essere tornato a casa?”, ma sopra le nostre teste volano i colpi dell’artiglieria. Non c’è elettricità né acqua e Kirill ha imparato a distinguere dal suono il tipo di ordigni in arrivo e a controllare il cielo armeggiando&nbsp;<strong>con</strong>&nbsp;i canali Telegram di monitoraggio. Come i suoi coetanei non può andare a scuola e non può muoversi liberamente. Con l’invasione russa del 2022 dai territori ucraini occupati, come Kherson, sono spariti bambini e adolescenti. Secondo il governo ucraino sono circa 19’500 i bambini deportati forzatamente. Altre ricerche, come quella dell’Humanitarian Research Lab dell’università di Yale, ne contano anche di più.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369516-yg6kt6-emeNA-.png/alternates/original/3369516-yg6kt6-emeNA-.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="emeNA-.png"/></figure>



<p>“Sono stata una stupida a lasciarlo andare” si tormenta Olga, una nonna che ha perso i contatti con suo nipote che ha cresciuto da sola in quanto orfano. Durante l’occupazione venivano proposti campi estivi in Crimea ai bambini dei territori invasi. Gli occupanti offrivano queste gite col pretesto di far passare ai bambini un momento di svago dalla guerra. Molti di loro non hanno più fatto ritorno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369600-m3ljr9-olga.jpeg/alternates/original/3369600-m3ljr9-olga.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Olga"/></figure>



<p>Olga</p>



<p></p>



<p>Oggi l’Ucraina ha potuto riportare indietro solo 1’700 bambini. La metà grazie agli sforzi dell’associazione <a href="https://www.saveukraineua.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Save Ukraine</a>.</p>



<p>Mentre le pareti di casa tremano sotto i colpi dei bombardamenti, Kirill racconta come tutte le mattine dovevano cantare l’inno russo e onorare la bandiera, di come erano costretti ad imparare che gli ucraini sono nazisti e a seguire “i discorsi sulle cose importanti”, il programma di patriottismo reso obbligatorio nelle scuole dal governo russo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg/alternates/r16x9/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<p>“Dovevamo scrivere delle cartoline di ringraziamento ai soldati russi per averci liberato” ricorda Veronika&nbsp;<a href="https://www.rsi.ch/play/tv/programma/falo?id=703565&utm_source=rss&utm_medium=rss">ai microfoni di Falò</a>, strappata alla madre da Kharkiv. Ogni tentativo di ribellione era punito: “Mi hanno detenuta in una stanza finché hanno visto che, moralmente, mi avevano spezzata”.</p>



<p>“Hanno fatto il lavaggio del cervello a mio fratello di soli 11 anni” racconta Ksenia. Lei e il fratello, orfani, sono stati separati e inviati in strutture differenti in Russia. Quando dopo mesi è riuscita a raggiungerlo per riportarlo in Ucraina “era così indottrinato dalla propaganda che in un primo tempo mi considerava un’estranea”.</p>



<p>Lo scopo delle deportazioni che emerge dai casi documentati è una sistematica “russificazione”. Ai minori vengono imposte lingua, cultura e cittadinanza russa. Spesso i bambini sono sottoposti a programmi di rieducazione, adozione forzata e anche militarizzazione.</p>



<p>Per questi fatti, la Corte Penale Internazionale&nbsp;<a href="https://www.icc-cpi.int/news/situation-ukraine-icc-judges-issue-arrest-warrants-against-vladimir-vladimirovich-putin-and?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria L’vova Belova</a>, ritenuti responsabili del crimine di guerra di “deportazione illegale e trasferimento forzato di bambini”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg/alternates/r16x9/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti</p></blockquote>



<p>Oksana Koval,&nbsp;abitante di Kherson</p>



<p>Deportazioni che la Russia nemmeno nega, anzi sponsorizza sui suoi canali di propaganda. Per il governo russo non sono bambini rapiti ma salvati.</p>



<p>Oltre ai bambini tolti alle famiglie, le forze russe si sono concentrate su bambini vulnerabili e istituti.</p>



<p>Uno di questi è diventato il simbolo di questa storia perché il direttore Volodymyr Sahaidak è riuscito a salvare tutti i 52 bambini ospiti della sua struttura dalla deportazione grazie a stratagemmi e documenti falsificati. Gli orfani sono stati nascosti presso i dipendenti dell’istituto. Oksana Koval ha tenuto con sé tre fratellini: “I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti”, spiega intervistato dalla RSI.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg/alternates/r16x9/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un'immagine scattata nella Chiesa di Golgota"/></figure>



<p>Un&#8217;immagine scattata nella Chiesa di Golgota</p>



<p>Dei sessanta bambini da zero a 4 anni ospitati durante l’occupazione nel seminterrato della chiesa di Golgota a Kherson, invece, non si sa più nulla. A causa di una foto pubblicata per errore da una maestra, il nascondiglio viene scoperto e i rappresentanti dell’FSB, agenzia russa di intelligence, arrivano armati ordinando di consegnare i bambini. “Ai bambini abbiamo detto che saremmo andati a fare un giro in macchina” spiega il parroco Pavlo Smolnyak “era tutto quello che si poteva dire loro”.</p>



<p>Recuperare i bambini sta diventando sempre più difficile perché la Russia sta intensificando l’imposizione forzata dei passaporti e facilitando le adozioni grazie ad un decreto ad hoc del governo.</p>
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		<title>Rašid: i Rom non sono una festa a tema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 08:35:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-1024x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-1024x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-768x768.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il protagonista dell&#8217;intervista di oggi l&#8217;ho scovato scrollando su Instagram, mi ha colpito sia per l&#8217;aspetto che per le sue parole. L&#8217;aspetto è quello di un artista, un marionettista, come suggerisce il suo Instagram: the gipsy marionettis. Nella storia parla di campi di concentramento rom; nel corso dell&#8217;intervista vedremo che cosa intende.</p>



<p>Il sentimento che sembra prevalere nel mio interlocutore è la rabbia. La rabbia di chi è discriminato e dimenticato da troppo tempo..</p>



<p>1. Presentati</p>



<p>Sono un attivista Rom e marionettista nato a Banja Luka nel 1989. Nel 92&#8242; con la mia famiglia, in conseguenza alla guerra mi trasferisco a Berlino e l&#8217;anno successivo a Torino. La mia vita si svolge nei fantomatici campi per circa 10 anni . Esco dai campi grazie ad un&#8217;operazione di puro assistenzialismo da parte di una chiesa in quanto il padre è esule ed istruito, non è considerato, quindi, una minaccia.</p>



<p>La mia passione e lavoro sono le marionette che produco direttamente io. Mantengo me e la mia famiglia grazie agli spettacoli come marionettista che porto in giro.</p>



<p>2. Sei sempre stato orgoglioso di essere rom?</p>



<p>La mia famiglia è mista; mio padre è serbo cristiano ortodosso e di una casta rom chiamata galoperi; mia madre invece è bosniaca , musulmana e di una sotto casta rom chiamata <em>khorakhané</em>.</p>



<p>Sono molto legato ai miei genitori anche per tutto quello che abbiamo passato, il passaggio di idee, identità e orgoglio è avvenuto in maniera naturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18188" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>3. Ci vuoi parlare dei campi di concentramento rom?</p>



<p>L&#8217;inserimento abitativo è un problema perché le famiglie rom sono composte da 120 persone circa. Si parla, quindi, di smembramento molto spesso.</p>



<p>I rom attualmente non sono riconosciuti come minoranza etnico linguistica quindi non si fanno progetti su misura. Quando vivi per anni in un campo sei solo una persona povera, ma il fatto di vivere lì non dice della tua identità rom. I campi, per intenderci, sono veri e propri ghetti.</p>



<p>Aggiungo che Rom in Italia solo 150 Mila circa e di queste 86% vive in casa, ma nella maggior parte dei casi si ha paura a dichiararsi parte della comunità. C&#8217;è un certo tipo di narrazione tra i media (vedi Scriscia o Lucio Corsi) che alimenta l&#8217;odio per i rom. I rom sono un tasto dolente anche per la sinistra progressista e nel mondo dell&#8217;attivismo. Anche se di recente al Pride di Torino abbiamo avuto modo di esprimerci liberamente riguardo ai campi.</p>



<p>4. Quali sono le principali richieste della comunità romaní?</p>



<p>1. Il riconoscimento come minoranza etnico-/linguistica con un organo di stampa nostro. Attualmente non ci viene data voce siamo strumento utile per la società basata sulla paura.</p>



<p>2. Una causa legale con esperti per modificare dizionari sull&#8217;etimologia della parola &#8220;zingaro&#8221; ovvero, schiavo usato per 500 anni nella compravendita dei rom nei principati danubiani. Nei nostri confronti c&#8217;è un lento genocidio di cui nessuno si prende cura e causa. Noi siamo il tema di una serata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="380" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18190" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3-229x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 229w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure>



<p>Dal Rašid 2021 mette in scena il suo impegno di attivista con lo spettacolo di Stand-up Comedy &#8221; Rom VS Tutti &#8221; , che con ferocia e ironia distrugge tutti gli stereotipi sulla cultura rom.</p>



<p>Qui sotto le date degli spettacoli in giro per l&#8217;Italia:</p>



<p><strong>23/10 Milano</strong></p>



<p><strong>21/11 Genova</strong></p>



<p><strong>3/12 Torino</strong></p>



<p><strong>6/12 Pisa</strong></p>



<p><strong>12/12 Aosta</strong></p>
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		<title>Attivismo: un contributo al cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 08:30:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Diceva una canzone: &#8220;ho visto un posto che mi piace si chiama mondo&#8221;; beh posso dire con certezza che per quanto mi riguarda il mondo attuale non mi piace per nulla,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="497" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18161" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att--300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Diceva una canzone: &#8220;ho visto un posto che mi piace si chiama mondo&#8221;; beh posso dire con certezza che per quanto mi riguarda il mondo attuale non mi piace per nulla, lo stiamo portando alla deriva. L&#8217;essere umano con il suo comportamento folle, il suo atteggiamento di superiorità ed egoismo sta rendendo il globo terrestre un posto invivibile e inospitale&#8230; Viviamo in un mondo intriso di odio: guerre (non solo le due macro guerre raccontate dai mass-media, ma ce ne sono tantissime altre taciute volontariamente), discriminazioni e violenza di genere e di orientamento sessuale, discriminazioni razziali nonché contro le persone con disabilità come me&#8230;Da tempo assisto a tutto questo, ma è solo da qualche anno che mi sono posta e continuo a pormi un interrogativo: come posso agire nel mio piccolo per contrastare tutto ciò?  Voglio e devo fare qualcosa per provare a illuminare la mente anche solo di una persona per far sì che rifletta su ciò che sta accadendo e magari, dopo questa riflessione, desideri unirsi a me come parte attiva del lungo processo di cambiamento! Ma come si fa a cambiare il mondo&#8230;? Questo non ve lo so dire, non ho una risposta tanto complessa quanto lo è la domanda, quel che è certo è che so di aver trovato un modo per provare a renderlo migliore; da quando sono attivista dell&#8217;associazione Per i Diritti Umani mi sento parte attiva di qualcosa, una piccola goccia nel mare, un piccolo ingranaggio ma che insieme a tante altre persone può contribuire, attraverso la scrittura di articoli di denuncia e informazione sulla violazione dei diritti umani in Italia e nel mondo e attraverso la promozione di eventi che valorizzano l&#8217;inclusione e la diversità, a sviluppare una coscienza critica dentro di noi e in chi sceglie di seguirci nelle nostre iniziative! </p>



<p>Secondo la mia personale esperienza da attivista ancora principiante, non basta solo aderire ad un evento che sostiene una determinata causa e poi dire c&#8217;ero anch&#8217;io, essere attivistə non significa certo fare numero, significa bensì credere fino in fondo alla causa che si è scelto di sostenere. Altra cosa importante è sapere selezionare: essere attivistə non significa partecipare a tutti gli eventi indistintamente o a tutte le manifestazioni, significa partecipare a eventi o manifestazioni che corrispondono ai valori imprescindibili della singola persona. Per me sono: l&#8217;uguaglianza, la pace, la giustizia e l&#8217;accoglienza verso l&#8217;Altro. Per essere attivistə ci vuole un&#8217;altra condizione fondamentale: il tempo. Ognuno di noi ha i propri impegni lavorativi e familiari e non sempre è possibile partecipare personalmente ad eventi o manifestazioni, ma lo si può fare condividendo sui social idee e notizie che possano fare riflettere le persone. Ognuno di noi può essere attivistə con i suoi tempi e modi, è l&#8217;interesse e l&#8217;empatia verso tutti gli essere umani che spinge a farlo, se non c&#8217;è questo interesse ognuno rimane a coltivare il proprio orticello. Io non condanno assolutamente questa scelta, dico solo che alla lunga può essere rischiosa perché ci si può trovare in un mondo dove non ci si riconosce, in balia di ciò che qualcun altro ha costruito al posto nostro! Secondo la mia personale esperienza, un&#8217;altra cosa è molto importante nel mondo dell&#8217;attivismo: la collaborazione tra associazioni, fondazioni, enti, realtà con scopi simili.  Per me è importante perché, collaborando, si crea RETE, quella rete che è fondamentale per generare, infondere e diffondere informazioni e conoscenza su tematiche sociali. Molto spesso dall&#8217;informazione si può sviluppare in noi il seme della curiosità E da qui ci si interroga su come si può agire per porre l&#8217;accento su un problema di interesse sociale che ci riguarda tuttə. </p>



<p>Il compito del nostro periodico online <a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e dei nostri eventi è quello di informare e denunciare la violazione dei diritti umani in Italia e nel mondo. Nel paragrafo precedente vi ho parlato di collaborazione associativa e di quanto sia importante: a tal proposito vi volevo ricordare che nel mese di settembre proporremo due eventi con tematiche sociali differenti che troverete sulla pagina social dell&#8217;associazione e sul nostro sito; entrambi gli eventi si avvalgono della collaborazione di altre associazioni. </p>



<p>Concludo questo articolo parlando di gratitudine, un sentimento meraviglioso che molto spesso sottovalutiamo. Volevo dire grazie a due persone che mi hanno fatto scoprire e amare il mondo dell&#8217;attivismo non farò nomi chi legge sa! Ormai l&#8217;attivismo è parte imprescindibile di me e lo sarà sempre!</p>
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		<title>Luce intera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 07:18:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Jorida Dervishi Mbroci Il cielo non aveva più ombre, solo linee sottili che si aprivano come finestre luminose. Azzurra camminava piano, ma non c’era più esitazione nei suoi passi. Ogni gesto sembrava portare&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18154" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>di Jorida Dervishi Mbroci </p>



<p>Il cielo non aveva più ombre, solo linee sottili che si aprivano come finestre luminose. Azzurra camminava piano, ma non c’era più esitazione nei suoi passi. Ogni gesto sembrava portare un riflesso nuovo, come se la sua pelle, i suoi occhi, perfino il suo respiro avessero imparato a custodire un segreto prezioso: quello di esserci ancora, e di esserci intera.<br>Non era soltanto la maternità a raccontarla, né solo la fatica superata. Era un insieme di battiti: la sua bambina che la teneva ancorata, le mani che l’avevano sostenuta lungo il cammino, il silenzio che si era fatto maestro, la fede che aveva trovato riparo in lei. Tutto l’universo sembrava averle restituito una forma nuova, più fragile eppure più luminosa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18155" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Ma Azzurra sapeva che non tutte le donne ricevono la stessa possibilità. C’erano storie spezzate, corpi non ascoltati, parole mai dette, ferite che il mondo preferisce non guardare. E questo non poteva restare invisibile.Perché ciò che accade a una donna non è mai soltanto suo: appartiene anche agli sguardi che la circondano, alle mani che la toccano, alle scelte che la società compie o evita di compiere.<br>Azzurra non chiedeva nulla per sé. Guardava la sua bambina e sapeva che la vita le aveva consegnato un dono immenso, ma la gratitudine non cancellava la consapevolezza.Essere rinata significava anche ricordare le ferite e trasformarle in luce.<br>“Ogni gesto che compiamo,” pensava, “ha un peso che non si ferma in noi. Tocca altri corpi, altri destini, altri futuri.”<br>E mentre il vento le accarezzava il volto, Azzurra non aveva bisogno di parole solenni: la sua stessa presenza era un invito a guardare con occhi più attenti, a camminare con passi più gentili, a scegliere con coscienza. Perché la vita, quella vera, non chiede perfezione: chiede responsabilità. E in quella responsabilità, ognuno di noi &#8211; persona, società, universo &#8211; ha il potere di generare o di spegnere la luce.<br>E in quel silenzio pieno di luce, Azzurra sentì solo il bisogno di dire grazie.A se stessa, per aver resistito. A chi l’aveva accompagnata, senza chiedere nulla in cambio. All’universo, per averle ricordato che ogni caduta può trasformarsi in inizio. E a quella bambina che, con il suo respiro, le aveva insegnato che la vita non smette mai di rinascere.<br>Il cerchio era chiuso, ma non c’era fine: c’era solo un nuovo cammino, fatto di gratitudine e di luce intera.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j5-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="420" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j5-1-420x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j5-1-420x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 420w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j5-1-123x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 123w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/j5-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 691w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></figure>



<p><br>Content creator: Boris Maretto</p>
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		<title>Guarire cosa?! Save the date</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 07:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>SAVE THE DATE Il giorno 21 settembre alle ore 16.00 Associazione Per i Diritti Umani assieme a Refo (Rete Evangelica Fede, Orientamenti e generi) vi invita ad un evento dal &#8220;Guarire cosa?! Terapie riparative:&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento-819x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18145" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento-819x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento-240x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento-768x961.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento-1228x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1228w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/evento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1279w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p>SAVE THE DATE</p>



<p>Il giorno 21 settembre alle ore 16.00 Associazione Per i Diritti Umani assieme a Refo (Rete Evangelica Fede, Orientamenti e generi) vi invita ad un evento dal &#8220;Guarire cosa?!</p>



<p><br>Terapie riparative: quando la cura diviene violenza contro le persone lgbtqia+&#8221; .</p>



<p>Un evento che ha lo scopo di informare e denunciare l&#8217;esistenza delle terapie riparative per l&#8217;omosessualità con testimonianze dirette.</p>



<p><br>L&#8217;evento si terrà presso La Casa dei Diritti di Milano; vi aspettiamo numerosə.</p>



<p><br>A breve vi daremo maggiori notizie: intanto, se siete a Milano e siete interessatə, segnatevi la data sul calendario. GRAZIE!</p>
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		<item>
		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/08/14/amsi-su-un-totale-di-47-600-medici-stranieri-in-italia-ci-sono-circa-24-mila-medici-specialisti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>Il nome delle cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 16:24:12 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p>La piazza era vuota. Restavano solo nastri rossi e viola che il vento trascinava piano lungo i gradini. Un cartello abbandonato, rovesciato, mostrava a metà una parola: “libertà”. Azzurra si chinò per raddrizzarlo, come se sistemare quel pezzo di cartone fosse un modo per non lasciare che il senso di quelle lettere si disperdesse nell’aria. Il giorno prima, lì, c’era stata una manifestazione per i diritti delle donne. La voce collettiva aveva riempito quello spazio fino a traboccare: slogan scanditi, cartelli scritti a mano, passi decisi che battevano il ritmo di una stessa volontà. Ora, il silenzio era tornato. Ma non era pace: era l’eco di un rumore che la vita reale avrebbe presto soffocato. </p>



<p></p>



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<p></p>



<p>Stringeva la mano di sua figlia, sentendo il calore piccolo e deciso di quelle dita. Guardandola, si chiese che mondo avrebbe trovato quando sarebbe stata grande. Non voleva che le sue scelte fossero misurate sulla pazienza o sulla rassegnazione. Non voleva che imparasse a sorridere per non disturbare, o a tacere per non provocare. Azzurra sapeva che i diritti non sono mai un regalo: sono conquiste fragili, che qualcuno cerca sempre di ridurre. E sapeva anche che, per certe ferite, non esiste una legge che basti a proteggere. Aveva visto troppe donne essere abbandonate e trattate come cose rotte, scartate quando non servivano più. Donne lasciate senza un tetto, senza soldi, senza un luogo sicuro dove respirare. Donne che, una volta finite le grida, si trovavano a dover combattere da sole la fame, la paura, la vergogna. C’erano leggi per punire un pugno o un livido, ma non per il vuoto lasciato da un amore che diventa disprezzo, da un legame che si trasforma in ricatto. Non per la solitudine di chi, dopo anni di rinunce, si ritrova senza protezione, con figli da crescere e nessuno che la guardi come un essere umano. Seduta su un gradino, lasciò che la bambina disegnasse con un gessetto trovato per terra. Cerchi, fiori, un sole storto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Piccoli segni innocenti su pietre che avevano visto rabbia, paura, silenzio. Le venne in mente che i diritti sono anche questo: la possibilità di disegnare un fiore senza che nessuno ti dica cosa devi fare, chi devi essere, come devi stare al mondo. Ripensò a sé stessa, a quando era più giovane. Aveva confuso il rispetto con l’obbedienza, la cura con la rinuncia. Aveva accettato di essere interrotta, ignorata, messa in disparte, perché “così fanno tutti” e “non è il caso di discutere”. Poi un giorno, non ricordava bene quando, aveva iniziato a dare il nome giusto alle cose. Aveva iniziato a chiamare controllo quello che altri chiamavano amore, abuso quello che altri chiamavano carattere, diritto quello che altri chiamavano privilegio. E quando dai il nome giusto alle cose, il mondo non è più lo stesso. Perché non puoi più fingere di non sapere. Guardò la bambina che le sorrideva, orgogliosa del disegno appena finito. &#8211; Mamma, ti piace? &#8211; Molto. E sai perché? Perché è come lo volevi tu, non come ti ha detto qualcun altro. Si alzò, stringendo quella piccola mano. &#8211; Andiamo, amore. Ti insegnerò a dare il nome giusto alle cose. &#8211; Anche alle brutte cose? &#8211; Soprattutto a quelle. Perché solo così possiamo cambiarle. Camminarono via, lasciandosi alle spalle la piazza, i nastri, il cartello. Ma non la promessa che quel giorno aveva preso forma: le mani che oggi stringono la mia non avranno paura di aprirsi. Perché il silenzio, questa volta, non sarà mai più complice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18138" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Un’aula per la speranza: il sogno delle bambine dimenticate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 07:13:33 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="405" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18132" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Oggi vogliamo sostenere la raccolta fondi del nostro caro amico, attivista e scrittore, Wali Atai. Sosteniamola. </p>



<p>Una scuola contro il silenzio – Aiutaci a costruire speranza a Goshta. Nel cuore della provincia afgana, tra le terre dimenticate del distretto di Goshta, c’è un grido che nessuno sente. È il silenzioso pianto di centinaia di bambine e bambini che sognano solo una cosa: imparare a leggere, scrivere, vivere.</p>



<p>Molti di loro camminano per chilometri ogni giorno, ma non verso un’aula. Camminano verso un futuro che non c’è. Le porte delle scuole sono chiuse, o semplicemente non esistono. Nessuna lavagna. Nessun banco. Solo polvere, paura e il tempo che passa&#8230;senza speranza.</p>



<p>FAWN (Friend of Aghanistan Women Network), una piccola associazione con un cuore grande, sta lottando contro ogni ostacolo – la povertà, l’instabilità, l’indifferenza – per costruire una scuola, anche solo una, in questo distretto dimenticato. Lo fa con pochi mezzi, tanta determinazione e l&#8217;amore per l&#8217;infanzia calpestata. Ma non possiamo farlo da soli. Ogni dono, ogni gesto, ogni cuore che si apre, può cambiare tutto. Può salvare vite, può accendere una luce dove ora c’è solo buio. Perché dove c’è una scuola, c’è un futuro. Dove c’è conoscenza, c’è libertà.</p>



<p>Aiutaci a costruire quella scuola. Aiutaci a dire al mondo che nessun bambino, nessuna bambina, merita di crescere nell’oscurità.</p>



<p>Per fare la vostra donazione: <a href="https://www.gofundme.com/f/unaula-per-la-speranza-il-sogno-delle-bambine-dimenticate?utm_campaign=man_sharesheet_dash&amp;utm_medium=customer&amp;utm_source=whatsapp&amp;lang=it_IT&amp;attribution_id=sl%3A60dd0bc8-5967-4e84-92ec-593364894b96&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.gofundme.com/f/unaula-per-la-speranza-il-sogno-delle-bambine-dimenticate?utm_campaign=man_sharesheet_dash&amp;utm_medium=customer&amp;utm_source=whatsapp&amp;lang=it_IT&amp;attribution_id=sl%3A60dd0bc8-5967-4e84-92ec-593364894b96&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Azzurra cammina piano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 10:10:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-683x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18127" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-683x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-200x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-768x1152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p></p>



<p>Azzurra cammina piano, con sua figlia tra le braccia. La casa dorme ancora. La luce dell’alba passa dalle tende come un pensiero leggero. Ha imparato a riconoscere quel momento preciso: il mondo sembra fermo, nessuno la chiama, nemmeno lei stessa. È l’unico tempo in cui si sente intera. Anche se stanca. Anche se fragile.</p>



<p><br>Va a piedi nudi, sente il legno scricchiolare sotto i piedi. La bambina respira piano, abbandonata al sonno, con le dita chiuse a pugno. Ogni sera, prima di dormire, le sfiora la fronte con le dita, come se volesse imprimere un segreto. Azzurra la guarda e pensa se anche lei, da piccola, dormiva così. Se qualcuno la guardava con quello stesso silenzioso stupore.</p>



<p><br>C’è un tempo che torna &#8211; non quello degli orologi, ma quello che pulsa dentro, tra ossa e parole non dette. È il tempo che resta.Quello che non si è consumato nel dolore o nei rimpianti. È il tempo che finalmente ha il coraggio di esistere.</p>



<p><br>Azzurra non ha dimenticato. Ci sono notti in cui, nel silenzio dopo l’ultima poppata, quando sembra tutto calmo ma dentro è pieno di voci, sente tornare le parti di sé che aveva lasciato indietro. Le fughe.Le colpe che non erano tutte sue ma se le è portate addosso lo stesso. I no che non ha detto, i sì dati per paura di restare sola. Ma adesso non scappa più. Non ha bisogno di salvarsi. Non perché qualcuno l’abbia salvata &#8211; ma perché ha imparato a restare.</p>



<p><br>Essere madre l’ha resa più fragile. Piange spesso. A volte senza motivo. Basta un odore, una musica, una voce lontana. Prima avrebbe nascosto quelle lacrime. Ora le lascia cadere. Non sono debolezza. Sono acqua che pulisce, che scava, che fa spazio.<br>La forza di Azzurra non sta nei muscoli o nella resistenza. Sta nella scelta di esserci. Anche quando è dura. Anche senza risposte. Anche quando pensa di non avere più niente da dare. E lo fa lo stesso. Con la dolce tenacia di chi ha toccato il fondo e ha deciso di non restarci.</p>



<p><br>Ha smesso di cercare la perfezione. Non vuole più essere giusta per tutti. Ha capito che basta esserlo per sua figlia, per quel pezzetto di mondo che cresce tra le sue braccia, con i suoi gesti imperfetti ma veri. E ha capito anche che non serve guarire tutto. Ci sono dolori che restano. Non fanno più male come prima, ma bussano ogni tanto.E lei li lascia entrare. Li ascolta. Poi li accompagna alla porta, senza combatterli più.</p>



<p><br>Ha smesso di volere risposte a ogni costo. Ha iniziato a farsi domande diverse:“Cosa rimane?”“Cosa voglio custodire?”“Cosa posso insegnare a mia figlia?”</p>



<p><br>Nel tempo che resta, Azzurra non corre più. Cerca la lentezza. Cerca la presenza. Una colazione senza telefono. Una carezza senza fretta. Una risata vera, anche breve. Scrive biglietti sparsi. Frasi sue, che non mostra a nessuno. Le servono per non perdersi.<br>Non ha perso amici. Ma ha preso strade diverse da qualcuno. Ha imparato a non temere il silenzio che resta con chi si è allontanato. Non c’è rancore. Solo vita che va avanti.</p>



<p><br>Nel tempo che resta, ha smesso di voler controllare tutto. A volte inciampa. Si ferma. Respira. E riparte.<br>Non è un lieto fine. Non è nemmeno una fine. È una donna che ha imparato a camminare senza sapere sempre dove va. Che ha lasciato l’ansia di essere giusta, forte, pronta. E ogni giorno sceglie di esserci. Anche così, a metà. Ma presente.<br>Nel tempo che resta, Azzurra vive. A modo suo. In silenzio. Con amore.</p>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>



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