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	<title>abilità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Accendi la tua presenza</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 09:07:52 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="681" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-681x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18197" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-681x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 681w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-768x1154.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-1022x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1022w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1331w" sizes="(max-width: 681px) 100vw, 681px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Oggi vi voglio parlare di una realtà che unisce due aspetti molto importanti per noi persone con disabilità. La realtà in questione è BeOn Foundation che in tutti i progetti che propone sul territorio lombardo, concretizza un binomio che è molto spesso solo teorizzato, ovvero il connubio tra accessibilità e inclusione attraverso la promozione di progetti in diversi ambiti che pongono al centro la persona con disabilità e le sue esigenze facilitando a seconda delle capacità della persona, la fruizione delle risorse messe a disposizione, favorendo così l&#8217;equità con gli altri coinvolti nei progetti, favorendone l&#8217;interazione e la relazione in un contesto di gruppo. Ora lascio la parola a Stefano che ci racconterà questa realtà nel dettaglio! Buona lettura</p>



<p>Intervista a Stefano – beOn Foundation</p>



<p> <br>Ciao Martina, io sono Stefano. Sono cofondatore (con Flavia, Dario e Giovanni) della beOn Foundation ETS, e sono anche compagno di vita di Flavia. Da molti anni mi occupo di includere persone con disabilità nel mondo del lavoro, della formazione, del tempo libero: non come “assistente”, ma come alleato, convinto che ognuno abbia un potenziale da esprimere.</p>



<p>Quando e come è nata l’idea di creare una fondazione?<br>L’idea è nata in seguito a un episodio che ha cambiato profondamente le nostre vite: l’incidente di Flavia. Quel tragico momento ha mostrato in modo nitido le barriere — fisiche, culturali, sociali — che esistono ogni giorno per tantissime persone. Da lì è scattata la voglia di non limitarsi al dolore, ma trasformarlo in qualcosa di utile. Dal 2018 abbiamo iniziato “sperimentando” piccole attività — corsi, occasioni di incontro — e poi, con il tempo, abbiamo deciso di formalizzare tutto in una fondazione, per dare un’organizzazione stabile, visibilità e portata maggiore all’impegno che già stavamo portando avanti. Volevamo che non fosse solo un gesto personale, ma una realtà che potesse coinvolgere altre persone, aziende, associazioni.</p>



<p>“beOn”, nome casuale o con significato? Se sì, quale?<br>Il nome beOn non è stato scelto a caso, anzi. È un vero e proprio gioco di parole con “Beyond”, che significa “andare oltre” — proprio come cerchiamo di fare ogni giorno: oltre le barriere, oltre le etichette, oltre le paure. Allo stesso tempo, “beOn” suona come un invito: essere accesi, essere presenti, esserci. Non restare spenti o ai margini, ma “on”, nel flusso, nella vita, nelle relazioni. Insomma, il nome racchiude perfettamente il nostro spirito: essere presenti, consapevoli e andare oltre, sempre insieme.</p>



<p>Quali sono le principali finalità della fondazione e qual è il vostro target di riferimento?<br>Le finalità della fondazione sono molteplici ma tutte convergenti verso un orizzonte comune: migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, intervenendo in formazione, inserimento lavorativo, arte, cultura, spettacolo, e occasioni di aggregazione gratuite. Alcuni progetti chiave sono: DigiLab for Future, Gaming Inclusivo, Teatro Inclusivo e collaborazioni con aziende e associazioni del territorio. Il target è chiaro: persone con disabilità, soprattutto giovani e adulti che vogliono esserci e non essere esclusi, ma anche famiglie, aziende e chi crede nell’inclusione come valore condiviso.</p>



<p>Se esiste, qual è il motto della fondazione?</p>



<p>Non so se abbiamo un motto ufficiale, ma c’è una frase che riflette bene lo spirito: “Beyond the barriers” — andare oltre le barriere. In pratica: non fermarsi davanti agli ostacoli, ma superarli insieme.</p>



<p>La collaborazione tra beOn e “Teatro dei Lupi” con il progetto “Mostrarti”? Parlaci di questa esperienza.<br>È una delle esperienze che porto nel cuore. “Mostrarti” è un progetto in cui abbiamo collaborato con il Teatro dei Lupi per creare uno spazio artistico dove persone con disabilità potessero mostrarsi nella loro espressività. Abbiamo mescolato competenze: il Teatro dei Lupi porta la professionalità scenica e la narrazione, noi portiamo attenzione all’accessibilità e supporto alle persone. Un ruolo fondamentale in questo percorso lo ha avuto anche Deinòs Teatri, che ha condiviso con noi la stessa visione e lo stesso impegno, contribuendo a rendere il progetto ancora più corale e inclusivo. Mi ha insegnato quanto sia importante il passo condiviso: non<br>imporre un percorso ma costruirlo insieme. Il palco diventa così spazio di relazione, ascolto, trasformazione.</p>



<p>Cosa ti hanno insegnato le persone con cui lavori e cosa pensi di aver insegnato tu a loro?<br>Ho imparato la pazienza, l’umiltà e la forza del gruppo. Le soluzioni migliori nascono quando tante teste diverse collaborano. Ho imparato anche a celebrare le micro vittorie. Spero di aver insegnato che non si è oggetto di aiuto ma soggetto attivo, che la disabilità non definisce la persona e che la partecipazione vera fa la differenza.</p>



<p>Nei vostri progetti mettete al centro l’inclusione: cosa è stato fatto e cosa resta da fare?<br>Si è fatto molto: cresce la sensibilità di aziende e istituzioni, si lavora su accessibilità fisica e digitale, si sperimentano modelli ibridi e si comunica per normalizzare l’inclusione. Ma resta da fare tanto sul piano culturale: servono educazione, politiche strutturali, accessibilità universale e vera partecipazione delle persone con disabilità nei processi decisionali.</p>



<p>Qual è il tuo motto?<br>Direi: “Accendi la tua presenza” — non aspettare che qualcuno ti inviti, entra, proponiti, sii parte.</p>



<p>Prospettive future?<br>Voglio far crescere beOn in più regioni, rafforzare le collaborazioni con aziende tech per strumenti inclusivi, portare la cultura dell’inclusione nei luoghi istituzionali e sperimentare nuovi linguaggi artistici e digitali per raccontare le diversità.</p>



<p></p>



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		<title>Riecco il Festival delle Abilitá!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 10:19:46 +0000</pubDate>
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<p><br>Cosa dire del Festival delle Abilità? Stavo per scrivere il solito articolo in cui si racconta qualcosa degli obiettivi, dell&#8217;organizzazione e del programma. E invece no. Voglio raccontare quello che conosco e che ho conosciuto di questo, ormai famoso festival.<br>Il teatro mi ha sempre affascinato, perciò parto dall&#8217;esperienza vissuta insieme all&#8217;amica Barbara con il gruppo teatrale Elettrogeno. <br>Martina, un&#8217; attrice cieca, con una semplice benda sugli occhi ci porta in un mondo fatto di suoni e soprattutto tatto.<br>Siamo in cerchio e a turno veniamo bendati, la persona con la benda usa i sensi rimanenti per scegliere qualcuno nel cerchio, inizia a sentire, toccare e raccontare con la partecipazione di tutti.<br>Un modo originale per scoprirsi, conoscere le  persone, per approcciarsi allo sconosciuto. <br>Poco dopo, viene messa alla prova la propria capacitá di sceneggiare partendo da un banco, un foglio di carta e una penna.<br>Le situazioni sono le più disparate, una coppia in crisi, un litigio, una dichiarazione d&#8217;amore….A volte ci sentiamo un po&#8217; spiazzati, ma rispettiamo le regole del gioco della finzione. Si annullano le differenze, diventiamo tutti attori.<br>L&#8217;esperimento si conclude con un ballo lento che ci commuove.<br>Un altro progetto interessante che mi ha visto protagonista è &#8220;Disability Glam&#8221;. Si tratta di servizi fotografici originali dell&#8217;amico Gianfranco Falcone che raccontano corpi, storie.<br>Io, per primo, ho deciso di mettermi in gioco e di farmi immortalare; ho cercato di divertirmi davanti all&#8217;obiettivo, di ammiccare… Un corpo disabile può essere seducente? Beh vedere per credere, lascio a voi il giudizio. Il progetto è in continua espansione e ha permesso, anche a noi, partecipanti di conoscerci. Le foto sono disponibili sul sito dell&#8217;Associazione &#8220;Menti in fuga&#8221;. Quest&#8217;anno Gianfranco, ha deciso di mettere a disposizione dei partecipanti al Festival la sua esperienza e la sua macchina fotografica! Il mio consiglio è: buttatevi!<br>Ci sono molte altre iniziative interessanti e vari amici e conoscienze. Ne cito alcuni: Sabrina Minervini e il gruppo amici della mente, i Tecnologicamente Insuperabili, Andrey Chaykin, Laura Boscaini, Giorgia Meneghesso…<br>Un grande evento organizzato sopratutto da persone con disabilità per persone con disabilità.<br>Un abbraccio speciale a Laura Ricchina, sempre gentile e disponibile e a tutta la squadra della Biblioteca Chiesa Rossa!<br>Vi aspettiamo! Segnate: dal 13 al 21 settmebre. </p>



<p>Il programma è a questo link:  <a href="https://festivaldelleabilita.org/wp-content/uploads/2025/09/Programma-FdA-2025.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://festivaldelleabilita.org/wp-content/uploads/2025/09/Programma-FdA-2025.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Disability Pride Milano 2025: l&#8217;orgoglio di riaffermare i nostri diritti e di dire a gran voce: noi esistiamo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 07:21:05 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Anche quest&#8217;anno per il quarto anno consecutivo, sfidando la canicola milanese, attrezzandomi di tutto punto con bottiglie d&#8217;acqua fresca frizzante frutta fresca e secca, ventaglio cappello, ho voluto partecipare alla Disability Pride parade che si è tenuta sabato 14 giugno.<br>Il percorso, a Milano, con partenza da Piazza della Scala e arrivo in piazza del Cannone (parco Sempione) ha attraversato il centro città. Ho raggiunto il punto di concentramento del corteo in macchina, pochi minuti dopo una volta scesa incontro una persona che da tempo non vedevo, poi tutto un susseguirsi di &#8220;piacere sono&#8230;&#8221;e mentre aspettiamo di partire ci raccontiamo dei frammenti delle nostre vite, mentre ascolto non posso fare a meno di notare sui loro volti dei bellissimi e comunicativi sorrisi. Tutti noi eravamo lì per far sentire le nostre voci per riaffermare ancora una volta i nostri diritti continuamente ignorati calpestati o meglio invisibili, ma nonostante questo non c&#8217;era rancore, rabbia, c&#8217;era molta serenità consapevolezza, c&#8217;era voglia di esserci di essere per una volta ascoltati considerati visti, tutti noi abbiamo scelto di essere presenti in piazza, attivi coscienti di quello che desideriamo , perché le persone con disabilità non sono dei soprammobili che non hanno voce in capitolo come spesso si tende a pensare: ognuno di noi anche solo con uno sguardo riesce a farsi comprendere e a esprimersi, necessita e desidera FARLO.<br>Durante il corteo l&#8217;immancabile Banda degli Ottoni ci ha accompagnato con la sua musica dal vivo.<br>Ad un certo punto del corteo incrocio lo sguardo di una persona a me molto cara, Emanuela che tempo fa veniva a Spazio vita per il laboratorio di arteterapia, io non la vedevo da un sacco di tempo! Immaginate la mia, la nostra gioia nell&#8217;incontrarci proprio lì quel giorno dove non avremmo mai pensato ritrovarci ! Beh almeno per me questo incontro andava immortalato con una foto &#8230; detto fatto.. Anche lei era accaldata e stanca ma l&#8217;ho vista bella combattiva sempre positiva come sempre per chi come me la conosce.<br>Una bellissima sorpresa inaspettata.<br>Come ogni anno ho incontrato tanta umanità voglia di aiutare con tanto cuore.<br>Voglio raccontare un incontro che mi ha colpito molto ha lasciato un segno dentro di me. Mia mamma, mia accompagnatrice per quella giornata, ma soprattutto mia caregiver 365 giorni l&#8217;anno 24 ore su 24, mi stava spingendo durante il percorso in un tratto di strada in cui c&#8217;era il pavė, tipo di pavimentazione molto amato da noi carrozzati, a questo aggiungete il gran caldo &#8230; Insomma mia mamma era molto affaticata&#8230; Sentiamo una voce &#8220;vuole una mano&#8221; e subito dopo: &#8220;Ciao io sono Rosanna&#8221; e così è avvenuto il nostro incontro. Rosanna, un nome che mi è rimasto nel cuore per la sua gentilezza disponibilità immensa umanità. Si rivolge a mia mamma e le dice se vuole le dò il cambio la spingo un po&#8217; io &#8230; mi chiede: &#8220;Ti va se ti spingo?&#8221; Io senza farmelo dire due volte dico di sì e iniziamo a parlare, parlando le dico che faccio parte di un&#8217;associazione culturale che si chiama Per i Diritti Umani, le dico quello che ogni giorno facciamo, gli eventi che organizziamo&#8230; per tutta risposta lei mi dice &#8220;anch&#8217;io faccio parte di un&#8217;associazione come volontaria, che si chiama Archė, ha lo scopo di aiutare donne vittime di violenza che sono scappate dal proprio domicilio o donne che una volta uscite dal carcere devono ricostruire la loro vita &#8230;&#8221; Colpita da questa storia ho chiesto subito se fosse interessata a far conoscere la associazione tramite un&#8217;intervista sul nostro periodico online nella sezione &#8220;Buone notizie&#8221;, lei con entusiasmo mi ha detto sì e che mi avrebbe messo in contatto con l&#8217;associazione . Intanto ci siamo scambiate i nostri contatti social e poi chissà magari si potranno avviare delle collaborazioni future.<br>Ho raccontato questa storia per far capire che in questi eventi come il Disability Pride si possono fare conoscenze preziose, molto utili, si possono gettare le basi per collaborazioni future tra associazioni che mettono al centro il benessere dell&#8217;individuo e la sua dignità! Questa manifestazione e contesti come il Disability Pride, in cui si respira voglia di vivere, di stare insieme, di combattere nonostante le difficoltà, ci insegnano che valori come umanità condivisione appartenenza e bellezza in senso più vasto del termine, non sono stati del tutto oscurati dal rancore dall&#8217;odio dall&#8217;individualismo, ma possono e devono essere tutelati protetti e custoditi.<br>Concludo con un ringraziamento speciale ad Andrey e a tutto lo staff che ha permesso anche quest&#8217;anno che questa manifestazione si sia svolta nella massima sicurezza e in piena armonia tra tutti noi.</p>
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		<title>Lettera al mio corpo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 09:53:46 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/corpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1000" height="666" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/corpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17909" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/corpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/corpo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/corpo-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Ciao Corpo, </p>



<p>Inizio con &#8220;ciao&#8221; perché mi sembrerebbe ipocrita iniziare con &#8220;caro&#8221;. Quando ho iniziato a pensare a questa lettera, su Internet, in cerca d&#8217;ispirazione, ho trovato lettere a corpi per lo più anoressici e bulimici. Le persone protagoniste di queste lettere si scusavano con il proprio corpo per averlo maltrattato. Io non mi sento in colpa nei tuoi confronti e se ti ho maltrattato non l&#8217;ho fatto per primo. Eri già difettoso. Se preferisci circostanze a noi avverse ci hanno messo lo zampino. Circostanze di nome &#8220;encefalite&#8221;.</p>



<p>Ho spesso immaginato di cambiarti, di sostituirti. Un corpo attraente chi non lo vorrebbe? Ammetto non mi sarebbe bastato un corpo sano, avrei voluto un corpo desiderato. Un corpo che viene osservato non per la sua diversità ma perché lo si vuole toccare, baciare, scopare. Guardarmi allo specchio con compiacimento, anche quello mi sarebbe piaciuto. Provare degli abiti e farsi i complimenti.&nbsp;</p>



<p>Non sei l&#8217;unica cosa di me che non amo, se può consolarti. La mia mente non è particolarmente brillante, ho un deficit attentivo e a gestire le relazioni mi ritengo un mezzo disastro.</p>



<p>Io, da rifare dalla testa ai piedi. Nuovi piedi, nuove gambe, nuovo torace, nuovo mento&#8230;Insomma non si salva quasi nulla. </p>



<p>Occhi, voi mi siete sempre piaciuti e anche tu, caro collo.</p>



<p>Spesso mi sono detto che dovevo accettarti, accettarmi. Ho pubblicato foto che mostravano la disabilità e la pancia con finta disinvoltura.</p>



<p>Qualche volta mi sono sentito anche carino. Un mio ex, non avvezzo a complimenti, mi disse che sapevo essere seducente. Questo complimento c&#8217;è stato e nessuno potrà portarmelo via!&nbsp;</p>



<p>Si, qualche volta sono seducente e femminile. In discoteca come di fronte allo specchio. Ammicco, sculetto, ballo come Cristina Aguilera in Lady Marmolade,&nbsp; mi libero come non mai! Anche durante e subito dopo i Pride, mi gaso troppo!</p>



<p>Insomma, abbiamo avuto anche i nostri momenti ok.</p>



<p>Di recente l&#8217;amico Gianfranco mi ha proposto di farmi fare  alcune foto. In virtù della stima che nutro nei suoi confronti ho detto subito di sí. Ti avevo dimenticato..Ma mi son detto: &#8220;No, io voglio fare queste foto, voglio divertirmi&#8221;.</p>



<p>Ho provato prima a fare la modella in erba davanti allo specchio di casa. Ho aggiunto collane e soprattutto colori per sentirmi più a mio agio e lo ammetto, anche per nascondere la pancia.</p>



<p>Con Gianfranco è stato diverso, stranamente sono riuscito a rilassarmi di più. Alle foto doveva pensarci lui.</p>



<p>Prima dello shooting mi sono immaginato come una sexy top model padrona dell&#8217;obiettivo.</p>



<p>Per l&#8217;occasione mi sono truccato e ho messo uno smalto bicolore, bianco e rosa.</p>



<p>Ho giocato parecchio con lo sguardo e non solo&#8230;</p>



<p>Gianfranco ha catturato non solo il mio &#8220;lato seducente&#8221;, ma anche quello che mostra la mia disabilità. È parte del gioco, del messaggio che vogliamo trasmettere, della bellezza che si trova anche nella diversità.</p>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Don&#8217;t worry, be Happy: lo sport come diritto ACCESSIBILE per tutt*</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 07:39:03 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="429" height="430" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17686" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 429w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>Come molti di voi sapranno in questi giorni si stanno svolgendo le Paralimpiadi a Parigi, una bellissima occasione per parlare di Diritto allo sport e di sport accessibile. Lo faremo attraverso questa testimonianza/intervista ad Allegra Magenta una ragazza con disabilità motoria acquisita che ha trovato nello sport accessibile un modo per autodeterminarsi e per accrescere l&#8217;autonomia continuando a seguire le proprie passioni.</p>



<p>Vuoi presentarti?<br>Mio papà ha scelto di chiamarmi Allegra dopo avermi visto nascere, pare che già ridessi molto e devo dire che è un nome che mi piace e che mi si addice. Nel mondo sportivo mi chiamano tutti &#8220;Happy&#8221; perché le straniere australiane e americane non riuscivano a pronunciare bene il mio nome. Ho da sempre praticato sport e avendo due fratelli maschi sono sempre stata molto competitiva e grazie allo sport paraolimpico, anche dopo un grave incidente, ho potuto riprovare l’adrenalina competitiva.</p>



<p>Come è nata la tua passione per lo sport?<br>È nata grazie alla possibilità avuta da piccola di provarne molti tra cui: nuoto, judo, tennis per poi innamorarmi del softball (baseball femminile) e poi post incidente: scherma e del tennistavolo.<br>Credo proprio di potermi appassionare di qualunque sport, ricordo che appena dopo il mio incidente potevo solo muovere la testa e con collare e corsetto in carrozzina mi sono allenata con la cerbottana ed ero felice.</p>



<p>C&#8217;è stato qualcuno (tra i familiari, o qualche associazione sportiva) che ti ha sostenuto in questa tua passione?<br>Nel mondo del softball sicuramente il BSC Legnano dove ho giocato e nel 2007 vinto con la mia squadra lo scudetto italiano, la Coppa Italia e la Coppa delle coppe. Post incidente sicuramente la società di scherma a Niguarda creata dalla maestra Carolina Gambirasio e poi la mia attuale società di tennistavolo Nerviano.</p>



<p>Ricordi il momento in cui hai deciso di fare sport a livello agonistico e quali sono state le motivazioni ?<br>Inizialmente hanno creduto in me e mi hanno selezionato gli allenatori di softball, ma già all ascuola elementare,quando praticavo judo, il mio maestro voleva farmi gareggiare perché notava lo spirito agonistico. Ammetto che per la mia ottica fare sport ha senso per prepararsi al meglio e poi gareggiare; solo in gara infatti si valuta il livello di preparazione fisica e mentale e ci si confronta con avversari: sia vincendo sia perdendo si impara e si cresce sempre.</p>



<p>So che ti sei cimentata in più di uno sport, puoi raccontare le tue scelte?<br>Prima di tutto ho scelto la scherma perché durante il mio ricovero presso l’Unità spinale di Niguarda c’era la possibilità di provare e già da ricoverata andavo a curiosare in palestra. Dopo cinque anni ho capito che, anche se molto affascinante e divertente, è anche tanto asimmetrico dato che gli affondi vengono fatti lateralmente e per il mio fisico iniziava ad essere faticoso e sconsigliato. La seconda e per ora definitiva scelta è andata sul tennistavolo: è uno sport più corretto per il mio fisico (lesione midollare alta e amputazione al braccio destro) e mi permette di allenarmi più ore e performare con più facilità e poi si può gareggiare nel campionato dei normodotati perchè le regole e i materiali sono gli stessi: quindi la sfida è ancora più stimolante!</p>



<p>Che rapporto hai con la competizione?<br>Di dipendenza direi. Mi piace essenzialmente la sensazione di mettermi alla prova e imparare e quindi conoscere meglio il mio corpo e la mia mente per migliorarmi.</p>



<p>Puoi raccontarci cosa ti ha portato a partecipare alle Olimpiadi di Rio come volontaria?<br>È stata un’esperienza unica, sono molto felice di aver partecipato anche perché credo che fossi l’unica volontaria con disabilità che ha attraversato l’oceano per fare servizio all’interno del villaggio olimpico. Sembrava di essere in un sogno ogni giorno. Lo consiglio a chiunque di fare domanda e provare questa esperienza; inoltre farlo in Brasile con lo spirito carioca è stato esaltante! Tra le esperienze più belle.</p>



<p>Cosa ricordi di quella meravigliosa esperienza, che emozioni e sensazioni hai provato e cosa ti ha insegnato?</p>



<p>Ricordo con i cuoricini agli occhi il gruppo di volontari con cui ho lavorato composto da una cinese, un americano, un inglese, un brasiliano e il responsabile dello Zimbabwe. Insomma un&#8217;esperienza internazionale e tanto stimolante.</p>



<p>Quale è secondo te il valore più importante che lo sport trasmette?</p>



<p>Rispetto nei confronti di avversari, arbitri,  e delle regole del gioco.</p>



<p>Il tuo motto? Se ne hai uno&#8230;</p>



<p>Beh, &#8220;Don’t worry be Happy&#8221; mi piace molto ed è coerente con il mio soprannome da atleta.</p>



<p>Cosa ti aspetti per il tuo futuro sportivo?</p>



<p>Di trovare il modo di allenarmi in modo costante, fare più gare possibili e mettere un po’ di soldi da parte per poter iscrivermi a tanti tornei internazionali e scalare il ranking mondiale. Il mio sogno è sicuramente quello di esserci come atleta italiana nelle prossime paraolimpiadi.</p>



<p>Quest&#8217; intervista ci dimostra che, credendo nelle proprie capacità, con costanza e determinazione, si può trovare sempre un&#8217;alternativa, una possibilità per continuare a coltivare le proprie aspirazioni!</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17687" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Festival delle abilità: vi aspettiamo!</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Aug 2024 13:49:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Uno degli appuntamenti fissi di settembre è il Festival delle Abilità. L&#8217;evento nasce nel 2019 come rassegna culturale di arti performative e ha come obiettivo quello di promuovere l&#8217;arte accessibile sia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Uno degli appuntamenti fissi di settembre è il Festival delle Abilità. L&#8217;evento nasce nel 2019 come rassegna culturale di arti performative e ha come obiettivo quello di promuovere l&#8217;arte accessibile sia per gli artisti che per gli spettatori.<br>Spettacoli, mostre, performance e dibattiti, infatti sono tradotti in Lingua dei Segni Italiana (Lis), trasmessi in diretta streaming con servizio di trascrizione e, in parte, di audiodescrizione.<br>Il Festival si svolgerà dal 14 al 22 settembre negli spazi della Biblioteca Chiesa Rossa di Milano. Gli spazi sono gli stessi del nostro Diversinsieme! Nove giorni di inziative a tema disabilità, non ci sono scuse per non partecipare!<br>Una delle novità di quest&#8217;edizione saranno le incurisioni artistiche accessibili in varie parti della città, possibili grazie a Run for Inclusion e Nessuno è Escluso.<br>Ecco un piccolo assaggio di ciò che sarà.<br>Giovedì 19 settembre, Gianfranco Falcone, in veste di fotografo, presenterà il suo progetto “Disability Glam”. Ho partecipato anch&#8217;io al progetto di Gianfranco che ha immortalato e dato voce, attraverso la sua penna, ai nostri corpi disabili. Falcone non è solo fotografo amatoriale, ma anche psicologo, giornalista e scrittore. Presto vi racconterò qualcosa in più di questo fotografo d&#8217;eccezione e del “Disability Glam”.<br>Il giorno successivo tornano in Chiesa Rossa, Giorgia Meneghesso e Silvia Lisena. Meneghesso con il suo spettacolo “Born this Way” ci racconta, attraverso musica e parole, il suo percorso e la sua lotta contro l&#8217;abilismo. Abbiamo pubblicato l&#8217;intervista a Giorgia proprio recentemente.<br>“Per i diritti umani” ha intevistato anche Silvia Lisena che presenterà il suo “Il circo delle meraviglie”, romanzo sulla depressione, raccontata con leggerezza, ma anche grande sensibilità.<br>Ultimo, ma solo cronologicamente, il talk di Domenica 22 del mio amico Andrey Chaykin e di “Abbatti le barriere”. Il lavoro di sensibilizzazione sulle barriere architettoniche svolto da Andrey e dai suoi “disabili pirata” va avanti ormai da diversi anni e ha portato, recentemente, alla presenza del Disability Pride anche nella città meneghina.<br>Il Festival delle Abilità è un&#8217;importante occasione per fare rete, conoscerci e far conoscere; voglio approfittare di questo articolo per ringraziare due delle organizzatrici di questo momento speciale: Laura Ricchina e Roberta Curia. Laura ha permesso a Chiesa Rossa di diventare luogo di riferimento per iniziative a tema disabilità. Roberta sì è sempre dimostrata disponibile al confronto<br>e alla collaborazione reciproca.<br>Qui sotto programma e sito, ora sta a voi scegliere dal buffet di questo Festival ricco di momenti interessanti!<br><a href="http://www.festivaldelleabilita.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.festivaldelleabilita.org?utm_source=rss&utm_medium=rss </a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-724x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-724x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-212x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-768x1086.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1086x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Seconda chance!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 09:43:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Questa intervista dimostra come, nonostante le tante difficoltà e le tante volte in cui la vita mette a dura prova, l&#8217;importante è non mollare e percorrere sempre la propria strada con coraggio, convinzione e determinazione come è successo a Sabrina che ha trovato nel sociale un ambito dove potersi esprimere liberamente senza pregiudizi di alcun tipo e al tempo stesso, essere d&#8217;aiuto ad altre persone in difficoltà.</p>



<p>Vuoi presentarti?</p>



<p><br>Mi chiamo Sabrina, ho 28 anni, sono una ragazza molto curiosa verso tutto vió che mi circonda. Sono sempre in cerca di qualcosa per poter cambiare nel mio piccolo, per quello che posso, quello che non mi va di questo mondo.</p>



<p>Sei molto attiva nel sociale: come sei arrivata a questa scelta? C&#8217;è stato qualcuno oppure qualche associazione che ti ha aiutato e incoraggiato nell&#8217;intraprendere questa strada?<br><br>Subito dopo la scuola superiore mi sono addentrata nel duro mondo del lavoro. Mi sono subito resa conto dell’enorme difficoltà nel trovarne uno.<br>Poiché sono una persona con disabilità sia motoria che visiva, e per questo non del tutto autonoma, quando tentavo di svolgere un colloquio di lavoro la risposta era sempre: ”hai troppe esigenze “, “abbiamo bisogno di una persona più veloce e smart” , “le faremo sapere “ senza poi ricevere alcuna risposta, oppure, nella migliore delle ipotesi, i progetti “mirati” all’inserimento lavorativo per persone con disabilità mi facevano svolgere tirocinii senza alcun tipo di affiancamento, lasciandomi in balia di me stessa.<br>Dopo queste esperienze negative e frustranti sono entrata in un periodo molto buio della mia vita (non solo per il lavoro, ma anche per altri motivi) che non mi facevano accettare la mia disabilità.<br>Mi sentivo persa, non sapevo cosa fare per uscire da questo tunnel che mi faceva vedere tutto nero. Con l’aiuto e la spinta da parte dei miei genitori ho iniziato a svolgere un percorso psicologico (che svolgo regolarmente ancora oggi) grazie al quale ho conosciuto il dottor Gabriele Catania.<br>Insieme a lui, oltre a svolgere un percorso psicologico che mi sta aiutando ad accettare la mia condizione, ho conosciuto anche l’associazione &#8220;Amici Della Mente&#8221; (di cui lui è fondatore) che si occupa principalmente di lottare contro il pregiudizio e lo stigma che è ancora presente quando si parla di salute mentale e di disagio psicologico.<br>La particolarità di questa associazione è che combatte ogni forma di discriminazione e di pregiudizio anche attraverso l&#8217;Arte e<br>questo mi ha permesso di raccontare la mia vita e ció che provo anche attraverso la musica che durante il mio percorso di vita ho sempre utilizzato come valvola di sfogo.<br>Prima di conoscere &#8220;Amici Della Mente&#8221;, infatti, ho sempre cantato e ascoltato musica rock perchè grazie ad essa riuscivo a tirare fuori la mia rabbia e a rispecchiarmi in alcune canzoni come, per esempio, quelle dei Linkin Park in cui il cantante parlava del non essere mai contento degli obiettivi raggiunti.<br>Da quando ho conosciuto &#8220;Amici Della Mente&#8221; ho conosciuto anche i testi di Fabrizio De Andrè.; &#8220;Amici Della Mente&#8221; crede molto nella sua opera e nel suo pensiero perché con i suoi capolavori questo cantautore ha parlato di ogni forma di discriminazione e di ció che ancora oggi ci fa porre delle donande su ció che ancora non va nella società di oggi.<br>Lui ha dato una voce a coloro che vengono sempre messi da parte. Mi sono rispecchiata subito nelle sue canzoni al punto tale che, ispirandomi ad un progetto di Gabriele Catania che ha modificato i testi di alcuni brani per raccontare le storie dei pazienti (il progetto si chiama &#8220;Faber in mente&#8221;), ho cambiato anche io due testi del cantautore: in uno parlo (su musica di &#8220;Khorakhanè&#8221;) della mia vita e lancio il messaggio di aprire gli occhi, di non rimanere indifferenti e di non lasciare indietro chi è meno performante e meno produttivo perché, al contrario, puó essere una risorsa; l’altro testo (su musica de &#8220;La canzone di Marinella&#8221;) dedico proprio a Faber la mia esperienza personale.<br>Testimoniare parlando della mia vita e di ció che provo e cantare queste canzoni in vari eventi mi ha fatto capire che anch’io posso lanciare un messaggio e lasciare un segno.<br>Un’altra associazione che mi sta incoraggiando a continuare il mio percorso nel sociale è &#8220;Per i diritti umani&#8221; perché, attraverso la scrittura di articoli, ho la possibilità di “gridare“ quali siano, secondo me, i diritti che ancora vengono negati a chi è dimenticato dalle istituzioni.<br>Inoltre, attraverso la lettura di articoli dei miei “colleghi”, mi rendo conto che non sono sola.</p>



<p></p>



<p>Veniamo ora all&#8217;argomento della nostra intervista:il tuo tirocinio presso &#8220;Fondazione Eris&#8221;: come ne sei venuta a conoscenza ?</p>



<p><br>Ho ricevuto una telefonata da parte dell’ufficio per l’impiego, mi è stato chiesto di svolgere un colloquio insieme ad altre persone, dopo il colloquio siamo stati divisi in più gruppi in base al proprio titolo di studio.<br>Sono diplomata come perito turistico, per cui sono stata mandata al CAPAC (Politecnico del Commercio e del Turismo) che, oltre ad essere una scuola, si occupa anche di far svolgere tirocinii alle persone con disabilità; all’interno del CAPAC , infatti, c’è Fondazione Enaip che si occupa proprio di questo.<br>Esaminando il mio CV e le mie competenze, fondazione Enaip lo ha inviato a Fondazione ERIS la quale si è resa disponibile a farmi svolgere un tirocinio.</p>



<p><br>Qual era il tuo ruolo all&#8217;interno di questo tirocinio ? Il tirocinio era retribuito? Per quanto tempo l&#8217;hai svolto?</p>



<p><br>Ho svolto un tirocinio di sei mesi. La fondazione ERIS si occupa del reinserimento nella società di ragazzi che hanno avuto problemi di dipendenze o che hanno avuto problemi con la Legge dando loro così una seconda chance.<br>Io mi occupavo dell’inserimento dati dei tirocinii lavorativi svolti dai ragazzi nel loro sistema aziendale.</p>



<p><br>Con quale tipologia di persone sei entrata in contatto? So che questa realtà si dedica al completo reinserimento di queste persone che hanno avuto una vita drammatica, ovvero il reinserimento non avviene solo unicamente dal punto di vista lavorativo: puoi spiegarci meglio?</p>



<p><br>Oltre all’ambito lavorativo, la fondazione si occupa anche di far svolgere attività ricreative come: lo yoga, la mindfilness o attività musicali.<br>Inoltre si occupa di offrire alloggio a chi non ha fissa dimora.</p>



<p>Qual è stata la cosa più bella che hai imparato da questa esperienza e dalle persone che hai conosciuto?</p>



<p>Grazie a questa esperienza sono cresciuta a livello umano. Grazie alle storie di queste persone e alla vita che hanno avuto ho visto nei loro occhi la voglia di riscattarsi e ho capito che la seconda possibilità non si nega a nessuno; è importante soprattutto ascoltare fino in fondo la storia di una persona e il motivo che l’ha portata a fare quello che ha fatto (se ha avuto problemi con la legalità).</p>



<p><br>Progetti futuri?</p>



<p><br>Quello che spero di fare in futuro è essere ancora più coinvolta nell’ambito del sociale perché ho capito che posso fare la differenza e che nel mio piccolo posso cambiare le cose.<br></p>



<p>In tre parole, che cosa ti senti di dire ai ragazzi che volessero percorrere la strada nel settore del sociale?</p>



<p><br>Ai ragazzi che volessero intraprendere la strada del sociale direi che farebbero benissimo! Scopriranno nuove realtà e si sentiranno molto cresciuti a livello umano.<br>Prima di lanciarsi in queste esperienze li inviterei a sospendere il proprio giudizio e ad ascoltare la storia che c’è dietro ad ogni persona.<br></p>



<p>In una parola oggi Sabrina é&#8230;?</p>



<p><br>Sabrina oggi è cresciuta grazie alle esperienze che ha vissuto.<br>È sicuramente una persona che sta diventando sempre più consapevole dei suoi limiti ma anche dei propri punti di forza e di ció che puó fare per gli altri</p>



<p>Il tuo motto è<br>Il mio motto è: &#8220;The show must go on”, nonostante quello che ti può capitare devi avere la forza di reagire ed di andare avanti</p>



<p></p>



<p>Concludo affermando che quest&#8217;intervista ci dimostra che non bisogna mai mollare al primo tentativo, bisogna sempre cercare di riprovarci così da trovare la propria strada, la propria dimensione, credendo sempre in se stessi e nelle proprie capacità anche se a volte ci può sembrare impossibile.</p>
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		<title>Disability Pride: niente su di noi senza di noi</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jun 2024 09:13:28 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/princi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Anche quest&#8217;anno sono stata molto felice di partecipare alla terza edizione della Disability Pride Parade, svoltasi nel tardo pomeriggio di domenica 16 giugno: attraverso questa marcia pacifica abbiamo voluto dar voce al nostro dissenso verso ciò che le istituzioni volutamente ci continuano a negare. Abbiamo dimostrato ancora una volta di essere determinati, consapevoli di ciò che vogliamo, per noi persone con disabilità e anche per i nostri caregivers che, con fatica e sacrificio, si prendono costantemente cura di noi e per farlo decidono di rinunciare a una loro indipendenza, in tutto questo oltre alle difficoltà della gestione familiare si aggiunge anche la frustrazione di non vedere riconosciuto questo impegno dallo Stato, tramite un contributo il loro lavoro giornaliero. È stata proprio questa tematica uno dei punti cardine di quest&#8217;anno, non solo rivendicato dai molti caregiver presenti durante la marcia, ma anche attraverso la creazione di un tavolo di discussione nella giornata precedente la marcia. </p>



<p>Quest&#8217;anno la manifestazione ha percorso le strade centrali della città con partenza da piazza San Babila e arrivo a Piazza del Cannone all&#8217;ingresso di parco Sempione, a Milano. Secondo me la scelta di questo percorso, per le vie del centro della città, con una fermata anche nella piazza del Municipio, è stata molto significativa e ha rappresentato il nostro comune desiderio di essere protagonisti della nostra vita e di tutte le decisioni che ci riguardano. È stata una bella giornata, piena di calore, di condivisione, di voglia di essere presenti assieme ai nostri familiari caregivers per dire che noi ci siamo, siamo pronti a &#8220;combattere&#8221; per ciò che ci spetta di diritto e per affermare che vogliamo vivere, non sopravvivere! È stata una marcia all&#8217;insegna della gentilezza, dell&#8217;amore e e dell&#8217;allegria tra noi! Inoltre la marcia è stata accompagnata dalle note delle canzoni suonate dalla &#8220;Banda degli Ottoni a Scoppio&#8221; che hanno animato Il corteo facendoci cantare e ballare. All&#8217;arrivo ad aspettarci abbiamo trovato i banchetti delle associazioni che hanno organizzato l&#8217;evento e i banchetti ristoro per chi avesse bisogno di un rifornimento; al centro della piazzadel Cannone il palco che in serata ha ospitato l&#8217;esibizione degli &#8220;Allegro Moderato in- band&#8221; e altri gruppi musicali. Ringrazio &#8220;Abbatti le Barriere&#8221; e le altre associazioni che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento facendo sì che la parata si sia svolta nella massima sicurezza per tutti*. Ringrazio, infine, la mia amica Barbara Raccuglia per aver condiviso con me questa bellissima giornata. </p>



<p>Non abbattiamoci abbattiamo le barriere Ci vediamo l&#8217;anno prossimo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/3-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17601" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/3-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/3-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



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		<title>Giorgia e l&#8217;abilismo &#8220;messo in musica&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 08:14:09 +0000</pubDate>
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<p><br>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Una delle piacevoli sorprese di Diversinsieme di quest’anno è Giorgia Meneghesso che intervistiamo oggi:<br>nata l’8 ottobre del 1978, vive in provincia di Varese. È laureata in Lingue e letterature Straniere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dopo due master in Traduzione Letteraria e scientifico- tecnologica, avendo una disabilità motoria derivata dall’Osteogenesi Imperfetta, si è sempre occupata  di attivismo per i diritti delle persone con disabilità, ben prima che di queste cose se ne parlasse sui social e che il termine abilismo si conoscesse anche in Italia.<br>Rappresentante regionale di As.It.O.I (Associazione Italiana Osteogenesi Imperfetta), si occupa di attività di informazione sulla patologia e collabora nella creazione di eventi, congressi medici, contatti con i pazienti, strutture ospedaliere, spettacoli di crowdfunding. Fa parte del Gruppo Donne Uildm (Unione Italiana Lotta alla distrofia Muscolare) e sempre in qualitá di attivista partecipa a festival e manifestazioni, dove oltre ad esibirsi come cantante, tiene speech sull’argomento disabilità e discriminazioni.</p>



<p>Ricordi quando hai deciso di fare musica?</p>



<p><br>È difficile spiegare da dove derivi una passione. È una cosa che ho sempre saputo di voler fare e sapere<br>fare bene. Fin da piccolissima quando mi veniva chiesto cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo<br>sicura:” la cantante”. Per me era ovvio anche da ragazzina, passare molto tempo da sola per imparare i testi<br>delle canzoni, a cercare di capire, trascrivere e tradurre quelli in inglese, ascoltare, ripetere melodie e<br>consumare quelle che una volta erano le mitiche musicassette.<br>Diciamo che ho avuto la fortuna di vivere l’adolescenza negli anni 90’, che musicalmente sono stati una<br>bomba. Nel 1995 e nel 1997 sono usciti due album che hanno decisamente segnato i miei gusti musicali.<br>Rispettivamente Jagged little Pill di Alanis Morissette e Pipes and Flowers di Elisa. Due voci femminili<br>pazzesche che hanno cambiato il mio rapporto con la musica. Alanis con il suo modo di cantare nuovo,<br>diverso e sofferto ed Elisa, la prima cantante italiana che cantava in un inglese perfetto con dei testi mai<br>banali e pieni di immagini potenti. Entrambe mi hanno fatto innamorare della voce e incuriosire sui<br>meccanismi che stanno dietro la sua produzione. Da allora ho deciso che avrei iniziato a studiare canto e le<br>tecniche vocali e non ho mai smesso di farlo ed esibirmi, anche se in maniere diverse.</p>



<p>Quando e come ti sei avvicinata al mondo dell&#8217;attivismo?</p>



<p><br>Sono cresciuta, per mia sfortuna in un ambiente terribilmente abilista, cattolico e retrogrado, che mi ha<br>portato a vergognarmi della mia disabilità e a pensare che in quanto persona disabile, valevo meno degli<br>altri. Mi sono spesso sentita quella sbagliata con problemi nel relazionarmi e in dovere di dimostrare<br>qualcosa.<br>Sapevo che quindi, c’era qualcosa che non andava nel mio rapporto con la società, ma non sapevo che<br>questa cosa avesse un nome. Ho iniziato a fare attivismo da subito, quando ancora forse questa definizione<br>non era diffusa, quando non c’erano i social e l’abilismo non si sapeva cosa fosse. L’attivismo si faceva dal<br>vivo, attraverso associazioni di genitori di persone con disabilità, andando nei comuni, scrivendo lettere,<br>organizzando raccolte fondi per sensibilizzare sugli argomenti legati alla disabilità, che erano principalmente<br>ancora temi medici. Ma questo modo di fare attivismo non mi rispecchiava. Con l’arrivo di Internet e dei<br>social ho potuto conoscere il vero attivismo, quello fatto dalle persone disabili, per i diritti delle persone con<br>disabilità. Ho capito che tutte le discriminazioni che avevo vissuto avevano un nome: abilismo e che<br>esistevano libri, corsi e persone, gli attivisti per i diritti delle persone disabili, che si occupavano di questo<br>tema. Ho incominciato a studiare, ad informarmi e ho capito che quel modo di fare attivismo era quello più<br>adatto a me. È per questo che da allora tengo speech in eventi, convegni, scrivo articoli, faccio consulenze sul tema D&amp;I e parlo di questo argomento anche nei miei spettacoli musicali.</p>



<p>Ci parli di I Was Born this way?</p>



<p>Ho deciso di provare a scrivere uno spettacolo nel quale mettere in scena la mia storia personale, di<br>donna e artista con disabilità. In un dialogo tra me e il pubblico, fatto di battute, riflessioni ed interazione, lo<br>accompagno in un viaggio tra la musica e concetti come l’abilismo, con le canzoni che hanno segnato la mia<br>vita, suonate dal vivo, con musicisti professionisti e nuovi arrangiamenti.<br>I Was Born this Way è una celebrazione dell&#8217;unicità di ciascuno che ha senso se fa parte di un collettivo che<br>si muove insieme per migliorare le cose.<br>È anche uno spettacolo accessibile, a partire dalla scelta dei luoghi in cui viene messo in scena. Sarà<br>presente sul palco un’interprete LIS che tradurrà le parti recitate e interpreterà i testi delle canzoni.<br>Verranno distribuiti palloncini per far sentire le vibrazioni della musica e tappi per le orecchie per chi è<br>suscettibile ai rumori forti. I video avranno i sottotitoli e i testi delle canzoni saranno tradotte.</p>



<p><br>Una frase d&#8217;incoraggiamento?</p>



<p>Non ho la ricetta per combattere l’abilismo, ma credo che diventare sempre più consapevoli delle<br>discriminazioni ancora esistenti nei confronti delle persone con disabilità e dello stigma a cui siamo<br>sottoposte, sia il punto di partenza fondamentale, per questo invito tutti ad informarsi continuamente, a<br>seguire attivist disabili e a partecipare ad eventi come Diversinsieme.<br>Ringrazio Giorgia e se volete saperne di più di lei il suo canale Istagram è _incatiamoci. Alla prossima!</p>
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		<title>La biblioteca umana contro i pregiudizi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 08:16:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Se ci fermiamo a riflettere, ci accorgiamo che tutti i giorni nella nostra vita quotidiana abbiamo interazioni con persone diverse da noi, quando andiamo a fare la spesa, dal panettiere o in posta o semplicemente quando usciamo con i nostri amici; queste azioni per noi sono una routine, non ci soffermiamo mai a pensare se nelle conversazioni o interazioni abbiamo agito con pregiudizio o con preconcetto. Dentro di noi pensiamo: &#8220;Tanto è il mio migliore amico, ci perdonerà&#8221;  oppure &#8220;Tanto è un commerciante chissà quante persone vede, ci  avrà fatto l&#8217;abitudine&#8221;. Penso, invece, che non ci si debba mai abituare al pregiudizio perché è dal pregiudizio che poi si può generare indifferenza,  idiosincrasia o nel peggiore dei casi arrivare all&#8217;odio! Vi faccio un esempio personale: sono una ragazza con disabilità motoria, se tutti i giorni mi dicessero &#8220;poverina&#8221;, oppure solo perché ho pronunciato il mio nome alla domanda &#8220;Come ti chiami? sentirsi dire: &#8220;Ah ma parla!&#8221; mi sentirei sottovalutata, non apprezzata per quello che sono realmente; questo esempio per dire come per una &#8221; categoria&#8221; (in questo caso le persone con disabilità, vengano attribuite omologhe caratteristiche pur essendo persone diverse, accomunate solamente dalla disabilità fisica) l&#8217;idea che &#8220;le persone con disabilità non riescono a comunicare&#8221; sia una generalizzazione figlia del pregiudizio perché presuppone che tutte le persone (dis)abili abbiano questa difficoltà cosa assolutamente non vera. </p>



<p>Il pregiudizio è un giudizio a priori dato senza conoscere la storia della persona o gruppo di persone a cui è rivolto. Prima di esprimerci dovremmo conoscere a fondo la storia di ogni persona. È ovvio che  non lo si può  fare con tutti  perché le persone che ci circondano sono tante, ma se vogliamo davvero approfondire la conoscenza di una persona diversa da noi, ovvero costruire un primo approccio che sia privo di pregiudizio, esiste una modalità di interazione molto originale e, secondo me,  per niente banale di cui vi parlerò nelle prossime righe di questo articolo! Se vogliamo avere un primo approccio autentico con l&#8217;Altro, un&#8217;idea potrebbe essere partecipare all&#8217;iniziativa della <strong>biblioteca vivente</strong> o anche detta dei <strong>libri parlanti</strong>. L&#8217;idea è nata da Ronni Abergel nella città di Copenaghen in Danimarca. L&#8217;ideatore definì questa esperienza &#8220;Human library&#8221;, ossia biblioteca umana appunto, che trovò applicazione nei primi anni 2000 per poi approdare in tutta Europa e nel 2007, grazie ad un progetto all&#8217;Università di Torino, anche nel nostro Paese. </p>



<p>I libri parlanti o human library non sono altro che delle persone che  hanno visto nella loro diversità una risorsa, un qualcosa di prezioso e per questo scelgono di condividere parte della loro storia con chi decide di ascoltarla. I fruitori di questa esperienza, o meglio i  &#8220;lettori&#8221; del libro, prima di cominciare la &#8220;lettura&#8221;si rivolgono al bibliotecario/a che è colui o colei che mostra il catalogo dei libri che partecipano, un elenco con il titolo del libro, i vari capitoli che rimandano all&#8217;argomento che il &#8220;libro&#8221; desidera trattare. Questi scritti vengono consegnati precedentemente al bibliotecario dai &#8220;libri&#8217; stessi, in modo che  il bibliotecario, avendo letto le storie di tutti, possa consigliare al lettore la storia più adatta a lui in quel dato momento e secondo gli interessi espressi. Caratteristica molto importante di questa modalità di interazione  è il tempo che viene  stabilito in 15 minuti circa, per permettere a più persone di poter &#8220;leggere&#8221; uno stesso libro. Un&#8217;altra caratteristica molto importante: l&#8217;interazione tra libro e lettore DEVE avvenire in modalità &#8220;One to One&#8221;, ovvero il lettore si siede di fronte al libro scelto e inizia l&#8217;ascolto: questa modalità permetterà ai due attori in gioco di creare un rapporto &#8220;intimo&#8221; così da permettere ad entrambi la reciproca conoscenza. Altra regola di questa esperienz: il lettore-ascoltatore ha la possibilità di rivolgere alcune domande al libro-narratore e, di contro, se il libro ritiene la domanda inopportuna può decidere di non rispondere. </p>



<p>Lo scopo di questa esperienza è provare a scardinare il pregiudizio di cui noi stessi siamo artefici e a volte vittime. Mi è capitato più volte di partecipare all&#8217;iniziativa come lettrice di più libri e ho ascoltato storie bellissime e commoventi. Capita per fortuna non spesso di entrare in libreria e acquistare un libro solo perché ci attira la copertina,  sottovalutandone il contenuto che invece è la parte fondamentale. Così come un libro, anche ognuno di noi non va giudicato, se non dopo averlo prima letto (o ascoltato). </p>



<p></p>



<p>Potrete partecipare ad una sessione di Biblioteca umana o di Libri parlanti il prossimo 11 maggio alle ore 15. Presso Cohbiblio Lambrate, Via Pitteri 93 (MM2, Lambrate)</p>



<p><strong>Evento organizzato da Associazione Per i Diritti umani </strong>in occasione della Civil Week, a Milano. </p>



<p></p>



<p>Vi aspettiamo!</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/libri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>
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