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	<title>allarme Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia SOS</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2020 09:23:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi “Toda esta destrucción no es nuestra marca, es la huella de los blancos, el rastro de ustedes en la tierra&#8221; (“Tutta questa distruzione non è un nostro marchio, è l’impronta dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13974" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>
“<em>Toda
esta destrucción no es nuestra marca, es la huella de los blancos,
el rastro de ustedes en la tierra</em>&#8221;
(“Tutta questa distruzione non è un nostro marchio, è l’impronta
dei bianchi, la vostra tracci sulla terra”)</p>



<p>
Davi
Kopenawa Yanomami</p>



<p>
Queste
parole dette da un capo della tribù dei Yanomani fanno male ma
purtroppo sono vere. Fin dall’incontro tra i due mondi e la
posteriore colonizzazione da parte degli spagnoli e portoghesi nei
territori che adesso conformano l’America latina, “il bianco”
ha lasciato sì il progresso, ha insegnato la vita moderna, ha
sviluppato l’economia e la società, è vero, ma ha anche lasciato
dietro il suo passaggio una scia di soprusi enorme e un’impronta di
progresso macchiata di sangue, violenza e malattie. 
</p>



<p>
Nel
1995, allo scoccare dell’anniversario numero 500 della scoperta del
continente americano, proprio nelle nostre terre, tra gli
intellettuali, ricercatori e storici, nacque il dubbio sulla
correttezza della parola “scoperta”; così iniziarono a sorgere
concetti come: conquista, scontro culturale, incontro tra due mondi,
carneficina, genocidio. A proposito così scriveva Valentina Di
Prisco in un saggio intitolato <em>Jerico
o en busca de la verdad</em> e
pubblicato in una rivista letteraria venezuelana: “La verità su
tutta questa polemica è che non importa il concetto che si dia,
l’importante è che questo episodio, improvviso e selvaggio com’è
stato, cambiò completamente la vita e il destino delle due culture”.

</p>



<p>
Condivido
queste parole ed è inevitabile parlare di come dall’epoca della
conquista ed evangelizzazione da parte degli europei, la cultura, le
tradizioni, le lingue degli abitanti del posto e i loro diritti non
siano quasi mai stati rispettati. Violenze sessuali, omicidi,
schiavitù, furti di ogni genere sono alcuni degli episodi bui che
macchiano la presenza del “bianco” nel continente. 
</p>



<p>
Negli
anni Ottanta, i <em>Garimpeiros</em>,
cioè i ricercatori d’oro e minatori illegali commisero un
genocidio non da poco. 40.000 minatori invasero le terre dei Yanomani
e commisero innumerevoli crimini. Parlando di salute: malattie di
trasmissione sessuale ed epidemie di malaria, tubercolosi, influenza
suina, morbillo, ecc., sono state epidemie sviluppate in queste terre
soltanto grazie alla presenza irrispettosa del forestiero che con la
sua arroganza, ha mancato di rispetto a queste popolazioni.</p>



<p>
Torniamo
a parlare del tema perché il Covid19, è già arrivato in territori
indigeni, è l’ultima malattia della lista. L’Amazzonia e altri
territori indigeni dell’America latina sono già macchiati di
virus. Nella fattispecie vorrei raccontarvi la situazione attuale in
alcune popolazioni dell’Amazzonia, tra il Venezuela, il Brasile e
la Colombia.</p>



<p> Tra marzo e i primi di aprile si è alzata la voce dell’informazione a favore di questi popoli, ormai non esenti di virus. L’ong francese Planète Amazone ha lanciato una campagna di donazione per proteggere i guardiani dell’Amazzonia; il 1° aprile è apparsa la notizia che nel distretto di Santo Antônio do Içá, a nord del Amazzonia brasiliana, vicino al fiume Alto Rio Solimões c’era il primo caso di contagio: un’operatrice sanitaria di 20 anni che aveva avuto contatti con un medico della zona, anche lui risultato positivo e che a sua volta aveva viaggiato verso le grandi città del paese. Conosciamo i movimenti rapidi e aggressivi del virus. Le cifre in questa zona non sono chiare, ovviamente, essendo delle popolazioni molto precarie dal punto di vista dell’acceso all’assistenza sanitaria, all’informazione ed essendo delle etnie fisicamente fragili dal punto di vista immunologico; per cui si può ipotizzare che i numeri siano alti e realmente non coincidano con quelli ufficiali. In tutta l’Amazzonia il numero è salito a poco più di tre mila casi confermati e più di 250 decessi. La regione di Alto Rio Solimões, a pochi km dal fiume Amazzonia ha 12 casi e 2 decessi. Il 9 aprile il governo identificò il primo indigena deceduto nello stato dell’Amazzonia: un uomo dell’etnia Kokama di 44 anni e due giorni dopo un anziano di 78 anni.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="405" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13975" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas2-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>
In
Italia abbiamo già letto sulla situazione nella città di Manaus. Il
caos sanitario, i contagi, i morti, le fosse comuni. È proprio così.
Ovviamente il virus è già arrivato nelle riserve indigene della
zona come nel Parque das Tribos, una riserva in cui abitano 2.500
indigeni di 35 etnie differenti. In tutta la provincia di Manaus ci
sono quasi 3.000 contagiati e 259 deceduti al 26 di aprile. Una delle
zone rosse del paese. Di questi giorni l’annuncio del presidente
della regione Wilson Lima che metteranno su un ospedale da campo
dedicato esclusivamente agli indigeni della zona per far fronte al
Covid19. 
</p>



<p>
Un&#8217;altra
popolazione che adesso sta soffrendo molto è quella dei Yanomami,
tra il Venezuela e il Brasile. L’area dove i Yanomani sono
stanziati è il territorio forestale indigeno più vasto del mondo,
sono 38.000 individui e 8,2 milioni di ettari. Questo, come altri
popoli della zona, è un popolo abbandonato dai governi, che deve
sopravvivere con le proprie forze, per cui c’è un alto tasso di
bambini deboli per denutrizione o con debolezze all’apparato
respiratorio a causa degli innumerevoli incendi succeduti negli anni.
Così, il 9 aprile, il virus si è preso un ragazzo di 15 anni
proveniente dai villaggi intorno al fiume Uraricoera nello stato di
Roraima al confine con il Venezuela. Il ragazzo aveva un fisico
debole, era denutrito e anemico. Queste le dichiarazioni in
conferenza stampa del Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta:
“Oggi abbiamo avuto il primo caso confermato tra i Yanomami, il che
ci preoccupa molto (…) conosciamo la storia dei cattivi risultati
quando gli indigeni vengono affetti da virus che non appartengono al
loro ecosistema”. Una delle cause di pericolo più forte in questo
territorio dalla parte del Venezuela è la mobilità indiscriminata
di minatori illegali che sfruttano i Parchi Nazionali della zona e
partecipano in attività illegali e di contrabbando. Un numero reale
di contagi in terre venezuelane non c’è, lo sappiamo già, quindi
è difficile dire com’è la situazione in queste aree remote. Le
cifre ufficiali del governo dicono che ci sono soltanto tre contagi
nell’Amazzonia venezuelana. Difficile da credere. 
</p>



<p>
Anche
l’Amazzonia colombiana è vasta, ci abitano 64 popoli indigeni e
secondo le denunce di OPIAC (Organizzazione Nazionale dei Popoli
Indigeni dell’Amazzonia Colombiana) è stata completamente
dimenticata dal governo centrale fin dall’inizio della pandemia. I
diversi popoli si stanno organizzando da soli per contenere,
informare e regolare la situazione. Due giorni fa la notizia di
quaranta casi confermati e due deceduti. Il Ministero della Salute
Colombiano pubblica la cifra di 104 casi. 
</p>



<p> L’allerta nelle zone così vulnerabili dovrebbe essere rossa. La conclusione è che c’è una costante tra i tre governi centrali dei paesi coinvolti in questo articolo e cioè una quasi totale noncuranza. Come sempre sono le organizzazioni private, le ong, le fondazioni e i governi regionali a dare l’allarme, ad allertare i governi e l’opinione pubblica internazionale sulle precarie situazioni sanitarie e sulle caratteristiche generali di questi popoli che fanno sì che questo tipo di virus si propaghi in modo esponenziale in pochissimo tempo. La sensazione è che la bomba sta per esplodere, la realtà è che sicuramente è già esplosa. Confidiamo nella forza e nella determinazione che gli stessi indigeni hanno sviluppato nei secoli per sopravvivere a tutte le tragedie e nell’aiuto delle innumerevoli organizzazioni in difesa dell’Amazzonia. Forse questo virus è molto aggressivo anche per loro.  Staremo a vedere con le mani legate ma non con la bocca chiusa perché non bisogna mai dimenticarsi di questa meravigliosa parte del mondo.  </p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Coronavirus in Africa: quali rischi per l’Italia﻿</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 10:15:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi L’allarme per il Continente Africano è scattato settimane fa, come l’avvento di un’apocalisse. C’è chi ha definito l’Africa il punto debole di controllo per la diffusione del Coronavirus e chi ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13790" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1050w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p> di Veronica Tedeschi</p>



<p>L’allarme
per il Continente Africano è scattato settimane fa, come l’avvento
di un’apocalisse. C’è chi ha definito l’Africa il punto debole
di controllo per la diffusione del Coronavirus e chi ha urlato a gran
voce che il virus in Africa avrebbe provocato la fine della specie
umana.</p>



<p>Come
previsto, il virus è arrivato anche nel <em>caldo
Continente</em>
ma non con la forza immaginata. Da qualche giorno, infatti, abbiamo
superato di gran lunga i 1.000 contagiati e, per ora, la situazione
rimane sotto controllo. I paesi “più ricchi” stanno trainando
dietro di sé i paesi del terzo mondo, consigliando la chiusura delle
frontiere e chiudendo le attività produttive. In Senegal le
frontiere, come le scuole, sono chiuse e per i cittadini di tutto il
paese vi è un coprifuoco dalle ore 20.00 alle ore 6.00;
parallelamente i controlli delle forze armate stanno aumentando.</p>



<p>L’esperienza
di gestione di virus ed epidemie sta dimostrando una prontezza di
risposta all’emergenza che, però, potrebbe non bastare. Le
strutture sanitarie di tutto il continente sono precarie e anche nei
paesi più virtuosi gli ospedali sono sovraffollati e i pochi medici
a disposizione non sono in grado di garantire cure a tutti i
cittadini.</p>



<p>La
paura di questo periodo sta pervadendo anche il nostro buon senso:
una testata giornalistica ha descritto il pericolo al quale potranno
incorrere Italia e Grecia se l’epidemia scoppiasse in Africa,
aumentando, di conseguenza, i numeri delle persone contagiate
presente sui barconi. Questa notizia è da sfatare: ancora prima del
Coronavirus chiunque presentasse una malattia o infezione non veniva
fatto partire dalle coste libiche sia per volontà dei trafficanti
sia per decisione personale: intraprendere un viaggio di quel genere
con una malattia in corso porterebbe certamente alla morte.</p>



<p>Escluso,
dunque, questo problema, qualcosa l’Italia (e tutta l’Europa)
potrebbe rischiare se il virus iniziasse ad uccidere come sta facendo
nel nostro Bel Paese. 
</p>



<p>Un
rischio inizialmente economico che potrebbe trasformarsi in vitale in
pochissimo tempo: ricordiamo, infatti, che l’Africa è il
continente che presenta il maggior numero e la maggiore quantità di
materie prime di tutto il mondo.</p>



<p>Materie prime come caffè, cotone, tè e gomma. L’Africa esporta (quasi sempre senza una trasformazione iniziale sul posto) minerali e petrolio.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="341" height="395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/materieprime_africa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13791" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/materieprime_africa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 341w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/materieprime_africa-259x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 259w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /></figure></div>



<p>Oro,
diamanti e rame si trovano in grandi quantità nei paesi dell’Africa
Occidentale e Australe.
Il
petrolio
è
oggi pompato dai pozzi di tutta la fascia saheliana, in Nigeria e
lungo le coste occidentali, in Egitto, Libia e Sud Sudan. 
</p>



<p>Giacimenti
si trovano nel nord e sulle coste del Kenya, al confine tra Uganda, e
Repubblica Democratica del Congo. Meno importanti economicamente, ma
necessari alla produzione di prodotti elettronici sono i giacimenti
di coltan nella Repubblica Democratica del Congo. Sono molti anche i
depositi di oro, ferro, bauxite, rame, carbone, titanio e uranio. 
</p>



<p>Proviamo
ad immaginare quanto questi materiali interessino, direttamente o
indirettamente, i nostri affari, la nostra libertà di circolazione e
la nostra stessa vita.</p>



<p>Chiudere
le frontiere di un paese come l’Africa significherebbe avere
ripercussioni molto importanti su tutto il resto del mondo a causa
dell’utilizzo, improprio e non democratico, delle materie prime
presenti in tutto il continente africano. 
</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le conseguenze dell&#8217;accordo Ue-Turchia / Alarm Phone Press release</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 09:01:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Alarm Phone Press release 16th of June 2016 The consequence of the EU-Turkey Deal: WatchTheMed Alarm Phone documents illegal push-back operation in the Aegean with Frontex present: &#8220;The Turkey-deal is that inhumane:&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-368.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6162" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-368.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (368)" width="350" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-368.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-368-209x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 209w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alarm Phone Press release<br />
16th of June 2016</p>
<p>The consequence of the EU-Turkey Deal: WatchTheMed Alarm Phone documents<br />
illegal push-back operation in the Aegean with Frontex present:</p>
<p>&#8220;The Turkey-deal is that inhumane: This was a brutal and illegal<br />
push-back operation by the Greek Coastguards, and Frontex watched” –<br />
this is how Hagen Kopp of the WatchTheMed Alarm Phone summarized the<br />
incident that took place in the early hours of the 11th of June, near<br />
the Greek island of Chios.</p>
<p>The hotline project to support boat-refugees reconstructed the events<br />
through direct exchanges with those affected. GPS-data proves the<br />
journey and the position of the boat on the Greek side of the maritime<br />
border. Photos that were secretly taken with mobile phones document this<br />
unlawful push-back. 53 refugees, including 14 children had left from<br />
Cesme/Turkey on a rubber dinghy and moved toward Chios.</p>
<p>Within Greek territorial waters they were stopped by a vessel of the<br />
Greek Coastguards. Those seeking protection, among them refugees from<br />
Syria, Iraq and Eritrea, were then forced at gunpoint to transfer onto a<br />
boat of the Turkish Coastguards and were then returned to the Turkish<br />
coast. “This whole incident occurred in the presence of two Frontex<br />
vessels and demonstrates once more the direct involvement of the<br />
European border agency in grave and inhuman practices”, said Hagen Kopp.<br />
WatchTheMed Alarm Phone calls on those politically responsible to cease<br />
these inhuman practices immediately.</p>
<p>&#8211; A report on the case can be found here:<br />
<a href="http://watchthemed.net/reports/view/521?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://watchthemed.net/reports/view/521&amp;source=gmail&amp;ust=1466239069213000&amp;usg=AFQjCNELLSJSzGrJ0shGMtw-bugXoZ4Y3Q&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://watchthemed.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>reports/view/521</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6163" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6163" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (366)" width="669" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 669w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6163" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6163" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (366)" width="669" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 669w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-366-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/06/17/le-conseguenze-dellaccordo-ue-turchia-alarm-phone-press-release/">Le conseguenze dell&#8217;accordo Ue-Turchia / Alarm Phone Press release</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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