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	<title>Amnesty Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Fermiamo il lavoro minorile nell&#8217;inferno delle miniere in Congo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 17:29:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Anna Mognaschi 12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.Uno dei metalli più importanti,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p><strong>12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile</strong></p>



<p></p>



<p>Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.<br>Uno dei metalli più importanti, una risorsa strategica essenziale per la costruzione degli smartphone di ultima generazione, GPS, satelliti, TV al plasma, tablet, computer, ma non solo anche per le macchine elettriche, aerei e missili, è il coltan che insieme al cobalto servono per costruire le batterie al litio per alimentare i nostri device.<br>Il Congo è una repubblica democratica che si estende al centro dell&#8217;Africa, una terra piena di contraddizioni, di guerre interne che sommandosi alla povertà rendono l&#8217;esistenza della popolazione un inferno.<br>È una terra che accoglie anche un numero enorme di sfollati dai Paesi limitrofi: più di mezzo milione e sono soprattutto le ricchezze del sottosuolo ad alimentare conflitti e problematiche; la parte orientale del Congo è ricca di cobalto rame e oro, la parte a nord è la terra più ricca al mondo di coltan, il minerale più prezioso dell&#8217;oro.<br>Si stima che dal Congo provenga dal 60 all&#8217;80% del cobalto di tutto il mondo e sono per lo più i bambini a lavorare nelle miniere di cobalto (secondo l&#8217;UNICEF sono 40.000 i bambini sfruttati nelle miniere a cielo aperto). Questi piccoli minatori scavano a mani nude o con strumenti di fortuna, anche 12 ore al giorno tra il fango e acqua acida per una somma di 2 dollari al giorno; lavorano dopo la scuola, il sabato e la domenica o tutta la settimana se i genitori non riescono a pagare le tasse scolastiche visto che in Congo le scuole non sono gratuite; a causa del duro lavoro i bambini si ammalano di febbre tifoide, malformazioni ossee e muscolari e, inoltre, a causa dei crolli dei cunicoli, rischiano la morte e, dal momento in cui non ci sono dati sulle morti né sugli incidenti, spesso vengono seppelliti nella miniera stessa. Si parla di circa quattro milioni di morti in meno di dieci anni.<br>Le multinazionali come Microsoft e Apple si lavano la coscienza comprando solo da grandi rivenditori autorizzati, facendo finta di non sapere che questi, a loro volta, comprano il coltan dai piccoli possidenti di miniere che hanno come mano d&#8217;opera soprattutto bambini dai 7 ai 16 anni.<br>La situazione del lavoro minorile è così grave da essere stata inserita al punto 8 del Piano di sviluppo sostenibile dell’ONU che si propone di eliminare il lavoro minorile e la schiavitù moderna in tutte le sue forme entro il 2030.<br>Amnesty International sta facendo di tutto per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica mondiale attraverso l&#8217;adozione a distanza, petizioni e un appello: &#8220;Chiediamo al Governo della Repubblica democratica del Congo di fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici&#8221;.<br>A tal proposito, dalla fine del 2020, iI Ministero nazionale delle miniere della RdC, rappresentato da Willy Kitobo Samsoni, si è aggiunto al Comitato direttivo della Cobalt Action Partnership (CAP), dimostrando la presenza del governo nel settore.<br>La CAP è stata formalizzata nel maggio 2020 come una coalizione di organizzazioni pubbliche e private unite per l’estrazione sostenibile ed etica del cobalto. Le parti interessate si impegnano a identificare soluzioni e azioni nei settori privato, pubblico e non-profit al fine di regolamentare l’estrazione e la vendita del cobalto artigianale e minerario, promuovere l’accesso al mercato globale per i produttori, sradicare il lavoro minorile e le violazioni dei diritti umani nelle comunità minerarie del cobalto.<br>Il 2030 è vicino:speriamo che si ponga fine a questo inferno.</p>
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		<title>Il conflitto israelo-palestinese. Aggiornamenti e un appello</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 10:32:49 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente <strong>Appello</strong>:</p>



<p>Tutti i giorni arrivano altre adesioni all’appello che abbiamo lanciato per un cessate il fuoco e per il rilascio dei prigionieri civili. Potete aderire, scrivendo alla redazione. Diffondete, per favore!</p>



<p>L’elenco dei sottoscrittori dell’appello lo trovate sul sito, in questa pagina:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2023/10/23/appello-anbamed-per-il-cessate-il-fuoco-e-per-il-rilascio-di-tutti-i-prigionieri-civili-nelle-mani-di-hamas-e-jiahd-islamica/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p>



<p><strong><em><u>Le notizie</u></em></strong> (da anbamed.it)</p>



<p><strong>Trattative tra Israele e Hamas</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri del Qatar ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco e scambio di prigionieri tra il governo israeliano e la direzione di Hamas, in collaborazione con Egitto e Stati Uniti. L’accordo prevede un cessate il fuoco di 4 giorni rinnovabili, il rilascio di 50 prigionieri civili nelle mani di Hamas in cambio di 150 detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Tra i punti dell’accordo si prevede l’entrata di maggiore numero di camion contenenti aiuti compresi i carburanti alla popolazione civile di Gaza. Il governo israeliano ha approvato l’accordo in una riunione fiume durata fino all’alba ed è stato approvato con il voto contrario dei tre ministri della destra estremista dei sionisti religiosi di Bin Gvir. Da Washington arriva la conferma e il comunicato della Casa Bianca ringrazia Qatar e Egitto per il loro ruolo determinante nel raggiungimento di questo risultato e spera che si possa costruire su questo primo accordo altri passi futuri per tutti gli altri prigionieri. Il governo israeliano ha confermato l’approvazione e ha annunciato che l’accordo entrerà in vigore entro la mattina di giovedì.</p>



<p><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>I bombardamenti israeliani continuano e si sono intensificati dopo la mezzanotte. Sono stati compiuti, secondo quanto dichiarato da Tel Aviv, oltre 150 raids. Sono stati colpiti due ospedali e tre scuole e nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 120 persone, tutti civili, portando il numero totale delle vittime a 3500 e i feriti oltre 35 mila. La direzione degli ospedali nella Striscia ha chiesto all’OMS e CRI l’evacuazione di 3 ospedali.</p>



<p>I criminali bombardamenti israeliani contro la popolazione civile hanno toccato tutti i campi profughi e le città di Gaza, compresi i luoghi alle quali sono stati costretti ad evacuare gli abitanti di Gaza city per salvarsi e invece hanno trovato la morte.</p>



<p>Sul fronte militare di terra sono stati registrati nuovi tentativi di avanzata dei soldati in diversi punti di contatto con i combattenti palestinesi. Le Brigate Qassam sostengono di aver bloccato l’avanzata, distruggendo 7 carri armati. L’esercito israeliano ha comunicato che nella giornata di ieri sono morti 7 soldati e ufficiali israeliani a Gaza.</p>



<p>In un’intervista ad una rete tv statunitense, l’ex premier israeliano Barak ha ammesso che i tunnel sotto il complesso ospedaliero di Shifà effettivamente ci sono, ma sono state progettate e costruite dagli israeliani subito dopo l’occupazione di Gaza del 1967.</p>



<p><strong>Casa di cura per anziani</strong></p>



<p>La casa di cura per anziani “Wafaa”, nel quartiere Zahraa di Gaza city, è stata sottoposta sabato scorso ad un bombardamento mirato, che ha provocato la morte del direttore, Midhat Mheissin, colpito nel suo ufficio, e il ferimento grave di due infermieri. La scorsa notte, 15 bombe hanno centrato gli edifici, compresi i reparti dove sono ricoverati i 40 anziani, alcuni di loro immobilizzati a letto. Sono rimaste ferite due donne anziane, Fatima Barud e Dina Kurd. “È un messaggio di fuoco”, ha detto un amministratore, “e abbiamo dovuto organizzare l’evacuazione forzata”. L’anziana Souad Aqileh, all’arrivo all’ospedale di Deir Balah che li ospiterà, ha detto di non sapere come si sia salvata dalla bomba che aveva colpito la sua stanza. “Non so come ho fatto a camminare senza le stampelle. È stata la paura della morte!”. Un altro anziano di 80 anni, Samir Gialaleh, ex professore di storia, che cammina con il girello, ha detto che “è stato il viaggio della Via Dolorosa, con le tappe ad ogni carro armato israeliano, come le stazioni della Via Crucis”. I pazienti e l’equipe medica e sanitaria sono ospitati adesso dall’ospedale Yaffa di Deir Balah.</p>



<p><strong>Amnesty International</strong></p>



<p>Amnesty International ha denunciato i crimini di guerra israeliani a Gaza dopo una propria inchiesta. “Le forze israeliane hanno dimostrato ancora una volta un’agghiacciante indifferenza per il&nbsp;<strong>catastrofico numero di vittime civili</strong>&nbsp;dei loro incessanti bombardamenti sulla&nbsp;<strong>Striscia di Gaza occupata</strong><strong>”, sostiene il rapporto</strong><strong>.&nbsp;</strong>Gli attacchi, avvenuti il 19 e il 20 ottobre, hanno colpito un edificio appartenente al complesso di una&nbsp;<strong>chiesa di Gaza City</strong>&nbsp;dove si erano rifugiati centinaia di sfollati e&nbsp;<strong>un’abitazione nel campo rifugiati di al-Nuseirat</strong><strong>,</strong>&nbsp;al centro della Striscia di Gaza.</p>



<p>Sulla base delle sue approfondite ricerche, Amnesty International ha concluso che si è trattato di&nbsp;<strong>attacchi indiscriminati o di attacchi diretti contro civili e obiettivi civili</strong><strong>,</strong>&nbsp;che devono essere indagati come crimini di guerra.</p>



<p>“Questi attacchi mortali e illegali fanno parte di un&nbsp;<strong>documentato schema di disprezzo per i civili palestinesi</strong>&nbsp;e dimostrano il devastante impatto dell’assalto senza precedenti da parte di Israele, che ha fatto sì che&nbsp;<strong>nessun luogo di Gaza sia sicuro</strong>, indipendentemente da dove i civili vivano o dove cerchino rifugio”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice delle ricerche globali di Amnesty International. L’organizzazione umanitaria ha&nbsp;sollecitato il procuratore della&nbsp;<strong>Corte penale internazionale ad assumere immediate e concrete iniziative</strong>&nbsp;per velocizzare l’indagine, aperta nel 2021, sui crimini di guerra e su altri crimini di diritto internazionale di Israele nei territori palestinesi occupati.</p>



<p><a href="https://www.amnesty.it/nessun-luogo-di-gaza-e-sicuro-una-nuova-ricerca/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui</a></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>5 giovani assassinati a Tulkarem in seguito al bombardamento compiuto con droni da parte dell’esercito di occupazione. La città è completamente assediata e le truppe compiono continui rastrellamenti per l’arresto di attivisti. Come hanno operato a Gaza, i militari israeliani hanno preso di mira gli ospedali di Tulkarem, nel tentativo di rapire i corpi degli attivisti assassinati. L’assedio dei due ospedali cittadini e il sequestro delle ambulanze hanno impedito di prestare le necessarie cure ai feriti.</p>



<p>Un altro palestinese è stato assassinato dai soldati israeliani a Qalqilia e diverse decine di feriti negli attacchi a Betlemme, Dora e El-Khalil (Hebron). A Hawwara l’esercito ha confiscato terreni agricoli palestinesi, adducendo motivi militari, con l’intento di assegnarle alle colonie ebraiche illegali.</p>



<p><strong>Libano.</strong></p>



<p>Si inasprisce lo scontro sul fronte libanese meridionale. Hezbollah ha annunciato di aver compiuto ieri un attacco con missili teleguidati contro una casa usata come residenza per soldati nella colonia di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Metulla,+Israele/@33.2692562,35.5349768,13z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x151ebde2e0f90eeb:0xbd066a600f5d390c!8m2!3d33.277232!4d35.578235!16zL20vMDdxdDhs?entry=ttu&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metulla</a>. Secondo un comunicato dell’esercito israeliano sarebbero stati uccisi 7 militari. Non è tardata la risposta israeliana che ha colpito con l’artiglieria le città e villaggi libanesi su tutta la linea di demarcazione. Diversi raids aerei hanno colpito il sud libano, con l’uso delle bombe incendiarie per distruggere i raccolti nelle zone rurali. Secono quanto affermato da un comunicato dell’esercito libanese, è stata colpita una caserma senza causare vittime. Secondo la stampa libanese sono stati uccisi 7 persone tutti civili, compresi 3 giornalisti della rete tv Al-Mayadeen.</p>



<p><strong>Diplomazia</strong></p>



<p>In una telefonata tra i due capi di Stato, Francia e Cina hanno affermato di cooperare insieme per trovare una via d’uscita dalla crisi in Medio Oriente. “Bisogna evitare il deragliamento della situazione a Gaza e per fermare la spirale di violenza è necessario arrivare alla nascita di uno Stato palestinese”, scrive l’agenzia stampa cinese nel suo resoconto della discussione tra Macron e Xi Jinping.</p>



<p>Il vertice in videoconferenza dei paesi Brics sulla situazione di Gaza ha espresso la richiesta urgente di un cessate il fuoco e di mettere fine all’aggressione israeliana sulla popolazione civile di Gaza. Il gruppo dei 5 paesi ha rinnovato l’impegno per una Conferenza internazionale per garantire i diritti legittimi del popolo palestinese all’indipendenza. Nel comunicato si afferma anche la condanna della punizione collettiva e l’uso sproporzionato della forza messe in atto da Israele, che rappresentano un crimine di guerra.</p>



<p><strong>Solidarietà internazionale</strong></p>



<p>Il parlamento del Sud Africa ha approvato una mozione per la rottura delle relazioni diplomatiche con Israele e la cacciata dell’ambasciatore fino alla fine dell’aggressione contro Gaza.</p>



<p>In Mauritania si è sviluppato un forte movimento di solidarietà con il popolo palestinese che ha contrastato i tentativi di normalizzazione dei rapporti tra Nouakchout e Tel Aviv. Si sono svolte in questi giorni grandi manifestazioni popolari e lo stesso presidente El-Ghazouani ha espresso pubblicamente la sua condanna dell’invasione di Gaza (<a href="https://twitter.com/CheikhGhazouani?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui, in lingua araba</a>). La Mauritania aveva instaurato relazioni diplomatiche con Israele negli anni novanta del secolo scorso, ma poi sono state interrotte dopo l’invasione israeliana di Gaza del 2008.&nbsp;</p>
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		<title>Libertà per Alaa Abdel Fattah</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 07:11:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da anbamed.it)</p>



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<p>Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di ciascun partecipante. Ha iniziato Riccado Noury di Amnesty International e poi vi hanno aderito decine e decine di persone, intellettuali, attivisti per i diritti umani, politici, giornalisti, attori, scrittori. Una catena di solidarietà per sostenere le rivendicazioni di Alaa che sta svolgendo uno sciopero della fame dal 2 aprile. L’iniziativa è coordinata dall’amica giornalista e scrittrice, Paola Caridi curatrice del blog&nbsp;<a href="http://www.invisiblearabs.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.invisiblearabs.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/Free-Alaa-2-1024x367.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5661"/></figure>



<p>Sono passati 67 giorni dall’inizio dello sciopero di Alaa e le autorità carcerarie e giudiziarie hanno negato l’evidenza, sostenendo falsamente che Alaa non sta svolgendo nessun sciopero. Poi lo hanno spostato dal carcere di massima sicurezza di Tora, al carcere di Natroun dove ha ottenuto un materasso, dei giornali e libri forniti dalla famiglia, una penna e dei quaderni.</p>



<p>Per iniziativa della famiglia (la madre è nata in GB), Alaa ha ottenuto la cittadinanza britannica. Questo passo potrebbe alleviare le sofferenze del carcere duro e disumano al quale è stato costretto per anni. Adesso un avvocato britannico lo può difendere e il consolato può compiere visite in carcere per accertarsi delle sue condizioni.</p>



<p>La vita di Alaa è in pericolo, perché il perdurante sciopero potrebbe causare danni irreversibili per la sua salute. Le uniche notizie finora trapelate sono quelle giunte dalla sua famiglia, in seguito alla visita della madre il 12 maggio. La prossima visita sarà il 12 giugno.</p>



<p>Ecco un articolo uscito su il manifesto:</p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/copertina-non-siete-ancorastati-sconfitti-738x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5662"/></figure>



<p>Il suo libro&nbsp;<strong><em>“Non siete stati ancora sconfitti”,</em></strong>&nbsp;una raccolta di suoi scritti, è stato pubblicato in Italia ed è stato presentato lo scorso ottobre al Salone del Libro di Torino. Ecco la sua presentazione sulle pagine dell’editore, Hopefulmonster – Torino.</p>



<p>Prima traduzione italiana degli scritti del blogger e attivista Alaa Abd el-Fattah, uno dei protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011. Il libro esce grazie a una rete internazionale di editor e giornalisti, alla famiglia dell’autore, ad Amnesty International che da anni segue il caso dello scrittore tuttora in carcere, ad ARCI e alla collaborazione con la casa editrice Fitzcarraldo di Londra lo pubblica contemporaneamente nella traduzione inglese. Un volume in grado di restituire la drammatica situazione dell’Egitto nelle cui carceri si stimano siano reclusi oltre 60.000 detenuti politici e di coscienza, sottoposti a torture, esecuzioni capitali, ingiusto processo e lunghi periodi di detenzione preventiva, in palese violazione dei diritti umani e civili.</p>



<p><strong>Alaa Abd el-Fattah</strong>, nato nel 1981 al Cairo, è entrato per la prima volta in prigione a 25 anni, nel 2006. Le autorità egiziane lo avevano arrestato durante una manifestazione pacifica al Cairo. Divenuto la figura simbolo della dissidenza egiziana ha trascorso gli ultimi sei anni praticamente sempre dentro una cella, privato anche dei libri e della carta per scrivere. È considerato da Amnesty International un ‘prigioniero di coscienza’, il più noto tra le decine di migliaia di detenuti politici nelle carceri egiziane. Figlio della più importante famiglia egiziana di attivisti e difensori dei diritti umani e civili, Alaa incarna un’intera generazione di giovani egiziani che mettono la propria vita e la propria intelligenza al servizio del diritto alla dignità, individuale e collettiva.</p>



<p>Un libro che raccoglie suoi scritti scelti:</p>



<p><a href="https://www.youtube.com/channel/UCQMa_efjkW4mwNyTL2etaCA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La presentazione online del libro</a></p>



<p>ALAA ABD EL-FATTAH</p>



<h1>Non siete stati ancora sconfitti</h1>



<p>La stanza del mondo</p>



<p>traduzione di Monica Ruocco<br>pagine: 288<br>formato: 16 x 22,5 cm<br>data di pubblicazione: ottobre 2021<br>confezione: brossura<br>lingua: italiano<br>isbn 9788877572882</p>



<p>€23,00</p>
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		<title>Diritti negati. Zara Alvarez, Navid Afkari e Erick Echegaray.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 08:15:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Mi allontano un po’ dall’America Latina per parlare di Zara e Navid, tutti e due assassinati dai governi dei loro paesi di origine. Zara Alvarez era una donna e mamma filippina&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Mi allontano un po’ dall’America Latina per parlare di Zara e Navid, tutti e due assassinati dai governi dei loro paesi di origine.</p>



<p>Zara Alvarez era una donna e mamma filippina di 39 anni. Attivista per i diritti umani, collaborava per diverse associazioni (<a href="https://www.arcores.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcores</a>, ONG <a href="https://www.karapatan.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Karapatan</a>), era assistente legale, appunto per l’Alleanza dei Diritti Umani di Karapatan. È stata uccisa da 6 colpi di pistola mentre tornava a casa sua la sera del 17 agosto, nella città di Bacalod, provincia di Negros. Il copione è più o meno lo stesso quando si vuole confondere l’opinione pubblica e la popolazione locale: un uomo ha sparato e poi è scappato su una moto, aiutato da un complice. Per far sembrare tutto un furto? È purtroppo un altro nome che si aggiunge alla lista di vittime uccise a causa dell’aumento di impunità grazie alla legislazione antiterrorismo firmata dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Un nome in più che possiamo aggiungere alla “guerra del dissenso”, di cui si è parlato e letto negli ultimi quattro anni da quando Duterte è al potere. È morta il giorno in cui c’erano i funerali di Randall Echanis, di 72 anni, attivista e veterano leader contadino e presidente del partito di sinistra Anakpawis. Ucciso nella sua casa. In sostanza, per il governo erano degli “sporchi rossi comunisti” ed erano nella loro lista nera, anzi rossa, già macchiata di sangue.</p>



<p>Navid Afkari era un uomo iraniano di 27 anni. Wrestler. È stato condannato a morte per aver ucciso presuntamente un funzionario pubblico durante le manifestazioni di piazza nel 2018. La condanna si era basata su una confessione da parte di Navid, ma sotto tortura, c’erano come evidenze contro di lui anche delle immagini prese da un video durante le manifestazioni e altre evidenze mai confermate, poco chiare e manipolate. Si è compiuta la condanna ed è stato impiccato a Shiraz il 12 settembre. Anche i suoi fratelli, Vahid e Habid, sono stati condannati per lo stesso motivo a 54 e 27 anni rispettivamente. Non sono serviti a nulla tutti gli appelli per salvare la sua vita: dal governo americano a tutte le associazioni sportive mondiali, passando dal Comitato Olimpico Internazionale ad Anmesty. Niente.</p>



<p>Mi avvicino ancora una volta ad America Latina per parlarvi di Erick, ucciso indirettamente dal regime venezuelano.</p>



<p>Erick Echegaray era un uomo venezuelano di 70 anni rinchiuso nel famoso “Helicoide”, sede del Sebin (Servizio d’Intelligence Bolivariano), era stato condannato a 14 anni per corruzione e riciclo di denaro sporco. Non ci sono informazioni se Erick è stato torturato, ma la sua famiglia, gli avvocati, i parlamentari di opposizione e le associazioni per i diritti umani in Venezuela avevano denunciato che Erick probabilmente aveva preso il Covid19 in carcere. Così è stato, è morto il 7 agosto a Caracas. Gli ufficiali del Sebin hanno ignorato la situazione e quando è stato trasferito in ospedale per insufficienza respiratoria, era troppo tardi. Questa malattia è la grande scusa per fare pulizia, i governi totalitari alzano le mani davanti al virus e no si macchiano di sangue perché il lavoro che dovrebbero fare lo fa alla grande questo virus fantasma.</p>



<p>Filippine, Iran e Venezuela. Zara, Navid ed Erick. Tre simboli, tre persone uccise senza capire il perché. Perché aiuti le persone? Perché hai una ideologia diversa? Perché non sei d’accordo con le politiche del tuo paese? Perché manifesti la tua opinione? Perché sei un prigioniero e allora non hai nessun diritto? Perché hai sbagliato qualcosa nella tua vita?.</p>



<p>“<a href="https://www.diritto.it/diritti-umani-nellera-della-globalizzazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">…dire «diritti umani» equivale semplicemente a contestare&nbsp;regimi dispotici&nbsp;e violenti che operano nel più assoluto disprezzo della vita, della libertà e della dignità degli individui. Qui, i diritti umani vanno a premere come fattore di indebolimento di quei regimi. In ultimo, l’ideale dei diritti umani «lavora» incessantemente all’interno di ogni sistema democratico</a>”. Sistema democratico che in Filippine, Iran e Venezuela non c’è.</p>



<p>O come un giorno ha detto Immanuel Kant: “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”.</p>



<p>Ecco perché anche qui in Italia abbiamo avvertito queste tre ennesime violenze.</p>
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		<title>Storica vittoria del diritto di asilo: un visto d’ingresso in Italia per richiedere protezione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 06:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Asgi.it) Il comunicato Tutte le tappe che hanno portato alla condanna Stampa: video e interviste Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
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<p></p>



<p>(da Asgi.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/phil-mosley-wOK2f2stPDg-unsplash-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-41249"/></figure>



<p></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#comunicato?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il comunicato</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#tappe?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutte le tappe che hanno portato alla condanna</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#stampa?utm_source=rss&utm_medium=rss">Stampa: video e interviste</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto a fare ingresso sul territorio mediante il rilascio di un visto con lo scopo di accedere alla domanda di protezione internazionale, dopo che l’Italia li aveva soccorsi con una nave della Marina militare nel mar Mediterraneo e illegalmente respinti in Libia nel 2009.</p></blockquote>



<p>Amnesty International Italia e Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) hanno celebrato e accolto un arrivo dall’eccezionale portata simbolica, che ripristina la legalità in relazione al diritto di asilo sancito dall’articolo 10 della Costituzione, leso dalle autorità italiane che da anni effettuano azioni volte a bloccare l’accesso di tutti coloro che tentano attraverso il Mediterraneo di arrivare ed ottenere protezione.</p>



<p>Assistiti dagli avvocati Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile di Asgi e sostenuti dalla documentazione fornita da Amnesty International Italia, avevano presentato ricorso al Tribunale civile di Roma che,<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/sentenza-22917.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;il 28 novembre 2019, con la sentenza 22917, ha dichiarato illegittimo il respingimento,&nbsp;</a>ordinato il rilascio di un visto d’ingresso per permettere di accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e ha condannato le autorità italiane al risarcimento del danno.</p>



<p>La sentenza afferma che al fine di rendere effettivo il diritto di asilo&nbsp;<strong>è necessario “espandere il campo di applicazione della protezione internazionale volta a tutelare la posizione di chi, in conseguenza di un fatto illecito commesso dall’autorità italiana si trovi nell’impossibilità di presentare la domanda di protezione internazionale</strong>&nbsp;in quanto non presente nel territorio dello Stato, avendo le autorità dello stesso Stato inibito l’ingresso, all’esito di un respingimento collettivo, in violazione dei principi costituzionali e della Carta dei diritti dell’Unione europea.”</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Si tratta, secondo Amnesty International Italia e Asgi, di una decisione che rappresenta un precedente dalla portata storica perché per la prima volta viene stabilito da un tribunale italiano che ha diritto ad un visto per chiedere asilo in Italia chi non è presente sul territorio italiano.</p></blockquote>



<p>Hanno così ottenuto finalmente giustizia e il rispetto dei propri diritti coloro che, nel 2009, in un gruppo di 89 migranti e richiedenti asilo, erano stati ricondotti dalle autorità italiane in Libia, dove erano stati esposti nuovamente a trattamenti inumani e degradanti, violenze e torture.&nbsp;</p>



<p>Dopo l’arrivo sul territorio libico, infatti, tutte le persone erano state detenute, e solo dopo lunghi mesi di prigionia erano state rilasciate. Alcune di loro, nonostante il rischio di essere nuovamente respinte, avevano tentato nuovamente la traversata del Canale di Sicilia. Alcuni hanno perso la vita in naufragi negli anni successivi, mentre altri ancora sono riusciti a raggiungere le coste italiane e ad arrivare in altri paesi, come la Germania e la Svizzera, dove hanno ottenuto la protezione internazionale.</p>



<p>Sedici di loro, tutti cittadini eritrei, decisero di non correre nuovamente i rischi di un viaggio in mare e di tentare di raggiungere l’Europa via terra. Dopo aver attraversato l’Egitto e il deserto del Sinai,&nbsp;arrivarono in Israele.&nbsp;</p>



<p>Per circa 10 anni questi 16 cittadini eritrei sono rimasti bloccati in Israele, dove il loro diritto a richiedere asilo non è rispettato e col rischio costante di essere rimandati verso paesi africani che avevano stretto accordi bilaterali con Israele, come Uganda e Ruanda.</p>



<p>Il 25 giugno 2016 hanno promosso l’azione legale presso il Tribunale civile di Roma nei confronti della presidenza del Consiglio e dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno dello stato italiano. Il 28 novembre 2019, la già citata storica sentenza.</p>



<p>“<em>Siamo felici di essere qui. Abbiamo ripreso ad avere fiducia nella giustizia ora speriamo di avere la protezione di cui abbiamo bisogno</em>”, ha dichiarato uno dei cinque cittadini eritrei atterrati oggi a Fiumicino.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Finalmente si restituisce valore legale agli obblighi di protezione sanciti dall’art 10 della Costituzione. Questo arrivo rappresenta un precedente importante perché per la prima volta le autorità italiane sono costrette a garantire l’ingresso sul territorio per accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e questo avviene non già in ragione di una concessione umanitaria ma dell’affermazione di un diritto di cui queste persone sono titolari. Sono evidenti le ricadute di tali principi verso tutte quelle politiche volte ad implementare il sistematico svuotamento degli obblighi di protezione e quanto mai attuale in questo momento storico</em>”, hanno affermato Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile avvocati di Asgi.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Illegittimamente respinti in Libia dall’Italia nel 2009, oggi grazie a una sentenza della giustizia italiana cinque richiedenti asilo eritrei sono arrivati nel nostro paese nel modo più sicuro e legale possibile. Ciò che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi a causa di conflitti, persecuzione politica e altre violazioni dei diritti umani</em>”, ha aggiunto Ilaria Masinara, campaign manager su migrazione e discriminazione di Amnesty International Italia.&nbsp;</p></blockquote>



<p>Dopo il periodo di quarantena previsto dalle norme vigenti, i cinque cittadini eritrei potranno finalmente avvieranno la procedura per chiedere all’Italia il riconoscimento della protezione internazionale ed ottenere, finalmente, tutti i diritti che ne conseguono.&nbsp;</p>



<p>Nei prossimi mesi dovranno giungere in Italia anche altre tre dei respinti, oggi sostenuti dall’organizzazione non governativa Assaf,&nbsp; che sono ancora bloccati in Israele in ragione del fatto che hanno costruito una famiglia. È stata infatti avanzata la richiesta per permettere l’ingresso anche di moglie e figli a seguito viste le condizioni in cui si trovano sul territorio israeliano e i rischi connessi e si è in attesa delle determinazioni dell’autorità consolare.&nbsp;</p>
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		<title>Rapporto Amnesty International 2019-2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 08:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno, mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, Amnesty International Italia pubblica, grazie alla sensibilità di un editore molto attento alla saggistica sui diritti umani, il Rapporto annuale. L’edizione di quest’anno&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="500" height="741" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/copertina-Rapporto2019-2020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14211" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/copertina-Rapporto2019-2020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/copertina-Rapporto2019-2020-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Anche quest’anno, mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, Amnesty International Italia pubblica, grazie alla sensibilità di un editore molto attento alla saggistica sui diritti umani, il Rapporto annuale.</p>



<p>L’edizione di quest’anno è particolare poiché non trova corrispondenza in un analogo volume internazionale.</p>



<p>Per descrivere la&nbsp;<strong>situazione dei diritti umani nel mondo nel 2019</strong>, il Segretariato Internazionale di Amnesty International ha pubblicato nei primi quattro mesi del 2020 una serie di rapporti regionali, composti da una panoramica generale e da approfondimenti su singoli stati.</p>



<p>Questo volume contiene, dunque, la&nbsp;<strong>traduzione delle panoramiche regionali</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>una selezione di schede su singoli paesi</strong>, realizzata attraverso una serie di criteri tra i quali la gravità delle violazioni dei diritti umani, la strategicità di tali paesi sul piano globale, la loro rilevanza dal punto di vista giornalistico e le loro relazioni con l’Italia.</p>



<p>Un ringraziamento particolare va, oltre che all’editore, a Beatrice Gnassi, curatrice del volume, e alla traduttrice Anna Ongaro.</p>



<p>L’edizione 2019-2020 del Rapporto di Amnesty International è a cura di Infinito Edizioni.</p>



<p>“<em>Nel 2019 milioni e milioni di persone, per lo più giovani, sono scese in strada per chiedere diritti, giustizia, libertà, dignità, rispetto per l’ambiente, fine della corruzione e delle disuguaglianze. Una moltitudine di persone disposte a mettersi di traverso a politiche ingiuste non si vedeva dal 2010-11. Dal Cile all’Iran, da Hong Kong all’Iraq, dall’Egitto all’Ecuador, dal Sudan al Libano, hanno sfidato e subito una repressione molto forte. I governi hanno sparato ai loro cittadini, perdendo così ulteriormente credibilità</em>“, ha&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/un-periodo-di-straordinario-attivismo-e-intensa-repressione-il-rapporto-2019-2020-di-amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dichiarato</a>&nbsp;<strong>Riccardo Noury</strong>, portavoce di Amnesty International Italia.</p>



<p>“<em>L’avvicendamento tra due coalizioni di governo, nonostante alcuni iniziali e promettenti annunci, non ha prodotto una significativa discontinuità nelle politiche sui diritti umani in Italia, in particolare quelle relative a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Per tutto l’anno le navi delle Ong sono state ostacolate da minacce di chiusure dei porti e da ingiustificati ritardi nelle autorizzazioni all’approdo. Il 2019 si è chiuso col rinnovo della cooperazione con la Libia per il controllo dei flussi migratori</em>“, ha aggiunto&nbsp;<strong>Emanuele Russo</strong>, presidente di Amnesty International Italia.</p>



<p>“<em>La sconvolgente esperienza della pandemia da Covid-19 cambierà il mondo in modo fondamentale, ma non sappiamo ancora come. Dovremo pretendere nuovamente quegli spazi di libertà che sono stati i protagonisti del 2019, vigilare affinché le misure di emergenza non siano normalizzate nei codici. Abbiamo di fronte due scenari opposti: un ritorno alla divisione, alla xenofobia, alla demagogia, alle misure di austerità ancora una volta dirette contro i poveri; oppure la nascita, dall’aver condiviso un periodo così drammatico, di una nuova era di cooperazione, solidarietà e unità, un’era di rinnovato impegno per ricucire le fratture sociali e le ineguaglianze così brutalmente messe in evidenza dalla pandemia</em>“, ha concluso&nbsp;<strong>Gianni Rufini</strong>, direttore generale di Amnesty International Italia.</p>



<p>Il volume, impreziosito da una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/nessuno-puo-chiamarsi-fuori/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>prefazione di Moni Ovadia</strong></a>, contiene sei panoramiche regionali (Africa subsahariana, Americhe, Asia e Pacifico, Europa, Europa orientale e Asia centrale, Medio Oriente e Africa del Nord) e approfondimenti su 19 stati (Arabia Saudita, Brasile, Cina, Egitto, India, Iran, Italia, Libia, Myanmar, Polonia, Repubblica Centrafricana, Russia, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Turchia, Ungheria e Venezuela).</p>
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		<title>Il virus non discrimina, i governi sì. Con Paolo Pobbiati</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 07:31:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani oggi pubblica l&#8217;intervento di Paolo Pobbiati che ha gentilmente partecipato alla rassegna di streaming dal titolo &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;. Parole importanti, notizie, riflessioni&#8230;&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="559" height="373" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13902" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 559w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" /></figure></div>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> oggi pubblica l&#8217;intervento di Paolo Pobbiati che ha gentilmente partecipato alla rassegna di streaming dal titolo &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;.</p>



<p>Parole importanti, notizie, riflessioni&#8230;</p>



<p>Grazie! </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Campagna di Amnesty International per annullare le accuse contro Assange e impedirne l’estradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 09:03:09 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<p> <a href="https://www.pressenza.com/it/author/amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xUS-Anklage_gegen_Julian-Assange_Totalangriff_auf_Pressefreiheit-720x508.jpg.pagespeed.ic.aakp80QGEn.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Campagna di Amnesty International per annullare le accuse contro Assange e impedirne l’estradizione"/></figure>



<p>Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione di&nbsp;<strong>Julian Assange</strong>&nbsp;abbiamo lanciato una&nbsp;<strong>campagna</strong>&nbsp;per&nbsp;<strong>chiedere alle autorità degli Usa</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>annullare tutte le accuse</strong>&nbsp;di spionaggio o relative a questo reato in modo che egli sia prontamente&nbsp;<strong>rilasciato</strong>.</p>



<p>Se quelle accuse non venissero annullate, le autorità del Regno Unito dovrebbero&nbsp;<strong>assicurare che Julian Assange non sia estradato negli Usa</strong>, dove rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani.</p>



<p>“<em>Gli incessanti tentativi del governo Usa di processare Julian Assange per aver reso pubblici documenti riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi non sono altro che un assalto su larga scala al diritto alla libertà d’espressione</em>“, ha dichiarato in una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/amnesty-international-lancia-una-campagna-per-annullare-le-accuse-nei-confronti-di-julian-assange/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota stampa</a>&nbsp;<strong>Massimo Moratti</strong>, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa.</p>



<p>“<em>Il potenziale effetto raggelante verso i giornalisti e altre persone che denunciano le malefatte dei governi rendendo note informazioni ricevute da fonti credibili potrebbe avere profonde conseguenze sul diritto delle opinioni pubbliche a conoscere cosa stanno facendo i loro governi. Tutte le accuse mosse nei confronti di Julian Assange a seguito di tali attività devono essere annullate</em>“, ha aggiunto Moratti.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>accuse contro Julian Assange</strong>&nbsp;derivano direttamente dalla&nbsp;<strong>pubblicazione di documenti segreti</strong>&nbsp;nell’ambito del suo lavoro con&nbsp;<strong>Wikileaks</strong>, attività che in quanto tale e di per sé non dovrebbe essere punita e che il&nbsp;<strong>giornalismo investigativo</strong>&nbsp;porta regolarmente avanti nell’ambito professionale.</p>



<p>“<em>Tutte le accuse su cui si fonda la richiesta di estradizione degli Usa dovrebbero essere annullate per consentire il pronto rilascio di Julian Assange. In caso contrario, le autorità britanniche hanno l’obbligo chiaro e inequivocabile di non trasferire Julian Assange negli Usa, dove egli rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani</em>“, ha precisato Moratti.</p>



<p>“<em>Negli Usa, Julian Assange potrebbe essere sottoposto a condizioni detentive equivalenti a maltrattamento e tortura, compreso l’isolamento prolungato. Anche il rischio di subire un processo iniquo è molto concreto, data la campagna ostile promossa nei confronti di Julian Assange da funzionari Usa fino ai più alti livelli, che ha fortemente compromesso il suo diritto alla presunzione d’innocenza</em>“, ha concluso Moratti.</p>



<p>Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione, abbiamo pubblicato il nostro&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/appelli/annullare-le-accuse-contro-julian-assange/?utm_source=rss&utm_medium=rss">appello</a>&nbsp;per chiedere agli Usa di&nbsp;<strong>annullare tutte le accuse contro Julian Assange</strong>.</p>



<p>Aggiungiamo che le norme e gli standard del&nbsp;<strong>diritto internazionale</strong>&nbsp;<strong>vietano il trasferimento di una persona verso un altro paese</strong>&nbsp;dove questa possa&nbsp;<strong>rischiare di subire gravi violazioni dei diritti umani</strong>. Se Julian Assange venisse estradato o trasferito in qualsiasi altro modo negli Usa, il Regno Unito violerebbe questo divieto.</p>
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		<title>Patrick Zaki libero subito﻿</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Feb 2020 08:56:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>P di Giuseppe Acconcia Patrick Zaki, studente e attivista dell’Università di Bologna, è stato arrestato lo scorso sei febbraio al suo arrivo all’aeroporto del Cairo con accuse di “diffusione di notizie false”, “mettere in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/22/patrick-zaki-libero-subito%ef%bb%bf/">Patrick Zaki libero subito﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="651" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/PatrickZaki-min-2-1024x651.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13656" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/PatrickZaki-min-2-1024x651.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/PatrickZaki-min-2-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/PatrickZaki-min-2-768x489.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/PatrickZaki-min-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1226w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p> <strong>P</strong></p>



<p> di Giuseppe Acconcia</p>



<p>Patrick Zaki, studente e attivista dell’Università di Bologna, è stato arrestato lo scorso sei febbraio al suo arrivo all’aeroporto del Cairo con accuse di “diffusione di notizie false”, “mettere in pericolo la sicurezza nazionale” e “incitamento alle proteste”. Sabato 22 febbraio la Corte di Mansoura, la sua città natale sul Delta del Nilo deciderà se estendere la custodia cautelare di Zaki, 27 anni. Secondo l’ong egiziana Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), Zaki ha subito torture per ore ed elettroshock durante la sua detenzione. Patrick Zaki, che stava per concludere un Master in studi di genere, aveva duramente criticato la repressione in corso in Egitto ricordando spesso il caso di Giulio Regeni. Flashmob per chiedere il rilascio immediato di Zaki si sono svolti in varie città italiane, con la partecipazione di varie associazioni studentesche tra cui Link e Adi (Associazioni dottorandi e dottori di ricerca in Italia).  </p>



<p>
<strong>Zaki
e il caso Regeni</strong></p>



<p>
“Combattiamo
per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni. Le istituzioni
cercano di impedirci di parlarne, le proteste (in Egitto, <em>ndr</em>)
non sono permesse, le ong affrontano minacce”, aveva dichiarato
Zaki in un’intervista all’agenzia <em>Dire</em>
nel 2018. I casi di Patrick Zaki e Giulio Regeni hanno molte
similitudini, come confermato dalla famiglia del giovane egiziano.
Tra le richieste, fatte a Zaki durante la detenzione, ci sarebbero
proprio i suoi legami con la famiglia Regeni in Italia. E così, a
pochi giorni dalla diffusione della notizia della sua scomparsa, è
apparso un murales a qualche passo dall’ambasciata egiziana a Roma
in cui si vede Giulio abbracciare Patrick e la scritta “Stavolta
andrà tutto bene”. Per ben sei giorni, dal 25 al 31 gennaio 2016,
non è stata diffusa la notizia ai media della scomparsa di Giulio
Regeni, rallentando l’attivazione del clamore mediatico che avrebbe
permesso di fare maggiori pressioni sulle autorità egiziane per
chiederne il rilascio. 
</p>



<p>
A oltre
quattro anni dalla scomparsa e ritrovamento del corpo del dottorando
friulano, il 3 febbraio 2016, le indagini sui responsabili in Egitto
non fanno progressi. Fin qui sappiamo che sono coinvolte alte
gerarchie militari egiziane perché Giulio è stato preso il 25
gennaio 2016, anniversario delle proteste di piazza Tahrir del 2011.
Si sa anche che sono stati i suoi contatti in Egitto, tra coinquilini
e sindacalisti intervistati, ad averlo tradito e denunciato alle
autorità egiziane per il suo lavoro di ricerca sui sindacati. Eppure
gli interessi a mantenere buone relazioni bilaterali con il regime
militare egiziano hanno fin qui impedito a Italia e Unione europea di
dichiarare l’Egitto come un paese non sicuro e di fare maggiori
pressioni per arrivare alla verità e svolgere un processo che
individui i responsabili del crimine. Solo pochi giorni fa due navi
militari sono state vendute da Roma all’Egitto, mentre il ruolo del
Cairo in Libia e gli interessi petroliferi nel Mediterraneo orientale
sono in cima all’agenda della politica estera italiana nel paese. 
</p>



<p>
<strong>Zaki
e la repressione in Egitto</strong></p>



<p>Il caso Zaki è solo uno tra le migliaia che coinvolgono attivisti e oppositori in Egitto. Lo scorso venerdì, il senatore repubblicano negli Stati Uniti, Marco Rubio, aveva chiesto alle autorità egiziane di rivelare il luogo di detenzione di Mostafa al-Naggar, attivista ed ex parlamentare dei Fratelli musulmani di cui non si hanno notizie da 16 mesi. Lo scorso mese un cittadino statunitense in carcere in Egitto da oltre sei anni, Mustafa Kassem, è morto in prigione dopo un lungo sciopero della fame. Restano ancora in prigione dalle proteste dello scorso settembre con rinnovi di 15 giorni in 15 giorni, gli attivisti, Alaa Abdel Fattah e Mahiennour el Masry. È stato rinnovato il periodo detentivo anche per la giornalista e attivista Esraa Abdel Fattah, accusata di diffondere “notizie false” e di far parte di “un’organizzazione terroristica”. Esraa avrebbe subito torture in prigione per mano di agenti in borghese. Secondo Amnesty International, sarebbero state almeno 4mila le persone arrestate al Cairo per prevenire ulteriori manifestazioni, solo lo scorso autunno, mentre sarebbero oltre 60 mila i prigionieri politici nelle carceri egiziane dopo la repressione avviata con il golpe militare del 3 luglio 2013. E non solo, il think tank ha accusato la Procura suprema per la Sicurezza di Stato di abusare costantemente delle leggi antiterrorismo per estendere la definizione di terrorismo e annullare qualsiasi garanzia prevista dalla Costituzione per gli imputati. E così migliaia di persone sono state arrestate con accuse inventate, hanno subito prolungati periodi di detenzione preventiva, hanno subito torture e maltrattamenti in carcere.  </p>



<p>
Sconcerto
ha suscitato poi in Egitto la morte di Nada Hassan, 12 anni, a causa
di una mutilazione genitale femminile ad Assiut, 380 chilometri dal
Cairo. Il medico che ha praticato l’operazione, ancora molto
diffusa soprattutto in aree rurali, è stato arrestato insieme alla
zia della giovane. Secondo quanto è emerso dalle indagini, il medico
non avrebbe usato anestetici né avrebbe avuto il supporto di
infermieri. 
</p>
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		<title>Respinto il ricorso, Patrick Zaky resta in carcere. Udienza decisiva il 22 febbraio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Feb 2020 08:05:30 +0000</pubDate>
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<p>di Riccardo Noury (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">pressenza.com</a>) </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/02/xzaky_cut-720x471.png.pagespeed.ic.bT05RNajfH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Respinto il ricorso, Patrick Zaky resta in carcere. Udienza decisiva il 22 febbraio"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure></div>



<p>Avevamo tutti sperato che il ricorso presentato dalla difesa di Patrick Zaky al Tribunale del riesame – previsto dalla procedura penale egiziana ma mai attivato in questi anni – avrebbe avuto un esito diverso.</p>



<p>Lo faceva sperare anche l’aula del tribunale di Mansoura, gremita di giornalisti egiziani e non, di diplomatici dell’Unione Europea, Italia inclusa.</p>



<p>Ci sono voluti 10 minuti per azzerare quelle speranze.</p>



<p>Patrick Zaky resterà in carcere almeno fino al 22 febbraio. Quel giorno si deciderà se prorogare o meno di altri 15 giorni la detenzione preventiva o se rimetterlo in libertà, quanto meno su cauzione.</p>



<p>La campagna per il rilascio dello studente egiziano dell’università di Bologna va dunque avanti. Proseguiranno le manifestazioni e l’attenzione dei mezzi d’informazione non calerà.</p>



<p>Ma la creatività delle piazze per Patrick e la sensibilità della stampa hanno bisogno di un terzo elemento di pressione: quello politico.</p>



<p>Tornino dunque a farsi sentire le voci dei rappresentanti dell’Unione Europea, si levi forte la voce del governo italiano.&nbsp; La settimana che condurrà al 22 febbraio sarà decisiva.</p>
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