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	<title>banca Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Una diga di violenza: il piano che ha ucciso Berta Cáceres</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 07:38:54 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="402" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ttttttttt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ttttttttt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ttttttttt-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>È stata uccisa perché difendeva la vita, i nostri beni comuni e quelli della natura, che sono sacri. È stata uccisa per aver difeso i fiumi, che sono fonte di vita, forza ancestrale e spiritualità: queste le parole di Salvador Zúñiga Edgardo Cáceres, figlio di Berta Cáceres, attivista ambientale internazionale e vincitrice del <em>Goldman Environmental Prize </em>del 2015, uccisa il 3 marzo 2016 mentre lottava per la giustizia ambientale.</p>



<p>In
un paese con crescenti disuguaglianze socioeconomiche e violazioni
dei diritti umani, Berta Cáceres ha supportato gli indigeni Lenca
dell’Honduras esercitando pressioni sul più grande costruttore di
dighe a livello mondiale affinché sospendesse la costruzione della
diga di Agua Zarca.</p>



<p>La
diga è stata costruita dalla società elettrica Desarrollos
Energéticos S.A. (Desa), inizialmente in collaborazione con la
società cinese Sinohydro, su commissione del governo honduregno. Tra
i finanziatori figuravano la banca olandese di sviluppo FMO, la sua
controparte finlandese FinnFund e la Central American Bank of
Economic Integration (Cabei).</p>



<p>Cáceres,
ambientalista indigena honduregna, co-fondatrice del Consiglio delle
organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras (Copinh), è
stata uccisa a tarda notte il 2 marzo 2016 &#8211; due giorni prima del suo
45° compleanno &#8211; dopo una lunga battaglia per fermare la
costruzione, sul fiume Gualcarque, fiume considerato sacro dalle
popolazioni indigene Lenca, della diga idroelettrica che minacciava
le terre e le risorse idriche tradizionali delle comunità indigene
locali.</p>



<p>Gli
indigeni Lenca di Rio Blanco, una piccola comunità in Honduras,
combattevano contro la costruzione della diga di Agua Zarca dal 2006:
temevano infatti che avrebbe causato il prosciugamento del
Gualcarque, lasciandoli senza accesso all’acqua e alla irrigazione,
la diga avrebbe devastato l’ecosistema della zona, compromettendo
la sopravvivenza della comunità, circa 60 famiglie che vivono nella
foresta pluviale e dipendono dal fiume per l’approvvigionamento
d’acqua.</p>



<p>È
stata contestata l’autorizzazione del progetto alla costruzione
della diga in quanto contrastante con la Convenzione delle Nazioni
Unite sull’autodeterminazione dei popoli indigeni e, nello
specifico, la violazione del diritto alla consultazione previa e
informata circa qualsiasi progetto antropico che possa violare i
diritti ancestrali sulla terra di tali popolazioni: la diga infatti
era stata costruita su terra indigena e la popolazione locale avrebbe
dovuto essere informata ed esprimere il proprio consenso.</p>



<p>Prima
del suo assassinio, Cáceres è stata vittima di una campagna di
minacce, intimidazioni, criminalizzazione e atti di violenza fisica
da parte di membri della polizia honduregna, nonché di guardie di
sicurezza private e dipendenti della società Desa, a causa del suo
ruolo attivo nella resistenza alla costruzione del progetto
idroelettrico sul fiume Gualcarque.</p>



<p>Due
sono gli azionisti principali della società Desarrollos Energeticos
SA (Desa): Potencia y Energia de Mesoamerica, la società privata che
ha supportato la costruzione della diga di Agua Zarca, una società
registrata a Panama il cui presidente &#8211; l’ex ufficiale
dell’<em>intelligence</em>
militare Roberto Castillo &#8211; è altresì presidente di Desa. L’altro,
Inversiones Las Jacaranda, di proprietà della potente famiglia Atala
Zablah, anch’essa facente parte del consiglio di amministrazione di
Desa.</p>



<p>L’omicidio
di Berta ha scatenato l’indignazione internazionale &#8211; a seguito
anche delle campagne di intimidazione condotte contro le comunità
che si erano opposte alla costruzione della diga &#8211; e pressione sui
sostenitori internazionali affinché si ritirassero dal progetto.</p>



<p>Inoltre
anche Copinh ha richiesto a lungo che gli investitori internazionali
si ritirassero dalla costruzione della diga e riparassero le
violazioni dei diritti umani commesse legate al progetto.</p>



<p>Dopo
45 mesi dall’assassinio della <em>leader</em>
indigena, il 30 novembre 2018, la Corte penale nazionale
dell’Honduras ha stabilito che l’omicidio era stato ordinato dai
dirigenti della compagnia Desa, a causa di ritardi e perdite
finanziarie legate alle proteste guidate da Cáceres e condannato per
omicidio sette uomini. 
</p>



<p>Quattro
sicari pagati &#8211; Henry Javier Hernández, Edilson Duarte Meza, Elvin
Rapalo e Óscar Torres &#8211; sono stati condannati a 34 anni per
l’omicidio della <em>leader</em>
indigena, insieme a 16 anni e quattro mesi per il tentato omicidio di
Gustavo Castro, un attivista co-fondatore del Cophin che aveva
lottato insieme alla Cáceres per la sospensione del progetto
idroelettrico.</p>



<p>Sergio
Ramón Rodríguez, responsabile delle comunità locali e
dell’ambiente di Desa, e Douglas Geovanny Bustillo, ex capo della
sicurezza di Desa ed ex tenente dell’esercito addestrato negli
Stati Uniti, sono stati condannati a 30 anni e sei mesi per aver
preso parte alla commissione dell’omicidio.</p>



<p>Mariano
Díaz Chávez, facente parte delle forze speciali e addestrato negli
Stati Uniti è stato dichiarato colpevole e condannato a 30 anni di
pena detentiva. Nel processo di cinque settimane, le conversazioni
intercettate suggerivano che Díaz avesse partecipato a missioni di
ricognizione con Bustillo e nel febbraio 2015 avesse fornito supporto
logistico alla commissione dell’omicidio.</p>



<p>Di
fronte al Tribunale di Tegucigalpa in cui è stata letta la sentenza
di condanna si è raccolto il Copinh, ricordando che l’impunità
non finisce con una sentenza, devono essere condannati anche gli
Atala, una delle famiglie più potenti del Paese, azionisti della
società Desa.</p>



<p>Fuori
dal tribunale, la famiglia di Berta e il Copinh, hanno definito le
pene detentive “le prime crepe nel muro dell’impunità”. Ma la
figlia di Berta, Bertha Zúñiga Cáceres, ha aggiunto: “La vera
giustizia richiede che le menti che hanno cospirato, dato gli ordini
e finanziato l’assassinio di mia madre siano assicurate alla
giustizia. I pubblici ministeri devono smettere di inventare scuse
per non utilizzare le prove in loro possesso”.</p>



<p>Durante
la loro lotta per la giustizia, i membri del Copinh e della famiglia
di Berta sono stati minacciati, sottoposti a tentativi di omicidio,
calunniati dai media nazionali e internazionali ed esclusi dai
procedimenti giudiziari, continuano però a lottare contro
l’impunità, contro i tentativi di cancellazione e distorsione
delle prove da parte dello stato e allo stesso tempo a costruire una
resistenza anticoloniale e anticapitalista in Honduras.</p>



<p>L’omicidio
di Cáceres ha scatenato una condanna diffusa, ma non è riuscito a
fermare lo spargimento di sangue: almeno 24 attivisti ambientali sono
stati assassinati da marzo 2015 e l’Honduras rimane uno dei paesi
più pericolosi al mondo. Nel frattempo, il partito nazionale resta
al potere nonostante le accuse di frode elettorale, finanziamento di
campagne illegali e collegamenti al traffico di droga.</p>
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		<title>Matrimonio urfi o matrimonio d&#8217;interesse?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 08:26:02 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-33.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5332" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5332" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-33.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (33)" width="279" height="186" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mese scorso il ministro della giustizia egiziano Ahmed El-Zend ha emesso un decreto per obbligare gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane a versare 50.000 ghinee nel conto corrente della moglie, se la differenza di età “supera i 25 anni”. Questo decreto cerca di disciplinare in particolare i matrimoni tra ragazze povere egiziane (spesso minorenni ma dal 1990 l’Egitto ha una riserva alla norma riguardante il matrimonio infantile nella “Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo”) e ricchi uomini del Golfo, molto comuni in estate soprattutto nelle zone rurali e che spesso nascondono forme di prostituzione o lavoro domestico forzato. Questo tipo di matrimonio viene chiamato “urfi”, è temporaneo e non è registrato </span><span style="font-size: medium;">da notai o</span><span style="font-size: medium;"> celebranti: basta un foglio </span><span style="font-size: medium;">firmato dagli sposi alla presenza di due testimoni. </span><span style="font-size: medium;">Inoltre, secondo il Consiglio Nazionale per l&#8217;Infanzia e la Maternità (NCCM) c’è un sottobosco di economia informale incentrata sulla figura delle sensali che fanno da intermediatrici e lucrano su queste “transazioni”. Le ong e le femministe hanno contestato il decreto definendolo “una politica simbolica” perché 50.000 ghinee equivalgono a meno di 6000 Euro&#8230;e ogni riccastro del Golfo può permettersi questa somma di denaro in particolare con la continua svalutazione della sterlina egiziana. Inoltre c’è già una legge che risale al 2003: gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane devono depositare certificati di investimento per almeno 40.000 ghinee nel conto corrente della moglie, se la differenza di età tra i due supera i 30 anni. Ma secondo i dati ufficiali diffusi nel luglio 2015 da Hala Youssef (l’allora ministro della popolazione) il matrimonio precoce ha raggiunto un tasso del 15%, con un aumento costante nei governatorati più poveri.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Egitto di Sisi ha solo abbassato la differenza di età e aumentato il valore dei certificati di investimento che dovranno essere depositati presso la Banca Nazionale d&#8217;Egitto, con un tasso di interesse del 12.75% da pagare ogni sei mesi per 10 anni.</span></span></p>
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		<title>Piazza Fontana: secondo appuntamento della manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 15:55:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, eccovi l&#8217;invito per il SECONDO appuntamento di febbraio ella manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Per approfondire la Storie recente e collegarla al nostro presente,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Care amiche e cari amici,</div>
<div>eccovi l&#8217;invito per il SECONDO appuntamento di febbraio ella manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Per approfondire la Storie recente e collegarla al nostro presente, per dialogare con i nostri ospiti.</div>
<div>Vi aspettiamo, come sempre, numerosi!</div>
<div></div>
<div>MARTEDI 9 febbraio, ore 19.00, Bistrot del tempo ritrovato, Via Foppa 4 Milano (MM Sant&#8217;Agostino)</div>
<div>La graphic novel &#8220;PIAZZA FONTANA&#8221; con Francesco Barilli e Matteo Fenoglio.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5039" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5039" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (162)" width="354" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 354w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a></div>
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		<title>Il carnevale dei truffati: il caso di Giuseppe Pinelli si riapre</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 12:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione dell&#8217;anniversario della strage di Piazza Fontana e dell&#8217;omicidio di Giuseppe Pinelli, l&#8217;Associazione per i Diritti umani vi segnala il seguente spettacolo, in scena presso il Teatro della Cooperativa di Milano, fino al&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
<p>In occasione dell&#8217;anniversario della strage di Piazza Fontana e dell&#8217;omicidio di Giuseppe Pinelli, l&#8217;Associazione per i Diritti umani vi segnala il seguente spettacolo, in scena presso il Teatro della Cooperativa di Milano, fino al 20 dicembre. </p></div>
<div align="left" style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div align="left" style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-RV2kop0KsQo/VnAYgMw17NI/AAAAAAAADzs/3Xsvt9n721Q/s1600/untitled%2B%2528131%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="293" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/untitled2813129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
di <strong>Piero Colaprico</strong> |&nbsp;con <strong>Renato Sarti</strong> e <strong>Bebo Storti</strong>&nbsp;e in video <strong>Paolo Rossi</strong></div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
regia <strong>Renato Sarti</strong></div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" style="border-collapse: collapse; border-spacing: 0; vertical-align: top; width: 100%px;">
<tbody>
<tr style="vertical-align: top;">
<td style="border-collapse: collapse !important; padding: 0px 30px; vertical-align: top;">
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; line-height: 150%;">
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 12px; line-height: 18px; text-align: center;">
Dopo il grande successo della scorsa stagione torna il testo scritto da&nbsp;<strong>Piero Colaprico</strong>, <em>Il carnevale dei truffati</em>, regia <strong>Renato Sarti</strong>.</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 12px; line-height: 18px; text-align: center;">
Un dio ironico e anticonvenzionale (<strong>Paolo Rossi</strong>, in video) decide di rispedire il commissario Luigi Calabresi e l’anarchico Giuseppe Pinelli (<strong>Bebo Storti </strong>e <strong>Renato Sarti</strong>) sulla terra, ai giorni nostri, a Milano. Il risultato?&nbsp;Un confronto surreale e grottesco su &#8220;chi eravamo&#8221; e su come sia stato possibile cadere così in basso.</p>
<p>
Biglietti a 10 euro&#8230;</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Giornata mondiale contro la tortura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2014 10:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 26 giugno, Giornata Mondiale contro la Tortura, la Campagna LasciateCIEntrare vuole lanciare una riflessione sul tema, partendo dalla denuncia di quei luoghi che calpestano la dignità e i diritti delle persone:&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/untitled-12.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/untitled-12.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="265" width="400" /></a></div>
<div align="LEFT" style="border: currentColor; padding: 0cm;">
In<br />
occasione del 26 giugno, Giornata Mondiale contro la Tortura, la<br />
Campagna LasciateCIEntrare vuole lanciare una riflessione sul tema,<br />
partendo dalla denuncia di quei luoghi che calpestano la dignità e i<br />
diritti delle persone: i CIE.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />I Centri di identificazione ed<br />
espulsione rappresentano una violazione dell&#8217;articolo 3 della<br />
Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo:<br />“Nessuno può<br />
essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o<br />
degradanti”.<br />Ce lo spiega bene Lassad, che da uomo libero è<br />
finito al CIE di Ponte Galeria, vivendo così sulla sua pelle un<br />
trattamento inumano che mai dimenticherà. Prima di Ponte Galeria era<br />
transitato per Bari e Trapani.<br />“Mi sono trovato nel CIE con<br />
delle persone con le bocche cucite. Mi sono domandato, dove sono? In<br />
Afghanistan, a Beirut!? Non è logico che nel 21esimo secolo esistano<br />
questi luoghi chiamati CIE e che delle persone per far sentire la<br />
propria voce arrivino a compiere gesti estremi, persone che si<br />
cuciono la bocca con ago e filo per protesta. Ma dove siamo?!”.<br />Siamo<br />
nei CIE, strutture che nascono per trattenere gli stranieri<br />
sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento, ma che<br />
in realtà non sono nient’altro che dei lager autorizzati. Gli<br />
immigrati reclusi vivono senza dignità, senza diritti.<br />Entrano ed<br />
escono dal CIE: “Non hai un documento e ti mettono li per un anno e<br />
mezzo. Massimo 6 mesi a Ponte Galeria. Solo perché non hai documenti<br />
devi passare il resto della vita ad uscire e rientrare nei<br />
CIE”.<br />Lassad vive in Italia da 22 anni e questa nazione con la<br />
sua politica la conosce bene “il bello della politica italiana:<br />
parole parole parole ! I CIE non sono la soluzione! 41 euro, vale<br />
così poco la vita umana?<br />Siamo la Banca d’Italia, entrano<br />
soldi, siamo la conseguenza di una causa, dunque siamo un prodotto e<br />
come prodotto ha un suo prezzo”.<br />Vite umane spezzate, rinchiuse<br />
senza nessuna colpa, si trovano a dover contare le loro sbarre:<br />
“Passo la mia giornata a contare le sbarre che sono attorno al<br />
perimetro della mia stanza. Per la precisione sono 206, su 18 passi e<br />
mezzo di lunghezza, su 8 passi e mezzi di larghezza, questo è il<br />
perimetro della mia stanza” così ci racconta Lassad.<br />Lassad è<br />
ora di nuovo un uomo libero, gli domandiamo “cosa diresti ai tuoi<br />
compagni che sono rimasti nei CIE?<br />L’arma è diventata troppo<br />
sottile. Cercano di colpirvi nell’anima, sfiancarvi la resistenza.<br />
Questi posti ti spezzano<br />l’anima&#8230; Tenete duro!<br />La Campagna<br />
LasciateCIEntrare chiede che non vengano riaperti i CIE di Gradisca<br />
d&#8217;Isonzo, Milano, Palazzo S.Gervasio e che chiudano tutte le<br />
strutture di detenzione amministrativa per stranieri. #MAIPIUCIE<br />E’<br />
possibile vedere l’intervista video integrale sul sito:<br />
www.lasciatecientrare.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
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