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	<title>cattolica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Discorso di Francesco ai partecipanti al 3° incontro mondiale dei movimenti popolari</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 07:09:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Vittorio Agnoletto</p>
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<div id="Sezione2" dir="LTR">
<p><em>Un discorso, preciso, netto, che non dà  adito ad interpretazioni differenti. Non esistono religioni o popoli terroristi, esistono invece singoli gruppi che praticano il terrorismo; esiste poi il terrorismo di Stato che semina la paura con l’obiettivo di ridurre i diritti umani. Dobbiamo rifiutare ogni muro, praticare l’accoglienza, ben sapendo che vi sono cause strutturali che  producono emigrazioni, in questa situazione non ha senso distinguere tra migranti economici e coloro che fuggono dalla guerra. E’ inaccettabile che quando una banca fallisce si trovano subito ingenti dosi di denaro per soccorrerla, mentre non si trovano mai cifre molto più basse per soccorrere e accogliere i migranti, questa è una vergogna. I fondo finanziari hanno grande responsabilità nella disoccupazione odierna, dobbiamo contrastare la speculazione finanziaria  e il dio denaro che è diventato un motivo di vita. Non basta fare assistenza o garantire una parte del welfare: è il sistema che va cambiato; talvolta si finisce per garantire una sorta di credibilità ad un sistema marcio…………</em></p>
<p><em>Forse oggi, a quindici anni da Genova, possiamo dire di aver seminato bene, e che qualcuno ha raccolto il nostro programma …Buona lettura</em></p>
</div>
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<p>Poi ognuno darà la sua valutazione. Vittorio</p>
<p>Sabato , 5 novembre 2016<br />
Fratelli e sorelle buon pomeriggio!<br />
In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti.</p>
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<p> Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, che sono venuti per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che radunano. Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani! Ringrazio anche Lei, Cardinale Turkson, per il lavoro che avete fatto nel Dicastero; e vorrei anche ricordare il contributo dell’ex Presidente uruguaiano José Mujica che è presente.Nel nostro ultimo incontro, in Bolivia, con maggioranza di latinoamericani, abbiamo parlato della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture; inoltre di come voi, i movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza: 1. mettere l’economia al servizio dei popoli; 2. costruire la pace e la giustizia; 3. difendere la Madre Terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Quel giorno, con la voce di una “cartonera” e di un contadino, vennero letti, alla conclusione, i dieci punti di Santa Cruz de la Sierra, dove la parola cambiamento era carica di gran contenuto, era legata alle cose fondamentali che voi rivendicate: lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli. Abbiamo ascoltato anche come vi siete impegnati ad abbracciare un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà, l’amore tra di noi e il rispetto per la natura come valori essenziali. È la felicità di “vivere bene” ciò che voi reclamate, la “vita buona”, e non quell’ideale egoista che ingannevolmente inverte le parole e propone la “bella vita”.</p>
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<p>Noi che oggi siamo qui, di origini, credenze e idee diverse, potremmo non essere d’accordo su tutto, sicuramente la pensiamo diversamente su molte cose, ma certamente siamo d’accordo su questi punti.</p>
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<p>Ho saputo anche di incontri e laboratori tenuti in diversi Paesi, dove si sono moltiplicati i dibattiti alla luce della realtà di ogni comunità. Questo è molto importante perché le soluzioni reali alle problematiche attuali non verranno fuori da una, tre o mille conferenze: devono essere frutto di un discernimento collettivo che maturi nei territori insieme con i fratelli, un discernimento che diventa azione trasformatrice “secondo i luoghi, i tempi e le persone”, come diceva sant’Ignazio. Altrimenti, corriamo il rischio delle astrazioni, di «certi nominalismi dichiarazionisti (slogans) che sono belle frasi ma che non riescono a sostenere la vita delle nostre comunità» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016). Sono slogan! Il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli. Voi andate su un’altra strada che è, allo stesso tempo, locale e universale. Una strada che mi ricorda come Gesù chiese di organizzare la folla in gruppi di cinquanta per distribuire il pane (cfr Omelia nella Solennità del Corpus Domini, Buenos Aires, 12 giugno 2004). Poco fa abbiamo potuto vedere il video che avete presentato come conclusione di questo terzo incontro. Abbiamo visto i vostri volti nelle discussioni su come affrontare “la disuguaglianza che genera violenza”. Tante proposte, tanta creatività, tanta speranza nella vostra voce che forse avrebbe più motivi per lamentarsi, rimanere bloccata nei conflitti cadere nella tentazione del negativo. Eppure guardate avanti, pensate, discutete, proponete e agite. Mi congratulo con voi, vi accompagno e vi chiedo di continuare ad aprire strade e a lottare. Questo mi dà forza, questo ci dà forza. Credo che questo nostro dialogo, che si aggiunge agli sforzi di tanti milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo, sta mettendo radici.</p>
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<p>Vorrei toccare alcuni temi più specifici, che sono quelli che ho ricevuto da voi e che mi hanno fatto riflettere e che ora vi riporto, in questo momento.</p>
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<p>Il terrore e i muri</p>
<p>Tuttavia, questa germinazione, che è lenta – quella alla quale mi riferivo -, che ha i suoi tempi come tutte le gestazioni, è minacciata dalla velocità di un meccanismo distruttivo che opera in senso contrario. Ci sono forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano, l’uomo e la donna. Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.</p>
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<p>Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore e quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista! È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico.</p>
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<p>Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza che lo ripeta il Papa in questo tempo in cui tutto ciò raggiunge espressioni inedite. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribella contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità.</p>
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<p>Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure. Questo è una chiave! Da qui il fatto che ogni tirannia sia terroristica. E quando questo terrore, che è stato seminato nelle periferie con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, esplode nei centri con diverse forme di violenza, persino con attentati odiosi e vili, i cittadini che ancora conservano alcuni diritti sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali. Muri che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro. È questa la vita che Dio nostro Padre vuole per i suoi figli?</p>
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<div id="Sezione21" dir="LTR">
<p>La paura viene alimentata, manipolata… Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli. Quando sentiamo che si festeggia la morte di un giovane che forse ha sbagliato strada, quando vediamo che si preferisce la guerra alla pace, quando vediamo che si diffonde la xenofobia, quando constatiamo che guadagnano terreno le proposte intolleranti; dietro questa crudeltà che sembra massificarsi c’è il freddo soffio della paura. Vi chiedo di pregare per tutti coloro che hanno paura, preghiamo che Dio dia loro coraggio e che in questo anno della misericordia possa ammorbidire i nostri cuori. La misericordia non è facile, non è facile… richiede coraggio. Per questo Gesù ci dice: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), perché la misericordia è il miglior antidoto contro la paura. E’ molto meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio.</p>
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<p>Cari fratelli e sorelle, tutti i muri cadono. Tutti. Non lasciamoci ingannare. Come avete detto voi: «Continuiamo a lavorare per costruire ponti tra i popoli, ponti che ci permettano di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento» (Documento Conclusivo del II Incontro mondiale dei movimenti popolari, 11 luglio 2015, Santa Cruz de la Sierra, Bolivia). Affrontiamo il terrore con l’amore.</p>
<p>Il secondo punto che voglio toccare è: l’Amore e i ponti.</p>
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<div id="Sezione25" dir="LTR">
<p>Un giorno come questo, un sabato, Gesù fece due cose che, ci dice il Vangelo, affrettarono il complotto per ucciderlo. Passava con i suoi discepoli per un campo da semina. I discepoli avevano fame e mangiarono le spighe. Niente si dice del “padrone” di quel campo… soggiacente è la destinazione universale dei beni. Quello che è certo è che, di fronte alla fame, Gesù ha dato priorità alla dignità dei figli di Dio su un’interpretazione formalistica, accomodante e interessata dalla norma. Quando i dottori della legge lamentarono con indignazione ipocrita, Gesù ricordò loro che Dio vuole amore e non sacrifici, e spiegò che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (cfr Mc 2,27). Affrontò il pensiero ipocrita e presuntuoso con l’intelligenza umile del cuore (cfr Omelia, I Congreso de Evangelización de la Cultura, Buenos Aires, 3 novembre 2006), che dà sempre la priorità all’uomo e non accetta che determinate logiche impediscano la sua libertà di vivere, amare e servire il prossimo.</p>
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<div id="Sezione26" dir="LTR">
<p>E dopo, in quello stesso giorno, Gesù fece qualcosa di “peggiore”, qualcosa che irritò ancora di più gli ipocriti e i superbi che lo stavano osservando perché cercavano una scusa per catturarlo. Guarì la mano atrofizzata di un uomo. La mano, questo segno tanto forte dell’operare, del lavoro. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con questo gli restituì la dignità. Quante mani atrofizzate, quante persone private della dignità del lavoro! Perché gli ipocriti, per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti. A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, quando fate questo state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione. Non mi stupisce che anche voi a volte siate sorvegliati o perseguitati, né mi stupisce che ai superbi non interessi quello che voi dite.</p>
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<p>Gesù che quel sabato rischiò la vita, perché, dopo che guarì quella mano, farisei ed erodiani (cfr Mc 3,6), due partiti opposti tra loro, che temevano il popolo e anche l’impero, fecero i loro calcoli e complottarono per ucciderlo. So che molti di voi rischiano la vita. So – e lo voglio ricordare, e la voglio ricordare – che alcuni non sono qui oggi perché si sono giocati la vita… Per questo non c’è amore più grande che dare la vita. Questo ci insegna Gesù.</p>
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<p>Le 3-T, il vostro grido che faccio mio, ha qualcosa di quella intelligenza umile ma al tempo stesso forte e risanatrice. Un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro. Un progetto che mira allo sviluppo umano integrale. Alcuni sanno che il nostro amico il Cardinale Turkson presiede adesso il Dicastero che porta questo nome: Sviluppo Umano Integrale. Il contrario dello sviluppo, si potrebbe dire, è l’atrofia, la paralisi. Dobbiamo aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale. Questo sistema atrofizzato è in grado di fornire alcune “protesi” cosmetiche che non sono vero sviluppo: crescita economica, progressi tecnologici, maggiore “efficienza” per produrre cose che si comprano, si usano e si buttano inglobandoci tutti in una vertiginosa dinamica dello scarto… Ma questo mondo non consente lo sviluppo dell’essere umano nella sua integralità, lo sviluppo che non si riduce al consumo, che non si riduce al benessere di pochi, che include tutti i popoli e le persone nella pienezza della loro dignità, godendo fraternamente la meraviglia del creato. Questo è lo sviluppo di cui abbiamo bisogno: umano, integrale, rispettoso del creato, di questa casa comune.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/th-110.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/th-110.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th-110" width="299" height="263" /></a></p>
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<div id="Sezione29" dir="LTR">
<p>Un altro punto è: Bancarotta e salvataggio.</p>
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<div id="Sezione30" dir="LTR">
<p>Cari fratelli, voglio condividere con voi alcune riflessioni su altri due temi che, insieme alle “3-T” e all’ecologia integrale, sono stati al centro dei vostri dibattiti degli ultimi giorni e sono centrali in questo periodo storico.</p>
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<div id="Sezione31" dir="LTR">
<p>So che avete dedicato una giornata al dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati. Cosa fare di fronte a questa tragedia? Nel Dicastero di cui è responsabile il Cardinale Turkson c’è una sezione che si occupa di queste situazioni. Ho deciso che, almeno per un certo tempo, quella sezione dipenda direttamente dal Pontefice, perché questa è una situazione obbrobriosa, che posso solo descrivere con una parola che mi venne fuori spontaneamente a Lampedusa: vergogna.</p>
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<div id="Sezione32" dir="LTR">
<p>Lì, come anche a Lesbo, ho potuto ascoltare da vicino la sofferenza di tante famiglie espulse dalla loro terra per motivi economici o violenze di ogni genere, folle esiliate – l’ho detto di fronte alle autorità di tutto il mondo – a causa di un sistema socio-economico ingiusto e delle guerre che non hanno cercato, che non hanno creato coloro che oggi soffrono il doloroso sradicamento dalla loro patria, ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli.</p>
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<div id="Sezione33" dir="LTR">
<p>Faccio mie le parole di mio fratello l’Arcivescovo Hieronymos di Grecia: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta” dell’umanità» (Discorso nel Campo profughi di Moria Lesbos, 16 aprile 2016). Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente. Nei giorni di questo incontro – lo dite nel video – quanti sono i morti nel Mediterraneo? La paura indurisce il cuore e si trasforma in crudeltà cieca che si rifiuta di vedere il sangue il dolore, il volto dell’altro. Lo ha detto il mio fratello il Patriarca Bartolomeo: «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono la paura e trascendono la divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016).</p>
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<div id="Sezione34" dir="LTR">
<p>E’, veramente, un problema del mondo. Nessuno dovrebbe vedersi costretto a fuggire dalla propria patria. Ma il male è doppio quando, davanti a quelle terribili circostanze, il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti di persone per attraversare le frontiere, ed è triplo se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati addirittura schiavizzati. Questo si può vedere in qualunque angolo di centinaia di città. O semplicemente non si lasciano entrare.</p>
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<div id="Sezione35" dir="LTR">
<p>Chiedo a voi di fare tutto il possibile; di non dimenticare mai che anche Gesù, Maria e Giuseppe sperimentarono la condizione drammatica dei rifugiati. Vi chiedo di esercitare quella solidarietà così speciale che esiste tra coloro che hanno sofferto. Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati e reclamare senza sosta come la vedova del Vangelo che chiede giustizia insistentemente (cfr Lc 18,1-8). Forse con il vostro esempio e la vostra insistenza, alcuni Stati e Organizzazioni internazionali apriranno gli occhi e adotteranno le misure adeguate per accogliere e integrare pienamente tutti coloro che, per un motivo o per un altro, cercano rifugio lontano da casa. E anche per affrontare le cause profonde per cui migliaia di uomini, donne e bambini vengono espulsi ogni giorno dalla loro terra natale.</p>
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<div id="Sezione36" dir="LTR">
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<div id="Sezione37" dir="LTR">
<p>Dare l’esempio e reclamare è un modo di fare politica, e questo mi porta al secondo tema che avete dibattuto nel vostro incontro: il rapporto tra popolo e democrazia. Un rapporto che dovrebbe essere naturale e fluido, ma che corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle. I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola, e cito di nuovo Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 46). O questa frase che ripeto tante volte, e sempre mi confondo, non so se è di Paolo VI o di Pio XII: “La politica è una delle forme più alte della carità, dell’amore”.</p>
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<div id="Sezione38" dir="LTR">
<p>Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.</p>
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<div id="Sezione39" dir="LTR">
<p>Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali… fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei i poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.</p>
</div>
<div id="Sezione40" dir="LTR">
<p>Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria.</p>
</div>
<div id="Sezione41" dir="LTR">
<p>Sappiamo che «finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 202). Per questo, l’ho detto e lo ripeto, «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. E’ soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento» (Discorso al II incontro mondiale dei movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 9 luglio 2015). Anche la Chiesa può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire specialmente davanti a «situazioni in cui si toccano le piaghe e le sofferenze drammatiche, e nelle quali sono coinvolti i valori, l’etica, le scienze sociali e la fede» (Intervento al vertice di giudici e magistrati contro il traffico di persone e il crimine organizzato, Vaticano, 3 giugno 2016). Questo è il primo rischio: il rischio di lasciarsi incasellare e l’invito a mettersi nella grande politica.</p>
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<div id="Sezione42" dir="LTR">
<p>Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. E’ giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. E’ giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita. La misura è molto alta: bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori. Ho detto “austerità” e vorrei chiarire a cosa mi riferisco con la parola austerità, perché può essere una parola equivoca. Intendo austerità morale, austerità nel modo di vivere, austerità nel modo in cui porto avanti la mia vita, la mia famiglia. Austerità morale e umana. Perché in campo più scientifico, scientifico-economico, se volete, o delle scienze del mercato, austerità è sinonimo di aggiustamento… Non mi riferisco a questo, non sto parlando di questo.</p>
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<div id="Sezione43" dir="LTR">
<p>A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, che non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso, al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso. E che neanche si metta nel seminario!</p>
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<div id="Sezione45" dir="LTR">
<p>Davanti alla tentazione della corruzione, non c’è miglior rimedio dell’austerità, questa austerità morale, personale; e praticare l’austerità è, in più, predicare con l’esempio. Vi chiedo di non sottovalutare il valore dell’esempio perché ha più forza di mille parole, di mille volantini, di mille “mi piace”, di mille retweets, di mille video su youtube. L’esempio di una vita austera al servizio del prossimo è il modo migliore per promuovere il bene comune e il progetto-ponte delle “3-T”. Chiedo a voi dirigenti di non stancarvi di praticare questa austerità morale, personale, e chiedo a tutti di esigere dai dirigenti questa austerità, che – del resto – li farà essere molto felici.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione46" dir="LTR">
<p>Care sorelle e cari fratelli,</p>
<p>la corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo.</p>
</div>
<div id="Sezione47" dir="LTR">
<p>Vorrei, per concludere, chiedervi di continuare a contrastare la paura con una vita di servizio, solidarietà e umiltà in favore dei popoli e specialmente di quelli che soffrono. Potrete sbagliare tante volte, tutti sbagliamo, ma se perseveriamo in questo cammino, presto o tardi, vedremo i frutti. E insisto: contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore. L’amore guarisce tutto. Alcuni sanno che dopo il Sinodo sulla famiglia ho scritto un documento che ha per titolo “Amoris laetitia” – la “gioia dell’amore” – un documento sull’amore nelle singole famiglie, ma anche in quell’altra famiglia che è il quartiere, la comunità, il popolo, l’umanità. Uno di voi mi ha chiesto di distribuire un fascicolo che contiene un frammento del capitolo quarto di questo documento. Penso che ve lo consegneranno all’uscita. E quindi con la mia benedizione. Lì ci sono alcuni “consigli utili” per praticare il più importante dei comandamenti di Gesù. In Amoris laetitia cito un compianto leader afroamericano, Martin Luther King, il quale sapeva sempre scegliere l’amore fraterno persino in mezzo alle peggiori persecuzioni e umiliazioni. Voglio ricordarlo oggi con voi; diceva: «Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni.</p>
</div>
<div id="Sezione49" dir="LTR">
<p> Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male» (n. 118; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957). Questo lo ha detto nel 1957.</p>
</div>
<p>Vi ringrazio nuovamente per il vostro lavoro, per la vostra presenza. Desidero chiedere a Dio nostro Padre che vi accompagni e vi benedica, che vi riempia del suo amore e vi difenda nel cammino dandovi in abbondanza la forza che ci mantiene in piedi e ci dà il coraggio per rompere la catena dell’odio: quella forza è la speranza. Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. Grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere altri materiali sull&#8217;argomento: <a href="http://www.vittorioagnoletto.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.vittorioagnoletto.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2016 09:13:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il video dell&#8217;incontro che l&#8217;Associazione per i Diritti umani ha organizzato con il giornalista Federico Tulli sul libro/inchiesta FIGLI RUBATI. L&#8217;ITALIA, LA CHIESA e i DESAPARECIDOS (L&#8217;asino d&#8217;oro edizioni) &#160; &#160; &#160; &#160; L&#8217;indagine&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il video dell&#8217;incontro che l&#8217;Associazione per i Diritti umani ha organizzato con il giornalista Federico Tulli sul libro/inchiesta FIGLI RUBATI. L&#8217;ITALIA, LA CHIESA e i DESAPARECIDOS (L&#8217;asino d&#8217;oro edizioni)</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;indagine dell&#8217;autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita avvenuta in uno dei lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Il legame tra i sopravvissuti al Condor e il nostro Paese è fortissimo e ancora attuale. Lo evidenziò per primo il presidente della Repubblica Sandro Pertini nel messaggio di fine anno nel 1982 quando denunciò il furto di neonati in America Latina anche da parte di famiglie italiane partite appositamente dal nostro Paese. Una denuncia choc rimasta incredibilmente inascoltata fino a oggi. Tuttavia c&#8217;è chi non si è mai arreso all&#8217;inerzia delle istituzioni preposte a indagare. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato in Argentina il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Federico Tulli: &#8220;Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 07:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni a questo incontro! Vi aspettiamo numerosi! &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni a questo incontro!</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Figli rubati: l&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 08:43:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi aspettiamo numerosi, anche per conoscerci&#8230;!!! fate passaparola ?:) &#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettiamo numerosi, anche per conoscerci&#8230;!!! fate passaparola ?:)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14442756_10209546768258582_2014952474_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7009" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7009" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14442756_10209546768258582_2014952474_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14442756_10209546768258582_2014952474_n (2)" width="700" height="393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14442756_10209546768258582_2014952474_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14442756_10209546768258582_2014952474_n-2-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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		<title>Figli rubati: l&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 07:53:50 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Altro che fertility day!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 07:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Cosa potevamo aspettarci in un Paese dove uno degli ex presidenti del PAN ( Partido Accion Nacional), Vicente Fox Quesada, ha costruito e poi vinto le elezioni usando una bandiera&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-554.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7006" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7006" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-554.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (554)" width="949" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-554.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 949w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-554-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-554-768x519.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 949px) 100vw, 949px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Cosa potevamo aspettarci in un Paese dove uno degli ex presidenti del PAN ( Partido Accion Nacional), Vicente Fox Quesada, ha costruito e poi vinto le elezioni usando una bandiera messicana con l’immagine della Virgen de Guadalupe. Da allora, sono passati 16 anni e il Messico è ancora il secondo Paese con più cattolici al mondo. E va bene così. Il cattolicesimo non è un problema. Il problema è quando i messicani e le messicane fanno fatica a capire cos’è lo Stato e cos’è la Chiesa. Grande problema. Il mio popolo è condannato a votare sempre dei candidati del tutto incompetenti e corrotti come il nostro attuale presidente Ernesto Pena Nieto del PRI (Partido Revolucionario Institucional) che, nonostante appartenga al partito che ci ha mal governati per più di settant’anni, è molto credente. Un bravo ragazzo cattolico ( certo, è anche divorziato e risposato con una donna che facendo l’attrice per Televisa appariva nuda un giorno sì e uno no, ma questo non lo diciamo a nessuno).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Anni fa quando Pena Nieto era ancora candidato alle presidenziali, si è azzardato a “scrivere” un libro tutto suo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La presentazione ebbe luogo alla FIL (Feria Internacional del Libro) a Guadalajara nel centro del Paese. Un giornalista spagnolo chiese al candidato tre libri che gli avessero cambiato la vita.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La sua risposta è stata : La Bibbia…</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma è meglio vedere il resto della risposta eccovi un link:</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><a href="https://youtu.be/C3NKGfoTACg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/C3NKGfoTACg?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ogni volta che mi sento un po’ giù di morale mi riguardo il video. Dicono che </span></p>
<p><span style="font-size: large;">ridere intensamente faccia bene.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ridere per non piangere. Abbiamo un presidente eletto democraticamente </span><span style="font-size: large;">( permettetemi qualche dubbio. Forte dubbio) che l’unico libro che più o meno ha sfogliato sia stata la Bibbia.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 24 settembre a Città del Messico si è tenuta una seconda affollatissima manifestazione omofoba. La Marcha por la Familia, cui hanno partecipato più di 400,000 persone. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Le parole sulla manifestazione di Juan Dabdoub Giacoman, Presidente del Consiglio messicano della famiglia, purtroppo professore in diverse università nazionali, grande omofobo, di un’ignoranza senza limiti:</span></p>
<p>“ <span style="font-size: large;">Questa manifestazione e quella del 10 settembre sono due date storiche per il Messico. Sono un risveglio esemplare per il Paese.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E’ una marcia per esprimere ai politici e leader del Paese ciò che la società messicana in realtà sta cercando, non quello che l&#8217;ideologia di genere e il movimento LGBT internazionale sta promuovendo”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Mario Romo presidente della Rete Famiglia ricorda inoltre alla manifestazione dei cittadini (le cittadine non lo sappiamo, lui si esprime sempre al maschile) che esistono due raccolte firme: una già depositata al Senato della Repubblica con 250.000 firme e l’altra dove più di 30,000 persone si sono presentate davanti al Congresso, 50 deputati federali hanno aderito a queste iniziative per “proteggere la famiglia naturale e il matrimonio fra uomo e donna”.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il Messico sta facendo dei passi giganteschi. Indietro però.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Invito  tutte le coppie omosessuali ad andare a Città del Messico, dove il matrimonio egualitario è legale a sposarsi là e a darsi un grande bacio preferibilmente davanti a queste persone per offrire non uno spettacolo, bensì una dimostrazione d’affetto e profondo amore che a mio parere è quello che manca loro. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Vedete, noi qui abbiamo il fertility day ma anche là non scherzano!</span></p>
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		<title>Incontro con Federico Tulli: la Chiesa e i desaparecidos argentini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 14:11:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti Umani in collaborazione con Associazione Percorsi presenta il saggio: FIGLI RUBATI: l&#8217;ITALIA, la CHIESA e i DESAPARECIDOS alla presenza dell&#8217;autore FEDERICO TULLI MERCOLEDI 12 ottobre ore 19.00 Presso: Spazio Percorsi,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/cop-29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6091" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6091" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/cop-29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cop (29)" width="170" height="270" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Associazione Per i Diritti Umani in collaborazione con Associazione Percorsi</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>presenta il saggio: </b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>FIGLI RUBATI: l&#8217;ITALIA, la CHIESA e i DESAPARECIDOS</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>alla presenza dell&#8217;autore FEDERICO TULLI</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>MERCOLEDI 12 ottobre</b></span></span></u></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>ore 19.00</b></span></span></u></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Presso: Spazio Percorsi, Via Kramer 32 (MM Porta Venezia, TRAM 9, 23, passante P.ta Garibaldi) MILANO</b></span></span></u></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>Il LIBRO:</b></span></span></span></span></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY">Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma uno storico processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 persone (tra cui 22 di origine italiana) sequestrate, torturate, uccise e scomparse nell&#8217;ambito del Piano Condor. Questo accordo inizialmente segreto e poi siglato “ufficialmente” 40 anni fa, il 25 novembre 1975, tra le polizie di sette Paesi del Sud America – Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay &#8211; è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l&#8217;opposizione, facendo scomparire una intera generazione di cittadini impegnati nella difesa dei diritti umani e della democrazia. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del &#8216;Condor&#8217;, e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos, è ricostruita in “Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos”, il nuovo libro-inchiesta firmato dal giornalista Federico Tulli per L&#8217;Asino d&#8217;oro edizioni.</p>
</div>
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<p align="LEFT"><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>L&#8217;AUTORE:</b></span></span></span></span></p>
</div>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>Giornalista professionista, collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, &#8220;MicroMega&#8221;, &#8220;Critica liberale&#8221;, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica”, la rivista di Gianni Minà. Nel web firma un blog su “MicroMega online” e scrive per “Globalist”; ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post” ed è condirettore di “Cronache Laiche”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos.</p>
</div>
<p align="LEFT">
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		<title>Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 06:11:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/cop-29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6091" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6091" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/cop-29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cop (29)" width="170" height="270" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
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<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="643">Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma uno storico processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell&#8217;ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l&#8217;opposizione, facendo scomparire un&#8217;intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del Condor, e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori &#8220;occidentali e cristiani&#8221;. Il libro-inchiesta di Federico Tulli &#8211; <i>Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</i>, edito da L&#8217;asino d&#8217;oro &#8211; parte dal rocambolesco ritrovamento, nel 2014, di una ragazza scomparsa nel 1977, è dedicato ai figli rubati tuttora desaparecidos. Secondo le Nonne di Plaza de Mayo, almeno 70 vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce l&#8217;autore, le ali del Condor sono ancora aperte.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L&#8217;<i>Associazione per i Diritti umani</i> ha intervistato per voi Federico Tulli e lo ringrazia tantissimo.</p>
<p>Italia e Argentina sono due Paesi legati da un filo rosso: per quali motivi?</p>
<p>Nel mio libro “Figli rubati” uso questa espressione per indicare il profondo “legame di sangue” che unisce i due Paesi. Migrazioni in massa di italiani verso il sud america risalgono al XIX secolo e si protraggono anche nel secolo successivo. Tanto che oggi oltre la metà della popolazione argentina è di origine italiana e rappresenta il maggior gruppo etnico con quasi 25 milioni di persone. E decine di migliaia di argentini dal doppio passaporto hanno ripercorso il viaggio a ritroso, per esempio durante la dittatura (1976-83) e dopo la fine del regime e a causa della lacerante crisi economica di inizio anni Duemila. Ma rossa è anche la lunga scia di sangue che lega Argentina e Italia attraversando il periodo compreso tra l&#8217;inizio degli anni 70 e i primi anni 80. In estrema sintesi, si deve all&#8217;adesione dell&#8217;Argentina al Piano Condor, formalmente sancita nel novembre del 1975 ma di fatto già operativa in segreto almeno da qualche anno, e ai sette anni di dittatura civico-militare instaurata il 24 marzo 1976, la sparizione di circa un migliaio di italo-argentini tra adulti e figli rubati a coppie di desaparecidos. Non mancano poi, purtroppo, italo-argentini nelle file degli oppressori. Di spietati torturatori e assassini ne troviamo a tutti i livelli. Dal generale golpista Orlando Ramon Agosti all&#8217;ammiraglio Armando Lambruschini, che prese il posto nel 1978 del collega Eduardo Massera, golpista iscritto alla P2 noto anche per aver trasformato la caserma Esma di Buenos Aires nel lager clandestino da cui scomparirono 5mila persone, e tanti altri. Poi c&#8217;è appunto la loggia massonica segreta e fuori legge P2 che aveva diversi iscritti all&#8217;interno dei vertici della dittatura (oltre al già citato Massera, il generale Suárez Mason), con il Gran maestro, Licio Gelli, che ordiva trame dalla sua scrivania di economo dell&#8217;ambasciata argentina a Roma. Infine vale la pena di ricordare che le sparizioni forzate di migliaia di giovani avvennero tramite i “voli della morte” su aerei venduti dalla Fiat alla giunta guidata dal generale Videla.</p>
<p>Tornando al libro, essendo io un giornalista e non uno storico la mia inchiesta si concentra più che altro sul filo rosso che &#8211; tra legami di sangue e azioni criminose &#8211; da quegli anni ci porta ai nostri giorni e che riguarda la ricerca dei figli rubati ai desaparecidos condotta oggi in Italia dalle Abuelas di Plaza de Mayo tramite la Rete per il Diritto all&#8217;identità. Estela Carlotto, storica presidente delle Abuelas, mi racconta in un&#8217;intervista che almeno 60 dei circa 380 nipoti che ancora non sono stati ritrovati potrebbero vivere o essere vissuti nel nostro Paese senza conoscere la propria storia. E “Figli rubati” inizia proprio da Milano, con la storia di un rocambolesco ritrovamento che non avviene in Italia ma che con il nostro Paese ha molto a che fare.</p>
<p>La prima denuncia di ciò che stesse accadendo ai nostri connazionali – e non solo – in Sudamerica fu raccolta da Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica: cosa è successo in seguito?</p>
<p>Prima che l&#8217;opinione pubblica italiana avesse una percezione aderente alla realtà di ciò che era accaduto in Argentina dal giorno del golpe in poi dovettero passare diversi anni. Nonostante l&#8217;infaticabile opera di denuncia di Italo Moretti, la Rai era avara di notizie. Molto probabilmente per via degli enormi interessi economici in ballo con l&#8217;Argentina &#8211; ho già citato a titolo di esempio il caso della Fiat -. Ma c&#8217;è stata anche la chiara volontà politica di minimizzare agli occhi dell&#8217;opinione pubblica le vicende d&#8217;oltreoceano, come risulta dalla notevole bibliografia sul tema. La carta stampata &#8211; a parte rari casi, tra cui spiccano Saverio Tutino e Franco Recanatesi di Repubblica &#8211; era invece condizionata dall&#8217;atteggiamento indifferente per non dire omertoso del Corriere della Sera, di fatto gestito dalla P2. La svolta avviene nell&#8217;ottobre del 1982. Dopo la pubblicazione delle liste P2 nelle quali figurava l&#8217;editore Rizzoli, Gian Giacomo Foa, da anni inviato a Buenos Aires, approfittando di una sorta di vuoto di potere riuscì a pubblicare la prima lista di italiani scomparsi. Foa era in possesso dell&#8217;elenco già da anni ma gli era stato impedito di pubblicarlo. Due mesi dopo a dare nuova linfa al processo di informazione sui crimini di lesa umanità commessi in Argentina fu il presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Nel discorso istituzionale di fine anno parlò in tv a reti unificate del coinvolgimento diretto di famiglie italiane nell&#8217;appropriazione di neonati in Cono Sur. Ma stranamente la sua denuncia non ebbe seguito. Tanto che da un&#8217;Ansa dell&#8217;aprile 1983 risulta che Pertini tornò di nuovo sull&#8217;argomento dicendo che aveva saputo dalle Madres di Plaza de Mayo da lui ricevute diverse volte, di furti compiuti da nostri connazionali appositamente partiti dall&#8217;Italia per prendersi dei neonati strappati dalle braccia di giovani madri poi scomparse. Nemmeno questa seconda pubblica denuncia sembra sia mai stata raccolta da chi di dovere. Per lo meno non ve ne è traccia nei giornali dell&#8217;epoca e negli anni successivi. Dobbiamo arrivare al 2009, con il viaggio in Italia di Estela Carlotto in rappresentanza delle Abuelas di Plaza de Mayo, per riannodare i fili di una ricerca interrotta bruscamente oltre due decenni prima. È l&#8217;anno in cui l&#8217;organizzazione umanitaria argentina è riuscita a collegare anche l&#8217;Italia alla Rete per i Diritto all&#8217;identità estendendo la ricerca dei nipoti rubati al nostro Paese. In accordo e in collaborazione con l&#8217;ambasciata di Roma, dove il ministro Carlos Cherniak dirigeva l&#8217;Ufficio diritti umani, viene quindi istituito una task forse per raccogliere le segnalazioni o i dubbi di chi, legato all&#8217;Argentina per qualsiasi motivo e di età compresa tra i 35 e i 40 anni, ritenesse di non essere il figlio naturale dei genitori con cui è cresciuto. A Roma e nel consolato di Milano è stato quindi creato un team in grado di realizzare il test del Dna a queste persone, per poterlo confrontare con i profili genetici depositati a Buenos Aires appartenenti a familiari dei neonati rubati. In sette anni sono stati eseguiti decine di prelievi ma fino a oggi nessun Dna è risultato compatibile con i 500 profili presenti nella banca dati genetica della capitale argentina. Tuttavia la ricerca in Italia dei figli rubati non si ferma. A portarla avanti contribuisco io con il mio libro oltre che numerose associazioni, tra cui la 24marzo, la Cigl e diverse amministrazioni pubbliche e università che negli anni hanno aderito alla campagna per il Diritto all&#8217;identità.</p>
<p>Parliamo di come siano colluse la Chiesa cattolica e la P2 con l&#8217;operazione Condor e di quali siano stati gli interessi che l&#8217;hanno resa possibile&#8230;</p>
<p>Il Piano Condor fu un accordo inizialmente segreto tra le polizie di sette Paesi: Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Cile, Bolivia e Perù. Venne siglato a Santiago del Cile il 25 novembre 1975 tuttavia era già operativo molto probabilmente già dal 1972. Le operazioni avvenivano al di fuori di qualsiasi alveo costituzionale ed erano mirate ad eliminare chiunque si opponesse al progetto socio-politico-economico di matrice clerico fascista e neoliberista che i diversi regimi volevano realizzare. L&#8217;adesione al Piano consentiva per esempio alla polizia uruguayana di inseguire e arrestare “sovversivi” uruguayani in territorio argentino; oppure a quella cilena di eseguire rastrellamenti in Bolivia e così via. Trattandosi di un accordo tra polizie, la Chiesa cattolica e la P2 non erano coinvolte. Diverso è il discorso se inquadrato dal punto di vista dei rapporti della Santa Sede o della P2 con le diverse dittature, cioè con i vertici da cui dipendevano anche le polizie che operavano nell&#8217;ambito del Piano Condor. Sappiamo che Licio Gelli da anni aveva enormi interessi e profondi legami in Cono Sur, in particolare in Uruguay dove era proprietario di terreni e in Argentina (vantava amicizie <em>con Juan Perón, López Rega, Massera</em> e il presidente Viola per citarne alcuni), e che la P2 contribuì alla realizzazione del golpe del 24 marzo 1976. Risulta chiaro da ricostruzioni storiche ma anche dalle righe che Gelli scrisse all&#8217;ammiraglio Massera in una famosa lettera alcuni giorni dopo l&#8217;instaurazione del regime, esultando per la nascita di un governo forte in grado di “soffocare l&#8217;insurrezione dei dilaganti movimenti di ispirazione marxista”.</p>
<p>Per quanto riguarda la Chiesa il discorso è più complesso. La presenza e la forza politica delle gerarchie ecclesiastiche nei sette Paesi aderenti al Piano non era omogenea. Così come non fu omogeneo l&#8217;atteggiamento mantenuto dalle diverse conferenze episcopali nei confronti dei rispettivi regimi. In Argentina quasi tutti i vescovi si schierarono apertamente a fianco della giunta. Anche per questo si parla di dittatura civico-militare e non di dittatura militare (c&#8217;era un terzo soggetto rappresentato dai cosiddetti poteri forti economico-finanziari). In Cile, nel Cile di Pinochet, la storia andò diversamente. C&#8217;è l&#8217;esempio del cardinale di Santiago, Raúl Silva Henríquez, che condannò apertamente la giunta fascista e fu implacabile sostenitore dei diritti umani per tutta la durata della dittatura dal 1973 al 1989. Evidentemente il pericolo marxista non era percepito allo stesso modo dai gerarchi della Chiesa latinoamericana. A Roma invece, in Città del Vaticano, c&#8217;era più coerenza. <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1981 le Madres di Plaza de Mayo insieme al premio Nobel per la Pace </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Adolfo Pérez Esquivel</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> avevano incontrato Giovanni Paolo II il quale li invitò a «</span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">pensare anche ai bambini dei paesi comunisti»</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Alcuni anni dopo il pontefice fece uno sforzo in più e a Estela Carlotto che gli consegnò un dettagliato dossier sui nipoti scomparsi, rispose: «Pregherò per voi». Non c&#8217;è dubbio che, almeno in Argentina, u</span></span>n’azione della della Santa Sede in favore dei desaparecidos avrebbe avuto conseguenze concrete, considerando l’influenza che la Chiesa aveva nei confronti dei militari il cui scopo primario era quello di instaurare un regime fondato su “valori cristiani e cultura occidentale”.</p>
<p>Il saggio parla dei figli e dei nipoti rubati: perché alcuni di loro fanno fatica ad accettare la propria vera identità?</p>
<p>Qual è la “vera identità” di una persona? Quella anagrafica, quella genetica o quella che si realizza a partire dai rapporti affettivi familiari? Personalmente ritengo che l&#8217;identità anagrafica sia irrilevante in questo contesto e che l&#8217;identità di un essere umano non sia determinata dal legame genetico con i genitori biologici. Il punto è il rapporto affettivo. Quello con i genitori biologici, ai “figli rubati”, fu stroncato sul nascere. Fu negata loro la possibilità di vivere la vita, di formarsi, umanamente parlando, nel rapporto con chi li aveva “voluti”, che aveva passato intere notti a discutere sul loro nome e che li avrebbe accuditi, protetti, amati. Sulla base di un&#8217;idea delirante e perversa questi neonati sono stati rubati ai “sovversivi” per interrompere la catena di trasmissione della cultura marxista: andavano inseriti in un ambiente fidato, affinché crescessero secondo “valori cristiani e cultura occidentale”. La definizione è emersa dalle testimonianze nel processo argentino sul “Piano sistematico dell&#8217;appropriazione di bambini”. Con questo voglio dire che forse la difficoltà non è tanto nell&#8217;accettare la “propria vera identità” quanto realizzare che le persone di cui per anni (in alcuni casi oltre 30) ci si è fidati ciecamente, come qualsiasi figlio fa, per anni avevano mentito in base a una logica disumana, nascondendo una verità orrenda, tragica, devastante. In alcuni casi l&#8217;affetto per questi “genitori” è stato più forte dello sdegno &#8211; ma forse non è questo il termine più adatto &#8211; verso dei criminali responsabili, a volte morali spesso anche materiali, del sequestro, delle torture, dell&#8217;omicidio e della sparizione di chi li aveva messi al mondo. «La convivenza con gli apropriadores non è una piuma di cui ci si libera con un soffio» disse una volta Alicia Lo Giudice, una psicologa che per anni ha collaborato con le Abuelas. Ecco, queste secondo me sono le parole che più ci aiutano a comprendere.</p>
<p>Quali leggi e quali percorsi sono stati attivati, in Italia, poter agevolare il riconoscimento dei bambini rubati?</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Come detto, dal 2009 è attiva anche in Italia la Rete per il diritto all&#8217;identità e questa è certamente una solida base da cui partire. È indispensabile che sia quanto più possibile di dominio pubblico la notizia dell&#8217;esistenza in Italia di strutture istituzionali argentine composte da esperti in grado sia di realizzare il test del Dna sia di fornire assistenza e sostegno psicologico ai giovani che affrontano questa “prova”. Ma il ritrovamento dei figli rubati passa anche attraverso il giusto atteggiamento dello Stato italiano. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Segnali importanti di sensibilità sono arrivati di recente quando nel 2014 </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">il presidente del Senato Pietro Grasso in visita ufficiale a Buenos Aires ha consegnato al ministro degli Esteri argentino, Héctor Timerman, gli archivi declassificati dalla Farnesina raccolti durante gli anni della dittatura nella sede diplomatica italiana e contenenti centinaia di casi di persone scomparse di nazionalità italiana e italo-argentina. La senatrice Monica Cirinnà mi racconta in un&#8217;intervista pubblicata nel libro che «in quelle carte vi sono preziose informazioni fornite da sopravvissuti ai centri di detenzione e da altre fonti, e fitti carteggi, che potranno contribuire a ricostruire storie individuali, a restituire identità a desaparecidos e figli rubati». Altrettanto importante è stata la ratifica da parte dell’Italia della Convenzione Onu contro le sparizioni forzate avvenuta il 20 agosto 2015. L&#8217;esistenza di una legge è vitale in questa difficilissima ricerca ed era francamente inaccettabile l&#8217;inerzia e il ritardo dell&#8217;Italia di fronte a una delle più odiose e vili violazioni dei diritti umani poiché in questo tipo di desaparicion è lo Stato il primo a negare la dignità della persona. </span></span><span style="font-size: medium;">Secondo la definizione delle Nazioni Unite infatti le “sparizioni forzate si verificano nel momento in cui delle persone vengono arrestate, detenute o rapite coattivamente, o private in qualsiasi altro modo della loro libertà da parte di agenti dello Stato, di servizi, gruppi organizzati o soggetti privati che agiscono in nome dello Stato o con il suo appoggio diretto o indiretto, e che si rifiutano di rivelare la sorte delle persone rapite, il luogo in cui esse sono custodite o di ammetterne la privazione di libertà, con la conseguente sottrazione di queste persone alla tutela della legge”. Siamo dunque in presenza di una totale privazione dei diritti che mette la vittima in balia</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di chi compie il crimine senza alcuna protezione legale. Per non dire poi delle sofferenze inflitte ai familiari di chi scompare &#8211; vale a dire nel nostro caso i desaparecidos e i figli rubati ai desaparecidos &#8211; costretti a vivere per anni, nel caso del Piano Condor e delle dittature sudamericane per decenni, senza conoscere la sorte dei loro cari. </span></span></p>
<p>Il 12 febbraio 2015 è iniziato il processo per lesa umanità: sono sette i Paesi coinvolti. A quali risultati si è già arrivati nel dibattimento e a quali bisogna ancora arrivare?</p>
<p>Il processo si svolge in Italia in virtù dell&#8217;articolo 8 del codice di procedura penale che <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">attribuisce al nostro Paese la giurisdizione su fatti che, anche se commessi all’estero, si configurano come delitti politici compiuti da o contro cittadini italiani. </span></span>Si tratta di un processo molto complesso e non solo perché si occupa di crimini di lesa umanità compiuti circa 40 anni fa. Vi sono 31 imputati di cinque nazionalità diverse che erano ai vertici istituzionali e militari dei Paesi coinvolti, tra questi anche un italo-uruguayano (Jorge Nestor Troccoli) che vive da anni in Campania. Sono tutti accusati di sequestro e omicidio. La tortura in Italia non è reato quindi manca tra i capi d&#8217;imputazione. Gli imputati sono tutti contumaci, tranne Troccoli che il primo giorno del processo si è presentato a sorpresa nell&#8217;aula bunker di Rebibbia e si è seduto a pochi metri dai familiari di alcune delle sue presunte vittime: 20 giovani uruguayani scomparsi in Argentina tra la fine del 1977 e l&#8217;inizio del 1978. In tutto le vittime cui si cerca di restituire giustizia sono 42, tra cui 22 di origine italiana. <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ho seguito decine di udienze durante le quali oltre cento testimoni giunti dal Sud America hanno descritto orrori di ogni tipo subiti dai loro familiari o dai compagni di prigionia in seguito uccisi e in molti casi scomparsi. Sono state esibite prove documentali, è stato fatto riferimento agli Archivi del terrore scoperti nel 1992 in Paraguay da Martin Almada, l&#8217;autore della premessa del mio libro, ci sono stati lunghi momenti di forte tensione emotiva, profonde incomprensioni dovute alla lingua dei testimoni (tante declinazioni diverse dello spagnolo), vuoti di memoria. Al momento non è possibile prevedere l&#8217;esito finale del processo. È solo ipotizzabile che le sentenze sui diversi casi saranno emesse entro la fine del 2016. </span></span></p>
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		<title>Rosso nella notte bianca: intervista a Stefano Valenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2016 05:31:39 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva.<br />
Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944.<br />
I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina.<br />
È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha intervistato Stefano Valenti e lo ringrazia molto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il rosso e il bianco, citati nel titolo, ma poi c&#8217;è anche il nero&#8230;del fascismo: che significato hanno i colori in questo racconto?</p>
<p>Il rosso e il bianco nascono dall&#8217;idea di un quadro di Malevich, dedicato alla Rivoluzione russa e il significato del titolo ha più valenze: il bianco della neve e dell&#8217;indifferenza, il rosso dell&#8217;ideologia politica e del protagonista e poi c&#8217;è il rosso della radicalità contro il conformismo. Il nero dei monti, della notte, del Male: è un colore che ci è stato rubato dal nemico perchè era il colore dell&#8217;anarchia, del socialismo rivoluzionario e poi è diventato simbolo di altro.</p>
<p>Nel libro si parla di fede religiosa e di fede politica: ci vuole chiarire il senso che lei ne ha dato nel testo?</p>
<p>E&#8217; una costante nella Storia: l&#8217;idea che la radicalità del pensiero cristiano sia stata più volte utilizzata come rotta politica, dal Medioevo al terrorismo rosso degli anni &#8217;70. Il pensiero cristiano ha un aspetto radicale che poi è stato spento dalla Chiesa nei secoli, ma che nel mondo contadino ha una doppia valenza: da un lato la religione è controllo e sottomissione, dall&#8217;altro è esempio di rivolta, di lotta contro l&#8217;ingiustizia. All&#8217;epoca, non essendoci riferimenti ideologici evoluti, le persone leggevano il messaggio di Cristo nel secondo modo.</p>
<p>A proposito di simboli: il nome “Ulisse” non è casuale&#8230;</p>
<p>Sinceramente non ci avevo pensato perchè Ulisse, per me, era un nome partigiano perchè i nomi di battaglia erano mitologici o politici.</p>
<p>Quando dipingevo, facevo delle macchie o delle forme che erano un po&#8217; inconsce e la gente ci vedeva dentro dei significati: ho capito che ci sono artisti sinceri e quelli furbi. Io faccio parte dei primi, perchè non avevo pensato al significato del nome proprio del protagonista.</p>
<p>La sua malattia, invece, nasce col personaggio perchè la sua storia attinge da un fatto reale che io poi ho traslato. Nasce dalla vicenda di Giuseppe Bonfanti, mantovano, che nella sua cittadina compie un atto criminale. Io ambiento il fatto in Valtellina e negli anni &#8217;90 &#8211; per astrarmi dal contesto storico di riferimento e evitare polemiche sterili di revisionismo &#8211; e rendo folle Ulisse per collocarlo altrove: tutto quello che fa, lo fa perchè è allucinato. Tra le malattie psichiche allucinatorie, le visioni religiose hanno un ruolo rilevante: questi malati, soprattutto in passato a causa della loro educazione, vivevano con un enorme senso di colpa che condizionava i loro comportamenti.</p>
<p>Questo piano della follia si intreccia con i discorsi che il Rosso fa con la sorella e con la madre: quanto sono importanti queste due figure femminili?</p>
<p>Ne “La fabbrica del panico” non ero riuscito a parlare del femminile, qui invece sono le figure centrali. Lui è condotto per mano da questi due personaggi e a me è servito il fatto che queste due donne fossero morte perchè i loro fantasmi mi hanno permesso di raccontare la storia al presente e di non fare un romanzo storico perchè volevo parlare della continuità del fascismo nella società italiana come presenza costante di questa idea autoritaria.</p>
<p>Da una parte, quindi, le figure femminili portano l&#8217;umanità nella storia, la dimensione tragica del &#8216;900 e, dall&#8217;altra, mi hanno consentito di raccontare il Presente.</p>
<p>Cosa rimane al protagonista e ai lettori di quella rivoluzione, di quell&#8217;appartenenza alla lotta ?</p>
<p>La Resistenza è uno dei momenti epici della storia italiana: è stata la più grande rivoluzione civile che l&#8217;Italia abbia mai avuto, dopo il Risorgimento. Una minoranza agguerrita &#8211; aiutata anche dalle ragioni della Storia &#8211; che è stata esempio di un&#8217;Italia bella che raramente si mostra. Adesso stiamo attraversando un altro momento buio.</p>
<p>Che cos&#8217;è per lei il compromesso?</p>
<p>A livello politico, dal Compromesso storico, nel nostro Paese sono stati fatti sempre al ribasso.</p>
<p>Nella vita quotidiana lo considero un fatto positivo perchè è la possibilità di convivenza, nell&#8217;applicazione pratica storica, invece, in Italia il compromesso è un disastro.</p>
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		<title>Desaparecidos … i passeggeri dell’ultimo volo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2016 08:40:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>… a 40anni dall’inizio dal golpe argentino … di Giulia De Baudi (da www.igiornielenotti.it) Il volo.  Le confessioni di un carnefice della dittatura argentina  &#8211; «La storia è un incubo dal quale sto cercando&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="western" align="CENTER"></h2>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5522" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5522" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="??????????????????????????????????????????????????????????" width="524" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 524w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/125-olimpo-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 524px) 100vw, 524px" /></a></p>
<h2 class="western" align="CENTER"></h2>
<h2 class="western" align="CENTER"><span style="color: #000080;">… a 40anni dall’inizio dal golpe argentino …</span></h2>
<p><span style="color: #000000;">di Giulia De Baudi (da www.igiornielenotti.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
<h2 class="western" align="CENTER"><span style="color: #000000;">Il volo.  Le confessioni di un carnefice della dittatura argentina</span></h2>
<p><span style="color: #ffffff;"> &#8211;</span></p>
<p><em>«La storia è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi»</em>. Con questa frase, presa da <em>Ulysses</em> di <strong>James Joyce</strong>, <strong>Horacio Verbitsky</strong>, apre il suo libro, <em><span style="color: #000080;">Il volo – rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos</span></em><strong><span style="color: #000080;">.</span></strong></p>
<p>Verbitsky è il più famoso giornalista argentino: oltre ad essere uno dei quattro vincitori del premio per la <em>Libertà di Stampa</em> <em>CPJ</em>, in seguito al suo lavoro di reportistica sui fatti della dittatura e per la sua difesa della libertà di stampa, egli è stato insignito di moltissimi premi e riconoscimenti tra cui quello della <em>Commission Nationale</em> <em>Consultative des Droits de l’Homme</em>.</p>
<p>La frase di Joyce, che campeggia nelle pagine di apertura, è quanto ci può essere di più appropriato per evocare ciò che viene raccontato in questo prezioso documento storico. Il lavoro di Verbitsky è la confessione, registrata nel 1995 durante una serie di interviste, di <strong>Adolfo Francisco Scilingo</strong>. Il capitano di corvetta Scilingo era un ex membro dell’apparato repressivo creato dalla dittatura che ha governato in Argentina dal 1976 al 1983.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Adolfo-Francisco-Scilingo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5523" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5523" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Adolfo-Francisco-Scilingo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Adolfo-Francisco-Scilingo" width="250" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>«Sono stato all’ESMA, le voglio parlare – disse abbordandomi in metropolitana»</em> così inizia la confessione di Scilingo a Verbitsky, confessione che non solo riaprirà i processi contro centinaia di carnefici colpevoli di aver torturato e assassinato migliaia di individui di tutte le nazionalità, ma aprirà una crisi politica e istituzionale, risoltasi completamente solo nel 2003 con il governo di <strong>Néstor Kirchner</strong>.</p>
<p>In questo libro, che è molto di più di una semplice intervista, si svolge la confessione di quest’uomo, psichicamente instabile per sua stessa affermazione, ma lucido e determinato tanto da sapere perfettamente che il linguaggio può gravare sulla percezione della realtà snaturandone il senso. Egli sa che dicendo: ”arrestare, interrogare, eliminare il nemico” al posto di “sequestrare, torturare, assassinare”, l’immagine che ne scaturisce altera completamente il senso dei fatti accaduti e quindi la verità storica. Lo sa e lo dice … e si apre l’orrore.</p>
<p>Scilingo spiega ossessivamente, che non era solo lui o una piccola parte della Marina a sporcarsi di questi delitti ma tutti che a turno partecipavano a questo sterminio di massa; la logica terrificante era: tutti colpevoli, nessun colpevole. E questo a tutti i livelli, soldati, caporali, medici militari, aviatori e … <a href="http://www.igiornielenotti.it/?tag=victorio-bonamin&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong><span style="color: #3366ff;">cappellani militari cattolici. (leggi qui)</span></strong><u> </u></a>Questi ultimi poi erano sempre presenti perché avevano il compito di ricordare ai soldati angosciati <em>il precetto biblico che parla di ‘separare l’erba cattiva dal grano’.</em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p><em> Scilingo: «Il giorno dopo non mi sentivo bene e sono andato a parlare con il cappellano della scuola che mi ha fornito una spiegazione cristiana della cosa.</em>»</p>
<p><strong>Verbitsky: </strong>«Qual è stata la spiegazione cristiana? »<strong>  </strong></p>
<p><strong>Scilingo: </strong> <em>«Non mi ricordo molto bene, però mi diceva che era una morte cristiana perché non soffrivano. Diceva che dovevano essere eliminati, che la guerra era la guerra, che persino nella Bibbia era prevista l’eliminazione dell’erba cattiva dai campi di grano. Un po’ mi ha sostenuto». </em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p>D’altronde, come confessa in un altro capitolo, quando il capitano <strong>Luis María Mendía</strong> gli ordinò di effettuare il primo ’volo’, gli spiegò che : <em>«Aveva chiesto il parere alle autorità ecclesiastiche, non so a che livello gerarchico, per far sì che si trattasse di una forma cristiana e poco violenta»</em>. E così i prigionieri dopo essere stati torturati, venivano fatti sparire …<strong> ‘cristianamente’.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il capitano Scilingo forse non sapeva esattamente “a che livello gerarchico” la Chiesa cattolica fosse complice di questi atroci delitti. Ce lo racconta questo grande e coraggioso giornalista argentino: Il 23 marzo 1976, il giorno precedente al colpo di stato  <em>«i comandati in capo dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione fanno visita a Monsignor </em><strong>Tortolo </strong><em>nella sede vescovile. (…) in una riunione dell’Episcopato,  Tortolo difende la tortura con argomenti teologici»</em>.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p>Nel 1979 l’<em>OSA l’Organizzazione degli Stati Americani</em> dei diritti umani visita l’Argentina. Centinaia di prigionieri vengono nascosti con la complicità della Curia in un campo di concentramento allestito su un terreno di proprietà ecclesiastica del <strong>cardinale</strong> <strong>Aramburu</strong>. Quando la commissione americana lascia l’Argentina i prigionieri sopravvissuti tornano all’<em>ESMA</em>.</p>
<p>Non ci si deve dimenticare che i <strong>Montoneros</strong>, che facevano guerriglia urbana e che combattevano contro la giunta militare, provenivano dall’Azione cattolica, ed erano ideologicamente ispirati dalla <strong>Teologia della Liberazione</strong>, che subì grave perdite umane da parte dei golpisti i quali, ovviamente trafficavano con l’<strong>Opus Dei</strong>. In questo scontro mortale, che vedeva da una parte il capitale americano, i latifondisti e la Chiesa cattolica, e dall’altra, i ceti medi, i poveri e la Teologia della Liberazione, i potenti naturalmente prevalsero massacrando senza pietà tutti coloro che si opponevano al capitale legittimato e consacrato dall’Opus Dei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5526" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5526" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Woytjla-con-Pinochet" width="373" height="212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 373w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Woytjla-con-Pinochet-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 373px) 100vw, 373px" /></a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8211;</span></p>
<p>Scilingo racconta, di come i prigionieri politici divenivano “desaparecidos”, vale a dire di come i militari dell’<em>ESMA  – Escuola de Mecanica del la Marina militar Argentina</em> – li facevano “sparire” gettandoli nell’Oceano. Il capitano racconta di come i ‘sovversivi’ venivano prelevati dai luoghi di tortura, facendo loro credere che si trattava di un trasferimento in un altro carcere; racconta di come poi venivano drogati dai medici una prima volta, fatti salire sugli aerei, drogati una seconda volta dai medici che dopo la seconda iniezione andavano nella cabina di pilotaggio per “non tradire il giuramento di Ippocrate; Racconta di come venivano spogliati, accatastati, come bestie da macello, nella parte posteriore della carlinga per poi essere gettati ad uno ad uno nel vuoto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/desaparecidos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5525" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5525" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/desaparecidos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="desaparecidos" width="248" height="148" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>«L’Opus Dei accetta, a differenza di altri, di fare il ‘lavoro sporco’ in Sudamerica. Si tratta di smantellare la Teologia della Liberazione e tornare all’antico. Ciò avviene senza mediazioni. La chiesa romana deve gestire la vergogna degli appoggi vaticani ai dittatori sanguinari in Cile e Argentina, di un </em><strong>nunzio apostolico</strong> <strong>Pio Laghi</strong><em>, che giocava a tennis con il comandante della Marina </em><strong>ammiraglio Massera</strong>  – lo racconta <strong>Italo Moretti</strong> nel suo <em>In Sudamerica</em>, Sperling&amp;Kupfer, 2000, pp. 256, 12,39.  – <em>dell’amicizia tra il </em><strong>cardinal Sodano </strong><em>e lo stesso </em><strong>Pinochet</strong><em>. Eppure La Chiesa di Roma sembra preoccuparsi di più dei preti del popolo, quelli della Teologia della Liberazione, i quali vengono sostituiti, con uomini dell’Opus Dei. Il più clamoroso è il caso </em><strong>Femando Sáenz Lacalle</strong><em>, che diventa arcivescovo di San Salvador, dopo che </em><strong>Oscar Romero</strong><em> viene assassinato»</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5527" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5527" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Pio-Laghi-Videla-Gualtieri" width="526" height="323" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/Pio-Laghi-Videla-Gualtieri-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></p>
<p>Inoltre Pio Laghi, Nunzio apostolico in argentina dal 1974 al 1981,  era il consigliere del Comandante della Marina <strong>Armando Lambruschini </strong>condannato nell’ottantacinque per privazione illegittima della libertà e torture. Solo nel 1996 alcuni vescovi, <strong>Justo Laguna</strong>,<strong> Carlos Galan</strong>,<strong>  Domingo Castagna</strong>, e<strong> Jorge Casaretto</strong>, chiesero perdono per i loro silenzi ma ammisero solamente che <em>«la Chiesa non fece abbastanza»</em>. Naturalmente di tutto questo in Italia non si è mai parlato, e si continua a non parlarne anche se già dal ’76 si sapeva di questi orrori patrocinati dalla Chiesa cattolica.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5528" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5528" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="pio-laghi-e-george-bush" width="700" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/pio-laghi-e-george-bush-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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<p>Questo ed molto altro ancora è racchiuso ne <em>Il volo,</em>  di Horacio Verbitsky che, come scrive <strong>Gabriel R. Carvallo</strong> nel prologo: <em>«è un’opera ineludibile per comprendere una dei periodi storici più complessi e sanguinosi del nostro tempo»</em>.</p>
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