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	<title>detenuti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Senza respiro”, Presentato il XXI rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 09:00:55 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>È stato presentato a Roma il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, intitolato “Senza respiro”. Un titolo che non è una metafora, ma una fotografia lucida di un sistema penitenziario al collasso, dove detenuti, operatori e istituzioni sono sempre più in affanno.</p>



<p>Nel 2024 l’Osservatorio di Antigone ha visitato 95 istituti penitenziari per adulti e la maggior parte degli istituti penali per minorenni in tutta Italia, da Bolzano ad Agrigento. Il quadro emerso è drammatico: sovraffollamento record, carenza di personale, diritti compressi e una deriva punitiva che mette a rischio la tenuta costituzionale del sistema.</p>



<p>Al 30 aprile 2025 i detenuti in Italia erano 62.445, a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti. Ma considerando i posti non disponibili (oltre 4.000), il tasso reale di affollamento è del 133%, con circa 16.000 persone che non hanno un posto regolamentare. 58 carceri su 189 hanno un tasso di sovraffollamento superiore al 150%. Gli istituti più affollati al momento sono Milano San Vittore (220%), seguito da Foggia (212%) e Lucca (205%). In tutti e tre i casi ci sono più del doppio delle persone che quelle carceri potrebbero e dovrebbero contenere.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi due anni la popolazione detenuta è cresciuta di oltre 5.000 unità, mentre la capienza effettiva è diminuita di 900 posti. Negli ultimi mesi ogni sessanta giorni sono entrate in carcere 300 persone in più. Dinanzi a quanto sta accadendo l’unica risposta dell’Esecutivo passa da un piano per l’edilizia penitenziaria che, proprio per i numeri e per la loro crescita, non può essere in alcun modo la soluzione. Considerando che mediamente un istituto in Italia ospita 300 persone, ogni due mesi dovremmo aggiungere un nuovo carcere al piano di edilizia.&nbsp;</p>



<p>Questo anche a fronte di un attivismo penale del governo che ha un impatto diretto e drammatico sul carcere. Con il decreto sicurezza, approvato ad aprile 2025 e in discussione in Parlamento per la sua conversione in legge, è stato introdotto tra gli altri un nuovo reato che punisce anche le proteste pacifiche e non violente con pene più alte di quelle previste per i maltrattamenti in famiglia, escludendo le persone detenute anche dal possibile accesso alle misure alternative, come avviene per i reati di mafia e terrorismo. Se si considera che dal nel 2024 si sono contati 1.500 episodi di protesta, coinvolgendo almeno 6.000 persone detenute, se ognuna di loro fosse stata condannata in media a 4 anni di carcere, si rischierebbero 24.000 anni di carcere in più per chi sta già scontando una pena.</p>



<p>Proteste che generalmente riguardano le persone detenute più fragili, quelle con più problematiche e che si sanno fare meno la galera: tossicodipendenti, senza dimora, stranieri senza difesa legale, persone con problemi psichiatrici. Categorie che rappresentano anche la maggior parte di chi ha pene brevi. Al momento il 51,2% dei detenuti con condanna definitiva ha meno di tre anni da scontare, soglia che consente – almeno teoricamente – l’accesso a misure alternative. Più di 1.370 persone sono in carcere per pene inferiori a un anno.</p>



<p>Ma il sovraffollamento non colpisce solo le carceri per adulti. Per la prima volta nella storia interessa anche gli istituti penali per minorenni dove sono 611 i ragazzi detenuti (di cui 27 ragazze). Un record storico che ha caratteri preoccupanti se si pensa al fatto che alla fine del 2022 negli Ipm c’erano 381 persone. Frutto del decreto Caivano che ha fatto crescere enormemente i numeri, soprattutto dei ragazzi in custodia cautelare (il 65% dei minorenni è infatti recluso senza una condanna definitiva).</p>



<p>Di fronte a questa situazione Antigone ha avanzato tre proposte che si possono rendere immediatamente operative: Un atto di clemenza per i detenuti con residuo pena inferiore ai 2 anni; provvedimenti collettivi di misura alternativa decisi dai Consigli di disciplina da riunirsi in forma straordinaria per discutere grazie e altri provvedimenti per detenuti che abbiano meno di un anno di pena; divieto di nuove carcerazioni, se non in casi eccezionali, se non vi è un posto regolamentare disponibile.</p>



<p>Durante la presentazione Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha chiamato ad una grande alleanza costituzionale.&nbsp;“Di fronte a tutto questo &#8211; ha detto &#8211; dobbiamo costruire una grande alleanza di tutti coloro che intendano muoversi nel solco dell&#8217;articolo 27 della Costituzione, a partire dalle Università, dalle associazioni, dal mondo delle professioni e dai sindacati. Il carcere non va trasformato in una trincea di guerra. Chi usa toni militareschi o guerrafondai per orientare e gestire la vita carceraria commette un gravissimo atto di insubordinazione costituzionale che renderà durissima la vita degli stessi poliziotti. É necessario che a partire dal linguaggio si ridefinisca un senso comune della pena e quanto meno non si metta mai in discussione la necessità di tutelare sempre la dignità di tutte le persone private della libertà. Le parole forti di Papa Francesco per una pena mite e mai disumana, nonché il suo discorso contro i mercanti della paura, speriamo restino un monito per tutti. Non è stato ascoltato in vita. Speriamo lo sia dopo la sua morte”.&nbsp;</p>



<p>Il rapporto completo è disponibile su&nbsp;<a href="http://www.rapportoantigone.it./?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.rapportoantigone.it.?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Una cena particolare</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2025 14:04:10 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Sabrina Minervini</p>



<p><br>Immagino le vostre perplessità leggendo questo titolo, sicuramente vi starete chiedendo: perché mai dovrebbe interessarci il cibo che ha mangiato? Non siamo un sito di recensioni, ma un’associazione che si occupa di diritti umani come del resto si percepisce dal suo stesso nome.<br>Infatti non vi voglio parlare di cibo ma del luogo in cui ho mangiato; vi racconterò della bellissima esperienza che ho avuto il piacere di fare al ristorante “In galera” che si trova all’interno del carcere di Bollate.<br>Quando mi sono recata al ristorante non sapevo cosa aspettarmi, un ragazzo ha accompagnato me e i miei zii, (sono andata con loro) all’interno del cortile dell’istituto penitenziario.<br>Ed eccolo lì, in fondo , dopo le celle e gli alloggi delle “guardie” spunta una piccola insegna “Ristorante in galera” quando sono entrata nel ristorante sono rimasta stupita non solo dalla bellezza del posto ma anche perché ho capito subito che si trattava di un ristorante molto chic con una cucina particolare.<br>Vi assicuro che mi sono venuti i brividi perché questa contraddizione tra l’essere all’interno di una struttura carceraria e l’essere in un ristorante gourmet mi ha sbalordito.<br>Mi è capitato di recarmi in altri posti dove si evince fin da subito il motivo per cui è nato il locale mettendo in evidenza la “malattia” anziché la persona.<br>Vi garantisco che non è il caso di questo ristorante, anzi se non fosse stato per il nome non mi è assolutamente sembrato di cenare in un carcere.<br>Io penso che con l’apertura di questo luogo si sia data l’opportunità a molte persone di riscattarsi e soprattutto di dimostrare che, dopo un lungo percorso interiore, le persone NON sono il reato commesso. Durante questa esperienza ho respirato l’essenza di umanità e la vera sospensione del giudizio perché ho visto delle persone molto volenterose che cucinavano molto bene e mi servivano trattandomi da regina.<br>E’ un’esperienza che consiglio di fare a tutti almeno una volta nella vita e dunque&#8230;Benvenuti in galera!</p>
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		<title>Dietro ogni etichetta c&#8217;è una persona</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:07:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Sabrina Minervini<br></p>



<p></p>



<p>“<em>Se t&#8217;inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli<br>In quell&#8217;aria spessa, carica di sale, gonfia di odori<br>Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano<br>Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano<br>Se tu penserai e giudicherai da buon borghese<br>Li condannerai a cinquemila anni più le spese<br>Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo<br>Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo</em>“</p>



<p><br>Questa è l’ultima strofa de “La città vecchia” (Fabrizio De André)<br>Non ci sono parole più adatte per spiegare l’importanza di non giudicare una persona da ciò che ha fatto, ma dal conoscere<br>prima i motivi che ha spinto l’individuo a commettere un qualsiasi reato.<br>Cercherò di spiegarvi le mie sensazioni di quando ho assistito ad un evento presso il teatro del carcere di Opera, uno dei tantissimi<br>organizzati dal dottor Juri Aparo, psicologo e psicoterapeuta presso diverse carceri milanesi.<br>Durante questo evento è stato possibile ascoltare alcune testimonianze di detenuti che hanno commesso dei reati ed i motivi<br>che li hanno spinti a commetterli. Inoltre hanno ammesso che, durante il loro percorso in carcere, hanno preso totale<br>consapevolezza di ciò che hanno fatto e hanno raccontato la loro storia di vita.<br>Oltre alle testimonianze toccanti dei detenuti ci sono stati alcuni collegamenti musicali scelti in base ad ogni storia; ad ogni testimonianza, infatti, era collegata una canzone di Fabrizio De Andrè poiché i personaggi di questo cantautore si<br>rispecchiano molto con le storie raccontate.<br>Ad aiutarli nel loro cambiamento è stato soprattutto il “gruppo della trasgressione” coordinato dal dottor Juri Aparo, un gruppo formato da detenuti, ex detenuti, studenti, dove è possibile analizzare il proprio percorso di vita e confrontarlo con alcuni personaggi come<br>Caravaggio o Dostoevskij; ad esempio grazie all&#8217;analisi del romanzo “Delitto e castigo&#8221; è stato incredibile quanto i membri di questo gruppo si siano resi consapevoli “dell’esistenza dell’altro” e che il dolore è sia di chi subisce il reato sia di chi lo commette.<br>E’ stata davvero toccante la testimonianza di una madre che ha detto: “quando ti ammazzano un figlio ti verrebbe da chiuderti in te<br>stessa e piegarti dal dolore, io per non piegarmi ho voluto entrare in carcere e conoscere il dolore che è presente all’interno.”<br>Assistendo a questo evento mi sono resa ancora più conto di non dover “etichettare” una persona per quello che si sa di lei o per quello<br>che ha fatto, ma di ascoltare prima la sua storia.<br>Ascoltare le testimonianze di ex detenuti che sono diventati genitori, lavoratori, che sono cambiati in meglio mi fa capire che il lavoro di autoanalisi svolto da questo gruppo è qualcosa di straordinario e ascoltare le persone che stanno ancora scontando la loro pena in<br>carcere mi ha dato un’idea limpida di ciò che vorrebbero per il proprio futuro sia per se stessi sia per i loro cari e mi ha resa ancora più<br>consapevole di ciò che vuol dire mettersi in discussione .<br>Concludo dicendo che questo tipo di lavoro non serve solo a chi ha commesso o ha subìto un reato ma anche alla gente “comune&#8221;<br>disposta a non fermarsi alle apparenze e a non rimanere “chiusa “nelle proprie convinzioni ma che, al contrario, può imparare a non ”condannare a cinquemila anni &#8220;, ma a crescere e a conoscere questo mondo di cui non si sa mai abbastanza.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: urliamo LIBERTA!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 12:19:49 +0000</pubDate>
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<p><br>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>Il Venezuela e 320 città in tutto il mondo hanno risposto all&#8217;appello di María Corina Machado per il sabato 17 agosto. Al grido di Ha vinto Venezuela, grande protesta per la verità, siamo scesi in piazza per dimostrare che non abbiamo paura, per chiedere il rispetto della decisione presa da più di 7 milioni di venezuelani che hanno votato per Edmundo González Urrutia. Durante la manifestazione a Caracas è apparsa María Corina Machado che, con un discorso pieno di speranza, ha detto: “Questo è il momento di raccogliere. Non c&#8217;è<br>nulla che sia al di sopra della voce del popolo sovrano e il sovrano ha parlato il 28 luglio”. Machado ha sottolineato che ciò che è accaduto il 28 e il 29 luglio ha paralizzato il mondo, riferendosi al lavoro di raccolta e pubblicazione di gran parte delle schede elettorali in 24 ore. La leader dell&#8217;opposizione ha affermato che le manifestazioni pacifiche continueranno, ma con “intelligenza, prudenza, resilienza e audacia”. Ha inoltre sottolineato che finora il Consiglio Nazionale Elettorale non ha presentato i risultati<br>elettorali e li ha sfidati a presentare i verbali: “che stampino i verbali falsi, perché così ci daranno la prova della frode; noi abbiamo la prova della vittoria”. In chiusura del suo discorso, ha ribadito il suo impegno per il Venezuela “hasta el final” (fino alla fine).<br>Questa settimana che si è appena conclusa è stata molto importante, sono stati fatti passi incredibili per ottenere ciò che tutti aspettano, la libertà per il popolo venezuelano. Questa libertà è vicina.<br>Il politologo e avvocato venezuelano Orlando Viera Blanco, residente in Canada, informa il mondo di aver consegnato alla Corte penale internazionale dell&#8217;Aia altri 56 casi di crimini contro l&#8217;umanità commessi in Venezuela. Il numero dei casi sale così a 702. Non solo i casi di violazione dei diritti umani, ma anche un rapporto completo e una denuncia della catena di comando del regime di Nicolás Maduro. Dalla presidenza e vicepresidenza della Repubblica, passando per i capi delle autorità pubbliche, i capi militari delle Forze armate fino a tutte le forze di repressione create dal regime, sia da Chávez che di Maduro, cioè tutte quelle istituzioni repressive come la Direzione generale del controspionaggio militare, il temuto SEBIN-Servizio nazionale di intelligence bolivariano (in breve i torturatori e i sequestratori del popolo) e le forze di polizia generali. Nomi e cognomi di tutti sono depositati presso la Corte penale internazionale.<br>L’Organizzazione degli Stati Americani ha firmato per consenso una risoluzione sulle elezioni in Venezuela.<br>Questa dichiarazione è stata firmata da 21 Paesi, oltre all&#8217;importante collaborazione dell&#8217;intera Unione Europea. In sintesi, chiedono al regime il rispetto dei diritti umani in tutte le loro forme, la cessazione della violenza e della repressione, la pubblicazione dei risultati elettorali (verbali elettorali) e l’avviamento delle conversazioni tra le parti affinché ci sia una transizione verso la democrazia in pace e nel rispetto della decisione del popolo venezuelano che si è manifestato il giorno delle elezioni. Si tratta indubbiamente di un<br>duro colpo per Nicolás Maduro, sempre più isolato e nervoso.<br>Quattro presidenti di importanti università americane hanno candidato María Corina Machado al Premio Nobel per la Pace 2025. Si tratta di Madeline Pumariega, Kenneth A. Jessel, David Armstrong e Mike Allen, rispettivamente rettori del Miami Dade College, della Florida International University, della Saint Thomas University e della Barry University. La conferenza stampa si è tenuta presso il Museo della Diaspora Cubana di Miami.<br>Al 18/08 alle 22.44 il numero di arresti arbitrari verificati dal Foro Penal dopo le elezioni è di 1503, di cui 129 adolescenti, 14 indigeni, 18 persone con disabilità e 200 donne. Non dimentichiamolo.<br>Il mondo sa già che la democrazia in Venezuela ha vinto e che questa lotta è #hastaelfinal #GanóVzla</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>aderisce al seguente appello:</p>



<p>Le Associazioni Italo-Venezuelane in Italia denunciano la repressione in Venezuela e invocano l&#8217;azione del Governo italiano: appello per il rilascio immediato dei prigionieri politici italiani e venezuelani e per il riconoscimento della verità elettorale.</p>



<p><br>Roma, 19 agosto 2024— Le Associazioni Italo-Venezuelane registrate in Italia esprimono con forza la loro preoccupazione per la drammatica situazione che sta attraversando il Venezuela, dove si sta registrando una tragica escalation di repressione, violazioni dei diritti umani e persecuzione politica.<br>Le recenti elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, segnate da gravi irregolarità e denunciate come fraudolente da molti Paesi della comunità internazionale nonché dalle più importanti ONG globali, hanno ulteriormente aggravato la situazione nel Paese. La vittoria attribuita dal Consiglio Nazionale Elettorale a Nicolás Maduro, a causa delle evidenze di brogli elettorali, ha scatenato proteste in tutto<br>il Venezuela; proteste alle quali il regime ha risposto con una brutale repressione.<br>Secondo i dati forniti da diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Foro Penal, si contano oltre 1.503 arresti arbitrari (tra cui 129 minorenni e 18 persone portatori di handicap, attualizzazioni sul sito del Foro Penal *https://foropenal.com/)?utm_source=rss&utm_medium=rss mentre le morti tra i manifestanti hanno raggiunto le 24 unità. La strategia di terrore intrapresa con violenza inaudita dalla dittatura chavista è tale per cui addirittura &#8211; caso senza precedenti &#8211; le cifre fornite da Maduro in persona (oltre 2000) sono superiori a quelle indicate dalle organizzazioni non governative. Oltre a ciò, il regime di Maduro è stato inoltre accusato di utilizzare la tortura e la forza per soffocare il dissenso e le proteste pacifiche, in quello che è ormai considerato uno scenario di sistematica<br>violazione dei diritti umani di proporzioni preoccupanti.<br>Tra le vittime di questa ondata repressiva, si annoverano anche cittadini e dirigenti politici con doppia cittadinanza italiana e venezuelana, ingiustamente incarcerati e privati della loro libertà per motivi puramente politici. Tra questi, ricordiamo Enzo Scarano, Williams Dávila, Rita Capriti e Americo De Grazia, ai quali si aggiungono i casi già noti da anni di Hugo Marino, Oreste Alfredo Schiavo e Juan Carlos Marrufo Capozzi; ma in totale, al momento, secondo i dati incrociati forniti dalle diverse ONG che lavorano sul campo e dalle denunce dei familiari, sarebbero un centinaio i cittadini italo- venezuelani detenuti o sequestrati dagli apparati di repressione e tortura del regime chavista. La detenzione di così tanti nostri concittadini rappresenta, per la comunità italo-venezuelana, una ferita<br>aperta di laceranti proporzioni.<br>Alla luce di questa drammatica situazione, le Associazioni Italo-Venezuelane in Italia chiedono con urgenza e determinazione:</p>



<ol><li>Il riconoscimento da parte delle autorità italiane della legittima vittoria elettorale di<br>Edmundo Gonzalez Urrutia, che secondo la Costituzione e la legge della Repubblica del<br>Venezuela è pertanto il Presidente eletto per il termine presidenziale 2025 &#8211; 2031. (come<br>dimostrato dai registri fatti grazie ai testimoni dei seggi in Venezuela e all’estero consultabili sul sito<br>**https://resultadosconvzla.com/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>Il rilascio immediato di tutti i detenuti politici, inclusi i numerosissimi venezuelani con<br>cittadinanza italiana, ingiustamente incarcerati dalle autorità venezuelane in completa<br>violazione dei principi di giustizia e legalità interna e internazionale.</li><li>L&#8217;impegno della comunità internazionale a monitorare attentamente la situazione in<br>Venezuela e a sostenere iniziative volte a ristabilire la democrazia e garantire il rispetto dei<br>diritti umani nel Paese.</li></ol>



<p></p>



<p>Le Associazioni Italo-Venezuelane fanno appello al Governo italiano affinché prenda con decisione<br>il ruolo di capofila in Europa e guidi gli sforzi internazionali per il riconoscimento della verità elettorale<br>e la tutela dei diritti umani in Venezuela. L&#8217;Italia ha la responsabilità storica e morale di sostenere<br>con fermezza la libertà, la giustizia e il rispetto dei diritti fondamentali, valori che sono alla base della<br>nostra democrazia e rappresentano insostituibile garanzia di sicurezza, pace e prosperità nel<br>mondo.<br>Vista l&#8217;assoluta necessità di azione da parte della comunità internazionale, le Associazioni rivolgono<br>anche un appello a tutti coloro che credono nei diritti umani e nella giustizia, affinché non restino<br>indifferenti. La solidarietà internazionale e il sostegno attivo sono cruciali per restituire democrazia,<br>diritti, speranza e dignità al popolo venezuelano.<br>Non è il momento di chiudere gli occhi davanti a queste ingiustizie. È il momento di agire.</p>



<p></p>



<p>Gabriella Castaldo, presidente<br>Casa Italo Venezuelana</p>



<p>Mikela Policastro, presidente<br>Viva Venezuela in Italia</p>



<p>Sandra Bucci, presidente<br>APEVEREIT</p>



<p>Odilia Quattrini, presidente<br>Venezuela Viva ODV</p>



<p>Liz Omaña, presidente<br>Venezuela Italia Mondo</p>



<p>Le Associazioni Italo-Venezuelane fanno appello al Governo italiano affinché prenda con decisione<br>il ruolo di capofila in Europa e guidi gli sforzi internazionali per il riconoscimento della verità elettorale<br>e la tutela dei diritti umani in Venezuela. L&#8217;Italia ha la responsabilità storica e morale di sostenere<br>con fermezza la libertà, la giustizia e il rispetto dei diritti fondamentali, valori che sono alla base della<br>nostra democrazia e rappresentano insostituibile garanzia di sicurezza, pace e prosperità nel<br>mondo.<br>Vista l&#8217;assoluta necessità di azione da parte della comunità internazionale, le Associazioni rivolgono<br>anche un appello a tutti coloro che credono nei diritti umani e nella giustizia, affinché non restino<br>indifferenti. La solidarietà internazionale e il sostegno attivo sono cruciali per restituire democrazia,<br>diritti, speranza e dignità al popolo venezuelano.<br>Non è il momento di chiudere gli occhi davanti a queste ingiustizie. È il momento di agire.</p>



<p>*Per dati attualizzati sulle detenzioni: https://foropenal.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>**Per consultare le schede elettorali dei seggi di votazione: https://resultadosconvzla.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p><br></p>



<p>Mercedes Vásquez, presidente<br>Insieme per il Venezuela</p>



<p>Maria Requena, presidente<br>Venezuela in Piemonte</p>



<p>Mikela Policastro, presidente<br>Viva Venezuela in Italia</p>



<p>Edoardo Leombruni, presidente<br>ALI ONLUS</p>



<p>Gabriella Castaldo, presidente<br>Casa Italo Venezuelana</p>



<p>Marinellys Tremamunno, presidente<br>Venezuela, La Piccola Venezia</p>



<p>Celestina di Pasquale, presidente<br>Asociación Simon Bolivar</p>



<p>Sandra Bucci, presidente<br>APEVEREIT</p>



<p>Odilia Quattrini, presidente<br>Venezuela Viva ODV</p>



<p>Liz Omaña, presidente<br>Venezuela Italia Mondo</p>



<p></p>



<p></p>



<p>*Per dati attualizzati sulle detenzioni: https://foropenal.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>**Per consultare le schede elettorali dei seggi di votazione: https://resultadosconvzla.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: le nostre voci schiacciate dalla dittatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 10:35:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Ci sono molti modi per reprimere, mettere a tacere, censurare. Conosciamo già quelli più violenti generati dalla narco-dittatura di Nicolás Maduro, soprattutto nell&#8217;ultima settimana dopo le elezioni del 28 luglio. Passaporti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Ci sono molti modi per reprimere, mettere a tacere, censurare. Conosciamo già quelli più violenti generati dalla narco-dittatura di Nicolás Maduro, soprattutto nell&#8217;ultima settimana dopo le elezioni del 28 luglio. </p>



<p>Passaporti e aeroporto<br>In questo contesto di repressione e intimidazione, la cancellazione dei passaporti validi è l&#8217;ennesimo atto arbitrario del regime. Negli ultimi quattro giorni, il regime ha improvvisamente cancellato i passaporti di decine di oppositori, leader politici, giornalisti e attivisti per i diritti umani, sia dentro che fuori dal Venezuela. Nello Stato di Zulia (lo Stato del petrolio) sono state colpite più di 30 persone. All&#8217;estero non ci sono ancora dati più precisi, ma finora decine di persone hanno denunciato l&#8217;accaduto in Paesi come Cile, Colombia, Ecuador e Argentina. Non contenti di questa operazione, hanno anche iniziato una caccia alle streghe all&#8217;aeroporto internazionale Simón Bolívar. Cittadini che si sono recati in Venezuela probabilmente per votare e altri che stanno lasciando il Paese per motivi personali sono stati trattenuti all&#8217;aeroporto e hanno chiaramente subito il ritiro del passaporto. È successo ad esempio a Yendri Velásquez, attivista e difensore dei diritti LGBTQ+, alla professoressa di scienze politiche e attivista umanitaria Edni López,<br>quest’ultima è stata sequestrata dal Sebin. Ieri, venerdì, Edni Lopez è stata rilasciata con misure cautelari.</p>



<p><br>I Social Network<br>Lo scorso giovedì sera, il regime ha iniziato il progressivo blocco del social network X (antico Twitter) sui principali provider internet del Paese. Nicolás Maduro ha annunciato il ritiro della piattaforma per 10 giorni.<br>Il dittatore ha anche indicato Instagram, WhatsApp e Tik Tok (tra l&#8217;altro, quest&#8217;ultimo appartenente ai suoi amici cinesi…) come strumenti per la moltiplicazione dell&#8217;odio e la proliferazione del fascismo. Sappiamo che in tempi di crisi politica e sociale questi sono gli unici strumenti che i cittadini hanno per essere<br>informati e/o per denunciare. Youtube, grazie a pressioni interne ed esterne, ha cancellato due programmi venezuelani del regime che da anni venivano trasmessi in diretta su questa piattaforma per disinformare, creare panico e insultare le persone, facendo discorsi di odio e istigazione. Ebbene, Youtube li ha cancellati e rimossi dalla piattaforma. Il programma &#8220;Con el mazo dando&#8221; (tradotto letteralmente: Colpendo con una mazza) aveva raggiunto negli anni i 100mila iscritti, senza alcuna spiegazione da parte di Youtube, adesso fuori.</p>



<p><br>Arresti forzati<br>Aggiorniamo i dati sugli arresti forzati da parte del regime. Ad oggi, sabato 10 agosto 2024 alle ore 16.41, sono 1303 gli arresti verificati dal Foro Penal e così identificati: 116 adolescenti, 170 donne, 14 indigeni e il resto sono uomini. L&#8217;età media degli arrestati è di 20 anni.<br>Il Foro Penal informa inoltre che ieri sono stati condannati a un massimo di 30 anni, tra altri cittadini, un giovane autistico di nome Dario Estrada e il professore universitario Robert Franco. Nella più totale impunità e senza il diritto di essere difesi.</p>



<p><br>A livello internazionale<br>Le organizzazioni Transparencia Electoral, Alianza por Venezuela e il Forum argentino per la difesa della democrazia (FADD) hanno chiesto venerdì alla società argentina ExClé, che ha fornito supporto tecnologico al Consiglio nazionale elettorale venezuelano (CNE) durante le elezioni del 28 luglio, di chiarire le accuse di un presunto hackeraggio che avrebbe influenzato il conteggio dei voti. Questo hacking è stato denunciato dal CNE dopo la chiusura dei seggi ed è stato citato come motivo del ritardo nella pubblicazione dei risultati. E’ già stato dimostrato che il hackeraggio non è mai esistito, tra l’altro confermato dall’organizzazione non governativa Carter Center, presente in Venezuela il giorno delle elezioni per il monitoraggio elettorale.</p>



<p>L&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite Volker Türk invita le autorità venezuelane a rilasciare immediatamente tutte le persone detenute arbitrariamente. Tutti hanno il diritto di protestare pacificamente e di esprimere le proprie opinioni liberamente e senza paura&#8221;, ha dichiarato la sua portavoce, Liz Throssell.<br>Il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso grande preoccupazione per gli italiani che vivono in Venezuela e ha dichiarato: &#8220;Probabilmente ci vorranno settimane e mesi di intenso lavoro politico e diplomatico per ripristinare la legittimità democratica delle istituzioni venezuelane. Tuttavia, il nostro governo è al fianco del popolo venezuelano”. Nei giorni scorsi sono stati arrestati all’incirca 100 cittadini che hanno origine italiane o discendenti di italiani, tra cui quattro leader dell&#8217;opposizione italo-<br>venezuelana, Williams Dávila, il deputato Americo De Grazia, l’ex sindaco Enzo Scarano e la vice presidente dello Stato Aragua Rita Capriti, quest’ultima è stata prelevata alla forza nella notte e portata ad un carcere nelle vicinanze. Si hanno informazioni del deputato De Grazia che è stato sequestrato e portato al Helicoide, Il centro di tortura più grande di America Latina. La Farnesina è in allarme. Italia crea una task force per monitorare la crisi e attivare il controllo di salute dei sequestrati italiani.</p>



<p><br>Attenzione: il regime è sotto pressione internazionale, è molto nervoso, quasi isterico, nel senso stretto del termine. L&#8217;unico elemento a suo favore è la violenza atroce ed esacerbata e il mondo intero lo sa. C’è chi è a favore e amico del regime come Cuba, Russia, Cina, Turchia… c’è chi si mantiene neutro come Colombia, Brasile e Messico. Quasi tutto il mondo occidentale sa che in Venezuela c’è un bagno di sangue.<br>L’importante è che ormai tutti lo sanno, c’è chi tace e c’è chi parla, ma tutti lo sanno. Domanda: quale Stato può governare generando violenza e perseguitando i cittadini a tutte le ore?</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: repressione porta a porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 09:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Ricordate quando il dittatore disse che se non avesse vinto le elezioni, ci sarebbe stato un bagno di sangue?<br>Ha mantenuto la sua parola e il bagno di sangue è iniziato il 29 di luglio. E’ già chiaro per il mondo intero che siamo in presenza di uno Stato criminale, organizzato e repressivo. Sappiamo già cosa è successo dopo il 28 luglio e sappiamo già che sabato 3 agosto la Mesa de la Unidad Democratica, rappresentata da Maria Corina Machado, ha invitato i cittadini a manifestare pacificamente nelle strade del Paese. Il Venezuela non ha più paura, è sceso in piazza per difendere il suo voto. Nonostante le minacce ricevute dal regime<br>criminale, MCM è scesa in piazza con il suo popolo e ha parlato di legalità, coraggio, libertà e democrazia,<br>parole che sembrano scontate, ma in questo momento in Venezuela non lo sono. Il “Foro Penal de Venezuela” conferma che ci sono registrati 1010 detenuti dal 29 di luglio fino ad oggi, di cui 91 adolescenti. Molti cittadini non sono stati registrati dal Foro Penal, soprattutto nell’entroterra del Paese. Il dittatore Maduro nei suoi messaggi isterici al popolo è orgoglioso dei 2000 cittadini catturati per<br>aver manifestato pacificamente o per aver difeso il proprio voto. Massima punizione per i fascisti terroristi che hanno attentato contro il suo governo di pace, urla Maduro… E’ iniziata la caccia alle streghe e la persecuzione ai cittadini che hanno fatto da rappresentanti di lista e che lavoravano e si occupavano di controllare i voti durante le elezioni. Il dittatore ha annunciato in televisione la creazione di due prigioni in stile campo di concentramento per rieducare la popolazione, soprattutto i giovani. Sono già state uccise 22<br>persone, la più giovane aveva 15 anni. Le minacce sono costanti. Vengono rapiti leader politici dell&#8217;opposizione come Freddy Superlano, leader del partito Voluntad Popular. Giornalisti come la fotografa Daysi Peña, accusata di terrorismo, incitamento all&#8217;odio e vandalismo, solo per aver fatto il proprio lavoro durante le manifestazioni. La persecuzione ha come obbiettivo il cittadino comune. L&#8217;unico strumento di cui dispone il dittatore in questo momento è la violenza e la repressione accompagnate dalla tortura e<br>l’impunità. Le incursioni notturne sono il passatempo della polizia e della guardia nazionale. Ora, il grande problema è la forza militare, finché la forza militare sarà dalla sua parte, sarà difficile uscire da questa situazione in tempi brevi.<br>Noi continuiamo a lottare e non resteremo calmi, non ci fermeremo, non staremo zitti perché come dice Maria Corina: “¡Esta lucha es hasta el final!</p>
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		<title>Al di là di quella porta</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 10:28:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è la giornata mondiale dei diritti umani. Per l&#8217;occasione pubblichiamo una rassegna, non esaustiva, degli articoli e dei servizi, radiofonici e televisivi, usciti in questi giorni che rilanciano la notizia dell’inchiesta aperta dalla&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Oggi è la giornata mondiale dei diritti umani. Per l&#8217;occasione pubblichiamo una rassegna, non esaustiva, degli articoli e dei servizi, radiofonici e televisivi, usciti in questi giorni che rilanciano la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sul CPR di Corelli.</p>



<p>Un’inchiesta fondata su molti elementi già descritti nel dossier&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkIj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">‘Al di là di quella porta’&nbsp;</a>realizzato dal Naga&nbsp;in collaborazione con la rete&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQblIt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mai più lager – NO ai CPR</a>&nbsp;.</p>



<p>Esprimiamo&nbsp;la nostra soddisfazione per quanto accaduto e aggiungiamo l’auspicio che la luce che ha squarciato l’opacità del centro milanese contribuisca, innanzitutto, alla sua chiusura e, subito dopo, a quella di tutti gli altri CPR italiani.</p>



<p>Luoghi che andrebbero chiusi a prescindere da episodi di malagestione perché è lo stesso istituto della detenzione amministrativa che andrebbe abolito.</p>



<p>A maggior ragione quando viene attuato su base discriminatoria perché destinato ai soli cittadini stranieri.</p>



<p>*L’articolo di Fanpage:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbmID?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui&nbsp;</a></p>



<p>*Il servizio video di Fanpage:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb0Dt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>



<p>*L’articolo di Il Giorno:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb1DD?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui&nbsp;&nbsp;</a></p>



<p>*L’articolo di Il Fatto Quotidiano:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb2Jt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;</p>



<p>* L’articolo di&nbsp;Altreconomia:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb3JD?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui&nbsp;</a></p>



<p>* L’articolo di&nbsp;Sky tg24:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb4HN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;</p>



<p>* Gli articoli di&nbsp;Corriere della Sera:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb5Gj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZQb?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a></p>



<p>* L’articolo di&nbsp;la Repubblica:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZGf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>



<p>* Il servizio del GR di&nbsp;Radio Popolare&nbsp;dal minuto 19:01:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZwt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;</p>



<p>* Il servizio del&nbsp;TG LA7&nbsp;dal minuto 19:30:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZmx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>



<p>* Il servizio del&nbsp;Tg3&nbsp;dal minuto 25:30:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkAQ4?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>
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		<title>Piccola storia di B.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 09:17:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>/// TW &#8211; IMMAGINI FORTI ! Piccola storia di B .>>> GUARDA QUI IL VIDEO &#60;&#60;&#60;&#60; (da mai più lager &#8211; no ai cpr) Ora ve la possiamo raccontare, la storia di B., 26 anni, algerino,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-768x512.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>/// TW &#8211; IMMAGINI FORTI ! Piccola storia di B .</strong><br>>>> <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/963555504990199?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>GUARDA QUI IL VIDEO</strong></a> &lt;&lt;&lt;&lt;</p>



<p>(da mai più lager &#8211; no ai cpr)</p>



<p>Ora ve la possiamo raccontare, la storia di B., 26 anni, algerino, in Italia dal 2016.Perchè purtroppo non rischia più ritorsioni, essendo stato rimpatriato dal CPR di Milano qualche settimana fa. Fino alla fine ha cercato di evitarlo in tutti i modi, anche inghiottendo le batterie del telecomando dalla TV della sala mensa. Ma nulla da fare. L&#8217;hanno rimpatriato con ancora una pila nello stomaco. B. aveva perso molti chili nel corso del trattenimento. </p>



<p>Un giorno, dopo una perquisizione piuttosto &#8220;burrascosa&#8221;, nel corso della quale ha riferito di essere stato aggredito dagli agenti in tenuta antisommossa, era rimasto molto scosso dalla cosa. Per protesta, si è praticato un taglio sulla gamba e uno sul collo in corrispondenza della gola, perdendo molto sangue. Un altro trattenuto ce l&#8217;aveva segnalato, come persona con disagio, trasmettendoci il video che pubblichiamo, che lo ritrae così, sanguinante, mentre vaga lento in sala mensa, in mezzo al cibo gettato a terra dopo una protesta, per l&#8217;ennesima volta in cui il cibo era stato servito avariato.</p>



<p>B. aveva cercato di far valere i propri diritti e denunciare la sua compromessa situazione psicofisica, nominando un avvocato di fiducia; ma il gestore ha fatto di tutto per ostacolarlo, trattenendo per più di due giorni il foglio della nomina da firmare, che gli aveva inviato il suo avvocato.</p>



<p>Questo inaccettabile comportamento ostruzionistico del gestore del CPR di Milano, Martinina S.r.l. è sempre più frequente, e sempre più praticato &#8211; non solo a Milano &#8211; a danno di chi non conviene venga in contatto con legali o attivist* e racconti quanto accadutogli.</p>



<p>Nei giorni successivi gli era toccato assistere al tentativo di suicidio di un ragazzo marocchino, che aveva fatto la &#8220;corda&#8221; in bagno ed era stato salvato per tempo dai compagni. E aveva dovuto accudire H., che portato all&#8217;aeroporto per un tentativo di rimpatrio, si era ribellato, e per questo era stato aggredito dagli agenti, riempito di manganellate sul collo diventato viola e livido e riportato in cella dolorante.B. non accettava che potesse accadere tutto questo, gli sembrava tutto senza senso.&#8221;<em>Preferisco morire che stare qua</em>&#8220;.Un giorno ci ha ha fatto una timida richiesta. &#8220;Devo chiederti una cosa. Ho solo un pantalone e una felpa e fa caldo, vorrei una maglietta e un pantaloncino. Grazie per tutto&#8221;.: sei fortunato se il gestore rispetta il capitolato di appalto e ti consegna il kit di ingresso: un cambio, per il quale il gestore è remunerato profumatamente, e con il quale puoi restare anche per più mesi: è risparmiando anche su queste cose che si fa profitto sulla pelle degli altri.</p>



<p></p>



<p>Il tempo di trovare un volontario, disposto alla trafila della preparazione, del pacco, della perquisizione, e della verifica dei documenti, non è stato sufficiente.<em>&#8220;Ciao, sono in Algeria. Mamma mia non so che fare, è tutto cambiato qua&#8221;</em>In bocca al lupo, B.</p>
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		<title>E&#8217; vietata la tortura: nuovo report dell&#8217;associazione Antigone</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 08:44:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;. In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. La rigida separazione tra donne&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;.</p>



<p>In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17005" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-768x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1536x807.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h4></h4>



<h4>La rigida separazione tra donne e uomini in carcere. “Cose di un altro mondo”</h4>



<p> di Valeria Polimeni </p>



<p></p>



<p>Che il carcere costituisca una sorta di “mondo a sé” non è certo una novità: in quanto istituzione totale, esso è infatti caratterizzato da precise e peculiari regole che scandiscono minuziosamente la vita dei detenuti, intente, almeno in teoria, ad assicurare l’ordine e la sicurezza interna. Ma se la particolare durezza di tali norme e pratiche può trovare giustificazione nelle specifiche caratteristiche che differenziano il contesto penitenziario dalla comunità libera, non sempre la diversa regolazione della vita delle persone ristrette rispetto a quelle libere appare a priori ragionevole.</p>



<p>Solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo</p>



<p>È il caso, per esempio, di quella prassi, riscontrata nella maggior parte degli istituti penitenziari lombardi ospitanti donne e uomini, di mantenere una rigida separazione tra detenuti di sesso opposto nella gestione della vita penitenziaria quotidiana. Guardando, infatti, ai dati relativi alle visite svolte durante l’attività dell’Osservatorio di Antigone effettuate su tutto il territorio nazionale nel corso dell’anno 2022 emerge come i momenti trattamentali intramurari comuni tra donne e uomini ristretti siano molto scarsi: solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo (seppure in miglioramento in confronto all’anno precedente, rispetto al quale il tasso di istituti visitati con sezioni femminili in cui erano previste attività “miste” si attestava al 4,3%).</p>



<p>Questi dati nazionali risultano confermati anche nella più circoscritta realtà lombarda: nelle case circondariali di Milano San Vittore e Como e nella casa di reclusione di Vigevano, ad esempio, non si rilevano momenti di “socialità mista” tra detenuti di sesso opposto. Circostanza che vale anche per gli istituti di Bergamo e Brescia-Verziano, fatta eccezione per le rare occasioni di incontro che riguardano solamente le attività teatrali nel primo caso e quelle scolastiche nel secondo. Anche se è interessante notare come nella casa di reclusione di Brescia sia prevista la possibilità per donne e uomini di prestare attività lavorativa presso una cooperativa per il confezionamento di cialde di caffè, ma su turni rigorosamente separati. Singolare risulta poi l’esperienza della casa di reclusione di Bollate, in cui, rispetto al passato, si riscontra oggi una maggiore chiusura all’integrazione tra donne e uomini nelle attività trattamentali miste. Le uniche opportunità che si muovono in tal senso sono attualmente costituite dal progetto “Commissione cultura”, formato da una persona detenuta per ogni reparto (compreso quello femminile) e deputato ad organizzare la realizzazione di progetti e attività culturali da svolgersi in istituto, nonché dal progetto “Redazione Carte Bollate”, che vede impegnati settimanalmente donne e uomini detenuti insieme. Dal punto di vista professionale e lavorativo poi solo nell’attività di call center è prevista una partecipazione mista di (tre) donne e uomini detenuti. Inoltre, nella seconda casa di reclusione di Milano la possibilità di svolgere colloqui privati tra detenuti di sesso opposto richiede, secondo una curiosa prassi ormai consolidata nel tempo, che tra i medesimi vi sia stato un precedente periodo di scambio epistolare di almeno quattro mesi (di cui due con bollo affrancato e due senza).</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini.</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini, a fronte di quanto previsto dall’art. 14, co. 6, ordin. penit., secondo cui, com’è noto, le donne devono essere ospitate in istituti separati da quelli maschili oppure in apposite sezioni di questi ultimi.</p>



<p>«Uomo in sezione!»</p>



<p>A conferma della permanenza di questa tradizionale prassi, fanno riflettere lo stupore e l’imbarazzo del personale penitenziario – spesso percepiti durante le suddette visite sul territorio lombardo – di fronte alla richiesta di informazioni circa le possibilità di socialità intramurarie tra donne e uomini detenuti nel medesimo istituto, quasi come se si trattasse di domande dal contenuto scandaloso. Non solo, in alcuni casi questa angoscia tra gli operatori penitenziari nel gestire la popolazione detenuta nel rapporto con l’altro sesso non sembra rivolta solo alla parte maschile della popolazione ristretta, ma anche nei confronti delle persone di sesso maschile provenienti dalla comunità esterna. Invero, in occasione di alcune visite condotte insieme ad altri volontari di Antigone di entrambi i sessi, si è avvertito un certo senso di ansia tra gli educatori e il personale di polizia penitenziaria che ci ha accompagnato durante l’attività di osservazione quando ad entrare in contatto con le detenute della sezione femminile dell’istituto fossero volontari uomini. Ciò si è reso evidente dal “grido di allarme” che in quella circostanza ha preceduto l’entrata in reparto della componente maschile del gruppo: «Uomo in sezione!».</p>



<p>Questa prassi, se può costituire ordinaria amministrazione per gli addetti al mestiere, appare però inconsueta a chi, da esterno, osserva i meccanismi propri delle istituzioni totali, soprattutto perché, in quelle occasioni, un medesimo segnale non è stato rilasciato quando lo stesso gruppo di volontari (donne e uomini) si è recato nelle sezioni maschili dell’istituto; né tale pratica è stata osservata in altri istituti lombardi con sezioni femminili quando a svolgere la visita era una delegazione di volontarie formata interamente da donne.</p>



<p>Ebbene, queste non rare reazioni dimostrano quanto nel mondo penitenziario sia ancora inimmaginabile garantire alcuni diritti e libertà, che sono invece pienamente affermati al di fuori delle mura del carcere. Ci si riferisce, ovviamente, a quella sfera di «diritti sommersi», tra cui, anzitutto, il diritto all’affettività e sessualità in carcere, il quale, dopo la nota sentenza costituzionale n. 301/2012, è oggi nuovamente tornato in auge a seguito della recente questione di legittimità costituzionale, sollevata dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, dell’art. 18 ordin. penit. nella parte in cui non prevede che al detenuto sia consentito, quando non vi siano ragioni di sicurezza, lo svolgimento di colloqui intimi (anche a carattere sessuale) con la persona convivente non detenuta, stante il controllo a vista da parte del personale di custodia. Antigone è peraltro entrata nel giudizio presentando un proprio atto di intervento.</p>



<p>È chiaro che quella resistenza del nostro legislatore e dell’Amministrazione penitenziaria a riconoscere momenti e spazi di socialità tra donne e uomini ristretti nel medesimo istituto penitenziario è riscontrabile ancora di più nell’assenza di luoghi e istituti giuridici che garantiscano alla popolazione penitenziaria (maschile e femminile) il diritto all’affettività con i propri cari. Da questo punto di vista, peraltro, l’ordinamento penitenziario per adulti sembra discostarsi da quello minorile, per il quale è invece oggi prevista, grazie alla riforma Orlando, la possibilità di usufruire, ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 121/2018, di «visite prolungate» all’interno di apposite unità abitative con i propri familiari o con altre persone con le quali sussista un legame affettivo. Eppure, nemmeno ciò varrebbe ad affermare che almeno per i detenuti minorenni sia avvenuto un superamento della logica di separazione sottesa al rapporto con l’altro sesso, considerato il caso del carcere di Pontremoli, unico istituto penale minorile italiano interamente costituito da popolazione femminile.</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti. Tale prassi risulta poi pericolosa anche perché ha senza dubbio favorito il radicarsi nel tempo dell’idea del carcere come istituzione pensata anzitutto a forma d’uomo, alle cui regole le donne detenute devono, in via residuale, adeguarsi.</p>



<p>Guardando, infatti, alle disposizioni contenute nella legge o nel regolamento penitenziario ci si accorge di come, nonostante le Regole di Bangkok per il trattamento delle donne detenute<a><sup>1)</sup></a>, nel nostro ordinamento non vi sia alcuna attenzione alle specifiche condizioni e ai peculiari bisogni delle donne ristrette e ciò probabilmente anche a causa dell’esiguo numero che esse rappresentano rispetto al totale della popolazione detenuta (il solo 4,2 %). Una situazione, questa, che permane malgrado la citata riforma dell’ordinamento penitenziario del 2018, la quale è intervenuta sul menzionato art. 14, co. 6, ordin. penit., prevedendo che nelle sezioni femminili di istituti maschili vi sia una dimensione minima di donne detenute «in numero tale da non compromettere le attività trattamentali», e ha introdotto, all’art. 31, co. 2, ordin. penit., la possibilità anche per la popolazione femminile di far parte delle rappresentanze dei detenuti e degli internati.</p>



<p>Costituendo, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi</p>



<p>Costituendo, quindi, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi, come evidenziato, in particolare riferimento al carcere di San Vittore, anche nel rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti in occasione delle visite effettuate in alcuni istituti penitenziari italiani nel 2022. Differenziazioni in tal senso sono rinvenibili altresì nella casa circondariale di Como, in cui la maggior parte delle offerte di trattamento sono destinate ai detenuti di sesso maschile, non essendo prevista alcuna attività lavorativa, ricreativa, sportiva o culturale specifica per le sezioni femminili. Del resto, ciò è confermato dal&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">primo rapporto di Antigone sulle donne detenute in Italia</a>, secondo cui risulta davvero difficile enucleare dai dati sulle offerte trattamentali intramurarie quelli specificamente destinati alla popolazione femminile, a riprova della scarsità di attività di questo tipo.</p>



<p>Importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione.</p>



<p>Nonostante la previsione di cui all’art. 19, co. 3, ordin. penit., che assicura la parità di accesso alla formazione culturale e professionale per le donne detenute e internate, importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione (come i corsi di alfabetizzazione), mancando nella maggior parte dei casi spazi e numeri sufficienti a consentire l’attivazione di corsi di istruzione di secondo livello o di corsi di studi universitari.</p>



<p>Per evitare allora che il carattere minoritario della popolazione detenuta femminile venga utilizzato come pretesto per giustificare la penalizzazione di fatto di un’intera categoria di persone che spesso si traduce in una carenza di risorse e attività risocializzative, sarebbe forse opportuno che, nel ripensare un diverso modello di amministrazione detentiva, ci si spogli di regole eccessivamente anacronistiche e afflittive, le quali, richiedendo una gestione separata della popolazione mista, implicano anche una differenziazione delle opportunità di reinserimento sociale, con il risultato di renderle poi nettamente sbilanciate a favore della componente maschile. Peraltro, una differente gestione della popolazione penitenziaria all’interno delle strutture promiscue consentirebbe anche il definitivo superamento di quelle logiche che spesso portano alla genderizzazione delle poche attività presenti nelle sezioni femminili, secondo cui alle detenute vengono generalmente offerte solo quelle attività ritenute più confacenti al genere femminile (quali, per esempio, attività di sartoria, ricamo, lavanderia, pasticceria, giardinaggio, estetista o parrucchiera).</p>



<p>Pertanto, laddove le fondamentali esigenze di sicurezza lo consentano, sarebbe davvero utile, sotto diversi punti di vista, sostenere una normalizzazione delle attività c.d. “miste”, nonché della socialità tra donne e uomini del medesimo istituto, al pari di quanto accade, d’altronde, nel mondo libero: non potendo ravvisarsi nulla di scandaloso o immorale nel garantire alle persone private della libertà personale quei diritti la cui restrizione o negazione non trova alcuna giustificazione plausibile se non quella di un’ulteriore afflizione. Il principio di separazione espresso dal citato art. 14, co. 6, ordin. penit. non dovrebbe, dunque, intendersi in senso assoluto: per evitare che alcuni gruppi rimangano privi di opportunità risocializzative sarebbe comunque possibile (se non doveroso) ipotizzare attività che coinvolgano insieme categorie disomogenee tra loro. In questo senso, proprio per attenuare il forte divario che rende il carcere una sorta di universo a parte rispetto al resto della società, negli istituti a prevalenza maschile che ospitano sezioni femminili si potrebbe favorire l’organizzazione di attività diurne comuni, partendo, ad esempio, dal campo educativo e formativo attraverso l’istituzione generalizzata di classi miste, oppure nell’ambito delle manifestazioni religiose. Ciò implicherebbe certamente anche un ripensamento degli spazi – già insufficienti – da destinare alle attività trattamentali, nonché delle tipologie di queste ultime: affinché, nella regolamentazione della gestione della vita quotidiana detentiva così come nell’offerta di opportunità di reinserimento sociale, possa finalmente rivolgersi la dovuta attenzione anche alla componente femminile della popolazione penitenziaria ed evitarne così la sua progressiva marginalizzazione.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p><strong>Breve bibliografia</strong></p>



<p>Dalla parte di Antigone. Primo rapporto sulle donne detenute in Italia, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>F. Brioschi,&nbsp;<em>Donne ai margini di un carcere che parla al maschile</em>, 10 marzo 2023, in&nbsp;<a href="https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>G. Masullo, V. Fidolini,&nbsp;<em>Sessualità negate? L’eros negli istituti penitenziari</em>, in Salute e Società, n. 1/2018, pp. 27 ss.</p>



<p>Report to the Italian Government on the periodic visit to Italy carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 28 March to 8 April 2022, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>S. Ronconi, G. Zuffa,&nbsp;<em>La prigione delle donne. Idee e pratiche per i diritti</em>, Roma, 2020</p>



<p>S. Talini,&nbsp;<em>L’affettività ristretta</em>, in M. Rutolo, S. Talini (a cura di), I diritti dei detenuti nel sistema costituzionale, Napoli, 2017, pp. 198 ss.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th scope="row"><a>↑1</a></th><td>La Regola 1 delle Regole delle Nazioni Unite per il trattamento delle donne detenute stabilisce che: «Affinché sia messo in pratica il principio di non discriminazione, sancito dalla regola 6 delle Regole Minime per il trattamento dei detenuti, bisogna tener conto delle esigenze peculiari delle donne detenute per l’attuazione delle presenti regole. Le misure adottate per soddisfare tali necessità nella prospettiva della parità di genere non devono essere considerate discriminatorie».</td></tr></tbody></table></figure>



<p>PER LEGGERE IL REPORT: https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Quelle telefonate che ti &#8220;riattacano&#8221; alla vita</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 08:06:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello lanciato da Sbarre di zucchero</p>



<p></p>



<p>Lettera aperta ai direttori penitenziari</p>



<p>e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo</p>



<p>Al Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento, dottor Gianfranco De Gesu</p>



<p>Quelle telefonate che ti “riattaccano alla vita”</p>



<p>In un Paese in perenne emergenza, le uniche emergenze che quasi nessuno vuole vedere sono quelle che riguardano il carcere. Eppure è appena finito l’anno dei record, 84 suicidi, mai così tanti, e questa è una emergenza vera perché la gente sta morendo in carcere.</p>



<p>Sostiene uno dei massimi esperti di suicidi, lo psichiatra Diego De Leo, che certo prevenire i suicidi è molto difficile, ma almeno si può cercare di creare una forma di protezione: “Aumentare le opportunità di comunicazione e le connessioni con il mondo ‘di fuori’ non solo renderebbe più tollerabile la vita all’interno dell’istituto di detenzione, ma sicuramente aiuterebbe nel prevenire almeno alcuni dei troppi suicidi che avvengono ancora nelle carceri italiane”.</p>



<p>Quelle telefonate che sono un’accelerata agli affetti delle persone in carcere.</p>



<p>Scrive un detenuto: “Poter telefonare ogni giorno a casa aveva aiutato la mia famiglia a ritrovarsi. Ora ritornare da una telefonata al giorno a una telefonata a settimana di dieci minuti significa riperdersi. Questo periodo lo ricorderemo con i miei cari per esserci persi di nuovo”.<br>Secondo l’articolo 15 dell’Ordinamento penitenziario il trattamento del condannato e dell&#8217;internato è svolto anche “agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia”. Ma quei contatti sono invece una miseria: 10 minuti di telefonata a settimana e 6 ore di colloquio al mese, che vuol dire che un genitore detenuto può dedicare al figlio al massimo tre giorni all’anno.</p>



<p>Il Covid ha portato ulteriore isolamento e sofferenza, e anche le prime rivolte, i morti, la paura. Ma per fortuna qualcuno ha capito che non era la criminalità organizzata a far esplodere le carceri, ma l’angoscia e la rabbia delle persone detenute, spaventate di essere lasciate sole e di non sapere nulla del destino dei loro cari. E si è trovata l’unica soluzione accettabile, dare un’accelerata agli affetti delle persone in carcere introducendo “il miracolo” delle videochiamate e la forza che ti viene dalle telefonate quotidiane. E così le persone si sono ritrovate a chiamare casa molto più spesso, in alcune carceri anche ogni giorno, e a rivedere le loro case e le famiglie lontane con le videochiamate.</p>



<p>Gentili direttori, non è motivo “di particolare rilevanza” l’aver chiuso il 2022 con 84 suicidi?</p>



<p>“Radio carcere” dice che le telefonate a breve potrebbero non essere più quotidiane o comunque molto frequenti, ma noi non ci crediamo. Non vogliamo credere che i direttori, che hanno la possibilità di concedere più telefonate per motivi “di particolare rilevanza”, rinuncino a un potere, che per una volta è davvero un “potere buono”, di far star meglio le persone detenute, e soprattutto le loro famiglie. Certo, per chi ha figli minori dovrebbe restare in ogni caso la telefonata quotidiana, prevista dalla legge, ma tutti quei figli maggiorenni che per anni hanno avuto a disposizione solo dieci miserabili minuti settimanali per parlare con un genitore detenuto, perché devono essere di nuovo penalizzati dopo aver faticosamente ricostruito delle relazioni famigliari decenti con la chiamata quotidiana (o comunque molto frequente)?<br>Gentili direttori, non fateci tornare al peggio del passato, usate il vostro “potere” per prevenire i suicidi con quello straordinario strumento che può essere sentire una voce famigliare nel momento della sofferenza e della voglia di farla finita. Oltre alle videochiamate sostitutive dei colloqui e in numero non inferiore, lasciate le telefonate in più, in nome dell’emergenza suicidi, e anche per dare continuità a quella che la Corte Costituzionale nell’ordinanza N.162/2010 definisce la “progressività che ispira il percorso rieducativo del detenuto e che è tutelata e garantita dall’art. 27 della Costituzione, attraverso la previsione della finalità rieducativa della pena”.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1019" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-1019x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16940" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-1019x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1019w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-768x772.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1019px) 100vw, 1019px" /></a></figure>



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<p>Ornella Favero<br>Ristretti Orizzonti<br>Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia<br>Sbarre di zucchero<br>Gustavo Imbellone<br>Associazione A Roma Insieme &#8211; Leda Colombini<br>Associazione Per I Diritti Umani<br>Associazione Recidiva Zero<br>Francesco Pulpito<br>Licia Rita Roselli<br>Micaela Tosato<br>Associazione Loscarcere<br>Grazia Grena<br>Franca Garreffa<br>Donatella Corleo<br>Massimiliano Menozzi<br>Avv. Carlotta Toschi<br>Marco Costantini<br>Claudio Leone<br>Maria Teresa Caccavale<br>Associazione Happy Bridge<br>Ivano Bianco<br>Stefano Petrella<br>Antonio Sauchella<br>Moreno Zoli<br>Carla Benfenati<br>Associazione Lacasadellalbero<br>Giampaolo Zampieri<br>Arrigo Cavallina<br>Associazione Il Carcere Possibile Onlus<br>Tonino Di Toro<br>Monica Oliviero<br>Associazione Areyoureading?<br>Associazione Un Filo Rosso<br>Associazione Station to Station<br>Stefania Ghezza<br>Stefania Putelli<br>Nicola Dettori<br>Avv. Franco Villa Osservatorio Carcere UCP<br>Franco Greco<br>Associazione Catena in Movimento Onlus<br>Cooperativa Catena in Movimento 2.0<br>Imam Monhsen<br>Mauro Bini<br>Mirko Zorzi<br>Giampaolo Manca<br>Associazione Insieme Per Ricominciare Odv<br>Eleonora Rodella<br>Antonella Guastini<br>Sonia Paolini<br>Michele Nardi<br>Giovanni Arcuri<br>Gioacchino Onorati<br>Luigi Fontana<br>Altea Vaccaro<br>Francesco Crema<br>Stefania Anarkikka Spanò<br>Anarkikka<br>Associazione Diritti D&#8217;autore<br>Riccardo Sindoca<br>Quintino Duma<br>Nadia Palombi<br>Gruppo Padre Pio volontari a Rebibbia Reclusione<br>Assunta Onorato<br>Angela Castellino<br>Luca Zambon<br>Federico Osman<br>Monica Bizaj<br>Maurizio Mazzi<br>CRVG del Veneto<br>Piera Marziali<br>Avv. Enrica Giordano<br>Carmela Cioffi<br>MariaPia Giuffrida<br>Anna Maria Repichini<br>Susanna Ronconi<br>Associazione Sapere Plurale Torino<br>Marco Mareschini<br>Cecilia Scolari<br>Ahmed Abdelrahman<br>Grazia Zuffa<br>Società della Ragione Onlus<br>Emanuela Amato<br>Cosp Coordinamento Sindacale Penitenziario Cosp Bari<br>Emanuela Belcuore Garante delle persone private della libertà personale Città di Caserta<br>Samuele Ciambriello Garante delle persone private della libertà personale Regione Campania<br>Carmelo Musumeci<br>Annarosa Lorenz<br>Dialdim Abdelrahman<br>Avv. Enrico Marignani<br>Cinzia Cerullo<br>Carla Cecchi<br>Angela Verde<br>Bianca Verde delegata di Sinistra Italiana alle politiche sociali e pari opportunità Napoli<br>Associazione Damm<br>Associazione Sgarruppato<br>Associazione Spartak San Gennaro<br>Ida Petricci<br>Marcella De Girolamo<br>Luisa Ravagnani Garante delle persone private della libertà personale Città di Brescia<br>Padre Vittorio Trani Cappellano Carcere di Regina Coeli Roma<br>Associazione&nbsp;<a href="http://vo.re.co/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vo.Re.Co</a>&nbsp;Roma<br>Don David Maria Riboldi Cappellano Casa Circondariale di Busto Arsizio<br>La Valle di Ezechiele Cooperativa sociale<br>Fabrizio Maiello<br>Marie Verducci</p>



<p>Per sottoscrivere come singole persone o associazioni inviare adesione via mail a&nbsp;<a href="mailto:sbarredizucchero@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sbarredizucchero@gmail.com</a></p>



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<p>La lettera verrà inviata via PEC a tutte le direzioni degli Istituti Penitenziari italiani<br>Al Presidente della Repubblica italiana Mattarella<br>Al Ministro della Giustizia Nordio</p>



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