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	<title>femminismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“Solo senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne”</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 08:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amina Natascia, italo-palestinese di religione musulmana e vicepresidente di progetto Aisha, un’associazione nata per contrastare la violenza sulle donne, ci racconta la sua storia e la sua relazione con il femminismo di Julia Martín&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/12/29/solo-senza-discriminazioni-reciproche-raggiungeremo-lobiettivo-per-cui-il-progetto-aisha-e-il-femminismo-si-battono-la-parita-di-diritti-tra-uomini-e-donne/">“Solo senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<p>Amina Natascia, italo-palestinese di religione musulmana e vicepresidente di progetto Aisha, un’associazione nata per contrastare la violenza sulle donne, ci racconta la sua storia e la sua relazione con il femminismo</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14933" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p>Amina Natascia Al Zeer è vicepresidente e co-fondatrice del Progetto Aisha, un’associazione milanese nata nel 2016 con l&#8217;obiettivo di rispondere alle esigenze di tutte le donne che si trovano al di fuori dei sistemi di tutela dei servizi territoriali per diversi motivi: barriere linguistiche e culturali, disapprovazione sociale o stigmatizzazione. Il progetto cerca di fornire gli strumenti necessari per aiutare queste donne a superare le condizioni di violenza e discriminazione in cui si trovano, con particolare attenzione alle donne musulmane. Il suo obiettivo finale è quello di cercare il riconoscimento della figura femminile, la lotta per garantire la loro libertà di scelta e la sua indipendenza sociale ed economica.</p>



<p>Musulmana, nata e cresciuta in Italia, Amina spiega in un&#8217;intervista personale, che lei stessa ha subito violenze per mano del suo ex compagno e ha avuto il coraggio di denunciare la sua situazione. Quando decise di fare questo passo, cercò il sostegno della sua guida religiosa che, con sorpresa di Amina, non l’ha sostenuta come avrebbe voluto lei. Almeno questo la aiutò a capire l&#8217;importanza di fornire la giusta assistenza alle donne che, come lei, si trovano in situazioni di violenza.</p>



<p>Amina, che ora è responsabile del coordinamento dell&#8217;assistenza alle donne maltrattate, ammette che c&#8217;è un problema di violenza di genere nella comunità islamica e capisce che per violenza di genere si intende ogni tipo di violenza: psicologica, fisica, sessuale (soprattutto all&#8217;interno del matrimonio), ma anche economica. Dice che di solito trova una combinazione di tutti questi elementi nelle donne che si rivolgono al Progetto Aisha.</p>



<p>Quando le chiedo se considera la sua associazione femminista o se si considera femminista, esita un attimo prima di rispondere di no poiché, dice, che “dipende da cosa intendi per femminismo, quello che non mi piace sono le femministe degli anni 60&#8243;. Quando parla del femminismo degli anni 60 dice di riferirsi agli inizi del femminismo, ad un tipo di &#8220;femminismo radicale&#8221; che, tra l&#8217;altro, non accetta la partecipazione degli uomini nella lotta per l&#8217;uguaglianza. Amina ritiene di non essere d&#8217;accordo con questa visione, che non dobbiamo fare la guerra agli uomini perché non è questo il modo per ottenere la parità di diritti tra uomini e donne. Ammette di aver esitato a rispondermi a questa domanda perché è stata attaccata da donne femministe in altre occasioni che l&#8217;hanno criticata per aver accettato gli uomini nel Progetto Aisha o per aver detto che non è del tutto a suo agio con l&#8217;etichetta &#8220;femminista&#8221;.</p>



<p>La storia di Amina è piuttosto particolare: è nata e cresciuta a Modena, in una famiglia italo-palestinese, cristiana da parte di madre, musulmana da parte di padre e testimone di Geova da parte di nonna. Solo quando è diventata maggiorenne prese la decisione di intraprendere il cammino dell&#8217;Islam. Durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza rifiutò l&#8217;Islam e tutto ciò che è arabo perché lo associava a suo padre, il suo unico riferimento, intendendolo come un&#8217;imposizione. Quello che è successo dopo, dice, è stato &#8220;qualcosa tra me e Dio&#8221;. A 21 anni ha deciso di indossare il velo di sua spontanea volontà per essere d&#8217;esempio a sua figlia. All&#8217;inizio era molto preoccupata di quello che gli altri avrebbero detto, aveva paura di essere giudicata per strada, ma ora non le importa. Si sente a suo agio perché è stata una sua decisione ma dice di soffrire ancora di discriminazioni di ogni tipo: si è sentita sottovalutata per aver indossato il velo, le è stato detto di tornare al suo paese, è stata accusata di essere una traditrice per essere europea e di essersi convertita all&#8217;Islam e per aver deciso di entrare a far parte di una comunità che presumibilmente tratta le sue donne come inferiori e sottomesse.</p>



<p>Amina conclude l&#8217;intervista dicendo che la lotta per l&#8217;uguaglianza è: per tutte le donne e di tutte le donne, siano esse musulmane, cristiane o testimoni di Geova. Solo così, senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne.</p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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		<title>Razzismo e privilegio della bianchezza. Rifestival, Bologna 2019</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 06:00:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha partecipato, anche quest&#8217;anno, al Rifestival di Bologna, organizzato dalla Rete degli studenti ( 11-14 aprile 2019) che ha avuto come titolo &#8220;POTERE. Un altro mondo è possibile?&#8221;. Pubblichiamo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>ha partecipato, anche quest&#8217;anno, al <strong>Rifestival</strong> di Bologna, organizzato dalla Rete degli studenti ( 11-14 aprile 2019) che ha avuto come titolo &#8220;POTERE. Un altro mondo è possibile?&#8221;. Pubblichiamo, per voi, gli spunti di riflessione veicolati dagli ospiti-relatori di alcune conferenze che hanno arricchito il fittissimo programma del festival.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12317" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">RAZZISMO E PRIVILEGIO DELLA BIANCHEZZA</span></strong></p>
<p>con Valeria Ribeiro Corossacz e Tatiana Petrovich Njegosh</p>
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<p><strong>Valeria Ribeiro Corossacz</strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa intendiamo on il termine &#8220;bianchezza&#8221; e cos&#8217;è il suo studio: è una spetto nodale per lo studio del razzismo. </span><br />
<span style="color: #000000;">La bianchezza è una categoria sociale, è un oggetto proprio di una società razzista perchè le persone hanno un colore solo all&#8217;interno di una ideologia razziale e il razzismo è un rapporto sociale che produce contestualmente i due gruppi sociali mutevoli dei &#8220;neri&#8221; e dei &#8220;bianchi&#8221;, frutto del colonialismo e della tratta transafricana degli schiavi. Il razzismo, quindi, è databile, fa parte di alcuni momenti della Storia dell&#8217;umanità e mentre i bianchi godono di privilegi (anche se con differenze), i neri patiscono gli effetti del razzismo. </span></p>
<p>Il termine &#8220;bianchezza&#8221; non è ancora molto emerso nel linguaggio, ma inizia ad essere presente nei movimenti dell&#8217;attivismo, come ad esempio in quelli femministi in cui è presente come elemento sessista; lo studio della bianchezza nasce in America latina, Stati Uniti e Inghilterra, negli anni &#8217;90, ovvero nei Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno della tratta di esseri umani, in un contesto di lotta al razzismo (vedi il femminismo nero negli USA) e usano il termine per nominare questa nuova forma di discriminazione che va oltre la violenza fisica o verbale. Da parte delle femministe bianche, infatti, mancava la consapevolezza di quanto fossero immerse nell&#8217;ideologia razzista (riprendendo il pensiero di Angela Davis).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il razzismo è una RELAZIONE perchè se c&#8217;è qualcuno che gode di privilegi, automaticamente c&#8217;è qualcun altro che avrà degli svantaggi. Non è sufficiente, però, avere la carnagione chiara per essere bianchi: in molte società la bianchezza deriva dall&#8217;avere origini europee e si riferisce a contesti sociali precisi di cui bisogna considerare il periodo storico, l&#8217;appartenenza religiosa, il ceto, etc. Tra due persone povere, una bianca e una nera, il lavoro viene assegnato alla prima; sono i bianchi poveri ad attivare il razzismo, facendo valere la propria bianchezza e i propri privilegi contro i neri, i rom e gli altri gruppi che considerano da discriminare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso italiano la nerezza è associata alla mancanza di nazionalità, alla bruttezza, alla mancanza di moralità e di etica: i bianchi si definiscono, quindi, in maniera universale e dominante, smarcandosi dall'&#8221;Altro&#8221;, dai &#8220;diversi&#8221; e la mancanza, ad esempio, della legittimità dello IUS SOLI è proprio il simbolo della supremazia della bianchezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12318" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>T<strong>atiana Petrovich Njegosh</strong></p>
<p>E&#8217; importante collegare la bianchezza alla categoria di Razza. Abolire la parola &#8220;razza&#8221; dalla Costituzione pone il problema che si resti sguarniti della difesa antirazzista, rendendo invisibile anche il nostro contributo alla Storia del razzismo perchè non corrisponde a realtà, soprattutto perchè in Italia il razzismo ha una storia piuttosto lunga. Esordisce nel 1937 con il Regio Decreto che punisce le relazioni amorose/sessuali tra cittadini italiani e sudditi dell&#8217;Africa orientale, ma nel &#8217;33 è già in vigore la Legge della &#8220;prova della Razza&#8221; secondo cui i figli di cittadini italiani con appartenenza africana, non possono essere riconosciuti come italiani. Poi le leggi razziali e l&#8217;antisemitismo di Stato. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;Italia pretende la restituzione delle colonie e i somali, ad esempio, figli di italiani, non vengono riconosciuti. E ancora oggi si insiste sull&#8217;esclusione della nerezza dalla cittadinanza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Razza è una categoria simbolica basata sul fenotipo o sulla discendenza, ma esistono anche razzismi che non si basano sulla Razza.</p>
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<p>A livello sociale, nello spazio pubblico, i neri sono IPERvisibili e, anche se questo è stato smentito, noi continuiamo a vedere la Razza, a vedere il fenotipo e questo è alla base del razzismo. Noi bianchi, invece, risultiamo essere la norma e, quindi, risultiamo invisibili. L&#8217;azione criminale di Luca Traini, a Macerata, è stata definita dai mass-media come un&#8217;azione dettata dall&#8217;esasperazione, ma questo non è vero perchè, in realtà, lui ha voluto vendicare una donna BIANCA e questo rende invisibili tutti i femminicidi perpetrati da uomini bianchi contro le proprie donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che cos&#8217;è il <em>black face</em>? E&#8217; una pratica che nasce alla fine dell&#8217;800 per cui attori e performer bianchi si tingevano il viso di nero (a volte, anche attori neri lo facevano, dopo la guerra civile), truccandosi per recitare la parte degli schiavi. Questa pratica mette in discussione l&#8217;idea di Razza perchè dimostra quanto sia artificiale, finta. Se noi bianchi, inoltre, possiamo scurisci il volto perchè un nero non può farlo? Il caso di Micheal Jackson ha destato molto scalpore e lui venne accusato di odiare le proprie origini. In realtà era molto legato alla propria cultura africana, ma ha voluto sbiancarsi, ribadendo, quindi, che la questione del colore della pelle sia solo una questione superficiale, una finzione, ma ancora pericolosa perchè continuiamo a strumentalizzarla per legittimare il razzismo.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;. Femminismo musulmano, perché no?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Feb 2018 05:32:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10229" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="340" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 340w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Islam-et-feminisme-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="JUSTIFY">Questo è il titolo, con prefazione di Alain Gresh ex capo redattore di Le Monde Diplomatique, del libro della sociologa Malika Hamidi, rielaborazione della sua tesi in dottorato all&#8217;École des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS).</p>
<p align="JUSTIFY">Malika Hamidi vuole dimostrare che il femminismo esiste non solo come movimento di pensiero, ma anche come mezzo di azione sul terreno politico e sociale facendo riferimento sia all&#8217;ermeneutica dei testi religiosi che alle più recenti riflessioni femministe in particolare nel mondo francofono (Francia, Belgio e Canada).</p>
<p align="JUSTIFY">E’ dal 2004, anno della famosa legge sul velo in Francia, che donne musulmane e figure storiche del femminismo francese, come Christine Delphy, Catherine Samary, Monique Crinon stanno collaborando nel Collettivo femminista per l&#8217;uguaglianza (CFPE), allo scopo di teorizzare formalmente i diversi tipi di oppressioni, per imparare a riconoscerle e superarle. Il punto di partenza è stato proprio quello di contestualizzare le lotte femministe musulmane: la lotta femminista delle musulmane in Europa non è come quella in Marocco, ed è diversa da quella nell&#8217;Africa sub sahariana. Così ad esempio le prime hanno puntato il dito sul dilagare dell’islamofobia e su un modello “liberatrice” e “civilizzatrice”, le seconde sull’urgenza della riforma del codice di famiglia, le terze sulla lotta contro povertà e analfabetismo in una logica di etica intersezionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Le esperienze di questo Collettivo mobilita così non solo concetti femministi e testi religiosi, ma attinge anche alla filosofia dei diritti umani per decostruire i pregiudizi e creare un’inedita sorellanza.</p>
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		<title>Femminismo e molestie, il ruolo controverso delle donne nella società</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 07:38:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10057" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="281" height="214" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Nelle civiltà antiche la donna, in quanto creatrice di esseri umani, aveva ruoli sociali importanti e a lei era associato un vero e proprio culto. Con l’avvento delle prime città-Stato, per non parlare poi degli Stati Nazione, si cominciò a formare nelle menti dei fondatori il presupposto che le leggi che avevano il potere di regolare la vita degli uomini nelle società, dovessero anche legiferare sulla condizione di disparità che con il tempo aveva assunto la donna nei confronti dell’uomo, il quale ne aveva di fatto il predominio. Le leggi regolavano allora una famiglia patriarcale che tramite il diritto sulla famiglia imponeva severe restrizioni, limitando la libertà femminile a mere concessioni. Mentre le donne greche dell’Antico Egitto erano più libere ed erano considerate giuridicamente uguali agli uomini, le donne nella Grecia di Aristotele erano da lui considerate inferiori mentalmente perché supportato dalle leggi della polis che vedevano nella donna libera solo una donna segregata.</p>
<p align="JUSTIFY">Sebbene oggi l’Occidente creda di aver raggiunto la piena parità dei sessi sotto ogni aspetto, almeno al pari dell’Oriente o del cosiddetto Terzo Mondo, nella realtà dei fatti tale convinzione si infrange poiché spesso l’uguaglianza tanto desiderata ne restringe sulla carta i diritti fondamentali, come ad esempio la parità salariale di cui parleremo più avanti.</p>
<p align="JUSTIFY">I tabù ai quali le donne devono far fronte sembrano incespicare in una visione della società già retrograda. Movimento che primo fra tutti sostenne le diverse forme di parità tra uomo e donna, fu il femminismo che in Italia prese piede a partire dalle lotte studentesche del 1968. Una rivoluzione, a tratti pacifica, che voleva sopprimere le disuguaglianze promuovendo il pensiero critico verso una società che stava cambiando e alla quale tutti e in egual misura avrebbero dovuto far parte. Senza l’eccezione di esser considerate solo incubatrici viventi, tutte si sarebbero dovute unire ma così non è stato. E allora, se il femminismo da una parte ha aiutato le donne a prender coscienza di sé, è vero anche che ha in qualche modo accentuato quelle stesse differenze che aveva la presunzione di voler reprimere. Sono nate così, in ordine sparso: fiere editoriali al femminile, quote rosa, politiche in difesa delle donne, tanto per citarne alcune. Senza riguardo a eventuali fiere editoriali maschili, quote blu e politiche in difesa degli uomini, perché altrimenti considerate maschiliste, misogine, patriarcali.</p>
<p align="JUSTIFY">Dunque, quale uguaglianza? Alcune di noi, hanno preferito rintanarsi in un angolo trafitto da vecchi ideali che oggi trovano fondamento solo nel passato, riducendo così le lotte per i diritti civili a stereotipi sull’inferiorità ai quali credono prima di tutto le donne. Femministe di estremo parere che, anziché difendere l’uguaglianza nel suo valore umano, offese dalla Storia denigrano l’uomo ponendolo in una posizione mai paritaria, rivendicando ove possibile una differenza biologica che contrariamente alle aspettative finisce per gravare su quelle mentali.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10058" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="402" height="284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Perciò “siamo più o meno pari, senza vere alleanze” come ha scritto nel 2014 Annamaria Testa, che per Internazionale si occupa di creatività e comunicazione. E’ in questo clima che il 5 ottobre scorso nasce lo scandalo sulle molestie sessuali nel mondo del cinema a Hollywood. Il New York Times pubblica un articolo contro l’ex fondatore della Miramax e poi proprietario della Weinstein Company, Harvey Winstein, colpevole secondo il quotidiano di aver molestato almeno otto donne. Dose rincarata cinque giorni dopo dal New Yorker che lo accusa di aver molestato tredici donne e di averne stuprate tre. Da qui tutta un’escalation di denunce da parte di almeno cinquanta donne tra attrici, modelle e impiegate che avrebbero trovato il coraggio di denunciare anche a distanza di anni dall’accaduto supportate da campagne di solidarietà e, ad esempio, dalla campagna social #MeToo lanciata dall’attrice Alyssa Milano su Twitter in novembre per invitare tutte le donne a non tacere ancora sugli abusi (messaggio accolto anche oltreoceano da donne pachistane e cinesi). Per la prima volta solidali tra loro, le donne hanno poi sfilato in nero sul red carpet dei Golden Globe. Non basta, almeno trecento attrici hanno creato in Time’s Up “un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro” rilanciando anche la parità salariale come uno dei problemi di certe discriminazioni sul posto di lavoro. Mentre l’ex collaboratrice di Obama Maria Contreras-Sweet avrebbe dato notizia di essere pronta ad acquistare la Weintein Comapny e a trasformare la politica aziendale orientandola proprio in difesa delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Un vortice di moralità e femminismo messi a confronto e ai quali l’attrice francese Catherine Deneuve ha voluto recentemente dare una sterzata, firmando insieme ad altre cento donne un manifesto pubblicato su Le Monde contro il &#8220;neo-puritanesimo, che condanna la ‘caccia alle streghe’ dopo il caso Weinstein: &#8220;Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci&#8221;, non inteso a rivendicare un qualche tipo di giustifica verso le molestie o gli stupri ma che invece fraintesa, è stata costretta dopo le polemiche a scuse pubbliche verso le vittime che si erano sentite ingiustamente aggredite e giudicate dalla sua lettera.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10059 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="254" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Sull’onda crescente delle denunce, è saltato fuori un altro problema dall’effetto mediatico immediato: quello della parità salariale che neanche a Hollywood sembrerebbe frenare gli scalpitii. Il welfare, il benessere del nostro Stato, è così direttamente proporzionale alle politiche sociali e in particolare all’autonomia femminile, sulla falsa riga di quei soggetti deboli da tutelare: disabili, anziani, minori e donne. Tre notizie una dietro l’altra che seguono il medesimo filone: l’Islanda approva con un Parlamento in maggioranza femminile, la parità salariale; una giornalista della Bbc, Carrie Gracie, si licenzia perché pagata meno dei suoi colleghi uomini, chiedendo che “la BBC valuti equamente uomini e donne”; le molestie dal cinema si spostano nel mondo della moda e due fotografi vengono cacciati da Vogue.</p>
<p align="JUSTIFY">Così, mentre le donne attendono di cambiare ancora una volta la società rimasta ancorata a un modello patriarcale che sembrava estinto promuovendo emancipazione e indipendenza, ne vediamo alcune stringersi dietro il retaggio vistoso di un femminismo d’altri tempi.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Non una di meno</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2017 06:53:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-934.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8664" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-934.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="495" height="333" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-934.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-934-300x202.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ogni volta che mi preparo per scrivere questa rubrica leggo e cerco fra le tante notizie che mi arrivano dall’America latina e da anni sembra arrivino le stesse cose. Narcotraffico, repressione e femminicidi. Mi sforzo per trovare qualcos’altro da proporre per non annoiare chi legge, per non annoiare me stessa che scrivo ma sembra un compito molto difficile. Mi piacerebbe scrivere che di là va tutto bene, che le donne sono libere e che non hanno più paura di uscire da sole, ma così non è.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La parola </span><span style="font-size: large;"><i>femminicidio</i></span><span style="font-size: large;"> è nuova da queste parti, figuriamoci di là, dall’altra parte dell’oceano (non perché in Italia o in Europa non ci sia violenza contro le donne. In Europa ci sono almeno 62 millioni di donne vittime di violenza fisica e sessuale).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La notte di mercoledì scorso è stato trovato il corpo senza vita di una giovane ragazza. Lesvy Berlìn aveva soltanto 22 anni ed è stata uccisa all’interno dell&#8217; enorme campus universitario della più grande università dell’ america latina, l’UNAM a Città del Messico. Lesvy è stata strangolata col cavo di un telefono pubblico e lì è stata ritrovata, appoggiata alla cabina telefonica al centro della Facoltà di ingegneria.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La polizia non ha ancora trovato il colpevole, ma ha già fatto in tempo a pubblicare vergognosi tweet sul caso, dichiarando che la ragazza era alcolizzata, che aveva problemi con le droghe e che erano anni che non studiava più. Insomma se sei una ragazza di questo tipo e vai in giro alle 4 di notte è ovvio che qualcuno ti ammazzi. Se lo cercano sempre loro, le donne che subiscono violenza, è sempre colpa nostra, anche quando ci uccidono. I tweet della Procuraduria general de la justicia de la ciudad de mexico sono stati cancellati in poche ore. In merito alle assurde frasi della PGJ si è lanciata una campagna sui social #SiMeMatan (Se mi ammazzano). “Se mi ammazzano cosa diranno di me…” per ribadire ancora una volta che siamo libere di agire come meglio crediamo, di vestirci come ci piace e di uscire a qualsiasi orario e di frequentare chi vogliamo senza che tutto questo ci metta in pericolo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Un grande gruppo di donne si è organizzato per manifestare venerdì scorso per esigere giustizia per Lesvy. E&#8217; stata organizzata una marcia all’interno della Ciudad universitaria, fra le dichiarazioni delle partecipanti c’è una giovane mamma che dice : &#8220;Io sono qui perché ho un figlio e una figlia e voglio che loro vivano in un Messico libero dalla violenza. Voglio che i miei figli vadano a scuola senza che nessuno li ammazzi…voglio un Messico libero dal machismo&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il video termina con una ragazza che dice: &#8220;Ogni volta che esco con le mie amiche ci salutiamo dicendoci, chiamami quando arrivi a casa&#8221;. Non tutte sono femministe, ma in quanto donne sanno quant’è orribile essere donna in questo paese.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Di seguito il link al video sulla manifestazione:</span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/atUuT8yZ_y4?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;altro sguardo: fotografie italiane 1965 &#8211; 2015</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 06:54:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Triennale di Milano fino all’ 8 gennaio 2017 Far sì che un patrimonio femminile inesplorato che rischia di andare perso abbia il giusto riconoscimento è un atto necessario, un gesto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/17/laltro-sguardo-fotografie-italiane-1965-2015/">L&#8217;altro sguardo: fotografie italiane 1965 &#8211; 2015</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Triennale di Milano fino all’ 8 gennaio 2017</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Far sì che un patrimonio femminile inesplorato </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>che rischia di andare perso</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>abbia il giusto riconoscimento </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è un atto necessario, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>un gesto politico</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Donata Pizzi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7168" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-584" width="456" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">In mostra alla Triennale di Milano a cura di Raffaella Perna la prima partnership tra Triennale e MuFoCo (Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo): 150 foto della collezione Donata Pizzi, un viaggio nella storia italiana attraverso lo sguardo di grandi fotografe tra cui Lisetta Carmi, Carla Cerati, Liliana Biarchesi, Giovanna Borgese e Letizia Battaglia.</p>
<p align="JUSTIFY">La mostra è allestita in ordine cronologico e si articola in quattro sezioni: “dentro le storie” (reportage e denuncia sociale); “cosa ne pensi tu del femminismo?” (immagine fotografica e pensiero femminista); “identità e relazione” (rappresentazione delle relazione affettive); “vedere oltre” (sperimentazioni contemporanee) e presenta anche un’installazione multimediale di 30 interviste di Giovanna Chiti alle fotografe.</p>
<p align="JUSTIFY">Tantissime le tematiche: l’esplorazione della condizione manicomiale negli anni Settanta quando la fotografia era intesa come strumento per cambiare rapporti di potere e restituire dignità ai diseredati e agli ultimi; la denuncia e la destrutturazione del sessismo dei media dove la donna è oggetto passivo dello sguardo maschile e la ricerca di modelli alternativi nella consapevolezza che “il personale è politico” e la convergenza tra arte e fotografia nei percorsi sperimentali degli anni Novanta.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7169" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-585" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7170" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-1024x517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-586" width="1024" height="517" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-1024x517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-300x151.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-768x388.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1270w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7171" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-583" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
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		<title>Perù: le multinazionali e l&#8217;espropriazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 06:58:16 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Silva</p>
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<tbody>
<tr>
<td width="643">Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della Newmont Corporation, ha acquistato i terreni della zona per ampliare la miniera d’oro omonima e sviluppare il progetto estrattivo Conga. Ha comprato anche la strada pubblica che conduce a casa di Máxima e alla comunità di Santa Rosa, dove vivono circa 200 famiglie. Yanacocha possiede tutto, tranne una terra. Da 24 anni, Máxima Acuña Chaupe, 44 anni e meno di un metro e cinquanta di altezza, vive a Tragadero Grande, nei suoi 24,8 ettari farciti d’oro, e non intende andarsene. Mentre le sue mani laboriose scorrono tra il coltello e la buccia delle patate che affetta fini per il minestrone, inizia a raccontare e le parole si mischiano allo scroscio della pioggia che si abbatte sul tetto di lamiera. Ricorda il 9 agosto del 2011, quando Yanacocha, con le ruspe e il consenso della polizia, ha tentato di sgomberarla per conquistarsi a forza il pezzo mancante al suo piano. Eppure Máxima ha ottenuto legittimamente il suo campo nel 1994. Così dicono i documenti. Nelle zone alto-andine le terre sono proprietà delle comunità che le danno in concessione ai contadini. Si può vendere unicamente se i 2/3 della collettività firmano il consenso, insieme a chi detiene il possesso della singola parcella. Nel 1996 Yanacocha ha comprato centinaia di ettari direttamente dalla comunità di Sorochuco, tra cui, a suo dire, anche il terreno di Máxima. Lei però non è stata interpellata e, ignara della compravendita, non solo ha rischiato di essere cacciata a forza, ma è stata denunciata per aver invaso illegalmente il suo stesso terreno. Dopo quasi 4 anni di processo penale, il 17 dicembre 2014 Máxima è stata riconosciuta innocente dal tribunale di Cajamarca. Ma Yanacocha non si arrende. Incuranti di un processo in corso, convinti che Máxima sia nel torto, gli uomini della vigilanza privata dell’azienda intervengono fisicamente nel terreno per rimuovere ogni attività vitale della donna. A luglio 2015 la casa di Máxima era un campo bombardato di macerie. Terra smossa al posto del recinto per i porcellini d’india. Un rettangolo di pietre grigie a ricordo di una casa in costruzione e zolle bruciate dove prima c’era un campo di patate. «A volte, di notte, qualcuno in cavallo gira intorno alla nostra casa. Li sento sempre più vicini. Si fermano e poi se ne vanno». dice con la voce un po’ rotta Máxima. E così nel tentativo di difendere un diritto amministrativo, una proprietà che suppone sia sua, la Corporation lede i diritti umani di un’intera famiglia. Mentre Yanacocha pensa che il conflitto giri intorno a una terra, Máxima parla di Terra. La sua resistenza non è solo difesa legittima di un possesso. Máxima, come gran parte della popolazione della regione, è in pié de lucha contro il progetto Conga nel suo insieme. Si sente investita della responsabilità di difendere il territorio dall’attacco della multinazionale che al posto di cinque laghi sorgivi e del paramo alto-andino vorrebbe una miniera d’oro a cielo aperto. Se Máxima non lascia la sua casa, Conga no va e la Newmont rischia di perdere il corrispettivo economico di 11.3 milioni di once d’oro e 3.1 miliardi di libbre di rame, la quantità di minerali che si stima estrarre nei prossimi 19 anni. Chi rappresenta la multinazionale crede che la resistenza ambientalista della contadina sia verde come i dollari che spera di ottenere per abbandonare le sue terre. Questo anno è stato assegnato il “Nobel per l’ambiente”, il premio Goldman 2016, il massimo riconoscimento per coloro che nel mondo si battono a difesa dell’ecosistema, anche mettendo ad alto rischio la propria vita. Il premio, nel 2015, venne assegnato a berta Cáceres, la militante honduregna uccisa il 3 marzo scorso. è per questo che noi siamo oggi in piazza per dire nessuna (donna) protettrice della Pachamama (madre-terra) in meno, questa settima è stata acredita fisicamente, ancora un&#8217;altra volta la nostra protettrice dei laghi.</p>
<p>Sabato scorso, a Milano, il collettivo <i>Alfombra Roja</i> ha organizzato un presidio per denunciare l&#8217;abbandono del percorso di uguaglianza e ri-articoliamo la resistenza attraverso la esperienza artistica-femminista dove il corpo libero colpisce lo spazio politico. Tradizionalmente, un tappeto rosso è usato per indicare il percorso intrapreso dai capi di Stato in occasioni cerimoniali e formali. Nel contesto attuale, in cui i nostri diritti fondamentali sono calpestati, l&#8217;uso del rosso nelle donne sdraiate, ha come significato il &#8220;tappeto rosso&#8221; (Alfombra Roja) che coinvolge lo spazio pubblico, mostrando in particolare lo Stato e l&#8217;urgenza di una nuova via sui diritti sessuali e riproduttivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A breve <em>l&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> e <em>Alfombra Roja</em> annunceranno un&#8217;importante iniziativa&#8230;seguiteci!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7074" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7074" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7075" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7075" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RISEWISE: ricollocazione lavorativa per donne disabili</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 11:53:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7012" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7012" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14232005_174884846278834_5008588227516347273_o" width="720" height="271" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-300x113.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-768x288.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISEWISE</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISE Woman with disabilities In Social Engagement</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>Progetto quadriennale europeo dell’Università di Genova per l’inclusione lavorativa e sociale femminile</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Horizon 2020 – Grant Agreement No. 690847</b></i></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Può una donna disabile essere indipendente e avere le stesse possibilità di un uomo?</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> A questo il progetto scientifico RISEWISE vuol rispondere, cercando soluzioni positive a interrogativi ancora aperti. Si tratta di un</span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> progetto dell’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Università di Genova </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">della durata quadriennale e che prende il via dal 1 settembre. Coordinatrice e Responsabile scientifica la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Dott.ssa Cinzia Leone</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">. Collaborano 5 Università straniere e 8 tra ONG e Aziende nazionali e internazionali, tra cui Aism.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Risewise è un </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>progetto unico mai sperimentato</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> prima e finanziato con fondi europei in ambito Horizon 2020, (circa 2 milioni di euro). Si tratta di una sfida alla società contemporanea allo scopo di cambiare le pratiche di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>inclusione sociale</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">rendere disponibile anche a donne con disabilità una &#8220;vita normale&#8221;, fatta di lavoro, istruzione e famiglia. Perché tra i tanti fattori che rendono difficile l’integrazione, la disabilità è quello trasversale più radicato e persistente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal momento che gli studi medici, sociali e antropologici sull’handicap in maniera organica sono relativamente recenti e molto spesso non fanno distinzione precisa di genere, uno degli scopi fondamentali del progetto è anche quello di sviluppare nuove competenze in grado di migliorare l’integrazione sociale e in generale la vita delle donne con disabilità, secondo una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>prospettiva di genere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che promuova un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>pieno godimento dei diritti e dell&#8217;uguaglianza</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> di ogni persona nel rispetto della differenza. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, infatti, ancora agli inizi degli anni Novanta, il corpo femminile è stato preso in considerazione solo se in condizioni di salute ottimali. Nel 1991, per esempio, la sociologa femminista canadese Sharon Dale Stone scriveva nella monografia &#8220;Femminismo e Corpo&#8221;: </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nessuna malattia, nessuna imperfezione potrebbe essere accettata se la donna non può nasconderle o annullarle (&#8230;) Nella nostra cultura, le donne imparano che il loro valore risiede nell’attrattiva del loro corpo. Un corpo non attraente, malato, disabile, vecchio deve essere emarginato.</i></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La disabilità inoltre è stata ed è spesso considerata come un problema di salute individuale da risolvere con cure mediche, ma qualora l&#8217;intervento medico non abbia successo, devono essere previsti un’alternativa e un approccio diverso per permettere inclusione e occupazione. Secondo infatti il “modello sociale” introdotto da Paul Hunt, fondatore dello studio critico sulla disabilità, i vecchi stereotipi dei portatori di handicap visti come dipendenti, passivi, inferiori e malati, vanno superati, insieme agli standard errati in base ai quali la società decide chi è abile e chi no. I disabili quindi devono diventare protagonisti attivi delle scelte che li riguardano e della vita sociale. Non è infatti il modello medico quello che deve essere adottato, ma è il valore sociale di ogni persona a dover essere preso in considerazione. </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>In Italia i disabili sono tra i 3 e i 4 milioni</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> (a seconda dei dati Istat o Censis &#8211; 2015), rappresentando una percentuale fra il 5% e il 6,7% della popolazione italiana, il numero sulle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Italia risale </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>al 2008</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, quando erano stimate essere </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>circa 1.700.000</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo da questi presupposti, il progetto scientifico RISEWISE affronta ogni aspetto della disabilità attraverso </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>approccio olistico interdisciplinare</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: sociologia, psicologia, informatica, diritto, ingegneria e politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive, sono gli ambiti coinvolti. L&#8217;obiettivo è anche quello di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>influenzare la politica pubblica</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> verso le donne e le donne con disabilità. Questa proposta di progetto è stata sviluppata con riferimento allo studio sostenuto dal programma comunitario Horizon 2020 (2007-2013), con un chiaro riferimento ai diversi documenti in cui l&#8217;Europa ha individuato e specificato ciò che è ancora &#8220;da fare per permettere alle donne con disabilità di godere dei loro diritti e libertà fondamentali.&#8221;</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il progetto che inizia è all’avanguardia per quanto riguarda donne, ricerca e disabilità: un’occasione importante per l’Università e anche per me, per fare ricerca e aiutare in un campo dove c’è tanto bisogno e molto disinteresse</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> – spiega la responsabile scientifica </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cinzia</b></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Leone </b></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>le</i></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di ricerca, anche uomini, faranno visite presso le Università </i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="text-decoration: line-through;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>o</i></span></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> e le Piccole e Medie Imprese che partecipano al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna e Portogallo, implementeranno best practice e apporteranno possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Kick-off Meeting (meeting di inaugurazione) del progetto si terrà il</span></span></span><b> </b><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">prossimo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>22 e 23 settembre a Roma</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> all’</span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>European Space </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">in Via IV Novembre 149. Insieme ai rappresentanti dell’Università di Genova, </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dott.ssa Cinzia Leone e i Proff. Gianni Vercelli</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cristina Candito</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, parteciperanno i Coordinatori delle Università e delle società coinvolte di Brescia oltre che da </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Spagna, Portogallo, Svezia e Turchia. </b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ASPETTI OGGETTO DI ANALISI</b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Analisi delle barriere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che affrontano le donne disabili nella vita di tutti i giorni </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ricerca di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>una nuova metodologia per l&#8217;integrazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> nei diversi ambienti di vita (casa, lavoro, società, istruzione, assistenza sanitaria, intrattenimento ) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Individuazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>migliori pratiche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per un nuovo approccio alla disabilità e per diffondere i risultati anche attraverso i responsabili delle politiche sociali (a livello locale e comunitario) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Pianificazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione e formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> delle persone attraverso lo scambio di personale e la condivisione di conoscenze ed esperienze.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Promozione dei risultati</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e loro attuazione nel prossimo futuro in Europa, fissando collaborazioni e obiettivi a lungo termine.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>APPROCCIO METODOLOGICO </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Aspetto molto importante è che la ricerca sarà effettuata da parte di persone che sono in </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>distacco intersettoriale</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> presso istituzioni di altri Paesi. E queste saranno per la maggior parte donne disabili che lavorano nelle istituzioni partner. La diversità di culture, lingue e condizioni socio-economiche sarà un elemento molto utile per fare un confronto metodologico e condividere le esperienze al fine di giungere all’applicazione dei nuove pratiche inclusive. L’aspetto innovativo di RISEWISE consiste proprio nella </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>partecipazione attiva delle donne</b></span></span></span> <span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> insieme agli scienziati e al personale coinvolti. Le persone che si sposteranno agiranno in qualità di osservatori e porteranno loro conoscenze ed esperienze. La metodologia prevede mezzi per documentare le osservazioni in modo sistematico, e la condivisione di queste osservazioni in un repository comune. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>FASI PROGETTUALI </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">1. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che sarà effettuata a più livelli per facilitare le attività durante distacchi. L&#8217;esperienza collettiva in forma di un insieme di metodi per l&#8217;integrazione </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">2. i </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>casi di studio</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: per migliorare la conoscenza e la definizione di buone pratiche, ma anche per una politica consolidata da attuare nella società, al fine di potenziare la vita delle donne con disabilità.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">3. una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>rete di collaborazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che permetterà ad ogni partecipante di contribuire alla valorizzazione degli altri in modo diretto ed efficace.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">4. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>promozione del progetto</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresenterà uno strumento immediato, ma anche di lunga durata, per promuovere la condivisione delle conoscenze e la sostenibilità dei risultati </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">5. le </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e diffusione: tutti i partner saranno impegnati nel coinvolgimento del pubblico</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>RICADUTE POSITIVE</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Le donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l&#8217;opportunità di lavorare in un altro ambiente, in altri paesi e settori, saranno considerate come i colleghi maschi. Vedranno realizzarsi il loro potenziale. Potranno anche imparare dalla metodologia per osservare, riferire, analizzare e implementare nuovi metodi per la ricerca sociale e per l&#8217;integrazione e l&#8217;inclusione. Questa esperienza aprirà nuove opportunità per lo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppo della carriera</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, non solo per le nuove conoscenze acquisite, ma anche perché dimostrerà che sono in grado di essere protagoniste nella ricerca e nell&#8217;innovazione in un contesto internazionale e multi-settoriale. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> potranno </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>confrontarsi con una nuova metodologia</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che integra diversi metodi e ha nuove prospettive di attuazione. Avranno la possibilità di lavorare su due livelli, quello individuale, grazie al periodo di distaccamento, e quello collettivo, grazie nell&#8217;analisi e al consolidamento di conoscenze ed esperienze, acquisendo nuove abilità sull&#8217;applicazione dei metodi di ricerca sociale e di integrazione, su base multi-culturale.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli specialisti di assistenza sanitaria</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che di solito si concentrano sul singolo caso per il trattamento, godranno di una prospettiva più ampia. La loro collaborazione sarà fondamentale per </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l&#8217;identificazione di nuovi metodi e tecniche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo di progetti futuri. La loro integrazione in team multidisciplinari sarà un&#8217;opportunità per migliorare la loro carriera.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori e gli ingegneri ICT</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno la possibilità di interagire meglio con le donne disabili, comprendendone di più i bisogni e potendo così </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppare in modo mirato le tecnologie </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di assistenza. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli assistenti sociali e i politici</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l’occasione per la definizione di obiettivi chiari, stabilendo le priorità dei bisogni della collettività, e una migliore conoscenza delle soluzioni esistenti realizzabili. Questo permetterà di offrire </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>proposte concrete e piani d&#8217;azione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo nelle loro organizzazioni. Individualmente, il know-how acquisito attraverso la condivisione delle conoscenze li arricchirà con nuovi metodi e competenze. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>RIFERIMENTI E CONTATTI</b></span></p>
<p>FACEBOOK: <a href="https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sito FUNKA: <a href="http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive---research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive&#8212;research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Responsabile Scientifica del progetto RISEWISE</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">Cinzia Leone</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Cell3292104398</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Mail: cinzia.leone@unige.it</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Addetta Stampa</b></span></p>
<p>Medea Garrone</p>
<p>Cell.349.4545253</p>
<p>mede.garrone77@gmail.com</p>
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		<title>Il femminismo andino e la cosmogonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2016 08:38:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Veronica Silva Alvarado &#160; Nell&#8217; inconscio collettivo sudamericano sono presenti molti riti, usanze e concetti: nel mondo andino, ad esempio, si parla della Pachamama (Madre Terra) che nella sua fisicità è rappresentata&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Silva Alvarado</p>
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<td width="643">Nell&#8217; inconscio collettivo sudamericano sono presenti molti riti, usanze e concetti: nel mondo andino, ad esempio, si parla della Pachamama (Madre Terra) che nella sua fisicità è rappresentata con la Donna, come colei che dà amore ed è capace di creare una nuova vita grazie a taita Inti (dio Sole) che rappresenta l&#8217;Uomo, Nella mitologia incaica ci sono due archetipi di donne: la prima è più conosciuta tanto che si racconta di lei nelle scuole, forse per la somiglianza con Adamo e Eva: si tratta della leggenda di Mama ocllo e Manco capa. Erano marito e moglie, emersi del lago Titicaca, figli del Sole con dei poteri soprannaturali; fondano l&#8217;impero incaico; lui insegnò agli uomini a cacciare e a lavorare la terra, lei a cucinare e a cucire alle donne; lui forte guerriero, lei una brava casalinga.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/pachamama1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6273" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6273" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/pachamama1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="pachamama1" width="395" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/pachamama1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 395w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/pachamama1-296x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 296w" sizes="(max-width: 395px) 100vw, 395px" /></a></p>
<p>La seconda leggenda (e archetipo) è quella di di Mama huaco, una donna forte anche lei figlia del Sole, rispettata e temuta per il suo esercito, una donna che da sola costruisce l&#8217;impero incaico. Questi due archetipi di donne si sono tramandati, come dicevo, nell&#8217; inconscio collettivo. Nella lotta per la nostra decolonizzazione abbiamo avuto, in tutta la regione del nord del Perù, donne che hanno lottato alla pari degli uomini per la libertà: la prima donna è stata Micaela Bastida che, insieme a suo marito tupac amaru, ha lottato e dato la sua vita per la decolonizzazione.</p>
<p>Nell&#8217;attualità troviamo un&#8217;altra “mamma” huaco con Maxima Acuña che ha lottato per difendere i laghi di Cajamarca, sconfiggendo le pretese di una multinazionale e grazie a lei molte altre donne e uomini hanno dato vita al progetto &#8220;Conga no va&#8221;.</p>
<p>“Conga No va” racconta la lotta di un popolo per l’acqua contro la miniera d’oro più grande del Sudamerica. 23 giorni di sciopero a Cajamarca, in difesa di due laghi naturali sorgivi di alta quota contro il progetto minerario CONGA della miniera YANACOCHA, contro il progetto minerario a cielo aperto più grande del Sud America.</p>
<p>Nel femminismo andino, a differenza del femminismo occidentale dove si lotta per la parità di genere, le donne lottano per la complementarietà, reciprocità e per la unità (solo uniti donne e uomini possono far crescere una nuova vita); addirittura nel mondo andino l&#8217;individuo è concepito come un ente duale rappresentato con il tawa ovvero il numero 4, che è un numero sacro; il concetto di complementarietà è fondamentale, quindi, nel mondo andino e tutti hanno bisogno di trovare il loro equilibrio e complemento; in questa cultura la complementarietà è basata nella coesistenza tra la pachamama (elemento femminile) e il taita inti (elemento maschile).</p>
<p>&#8220;Secondo una profezia andina giungerà il giorno in cui lo spirito femminile si risveglierà dal lungo letargo e lotterà per cancellare odio e distruzione dalla civiltà attuale e darà infine origine a una società di pace, armonia e fratellanza nel futuro&#8221;.</td>
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