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	<title>handicap Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Disabilità e pregiudizio﻿</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 07:55:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Come tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di un&#8217;unica terra. E’ scorretto dire che in Africa la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Come
tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene
distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di
un&#8217;unica terra. 
</p>



<p>E’
scorretto dire che in Africa la condizione dei disabili non è
semplice, molti Stati hanno assistito ad un’evoluzione non
indifferente sul tema in questi ultimi anni, vedendo la nascita di
campagne di inserimento lavorativo o promuovendo percorsi di
sensibilizzazione per la popolazione, come è accaduto in Kenya o in
Congo.</p>



<p>Più
in generale, la condizione dei disabili africani eredita un passato
fatto di superstizioni e pregiudizi.  Nel portatore di handicap gli
africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di
strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento
esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato.  Se
è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure
i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno
fatto riti speciali, ecc</p>



<p>
In
un  passato non troppo lontano, in alcuni paesi, si arrivava fino
alla loro soppressione. L’uccisione dei piccoli disabili era prassi
comune. Spesso si sentiva dire: “Ho affidato il bambino alla zia…”.
Questo significava che i piccoli erano stati dati a chi sapeva come
eliminarli. In alcuni casi erano pure le madri a essere abbandonate e
isolate dalle famiglie insieme ai bambini. In altri casi, come
accadeva in Sierra Leone, i bambini disabili venivano abbandonati
nella foresta e, nella maggior parte dei casi, perdevano la vita.
Nonostante questo, oggi, la Sierra Leone si trova nell’elenco degli
Stati che hanno fatto un passo avanti (seppur relativo): il governo
locale ha concesso a diverse associazioni di costruire scuole e
orfanotrofi destinati ai più sfortunati. Strutture costruite ben
lontano dalla civiltà e seguite da realtà esterne, mai dal governo
centrale  (quasi come voler sopperire il senso di colpa senza però
mischiarsi con i disabili). Un altro Stato “in evoluzione” è il
Togo, dove sono nate diverse associazioni di persone disabili che
chiedono riscatto e che provano a sopravvivere senza l’aiuto di
nessuno.</p>



<p>
«Il
disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una
sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse
avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino
disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo
con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto.
Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Fortunatamente
le eliminazioni selettive, negli anni, sono gradualmente diminuite 
ma, parallelamente, non è diminuito il senso di colpa e di vergogna
da parte delle famiglie. 
</p>



<p>E’
molto importante ragionare sul perché questo accade: in molte
nazioni (solo a titolo esemplificativo e non esaustivo: Senegal,
Camerun, Mali) non esiste alcuna forma di assistenza sociale,
costringendo i genitori a far affidamento sui figli per poter godere
in vecchiaia di un minimo di benessere.  Il figlio è un investimento
per il futuro e su un disabile non si può investire.  
</p>



<p>Unica
eccezione a questo discorso sono i feriti di guerra i quali non sono
considerati disabili ma, anzi, vengono trattati da eroi.  Per loro
c’è un’attenzione particolare anche da parte dello Stato. In
Etiopia, per esempio, i feriti nella guerra contro l’Eritrea
combattuta alla fine degli anni Novanta godono di assistenza e  hanno
anche uno status sociale elevato. 
</p>



<p>Per
ultimo, non bisogna dimenticare la responsabilità forse più grande;
quella delle istituzioni pubbliche. Mancano i fondi per un sostegno
strutturale che dia vita a reti di centri pubblici e privati in grado
di lavorare in sinergia sul fronte della cura e dell’integrazione:
questo il motivo principale al quale vogliamo credere, sperano che
motivazioni legale a superstiziosi o paure siano scomparse tra le
cariche statali più alte.</p>



<p>La
speranza è che l’evoluzione sul tema non si fermi, che gli stati
continuino ad essere portatori di una necessità e che la popolazione
 cambi atteggiamento, abbandonando la paura e la superstizione in
maniera definitiva.</p>
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		<title>RISEWISE: ricollocazione lavorativa per donne disabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 11:53:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7012" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7012" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14232005_174884846278834_5008588227516347273_o" width="720" height="271" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-300x113.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-768x288.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISEWISE</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISE Woman with disabilities In Social Engagement</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>Progetto quadriennale europeo dell’Università di Genova per l’inclusione lavorativa e sociale femminile</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Horizon 2020 – Grant Agreement No. 690847</b></i></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Può una donna disabile essere indipendente e avere le stesse possibilità di un uomo?</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> A questo il progetto scientifico RISEWISE vuol rispondere, cercando soluzioni positive a interrogativi ancora aperti. Si tratta di un</span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> progetto dell’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Università di Genova </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">della durata quadriennale e che prende il via dal 1 settembre. Coordinatrice e Responsabile scientifica la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Dott.ssa Cinzia Leone</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">. Collaborano 5 Università straniere e 8 tra ONG e Aziende nazionali e internazionali, tra cui Aism.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Risewise è un </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>progetto unico mai sperimentato</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> prima e finanziato con fondi europei in ambito Horizon 2020, (circa 2 milioni di euro). Si tratta di una sfida alla società contemporanea allo scopo di cambiare le pratiche di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>inclusione sociale</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">rendere disponibile anche a donne con disabilità una &#8220;vita normale&#8221;, fatta di lavoro, istruzione e famiglia. Perché tra i tanti fattori che rendono difficile l’integrazione, la disabilità è quello trasversale più radicato e persistente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal momento che gli studi medici, sociali e antropologici sull’handicap in maniera organica sono relativamente recenti e molto spesso non fanno distinzione precisa di genere, uno degli scopi fondamentali del progetto è anche quello di sviluppare nuove competenze in grado di migliorare l’integrazione sociale e in generale la vita delle donne con disabilità, secondo una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>prospettiva di genere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che promuova un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>pieno godimento dei diritti e dell&#8217;uguaglianza</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> di ogni persona nel rispetto della differenza. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, infatti, ancora agli inizi degli anni Novanta, il corpo femminile è stato preso in considerazione solo se in condizioni di salute ottimali. Nel 1991, per esempio, la sociologa femminista canadese Sharon Dale Stone scriveva nella monografia &#8220;Femminismo e Corpo&#8221;: </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nessuna malattia, nessuna imperfezione potrebbe essere accettata se la donna non può nasconderle o annullarle (&#8230;) Nella nostra cultura, le donne imparano che il loro valore risiede nell’attrattiva del loro corpo. Un corpo non attraente, malato, disabile, vecchio deve essere emarginato.</i></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La disabilità inoltre è stata ed è spesso considerata come un problema di salute individuale da risolvere con cure mediche, ma qualora l&#8217;intervento medico non abbia successo, devono essere previsti un’alternativa e un approccio diverso per permettere inclusione e occupazione. Secondo infatti il “modello sociale” introdotto da Paul Hunt, fondatore dello studio critico sulla disabilità, i vecchi stereotipi dei portatori di handicap visti come dipendenti, passivi, inferiori e malati, vanno superati, insieme agli standard errati in base ai quali la società decide chi è abile e chi no. I disabili quindi devono diventare protagonisti attivi delle scelte che li riguardano e della vita sociale. Non è infatti il modello medico quello che deve essere adottato, ma è il valore sociale di ogni persona a dover essere preso in considerazione. </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>In Italia i disabili sono tra i 3 e i 4 milioni</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> (a seconda dei dati Istat o Censis &#8211; 2015), rappresentando una percentuale fra il 5% e il 6,7% della popolazione italiana, il numero sulle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Italia risale </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>al 2008</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, quando erano stimate essere </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>circa 1.700.000</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo da questi presupposti, il progetto scientifico RISEWISE affronta ogni aspetto della disabilità attraverso </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>approccio olistico interdisciplinare</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: sociologia, psicologia, informatica, diritto, ingegneria e politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive, sono gli ambiti coinvolti. L&#8217;obiettivo è anche quello di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>influenzare la politica pubblica</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> verso le donne e le donne con disabilità. Questa proposta di progetto è stata sviluppata con riferimento allo studio sostenuto dal programma comunitario Horizon 2020 (2007-2013), con un chiaro riferimento ai diversi documenti in cui l&#8217;Europa ha individuato e specificato ciò che è ancora &#8220;da fare per permettere alle donne con disabilità di godere dei loro diritti e libertà fondamentali.&#8221;</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il progetto che inizia è all’avanguardia per quanto riguarda donne, ricerca e disabilità: un’occasione importante per l’Università e anche per me, per fare ricerca e aiutare in un campo dove c’è tanto bisogno e molto disinteresse</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> – spiega la responsabile scientifica </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cinzia</b></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Leone </b></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>le</i></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di ricerca, anche uomini, faranno visite presso le Università </i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="text-decoration: line-through;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>o</i></span></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> e le Piccole e Medie Imprese che partecipano al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna e Portogallo, implementeranno best practice e apporteranno possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Kick-off Meeting (meeting di inaugurazione) del progetto si terrà il</span></span></span><b> </b><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">prossimo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>22 e 23 settembre a Roma</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> all’</span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>European Space </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">in Via IV Novembre 149. Insieme ai rappresentanti dell’Università di Genova, </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dott.ssa Cinzia Leone e i Proff. Gianni Vercelli</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cristina Candito</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, parteciperanno i Coordinatori delle Università e delle società coinvolte di Brescia oltre che da </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Spagna, Portogallo, Svezia e Turchia. </b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ASPETTI OGGETTO DI ANALISI</b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Analisi delle barriere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che affrontano le donne disabili nella vita di tutti i giorni </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ricerca di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>una nuova metodologia per l&#8217;integrazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> nei diversi ambienti di vita (casa, lavoro, società, istruzione, assistenza sanitaria, intrattenimento ) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Individuazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>migliori pratiche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per un nuovo approccio alla disabilità e per diffondere i risultati anche attraverso i responsabili delle politiche sociali (a livello locale e comunitario) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Pianificazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione e formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> delle persone attraverso lo scambio di personale e la condivisione di conoscenze ed esperienze.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Promozione dei risultati</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e loro attuazione nel prossimo futuro in Europa, fissando collaborazioni e obiettivi a lungo termine.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>APPROCCIO METODOLOGICO </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Aspetto molto importante è che la ricerca sarà effettuata da parte di persone che sono in </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>distacco intersettoriale</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> presso istituzioni di altri Paesi. E queste saranno per la maggior parte donne disabili che lavorano nelle istituzioni partner. La diversità di culture, lingue e condizioni socio-economiche sarà un elemento molto utile per fare un confronto metodologico e condividere le esperienze al fine di giungere all’applicazione dei nuove pratiche inclusive. L’aspetto innovativo di RISEWISE consiste proprio nella </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>partecipazione attiva delle donne</b></span></span></span> <span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> insieme agli scienziati e al personale coinvolti. Le persone che si sposteranno agiranno in qualità di osservatori e porteranno loro conoscenze ed esperienze. La metodologia prevede mezzi per documentare le osservazioni in modo sistematico, e la condivisione di queste osservazioni in un repository comune. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>FASI PROGETTUALI </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">1. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che sarà effettuata a più livelli per facilitare le attività durante distacchi. L&#8217;esperienza collettiva in forma di un insieme di metodi per l&#8217;integrazione </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">2. i </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>casi di studio</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: per migliorare la conoscenza e la definizione di buone pratiche, ma anche per una politica consolidata da attuare nella società, al fine di potenziare la vita delle donne con disabilità.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">3. una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>rete di collaborazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che permetterà ad ogni partecipante di contribuire alla valorizzazione degli altri in modo diretto ed efficace.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">4. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>promozione del progetto</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresenterà uno strumento immediato, ma anche di lunga durata, per promuovere la condivisione delle conoscenze e la sostenibilità dei risultati </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">5. le </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e diffusione: tutti i partner saranno impegnati nel coinvolgimento del pubblico</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>RICADUTE POSITIVE</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Le donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l&#8217;opportunità di lavorare in un altro ambiente, in altri paesi e settori, saranno considerate come i colleghi maschi. Vedranno realizzarsi il loro potenziale. Potranno anche imparare dalla metodologia per osservare, riferire, analizzare e implementare nuovi metodi per la ricerca sociale e per l&#8217;integrazione e l&#8217;inclusione. Questa esperienza aprirà nuove opportunità per lo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppo della carriera</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, non solo per le nuove conoscenze acquisite, ma anche perché dimostrerà che sono in grado di essere protagoniste nella ricerca e nell&#8217;innovazione in un contesto internazionale e multi-settoriale. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> potranno </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>confrontarsi con una nuova metodologia</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che integra diversi metodi e ha nuove prospettive di attuazione. Avranno la possibilità di lavorare su due livelli, quello individuale, grazie al periodo di distaccamento, e quello collettivo, grazie nell&#8217;analisi e al consolidamento di conoscenze ed esperienze, acquisendo nuove abilità sull&#8217;applicazione dei metodi di ricerca sociale e di integrazione, su base multi-culturale.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli specialisti di assistenza sanitaria</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che di solito si concentrano sul singolo caso per il trattamento, godranno di una prospettiva più ampia. La loro collaborazione sarà fondamentale per </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l&#8217;identificazione di nuovi metodi e tecniche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo di progetti futuri. La loro integrazione in team multidisciplinari sarà un&#8217;opportunità per migliorare la loro carriera.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori e gli ingegneri ICT</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno la possibilità di interagire meglio con le donne disabili, comprendendone di più i bisogni e potendo così </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppare in modo mirato le tecnologie </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di assistenza. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli assistenti sociali e i politici</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l’occasione per la definizione di obiettivi chiari, stabilendo le priorità dei bisogni della collettività, e una migliore conoscenza delle soluzioni esistenti realizzabili. Questo permetterà di offrire </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>proposte concrete e piani d&#8217;azione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo nelle loro organizzazioni. Individualmente, il know-how acquisito attraverso la condivisione delle conoscenze li arricchirà con nuovi metodi e competenze. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>RIFERIMENTI E CONTATTI</b></span></p>
<p>FACEBOOK: <a href="https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sito FUNKA: <a href="http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive---research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive&#8212;research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Responsabile Scientifica del progetto RISEWISE</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">Cinzia Leone</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Cell3292104398</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Mail: cinzia.leone@unige.it</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Addetta Stampa</b></span></p>
<p>Medea Garrone</p>
<p>Cell.349.4545253</p>
<p>mede.garrone77@gmail.com</p>
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		<title>Barriere architettoniche&#8230;una buona notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 07:40:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una grande soddisfazione è stata per Salvatore Caputo, tennista pugliese del MIDU SPORT HANDICAP PUGLIA (Movimento Italiano Diritti Umani) impegnato da 27 anni in attività sociali e sportive.  Quando è arrivato all&#8217;aeroporto di Brindisi&#46;&#46;&#46;</p>
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<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/88393_brindisi_aeroporto_brindisi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6955" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6955" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/88393_brindisi_aeroporto_brindisi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="88393_brindisi_aeroporto_brindisi" width="280" height="210" /></a></div>
<div></div>
<div>Una grande soddisfazione è stata per Salvatore Caputo, tennista pugliese del MIDU SPORT HANDICAP PUGLIA (Movimento Italiano Diritti Umani) impegnato da 27 anni in attività sociali e sportive.  Quando è arrivato all&#8217;aeroporto di Brindisi per imbarcarsi ha trovato numerosi cambiamenti: gli scivoli abbattuti perchè fatti male, le bande rumorose tolte perchè erano pericolose, la copertura per la pioggia realizzata. Finalmente un lavoro fatto bene. Aveva ragione Salvatore Caputo quando iniziò a denunciare i vari problemi che incontravano soprattutto i disabili ogni volta che partiva per le gare internazionali di tennis e il responsabile di aeroporti di Puglia diceva che non era vero.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-544.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6954" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6954 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-544.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (544)" width="285" height="392" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-544.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 466w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-544-218x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /><br />
</a></div>
<div></div>
<div>&#8220;Solo chi vive il problema lo può capire. Anche se con ritardo, i responsabili hanno costatato la verità. Oggi possiamo attraversare la strada senza l&#8217;aiuto di nessuno, ci sentiremo meno disabili. Un grazie di cuore ai volontari che fanno assistenza nell&#8217;aeroporto che per tutti questi anni sono stati vicino a me e a tutti gli altri passeggeri. Sarà una bella immagine di civiltà anche per i turisti che vengono ogni anno nel nostro Salento&#8221; afferma Caputo.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ringrazia molto Salvatore Caputo.</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/21/barriere-architettoniche-una-buona-notizia/">Barriere architettoniche&#8230;una buona notizia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>“Ultimo Banco”, il nuovo rapporto di Associazione 21 luglio sul rapporto tra scuola e bambini rom a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 08:39:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> «La segregazione abitativa alla base di un decennio di fallimenti». &#160; &#160; Dal 2002 al 2015 il Comune di Roma ha investito nel “Progetto Scolarizzazione Rom di Roma Capitale” circa 27 milioni di euro,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/21/ultimo-banco-il-nuovo-rapporto-di-associazione-21-luglio-sul-rapporto-tra-scuola-e-bambini-rom-a-roma/">“Ultimo Banco”, il nuovo rapporto di Associazione 21 luglio sul rapporto tra scuola e bambini rom a Roma</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b> «La segregazione abitativa alla base di un decennio di fallimenti».</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5540" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>Dal 2002 al 2015 il Comune di Roma ha investito nel “Progetto Scolarizzazione Rom di Roma Capitale” <b>circa 27 milioni di euro</b>, coinvolgendo un numero compreso tra i 500 e i 2000 minori rom residenti negli insediamenti formali della Capitale. Nonostante il forte investimento di risorse e l’estesa durata del “Progetto”, in questi anni <b>non sono mai stati prodotti dati ufficiali</b> relativi alla valutazione dei risultati e alla qualità degli interventi.</p>
<p>Considerata tale carenza, <b>Associazione 21 luglio ha condotto un’accurata analisi </b>del “Progetto Scolarizzazione Rom” con uno specifico focus sul periodo 2009-2015, e ha elaborato i risultati nel report “<a title="Ultimo Banco. Analisi dei progetti di scolarizzazione rivolti ai minori rom a Roma" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad498c4cc&amp;linkDgs=11ef547ad498be67&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad498c4cc%26linkDgs%3D11ef547ad498be67&amp;source=gmail&amp;ust=1469176369466000&amp;usg=AFQjCNGJPl-z-dSlOxiwsdSaBT8oEADKmg&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Ultimo Banco. Analisi dei progetti di scolarizzazione rivolti ai minori rom a Roma</span></a>”. La ricerca verrà presentata<b> mercoledì 27 aprile 2016 alle ore 17</b> presso la Sala Parlamentino della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sede dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali alla presenza del direttore dell’UNAR <b>Francesco Spano</b> e dell’ex assessore alle politiche scolastiche di Roma Capitale <b>Marco Rossi Doria</b>.</p>
<p>Il quadro che emerge dal rapporto è allarmante. Secondo i dati relativi al periodo analizzato, nella città di Roma 9 minori rom su 10 non hanno frequentato la scuola con regolarità, un minore rom su 2 è in ritardo scolastico e frequenta quindi una classe non conforme alla sua età anagrafica, infine, sulla media dei 1.800 bambini rom iscritti a scuola solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico. Nell’ultimo anno scolastico monitorato, quello del 2014-2015, nella baraccopoli istituzionale di Castel Romano, la frequenza regolare ha raggiunto il suo valore più basso attestandosi al 3,1%.</p>
<p>Da questi elementi emerge come le politiche di scolarizzazione rivolte ai minori rom residenti nella Capitale siano state negli anni del tutto insufficienti. <b>Le responsabilità di tale insuccesso sono imputabili a diversi soggetti e fattori</b>: all’impianto politico e istituzionale, alle competenze e risorse di cui hanno potuto disporre gli enti affidatari del “Progetto”, alla risposta dei minori rom e al loro contesto socio-economico, alle politiche abitative e di sgombero.</p>
<p>Dal rapporto emerge come anche il corpo docente non sembra mostrarsi adeguatamente preparato nel fornire risposte concrete alla questione. Ai minori rom vengono spesso assegnati programmi didattici semplificati rispetto a quelli del resto della classe, aumentando di fatto il loro ritardo scolastico che è destinato ad accumularsi nel corso degli anni. Già all’interno della <i>Strategia Nazionale di Inclusione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti </i>&#8211; documento ufficiale pubblicato nel 2012 &#8211; veniva evidenziato come in Italia la percentuale di minori rom con un handicap certificato toccava percentuali allarmanti (30-40%). Il dato indicherebbe un uso improprio del sostegno scolastico, assegnato in modo indiscriminato per fronteggiare i ritardi scolastici interpretati come cognitivi.</p>
<p>Nel report presentato da Associazione 21 luglio viene sottolineato come – alla base di tutto &#8211;<b> la segregazione abitativa all’interno delle baraccopoli</b>, isituzionali e non, <b>incida in maniera determinante sulle possibilità di successo delle politiche di scolarizzazione</b> adottate. Un bambino nato e cresciuto in un contesto di emergenza abitativa inizia il proprio percorso scolastico in una condizione di oggettiva penalizzazione. Non dispone di servizi igienici adeguati e di spazi di studio per i compiti; quasi sempre i suoi genitori sono privi di strumenti e capacità per sostenerlo nello svolgimento dello studio; il trasporto scolastico – effettuato con mezzi riservati esclusivamente a minori rom – è riconosciuto istituzionalmente insufficiente tanto che l’alunno della baraccopoli è giustificato ad entrare anche un’ora dopo dall’inizio delle lezioni e ad uscire anticipatamente rispetto al normale orario scolastico.</p>
<p>«Gli impietosi numeri della ricerca rivelano il fallimento di una politica abitativa segregazionista, condotta su base etnica, dispendiosa e lesiva dei diritti fondamentali, quale quella adottata dalle diverse amministrazioni che si sono succedute nella Capitale» &#8211; ribadisce Associazione 21 luglio &#8211; «<b>È dal superamento delle baraccopoli romane che il nuovo sindaco che uscirà dalle urne dovrà ripartire</b> per salvaguardare un’infanzia il cui futuro appare già gravemente compromesso».</p>
<p><span style="color: #99042e;"><a title="SCARICA LA RICERCA COMPLETA" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad498c4cc&amp;linkDgs=11ef547ad498be69&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad498c4cc%26linkDgs%3D11ef547ad498be69&amp;source=gmail&amp;ust=1469176369466000&amp;usg=AFQjCNG_j-WdHBWOmpTtjP3bAkMVdURHUg&utm_source=rss&utm_medium=rss">SCARICA LA RICERCA COMPLETA</a></p>
<p></span></div>
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		<title>Persone, non pesi: parlare di disabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 07:10:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Persone, non pesi &#8221; è la campagna lanciata il 1 dicembre dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell&#8217;Handicap , in occasione della Giornata Internazionale ed Europea delle Persone con Disabilità del 3&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a href="http://www.personenonpesi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Persone, non pesi</a><a href="http://www.personenonpesi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> </a>&#8221; è la campagna lanciata il 1 dicembre dalla <a href="http://www.fishonlus.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell&#8217;Handicap </a>, in occasione della Giornata Internazionale ed Europea delle Persone con Disabilità del 3 dicembre che punta a sensibilizzare tutti i cittadini sulle discriminazioni vissute da molte persone con disabilità. </p>
<p>L&#8217;obiettivo della campagna è di informare l&#8217;opinione pubblica, tramite varie iniziative di comunicazione, sul fatto che la privazione dei diritti delle persone con disabilità ne provoca l&#8217;esclusione e la discriminazione, trasformando appunto quelle stesse persone in &#8220;pesi&#8221;. </p>
<p>C&#8217;è tempo ancora fino a lunedì 8 dicembre per compiere un gesto concreto e donare 1 euro, inviando un SMS al numero 45593  da cellulare personale TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca. Sarà, invece, di 2 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TeleTu e TWT e di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia e Fastweb. </p>
<p>Persone, non pesi ha anche lo scopo di realizzare nuovi servizi informativi e fornire alle persone con disabilità e alle loro famiglie strumenti sempre più accurati e autorevoli, che consentano loro di essere consapevoli dei propri diritti e delle opportunità di inclusione e partecipazione alla vita sociale. Solo infatti se si conoscono al meglio i propri diritti e li si afferma nel modo più corretto, si può riuscire a migliorare la propria condizione di vita, ad essere Cittadini e non &#8220;pesi&#8221;.</p>
<div dir="LTR" id="Sezione7">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
 fianco della FISH c&#8217;è anche la Lega Calcio di Serie A, che<br />
 dedicherà all&#8217;evento il fine settimana del 5-8 dicembre, con<br />
 messaggi audio/video e striscioni negli stadi, senza dimenticare le<br />
 Grandi Stazioni, società di servizi del Gruppo Ferrovie dello Stato<br />
 e i Centri Commerciali del Gruppo IGD a Catania, Livorno, Guidonia<br />
 (Roma), Milano e Quarto di Napoli.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra le<br />
 iniziative collaterali alla campagna la Fish ha promosso poi la&nbsp;<br />
 mostra fotografica intitolata &#8220;Nulla su di noi, senza di noi!&#8221;,<br />
 anche in versione video, realizzata dalla Federazione in<br />
 collaborazione con Contrasto, che racconta in una ventina di città<br />
 italiane come le persone con disabilità &#8220;vivevano ieri, vivono<br />
 oggi e talora riescono anche ad essere protagoniste&#8221;,<br />
 avvalendosi anche degli scatti di celebri creatori d&#8217;immagine, come<br />
 Gianni Berengo Gardin e Massimo Sciacca. Nella giornata del 3<br />
 dicembre la video mostra è stata e sarà proiettata nei&nbsp;Centri<br />
 Commerciali del Gruppo IGD, in importanti eventi, cui di volta in<br />
 volta parteciperanno prestigiosi esponenti istituzionali, accademici<br />
 e del mondo della disabilità: ad Ascoli Piceno e Genova dall&#8217;1 al 7<br />
 dicembre; a Martina Franca (Taranto) il 2 dicembre; all&#8217;Aquila,<br />
 Aosta, Asti, Brugherio (Monza-Brianza), Lamezia Terme (Catanzaro),<br />
 Legnano (Milano), Mantova, Milano, Palazzolo Acreide (Siracusa),<br />
 Roma e Sassari il 3 dicembre; a Lodi e Terni il 4 dicembre; nonché,<br />
 sempre il 3 dicembre, nella Repubblica di San Marino e anche a<br />
 Cagliari, Caserta, Palermo, Perugia, Potenza e Ragusa.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si può<br />
 inoltre sostenere la FISH anche prima, durante e dopo le date della<br />
 campagna, con un versamento sul conto corrente bancario della stessa<br />
 FISH, presso la Banca Popolare Commercio Industria (IBAN<br />
 IT81C0504801672000000038939).</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Inoltre, tramite UBI Banca, clienti<br />
 e non clienti potranno sostenere la FISH direttamente in filiale,<br />
 effettuando un bonifico con azzeramento delle commissioni, oppure,<br />
 per i clienti che hanno attivato l&#8217;internet banking Qui UBI,<br />
 utilizzando la funzione Bonifico per iniziative solidali.</div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/12/07/persone-non-pesi-parlare-di-disabilita/">Persone, non pesi: parlare di disabilità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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