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	<title>libertà Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>World Report 2026: crisi globale dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 08:38:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da: https://centridiricerca.unicatt.it/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il<em> </em><a href="https://www.hrw.org/world-report/2026?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>World Report 2026</em>, pubblicato da <em>Human Rights Watch</em></a> nel febbraio 2026, fotografa uno dei momenti più critici per i diritti umani dal dopoguerra a oggi. Il rapporto, giunto alla sua 36ª edizione e basato su ricerche in oltre cento paesi, non si limita a denunciare violazioni diffuse, ma interpreta tendenze globali che definiscono la traiettoria dei diritti fondamentali nel primo venticinquennio del XXI secolo.</p>



<p>Secondo il direttore esecutivo Philippe Bolopion — che apre il report con un saggio introduttivo — “porre freno all’onda autoritaria che travolge il mondo è la sfida di una generazione”, mettendo in guardia contro la regressione di istituzioni democratiche, libertà civili e stato di diritto.</p>



<p>Questa “recessione democratica”, come molti media internazionali hanno definito i contenuti principali del rapporto, è tanto sistemica quanto trasversale: coinvolge Stati Uniti, Unione Europea, Asia, Africa e Americhe, e riguarda tanto le democrazie consolidate quanto i regimi autoritari.&nbsp;</p>



<p>Un elemento centrale del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è il tema dell’erosione delle garanzie democratiche e delle protezioni per i diritti umani. I governi, in diverse regioni del mondo, hanno risposto alle crisi politiche, economiche e sociali con misure restrittive che limitano la libertà di stampa, di associazione e di espressione, e indeboliscono i controlli istituzionali sui poteri esecutivi.&nbsp;</p>



<p>In particolare, il rapporto evidenzia come gli abusi commessi sotto l’amministrazione Trump negli Stati Uniti — tra intimidazioni di oppositori, erosione dell’indipendenza giudiziaria e degrado delle libertà civili — non siano fenomeni isolati, ma parte di una tendenza più ampia che alimenta l’autoritarismo globale.</p>



<p>Bolopion e i ricercatori di HRW sottolineano che senza una risposta concertata delle democrazie rispettose dei diritti umani — come l’Unione Europea, il Regno Unito e il Canada — il sistema internazionale basato sulle regole rischia di sgretolarsi.</p>



<p>Il rapporto analizza la situazione nei paesi dell’Africa meridionale, denunciando gravi abusi e la mancanza di giustizia per le vittime. In Angola e Mozambico le forze di sicurezza hanno risposto alle proteste con uso eccessivo della forza, provocando morti e feriti. In Eswatini non è stata assicurata nessuna responsabilità per la repressione dei movimenti pro-democrazia del 2021. Nel Sudan, la guerra civile continua a mietere vittime tra i civili e a distruggere infrastrutture essenziali. Il rapporto sottolinea che le forze del Rapid Support Forces (RSF) hanno eseguito uccisioni sommarie, detenzioni arbitrarie, saccheggi e violenze sessuali in Darfur, mentre entrambe le parti in conflitto hanno colpito infrastrutture critiche per la sopravvivenza delle comunità civili.</p>



<p>Nell’Unione Europea, malgrado progressi formali su alcuni diritti economici e sociali, persistono gravi rischi legati alla politica migratoria restrittiva, alle discriminazioni razziali e all’influenza di narrazioni di estrema destra nella politica mainstream. La UE affronta così la contraddizione tra un quadro normativo formale di tutela dei diritti e la concreta implementazione, che spesso resta frammentata o insufficiente.</p>



<p>In Nord Corea, le restrizioni legate alla pandemia e il controllo statale continuano a erodere il diritto alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere delle famiglie, con impatti particolarmente significativi sulle donne e sui gruppi più vulnerabili.</p>



<p>Il contesto globale del 2025 è stato segnato da una diffusa mobilitazione sociale, spesso accompagnata da repressioni brutali da parte degli Stati. Un caso emblematico è quello dell’Iran, dove la rivolta popolare iniziata alla fine del 2025 si è tradotta in repressioni di massa nel 2026. Secondo fonti indipendenti e organizzazioni di diritti umani, migliaia di manifestanti sono stati uccisi e arrestati, mentre le autorità hanno adottato misure sistematiche per eliminare il dissenso.</p>



<p>Questa dinamica emerge anche nella narrazione del World Report: i movimenti di protesta, pur segnati da aspirazioni di libertà e giustizia, sono spesso soffocati da forze statali che privilegiano il controllo politico alla protezione dei diritti umani.</p>



<p>Al di là dei singoli casi, il significato più profondo del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è nella diagnosi di una crisi istituzionale globale dei diritti umani. Non si tratta solo di conflitti armati o di abusi specifici: è l’erosione delle garanzie democratiche di base e la legittimazione di politiche autoritarie che segnano una svolta preoccupante.&nbsp;</p>



<p>HRW osserva come i governi — anche in contesti democratici — usino strumenti giuridici e tecnologici per sorvegliare, controllare e talvolta criminalizzare l’opposizione e la società civile. Questi trend non sono isolati: sono parte di una narrativa che lega sicurezza, ordine pubblico e potere esecutivo a scapito delle libertà fondamentali.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;non si limita a denunciare le violazioni, ma lancia un appello chiaro alla cooperazione internazionale e all’impegno delle società civili. Bolopion esorta le democrazie a cooperare più strettamente per difendere lo “ordine internazionale basato sulle regole” e per opporsi alla normalizzazione delle misure autoritarie.&nbsp;</p>



<p>In un mondo dove la maggioranza della popolazione vive sotto regimi autoritari o in transizione verso tali modelli, secondo HRW la difesa dei diritti umani deve essere una priorità non solo retorica, ma operativa. Ciò richiede investimenti nella protezione delle libertà fondamentali, nel sostegno ai difensori dei diritti umani, nella trasparenza istituzionale e nella solidarietà transnazionale delle comunità democratiche.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;di&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;ci consegna un quadro globale segnato da tensioni profonde tra aspirazioni di libertà e pratiche autoritarie, tra norme internazionali e politiche nazionali che ne minano l’efficacia. Pur nelle sue dimensioni geopolitiche diverse, la mappa delle violazioni dei diritti umani rivela un elemento comune: la fragilità delle garanzie democratiche quando questi diritti non sono sostenuti da istituzioni robuste e da una società civile vigile.</p>



<p>Per chi si occupa di politica, istituzioni e diritti umani — come la comunità di Polidemos — il rapporto non è solo una lettura, ma un richiamo all’azione: riflettere sui legami tra governance, libertà civili e giustizia sociale, e promuovere strumenti concreti per difendere i diritti fondamentali nell’arena globale come in quella locale.</p>
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		<title>Il nome delle cose</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 16:24:12 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p>La piazza era vuota. Restavano solo nastri rossi e viola che il vento trascinava piano lungo i gradini. Un cartello abbandonato, rovesciato, mostrava a metà una parola: “libertà”. Azzurra si chinò per raddrizzarlo, come se sistemare quel pezzo di cartone fosse un modo per non lasciare che il senso di quelle lettere si disperdesse nell’aria. Il giorno prima, lì, c’era stata una manifestazione per i diritti delle donne. La voce collettiva aveva riempito quello spazio fino a traboccare: slogan scanditi, cartelli scritti a mano, passi decisi che battevano il ritmo di una stessa volontà. Ora, il silenzio era tornato. Ma non era pace: era l’eco di un rumore che la vita reale avrebbe presto soffocato. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18136" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Stringeva la mano di sua figlia, sentendo il calore piccolo e deciso di quelle dita. Guardandola, si chiese che mondo avrebbe trovato quando sarebbe stata grande. Non voleva che le sue scelte fossero misurate sulla pazienza o sulla rassegnazione. Non voleva che imparasse a sorridere per non disturbare, o a tacere per non provocare. Azzurra sapeva che i diritti non sono mai un regalo: sono conquiste fragili, che qualcuno cerca sempre di ridurre. E sapeva anche che, per certe ferite, non esiste una legge che basti a proteggere. Aveva visto troppe donne essere abbandonate e trattate come cose rotte, scartate quando non servivano più. Donne lasciate senza un tetto, senza soldi, senza un luogo sicuro dove respirare. Donne che, una volta finite le grida, si trovavano a dover combattere da sole la fame, la paura, la vergogna. C’erano leggi per punire un pugno o un livido, ma non per il vuoto lasciato da un amore che diventa disprezzo, da un legame che si trasforma in ricatto. Non per la solitudine di chi, dopo anni di rinunce, si ritrova senza protezione, con figli da crescere e nessuno che la guardi come un essere umano. Seduta su un gradino, lasciò che la bambina disegnasse con un gessetto trovato per terra. Cerchi, fiori, un sole storto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Piccoli segni innocenti su pietre che avevano visto rabbia, paura, silenzio. Le venne in mente che i diritti sono anche questo: la possibilità di disegnare un fiore senza che nessuno ti dica cosa devi fare, chi devi essere, come devi stare al mondo. Ripensò a sé stessa, a quando era più giovane. Aveva confuso il rispetto con l’obbedienza, la cura con la rinuncia. Aveva accettato di essere interrotta, ignorata, messa in disparte, perché “così fanno tutti” e “non è il caso di discutere”. Poi un giorno, non ricordava bene quando, aveva iniziato a dare il nome giusto alle cose. Aveva iniziato a chiamare controllo quello che altri chiamavano amore, abuso quello che altri chiamavano carattere, diritto quello che altri chiamavano privilegio. E quando dai il nome giusto alle cose, il mondo non è più lo stesso. Perché non puoi più fingere di non sapere. Guardò la bambina che le sorrideva, orgogliosa del disegno appena finito. &#8211; Mamma, ti piace? &#8211; Molto. E sai perché? Perché è come lo volevi tu, non come ti ha detto qualcun altro. Si alzò, stringendo quella piccola mano. &#8211; Andiamo, amore. Ti insegnerò a dare il nome giusto alle cose. &#8211; Anche alle brutte cose? &#8211; Soprattutto a quelle. Perché solo così possiamo cambiarle. Camminarono via, lasciandosi alle spalle la piazza, i nastri, il cartello. Ma non la promessa che quel giorno aveva preso forma: le mani che oggi stringono la mia non avranno paura di aprirsi. Perché il silenzio, questa volta, non sarà mai più complice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18138" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Andiamo al Pride perchè&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 08:20:44 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>“Perchè credo che gli artefici del cambiamento dobbiamo essere noi in primis. Nel mio piccolo, voglio essere la protagonista della mia vita e combattere per ciò in cui credo. Infine, perchè siamo tutti essere umani e come tali, abbiamo diritto di vivere e di vedere riconosciuti e tutelati i diritti di tutt*”. Martina<br>“Partecipo al Pride per chi non ha l&#8217;opportunità o il privilegio di poter vivere liberə e fierə. Partecipo al Pride per dire loro “non siete solə”. Zen<br>“…Perchè è importante rivenicare i diritti parificati per tutti e mantenere saldi quelli che abbiamo ottenuto; non siamo solo corpi ma soggetti giuridici. Partecipo perchè rivendico la mia identità e il mio orientamento e perchè non siano motivo di propaganda, ma nemmeno un ostacolo per la mia esistenza.”. Ervin<br>“Come mamma Agedo voglio stare accanto ai ragazzi e vedere la gioia nei loro volti” Dolores<br>“Sostengo tutte le comunità discriminate, dimenticate e spesso ostacolate dalla classe politica. Amo vedere gli occhi felici dei partecipanti al Pride che sfilano orgogliosamente contro il perbenismo e l&#8217;ipocrisia borghese. Ho riscontrato, infine, calore umano soprattutto nella città piccole”. Anna<br>“C&#8217;è una battaglia importante da fare nella società e nella politica ed è giusto che chi vuole parteciparvi abbia il coraggio di scendere in piazza. Voglio anche portare la mia unicità e far capire che si può migliorare la società in vari contesti, come partiti, chiese sindacati e associazioni…” Emanuele<br>“Io partecipo per i diritti LGBTqai+ sempre più dimenticati dai nostri politici e per ricordare il mio amico Alessandro Rizzo che non c&#8217;è più”. Mattia<br>“Chiunque critichi il Pride, a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivo, non sa cosa significa essere discriminati.” Stefano<br>“Per senso di appartenenza, di espressione politica, di manifesto del proprio Io”. Francesca</p>



<p>“Per la Rivolta, per tutte le soggettività queer che perdono la vita ogni giorno, per chi ha lottato e per chi continua a lottare”. Leo<br>“Il Pride non è soltanto una festa scollacciata, un po’ porca e irriverente. Il Pride è un atto politico forte travestito di lustrini per dire no a chi vuole l’omologazione dei desideri, delle persone, delle idee. Ecco perché sarò al Pride, per condividere con i partecipanti una visione altra della società, per dire no a chi calpesta i diritti e crede, per convenienza o per convinzione, che il desiderio sia soltanto uno. Sarò in corteo con la mia carrozzina e le mie protesi per dire no a chi vuole farci precipitare in una spirale d’odio e paura distruggendo con le bombe e con le parole la vita e la possibilità dell’amore Ci sarò perché io esisto e non sono uno sbaglio&#8221;. Gianfranco<br>“Creare un movimento di piazza fatto da migliaia di persone con disabilità che hanno forte potere contrattuale sul Governo e lo Stato.” Andrey<br>“Partecipo ai Pride perché è giusto far vedere al mondo che le persone sono un universo complesso di amore ed espressioni.” Vitto<br>“Se mi chiedi perchè partecipare al gay pride, la prima risposta che mi sale spontanea alle labbra, prima di poter pensare ad articolarne una complessa e impegnata, che suggerisca la misura della mia profondità, è: perchè è bello!<br>Mi sono trovata a Bergen, in Norvegia, sabato 21 giugno, proprio il giorno in cui il corteo del pride avrebbe sfilato per le vie della città e ho detto a mio marito e a mio figlio: non possiamo perdercelo.<br>E&#8217; stata un&#8217;esplosione di colore in una giornata inaspettatamente soleggiata. C&#8217;erano canzoni come<br>&#8220;YMCA&#8221; dei Village People o &#8220;Girls just wanna have fun&#8221; di Cindy Lauper che ti mettono addosso la voglia di saltare e ballare anche se a ballare sei negata come lo sono io.<br>Intorno al corteo e alle finestre c&#8217;era un sacco di gente; dalle signore anziane ai bambini, tutti avevano da qualche parte la bandiera con i colori dell&#8217;arcobaleno simbolo del pride, qualcuno la portava  addirittura dipinta in volto.<br>Tra le persone che sfilavano mi ha colpito in particolare una coppia di ragazze, bionde e luminose come lo sono le norvegesi, si tenevano per mano, ma una delle due aveva un seno scoperto, o meglio aveva scoperto una parte del petto dove un tempo c&#8217;era un seno e ora troneggiava una cicatrice rosso bluastra che raccontava una inequivocabile storia di dolore. Non era volgare esibizionismo il suo, tutt&#8217;altro, il suo sorriso era il sorriso fiero e grato di chi ha attraversato una tempesta ed è sopravvisuta.<br>Era bella di quella bellezza che non c&#8217;entra nulla con la perfezione. Che fosse omosessuale era un particolare irrilevante. Non perchè le nostre inclinazioni non contino, anzi dicono molto di noi, ma la nostra dignità, il nostro valore come persone ne prescinde totalmente.<br>Un giorno che al momento vedo ancora lontano forse questo sarà chiaro a tutti e il pride sarà solo una festa e non piu&#8217; (anche) una battaglia per i diritti civili. Quel giorno ci sarà solamente la sessualità in tutte le sue forme, senza bisogno di alcun suffisso. Fino ad allora il gay pride resta, oltre che bello, importante. E lo e&#8217; davvero per tutti, a prescindere dall&#8217;orientamento affettivo- sessuale, perchè come ha insegnato Terenzio &#8220;nulla di cio&#8217; che e&#8217; umano e&#8217; estraneo alla nostra natura&#8221;.<br>E&#8217; questa eredita&#8217; di gioia e colore, ma anche di impegno civile, che voglio resti di me a mio figlio. Ecco perche&#8217; al pride del 21 giugno noi c&#8217;eravamo!”. Heidi<br>“Per rivendicare una parte di me e siccome mi occupo di sostegno ai migranti, per manifestare per tutti quei popoli che non possono farlo liberamente”. Jonathan</p>



<p>“Premetto di non essere attivista, e confesso di essermi &#8220;scontrato&#8221; con un Pride a Milano del tutto per caso. Questa fu la mia iniziazione. Rimanendone -da subito, questo sì-folgorato e stupito positivamente. Il clima che si respira tra quella calca eterogenea e spesso disordinata è quello di una festa, a cui è consentito &#8220;imbucarsi&#8221; senza temere biasimi. Tra i partecipanti trovi tutta, davvero tutta l&#8217;umanità LIBERA, con tutte le culture e gli strati sociali. Chi si traveste con abiti più o meno improbabili, chi sfila con una determinazione che mi spaventa (temi di politica internazionale molto delicati), chi è desideroso di una famiglia &#8220;altra&#8221; e vorrebbe soltanto gridare al mondo che in questo non ci sia niente di male. E in mezzo a tutto gente che semplicemente esprime la propria solidarietà, e vuole ballare per la strada come in tutto il resto dell&#8217; anno non sarebbe concesso. AL DI LÀ DELLE SCELTE E DEGLI ORIENTAMENTI DI CIASCUNO.<br>Io respiro questa aria di libertà, e considero questa come la vera magía: lo vedo persino negli sguardi di quelli che si affacciano pigramente alle finestre, disturbati dal frastuono del passaggio del corteo. Termino con una citazione di Torrisi: &#8220;OGNI TANTO, LO SO, SOGNI ANCHE TU, E SOGNI DI NOI&#8221;. Enrico</p>



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		<title>Una vita in carrozza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2025 08:34:38 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Cari lettori,</p>



<p>non vi fate ingannare da questo titolo la carrozza in questione non è quella di una famosa favola che a mezzanotte si trasforma in zucca, non è nemmeno trainata da cavalli e per ora non è previsto nessun principe azzurro, anche se per certi versi e per le esperienze che ho vissuto posso considerarla comunque una &#8220;favola&#8221;.<br>In questo mio scritto, voglio raccontare in maniera realista e con un tocco di ironia la mia vita di persona con disabilità o meglio il mio rapporto con la disabilità che ad oggi ė come le montagne russe un sali-scendi tra accettazione e conflittualità.<br>Andiamo con ordine: nasco di sei mesi evidentemente mi ero stancata di stare nella pancia di mamma seppur molto comoda. Insomma anche all&#8217;epoca la pazienza non era il mio forte. Io volevo vedere il mondo e scoprire altre cose&#8230;di cose ne ho scoperte fin troppe ,molte soddisfacenti tante altre abbastanza deludenti, ma questo lo dico adesso consapevole donna 38enne.<br>All&#8217;epoca vedevo solo il lato positivo delle cose cerco di farlo tutt&#8217;ora, ma adesso la visione positiva di una situazione non appare sempre così immediata come quando si è bambini, anche se secondo la mia esperienza non bisogna mai smettere di cercare il lato positivo anche laddove non sembra esserci&#8230; A volte semplicemente ci vuole tempo e si fa tantissima fatica, ma vi posso garantire che è sempre lì pronto a sorprenderci e a svoltare una giornata che sembrava da dimenticare! Con questo non voglio dire che nella mia vita non vivo emozioni spiacevoli o turbamenti per la mia condizione, anzi chi vive nella mia condizione con una tetraparesi spastica, perché questa è la mia diagnosi, cioè quell&#8217; incapacità di muovere totalmente gli arti inferiori e una ridotta capacità di movimento negli arti superiori, purtroppo si trova a dover avere a che fare,fin da subito, con una parola antipaticissima con la quale però dovrà fare i conti per sempre quantomeno per assolvere le sue funzioni vitali : mangiare bere igiene personale&#8230; questa parola è DIPENDENZA<br>Sì, la dipendenza costante da qualcuno che a lungo andare, nel mio caso può diventare qualcosa di &#8220;tossico&#8221; per l&#8217;anima perché limita la mia libertà. In questo caso non si può adottare nessuna magia come invece si fa nelle favole. L&#8217;unica cosa da fare è accettare questa dipendenza come parte di te; facile no ?<br>NO direi proprio di no.<br>Lo dico adesso che sono adulta, prima non ci facevo così caso, ma adesso mi pesa.<br>&#8220;Organizziamo l&#8217;uscita insieme? La mia risposta è data dall&#8217;istinto: &#8220;siiiii&#8221;, ma poi mi ricordo&#8230; Oh cavolo devo chiedere ai miei genitori, gli unici con una macchina attrezzata con pedana&#8230;<br>E allora la mia risposta diventa un: &#8220;mi piacerebbe ma devo chiedere..&#8221; per fortuna loro mi danno quasi sempre una risposta positiva perché mi amano e io per questo li ringrazio immensamente perché non mi hanno mai negato nulla, o meglio quasi mai.<br>Una volta risolta la questione dell&#8217;accompagnamento non è finita mica qui pensavate fosse così semplice &#8230; Invece c&#8217;è un&#8217;altra domanda da porsi dove si va? O meglio, il luogo è realmente accessibile? Quando si pensa all&#8217;accessibilità, primariamente si pensa a una struttura il cui ingresso non prevede i gradini E allora magari mi sento dire&#8230; &#8220;Sì il locale è sprovvisto di gradini all&#8217;ingresso&#8221;. Questo è solo un primo step; se il locale in questione è un ristorante io devo poter mangiare comodamente sotto il tavolo e non a due metri di distanza costringendo l&#8217;accompagnatore di turno, dato che qualcuno mi deve imboccare, a fare degli esercizi di contorsionismo . Inoltre, se dovessi assolvere alle mie funzioni biologiche vitali? Ecco che un&#8217;altra domanda sorge spontanea: &#8220;il bagno è a norma?&#8221; , una domanda che non andrebbe posta perché dovrebbe essere una cosa assodata dato che c&#8217;è una legge che OBBLIGA tutti i locali ad avere un bagno accessibile, invece no ancora oggi bisogna fare questa domanda:&#8221;avete un bagno accessibile? Cosa che che trovo assurdo dover chiedere visto che siamo nel 2025 in Italia, che dovrebbe essere uno dei paesi più avanzati per questo tipo di problematica; alcune volte la risposta è &#8220;no signora il bagno non è accessibile.&#8221; Qui la scelta: rinunciare completamente all&#8217;esperienza negandomi di fatto la possibilità di vivere una cosa a cui tengo ,o andare sapendo che dovrei limitarmi nel bere perché non posso fare plin plin, ma vivere comunque una bella esperienza con i miei amici? A volte mi è capitato di rinunciare, ma il più delle volte io vado comunque e mi godo l&#8217;esperienza!. Un altro aspetto della accessibilità e un altro capitolo da aprire, è quello dei luoghi deputati a ospitare spettacoli o concerti.<br>Io vivo in una città come Milano che dovrebbe essere la più progredita in questo senso, per certi aspetti è migliorata molto rispetto agli anni passati, ma c&#8217;è ancora molto da fare.<br>Un luogo non è considerato &#8220;ACCESSIBILE &#8220;solo in quanto sprovvisto di gradini e dotato di una rampa all&#8217;ingresso(o ascensore per salire al piano successivo (poi qui bisognerebbe aprire un altro capitolo su quanto deve essere grande l&#8217;ascensore), no questo non basta; se io acquisto dei biglietti per andare a vedere un concerto io esigo vederlo in totale sicurezza e comodità.. sarà davvero così? Se sul concetto di sicurezza posso provare a capire l&#8217;idea di essere &#8220;relegata&#8221; su una pedana rialzata, non posso capire altre cose strettamente connesse.<br>La prima perché l&#8217;accompagnatore debba stare dietro e non ragionevolmente accanto alla persona con disabilità grave che necessita di continua assistenza .<br>Si eviterebbero cosi all&#8217;accompagnatore o accompagnatrice di fare continui esercizi di contorsionismo e alla persona con disabilità di farsi venire il torcicollo per chiamarlo/la. Secondo aspetto; io mi trovo , come altre persone, in un palazzetto o in un teatro per vedere lo spettacolo non solo per ascoltarlo, quindi si presuppone che i miei occhi abbiano la più ampia visione possibile invece&#8230;no, hanno pensato (viene il dubbio se possa essere un vero pensiero o una deficienza) di porre proprio davanti agli occhi delle persone con disabilità una bella barra di acciaio per di più anche abbastanza spessa così da impedire la visuale, capite bene allora che il mio diritto di vedere un spettacolo o un concerto non viene assolto. A meno che, come nel caso dei concerti, non vengano previsti i cosiddetti megaschemi: la mia salvezza!<br>Non voglio dire che la mia vita sia frenata da queste complicazioni perché comunque io per carattere le esperienze cerco sempre di viverle al meglio e guarda caso anche quelle che sono nate come negative dal punto di vista dell&#8217;aspetto meramente logistico, hanno avuto poi un risvolto molto positivo e molto entusiasmante. Certamente però questi disagi ultimamente, hanno risvegliato in me qualcosa che credevo sopito che era lì ma era latente : il dolore immenso per la mia condizione che, pur essendo una condizione che mi permette di vivere una vita dignitosissima, pur dovendo rinunciare a volte, come del resto tutti noi a delle esperienze, ultimamente mi condiziona molto, forse perché ho acquisito maggior consapevolezza della mia condizione.<br>Se acquisire maggior consapevolezza, oggi significa anche vivere con questo dolore,allora secondo me bisogna provare ad accoglierlo anche nelle sue manifestazioni più estreme e nelle sue molteplici varianti.<br>Quante volte il dolore ha &#8220;bussato alla mia porta&#8221; e io ho cercato di reprimerlo di non ascoltarlo . Ho capito solo da pochi anni, che il dolore è una parte di noi che deriva da un&#8217;emozione iniziale. Le emozioni non vanno mai spente né represse. Il dolore ti consuma ti devasta ti trasforma, ma se questo dolore a posteriori serve per ricostruirti più forte e più consapevole di prima allora forse secondo me vale la pena di viverlo. Personalmente credo che a volte, dopo un intenso dolore anche il più grande, può succedere qualcosa di bello che ci sorprende! Ve l&#8217;ho detto questo articolo non è una favola e non ha il classico happy end, ma un continuo working in progress.<br>Io sono stata capace e lo sarò ancora in futuro, di amare la mia carrozza, perché grazie a lei e grazie alle persone che mi hanno educato, in primis i miei genitori, ma poi anche la scuola che mi ha fatto sempre sentire inclusa ho vissuto tante bellissime esperienze,sono stata in tante città ho conosciuto culture diverse e tutto questo GRAZIE a LEI.<br>È importante poi avere una rete di amici che come nel mio caso,non ti facciano sentire un PESO, che non ti facciano sentire l&#8217;ultima ruota del carro o in questo caso della carrozza, insomma avere una rete sociale ad ampio raggio ed è importante anche saperla costruire e saperla mantenere che non è facile, ve lo garantisco.<br>Non è facile essere sempre ACCOGLIENTI ma bisognerebbe provarci quantomeno cercare di circondarsi di persone che lo siano<br>E poi, secondo la mia esperienza, anche noi accoglierci per come siamo, è un percorso lungo tortuoso e difficile ma necessario.<br>Allora avremo raggiunto una piccola grande vittoria.<br>Chiudo dicendo che secondo la mia esperienza non bisogna arrendersi all&#8217;evidenza bisogna lottare per una vita migliore, se un&#8217;esperienza ci sembra ostica da compiere non neghiamocela a priori, chiediamoci se ci sono alternative, se poi di fronte all&#8217;oggettività vediamo che non è fattibile solo allora rinunciamo, finché c&#8217;è un barlume di speranza crediamoci.<br>Secondo me la mia vita molto spesso è come una montagna: la salita è faticosa, ma poi il panorama è stupendo.</p>



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		<title>Il Rapporto annuale 2024 sulla repressione e persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del Partito comunista cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 16:24:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) ha pubblicato il Rapporto annuale 2024 sulla repressione e persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) da parte del Partito Comunista Cinese (PCC).Nel 2024, almeno 19.053 cristiani della&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>La Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) ha pubblicato il Rapporto annuale 2024 sulla repressione e persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) da parte del Partito Comunista Cinese (PCC).<br>Nel 2024, almeno 19.053 cristiani della CDO sono stati arrestati, 2.175 sono stati condannati, 9.762 sono stati sottoposti a torture o indottrinamento forzato e 24 sono stati perseguitati a morte. Il numero di arresti, di condanne pesanti e di casi di tortura o indottrinamento forzato ha nuovamente stabilito un nuovo record dal primo rapporto annuale pubblicato nel 2017.</p>



<p>Il rapporto rivela che il PCC ha emanato direttive segrete per lanciare una “Dura battaglia di tre anni” per sradicare completamente la Chiesa di Dio Onnipotente (CDO), con il 2024 come primo anno. Le autorità di tutta la Cina hanno utilizzato dati e informazioni provenienti da “tracciamenti di videosorveglianza, riconoscimento facciale, registrazioni di comunicazioni e visite mediche”,<br>insieme a metodi come “il posizionamento satellitare e la segnalazione pubblica”, per condurre indagini su larga scala, perquisizioni e arresti di cristiani della CDO. A partire da giugno, le operazioni di arresto di massa a livello nazionale sono proseguite senza sosta, portando a un forte aumento degli arresti del 53% rispetto al 2023.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/locandino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/locandino-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17947" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/locandino-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/locandino-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/locandino-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/locandino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Il rapporto afferma che da giugno a dicembre sono stati arrestati 1.065 membri della CDO nella provincia di Zhejiang, pari al 98% del totale annuale. Nella provincia di Henan, nello stesso periodo, sono stati arrestati 2.365 membri della chiesa, mentre nella provincia di Shandong ne sono stati arrestati 2.145 nella seconda metà dell’anno, entrambi pari all’88% dei rispettivi totali annuali.<br>Come città pilota per la repressione della “Dura battaglia di tre anni”, quasi tutti i membri della CDO nella città di Changzhi, nella provincia di Shanxi, sono stati arrestati, e molti casi risultano non rintracciabili. Nella provincia di Anhui sono stati registrati almeno 3.925 arresti nel corso dell’anno, segnando il più alto numero di arresti a livello nazionale per quattro anni consecutivi, con un aumento medio annuo del 34,8%.<br>I cristiani della CDO arrestati sono stati ampiamente sottoposti a torture. Per raggiungere le quote di arresti, le autorità di tutto il Paese hanno usato brutali tattiche di “trasformazione” e interrogatori violenti, come l’impiccagione con le manette, le scosse elettriche, la privazione del sonno (nota come “Esaurire un’aquila”), digiuno forzato, la posizione eretta prolungata, l’indecenza e abuso sessuale. Alcuni hanno subito torture che hanno provocato disabilità permanenti, crolli mentali, perdita della capacità di cura di sé e persino il suicidio per impiccagione. Nello Henan, una cristiana della CDO ha subito 30 giorni di violento indottrinamento, durante i quali la polizia l’ha privata del sonno e picchiata, rompendole due costole. Nell’Anhui, un cristiano della CDO di 17 anni è stato sottoposto a sette giorni e notti di privazione del sonno, nota come tortura “Esaurire un’aquila”.<br>Nell’ottobre 2024, due cristiani della CDO a Changchun, nella provincia di Jilin, sono morti nel giro di quattro giorni a causa della brutale persecuzione.<br>Il rapporto rivela un forte aumento del numero di sentenze severe per i cristiani della CDO nel 2024.</p>



<p>Un totale di 168 persone sono state condannate a sette o più anni, segnando un aumento del 35,5% rispetto ai 124 casi del 2023. La condanna più lunga registrata è stata di 14 anni. La provincia del Guangdong ha guidato la nazione nella percentuale di condanne a sette o più anni per due anni consecutivi, con questi casi nel 2024 che hanno rappresentato il 16% delle condanne totali a livello nazionale. Tra questi, sei persone sono state condannate a 11 anni, nove a 10 anni e una persona è stata multata fino a 180.000 RMB. Il 10 dicembre 2024, il Tribunale popolare del distretto di Laiwu a Jinan, nella provincia di Shandong, ha condannato 23 cristiani della CDO in un processo di gruppo. Tra questi, tre leader della chiesa di alto livello sono stati condannati a 12 anni e multe di 120.000 RMB ciascuno, mentre un cristiano comune è stato condannato a 10 anni con una multa di 100.000 RMB.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/g2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="512" height="324" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/g2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17949" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/g2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/g2-300x190.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a></figure>



<p><br>Il rapporto sottolinea in particolare un altro aspetto chiave della “Dura battaglia di tre anni”: la repressione transnazionale della CDO da parte del PCC. La direttiva chiede di “rafforzare la raccolta di informazioni”, di monitorare da vicino “le residenze e gli spostamenti” dei membri chiave della chiesa all’estero, di condurre operazioni per “colpire e smantellare” le comunità della<br>CDO fuori dalla Cina e di impedire la crescita della chiesa all’estero. Il rapporto descrive in dettaglio i recenti sforzi di repressione transnazionale del PCC a Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud e in diversi Paesi occidentali. Queste azioni includono la raccolta di informazioni personali sui credenti della CDO, molestie e coercizioni dei loro parenti e amici nella Cina continentale per costringerli a tornare in Cina, e il dispiegamento di agenti e operatori all’estero per diffondere una propaganda negativa, restringendo lo spazio vitale dei cristiani all&#8217;estero, raggiungendo infine l’obiettivo malvagio di costringere i cristiani della CDO a tornare in Cina.<br>Nel 1991, Dio Onnipotente, il Cristo degli ultimi giorni, è apparso e ha iniziato la sua opera, esprimendo parole che hanno portato alla fondazione della CDO. La maggior parte delle parole di Dio Onnipotente sono state raccolte nel libro La Parola appare nella carne, che attualmente è composto da sette volumi e serve come fondamento dottrinale della chiesa. Essendo la chiesa domestica più duramente perseguitata in Cina, almeno 293 membri della CDO sono stati perseguitati a morte dalla sua fondazione. Statistiche incomplete indicano che dal 2011 sono stati arrestati quasi 480.000 cristiani della CDO. Nel 2024, la Cina ha dovuto affrontare disastri naturali e provocati dall’uomo, il collasso economico e le crescenti crisi interne ed esterne. Tuttavia, invece di affrontare queste crisi. Il PCC ha ignorato le condizioni di vita della popolazione, intensificando invece la soppressione della fede religiosa con ancora maggiore spietatezza. Le sue atrocità hanno suscitato una forte condanna da parte di governi stranieri, studiosi religiosi e sostenitori dei diritti<br>umani. Anche numerosi media internazionali hanno riferito di queste atrocità.<br>A causa della persecuzione sempre più brutale dei cristiani della CDO da parte del PCC e dell’uso di mezzi spregiudicati per nascondere la verità, raccogliere e verificare dati e casi di persecuzione è diventato estremamente difficile. Di conseguenza, molti casi di persecuzione rimangono sconosciuti. Questo rapporto annuale è stato redatto esclusivamente sulla base dei dati e dei materiali disponibili sulle persecuzioni e dei documenti ufficiali del PCC, e costituisce una prova critica della persecuzione della fede religiosa da parte del PCC.</p>



<p><br><a href="http://Il?utm_source=rss&utm_medium=rss Rapporto annuale 2024 sulla repressione e persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del Partito comunista cinese La Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) ha pubblicato il Rapporto annuale 2024 sulla repressione e persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) da parte del Partito Comunista Cinese (PCC). Nel 2024, almeno 19.053 cristiani della CDO sono stati arrestati, 2.175 sono stati condannati, 9.762 sono stati sottoposti a torture o indottrinamento forzato e 24 sono stati perseguitati a morte. Il numero di arresti, di condanne pesanti e di casi di tortura o indottrinamento forzato ha nuovamente stabilito un nuovo record dal primo rapporto annuale pubblicato nel 2017.  Il rapporto rivela che il PCC ha emanato direttive segrete per lanciare una “Dura battaglia di tre anni” per sradicare completamente la Chiesa di Dio Onnipotente (CDO), con il 2024 come primo anno. Le autorità di tutta la Cina hanno utilizzato dati e informazioni provenienti da “tracciamenti di videosorveglianza, riconoscimento facciale, registrazioni di comunicazioni e visite mediche”, insieme a metodi come “il posizionamento satellitare e la segnalazione pubblica”, per condurre indagini su larga scala, perquisizioni e arresti di cristiani della CDO. A partire da giugno, le operazioni di arresto di massa a livello nazionale sono proseguite senza sosta, portando a un forte aumento degli arresti del 53% rispetto al 2023.  Grafico 1: Confronto degli arresti dal 2019 al 2024 Il rapporto afferma che da giugno a dicembre sono stati arrestati 1.065 membri della CDO nella provincia di Zhejiang, pari al 98% del totale annuale. Nella provincia di Henan, nello stesso  periodo, sono stati arrestati 2.365 membri della chiesa, mentre nella provincia di Shandong ne sono stati arrestati 2.145 nella seconda metà dell’anno, entrambi pari all’88% dei rispettivi totali annuali. Come città pilota per la repressione della “Dura battaglia di tre anni”, quasi tutti i membri della CDO nella città di Changzhi, nella provincia di Shanxi, sono stati arrestati, e molti casi risultano non rintracciabili. Nella provincia di Anhui sono stati registrati almeno 3.925 arresti nel corso dell’anno, segnando il più alto numero di arresti a livello nazionale per quattro anni consecutivi, con un aumento medio annuo del 34,8%. I cristiani della CDO arrestati sono stati ampiamente sottoposti a torture. Per raggiungere le quote di arresti, le autorità di tutto il Paese hanno usato brutali tattiche di “trasformazione” e interrogatori violenti, come l’impiccagione con le manette, le scosse elettriche, la privazione del sonno (nota come “Esaurire un’aquila”), digiuno forzato, la posizione eretta prolungata, l’indecenza e abuso sessuale. Alcuni hanno subito torture che hanno provocato disabilità permanenti, crolli mentali, perdita della capacità di cura di sé e persino il suicidio per impiccagione. Nello Henan, una cristiana della CDO ha subito 30 giorni di violento indottrinamento, durante i quali la polizia l’ha privata del sonno e picchiata, rompendole due costole. Nell’Anhui, un cristiano della CDO di 17 anni è stato sottoposto a sette giorni e notti di privazione del sonno, nota come tortura “Esaurire un’aquila”. Nell’ottobre 2024, due cristiani della CDO a Changchun, nella provincia di Jilin, sono morti nel giro di quattro giorni a causa della brutale persecuzione. Il rapporto rivela un forte aumento del numero di sentenze severe per i cristiani della CDO nel 2024. Un totale di 168 persone sono state condannate a sette o più anni, segnando un aumento del 35,5% rispetto ai 124 casi del 2023. La condanna più lunga registrata è stata di 14 anni. La provincia del Guangdong ha guidato la nazione nella percentuale di condanne a sette o più anni per due anni consecutivi, con questi casi nel 2024 che hanno rappresentato il 16% delle condanne totali a livello nazionale. Tra questi, sei persone sono state condannate a 11 anni, nove a 10 anni e una persona è stata multata fino a 180.000 RMB. Il 10 dicembre 2024, il Tribunale popolare del distretto di Laiwu a Jinan, nella provincia di Shandong, ha condannato 23 cristiani della CDO in un processo di gruppo. Tra questi, tre leader della chiesa di alto livello sono stati condannati a 12 anni e multe di 120.000 RMB ciascuno, mentre un cristiano comune è stato condannato a 10 anni con una multa di 100.000 RMB.  Grafico 2: Numero di persone condannate a sette anni o più (2019-2024) Il rapporto sottolinea in particolare un altro aspetto chiave della “Dura battaglia di tre anni”: la repressione transnazionale della CDO da parte del PCC. La direttiva chiede di “rafforzare la raccolta di informazioni”, di monitorare da vicino “le residenze e gli spostamenti” dei membri chiave della chiesa all’estero, di condurre operazioni per “colpire e smantellare” le comunità della CDO fuori dalla Cina e di impedire la crescita della chiesa all’estero. Il rapporto descrive in dettaglio i recenti sforzi di repressione transnazionale del PCC a Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud e in diversi Paesi occidentali. Queste azioni includono la raccolta di informazioni personali sui credenti della CDO, molestie e coercizioni dei loro parenti e amici nella Cina continentale per costringerli a tornare in Cina, e il dispiegamento di agenti e operatori all’estero per diffondere una propaganda negativa, restringendo lo spazio vitale dei cristiani all'estero, raggiungendo infine  l’obiettivo malvagio di costringere i cristiani della CDO a tornare in Cina. Nel 1991, Dio Onnipotente, il Cristo degli ultimi giorni, è apparso e ha iniziato la sua opera, esprimendo parole che hanno portato alla fondazione della CDO. La maggior parte delle parole di Dio Onnipotente sono state raccolte nel libro La Parola appare nella carne, che attualmente è composto da sette volumi e serve come fondamento dottrinale della chiesa. Essendo la chiesa domestica più duramente perseguitata in Cina, almeno 293 membri della CDO sono stati perseguitati a morte dalla sua fondazione. Statistiche incomplete indicano che dal 2011 sono stati arrestati quasi 480.000 cristiani della CDO. Nel 2024, la Cina ha dovuto affrontare disastri naturali e provocati dall’uomo, il collasso economico e le crescenti crisi interne ed esterne. Tuttavia, invece di affrontare queste crisi. Il PCC ha ignorato le condizioni di vita della popolazione, intensificando invece la soppressione della fede religiosa con ancora maggiore spietatezza. Le sue atrocità hanno suscitato una forte condanna da parte di governi stranieri, studiosi religiosi e sostenitori dei diritti umani. Anche numerosi media internazionali hanno riferito di queste atrocità. A causa della persecuzione sempre più brutale dei cristiani della CDO da parte del PCC e dell’uso di mezzi spregiudicati per nascondere la verità, raccogliere e verificare dati e casi di persecuzione è diventato estremamente difficile. Di conseguenza, molti casi di persecuzione rimangono sconosciuti. Questo rapporto annuale è stato redatto esclusivamente sulla base dei dati e dei materiali disponibili sulle persecuzioni e dei documenti ufficiali del PCC, e costituisce una prova critica della persecuzione della fede religiosa da parte del PCC. Per leggere il Rapporto annuale 2024, clicca qui. https://it.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br>Per leggere il Rapporto annuale 2024, clicca qui: <br>https://it.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati. Venezuela&#8221;. Un bacio al cecchino</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 12:30:46 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Il Venezuela si trova in un momento cruciale: più di due anni fa, la leader dell&#8217;opposizione Maria Corina Machado aveva dichiarato che questa lotta era lunga e che non sarebbe stato facile, nonostante questo, il popolo ha creduto in lei, si è fidato al cento per cento e in pochissimo tempo la Machado è diventata non<br>solo una leader politica, bensì una leader spirituale, capace di muovere migliaia di persone. La maggior parte dei venezuelani, dentro e fuori la nazione, ha ascoltato il suo appello per la libertà e la democrazia, ha creduto e ancora crede che il paese possa liberarsi da questo incubo. Il popolo venezuelano ha lottato molto per raggiungere un obbiettivo, senz’altro il più importante degli ultimi 30 anni, che nel 2025 si realizzerà.<br>Giovedì 9 gennaio, il popolo venezuelano è sceso in piazza per ribadire il proprio pensiero, per dire a Nicolás Maduro e alla sua cerchia tirannica e assassina che devono andarsene, che nessuno gli crede più e che nessuno li vuole più.<br>Il presidente eletto González Urrutia ha inaugurato il 2025 facendo un tour in alcuni Paesi dell&#8217;America Latina. Arrivato a Buenos Aires, è stato accolto dal presidente Milei e da una grande comunità di venezuelani che hanno riempito la Plaza de Mayo, dove si trova la Casa Rosada, sede del governo argentino. Immagini incredibili e commoventi. Successivamente, si è recato negli Stati Uniti per incontrare il<br>presidente Biden e una delegazione del presidente eletto Trump, poi ha fatto tappa anche in Uruguay e a Panama, dove i governi di questi Paesi hanno ribadito il loro sostegno. Nel frattempo, il presidente colombiano Petro ha dichiarato che non avrebbe partecipato in qualità di ospite all&#8217;inaugurazione del 10 gennaio, in quanto le elezioni dello scorso anno non si sono svolte democraticamente. Un colpo per Maduro che ha sempre considerato Petro un amico e alleato nella regione.<br>Il narco regime è in agonia e il suo unico strumento è la violenza: armi puntate contro il popolo, gli attivisti, i politici dell&#8217;opposizione e le loro famiglie, sequestri e torture. Tre giorni fa, uomini incappucciati non identificati hanno rapito il genero del presidente. Si tratta di un&#8217;esacerbazione della violenza che i venezuelani conoscono bene, l&#8217;abbiamo già vista più di una volta in questi 25 anni di dittatura, ma ciò che è cambiato è l&#8217;elemento di “nervosismo” di questa violenza. Il 9 gennaio Caracas era militarizzata. Tuttavia, in diverse città del Paese dove la gente è scesa in piazza, la polizia non ha aggredito la folla, non l&#8217;ha repressa o maltrattata, il che indica che il sistema poliziesco e militare non appartiene più al cento per cento al regime, ma si sta gradualmente spostando dalla parte della democrazia e di ciò che è giusto. Non abbiamo ancora vinto la guerra, ma abbiamo vinto battaglie molto importanti. Il 9 gennaio Maria Corina Machado è uscita dalla clandestinità, è scesa in piazza e ha parlato alla folla, che ha risposto con forza, coraggio e determinazione. Cecchini e polizia, agli ordini del regime, circondavano le strade e la piazza dove Maria Corina stava parlando. Con un gesto che passerà alla Storia, Maria Corina ha alzato gli occhi al cielo, ha visto uno dei cecchini sul tetto di un edificio vicino e lo ha salutato con un bacio. Un gesto intelligente, sincero e non di sfida. Subito dopo è stata intercettata dalla polizia del regime mentre lasciava la manifestazione, è stata sequestrata, maltrattata e il conducente della moto che la stava portando via è stato ferito ad una gamba. È stata rilasciata poche ore dopo. Il conducente della moto è stato sequestrato e in questo momento è scomparso. Più di 24 ore dopo, María Corina ha spiegato la dinamica del sequestro express. Per questa ragione, Machado ha suggerito al presidente eletto di non entrare nel Paese, in quanto non c’erano e non ci sono le condizioni di sicurezza perché González Urrutia possa insediarsi come presidente. Così è stato. González Urrutia si trova attualmente nella Repubblica Dominicana.<br>Il piccolo barlume di speranza che avevamo riposto nel 10 gennaio si è spento, ma non siamo affatto sconfitti, non abbiamo perso la fede, né smettiamo di lavorare per la libertà. Tutte le conquiste ottenute negli ultimi anni grazie alla leadership di María Cristina e dei suoi alleati sono enormi e molto importanti.<br>Nicolás Maduro si è insediato come illegittimo presidente in una piccola stanza blindata di Miraflores, il Palazzo del Governo, circondato dai suoi fedeli criminali e alla presenza di soli due “presidenti”, criminali quanto lui: Daniel Ortega, presidente del Nicaragua, e Miguel Díaz Canel, presidente di Cuba. Nel frattempo, Il mondo democratico lo rifiuta apertamente e dichiara che il nuovo presidente è González Urrutia. Da quasi tutta America e da tutta Europa piovono critiche feroci a Maduro. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha pubblicato sui social: “Restituite il Venezuela al popolo. Maduro dovrebbe affrontare la giustizia, non prestare un giuramento illegittimo. La libertà deve prevalere. Il Venezuela è libero”. Anche le parole dell’Alto rappresentante Ue per Affari esteri e sicurezza Kaja Kallas sono state contundenti: “L’Unione Europea sostiene il popolo venezuelano nella difesa della democrazia: Maduro è privo di ogni legittimità democratica”. Il governo americano ha aumentato la taglia sulla testa di Maduro, adesso vale 25 milioni di dollari, quella di Diosdado Cabello, la mente diabolica di questo regime, vale anch&#8217;essa 25 milioni. È appena entrato in gioco anche il ministro della Difesa, Vladimir P. López, la cui testa ora vale 15 milioni. Tra circa 10 giorni Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca e Marco Rubio, il nuovo Segretario di Stato, vecchio nemico di Maduro e conosciuto per le sue posture estreme verso regimi latinoamericani come appunto, quello del Venezuela. Rubio metterà tra le sue priorità la regione latinoamericana. Sono innumerevoli le sue dichiarazioni contro Maduro e le sue proposte di legge al Senato americano per mettere il bastone tra le ruote e togliere ossigeno al regime. Sue sono le seguenti dichiarazioni: “Nell&#8217;interesse della sicurezza nazionale statunitense e della stabilità regionale, Maduro deve essere consegnato alla giustizia per i suoi crimini contro il popolo venezuelano”. (Lettera al procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland che chiede l&#8217;arresto di Maduro nel giugno 2022). “Diosdado Cabello non è semplicemente un leader politico, è il moderno Pablo Escobar del Venezuela, un trafficante di droga”. (Commento durante un&#8217;audizione al Senato nel luglio 2017) La differenza adesso qual è: Marco Rubio sarà Segretario di Stato degli Stati Uniti di America.<br>Miraflores trema. Miraflores agonizza. Maduro ha perpetrato un colpo di Stato e la comunità internazionale lo sa. Continuiamo a lavorare internamente ed esternamente per raggiungere l&#8217;obiettivo #HastaElFinal.</p>
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		<title>Ritrovare il proprio equilibrio interiore attraverso il confronto con l&#8217;altro: i gruppi Ama (AutoMutuoAiuto)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 09:50:00 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Avere una disabilità motoria grave come la mia non è facile da sopportare né tantomeno da gestire. Nella mia vita tante volte mi sono sentita sola nel senso lato del termine. Per buona parte della mia vita, ho sempre avuto amicizie con persone &#8220;normodotate&#8221;che pur essendo persone meravigliose sotto tanti punti di vista, di certo non potevano e non possono capire il mio grande dolore per la forte limitazione nel movimento, semplicemente perché non la vivono.<br>Dal 2016, cioè da quando ho iniziato a frequentare Spazio Vita Niguarda, il centro che tuttora frequento, la mia vita ha subito una svolta decisiva ed io mi sento e sono più consapevole dei miei limiti, di ciò che posso fare in autonomia imparando a chiedere, con maggior naturalezza, un semplice aiuto a chi mi supporta ogni giorno laddove non riesco ad &#8220;arrivare&#8221;.<br>Sono giunta a questa consapevolezza non solo perché ormai da nove anni frequento tutti i giorni questo centro, che mi porta a stare a contatto con persone che avendo anche loro una disabilità motoria importante succede molto spesso di doversi confrontare, sia su problematiche di praticità sia su problematiche di sofferenza emotiva, ma anche perché da anni, frequento, sempre all&#8217;interno di Spazio Vita, i gruppi AMA, ovvero i gruppi di Auto Mutuo Aiuto. Ho deciso di fare questo articolo sugli AMA per raccontare la mia esperienza di rinascita che mi ha aiutato e mi sta ancora aiutando a conoscere meglio me stessa, le mie potenzialità e le mie risorse attraverso il confronto con altre persone con disabilità e i loro caregiver, che molto spesso coincidono con i familiari stessi. Questi gruppi si svolgono due volte al mese di sabato da ottobre a maggio!<br>Voglio sottolineare l&#8217;importanza nei nostri gruppi della presenza di figure professionali (psicologi counselor e psicoterapeuti) che hanno il compito di &#8220;guidarci&#8221; in questo confronto e di moderare qualora i toni del confronto diventino accesi….<br>Per me è stata ed è un&#8217;esperienza sempre arricchente.<br>Ogni volta, quando torno a casa porto con me storie di vita ,episodi, racconti parole gesti sguardi altrui, che mi insegnano ad accettare maggiormente la mia disabilità e a conviverci nel modo più semplice e sereno possibile. Va detto, che il percorso di accettazione, secondo me è un percorso molto tortuoso e difficile da affrontare da soli, ecco perché ho scelto anche il supporto di questi gruppi. Questa realtà mi aiuta a vedere il problema da prospettive che non avevo mai considerato. Spiego meglio: i primi anni questi gruppi erano così suddivisi: da una parte solo persone con disabilità dall&#8217;altra solo caregivers e ogni gruppo aveva il suo moderatore e entrambi i gruppi proponevano un argomento scelto da uno dei membri a seconda dell&#8217;urgenza del momento.<br>Mi preme sottolineare che entrambi i gruppi erano separati anche fisicamente cioè ogni gruppo era in una stanza diversa anche abbastanza distante dall&#8217;altra così che i membri potessero esprimersi liberamente senza intromissioni da parte dei propri familiari. Andando avanti con gli anni i gruppi hanno si è pensato di cambiare la formula, a mio parere maggiormente efficace e estimolante, in quanto prevede un gruppo eterogeneo composto sia da caregivers che da persone con disabilità in modo da rendere ancora più produttivo il confronto, così che la problematica messa in discussione possa essere analizzata da punti di vista differenti rispetto al proprio . Questo permette a chi ha proposto il tema di cogliere più spunti e differenti visioni per poter appianare e risolvere la problematica. Affinché questa modalità sia efficace, è bene che la maggior parte delle volte all&#8217;interno di uno stesso gruppo non ci siano caregiver e persone con disabilità appartenenti allo stesso nucleo familiare: esempio madre e figlia padre figlio zia e nipote . Così facendo si permette sia alla persona con disabilità che alla famigliare di esprimersi in totale libertà senza condizionamenti. In questi ultimi due anni molto spesso gli argomenti sono proposti dai moderatori sotto forma di gioco, personalmente trovo questa formula vincente perché attraverso il gioco, che apparentemente può sembrare banale, emerge la nostra parte bambina e proprio così come fanno i bambini attraverso il gioco, anche nel nostro gruppo emergono con spontaneità e disinvoltura argomenti di discussione molto profondi e molto intensi che ci avvicinano, esperienze che seppur diverse hanno qualcosa in comune ovvero la sofferenza il disagio la difficoltà, ma anche la gioia l&#8217;orgoglio per i piccoli traguardi raggiunti con fatica e determinazione . A parer mio frequentando questi gruppi si impara tanto, si &#8220;impara&#8221;a vivere e convivere. Personalmente ho imparato che la simbiosi che avevo con mia mamma prima di frequentare questi gruppi è stata ed è dannosa perché quando sei in simbiosi i tuoi bisogni si confondono con quelli della persona con cui, non per tua volontà, hai creato questo tipo di rapporto. Le due identità pian piano si sovrappongono e non si riesce più a capire chi si è, cosa si vuole quali sono i propri obiettivi. Ecco la cosa più importante che ho imparato da questi gruppi è a scindere ovvero a capire che io esisto come persona singola, devo e posso crearmi il mio futuro la mia vita così come mia mamma deve e può crearsi il proprio futuro senza dipendere da me , entrambe abbiamo capito che l&#8217;amore che ci lega esisterà per sempre e che avremo bisogno ci saremo una per l&#8217;altra, ma è arrivato il momento di camminare da sole di affrontare ognuna le proprie difficoltà senza interferire in maniera ingerente con l&#8217; altra.<br>Ci possiamo confrontare, dare consigli ma al momento della scelta entrambe saremo sole, finalmente libere di scegliere e finalmente libere anche di sbagliare e poi di ritornare sulla strada giusta.<br>La cosa più bella che mi hanno insegnato questi gruppi è la capacità e la libertà di scegliere quello che io ritengo giusto per me e la capacità di rendermi conto che se una scelta non mi porta beneficio posso tranquillamente tornare sui miei passi. Ho anche imparato a esplorare emozioni con naturalezza senza averne paura così come sto cercando di accettare la convivenza con un dolore immenso più grande di me che pensavo di non poter riuscire a gestire&#8230; Posso tranquillamente dire che ho imparato e sto ancora imparando, ad AMArmi di più. </p>



<p>Come forse avrete letto quest&#8217;anno la nostra associazione Per i Diritti Umani, si vuole focalizzare sul tema molto delicato della tutela della salute mentale e disagio psichico: ecco spiegato il motivo per cui ho scritto questo Articolo. I gruppi AMA(AutoMutuoAiuto) mi aiutano a trovare un equilibrio mentale che avevo perso.<br>Concludo dicendo che per me tutti i membri del gruppo sono ormai una famiglia e non vedo l&#8217;ora di rirendere gii incontri a gennaio. La vera conclusione di questo articolo però la voglio fare citando una frase di una canzone che secondo me rispecchia molto il senso di questi gruppi : &#8220;E per quanta strada ancora c&#8217;è da fare amerai il finale&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. “Venezuela libero” vince tutti i round</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 08:57:16 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Stiamo vincendo tutti i round in questa lotta per la libertà e per la verità.<br>Il premio Sacharov assegnato dal Parlamento Europeo, Il premio Bruno Leoni assegnato dall’Istituto Bruno Leoni, Il Premio Internazionale di Democrazia assegnato dalla Associazione Internazionale di Consultori Politici (IAPC), Il Premio Vaclav Havel dei diritti umani assegnato dall’Assemblea Parlamentaria del Consiglio d’Europa. Tutti per Maria Corina Machado. Primo round vinto.<br>Paesi europei e americani che a 4 mesi dalle elezioni in Venezuela riconoscono Edmundo González Urrutia<br>come presidente eletto della nazione, in primis gli Stati Uniti. Altri non meno importanti come Argentina, Cile, Canada, Panama, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Peru, Ecuador, Uruguay, Il Parlamento Europeo, Italia e Francia. Secondo round vinto.<br>Tanti altri come Colombia, Messico, Brasile e L’Unione Europea che non riconoscono apertamente a González Urrutia, ma che si mantengono cauti chiedendo trasparenza e la presentazione ufficiale dei verbali elettorali e che con il trascorrere del tempo hanno già capito che il regime non potrà soddisfare questa richiesta. Non ancora vinto ma ci stiamo lavorando dal punto di vista diplomatico.<br>I verbali elettorali originali che possono essere verificati con QR code stanno facendo il giro dell’America Latina. Dopo aver approdato negli Stai Uniti nelle mani del Centro Carter e dell’Organizzazione degli Stati<br>Americani, hanno volato in Colombia, in Uruguay, in Argentina e in Cile. Nei prossimi giorni si aspetta che arrivino in altri paesi. Tutti i documenti sono stati mostrati nei Parlamenti e/o Senati di questi paesi e hanno riscontrato l’appoggio di tutte le forze politiche, senza guardare il colore. Terzo round vinto.<br>Il giro istituzionale che sta facendo il presidente eletto ha avuto effetti molto positivi per quello che riguarda la politica internazionale e la visione globale sulla tragedia venezuelana. I rappresentanti politici e/o i governi di Italia, Germania, Francia, Norvegia, Svezia, Portogallo, Danimarca… hanno manifestato pieno appoggio verso la democrazia, verso il rispetto delle scelte del popolo e verso la difesa e il rispetto dei diritti umani. In particolare, Italia si è dichiarata apertamente a favore del presidente eletto, considerandolo vincitore e ufficialmente “presidente eletto”. Quarto round vinto.<br>Non eravamo mai arrivati a questo punto. Non avevamo mai incontrato la fiducia e il pieno sostegno di gran parte del mondo democratico occidentale. I passi fatti sono stati da giganti e i round li abbiamo vinti tutti grazie a strategie molto intelligenti e gestite nel pieno della democrazia e del rispetto verso il popolo.<br>Senz’altro la lotta la stiamo vincendo.<br>Al contrario, il regime sta perdendo tutti i round e lo sa. È più solo che mai, anche storici alleati come Brasile o Colombia continuano a dichiarare che le elezioni non sono state “molto” trasparenti, dopo 4 mesi aspettano ancora che il regime mostri i verbali, cosa che non riuscirà mai a fare, lo sa il regime e lo sanno i governi di questi Paesi. Primo round perso.<br>Lo scorso ottobre c’è stato il Vertice dei Brics in Russia. Maduro era sicuro che sarebbe entrato a far parte del gruppo, tutto contento era andato in Russia, è stato ricevuto da Putin, ma sorprendentemente Brasile si è mostrato sfavorevole e ha votato contro l’inserimento di Venezuela nel gruppo. Maduro è tornato indietro con la coda tra le gambe. Un duro colpo per la cupola corrotta di Venezuela. Secondo round perso.<br>La vittoria di Donald Trump e la assegnazione di Marco Rubio, storico nemico di Maduro, come segretario di Stato e il terzo round perso dal regime.<br>L&#8217;ONG Foro Penal, che guida la difesa dei prigionieri politici in Venezuela, ha recentemente riferito che 169 persone legate alle proteste contro il risultato ufficiale delle elezioni presidenziali del 28 luglio sono state rilasciate. Tuttavia, 1.887 prigionieri politici rinchiusi dopo le elezioni rimangono in carcere. La scorsa settimana ci sono stati diversi rilasci dalle carceri di tutto il Paese, a seguito di una revisione, richiesta dalla Procura della Repubblica. Sabato scorso, il procuratore generale, Tarek William Saab, ha dichiarato che tra venerdì pomeriggio e sabato sono stati “concessi ed eseguiti” 225 provvedimenti di libertà (cautelare, non piena libertà), di cui non ha fornito i dettagli, a persone detenute dopo le proteste contro il risultato ufficiale delle ultime elezioni. Non è la prima volta che il regime usa i prigionieri politici come merce di scambio. Due le ragioni di queste scarcerazioni a sorpresa: la prima è a causa della vittoria di Donald Trump, si dice che Maduro abbia voluto mandargli un messaggio “di pace” e la seconda è l’ennesimo crimine che rappresenta la morte di Jesus Martinez, un prigioniero politico diabetico che è deceduto in carcere per mancanza di attenzione medica. Martinez è stato sequestrato subito dopo le elezioni, era stato rappresentante di lista in un seggio elettorale e come tantissime altre persone aveva annunciato dopo la chiusura del suo seggio la vittoria di González Urrutia. Schedato come tantissimi altri rappresentanti dell’opposizione, è stato perseguitato, sequestrato e poi ucciso. L’inganno non funziona questa volta. Le scarcerazioni non ci fanno dimenticare Martinez, né tutti gli altri morti ammazzati dal regime, non ci fanno dimenticare gli adolescenti che sono ancora in prigione né gli altri 1.887 prigionieri. Nessuno dimentica e nessuno ci crede che questa è una mossa dettata dalla buona volontà, quindi un altro round perso.<br>Il 10 gennaio 2025 è vicino, la pressione internazionale si fa sentire. Maria Corina Machado, Edmundo González Urrutìa e tutto il loro team è al lavoro da tanto tempo per cercare una transizione pacifica e strategica. Per preparare il terreno per l’insediamento del nuovo presidente. Ora come ora, con tutti questi passi, la transizione sarebbe l’unica opzione possibile per salvare il Paese.</p>
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		<title>Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 13:30:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it) Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante. Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto –&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



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<p><strong>Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante.</strong></p>



<p>Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto – Società della Ragione Onlus e Fondazione Franco Basaglia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti umani di un paziente psichiatrico, immobilizzato con forza e trattato con farmaci pesanti in un ospedale. Questa pratica è stata condannata come inumana e degradante. La recente sentenza della CEDU nel caso Lavorgna c. Italia rappresenta un precedente di grande rilievo per il sistema giudiziario italiano, poiché è la prima volta che la Corte condanna l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in un caso di contenzione meccanica e farmacologica all’interno di un reparto psichiatrico. La sentenza riconosce che il trattamento riservato al paziente durante la sua degenza presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale di Melzo è stato inumano e degradante, in violazione del divieto assoluto di trattamenti inumani e degradanti stabilito dall’articolo 3 della Convenzione.</p>



<p>Il caso coinvolge Matteo Lavorgna, diciannovenne all’epoca dei fatti, affetto da un disturbo psicotico non altrimenti specificato. Il giovane era stato ricoverato volontariamente il 30 settembre 2014 su consiglio del suo psichiatra, il quale aveva ritenuto necessario un intervento protetto per evitare che la situazione degenerasse. Tuttavia, in seguito a un episodio di aggressività verso i genitori durante una visita, lo SPDC aveva applicato misure di contenzione meccanica, immobilizzando Lavorgna al letto per quasi otto giorni consecutivi, nonostante fosse già sottoposto a pesanti sedazioni farmacologiche. Il ricorso, depositato presso la CEDU, si basava sulla denuncia del giovane per maltrattamenti e coercizione da parte del personale medico, con accuse riguardanti anche l’omissione di un’adeguata verifica sulla necessità di prolungare la contenzione meccanica, nonostante Lavorgna fosse in stato di calma apparente e sotto controllo medico. In Italia, la sua denuncia era stata archiviata dal tribunale, che aveva ritenuto legittimo l’uso della contenzione in quanto misura necessaria per evitare rischi futuri.</p>



<p>Nella sentenza del 7 novembre scorso, la Corte di Strasburgo ha stabilito che il trattamento subito da Lavorgna costituisce una violazione sostanziale e procedurale dell’articolo 3 della Convenzione. La Corte ha, infatti, evidenziato come la prolungata contenzione meccanica non fosse giustificabile, in quanto la condizione di pericolo che ne aveva determinato l’applicazione non persisteva più con tale intensità, mancando così di motivazioni oggettive e necessarie. Inoltre, la Corte ha censurato l’inefficacia dell’indagine condotta in Italia, non ritenendola conforme agli standard richiesti per un accertamento trasparente e indipendente. Gli interventi delle due associazioni sopracitate hanno contribuito in modo significativo alla decisione della Corte, sostenendo che, in assenza di norme chiare sui limiti della contenzione meccanica in ambito psichiatrico, tale pratica debba essere giustificata solo in casi di necessità assoluta e comprovata, come prevede l’articolo 54 del Codice penale. Le organizzazioni hanno evidenziato che la contenzione non può essere usata a scopo cautelare, ma esclusivamente per rispondere a un pericolo concreto e imminente, come confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana nel caso Mastrogiovanni.</p>



<p>La decisione della CEDU apre un’importante riflessione sulla necessità di stabilire regolamentazioni più precise e rigide in merito all’uso della contenzione in contesti psichiatrici. Il caso Lavorgna solleva interrogativi su un utilizzo della contenzione che appare non solo ingiustificato dal punto di vista della necessità medica, ma anche lesivo della dignità umana. Tale pratica si pone in contrasto con il principio di proporzionalità richiesto per le misure restrittive della libertà individuale. Inoltre, la sentenza sollecita una riforma dei protocolli sanitari italiani, poiché attualmente mancano norme specifiche che disciplinino la contenzione meccanica e farmacologica. La Corte Europea ha ribadito che la contenzione meccanica non deve essere considerata un intervento terapeutico, ma un mezzo di sicurezza, utilizzabile solo come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. La condanna dell’Italia segna, quindi, un passo significativo verso una maggiore tutela dei diritti delle persone affette da disturbi psichiatrici e potrebbe stimolare il legislatore italiano a intervenire con normative specifiche, in linea con gli standard di diritti umani delineati dalla CEDU e dalle linee guida del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT).Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani.</p>
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		<title>Dietro ogni etichetta c&#8217;è una persona</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:07:29 +0000</pubDate>
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<p>di Sabrina Minervini<br></p>



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<p>“<em>Se t&#8217;inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli<br>In quell&#8217;aria spessa, carica di sale, gonfia di odori<br>Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano<br>Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano<br>Se tu penserai e giudicherai da buon borghese<br>Li condannerai a cinquemila anni più le spese<br>Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo<br>Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo</em>“</p>



<p><br>Questa è l’ultima strofa de “La città vecchia” (Fabrizio De André)<br>Non ci sono parole più adatte per spiegare l’importanza di non giudicare una persona da ciò che ha fatto, ma dal conoscere<br>prima i motivi che ha spinto l’individuo a commettere un qualsiasi reato.<br>Cercherò di spiegarvi le mie sensazioni di quando ho assistito ad un evento presso il teatro del carcere di Opera, uno dei tantissimi<br>organizzati dal dottor Juri Aparo, psicologo e psicoterapeuta presso diverse carceri milanesi.<br>Durante questo evento è stato possibile ascoltare alcune testimonianze di detenuti che hanno commesso dei reati ed i motivi<br>che li hanno spinti a commetterli. Inoltre hanno ammesso che, durante il loro percorso in carcere, hanno preso totale<br>consapevolezza di ciò che hanno fatto e hanno raccontato la loro storia di vita.<br>Oltre alle testimonianze toccanti dei detenuti ci sono stati alcuni collegamenti musicali scelti in base ad ogni storia; ad ogni testimonianza, infatti, era collegata una canzone di Fabrizio De Andrè poiché i personaggi di questo cantautore si<br>rispecchiano molto con le storie raccontate.<br>Ad aiutarli nel loro cambiamento è stato soprattutto il “gruppo della trasgressione” coordinato dal dottor Juri Aparo, un gruppo formato da detenuti, ex detenuti, studenti, dove è possibile analizzare il proprio percorso di vita e confrontarlo con alcuni personaggi come<br>Caravaggio o Dostoevskij; ad esempio grazie all&#8217;analisi del romanzo “Delitto e castigo&#8221; è stato incredibile quanto i membri di questo gruppo si siano resi consapevoli “dell’esistenza dell’altro” e che il dolore è sia di chi subisce il reato sia di chi lo commette.<br>E’ stata davvero toccante la testimonianza di una madre che ha detto: “quando ti ammazzano un figlio ti verrebbe da chiuderti in te<br>stessa e piegarti dal dolore, io per non piegarmi ho voluto entrare in carcere e conoscere il dolore che è presente all’interno.”<br>Assistendo a questo evento mi sono resa ancora più conto di non dover “etichettare” una persona per quello che si sa di lei o per quello<br>che ha fatto, ma di ascoltare prima la sua storia.<br>Ascoltare le testimonianze di ex detenuti che sono diventati genitori, lavoratori, che sono cambiati in meglio mi fa capire che il lavoro di autoanalisi svolto da questo gruppo è qualcosa di straordinario e ascoltare le persone che stanno ancora scontando la loro pena in<br>carcere mi ha dato un’idea limpida di ciò che vorrebbero per il proprio futuro sia per se stessi sia per i loro cari e mi ha resa ancora più<br>consapevole di ciò che vuol dire mettersi in discussione .<br>Concludo dicendo che questo tipo di lavoro non serve solo a chi ha commesso o ha subìto un reato ma anche alla gente “comune&#8221;<br>disposta a non fermarsi alle apparenze e a non rimanere “chiusa “nelle proprie convinzioni ma che, al contrario, può imparare a non ”condannare a cinquemila anni &#8220;, ma a crescere e a conoscere questo mondo di cui non si sa mai abbastanza.</p>
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