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	<title>magistrato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Opporsi all&#8217;attacco ai diritti umani e in difesa dell&#8217;indipendenza della Magistratura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2023 10:58:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga la seguente lettera: Al Presidente della Repubblica Italiana Palazzo del Quirinale 00187 Roma, Italia Ai Membri del Parlamento Italiano Oggetto:&#160;Petizione per la Salvaguardia dei Diritti dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga la seguente lettera:</p>



<p></p>



<p>Al Presidente della Repubblica Italiana</p>



<p>Palazzo del Quirinale</p>



<p>00187 Roma, Italia</p>



<p>Ai Membri del Parlamento Italiano</p>



<p>Oggetto:&nbsp;<strong>Petizione per la Salvaguardia dei Diritti dei Migranti e la Tutela della Costituzione della Repubblica Italiana</strong></p>



<p>Egregi Signori e Signore,</p>



<p>Noi, cittadini e cittadine della Repubblica Italiana, preoccupati per la crescente minaccia alla legalità costituzionale e ai diritti fondamentali dei migranti nel nostro paese, ci rivolgiamo a voi in qualità di custodi della nostra democrazia e dei principi sanciti dalla Costituzione Italiana.</p>



<p>Citando le parole di Antonio Gramsci, &#8220;Se avessi fatto anch&#8217;io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?&#8221; oggi ci chiediamo se avremmo potuto evitare la situazione attuale, in cui i principi costituzionali sono sempre più messi in discussione e i diritti umani dei migranti sono spesso ignorati.</p>



<p>In particolare, vorremmo sottolineare l&#8217;importanza del recente atto di coraggio di un membro della magistratura italiana. Nell&#8217;esercizio corretto delle sue funzioni, ha applicato quanto espresso dalla Carta costituzionale. Come privato cittadino, ha difeso con determinazione e integrità la Costituzione Italiana, dimostrando la sua non indifferenza verso i diritti fondamentali di uomini e donne. La sua presenza in una manifestazione apartitica e non certo di propaganda elettorale, di solidarietà nei confronti dei migranti, insieme a numerosi cittadini che, come lui, hanno esercitato il loro fondamentale diritto di esprimere la propria opinione in merito alla difesa della vita, è a nostro avviso unicamente ennesima dimostrazione di senso civico a cui tutte/i dovremmo sentirci chiamati/laddove ravvisiamo violazioni dei diritti.</p>



<p>Tuttavia, la legalità costituzionale e i valori democratici sono minacciati da esponenti di forze politiche il cui strumento principale sembra ormai essere quello del dossieraggio e conseguente attacco personale per mezzo stampa , volto a &nbsp;delegittimare l’attività legittima e corretta del Magistrato. In uno stato di diritto, questi precedenti devono essere immediatamente rispediti al mittente, con chiarezza e determinazione onde evitare il ripetersi di dolorose esperienze di cui la storia ci ha resi consapevoli .</p>



<p>Ciò che è ancora più preoccupante è che abbiamo permesso a nemici della democrazia e dell&#8217;umanità di impadronirsi delle istituzioni della Repubblica. Questa è una situazione che non possiamo più ignorare o sottovalutare.</p>



<p>Pertanto, chiediamo a voi, rappresentanti eletti del popolo italiano, di adottare misure concrete per ripristinare la legalità costituzionale e garantire i diritti fondamentali delle persone che vengano a trovarsi in situazione di particolare vulnerabilità legislativa. Migranti e richiedenti asilo sono in questi anni coloro che più pagano le violazioni di normative costituzionali e di convenzioni internazionali. In particolare, invitiamo il Parlamento Italiano a impegnarsi in modo deciso e determinato per promuovere un&#8217;agenda di inclusione, rispetto dei diritti umani e giustizia sociale.</p>



<p>Il prossimo passo cruciale per la nostra mobilitazione sarà la manifestazione del 7 Ottobre a Roma, denominata &#8220;La Via Maestra,&#8221; dove migliaia di cittadini e cittadine si riuniranno per esprimere la loro solidarietà e il loro impegno per la difesa dei valori costituzionali. Chiediamo che anche voi vi uniate a questa voce collettiva in difesa della Costituzione Italiana e dei diritti dei migranti.</p>



<p>Chiediamo il vostro impegno per ristabilire la legalità costituzionale e per garantire che l&#8217;Italia torni ad essere un faro di democrazia, giustizia e solidarietà in Europa e nel mondo.</p>



<p>Con fiducia nella vostra azione, vi preghiamo di considerare questa petizione come un appello urgente a favore della salvaguardia dei diritti dei migranti e della tutela della Costituzione Italiana.</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/opporsi-all-attacco-ai-diritti-umani-e-all-indipendenza-della-magistratura?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.change.org/p/opporsi-all-attacco-ai-diritti-umani-e-all-indipendenza-della-magistratura?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/opporsi-all-attacco-ai-diritti-umani-e-all-indipendenza-della-magistratura?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p></p>



<p>Distinti saluti,</p>



<p>Mauro C. Zanella&nbsp;</p>



<p>Enrico Calamai</p>



<p>Maurizio Acerbo Segr. Nazionale PRC-SE&nbsp;</p>



<p>Gregorio De Falco&nbsp;</p>



<p>Giovanni Annaloro&nbsp;</p>



<p>Sara Zuffardi &nbsp;</p>



<p>Herta Manenti</p>



<p>Stefano Galieni&nbsp;</p>



<p>Anna Camposampiero&nbsp;</p>



<p>Paola Nunges&nbsp;</p>



<p>Luciana Menna&nbsp;</p>



<p>Calro Cartocci</p>



<p>Teresa Mecca</p>



<p>Marcozzi gabriele&nbsp;</p>



<p>Enrica Inghilleri&nbsp;</p>



<p>Angelica Perrone&nbsp;</p>



<p>Irene Rui</p>



<p>Paula Beatriz Amadio</p>



<p>Eleonora de Nardis</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani</p>



<p>Vittoria Pagliuca</p>



<p>Silvia Galiano</p>



<p>dgardo Maria Iozia Melitea&nbsp;</p>



<p>Fulvio Vassallo Paleologo ADIF</p>



<p>Fabio Maercelli, GIurista , presidente CRED&nbsp;</p>



<p>Francesca Zaccari</p>



<p>Anna Polo, Pressenza</p>



<p>MAJDI KARBAI</p>



<p>Elena Coniglio, Transform!italia, Proposte UILS</p>



<p>Dino Greco&nbsp;</p>



<p>Michela Becchis</p>



<p>Alessandro Ballerini&nbsp;</p>



<p>Federica Lupo</p>



<p>Doriana Sarli</p>
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		<title>Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 07:38:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale» (Da ilcorrieredellacalabria.it) «Io posso dire che è la peggiore riforma che&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2 id="template--Grrz4jT#0-1-0-3"><em>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale»</em></h2>



<p>(Da ilcorrieredellacalabria.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/themes/yootheme/cache/imponimento-e1612376459950-711e2903.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»"/></figure>







<p><strong>«Io posso dire che è la peggiore riforma che io abbia mai letto. Io sono in magistratura dal 1986. Una riforma peggiore di questa non l’ho mai letta».</strong><br>Un sigillo pesantissimo quello che il procuratore di Catanzaro,&nbsp;<strong>Nicola Gratteri</strong>, pone sulla riforma della Giustizia voluta dal ministro Cartabia. Ospite nella trasmissione “In onda”, su La7, con Concita De Gregorio e David Parenzo, il magistrato indica tutti quei reati che verranno penalizzati dalla “tagliola” proposta dalla riforma secondo la quale – al netto delle recenti modifiche – se un processo dura più di due anni in Appello (tre per i reati più gravi) e uno in&nbsp;Cassazione&nbsp;(o 18 mesi) non si può più perseguire.<br><strong>«Ci siamo dimenticati di tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione. Cosa facciamo per questi reati?</strong>&nbsp;– ha detto Gratteri –. Andranno in coda, non si celebreranno. Tutti i reati che riguardano le bancarotte, dove vengono giudicati imprenditori spregiudicati che organizzano bancarotte per frodare, pensando di riciclare. Avete pensato alle parti offese?»</p>



<h2>Tutti i reati che rischiano l’improcedibilità. E alle parti offese chi ci pensa?</h2>



<p>Gratteri elenca una lunga serie di gravi fatti di cronaca: la recente tragedia della funivia, il crollo del ponte di Genova. «Io dico che questi processi non si farà in tempo a celebrarli, in due anni in appello. Si accettano scommesse su questo punto. Anche perché attualmente tutti i procuratori generali d’Italia stanno dicendo “in due anni non siamo in grado, in due anni il 50% dei processi diventerà improcedibile”». Il procuratore, da uomo pratico porta un esempio per rendere l’idea di quello che sarà l’istituto dell’improcedibilità: «perché mi capiscano anche i non addetti ai lavori»: «Lei è in autostrada e le danno un tempo di un’ora e mezza per fare Napoli-Roma. Se c’è un incidente, si blocca la strada, lei non può arrivare in un’ora e mezza a Roma e non ci arriverà più».<br>I problemi sono a monte: «I magistrati sono di meno, da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura». Noi nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire quelli che vanno in pensione».<br>Non è una riforma che va a intaccare o a pesare sul lavoro dei magistrati quanto sul buon andamento della Giustizia.<br>«Con questa riforma i magistrati in Appello e in Cassazione lavoreranno di meno – spiega Gratteri –. Perché io prendo un prestampato e basta che io lo compili: metto la data dell’iscrizione del reato, il numero del procedimento, specifico che sono passati due anni e che il procedimento è improcedibile. I magistrati, sul piano teorico, ci guadagnano. Noi parliamo da cittadini, da fruitori di Giustizia».</p>



<h2>Geografia giudiziaria</h2>



<p>E rispetto a tutti coloro che gioiscono perché con la Cartabia si affossa la riforma Bonafede, Gratteri preferisce ritornare ancora più indietro, alla prescrizione: «È il male minore», afferma. Il problema è che nessuno voglia «affrontare i rimedi a far durare meno i processi. Anziché parlare di ghigliottina a due anni e poi un anno in Cassazione, perché non ci fermiamo a dire cosa potremmo fare per far durare meno i processi?»<br>Le possibili soluzioni il procuratore di Catanzaro li aveva già elencati nel corso della sua audizione in commissione Giustizia lo scorso 20 luglio.<br>A partire dalla geografia giudiziaria: in Sicilia ci sono 4 corti d’Appello, per 5 milioni di abitanti. In Lombardia ci sono 2 Corti d’Appello. In Abbruzzo ci sono Tribunali ogni 20 chilometri. «C’è qualcosa che non quadra, no? Bisogna andare a regime. Si è visto che funzionano bene i Tribunali di medie dimensioni, quelli troppo piccoli non funzionano perché non si riesce neanche a formare il collegio».</p>



<h2>Basta magistrati nei Ministeri</h2>



<p>Altro problema sono anche, in situazione di gravi carenze di organico, quei magistrati che &nbsp;fuori ruolo, magistrati che hanno vinto il concorso per fare i pm o per scrivere sentenze e sono, invece, nei Ministeri a fare i tecnici.&nbsp;«Che c’entra un magistrato al ministero del Lavoro? Chiamate un professore associato che vi costa di meno».</p>



<h2>Depenalizzazione dei reati</h2>



<p>Altra soluzione portata avanti da Gratteri è quella della depenalizzazione. «Una guida in stato di ebbrezza deve essere risolta in via amministrativa. Il fascicolo non deve arrivare in Procura, deve andare in Prefettura che invia amministrativa fa multa, sequestro, ritiro patente. Tutte le sanzioni che richiedono un’ammenda devono uscire dal penale.&nbsp;</p>



<h2>«La Cartabia forse non è mai stata in un’aula di tribunale»</h2>



<p>«Io sono in magistratura dall’86, una cosa così devastante, così dannosa per la giustizia non la ricordo». Parenzo prova a fare un paragone con le riforme dei governi Berlusconi. E Gratteri risponde: «Berlusconi avrà ritoccato qualcosa a suo favore, ma qui stiamo parlando di toccare tutto il sistema». «Il processo breve è un regalo per tutti, alla mafia e non solo». A Gratteri viene ricordata una sua dichiarazione di dieci anni fa.&nbsp; «Non ci sono differenze tra questa riforma e quella prospettata dieci anni fa (il ministro della Giustizia era Angelino Alfano, ndr). Perché sia utile la trasmissione dovremmo parlare delle alternative a questo sfascio», dice Gratteri ai conduttori. Parenzo obietta che si tratta di una critica al governo di un premier che tutta Europa ci invidia. E il procuratore di Catanzaro tiene il punto: «Draghi è un esperto di Finanza, non di Sicurezza né di Giustizia, infatti alla Sicurezza ha messo Gabrielli e alla Giustizia ha messo, o gli è stata suggerita, la Cartabia».&nbsp;<strong>Cartabia, per il magistrato, «forse non è mai stata in un’aula di tribunale, forse non ha mai parlato con magistrati in prima linea.</strong>&nbsp;Da lei mi aspettavo un alleggerimento del sistema carcerario. All’inizio si parlava solo di riforma del civile». Per Gratteri l’unanimismo nei confronti della riforma è dovuto «a una serie di concause: intanto in questo momento la magistratura è molto debole». E non c’entra solo lo scandalo Palamara: «Ci sono stati anche altri problemi: Palamara faceva parte di un collegio, non era da solo. Se è stato fatto qualcosa di illecito non lo ha fatto da solo, vorrei sapere perché ha pagato solo Palamara».&nbsp;</p>



<h2>Il potere non ama essere controllato</h2>



<p>E poi c’è anche un’altra questione:&nbsp;<strong>«Da trent’anni la politica si vede portata in udienza, il potere non ama essere controllato»</strong>. Ma non c’è «una giustizia a orologeria – risponde a un’osservazione di De Gregorio –. Proponete di aggiungere alla riforma che due mesi prima delle elezioni non si possano fare né avvisi di garanzia né ordinanze di custodia cautelare nei confronti di candidati, così siamo tutti tranquilli e non si parla più di giustizia a orologeria», aggiunge ridendo. «Il potere non ama essere controllato», ribadisce Gratteri il quale continua, sulle intersezioni tra politica e magistratura: «Non facciamo tutta un’insalata, se ci sono magistrati corrotti è giusto che paghino. I poteri si intrecciano se qualcuno fa scambi.&nbsp;<strong>Sul mio telefonino chiamano parlamentari dall’estrema destra all’estrema sinistra, sono il consulente gratuito di tutti. E poi fanno il contrario di quello che suggerisco, è accaduto anche in queste ore.</strong>&nbsp;Questo non vuol dire che io chieda cose; l’importante è che non si chieda mai per sé, ma per l’ufficio, per il lavoro».</p>



<h2>«Con questa riforma neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato»</h2>



<p>Un passaggio off topic, sulla campagna vaccinale: “Sarei per l’obbligo di vaccinazione per chi fa lavori nei quali incontra il pubblico. Pensate agli insegnanti. Pensate ai magistrati: io incontro centinaia di persone al giorno, pensate se non fossi vaccinato”. Poi si riparla del cuore del problema, una riforma che “non serve a risolvere il problema della giustizia, butta al macero il 50% dei processi in Appello: la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado”.<br>Concita De Gregorio torna sull’elenco dei reati molto gravi per i quali non scatterà la prescrizione e si chiede se questa equazione non generi una sovrapposizione tra il processo e la pena stessa. Gratteri prende spunto dalla domanda per tornare su quelle che, a suo dire, sono storture della riforma. “Non sono d’accordo sull’elenco (dei reati per i quali non scatterà la prescrizione, ndr) fatto, nemmeno sulla variante alla riforma. Immagini l’evoluzione di un processo per un operaio che cade e muore: immagini i figli, la parte civile, cosa fanno in Appello se si arriverà alla prescrizione? Se il datore di lavoro non viene condannato chi li risarcisce?”. Questa nuova impalcatura legislativa, per il magistrato è un “invito a nozze per fare tutti ricorso in Appello e Cassazione. In Italia ci sono ricorsi per Cassazione 14 volte in più che in Francia, che è grande una volta e mezza l’Italia. Neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato – aggiunge Gratteri nel successivo segmento della trasmissione, nel quale era presente Ilaria Cucchi –. E’ durato 12 anni, sette dei quali a vuoto. Pensate quando ci saranno i processi sul crollo del ponte di Genova o sul crollo della funivia”.</p>
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		<title>23 maggio. Lotta alle mafie. Parla: Nicola Gratteri</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2021 08:57:40 +0000</pubDate>
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<p>Nel mese di aprile si è tenuta l&#8217;edizione 2021 del festival <em>Indipendenze </em>di Vigarano ideato da Agnese De Michele e Angela Iantosca in collaborazione col comune. In edizione on-line, ha coinvolto gli studenti delle scuole medie di Vigarano, delle superiori  ’Taddia’ di Cento e le ginnaste della Asd Vigarano ginnastica ritmica e Pgf Ferrara: 400 studenti in totale e un migliaio di collegamenti da tutta Italia. I  ragazzi hanno affrontato il tema della lotta alla mafia. </p>



<p>Queste alcune delle parole di Gratteri: &#8220;Ho la consapevolezza di rischiare ma anche che ne vale la pena. Ho addomesticato la paura – ha detto – non bisogna essere codardi, non dovete raccogliere il consenso da tutti, ma convincervi di essere nel giusto, elemento che fa superare paure e difficoltà. Bisogna sempre fare i conti con la propria coscienza e non tradire i valori per i quali si combatte. Non bisogna vivere di convenienze; io ho scelto una vita senza compromessi perché la libertà è la possibilità di poter dire ai potenti ciò che si pensa. Anche nella mia gabbia mi sento libero&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Ed ecco il video dell&#8217;intervento. Prima e seconda parte.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (prima parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/c1cBd434bD0?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (seconda parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NRO7ms0LxQc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>La non violenza contro il razzismo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 07:02:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga l&#8217;appello scritto da Beppe Sini e firmato da molti singoli cittadini e associazioni. La partigiana, femminista e senatrice emerita Lidia Menapace, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce e divulga l&#8217;appello scritto da Beppe Sini e firmato da molti singoli cittadini e associazioni. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="359" height="279" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/pace.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/pace.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 359w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/pace-300x233.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /></figure></div>



<p>La partigiana, femminista e senatrice emerita Lidia Menapace, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, e tante altre persone di volonta&#8217; buona e varie associazioni di solidarieta&#8217; chiedono al Presidente della Repubblica di intervenire per far cessare l&#8217;ecatombe nel Mediterraneo.</p>



<p><br>Di seguito il testo dell&#8217;appello.</p>



<p><br>Egregio Presidente della Repubblica,<br>fermi l&#8217;ecatombe in corso nel Mediterraneo richiamando il governo al dovere di soccorrere i naufraghi, di salvare le vite umane in pericolo.<br>E&#8217; il governo italiano, che da un anno sta facendo di tutto per impedire che i naufraghi siano soccorsi e recati in salvo nel nostro paese, il primo responsabile della mattanza di esseri umani nel Mediterraneo: potrebbe salvarli tutti, ed invece decide di farli morire.<br>Chiunque lo vede, chiunque lo sa. Tacere significa essere complici di un immane massacro.<br>Lei e&#8217; il Presidente della Repubblica, il primo magistrato del nostro paese: nelle forme previste dall&#8217;ordinamento, nel pieno adempimento dei suoi doveri istituzionali, intervenga per far cessare la strage, intervenga per impedire altre morti di esseri umani innocenti ed inermi.<br>Dal profondo del cuore la preghiamo.<br>Augurandole ogni bene, </p>
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		<title>Non abbassiamo la testa, non abbassiamo la guardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 06:30:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11493" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="349" height="196" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 597w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Claudio Fava: Presidente della commissione Antimafia. Un nome e un ruolo importanti. Federica Angeli, giornalista, Gaetano Alessi, sindacalista antimafia. Gli ultimi nomi che balzano in cronaca, ma la lista sarebbe ancora molto, troppo lunga, lista di persone che sono minacciate, avvertite con proiettili e scritte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11494" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="342" height="228" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></a></p>
<p>Federica Angeli è da tempo nell&#8217;occhio del ciclone del clan Spada di Ostia e, qualche anno fa, Associazione per i Diritti umani le ha fatto un&#8217;intervista che potete leggere qui: <span lang="zxx"><a href="http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11495" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="337" height="253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>
<p>Gaetano Alessi è tra i fondatori dell&#8217;associazione “Mafie sotto casa”, composta da giovani che svolgono un&#8217;attività importante di ricerca e di informazione sul territorio dell&#8217;Emilia Romagna. “Sotto casa”: sì perchè le mafie sono capillari, si infiltrano ovunque, perchè anche certi comportamenti e modi di parlare possono essere ricondotti ad una educazione alla violenza e alla criminalità. E bisogna partire, per contrastarle, proprio dall&#8217;educazione ai valori positivi e dall&#8217;in-formazione.</p>
<p>Per Gaetano Alessi il terribile messaggio è stato: “Sei morto e non lo sai”. A Claudio Fava è stato recapitato un proiettile 7.65, lo scorso 8 ottobre. Fava è stato eletto Capo Commissione antimafia nel mese di maggio e ha dato l&#8217;avvio, tra le tante, anche all&#8217;istruttoria “Sistema Montante” che prende il nome dall&#8217;ex presidente di Sicindustria, arrestato per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Ma non è da dimenticare che fava e il suo pool sta continuando a lavorare alle indagini sulla strage di Via D&#8217;Amelio in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino.</p>
<p>Evidentemente giornalisti, scrittori, avvocati, politici, sacerdoti, cittadini e tutti coloro che si impegnano nella lotta alle mafie danno fastidio, ma fanno anche paura. Bene. E quindi noi non abbassiamo la testa e non abbassiamo la guardia. Perchè se una parte dello Stato è spesso collusa, c&#8217;è anche una buona parte dello stesso che non lo è. E lo Stato SIAMO NOI.</p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>Federico Tulli: &#8220;Figli rubati. L&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 07:36:00 +0000</pubDate>
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		<title>Figli rubati: l&#8217;Italia, la Chiesa e i desaparecidos</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 08:43:35 +0000</pubDate>
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		<title>La mafia mi rende nervoso</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 07:18:57 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha rivolto alcune domande a Isidoro Meli, autore del romanzo <em>La mafia mi rende nervoso, </em>Frassinelli ed.</p>
<p>Dedichiamo questo post a Paolo Borsellino, agli uomini della scorta, alle loro famiglie e a tutte e tutti coloro che hanno dato la vita per lottare contro la criminalità organizzata, auspicando nell&#8217;isolamento politico di certa gente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-402.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6361" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6361 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-402.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (402)" width="177" height="266" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo Isidoro Meli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto, perchè la scelta di mescolare i generi e di utilizzare l&#8217;ironia per parlare di mafia?</p>
<p>Quello di mescolare i generi è un imprinting caratteristico delle persone della mia età, cresciute in piena epoca postmoderna. Buona parte del cinema, della letteratura e della musica degli anni &#8217;80 e &#8217;90 &#8211; buona parte di quella interessante &#8211; rielabora gli schemi e gioca con le aspettative del pubblico. Oggi, principalmente a causa di internet, il meccanismo è diventato più naturale. Non si tratta più di giocare con i generi, ma di scegliere di volta in volta il registro che si ritiene più efficace, senza preconcetti e senza meta-discorsi &#8211; che invece, negli &#8217;80-&#8217;90, erano ingrediente abusato.</p>
<p>Per quanto riguarda l’ironia, si tratta di un suo sottogenere specifico: lo sfottò. Canzonatorio, adolescenziale, caldo. Ho scelto di usare lo sfottò per il calore e l’energia che aggiungono al testo.</p>
<p>Alla notizia del decesso di Bernardo Provenzano, alcuni hanno sostenuto che il 41bis fosse ormai esagerato, per una persona gravemente malata da tempo: qual è la sua opinione in proposito?</p>
<p>E’ una domanda semplicissima a cui rispondere, essendo io contrario allo strumento delle carceri. Credo che uno Stato debba basarsi su sistemi correttivi più umani e dunque più efficaci, o che quanto meno debba provarci: studiare la questione, porsi il problema che il carcere peggiora le persone, ed è un deterrente modesto.</p>
<p>Sulla legislazione antimafia non ho nulla da dire, essendo incompetente in materia. Immagino che certe norme abbiano avuto una loro efficacia. Se no le avrebbero cambiate, giusto?</p>
<p>Il protagonista del suo romanzo, Tommaso, è muto: il suo mutismo è simbolico?</p>
<p>No, o meglio non lo so. Quando l’ho reso muto non pensavo all’omertà. Durante una presentazione, un signore del pubblico ha sostenuto che il mutismo di Tommaso lo renda immune alla mafia. Perché la mafia comincia nel linguaggio. E se sei muto eviti il contagio. Che è una bella osservazione.</p>
<p>Quali sono i miti da scardinare quando si tratta di mafie?</p>
<p>Tutti. I miti non servono a niente. O meglio, servono sei vuoi darti all’epica, e di epica sulla mafia direi ce n’è già abbastanza.</p>
<p>Nell&#8217;introduzione si fa un elenco dei settori in cui la mafia è attiva: come si è infiltrata in tutta Italia, non solo al Sud?</p>
<p>Al sud, dalla mancanza dello Stato nel fornire i servizi essenziali per una comunità. Se non porti l’acqua ovunque, lo farà qualcun altro al posto tuo. E facendolo acquisirà potere. Se non garantisci la sicurezza di un territorio, la garantirà qualcun altro. E il territorio diventerà suo. Al nord, dalla legge del mercato. Se il mercato soffre per mancanza di liquidità, arriverà qualcuno con i liquidi, e si comprerà tutto quello che vuole.</p>
<p>Infine: dobiamo diventare cinici come Vittorio, l&#8217;altro personaggio-chiave della storia oppure c&#8217;è speranza?</p>
<p>Speranza che la mafia finisca? Finirà, o cambierà così tanto da finire, di fatto. Ma a quel punto? Sarà la fine dei nostri problemi? Dietro la mafia c’è il vuoto che ho descritto prima. Se il vuoto non viene colmato in tempo, se non si creeranno le condizioni per fare crescere una comunità, siamo punto e accapo.</p>
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		<title>Partiamo da 20&#215;20: la nuova campagna di Antigone che promuove le misure alternative al carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 08:10:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Partiamo da 20&#215;20 è la nuova campagna promossa da Antigone. Oggi ci sono oltre 53.000 persone che stanno scontando la propria pena nelle nostre carceri. Nello stesso momento circa 23.000 persone la scontano&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em></em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th3C1CP1Z2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6301" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6301" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th3C1CP1Z2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th3C1CP1Z2" width="300" height="67" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Partiamo da 20&#215;20 è la nuova campagna promossa da Antigone. </em></p>
<p>Oggi ci sono oltre 53.000 persone che stanno scontando la propria pena nelle nostre carceri. Nello stesso momento circa 23.000 persone la scontano fuori dal carcere, in misura alternativa, cui si aggiungono le oltre 8.000 che usufruiscono della nuova misura della messa alla prova.</p>
<p>Si tratta di misure che si scontano nella comunità, meno costose e più efficaci del carcere nel promuovere il reinserimento ed evitare la commissione di nuovi reati da parte di chi ha scontato la propria pena.</p>
<p>Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone, ha dichiarato all&#8217; <em>Associazione per i Diritti umani</em>: &#8220;<span class="_5yl5">Il carcere deve diventare estrema ratio. Dobbiamo costruire un modello sanzionatorio più diversificato e efficace. Il carcere è costoso e vessatorio. Per questo puntiamo a un maggiore investimento sulle misure e le sanzioni alternative. È anche una via più sicura visto che incide in maggior misura sull&#8217;abbandono di pratiche e stili di vita devianti&#8221;.   </span></p>
<p><span class="_5yl5"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th03ELPD3P.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6302" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6302 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/th03ELPD3P.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th03ELPD3P" width="299" height="179" /></a></span></p>
<p>Ma per le  misure alternative l&#8217;amministrazione penitenziaria spende meno del 5% del proprio bilancio. La parte più avanzata del nostro sistema di esecuzione delle pene dunque è anche di gran lunga quella con meno risorse. I soldi servono tutti per il carcere.  In molti paesi europei oggi il più grande ostacolo alla diffusione delle alternative al carcere è connesso alla carenza di riconoscimento pubblico, di risorse e di personale, spesso insufficiente ad espletare compiutamente il proprio mandato, e non a caso le European Probation Rules (CM/Rec(2010)1) insistono moltissimo su questi aspetti. Anche in Italia è così, e per questo chiediamo innanzitutto che l’Italia arrivi a spendere, entro il 2020, il 20% del bilancio dell&#8217;Amministrazione penitenziaria per il sistema delle misure alternative.</p>
<p><span class="_5yl5"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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