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	<title>marcia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il dovere di fare la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2022 11:51:42 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="594" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16358" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1536x891.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-2048x1187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<h2>Condividiamo tutti una responsabilità<br>Il dovere di fare la pace<br>Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi</h2>



<p><strong>Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.</strong>&nbsp;La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine.</p>



<p>Dopo settanta milioni di morti e la fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli. Allo stesso tempo, in Europa, altri leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi, convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la costruzione dell’Unione Europea dando vita alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.</p>



<p>La realtà dei nostri giorni descrive, purtroppo, un mondo molto diverso: un mondo in guerra dominato dallo scontro tra i più diversi interessi personali, nazionali e economici. Anziché cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla fine della guerra fredda e dalla caduta del Muro di Berlino, si è scelto di inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia. L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra globale che ora ci minaccia sempre più da vicino.</p>



<p>Dal 24 febbraio è in corso una drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace. A nulla ancora sono valsi gli appelli ininterrotti di Papa Francesco e di tanti cittadini a fare ogni sforzo per fermare la follia della guerra. A prevalere oggi sembra essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere.</p>



<p>Le conseguenze dell’escalation militare sono terrificanti. In Ucraina la macchina della guerra continua a uccidere e distruggere senza pietà violando tutti i diritti umani. In Europa si sta scivolando verso la recessione e un’economia di guerra che toglierà il respiro a molti giovani e famiglie. In un mondo sempre più insicuro si accelera un cambio radicale delle relazioni internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti umani.</p>



<p>E’ in questo contesto, foriero di violenze e sofferenze, divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli, che&nbsp;<strong>siamo chiamati a riscoprire il dovere di fare la pace.</strong></p>



<p>La pace è l’interesse primario di tutte le genti e le nazioni. La pace è la priorità. Abbiamo bisogno di pace come i polmoni hanno bisogno dell’ossigeno. Per questo,&nbsp;<strong>i governanti hanno la responsabilità primaria di lavorare incessantemente per fermare la guerra e creare le condizioni per ricostruire la pace.</strong>&nbsp;Se non lo fanno vengono meno alla loro stessa ragion d’essere.</p>



<p>Il momento è pericolosissimo. Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti.&nbsp;<strong>L’Unione Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa</strong>&nbsp;per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle tragiche conseguenze della guerra. Sono loro che in questi giorni stanno decidendo se sarà la pace o la guerra a scrivere il futuro nostro e dell’Europa. A loro torniamo a dire:&nbsp;<strong>le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della libertà, della democrazia e della pace nel mondo sono troppo importanti per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra.</strong>&nbsp;L’art. 21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce espressamente che “l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi”.</p>



<p><strong>Restituiamo la parola alla politica</strong></p>



<p><strong>Per spezzare la spirale mortifera dell’escalation, è necessario togliere la parola alle armi e restituirla alla politica.</strong>&nbsp;Non è vero che non si può fare niente.</p>



<p>Invece della corsa alle armi si può alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura.</p>



<p>Invece dei propositi di vittoria, vendetta e umiliazione che stanno portando ad una guerra totale si possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo politico.</p>



<p>Invece di coltivare il disegno impraticabile dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle minoranze. Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente.</p>



<p>Invece di continuare a svilire le Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e l’Assemblea Generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la responsabilità di scegliere 3 la via della pace anziché la via della guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?). “Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.” “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.”</p>



<p>Invece di continuare la corsa al riarmo e aumentare le spese militari possiamo investire sulla promozione della sicurezza umana perseguendo l’attuazione del diritto di tutti ad una esistenza e un lavoro dignitoso, alla salute, alla formazione, alla casa, a vivere in un ambiente sano e bello.</p>



<p><strong>L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di realizzarla.</strong></p>



<p>“La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.” Fare la pace è una cosa seria che va presa sul serio. “E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato” di qualcuno. La ricerca della pace deve essere perseguita, come ci ricordava Robert Schumann “con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano&#8221;.</p>



<p>“Alla comunità internazionale tocca ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.”</p>



<p><strong>Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.</strong>&nbsp;La Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, che il 24 aprile ha riunito decine di migliaia di persone, famiglie, associazioni e istituzioni di diverso orientamento culturale, politico e religioso, ha generato molte energie positive.</p>



<p><strong>Chiediamo a gran voce la pace</strong></p>



<p>Insieme con Papa Francesco, invitiamo tutte le donne e gli uomini di buona volontà a continuare a “chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade”. In ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola e università, in ogni luogo di lavoro nasca un gruppo, un comitato, un’iniziativa per la pace. Gli Enti Locali, richiamando gli statuti che riconoscono la pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli, raccolgano la domanda di pace dei propri cittadini e facciano di ogni territorio un laboratorio della pace che vogliamo per il mondo.</p>



<p><strong>Costruiamo un argine alla propaganda di guerra</strong></p>



<p>Questo è il tempo in cui dobbiamo accrescere la capacità dei costruttori e delle costruttrici di pace di contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili. Alla propaganda di guerra e alle campagne di persuasione dell’opinione pubblica che straripano nei grandi mezzi di comunicazione (già vietate dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici) contrapponiamo un capillare lavoro quotidiano di formazione e crescita culturale personale e collettiva che valorizzi le energie positive dei giovani. Ai piani di guerra fondati sulla legge del più forte contrapponiamo piani di pace fondati sul buon senso. Alla logica amico-nemico contrapponiamo la costruzione della fraternità universale.</p>



<p><strong>Anche noi dobbiamo fare pace</strong></p>



<p>Questo è anche il tempo in cui dobbiamo contrastare la diffusione di sentimenti di impotenza e di rassegnazione. La guerra si nutre del silenzio, della passività e quindi della complicità delle vittime. Al contrario, la pace abbisogna del contributo fattivo di tutti e di ciascuno.</p>



<p><strong>Prendiamoci cura gli uni degli altri</strong></p>



<p>In questi tempi di guerra, mentre cresce il dolore sociale e si aggravano le crisi economiche, ambientali, politiche e umanitarie, tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie. Solo attraverso questo prezioso lavoro quotidiano, dal basso, con il contributo insostituibile di ogni persona, sarà possibile rispondere al bisogno umano primario della pace.</p>



<p><strong>Facciamo crescere la società della cura</strong></p>



<p>E’ la società della cura che deve crescere in ogni luogo: donne, uomini, giovani e anziani che si prendono a cuore gli altri anziché pensare solo a sé stessi, che praticano la cultura della solidarietà anziché la cultura dell’indifferenza, che cercano il bene comune anziché quello individuale, l’interesse generale anziché quello particolare, l’amicizia sociale anziché la competizione selvaggia. E’ così che le persone, con piccole e grandi responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo artigianale.</p>



<p><strong>Oggi più che mai, a nulla vale invocare la pace se non si è disponibili a farla in prima persona.</strong></p>



<h2>Tu cosa scegli?</h2>



<p>Ripetiamo. L’invasione russa dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni.&nbsp;<strong>Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>&nbsp;<strong>La via della guerra</strong></td><td><strong>La via della pace</strong></td></tr><tr><td>Legge del più forte</td><td>Legalità, diritto e democrazia internazionale</td></tr><tr><td>Volontà di potenza e di dominio</td><td>Volontà di solidarietà e cooperazione</td></tr><tr><td>Pressione militare ed economica</td><td>Dialogo e negoziato politico – Distensione – Ricerca di accordi</td></tr><tr><td>Escalation militare</td><td>De-escalation militare</td></tr><tr><td>Fornitura di armi</td><td>Iniziativa politica – Cessate il fuoco – Corridoi umanitari</td></tr><tr><td>Guerra totale globale</td><td>Ripudio della guerra</td></tr><tr><td>Uso della bomba atomica</td><td>Eliminazione delle armi di distruzione di massa</td></tr><tr><td>Guerra infinita</td><td>Coesistenza pacifica</td></tr><tr><td>Yalta</td><td>Helsinki</td></tr><tr><td>Strategie dello scontro</td><td>Arte dell’incontro</td></tr><tr><td>Disumanesimo</td><td>Dovere di proteggere ogni vita</td></tr><tr><td>Vittoria o morte</td><td>Soluzione negoziata del conflitto</td></tr><tr><td>Corsa al riarmo</td><td>Disarmo</td></tr><tr><td>Aumento delle spese militari</td><td>Riduzione delle spese militari</td></tr><tr><td>Eserciti nazionali</td><td>Polizia internazionale delle Nazioni Unite</td></tr><tr><td>Violenza</td><td>Nonviolenza</td></tr><tr><td>Segreto militare</td><td>Verità e trasparenza</td></tr><tr><td>Sicurezza armata</td><td>Sicurezza comune – Divieto dell’uso della forza</td></tr><tr><td>Pace negativa</td><td>Pace positiva</td></tr><tr><td>Ordine internazionale&nbsp;gerarchico / imperiale</td><td>Ordine internazionale democratico</td></tr><tr><td>Alleanze militari</td><td>Onu e organizzazioni internazionali democratiche regionali</td></tr><tr><td>Interesse nazionale – Nazionalismo</td><td>Europeismo – Cosmopolitismo</td></tr><tr><td>Autoritarismo</td><td>Diritti umani – Riconoscimento e rispetto delle minoranze</td></tr><tr><td>Società chiusa</td><td>Società aperta</td></tr><tr><td>Costruzione di muri</td><td>Costruzione di ponti</td></tr><tr><td>Economia di guerra</td><td>Economia sociale e solidale – Economia della fraternità</td></tr><tr><td>Competizione globale</td><td>Sviluppo Umano</td></tr><tr><td>Sfruttamento selvaggio delle risorse e dell’ambiente naturale</td><td>Cura dell’ambiente e del pianeta – Conversione ecologica</td></tr><tr><td>Sicurezza nazionale armata</td><td>Sicurezza umana</td></tr><tr><td>Controllo e manipolazione dell’informazione</td><td>Libertà d’informazione</td></tr><tr><td>Propaganda di guerra</td><td>Educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale</td></tr><tr><td>Respingimenti</td><td>Cooperazione, condivisione e accoglienza</td></tr><tr><td>Odio e vendetta</td><td>&nbsp;Perdono e riconciliazione</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Queste riflessioni e proposte, maturate nell’incontro “La via della pace” che si è svolto ad Assisi il 23 aprile scorso e curate da&nbsp;<strong>Flavio Lotti e Marco Mascia</strong>, sono un contributo alla ricerca fattiva della pace che ci deve vedere tutte e tutti coinvolti.</p>



<p>Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia &#8211; Tel. 075/5737266 &#8211; 335.6590356 &#8211; fax 075/5721234 &#8211; email adesioni@perlapace.it &#8211;&nbsp;<a href="http://www.perlapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perlapace.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="http://www.perugiassisi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perugiassisi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La protesta dei contadini indiani</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 07:36:17 +0000</pubDate>
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<p>(da Sikhi Sewa Society che ringraziamo)</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--1024x733.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15062" width="616" height="441" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--1024x733.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--300x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--768x549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1170w" sizes="(max-width: 616px) 100vw, 616px" /></figure>



<p>In India è in corso la più grande protesta pacifica della storia. Da mesi i contadini indiani portano avanti<br>enormi proteste contro l’approvazione di tre leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo:<br>nonostante i tentativi di mediazione con il governo, non si è ancora raggiunto un accordo.<br>Con queste leggi i contadini verrebbero svincolati dall’obbligo di vendere i loro prodotti solo nei mercati<br>regolamentati dal governo (i cosiddetti “mandi”) e potrebbero venderli a chiunque, quindi anche a<br>privati, senza vincoli di prezzo. Sembrerebbe una buona cosa, se non fosse che queste leggi potrebbero<br>finire per danneggiarli poiché, trattandosi di piccoli coltivatori che possiedono meno di 2 ettari di<br>terreno ciascuno, non sarebbero in grado di contrattare per prezzi convenienti con grandi società<br>private senza finire per diventarne schiavi, a quanto lamentano.<br>La sospensione dell’entrata in vigore delle leggi il 12 gennaio non ha placato le proteste, in quanto i<br>contadini pretendono che vengano revocate del tutto.<br>È stata così organizzata una nuova marcia sulla capitale Nuova Delhi il 26 gennaio, giorno in cui si<br>svolgeva anche la parata annuale per la Festa della Repubblica, che ha portato a violenti scontri con la<br>polizia e disordini cittadini. Vi sono stati altri scontri violenti tra i contadini e le forze della polizia in<br>diverse altre zone dell’India, tanto che è stata imposta una sospensione di Internet in molti distretti che<br>si trovano nei pressi della capitale.<br>La questione ha suscitato un&#8217;attenzione globale attenuata e la risposta dei media mondiali, dei politici e<br>delle principali organizzazioni per i diritti umani e stata pressochè inesistente. Ad oggi, oltre un<br>centinaio di persone hanno perso la vita, tra cui ci sono anche stati alcuni suicidi. L’abuso di forza da<br>parte della polizia contro anziani e innocenti manifestanti non ha alcuna giustificazione.<br>Giornalisti indipendenti sono stati arrestati. Dozzine di agricoltori sono scomparsi sospettosamente<br>senza lasciare traccia.<br>Giusto oggi l’Osservatorio dei Diritti Umani ha parlato della situazione e criticato il governo indiano: “per perseguire la propria agenda nazionalista indù, il governo del primo ministro indiano Narendra<br>Modi presiede a una pericolosa regressione dei diritti alla libertà di parola”.<br>Vorremmo come comunità chiedere l’intervento delle S.S.V.V. a condannare queste violazioni di diritti<br>umani che non solo ledono i principi di una sana democrazia ma anche quelli di qualsiasi essere umano.</p>
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		<title>Covid-19 tra gli Indigeni dell&#8217;Amazzonia. I contagi tra le tribù mostrano un crescente pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:18:39 +0000</pubDate>
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<p>Marcia delle donne indigene in Brasile come resistenza alla politica repressiva di Bolsonaro. Foto: Eliane Fernandes / GfbV</p>



<p>Sei indigeni del popolo Nahua, tribù recentemente contattata, sono stati trovati infettati dal coronavirus. Vivevano in isolamento volontario nella parte peruviana del bacino amazzonico. Il contatto con le comunità più isolate è sempre associato a un alto rischio per loro. Già durante il loro ultimo contatto con il mondo esterno, più di 30 anni fa, sono state trasmesse malattie convenzionali, motivo per cui sono morti molti Nahua. Durante l&#8217;attuale pandemia, è più che irresponsabile cercare il contatto con i popoli isolati o addirittura forzarlo.</p>



<p>Purtroppo i popoli in isolamento e autosufficienti sono ripetutamente &#8220;visitati&#8221; contro la loro volontà. Gli invasori illegali entrano nei loro territori per tagliare legno o cercare l&#8217;oro. Gli evangelici che vengono a fare missione portano anche il Covid-19 e altre malattie. E poi ci sono sempre trasmissioni di malattie da parte di personale medico infetto che dovrebbe essere lì per aiutare. Ma la cosa più utile per questi indigeni è lasciarli decidere da soli sui loro contatti e proteggere la loro terra dagli invasori.</p>



<p>Un gruppo di lavoro per la protezione delle tribù isolate e recentemente contattate nella pandemia si riunisce per la prima volta in Brasile questo venerdì per discutere sul da farsi. È probabile che verrà presa la decisione di fornire l&#8217;accesso alle aree indigene con punti di controllo dove si possa essere testati per l&#8217;infezione. Molte comunità indigene hanno preso questa misura mesi fa. Il governo li ha duramente criticati per questo e sta cercando di fermare le misure di protezione. Almeno 20 indigeni, che in realtà sono isolati, hanno finora contratto il Covid-19 in Brasile.</p>



<p>Ci sono almeno 110 popolazioni indigene volontariamente isolate in tutto il mondo. La maggior parte di loro vive nel bacino amazzonico, tra Bolivia, Brasile e Perù. Hanno scelto l&#8217;isolamento soprattutto a causa di brutte esperienze di violenza e malattie infettive. I furti di terreni, il sovrasfruttamento delle materie prime nei loro territori e la distruzione ambientale ad essi associata ne minacciano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Brasile: la marcia delle donne indigene</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 07:20:23 +0000</pubDate>
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<p> <br>Le donne indigene guidano la resistenza in Brasile</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="750" height="501" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Mujeres-indigenas-e1565330207556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12949" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Mujeres-indigenas-e1565330207556.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Mujeres-indigenas-e1565330207556-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p></p>



<p>Dal 9 agosto, il &#8220;Forum nazionale delle donne indigene&#8221; si svolge nella capitale del Brasile. Sotto il titolo &#8220;Territorio: il nostro corpo, il nostro spirito&#8221;, 2000 donne indigene discutono dei metodi per affermare i loro diritti. Fanno rete per resistere al governo del presidente di ultradestra Jair Bolsonaro. Bolsonaro ha ripetutamente affermato di voler duramente limitare i diritti degli indigeni e di voler colpire la terra indigena a favore delle grandi società agrarie. A conclusione <br>dell&#8217;incontro del 14 agosto, è prevista una marcia delle donne indigene a Brasilia.</p>



<p>Le popolazioni indigene brasiliane stanno resistendo alle politiche repressive di Bolsonaro che minacciano i loro diritti fondamentali e il loro stile di vita. In questo movimento le donne svolgono un ruolo fondamentale. La nostra responsabilità sta nel rendere visibile il loro <br>ruolo centrale per la difesa dei propri diritti e riconoscere il loro impegno: questo servirà anche da modello per altri movimenti sociali.</p>



<p>Il &#8220;Forum nazionale delle donne indigene&#8221; è stato pianificato e approvato ad aprile nel campo di protesta indigeno &#8220;Acampamento Terra Livre&#8221; (ATL). Nell&#8217;ATL erano in primo piano i diritti dei territori indigeni, particolarmente minacciati da Bolsonaro, come ricorda Regina Sonk, referente dell&#8217;Associazione per i popoli minacciati, che ha partecipato al campo di protesta di aprile. Di recente il FUNAI, l&#8217;autorità indigena per la distribuzione della terra è stata di fatto <br>esautorata. Da allora, la deforestazione della foresta pluviale ha raggiunto proporzioni senza precedenti. Gli attacchi ai leader indigeni sono in aumento, le possibilità per le ONG si stanno riducendo. Pertanto è particolarmente importante che il forum delle donne sia in linea con <br>le richieste dell&#8217; ATL e attiri l&#8217;attenzione sull&#8217;attuale situazione drammatica con marce e altre azioni a livello internazionale.</p>



<p>Nell&#8217;ambito del forum le donne indigene non solo si collegano tra loro. Sono infatti previste azioni congiunte con il movimento dei lavoratori (non indigeni) &#8220;Margaridas&#8221;, compresa una marcia finale congiunta.<br></p>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>Intervista a Loubna Bensalah, attivista marocchina, sul progetto &#8220;I walk with her&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 08:13:45 +0000</pubDate>
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<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 23.4px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 23px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>Oggi pubblichiamo l&#8217;intervista di <span style="color: #555555; font-family: Arial;">Janiki Cingoli, Presidente CIPMO, a LOUBNA BENSALAH, attivista marocchina, sul suo progetto &#8220;I walk with her&#8221;. </span></p>
<p><span style="color: #555555; font-family: Arial;">Ringraziamo Janiki Cingoli</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11756" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="801" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><strong>Loubna Bensalah, giovane attivista marocchina internazionalmente nota, nel 2016, poco più che ventenne, ha camminato per 1000 Km in Marocco,</strong> per conoscere sé stessa e le altre donne marocchine, sviluppando il progetto “Walking with her”. Nel 2017, ha marciato per <strong>altri 100 km in Tunisia,</strong> incontrando nuclei di donne nei piccoli villaggi rurali. E’ stata premiata dall’l’UNESCO, a Parigi, il 22 Aprile di quest’anno. E’ stata docente di comunicazione dell’università Mohammed V di Rabat.</p>
<p>Nel 2018, le sue marce sono diventate un progetto intitolato <strong>“Kayna &#8211; alla conquista dello spazio pubblico attraverso la marcia delle donne”:</strong> incontri dedicati alle donne per camminare, per fermarsi e discutere, ma anche per occupare simbolicamente spazi solitamente riservati agli uomini, come le spiagge.</p>
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<div class="m_-773706629719739389img-container m_-773706629719739389center m_-773706629719739389fixedwidth" align="center"><img class="m_-773706629719739389center m_-773706629719739389fixedwidth CToWUd a6T" tabindex="0" title="Image" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/Nc-nuAQNwGUxR8CAE_zj5t2Fvg-U8gUcV5kDScITPvaQsz_hZI4vg-omX-cRZ8kbXeByNvW6mLg5RF9JPIHco_SITZiAx6r1WCqCxrRKZHmNlQQX_lU5KWlpR8MjVGDNV11QZVS7kF1YoE5Is110=s0-d-e1-ft#http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.img.musvc1.net/static/82443/images/1/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" width="420" align="center" border="0" /></div>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 23px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>In questi giorni, Loubna è in Italia per raccontare la sua storia.</p>
<p>Ho avuto l’onore di accompagnarla per due giorni, in occasione di iniziative organizzate da CIPMO a Milano e a Torino, e poche volte mi sono trovato vicino a una donna così creativa e innovativa, oltre che così prestigiosa e rappresentativa come lei.</p>
<p>Non mi sono fatto sfuggire l’occasione di parlare con lei e, data la confidenza che si era creata, abbiamo toccato anche aspetti meno conosciuti della sua esperienza di vita.</p>
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<div class="m_-773706629719739389img-container m_-773706629719739389center m_-773706629719739389autowidth m_-773706629719739389fullwidth" align="center"><img class="m_-773706629719739389center m_-773706629719739389autowidth m_-773706629719739389fullwidth CToWUd a6T" tabindex="0" title="Image" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/xTiEfEQUFBqTmrRkpmFAvYnmgxGQr-DN5ljtYQvTdFPV88LemPa91dZCCLPhjLEMOHp6VDSIpjqG4bJ9gtoxnWMgPcNbOhnyiPk6ch0bDdxkAzbRhL3EjbJKpzSLr3XI5NywWFRwsY90QXu9bCcX1bZN=s0-d-e1-ft#http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.img.musvc1.net/static/82443/images/1/2(1).jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" width="600" align="center" border="0" /></div>
<div>
<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p><em>Loubna, il tuo percorso in Marrocco e in Tunisia è avvenuto interamente a piedi, la prima volta che hai fatto 1000 km in Marocco: ma non hai avuto paura di essere assalita? Molestata? Ho conosciuto personalmente di una giovane artista, Giuseppina Pasqualino, che aveva fatto una cosa simile in Turchia, vestita da sposa: io l’avevo fortemente sconsigliata. Poi l’hanno trovata massacrata e stuprata, nei campi.  Per questo ti chiedo se hai avuto paura.</em></p>
<p>Francamente no. In effetti molte persone mi hanno detto “sei matta”, “è molto pericoloso”, ma nel momento in cui ho preso la mia decisione non volevo altro che partire, senza considerare null&#8217;altro. Forse ho sbagliato, ma nella mia prima esperienza, in Marocco, avevo fiducia dei miei connazionali, nella cultura marocchina dell’ospitalità. Sono stata educata così, all&#8217;accoglienza ed all&#8217;ospitalità, al dono si sé. Ho sempre ritenuto che dalla nostra cultura non possa derivare alcunché di male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma tu mi ha detto che fra gli uomini marocchini, oltre all&#8217;elemento di ospitalità e all&#8217;accoglienza, vi è una componente violenta, e quindi una donna che va in giro da sola può essere vittima di violenze.</em></p>
<p>Può darsi. Ma è un rischio che allora non ho calcolato. Onestamente, se ci basiamo sui commenti violenti che vediamo sui social network, arriviamo a concludere che il Marocco ed altri paesi sono effettivamente caratterizzati da violenza. Ma non è quello che ho visto io nel mio cammino. La gente era veramente accogliente, ospitale: volevano che io stessi da loro, mangiassi con loro, dormissi a casa loro. Sono persone che abitano in piccoli villaggi, non sono connessi sui social, ma hanno la cultura dell’accoglienza del forestiero. Durante il mio cammino in Marocco, ho percorso la Costa atlantica, dove abitano persone che hanno l’abitudine di incontrare turisti, gente che va negli stabilimenti balneari a fianco a casa loro.</p>
<p>Riguardo la violenza, credo tuttavia che essa non smetta di aumentare. Penso che adesso, se dovessi intraprendere di nuovo i miei 1000 km, ci penserei due volte. Sono ormai tre anni da quando ho concluso il mio cammino, ma oggi davvero ci penserei due volte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi potresti spiegare meglio il processo che ti ha spinto a prendere questa decisione? Intendo, cosa è avvenuto nelle profondità della tua anima, quale processo mentale hai seguito? non penso sia stato il semplice ghiribizzo di viaggiare.</em></p>
<p>Da quanto sono piccola ho sempre sognato di esplorare, di cercare, di viaggiare. Con il tempo, queste idee sono sparite. Ho tentato di cercare, ma più che altro ho “ricercato” a casa mia. Perché proprio a casa mia e sulle donne? Perché è lì che la faccenda si fa interessante.</p>
<p>Quando sono uscita dal mio ambito familiare e mi sono messa faccia a faccia con il resto della società, ho incominciato a vivere da sola, in quel momento ho realizzato che nella società non c’è uguaglianza fra uomini e donne. Lo percepivo sempre più giorno dopo giorno: nel mio lavoro non avevo il diritto di parlare, di discutere o di fare politica, di agire nella società proprio perché donna, e dunque priva di capacità di analisi. E quegli episodi si sono moltiplicati. Una donna non è capace di analizzare questo genere di problemi: una donna non legge, deve occuparsi della cucina o dei suoi capelli.</p>
<p>Queste non erano chiaramente le mie priorità: le mie priorità erano la società marocchina, cosa succede al suo interno, etc. Quindi spesso io ero l’unica ragazza fra tanti uomini, ragazzi e compagni di classe a discutere di politica marocchina, di quello che succede in Marocco, di calcio. Per esempio, io sono stata una delle poche ragazze a discutere del 20 febbraio e della Primavera araba; ero una delle poche a voler capire, comprendere, analizzare.</p>
<p>Ne avevo abbastanza di quel mondo, e ho deciso di distaccarmene, soprattutto per la condizione della donna. Provavo verso un rigetto, un rifiuto di tutto, perché non trovavo il mio posto in quanto individuo, in quanto donna, in quanto giovane nella società. Non avevo più fede nella politica e nella società, provavo una repulsione. Mi dicevo: “No, il Marocco non è questo. Non può essere questo”. Il Marocco con cui mi confrontavo ogni giorno non era il Marocco che volevo.</p>
</div>
</div>
</div>
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<div>
<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p><em>Ma la tua è una famiglia borghese o comunque benestante, o no?</em></p>
<p>La mia è una famiglia normale, diciamo, modesta, della classe media. Abbiamo vissuto un pochino meglio rispetto alla classe media.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi dicevi che non hai corso pericoli.</em></p>
<p>In realtà non ho detto di non aver corso pericoli. Non avevo paura di correre rischi, ma non vuol dire che non ne abbia corsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi hai raccontato di quell’episodio con la polizia che ti ha fermata con due tue amiche, mentre camminavate durante la notte. Tu in quella circostanza hai reagito molto duramente, vero?</em></p>
<p>Sì, ma questo è accaduto durante la mia vita quotidiana, non durante il mio cammino. Stavo cenando con due amiche in un ristorante siriano a Rabat, Yamal Acham, verso ottobre. Siamo uscite verso le 23, non c’era un’anima, e c’era un’auto che ci seguiva, con due ragazzi a bordo che hanno cercato di rimorchiarci. Un’auto della polizia però li ha seguiti e messi in fuga, con la loro auto.</p>
<p>La polizia però si è trattenuta con noi, per chiederci cosa i due giovani volessero da noi, e noi abbiamo risposto, un po’ ingenuamente, che tentavano di molestarci, come spesso accade nel nostro Paese. Il poliziotto mi ha risposto: “Beh, è normale. Che cosa volete che facciano vedendo tre ragazze sulla strada, una delle quali ha una sigaretta in mano? Cosa andate a cercare?”. La mia risposta di ragazza ventunenne fu questa: “Mi scusi, ma non c’è nessun luogo in Marocco in cui è proibito ad una donna di camminare alle 23, né un luogo in cui sia proibito ad una donna di fumare una sigaretta. Al contrario, c’è una legge contro le molestie sessuali. Dunque, non dovreste essere qui a parlarci di come comportarci, ma dovreste inseguire quei ragazzi, fermarli e chiedere loro che cosa volessero da noi. Noi volevamo solamente mangiare al ristorante in tutta tranquillità”. Ma è stato in fondo un episodio isolato.</p>
<p>In Tunisia, invece, ogni 48 ore mi trovavo in una stazione di polizia, soprattutto nel Nord-Ovest tunisino. A volte venivo accusata di furto di reperti archeologici, altre volte di essere una spia per conto del Marocco o del Mossad (dato che in Marocco c’è una nutrita comunità ebraica). Mi sono state rivolte tutte le accuse più assurde e stupide: nessuno riusciva a capire perché una donna marciasse da sola per i villaggi ed insistesse nel dormire presso gli abitanti del luogo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Parli spesso della differenza fra la legge e la pratica. In Marocco ci sono leggi contro le molestie sessuali, leggi sull’eredità, ma la popolazione, mi hai spiegato, non conosce queste leggi e la mentalità comune è qualcosa di differente. Addirittura, se tu vuoi applicare la legge, la gente ti guarda come un marziano.</em></p>
<p>Il problema nel mio Paese (o regime, o quello che è) è la mentalità, per lo meno in materia di genere. Le leggi ci sono, ma la mentalità va in un’altra direzione. In primo luogo, le leggi sono votate ed approvate dal Parlamento, ma sono lontane dalla gente, che non ne è a conoscenza. In secondo luogo, la gente non si sente rappresentata da quelle leggi, essa rifiuta il femminismo. In terzo luogo, la gente non è pronta ad un cambiamento così radicale. Non si può dall’oggi al domani imporre al Marocco le leggi sviluppate dell’Europa.</p>
<p>E’ una fortuna che ci siano le leggi, io sono a favore del cambiamento, ma trovo che sia più importante cambiare la mentalità che non le leggi. Devono essere sviluppati ed adottati meccanismi e procedute perché tali leggi siano ben comprese, assorbite dalla popolazione e accettate: la gente non si deve sentire obbligata a fare cose con cui si sente in disaccordo. È essenziale spiegare loro il processo e le ragioni che ne sono alla base, altrimenti la legge non sarà mai applicata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tu pensi che il tuo lavoro abbia in qualche misura cambiato la mentalità delle donne in Marocco?</em></p>
<p>Credo che il mio lavoro (insieme a quello di molte comunità ed associazioni di promozione del ruolo della donna, soprattutto dopo il movimento Me Too), ha avuto ed avrà un effetto. Il proverbio marocchino calzante è: “Una mano da sola non applaude. Per applaudire ne servono due”. Io, da sola, non posso cambiare il mondo, né un’associazione da sola può farlo. La sola società civile nemmeno. Abbiamo bisogno che il Governo marocchino si ponga in ascolto della società civile, che faccia degli sforzi per cambiare la situazione. Abbiamo bisogno di comunicazione, abbiamo bisogno di donne che siedano nel governo, ma non come sottosegretari o portavoce solo per dire “wow, una donna nella foto generale”. Io voglio donne veramente al governo, che governino davvero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tu avrai avuto una quantità immensa di incontri nel tuo percorso, un aspetto fondamentale del tuo lavoro e della tua esperienza umana. Qual è l’episodio più importante ed emozionante che hai vissuto in quest’esperienza?</em></p>
<p>Ne ho vissuti diversi ed a vari livelli. Ci sono stati molti episodi, di solito quando arrivo nei piccoli villaggi le donne mi vedono un po’ come “il prete”, nel senso che vengono da me e si confessano, poiché sanno che io non le giudicherò, per loro rappresento la donna emancipata.</p>
<p>Se devo parlare di una donna che mi ha davvero scioccata – non so dire né come né perché –, sceglierei una donna di un piccolo villaggio, il cui marito mi aveva invitato a casa loro. Lei era veramente giovane: lui avrà avuto circa 35 anni, lei 24-25, ma aveva già due bambini, ciascuno dei quali avrà avuto 5 o 6 anni. Mi sono subito domandata a quale età si fosse sposata, e le ho chiesto come mai si fosse sposata così presto ed avesse già due figli. Abbiamo passato ore a discutere, e lei mi ha raccontato la sua giovinezza.</p>
<p>Terminati gli studi, voleva diventare pittrice e disegnatrice, ma non ne aveva i mezzi. Poi si è innamorata di una persona ed è rimasta con lui 4 anni, ma dopo quel periodo, proprio quell’uomo, con cui aveva avuto un rapporto completo in tutti i sensi, sposò con un’altra donna. Lei si è trovata quindi non più vergine (la verginità da noi è qualcosa di essenziale, per una ragazza di 18 o 19 anni, come lei all’epoca) e senza più un compagno.</p>
<p>Ha sofferto molto, non sapeva come fare, ma per fortuna un uomo ha chiesto la sua mano alla sua famiglia. La sua famiglia era molto contenta, soprattutto perché riteneva il pretendente molto comprensivo, soprattutto riguardo alla perduta verginità.</p>
<p>Ma in realtà la ragazza si era fatta rifare la verginità, pagando un costoso intervento. Io le chiesto come avesse fatto a permettersi l’operazione, data la sua condizione economica svantaggiata, e lei ha risposto che era stato proprio il pretendente a pagarle l’intervento. Vedendomi perplessa, mi ha spiegato che è il marito a dare i soldi alla moglie per comprare un tavolo, un letto, quanto serve per arredare la loro futura casa: così, andando al mercato, lei gli chiedeva sempre somme leggermente più alte di quelle necessarie per gli acquisti, in modo da mettere da parte qualche soldo per l’operazione a Marrakech.</p>
<p>Io le ho chiesto se non sia stata un po’ ipocrita questa sua scelta di far pagare ad altri il frutto della sua “colpa”. Lei mi ha risposo di no: “sono loro a volere la mia verginità, non io. Dunque, me la pagano loro!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Come vede la tua famiglia questa tua esperienza?</em></p>
<p>Di buon occhio, credo. Non ci sono attriti per questo. Penso che la mia famiglia abbia una sola preoccupazione, che io sia talmente coinvolta nel sociale che finisco per non avere più molti soldi e non mi occupi di me. Sanno che mi faccio in quattro per i miei progetti per le donne, e mi chiedono sempre: “Ma quando pensi alla tua vita personale? Quando pensi a te stessa, al tuo futuro?”.</p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Alla gente di Gaza che marcia per il ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2018 11:55:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani sottoscrive la lettera seguente, redatta da NWRG-onlus (newweapons research Group) e che sarà consegnata attraverso la stampa locale a Gaza e, se possibile, la West Bank. &#160; &#160; Alla&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sottoscrive la lettera seguente, redatta da NWRG-onlus (newweapons research Group) e che sarà consegnata attraverso la stampa locale a Gaza e, se possibile, la West Bank.</p>
<p><div id="attachment_10719" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/http___o.aolcdn.com_hss_storage_midas_71036bd29549f4e4ab4debd49a8aa720_206310851_RTX5OBSQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10719" loading="lazy" class="size-full wp-image-10719" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/http___o.aolcdn.com_hss_storage_midas_71036bd29549f4e4ab4debd49a8aa720_206310851_RTX5OBSQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/http___o.aolcdn.com_hss_storage_midas_71036bd29549f4e4ab4debd49a8aa720_206310851_RTX5OBSQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/http___o.aolcdn.com_hss_storage_midas_71036bd29549f4e4ab4debd49a8aa720_206310851_RTX5OBSQ-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><p id="caption-attachment-10719" class="wp-caption-text">A demonstrator holds a Palestinian flag during clashes with Israeli troops at a protest where Palestinians demand the right to return to their homeland, at the Israel-Gaza border in the southern Gaza Strip, April 13, 2018. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa TPX IMAGES OF THE DAY</p></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Alla gente di Gaza che marcia per il ritorno</span></p>
<p><span lang="it-IT">Noi, le persone, i movimenti, le associazioni che lottano perché la Palestina raggiunga la libertà e la dignità e i diritti umani e le necessità della Palestina siano soddisfatte, scriviamo oggi per onorare la gente di Gaza, la marcia del ritorno e condividere il dolore per il martirio di così molte delle vostre persone, bambini, giovani e adulti.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Noi, questa volta, vogliamo che il nostro messaggio di solidarietà e rispetto per la vostra giusta causa vi raggiunga direttamente attraverso i vostri giornali, in modo che sappiate direttamente che siete ascoltati e rispettati al di sopra e al di là della propaganda, della disinformazione e della confusione.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Comprendiamo veramente che Gaza sta lottando per la sua sopravvivenza, ma il suo popolo sta anche guidando l&#8217;unità per la Palestina e che questo scopo è stato preso nelle vostre mani collettive, e vi assicuriamo che il messaggio ha raggiunto il mondo.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Nel rispetto e nella solidarietà,</span></p>
<p><span lang="it-IT">Gaza liberta è la Palestina libera.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>To the people of Gaza that march for return</p>
<p>We, people, movements, associations that struggle for you to achieve freedom and dignity and satisfy the human right and the needs of your Palestine, write today to honour the people of Gaza, the march of return and share the sorrow for the martyrdom of so many of your people, children, youth and adults.</p>
<p>We, this time, want that our message of solidarity and respect for your just cause reaches you directly through your own journals, so that you know directly that you are heard, respected above and beyond propaganda, disinformation and confusion.</p>
<p>We truly understand that Gaza is struggling for its survival, but its people are also in fact leading the unity for Palestine and that this has been taken in your collective hands, and we assure you that the message has reached out in the world.</p>
<p>In respect and solidarity,</p>
<p>Free Gaza for free Palestine</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PER DONARE:</p>
<p>Europe Arab Bank Plc</p>
<p>Account: 1003-004399-320</p>
<p>Sort code: 60-83-09</p>
<p>IBAN: GB98 ARAB 6083 0900 4399 03</p>
<p>SWIFT: ARABGB2L</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT"> </span></p>
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		<title>Marcia contro la schiavitù in Libia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 07:52:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Aderisce e partecipa anche Associazione per i Diritti umani &#160; Con le immagini della CNN che mostravano migranti messi all&#8217;asta, i potenti del mondo sembrano aver scoperto l&#8217;acqua calda ma è pura ipocrisia,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9878" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1132" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1132w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image-212x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image-768x1086.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image-724x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w" sizes="(max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aderisce e partecipa anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con le immagini della CNN che mostravano migranti messi all&#8217;asta, i potenti del mondo sembrano aver scoperto l&#8217;acqua calda ma è pura ipocrisia, si sapeva già la situazione dei migranti in Libia.<br />
Nonostante i vari racconti, le storie drammatiche che veniva dal quel paese che non ha ratificato la convenzione di Ginevra, l&#8217;Unione Europea, tramite il governo italiano ha siglato accordi con un governo che non c&#8217;è (la Libia è in mano a 1000 tribù).<br />
Praticamente hanno fatto la guerra alle Ong, gli unici che davvero salvavano vite in mare con la scusa di contrastare il traffico di esseri umani, ma poi hanno pagato fiori di quattrini a questi stessi trafficanti per non far più partire gli immigrati. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, immigrati rinchiusi come animali nei lager , abusi , vendita all&#8217;asta e morte. Abbiamo lanciato questa marcia pacifica proprio per condannare questi fatti gravissimi, la violazione dei diritti umani con il silenzio complice dei governi europei.<br />
Pensiamo che bisogna mettere fine subito a questi accordi criminali, l&#8217;Europa che si vanta tanto di essere civile , democratica e rispettoso dei diritti umani, non può siglare accordi con paesi che non rispettano o diritti dell&#8217;uomo.<br />
Se la gente scappa per guerra, fame , povertà ecc. un motivo c&#8217;è e chi ci governa lo sa , quindi basta egoismi nazionali, basta ipocrisia, l&#8217;essere umano deve tornare al centro delle nostre priorità e quando si parla di esseri umani si parla di tutta la razza umana. Proteggere gli esseri umani , non i confini, soprattutto restare umani. La più grande sconfitta dei nostri tempi secondo noi e il fatto di dover ricordare all&#8217;uomo di RESTARE UMANO!<br />
CI RITROVIAMO <strong>SABATO 9 DICEMBRE ALLE 16.30 A SAN BABILA, a Milano,</strong> ( dov&#8217;è previsto un flash mob) la fiaccolata parte alle 17 verso il consolato libico dove sono previsti alcuni interventi. Questa iniziativa è organizzata da un insieme di associazioni, reti ,gruppi: &#8220;Nessuna Persona è Illegale&#8221; ( con tutte le associazioni che fanno parte di questa rete), il &#8220;CISPM&#8221; ( coalizione internazionale sans-papiers&#8230;),&#8221;I Sentinelli di Milano&#8221;, il Gruppo &#8220;Africa-italia: integrazione &amp; solidarietà&#8221;, l&#8217;associazione Sunugal,l&#8217;associazione &#8220;Europe&#8217;s People of Colors&#8221; ecc., vi ricordo che se siete una associazione, un gruppo e volete aderire all&#8217;iniziativa,siete tutti i ben venuti, scrivete alla pagina &#8221; Nessuno è Illegale &#8221; e verrete inseriti. Fate girare.</p>
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		<title>Women&#8217;s March Global</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2017 09:16:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Women’s March Global invites individuals and organizations committed to equality, diversity, and inclusion and those who understand women’s rights as human rights to join our local coalitions of marchers in representing the rights&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="text-align-center"><strong> </strong></h1>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-744.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-744.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-744.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-744-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-744-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a></p>
<p>Women’s March Global invites individuals and organizations committed to equality, diversity, and inclusion and those who understand women’s rights as human rights to join our local coalitions of marchers in representing the rights and voices of progressive people around the world.</p>
<p>As concerned citizens standing up for human rights, Women’s March Global immediately seeks to increase the number of coalitions participating in the upcoming global marches, while continuing to organize future campaigns. Women’s March Global is building and empowering a persistent global network that will organize future campaigns and actions in support of progressive values including women’s rights.</p>
<p>Women’s March Global is a proactive international movement, not a U.S. election-specific protest per se, which has galvanized people to defend women&#8217;s rights and those of others in response to the rising rhetoric of far-right populism around the world.</p>
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<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em>  ha partecipato alla marcia globale delle donne, sabato 21 gennaio 2017 a MILANO (Foto di Monica Macchi).</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-743.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7969" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-743.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-743.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-743-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-743-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-740.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7970" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-740.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-740.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-740-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-740-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-742.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7971" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-742.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="855" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-742.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 855w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-742-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-742-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /></a></p>
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		<title>Marcia civile per la pace: da Berlino ad Aleppo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2016 14:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#CivilMarchForAleppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi Il 18 dicembre il mondo celebra la giornata internazionale dei migranti.  Istituita dall’ONU nel 2000, e&#8217; una data scelta dalle Nazioni Unite per  adottare la Convenzione Internazionale che prevede  la tutela dei diritti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/marcia-civile.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/marcia-civile.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="marcia-civile" width="440" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/marcia-civile.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 440w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/marcia-civile-199x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 199w" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" /></a></p>
<p><span style="color: #333333; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; -webkit-text-stroke-width: 0px;">Il 18 dicembre il mondo celebra la giornata internazionale dei migranti. </span></p>
<div dir="auto"><span style="color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">Istituita dall’ONU nel 2000, e&#8217; una data scelta dalle Nazioni Unite per  adottare la </span><strong style="color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">Convenzione Internazionale</strong><span style="color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;"> che prevede  la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie. </span></div>
<div dir="auto">
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">Quest’anno, è  il  25mo anniversario della convenzione  ONU.</p>
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;"> Un documento, che riconosce i <strong>diritti fondamentali</strong>, come : lasciare il proprio Paese d’origine, il diritto alla vita, a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti degradanti, ad esercitare la libertà di pensiero, coscienza e religione.</p>
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">Un tema sempre più attuale, mentre milioni di profughi continuano a fuggire da povertà, torture e guerre.</p>
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">Allo stesso tempo, in  questi giorni, la <em>Marcia civile per la pace</em> si muoverà da Berlino ad Aleppo, con una campagna mediatica  che porta il nome dello stesso hashtag #CivilMarchForAleppo.</p>
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">La partenza è  stata definita, si partirà  da Berlino il 26 dicembre verso Aleppo, attraverso &#8220;la rotta dei rifugiati&#8221; da fare nel verso opposto. Un evento già diventato &#8216;virale.&#8217;</p>
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">Restare umani e riconoscere la dignità dell&#8217;altro. Perché  non essere nati da quella parte del mondo, non è  un merito.</p>
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;">
<p style="margin: 0px 0px 10px; color: #333333; font-family: verdana, 'helvetica neue', helvetica, arial, sans-serif; font-size: 14px; background-color: #ffffff;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/foto2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/foto2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="foto2" width="491" height="388" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/foto2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 491w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/foto2-300x237.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 491px) 100vw, 491px" /></a></p>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/18/marcia-civile-per-la-pace-da-berlino-ad-aleppo/">Marcia civile per la pace: da Berlino ad Aleppo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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