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	<title>Myanmar Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>I diritti dei bambini del Myanmar</title>
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<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p><br>Le Nazioni Unite, e in particolare i rappresentanti per i bambini e i conflitti armati e la violenza contro i bambini (Virginia Gamba e Najat Maalla M&#8217;jid) hanno esortato i militari del Myanmar a fermare la violenza diffusa contro i bambini.<br>Il 1° febbraio, l&#8217;esercito birmano (Tatmadaw) ha deposto il governo eletto del paese e dichiarato lo stato di emergenza. Storicamente, i militari birmani hanno avuto una forte influenza sul governo, dal momento che dopo l&#8217;indipendenza dalla Gran Bretagna è stato istituito un governo civile e poi sostituito da uno militare, che è durato 26 anni. In seguito, anche i tentativi di tornare alla democrazia sono stati soffocati dai militari, fino all&#8217;inizio della transizione democratica nel 2011. D&#8217;altra parte, e nonostante la trasformazione democratica del paese, i militari hanno mantenuto parte del potere politico, quindi la presenza militare nel governo del paese è stata praticamente lineare.<br>Dopo le elezioni del novembre 2020, vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia, l&#8217;esercito ha effettuato un colpo di stato nel febbraio di quest&#8217;anno, dopo il quale ha decretato lo stato di emergenza nel paese.<br>Sulla scia di questi eventi, un&#8217;ondata di violenza è scoppiata nel paese, colpendo soprattutto i bambini. L&#8217;ONU ha esortato l&#8217;esercito a fermare la violenza diffusa contro i bambini, poiché almeno 44 bambini sono state uccisi. D&#8217;altra parte, sono stati denunciati anche gli arresti arbitrari di bambini, che violano tutti i principi di protezione e i diritti umani dei bambini.<br>Secondo la Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia del 1989, i doveri di proteggere i diritti umani di coloro che sono considerati bambini (con questo si intendono le persone fino ai 18 anni, tranne nei casi in cui la maggiore età è raggiunta prima) si applicano non solo alle famiglie e ai tutori più diretti, ma anche alla comunità in generale. D&#8217;altra parte, il diritto alla vita è innegabile nel caso dei bambini, a cui si aggiunge il dovere di assicurare il più possibile il loro sviluppo e la loro sicurezza.<br>Inoltre, non si considera solo l&#8217;impatto diretto che la violenza contro i bambini può causare in termini fisici, ma anche le conseguenze psicologiche ed emotive che possono essere portate dai bambini per anni. A questo si aggiunge l&#8217;impossibilità per i bambini di ricevere un&#8217;educazione decente, un diritto sancito dalla Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia, in particolare dall&#8217;articolo 28.<br>Tutti questi elementi portano alla conclusione che i diritti umani dei bambini sono fortemente violati in Myanmar, e che, da vari punti di vista supportati da convenzioni e leggi esistenti, questa violenza diffusa contro i giovanissimi deve essere fermata.<br>Referenze:</p>



<ul><li>&#8220;Myanmar: la ONU pide detener la violencia generalizada contra los niños´´, Noticias ONU, https://news.un.org/es/story/2021/04/1490452?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>Convention on the Rights of Child, 1989, Adopted and opened for signature, ratification and accession by General Assembly Resolution 44/25 of 20 November 1989 entry into force 2 September 1990, in accordance with article 49</li><li>Golpe de Estado en Birmania de 2021, Wikipedia https://es.wikipedia.org/wiki/Golpe_de_Estado_en_Birmania_de_202?utm_source=rss&utm_medium=rss</li></ul>
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		<title>Colpo di Stato militare in Myanmar</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:18:07 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15059" width="720" height="479" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p><br>Liberare i detenuti &#8211; Critiche ad Aung San Suu Kyi</p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha condannato il colpo di stato militare in Myanmar e ha chiesto l&#8217;immediato rilascio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e di tutte le altre figure politiche imprigionate. Il Myanmar sta affrontando un pericoloso scivolamento all&#8217;indietro nella storia. Dopo dieci anni di timida democratizzazione, i militari stanno ora forzatamente riportando indietro l&#8217;orologio e il paese è minacciato dalla riproposizione di decenni di dittatura militare.</p>



<p>Questa è una catastrofe per lo stato multietnico, perché significa che non ci sarà pace neanche nelle regioni di insediamento delle varie nazionalità e purtroppo continuerà il genocidio contro i Rohingya. Ma è un disastro in divenire. L&#8217;ex icona della democrazia Aung San Suu Kyi ha cercato invano di assecondare i militari. È stata uno strumento compiacente dell&#8217;esercito e della sua strategia genocida nel perseguitare i Rohingya dal 2015/2016. In tutto il mondo, ha<br>rappresentato e giustificato la strategia crudele della leadership militare, che ora la imprigiona di nuovo. Questo non la rende più un&#8217;icona della democrazia. Ma naturalmente la sua prigionia è illegale e deve essere terminata immediatamente.</p>



<p>La democratizzazione sotto Aung San Suu Kyi ha deluso sotto molti aspetti. Negli ultimi anni, per esempio, la libertà di espressione e la libertà di stampa sono state arbitrariamente limitate dall&#8217;uso di vecchie leggi da parte della dittatura militare. Anche gli sforzi di pace nelle zone di insediamento delle diverse nazionalità non hanno fatto progressi, sebbene Aung San Su Kyi abbia dichiarato che questa è una priorità assoluta.</p>



<p>Ora il Myanmar è minacciato da un ritorno ai tempi bui della dittatura militare prima del 2011. Siamo molto preoccupati che la Cina in particolare, dopo aver praticato per anni sotto la dittatura militare una politica di saccheggio delle risorse naturali presenti nelle aree dei diversi stati che compongono il Myanmar, approfitti ora del rovesciamento politico per continuare questo sfruttamento indiscriminato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="492" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15058" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 492w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /></figure>



<p>Richiesta di sanzioni dell&#8217;UE contro i militari</p>



<p>Dopo il colpo di stato in Myanmar, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede sanzioni mirate dell&#8217;UE contro gli interessi economici dei generali golpisti. Non l&#8217;intera popolazione, ma i capi militari dovrebbero subire le conseguenze del loro colpo di stato, ha dichiarato l&#8217;APM. I militari del Myanmar hanno creato un impero economico in più di 50 anni di governo. Le fabbriche di birra, le banche, le agenzie di viaggio, gli alberghi, le compagnie di trasporto,<br>i porti, le compagnie del tabacco, le compagnie tessili, le agenzie immobiliari e le compagnie che estraggono giada, rubini, zaffiri e rame offrirebbero sufficienti opportunità di sanzioni.</p>



<p>L&#8217;UE dovrebbe fermare tutti gli affari con le aziende controllate dai militari e le loro filiali. Se i militari rinchiudono arbitrariamente figure politiche democraticamente elette, è inopportuno aumentare ulteriormente la ricchezza dei generali di spicco accumulata con la corruzione e l&#8217;appropriazione indebita. Questo perché il colpo di stato riguarda anche gli interessi economici, che i militari temono possa essere messo in discussione se il paese procedesse spedito verso la democratizzazione.</p>



<p>Per esempio, il potente comandante in capo dell&#8217;esercito, il generale Min Aung Hlaing, controlla due influenti holding militari, la Myanmar Economic Corporation (MEC) e la Myanma Economic Holdings Limited (MEHL). Dirige personalmente la MEHL ed è uno dei suoi azionisti più importanti.<br>Anche i membri stretti della famiglia di Hlaing hanno fatto parecchi soldi grazie alle sue connessioni. Suo figlio Aung Pyae Sone, per esempio, controlla l&#8217;importazione di medicinali e tecnologia medica.<br>Possiede anche alberghi, ristoranti e una società commerciale insieme a sua moglie. Se il Myanmar è ancora uno dei paesi più poveri del mondo, la corruzione dei generali e dei loro tirapiedi ne è la principale responsabile.</p>



<p>Il generale ormai 64enne termina il suo mandato da comandante in capo delle forze armate nel giugno 2021 e sta cercando vie alternative per mantenere il proprio potere. Dato che ha poche possibilità di essere eletto presidente con mezzi legali a causa della sua bassa popolarità, sta tentando la via del colpo di stato illegale.</p>



<p>Da anni l&#8217;APM avverte del pericolo rappresentato dal generale Min Aung Hlaing. Per esempio, l&#8217;organizzazione per i diritti umani ha protestato quando è stato accolto con gli onori militari a Berlino nell&#8217;aprile 2017 su invito dell&#8217;ispettore generale delle forze armate tedesche.<br>All&#8217;epoca, il governo tedesco voleva iniziare un dialogo con i militari del Myanmar per promuovere e sostenere il percorso verso la democratizzazione. Era una strategia destinata a fallire, poiché Hlaing aveva già espulso con la forza i Rohingya nel 2016. Nell&#8217;estate del 2017 infine è stato responsabile del genocidio di questa minoranza.</p>
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		<title>La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:58:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L di Nicole Fraccaroli L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13611" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere i rimanenti Rohingya nello stato di Rakhine, ha affermato Human Rights Watch. Il tribunale ha adottato all&#8217;unanimità &#8220;misure provvisorie&#8221; che impongono al Myanmar di prevenire il genocidio e prendere provvedimenti per conservare le prove.  </p>



<p>L&#8217;esercito
del Myanmar ha commesso ampie atrocità contro i Rohingya, tra cui
omicidio, stupro e incendio doloso, che hanno raggiunto il picco
durante la sua campagna di pulizia etnica alla fine del 2017,
costringendo oltre 740.000 Rohingya a fuggire in Bangladesh. Nel
settembre 2019, la Missione Internazionale Indipendente di ricerca di
fatti sostenuta dalle Nazioni Unite sul Myanmar ha scoperto che i
600.000 Rohingya rimasti in Myanmar &#8220;potrebbero essere più
minacciati che mai di genocidio&#8221;. 
</p>



<p>&#8220;L&#8217;ordine
della CIG in Myanmar a prendere provvedimenti concreti per prevenire
il genocidio dei Rohingya è un passo fondamentale per fermare
ulteriori atrocità contro alcune delle persone più perseguitate al
mondo&#8221;, ha affermato Param-Preet Singh, direttore associato
della giustizia internazionale di Human Rights Watch. &#8220;I governi
interessati e gli organismi delle Nazioni Unite dovrebbero garantire
che l&#8217;ordine venga eseguito mentre il caso del genocidio avanza&#8221;.</p>



<p> L&#8217;ordinanza
fa seguito all&#8217;applicazione, da parte del Gambia l&#8217;11 novembre 2019,
alla corte sostenendo che gli abusi da parte dell&#8217;esercito del
Myanmar nello stato di Rakhine contro i Rohingya violano la
Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio
e cercano urgentemente misure provvisorie. La CIG ha tenuto udienze
sulla richiesta di misure provvisorie dal Gambia a dicembre. 
</p>



<p>L&#8217;ordine
delle misure provvisorie della CIG è giuridicamente vincolante per
le parti. A novembre, il Myanmar ha esplicitamente riconosciuto
l&#8217;autorità del Tribunale e, a dicembre, Aung San Suu Kyi, in
rappresentanza del Myanmar davanti alla Corte nella sua veste di
Ministro degli Esteri, ha riconosciuto il ruolo della Corte come
&#8220;rifugio vitale della giustizia internazionale&#8221;. 
</p>



<p>Il
tribunale ha ordinato all&#8217;unanimità il Myanmar di prevenire tutti
gli atti ai sensi dell&#8217;articolo 2 della Convenzione sul genocidio,
garantire che i suoi militari non commettano genocidi e adottare
misure efficaci per preservare le prove relative al caso del
genocidio sottostante. Il Tribunale ha inoltre ordinato al Myanmar di
riferire in merito alla sua attuazione dell&#8217;ordine entro quattro
mesi, e successivamente ogni sei mesi. 
</p>



<p>Ai
sensi dell&#8217;articolo 41, paragrafo 2, dello statuto della CIG, le
misure provvisorie del Tribunale vengono automaticamente inviate al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un tale ordine aumenterà
la pressione sul Consiglio al fine di intraprendere azioni concrete
in Myanmar. Ad esempio, il Consiglio di Sicurezza potrebbe approvare
una risoluzione che dirige il Myanmar a revocare le restrizioni alla
libertà di movimento dei Rohingya, eliminare le restrizioni non
necessarie all&#8217;accesso umanitario allo stato di Rakhine, abrogare le
leggi discriminatorie e vietare le pratiche che limitano l&#8217;accesso
dei Rohingya all&#8217;istruzione, all&#8217;assistenza sanitaria e ai mezzi di
sussistenza. Finora il Consiglio di Sicurezza non ha intrapreso
azioni significative sul Myanmar, in parte a causa dell&#8217;apparente
volontà della Russia e della Cina di impiegare il proprio diritti di
veto per proteggere il governo e le forze armate del Myanmar. 
</p>



<p>Anche
con un Consiglio di Sicurezza bloccato, il segretario generale delle
Nazioni Unite Antonio Guterres potrebbe sottoporre la questione del
Myanmar al Consiglio ai sensi dell&#8217;articolo 99 della Carta delle
Nazioni Unite. Il 2 settembre 2017, Guterres ha scritto una lettera
al Presidente del Consiglio di Sicurezza invitando il consiglio ad
&#8220;agire con moderazione e calma per evitare una catastrofe
umanitaria&#8221;, e per &#8220;il pieno rispetto dei diritti umani e
del diritto umanitario internazionale, di fornire assistenza
umanitaria ai bisognosi senza interruzioni. &#8221; 
</p>



<p>Altri
organi delle Nazioni Unite avrebbero le capacità ed i mezzi
necessari per prendere provvedimenti per rafforzare l&#8217;ordine. Il
Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e l&#8217;Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, per esempio, potrebbero approvare
risoluzioni che invitano il Myanmar a rispettare i termini. Ciò
potrebbe, di conseguenza, spingere altri Paesi ad agire concretamente
nelle loro relazioni bilaterali con il Myanmar.</p>
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		<item>
		<title>Myanmar: tra Conflitti Etnici e Sparizioni Forzate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2020 07:57:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13463" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>A general view of Nayapara Rohingya refugee camp in Cox&#8217;s Bazar, Bangladesh, Thursday, Aug.22, 2019. Bangladesh&#8217;s refugee commissioner said Thursday that no Rohingya Muslims turned up to return to Myanmar from camps in the South Asian nation. (AP Photo/Mahmud Hossain Opu)</figcaption></figure></div>



<p> di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Tra
i diversi conflitti ed emergenze umanitarie che al momento
caratterizzano lo scenario internazionale, la situazione che si sta
consumando in Myanmar necessita particolare attenzione. In
particolare, purtroppo i media italiani non stanno dimostrando
particolare interesse nel condividere le circostanze del Myanmar e le
violazioni a cui i cittadini sono soggetti quotidianamente. Per
questo motivo, l’autrice di tale articolo ha deciso di condividere
alcune rilevanti informazioni e dati che testimoniano la gravità
della situazione.  
</p>



<p>I
conflitti armati tra l&#8217;esercito e i gruppi armati etnici del Myanmar
si sono intensificati nel corso del 2018 negli Stati di Kachin, Shan
e Karen, alimentati da progetti di sviluppo su larga scala e
controversie sulle risorse naturali. I civili furono minacciati dagli
attacchi indiscriminati dei militari, dagli sfollamenti forzati e dai
blocchi degli aiuti. Sono emerse notizie dell&#8217;esercito che utilizzava
civili come scudi umani. La missione di accertamento delle Nazioni
Unite ha determinato che le azioni dei militari negli Stati di Shan e
Kachin dal 2011 sono state crimini di guerra e crimini contro
l&#8217;umanità. 
</p>



<p>Nel
gennaio 2018, scoppiarono scontri tra l&#8217;esercito e l&#8217;esercito di
indipendenza di Kachin (KIA) in diverse municipalità dello stato di
Kachin, con i militari che impiegavano bombardamenti aerei e
bombardamenti di artiglieria pesante. Più di 3.500 civili che
tentano di fuggire dai combattimenti sono rimasti intrappolati,
alcuni per oltre due settimane, senza accesso a cibo adeguato o
forniture di base. Le ostilità nello stato di Kachin sono riprese ad
aprile. Bombardamenti e attacchi aerei del governo hanno ucciso
almeno 10 civili e hanno costretto circa 2.000 a fuggire nella
giungla, dove sono rimasti bloccati per quasi un mese senza accesso
agli aiuti, in condizioni terribili. 
</p>



<p>Si
stima che 106.000 civili rimangano nei campi di sfollamento a lungo
termine a Kachin e negli Stati del nord dello Shan, molti vicini ad
aree di conflitto attivo, mentre più di 30.000 sono stati
temporaneamente sfollati nel 2018. Migliaia di persone sono state
sfollate combattendo nello stato di Karen a marzo. 
</p>



<p>Le
autorità hanno continuato per tutto il 2018 a impedire alle Nazioni
Unite e alle organizzazioni internazionali di erogare aiuti in aree
controllate da gruppi armati etnici. L&#8217;accesso era inoltre limitato
nelle aree controllate dal governo e per le organizzazioni locali. Le
conseguenti carenze di cibo, medicine e alloggi hanno avuto un
effetto rovinoso sulle popolazioni sfollate, contribuendo a un
aumento delle pratiche di sfruttamento, tra cui il traffico di essere
umani. Gli operatori umanitari che si sono recati in un&#8217;area non
controllata dal governo nel 2018 per fornire supporto umanitario sono
stati minacciati di arresto ai sensi della legge sulle associazioni
illegali. 
</p>



<p>A
luglio, a seguito di scontri nel nord dello Stato Shan, i militari
presumibilmente hanno arrestato sei donne di medicina dell&#8217;esercito
di liberazione nazionale di Ta’ang (TNLA), che sono state trovate
morte per arma da fuoco e ferite da taglio poco dopo.</p>



<p>I
combattimenti in corso hanno favorito la violenza sessuale legata al
conflitto, con donne e ragazze sfollate internamente particolarmente
vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi sessuali. 
</p>



<p>La
tratta di donne e ragazze rimane un grave problema a Kachin e negli
Stati del nord dello Shan, dove i conflitti e la disperazione
economica li hanno resi vulnerabili all&#8217;essere attirati in Cina con
false promesse e venduti come &#8220;spose&#8221;. Il governo del
Myanmar non è riuscito ad adottare misure sufficienti per prevenire
la tratta, recuperare le vittime, consegnare alla giustizia i
colpevoli o assistere i sopravvissuti. 
</p>



<p>A
febbraio, le autorità del distretto di Muse, nello Stato di Shan,
hanno pubblicato un annuncio secondo cui i soldati dei gruppi armati
etnici feriti trovati dall&#8217;esercito dovrebbero essere portati
immediatamente alla base militare più vicina e non ricevere cure
mediche, una pratica che equivale a tortura. 
</p>



<p>A
luglio, Aung San Suu Kyi ha presieduto la terza sessione della
Conferenza di Panglong del 21 ° secolo, il forum del processo di
pace del governo, che è rimasto in gran parte stagnante, non
riuscendo a ottenere la fiducia o la trazione tra i gruppi armati
etnici. 
</p>



<p>Queste
informazioni non possono coprire tutte le circostanze che si sono
consumate in Myanmar, ma possono contribuire a sensibilizzare in
merito alle severe conseguenze che si sono abbattute sul Paese, e che
hanno assunto la forma di gravi violazioni dei diritti umani con la
conseguente commissione di crimini internazionali (crimini di guerra
e crimini contro l’umanità). È una responsabilità importante
quella di rimanere aggiornati in merito a ciò che si verifica anche
in Paesi più lontani dal nostro. Solo conoscendo è possibile
intervenire, porsi domande e studiare. La conoscenza e la
consapevolezza sono i primi strumenti per combattere la carenza di
dialogo e per abbattere l’ignoranza ed i pregiudizi. 
</p>
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		<title>(Brutte) notizie dalla Birmania &#8211; Myanmar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 06:27:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Birmania (Myanmar): nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace In Birmania milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la base esistenziale La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/06/brutte-notizie-dalla-birmania-myanmar/">(Brutte) notizie dalla Birmania &#8211; Myanmar</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Birmania (Myanmar): nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace<br />
In Birmania milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la base<br />
esistenziale</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12175" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="468" height="263" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 468w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 468px) 100vw, 468px" /></a></p>
<p>La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri del governo birmano rischia di annullare gli sforzi fatti finora per porre fine a 70 anni di conflitti armati nelle regioni di insediamento delle minoranze etniche del paese. La nuova legge prevede che entro l&#8217;11 marzo 2019 i piccoli agricoltori debbano registrare presso le autorità<br />
competenti le richieste di usufrutto dei terreni che posseggono da generazioni. Per chi non registra la propria richiesta sono previsti l&#8217;esproprio e fino a due anni di carcere tramutabili in pena pecuniaria.<br />
La registrazione però non garantisce la proprietà ma semplicemente permette l&#8217;usufrutto dei terreni per 30 anni.</p>
<p>Evidentemente la nuova legge disattende i diritti tradizionali di proprietà delle minoranze, non tiene conto del tradizionale usufrutto comunitario della terra da parte delle comunità indigene né considera la situazione dei profughi che, vista la loro peculiare situazione, non hanno la possibilità di registrare le loro richieste. La nuova legge<br />
penalizza infatti in primo luogo i profughi, costretti a fuggire dalle violenze, che non potendo registrare le richieste sul proprio territorio, perdono qualsiasi possibilità di tornare a casa, sia per la perdita della propria terra sia per il fatto che la mancata<br />
registrazione criminalizza le persone e comporta il rischio dell&#8217;incarceramento.</p>
<p>Attualmente almeno 106.000 piccoli agricoltori degli stati federali di Shan e di Kachin sono in fuga. Altre 100.000 persone appartenenti a diverse minoranze vivono in campi profughi in Thailandia. Nello stato federale di Rakhine 128.000 persone sono profughe interne mentre ulteriori 750.000 Rohingya hanno cercato protezione in Bangladesh. Lo<br />
scorso 25 gennaio 2019 Yanghee Lee, incaricata dell&#8217;ONU per i diritti umani in Birmania, ha ufficialmente protestato contro la nuova legge che, dichiara Lee, di fatto espropria i profughi della loro proprietà e dei loro diritti.</p>
<p>Ma a subire le conseguenze della nuova legge saranno anche milioni di piccoli agricoltori che si vedranno sottrarre la loro base esistenziale. Chi infatti decide di far registrare la sua richiesta rinuncia automaticamente alla proprietà della terra dovendosi accontentare<br />
dell&#8217;usufrutto per 30 anni, e chi invece decide di ignorare la legge viene criminalizzato e perde comunque la sua terra. Per milioni di piccoli agricoltori la nuova legge viene percepita come una dichiarazione di guerra alle minoranze etniche del paese nonché come il tentativo di un lento e strisciante furto delle loro terre. Infatti,<br />
l&#8217;82% dei terreni il cui uso dovrebbe essere regolamentato dalla nuova legge si trova nelle regioni di insediamento delle minoranze e sarebbero principalmente loro a perdere i propri diritti e la loro base esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12174" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>L&#8217;organizzazione Chin Land Affairs Network ha già precisato che le comunità indigene dei Chin sono tradizionalmente proprietari di tutto il territorio del loro stato federale e che questi diritti non possono essere messi in discussione da una legge. Il sospetto delle<br />
organizzazioni indigene e per i diritti umani è che la legge abbia lo scopo di facilitare l&#8217;accesso e l&#8217;usufrutto della terra a investitori privati sia stranieri sia interni. Infine la nuova legge rischia di minare qualsiasi tentativo di dialogo per il raggiungimento di una pace duratura in regioni che da 70 anni sono scenari di repressione e conflitti armati. Ciò determinerebbe anche il definitivo fallimento della politica della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi che aveva dichiarato che la ricerca di pace sarebbe stato il compito centrale del suo mandato.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/06/brutte-notizie-dalla-birmania-myanmar/">(Brutte) notizie dalla Birmania &#8211; Myanmar</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Bloody fish</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 07:44:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo L&#8217;industria dell’esportazione di frutti di mare, business dal valore di miliardi di dollari che vede coinvolti i mari e le coste tailandesi, risulta profondamente intaccata dal fenomeno delle violazioni di diritti&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/22/imprese-e-diritti-umani-bloody-fish/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Bloody fish</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_224968781713901.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_224968781713901.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="168" /></a></p>
<p lang="it-IT">di Cecilia Grillo</p>
<p lang="it-IT">L&#8217;industria dell’esportazione di frutti di mare, business dal valore di miliardi di dollari che vede coinvolti i mari e le coste tailandesi, risulta profondamente intaccata dal fenomeno delle violazioni di diritti umani. Nonostante le ripetute promesse da parte del governo locale di eliminare fenomeni quali schiavitù, lavoro forzato e la diffusa tratta di esseri umani nel settore peschereccio, abusi dei diritti umani sostanziali fanno da sfondo al panorama dell’industria ittica orientale.</p>
<p><span lang="it-IT">Steve Trent, direttore esecutivo della </span><span lang="it-IT">Environmental Justice Foundation</span><span lang="it-IT"> (EJF), che ha lavorato con il governo tailandese nell’implementazione delle sue riforme politiche, ha sottolineato come dovrebbe essere posta maggior attenzione al fine di assicurare che coloro che vendono prodotti ittici ai consumatori si assumano la responsabilità di garantire che le catene di approvvigionamento non agiscano in costante violazione di diritti umani.</span></p>
<p lang="it-IT">Le prime avvisaglie del fenomeno del traffico di essere umani all’interno dei pescherecci tailandesi sono riconducibili al periodo successivo alle devastazioni di Typhoon Gay del 1989, disastro che ha provocato l&#8217;affondamento di oltre 200 pescherecci e causato almeno 458 morti, per la maggior parte membri di equipaggi di pescatori della povera regione nordorientale della Tailandia.</p>
<p><span lang="it-IT">Mentre prima di tale calamità naturale le attività di pesca erano concentrate principalmente nel vicino Golfo tailandese e nell’Oceano delle Andamane, zone relativamente ricche di risorse marine e naturali, a seguito di Typhoon Gay gli equipaggi tailandesi hanno abbandonato il settore, lasciando i restanti proprietari di barche in un disperato bisogno di forza lavoro. Birmani, cambogiani e alcuni lavoratori migranti laotiani hanno iniziato a essere reclutati per rimpiazzare gli equipaggi tailandesi in rapido declino: migranti e </span><span lang="it-IT">brokers </span><span lang="it-IT">sono diventati i protagonisti di questo nuovo processo di tratta di esseri umani.</span></p>
<p lang="it-IT">Inoltre fra gli anni ‘70 e ‘80 la Tailandia è stata spettatrice di una rapida modernizzazione e industrializzazione del settore ittico dovuta al verificarsi di un significativo calo delle attività di pesca e soprattutto all’aumento dei costi di gestione e dei prezzi del carburante.</p>
<p lang="it-IT">Come risultato di Typhoon Gay, di questi e di altri fattori, il settore ittico tailandese è stato spettatore di cambiamenti drammatici che hanno riguardato sia il reclutamento della forza lavoro che le condizioni lavorative dei pescatori.</p>
<p><span lang="it-IT">Negli ultimi anni sono stati numerosi i </span><span lang="it-IT">report</span><span lang="it-IT"> di ONG e organizzazioni internazionali e centinaia le testimonianze che hanno evidenziato il peggioramento delle condizioni lavorative, estenuanti, a cui vengono sottoposti quotidianamente i pescatori, migrati in Tailandia nella speranza utopistica di ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro.</span></p>
<p lang="it-IT">I pescherecci tailandesi percorrono le acque territoriali di dozzine di nazioni, in particolare Myanmar, Cambogia, India, Indonesia, Malesia e Vietnam, e viaggiano fino alla Somalia e in altre parti della costa dell’Africa orientale: negli ultimi quarant’anni, la Tailandia si è affermata come una delle principali nazioni produttrici di pesce del mondo.</p>
<p><span lang="it-IT">Tuttavia, con il passaggio del tempo si è sempre maggiormente sviluppato il fenomeno del traffico di esseri umani nei pescherecci tailandesi: Human Rights Watch ha rilevato molteplici fattori indicanti lo svilupparsi di pratiche di lavoro forzato che gli organi di ispezione tailandesi non riescono a gestire in modo adeguato o sistematico, fra questi sono comprese le cattive condizioni lavorative; la sottrazione dei documenti di identità dei pescatori da parte dei </span><span lang="it-IT">brokers</span><span lang="it-IT">; salari trattenuti; orari di lavoro eccessivi.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Molti pescatori migranti, che si recano in Tailandia nella speranza di poter ottenere le risorse necessarie per mantenere le proprie famiglie nelle povere regioni di Myanmar, Cambogia, Indonesia, vengono spesso ingannati o rapiti dai cosiddetti </span><span lang="it-IT">brokers</span><span lang="it-IT">, che li rivendono ai capitani tailandesi, per cifre comprese tra US $ 500 e US $ 1.000 per schiavo.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Un sondaggio del 2009 condotto dal </span><em><span lang="it-IT">United Nations Inter-Agency Project on Human Trafficking</span></em><span lang="it-IT"> (UNIAP) ha rilevato che il 59% dei migranti intervistati a bordo di imbarcazioni tailandesi ha testimoniato che almeno un proprio compagno, durante la permanenza in mare, è stato vittima di omicidio perpetrato da parte dei proprietari dei pescherecci.</span></p>
<p><span lang="it-IT">In una sentenza insolitamente critica dell’ILO </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">(</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>International Labour Organisation</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">), </span></span><span lang="it-IT">il governo tailandese è stato esortato a porre rimedio agli abusi perpetuati sulle navi da pesca che operano nelle acque tailandesi: il fenomeno del lavoro forzato è infatti ancora dilagante nonostante la nuova legislazione governativa e le continue pressioni da parte dell&#8217;UE e degli Stati Uniti.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Il reclutamento dei lavoratori nel settore della pesca tailandese rimane in gran parte disciplinato da processi di reclutamento informali che spesso sono connessi ad abusi e alla tratta di esseri umani. Molti pescatori vengono venduti ai proprietari di pescherecci (ad un certo prezzo pro capite, il </span><em><span lang="it-IT">ka hua</span></em><span lang="it-IT"><em>,</em> il costo addebitato dai trafficanti e pagato dai rappresentanti dei pescherecci per i pescatori vittime della tratta). Un pescatore trafficato deve in seguito lavorare per ripagare il proprio </span><em><span lang="it-IT">ka hua</span></em><span lang="it-IT"> prima di poter ricevere la retribuzione per il lavoro svolto. A seconda dell’ammontare del </span><em><span lang="it-IT">ka hua</span></em><span lang="it-IT">, un pescatore potrebbe lavorare da uno a otto mesi prima di poter ricevere qualsiasi tipo di retribuzione. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11961" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1320" height="770" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145-300x175.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145-768x448.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145-1024x597.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1320px) 100vw, 1320px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Secondo quanto riportato da </span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>GreenPeace International</i></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, </span></span></span><span lang="it-IT">in relazione al traffico di esseri umani celato dietro l’attività ittica svolta lungo le coste tailandesi, il pesce pescato con queste modalità “può finire nelle filiere delle grandi compagnie tailandesi che producono prodotti ittici per i mercati internazionali. In particolare, potrebbe esserci un elevato rischio che il pesce pescato da tali flotte sia stato utilizzato per produrre surimi o il cibo per animali, venduto poi nei supermercati di tutto il mondo, tra cui anche quelli italiani”.</span></p>
<p><span lang="it-IT">La Tailandia deve dotarsi di nuovi e ulteriori strumenti legali che trattino il lavoro forzato quale reato autonomo e che lo vietino in tutte le sue fattispecie. Il governo tailandese ha dichiarato che sta ora valutando attivamente la possibilità di ratificare il Protocollo ILO del 2014 relativo alla Convenzione sul lavoro forzato, che obbligherebbe la Tailandia a sviluppare pratiche volte a combattere il fenomeno del lavoro forzato. </span>Inoltre, alla Tailandia sarebbe richiesto di sviluppare un piano d’azione nazionale per adottare<span style="font-family: Georgia, serif;"> “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><i>effective measures to prevent and eliminate its use, to provide to victims protection and access to appropriate and effective remedies, such as compensation, and to sanction the perpetrators of forced or compulsory labour”.</i></span></p>
<p>Il protocollo sollecita inoltre la Tailandia a<span style="font-family: Georgia, serif;"> “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><i>take effective measures for the identification, release, protection, recovery and rehabilitation of all victims of forced or compulsory labour</i></span><span style="font-family: Georgia, serif;">” </span>e aintraprendere <span style="font-family: Georgia, serif;">“</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><i>efforts to ensure that … coverage and enforcement of legislation relevant to the prevention of forced or compulsory labour, including labour law as appropriate, apply to all workers and all sectors of the economy</i></span><span style="font-family: Georgia, serif;">”. </span></p>
<p lang="it-IT">Luisa Ragher, vicepresidente della delegazione dell’Unione europea in Tailandia, ha affermato che l’Unione Europea si impegna a lavorare a fianco del governo tailandese per affrontare le violazioni e gli abusi dei diritti dei lavoratori.</p>
<p lang="it-IT">Ha affermato infatti “il governo tailandese ha dato alta priorità alla risoluzione del problema del traffico di esseri umani e del lavoro forzato nei mari tailandesi. Ci sono ancora carenze, ma sono stati compiuti progressi e siamo fiduciosi del loro impegno per migliorare le cose. Stiamo lavorando intensamente all’apertura di una più ampia discussione sui diritti dei lavoratori”.</p>
<p lang="it-IT">Tante tuttavia sono le iniziative provenienti dal settore privato che possono essere condotte nel tentativo di ostacolare il fenomeno della tratta di esseri umani nei mari tailandesi, quali, fra le altre, supportare proposte internazionali intese ad aumentare la trasparenza e la tracciabilità nelle catene di approvvigionamento di prodotti ittici e l’impegno da parte di importatori e rivenditori di prodotti di pesca tailandesi nel dimostrare che le proprie catene di approvvigionamento sono esenti dalle pratiche del traffico di esseri umani e da altre violazioni di diritti umani.</p>
<p lang="it-IT">Inoltre anche i consumatori rivestono un ruolo importante nella riduzione del fenomeno della tratta degli esseri umani e del lavoro forzato, ad esempio tentando sempre di assicurarsi che tutti i prodotti ittici acquistati siano stati ottenuti attraverso l’utilizzo di pratiche sostenibili e senza l’impiego di manodopera trafficata o abusata.</p>
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		<title>Festival della Fotografia etica. La crisi dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2018 14:50:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Rohingya, una minoranza etnica di origine islamica, tanto discriminata che si può parlare di genocidio. In realtà pochi ne parlano. La stampa se ne è occupata un po&#8217; di più perché di recente sono stati perseguitati nel Myanmar, in particolare nell&#8217;area occidentale del Rakhine, dove rivendicano la loro appartenenza alle popolazioni indigene. La sorte dei rohingya è strettamente legata a quella di Aung San Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, vincitrice del premio Nobel nel 1991 per la sua lotta contro i militari. Oggi, però, Amnesty International revoca il premio di &#8220;Ambasciatrice della coscienza&#8221; alla donna-leader considerando il mancato intervento nella situazione della minoranza religiosa in questione come un &#8220;tradimento&#8221; perché &#8220;non ha usato la sua autorità politica e morale per salvaguardare i diritti umani, la giustizia e l&#8217;uguaglianza in Myanmar&#8221;.</p>
<p>Noi, oggi, vogliamo riprendere l&#8217;argomento con una parte di un reportage presentato all&#8217;ultima edizione del Festival della Fotografia Etica (Lodi, 7-28 ottobre 2018).</p>
<p>Il reportage è di Paula Bronstein e si intitola &#8220;Apolidi, abbandonati e indesiderati: la crisi dei Rohingya&#8221;.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mostra fotografica. L&#8217;infanzia nel mondo. Tra sogno e realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 06:50:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti Umani organizza l&#8217;iniziativa “L&#8217;infanzia nel mondo tra sogno e realtà”, alla presenza della fotografa Elena Givone, per un&#8217;esplorazione del mondo attraverso lo sguardo dei più piccoli, per riaffermare e tutelare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9853" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n-300x105.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n-768x269.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER">
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>Associazione Per i Diritti Umani organizza l&#8217;iniziativa<br />
“L&#8217;infanzia nel mondo tra sogno e realtà”, alla presenza<br />
della fotografa Elena Givone, per un&#8217;esplorazione del mondo attraverso lo sguardo dei più piccoli,<br />
per riaffermare e tutelare i loro diritti.</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Milano, 15-17 dicembre 2017</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Spazio Percorsi | Via Kramer, 32 Milano</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">Un fine settimana presso lo Spazio Percorsi a Milano, aperto a bambini e adulti, dedicato al lavoro di </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Elena Givone</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> e alla sua narrazione delle condizioni di vita dei bambini nel mondo e dei loro diritti violati. Inaugura</span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b> venerdì 15 dicembre alle ore 19</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> la mostra </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><i><b>DREAMS &#8211; Kids from Aleppo</b></i></span><i> </i><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">alla presenza dell&#8217;autrice, che proprio nel campo profughi di Ritzona (dintorni di Atene) ha raccolto le storie dei bambini siriani sfuggiti alla distruzione della loro città. Nel racconto visivo della mostra saranno presentati anche i disegni realizzati dai bambini incontrati da Elena Givone nel campo profughi. Nella serata sarà inoltre presentato il libro </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><i><b>Rafi, the refugee rabbit</b></i></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> scritto da Pauline Spearpoint, dedicato ai bambini nei campi profughi e si parlerà di bambini nelle favelas, nelle carceri minorili, in Myanmar e nello Sri Lanka. Illustrando il suo percorso fotografico, l’autrice affronterà i temi legati alle </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>condizioni di vita dei bambini</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> nei vari Paesi del mondo.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La mostra sarà visitabile sabato 16 e domenica 17 dicembre</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dalle ore 11 alle ore 18.</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Domenica 17 dicembre alle ore 17 </b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">si terrà il secondo appuntamento con Elena Givone, un </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>seminario</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> in la cui fotografa ci illustrerà attraverso le sue immagini realizzate nei numerosi viaggi, come il reportage, l&#8217;arte e la solidarietà possano essere un connubio vincente.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>My dream is to keep your dreams alive</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">” è il filo conduttore della fotografa che dal 2006 raccoglie sogni in giro per il mondo servendosi di svariati strumenti “magici”. Scopriremo come la fotografia possa diventare uno strumento per sovvertire la normalità e regalare, anche solo per pochi attimi, il dono della leggerezza. Il processo creativo e lo sviluppo di un </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><i>concept</i></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> fotografico sono spesso fondamentali, ancor di più se il soggetto del reportage è, come spesso accade, una realtà compromessa o in via di sviluppo.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Associazione Per i Diritti Umani</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Info&amp;Contatti</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> <a href="mailto:info@peridirittiumani.com">info@peridirittiumani.com</a> | </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Seguici su </b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">FB | Twitter | Instagram</span></span></span></span></p>
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		<title>Mostra fotografica. L&#8217;infanzia nel mondo. Tra sogno e realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2017 07:06:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti Umani organizza l&#8217;iniziativa “L&#8217;infanzia nel mondo tra sogno e realtà”, alla presenza della fotografa Elena Givone, per un&#8217;esplorazione del mondo attraverso lo sguardo dei più piccoli, per riaffermare e tutelare&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/12/02/mostra-fotografica-linfanzia-nel-mondo-tra-sogno-e-realta/">Mostra fotografica. L&#8217;infanzia nel mondo. Tra sogno e realtà</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9853" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n-300x105.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/17201198_1541385822557014_6889794766755335705_n-768x269.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>Associazione Per i Diritti Umani organizza l&#8217;iniziativa<br />
“L&#8217;infanzia nel mondo tra sogno e realtà”, alla presenza<br />
della fotografa Elena Givone, per un&#8217;esplorazione del mondo attraverso lo sguardo dei più piccoli,<br />
per riaffermare e tutelare i loro diritti.</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Milano, 15-17 dicembre 2017</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Spazio Percorsi | Via Kramer, 32 Milano</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">Un fine settimana presso lo Spazio Percorsi a Milano, aperto a bambini e adulti, dedicato al lavoro di </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Elena Givone</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> e alla sua narrazione delle condizioni di vita dei bambini nel mondo e dei loro diritti violati. Inaugura</span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b> venerdì 15 dicembre alle ore 19</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> la mostra </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><i><b>DREAMS &#8211; Kids from Aleppo</b></i></span><i> </i><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">alla presenza dell&#8217;autrice, che proprio nel campo profughi di Ritzona (dintorni di Atene) ha raccolto le storie dei bambini siriani sfuggiti alla distruzione della loro città. Nel racconto visivo della mostra saranno presentati anche i disegni realizzati dai bambini incontrati da Elena Givone nel campo profughi. Nella serata sarà inoltre presentato il libro </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><i><b>Rafi, the refugee rabbit</b></i></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> scritto da Pauline Spearpoint, dedicato ai bambini nei campi profughi e si parlerà di bambini nelle favelas, nelle carceri minorili, in Myanmar e nello Sri Lanka. Illustrando il suo percorso fotografico, l’autrice affronterà i temi legati alle </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>condizioni di vita dei bambini</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> nei vari Paesi del mondo.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La mostra sarà visitabile sabato 16 e domenica 17 dicembre</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dalle ore 11 alle ore 18.</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Domenica 17 dicembre alle ore 17 </b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">si terrà il secondo appuntamento con Elena Givone, un </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>seminario</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> in la cui fotografa ci illustrerà attraverso le sue immagini realizzate nei numerosi viaggi, come il reportage, l&#8217;arte e la solidarietà possano essere un connubio vincente.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>My dream is to keep your dreams alive</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">” è il filo conduttore della fotografa che dal 2006 raccoglie sogni in giro per il mondo servendosi di svariati strumenti “magici”. Scopriremo come la fotografia possa diventare uno strumento per sovvertire la normalità e regalare, anche solo per pochi attimi, il dono della leggerezza. Il processo creativo e lo sviluppo di un </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><i>concept</i></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> fotografico sono spesso fondamentali, ancor di più se il soggetto del reportage è, come spesso accade, una realtà compromessa o in via di sviluppo.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Associazione Per i Diritti Umani</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Info&amp;Contatti</b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"> <a href="mailto:info@peridirittiumani.com">info@peridirittiumani.com</a> | </span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Seguici su </b></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;">FB | Twitter | Instagram</span></span></span></span></p>
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		<title>Crisi Rohingya: discorso deludente del Premio Nobel per la Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 06:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera&#46;&#46;&#46;</p>
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Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera di Stato della Birmania Aung San Suu Kyi non aiuterà a fermare l&#8217;esodo dei musulmani Rohingya dal paese. Il premio Nobel per la Pace ha evitato un affronto alla comunità internazionale condannando tutte le violazioni dei diritti umani. Ma con le sue dichiarazioni che hanno banalizzato e ridimensionato la situazione dei Rohingya non ha certo creato un clima di fiducia da parte della minoranza perseguitata, provocando solo incomprensione e disapprovazione.</p>
<p>Questo discorso può aver soddisfatto i diplomatici, perché conteneva tutti i luoghi comuni e le generiche argomentazioni sui diritti umani. Per noi attivisti per i diritti umani, però, il discorso era una presa in giro perché non ha tenuto assolutamente conto della gravità della situazione per i Rohingya oltre a non lasciar intravedere alcuna soluzione politica al conflitto. Dal 25 agosto 2017 circa 440.000 persone sono fuggite dalla violenza nello stato di Rakhine, tra cui anche circa 30.000 Rakhine buddisti e indù.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Aung San Suu Kyi aveva sottolineato nel suo discorso che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani sarebbero stati chiamati a rispondere dei propri crimini, indipendentemente dalla loro religione e origine etnica. Tuttavia il Premio Nobel per la Pace ha evitato di parlare delle responsabilità dell&#8217;esercito, che è responsabile, secondo tutti i racconti dei testimoni oculari, della maggior parte delle violazioni dei diritti umani. Se i militari non saranno puniti per la loro politica della terra bruciata, non ci potrà essere pace duratura e riconciliazione nello Stato di Rakhine.</p>
<p>Per l&#8217;APM l&#8217;affermazione di Aung San Suu Kyi secondo cui la maggior parte della Rohingya non sia fuggita è &#8220;ignorante e grossolanamente banale&#8221;. Solo nelle ultime tre settimane più di un terzo di questa popolazione è fuggita dalle proprie case: per questo ci devono essere ragioni particolarmente gravi. Se il premio Nobel per la Pace non vuole comprendere quali fattori abbiano scatenato questo esodo di massa, allora probabilmente soffre di un distacco dalla realtà.</p>
<p>L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha anche accusato la Consigliera di Stato di non assumersi le proprie responsabilità per l&#8217;escalation della crisi dei Rohingya. Aung San Suu Kyi è stata il Premier de facto della Birmania per un anno e mezzo. In tutto questo tempo non ha fatto nulla per porre fine all&#8217;esclusione modello apartheid e alla discriminazione dei Rohingya e per promuovere la riconciliazione tra i buddisti e la minoranza musulmana.</p>
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