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	<title>narrativa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“Libri Liberi”. Una piccola morte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 12:17:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto all&#8217;inizio del quarto capitolo del romanzo intitolato “Una piccola morte”, di Mohamed Hasan Alwan (edito da E/O).</p>



<p>Si tratta della vicenda di Muhammad Ibn Arabi, vissuto tra il XII e XIII secolo e considerato uno dei più importanti mistici di sempre, ispiratore persino di Dante e di San Giovanni della Croce.</p>



<p>Se la metafora del viaggio, in Letteratura, è metafora di Vita, Ibn Arabi, attraverso i suoi spostamenti tra la Spagna (che all&#8217;epoca faceva parte dell&#8217;impero degli Almohadi) e alcune città del Nord Africa e del Medioriente conduce la propria esistenza da uomo finito e mortale (si sposa più volte, diventa padre, prende parte alle complesse vicende politiche del suo tempo, è docente stimato delle madrase più affermate del mondo arabo, soffre per la perdita degli amici cari), ma allo stesso tempo compie un percorso spirituale che lo porterà a divenire uno dei più importanti padri del sufismo, la dimensione, appunto, mistica della religione islamica.</p>



<p>Ogni capitolo è introdotto da citazioni del maestro stesso &#8211; alcune più interessanti, altre meno &#8211; che delineano il suo pensiero filosofico e poetico e la scrittura dettagliata e curata dell&#8217;autore permette di prender parte all&#8217;avventura del personaggio principale e dei comprimari, alcuni dei quali sono stati, per lui e per i lettori, guide interiori, come ad esempio le bella figura del compagno di ricerca e servo fedele, Badr. Ricerca di cosa? Dei quattro <em>watad</em>, ovvero dei quattro santi che proteggono i quattro angoli del mondo, ma in realtà la vera ricerca è quella del senso della vita.</p>



<p>Tradotto in più di dieci lingue, la storia di Ibn Arabi romanzata da parte del giovane autore saudita, classe 1979, ha riscosso enorme successo &#8211; tanto da vincere l&#8217;International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento dedicato alla letteratura in ligua araba &#8211; per la scrittura esoticamente affascinante, per la descrizione vivida delle situazioni storiche e, infine, per la delicatezza con cui Alwan, tramite un racconto in prima persona, accompagna il lettore nella individuale, privata indagine del significato dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Raggiungere il misticismo, raggiungere un&#8217;Altezza è facile: è sufficiente, per elevarsi, per viaggiare in verticale, farlo in linea orizzontale, ovvero amando chi è intorno a noi, coloro che intrecciano il nostro percorso, nel bene nel male. E ciò dimostra come, al di là delle distinzioni tra le fedi monoteiste, l&#8217;essenza sia la medesima: “La nostra religione è la religione dell&#8217;amore, e tutti gli uomini sono legati in una catena di cuori, e se un anello si stacca, un altro, in un altro luogo, ne prenderà il posto”. <em>Una piccola morte</em>, ci dice che è l&#8217;amore che ci individua, l&#8217;amore per gli altri che così “altri” non sono.</p>
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		<title>HIJRA: un pugno nello stomaco</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 09:52:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il libro di oggi arriva dritto come un pugno nello stomaco. Sí, è così che l&#8217;ho sentito, infatti in diversi momenti mi sono dovuto fermare. Il dolore era troppo, era troppa l&#8217;immedesimazione col protagonista di questa storia.</p>



<p>La storia è quella di Saif Ur Rehman Raja, ovvero lo stesso autore di questa sentita autobiografia. Saif è cresciuto tra il Pakistan e l&#8217;Italia, ma non sente di appartenere a nessuno dei due Paesi.</p>



<p>Le case senza tetto pakistane sembrano attendere le piogge come fossero momenti di festa, in contrapposizione alla grigia Bolzano e ai suoi frequenti e minacciosi temporali. Due realtà molto differenti per il protagonista non solo per il clima, ma anche per il cibo e le festività. Il racconto non procede proprio in maniera cronologica, si passa da un Paese all&#8217;altro per farci cogliere il senso di alienazione dello scrittore. Il Pakistan e le sue spezie, descritte come magiche e un rifugio per un bambino che ama stare in cucina con le donne. Saif viene cresciuto dalla madre, suo unico punto di riferimento fino all&#8217;adolescenza. Il padre c&#8217;è solo per impartire disciplina, non c&#8217;è spazio per carezze e comprensione.</p>



<p>Vive sulla sua pelle cosa vuol dire razzismo, violenza domestica e sessuale e infine, omofobia. Ci fa vivere il suo dolore e la sua sofferenza.</p>



<p>Le ultime pagine sono dedicate al Saif di oggi, una persona che, lavorando sodo, tra le sofferenze, finalmente si riscatta.</p>



<p>Finalmente scopre il valore di essere figlio di due culture diverse.</p>



<p>Ora Saif è un pedagogista e scrittore. Questo libro ha già avuto vari riconoscimenti.</p>



<p>Il Saif di oggi può abbracciare quello di ieri e dirgli: &#8220;Ce l&#8217;hai fatta!&#8221;.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Le cinque ferite</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:40:18 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="688" height="1000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17925" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 688w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite-206x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 688px) 100vw, 688px" /></a></figure>



<p>Di  Alessandra Montesanto</p>



<p>Secondo la teoria delle “cinque le ferite” nel corso della propria vita l&#8217;Uomo attraversa abbandono, rifiuto, ingiustizia, tradimento e umiliazione. Tutti i protagonisti del romanzo di Kirstin Valdez Quade, scrittrice statunitense di origine messicana, sono rappresentanti di ciascuno di questi segni che restano sul corpo e nell&#8217;anima.</p>



<p>Il testo, tradotto in italiano da Claudia Durasanti per La nave di Teseo, narra le vicende di una famiglia disfunzionale contemporanea, che (soprav)vive nella cittadina di <em>Las Peñas, nel New Mexico: Amadeo, il padre di Angel, durante la Quaresima decide di farsi crocefiggere come Gesù, con tanto di croce e di chiodi conficcati nelle mani, come atto di penitenza per tutti i suoi errori e per la dipendenza dall&#8217;alcol; la figlia Angel resta incinta a sedici anni per poi scoprire nel tempo di provare prima ammirazione per la tutor Brianna e poi amore vero per la compagna, Lizette; Yolanda, la nonna, rimasta vedova e invecchiata troppo presto, si prende cura di tutti loro, nonostante abbia un tumore che scandisce la sua permanenza su questa Terra.</em></p>



<p><em>Nel corso di un anno, gli uomini e le donne, gli adulti e i più giovani dovranno affrontare i fantasmi del Passato (come le molestie o le violenze subìte dalle ragazze da zii e patrigni), le proprie paure (come quella della morte che, in fondo, accompagna l&#8217;essere umano da sempre e per sempre), le proprie fragilità, anche quelle di chi insegna agli altri ad essere determinati e forti, come Brianna, giovane donna che accompagna le adolescenti a diventare ragazze-madri consapevoli nonostante non abbia avuto figli; Brianna che inizia una relazione sessuale con Amadeo per sentirsi viva, per poi non essere capace di gestire emozioni e sentimenti.</em></p>



<p><em>Anche i personaggi secondari, in realtà, non lo sono affatto: la madre di Angel, Marissa, è tenace nel voler aiutare la figlia e il padre del neonato, ragazzino brufoloso, ma talmente saggio da saper accettare i propri limiti. E poi il “deus ex machina” femminile perché il lungo racconto della Quade è un inno alla forza delle donne, al loro coraggio, alla capacità di trasformare una Fede esposta e drammaticizzata in una vera e propria pratica quotidiana e ad insegnarlo agli uomini, quegli uomini che spesso non sanno come rimanere in piedi in una società escludente e crudele.</em></p>



<p><em>Un romanzo interessante e coinvolgente che si basa su un&#8217;indagine antropologica riguardante i penitenti del nord del New Mexico e nel sud del Colorado, sulla visita al Maricopa Center for Adolescent Parents e sullo studio di un report che riguarda la storia di violenza in questa parte di America, intitolato “The pastoral Clinic: addiction and dispossesion along the Rio Grande” di Angela Garcia.</em></p>



<p><em>“</em><em>Fa male vedere il bisogno così ovvio di Angel di perdonare Amadeo, fa male che sia lei, Yolanda, a insistere per quel perdono, quando la ragazza ha tutte le ragioni per essere triste</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>E&#8217; questo che significa essere madre? All&#8217;improvviso essere capace di compatire gli adulti che ti circondano?</em><em>”</em></p>



<p><em>“</em><em>Il fatto è che nessuno può essere crocifisso ogni giorno; &#8230;Gesù non aveva mai dovuto confrontarsi con le conseguenze lunghe ed esauste della crocifissione, l&#8217;obbligo quotidiano di cagare e lavarsi i denti e avviarsi riluttante verso una nuova giornata. Gesù non aveva mai dovuto guardare le persone tornare alle loro preoccupazioni e dimenticarsi cosa aveva fatto per loro</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>Non aveva mai voluto respingere per davvero nessuno di loro; stava solo chiedendo di essere riavvicinata, mettendo alla prova il loro lasciarla andare o meno</em><em>”.</em></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Libri liberi&#8221;. Razzi umani: un libro che fa bene</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 08:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. Chi è Vitto Pascale?  Unapersona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.Coglie immediatamente la mia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. </p>



<p>Chi è Vitto Pascale?  Una<br>persona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.<br>Coglie immediatamente la mia attenzione per il look curatissimo; in quasi in tutti i video si presenta con la matita sugli occhi e orecchini sempre diversi.<br>Il suo eloquio è molto sciolto e chiaro, Vitto racconta la comunità di cui fa parte sia attraverso temi importanti che commentando le notizie d&#8217;attualità.<br>Il libro, coerentemente all&#8217;attività sui social, affronta alcuni delle principali questioni del mondo lgbtqia+.<br>La forma di romanzo gli permette di raccontarsi a cuore aperto, ma con ironia.<br>L&#8217;ironia si ritrova anche nell&#8217;espediente scelto per questa specie di seduta psicoanalitica. I protagonisti della storia sono, infatti, solo due.<br>Confesso che mi sono identificato quasi subito in Vitto, probabilmente anche perché siamo coetanei.<br>Un vero e proprio balsamo per coloro che sono cresciuti in un paesino italiano, dove c&#8217;è l&#8217;oratorio e poco altro.<br>Oggi si parla molto di persone non binarie, gender fluid, ma fino a circa vent&#8217;anni fa già riuscire dichiarsi gay era una gran conquista.<br>Realtà e consapevolezze che vengono scoperte a poco poco grazie alla grande famiglia lgbtqia+ e alle esperienze di vita.<br>Una lettura molto agevole anche per chi vuole capirne di più proprio su cosa significa coming out, pregiudizio, omotransfobia, identità di genere, orientamento sessuale e sentimentale.<br>In questa intervista ci racconta qualcosa di sul libro e su di sé.</p>



<p>Quando hai deciso di diventare content creator?</p>



<p><br>Quando ho capito che lamentarmi al bar non raggiungeva abbastanza persone. Scherzi a parte, è stato un processo naturale. La voglia di condividere pensieri e provocazioni è nata nel momento in cui ho capito che potevo trasformare la mia ironia in un ponte per<br>connettermi alle persone. E, diciamolo, il pubblico del web è un po’ come una platea di cabaret: o ti ama o ti fischia via. Entrambe le cose mi intrigano.</p>



<p><br>Come nasce l’idea del libro?</p>



<p><br>Da una riflessione su cosa significhi essere “fuori posto” in un mondo che cerca sempre di infilarti in una scatola con un’etichetta. Ho pensato: “E se ci fosse una guida che ti accompagna nell’accettare di essere un bellissimo casino…ex inclusi?” Voilà, è nato Razzi<br>Umani! Inoltre, il dialogo con Levansi mi permetteva di esplorare temi complessi senza prendermi troppo sul serio.</p>



<p><br>Ho apprezzato il contesto un po’ macabro da amante della dark comedy. Vuoi dirci di più?</p>



<p>Grazie! Credo che il macabro, se ben dosato, ci aiuti a mettere in prospettiva le cose. La morte, che nel libro è una presenza costante, non è altro che il pretesto per riflettere sulla vita. Nonché parte della nostra vita.<br>È un po’ come ridere al funerale di battute inappropriate: non nega il dolore, ma lo rende sopportabile. Razzi Umani è così, una risata un po’ amara che ti lascia qualcosa su cui pensare.</p>



<p><br>A chi consiglieresti questo romanzo?</p>



<p><br>A chi si sente fuori dagli schemi, ma anche a chi quegli schemi li ha costruiti e non li mette mai in discussione. È un libro per chi ha voglia di riflettere, ridere e, perché no, anche arrabbiarsi un po’. Se non ti piace l’ironia, forse meglio passare al prossimo scaffale.</p>



<p><br>Stai già pensando a un nuovo libro?</p>



<p><br>Ovviamente! Scrivere è un po’ come andare in palestra per l’anima: dopo i dolori del primo allenamento, ci prendi gusto. Non posso ancora spoilerare troppo, ma diciamo che sarà un viaggio altrettanto fuori dagli schemi. Con meno marciapiedi e più… non lo so, magari una corsia del TSO!</p>



<p><br>Da attivista, come vedi la comunità LGBTQIA+ tra 10 anni?</p>



<p><br>Spero in un mondo dove non servano più etichette o “spiegazioni” per esistere. Ma, per essere realistici, vedo la comunità sempre più unita e diversificata, pronta a combattere per i diritti che ci spettano. In 10 anni, mi piace immaginare una generazione che cresce senza dover fare coming out perché, finalmente, essere chi siamo sarà la normalità e non l&#8217;eccezione.</p>



<p>Ringrazio Vitto per la disponibilità e alla prossima intervista!</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Il selvaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 16:33:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Selvaggio. Sarò il selvaggio. Non mi fermeranno. Se devo vendicarmi, mi vendicherò Se devo perdonare, perdonerò. Se devo amare, amerò. Se devo cedere, cederò. Se devo combattere, combatterò. Mi è chiaro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/cop-il-selvaggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="328" height="466" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/cop-il-selvaggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17750" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/cop-il-selvaggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 328w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/cop-il-selvaggio-211x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 211w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Selvaggio. Sarò il selvaggio.</em></p>



<p><em>Non mi fermeranno.</em></p>



<p><em>Se devo vendicarmi, mi vendicherò</em></p>



<p><em>Se devo perdonare, perdonerò.</em></p>



<p><em>Se devo amare, amerò.</em></p>



<p><em>Se devo cedere, cederò.</em></p>



<p><em>Se devo combattere, combatterò.</em></p>



<p><em>Mi è chiaro che sarà la vita &#8211; non la morte &#8211; a guidare le mie decisioni.</em></p>



<p><em>Darò la vita per la vita, sempre per la vita.</em></p>



<p>Un romanzo lungo, più di 700 pagine, framezzato da poesie, elenchi, lettere, parole apparentemente sconnesse e anche di leggende e tradizioni appartenenti a molti popoli riguardanti il culto dei morti, ma una prosa perlopiù piana in cui si raccontano due vicende: quella di Jaun Guillermo e quella di Amaruq, il primo è un ragazzino che vive in un quartiere degradato di Città del Messico e il secondo è un giovane indigeno dello Yukon.</p>



<p>Guillermo Arriaga è noto per aver scritto gli script di film di successo quali: <em>Amores perros</em>, <em>21 grammi</em>, <em>Babel</em> e <em>Le tre sepolture</em>; ha co-sceneggiato <em>Ti guardo</em>, opera vincitrice del Leone d&#8217;Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Si sente, in effetti, la scrittura per immagini anche nei suoi romanzi e, in particolare, in quest&#8217;ultimo intitolato <em>Il selvaggio</em> (edito da Bompiani) dove i paesaggi &#8211; urbani e naturalistici &#8211; avvolgono, quando non triturano, i personaggi fino quasi a scarinificarli, a volte ad ucciderli, spesso a metterli alla prova come moderni Giobbe che chiedono a Dio se c&#8217;è e cosa ci stia a fare di fronte alle sofferenze umane.</p>



<p>Fin dalla primissima infanzia, infatti, Juan Guillermo ha avuto a che fare con la morte: l&#8217;amato fratello Carlos viene brutalmente ammazzato da un gruppo di ragazzi ultracattolici, fanatici, vicini alla mentalità e alla pratica nazifascista; i genitori del protagonista si lasciano cadere con un&#8217;auto in un burrone; rimasto solo e gelosissimo di Chelo, una bella ragazza affetta da “disperazione”, tenterà la vendetta per i propri cari.</p>



<p>Amaruq è ossessionato dal fantasma del nonno che gli intima di compiere una missione: quella di cacciare un grande e maestoso esemplare di lupo, dal nome inuit quasi impossibile da pronunciare, ma soprannominato “il selvaggio” per il suo essere indomito.</p>



<p>Entrambi i giovani uomini, in epoche e ambienti diversi, saranno costretti a lottare con il corpo e con la propria coscienza, circondati dalle brutture della realtà e dalle difficoltà imposte dal voler portare a termine, a tutti i costi, i dettami della volontà, sia che venga dalla propria anima, sia che provenga dal proprio mentore.</p>



<p>Arriaga muta i registri di scrittura, coinvolgendo il lettore nelle violenza cruda che attanaglia la breve vita di Juan Guillermo, del suo “habitat”, della maggior parte delle persone con cui ha a che fare, mentre rende epico e poetico il racconto dell&#8217;altro protagonista, al principio solo con la belva e con il proprio avo, nella pratica di sciamanesimo che viene indotto a terminare con enorme paura, dolore fisico e prostrazione.</p>



<p>Centellina, lo scrittore, la storia di indizi, di semi che fanno riflettere sull&#8217;idea che i fatti narrati abbiano un significato metaforico, come accade per la Bibbia o per ogni testo sacro, perchè la morte e la vita sono molto evidenti, ma è il nostro rapporto con questi concetti ad essere analizzato in una forma esasperata dalla fantasia, ma veritiera. Chi di noi ha avuto il coraggio di addomesticare un lupo? Quanti saremmo in grado di provare pìetas per il peggior assassino? E come consideriamo la persona amata? Interessante anche attribuire un ruolo ai personaggi comprimari, donne, uomini, bambini che, di volta in volta, si fanno aiutanti, antagonisti, alter-ego o guide spirituali nel grande teatro dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Tanti gli spunti su argomenti universali, calati però in contesti diversi, lontani e vicini che, nell&#8217;epilogo, si riconciliano in una struttura circolare affascinante; proprio il cerchio che è simbolo del Tempo cosmico, della Vita che si rinnova, della possibilità di una catena di solidarietà tra animali e della concorrenza tra i quattro elementi nel costruire l&#8217;armonia. Un&#8217;armonia che, prima di tutto, è bene trovare dentro di noi e poi con chi consideriamo “altri”.</p>



<p>Ottima lettura, quindi, accattivante, colta, coinvolgente e ricca di strumenti di introspezione.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>“Conclusi che nei prematuri il corso evolutivo s&#8217;interrompe. Così, chi nasce prima del tempo lo fa in un momento intermedio fra uomo e animale. E sebbene la socializzazione e la cultura rimedino a questa mancanza di sviluppo uterino, in noi prematuri rimane la traccia perenne dell&#8217;animalità”.</em></p>



<p><em>“Dopo aver spezzato la nuca a centinaia di cincillà conclusi che Spinoza aveva ragione. La tigre vuole rimanere tigre, la pietra la pietra, il cincillà il cincillà, l&#8217;uomo, l&#8217;uomo. E&#8217; l&#8217;istinto di conservazione a prevalere, non la tendenza alla morte. Di qui il terrore nella sua forma più pura: la paura di morire”.</em></p>



<p>“<em>Non c&#8217;era più nella che mi legasse alla cupa barca dei miei morti. Gli unici oggetti della mia vita precedente erano rimasti in salvo nelle valigie che mi ero portato a casa di Sergio. Il resto era svanito nel fuoco. Fuoco purificatore che mi aveva liberato dal peso del passato. Niente più catene. Libero”.</em></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Trilogia della guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 07:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Agustin Fernàndez Mallo è uno scrittore galiziano che con il suo ultimo lavoro “Trilogia della guerra” (edito in Italia da Utopia) propone un esempio della corrente letteraria di cui è fondatore&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="600" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17654" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Agustin Fernàndez Mallo è uno scrittore galiziano che con il suo ultimo lavoro “Trilogia della guerra” (edito in Italia da Utopia) propone un esempio della corrente letteraria di cui è fondatore ed esponente, chiamata <em>Nocilla</em> o <em>afterpop</em>, una corrente che si basa sulla interdisciplinarietà e frammentazione del racconto, sull&#8217;utilizzo di testi altrui, sulla commistione di cultura alta e cultura popolare. Un vero e proprio metodo sperimentale di narrativa che, però, non stordisce il lettore, ma lo accompagna in un viaggio fisico e mentale, denso di riflessioni sul Passato e sul Presente.</p>



<p>Mallo è stato un Fisico per diciotto anni; la traduttrice italiana, Silvia Lavina, è laureata in Filosofia: Fisica e Filosofia, si sa, si abbracciano. Ma vediamo di capire di cosa si parli: diviso in tre libri &#8211; non capitoli, infatti, e i riferimenti alla Bibbia puntellano alcune parti – il libro fa muovere i protagonisti tra l&#8217;isola di San Simòn, che negli anni della guerra civile spagnola ospitò un campo di concentramento; gli Stati Uniti dove un reduce della guerra del Vietnam dice di essere il quarto tra i primi astronuati ad aver posto la bandiera sulla Luna; e la costa della Normandia, attraversata da una donna, costa che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Tre guerre, vicine e lontane, che emergono sì dal racconto, ma sottoforma di ricordi, pensieri, ipotesi e quindi non in maniera diretta. Guerre evocate, immaginate, rimembrate che restano impresse sulla pelle di chi le ha vissute o di chi le ha solo studiate oppure ascoltate; conflitti che fanno da sfondo e si intrecciano alle esistenze dei tre protagonisti che forse sono una persona sola o che forse incarnano lo scrittore stesso e anche ognuno di noi perchè in ciascuna di quelle esistenze viene messa in discussione la consueta modalità di vedere le cose. In alcune pagine sono, infatti, riportate fotografie in bianco e nero, apparentemente banali o strane, che mai qualcuno avrebbe scattato. Eppure c&#8217;è qualcuo che lo ha fatto e le ha pubblicate e commentate: perchè, come si legge in esergo (ed è un verso di Carlos Oroza, poeta iberico) “<em>E&#8217; un errore dare per scontato ciò che fu contemplato</em>”. Verso, questo, che più volte viene ripetuto come mantra, come monito e, infine, come spiegazione di tutto l&#8217;impianto narrativo. Facciamo un esempio: uno dei personaggi più interessanti &#8211; che si fa chiamare non a caso Salvador Dalì &#8211; in un lungo monologo, osserva (guarda) a lungo la spazzatura che si concentra nel fiume Hudson a Manhattan e sostiene che gli artisti creano a partire dagli scarti di coloro che li hanno preceduti e che, in fondo, l&#8217;evoluzione umana è avvenuta grazie agli <em>scarti</em> di chi ci ha preceduto.</p>



<p>Numerosi, inoltre, i riferimenti a W.G. Sebald e al suo celebre “La Storia naturale della distruzione”, ma come dicevamo molti sono gli omaggi a scrittori e persone di cultura in generale (Musica, Poesia, Cinema, Pittura) che vanno a comporre un puzzle fantasmagorico grazie anche alle attività mentali dei tantissimi attori di queste storie, attori viventi e attori che non ci sono più. E qui c&#8217;è un altro tema importatissimo, forse quello principale: la possibilità di un dialogo tra vivi e morti. Siamo certi di essere noi i sopravvisssuti ? I nostri comportamenti, il nostro modo di attuare l&#8217;esistenza è davvero intenso, naturale, genuino, oppure ci siamo persi tra i meccanismi politici, economici e sociali? C&#8217;è chi muore per un&#8217; utopia e chi muore lentamente senza nemmeno accorgersene.</p>



<p>Infine: qual è il significato del verso di Oropa? Si tratta del suggerimento di guardare la realtà (e la Storia collettiva o individuale che sia) sempre da punti di vista differenti, mai in maniera unilaterale perchè solo in questa maniera si possono scoprire tutte le superfici e le stratificazioni del tempo. Viene in mente Borges che intravedeva nelle teorie filosofiche l&#8217;opportunità di scrivere finzioni e di utilizzare tali finzioni per mostrare i lati nascosti, immaginali della realtà o degli infiniti mondi possibili.</p>



<p>Per favore, se pensate di leggerlo, non fatevi spaventare dalle narrazioni calidoscopiche, dai passi in flashback o in flasforward oppure dalle lunghe pagine di riflessioni, di pensieri, di sogni, di fantasie&#8230;Non è noioso, è “diverso”, è un libro colto, arguto, è un modo differente di leggere, di scrivere, di essere.</p>



<p>“Tutte le guerre sono un gioco, perchè ogni parte calibra le possibilità concrete di perdere qualcosa per ricavarne un beneficio, ma l&#8217;11 settembre e le successive invasioni di Afghanistan e Iraq infrangevano quel principio universale antropologico”.</p>



<p>“Alcuni allontanano la paura cantando, che è un modo per decorarla, altri parlando con se stessi, che è un modo di farla marcire dentro, altri tentano di trovare l&#8217;origine scientifica della paura per convertirla in un mero oggetto, io compresi l&#8217;inutilità di questi metodi e dunque provai ancora più paura; una paura doppia”.</p>



<p>“Perchè è proprio questa la grandezza della letteratura che si rispetti: non solo svelarci ciò che non esiste, ma anche ciò che non potremmo arrivare a concepire”.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Giustizia, di Eltjon Bida</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 08:18:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Car*tutt*, oggi vi proponiamo la recensione dell&#8217;ultimo lavoro dello scrittore Eltjon Bida che ringraziamo anche per le risposte all&#8217;intervista a seguire. Maria è giovane e molto credente. Silvano è più grande&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="666" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16887" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-768x1181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-999x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 999w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Car*tutt*, oggi vi proponiamo la recensione dell&#8217;ultimo lavoro dello scrittore Eltjon Bida che ringraziamo anche per le risposte all&#8217;intervista a seguire.</p>



<p></p>



<p>Maria è giovane e molto credente. Silvano è più grande di età ed è un uomo rabbioso. Lei la vittima, lui il carnefice e intorno a loro molti altri personaggi che si spostano, in particolare, tra Milano e Como, in quel nord spesso freddo e scostante, ma a volte anche capace di solidarietà (due avvocati, altri due uomini…). E poi una fabbrica in cui vengono effettuati alcuni furti.</p>



<p>Stiamo parlando dei personaggi del romanzo di Eltjon Bida, intitolato “Giustizia” e edito da Pubme. Eltjon Bida è autore di origini albanesi, meneghino di adozione che, in quest’ultimo lavoro, intreccia molte storie in un testo corale di genere noir.</p>



<p>Grazie a una scrittura molto naturale, il lettore è accompagnato tra le strade e le piazze del capoluogo lombardo, tra i palazzi più centrali e le periferie, per abbracciare le vicende di persone alla ricerca di un luogo fisico o di un luogo interiore. Alcuni sono disperati, altri tormentati, i più: in particolare operai o senzatetto (questi ultimi nascondono un segreto nel ricco intreccio narrativo), ladri e criminali. Perché sì, colui o coloro che usano la violenza, fisica o psicologica sulle donne, sono criminali.</p>



<p>Il filo conduttore del libro è proprio il tema della violenza di genere: non solo Maria &#8211; il nome, non a caso, della Madre di Gesù &#8211; ma anche la giornalista che segue il caso ne sono vittime. Si tratta di un fenomeno sociale, purtroppo, trasversale che non considera l’età, lo status, la provenienza delle donne colpite.</p>



<p>Non tutti gli esseri maschili, però, sono colpevoli: esistono per fortuna anche mariti che amano le proprie mogli, come Stefano; oppure uomini che tentano di tutelare i diritti umani con l’impegno professionale. E poi è importante la rete amicale, la condivisione dei problemi, delle paure: solo così il carico è sostenibile e superabile. Forse le istituzioni dovrebbero essere più presenti, forse non sono sufficienti le misure di sicurezza oggi in atto in Italia. Tutte considerazioni che si evincono dalla lettura del testo e che non vengono esposte come una denuncia diretta, ma grazie alla delicatezza e alla bravura dello scrittore nell&#8217;identificarsi con entrambi le persone, con chi ha mantenuto la propria umanità &#8211; nonostante il disagio e le difficoltà dell&#8217;esistenza &#8211; e, a volte, anche con chi l&#8217;ha perduta.</p>



<p>Il romanzo si intitola <em>Giustizia, </em>non <em>vendetta</em>, ed è un appello per una giustizia sociale, che parte dalle relazioni che devono tornare ad essere sane in un contesto politico e comunitario che si prenda cura di ogni cittadina e cittadino perchè questa sarebbe la forma maggiormente utile di prevenzione ad ogni forma di violenza.</p>



<p><strong>Da dove trae il suo interesse per le “vittime” di un sistema (che sia sociale, economico o politico)?</strong></p>



<p>L’interesse è nato dalla storia di una mia ex collega di lavoro. Lei si era separata dal marito, ma prima della separazione aveva dovuto subire di cotte e di crude. Lui la picchiava, la violentava, la maltrattava, e lei non aveva voce su niente. Ogniqualvolta che lei provava a farlo ragionare, finiva col subire un pugno o uno schiaffo in faccia. Lui l’aveva minacciata che se facesse parola con qualcuno, l’avrebbe ammazzata. Dunque questa povera donna era diventata una prigioniera tra le mura di casa sua, o meglio, una schiava di suo marito.La sua storia a me aveva scioccato, sconvolto e così ho deciso di scrivere di Maria, prendendo spunto proprio da quella della mia ex collega.</p>



<p><strong>Perché hai sentito l’urgenza di affrontare il tema della violenza di genere?</strong></p>



<p>In Italia i dati Istat mostrano che il 32 % delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. E le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner. Violenze subite quasi sempre tra le mura domestiche. Dunque questi numeri parlano da soli. Sono notizie che riceviamo dai media, ma, prova ad immaginare quanto queste violenze succedono in realtà! Non possiamo accettare che nel 2023 si assista a questa strage senza fare qualcosa, quindi ho deciso di scrivere Giustizia nella speranza di sensibilizzare la gente a questo fenomeno. È ora di dire basta.</p>



<p><strong>Come si è sentito, da uomo e scrittore, nello scrivere di esperienze vissute da donne?</strong></p>



<p>Come uomo mi sono sentito un bugiardo nel descrivere Silvano, in quanto io sono simile al personaggio, Stefano:)Ho fatto delle ricerche e ho chiesto su come si sono sentite alcune donne nei panni di Maria…E spesso ero anche con il cuore a pezzi nel descrivere le donne che subiscono e non hanno la forza, il coraggio e l’appoggio di farsi avanti e denunciare. Come scrittore, come ho detto prima, ho fatto tante ricerche, e ahimè, lo scrittore deve far tesoro anche della sua immaginazione. Lo scrittore deve avere un’immaginazione a 360 gradi. Dunque, quando la storia c’è, bisogna metterla giù.</p>



<p></p>



<p><strong>116.016 è il numero per le donne vittime di violenza che, dal prossimo aprile, sarà attivo in tutta Europa. sarà possibile chiamare da questo stesso recapito da ogni Paese UE per consulenza e sostegno.</strong></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Chiedi perdono</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 08:39:09 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Molti lo avranno letto, un romanzo pubblicato prima da Adelphi (e per me è garanzia di qualità) e poi da Mondadori, negli Oscar, proprio per il successo ottenuto: si tratta di “Chiedi perdono” di Ann-Marie MacDonald, autrice/attrice anche di pièce che ambienta la storia nella Nuova Scozia, sull&#8217;isola brulla e algida di Cape Breton, di fronte al Canada, terra di origine della stessa scrittrice. </p>



<p>Sul finire dell&#8217;Ottocento, un giovane bianco (James, l&#8217; “enclese”, l&#8217;inglese) e una bambina nera (Materia, libanese) vivono una passione proibita e fugace che avrà terribili conseguenze per le generazioni future, in particolare per le tre figlie &#8211; Kathleeen, Mercedes, Frances &#8211; e per una nipote, Lily.</p>



<p>Una trama complessa che accompagna il lettore nella foschia dell&#8217;animo umano, in cui ogni personaggio avrà, per colpa diretta o suo malgrado, qualcosa da farsi perdonare; molte le voci delle figure femminili, spesso sacrificali per salvare un mondo alla deriva, intriso di vanità, valori distorti, di ingiustizie gratuite; una realtà poco distante dai nostri tempi dove la banalità del Male cresce giorno dopo giorno fino a diventare, in alcuni casi, estrema e dove l&#8217;humus da cui nasce l&#8217;odio è quello del razzismo, della guerra, del narcisismo, ieri come oggi, appunto. E allora, nel racconto, si susseguono incesti, morti, suicidi e può sembrare troppo. Ma la struttura e lo stile narrativo &#8211; che fanno parlare i protagonisti così come chi scrive, con l&#8217;aggiunta di parti in esergo che rimandano ad altri testi poetici e non solo &#8211; preparano un percorso spirituale grazie all&#8217;identificazione e alla proiezione &#8211; come al Cinema, come a Teatro &#8211; che tiene legati alla lettura, coinvolgendo la mente e le emozioni, anche di fronte alle situazioni descritte più abiette.</p>



<p>Le parti del romanzo sono divise in “libri” come se si trattasse di una Bibbia laica e contemporanea, di un Vecchio testamento dove, dicevamo, le colpe sono punite con la stessa crudeltà del contappasso, ma dove al termine &#8211; e punteggiato da celati segnali tutti da cogliere &#8211; si fa strada la luce di una metànoia, individuale e collettiva.</p>



<p>Vi è chi accorda il perdono agli altri e chi, per prima cosa, farà di tutto per guarire se stesso.</p>



<p>“<em>A Lily i veterani non fanno ribrezzo. Le dispiace per loro, hanno subìto delle ferite orribili, ma la pietà è un balsamo velenoso. Lily ha vissuto in prima persona la pietà, ma non sapeva come definirla, sapeva soltanto che le metteva una paura tremenda. Era come scomparire e diventare un fantasma. Avendo vissuto la propria sparizione, sa benissimo quant&#8217;è importante per le persone essere viste, perciò con gli occhi  non si limita a guardarle – neanche quelle cieche –, ma le cerca, casomai si fossero perse e avessero bisogno di essere ritrovate”.</em></p>
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		<title>“LibriLiberi&#8221;. Blue nights</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2022 08:37:10 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ho deciso di leggere l&#8217;ultimo libro di Joan Didion, “Blue nights” (edito in Italia da Il saggiatore), e non il suo penultimo, più celebre, “L&#8217;anno del pensiero magico” per due ragioni: in primo luogo perchè l&#8217;autrice americana è deceduta nel dicembre del 2021 a causa di complicazioni del Parkinson (secondo la versione ufficiale della sua casa editrice, ma forse per via dell&#8217;anoressia che da tempo l&#8217;aveva colpita) e il Parkinson è la patologia di cui soffre anche mio padre, ora quasi ottantacinquenne; e in secondo luogo perchè in questo ultimo romanzo parla del rapporto con sua figlia Quintata, deceduta due anni dopo il decesso del marito, John Dunne, anche lui celebre autore e giornalista. Insomma è chiaro che io sia stata attratta da questo libro per la paura del lutto, della perdita dei miei genitori e per il timore di non aver ancora concluso, dentro di me, il percorso di comprensione e perdono reciproco, necessario per la nostre vicende esistenziali e familiari.</p>



<p>Ma perchè la mia vita, unica e particolare, si collega a quella in fondo altrettanto unica e particolare di una donna più grande di me, che ha vissuto lontano da me, in California e in altre parti degli Stati Uniti, molto più colta, brava, privilegiata, famosa di me?</p>



<p>Per quanto riguarda il suo essere privilegiata, Joad Didion ne è stata sempre perfettamente consapevole e ne parla definendo il “privilegio” un&#8217;opinione, un&#8217;accusa che lei rifiuta, considerando quello che ha perso, quello che sua figlia Quintana ha vissuto. Non esistono vite privilegiate, perchè la malattia e la morte &#8211; i temi principali con cui si fanno i conti in <em>Blue nights</em> &#8211; sono quelli più ardui che si affrontano proprio quando le notti azzurre iniziano a comparire all&#8217;orizzonte.</p>



<p>Il particolare, quindi, si fa univerale e le domande a cui la Didion tenta di dare risposte sono le stesse mie, le nostre, le vostre&#8230;Il senso di colpa di Joan madre per non aver approfondito il lato oscuro della figlia adottiva, amata più che se fosse stata biologica per il bisogno di proteggerla da se stessa e di non esserci riuscita; il trauma della perdita del marito-compagno che, come Joan moglie dichiara, era il <em>medium</em> tra lei e il mondo esterno, un mondo che dagli anni &#8217;60 inizia a rinnegare per la violenza gratuita, per quel caos che Joan, fin da bambina, osserva e cerca di razionalizzare, incapace di “stare nel mezzo”, ma sempre invece in cerca di Assoluto.</p>



<p>Resta, in <em>Blue nights</em>, la scrittura pulita, netta del&#8217;autrice, in grado di riportare il timore della fragilià e della malattia in forma di cronaca, la penna utilizzata come un chirurgo che, freddamente, seziona la banalità, lo scorrere dei giorni con metodo e disciplina per tenere l&#8217;universo terreno sotto controllo: l&#8217;imprevedibile fuori e l&#8217;ingovernabile, dentro.</p>



<p>Del marito e della figlia, gli amori più grandi, conserva le ceneri nel muro e le fotografie sulla scrivania: è Passato, sono passati, ma ogni tanto li rivede nelle strade, nelle stanze come ombre di chi ora è nella Luce: Joan è laica, forse atea, non fa riferimenti ad una Fede specifica, ma crede in una Luce come quelle notti che prima o poi avvertono dell&#8217;arrivo della Fine, come quelle notti, blu, che appartengono ai nostri cari e che poi traghetteranno ognuno di noi verso l&#8217;Oltre e allora mi piace pensare che ci ritroveremo dalla stessa parte perchè tutto si Ri-nnova.</p>



<p>Leggerò anche “L&#8217;anno del pensiero magico” e consiglio la visione dell&#8217;intenso documentario intitolato “Joan Didion. Il centro non reggerà”, disponibile sulla piattaforma Netflix perchè non credo si debba temere l&#8217;ineluttabile e io desidero affrontarlo con la stessa spavalderia con cui mi butto nella vita e sono grata a Joan Didion per avermi insegnato a farlo anche con la sua capacità di tradurre la paura in profondità e la profondità in poesia dell&#8217;esperienza.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Mastro Geppetto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 07:44:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>La fantasia nella fantasia con un tuffo, di testa, nella realtà. La fantasia di Collodi e della sua celebre fiaba che narra di un padre artigiano e di un figlio di legno viene amplificata da Fabio Stassi, autore del romanzo Mastro Geppetto (edito da Sellerio) che, come suggerisce il titolo, si concentra sulle avventure di un uomo ormai vecchio alla ricerca del figlio scomparso.</p>



<p>Con un linguaggio antico, che affonda le radici negli anfratti degli Appennini, tra boschi in penombra, strade acciottolate, luoghi magici e odorose osterie, Geppetto si avventura sulle orme del suo adorato burattino per il quale, nella stamberga in cui hanno vissuto una manciata di giorni, aveva dipinto un orizzonte.</p>



<p>Vittima di uno scherzo crudele e delle vessazioni degli “onorevoli” del Paese, il falegname raccatta le sue poche e umili cose per mettersi in viaggio. Incontra il responsabile di un circo, un sacerdote, un contadino, una giovane fanciulla che gli appare come una visione, unica figura femminile ricorrente in una comunità quasi completamente al maschile.</p>



<p>Geppetto è l&#8217;”anima candida”, per dirla con Voltaire, un uomo ingenuo, dedito al lavoro manuale, che, per sconfiggere la solitudine, è in grado, come i bambini, di dare un cuore ad un oggetto. “Dar vita alle cose”: è da qui che l&#8217;autore, con una maestria linguistica che spesso si fa poetica, entra nell&#8217;interiorità del suo protagonista, un uomo anziano, fragile di ossa e di mente che percorre una sua personalissima ricerca spirituale. I pensieri si confondono, la parola si spezza, il corpo si indebolosce, ma ciò che resta saldo &#8211; come uno dei tanti alberi del paesaggio salvifico e consolatorio che lo circonda &#8211; è il desiderio di riabbracciare il figlio.</p>



<p>L&#8217;umanità è indifferente e cattiva: chi non si omologa, chi non è più nel pieno delle proprie facoltà e delle forze è vittima di bullismo e di discriminazione, o forse lo è soltanto chi è ancora capace di vivere di immaginazione e di bontà.</p>



<p>Il romanzo – raffinato, profondo e commovente – non è soltanto una rivisitazione del Pinocchio collodiano, ma è un espediente per parlare, nel finale, di un tema di stretta attualità, poco considerato perchè, forse, è ancora un tabù: la malattia mentale. La degenerazione cognitiva di una persona non è accettata, così come quella fisica, in un&#8217;epoca e in una società in cui si è costretti ad essere belli, giovani e in salute, per sempre. Lo scrittore romano, invece, si misura con la caducità dell&#8217;esistenza, con quella finitudine che è universale e che ci rende uguali, tutti degni di attenzione e cura. Geppetto, nella sua progressiva spoliazione (quasi mistica), si consuma lentamente, ma resta vivida la luce del suo amore per il figlio. E se vogliamo leggere tutto questo in chiave cristiana, ben venga.</p>
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