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	<title>naufragio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>6 febbraio. Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:31:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="765" height="228" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f-300x89.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></figure>



<p>6 febbraio 2024 &#8211; Decimo anniversario</p>



<p>La loro vita, la nostra luce. Il loro destino, la nostra indignazione. Aprite le frontiere!<br>Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.<br>Il 6 febbraio 2014, più di 200 persone, partite dalle coste marocchine, tentarono di raggiungere a nuoto la spiaggia di Tarajal, nell&#8217;enclave spagnola di Ceuta. Per evitare che arrivassero in “terra spagnola”, la Guardia Civil utilizzò strumenti antisommossa e anche i militari marocchini presenti non soccorsero le persone che stavano annegando davanti a loro. Quindici corpi furono ritrovati sul versante spagnolo, decine di altri scomparvero, i sopravvissuti furono respinti, alcuni morirono sul versante marocchino.<br>Sono passati dieci anni dal massacro di Tarajal.<br>Dieci anni durante i quali il numero dei morti e dei dispersi ha continuato ad aumentare, nel Mediterraneo e sulla rotta delle Canarie, all&#8217;interno dei confini interni dell&#8217;UE, sulla Manica, ai confini orientali, lungo la rotta dei Balcani, e ancora nel Deserto del Sahara e lungo qualsiasi altra traiettoria di mobilità. Il regime delle frontiere ha mostrato ancora una volta il suo volto cinico in maniera del tutto disinibita nel 2023, durante il naufragio di Cutro, quando nella notte del 25 febbraio morirono 94 persone e almeno altre 11 scomparvero a pochi metri dalle coste italiane, sotto lo sguardo impassibile di Frontex e delle autorità italiane, ancora il 14 giugno quando più di 600 persone scomparvero per sempre al largo di Pylos, in Grecia e come il 23 aprile 2022, quando un&#8217;imbarcazione con 90 persone a bordo affondò al largo delle coste libanesi.<br>Dieci anni durante i quali le associazioni, le famiglie e tutti coloro i quali si battono per il diritto alla mobilità per tutti e tutte hanno continuato a chiedere verità e giustizia per queste vittime, a evidenziare le responsabilità dirette e indirette del regime delle frontiere, a lavorare per dimostrare queste responsabilità e sostenere le famiglie e i propri cari nel doloroso percorso di<br>ricerca dei dispersi e di identificazione delle vittime.<br>In occasione del decimo anniversario del massacro di Tarajal, ribadiamo l&#8217;appello lanciato lo scorso anno, con l&#8217;auspicio che ancora più organizzazioni, associazioni, famiglie e attivisti si uniscano a questo processo delle CommemorAzioni decentrate che si svolgono ogni anno il 6 febbraio, affinché questa mobilitazione transnazionale diventi sempre più diffusa, sempre più visibile nello spazio pubblico e riesca a riunire sempre più persone.<br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi di parenti delle vittime delle migrazioni, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i Paesi del mondo di organizzare intorno al 6 febbraio iniziative di protesta e sensibilizzazione.<br>Vi invitiamo a utilizzare il logo riportato in alto, così come i vostri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati sul gruppo e sulla pagina Facebook “Commemor-Action”.</p>



<p><br>Per aderire all’appello potete scrivere a: globalcommemoraction@gmail.com<br>Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/330380128977418/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100076223537693&utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina delle precedenti CommemorAzioni: https://missingattheborders.org/news?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire! Sono persone, non numeri!</p>



<p>Libertà di movimento per tutti!</p>



<p>CHI SIAMO<br>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di sparizioni forzate lungo le<br>frontiere di terra e di mare, in Europa, Africa e America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere in cerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il loro viaggio fornendo assistenza<br>medica, cibo, vestiario e sostegno quando si trovano in situazioni pericolose affinché il loro viaggio vada a<br>buon fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone prima della loro scomparsa, che si impegnano a<br>identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una sepoltura dignitosa.<br>Siamo una grande famiglia che non ha né confini né nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i<br>regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che lotta per affermare il diritto di migrare, la libertà di<br>circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>COSA SONO LE COMMEMORAZIONI<br>Le CommemorAzioni mirano a rilanciare le richieste, a porre fine all’assenza di giustizia, a rendere omaggio<br>a tutte le vittime del regime delle frontiere pericoloso e immorale, a ricordare i loro nomi, di là dalle cifre<br>disumanizzanti che sono ben al di sotto della realtà, senza dimenticare le tante persone che sono<br>scomparse nell’anonimato.<br>Le CommemorAzioni sono eventi commemorativi delle persone migranti decedute, scomparse o vittime di<br>sparizione forzata durante il loro viaggio attraverso le frontiere del mondo.<br>Il percorso nasce dalla collaborazione tra familiari e amici delle persone scomparse, in particolare nel<br>Mediterraneo, e gli attivisti impegnati a raccogliere le loro testimonianze e amplificare le loro rivendicazioni.<br>Questa collaborazione si è consolidata e rafforzata attorno alla creazione della pagina web Missing at the<br>Borders (https://missingattheborders.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss nata per dare voce alle famiglie dei migranti e un&#8217;opportunità per<br>far ascoltare le loro storie.<br>Le CommemorAzioni sono momenti commemorativi e di protesta allo stesso tempo che mirano a costruire<br>collettivamente processi che possano supportare le famiglie nelle loro richieste di verità e giustizia riguardo<br>al destino dei loro cari.</p>



<p>Il processo delle CommemorAzioni si compone di due eventi:<br>COMMEMORAZIONI DECENTRATE e GRANDI COMMEMORAZIONI</p>



<p>Abbiamo scelto la data del 6 febbraio, giorno del massacro di Tarajal, come data simbolica per organizzare<br>ogni anno delle CommemorAzioni decentrate in tutti i paesi del mondo, per unificare tutte le lotte che molte<br>organizzazioni conducono ogni giorno con l’obiettivo di denunciare la violenza del massacro di Tarajal, dei<br>regimi delle frontiere del mondo e per chiedere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e<br>per le loro famiglie.<br>Nel febbraio 2020, attivisti e famiglie si sono riuniti a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima Grande<br>CommemorAzione e il 6 settembre 2022 a Zarzis, in Tunisia, per realizzare la seconda, al fine di continuare<br>il processo di costruzione della rete internazionale di parenti dei migranti morti, dispersi o vittime di sparizioni<br>forzate e di continuare la lotta per il diritto alla libertà di circolazione per tutti. Le Grandi CommemorAzioni si<br>svolgono ogni due anni, il 6 settembre, giorno in cui si ricorda il naufragio del 2012 avvenuto a pochi<br>chilometri da Lampedusa in cui scomparvero in mare oltre 50 persone.</p>
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		<title>Non solo naufragi, anche detenzioni disumane</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 10:16:22 +0000</pubDate>
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<p>(da noaicpr e naga.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16884" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Le immagini andate in onda su Striscia la Notizia lo scorso 20 gennaio, provenienti dal centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio (Potenza), aprono uno spiraglio sugli abusi e sulle violazioni dei diritti e della stessa dignità umana che purtroppo si ripetono tutto il giorno, tutti i giorni, in tutti i CPR di Italia, sistematicamente, da quasi 25 anni.</p>



<p><br>&#8220;<em>No, non si tratta di Guantanamo e non si tratta neanche di una prigione&#8221;</em>, ma ci assomiglia parecchio, come si nota nel servizio, ed è chiamato proprio &#8220;La Guantanamo d&#8217;Italia&#8221; quel CPR al confine tra Basilicata e Puglia.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il centro &#8211; è bene che a Milano lo si tenga ben presente &#8211; è gestito dalla stessa società del CPR di Milano, Martinina S.r.l. (già Engel S.r.l.), che ha da poco ottenuto dalla Prefettura il rinnovo dell&#8217;appalto.</p>



<p><br>Da questa società dipendono direttore, operatori e personale, anche sanitario interni alla struttura Palazzo San Gervasio come di Milano, dove si consumano gli abusi e le gravi violazioni, anche del diritto alla salute, che vi raccontiamo tutti i giorni, oggetto dei report-denuncia dello scorso luglio al quale abbiamo collaborato dopo un accesso a sorpresa <img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f449;" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/fSiPOWJuynUnpjw-D_ussC9gPKWFZDLS6m9z1vQamzMBfNQbPbVslDVX_YDjpUiEPHH_gSZpH56789EGQIpWDKWJPVgirKM-06TYocELNZYXKNIXwW8L=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/taa/1.5/16/1f449.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F3RIqGUY%3Ffbclid%3DIwAR0OGkCFFQU0-L7A2HUJs8uD_Sb8J5pR-eo6Zj1T4V0Cs9XOZnK8rQRt3-g&amp;h=AT0lK7VPoNjcGY4mv-i7t_umHEdS5x3vKxBqc3NfsNSSJAhbN0830tIBaxmhgkLrWDTZkJy_vwUvkRgY46Ej1YOZ7-rCN2VuY-BRkYxPRY5RiUraRHFXnZ7TtOlDOO9Xxg&amp;__tn__=-UK&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bit.ly/3RIqGUY</a></p>



<p><br>Nel servizio, il primo e più interessante di due sul tema, compaiono anche due attivist* della nostra Rete, intervistat* durante la mobilitazione &#8220;Sconfiniamo&#8221;&#8221; dello scorso 18 dicembre a Milano.<br>Dopo la spiegazione del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che illustra come in quei luoghi vengano trattenute persone &#8220;amministrativamente irregolari&#8221; perché arrivate senza documenti, o con premesso scaduto o perso per aver perso il lavoro, tutti insieme ad altri usciti dal carcere dopo avere espiato la propria pena, si passa alle immagini delle celle.<br>Ogni stanza ospita 4 persone in 25 mq e un bagno senza la porta e tutto lo scarno arredamento è in cemento; l&#8217;unico collegamento con l&#8217;esterno è una gabbia che si affaccia sul cortile del CPR di Palazzo San Gervasio, mentre non esistono aree comuni. <em>&#8220;Non dovrebbe essere un carcere ma ci assomiglia parecchio</em>&#8220;, dice la giornalista prima di mostrare persone accompagnate nel centro trascinate legate con con fascette di contenzione ai polsi.<br>Ma, come dicevamo, lo &#8220;scoop&#8221; del servizio è qualcosa che invece è tutt&#8217;altro che straordinario, per chi conosce la realtà.<br>Straordinario, piuttosto, è che siano uscite queste riprese dal centro, nel quale vengono sequestrati i cellulari ai trattenuti e ogni ripresa è vietata.</p>



<p><br>Finalmente le denunce di tanti anni prendono forma visibile.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x26a1;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/yZs_FrColvb7xtne2DeFIcFseCp88trJkK_8qLdD5C_Q7JSJibMHsjotioN09BqUr3vU_Ogj8W8fkyG_YrVxfJeMSDgLJe9sKIjRAWyTebV8UbLOBiQ=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/te4/1.5/16/26a1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dopo la nostra attivista, che rappresenta lo smodato utilizzo di psicofarmaci (Rivotril), utilizzato per tenere sedati ragazzi giovani e forti, abbandonati a loro stessi, al fine di prevenire giuste e legittime proteste, la conferma di quanto detto viene dalle immagini riprese dall&#8217;ambulatorio del CPR di Palazzo San Gervasio.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Si distingue un migrante seduto su un lettino circondato dalle forze dell&#8217;ordine, legato, cui viene somministrata quella che viene chiamata &#8220;la terapia&#8221;, con la minaccia che altrimenti non sarà slegato: un potente cocktail di sedativi.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>Prendi la terapia! Io parlo una volta&#8221; Prendi la terapia e io ti slego. Se non prendi la terapia, rimani così</em>&#8221; , urla un addetto del personale sanitario.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"></p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>C&#8217;è tutto: c&#8217;è il Rivotril, c&#8217;è il Tavor, c&#8217;è il Talofen</em>&#8220;</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">La persona legata appare imboccata a forza: &#8220;<em>ingoia, ingoia!</em>&#8221; e poi un beffardo &#8220;<em>Aah! Aah!</em>&#8221; ad invitare ad aprire la bocca per dimostrare di avere inghiottito tutto.</p>



<p><br>Già la presenza di agenti (molti agenti) nel corso di una visita medica &#8211; se così si può chiamare &#8211; è assolutamente illegittima. Ma questo video è una &#8220;summa&#8221; di abusi e violazioni di diritti e della stessa dignità della persona umana, che è difficile elencare tutti gli illeciti consumati, a danno di persone innocenti affidate allo Stato, e da questi rinchiuse in gabbie solo perchè nate in certe nazioni &#8220;sbagliate&#8221;<br>E&#8217; da 25 anni che i CPR esistono ed hanno contato più di 30 morti &#8211; come racconta uno di noi durante l&#8217;intervista &#8211; L&#8217;ultimo, si ricorda nel servizio, è del 19 dicembre scorso, quando un ragazzo marocchino è morto nel CPR di Brindisi Restinco asfissiato per un incendio appiccato a seguito di una protesta.</p>



<p><br><strong>Qui il nostro post con il video, che vi chiediamo di condividere</strong>: <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/1579960742416857?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;PRENDI LA TERAPIA E TI SLEGO&#8221;</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/03/04/non-solo-naufragi-anche-detenzioni-disumane/">Non solo naufragi, anche detenzioni disumane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Urge una legge d&#8217;immigrazione italiana-europea e tutelare donne e minorenni dalla violenza e mercati neri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Apr 2021 08:16:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immigrazione, Foad Aodi (Amsi);lo stesso film tragico nel mare e la fine annunciata con civili ,donne e bambini morti, ma senza nessuna soluzione concreta ad oggi. L&#8217;ennesima tragedia in mare, naufragio imbarcazione migranti a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong><em>Immigrazione, Foad Aodi (Amsi);lo stesso film tragico nel mare e la fine annunciata con civili ,donne e bambini morti, ma senza nessuna soluzione concreta ad oggi.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="567" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-1024x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15247" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-1024x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-300x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-768x425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L&#8217;ennesima tragedia in mare, naufragio imbarcazione migranti a largo delle coste libiche: a bordo c&#8217;erano 130 persone. Almeno 10 corpi già individuati. &#8220;Siamo indignati ,scioccati e molto delusa dalla politica per l&#8217;ennesimo film visto e rivisto con l&#8217;ennesima tragedia di uomini e donne e bambini nel mare per colpa del fallimento della politica e della diplomazia europea e internazionale con le loro promesse mai mantenute.In questi anni abbiamo assistito a due cose separate su due binari nel mediterraneo: da una parte la morte di innocenti nel mare per colpa dei trafficanti di esseri umani che agiscono indisturbati dall&#8217;altra parte l&#8217;immobilismo della politica che non ha saputo mettere in agenda soluzioni politiche e combattere l&#8217;immigrazione irregolare arrestando tutti i corrotti, trafficanti e violentatori di donne minorenni migranti .Cosi denuncia <strong>il Presidente dell&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) Foad Aodi nonché membro &#8220;Registro Esperti&#8221; e commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo</strong> che lancia la proposta di una legge d&#8217;immigrazione italiana-europea con il rispetto dei diritti e doveri, l&#8217;attuazione degli accordi bilaterali e la difesa dei diritti umani, le donne e minorenni migranti che sono vittime due volte sia lo sfruttamento lavorativo che sessuale e del traffico d&#8217;organi.</p>
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		<title>Open Arms e Emergency: nel Mediterraneo centrale la situazione è insostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 08:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>NEL MEDITERRANEO CENTRALE LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE: MOLTISSIME LE SEGNALAZIONI DI IMBARCAZIONI IN DIFFICOLTÀ ARRIVATE ALLA NOSTRA NAVE IN QUESTI GIORNI È SEMPRE PIÙ URGENTE UN MECCANISMO DI RICERCA E SOCCORSO EUROPEO CHE ABBIA&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="344" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/71.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14804" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/71.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/71-300x152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p><strong>NEL MEDITERRANEO CENTRALE LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE:</strong></p>



<p><strong>MOLTISSIME LE SEGNALAZIONI DI IMBARCAZIONI IN DIFFICOLTÀ</strong></p>



<p><strong>ARRIVATE ALLA NOSTRA NAVE IN QUESTI GIORNI</strong></p>



<p><strong>È SEMPRE PIÙ URGENTE UN MECCANISMO DI RICERCA E SOCCORSO EUROPEO CHE</strong> <strong>ABBIA COME PRIORITÀ LA DIFESA DELLA VITA E DEI DIRITTI.</strong></p>



<p>Dopo essere partiti dal porto di Barcellona il 4 di novembre con la nostra imbarcazione, la&nbsp;<strong>Open Arms,</strong>&nbsp;diretti nel Mediterraneo centrale per la nostra settantottesima missione di ricerca e soccorso insieme ad&nbsp;<strong>EMERGENCY,</strong>&nbsp;ci siamo trovati a dover operare in un contesto difficile e drammatico. Moltissime le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà che avevano necessità di essere soccorse,&nbsp;<strong>ma nessun assetto né umanitario né governativo in zona oltre al nostro.</strong></p>



<p>Abbiamo dunque portato a termine,&nbsp;<strong>tra il 10 e l’11 di novembre</strong>,&nbsp;<strong>3 operazioni di soccorso</strong>.&nbsp;<strong>Nella prima,</strong>&nbsp;a Nord di Zuwara, l’imbarcazione era in pessime condizioni e imbarcava acqua, e abbiamo tratto&nbsp;<strong>88 persone in salvo</strong>.&nbsp;<strong>La seconda</strong>&nbsp;è avvenuta a Nord di Sabratha: siamo stati allertati da&nbsp;<strong>un velivolo dell’agenzia europea Frontex</strong>, cosa insolita, che non avveniva dal 2016. Il gommone aveva collassato e tutte le persone a bordo sono cadute in acqua. Abbiamo&nbsp;<strong>recuperato 113 naufraghi, tra cui 7 donne e 4 bambini, e cinque corpi senza vita</strong>. Purtroppo nelle ore successive al salvataggio,&nbsp;<strong>un bimbo di 6 mesi</strong>, già in condizioni precarie,&nbsp;<strong>ha perso la vita</strong>. Infine,&nbsp;<strong>durante la terza operazione</strong>, avvenuta nel tardo pomeriggio dell’11 novembre, abbiamo recuperato&nbsp;<strong>64 persone</strong>.</p>



<p>Durante la notte dell’11 novembre abbiamo inoltre richiesto e ottenuto evacuazione medica&nbsp;<strong>per 5 persone in condizioni di salute gravi e per il corpo esanime del bimbo</strong>.</p>



<p>In questo momento, sul ponte della nostra nave sono ospitate&nbsp;<strong>259 persone, 12 donne e 247 uomini, tra cui 80 minori (76 non accompagnati), e 5 corpi senza vita, 3 di uomini e 2 di donne</strong>.</p>



<p><strong>I naufraghi</strong>, che vengono principalmente da Eritrea, Togo, Sudan, Guinea, Burkina Faso, Somalia, Burundi, Ghana, Etiopia, Costa d’Avorio,&nbsp;<strong>sono in condizioni di salute fisiche e psicologiche precarie</strong>&nbsp;e devono poter sbarcare in un porto sicuro quanto prima.</p>



<p>In questo momento la nostra nave, la&nbsp;<strong>Open Arms,</strong>&nbsp;si trova davanti alle coste di Lampedusa, in attesa di ricevere indicazioni su come e dove garantire ai nostri ospiti le cure di cui necessitano.</p>
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		<title>“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 07:48:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Nella pagina Facebook di Mediterranea Saving Humans si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale. L’11 aprile Frontex riportava quattro&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/04/cartelli-salvateli-rit-720x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare"/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/Mediterranearescue/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Nella pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/Mediterranearescue/?ref=br_tf&amp;epa=SEARCH_BOX&utm_source=rss&utm_medium=rss">Mediterranea Saving Humans</a> si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale.</em></p>



<p>L’11 aprile Frontex riportava quattro natanti con circa 250 a bordo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee.&nbsp; Nel giorno di Pasqua, i natanti sono diventati tre. Uno è naufragato.</p>



<p>Quanti altri morti volete sulla vostra coscienza, governanti europei?</p>



<p>A voi, e ai governi maltese e italiano in particolare, sarebbe bastato un attimo per scegliere di salvare queste vite e non girarsi dall’altra parte.</p>



<p>Sarebbe stato nelle vostre possibilità salvarli? Sì, in pochissime ore.</p>



<p>Sapevate dove fossero e che stavano morendo? Sì.</p>



<p>Salvarli avrebbe compromesso la salute e la sicurezza di qualcuno? No.</p>



<p>Avete scelto di lasciarli morire.</p>



<p>Ci sono altri tre assetti navali che rischiano di fare la stessa fine. Presidente&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDpOisuhkIKUr1gHbXxVkLEMm9kegAFzwdkDEMCJEQLvA5JHmnBfKMoL5d_K4IU2oihaTWp2iE-goy2&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Conte</a>, Ministri&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/paolademicheli/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBDKeXEeVtS3JtKaYtGhC31JuAmDNh18zQbILj08TCPGs0u5qJkfwYzWTRQbEPWlUjuzYBD96Hd_-Af&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Paola De Micheli</a>, Luciana Lamorgese e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/robersperanza/?__tn__=K-R&amp;eid=ARCMHiydWQ3qHRvK7gyHKvAmE2QLx3HXhVr3iMFwRg64gzcm9mnD6cY2_Pn3Faa-QXfo23ZlCv-ofUYc&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Roberto Speranza</a>, mandate subito la Guardia Costiera a soccorrerli.</p>



<p>Sapete dove sono. Non fate pesare sulle vostre coscienze e sul nostro paese il crimine orrendo dell’omissione di soccorso.</p>



<p>Questa notte, come prevedibile, la situazione nel Mediterraneo centrale è precipitata. Non sappiamo più quali parole usare per richiedere al governo italiano di avviare un soccorso immediato delle decine di persone lasciate morire in mare.</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/watchthemed.alarmphone/?__tn__=K-R&amp;eid=ARC-l4y4Wo-gCRpZFDukGW7BEOmWLCrKkw58e8koZ0Zh__kSMmLCnuwkJixVSXfzOuAHy78TmXyuqzGv&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Watch The Med – Alarmphone</a>&nbsp;ha perso in contatti con 3 delle 4 imbarcazioni di fortuna in avaria che da giorni chiedono disperatamente aiuto. Il quarto natante, quello con cui Alarm Phone è riuscita a parlare in nottata riferisce che ci sono&nbsp;a bordo 47 persone e che 5 persone sono svenute. Sono disperate dopo aver passato oltre 80 ore in mare. Le autorità sanno di loro da almeno 56 ore. Intanto la nave di soccorso Aita Mari, della ONG basca&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/smhumanitario/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBEGebOrkswZc-ECxq2zZi_CMKbadE5tJFCWdkrBbUHo4E8udNEyhcyv8LH-qCuq4OAXVuBTj06tCn1&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvamento Marítimo Humanitario</a>, ha deviato la sua rotta di trasferimento da Siracusa verso la Spagna per recarsi sul posto e avviare le ricerche. Non ha personale medico né di soccorso a bordo, ha dunque bisogno di assistenza urgente.</p>



<p>In questo drammatico audio, raccolto ieri da Alarm Phone la testimonianza di una donna di 21 anni, incinta, a bordo di una delle navi in avaria con il figlio di 7 anni. Non c’è più tempo, le condizioni del mare stanno peggiorando. Salviamoli, salvateli, forse siamo ancora in tempo.Audio Alarm Phone (video sottotitolato in italiano):&nbsp;<a href="https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Un bambino ogni giorno: la mancanza di dati mette a rischio il gruppo più vulnerabile &#8211; Rapporto delle Nazioni Unite sulla migrazione</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2019 07:50:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Home&#160;› Sala stampa&#160;› Comunicati Stampa&#160;› Un bambino ogni giorno: la mancanza di dati mette a rischio il gruppo più vulnerabile &#8211; Rapporto sulle Nazioni Unite sulla migrazione BUn nuovo&#160; rapporto&#160;&#160;del Centro internazionale di&#160;analisi dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="435" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/social-media-web1-1024x435.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12953" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/social-media-web1-1024x435.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/social-media-web1-300x127.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/social-media-web1-768x326.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/social-media-web1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1176w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<ol><li><a href="https://www.iom.int/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Home</a>&nbsp;›</li><li><a href="https://www.iom.int/press-room?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sala stampa</a>&nbsp;›</li><li><a href="https://www.iom.int/press-room/press-releases?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comunicati Stampa</a>&nbsp;›</li><li>Un bambino ogni giorno: la mancanza di dati mette a rischio il gruppo più vulnerabile &#8211; Rapporto sulle Nazioni Unite sulla migrazione</li><li><strong>B</strong>Un nuovo&nbsp; <a href="http://bit.ly/2x5Jhm1?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto&nbsp;</a>&nbsp;del Centro internazionale di&nbsp;<a href="https://gmdac.iom.int/?utm_source=rss&utm_medium=rss">analisi dei dati sulla migrazione</a>&nbsp;(IOM) dell&#8217;Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM)&nbsp;&nbsp;evidenzia la necessità di&nbsp;<a href="https://gmdac.iom.int/?utm_source=rss&utm_medium=rss">disporre di</a>&nbsp;dati migliori sulle morti e le sparizioni dei migranti, in particolare quelle dei bambini migranti scomparsi.</li></ol>



<p>Il rapporto Fatal Journeys 4 di quest&#8217;anno si concentra sul tema della scomparsa di bambini migranti, dato il numero crescente di imbarchi in pericolosi viaggi di migranti.&nbsp;Secondo i dati della IOM, tra il 2014 e il 2018 sono stati segnalati morti o dispersi circa 1.600 bambini &#8211; una media di quasi uno ogni giorno &#8211; anche se molti altri non vengono registrati.</p>



<p>&#8220;Tragicamente, negli ultimi giorni ci è stato ricordato che i bambini sono tra i gruppi più vulnerabili di migranti&#8221;, ha dichiarato Frank Laczko, direttore del GMDAC di IOM.</p>



<p>&nbsp;“La mancanza di dati su età, caratteristiche e vulnerabilità dei bambini migranti scomparsi crea gravi lacune di protezione;&nbsp;rende molto difficile creare programmi e politiche progettati per proteggerli. &#8220;</p>



<p>L&#8217;UNICEF ha contribuito con un capitolo a questo ultimo rapporto e IOM non vede l&#8217;ora di lavorare a stretto contatto con loro in futuro.</p>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong>Cinque anni di dati sui progetti di migranti scomparsi: altri risultati chiave</strong>Dal 2014,&nbsp;    <a href="https://missingmigrants.iom.int/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Missing Migrants Project</a> di IOM ha registrato a livello globale le morti di oltre 32.000             persone. Tra il 2014 e il 2018, oltre 17.900 persone sono morte o scomparse nel                       Mediterraneo: i resti di  quasi i due terzi di quelle vittime non sono stati recuperati.               Nonostante il conflitto nello  Yemen, le persone continuano a tentare la traversata marittima dal Corno d&#8217;Africa attraverso il  Mar Rosso e il Golfo di Aden: almeno 125 persone sono           annegate al largo delle coste dello Yemen nel 2018, rispetto alle 53 del 2017.Dei quasi 2.200  decessi registrati durante la migrazione nel sud-est asiatico tra il 2014 e il 2018, almeno        1.723 erano Rohingya. La maggior parte delle 288 morti registrate nell&#8217;Asia meridionale dal  2014 erano di migranti afgani. &nbsp;&nbsp;In Medio Oriente, tra il 2014 e il 2018 sono stati registrati 421 decessi; il numero più grande (145) nel 2018.Un numero crescente di decessi sul confine tra  Stati Uniti e Messico è stato registrato ogni anno dal 2014, per un totale di 1.907 su cinque     anni.</td></tr></tbody></table>



<p>L&#8217;attenzione puntuale ai minori è parte del contributo dell&#8217;OIM a un recente&nbsp;<a href="https://data.unicef.org/resources/call-action-protecting-children-move-starts-better-data/?utm_source=rss&utm_medium=rss">invito all&#8217;azione</a>&nbsp;lanciato dall&#8217;UNICEF, dall&#8217;UNHCR, dall&#8217;IOM, da Eurostat e dall&#8217;OCSE per migliorare i dati sui bambini migranti e rifugiati.</p>



<p>&#8220;I bambini che muoiono o scompaiono durante la migrazione dovrebbero essere una preoccupazione per tutti&#8221;, ha dichiarato Ann Singleton, Senior Research Fellow presso l&#8217;Università di Bristol e condirettore del rapporto.&nbsp;&#8220;C&#8217;è un urgente bisogno di migliori politiche e azioni, informate da dati migliori, per prevenire queste morti e proteggere i bambini&#8221;.</p>



<p><strong>Contenuto</strong></p>



<p>Il rapporto include capitoli che evidenziano le vulnerabilità dei bambini in movimento, gli obblighi legali degli Stati in merito alla morte e scomparsa dei bambini in movimento e le considerazioni etiche della ricerca su questo argomento delicato.</p>



<p>Sul numero crescente di bambini a rischio a livello globale, il rapporto rileva che spesso è difficile trovare dati sui migranti scomparsi disaggregati per età.&nbsp;Il rapporto rileva inoltre le misure da adottare per migliorare i dati sui minori migranti scomparsi per aiutare a prevenire tragedie future.&nbsp;Il capitolo conclusivo di Fatal Journeys 4 discute i piani di IOM per migliorare i dati sui bambini migranti scomparsi.</p>



<p>&#8220;È necessario agire con urgenza per migliorare la comprensione da parte del pubblico e dei responsabili politici delle vulnerabilità dei bambini e dei migranti&#8221;, ha affermato Julia Black, coordinatrice del progetto Missing Migrants Project della IOM e coeditrice del rapporto.</p>



<p><strong>Stime basse</strong></p>



<p>I ricercatori della IOM spiegano che la cifra globale dei decessi è probabilmente una stima bassa, dato che molti decessi non vengono mai segnalati né sono stati trovati.&nbsp;Allo stesso modo, la ricerca indica che il forte calo delle morti tra il 2017 e il 2018 &#8211; a 4.734 da 6.280 &#8211; deriva in gran parte da un calo del numero di migranti che usano la rotta del Mediterraneo centrale verso l&#8217;Europa, quando è diminuito il numero di attraversamenti registrati dal Nord Africa verso l&#8217;Italia a meno di 46.000 da oltre 144.000.</p>



<p><strong>Rischio aumentato</strong></p>



<p>Tuttavia, il rischio di morte lungo questa via è aumentato.&nbsp;Come spiegato nel rapporto, i tassi di mortalità possono essere calcolati in diversi modi.&nbsp;Tuttavia, anche le stime più prudenti suggeriscono che 1 su 35 persone che attraversano il Mediterraneo centrale sono morte nel 2018, rispetto a 1 su 50 nel 2017. Inoltre, il numero di decessi di migranti registrati lungo la rotta del Mediterraneo occidentale in Spagna è aumentato nettamente da 224 nel 2017 a 811 nel 2018, poiché un numero crescente di migranti ha utilizzato questa rotta per raggiungere l&#8217;Europa.</p>
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		<title>﻿Libia ,Amsi ,più di 1200 morti ,6000 feriti ,110 mila sfollati dal 04.04 #BastaStrage nel mare</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2019 07:08:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L Foad Aodi;Grazie a Papa Francesco ,Aderiamo al suo appello umano ,#PoliticiSvegliatevi più di 1000 morti nel 2019&#160; Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le Comunità del Mondo Arabo in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>L</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="498" height="351" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare-300x211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></figure></div>



<p><em><strong>Foad Aodi;Grazie a Papa Francesco ,Aderiamo al suo appello umano ,#PoliticiSvegliatevi più di 1000 morti nel 2019&nbsp;</strong></em></p>



<p><em>Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) insieme al movimento Internazionale Uniti per Unire e le associazioni e Comunità aderenti ringraziano e apprezzano l&#8217;ennesimo appello umano e responsabile di Papa Francesco aderendo con convenzione  e sostenendolo dicendo <strong>#BastaStrage </strong>nel mare<strong> #PoliticiSvegliateVi </strong></em><em>basta strumentalizzazioni urgono risposte concrete che continuiamo a non vedere e nello stesso tempi i morti nel mare sono triplicati e si continua a morire nel  tragitto della speranza per tortura e violenza,più di <strong>1000 morti nel 2019 nei vari naufragi compreso quello di ieri dove sono morti 160 migranti.</strong></em><em>&#8220;Siamo indignati per questa situazione tragica nel Mediterraneo,In Libia ,Yemen ,Siria nessuno parla più tranne Papa Francesco che ringraziamo a nome di tutti gli stranieri musulmani,arabi in Italia per il suo impegno costante a favore di chi soffre e scappa dai nostri paesi non per divertimento ma per le guerre e la fame ,dichiara il Fondatore dell&#8217;Amsi e Co-mai <strong>Foad Aodi</strong></em><em> nonché membro della Commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo che sta in contatto con i nostri medici locali e in Libia dove oggi hanno comunicato il bilancio tragico dei morti dall&#8217;inizio del conflitto;<strong>1200 morti Di cui 220 donne ,135 bambini e 40 medici e professionisti della sanità (di cui 4 medici e un soccorritore sono morti  negli ultimi giorni dopo il bombardamento dell&#8217;Ospidale vicino a Tripoli).</strong></em><em>Gli ospedali da mesi sono al collasso e manca tutto ,continua<strong> Aodi a</strong></em><em>uspicando che arrivi una azione diplomatica forte da parte dell&#8217;Italia e l&#8217;Europa senza lasciare tutto nelle mani di generali corrotti che comandano l&#8217;immigrazione irregolare in Libia e porre fine alla guerra mediatica e civile a Tripoli come raccontano anche i numerosi pazienti libici che stanno visitando in questi giorni Roma e che sono venuti a visitare i loro famigliari e raccontano storie e situazioni molto più gravi  di quello che vogliono far credere.&#8221;</em></p>
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		<item>
		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;: Touroperator: gli scafi del cimitero dei barconi di Lampedusa diventano Arte e Memoria</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/13/arteattualita-touroperator-gli-scafi-del-cimitero-dei-barconi-di-lampedusa-diventano-arte-e-memoria/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2019 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art(E)attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurata al Museo di Stato l&#8217;esposizione&#160;&#8220;Touroperator&#8221;, organizzata dagli Istituti Culturali, con il Patrocinio delle Segreterie Affari Esteri, Affari Interni e Cultura. La mostra è composta da opere d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;artista forlivese&#160;Massimo Sansavini, costruite utilizzando&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12762" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-768x669.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>

Inaugurata al Museo di Stato l&#8217;esposizione&nbsp;<strong>&#8220;Touroperator&#8221;</strong>, organizzata dagli Istituti Culturali, con il Patrocinio delle Segreterie Affari Esteri, Affari Interni e Cultura. La mostra è composta da opere d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;artista forlivese&nbsp;<strong>Massimo Sansavini</strong>, costruite utilizzando gli scafi recuperati nel<strong>&nbsp;cimitero delle barche di Lampedusa</strong>, ognuna delle quali si riferisce ad un naufragio. Infatti, nel settembre 2015 il per la prima volta il Tribunale di Agrigento ha autorizzato Sansavini al&nbsp;<strong>prelievo di fasciame degli scafi</strong>&nbsp;dei migranti sottoposti a confisca e custoditi a Lampedusa. La mostra rimarrà allestita&nbsp;<strong>fino al 4 agosto.</strong></p>



<p>RACCONTO DI VIAGGIO</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Massimo
Sansavini</p>



<p>E&#8217;
un racconto di viaggio anomalo quello che vi voglio presentare con
questa mostra. Una sorta di <strong>viaggio
all&#8217;incontrario verso l&#8217;isola di Lampedusa</strong>.
Tutto ebbe inizio alla fine del <strong>2013</strong>,
era il mese di ottobre quando giornali e televisioni riportavano la
notizia di una naufragio al largo di Lampedusa che <strong>causò
la morte di oltre 360 persone</strong>.
Una tragedia che rimbalzava nei vari mezzi di comunicazione con
evidente commozione da parte di tanti. 
</p>



<p>Fino
a quella data i tragici eventi che succedevano nel canale di Sicilia
erano arrivati certo, ma passavano in modo silenzioso, distratto,
come tanti fatti che accadono ma che non ci toccano da vicino. Da
quel momento la mia attenzione si è concentrata su questo argomento,
<strong>naufragi, sbarchi
superstiti, persone</strong> che
dalle coste dell&#8217;Africa cercavano approdo in Europa. 
</p>



<p>Quel
<strong>3 ottobre</strong>
è diventato la <strong>giornata
nazionale in memoria</strong> delle
vittime dell&#8217;immigrazione, ma da quella data ai giorni nostri le
vittime continuano a salire in maniera impressionante. Per questo
motivo <strong>come artista ho
deciso di impegnarmi</strong> a dare
voce a questa realtà per fare in modo che anche l&#8217;arte contemporanea
possa portare un suo contributo ad una maggiore presa di coscienza su
questo fenomeno che ormai ci appartiene. 
</p>



<p>
Con
due collaboratori mi sono recato a Lampedusa
per il compimento
di questo
progetto,
con materiali
e attrezzature
idonei <strong>a
pre</strong><strong>l</strong><strong>evare
p</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e
d</strong><strong>e</strong><strong>gli
sc</strong><strong>a</strong><strong>f</strong><strong>i</strong>
custoditi
presso
la ex
base
USA
Loran
e a realizzare una documentazione video e fotografica.</p>



<p>
Il
recupero
di questo
materiale
sezionato,
documentato
e
catalogato
è stato
utilizzato
per
<strong>creare
o</strong><strong>p</strong><strong>ere
d’</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e</strong>
che
simboleggiano
fondali
marini,
gli
stessi
fondali
dove
sono avvenuti
i naufragi,
ogni
opera ha
un
<strong>nume</strong><strong>r</strong><strong>o</strong><strong>d</strong><strong>i
el</strong><strong>e</strong><strong>men</strong><strong>t</strong><strong>i
pari </strong><strong>a</strong><strong>l
</strong><strong>n</strong><strong>umero
</strong><strong>d</strong><strong>elle
v</strong><strong>i</strong><strong>t</strong><strong>t</strong><strong>ime
</strong><strong>d</strong><strong>el
na</strong><strong>u</strong><strong>f</strong><strong>r</strong><strong>a</strong><strong>gio</strong>
ed il
titolo
dell’opera
è
la data
del
naufragio.</p>



<p>I<strong>l
titolo della mostra “Touroperator”</strong>
è un riferimento ai mercanti di uomini e di donne da parte degli
scafisti.</p>



<p>Il logo trae spunto dalla frase “Arbeit Macht Frei” <strong>presente all&#8217;ingresso di Auschwitz,</strong> Perchè purtroppo anche in questo caso si <strong>tratta di un olocausto.</strong></p>



<p>_______________________________________________________________________</p>



<p>L’ARTE COME LUOGO DELLA MEMORIA</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12764" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Daniela Brignone</p>



<p>Le vicende storiche dell’immigrazione
narrano di instabilità, di caos, di esperienza vissuta, di gioia e
di miseria, in una serie di corsi e ricorsi. Raccontano anche di
strutture mentali scardinate, sia nel popolo migrante che nella
società che li accoglie, e di sconfitti che sono ancora disposti a
lottare, nonché di viandanti e navigatori improvvisati, senza
esperienza di vita, che non si sono ancora arresi e continuano a
sperare.</p>



<p>Tra i racconti anche quelli che
descrivono i mezzi per raggiungere la libertà, i relitti e gli
oggetti che tornano a terra, le vele rattoppate, gli abiti logori,
strappati e frammentati come la vita di coloro i quali si sono
salvati, ma anche di quelli che non ce l’hanno fatta. 
</p>



<p>Perdite irreparabili, angoscianti
assenze che Massimo Sansavini rielabora e infonde in opere
polimorfiche e polimateriche, accogliendo l’energia e lo spirito
che promana il materiale abbandonato. Opera così una trasmutazione
di senso, volta a raccontare una nuova identità e a trasmettere
un’esperienza umana fatta di gioie e di miserie e la sensibilità
di coloro i quali negli anni hanno cercato il dialogo con gli
immigrati e con il loro vissuto. Alla ricerca di un senso dietro
tutto ciò, l’artista propone una nuova prospettiva storica in cui
l’uomo ha un ruolo sia come essere vivente che come individuo
collocato in una data storicità. 
</p>



<p>Il “cimitero delle barche” a
Lampedusa, come viene definito il sito dove sono a poste a secco le
imbarcazioni delle nuova ondata migratoria del XXI secolo e da cui
l’artista ha prelevato la materia prima per la realizzazione delle
opere, costituisce un richiamo alla transitorietà vita-morte, al
materiale che si trasforma, ma anche al periodo storico, preludio di
un cambiamento sociale ed economico profondo
in cui la società, suo malgrado, dovrà trovare spazio per la
diversità. Un cambiamento che scuote le false certezze
dell’occidente ed erode i confini della cosiddetta normalità.</p>



<p>Sansavini conferisce una nuova vitalità
al materiale che emerge liberato dall’invisibilità, creando così
nuove corrispondenze semantiche. Riesce così ad assemblare elementi
magmatici creando forme insospettate da un apparente caos, da
mutevoli iconografie che rimandano alla pluralità di esperienze e
tradizioni dei popoli immigrati. Barche di pescatori, portatrici di
cibo e quindi di vita, diventano i mezzi di una fuga, simboli di una
nuova vita, ma anche di morte e, una volta esaurita la funzione, la
struttura rinasce in opera d’arte, in un ciclo continuo di
vita-morte-rinascita. Viene così svuotato dal senso originario e
smaterializzato per diventare altro, un’immagine elementare, più
vicina allo spirito ludico e infantile, la cui purezza, fragilità e
gioiosità evocano visioni proiettate verso un divenire. Una materia
pervasa di un’energia che opera una trasmutazione in qualcosa di
positivo e che parla di speranza, pur mantenendo una mistica
sacralità verso ciò che simboleggia la vita scomparsa.</p>



<p>L’oggetto-barca, realizzato dalle
mani artigiane, si rigenera attraverso una manipolazione dei
materiali, sollecitato da un impulso intimo a creare con assoluta
libertà. Ne conserva le caratteristiche cromatiche, per ridefinire
il messaggio destinato a chi ha voglia di guardare veramente. Ne
mette a nudo la struttura formale per rivelarne la consistenza e dare
forma alla sua immaginazione, nobilitandone i materiali poveri e
trasformando in simboli la quotidianità. 
</p>



<p>Ogni singolo frammento ha impresso la
storia di un volto e di esperienze, ma anche di adattamento e di
fatiche, di coraggio e di determinazione, diventando emblemi di
un’apertura verso nuovi significati e verso una nuova vita. Ogni
opera riprende una manualità e una tradizione artistica semplice e
comunicativa in cui confluiscono i linguaggi dei popoli migranti, in
parte africani, inventivi e vitali, fortemente colorati e
scarnificati, intrisi di una sacralità mistica, realizzati mediante
l’assemblaggio di materiali di riciclo: un mondo poetico che
manifesta un bisogno di pace e di armonia e che desidera affermare la
dignità di tutti i popoli. 
</p>



<p>L’opera d’arte diventa così luogo della memoria, perché consente di cogliere e comunicare il significato profondo degli eventi, stimolando una riflessione comune, enunciando il dramma di tante esistenze ma anche il presagio del potere salvifico della coscienza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12765" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Regina Egle Liotta Catrambone, Direttrice del MOAS (Migrant Offshore Aid Station)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/20/intervista-a-regina-egle-liotta-catrambone-direttrice-del-moas-migrant-offshore-aid-station/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 06:51:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Regina Egle Liotta Catrambone, Direttrice del MOAS (Migrant Offshore Aid Station) e la ringrazia moltissimo per il tempo che ci ha voluto dedicare. Ringrazia anche&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato, per voi, Regina Egle Liotta Catrambone, Direttrice del MOAS (Migrant Offshore Aid Station) e la ringrazia moltissimo per il tempo che ci ha voluto dedicare. Ringrazia anche Maria Grazia Patania per la disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10546" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="5290" height="3527" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 5290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 5290px) 100vw, 5290px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali sono le attività svolte dalla sua organizzazione?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">MOAS (Migrant Offshore Aid Station) è nata nel 2014 col semplice obiettivo di salvare vite umane in mare quando tutti gli occhi erano puntati sulle banchine dei porti, ma nessuno aveva idea di quante persone morissero senza nemmeno essere avvistate e soccorse.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo voluto colmare un vuoto lasciato dalle politiche migratorie europee e internazionali le cui lacune causavano un numero imprecisato di vittime che, nel tentativo di raggiungere un porto sicuro, perdevano la vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Con la mia famiglia ci siamo chiesti cosa potessimo fare per rispondere all’appello di Papa Francesco contro la globalizzazione dell’indifferenza e a quello delle autorità italiane che nel mentre avevano avviato la missione Mare Nostrum.</p>
<p align="JUSTIFY">Da imprenditori e cittadini responsabili, abbiamo cercato di dare un contributo concreto per aiutare migliaia di persone in fuga da guerre, conflitti, persecuzioni, violenze o povertà estrema. E dunque dato che le persone morivano in mare abbiamo cercato una nave che fosse adatta alla missione di ricerca e soccorso: una volta trovata la Phoenix, l’abbiamo modificata in modo da aumentarne sicurezza e funzionalità e abbiamo costruito una piattaforma per il lancio/atterraggio dei droni che fino all’ottobre 2016 sono stati gli occhi del MOAS.</p>
<p align="JUSTIFY">Nella missione SAR dell’aprile-agosto 2017, invece, abbiamo usato un velivolo dotato della stessa tecnologia dei droni che ci ha aiutati a individuare imbarcazioni in difficoltà a stento rintracciabili sulla superficie del mare.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo orgogliosi di aver salvato e assistito durante le missioni SAR fra la rotta del Mediterraneo Centrale e l’Egeo <b>40 mila fra bambini, donne e uomini</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo anche felici di aver ispirato altre organizzazioni a intraprendere per la prima volta missioni SAR in un spirito di collaborazione con loro e con le autorità che tramite l’MRCC di Roma coordinavano tutte le operazioni in mare.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo, siamo stati i primi a firmare il codice di condotta proposto dal governo italiano anche se poco dopo abbiamo deciso di sospendere la missione nel Mediterraneo Centrale, evitando di diventare indirettamente parte di un sistema di respingimenti collettivi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla luce del mutato scenario operativo, abbiamo scelto di non far parte di un meccanismo che non si preoccupa dei diritti e dell’incolumità delle persone, ma che mira soltanto a prevenire gli sbarchi sulle coste europee.</p>
<p align="JUSTIFY">Motivati dall’esodo in corso dal 25 agosto e dall’appello di Papa Francesco in difesa della minoranza musulmana e apolide dei Rohingya, abbiamo dunque deciso di riposizionare la Phoenix nel sud-est asiatico e, dopo aver consegnato 40 tonnellate di aiuti umanitari alle autorità bengalesi, abbiamo inaugurato due centri medici di assistenza primaria o “Aid Station” a Shamlapur e Unchiprang nella regione di Cox’s Bazar in Bangladesh.</p>
<p align="JUSTIFY">Da quel momento fino a fine marzo abbiamo assistito circa 60mila pazienti, di cui il 43% sono bambini e altrettante donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Adesso stiamo lavorando incessantemente per prepararci all’imminente stagione monsonica che, con l’eventuale ciclone, metterebbe a ulteriore rischio le vite di migliaia di persone. Le ultime stime parlano di <b>850 mila persone in pericolo</b>, di cui <b>circa 230 mila solo nel mega campo di Kutupalong</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">È evidente che, se non si agisce in modo coeso e col sostegno finanziario ed operativo della comunità internazionale tutta, le conseguenze saranno catastrofiche sia per i rifugiati Rohingya che per la popolazione locale bengalese.</p>
<ol start="2">
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Cosa rispondere a chi pronuncia lo slogan: &#8220;Aiutiamoli a casa loro&#8221;&#8230;?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Aiuta MOAS ad aiutare, rispondo! È quello che stiamo facendo adesso!</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo talmente abituati ad affrontare la migrazione e le sfide ad essa connesse secondo un criterio di prossimità che non ci rendiamo conto di come nessuna distanza sia tanto grande da non poter essere superata da chi fugge per cercare pace, sicurezza ed una vita migliore.</p>
<p align="JUSTIFY">In Bangladesh stiamo intervenendo “a casa loro” e mi preme ricordare che <b>nel 2017 in Italia sono sbarcati circa</b> <b>9mila bengalesi</b>, secondo le stime ufficiali del Ministero dell’Interno. Questo significa che, se non evitiamo che la situazione peggiori esponenzialmente, probabilmente dovremo ben presto fare i conti con nuove ondate migratorie da parte di chi nella propria terra ha perso tutto, tranne la speranza di un futuro migliore.</p>
<p align="JUSTIFY">A livello globale, inoltre, bisogna pensare ad approcci condivisi e partecipati fra istituzioni politiche (ad ogni livello), organizzazioni umanitarie e società civile: solo così riusciremo a essere efficaci ed efficienti. Infine, per eliminare le cause che generano la migrazione, occorre attivare percorsi di sviluppo e informazione nei paesi di origine e transito. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone che intraprendono i terribili viaggi verso l’Europa non hanno idea di cosa li attende ed è molta la disinformazione che alimenta false speranze.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma l’opinione pubblica e la politica in generale sembrano ripiegare costantemente su un egoismo che li fa interessare solo a quanto avviene attorno a noi, trascurando il resto e le sue conseguenze che inevitabilmente però finiscono per influenzare le nostre vite quotidiane.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10547" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="5134" height="3423" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 5134w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 5134px) 100vw, 5134px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<ol start="3">
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali nuove norme sarebbero opportune per agevolare le Ong che operano per il soccorso dei migranti in mare?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Credo sia indispensabile trovare delle norme condivise cui agire, oltre alla legislazione internazionale che fa certamente da cornice a qualsiasi attività in mare. Servirebbero più ordine e disciplina e un punto di partenza potrebbe essere la convocazione di un tavolo di esperti e professionisti del mare con conoscenze SAR (Ricerca e Soccorso) non solo da un punto di vista teorico, ma anche strettamente pratico. I negoziati, a mio avviso, andrebbero portati avanti invitando gli stati che accoglierebbero le persone soccorse in mare e che così avrebbero ulteriori garanzie sulla trasparenza dell’operato. In questo contesto, si potrebbe definire il codice operativo di coloro che, spinti dal desiderio di salvare vite umane in mare, decidono di impegnarsi in operazioni SAR. Fra i dettagli da discutere, andrebbero inseriti: standard minimi di training per gli operatori SAR, tipologia e caratteristiche delle navi da usare per ridurre al minimo i rischi e le difficoltà di chi viene salvato e di chi svolge i soccorsi oltre a caratteristiche precise sulla tipologia dei giubbotti di salvataggio da utilizzare e altro ancora. La chiave per migliorare in qualunque campo è condividere informazioni ed conoscenze maturate durante la propria esperienza e coordinare le attività al servizio dei più vulnerabili in un clima di dialogo costruttivo e aperta collaborazione.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10548" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1066" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<ol start="4">
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Ultimamente alcune Ong sono state messe sotto accusa: cosa possono fare i governi italiano ed europei per tutelare il loro lavoro?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Il Diritto Internazionale codificato e le varie convenzioni che normano il Diritto del Mare offrono tutti gli strumenti necessari per tutelare la vita e salvaguardare i diritti delle persone. Quello che manca è la reale volontà di farlo. Nel 2013 dopo il terribile naufragio del 3 ottobre e gli altri a seguire, la priorità era salvare vite umane in mare. Nonostante le carenze e i tanti aspetti migliorabili, c’era comunque la volontà di agire per tutelare l’incolumità delle persone. Dal dicembre 2016 e per tutto il 2017 l’atmosfera generale è enormemente cambiata. Basta pensare alla macchina del fango e alle fake news sulle ONG che inizialmente venivano “lodate” e che poi sono diventate taxi del mare. Le navi umanitarie sono state al centro di una campagna denigratoria volta a screditarne l’operato e il clima di sospetto ha investito qualunque manifestazione di solidarietà, fomentata da alcuni politici e giornalisti. Purtroppo, però, la paura di ciò che non si conosce –salvati e salvatori- continuamente alimentata da chi semina odio non è priva di conseguenze, come hanno dimostrato gli episodi di cronaca in cui moventi razzisti hanno scatenato atti di violenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Dobbiamo renderci conto che siamo tutti esseri umani e che i sentimenti che proviamo sono gli stessi ovunque. Abitiamo tutti lo stesso mondo e non possiamo illuderci che quanto avviene in una sua parte, per quanto remota, non ci coinvolga direttamente o indirettamente prima o poi. È veramente arrivato il momento di abbandonare odio e divisioni per scegliere una fattiva strada di pace, dialogo, fratellanza e solidarietà.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: cerchiamo vita sulle vie della morte</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 07:19:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; XII Carovana di madri centroamericane. &#160; Come ogni anno il Movimiento Migrante Mesoamericano ha organizzato la Caravana de Madres centroamericanas percorrendo il Messico in cerca dei loro desaparecidos. Donne e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>XII Carovana di madri centroamericane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ogni anno il Movimiento Migrante Mesoamericano ha organizzato la Caravana de Madres centroamericanas percorrendo il Messico in cerca dei loro desaparecidos. Donne e uomini di Nicaragua, Messico, Guatemala, Honduras etc . hanno attraversato il Paese fermandosi in 30 città di 11 Stati. Chiapas, Tabasco, Veracruz, Città del Messico…</p>
<p>A Veracruz hanno anche visitato Las Patronas, sono state ricevute in diversi Albergues ( centri di accoglienza ) e parrocchie.</p>
<p>A San Critobal in Chiapas hanno avuto l’opportunità di scambiare esperienze col Comitato Familias Unidas Junax Ko’ Tantik che è formato da famiglie di indigeni e mestizos migranti in cerca di giustizia per i loro cari.</p>
<p>Il 24 Novembre sono state ricevute da un gruppo di senatori in Città del Messico.</p>
<p>La senatrice Layda Sansores ha dichiarato: “ E’ molto più grave il modo in cui  in Messico si trattano i migranti perché i migranti di là (negli USA) sono deportati, ni qui li facciamo sparire&#8221;.</p>
<p>La Carovana ha chiesto in Senato di applicare la “Legge contro le sparizioni forzate” e la stesura di una legge che offra un visto di transito ai migranti centroamericani che permetta loro viaggiare in sicurezza attraversando il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7616" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-694" width="900" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un estratto dal loro comunicato rilasciato alla fine della carovana:</p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Caravana de Madres de Migrantes Desaparecidos </span></span></span></em></p>
<p><em>“<span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Buscando vida en caminos de muerte”</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">In Memoria di Berta Càceres</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">15 novembre-3 dicembre 2016-12-11</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Nicaragua, El Salvador, Honduras, Guatemala, Messico.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">In solidarietà: Italia, Tunisia, Spagna, Stati Uniti, Germania, Marocco, Cono sud.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Dopo un tour di 11 stati, 30 città, 3.800 chilometri, decine di eventi e quattro incontri, la Carovana delle madri dei migranti dispersi &#8220;cercare la vita nelle vie della morte” genitori centroamericani alla ricerca dei loro figli scomparsi in Messico,  si è conclusa il 3 dicembre sul confine meridionale, dove ha cominciato 18 giorni fa.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">La carovana 2016, alla sua dodicesima edizione, ha fatto quattro incontri tra madri e figli e anche tra due sorelle che non si vedevano da 37 anni. Con questo la carovana somma un totale di 269 riunioni di famiglie.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Per la prima volta, quest&#8217;anno la carovana ha esplorato le vie del mare, dalla costa di Oaxaca e Chiapas, attraverso Salina Cruz, Puerto Madero e Barra San José. In Juchitan si è fatta una sosta presso la fossa comune che ha ricevuto i corpi di migranti anonimi che muoiono in naufragi nel  tentativo di passare i controlli di immigrazione e gli abusi via terra. A Barra San Jose si è reso omaggio ai tre bambini migranti annegati in questa spiaggia nel luglio di quest&#8217;anno. Su questa spiaggia la carovana ha ricordato Berta Caceres, al nono mese dall&#8217;omicidio dell&#8217; attivista honduregna con un grido per la giustizia e la domanda alle autorità dell&#8217;Honduras per una indagine indipendente per ottenere verità e  giustizia per il suo caso.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: large;">In questo tour siamo stati in grado di vedere di nuovo il marcato aumento della violenza e le violazioni dei diritti umani da quando il governo di Enrique Peña Nieto ha messo in atto il Piano Frontera Sur nel 2014, con il sostegno del  governo degli Stati Uniti che ha finanziato la strategia per fermare i flussi migratori di centroamericani . Il Piano Frontera Sur intensifica le misure di controllo, monitoraggio, contenimento e la militarizzazione, e ha costretto i migranti a viaggiare su percorsi più remoti e pericolosi, uguali a quelli percorsi da questa carovana.</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Consoli dell&#8217;America centrale nella zona di confine riferiscono che con l&#8217;elezione di Donald Trump, è aumentato il flusso di migranti che cercano di unirsi ai propri parenti negli Stati Uniti. Le sue proposte anti-immigrazione, insieme all’ atteggiamento sottomesso e repressivo del governo messicano, lasciano presagire ancor di più le violazioni dei diritti per i migranti centroamericani.</p>
<p>Qui trovate alcuni link sul tema della carovana e alcune associazioni sopranominate:</p>
<p><a href="https://youtu.be/WrcHh_xn8Sg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0"><span style="font-size: large;">https://youtu.be/WrcHh_xn8Sg?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="http://vocesmesoamericanas.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">http://vocesmesoamericanas.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/12/01/dignificar-los-lugares-de-muerte/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/12/01/dignificar-los-lugares-de-muerte/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/11/21/un-risultato-per-la-carovana-il-governo-del-tabasco-riesaminera-i-casi-dei-migranti-incarcerati/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/11/21/un-risultato-per-la-carovana-il-governo-del-tabasco-riesaminera-i-casi-dei-migranti-incarcerati/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="http://carovanemigranti.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">http://carovanemigranti.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/13/america-latina-diritti-negati-cerchiamo-vita-sulle-vie-della-morte/">&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: cerchiamo vita sulle vie della morte</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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