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	<title>omosessualità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Andiamo al Pride perchè&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 08:20:44 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>“Perchè credo che gli artefici del cambiamento dobbiamo essere noi in primis. Nel mio piccolo, voglio essere la protagonista della mia vita e combattere per ciò in cui credo. Infine, perchè siamo tutti essere umani e come tali, abbiamo diritto di vivere e di vedere riconosciuti e tutelati i diritti di tutt*”. Martina<br>“Partecipo al Pride per chi non ha l&#8217;opportunità o il privilegio di poter vivere liberə e fierə. Partecipo al Pride per dire loro “non siete solə”. Zen<br>“…Perchè è importante rivenicare i diritti parificati per tutti e mantenere saldi quelli che abbiamo ottenuto; non siamo solo corpi ma soggetti giuridici. Partecipo perchè rivendico la mia identità e il mio orientamento e perchè non siano motivo di propaganda, ma nemmeno un ostacolo per la mia esistenza.”. Ervin<br>“Come mamma Agedo voglio stare accanto ai ragazzi e vedere la gioia nei loro volti” Dolores<br>“Sostengo tutte le comunità discriminate, dimenticate e spesso ostacolate dalla classe politica. Amo vedere gli occhi felici dei partecipanti al Pride che sfilano orgogliosamente contro il perbenismo e l&#8217;ipocrisia borghese. Ho riscontrato, infine, calore umano soprattutto nella città piccole”. Anna<br>“C&#8217;è una battaglia importante da fare nella società e nella politica ed è giusto che chi vuole parteciparvi abbia il coraggio di scendere in piazza. Voglio anche portare la mia unicità e far capire che si può migliorare la società in vari contesti, come partiti, chiese sindacati e associazioni…” Emanuele<br>“Io partecipo per i diritti LGBTqai+ sempre più dimenticati dai nostri politici e per ricordare il mio amico Alessandro Rizzo che non c&#8217;è più”. Mattia<br>“Chiunque critichi il Pride, a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivo, non sa cosa significa essere discriminati.” Stefano<br>“Per senso di appartenenza, di espressione politica, di manifesto del proprio Io”. Francesca</p>



<p>“Per la Rivolta, per tutte le soggettività queer che perdono la vita ogni giorno, per chi ha lottato e per chi continua a lottare”. Leo<br>“Il Pride non è soltanto una festa scollacciata, un po’ porca e irriverente. Il Pride è un atto politico forte travestito di lustrini per dire no a chi vuole l’omologazione dei desideri, delle persone, delle idee. Ecco perché sarò al Pride, per condividere con i partecipanti una visione altra della società, per dire no a chi calpesta i diritti e crede, per convenienza o per convinzione, che il desiderio sia soltanto uno. Sarò in corteo con la mia carrozzina e le mie protesi per dire no a chi vuole farci precipitare in una spirale d’odio e paura distruggendo con le bombe e con le parole la vita e la possibilità dell’amore Ci sarò perché io esisto e non sono uno sbaglio&#8221;. Gianfranco<br>“Creare un movimento di piazza fatto da migliaia di persone con disabilità che hanno forte potere contrattuale sul Governo e lo Stato.” Andrey<br>“Partecipo ai Pride perché è giusto far vedere al mondo che le persone sono un universo complesso di amore ed espressioni.” Vitto<br>“Se mi chiedi perchè partecipare al gay pride, la prima risposta che mi sale spontanea alle labbra, prima di poter pensare ad articolarne una complessa e impegnata, che suggerisca la misura della mia profondità, è: perchè è bello!<br>Mi sono trovata a Bergen, in Norvegia, sabato 21 giugno, proprio il giorno in cui il corteo del pride avrebbe sfilato per le vie della città e ho detto a mio marito e a mio figlio: non possiamo perdercelo.<br>E&#8217; stata un&#8217;esplosione di colore in una giornata inaspettatamente soleggiata. C&#8217;erano canzoni come<br>&#8220;YMCA&#8221; dei Village People o &#8220;Girls just wanna have fun&#8221; di Cindy Lauper che ti mettono addosso la voglia di saltare e ballare anche se a ballare sei negata come lo sono io.<br>Intorno al corteo e alle finestre c&#8217;era un sacco di gente; dalle signore anziane ai bambini, tutti avevano da qualche parte la bandiera con i colori dell&#8217;arcobaleno simbolo del pride, qualcuno la portava  addirittura dipinta in volto.<br>Tra le persone che sfilavano mi ha colpito in particolare una coppia di ragazze, bionde e luminose come lo sono le norvegesi, si tenevano per mano, ma una delle due aveva un seno scoperto, o meglio aveva scoperto una parte del petto dove un tempo c&#8217;era un seno e ora troneggiava una cicatrice rosso bluastra che raccontava una inequivocabile storia di dolore. Non era volgare esibizionismo il suo, tutt&#8217;altro, il suo sorriso era il sorriso fiero e grato di chi ha attraversato una tempesta ed è sopravvisuta.<br>Era bella di quella bellezza che non c&#8217;entra nulla con la perfezione. Che fosse omosessuale era un particolare irrilevante. Non perchè le nostre inclinazioni non contino, anzi dicono molto di noi, ma la nostra dignità, il nostro valore come persone ne prescinde totalmente.<br>Un giorno che al momento vedo ancora lontano forse questo sarà chiaro a tutti e il pride sarà solo una festa e non piu&#8217; (anche) una battaglia per i diritti civili. Quel giorno ci sarà solamente la sessualità in tutte le sue forme, senza bisogno di alcun suffisso. Fino ad allora il gay pride resta, oltre che bello, importante. E lo e&#8217; davvero per tutti, a prescindere dall&#8217;orientamento affettivo- sessuale, perchè come ha insegnato Terenzio &#8220;nulla di cio&#8217; che e&#8217; umano e&#8217; estraneo alla nostra natura&#8221;.<br>E&#8217; questa eredita&#8217; di gioia e colore, ma anche di impegno civile, che voglio resti di me a mio figlio. Ecco perche&#8217; al pride del 21 giugno noi c&#8217;eravamo!”. Heidi<br>“Per rivendicare una parte di me e siccome mi occupo di sostegno ai migranti, per manifestare per tutti quei popoli che non possono farlo liberamente”. Jonathan</p>



<p>“Premetto di non essere attivista, e confesso di essermi &#8220;scontrato&#8221; con un Pride a Milano del tutto per caso. Questa fu la mia iniziazione. Rimanendone -da subito, questo sì-folgorato e stupito positivamente. Il clima che si respira tra quella calca eterogenea e spesso disordinata è quello di una festa, a cui è consentito &#8220;imbucarsi&#8221; senza temere biasimi. Tra i partecipanti trovi tutta, davvero tutta l&#8217;umanità LIBERA, con tutte le culture e gli strati sociali. Chi si traveste con abiti più o meno improbabili, chi sfila con una determinazione che mi spaventa (temi di politica internazionale molto delicati), chi è desideroso di una famiglia &#8220;altra&#8221; e vorrebbe soltanto gridare al mondo che in questo non ci sia niente di male. E in mezzo a tutto gente che semplicemente esprime la propria solidarietà, e vuole ballare per la strada come in tutto il resto dell&#8217; anno non sarebbe concesso. AL DI LÀ DELLE SCELTE E DEGLI ORIENTAMENTI DI CIASCUNO.<br>Io respiro questa aria di libertà, e considero questa come la vera magía: lo vedo persino negli sguardi di quelli che si affacciano pigramente alle finestre, disturbati dal frastuono del passaggio del corteo. Termino con una citazione di Torrisi: &#8220;OGNI TANTO, LO SO, SOGNI ANCHE TU, E SOGNI DI NOI&#8221;. Enrico</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Polis Aperta, forze dell&#8217;ordine e omosessualità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 10:57:50 +0000</pubDate>
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<p>Sono Emanuele Crociani, coordinatore del gruppo LGBT+ Varco, una realtà che opera nelle chiese protestanti milanesi: insomma, un gruppo di minoranza in una confessione di minoranza. Ma oggi vorrei parlarvi di tutt’altro. Ho intervistato due appartenenti ad una piccola realtà LGBTQ, l’associazione Polis Aperta, formata da appartenenti alle Forze dell’Ordine. E’ una realtà numericamente piccola ma non per questo poco importante, e perciò sento come un dovere dare voce a queste coraggiose persone. PER I DIRITTI UMANI ha acconsentito a pubblicare l&#8217;intervista di M.L., appartenente alla polizia penitenziaria. </p>



<p>Quando hai scoperto di essere parte della comunità LGBTQ?</p>



<p>Ho scoperto di essere gay molto presto, nell&#8217;età adolescenziale, età già difficile per ogni ragazzo ma ancor a più complicato <strong>se </strong>credi di essere &#8220;diverso&#8221; da tutte le altre persone che ti circondano. Nascondere la propria identità alla famiglia, agli amici alle persone che ti sono vicine è molto difficile se poi, parliamo dei primi anni &#8217;80 del secolo scorso, in un contesto sociale come quello di un paese molto piccolo della provincia di Viterbo era ancora più complicato. Per mia fortuna sia i miei amici che la mia famiglia sono stati molto &#8220;inclusivi&#8221;, come si usa dire oggi. Il Mio coming out è avvenuto all&#8217;età di 18 anni con i miei amici più cari e dopo circa 40 anni sono ancora i miei amici più cari. Anche alla mia famiglia ad un certo punto della mia vita ho dichiarato la mia omosessualità e anche con loro le cose sono andate bene. Quindi posso dire che grazie a questo ovvero, all&#8217;affetto delle persone a me più care e al loro sostegno sono riuscito a dichiarare apertamente la mia &#8220;diversità&#8221; anche sul lavoro.</p>



<p>Cosa ti appassiona di più nel tuo lavoro?</p>



<p>La scelta del lavoro che svolgo non è stata una scelta consapevole, non volevo certo diventare un agente di Polizia Penitenziaria, ma questo lavoro mi ha permesso di essere autonomo economicamente, emanciparmi dalla mia famiglia e vivere in una città come Milano. Ho sempre avuto l&#8217;idea che il lavoro sia una cosa &#8220;sacra&#8221; e che va sempre rispettato qualunque esso sia. All&#8217;inizio della mia carriera, avevo 24 anni, le cose non sono state semplici lavoro nuovo e colleghi di lavoro sconosciuti. Ma soprattutto lavorare in un istituto Penitenziario. Un luogo chiuso e quasi completamente impermeabile al mondo esterno. Quindi all&#8217;inizio è stata dura ma poi con il tempo ho acquisito una diversa consapevolezza del mio ruolo e del lavoro, sicuramente non facile, perché quando si ha a che fare con &#8220;materiale&#8221; umano è sempre molto complicato. Negli anni anni ho lavorato in diversi istituti, sempre a Milano, e questo mi ha permesso di avere una visione a 360 gradi del lavoro che svolgo. Credo che ci sia molto poco di affascinante nel lavorare in &#8220;galera&#8221; quello che è certo che anche in un ambito così fortemente negativo si riesce a trovare molta umanità.</p>



<p></p>



<p>Cosa significa essere una persona LGBTQ nell’ambito delle Forze Armate?</p>



<p>All&#8217;inizio della mia carriera lavorativa avevo paura che i miei superiori scoprissero la mia &#8220;diversità&#8221; e che per questo venissi allontanato o addirittura licenziato, per cui nascondevo a tutti i miei colleghi la mia vita privata. Poi con il tempo ho scoperto che, non ero certo l&#8217;unico poliziotto gay che lavorava in un istituto penitenziario: sul lavoro parlavo poco della mia vita privata ma vivendo a Milano ho iniziato a frequentare locali gay e a intrecciare conoscenze che poi sono diventate delle vere e proprie amicizie. Sono riuscito a separare la mia vita lavorativa da quella privata. Solo 20 anni fa ho fatto coming out con la mia Direttrice di allora, la quale non ha battuto ciglio, dicendo che per lei non era certo un problema. Da allora in tutte le sedi di servizio dove ho lavorato e dove tutt&#8217;ora lavoro non ho avuto più problemi a dichiararmi, se mi veniva chiesto per esempio se fossi o meno sposato alla mai risposta che ho un compagno nessuno ha mai apertamente detto o fatto cose discriminanti.&nbsp;</p>



<p>E cosa significa essere un appartenente alle Forze armate nell’ambito del mondo LGBTQ?</p>



<p>Fino a qualche anno fa non c&#8217;è mai stato nessun problema ovvero, essere gay e appartenere al mondo LGBT+ e lavorare come Agente di Polizia Penitenziaria non è stato mai un problema. Quando conoscevo nuove persone e dicevo quale era il mio lavoro nessuno si meravigliava o aveva atteggiamenti ostili. In questo momento storico invece alcune frange più estreme del movimento LGBT+ hanno manifestato apertamente una vera e propria avversione per gli appartenenti alle forze di polizia e militari LGBT+. Per questo, per quello che è il mio pensiero la maggior parte delle associazioni LGBT+ hanno un atteggiamento sereno e riconoscono che a prescindere dal&nbsp;lavoro che uno svolge se uno aderisce alle battaglie di riconoscimento dei diritti delle personale LGBT+ viene considerato &#8220;alleato&#8221;. Mentre, le frange più estreme e a mio parere meno rappresentative del mondo LGBT+ sono molto ostili alle persone LGBT+ appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e questo naturalmente non aiuta perché le battaglie per il riconoscimento dei diritti LGBT+ sono di tutta la comunità e non solo di una parte discriminando così chi viene reputato &#8220;non conforme&#8221; e anzi visto come un nemico da combattere.</p>



<p>Qual è il momento più emozionante che hai vissuto con l’associazione Polis Aperta? </p>



<p>Ho conosciuto Polis Aperta nel 2015, per il tramite di un mio collega della Polizia di Stato che a sua volta aveva saputo dell&#8217;associazione in maniera del tutto casuale. La prima volta che ho incontrato altri colleghi iscritti all&#8217;associazione è stato durante un convengo organizzato a Torino. Ricordo che in quell&#8217;occasione ho pensato che finalmente avevo la possibilità ci confrontarmi con altri colleghi LGBT+ e scambiare opinioni ed esperienze durante l&#8217;attività lavorativa. Ho provato un forte sensi di appartenenza e di condivisione di obiettivi da raggiungere. Da allora sono passati 10 anni e continuo a provare gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. </p>
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		<title>Vado al PRIDE perché&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 09:17:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Quest&#8217;anno sono stato, per la prima volta, ad un Pride del Sud, per la precisione a Napoli. Ricordo ancora il mio primo vero Pride a Bologna nel 2012, l&#8217;ultimo “nazionale”, il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Quest&#8217;anno sono stato, per la prima volta, ad un Pride del Sud, per la precisione a Napoli. Ricordo ancora il mio primo vero Pride a Bologna nel 2012, l&#8217;ultimo “nazionale”, il giorno del mio compleanno. Nel frattempo questa manifestazione è cresciuta, nel bene e nel<br>male, proprio come il sottoscritto. Oggi non è più solo una giornata, ma una settimana di eventi sui temi lgbtqia+ che si svolge, appunto, in varie città d&#8217;Italia.<br>Dal 2012 ho cercato di partecipare a più Pride possibili, sopratutto in città lombarde. Un paio di anni fa si è aggiunto il Disability Pride. La sensazione che si prova è indescrivibile…<br>Proverò con questo articolo a spiegare perchè ogni anno attendo ansiosamente l&#8217;“Onda Pride”, ovvero il calendario dei vari Pride annuali.<br>Ecco tre ragioni che ho individuato:</p>



<ol><li>E&#8217; ancora importante la visibilità per la comunità lgbtqia+<br>Credo che nessuno possa fare valere il diritto al lavoro, ad amare liberamente e alla libera<br>espressione se non lo facciamo noi stessi. È importante, quindi, mostrare che ci siamo e<br>chi siamo con ogni strumento. Il quotidiano e la politica testimoniano che anche ciò che<br>abbiamo conquistato viene continuamente messo in discussione e attaccato (vedi lo stop<br>alla registrazione all&#8217;anagrafe dei figli di coppie omosessuali).</li><li>Amo fare festa!<br>Il Pride per me è la festa della libera espressione. Sono ammesse anche le esagerazioni!<br>Adoro i visi truccati e felici, la musica, i balli. Negli ultimi anni ho assaporato anche il<br>piacere di indossare una gonna. La giacca e la cravatta non sono per le feste!</li><li>Mi emoziona<br>In uno di miei primi Pride, un papà di Agedo di circa 80 anni, mi disse: &#8220;L&#8217;unica cosa che<br>mi dispiace è che mio figlio non abbia ancora trovato un compagno…&#8221;. Mi colpì molto.<br>Sono proprio i genitori che scendono in piazza orgogliosi dei loro figli ciò che mi ha<br>sempre commosso di più. Si parla sempre dell&#8217;aspetto più folkloristico, ma i tanti genitori,<br>figli, fratelli, ci mostrano come il movimento lgbtqia+ sia una grande famiglia. Il Pride è la<br>casa di questa famiglia.</li></ol>



<p>E&#8217; sempre bello partecipare al Pride anche se non sempre si hanno amici con cui andare;<br>lascia sempre grande euforia, ma anche un velo di tristezza. Vorrei un Pride tutti i giorni. Mi<br>è capitato di contagiare con il mio entusiasmo anche amici che hanno sempre preso le<br>distanze dalla manifestazione.<br>Non sento di voler convicere nessuno a parteciparvi però, se sentite che non fa per voi,<br>non dovete prendervi necessariamente parte. Ci sono molti modi per rivendicare i propri<br>diritti, il Pride è solo uno di questi. Se, invece, siete curiosi anche solo un po&#8217;, dovreste<br>esserci non sarete delusi! Vi aspetto al Pride!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="460" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-460x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17622" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-460x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-135x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 135w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-690x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 719w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></figure>



<p><br>Onda Pride 2024</p>



<p><br>1 giugno: Cuneo, Perugia, Enna, Taranto, Padova, Ferrara, Pavia, Savona<br>8 giugno: Unione Terre di Castelli, Genova, Siracusa</p>



<p>9 giugno: Venezia<br>15 giugno: Bergamo, Catania, Roma, Torino, Smarza<br>16 giugno: Verona<br>22 giugno: Lecco, Lodi, Palermo, Ancona, Cosenza, Frosinone, La Spezia, Varese,<br>Vicenza, Siena<br>29 giugno: Milano, Cagliari, Napoli, Ragusa, Bari, Dolo<br>6 luglio: Asti, Bologna, Cremona, Lecce, Pescara, Favignana, Taranto, Tortona<br>13 luglio: Isernia, Belluno<br>20 luglio: Messina, Caltagirone<br>27 luglio: Reggio Calabria, Martina Franca, Palagianello<br>28 luglio: Castellaneta, Manduria<br>4 agosto: Rimini<br>31 agosto: Lignano Sabbiadoro<br>7 settembre: Brescia<br>14 settembre: Torre del Greco</p>
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		<title>Daniela Di Carlo: inclusività nel messaggio dei valdesi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Aug 2023 09:09:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17112" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a><figcaption> </figcaption></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Questo articolo nasce dal desiderio di proporre un ciclo di interviste agli esponenti di diverse religioni con uno sguardo curioso verso ciò che non si conosce: il mio sguardo, il vostro sguardo.</p>



<p>Inizio così questa scoperta: con l&#8217;intervista a Daniela Di Carlo, pastora della chiesa valdese. Quando la contatto inizia col complimentarsi con me per essermi dichiarato agnostico, ma aperto alla conoscenza&#8230;Entriamo, quindi, subito nel vivo della nostra chiacchierata.</p>



<p><strong>Quali sono i princìpi fondanti della vostra religione?</strong></p>



<p>Una delle cose fondamentali è la Bibbia, da non leggere, però, in maniera letterale. L&#8217;approccio ai testi sacri deve essere critico, considerando che i costumi cambiano. Ad esempio, in Levitico è scritto che la donna non deve avvicinarsi al sacro, ma oggi ciò sarebbe anacronistico.</p>



<p>Il messaggio di accoglienza e amore nel nuovo testamento è ciò che veramente conta. La Chiesa non deve discriminare, ma essere inclusiva.</p>



<p>Il rapporto con Dio, per noi valdesi, è diretto e non ha alcun mediatore.&nbsp;</p>



<p>Ognuno decide per se stesso anche se la fede è rappresentata come qualcosa di plurale. Un esempio di questo sono la lettura collettiva e le decisioni. L&#8217;organo decisionale è il Sinodo (80 laici e 80 pastori), diviso a sua volta in Distretto e Assemblee Locali. Esiste anche un organo di controllo su chi decide chiamato &#8220;Commissione d&#8217;Esame&#8221;.</p>



<p><strong>Ci puoi parlare brevemente della storia della Chiesa Valdese?</strong></p>



<p>Come movimento nasce nel 1070 per  volontà di Valdo, un mercante di Lione che si fece tradurre alcune parti del Vangelo. L&#8217;intenzione era quella di leggere i testi sacri e di contribuire al rinnovamento della Chiesa. </p>



<p>Nel 1184 la predicazione porta alla scomunica e a persecuzioni fino al 1848. L&#8217;inquisizione fa vittime anche tra i valdesi; vengono, per esempio, ricattolicizzati bambini già alfabetizzati.  Nel 1532, i valdesi aderirono alla riforma protestante diventando una Chiesa riformata. Proprio in epoca medioevale, le valli valdesi (Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca) furono un  rifugio per i fedeli perseguitati. Solo nel 1848, la Chiesa vede riconosciuti pieni diritti civili e politici.</p>



<p><strong>L&#8217;8&#215;1000 alla vostra Chiesa non viene destinato al</strong> <strong>culto, perchè questa scelta?</strong></p>



<p>Crediamo alla separazione tra Stato e Chiesa. Lo Stato si deve occupare del Bene comune, per questo destiniamo l&#8217;8&#215;1000 a progetti sociali, quali: la ricerca scientifica oppure progetti di sostegno alle persone con disabilità ed LGBTQ+. </p>



<p><strong>I Valdesi celebrano anche le unioni omosessuali. Come mai questa scelta in controtendenza con altre confessioni?</strong></p>



<p>Alcune persone vengono allontanate dalla Chiesa di appartenenza con frasi tipo “non fai parte dei progetti di Dio”. Dal 1980, ad Agape, centro ecumenico valdese, esistono i campi che si chiamano &#8220;Fede e omosessualità&#8221;. Questi campi sono stati costituiti proprio pensando al messaggio d&#8217;inclusività della nostra Chiesa. Il pastore e il direttore di Agape, Eugenio  Rivoir e Ferruccio Castellano, hanno portato la Chiese protestanti e Cattoliche ad interrogarsi sulle questioni di genere. </p>



<p>Dal 2010 i valdesi benedicono le unioni omosessuali e recentemente c&#8217;è stato il battesimo di un bambino di due papà.</p>



<p>Ringrazio Daniela per la disponibilità e alla prossima intervista!</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Africa omofoba: Uganda, Kenya e gli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2023 07:40:22 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>A marzo scorso in Uganda è stata presentata una legge ANTI-LGBTI che conferma l&#8217;ergastolo a chi pratica l&#8217;omosessualità liberamente, aumenta di 10 anni la pena per tentata condotta omosessuale e introduce la pena di morte per “Omosessualità aggravata”. L&#8217;aggravante riguarda comportamento recidivo, i sieropositivi e chi intrattiene relazioni omosessuali con minorenni e persone con<br>disabilità, negando a quest&#8217;ultimi la capacità di consentire a un rapporto sessuale. Alex Onzima, sottosegretario del governo ugandese, ha definito l&#8217;omosessualità peggio di un tumore maligno.<br>L&#8217;omosessualità è criminalizzata in più della metà dei 54 paesi africani. In Kenya la condotta omosessuale può portare fino a 14 anni di carcere, ma c&#8217;è chi spinge per l&#8217;ergastolo.<br>Il ministro dell&#8217;istruzione della Tanzania, Ezekiel Machogu, ha annunciato l&#8217;istituzione di un comitato, con a capo un arcivescovo della Chiesa Anglicana, per contrastare l&#8217;infiltrazione di una fantomatica agenda LGBTQ+.<br>Il caso della Tanzania ci porta a chiederci se sia stato proprio il colonialismo europeo a rendere l&#8217;Africa un continente omofobo.<br>Effettivamente, prima dell&#8217;epoca coloniale, molte culture tradizionali erano tolleranti nei confronti delle diverse sessualità.<br>Nella numerosa tribù ugandese Ganda, venivano attribuiti titoli maschili a certe donne dei clan che non svolgevano le mansioni tipiche delle appartenenti al loro sesso.<br>Possiamo affermare, più in generale, che esistono prove etnografiche dell&#8217;esistenza di relazioni omosessuali nell&#8217;Africa precoloniale.<br>Le leggi contro la sodomia in Africa hanno avuto terreno fertile grazie al Cristianesimo. La cultura africana è stata dipinta come primitiva e demoniaca dai missionari delle chiese occidentali.<br>Abbiamo, quindi, “esportato” l&#8217;eteronormatività nel continente africano.<br>Negli ultimi decenni, gruppi di evangelisti cristiani hanno contribuito a condannare l&#8217;attivismo in favore dei diritti umani e anche di quelli LGBT.<br>Oggi, nella maggior parte dei paesi dell&#8217;UE, chi vuole fare domanda di protezione internazionale sulla base del proprio orientamento sessuale deve produrre le prove di un comportamento persecutorio a suo danno, anche se il paese d&#8217;origine criminalizza l&#8217;omosessualità.<br>Nonostante il tragico quadro appena descritto, un diciannovenne gay ugandese si è detto disposto ad essere arrestato pur di essere quello che è, posizioni come questa ci portano a riflettere sul valore sociale e politico del coming out non solo nel continente africano. Nel nostro paese, non mancano quelli che considerano l&#8217;essere effemminati e che riducono l&#8217;orientamento sessuale ad una semplice<br>“questione di letto”, così, giusto per ricordare che l&#8217;omofobia non abbiamo inventata per sentirci discriminati.</p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi&#8221;(A modo mio). Filippo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 08:07:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Jorida Dervishi Buongiorno a todos! Alcuni di voi già mi conoscono perchè scrivo per questo giornale da qualche tempo.Mi presento per i pochi che ancora non hanno il piacere di conoscermi,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



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<p>Buongiorno a todos! Alcuni di voi già mi conoscono perchè scrivo per questo giornale da qualche tempo.<br>Mi presento per i pochi che ancora non hanno il piacere di conoscermi, sono Filippo ho 38 anni vivo in Brianza e sono un attivista disabile della comunità LGBTQA+.<br>Frequento associazioni di varia entità dal 2011 circa. Il 2011 è proprio l&#8217;anno del mio coming out con la famiglia. Un coming out non proprio semplice in quanto provengo da un contesto molto religioso che mi ha fatto come regalo numerosi sensi di colpa. Aggiungete a questo il fatto che, avendo una camminata storta per via di una disabilità, ho faticato a capire che qualcuno potesse<br>trovarmi vagamente interessante dal punto di vista sessuale.<br>Mi sono rivolto al mondo dell&#8217;associazionismo proprio per cercare di risolvere qualcuno dei mei problemi personali. Sono andato in cerca della famiglia accogliente che mi mancava. All&#8217;inizio ho vissuto alcuni eventi come dei “segni”. Ad esempio, quando ho varcato, per la prima volta, la porta di Arcigay Milano ,sorprendentemente, sono stato accolto un ragazzo con una disabilità simile alla<br>mia! Ricordo ancora il mio primo Pride a Bologna, il 9 giugno 2012, ovvero il giorno del mio compleanno.<br>La mia nuova grande famiglia non è sempre stata accogliente, ho trovato persone che mi hanno voluto e che mi vogliono bene tuttora, ma come in tutte le famiglie diciamo che non sono mancati i “ceffoni emotivi”.<br>La prima realtà con cui sono venuto in contatto, come ho già accennato prima, è stata Arcigay Milano che mi ha permesso di conoscere delle persone che hanno aperto la mia mente e mi hanno aiutato a superare i sensi di colpa che per anni mi hanno attanagliato.<br>Successivamente spinto un po&#8217; dalla preoccupazione e un po&#8217; dalla curiosità sono entrato in contatto con ASA (Associazione Solidarietà AIDS), per cui sono stato volontario qualche anno.<br>Col tempo l&#8217;attivismo per me è diventato un&#8217;opportunità per dare il mio contributo al cambiamento. Assieme al collettivo, oggi associazione, “Abbatti le barriere”, ho partecipato ad iniziative di sensibilizzazione circa il problema delle barriere architettoniche. Il mio ultimo articolo su questo sito, riguarda proprio il Disability Pride organizzato e voluto principalmente da “Abbatti le<br>barriere”.<br>Passiamo ora a “Per i diritti umani”, come ho conosciuto questa piccola ma produttiva realtà?<br>Conosco Alessandra Montesanto e l&#8217;associazione grazie all&#8217;iniziativa “La biblioteca dei Libri Parlanti” che mi ha permesso di portare la mia storia a diversi tipi di persone.<br>“Per i diritti umani”, ad oggi è proprio casa. Devo ringraziare questa associazione perchè è quella che più di tutte mi ha fatto sentire importante.<br>Proprio quest&#8217;anno grazie a “Per i diritti umani” e non solo, (sì, in questo “non solo” ci siete voi…voi sapete chi siete…), ha preso forma un evento da me pensato dal titolo “Divercityinsieme”.<br>Una festa per raccontare la bellezza della diversità con leggerezza. Ci siamo raccontati non solo attraverso le nostre storie, ma anche attraverso la musica, i dipinti e anche le foto. Persone disabili, caregivers, gay, stranieri, Rom, ex tossici insieme per un giorno. E&#8217; stato talmente bello che quest&#8217;anno lo ripeteremo, ci stiamo già mobilitando per reperire i fondi. Abbiamo molte idee, ma<br>per molte di queste servono finanziamenti.<br>Concludere il mio racconto è difficile perchè mi sento solo all&#8217;inizio, spero ancora di fare molte cose e di raggiungere le mie mete, ma se a volte sembra un percorso in salita e più facile percorrerlo se c&#8217;è qualcuno vicino a te pronto a tenderti la mano.</p>
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		<title>Il MIX è già tornato</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 07:59:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Giugno non è solo mese di Pride, ma quest&#8217;anno è anche il mese di un altro evento che coinvolge da36 anni la comunità LGBTQ+ milanese e non solo: Il Festival Mix.Il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="636" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2-1024x636.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16419" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2-1024x636.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2-768x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2-1536x954.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/mix-milano2-2048x1272.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Giugno non è solo mese di Pride, ma quest&#8217;anno è anche il mese di un altro evento che coinvolge da<br>36 anni la comunità LGBTQ+ milanese e non solo: Il Festival Mix.<br>Il Mix è un Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e di cultura queer che porta in scena i migliori film indipendenti, gay, lesbici, trans e queer.<br>La sua sede storica è Il Piccolo di Milano e  l&#8217;edizione di quest&#8217;anno si svolge da oggi a domenica 19 giugno. La madrina del 2022 è Mina Welby, un&#8217;altra grande personalità dopo Liliana Segre, moglie di Piergiorgio Welby e attivista per la possibilità di effettuare l&#8217;eutanasia in Italia.<br>Una delle novità di quest&#8217;anno sta nel luogo in cui la manifestazione si svolge. Sono previste ben tre location: il Teatro Strehler di Largo Greppi, la Casa degli Artisti in Corso Garibladi e il CAM di Via Strehler. E&#8217; possibile guardare alcuni film, come lo scorso anno, scaricando la app Nexo+.<br>E&#8217; possibile effettuare il tesseramento attraverso il sito dedicato: https://mixfestival.eu/tesseramento/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Il sito, oltre al tesseramento, permette anche di conoscere un po&#8217; la storia di questo appuntamento che, per la prima volta, si sposta da Settembre a Giugno. e nella sezione dedicata a quest&#8217;edizione ci mostra che non ci sono solo proiezioni di film, ma anche, incontri, musica e show vari.<br>Cliccando “Sostienici” è&#8217; possibile vedere come sostenere l&#8217;evento che richiede uno sforzo notevole da parte degli organizzatori.</p>



<p><br>Passiamo ora ad alcune delle proposte cinematografiche dell&#8217;iniziativa. Il documentario “Soy Niño” ci mostra cosa vuol dire fare i conti con un percorso di transizione per un adolescente in Cile.<br>Nel lungometraggio “Concerned Citizen” si parla di GPA (Gestazione Per Altri, che riguarda il tema controverso della maternità surrogata), ma anche di multiculturalismo. Spesso, come ho avuto di notare lo scorso anno, le tematiche LGBTQ+ s&#8217;intrecciano con quelle dell&#8217;identità non solo sessuale, ma anche culturale. In “Nico”, a conferma di quanto appena scritto, una delle protagoniste è proprio un&#8217;immigrata irregolare.<br>“Shall I Compare You to a Summer&#8217;s Day” è, invece, un musical che vuole offrire una visione alternativa dei gay nei Paesi arabi e per gli amanti del dramma si consigliano i titoli “Deserto particular” e la pellicola che chiude il<br>Mix, “All Our Fears”.<br>Questa veloce carrellata termina con “Popora”, un documentario dedicato alla leader del MIT (Movimento Identità Trans) Porpora Marcasciano.<br>Altri nomi illustri presenti, oltre alla Welby e alla Marcasciano, sono quelli di Jonathan Bazzi, Ivana Vamp e Arisa. </p>



<p>Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un MIX favoloso!</p>
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		<title>Un nostro commento sul dl Zan</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 14:22:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un commento di Andrea de Chiara sul dl Zan. Diffondiamo la vera informazione, non quella che vogliono farci credere. Perchè è stato affossato?</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15769" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p>Un commento di Andrea de Chiara sul dl Zan. Diffondiamo la vera informazione, non quella che vogliono farci credere.</p>



<p>Perchè è stato affossato?</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Perché il DDLZAN é stato affossato? Ecco il mio punto di vista" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/pAdyHvp8hmU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Le persone con disabilità possono essere anche omosessuali?</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2021 07:00:52 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15729" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Associazione per i Diritti umani propone un evento online, MERCOLEDI 20 ottobre alle ore 21 sul tema della DISABILITA&#8217; e dell&#8217;OMOSESSUALITA&#8217;. Un evento online importante a cui teniamo molto. </p>



<p> A cura di Andrea De Chiara. </p>



<p></p>



<p>Saremmo contente/i se partecipaste numerose/i per discuterne con noi e con i nostri ospiti. Vi aspettiamo! Grazie! </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15728" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Evento-online-sulla-disabilità-l’omosessualità.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Perchè il DDl Zan sta subendo così tanto ostracismo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 09:26:40 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Manifestazione Pride &#8216;Per la legge Zan e molto di più: non un passo indietro&#8217;, 5 giugno 2021 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO</figcaption></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto al giornalista e attivista <strong>Andrea De Chiara </strong>di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente video viene illustrato uno dei motivi. Il dibattito è acceso e vorremmo conoscere la vostra opinione, care e cari lettori. </p>



<p>Seguiteci e scriveteci&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="PERCHÉ IL DDL ZAN STA SUBENDO COSÌ TANTO OSTRACISMO?" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/apq8ksihW48?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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