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	<title>opinione pubblica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Medi@gorà. Il Presente e il Futuro dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 06:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11551 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1899w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-768x1578.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi i temi affrontati nel convegno intitolato <i>“Medi@gorà: il Presente e il futuro dell&#8217;informazione</i>”, organizzato da Associazione Chiamamilano, 24-25 ottobre 2018.</p>
<p>Peccato che tra i relatori ci fosse soltanto una donna, forse per impegni precedentemente presi da altre giornaliste invitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><b>Associazione Per i diritti umani</b></i> riporta, per voi, parti di alcuni interventi. Crediamo siano ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Paolo MADRON, Direttore di Lettera43</b>: il giornalismo digitale deve essere, lui stesso, distributore della notizia. Più che produttore, il giornalista è diventato distributore. Il passaggio programmatico alla pubblicità è molto importante perchè, oggi, contano quanti click vengono messi a un articolo. L&#8217;informazione online è gratuita, mentre il cartaceo si paga e questo è un altro tema molto importante perchè bisogna scrivere gli articoli, ma anche essere capaci di etenere i rapporti con i clienti. Il risultato è che per garantire un&#8217;alta qualità dell&#8217;informazione, servono i finanziamenti.</p>
<p><b>Elena VIALE, di Vice Italia</b>: classe &#8217;91, sono una nativa digitale. “Vice” è anche un brand, un&#8217;agenzia creativa e questo ci permette di non preoccuparci troppo del budget perchè siamo una media-company: per noi è importante il taglio esplicativo della notizia più che essere “sul pezzo” e tagliamo l&#8217;articolo a seconda del mezzo (social, video, sito) con cui lo distribuiamo, adattandolo alla piattaforma.</p>
<p>La nuova generazione, quella dei “millennials”, ha poca capacità di concentrazione e questo è,secondo me, il problema del Futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Piero COLAPRICO, caporedattore de La Repubblica</b>:ci vuole specializzazione. Io non posso rivolgermi ai millenials, ma alla carta stampata perchè il digitale e il giornale hanno contenuti diversi. La generazione che si è formata sui libri conosce il tempo della riflessione, mentre oggi la soglia dell&#8217;attenzione è molto bassa e questo alimenta l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza.</p>
<p align="LEFT">Durante i nostri anni &#8217;70 la stampa ha avuto un ruolo molto importante nel mantenere salda la democrazia, in quei tempi così bui. Oggi la stampa deve mantenere quel ruolo anche se è difficile perchè i finanziamenti provengono da capitali esteri.</p>
<p align="LEFT">Far capire cosa sta succedendo: questo è il mestiere del giornalista. Non basta “dare” le notizie o replicarle, bisogna anche spiegarle.</p>
<p align="LEFT"><b>Claudio AGOSTONI, Radiopopolare</b>: oltre a lavorare per Raiopopolare, scrivo anche per agenzie che si occupano di viaggi e scrivere per un blog è molto difficile perchè le parole sono indicizzate, mentre per la stampa cartacea abbiamo a disposizione l&#8217;intero vocabolario. Oggi c&#8217;è un mischione tra informazione e pubblicità: a Radiopopolare ognuno di noi fa due o tre lavori, ma questo ci garantisce l&#8217;indipendenza.</p>
<p align="LEFT">Una volta la radio era il mezzo più veloce, poi è arrivato Internet e abbiamo divuto ripensare a tutto il meccanismo: si può costruire il palinsesto, uscendo dall&#8217;omologazione, con approfondimenti e giocando con voici, suoni, rumori ad esempio oppure con rimandi al blog, con immagini, etc. Oggi la radio deve essere molto più articolata, senza però mischiare il mondo dell&#8217;informazione con il Mercato.</p>
<p align="LEFT">Infine: non tutti, nel mondo, hanno la possibilità dia ccedere al mondo dell&#8217;informazione&#8230;C&#8217;è chi non possiede né un pc, né un cellulare e neanche la moneta per acquistare il giornale cartaceo.</p>
<p align="LEFT"><b>Gianluca NICOLETTI, Radio24</b>: non bisogna cadere nella nostalgia dei tempi andati, ma applicare alcune categorie della diffusione del sapere anche nell&#8217;era digitale. La vera novità non è la tecnologia perchè a questa ci si deve adattare. La vera differenza riguarda la nostra autoconsiderazione, quello che rappresentiamo in quanto informatori. Abbiamo in mano le fonti, ad esempio, anche se quelle chiuse sono sempre più limitate, mentre le fonti aperte sono a disposizione di tutti. Quindi, noi giornalisti cosa abbiamo in più? Il problema più urgente è l&#8217;uscita dal cerchio protettivo del rango professionale. L&#8217;umanità è fatta anche di imbecilli e questo è un pericolo (come diceva Umberto Eco), ma l&#8217;imbecillità è la parte più fondante della società odierna. Fino a pochi anni fa, non c&#8217;era questo contatto diretto con il pubblico che è anche, a volte, imbecille, iroso, infantile. Il tema, quindi, è gestire il dissenso, gestire l&#8217;attualità allo stesso modo delle altre persone. Il mediatore di informazione deve gestire anche la propria parte umana.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11553" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Enrico MENTANA, Direttore Tg7</b>: la convergenza tecnologica è sfavorevole al giornale perchè i giovani d&#8217;oggi hanno mille modi per informarsi e il giornale è, per loro, anacronistico; non c&#8217;è profondità storica dell&#8217;oggetto-giornale.</p>
<p align="LEFT">La disintermediazione va a cozzare con il web: nessuno è capace di setacciare ciò che è importante sapere e ci si illude di informarsi in base a ciò che, in realtà, consiglia un algoritmo.</p>
<p align="LEFT">Ci sono soggetti sempre più pulsanti e noi dobbiamo tenerne conto in continuazione con giornali visualmente e chiaramente al servizio dell&#8217;utente. A me piace immaginare che se assistessimo al decesso del cartaceo, noi saremmo in grado di perpetuare la conquista civile del Diritto all&#8217;informazione, con un&#8217;informazione credibile, non in mano ai pifferai che la confondono con la propaganda.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11554 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="163" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1432w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-110x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 110w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-768x2085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-377x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 377w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ, direttore de Il fatto quotidiano</b>: come giornalisti abbiamo notizie da dare, poi come le diamo è totalmente indifferente. Se riesco a dare informazioni e a pagare gli stipendi, posso dire di aver fatto il mio lavoro. Voglio poter dire le cose che ritengo giusto e doveroso dire e trovare i soldi: questo è il nucleo.</p>
<p align="LEFT">Pensavo che la strada dell&#8217;online fosse semplice e che raggiungesse moltissime persone, ma l&#8217;Italia è un Paese di vecchi e il voto lo decide ancora la TV. Oggi si deve raccontare quello che le persone ancora non sanno perchè l&#8217;utente digitale può confrontare tutte le piattaforme; questo rende i giornali più liberi, ma mette in crisi i cartacei. Il lettore medio, ad esempio, si chiedono perchè la stessa notizia viene data in maniera diversa da due testate, perchè la stessa notizia viene trattata con due pesi e due misure. Viene, quindi, messa in crisi la credibilità della carta stampata.</p>
<p align="LEFT"><b>Alessandro SALLUSTI, Direttore de Il giornale</b>: Se volete che io mi alzi dalla sedia per lasciare il posto a voi giovani, scordatevelo. Anche noi abbiamo fatto fatica, prima di voi.</p>
<p align="LEFT">La Storia dell&#8217;editoria dimostra che hanno successo i giornali “di parte”. Nessun giornale è super partes perchè non lo sono né gli editori né i giornalisti. La libertà, per me, è la libertà di essere di parte. I giornali hanno senso perchè hanno una visione di parte che prevede anche le censure.</p>
<p align="LEFT">Il mezzo Internet è sopravvalutato perchè da tutti i punti di vista, anche numerico, questa innovazione non ha prodotto risultati strabilianti. Anche i siti hanno un editore, un&#8217;identità, una linea. Il rischio sta nel fatto che la nuova gente che si informa abbia accesso all&#8217;informazione tramite i social e sono i social a fare la scelta di quello che deve essere letto. Nel metodo antico si sapeva chi dava l&#8217;informazione e come la pensava, oggi non si sa. Oltretutto l&#8217;informazione è pilotata dall&#8217;algoritmo che capisce quali siano le posizioni, le idee, gli interessi dell&#8217;utente. L&#8217;informazione è in mano ad un monopolio che è quello di Google; il problema, quindi, non riguarda la produzione, ma la distribuzione delle notizie.</p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ</b>: Sallusti ha ragine dal punto di vista teorico, ma non da quello pratico perchè se hai dei buoni social manager riesci ad allearti con il monopolio. Il brand pubblicitario condiziona l&#8217;aquisto di un prodotto e questo è ciò che è accaduto con le elezioni del presidente USA: hanno pubblicizzato il voto per Trump, spendendo miliardi di dollari per la campagna elettorale sui social. Ma anche le televisioni condizionano le elezioni.</p>
<p align="LEFT">Se vogliamo intervenire antimonopolio a livello europeo, benvenga, ma la storia è sempre la stessa e sono i mezzi che cambiano. Spotify e Netflix stanno creando la tendenza che le cose debbano essere pagate. Sta cambiando qualcosa anche sul digitale, quindi perchè è la vita stessa a mutare ed è fatta di alti e bassi. Bisogna confrontarsi anche con le bassezze e lo può fare anche un grande giornalista se la finalità è quella di pagare gli stipendi. Non bisogna vergognarsi, se serve per tenere in piedi il progetto editoriale.</p>
<p align="LEFT"><b>Michele MIGONE, Radiopopolare</b>: 40 anni fa Radiopopolare era il web di adesso. Non abbiamo più le fonti e il pubblico di una volta: ad esempio, abbiamo chiuso “microfono aperto” perchè ci siamo accorti che il tono del pubblico era lo stesso di quello sui social, spesso aggressivo.</p>
<p align="LEFT">Tramite il digitale ampliamo la nostra comunità che è molto definita a livello politico. Sul digitale siamo ancora un po&#8217; indietro, ma vediamo comunque una buona curiosità da parte dei giovani.</p>
<p align="LEFT">Ci sarà sempre qualcuno che elabora le informazioni e c&#8217;è bisogno di onestà intellettuale nel farlo perchè così si conquista autorevolezza. Senza l&#8217;uso strumentale della notizia.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="429" height="572" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Luigi VIGNATI e Michele MOZZATI, “GINO e MICHELE”</b>: la società è in profonda trasformazione in vari settori. Anche noi siamo direttori di un prodotto cartaceo, l&#8217;agenda Smemoranda che ha avuto un calo di vendite negli ultimi anni, ma resiste. E&#8217; un prodotto su cui scrivere e anche da leggere ed entra nelle scuole dove le generazioni si rinnovano per cui il prodotto è stato ridimensionato.</p>
<p align="LEFT">Stiamo assistendo ad un ulteriore fase storica in cui c&#8217;è mancanza di ignoranza (Jannacci): hai sempre da eccepire, criticare, puntualizzare. L&#8217;ignoranza, oggi, sta prendendo il Potere, non solo in politica, ma anche in TV, nello spettacolo, nell&#8217;editoria libraria, etc. perchè tutti possono rivoluzionare tutto, grazie allo sdoganamento dell&#8217;ignoranza.</p>
<p align="LEFT">Nel web bisogna saper “pescare”; il web non è del tutto negativo e oltre a questo è gratuito. Noi, ad esempio, abbiamo iniziato a pubblicare “Le formiche” con le battute di persone comuni e non di comici affermati (“Non è vero che i genitori sono obbligati a vaccinare i figli. Solo quelli che vogliono tenere”).</p>
<p align="LEFT">Bisogna imparare a distinguere e a selezionare.</p>
<p align="LEFT">Non c&#8217;è confine, oggi, dice Michele, tra verità e verosomiglianza e questo fa paura perchè in questo modo si può manipolare l&#8217;opinione pubblica. Parte dei cambiamenti degli ultimi anni dipendono da questa confusione tra vero e falso, tra notizia reale e contraffatta.</p>
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		<title>Appello dei migranti tunisini in sciopero della fame a Lampedusa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 10:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un viaggio in condizioni terribili, anche lo sciopero della fame per affermare i propri diritti. Un gruppo di giovani migranti tunisini provenienti da Redeyef (Tunisia sud-occidentale, dove nel 2008 è scoppiata una la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un viaggio in condizioni terribili, anche lo sciopero della fame per affermare i propri diritti. Un gruppo di giovani migranti tunisini provenienti da Redeyef (Tunisia sud-occidentale, dove nel 2008 è scoppiata una la rivolta delle miniere) ha annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame nel centro di accoglienza di Lampedusa per opporsi al rimpatrio forzato. Lo riferisce il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), che pubblica sul suo sito web “L’appello all’opinione pubblica internazionale” dei giovani tunisini che denunciano di essere alloggiati in “condizioni umanitarie difficili” nel campo di Lampedusa sotto la minaccia dell’espulsione dall&#8217;Italia. &#8220;Questa disposizione è in contraddizione con le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di movimento&#8221;, affermano, aggiungendo che “accordi bilaterali sleali” tra Italia e Tunisia privilegiano la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali dell’uomo. I migranti tunisini si dicono “orgogliosi del nostro paese e del nostro popolo”, ma ambiscono “alla libertà di movimento come i nostri coetanei europei”. Il fallimento delle politiche economiche e sociali, la mancanza di prospettive e di meccanismi di migrazione regolare “ci hanno spinto a scegliere la pericolosa rotta del Mediterraneo”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9717" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="459" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 459w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grève de la Faim des Jeunes tunisiens à Lampedousa</p>
<p>Communiqué N° 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lampedousa le 31 octobre 2017</p>
<p>Message numéro 2 des 63 Tunisiens en grève de la faim : C&#8217;est le cinquième jour de la grève de la faim que nous menons pour défendre notre droit de mobilité et contre l&#8217;expulsion forcée de ce qu&#8217;ils appellent un abri et qui est en réalité une prison. Ni la faim, ni la soif, ni les nausées, ni les vomissements, ni les conditions difficiles ne nous font autant de mal que le silence complice sur la violation de notre droit de circulation, sur les politiques injustes, sur les déportations forcées juste parce que nous sommes des Tunisiens et que notre gouvernement accepte ceci dans des accords non divulgués.  Il est douloureux d&#8217;être victime de leurs politiques et d&#8217;être incriminé à cause de leurs lois.  Nous continuerons notre grève de la faim malgré l&#8217;état de santé difficile de certains grévistes de la faim qui ont été emmenés à l&#8217;hôpital Sanosalety. Ceci est un cri contre ceux qui sont injustes envers nous, ceux qui nous ont oublié, ceux qui nous ont poussé à prendre les bateaux de la mort, ceux qui veulent nous déporter de force et ceux qui violent les conventions internationales.  Nous embrassons le front de nos mères et nous leurs demandons pardon. Nous remercions tous ceux qui nous ont soutenu et qui se tiennent à nos côtés.</p>
<ul>
<li>Non à la déportation forcée  • Non à l&#8217;expulsion du fait de la nationalité  • Oui à la liberté de mouvement</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>لمبادوزا في 31 أكتوبر 2017 رسالة عدد 2  المضربون عن الطعام في لمبيدوزا (63 شابا تونسيا في اضراب جوع) في اليوم الخامس من اضراب الجوع الذي نخوضه دفاعا عن حقنا في التنقل وضد الترحيل القسري هنا في ما يسمونه مركز إيواء وهو الى السجن اقرب لا يؤلمنا الجوع والعطش لا تؤلمنا الظروف القاسية لا تؤلمنا نوبات الغثيان والقيء لا تؤلمنا اوجاع الكلى بقدر ما يؤلمنا الصمت يؤلمنا اللاعدل يؤلمنا انتهاك حقنا في التنقل تؤلمنا السياسات الظالمة يؤلمنا الترحيل القسري بسبب اننا تونسيون وان حكومتنا تقبل بذلك في اتفاقات غير معلنة . المؤلم ان تكون ضحية سياساتهم وتجرّم بقوانينهم.  سنواصل اضرابنا بكل إصرار رغم الحالة الصحية الصعبة لبعض المضربين عن الطعام والذين نقلوا للمستشفى سنواصل حتى تكون صرخة ضد كل من ظلمنا ضد من همّشنا ضد من دفعنا لركوب البحر قسرا وضد من يريد ترحيلنا قسرا ضد من فاوض بنا وضد من ينتهك القوانين الدولية. نقبّل جبين امهاتنا ونعتذر منهن ونشكر كل من ساندنا ووقف الى جانبنا.  • لا للترحيل القسري • لا للترحيل على أساس الجنسية • نعم لحرية التنقل</p>
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		<title>Diario da Cuba (3). Informazione (?)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 08:29:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Eccoci con il nostro diario da Cuba, parte terza. Tutte le persone con cui abbiamo parlato ci hanno detto che i quotidiani dell&#8217;isola riportano le stesse notizie. Sui giornali non si critica il governo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci con il nostro diario da Cuba, parte terza. Tutte le persone con cui abbiamo parlato ci hanno detto che i quotidiani dell&#8217;isola riportano le stesse notizie. Sui giornali non si critica il governo e non ci sono notizie di cronaca nera: alcune persone rimarcano il fatto che questo sia tipico delle dittature (che non vogliono dissensi) e altri, invece, pensano che i governanti – tramite gli organi di stampa – non vogliano creare pensieri negativi nel popolo.</p>
<p>La fotografia di seguito riporta il quotidiano “Granma” che è quello ufficiale, il giornale di Stato; poi si vede il giornale dell&#8217;UNEAC, che è il luogo di ritrovo degli artisti e degli intellettuali cubani; infine è stata ripresa l&#8217;intestazione de “L&#8217;Avanguardia”, un organo di informazione locale, della città di Santa Clara. Su questa testata vengono pubblicate alcune vignette del collettivo MENAITO.</p>
<p>Ecco un loro progetto sui muri della città in cui gli autori dicono il loro NO alla guerra, a qualsiasi guerra.</p>
<p>Proprio in questi giorni si sono raffreddati di nuovo i rapporti tra USA e Cuba e i diplomatici americani hanno lasciato l&#8217;Avana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9481" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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		<title>Venezuela. Speranza e frustrazione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Sep 2017 08:16:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Il 22 settembre è un’importante giornata per il Venezuela. L’organizzazione no profit “Venezuela somos todos” consegnerà davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia una lettera e un faldone gigantesco contenente più di 90 mila firme raccolte in tantissimi paesi del mondo per chiedere formalmente, appunto al tribunale internazionale con sede nei Paesi Bassi, di avviare finalmente le indagini contro il governo del Venezuela per violazione sistematica dei diritti umani e crimini di lesa umanità. E’ programmata una conferenza stampa e diverse attività per sensibilizzare ancora di più l’opinione pubblica.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/ciudadanos-del-mundo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9393" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/ciudadanos-del-mundo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="904" height="746" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/ciudadanos-del-mundo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 904w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/ciudadanos-del-mundo-300x248.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/ciudadanos-del-mundo-768x634.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 904px) 100vw, 904px" /></a></p>
<p>Questa è la strada della speranza perché le cifre parlano da sole: 129 morti (riconosciute dal Ministero Pubblico, ma ufficiosamente si sa che la cifra arriva a 162) e 1.500 feriti in 120 giorni di proteste, più di 600 prigionieri politici civili di cui la maggior parte processati da tribunali militari. Più di 5.300 arresti (più di 1.000 sono ancora tra le sbarre), di cui 80% sono giovani e 60% studenti. 54% di bambini con deficit nutrizionale, di cui l’8% con denutrizione acuta. I prigionieri politici subiscono delle torture inimmaginabili: affogamenti, botte con bastoni, shock elettrico, soffocamento con sacchetti di plastica o sostanze chimiche, violazioni sessuali, crocefissione. Si pratica sistematicamente la cosiddetta tortura bianca, che non lascia tracce nel corpo bensì nel cervello perché cerca di spezzare la volontà del prigioniero provocando danni psicologici ed emozionali. Il modus operandi è: celle di 2&#215;3 metri, esposizione del corpo a minime temperature, isolamento e perdita della nozione del tempo, privazione del sonno attraverso rumori assordanti, posizioni forzate del corpo, assenza di luce solare per lunghi periodi e informazioni false su morti e tragedie familiari.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/dictador.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/dictador.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="612" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/dictador.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 612w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/dictador-300x167.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></a></p>
<p>Qual è la frustrazione? Che la situazione interna e politica del paese è troppo confusa. La crisi sociale non è cambiata, ma i politici, anche quelli dell’opposizione, sembrano essere sempre più lontani dalle necessità del popolo. Le ingiustizie sono all’ordine del giorno, nei mesi scorsi il regime si è accanito, direi di nuovo, contro i sindaci di diversi colori politici, persone che hanno alzato la loro voce contro il regime, che davvero sono state a fianco dei loro concittadini durante le manifestazioni camminando e respirando lacrimogeni , che hanno aiutato la popolazione in emergenza, hanno continuato a lavorare con vocazione e per la democrazia. La risposta del regime è stata la persecuzione. In due settimane, ad agosto, cinque sindaci sono stati perseguitati dal governo. Gli ultimi in ordine cronologico sono stati Ramón Muchacho e David Smolansky, giovani sindaci di due importanti comuni di Caracas. Il loro crimine è stato appoggiare le manifestazioni pacifiche e sono accusati di oltraggio alla corte per non aver tolto le barricate durante i giorni di protesta. Dall’inizio della prima ondata di crisi, cioè dal 2014, ci sono stati 21 sindaci in tutta Venezuela nel mirino del governo: Gustavo Marcano, Omar Lares, Carlos García, Warner Jiménez, Ramón Muchacho e David Smolansky hanno mandato di cattura e in questo momento sono in clandestinità o in esilio. Misure cautelari per: Jossy Fernández, José Rodríguez, Juan Peña, Carlos Ocariz e José Barrera. Antonio Ledezma, Delson Guárate, Alfredo Ramos e Daniel Ceballos in prigione. Antonio Goncalves, Enzo Scarano (agli arresti domiciliari), Lumay Barreto e Alicia Loreto destituiti. Adriana González e Ángel Ortiz Zabala hanno dei processi aperti per motivi non collegati alla politica. Questi sindaci sono stati eletti dai cittadini, ma siccome non condividono le idee del governo, il Tribunal Supremo de Justicia-TSJ (Consiglio supremo della magistratura) ha inventato delle accuse che in qualunque paese democratico sarebbero illogiche e anche illegali. È importante ricordare che il TSJ oggi non è un organo autonomo, bensì è completamente dipendente dal regime. I magistrati designati illegalmente nel 2015 dal Parlamento, che all’epoca era di maggioranza chavista, sono stati gli stessi che lo scorso 27 marzo hanno attribuito a Nicolas Maduro le facoltà dell’Assemblea Nazionale per legiferare e prendere decisioni civili, economiche, militari, penali, amministrative, politiche, giuridiche e sociali ed è la ragione per cui definitivamente il governo di Nicolas Maduro è un regime dittatoriale.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/hambre-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/hambre-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/hambre-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/hambre-venezuela-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>Sotto un regime dittatoriale si capisce che un sindaco o un parlamentario possano diventare il sassolino sulla scarpa. Si capisce anche che la “Resistencia” sia diventata l’obbiettivo da neutralizzare o che i militari ribelli siano i traditori della patria e rappresentino una vera minaccia, ma non è accettabile che semplici persone della società civile, studenti, professionisti, professori universitari, ecc. siano detenuti, in prigione e torturati. Ordinare l’arresto di una signora attivista dei diritti umani, di un ragazzo violinista, di una maestra di scuola, di un pensionato, di uno studente universitario è inammissibile. Il regime è così disperato che vede minacce dove non ci sono e non le vede dove realmente ci sono.</p>
<p>Il mutamento della situazione nel paese in questo momento con la messa in marcia della Costituente, le imminenti elezioni regionali, le minacce da parte degli Stati Uniti, ecc. stanno spostando i riflettori sulla situazione politica ed è frustrante come il mondo si stia dimenticando dei morti, dei detenuti, della fame, della mancanza di alimenti e medicine, dei malati, dei servizi che collassano giorno dopo giorno. E mentre Maduro fa il suo tour nei paesi islamici e il governo manda il suo aiuto agli sfollati degli uragani americani, il venezuelano letteralmente muore di fame e non riceve nessun aiuto. Vilma, Bernardo, Gustavo, Mayerlin, Karina, Luis Alberto, Marcos, Isabel, María Cristina, Juan Carlos, Ignacio, Martina, Enrique e i milioni di venezuelani disperati continuano a cercare cibo e prodotti di prima necessità nei supermercati, (il paniere è aumentato di un 339% da giugno 2016 a luglio 2017), medicine nelle farmacie e passano ore e ore senza elettricità, alcune zone del paese anche senza acqua e gas. Poi ci sono Antonio, Leopoldo, il Generale Vivas, i poliziotti di Chacao, Alfredo, Raul, Joselyn, David, Ramón, Steyci, Braulio, Lorent, Eduardo, Luis Henrique…. 5092 prigionieri… vite umane che aspettano… appese a un filo. Ed è per tutto questo, per tutti i venezuelani, liberi o in prigione, morti o vivi, che ogni singola firma in quel faldone che sarà consegnato il prossimo 22 di settembre è di vitale importanza e speriamo che questa speranza schiacci definitivamente la frustrazione e la rabbia che si respira nel area del Venezuela .</p>
<p>Per maggiore informazione sul 22 di settembre e su “Venezuela somos todos”:</p>
<p>twitter: @vstmundo. <span lang="es-ES">Facebook: @vzlasomostodos. Instagram: @vstmundo. #QueHayaJusticia. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9392" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="es-ES">¡</span></span><span lang="es-ES">BASTA YA! </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="es-ES">¡</span></span><span lang="es-ES">NO MÁS DICTADURA!</span></p>
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		<title>Fumetto Intercultura: ce ne parla l&#8217;autrice, Takoua Ben Mohamed</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 06:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistao, per voi, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina, cresciuta a Roma e autrice del progetto Fumetto Intercultura. &#160; Fumetto Intercultura è un progetto composto dalle tavole della&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5594" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</i> ha intervistao, per voi, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina, cresciuta a Roma e autrice del progetto <i>Fumetto Intercultura</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p style="text-align: left;">Fumetto Intercultura è un progetto composto dalle tavole della graphic novel &#8220;Women Story&#8221;: ci vuole parlare di questo lavoro?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">“Woman story” è un catalogo pubblicato nella regione Sardegna promosso dalla regione e comune di Cagliari e associazioni locali, distribuito in omaggio nelle mostre organizzate in Sardegna. Il catalogo raccoglie alcuni lavori pubblicati in passato con la redazione di VillageUniversel. Il fumetto intercultura è il nome del progetto che ho ideato all’età di 14 anni trasformando quello che era il mio attivismo in associazioni di volontariato giovanili culturali ed umanitarie in racconti a fumetti, di genere graphic journalism, attraverso anche i miei studi in giornalismo. Oggi invece mi sto per specializzare in accademia di cinema d’animazione, e ho iniziato a lavorare insieme a registi su sceneggiature per film e teatro, un evolversi del fumetto intercultura al mondo del cinema. E il primo libro reportage cartaceo sarà pubblicato presto.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Il suo primo fumetto &#8211; scritto a soli 13/14 anni &#8211; parlava del velo e del pregiudizio. Qual è la sua opinione in merito alla libertà di scelta di indossarlo? E come risponde, quindi,a coloro che lo vedono solo come un&#8217;imposizione?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quel fumetto fu la mia prima esperienza nel mondo del fumetto, sono molto legata a quel fumetto, illustrava la paura di una ragzza che ha deciso di indossare il velo in contesto occidentale, dei pregiudizi ma soprattutto era focalizzato sulla sua migliore amica, italiana non musulmana, che nonostante non conoscesse nulla del velo e dell’islam ha appoggiato la scelta della sua amica, Perché appunto sua amica. Personalmente ho avuto libertà di scelta di indossare il velo, un anno dopo l’11 settembre, per motivi religiosi ma anche per attivismo, perché in quel periodo ci furono molti episodi contro la donna musulmana. Un effetto in parte del terrorismo e in parte del mal uso del linguaggio mediatico quando si parlava di terrorismo. Sono contraria a chi obbliga la donna ad indossare il velo, cio che ho imparato e mi è stato insegnato della religione, è che non c’e imposizione nella religione e che le azioni sono in base alle intenzioni, il velo obbligato non ha nessun significato per chi lo indossa neppure per chi lo obbliga, quando si fa una cosa com intenzione automaticamente si da valore alla cosa che si fa, alla scelta che si prende.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Lei si occupa anche di volontariato presso varie associazioni: le storie che incontra sono fonte di ispirazione?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Sicuramente sono finte d’ispirazione, ho sempre scritto storie vere, vissute realmente, anche quelle più assurde, ma sono vere, persone realmente esistite, incontrate tramite il mio attivismo sociale, ed è questo il mio obbiettivo, una particolarità del graphic journalism è che l’autore è il protagonista del fumetto, che racconta tutto ciò che lo circonda, dei reportage fatti a fumetti. Joe sacco oltre ad essere un fumettista è anche giornalista, ha raccontato il suo viaggio in Palestina e della vita in quel territorio. Marjane Satrapi ha raccontato la sua storia di vissuto quando era in iran. Io faccio la stessa cosa, per poter fare fumetti graphic journalism, ho studiato giornalismo facendo corsi di formazione, fumetto da autodidatta e ora cinema d’animazione in accademia, sperando di trasmettere le storie di persone che incontro nella mia vita. Storie di giovani di seconda generazione, doppia identità culturale, razzismo e pregiudizi, diritti umani e rivoluzione, violenza sulla donna e donne rivoluzionarie durante le dittature nel mondo arabo.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quanto la graphic novel può essere utile per aprire la mentalità dell&#8217;opinione pubblica?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">L’impatto che ha il fumetto sulle persone è impressionante, le persone leggio volentieri un fumetto, l’arte attira, non solo per il disegno ma anche per la semplicità del linguaggio che viene utilizzato nel raccontare. Per esperienza mi son trova lettori che non condividono assolutamente il mio pensiero ma hanno letto volentieri i fumetti. Non cerco di cambiare le opinioni delle persone, cerco di farmi ascoltare, parlare e dialogare. Un modo per favorire l’integrazione forse, ma preferisco chiamarla socializzazione, conoscere e conoscersi è importante per convivere, abbattere muri di pregiudizi e stereotipi.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Cosa significa appartenere a due culture diverse?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Significa ricchezza culturale, apertura mentale, ponte tra culture. È una grande responsabilità, e a volte anche difficile, perché ci si trova a essere estranei in tutti e due i paesi di appartenenza, personalmente in Italia mi capita che mi vedono come la tunisina, e in Tunisia come l’italiana. Ma sono ottimista perché prendo da entrambe e do ad entrambe.    <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5594" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5594 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="takoua4 (2)" width="500" height="333" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<p>&nbsp;</p>
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