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	<title>Palestina Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Palestina Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Bibi il disumano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2025 09:19:11 +0000</pubDate>
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<p>(da ispionline.it)</p>



<p>Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Ma dopo 20mila bambini uccisi a Gaza il vero crudele e l’anti-storico è il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ispionline.it/wp-content/uploads/2025/05/bibi_netanyahu-2048x1367-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>“Da un punto di vista pratico e diplomatico non dobbiamo arrivare a una situazione di carestia”, diceva Bibi Netanyahu, rivolgendosi soprattutto agli orribili alleati di governo, dai quali dipende la sua sopravvivenza politica. Non perché&nbsp;<strong>oltre due milioni di palestinesi sono da 80 giorni senza cibo, acqua e medicinali</strong>; non perché ciò che sta accadendo a Gaza è un sempre più evidente crimine di guerra. No. È per convenienza e astuzia.</p>



<p>Bezalel Smotrich, uno di quegli alleati imbarazzanti, qualche tempo fa aveva sostenuto che “dovranno passare sul mio cadavere prima che un granello di aiuti entri a Gaza”. Per rassicurarlo, Netanyahu aveva aggiunto che sarebbero stati&nbsp;<strong>solo 5 (per due milioni di affamati) i camion autorizzati a entrare nella striscia</strong>. Ma soprattutto che l’operazione militare sarebbe continuata fino a che Israele non avrà occupato tutta Gaza: quello che il resto del mondo chiama pulizia etnica.</p>



<p>Poiché “i nostri più grandi amici nel mondo” insistevano, con magnanimità Bibi&nbsp;<strong>ha aumentato a cento (sempre per due milioni di affamati) i camion</strong>&nbsp;di viveri. Ma l’offensiva militare non si ferma. Il massacro continua, anche con&nbsp;<strong>le armi che gli amici non hanno mai smesso di vendere&nbsp;</strong>allo stato ebraico con agevolazioni fiscali, qualsiasi uso ne facesse: fra gli europei si distinguono Germania e Italia.</p>



<p><strong>“Israele è sulla strada per diventare uno stato paria”</strong>, denuncia Yair Golan, ex generale pluridecorato e leader del nuovo partito d’opposizione, I Democratici. È già uno stato paria. Forse non lo è per i leader e i governi europei che sentono sulle spalle il peso della storia; ma non per&nbsp;<strong>l’opinione pubblica inorridita da ciò che accade a Gaza</strong>. Soprattutto per le generazioni più giovani che non giudicano Israele per il passato del popolo ebraico – del quale non si sentono responsabili – ma per quello che vedono oggi in tv e sui social. Definirli antisemiti significa fare un uso politico improprio di una grande tragedia passata, per sfuggire a responsabilità contemporanee.</p>



<p><strong>La Germania</strong>, chiunque la governasse – democristiani o socialdemocratici – ha sempre avuto una posizione molto ferma: chi critica Israele o si dichiara anti-sionista è considerato antisemita, e dunque commette un reato. Questo fare i conti con la propria storia, anche in modo esagerato, era generalmente condiviso. Oggi, invece, c’è chi sostiene che “quando c’è un genocidio i tedeschi sono sempre dalla parte del carnefice”: prima gli herero dell’Africa meridionale, in quella che oggi è la Namibia, trent’anni più tardi gli ebrei europei, oggi i palestinesi.</p>



<p><strong>Il comune sentire sta cambiando e non è antisemitismo</strong>. Sebbene sia in queste occasioni che quello vero ne approfitta per manifestarsi. Ma è sempre più insostenibile il doppio standard che i governi Occidentali usano da tre anni con la Russia di Putin dopo l’aggressione all’Ucraina; e l’Israele di Netanyahu e del suo governo di suprematisti a Gaza e Cisgiordania. Vengono i brividi pensare che possa esistere anche un suprematismo ebraico: del popolo che è stato vittima del più sanguinario dei suprematismi.</p>



<p>Perché viene comprensibilmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi dai suoi aggressori, mentre viene negato ai palestinesi il diritto di ribellarsi a un’occupazione che dura da 58 anni, e che diventa sempre più violenta?&nbsp;<strong>A Gaza l’occupazione israeliana non è mai finita</strong>, nemmeno nel 2005, dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche. È continuata in altri modi e con altri mezzi, trasformando la striscia in una gabbia.</p>



<p>L’orribile massacro del 7 ottobre non è che il prodotto perverso e sanguinoso di tutto questo.&nbsp;<strong>Se Hamas esiste è anche perché Israele non ne ha mai favorito un’alternativa politica</strong>: più cattivi erano i palestinesi meglio era per la narrativa del conflitto che imponevano.</p>



<p>Un paio di mesi fa, vicino a Ramallah, i militari hanno ucciso un quattordicenne.&nbsp;<strong>È stato raggiunto da 11 colpi perché aveva lanciato un sasso</strong>. Era un terrorista, è stato spiegato. Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Chi dunque è il vero crudele e l’anti-storico: il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>
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		<title>&#8220;Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 10:55:24 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p><strong>Umem-Co-mai-Unione Arabi del 48, Aodi: Tanti sono i piccoli villaggi, senza rifugio, a rischio di finire sotto i missili, dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini con il Libano, sia al centro, nella zona del Triangolo, vicino a Tel Aviv.</strong></p>



<p><strong>Aodi: Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari. E’ aumentala del 45% la sindrome ansiosa tra i civili e dell’83% quella tra i bambini in Palestina e in Libano.</strong></p>



<p>Ecco le dichiarazioni del Prof. Foad Aodi, medico e giornalista internazionale, presidente e leader di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, di Umem, Unione Medica Euromediterranea, di Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e membro dell’Unione Arabi del 48, di cui è fondatore, in merito all’evolversi della delicata situazione in Medioriente.</p>



<p>Tutte le associazioni sopra citate portano avanti accurate indagini di geo-politica internazionale grazie a numerosi corrispondenti nel mondo, sia giornalisti che professionisti sanitari, nonché grazie al supporto di Radio Co-mai Internazionale, presente in oltre 120 paesi del mondo.</p>



<p>Aodi fornisce costantemente, ai media italiani, notizie e indagini aggiornate sulle tensioni che avvengono in Medioriente, in particolare in Palestina ed in Libano, dove segue l’evolversi della delicata situazione dall’inizio del conflitto, fornendo indagini aggiornate su quanto accade a livello umanitario e sanitario.</p>



<p>«Il Medio Oriente, e di riflesso il mondo intero, vivono un momento molto difficile, con quello che è da tempo un vero e proprio bagno di sangue, che purtroppo non accenna a placarsi e non conosce la parola fine, per quanto riguarda gli scontri e i conflitti, in quella che, senza dubbio alcuno, è l’area del pianeta, storicamente, da sempre più tormentata che esista».</p>



<p>«Non escludiamo, e non è una esagerazione, se la situazione dovesse perdurare, ora che è entrato “in gioco” anche l’Iran&nbsp;che di certo nell’attaccare Israele lancia una sfida aperta e pericolosa agli Stati Uniti, storico paese alleato degli israeliani, di arrivare a una terza guerra mondiale. Non è affatto una esagerazione, perché non facciamo altro che registrare morti e feriti, giorno dopo giorno. Lo scontro inoltre si sta allargando drammaticamente. Tante persone non sanno che ci sono tanti piccoli villaggi dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini con il Libano, sia al centro, nella zona del Triangolo, vicino a Tel Aviv. Vorrei spiegare ancora una volta ai media e ai lettori che gli arabi-palestinesi che vivono sul territorio israeliano, come spesso leggiamo nei miei comunicati stampa e nei miei interventi, vengono chiamati “arabi del 48”, termine da cui poi è stato coniato anche il nome del movimento Unione Arabi del 48 di cui faccio parte. Tanti razzi sono finiti proprio su questi villaggi dove vivono i palestinesi. E uno di questi è Jaljulia, dove sono nato, sull&#8217;autostrada veloce 6. Considerando tante di queste località, se non la maggior parte, qui la popolazione non ha rifugi, ed è più che mai a rischio. I sindaci locali, per la verità, ci raccontano i nostri corrispondenti, hanno immediatamente allertato la popolazione locale, nel momento in cui è iniziato l&#8217;attacco dell&#8217;Iran ad Israele. Hanno fornito messaggi a tutti i loro concittadini di rimanere nelle case o rifugiarsi nelle scuole, per chi non possiede una abitazione sicura e forte. Purtroppo non hanno luoghi sicuri dove rifugiarsi, non hanno la possibilità di stare tranquilli, sono maggiormente esposti, a differenza di come accade nella parte di Israele dove vivono gli ebrei. Si registra, in questo momento, una vera e propria esplosione di paura e terrore, specialmente per noi palestinesi che viviamo all&#8217;estero, nel seguire la sorte dei nostri familiari, dei nostri cugini, che stanno in Palestina, in Libano e in tutti “i paesi arabi del 1948” che si trovano in Israele. Per questo, a nome delle associazioni che presiedo, rivolgiamo l’ennesimo appello alle forze internazionali di fermare questa atroce guerra, di arrivare finalmente al cessate il fuoco, e poi di fornire immediati umanitari-sanitari, sia per la Palestina che per il Libano, anche perché in Libano la situazione è molto grave, ci sono tanti bambini che giorno dopo giorno stanno morendo, anche se si sta muovendo lentamente “la macchina di aiuti internazionali”. Per questo, a nome dei nostri movimenti, rivolgiamo l’ennesimo appello di deporre le armi, di sostenere i corridoi umanitari-sanitari, di aumentare gli aiuti internazionali, di aprire una conferenza internazionale per il Medio Oriente, e tutelare anche i palestinesi arabi del 1948 che vivono in Israele.</p>



<p>Ecco le nostre indagini aggiornate sulla drammatica situazione in Palestina e in Libano, con i numeri atroci di un conflitto senza fine.</p>



<p><strong>STRISCIA DI GAZA, I NUMERI AGGIORNATI DAI NOSTRI MEDICI LOCALI DEL CONFLITTO, DOPO IL 361ESIMO GIORNO DI GUERRA.</strong></p>



<p><strong>INDAGINI AGGIORNATE AL 1 OTTOBRE 2024</strong>.</p>



<p>&#8211; 361 i giorni i dall’inizio della guerra</p>



<p>&#8211; 51.615 tra deceduti e dispersi</p>



<p>&#8211; 10.000 sono solo i dispersi.</p>



<p>&#8211; 41.615 sono i deceduti effettivi morti a causa del conflitto a fuoco</p>



<p>&#8211; 16.891 sono le vittime tra i bambini</p>



<p>&#8211; 171 sono i bambini morti appena nati</p>



<p>&#8211; 710 sono i bambini morti con età inferiore a un anno</p>



<p>&#8211; 36 sono i bambini morti a causa della carestia</p>



<p>&#8211; 11.458 sono i decessi femminili</p>



<p>&#8211; 986 sono le vittime tra il personale medico</p>



<p>&#8211; 85 sono le vittime tra membri della protezione civile</p>



<p>. 174 sono giornalisti internazionali che hanno perso la vita</p>



<p>&#8211; 520 sono i deceduti recuperati da fosse comuni</p>



<p>&#8211; 96.359 sono ad oggi i feriti</p>



<p>&#8211; 396 sono i giornalisti feriti</p>



<p>&#8211; Il 69% delle vittime sono bambini e donne</p>



<p>&#8211; 25.973 bambini sono rimasti orfani di entrambi i genitori o almeno uno di essi</p>



<p>&#8211; 3.500 bambini rischiano di morire per malnutrizione e mancanza di cibo</p>



<p>&#8211; 146 i giorni dalla chiusura di tutti i valichi nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 12.000 i feriti che hanno necessità di farsi curare all&#8217;estero</p>



<p>&#8211; 10.000 malati di cancro rischiano la morte e hanno bisogno di cure</p>



<p>&#8211; 3.000 i pazienti con varie malattie che necessitano di cure all&#8217;estero</p>



<p>&#8211; 1.737.524 &#8211; contagiati da malattie infettive a seguito degli sfollamenti</p>



<p>&#8211; 71.338 le infezioni registrate di epatite c tra gli sfollati</p>



<p>&#8211; Circa 60.000 donne incinte sono a rischio a causa della mancanza di assistenza sanitaria</p>



<p>&#8211; 350.000 i pazienti malati cronici a rischio a causa della scarsa e lenta introduzione di farmaci</p>



<p>&#8211; 310 i casi di arresto di personale sanitario</p>



<p>&#8211; 36) casi di arresto di giornalisti i cui nomi sono noti</p>



<p>&#8211; 2 milioni sono ad oggi glisfollati nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 100.000 tende si sono consumate e sono diventate inadatte agli sfollati</p>



<p>&#8211; 125 le scuole e le università completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 337) scuole e università parzialmente distrutte.</p>



<p>&#8211; 11.500 studenti uccisi durante la guerra</p>



<p>&#8211; 750 insegnanti, tra uomini e donne, hanno perso la vita</p>



<p>&#8211; 115 scienziati, professori universitari e ricercatori sono deceduti a causa del conflitto</p>



<p>&#8211; 611 le moschee completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 214 moschee parzialmente distrutte</p>



<p>&#8211; 3 chiese prese di mira e distrutte</p>



<p>&#8211; 150.000 unità abitative sono state completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 80.000 unità abitative sono inabitabili</p>



<p>&#8211; 200.000 unità abitative sono state parzialmente distrutte</p>



<p>&#8211; 34 gli ospedali dismessi</p>



<p>&#8211; 80 centri sanitari sono stati dismessi</p>



<p>&#8211; 162 le istituzioni sanitarie che sono state prese di mira</p>



<p>&#8211; 131 ambulanze sono state prese di mira</p>



<p>&#8211; 206 siti archeologici e del patrimonio distrutti</p>



<p>&#8211; 3.130 km di reti elettriche sono state distrutte</p>



<p>&#8211; 36 strutture sportive, tra stadi e palestre, sono state distrutti</p>



<p>&#8211; 700 pozzi d&#8217;acqua sono stati distrutti e dismessi.</p>



<p>&#8211; 86% tasso di distruzione nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 33 miliardi di dollari di perdite a causa della guerra.</p>



<p>&#8211; 650 mila bambino vivono nelle macerie e nelle case distrutte a Gaza</p>



<p>Inoltre:</p>



<p>&#8211; In Libano si calcolano fin ora 920 e 2630 feriti dall’inziio del conflitto, il 23 settembre scorso.</p>



<p>&#8211; Più di un milione e 250 mila sono gli sfollati in Libano.</p>



<p>&#8211; C’è da registrare, tra le nostre indagini recenti, un aumento enorme del 45% di psicosi e disturbi psicologici tra i bambini, in particolare tra gli alunni delle scuole, specialmente quelli che vivono nei paesi arabo-palestinesi in Israele, visto che non hanno rifugi sicuri come i loro coetanei ebrei.</p>



<p><strong><em>Così il Prof. Foad Aodi, Medico e Giornalista divulgatore scientifico; Presidente dell&#8217;UMEM, Unione Medica Euromediterranea, esperto di salute globale, corrispondente dall’Italia per prestigiose testate straniere, Presidente di Amsi, Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, del Movimento Internazionale Uniti per Unire, , membro del Direttivo Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, direttore sanitario e portavoce della USEM e Nazionale del Regno delle due Sicilie, corrispondente dall’Italia per Agenzie di Stampa, giornali e Tv di&nbsp; Paesi Arabi e del Golfo, nonché docente all’Università di Tor Vergata e già 4 volte Consigliere dell’Ordine di Roma e membro registro esperti della Fnomceo e ancora direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia.</em></strong></p>
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		<title>Notizie dal Medioriente, sempre più in fiamme</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 08:52:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(notizie riprese: da anbamed.it) Libano Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&#160;“Siamo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(notizie riprese: da anbamed.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17635" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&nbsp;<em>“Siamo entrati in una fase nuova. La risposta a questo crimine non tarderà, avverrà di sicuro, al momento giusto e sarà dolorosa per gli israeliani. Noi non attaccheremo i civili come fa il nemico, ma colpiremo in profondità”.</em>&nbsp;Il leader libanese fa poi un commento alle manifestazioni di giubilo che hanno avuto luogo in Israele sia nelle colonie sia nelle trasmissioni televisive e nelle dichiarazioni dei politici:&nbsp;<em>“Non ridete troppo, perché piangerete di pentimento per il crimine compiuto. La nostra risposta sarà multilaterale. Non verrà soltanto da nord”.</em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Il capo di Stato maggiore iraniano, Mohammed Bakiri, ha affermato che&nbsp;<em>“Israele si pentirà di aver violato la sovranità iraniana e compiuto il suo crimine contro il leader palestinese Hanie nel cuore di Teheran”.</em>&nbsp;In Israele la tensione è alta e l’allerta tocca diversi livelli, dall’aumento di sorveglianza di sicurezza sui movimenti dei politici, a partire da Netanyahu, alle misure di protezione civile nelle colonie. L’esercito ha diramato un ordine alle industrie con sede nel nord di spostare i materiali pericolosi stoccati.</p>



<p>La stampa israeliana commenta che Teheran dovrà sicuramente agire per non essere derisa dalle opinioni arabe e interne a causa dello smacco ricevuto, con l’assassinio di Hanie durante il momento massimo di allerta dei servizi iraniani, durante l’insediamento del nuovo presidente. Ufficialmente Israele non ha rivendicato l’attacco di Teheran, ma Netanyahu ha ammesso indirettamente la responsabilità, dicendo che “chiunque faccia male ad Israele, sarà colpito”.</p>



<p></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>Le incursioni dei coloni ebrei israeliani contro i villaggi palestinesi, con la protezione dell’esercito, sono diventate l’esercizio quotidiano per costringere la popolazione a fuggire. Pulizia etnica a fuoco lento. Ieri, a Burqa, ad est di Ramallah e nei pressi del muro della vergogna, un gruppo di coloni ha attaccato la casa di un palestinese incendiandola e appiccando il fuoco in una macchi di un altro cittadino. Il sindaco di Burqa ha detto ad una tv araba:&nbsp;<em>“I sionisti arrivati da oltreoceano che non hanno nessun legame con questo territorio vogliono cacciarci dalla nostra terra, per allargare le colonie, ma noi resisteremo. Non ce ne andremo; questa è la nostra terra e sono loro che prima o poi se ne dovranno andare”.</em></p>



<p></p>



<p><strong>Prigionieri</strong></p>



<p>La Commissione ONU per i diritti umani ha documentato le torture compiute sui detenuti palestinesi nei campi di concentramento israeliani. Le testimonianze raccolte parlano di “detenzione in celle a forma di gabbie metalliche in mezzo al deserto, completamente nudi tranne che di pannolini, con occhi bendati e mani legate, oltre alla privazione del cibo e dell’acqua”. Folker Turk, alto commissario, ha dichiarato che “secondo queste testimonianze, diverse, tante e coincidenti, Israele potrebbe aver compiuto crimini di guerra. L’uso di annegare la testa dei detenuti in acqua e lanciare contro di loro i cani feroci addestrati, mentre erano ammanettati, è una tortura vietata dalle norme internazionali di guerra”.</p>



<p>Le richieste dell’ONU e della Croce Rossa internazionale di vistare i campi di concentramento israeliani sono state rifiutate dal governo Netanyahu.</p>



<p></p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Una storia triste dal finale positivo. Ibrahim Bakri è il papà di una bambina uccisa nel 2023 da un uomo che le ha sparato mentre stava in macchina, per futili motivi. L’assassino, Hussein Harhara, aveva litigato con Bakri per un diverbio stradale sul diritto a parcheggiare. Ha tirato il fucile ed ha sparato uccidendo Hanin, una bimba di 7 anni e ferendo la sorella maggiore, che erano nell’abitacolo dell’auto di famiglia.&nbsp;</p>



<p>Il tribunale di Aden ha condannato l’assassino alla pena capitale da svolgersi in pubblico e con un colpo di mitra alla testa. Un orrore di Stato.</p>



<p>Al momento dell’esecuzione, quando tutto era pronto: il condannato con le mani legate a terra su un lenzuolo e il&nbsp;boia pronto con il suo fucile automatico con attorno una folla di militari e civili che aspettava la macabra esecuzione, il padre di Hanin ha perdonato l’assassino e fatto decadere così la condanna della giustizia&nbsp;statale, in ottemperanza ad una norma della sharia islamica. “La vendetta non avrebbe riportato in vita Hanin. Ho perdonato l’assassino pensando alla sorte dei suoi figli che sarebbero rimasti orfani”, ha detto l’uomo.&nbsp;</p>



<p>Sui social, in tutti i paesi arabi e non solo in Yemen, il gesto generoso è stato valutato positivamente, con commenti di vari orientamenti, che vanno dall’opposizione alla pena di morte considerata un assassinio di Stato, a valutazioni religiose che considerano la legge divina superiore a quella umana (fondamentalisti) fino a quelle sociologiche sulla necessità di far prevalere la fratellanza umana, per sconfiggere la violenza. Non sono mancati ragionamenti politici: “Se ragionassimo tutti così, la guerra nel nostro paese sarebbe finita da tempo”.</p>



<p></p>



<p>Anche <strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> aderisce al seguente appello:</p>



<h1>Rete Pace e disarmo: “A Gaza muore anche la nostra umanità”</h1>



<p><a href="https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://api.whatsapp.com/send?text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22%20https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&amp;text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://www.instagram.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a></p>



<p><strong>Lettera aperta della società civile: “A Gaza muore anche la nostra umanità: fate passare gli aiuti della comunità internazionale”</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2024/07/A-Gaza-muore-anche-la-ns-umanita-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-20208"/></figure>



<p><br><strong>Lettera aperta di decine di organizzazioni della società civile al&nbsp;Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo Italiano</strong>: occorre&nbsp;<strong>mettere in campo tutte le proprie responsabilità affinché sia rispettato il diritto umanitario internazionale e si ponga fine alla disumana ed immorale situazione in cui è costretta la popolazione palestinese</strong>&nbsp;nella Striscia di Gaza<br><br>La Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU, il 26 gennaio 2024, ha evocato un “rischio plausibile” di genocidio nella striscia di Gaza, ammonendo Israele di adottare concrete misure di prevenzione. In particolare la Corte ha sancito che: “Lo Stato di Israele deve adottare misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura d’urgenza di servizi di base e di assistenza umanitaria”<br><br><strong>Ribadendo la necessità e l’urgenza di adottare tutte le azioni politiche e diplomatiche per arrivare ad un cessate il fuoco, alla liberazione di tutti gli ostaggi e dei prigionieri palestinesi detenuti illegalmente, ma soprattutto alla costruzione di una soluzione del conflitto tra Israele e palestinesi, fondata sul diritto internazionale e sulle risoluzioni ONU</strong>, non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando nella Striscia di Gaza con il blocco degli aiuti umanitari per la popolazione affamata, priva di medicine e di cure per feriti ed ammalati.<br><strong>Ricordiamo che è responsabilità di ogni stato membro delle Nazioni Unite, quindi anche dello Stato italiano, operare in modo attivo affinché sia rispettato il diritto umanitario</strong>, la cui reiterata violazione non ha nessuna giustificazione in alcun contesto di guerra, come ha nuovamente riportato il parere della Corte Internazionale di Giustizia lo scorso 19 luglio.<br><br><strong>Israele deve garantire il libero accesso e la sicurezza agli operatori umanitari.</strong><br><br><br>Il testo della lettera aperta, con&nbsp;le adesioni raccolte, è&nbsp;<strong><a href="https://retepacedisarmo.us14.list-manage.com/track/click?u=fa5bab19e0386a407221c9180&amp;id=3713f009df&amp;e=338190a9de&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicato a questo link&nbsp;</a></strong></p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;appello delle madri</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 09:32:45 +0000</pubDate>
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<p>(da humanzone.it, Tavolo per la pace e la nonviolenza attiva del Municipio3 di Milano)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17441" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>WHILE THE MOTHERS ARE CRYING</p>



<p><br>While the mothers are crying<br>the men sling their guns over their shoulders,<br>Marching unified soldiers,<br>Singing of victory.<br>While the mothers are crying<br>the men sit in meeƟngs, their guns quiet,<br>discussing the war, animated by it,<br>comparing units and tacƟcs.<br>While the mothers are crying,<br>the men in charge – and how they feel it –<br>make plans to invade in secret<br>those dark tunnels of nightmares.<br>While the mothers are crying,<br>the men eat the cooked meals prepared<br>by all those mothers who are so scared<br>whether husbands or sons will return.<br>Forgive me. Forgive me.<br>There are women too<br>FighƟng with guns, also soldiers<br>with warm guns over their shoulders,<br>but they are not yet mothers.<br>They are not yet the mothers who are crying.</p>



<p>Women Wage Peace e Women of the Sun</p>



<p><br>Due associazioni di donne, l’una israeliana, Women Wage Peace (WWP nata nel 2014) e una palestinese, Women of the Sun (WOS nata nel 2021) da molti anni operano insieme con azioni nonviolente: marce, veglie, progeƫti … Insieme hanno<br>sottoscritto un appello per il cessate il fuoco immediato e per avviare negoziati per la pace con la partecipazione delle donne. Sui loro siti  è possibile conoscerle, ricevere notzie, sostenerle con donazioni, aderire al loro appello.<br>www.womenwagepeace.org.il/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss hƩp://womensun.org</p>



<p>febbraio 2024 www.humanzone.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>L’APPELLO DELLE MADRI<br>Gennaio 2024</p>



<p>Noi donne palestinesi e israeliane di ogni ceto sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e per le prossime generazioni.<br>Crediamo che anche la maggioranza dei cittadini delle nostre nazioni condivida il nostro comune desiderio. Chiediamo pertanto che i nostri leader ascoltino la nostra chiamata e avviino tempestivamente colloqui e negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto entro un arco di tempo limitato.<br>Chiediamo ai popoli di entrambe le nazioni &#8211; palestinese e israeliano &#8211; e ai popoli della regione di unirsi al nostro appello e dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto.<br>Chiediamo alle donne del mondo di stare al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e la popolazione della regione.<br>Chiediamo alle persone di pace di tutto il mondo, giovani e anziani, leader religiosi, persone influenti, leader di comunità, educatori e coloro che hanno a cuore questa questione di aggiungere la loro voce alla nostra chiamata.<br>Invitiamo, con questo appello, i nostri leader ad ascoltare la voce e la volontà dei popoli, a risolvere il conflitto e raggiungere una pace giusta ed inclusiva. Ci impegniamo ad assumere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua risoluzione positiva, in linea con la Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite.<br>Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per realizzare questo cambiamento storico a cui tutti aspiriamo. Uniamo le forze con determinazione e collaborazione per riportare la speranza ai nostri popoli.</p>



<p>Women Wage Peace (associazione di donne israeliane nata nel 2014) e Women of the Sun (associazione di donne palestinesi nata nel 2021), promotrici di questo appello, da anni operano fianco a fianco per richiedere pace e futuro per i loro popoli.</p>
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		<title>MSF: a Gaza non ci sono luoghi sicuri per l&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 10:55:45 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1000" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>MSF a Gaza</strong>&nbsp;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.</p>



<p>La quantità di&nbsp;<strong>spazi sicuri per le organizzazioni</strong>&nbsp;che forniscono supporto sanitario alle persone è ora&nbsp;<strong>fisicamente inesistente</strong>.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad&nbsp;<strong>evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Lasciare l’ospedale di Al-Aqsa e i nostri pazienti è stata una decisione devastante</strong>&nbsp;e l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Gli attacchi dei droni, il fuoco dei cecchini e i bombardamenti nelle immediate vicinanze dell’ospedale hanno reso lo spazio troppo insicuro per lavorarci. Le condizioni di instabilità ci fanno sentire incapaci. Non c’è praticamente<strong>&nbsp;nessuno spazio sicuro</strong>&nbsp;per fornire alle persone un’assistenza medica anche minima”.<strong>Enrico Vallaperta</strong>Referente medico del progetto MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Il 6 gennaio, le&nbsp;<strong>nostre équipe sono state costrette ancora una volta ad evacuare un ospedale</strong>. I team hanno lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’Area di Mezzo di Gaza, dopo che le&nbsp;<strong>forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione</strong>&nbsp;per i quartieri circostanti l’ospedale. Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la<strong>&nbsp;difficoltà per le attività mediche</strong>&nbsp;e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza.</p>



<h2>Il sistema sanitario di Gaza è collassato</h2>



<p><strong>Il sistema sanitario di Gaza è praticamente collassato</strong>. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che&nbsp;<strong>solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti</strong>: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Siamo gradualmente messi all’angolo in un perimetro molto restrittivo nel sud di Gaza, a Rafah, con possibilità sempre più limitate di offrire cure mediche, mentre i bisogni aumentano disperatamente. Con l’avanzare dell’assalto a Gaza, abbiamo dovuto evacuare diverse strutture sanitarie nel nord della Striscia e poi nell’Area di Mezzo. Oggi ci limitiamo a lavorare principalmente nel sud, perché non possiamo lavorare altrove.<strong>&nbsp;Stiamo esaurendo gli ospedali e siamo costretti a lasciare indietro i pazienti</strong>“.<strong>Thomas Lauvin</strong>Coordinatore dei progetti di MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Diversi ospedali in cui lavoravamo si sono trovati in questa situazione:&nbsp;<strong>l’Indonesian Hospital</strong>&nbsp;nel nord di Gaza è stato costretto ad essere<strong>&nbsp;evacuato a ottobre</strong>.&nbsp;<strong>L’ospedale Al-Shifa</strong>, il più grande di Gaza, è stato&nbsp;<strong>colpito</strong>&nbsp;e il personale è stato costretto a&nbsp;<strong>evacuare a novembre</strong>. Poi&nbsp;<strong>l’ospedale di Al Awda</strong>, ospedale in cui lavoriamo dal 2018,<strong>&nbsp;è stato colpito e tre medici</strong>, due dei quali facevano parte del nostro staff,&nbsp;<strong>sono stati uccisi</strong>.</p>



<p>Ora,&nbsp;<strong>questo schema si sta ripetendo nel Sud</strong>, che ospita un numero di persone cinque volte superiore a quello di prima della guerra, con meno posti per fornire assistenza sanitaria.</p>



<h2>Il sud di Gaza bombardato</h2>



<p>Il sud di Gaza è stato<strong>&nbsp;bersagliato da intensi bombardamenti</strong>&nbsp;dalla rottura della tregua di novembre e il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i<strong>&nbsp;pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili</strong>, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte&nbsp;<strong>donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto</strong>&nbsp;per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.</p>



<h2>MSF a Gaza</h2>



<p>Rimaniamo impegnati a<strong>&nbsp;fornire assistenza medica</strong>&nbsp;a Gaza e&nbsp;<strong>chiediamo la protezione degli ospedali</strong>, del personale medico e dei pazienti. Le nostre équipe stanno attualmente&nbsp;<strong>fornendo supporto pre e post parto</strong>&nbsp;presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo&nbsp;<strong>consulenze sanitarie di base,</strong>&nbsp;<strong>medicazioni</strong>&nbsp;di ferite e&nbsp;<strong>consulenze per la salute mentale</strong>. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una&nbsp;<strong>piccola capacità chirurgica</strong>&nbsp;e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in<strong>&nbsp;condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti</strong>&nbsp;nelle vicinanze.</p>



<p>Ribadiamo il nostro appello per un <strong>cessate il fuoco immediato</strong> che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza.</p>
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		<title>La nonviolenza attiva è la chiave per smantellare tutte le guerre</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 13:22:30 +0000</pubDate>
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<p>Sabato 2 Dicembre ore 15:00 Luogo: Milano p.zza XXV Aprile: “La nonviolenza attiva è la chiave per smantellare tutte le guerre” </p>



<p>Sabato scorso a Milano si sono trovati attiviste e attivisti di varie associazioni per manifestare il dissenso contro ogni guerra e ogni forma di violenza. In quest’occasione si è prodotto un video fotografico. Alcuni membri delle associazioni hanno fermato i passanti e chiesto loro se desideravano farsi fotografare, la risposta è stata positiva. Si è prodotto anche un disegno con gessetti sotto l’arco fatto da alcuni bambini presenti. </p>



<p>Associazioni che hanno partecipato: Associazione Per i diritti umani che ha organizzato l&#8217;evento, Mondo Senza Guerre e Senza Violenza, organizzazione internazionale umanista,&nbsp;Energia per i Diritti Umani onlus.</p>



<p></p>



<p>Associazione Per i diritti umani ringrazia tutte e tutti coloro che hanno partecipato e contribuito all&#8217;organizzazione del pomeriggio e anche tutte e tutti coloro che &#8220;ci hanno messo la faccia&#8221;, la voce e il cuore!</p>



<p>Ecco il video: </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="La nonviolenza attiva è la chiave per smantellare tutte le guerre" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/3H31FFaaO80?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Grazie!</p>
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		<title>Bene la tregua; adesso il cessate il fuoco, aiuti sanitari e una conferenza per la pace</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 11:38:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="512" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17298" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a></figure></div>



<p>Così l&#8217;associazione Medici di origine straniera in Italia(AMSI) ,la Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), l&#8217;Unione medica euromediterranea (UMEM), il Movimento internazionale interprofessionale Uniti per Unire e le comunità ed associazioni aderenti presenti in 120 Paesi, hanno accolto l&#8217;accordo di tregua tra palestinesi e israeliani, auspicando adesso si possa arrivare ad un accordo totale per il cessate il fuoco con aiuti sanitari ed umanitari immediati per curare e salvare i feriti, bambini e donne. </p>



<p>In questa situazione sanitaria oltre ad aumentare i camion di aiuti sanitari giornalieri servono numerosi ospedali mobili nelle zone con alta concentrazione di feriti per curare quelli più gravi (già in arrivo alcuni aiuti dai Paesi arabi). Servono medici anestesisti, ortopedici, medici d&#8217;urgenza, ginecologi, pediatri, chirurghi, cardiologi, nefrologi, pneumologi e infermieri specialisti, numerosi psicologi per bambini e donne per l&#8217;aumento del 60% di stati di ansia, fobie, panico e depressione.</p>



<p>&#8220;Continuiamo a seguire la situazione sanitaria e umanitaria con i nostri professionisti della sanità locali dell&#8217;UMEM&#8221;. Ecco quello che ci riferiscono: sono rimasti solo 9 ospedali su 35 che lavorano parzialmente e c&#8217;e&#8217; un altissimo numero di feriti in attesa di cure ed interventi in chirurgia generale, ortopedia, chirurgia pediatrica e chirurgia plastica oltre i 45 mila bambini che soffrono di disturbi gastrointestinali e diarrea ,70 mila pazienti con patologie dell&#8217;apparato respiratorio di cui anche di natura batterica e virale, 51 mila donne in gravidanza senza assistenza di ginecologi; manca l&#8217;assistenza ai pazienti cronici (più di 400 mila pazienti), pazienti in dialisi (più di 3500 pazienti ) e in attesa di interventi chirurgi anche i pazienti oncologi (più di 10 mila). Sono morti più di 210 professionisti della sanità e numerosi hanno avuto un crollo fisico e psicologico. Un medico a Gaza ha chiuso il suo studio privato e ha effettuato 12 interventi in 24 ore nell&#8217;ospedale. </p>



<p>Ringraziamo tutti i Paesi , le organizzazioni  gli ,i professionisti e le associazioni sanitarie  che in questi giorni hanno dato la loro disponibilità per gli aiuti sanitari e umanitari aderendo al nostro appello per i corridoi sanitari; l&#8217;Italia per la sua disponibilità tempestiva sia mettendo a disposizione la Nave Vulcano sia per curare i feriti negli ospedali italiani; l&#8217;esercito bianco italiano e internazionale, le associazioni sanitarie che hanno aderito al nostro appello (più di 1250 professionisti della sanità ed associazioni e i professionisti da numerosi Paesi ) e la Fnomceo e la Fimmg  per il loro appello a favore dei medici e professionisti internazionali.</p>
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		<title>Il conflitto israelo-palestinese. Aggiornamenti e un appello</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 10:32:49 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/an.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/an.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17283" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/an.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/an-200x300.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente <strong>Appello</strong>:</p>



<p>Tutti i giorni arrivano altre adesioni all’appello che abbiamo lanciato per un cessate il fuoco e per il rilascio dei prigionieri civili. Potete aderire, scrivendo alla redazione. Diffondete, per favore!</p>



<p>L’elenco dei sottoscrittori dell’appello lo trovate sul sito, in questa pagina:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2023/10/23/appello-anbamed-per-il-cessate-il-fuoco-e-per-il-rilascio-di-tutti-i-prigionieri-civili-nelle-mani-di-hamas-e-jiahd-islamica/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p>



<p><strong><em><u>Le notizie</u></em></strong> (da anbamed.it)</p>



<p><strong>Trattative tra Israele e Hamas</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri del Qatar ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco e scambio di prigionieri tra il governo israeliano e la direzione di Hamas, in collaborazione con Egitto e Stati Uniti. L’accordo prevede un cessate il fuoco di 4 giorni rinnovabili, il rilascio di 50 prigionieri civili nelle mani di Hamas in cambio di 150 detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Tra i punti dell’accordo si prevede l’entrata di maggiore numero di camion contenenti aiuti compresi i carburanti alla popolazione civile di Gaza. Il governo israeliano ha approvato l’accordo in una riunione fiume durata fino all’alba ed è stato approvato con il voto contrario dei tre ministri della destra estremista dei sionisti religiosi di Bin Gvir. Da Washington arriva la conferma e il comunicato della Casa Bianca ringrazia Qatar e Egitto per il loro ruolo determinante nel raggiungimento di questo risultato e spera che si possa costruire su questo primo accordo altri passi futuri per tutti gli altri prigionieri. Il governo israeliano ha confermato l’approvazione e ha annunciato che l’accordo entrerà in vigore entro la mattina di giovedì.</p>



<p><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>I bombardamenti israeliani continuano e si sono intensificati dopo la mezzanotte. Sono stati compiuti, secondo quanto dichiarato da Tel Aviv, oltre 150 raids. Sono stati colpiti due ospedali e tre scuole e nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 120 persone, tutti civili, portando il numero totale delle vittime a 3500 e i feriti oltre 35 mila. La direzione degli ospedali nella Striscia ha chiesto all’OMS e CRI l’evacuazione di 3 ospedali.</p>



<p>I criminali bombardamenti israeliani contro la popolazione civile hanno toccato tutti i campi profughi e le città di Gaza, compresi i luoghi alle quali sono stati costretti ad evacuare gli abitanti di Gaza city per salvarsi e invece hanno trovato la morte.</p>



<p>Sul fronte militare di terra sono stati registrati nuovi tentativi di avanzata dei soldati in diversi punti di contatto con i combattenti palestinesi. Le Brigate Qassam sostengono di aver bloccato l’avanzata, distruggendo 7 carri armati. L’esercito israeliano ha comunicato che nella giornata di ieri sono morti 7 soldati e ufficiali israeliani a Gaza.</p>



<p>In un’intervista ad una rete tv statunitense, l’ex premier israeliano Barak ha ammesso che i tunnel sotto il complesso ospedaliero di Shifà effettivamente ci sono, ma sono state progettate e costruite dagli israeliani subito dopo l’occupazione di Gaza del 1967.</p>



<p><strong>Casa di cura per anziani</strong></p>



<p>La casa di cura per anziani “Wafaa”, nel quartiere Zahraa di Gaza city, è stata sottoposta sabato scorso ad un bombardamento mirato, che ha provocato la morte del direttore, Midhat Mheissin, colpito nel suo ufficio, e il ferimento grave di due infermieri. La scorsa notte, 15 bombe hanno centrato gli edifici, compresi i reparti dove sono ricoverati i 40 anziani, alcuni di loro immobilizzati a letto. Sono rimaste ferite due donne anziane, Fatima Barud e Dina Kurd. “È un messaggio di fuoco”, ha detto un amministratore, “e abbiamo dovuto organizzare l’evacuazione forzata”. L’anziana Souad Aqileh, all’arrivo all’ospedale di Deir Balah che li ospiterà, ha detto di non sapere come si sia salvata dalla bomba che aveva colpito la sua stanza. “Non so come ho fatto a camminare senza le stampelle. È stata la paura della morte!”. Un altro anziano di 80 anni, Samir Gialaleh, ex professore di storia, che cammina con il girello, ha detto che “è stato il viaggio della Via Dolorosa, con le tappe ad ogni carro armato israeliano, come le stazioni della Via Crucis”. I pazienti e l’equipe medica e sanitaria sono ospitati adesso dall’ospedale Yaffa di Deir Balah.</p>



<p><strong>Amnesty International</strong></p>



<p>Amnesty International ha denunciato i crimini di guerra israeliani a Gaza dopo una propria inchiesta. “Le forze israeliane hanno dimostrato ancora una volta un’agghiacciante indifferenza per il&nbsp;<strong>catastrofico numero di vittime civili</strong>&nbsp;dei loro incessanti bombardamenti sulla&nbsp;<strong>Striscia di Gaza occupata</strong><strong>”, sostiene il rapporto</strong><strong>.&nbsp;</strong>Gli attacchi, avvenuti il 19 e il 20 ottobre, hanno colpito un edificio appartenente al complesso di una&nbsp;<strong>chiesa di Gaza City</strong>&nbsp;dove si erano rifugiati centinaia di sfollati e&nbsp;<strong>un’abitazione nel campo rifugiati di al-Nuseirat</strong><strong>,</strong>&nbsp;al centro della Striscia di Gaza.</p>



<p>Sulla base delle sue approfondite ricerche, Amnesty International ha concluso che si è trattato di&nbsp;<strong>attacchi indiscriminati o di attacchi diretti contro civili e obiettivi civili</strong><strong>,</strong>&nbsp;che devono essere indagati come crimini di guerra.</p>



<p>“Questi attacchi mortali e illegali fanno parte di un&nbsp;<strong>documentato schema di disprezzo per i civili palestinesi</strong>&nbsp;e dimostrano il devastante impatto dell’assalto senza precedenti da parte di Israele, che ha fatto sì che&nbsp;<strong>nessun luogo di Gaza sia sicuro</strong>, indipendentemente da dove i civili vivano o dove cerchino rifugio”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice delle ricerche globali di Amnesty International. L’organizzazione umanitaria ha&nbsp;sollecitato il procuratore della&nbsp;<strong>Corte penale internazionale ad assumere immediate e concrete iniziative</strong>&nbsp;per velocizzare l’indagine, aperta nel 2021, sui crimini di guerra e su altri crimini di diritto internazionale di Israele nei territori palestinesi occupati.</p>



<p><a href="https://www.amnesty.it/nessun-luogo-di-gaza-e-sicuro-una-nuova-ricerca/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui</a></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>5 giovani assassinati a Tulkarem in seguito al bombardamento compiuto con droni da parte dell’esercito di occupazione. La città è completamente assediata e le truppe compiono continui rastrellamenti per l’arresto di attivisti. Come hanno operato a Gaza, i militari israeliani hanno preso di mira gli ospedali di Tulkarem, nel tentativo di rapire i corpi degli attivisti assassinati. L’assedio dei due ospedali cittadini e il sequestro delle ambulanze hanno impedito di prestare le necessarie cure ai feriti.</p>



<p>Un altro palestinese è stato assassinato dai soldati israeliani a Qalqilia e diverse decine di feriti negli attacchi a Betlemme, Dora e El-Khalil (Hebron). A Hawwara l’esercito ha confiscato terreni agricoli palestinesi, adducendo motivi militari, con l’intento di assegnarle alle colonie ebraiche illegali.</p>



<p><strong>Libano.</strong></p>



<p>Si inasprisce lo scontro sul fronte libanese meridionale. Hezbollah ha annunciato di aver compiuto ieri un attacco con missili teleguidati contro una casa usata come residenza per soldati nella colonia di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Metulla,+Israele/@33.2692562,35.5349768,13z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x151ebde2e0f90eeb:0xbd066a600f5d390c!8m2!3d33.277232!4d35.578235!16zL20vMDdxdDhs?entry=ttu&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metulla</a>. Secondo un comunicato dell’esercito israeliano sarebbero stati uccisi 7 militari. Non è tardata la risposta israeliana che ha colpito con l’artiglieria le città e villaggi libanesi su tutta la linea di demarcazione. Diversi raids aerei hanno colpito il sud libano, con l’uso delle bombe incendiarie per distruggere i raccolti nelle zone rurali. Secono quanto affermato da un comunicato dell’esercito libanese, è stata colpita una caserma senza causare vittime. Secondo la stampa libanese sono stati uccisi 7 persone tutti civili, compresi 3 giornalisti della rete tv Al-Mayadeen.</p>



<p><strong>Diplomazia</strong></p>



<p>In una telefonata tra i due capi di Stato, Francia e Cina hanno affermato di cooperare insieme per trovare una via d’uscita dalla crisi in Medio Oriente. “Bisogna evitare il deragliamento della situazione a Gaza e per fermare la spirale di violenza è necessario arrivare alla nascita di uno Stato palestinese”, scrive l’agenzia stampa cinese nel suo resoconto della discussione tra Macron e Xi Jinping.</p>



<p>Il vertice in videoconferenza dei paesi Brics sulla situazione di Gaza ha espresso la richiesta urgente di un cessate il fuoco e di mettere fine all’aggressione israeliana sulla popolazione civile di Gaza. Il gruppo dei 5 paesi ha rinnovato l’impegno per una Conferenza internazionale per garantire i diritti legittimi del popolo palestinese all’indipendenza. Nel comunicato si afferma anche la condanna della punizione collettiva e l’uso sproporzionato della forza messe in atto da Israele, che rappresentano un crimine di guerra.</p>



<p><strong>Solidarietà internazionale</strong></p>



<p>Il parlamento del Sud Africa ha approvato una mozione per la rottura delle relazioni diplomatiche con Israele e la cacciata dell’ambasciatore fino alla fine dell’aggressione contro Gaza.</p>



<p>In Mauritania si è sviluppato un forte movimento di solidarietà con il popolo palestinese che ha contrastato i tentativi di normalizzazione dei rapporti tra Nouakchout e Tel Aviv. Si sono svolte in questi giorni grandi manifestazioni popolari e lo stesso presidente El-Ghazouani ha espresso pubblicamente la sua condanna dell’invasione di Gaza (<a href="https://twitter.com/CheikhGhazouani?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui, in lingua araba</a>). La Mauritania aveva instaurato relazioni diplomatiche con Israele negli anni novanta del secolo scorso, ma poi sono state interrotte dopo l’invasione israeliana di Gaza del 2008.&nbsp;</p>
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		<title>«LUBO» E «3000 NOTTI»: due film controcorrente</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 09:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&#160;l’antidiplomatico) ispirato a un romanzo di Mario Cavatore&#160;(Il seminatore)&#160;Lubo&#160;è la storia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-157133"/></a></figure></div>



<p>L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&nbsp;<em>l’antidiplomatico</em>)</p>



<p>ispirato a un romanzo di Mario Cavatore<em>&nbsp;(</em><em>Il seminatore</em>)&nbsp;<em>Lubo</em>&nbsp;è la storia di uno zingaro jenisch svizzero, artista di strada, e della sua famiglia.</p>



<p>quando lo costringono a fare il militare gli portano via i figli e la moglie ne muore.</p>



<p>Lubo fugge e cerca i suoi figli, oltre a una personale vendetta, che è l’oggetto del libro.</p>



<p>Franz Rogowski è sempre bravissimo, e convincente, come tutte le attrici e gli attori.</p>



<p>il film dura tre ore, ma neanche un minuto è in più,&nbsp;Giorgio Diritti fa film bellissimi o straordinari, niente di meno.</p>



<p>la storia è una delle tante di quegli anni a danno della popolazione jenisch, sterilizzazione delle donne e furto dei bambini,&nbsp;motore di questo genocidio, durato fino al 1974, è la fondazione&nbsp;<em>Pro Juventute</em>, ennesimo esempio della banalità del male.</p>



<p>il film non è piaciuto troppo ai critici laureati, ognuno ha i suoi gusti, ma è di sicuro un film da non perdere, non te ne pentirai.</p>



<p>buona (jenisch) visione – Ismaele</p>



<p>ps 1: un bel film italiano sugli Jenisch, di&nbsp;Valentina Pedicini, si può vedere&nbsp;<a href="https://www.raiplay.it/programmi/dovecadonoleombre?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a>, e&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/dove-cadono-le-ombre-valentina-pedicini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;la recensione</p>



<p>ps 2: un grandissimo&nbsp;Franz Rogowski, in un film non apparso in Italia, è&nbsp;<a href="https://markx7.blogspot.com/2023/03/great-freedom-groe-freiheit-sebastian.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p>ps 3: un ritratto di Mariella Mehr, poetessa jenisch,&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/ricordo-di-mariella-mehr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p><em>INTERVISTA di ALESSABDRO BIANCHI a MAI MASRI</em></p>



<p>Girato in un carcere dismesso in Giordania,<em>&nbsp;<strong>3000 notti</strong></em>&nbsp;è il film che consacra a livello planetario la carriera della regista palestinese Mai Masri.<em>&nbsp;“Nel 2015,&nbsp;quando è stato realizzato il film, nelle prigioni israeliane si trovavano 6000 palestinesi, uomini, donne e minori. È la storia di una di loro”</em>, ha dichiarato in un’intervista l’autrice per descrivere la figura, divenuta iconica, della protagonista Layal, giovane palestinese arrestata senza nessun valido motivo dalle autorità israeliane e che scoprirà la sua maternità in carcere.</p>



<p><em>“Gli israeliani e la mia casa – Nablus e Shatila:&nbsp;Sotto le macerie”&nbsp;(1983); I bambini del fuoco (1990)”&nbsp;</em>fanno rivivere il dramma delle donne e bambini sotto l’occupazione. In “<em>Donne oltre le frontiere, 2004”,&nbsp;</em>si ascolta Kifah Afifi rievocare la brutalità del campo di Khyam: “<em>Sono morta cento volte ogni&nbsp;giorno in quella cella</em>”, e Soha Bechara, che ha messo in gioco la propria vita per la liberazione del suo Paese, ripetere:<em>&nbsp;“Non dimentichiamo la Palestina”.&nbsp;</em>Amore e resistenza sono i due temi che ricorrono sempre nelle opere di Mai Masri. “<em>I suoi film sono l’antitesi degli stereotipi che</em>&nbsp;<em>disumanizzano e tolgono i loro diritti ai palestinesi. Lei non documenta solo ciò che viene fatto subire ai palestinesi dal 1948, ma mostra chi sono veramente</em>”, chiosa alla perfezione Victoria Brittain in un bellissimo lavoro di raccordo delle opere della regista (“<em>Love and resistance in the films of Mai Masri</em>”). Le immagini nei lavori dell’artista palestinese non si soffermano esclusivamente sulla disperazione e dolore, si ostinano a cercare, anche nella più grande sofferenza, l’amore e la bellezza. Viene da domandarsi come sia possibile oggi alla luce delle immagini tremende del genocidio in corso a Gaza.</p>



<p><em>In esclusiva, l’AntiDiplomatico ha avuto l’onore di rivolgere alla grande artista palestinese alcune domande sulla mattanza in corso nella sua terra e la nuova fase del conflitto in Palestina.</em></p>



<p><strong>Da regista come vedi il ruolo del cinema rispetto allo sterminio in atto a Gaza nelle ultime settimane?</strong></p>



<p><em>Credo nella potenza della narrazione per la nostra lotta e nel ruolo del cinema per cambiare la narrativa sulla Palestina. Sfortunatamente i principali media hanno disumanizzato il popolo palestinese e la sua lotta già da molto tempo. Il cinema può svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in luce la sofferenza e la resistenza del popolo di Gaza di fronte al genocidio in corso. Il nostro ruolo come registi di tutto il mondo è concentrarci sulle vite, le speranze e i sogni dei palestinesi. Mentre guardiamo le immagini dal vivo di morte e distruzione provenienti da Gaza, nessuno può affermare di non sapere cosa sta accadendo. Questo è il primo genocidio televisivo della storia. Una continuazione della Nakba del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case e la loro terra. Come regista palestinese sento la grande responsabilità non solo di testimoniare le atrocità che si stanno consumando a Gaza, ma anche di portare al mondo le nostre storie di umanità, speranza e resilienza.</em></p>



<p><strong>Cosa pensi del boicottaggio su artisti e accademici israeliani che partecipano a iniziative organizzate e patrocinate dallo stato d’Israele? A tuo avviso la campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni) era valida già prima della posizione estremista del governo di Netanyahu?</strong></p>



<p><em>Il boicottaggio su artisti e studiosi israeliani che partecipano ad attività culturali sponsorizzate dallo stato d’Israele è uno strumento legittimo e potente contro l’occupazione e l’apartheid. E’ anche una forma di resistenza civile molto efficace, modellata sul successo della campagna mondiale di boicottaggio contro il governo razzista del Sud Africa. Il razzismo e l’apartheid sono state parte integrante della ideologia e della struttura dello Stato israeliano molto prima del governo estremista di Netanyahu. Durante le recenti proiezioni dei miei film negli Stati Uniti e in Europa, ho notato un cambiamento nell’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani e gli studenti, molti dei quali sono ebrei e sono in prima linea nel movimento contro l’occupazione e l’apartheid. E’ incoraggiante vedere che ci sono sempre più artisti, studiosi e studenti ebrei in tutto il mondo che si oppongono all’occupazione israeliana e ai crimini di guerra contro il popolo palestinese e hanno assunto una posizione coraggiosa: “Non in nostro nome”.</em></p>



<p><strong>L’idea di uno Stato unico laico e democratico concepita dalla Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) prima degli accordi di Oslo, con il senno di poi, sarebbe stata la soluzione più saggia? Abbiamo visto che la narrazione due Stati due popoli ha portato all’avanzamento del progetto di colonizzazione d’insediamento da parte d’Israele e un netto e tragico peggioramento delle condizioni di vita del popolo palestinese.</strong></p>



<p><em>Ho sempre creduto in uno Stato unico laico e democratico per palestinesi e israeliani. Questa è l’unica soluzione praticabile ed equa per entrambi i popoli. C’è molta ipocrisia da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati europei che sostengono a parole la soluzione dei due Stati e non fanno nulla per attuarla. Questo ha incoraggiato Israele a continuare la sua brutale occupazione della Cisgiordania, a costruire centinaia di insediamenti illegali e a continuare ad assediare Gaza in violazione del diritto internazionale. Israele ha reso impossibile la soluzione dei due Stati. E’ tempo che il mondo prenda una posizione ferma e mantenga le promesse fatte ai palestinesi. Nonostante la tragica situazione a Gaza, sono molto fiduciosa che la Palestina sarà libera. E che questo accadrà mentre io sarò ancora in vita. Questa ingiustizia non può continuare. Nessuno potrà essere libero finché la Palestina non sarà libera.</em></p>
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		<title>Prof. Foad Aodi: corridoi umanitari e dialogo per la Pace in Terrasanta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 06:46:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17236" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p><em><br></em></p>



<p>Il Prof. Foad Aodi (membro della commissione Salute globale Fnomceo e Docente a contratto all&#8217;Università di Tor Vergata) fornisce dati sulla situazione sanitaria &#8211; e non solo &#8211;  a Gaza, aggiornata a ieri, 25 ottobre 2023 e lancia il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Ecco il bilancio della situazione sanitaria umanitaria come ci riferiscono i nostri medici dell&#8217;Unione Medica Euromediterranea (UMEM) a Gaza che sono in contatto dal 07.10 con il Presidente Amsi (Associazione Medici di origine straniera in Italia) e Umem (Unione Medica Euromediterranea)<strong><u>: </u></strong>tutti gli ospedali sono fuori uso. Mancano in particolare: la corrente, acqua, farmaci, sangue , medici specialisti e tutto quello che serve per gli ospedali.</p>



<p>Più di 6500 morti di cui più di 2700 bambini,  più di 16.000 mila ferriti di cui il 70% sono bambini e donne. Più di 3700 bambini soffre di malattie infettive, di scabbia, presentano sintomi di patologie gastrointestinali, malattie dermatologiche, diarrea, intossicazioni alimentari per mancanza di acqua e cibo pulito; c&#8217;è, quindi, il rischio di una pandemia di colera.</p>



<p>Più di 7000 feriti negli ospedali che aspettano le cure, mancano anestetici, alcool per curare e operare i feriti. I pazienti stanno per terra e nei corridoi; le patologie più frequenti sono di natura ortopedica, neurochirurgica, di chirurgia generale, ustioni, intossicazioni polmonari; malattie pediatriche, ginecologiche, otorinolaringoiatra, psicologia e chirurgia vascolare, infarti ed ictus. </p>



<p>Più di 1300 pazienti hanno bisogno di dialisi; si utilizza l&#8217;aceto per disinfettare i feriti; più di 200 aborti prematuri.</p>



<p>Oltre 2000 persone sono scomparse sotto le macerie di cui il 50% sono bambini; urge un corridoio sanitario con più di 300 camion al giorno per far rifunzionare gli ospedali, come chiede Aodi,  a nome dei movimenti di cui fa parte, oltre il cessate il fuoco e il dialogo per una conferenza internazionale di pace in Terrasanta.</p>
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