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	<title>partiti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Frode o golpe de Estado?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 10:58:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17632" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/el.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Abbiamo un nuovo presidente eletto dal popolo venezuelano nelle elezioni presidenziali con il 67% dei voti a livello nazionale e internazionale, i seggi elettorali digitalizzati fino a questo momento 31/07/24, ore 13.19 rappresentano l&#8217;81,21%. Manca ancora quasi il 20% dei seggi elettorali da digitalizzare, ma questa percentuale potrebbe solo aumentare. Il nome del nostro presidente eletto è EDMUNDO GONZÁLEZ<br>URRUTIA. Non dimenticatelo.<br>Il dittatore Nicolás Maduro ha compiuto la sua ultima frode elettorale, c’è chi parla piuttosto di Golpe de Estado. Frodi elettorali erano era già successe in passato, abbiamo imparato in questi anni, abbiamo fatto tesoro delle esperienze passate e questa volta ci siamo preparati molto bene. La campagna elettorale e la macchina per preparare i volontari e le elezioni da parte della “Mesa de la Unidad Democratica” (MUD) è stata perfetta. Ognuno dei protagonisti di questa storia, dai famosi “comanditos” (gruppi di cittadini che<br>lavoravano insieme con un obiettivo comune), ai radar (cittadini che raccoglievano informazioni di prima mano, le verificavano e le inviavano al comando elettorale della MUD), ai rappresentanti nei seggi elettorali (grandi protagonisti di queste elezioni) hanno reso possibile la trasparenza dei voti e gli evidenti brogli commessi dal dittatore.<br>A dispetto di quello che dicono i giornali italiani e di come introducono l&#8217;argomento di queste elezioni e del regime di Maduro, le informazioni che vi diamo in peridirittiumani sono quelle che arrivano direttamente dal Venezuela, senza passare per agenzie di stampa, filtri o manipolazioni varie.<br>Il popolo è sceso in piazza immediatamente, già il 29 mattina si era svegliato per strada, subito dopo che il primo bollettino del CNE era stato trasmesso in televisione e con la massima impunità aveva annunciato quello che temevamo, ovvero che il dittatore aveva vinto con il 51% dei voti. FRODE. Chiaro e evidente.<br>La grande prova è il verbale firmato e sigillato che esce da ogni seggio elettorale. Come si dice, carta canta!<br>Non c&#8217;è altro da dire. Il CNE non pubblica i verbali di cui dice di essere in possesso. La MUD sta facendo del suo meglio per dimostrarlo attraverso canali legali e ufficiali, come ha sempre fatto. Un&#8217;altra informazione<br>importante è che la rappresentante nazionale davanti ai seggi del paese, incaricata dalla MUD per verificare, la deputata Delsa Solorzano, non è mai riuscita ad accedere alle strutture del CNE per verificare che quanto affermato dal regime nel primo bollettino fosse vero. La MUD non è mai riuscita a verificare quel famoso 51%. Perché non è riuscita a verificarlo? Perché non esiste.<br>Né Maria Corina Machado, né González Urritia, né la MUD hanno chiamato alla rivolta, ai disturbi. Il popolo è sceso dai “barrios” di sua spontanea volontà, perché queste persone, martoriate da 25 anni, non hanno nulla da perdere e ora difendono la democrazia e soprattutto difendono il LORO voto, come lo stiamo difendendo tutti noi in Venezuela e in tutto il mondo. Avremo il nostro rendiconto democratico, dobbiamo solo aspettare ancora un po&#8217;.<br>Il dittatore sta cercando in tutti i modi di legalizzare la frode, manipolando la legge a suo piacimento, falsificando i verbali, inventando cifre e presentando un ricorso alla Corte Suprema di Giustizia (sempre gestita da lui) per chiarire e certificare i risultati del 28 luglio. Dichiara di essere pronto a presentare il 100% dei verbali, come abbiamo appena detto, falsificati. In poche parole, se la canta e se la suona. Il CNE pubblica il falso, il dittatore rivendica il falso e fa ricorso a sé stesso, per difendere sé stesso. Mi spiego?<br>Impunemente.<br>Il mondo invia comunicati ufficiali, deputati e parlamentari intervengono nelle varie sedi governative del mondo, maree di tweet e messaggi Instagram vanno e vengono, da Biden a Elon Musk, ma la verità è che l&#8217;usurpatore è lì e non vuole andarsene, continuerà a commettere crimini per rimanere al suo posto e continuare a tenere in ostaggio il Paese. Non penso faccia una piega con tutti questi messaggi, tweet e documenti firmati che arrivano dal mondo. La situazione si evolve di ora in ora, nel bene e nel male. Le speranze non sono perse e la giustizia deve ancora arrivare. Si teme per la vita di Maria Corina Machado e di Edmundo Gonzalez Urrutia, si teme per la vita di tanti venezuelani che vogliono giustizia e far prevalere i loro diritti, si teme per la libertà del paese, di teme per la “Democrazia” che costantemente è messa alla prova. Continueremo a informare.</p>
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		<title>Le critiche al governo italiano per la mancata adesione a una dichiarazione europea sui diritti della comunità LGBT+</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2024 09:14:55 +0000</pubDate>
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<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Era un documento perlopiù simbolico, l&#8217;Italia non lo ha firmato insieme ad altri 8 paesi e ne è nata una polemica politica</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17559" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (S), con la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella (D), durante il convegno sulla transizione demografica in Europa, Roma, 12 aprile 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Venerdì sera si è saputo che l’Italia non ha aderito a una dichiarazione del Consiglio dell’Unione Europea che aveva l’obiettivo di promuovere nei paesi membri politiche di uguaglianza e rispetto dei diritti umani verso le persone della comunità LGBT+. Ne sono nate molte critiche al governo italiano di Giorgia Meloni, soprattutto da membri dei partiti dell’opposizione.</p>



<p>Il Consiglio dell’Unione Europea è l’organo in cui sono rappresentati i governi dei 27 paesi membri e detiene il potere legislativo insieme al parlamento. La dichiarazione era stata proposta dalla presidenza di turno belga in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia: è&nbsp;<a href="https://belgian-presidency.consilium.europa.eu/media/kvibjar1/declaration-final.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">un documento</a>&nbsp;dal valore perlopiù simbolico e senza particolari effetti concreti, che ribadisce concetti e valori già affermati in diversi trattati europei. Decidere di non aderire è insomma una presa di posizione politica, più che il tentativo di evitare imposizioni di qualche tipo: non hanno firmato il documento Italia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, 9 paesi su 27.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://adv.ilpost.it/~vda/___/s.php/?_=_&amp;bannerid=1665857&amp;campaignid=310013&amp;zoneid=101472&amp;loc=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2024%2F05%2F18%2Fcritiche-governo-dichiarazione-europea-diritti-lgbt%2F&amp;referer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F&amp;cb=a5bdbf6b9e&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>L’agenzia di stampa&nbsp;<em>Ansa&nbsp;</em>ha contattato il ministero della Famiglia e delle Pari opportunità, competente sul tema, per chiedere come mai l’Italia abbia deciso di non aderire alla dichiarazione: fonti del ministero, ma non direttamente la ministra Eugenia Roccella, hanno riferito che il motivo è che la dichiarazione sarebbe troppo «sbilanciata sull’identità di genere, quindi ricalcherebbe fondamentalmente il contenuto della legge Zan».</p>



<p>Il disegno di legge (ddl) Zan è una&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/06/ddl-zan-guida-critiche/?utm_source=rss&utm_medium=rss">proposta di legge</a>&nbsp;di cui si è parlato molto negli ultimi anni ma mai approvata dal parlamento, che prende il nome dal deputato del Partito Democratico che l’aveva avanzata, Alessandro Zan. Il PD era stato il principale partito promotore della legge, insieme al Movimento 5 Stelle, mentre la destra l’aveva fortemente osteggiata. Il disegno di legge interveniva&nbsp;su due articoli del codice penale e ampliava la cosiddetta legge Mancino inserendo accanto alle discriminazioni per razza, etnia e religione (già contemplate) anche le discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Introduceva poi una serie di azioni per prevenirle.</p>



<p>A differenza della dichiarazione del Consiglio dell’Unione Europea, insomma, interveniva su materie giuridiche specifiche e avrebbe introdotto modifiche al codice penale italiano: la destra infatti per criticarlo aveva sempre sostenuto che il ddl Zan minacciasse la libertà di opinione e che in più non fosse necessario, perché i reati di omotransfobia rientrano già in un’aggravante comune del codice penale.</p>



<p>La dichiarazione del Consiglio invece contiene varie richieste di impegno su temi molto generici per «il continuo avanzamento dei diritti umani delle persone LGBTIQ in Europa». Tra questi ci sono, per esempio: l’«impegno a promuovere l’uguaglianza e a prevenire e combattere la&nbsp;discriminazione, in particolare sulla base dell’identità di genere»; «far progredire ulteriormente la protezione legale e il riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone LGBTIQ»; «impegnarsi a continuare a sostenere il lavoro di accettazione sociale delle persone LGBTIQ»; insieme ad altri impegni simili (il testo integrale si può leggere&nbsp;<a href="https://belgian-presidency.consilium.europa.eu/media/kvibjar1/declaration-final.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>).</p>



<p>La segretaria del PD, Elly Schlein, ha criticato molto la decisione del governo, dicendo che «non è accettabile» e facendo notare che l’anno scorso invece lo stesso governo aveva firmato una dichiarazione simile proposta sempre per la Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia: «Quest’anno non lo ha fatto per fare campagna sulla pelle delle persone discriminate», ha detto Schlein. Altre critiche simili sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle, mentre Ivan Scalfarotto di Italia Viva, responsabile Esteri del partito, ha sostenuto che questa decisione «mina la credibilità internazionale» del paese, «accomunandolo a nazioni dove i diritti da sempre sono negati e lo Stato di diritto soffre».</p>
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		<title>Tomás Hirsch: una Costituzione rivoluzionaria per il Cile e per l’intera umanità</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 09:04:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="579" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16548" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/tomas-hirsch-campana-apruebo-820x579-1-768x542.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Il 4 settembre il Cile voterà per approvare il testo della nuova Costituzione. Questo evento storico è largamente ignorato o poco seguito dai media, soprattutto da quelli europei. Ne abbiamo parlato con Tomás Hirsch, deputato di Acción Humanista e soprattutto attivista politico che ha seguito fin dall’inizio l’intera questione costituzionale.</em></p>



<p><strong>Gli umanisti hanno sempre messo in cima alle loro priorità la necessità di una nuova Costituzione in Cile. Tomás, potresti fare un breve riassunto di come siamo arrivati a questo plebiscito?</strong></p>



<p>Questo plebiscito è il risultato di una lunga lotta del popolo cileno, di varie organizzazioni sociali e partiti politici. Molti credono che l’origine sia nelle proteste del 18 ottobre 2019, ma la cosa è iniziata molto prima. Già quando, nel 1980, la Costituzione della dittatura è stata proclamata a ferro e fuoco, abbiamo iniziato a organizzare e mobilitare i vari movimenti sociali e partiti politici per avere una Costituzione democratica. Inoltre, porre fine alla Costituzione del 1980 era uno degli impegni del primo governo dopo la dittatura, che però non è stato rispettato.</p>



<p>Per noi umanisti questa è sempre stata una delle richieste fondamentali per cui ci mobilitavamo; quando ero candidato alle elezioni presidenziali abbiamo fatto un gesto che è rimasto impresso nella memoria del Cile, ossia gettare nella spazzatura la Costituzione di Pinochet. Questo atto, che ha scandalizzato alcuni potenti e i membri dell’élite politica, economica e militare del nostro Paese, ha risuonato profondamente nel nostro popolo.</p>



<p>Questa mobilitazione è continuata per decenni, fino a quando, dopo la rivolta dell’ottobre 2019, per dare corso e incanalare le diversissime richieste sociali si è giunti alla convinzione che non si trattava di sistemare uno o due aspetti dell’attuale legislazione, ma di andare al cuore del modello. E questo significava partire dal presupposto che viviamo da decenni sotto una Costituzione profondamente antidemocratica sia nella sua origine che nel suo contenuto, che non garantisce alcun diritto, che stabilisce differenze brutali tra una piccola minoranza e le grandi maggioranze del Paese.</p>



<p>Fu allora che si raggiunse un accordo per procedere verso una nuova Costituzione generata in democrazia. È stata eletta un’Assemblea Costituente (nell’ottobre del 2020, N.d.A.), che ha elaborato una proposta per un anno ed è questa proposta che sarà votata il 4 settembre con due opzioni: approvo o rifiuto. In un primo plebiscito, l’80% degli elettori ha votato a favore di una nuova Costituzione e lo stesso 80% ha votato a favore del fatto che fosse redatta da membri dell’Assemblea Costituente eletti a tale scopo e non da parlamentari. Così sono iniziati i lavori di questa Assemblea, la prima al mondo completamente paritaria, con il 50% di uomini e il 50% di donne, con un’ampia partecipazione di rappresentanti degli 11 popoli nativi e con una significativa presenza di indipendenti.</p>



<p>Se il testo proposto viene approvato, inizia il processo di implementazione della nuova Costituzione e di generazione delle centinaia di leggi che devono essere promulgate per renderla realtà; se viene respinto, la Costituzione della dittatura viene formalmente mantenuta. Tuttavia c’è già un accordo sul fatto che il mandato popolare ha chiesto la stesura di una nuova Costituzione e quella attuale, sebbene ancora in vigore dal punto di vista legale, è già morta politicamente e nel cuore del popolo cileno. Pertanto, anche se il testo verrà respinto nel plebiscito, promuoveremo la creazione di una nuova Assemblea Costituente per presentare un nuovo progetto che possa essere approvato.</p>



<p>Ma naturalmente speriamo e siamo convinti che l’approvazione vincerà e che avremo una nuova Costituzione a partire dal 4 settembre.</p>



<p><strong>La nuova Costituzione cilena è stata definita d’avanguardia e rivoluzionaria. Quali sono, secondo te, i suoi punti più importanti?</strong></p>



<p>Non c’è dubbio che questa nuova Costituzione sia assolutamente all’avanguardia e rivoluzionaria, perché non solo pone fine a una Costituzione generata sotto una dittatura, che come abbiamo già detto è antidemocratica nella sua origine e nel suo contenuto, ma soprattutto perché ci permette di affrontare le sfide del XXI secolo in modo nuovo e migliore. In questa Costituzione sono presenti i diritti della natura – e credo che sia la prima volta al mondo – così come la protezione delle altre specie, riconoscendole come esseri senzienti. Viene data particolare enfasi alla cura dell’ambiente e al riconoscimento della crisi climatica attuale, che viene segnalata come una delle sfide da affrontare.</p>



<p>È una Costituzione che dal primo all’ultimo articolo garantisce, protegge, incoraggia e promuove l’uguaglianza di genere, i diritti della diversità e della dissidenza sessuale e include i diritti delle persone transgender, questioni che non erano mai state considerate prima.</p>



<p>La nuova Costituzione definisce il Cile come un Paese plurinazionale in cui sono riconosciuti gli 11 popoli indigeni originari del nostro Paese, una novità assoluta. L’acqua viene ripristinata come bene comune che non potrà mai essere privatizzato e lo stesso vale per il mare e per le risorse naturali. La nuova Costituzione promuove inoltre la democrazia partecipativa diretta con iniziative di legge popolari, revoca del mandato, revoca popolare delle leggi e referendum municipali. In altre parole, si struttura lo Stato in base alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica.</p>



<p>È una Costituzione che garantisce i diritti sociali in modo molto importante; l’articolo 1 definisce il Cile come uno Stato sociale e democratico basato sullo Stato di diritto, plurinazionale, interculturale, regionale ed ecologico. Credo che l’articolo 1 sintetizzi in modo molto profondo un cambiamento culturale strutturale del nostro Paese e per questo ci dà tanta speranza di avanzare verso la costruzione di un Paese più giusto, più democratico, più partecipativo, più decentrato e con più diritti per tutti.</p>



<p><strong>Alcuni sondaggi danno un risultato incerto a favore dell’approvazione: qual è la tua impressione in base all’azione quotidiana in campagna elettorale?</strong><strong></strong></p>



<p>E’ vero, i sondaggi continuano a mostrare un risultato in cui il rifiuto è vincente. Tuttavia, nelle ultime settimane c’è stato un cambiamento di tendenza e l’approvazione sta aumentando di due o tre punti ogni settimana. Credo che nei sondaggi delle prossime due settimane assisteremo a una sua vittoria. Non ho dubbi che il 4 settembre vinceremo, perché c’è un’immensa maggioranza di cileni che vuole una nuova Costituzione che garantisca tutti questi diritti.</p>



<p>Tuttavia, quello che è successo in questi mesi è stata una campagna brutale da parte della destra, che ha diffuso fake news e manipolato l’informazione grazie al controllo che ha su tutti i media – canali televisivi, giornali, stazioni radio e anche attraverso le reti sociali – con campagne multimilionarie in cui hanno soprattutto squalificato la proposta basandosi su falsità, vere e proprie falsità: sostengono che le persone si vedranno portare via la casa, che i loro fondi pensione saranno espropriati, che i popoli nativi controlleranno il sistema giudiziario. Insomma, una serie di bugie incredibili, ma che in molti casi sono state credute dai cittadini e hanno generato paura, incertezza, dubbio, ed è questo che negli ultimi tempi si è riflesso in una possibile prevalenza del voto di rifiuto. E’ chiaro però che questa tendenza si sta invertendo, perché nell’ultimo mese le forze che sostengono l’approvazione sono scese in piazza in massa e sono andate nei quartieri a parlare con la gente. Stiamo portando avanti una campagna chiamata “due milioni di porte per l’approvazione”, che parla con le famiglie, cosa che il rifiuto non può fare perché non ha il sostegno popolare.</p>



<p>Quindi in quest’ultimo mese, come è successo nel ballottaggio presidenziale dello scorso anno, siamo fiduciosi che il risultato volgerà a favore dell’approvazione<a href="https://www.pressenza.com/it/2022/08/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/#_ftn1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>.</p>



<p><strong>Cosa possiamo fare noi, dal resto del mondo, per sostenere questo processo costituente?</strong></p>



<p>Penso che il sostegno che possiamo ricevere dal resto del mondo sia molto importante: in primo luogo, per motivare le comunità cilene che vivono in altri paesi a partecipare, a votare, a essere presenti: questa nuova Costituzione significa anche migliori condizioni per loro. In secondo luogo, per aiutare a diffondere il testo anche in altri paesi. In terzo luogo, per mostrare attraverso le reti il sostegno all’approvazione e a coloro che stanno lottando duramente per questo.</p>



<p>Penso che queste siano alcune azioni molto concrete che si possono realizzare in altri Paesi e che senza dubbio aiuterebbero molto nella campagna per l’approvazione di una nuova Costituzione in Cile.</p>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2022/08/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/#_ftnref1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;<em>Si riferisce ai sondaggi che davano Boric perdente al secondo turno, in cui l’attuale Presidente del Cile ha poi vinto con ampio margine, N.d.T.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/08/24/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/">Tomás Hirsch: una Costituzione rivoluzionaria per il Cile e per l’intera umanità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Appello alle forze politiche che si candidano alle elezioni parlamentari del 25 settembre 2022</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 08:59:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di ASGI Con l&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche previste per domenica 25 settembre l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha ritenuto opportuno e urgente elaborare un elenco&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="423" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-1024x423.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16535" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-1024x423.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-300x124.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-768x318.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di ASGI </p>



<p>Con l&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche previste per domenica 25 settembre l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha ritenuto opportuno e urgente <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/xQ91zXaQCixSgyVjRxUQYmDM7jdu1lJZbZFK3Q3-9gvDfMZvD95355aF6ExcyAonJW6KR6lkkYRpGoLjNGWp0wpUUPvlyPm6u56Iq3WcgUJnutSMy9IMOQKtwOf4CGstuj0-yYJqXXc1dJ7GvXu6ozO1EWeTUaZkDuA1Mu6SIK_PNGiv6y0_yyZc8iPBQVq7ee7ZuPzztwvwlAOZehVFFh0mYuydUEH_4ubScbFERwIXC4VusIxw7rYGDYeYs4rgNc_mJl7q4_S_R4zSn9rANtm1PdqfHwrOXcykilAV1DG0ztHEytOyYgAb0Nu_4jJRWlO16oHhtv1RLPMqSJl41tbyrv9EjxtNyRqUzglcB1pDjAb62SiAn_BbJ3WCeIMzCAC6zDSwmB-xZMg2WsNopjg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>elaborare un elenco di priorità da sottoporre ai candidati e alle candidate</strong></a>, come già accaduto a partire dal 2013. Al tempo quando l&#8217;ASGI chiedeva l&#8217;impegno a sottoscrivere i contenuti di <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/yf80cveO_XfQg114syXDD_2cRwf2_AJ79oAUbUnD00lOCStfKSA48T4NSjECr16j-IFR60oey8LgV1brrRHnjRACa6OhQTuRmGuEu_woRoQV21iqngqw3LcvSNZsVjx5jnfKaO_oC9-bihFi5MUzSUqrwCx_fMfvdoSvCF5jSlHIo7O5t8yN86G1uCbSjubCQzhxTdjUZ3EXFDwic8uzojZEVuSMn1XJg_pqTH0WTZEHKC2TLbHYz11OfNEFX6oIBiaKTDY23OYs4_7MRdcvz0N7pDrUuTCgloi-vl8kn32dNKvRUPGkqAQVHMT1uC4glz_As-_NJisgoQyMRHbU5uPBurm8cg6MBBnBG889P7SFWFqjQuDOkLedkZ1V2V3fPbxgWlELSl-4GbCzXLOsBafk6cp_L8PTYUYA3w?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un manifesto in 10 punti</a>, i temi dell’immigrazione e dei diritti di cittadinanza risultavano troppo assenti nei programmi elettorali dei partiti. A quasi 10 anni da allora, ci troviamo in una situazione profondamente cambiata dove<strong> oggi si rischia, al contrario, la strumentalizzazione dei temi dell&#8217;immigrazione,</strong> la diminuzione della tutela dei diritti per chi chiede protezione o viene sfruttato e il perdurare del mancato riconoscimento dei diritti di cittadinanza e di uguaglianza a quanti vivono in Italia, e spesso vi sono nati, ma non sono riconosciuti cittadini italiani. <strong>Per ogni punto proponiamo alcune sintetiche misure, concrete e non demagogiche</strong>, volte a promuovere adeguate politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri nel rispetto dei diritti fondamentali previsti dalle normative italiane, europee e internazionali . <strong>A chi si candida a far parte del Parlamento italiano chiediamo di impegnarsi con coraggio </strong>nella nuova legislatura per una riforma che porti l&#8217;Italia ad adeguare le norme del diritto dell’immigrazione, dell’asilo e della cittadinanza alle attuali esigenze della società. Società che si è nel frattempo consolidata e va guidata ad affrontare nuove sfide derivanti dalle crisi internazionali e dal cambiamento climatico, <strong>rafforzandone i legami di uguaglianza e di comunità così come sanciti dai principi costituzionali e dai trattati internazionali</strong>, e non  creando divisioni sociali.</p>



<p></p>



<p>A questo link gli 10 punti:    </p>



<p><a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/eH47-3IaAOED41rwJM_yoVWZVQcUT_MDPcMa-J63mMOgqMEVKaxrseGKHY7Z9UAg_B8y9Wo3M8Ueo36Ev2I6GcqgMSyHVFbpas0ImBsbGszHJM-Id_XH9KEEMz1HY7bgD4J_6xn_PVzDmQ1eIIyaO5-yKeIrF0WE-JBlarkK01iKBehuruGV3Mhlcng28waBZ1leGkOU44iHc50Fp2lt1RWg6d7xenhOxstsN3ieYnceW_z34O4YuP6H-sAJOzMFra5_6UxE5x73veBZaxRA_pCZLtTRiEkDLBPNZV8sYlNAZEKakBAMii_Kk3lFnlWfv04esfOCzxEkOIVWye_eHsmBR9mLHayyeIDnSPSCrJIV5gSYoSrsMyczuw4v_TmHJdMPXXoLRA13EAyfTO5-1K41J69gxHfB?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/eH47-3IaAOED41rwJM_yoVWZVQcUT_MDPcMa-J63mMOgqMEVKaxrseGKHY7Z9UAg_B8y9Wo3M8Ueo36Ev2I6GcqgMSyHVFbpas0ImBsbGszHJM-Id_XH9KEEMz1HY7bgD4J_6xn_PVzDmQ1eIIyaO5-yKeIrF0WE-JBlarkK01iKBehuruGV3Mhlcng28waBZ1leGkOU44iHc50Fp2lt1RWg6d7xenhOxstsN3ieYnceW_z34O4YuP6H-sAJOzMFra5_6UxE5x73veBZaxRA_pCZLtTRiEkDLBPNZV8sYlNAZEKakBAMii_Kk3lFnlWfv04esfOCzxEkOIVWye_eHsmBR9mLHayyeIDnSPSCrJIV5gSYoSrsMyczuw4v_TmHJdMPXXoLRA13EAyfTO5-1K41J69gxHfB?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Lo &#8220;Ius Scholae&#8221;: è la prova del 9 per tutte le forze politiche </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 08:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amsi ,Co-mai e il Movimento Uniti per Unire: dopo tante delusioni ,annunci e promesse del passato questa volta le forze politiche non avranno scusanti Che cosa è la nuova proposta con lo Ius Scholae?&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/07/05/lo-ius-scholae-e-la-prova-del-9-per-tutte-le-forze-politiche/">Lo &#8220;Ius Scholae&#8221;: è la prova del 9 per tutte le forze politiche </a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16448" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></figure>



<h2><em>Amsi ,Co-mai e il Movimento Uniti per Unire: dopo tante delusioni ,annunci e promesse del passato questa volta le forze politiche non avranno scusanti</em></h2>



<p><strong>Che cosa è la nuova proposta con lo Ius Scholae</strong>? <em>La cittadinanza italiana può essere acquisita dal minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Il minore deve risiedere legalmente in Italia e deve aver frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi la scuola primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso. Il requisito della minore età si considera riferito al momento della presentazione dell&#8217;istanza o della richiesta da parte di uno dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. La misura è stata modificata durante l&#8217;esame in commissione: è stata aggiunta la condizione della conclusione &#8220;positiva&#8221; dei 5 anni di elementari per ottenere la cittadinanza. Approvato anche l&#8217;emendamento che introduce la possibilità di considerare anche percorsi di formazione professionale per acquisire il diritto. È stato eliminato il requisito che imponeva che la richiesta fosse presentata da entrambi i genitori (quindi in linea teorica ora è sufficiente che uno dei due inoltri la domanda). Altra novità importante dopo i lavori della Commissione è l&#8217;eliminazione dal testo del requisito della residenza in Italia &#8220;ininterrotta&#8221;.&#8221;</em></p>



<p><em>Negli ultimi 13 anni abbiamo assistito a tanti annunci, promesse e proposte per quanto riguarda la riforma della cittadinanza italiana senza mai vedere realizzare una di queste proposte. 15 anni fa abbiamo iniziato a proporre di abbreviare il periodo della pratica della cittadinanza italiana a 5 anni e di promuovere cittadinanza per i figli dei migranti dopo un ciclo scolastico. Ci auspichiamo che questa volta le forze politiche abbiano il coraggio di andare avanti fino in fondo e impegnarsi in modo trasparente, senza finalità politiche e elettorali con lo scopo di prepararsi alla prossima campagna elettorale, come è successo in passato. Noi siamo stati tra le prime associazioni convocate dal presidente Giuseppe Brescia (Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e Relatore del provvedimento) per avanzare le nostre proposte a riguardo. Il Presidente Brescia è stato molto disponibile ad ascoltare tutte le nostre proposte e criticità. Abbiamo ribadito come sempre, tramite il nostro manifesto #BuonaImmigrazione basato sull&#8217;immigrazione programmata e sul rispetto del principio &#8220;Diritti e Doveri&#8221;, l&#8217;importanza della riforma della cittadinanza italiana e il coinvolgimento di tutti i migranti padri ,madri ,figli e nipoti visto che stiamo arrivati ormai alla terza e quarta generazione, come proponiamo ormai da anni con i nostri movimenti. Per essere un cittadino italiano bisogna amare l&#8217;Italia e avere il senso dell&#8217;appartenenza e il coinvolgimento alla vita quotidiana rispettando legge, abitudini culturali e religiose.</em></p>



<p><em>Nella stessa misura i cittadini e i professionisti di origine straniera ed i loro figli hanno il diritto di sentirsi cittadini di serie A e rispettare i loro diritti visto che rispettano i loro doveri. Questa volta sicuramente è la prova del 9 per tutte le forze politiche sia pro che contro la proposta per vedere effettivamente l&#8217;impegno politico di ogni partito. Gli esiti negativi delle proposte e gli annunci del passato hanno creato molta delusione ed illusione tra i cittadini di origine straniera ed i loro figli in Italia. Inoltre, questa delusione ha contribuito a modificare le percentuali di appartenenza e fiducia verso i partiti italiani sia a sinistra che a destra e al centro. </em></p>



<p><em>Per questo, avvertiamo tutti i partiti italiani di non giocare e strumentalizzare sulla pelle dei migranti e dei loro figli, per fini politici ed elettorali ,anche perché&#8217; i cittadini e i professionisti di origine straniera sono molto maturi e intelligenti a capire la vera realtà e la sincerità delle forze politiche per questo le forze politiche questa volta non avranno scusanti<strong>. Così<em><strong> dichiara il Presidente dell&#8217;Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia), già 4 volte consigliere Omceo di Roma </strong></em></strong></em></p>
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		<title>Un nostro commento sul dl Zan</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 14:22:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un commento di Andrea de Chiara sul dl Zan. Diffondiamo la vera informazione, non quella che vogliono farci credere. Perchè è stato affossato?</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15769" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p>Un commento di Andrea de Chiara sul dl Zan. Diffondiamo la vera informazione, non quella che vogliono farci credere.</p>



<p>Perchè è stato affossato?</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Perché il DDLZAN é stato affossato? Ecco il mio punto di vista" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/pAdyHvp8hmU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Perchè il DDl Zan sta subendo così tanto ostracismo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 09:26:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha chiesto al giornalista e attivista Andrea De Chiara di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Manifestazione Pride &#8216;Per la legge Zan e molto di più: non un passo indietro&#8217;, 5 giugno 2021 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO</figcaption></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto al giornalista e attivista <strong>Andrea De Chiara </strong>di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente video viene illustrato uno dei motivi. Il dibattito è acceso e vorremmo conoscere la vostra opinione, care e cari lettori. </p>



<p>Seguiteci e scriveteci&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="PERCHÉ IL DDL ZAN STA SUBENDO COSÌ TANTO OSTRACISMO?" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/apq8ksihW48?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Ancora sul Perù. Aggiornamenti politici</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 09:22:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14839" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>di Veronica Silva Alvarado</p>



<p>Quello che succede in Perù nell’ultime settimane sicuramente ha portato l’attenzione su questo paese di cui non si hanno molte notizie dai giornali italiani; si sente parlare poco del Perù, abbiamo notizie poco precise e sono queste le motivazioni per cui scriviamo anche questo articolo, anche se per parlare della sua classe politica attuale decadente ci vorrebbe più di un articolo, ma possiamo andare indietro di qualche anno. Partiamo dagli anni &#8217;90 sicuramente un periodo buio per il paese durante il quale molti collettivi e movimenti sociali e sindacali sono stati distrutti; in questo decennio buio hanno fatto togliere lo studio della Filosofia delle università peruviane e pure quello delle Scienze sociali, creando una generazione molto pragmatica e tecnico per creare, nell’immaginario collettivo, l&#8217;idea che tutti coloro che scendono in piazza siano comunisti/terroristi.</p>



<p>Con l’accrescere, poi, dell&#8217; apolitizzazione di una gran parte del popolo insieme alla visione della politica come un accessorio, tanti fenomeni criminali, come la corruzione e altri, si sono verificati nelle diverse istituzioni del paese che hanno determinato la grande crisi economica, sanitaria e lavorativa che attraversa.  La situazione è peggiorata, creando una crisi costituzionale e democratica con la destituzione del presidente Vizcarra con la motivazione: mancanza di capacità morale. Ma chi sono questi congressisti?</p>



<p>L’ex-presidente Vizcarra aveva dissolto il Congresso a inizio dell’anno dopo che molti di congressisti lo avevano minacciato, ma alcuni di questi furono rieletti e, ancora ancorati alla visione della politica dell’Ego, votarono a favore della destituzione di Vizcarra, ma questo non è tutto.</p>



<p>In quel periodo, in Perù, aprire una università era diventato un “business” in cui si maneggiavano cifre milionarie e molti proprietari di queste università fondarono un  proprio partito politico, università che molto spesso dopo un certo numero di anni chiudono e quelli che pagano caro sono i ragazzi che si trovano senza una laurea riconosciuta. Ma vediamo quali sono alcuni di questi partiti/universitari che hanno votato per la destituzione di Vizcarra:</p>



<p>· Partito “ podemos”: fondato da Jose luna Galvez fondatore dell’università Telesup</p>



<p>· Partito “alianza para el progreso” fondatore Cesar acuna fontadore dell’università Cesar Vallejo</p>



<p>Questi sono alcuni dei esempi di come i congressisti non vogliono la poltrona per seguire una agenda politica per il bene del paese ma per interessi propri.</p>



<p>A questo possiamo aggiungere interessi diversi che riguardano, ad esempio,  lo sfruttamento illegale delle miniere o il trasporto illegale. Sono 130 congressisti dei quali 68 sono pregiudicati o hanno delle sentenze in sospeso e se perdono l&#8217; immunità parlamentare molti di loro devono affrontare la giustizia peruviana.</p>



<p>Tutto questo ha portato a due morti e per la prima volta si parla di uccisione da parte dello Stato:  la polizia nazionale del Perù reagisce brutalmente alle manifestazioni: ricordiamo la manifestazione per difesa dell’ambiente dove sono state registrate  33 morti (tra poliziotti e autoctoni); a Lima si è parlato di etremisti/terroristi che non vogliono lo sviluppo per il paese. Il modello di sviluppo è estrattivista e selvaggio così come la visione politica è anche razziale: il paese è multi-culturale e andino, ma ancora oggi si ha una riluttanza per la parola “andino”.</p>



<p>Ma chi assumerà la responsabilità per queste morti ? Stanno facendo il possibile per far passare il tempo con la speranza che la gente poi si dimentichi, molti congressisti  hanno legami con i “fujimoristi” e con Antero Florez Araoz che rappresenta in carne e ossa il periodo buio della politica del paese.</p>



<p>Per tutti che loro che si indignano davanti a una ingiustizia, si deve far luce sulle morti dei manifestanti: Bryan e inti (inti significa <em>sole </em>in quechua) e le sue ultime parole sono state “sono capace di dare la vita per la mia patria”, un ragazzo che ha sempre lottato per un paese più giusto. Che si faccia giustizia e che la loro morte non sia invano, che sia l’inizio di un paese più giusto.</p>



<p>Il Perù ha una bella sfida, ma sono convinta che abbia la capacità di cominciare a scrivere una storia nuova per il paese, di non credere che la corruzione sia normale e dimostrare che è un popolo che ha memoria e dignità.</p>



<p>Prima di parlare di un patto politico si deve parlare di un patto sociale dove si possa costruire una società migliore, cominciando da una classe politica corrotta e priva di un senso di Bene comune.</p>



<p>I peruviani hanno una forza tramandata nell’inconscio collettivo dalla loro cultura millenaria, hanno affrontato dittature e colonizzazione violenta e, nonostante tutto questo, continua a vivere con  determinazione e allegria. Molti non riescono ad uscire dalla visione eurocentrica e non riescono a capire perché le nostre manifestazioni siano cosi vivaci, addirittura ridicolizzando la nostra idea di manifestare, ma noi scendiamo in piazza per affermare l’amore e la nostra determinazione e la “alegria” come resilienza.</p>
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		<title>Terminata la Campagna Welcoming Europe: per un&#8217;Europa che accoglie. Un&#8217;azione civile e politica</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/03/05/e-terminata-la-campagna-welcoming-europe-per-uneuropa-che-accoglie-unazione-civile-e-politica/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 06:27:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è da poco conclusa la campagna Welcoming Europe. L&#8217;evento di chiusura del 20 febbraio scorso è stato partecipato e interessante nei contenuti. Per chi volesse vederlo è disponibile su radio radicale: https://goo.gl/BknbYc Riproponiamo, di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/LOGO-WE-2018-16.04.2018.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-12167" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/LOGO-WE-2018-16.04.2018.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="283" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/LOGO-WE-2018-16.04.2018.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 822w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/LOGO-WE-2018-16.04.2018-296x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 296w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/LOGO-WE-2018-16.04.2018-768x779.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 283px) 100vw, 283px" /></a></div>
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<div>Si è da poco conclusa la campagna Welcoming Europe.</div>
<div>L&#8217;evento di chiusura del 20 febbraio scorso è stato partecipato e interessante nei contenuti.</div>
<div>Per chi volesse vederlo è disponibile su radio radicale: <a href="https://goo.gl/BknbYc?fbclid=IwAR2RpPzZdrTZPduysWPeZ480RhW-gpWJzGpWQd7_jn6isjJ1fFJxuFilDwU&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener nofollow" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://goo.gl/BknbYc?fbclid%3DIwAR2RpPzZdrTZPduysWPeZ480RhW-gpWJzGpWQd7_jn6isjJ1fFJxuFilDwU&amp;source=gmail&amp;ust=1551791216557000&amp;usg=AFQjCNEzWlkdqzSadMZIoJjxLlbLyaaFLQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://goo.gl/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />BknbYc</a></div>
<div></div>
<div>Riproponiamo, di seguito, le proposte della Campagna:</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/WhatsApp-Image-2019-02-20-at-13.30.15.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12166" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/WhatsApp-Image-2019-02-20-at-13.30.15.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1068" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/WhatsApp-Image-2019-02-20-at-13.30.15.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/WhatsApp-Image-2019-02-20-at-13.30.15-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/WhatsApp-Image-2019-02-20-at-13.30.15-768x513.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/WhatsApp-Image-2019-02-20-at-13.30.15-1024x684.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></div>
<div>
<p>Decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati, proteggere le vittime di abusi. Sono i tre obiettivi dell<b>‘Iniziativa dei cittadini europei</b> (ICE) “Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie”. Servono <strong>un milione di firme in 12 mesi</strong> in almeno 7 paesi membri.</p>
<h3></h3>
<h4><strong>1. </strong>Salvare vite non è reato – Vogliamo decriminalizzare la solidarietà</h4>
<p>In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà</p>
<p>Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato per aver offerto aiuto, assistenza o un rifugio a scopo umanitario. Il fine dei governi è quello di <strong>scoraggiare i volontari dal fornire aiuto umanitario</strong> e servizi di prima assistenza a coloro che hanno bisogno poiché credono che l’aiuto volontario possa costituire un fattore di attrazione per i flussi migratori.</p>
<p><strong>Vogliamo che la Commissione fermi quei governi che stanno criminalizzando i volontari</strong>. I cittadini europei dovrebbero essere in grado di offrire aiuti umanitari e assistenza a tutte le persone bisognose, indipendentemente dal loro status, senza timore di sanzioni o azioni penali. <strong>Vogliamo che la Commissione Europea modifichi in questo senso l’attuale direttiva dell’UE sul favoreggiamento</strong> (2002/90 /CE).</p>
<p><strong>#lumanitànonsiarresta</strong></p>
<p><strong>2. Liberi di accogliere i rifugiati – Vogliamo creare passaggi sicuri</strong></p>
<p>I migranti sfruttati spesso non sporgono denuncia perché corrono il rischio di essere arrestati, detenuti e rimpatriati a causa della loro condizione irregolare e perché incontrano difficoltà nel fornire delle prove e ricevere effettivamente un risarcimento e spesso non hanno accesso all’assistenza legale.</p>
<p>Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante. Le sponsorship private, inoltre, hanno un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni non governative, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati.</p>
<p>Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere</p>
<p><strong>#liberidiaccogliere.</strong></p>
<p><strong>3. I diritti umani sono inviolabili – Vogliamo proteggere le vittime di abusi</strong></p>
<p>Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.</p>
<p>Vogliamo proteggere tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, e garantire giustizia alle vittime di sfruttamento lavorativo e di violazioni dei diritti umani.</p>
<p><strong>Chiediamo protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia</strong>. Vogliamo introdurre in tutti gli Stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto nella normativa UE (le direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE del Consiglio/CE) e dalle legislazioni nazionali. Chiediamo tutele nel caso di violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere compiute da parte della Agenzia Europea della Guardia di Frontiera e Costiera, dei corpi militari impiegati nel controllo alle frontiere da parte dei singoli Stati membri e soprattutto delle forze dei paesi terzi sostenuti dall’UE o dai singoli Stati membri. Qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela, la Commissione Europea o il singolo Stato membro devono sospendere il supporto finanziario e tecnico fornito.</p>
<p>Chiediamo alla Commissione di mettere mano a una nuova legislazione per portare a compimento l’introduzione di <strong>canali di accesso per lavoro a livello europeo</strong>, colmare le lacune nel quadro giuridico dell’UE sulla migrazione legale e <strong>regolamentare i settori che riguardano i lavoratori non altamente qualificati</strong>.</p>
<p>Scarica il <a href="http://www.radicali.it/wp-content/uploads/2018/03/ECI-Testo_proposta_registrata_Commissione_Europea.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>testo della proposta registrata presso la Commissione Europea</strong></a></p>
</div>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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