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	<title>riforma Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>riforma Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 13:30:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it) Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante. Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto –&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="465" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17798" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<p></p>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante.</strong></p>



<p>Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto – Società della Ragione Onlus e Fondazione Franco Basaglia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti umani di un paziente psichiatrico, immobilizzato con forza e trattato con farmaci pesanti in un ospedale. Questa pratica è stata condannata come inumana e degradante. La recente sentenza della CEDU nel caso Lavorgna c. Italia rappresenta un precedente di grande rilievo per il sistema giudiziario italiano, poiché è la prima volta che la Corte condanna l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in un caso di contenzione meccanica e farmacologica all’interno di un reparto psichiatrico. La sentenza riconosce che il trattamento riservato al paziente durante la sua degenza presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale di Melzo è stato inumano e degradante, in violazione del divieto assoluto di trattamenti inumani e degradanti stabilito dall’articolo 3 della Convenzione.</p>



<p>Il caso coinvolge Matteo Lavorgna, diciannovenne all’epoca dei fatti, affetto da un disturbo psicotico non altrimenti specificato. Il giovane era stato ricoverato volontariamente il 30 settembre 2014 su consiglio del suo psichiatra, il quale aveva ritenuto necessario un intervento protetto per evitare che la situazione degenerasse. Tuttavia, in seguito a un episodio di aggressività verso i genitori durante una visita, lo SPDC aveva applicato misure di contenzione meccanica, immobilizzando Lavorgna al letto per quasi otto giorni consecutivi, nonostante fosse già sottoposto a pesanti sedazioni farmacologiche. Il ricorso, depositato presso la CEDU, si basava sulla denuncia del giovane per maltrattamenti e coercizione da parte del personale medico, con accuse riguardanti anche l’omissione di un’adeguata verifica sulla necessità di prolungare la contenzione meccanica, nonostante Lavorgna fosse in stato di calma apparente e sotto controllo medico. In Italia, la sua denuncia era stata archiviata dal tribunale, che aveva ritenuto legittimo l’uso della contenzione in quanto misura necessaria per evitare rischi futuri.</p>



<p>Nella sentenza del 7 novembre scorso, la Corte di Strasburgo ha stabilito che il trattamento subito da Lavorgna costituisce una violazione sostanziale e procedurale dell’articolo 3 della Convenzione. La Corte ha, infatti, evidenziato come la prolungata contenzione meccanica non fosse giustificabile, in quanto la condizione di pericolo che ne aveva determinato l’applicazione non persisteva più con tale intensità, mancando così di motivazioni oggettive e necessarie. Inoltre, la Corte ha censurato l’inefficacia dell’indagine condotta in Italia, non ritenendola conforme agli standard richiesti per un accertamento trasparente e indipendente. Gli interventi delle due associazioni sopracitate hanno contribuito in modo significativo alla decisione della Corte, sostenendo che, in assenza di norme chiare sui limiti della contenzione meccanica in ambito psichiatrico, tale pratica debba essere giustificata solo in casi di necessità assoluta e comprovata, come prevede l’articolo 54 del Codice penale. Le organizzazioni hanno evidenziato che la contenzione non può essere usata a scopo cautelare, ma esclusivamente per rispondere a un pericolo concreto e imminente, come confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana nel caso Mastrogiovanni.</p>



<p>La decisione della CEDU apre un’importante riflessione sulla necessità di stabilire regolamentazioni più precise e rigide in merito all’uso della contenzione in contesti psichiatrici. Il caso Lavorgna solleva interrogativi su un utilizzo della contenzione che appare non solo ingiustificato dal punto di vista della necessità medica, ma anche lesivo della dignità umana. Tale pratica si pone in contrasto con il principio di proporzionalità richiesto per le misure restrittive della libertà individuale. Inoltre, la sentenza sollecita una riforma dei protocolli sanitari italiani, poiché attualmente mancano norme specifiche che disciplinino la contenzione meccanica e farmacologica. La Corte Europea ha ribadito che la contenzione meccanica non deve essere considerata un intervento terapeutico, ma un mezzo di sicurezza, utilizzabile solo come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. La condanna dell’Italia segna, quindi, un passo significativo verso una maggiore tutela dei diritti delle persone affette da disturbi psichiatrici e potrebbe stimolare il legislatore italiano a intervenire con normative specifiche, in linea con gli standard di diritti umani delineati dalla CEDU e dalle linee guida del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT).Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani.</p>
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		<title>ASGI: diminuire gli anni per acquisire la cittadinanza italiana sia un inizio e non la meta di una riforma non più prorogabile</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 08:55:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17714" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><em>L’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione appoggia il referendum, che vede come un primo passo verso una riforma dove la cittadinanza non è un premio selettivo ma il risultato di una condivisione di vita, nelle diversità che caratterizzano ogni singola persona a prescindere dalla nazionalità.</em></p>



<p><a href="https://www.attivati.referendumcittadinanza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Campagna per il Referendum sulla Cittadinanza</a><a href="https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Firma ora!</a></p>



<p>ASGI sostiene l’iniziativa referendaria promossa dalle organizzazioni delle persone straniere di seconda generazione assieme ad altre realtà associative e politiche per l’abrogazione di una norma della legge n. 91/1992 sulla cittadinanza, con cui si intende ridurre da 10 a 5 anni il periodo di regolare soggiorno per presentare domanda di acquisto della cittadinanza italiana. Abrogazione che riguarda una parte dell’art. 9 di detta legge.</p>



<p>ASGI è consapevole che la modifica che il referendum si propone non cambia l’approccio alla cittadinanza che caratterizza la legge del 1992, lasciando amplissima discrezionalità al Ministero dell’interno sulla base di criteri da esso definiti e non dal legislatore, come invece impone la Costituzione (art. 10, co. 2 Cost.). Tuttavia, l’iniziativa referendaria è certamente un’occasione, non solo per riconoscere diritti alle persone straniere che vivono da tempo nella comunità nazionale (che lavorano a fianco dei lavoratori e della lavoratrici italiani/e , che frequentano le scuole con i ragazzi e le ragazze italiani/e, che vivono nei quartieri abitati da tutti, che frequentano lo sport come tutti e tutte, ecc.), ma anche per riproporre un diverso modo di intendere la cittadinanza, non più come premio selettivo ma come risultato di una condivisione di vita, nelle diversità che caratterizzano ogni singola persona a prescindere dalla nazionalità. La nostra è un’idea di riconoscimento dei diritti, compresa la cittadinanza che una persona straniera sceglie di chiedere, sulla base di una eguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.) e di una appartenenza alla vita sociale, culturale e politica italiana.</p>



<p>Per queste ragioni, pur consapevole del limite dell’iniziativa referendaria, ASGI ritiene che essa possa e debba rappresentare un piccolo, ma significativo, passo in avanti nella riforma della legge sulla cittadinanza. Non una meta, ma un inizio.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/09/referendum-popolare-abrogativo-in-materia-di-cittadinanza-9-settembre-2024.docx.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">i</a><object data="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/09/referendum-popolare-abrogativo-in-materia-di-cittadinanza-9-settembre-2024.docx.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" type="application/pdf"><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/09/referendum-popolare-abrogativo-in-materia-di-cittadinanza-9-settembre-2024.docx.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">referendum popolare abrogativo in materia di cittadinanza 9 settembre 2024.docxDownload</a></object></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Nigeria: fuori l’inglese dalle elementari e dentro le lingue locali</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 14:36:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da nigrizia.it) Il Ministro dell’educazione nigeriano ha annunciato un piano per sostituire l’inglese con le lingue locali nelle scuole primarie. La sfida di dover includere più di 600 lingue Il ministro dell’educazione della Nigeria&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/12/28/stay-human-africa-nigeria-fuori-linglese-dalle-elementari-e-dentro-le-lingue-locali/">&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Nigeria: fuori l’inglese dalle elementari e dentro le lingue locali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da nigrizia.it)</p>



<p></p>



<p>Il Ministro dell’educazione nigeriano ha annunciato un piano per sostituire l’inglese con le lingue locali nelle scuole primarie. La sfida di dover includere più di 600 lingue </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.nigrizia.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/12/galleria-foto_3x2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Il ministro dell’educazione della Nigeria Adamu Adamu&nbsp;ha annunciato ieri una nuova politica scolastica che prevede la sostituzione dell’inglese con&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/12/1/nigeria-junior-schools-to-teach-in-mother-tongues-not-english?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la lingua locale&nbsp;</a>nelle scuole primarie, per i primi 6 anni di insegnamento.&nbsp;</p>



<p>Secondo il piano denominato “National Language Policy” (Politica di lingua nazionale) l’inglese – l’unica lingua ufficiale del paese –&nbsp; sarà introdotto solo a partire dai gradi successivi di istruzione.&nbsp;</p>



<p>La decisione è stata motivata dal ministro stesso come una misura per facilitare l’apprendimento.&nbsp;«I bambini imparano meglio nella loro lingua locale»&nbsp;ha dichiarato Adamu.&nbsp;L’altra motivazione principale consiste nel preservare la ricchezza e varietà linguistica del paese.&nbsp;</p>



<p>Il piano è in vigore già da oggi, ma per vederlo messo in pratica bisognerà attendere la formazione degli insegnanti, e soprattutto, la preparazione del materiale didattico in lingue diverse dall’inglese.&nbsp;</p>



<p>Scontata quanto centrale è la prima domanda a riguardo: quante lingue verranno prese in considerazione?&nbsp;</p>



<p>In Nigeria, ce ne sono tre di dominanti: lo hausa, lo yoruba e l’igbo che, secondo stime non ufficiali, sono utilizzate da circa il 60% della popolazione.&nbsp;&nbsp;Ma queste tre rientrano in altrettanti macro-gruppi linguistici presenti nel paese, in cui si contano più di 600 lingue.&nbsp;</p>



<p>Non è noto, quante di esse verranno incluse nell’insegnamento pubblico.&nbsp;Per ora, il Ministro ha solo affermato che le scuole adotteranno la lingua prevalente nella comunità in cui si trovano.</p>



<p>Per dare un’idea della frammentazione linguistica del paese, è interessante guardare ai numeri, per quanto non ufficiali e approssimativi possono essere.&nbsp;</p>



<p>Secondo le stime più accreditate, la seconda lingua più diffusa nel paese (la prima rimane l’inglese) non è neanche una delle tre principali. Ma è l’inglese&nbsp;<em>pidgin</em>.&nbsp;</p>



<p>Quest’ultimo è il frutto del miscuglio tra inglese e lingue locali ed è parlata da circa 75 milioni di persone, perlomeno da quanto riportato dalla<a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-38000387?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;BBC</a>&nbsp;nel 2016; numero da rivedere al rialzo data la crescita della popolazione nigeriana negli ultimi anni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli amanti dell’<em>afrobeats</em>&nbsp;(il pop nigeriano sdoganato a livello mondiale) lo avranno già sentito, dato che i testi delle canzoni sono perlopiù in pidgin.&nbsp;</p>



<p>L’Hausa sarebbe invece utilizzato da circa 50 milioni di persone, lo Yoruba e l’Igbo da più di 20 milioni.&nbsp;</p>



<p>Tornando al disegno di legge: la sua tempistica e la stessa fattibilità non sono affatto scontate, soprattutto vista la crisi&nbsp;<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-quanto-manca-al-collasso?utm_source=rss&utm_medium=rss">economica</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-insicurezza-situazione-fuori-controllo?utm_source=rss&utm_medium=rss">securitaria</a>&nbsp;che agita il paese da qualche anno. Senza dimenticare le elezioni&nbsp;<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-elezioni-a-febbraio-aumenta-la-violenza-politica?utm_source=rss&utm_medium=rss">presidenziali</a>&nbsp;del febbraio 2023, che potrebbe portare al governo una maggioranza ostile a questa riforma.&nbsp;</p>



<p>Di certo c’è che si entra in un argomento classico di dibattito, che risale ai tempi in cui il colonialismo britannico impose l’inglese come lingua franca per la Nigeria, accorpando gruppi etnici e linguistici estremamente differenti l’uno dall’altro.&nbsp;</p>



<p>Insegnare in una lingua locale potrebbe riparare a quel torto di omologazione culturale? O rischierebbe di minare ulteriormente la coesione sociale del paese più popoloso d’Africa?&nbsp;(RV)</p>
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		<title>Lo &#8220;Ius Scholae&#8221;: è la prova del 9 per tutte le forze politiche </title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 08:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amsi ,Co-mai e il Movimento Uniti per Unire: dopo tante delusioni ,annunci e promesse del passato questa volta le forze politiche non avranno scusanti Che cosa è la nuova proposta con lo Ius Scholae?&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/07/05/lo-ius-scholae-e-la-prova-del-9-per-tutte-le-forze-politiche/">Lo &#8220;Ius Scholae&#8221;: è la prova del 9 per tutte le forze politiche </a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16448" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></figure>



<h2><em>Amsi ,Co-mai e il Movimento Uniti per Unire: dopo tante delusioni ,annunci e promesse del passato questa volta le forze politiche non avranno scusanti</em></h2>



<p><strong>Che cosa è la nuova proposta con lo Ius Scholae</strong>? <em>La cittadinanza italiana può essere acquisita dal minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Il minore deve risiedere legalmente in Italia e deve aver frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi la scuola primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso. Il requisito della minore età si considera riferito al momento della presentazione dell&#8217;istanza o della richiesta da parte di uno dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. La misura è stata modificata durante l&#8217;esame in commissione: è stata aggiunta la condizione della conclusione &#8220;positiva&#8221; dei 5 anni di elementari per ottenere la cittadinanza. Approvato anche l&#8217;emendamento che introduce la possibilità di considerare anche percorsi di formazione professionale per acquisire il diritto. È stato eliminato il requisito che imponeva che la richiesta fosse presentata da entrambi i genitori (quindi in linea teorica ora è sufficiente che uno dei due inoltri la domanda). Altra novità importante dopo i lavori della Commissione è l&#8217;eliminazione dal testo del requisito della residenza in Italia &#8220;ininterrotta&#8221;.&#8221;</em></p>



<p><em>Negli ultimi 13 anni abbiamo assistito a tanti annunci, promesse e proposte per quanto riguarda la riforma della cittadinanza italiana senza mai vedere realizzare una di queste proposte. 15 anni fa abbiamo iniziato a proporre di abbreviare il periodo della pratica della cittadinanza italiana a 5 anni e di promuovere cittadinanza per i figli dei migranti dopo un ciclo scolastico. Ci auspichiamo che questa volta le forze politiche abbiano il coraggio di andare avanti fino in fondo e impegnarsi in modo trasparente, senza finalità politiche e elettorali con lo scopo di prepararsi alla prossima campagna elettorale, come è successo in passato. Noi siamo stati tra le prime associazioni convocate dal presidente Giuseppe Brescia (Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e Relatore del provvedimento) per avanzare le nostre proposte a riguardo. Il Presidente Brescia è stato molto disponibile ad ascoltare tutte le nostre proposte e criticità. Abbiamo ribadito come sempre, tramite il nostro manifesto #BuonaImmigrazione basato sull&#8217;immigrazione programmata e sul rispetto del principio &#8220;Diritti e Doveri&#8221;, l&#8217;importanza della riforma della cittadinanza italiana e il coinvolgimento di tutti i migranti padri ,madri ,figli e nipoti visto che stiamo arrivati ormai alla terza e quarta generazione, come proponiamo ormai da anni con i nostri movimenti. Per essere un cittadino italiano bisogna amare l&#8217;Italia e avere il senso dell&#8217;appartenenza e il coinvolgimento alla vita quotidiana rispettando legge, abitudini culturali e religiose.</em></p>



<p><em>Nella stessa misura i cittadini e i professionisti di origine straniera ed i loro figli hanno il diritto di sentirsi cittadini di serie A e rispettare i loro diritti visto che rispettano i loro doveri. Questa volta sicuramente è la prova del 9 per tutte le forze politiche sia pro che contro la proposta per vedere effettivamente l&#8217;impegno politico di ogni partito. Gli esiti negativi delle proposte e gli annunci del passato hanno creato molta delusione ed illusione tra i cittadini di origine straniera ed i loro figli in Italia. Inoltre, questa delusione ha contribuito a modificare le percentuali di appartenenza e fiducia verso i partiti italiani sia a sinistra che a destra e al centro. </em></p>



<p><em>Per questo, avvertiamo tutti i partiti italiani di non giocare e strumentalizzare sulla pelle dei migranti e dei loro figli, per fini politici ed elettorali ,anche perché&#8217; i cittadini e i professionisti di origine straniera sono molto maturi e intelligenti a capire la vera realtà e la sincerità delle forze politiche per questo le forze politiche questa volta non avranno scusanti<strong>. Così<em><strong> dichiara il Presidente dell&#8217;Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia), già 4 volte consigliere Omceo di Roma </strong></em></strong></em></p>
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		<title>La conferenza sul futuro dell&#8217;Europa: concluso l&#8217;esperimento democratico dell&#8217;Unione europea</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2022 07:51:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Il 9 maggio 2022 si è conclusa a Strasburgo la Conferenza sul futuro dell’Europa, dopo un anno esatto dalla sua inaugurazione. Questa nuova iniziativa congiunta del Parlamento, del Consiglio e della&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 9 maggio 2022 si è conclusa a Strasburgo la Conferenza sul futuro dell’Europa, dopo un anno esatto dalla sua inaugurazione.</p>



<p>Questa nuova iniziativa congiunta del Parlamento, del Consiglio e della Commissione dell’Unione europea è stata pensata per rispondere al desiderio più volte espresso dai cittadini europei di essere maggiormente coinvolti nel processo decisionale dell’Unione.</p>



<p>A partire da maggio 2021, infatti, quattro panel di cittadini provenienti da ogni Paese membro, composti ciascuno da duecento persone, si sono periodicamente incontrati per discutere di alcune tematiche europee, dalla democrazia alla salute, dalla migrazione all’istruzione.</p>



<p>Nel corso di questi incontri, a cui sono succeduti poi anche dibattiti con le stesse istituzioni europee, i panel di cittadini hanno discusso e elaborato delle idee per il futuro dell’Europa, idee sfociate poi in quarantanove proposte di obiettivi e misure concrete da rispettare e attuare nei prossimi anni.</p>



<p>La possibilità di fare sentire la propria voce non è stata in realtà garantita solamente agli ottocento membri dei quattro panel, ma a tutti i cittadini degli Stati membri.</p>



<p>Ciò è stato possibile in particolare attraverso l’organizzazione di eventi nazionali e transazionali, oltre che per mezzo della creazione di un panel ad hoc nell’ambito di ciascun singolo Stato. Ogni cittadino ha inoltre avuto la possibilità di presentare le proprie idee e proposte sulla piattaforma digitale dedicata alla Conferenza, oltre che di interagire con altri cittadini attraverso la stessa. L’insieme di queste proposte, nazionali e online, è stato infine discusso durante i dibattiti tra cittadini e tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni.</p>



<p>Se però le attività della Conferenza sono state apprezzate sia dalle istituzioni che dai cittadini, al momento, ora che questo innovativo “esperimento democratico” si è concluso, numerose perplessità sorgono circa il destino di queste proposte.</p>



<p>Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione dovranno infatti decidere nei prossimi mesi come ciascuna di queste istituzioni possa rendere effettivi i risultati della Conferenza e prepararsi per organizzare un incontro nell’autunno 2022 per aggiornare i cittadini su quanto fatto fino ad allora.</p>



<p>Già il Parlamento europeo ha avanzato l’ipotesi di percorrere la strada della riforma dei Trattati istitutivi dell’Unione per potere integrare le proposte nel diritto comunitario, modificando dunque quest’ultimo nei suoi testi fondamentali. Se la possibilità di avviare questa procedura è stata accennata anche dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal Presidente francese Emmanuel Macron, diversi Stati si sono però mostrati reticenti a eventuali riforme.</p>



<p>Pagina ufficiale della Conferenza: <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/priorities/conferenza-sul-futuro-dell-europa?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/priorities/conferenza-sul-futuro-dell-europa?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Piattaforma online della Conferenza: <a href="https://futureu.europa.eu/?locale=it&amp;pk_source=website&amp;pk_medium=link&amp;pk_campaign=europarl&amp;pk_content=headlines_editorial&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://futureu.europa.eu/?locale=it&amp;pk_source=website&amp;pk_medium=link&amp;pk_campaign=europarl&amp;pk_content=headlines_editorial&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Pagina dedicata agli eventi in Italia: <a href="https://futureu.europa.eu/pages/italy?locale=it&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://futureu.europa.eu/pages/italy?locale=it&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Il carcere visto da dentro. XVIII rapporto dell&#8217;associazione Antigone</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2022 07:59:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="876" height="780" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16343" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 876w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre-300x267.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre-768x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></a></figure>



<p>&#8220;E&#8217; il momento delle riforme&#8221;. Lo ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in apertura della conferenza stampa di presentazione del XVIII rapporto dell&#8217;associazione sulle condizioni di detenzione.&nbsp;</p>



<p>Sono oltre 2.000 le visite tenute dall&#8217;osservatorio di Antigone nelle carceri italiane dal 1998 ad oggi. Un monitoraggio costante che ha permesso all&#8217;associazione di fotografare lo stato del sistema penitenziario nella sua complessità, analizzandolo, come ha ricordato Gonnella, con spirito critico ma anche costruttivo.&nbsp;</p>



<p>&#8220;La pandemia ci ha mostrato tutti i limiti di un mondo penitenziario bloccato e in ritardo su tante questioni&#8221; ha sottolineato il presidente di Antigone. &#8220;I tassi di recidiva ci raccontano di un modello che non funziona e ha bisogno di importanti interventi, aprendosi al mondo esterno, puntando sulle attività lavorative, scolastiche, ricreative e abbandonando la sua impronta securitaria&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nel rapporto dell&#8217;associazione si evidenzia come in media vi sia una percentuale pari a 2,37 reati per detenuto. Al 31 dicembre 2008 il numero di reati per detenuto era più basso di 1,97. Dunque diminuiscono i reati in generale, diminuiscono i detenuti in termini assoluti ma aumenta il numero medio di reati per persona. Al 31 dicembre 2021, dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38% era alla prima carcerazione. Il restante 62% in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18% c’era già stato in precedenza 5 o più volte. Tassi di recidiva dunque alti, su cui sarebbe utile che il ministero raccogliesse dati certi.&nbsp;</p>



<p>&#8220;E&#8217; anche fondamentale che il carcere diventi realmente l&#8217;extrema ratio a cui ricorrere solo in casi dove ce ne sia la reale necessità&#8221; ha ricordato il Patrizio Gonnella, citando la Ministra della Giustizia Cartabia. Al 31 dicembre 2021 ben 19.478 detenuti (poco meno del 40% del totale dei reclusi), dovevano scontare una pena residua pari o inferiore a 3 anni. Una gran parte di loro potrebbe usufruire di misure alternative. Un aumento di queste ultime permetterebbe di porre rimedio anche al cronico sovraffollamento delle carceri italiane. Il tasso di affollamento è attualmente del 107%, contando i posti ufficiali conteggiati dal ministero. Tuttavia, se si considerano i posti realmente disponibili, a fronte di reparti e sezioni chiuse o celle inagibili, il tasso supera il 115%. Un dato su cui pesano sempre meno gli stranieri che al 31 marzo 2022 sono il 31,3% sul totale della popolazione detenuta, con un calo del 5,8% rispetto al 2011. Il loro tasso di detenzione (calcolato nel rapporto tra popolazione straniera residente in Italia e stranieri presenti nelle carceri) ha visto una decisiva diminuzione, passando dallo 0,71% del 2008allo 0,33% del 2021.&nbsp;</p>



<p>&#8220;A dicembre 2021 &#8211; ha ricordato il presidente di Antigone &#8211; la Commissione per l&#8217;innovazione del sistema penitenziario nominata dalla Ministra Cartabia e presieduta dal prof. Marco Ruotolo, ha elaborato e consegnato un documento con tutta una serie di riforme che si potrebbero fare in maniera piuttosto rapida. Inoltre la recente nomina di Carlo Renoldi alla guida del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria apre una prospettiva importante da questo punto di vista. Ci auguriamo che si sappia cogliere quest&#8217;occasione e si portino avanti tutte le riforme di cui il carcere italiano ha urgente bisogno&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nella cartella stampa,&nbsp;<a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/CartellastampaXVIIIRapporto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">a questo link</a>, tutti i dati presenti nel rapporto e le proposte di riforma avanzate da Antigone.&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.rapportoantigone.it/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A questo link</a>, invece, il rapporto completo.</p>
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		<title>Una campagna per la legge sulla cittadinanza</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 08:53:35 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16114" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p>Dalla *Rete per la Cittadinanza*, formata da attivist* che vogliono cambiare l&#8217;attuale legge sulla cittadinanza.</p>



<p>Lo scorso luglio abbiamo lanciato la campagna *_Dalla parte giusta della storia_* e quest’anno proseguiamo le azioni per stimolare un pensiero critico e ottenere una riforma al più presto.</p>



<p>*Il prossimo 5 febbraio l’attuale legge compirà 30 anni* e ancora rimane intatta causando ingiustizie, discriminazioni e cittadini di serie B. Come Rete vorremmo coinvolgere cittadine e cittadini nella prossima azione online, che fa parte di una campagna di mobilitazione digitale più ampia. Vogliamo infatti spingere le Istituzioni a prendere un impegno serio (come se fosse una relazione amorosa non corrisposta) con tutte le persone che ad oggi non sono riconosciute cittadine italiane, sugellando infine un “matrimonio” simbolico.</p>



<p>La prima azione sarà online e abbiamo bisogno del vostro sostegno: per sensibilizzare i vostri followers sul tema, vi invitiamo a *condividere* sui vostri profili un post/storia con due foto che ritraggano voi o i vostri genitori 30 anni fa (nel 1992) e oggi (2022), sottolineando il cambiamento sociale avvenuto negli ultimi 30 anni, mentre nessun passo avanti è stato fatto sull’attuale legge.</p>



<p>Siamo profondamente convint* che un vostro supporto nella diffusione della campagna o una semplice condivisione dei contenuti porterebbe un contributo prezioso per dar voce ai tanti e tante Italian* senza cittadinanza.</p>



<p>Qui trovate il sito della nostra Rete, per conoscerci meglio:&nbsp;<a href="http://www.dallapartegiustadellastoria.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.dallapartegiustadellastoria.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Se volete schierarvi “dalla parte giusta della storia” e partecipare alla campagna, potete contattarci ai seguenti contatti. Vi daremo tutte le info nel dettaglio per agire insieme il 5 febbraio!</p>



<p>• <a href="mailto:mail%3Ariformacittadinanza@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mail:riformacittadinanza@gmail.com</a></p>



<h1>La campagna</h1>



<p>Ogni periodo storico è attraversato da forti dibattiti e contrapposizioni quando si tratta di allargare i beneficiari dei diritti percepiti come fondamentali con un forte peso ideologico. Non soltanto quando si tratta di ampliare a destinatari percepiti come esterni al territorio ma anche tra membri riconosciuti della collettività.</p>



<p>In Italia più di un milione di persone nate da genitori stranieri, cresciute e attive nel tessuto sociale italiano, vivono senza un riconoscimento formale della loro appartenenza allo stato italiano. L’attuale legge per la cittadinanza Legge nº 91 del 1992, regola l’acquisizione della cittadinanza italiana è quello dello ius sanguinis. In base ad esso, è italiano chi ha almeno un genitore italiano, a prescindere da dove sia nato. Questa legge non rispecchia più l’attuale società italiana, tiene in ostaggio vite e opportunità per il nostro paese.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://dallapartegiustadellastoria.it/wp-content/uploads/elementor/thumbs/gayatri-malhotra-WzfqobnrSVc-unsplash-scaled-p9dxdojnncqg6kbjv66cuyi53xbcwfcc4m1e9tw7ps.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="dallapartegiustadellastoria" title="dallapartegiustadellastoria"/></figure>



<h2>Perché scegliere di essere &#8220;Dalla Parte Giusta Della Storia:</h2>



<p>Per difendere i propri diritti in quanto donne, lavoratori/lavoratrici, giovani, comunità LGBTQA+ e così via, occorre innanzitutto essere riconosciute come cittadine e cittadini e esercitare il potere di tradurre il dissenso in voto. I cittadini di origine straniera, pur vivendo queste intersezioni, non incidono sull’agenda politica poiché possono scegliere la propria rappresentanza e far sì che la propria voce abbia un peso.</p>



<p>Scegliamo di mobilitarci ancora una volta per i diritti di tutte e di tutti. Scegliamo di essere dalla parte giusta della storia e sensibilizzare l’opinione pubblica all’urgenza che rappresenta questa riforma, vogliamo portare la politica a parlarne senza anteporre bisogni personali e dati non fattuali. </p>



<p>IUS ELIGENDI – DIRITTO DI SCEGLIERE</p>



<p>I quattro criteri intorno ai quali deve essere strutturata la riforma della cittadinanza</p>



<p><br>La cittadinanza è un istituto fondamentale dello Stato: circoscrive l’insieme dei membri della società che hanno pieni diritti e possono pienamente influire sulle scelte politiche che riguardano la propria vita, il proprio territorio, la società.<br>Dal 5 febbraio 1992 &#8211; giorno dell’approvazione della legge sulla cittadinanza attualmente in vigore &#8211; ci separano quasi ventinove anni. Da quel momento la nostra società è fortemente cambiata in numerosi aspetti, dovuti anche alla mobilità delle persone attraverso i confini. Il censimento del 1991 registrò la presenza di 356.159 cittadini stranieri residenti. Oggi, invece, i cittadini di origine straniera residenti in Italia sono 5 milioni e 382 mila. Le comunità che abitano i nostri territori sono arricchite da complessità culturali e biografiche che le rendono più varie, ricche e plurali. Alla luce di questa trasformazione strutturale, la legge n. 91 del 1992<br>appare radicalmente anacronistica.<br>Chi, figlio di genitori stranieri, nasce, cresce e vive stabilmente in Italia, è sottoposto a una normativa ea prassi amministrative inique, arbitrarie, escludenti. Il diritto di scelta è disatteso.<br>Il risultato è la sistematica e generalizzata difficoltà di accesso al riconoscimento della cittadinanza che determina la condizione di stranieri nel paese nel quale si è nati o cresciuti.<br>Il dibattito sulla possibile riforma della cittadinanza è un’occasione per mettere in evidenza tutti i limiti dell’attuale normativa. Alla luce della pluralità dei percorsi personali e della complessa condizione delle nuove generazioni, è indispensabile riformare la legge della<br>cittadinanza in modo che siano riconosciute pari opportunità per chi, a vario titolo, ha un background migratorio.<br>È indispensabile che la normativa prenda atto dell’evoluzione culturale, sociale e demografica della popolazione residente in Italia. L’iter parlamentare in corso, che potrebbe condurre a un disegno di legge che possa ridefinire la normativa sulla cittadinanza, è l’occasione giusta per mettere radicalmente in discussione la logica attuale dell’istituto e promuovere un’idea nuova di cittadinanza, finalmente inclusiva, aperta, accessibile. È quindi necessario approvare una nuova legge sulla cittadinanza.<br>Questa, però, non è una legge qualsiasi. Sono in gioco diritti essenziali e l’appartenenza stessa alla comunità politica e, con essi, le biografie di milioni di persone. Non è sufficiente immaginare di approvare una qualsiasi legge: la definizione dei possibili nuovi criteri per acquisire la cittadinanza è un passaggio delicatissimo, atteso da moltissime persone, e ha direttamente a che fare con la qualità della democrazia e con le condizioni materiali di vita.<br>Quella sulla cittadinanza, infatti, è una normativa peculiare: ridefinisce i confini dell’appartenenza all’ordinamento giuridico e la dialettica tra inclusione ed esclusione. È necessario che la nuova legge sia all’altezza delle aspettative delle donne, degli uomini, delle bambine e dei bambini formalmente esclusi dai criteri attuali. È indispensabile che sia adeguata alle caratteristiche dell’Italia di oggi, in vista dell’Italia di domani: interculturale, inclusiva, solidale.</p>



<p>È una riforma allo stesso tempo indispensabile e delicata: posizionarsi pro o contro la legge a prescindere dal suo contenuto specifico è un approccio ideologico da rifiutare. È urgente un’inversione di tendenza rispetto gli ultimi 30 anni. La cittadinanza non deve più essere la fabbrica della differenza ma può contribuire all’immaginazione e alla costruzione di una società più aperta ed eguale.<br>I quattro criteri fondamentali che verranno descritti in seguito costituiscono l’architrave per una buona legge sulla cittadinanza. Non si ha l’obiettivo di produrre un elenco onnicomprensivo di tutte le disposizioni che dovrebbero essere previste nella nuova normativa: sono numerose e richiedono un grado di approfondimento che non è possibile restituire in questa sede.<br>Viceversa, si fornisce, in maniera sintetica, qual è il contenuto minimo a partire dal quale può essere valutata la qualità della possibile nuova legge sulla cittadinanza.</p>



<p><br>I QUATTRO CRITERI FONDAMENTALI PER UN CAMBIAMENTO SIGNIFICATIVO</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI NASCE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario prevedere che sia cittadino italiano chi, figlio di genitori stranieri, nasce nel territorio della Repubblica. Inoltre, è opportuno prevedere che lo sia anche chi nasce nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia, senza<br>ulteriori requisiti. Queste due previsioni consentono di ricondurre la cittadinanza in una dimensione territoriale. La prima ipotesi può rappresentare una forma di ius soli potenzialmente adeguato alle caratteristiche dell’Italia odierna, la seconda consentirebbe<br>l’emersione dalla marginalità per molti cittadini stranieri &#8211; ad esempio di origine rom &#8211; privi di cittadinanza (e a volte di titolo di soggiorno) nonostante siano nei fatti italiani anche da tre generazioni.<br>Appare opportuno, in relazione alla prima ipotesi descritta, evitare che ad esempio si preveda che ai fini del riconoscimento della cittadinanza italiana i genitori debbano avere la titolarità del permesso di soggiorno UE per lungo soggiornanti o il possesso del reddito<br>funzionale al suo rilascio. In particolare appare opportuno non introdurre requisiti che abbiano a che fare con le condizioni economiche dei genitori dei bambini che nascono in Italia. Sarebbe un’inaccettabile discriminazioni, ancor più ingiusta in un contesto di crisi<br>economica.<br>È necessario che il diritto alla cittadinanza per nascita sul suolo italiano non sia soggetto a scadenze ma che, al contrario, possa poter essere esercitato in qualsiasi momento</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI CRESCE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario prevedere delle modalità specifiche di riconoscimento della cittadinanza per chi, non essendo nato in Italia, cresce nel nostro paese. Il cd. ius soli, infatti, non può essere l’unico canale di riconoscimento per i minori stranieri. Allo stato attuale, infatti, chi arriva in Italia da minore non ha alcuna possibilità di riconoscimento della cittadinanza al di là degli<br>angusti canali della cd. naturalizzazione.<br>Il riconoscimento della cittadinanza può essere ricollegato &#8211; trattandosi di minori soggetti all’obbligo scolastico &#8211; alla frequenza di un corso di istruzione primaria, secondaria di primo grado, secondaria superiore o di un percorso di istruzione e formazione professionale. </p>



<p>È indispensabile che sia certificata la frequenza e non il conseguimento di un titolo: sarebbe doppiamente ingiusto discriminare chi, a vario titolo, incontra ostacoli nel suo percorso di formazione e configurerebbe un complessivo travisamento del ruolo degli insegnanti che si troverebbero a decidere sul riconoscimento di un diritto così determinante. In aggiunta, è indispensabile tenere presente che gli studenti con background migratorio, alla luce dei dati forniti dal MIUR, sono maggiormente esposti a fenomeni come il ritardo e l’abbandono scolastico: sarebbe un’ingiusta punizione proprio nei confronti di chi avrebbe bisogno di<br>sostegno e inclusione.<br>È necessario che le previsioni di riconoscimento fondate sulla frequenza di un ciclo di studio non siano le uniche a disposizione di chi cresce in Italia. È opportuno prevedere forme di riconoscimento per chi arriva da minore in Italia, legate alla permanenza sul territorio<br>italiano&#8230;</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI VIVE STABILMENTE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario ridisegnare l’istituto dell’acquisto della cittadinanza in ragione della stabile residenza in Italia &#8211; la cd. naturalizzazione. Attualmente la cd. naturalizzazione ha natura premiale: viene certificato, attraverso discutibili criteri, il buon esito del percorso di inclusione intrapreso dal cittadino straniero. È indispensabile ribaltare la logica: è necessario prevedere criteri significativamente più accessibili in quanto l’acquisizione  della cittadinanza più che un premio deve essere intesa come un incentivo per favorire l’inclusione socio-lavorativa e la partecipazione alla vita politica e sociale.</p>



<p>Attualmente il tempo ordinario di residenza legale per tale riconoscimento è, per gli stranieri non comunitari, di dieci anni, ai quali vanno aggiunti i tre anni dell’iter procedurale che, nei fatti, sono anche considerevolmente più lunghi. È una tempistica assolutamente incongrua: deve essere significativamente ridotta. Quanto al criterio del reddito, non si può fare a meno di notare che finisce per configurare un’ingiusta discriminazione nei confronti di chi non possiede un lavoro adeguato a conseguire le cifre richieste. Si tratta di una previsione che non favorisce l’emersione dalla ricattabilità di chi è esposto al costante rinnovo del permesso di soggiorno e, in ragione di ciò, è più vulnerabile nel mercato del lavoro.<br>Anche il requisito della residenza continuativa è escludente: punisce chi, spesso senza alcuna colpa, non ha continuità nell’iscrizione anagrafica. Appare opportuno che la presenza sul territorio italiano possa anche essere certificata con documentazione di altro tipo (a titolo di esempio: certificazioni scolastiche e formative, contratti di lavoro, documentazione sanitario, ecc).<br>Una revisione significativa dei criteri di riconoscimento della cittadinanza per chi vive stabilmente in Italia può configurare il diritto ad ottenere la cittadinanza del posto dove si abita stabilmente: si tratterebbe di un significativo cambio di paradigma. È una prospettiva<br>convincente, che sostanzia un’idea di cittadinanza che si congeda dai privilegi attuali e che consente (anche) a chi ha un background migratorio di esercitare il diritto al territorio e alla partecipazione civica</p>



<p></p>



<p>PROCEDURE PIÙ RAPIDE, CRITERI CERTI E DISPOSIZIONI TRANSITORIE</p>



<p>Il conseguimento della cittadinanza italiana può essere rappresentato, allo stato attuale, come una lunghissima e iniqua corsa ad ostacoli. I 36 mesi configurati dall’ultimo intervento del legislatore non rappresentano una mediazione accettabile. In aggiunta, la pubblica amministrazione ha allo stato attuale ampio potere discrezionale. La qualità delle procedure<br>è un fondamentale indicatore della qualità della democrazia: in quest’ottica la riforma della cittadinanza non può che definire procedure significativamente diverse da quelle attualmente in vigore.<br>Innanzitutto è necessario fare in modo che il percorso giuridico verso la cittadinanza sia concepito, per tutte le ipotesi, come un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, con tutte le garanzie ad esso associate. È necessario arginare la discrezionalità della pubblica<br>amministrazione, disciplinando per legge i requisiti previsti.<br>Quanto ai tempi, è necessario ragionare su due linee di intervento. È necessario introdurre il criterio del silenzio-assenso per fare in modo che l’eventuale mancata risposta della pubblica amministrazione determini l’esito positivo della domanda. Tale disposizione può<br>indubbiamente prevenire l’inerzia della pubblica amministrazione. Con riferimento alla specifica durata del procedimento, è necessario ridurre &#8211; in maniera significativa e sostanziale &#8211; i 36 mesi attualmente configurati.<br>In ogni caso, appare indispensabile che ai fini del conseguimento della cittadinanza da parte del figlio di colui che ottiene la cittadinanza italiana sia rilevante la minore età al momento della presentazione della domanda, anche qualora tale figlio nel corso dell’iter di esame della domanda dovesse diventare maggiorenne.<br>Per quanto riguarda il costo dell’inoltro della domanda &#8211; innalzato a 250 euro dalla legge 132/18 -, anch’esso nei fatti determina una selezione in ragione delle disponibilità economiche del potenziale cittadino italiano. Bisogna considerevolmente abbassare tale<br>previsione.<br>Infine &#8211; ma è un aspetto determinante &#8211; è assolutamente indispensabile prevedere una disciplina transitoria: è necessario che venga riconosciuta la cittadinanza italiana a coloro che al momento dell’entrata in vigore della legge abbiano maturato i requisiti previsti nella<br>nuova disciplina.</p>



<p><br>Appunti finali: un’idea diversa di cittadinanza per un’idea diversa di società Quanto esposto non è un elenco onnicomprensivo delle previsioni che dovrebbero essere contenute nella nuova legge sulla cittadinanza. Ci sono disposizioni ugualmente importanti<br>che per necessità di sintesi non sono trattate in questa sede.<br>In ogni caso, i quattro criteri fondamentali, se posti al centro dell’auspicabile riforma, possono essere in grado di definire una nuova politica della cittadinanza: questo fondamentale istituto può essere ridisegnato e può assumere finalmente un volto non escludente e discriminante.<br>Se questo non dovesse avvenire in questa fase politica, il tema è destinato a riemergere costantemente, finché la legislazione non sia allineata con la composizione della società e i nuovi soggetti di diritto: le trasformazioni in corso richiedono un’inevitabile presa d’atto e un conseguente riconoscimento giuridico.<br>Questo istituto è stato storicamente modellato e rimodellato sulla base delle spinte che si muovono dal basso e nella mutata composizione della popolazione. In questa fondamentale fase storica e politica è opportuno affermare, in ogni sede utile, un’idea dinamica, non statica e in costante divenire della cittadinanza. Abbiamo bisogno di un istituto dalla natura espansiva, capace di tendere verso l’uguaglianza e l’universalizzazione dei diritti.<br>È necessario, in ultimo, tenere a mente che il diritto può avere un ruolo performativo: la disparità nei diritti genera la percezione dell’altro come diseguale, la parità dei diritti contribuisce a una percezione diffusa di uguaglianza tra pari.</p>



<p><br></p>
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		<title>Giovanni Impastato: la nostra Costituzione è diventata carta straccia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 07:41:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Lo scorso agosto abbiamo avuto la fortunata occasione di parlare con Giovanni Impastato, fratello di Gisueppe (detto Peppino), giovane uomo ucciso dalla mafia, a Cinisi in Sicilia il 9 maggio 1978. Una lezione, quella dei due fratelli, di coraggio, di ribellione alla criminalità, oggi come allora e della loro madre, Donna Felicia, fino al termine dei suoi giorni che ha lottato per ottenere Verità e Giustizia per l&#8217;assassinio del figlio, riuscendo dopo anni e anni di processi, ad ottenerla. Ma ora diamo la parola a Giovanni Impastato che ringraziamo per la sua disponbilità così come ringraziamo tanto anche i responsabili di Casa Memoria Impastato, a Cinisi.</p>



<p>Oggi quello che bisogna fare continuamente è lottare per i diritti umani perchè questa cultura manca. Manca ovunque: sul posto di lavoro, ad esempio e prima di tutto. Si parla di legalità, di tutele, ma la nostra Costituzione sta diventando carta straccia; nata dalla Resistenza antifascista, col sangue versato dai nostri nonni, ormai non viene più rispettata, così come in nessuno Stato al mondo sta rispettando la Dichiarazione universale sui Diritti umani.</p>



<p>Ogni giorno con il presidio di Casa Memoria Impastato con la presenza di tanti volontari che raccontano la storia di Peppino, tutto quello che lui ha fatto, il suo impegno in quegli anni difficili, cerchiamo di diffondere la cultura dei diritti fondamentali proprio perchè le battaglie di Peppino erano finalizzate su questo; battaglie di civiltà, di democrazia quando lui, per esempio, lottava per l&#8217;ecologia che lo hanno portato a scontrarsi con la mafia perchè difendeva la bellezza del territorio, difendeva qualcosa che apparteneva a tutti e quando tu difendi i beni comuni porti avanti la lotta per i diritti umani.</p>



<p>E&#8217; importante divulgare tra i giovani l&#8217;idea che si debba battersi anche per l&#8217;emanipazione di un popolo, di una società: Peppino, già negli anni &#8217;60, mise in atto una rottura nel contesto sociale dove viveva, ma anche nella propria famiglia perchè la nostra è stata una famiglia di origine mafiosa. La sua ideologia politica (gramsciano antifascista, con una profonda cultura marxista) lo ha portato a portare avanti battaglie sociali, dal basso che si legano ai diritti umani: ricordiamo quando insieme ai contadini di Punta Raisi lottava contro l&#8217;esproprio dei terreni per costruire la terza pista dell&#8217;aereoporto, è chiara che ha svolto una battaglia di civiltà e di democrazia. Battaglie sociali che oggi non esistono più perchè si prefericse parlare dei salotti televisivi, non si fa altro che ripetere promesse che non vengono mantenute.</p>



<p>L&#8217;impegno culturale è fondamentale perchè un popolo si possa emancipare e mio fratello organizzava laboratori teatrali, cineforum, dibattiti, concerti: anche la Comunicazione è importante per quanto riguarda i diritti umani: una Comunicazione alternativa, che io considero controinformazione, è molto utile per costruire un Paese migliore, così come è importante l&#8217;Arte in genere. Peppino fonda Radio Aut al cui interno canalizza queste esperienze oltre quell&#8217;arma micidiale che è l&#8217;ironia: ha avuto, infatti, la grande capacità di intuire che bisognasse usare l&#8217;ironia per mettere in difficoltà i mafiosi, demolendoli da tutti i punti di vista, con le prese in giro. Aveva anche individuato che il nemico è il nemico delle classi subalterne, è il nemico di quelle persone che lottano per i diritti umani.</p>



<p>Negli ultimi 40 anni, dalla morte di mio fratello, qualcosa è cambiato: molte altre personehanno pagato, per questo, un grosso tributo di sangue e ce ne sono molte altre che continuano a lottare la mafia, ottenendo risultati importanti. Se facciamo riferimento alla nostra realtà, nel vivere quotidiano possiamo dire che è cambiato poco, però qualche passo avanti si è fatto. Questi, però, sono processi molto lunghi, anche a livello nazionale; il problema non è dare la colpa alla gente comune, ma è che in questo Paese, se noi non riusciamo ad avere i cittadini dalla nostra parte, è perchè quesi soggetti che dovrebbro assumere un ruolo decisivo nella lotta alla criminalità non lo assumono, ma remano contro. Faccio un esempio: la scuola. Nel 1982 è stata approvata una legge regionale in Sicilia che prevedeva dei seminari formativi dopo l&#8217;uccisione del Presidente della Regione, Piersanti Mattarella, un figura istituzionale, quindi. Siamo andati nelle suole per cercare di iniziare un percorso legato a quella legge. Gli studenti e i dirigenti ci hanno mandato via perchè gli studenti dovevano studiare e non potevano parlare di mafia! Solo nel &#8217;94 siamo potuti entrare nelle scuole per sensibilizzare sul tema, dopo le stragi di Capaci e di Via D&#8217;Amelio. Abbiamo, quindi, avuto un ritardo di quindici anni dove abbiamo perso un&#8217;intera generazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Parliamo della classe politica, delle amministrazioni: Peppino Impastato era un consigliere comunale e dal primo anno dalla sua morte si doveva riunire il Consiglio per commemorarlo. Non lo hanno fatto mai, anzi. Lo hanno considerato come un terrorista.</p>



<p>Ci troviamo, quindi, di fronte a persone che non hanno ricevuto una vera educazione alla legalità, democratica e antifascista. Abbiamo generazioni intere che non credono più nell&#8217;impegno perchè i mafiosi e i collusi (anche di mentalità), hanno distrutto il nostro tessuto sociale che dobbiamo andare a ricomporre. Ancora oggi abbiamo gente che propone di togliere l&#8217;intitolazione a Falcone e Borsellino per sostituirla con quella di un gerarca fascista, fratello di Mussolini&#8230;Nella bergamasca, i leghisti hanno tolto l&#8217;intitolazione di una biblioteca comunale a Peppino per assegnarla a un sacerdote carmelitano. Dopo la domanda di un giornalista televisivo, il leghista intervistato rispose: “Peppino Impastato non fa parte della cultura del nord”. Ma c&#8217;è una cultura del nord e una del sud di fronte alla mafia? Ma a cosa è servita, allora, la spedizione dei Mille (partita da Bergamo?). E noi dobbiamo rispettare queste persone che fanno parte delle istituzioni? Io rispetto le istituzioni, ma non queste persone.</p>



<p>Il 1 luglio del 1960, in Italia c&#8217;è stato il tentativo di formare un governo con i fascisti: il famoso governo Tambroni. In quel caso la gente è scesa in piazza, in tutto il Paese; è successo il finimondo. A genova il porto era sottosopra, a Reggio Emilia ci furono sei morti, a Palermo ci furono scontri continui: i cittadini erano consapevoli di rischiare la vita per un diritto umano. Oggi abbiamo avuto governi di fascisti, di leghisti, di ladri, truffatori etc. e nessuno è sceso in piazza. Dobbiamo tornare a indignarci, mai essere indifferenti. Stiamo superando, in realtà, la soglia dell&#8217;indifferenza, entrando nella fase della rassegnazione. Le persone rassegnate mi fanno una grande paura perchè sono quelle che non hanno bisogno della verità e impediscono la nostra crescita e impediscono di portare avanti la battaglia per il Bene comune.</p>



<p>L&#8217;ultima riforma della Giustizia non è una riforma che dà una svolta seria e costruttiva. Alcune cose mi lasciano perplesso: credo che la prescrizione dovrebbe funzionare in maniera diversa così come la questione dei processi brevi andrebbe rivista. Si tratta di riforme, queste, che cercano di accontantare un po&#8217; tutti, approvate solo sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza e non su quella della prevenzione. A livello istituzionale, l&#8217;impegno della lotta contro le mafie viene portato avanti con leggi approvate con 100 anni di ritardo: ricordiamoci che prima del 1982 non esisteva la legge di Associazione a delinquere di stampo mafioso dopo l&#8217;uccisione del Generale Dalla Chiesa. Così come la legge anti racket, approvata subito dopo l&#8217;uccisione di Libero Grassi. Con una riforma carceraria seria, toglierei il 41bis: il mafioso deve essere messo in condizioni di non nuocere da alcun punto di vista. Con il 41bis, invece, il mafioso è ancora in grado di agire. E&#8217; stato vergognoso che, durante la pandemia, 400 mafiosi siano stati fatti uscire dal carcere ed è stata, però, anche vergognoso quel decreto legge che li riportava tutti di nuovo dentro: non è così che si affronta la lotta alla mafia. In quel decreto si è mostrata tutta la debolezza dello Stato. Non c&#8217;è bisogno di un dl, c&#8217;è bisogno di una riforma carceraria seria e non spezzettata.</p>



<p>I decreti sicurezza sono stati approvati dal governo leghista per poi apportare una lieve modifica per quanto riguarda la questione degli immigrati: quesi decreti dovevano essere presi tutti e buttati via perchè trrasudano razzismo, fascismo, negazione della dignità umana. Per non parlare poi dei diritti dei lavoratori&#8230;</p>



<p>Se facciamo riferimento, invece, al percorso culturale e politico di Peppino, se noi raccogliamo le sue idee e il suo coraggio possiamo portare fino in fondo il suo impegno affinché le cose possano cambiare nel migliore dei modi.</p>
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		<title>Le comunità indigene sono sempre più minacciate in tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 07:06:44 +0000</pubDate>
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<p>Le comunità indigene sono sempre più minacciate in tutto il mondo. Lo sottolinea l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) in occasione della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni (9 agosto). Sebbene il governo tedesco abbia dato segnali positivi con la recente ratifica della Convenzione 169 dell&#8217;ILO e l&#8217;approvazione della legge sulla catena<br>di approvvigionamento poco prima della fine della legislatura, ci sono pochi segni di speranza anche per i popoli indigeni d&#8217;Europa. I Sami nell&#8217;estremo nord della Norvegia, per esempio, temono per il loro sostentamento perché sul loro territorio sarà estratto il rame. La regione è il vivaio per l&#8217;allevamento di renne dei Sami. Inoltre, gli scarti della miniera di rame di Nussir saranno scaricati nel vicino Repparfjord, mettendo in pericolo lo stock di salmoni dei pescatori Sami. Il partner del progetto e acquirente del rame è la società tedesca Aurubis di Amburgo.</p>



<p>Ancora nel 1990, la Norvegia tra i primi stati al mondo aveva ratificato l&#8217;ILO 169 e si era così impegnata a rispettare i diritti dei Sami. Ciononostante, i permessi per l&#8217;estrazione del rame e per lo scarico dello strato di copertura sono stati quasi completati senza il consenso di tutti i Sami interessati. Allo stesso tempo, lo stock di salmone<br>atlantico è stato gravemente danneggiato dall&#8217;inquinamento delle acque negli anni &#8217;70, quando il rame veniva già estratto e solamente ora aveva iniziato a riprendersi. Ufficialmente sarebbe in corso un dialogo tra le società Nussir ASA, Aurubis e i Sami. Ma i pescatori e gli allevatori di renne dell&#8217;omonima regione del Nussir lo negano. La produzione di rame dovrebbe iniziare nel 2022.</p>



<p>Dall&#8217;altra parte del mondo, anche in Brasile si stanno votando nuove leggi, ma sono esplicitamente dirette contro le comunità indigene di quel paese. &#8220;Da settimane i popoli indigeni protestano davanti al palazzo del Congresso di Brasilia contro, tra le altre cose, il disegno di legge 2633/20, noto anche come legge sull&#8217;accaparramento delle terre, che è stato approvato ieri al Congresso. Viola la costituzione perché renderà molto più difficile completare le procedure di demarcazione in corso e aprirne di nuove. Queste procedure stabiliscono e riconoscono ufficialmente i confini dei territori indigeni. Le demarcazioni esistenti potrebbero anche essere invertite. Questo mette in pericolo anche i 178 territori che sono stati delimitati con il sostegno finanziario di molti stati tra cui la Germania. Un&#8217;altra legge, PDL 177/2021, permetterebbe al presidente Bolsonaro di ritirarsi dalla Convenzione 169 dell&#8217;ILO, che il Brasile ha ratificato nel luglio 2002.<br>Questo annullerebbe tutto ciò per cui gli indigeni hanno lottato negli ultimi 30 anni.</p>



<p>La Convenzione 169 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro dell&#8217;ONU (ILO 169) è finora l&#8217;unica norma internazionale che garantisce una protezione giuridicamente vincolante ai popoli indigeni. È stata ratificata solo da 24 stati, sei dei quali sono in Europa. Anche la Germania si è impegnata a rafforzare i diritti degli indigeni con il Supply Chain Act. Le aziende tedesche le cui attività possono influenzare la vita delle popolazioni indigene possono ora essere meglio sensibilizzate e ritenute responsabili delle loro azioni. Sono almeno 370 milioni le persone che nel mondo appartengono a 5000 popoli indigeni.</p>
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		<title>Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 07:38:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale» (Da ilcorrieredellacalabria.it) «Io posso dire che è la peggiore riforma che&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2 id="template--Grrz4jT#0-1-0-3"><em>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale»</em></h2>



<p>(Da ilcorrieredellacalabria.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/themes/yootheme/cache/imponimento-e1612376459950-711e2903.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»"/></figure>







<p><strong>«Io posso dire che è la peggiore riforma che io abbia mai letto. Io sono in magistratura dal 1986. Una riforma peggiore di questa non l’ho mai letta».</strong><br>Un sigillo pesantissimo quello che il procuratore di Catanzaro,&nbsp;<strong>Nicola Gratteri</strong>, pone sulla riforma della Giustizia voluta dal ministro Cartabia. Ospite nella trasmissione “In onda”, su La7, con Concita De Gregorio e David Parenzo, il magistrato indica tutti quei reati che verranno penalizzati dalla “tagliola” proposta dalla riforma secondo la quale – al netto delle recenti modifiche – se un processo dura più di due anni in Appello (tre per i reati più gravi) e uno in&nbsp;Cassazione&nbsp;(o 18 mesi) non si può più perseguire.<br><strong>«Ci siamo dimenticati di tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione. Cosa facciamo per questi reati?</strong>&nbsp;– ha detto Gratteri –. Andranno in coda, non si celebreranno. Tutti i reati che riguardano le bancarotte, dove vengono giudicati imprenditori spregiudicati che organizzano bancarotte per frodare, pensando di riciclare. Avete pensato alle parti offese?»</p>



<h2>Tutti i reati che rischiano l’improcedibilità. E alle parti offese chi ci pensa?</h2>



<p>Gratteri elenca una lunga serie di gravi fatti di cronaca: la recente tragedia della funivia, il crollo del ponte di Genova. «Io dico che questi processi non si farà in tempo a celebrarli, in due anni in appello. Si accettano scommesse su questo punto. Anche perché attualmente tutti i procuratori generali d’Italia stanno dicendo “in due anni non siamo in grado, in due anni il 50% dei processi diventerà improcedibile”». Il procuratore, da uomo pratico porta un esempio per rendere l’idea di quello che sarà l’istituto dell’improcedibilità: «perché mi capiscano anche i non addetti ai lavori»: «Lei è in autostrada e le danno un tempo di un’ora e mezza per fare Napoli-Roma. Se c’è un incidente, si blocca la strada, lei non può arrivare in un’ora e mezza a Roma e non ci arriverà più».<br>I problemi sono a monte: «I magistrati sono di meno, da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura». Noi nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire quelli che vanno in pensione».<br>Non è una riforma che va a intaccare o a pesare sul lavoro dei magistrati quanto sul buon andamento della Giustizia.<br>«Con questa riforma i magistrati in Appello e in Cassazione lavoreranno di meno – spiega Gratteri –. Perché io prendo un prestampato e basta che io lo compili: metto la data dell’iscrizione del reato, il numero del procedimento, specifico che sono passati due anni e che il procedimento è improcedibile. I magistrati, sul piano teorico, ci guadagnano. Noi parliamo da cittadini, da fruitori di Giustizia».</p>



<h2>Geografia giudiziaria</h2>



<p>E rispetto a tutti coloro che gioiscono perché con la Cartabia si affossa la riforma Bonafede, Gratteri preferisce ritornare ancora più indietro, alla prescrizione: «È il male minore», afferma. Il problema è che nessuno voglia «affrontare i rimedi a far durare meno i processi. Anziché parlare di ghigliottina a due anni e poi un anno in Cassazione, perché non ci fermiamo a dire cosa potremmo fare per far durare meno i processi?»<br>Le possibili soluzioni il procuratore di Catanzaro li aveva già elencati nel corso della sua audizione in commissione Giustizia lo scorso 20 luglio.<br>A partire dalla geografia giudiziaria: in Sicilia ci sono 4 corti d’Appello, per 5 milioni di abitanti. In Lombardia ci sono 2 Corti d’Appello. In Abbruzzo ci sono Tribunali ogni 20 chilometri. «C’è qualcosa che non quadra, no? Bisogna andare a regime. Si è visto che funzionano bene i Tribunali di medie dimensioni, quelli troppo piccoli non funzionano perché non si riesce neanche a formare il collegio».</p>



<h2>Basta magistrati nei Ministeri</h2>



<p>Altro problema sono anche, in situazione di gravi carenze di organico, quei magistrati che &nbsp;fuori ruolo, magistrati che hanno vinto il concorso per fare i pm o per scrivere sentenze e sono, invece, nei Ministeri a fare i tecnici.&nbsp;«Che c’entra un magistrato al ministero del Lavoro? Chiamate un professore associato che vi costa di meno».</p>



<h2>Depenalizzazione dei reati</h2>



<p>Altra soluzione portata avanti da Gratteri è quella della depenalizzazione. «Una guida in stato di ebbrezza deve essere risolta in via amministrativa. Il fascicolo non deve arrivare in Procura, deve andare in Prefettura che invia amministrativa fa multa, sequestro, ritiro patente. Tutte le sanzioni che richiedono un’ammenda devono uscire dal penale.&nbsp;</p>



<h2>«La Cartabia forse non è mai stata in un’aula di tribunale»</h2>



<p>«Io sono in magistratura dall’86, una cosa così devastante, così dannosa per la giustizia non la ricordo». Parenzo prova a fare un paragone con le riforme dei governi Berlusconi. E Gratteri risponde: «Berlusconi avrà ritoccato qualcosa a suo favore, ma qui stiamo parlando di toccare tutto il sistema». «Il processo breve è un regalo per tutti, alla mafia e non solo». A Gratteri viene ricordata una sua dichiarazione di dieci anni fa.&nbsp; «Non ci sono differenze tra questa riforma e quella prospettata dieci anni fa (il ministro della Giustizia era Angelino Alfano, ndr). Perché sia utile la trasmissione dovremmo parlare delle alternative a questo sfascio», dice Gratteri ai conduttori. Parenzo obietta che si tratta di una critica al governo di un premier che tutta Europa ci invidia. E il procuratore di Catanzaro tiene il punto: «Draghi è un esperto di Finanza, non di Sicurezza né di Giustizia, infatti alla Sicurezza ha messo Gabrielli e alla Giustizia ha messo, o gli è stata suggerita, la Cartabia».&nbsp;<strong>Cartabia, per il magistrato, «forse non è mai stata in un’aula di tribunale, forse non ha mai parlato con magistrati in prima linea.</strong>&nbsp;Da lei mi aspettavo un alleggerimento del sistema carcerario. All’inizio si parlava solo di riforma del civile». Per Gratteri l’unanimismo nei confronti della riforma è dovuto «a una serie di concause: intanto in questo momento la magistratura è molto debole». E non c’entra solo lo scandalo Palamara: «Ci sono stati anche altri problemi: Palamara faceva parte di un collegio, non era da solo. Se è stato fatto qualcosa di illecito non lo ha fatto da solo, vorrei sapere perché ha pagato solo Palamara».&nbsp;</p>



<h2>Il potere non ama essere controllato</h2>



<p>E poi c’è anche un’altra questione:&nbsp;<strong>«Da trent’anni la politica si vede portata in udienza, il potere non ama essere controllato»</strong>. Ma non c’è «una giustizia a orologeria – risponde a un’osservazione di De Gregorio –. Proponete di aggiungere alla riforma che due mesi prima delle elezioni non si possano fare né avvisi di garanzia né ordinanze di custodia cautelare nei confronti di candidati, così siamo tutti tranquilli e non si parla più di giustizia a orologeria», aggiunge ridendo. «Il potere non ama essere controllato», ribadisce Gratteri il quale continua, sulle intersezioni tra politica e magistratura: «Non facciamo tutta un’insalata, se ci sono magistrati corrotti è giusto che paghino. I poteri si intrecciano se qualcuno fa scambi.&nbsp;<strong>Sul mio telefonino chiamano parlamentari dall’estrema destra all’estrema sinistra, sono il consulente gratuito di tutti. E poi fanno il contrario di quello che suggerisco, è accaduto anche in queste ore.</strong>&nbsp;Questo non vuol dire che io chieda cose; l’importante è che non si chieda mai per sé, ma per l’ufficio, per il lavoro».</p>



<h2>«Con questa riforma neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato»</h2>



<p>Un passaggio off topic, sulla campagna vaccinale: “Sarei per l’obbligo di vaccinazione per chi fa lavori nei quali incontra il pubblico. Pensate agli insegnanti. Pensate ai magistrati: io incontro centinaia di persone al giorno, pensate se non fossi vaccinato”. Poi si riparla del cuore del problema, una riforma che “non serve a risolvere il problema della giustizia, butta al macero il 50% dei processi in Appello: la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado”.<br>Concita De Gregorio torna sull’elenco dei reati molto gravi per i quali non scatterà la prescrizione e si chiede se questa equazione non generi una sovrapposizione tra il processo e la pena stessa. Gratteri prende spunto dalla domanda per tornare su quelle che, a suo dire, sono storture della riforma. “Non sono d’accordo sull’elenco (dei reati per i quali non scatterà la prescrizione, ndr) fatto, nemmeno sulla variante alla riforma. Immagini l’evoluzione di un processo per un operaio che cade e muore: immagini i figli, la parte civile, cosa fanno in Appello se si arriverà alla prescrizione? Se il datore di lavoro non viene condannato chi li risarcisce?”. Questa nuova impalcatura legislativa, per il magistrato è un “invito a nozze per fare tutti ricorso in Appello e Cassazione. In Italia ci sono ricorsi per Cassazione 14 volte in più che in Francia, che è grande una volta e mezza l’Italia. Neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato – aggiunge Gratteri nel successivo segmento della trasmissione, nel quale era presente Ilaria Cucchi –. E’ durato 12 anni, sette dei quali a vuoto. Pensate quando ci saranno i processi sul crollo del ponte di Genova o sul crollo della funivia”.</p>
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