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	<title>Rohingya Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La lenta morte dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2022 08:15:23 +0000</pubDate>
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<p><br>Myanmar, quinto anniversario del genocidio dei Rohingya (25 agosto)</p>



<p></p>



<p>Poiché l’attenzione del mondo si è concentrata sulla guerra di Putin contro l’Ucraina, la situazione catastrofica del Myanmar è stata<br>completamente dimenticata. In occasione del quinto anniversario del genocidio dei Rohingya, il 25 agosto, l’Associazione per i Popoli<br>Minacciati (APM) riguardo ai Rohingya ha dichiarato che la comunità internazionale e le Nazioni Unite stanno fallendo su tutta la linea. I<br>singoli Stati stanno cercando di mitigare la catastrofe umanitaria, ma difficilmente hanno accesso alle persone colpite. Alcuni progetti hanno già dovuto interrompere il loro lavoro.<br>Dalle crudeli “azioni di pulizia” contro i Rohingya di cinque anni fa, la loro condizione non è praticamente cambiata. 130.000 Rohingya<br>deportati e sfollati si trovano ancora in campi all’aperto dove le dure condizioni di vita, deliberatamente imposte, alimentano la situazione di disastro umanitario. Manca tutto: alloggi, cibo, servizi igienici e cure mediche sono inadeguati. I tassi di malattia e di mortalità sono in aumento. La sopravvivenza a lungo termine dei residenti dei campi non è garantita. La loro libertà di movimento continua a essere massicciamente limitata, gli arresti sono aumentati significativamente nell’ultimo anno e il regime militare continua a negare con veemenza l’esistenza dei Rohingya come gruppo etno-religioso. La situazione nello Stato di Rakhine (Arakan) del Myanmar è terribile. Rimangono inoltre esclusi dal governo ombra, il Governo di Unità Nazionale (NUG), mentre altri gruppi etnici vi sono rappresentati. Rimane impossibile per le centinaia di migliaia di rifugiati tornare a casa.<br>“Non si può negare una parte di responsabilità della comunità internazionale nella catastrofe dei diritti umani in Myanmar”, afferma<br>anche la dott.ssa Ambia Perveen, presidente del Consiglio europeo dei Rohingya (ERC). “Non c’è alcuna risposta ai crimini contro l’umanità e alle violazioni del diritto internazionale umanitario”. L’inflazione e la pandemia di Coronavirus, entrambe esacerbate dal colpo di Stato militare, hanno lasciato l’economia e le reti di sicurezza sociale a pezzi. Più di 3 milioni di persone nel Paese dipendono dagli aiuti umanitari. L’accesso ad essa è deliberatamente ostacolato dall’esercito attraverso ostacoli burocratici e bloccato del tutto in alcune parti del Paese.<br>La comunità internazionale non deve permettere che questa tragedia accada! Le armi e i beni a doppio uso non devono più raggiungere la giunta militare. Oltre ad aumentare gli aiuti umanitari, la comunità internazionale deve sostenere pienamente il lavoro della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale e, in conformità con il principio del diritto internazionale, aprire processi contro i responsabili. I contatti con il NUG devono avere come condizione che anche i Rohingya siano considerati nel governo. Infine, il Bangladesh, l’Indonesia, l’India e la Thailandia devono essere sostenuti e aiutati a migliorare la situazione dei rifugiati del Myanmar.</p>
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		<title>Colpo di Stato militare in Myanmar</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:18:07 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15059" width="720" height="479" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p><br>Liberare i detenuti &#8211; Critiche ad Aung San Suu Kyi</p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha condannato il colpo di stato militare in Myanmar e ha chiesto l&#8217;immediato rilascio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e di tutte le altre figure politiche imprigionate. Il Myanmar sta affrontando un pericoloso scivolamento all&#8217;indietro nella storia. Dopo dieci anni di timida democratizzazione, i militari stanno ora forzatamente riportando indietro l&#8217;orologio e il paese è minacciato dalla riproposizione di decenni di dittatura militare.</p>



<p>Questa è una catastrofe per lo stato multietnico, perché significa che non ci sarà pace neanche nelle regioni di insediamento delle varie nazionalità e purtroppo continuerà il genocidio contro i Rohingya. Ma è un disastro in divenire. L&#8217;ex icona della democrazia Aung San Suu Kyi ha cercato invano di assecondare i militari. È stata uno strumento compiacente dell&#8217;esercito e della sua strategia genocida nel perseguitare i Rohingya dal 2015/2016. In tutto il mondo, ha<br>rappresentato e giustificato la strategia crudele della leadership militare, che ora la imprigiona di nuovo. Questo non la rende più un&#8217;icona della democrazia. Ma naturalmente la sua prigionia è illegale e deve essere terminata immediatamente.</p>



<p>La democratizzazione sotto Aung San Suu Kyi ha deluso sotto molti aspetti. Negli ultimi anni, per esempio, la libertà di espressione e la libertà di stampa sono state arbitrariamente limitate dall&#8217;uso di vecchie leggi da parte della dittatura militare. Anche gli sforzi di pace nelle zone di insediamento delle diverse nazionalità non hanno fatto progressi, sebbene Aung San Su Kyi abbia dichiarato che questa è una priorità assoluta.</p>



<p>Ora il Myanmar è minacciato da un ritorno ai tempi bui della dittatura militare prima del 2011. Siamo molto preoccupati che la Cina in particolare, dopo aver praticato per anni sotto la dittatura militare una politica di saccheggio delle risorse naturali presenti nelle aree dei diversi stati che compongono il Myanmar, approfitti ora del rovesciamento politico per continuare questo sfruttamento indiscriminato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="492" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15058" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 492w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /></figure>



<p>Richiesta di sanzioni dell&#8217;UE contro i militari</p>



<p>Dopo il colpo di stato in Myanmar, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede sanzioni mirate dell&#8217;UE contro gli interessi economici dei generali golpisti. Non l&#8217;intera popolazione, ma i capi militari dovrebbero subire le conseguenze del loro colpo di stato, ha dichiarato l&#8217;APM. I militari del Myanmar hanno creato un impero economico in più di 50 anni di governo. Le fabbriche di birra, le banche, le agenzie di viaggio, gli alberghi, le compagnie di trasporto,<br>i porti, le compagnie del tabacco, le compagnie tessili, le agenzie immobiliari e le compagnie che estraggono giada, rubini, zaffiri e rame offrirebbero sufficienti opportunità di sanzioni.</p>



<p>L&#8217;UE dovrebbe fermare tutti gli affari con le aziende controllate dai militari e le loro filiali. Se i militari rinchiudono arbitrariamente figure politiche democraticamente elette, è inopportuno aumentare ulteriormente la ricchezza dei generali di spicco accumulata con la corruzione e l&#8217;appropriazione indebita. Questo perché il colpo di stato riguarda anche gli interessi economici, che i militari temono possa essere messo in discussione se il paese procedesse spedito verso la democratizzazione.</p>



<p>Per esempio, il potente comandante in capo dell&#8217;esercito, il generale Min Aung Hlaing, controlla due influenti holding militari, la Myanmar Economic Corporation (MEC) e la Myanma Economic Holdings Limited (MEHL). Dirige personalmente la MEHL ed è uno dei suoi azionisti più importanti.<br>Anche i membri stretti della famiglia di Hlaing hanno fatto parecchi soldi grazie alle sue connessioni. Suo figlio Aung Pyae Sone, per esempio, controlla l&#8217;importazione di medicinali e tecnologia medica.<br>Possiede anche alberghi, ristoranti e una società commerciale insieme a sua moglie. Se il Myanmar è ancora uno dei paesi più poveri del mondo, la corruzione dei generali e dei loro tirapiedi ne è la principale responsabile.</p>



<p>Il generale ormai 64enne termina il suo mandato da comandante in capo delle forze armate nel giugno 2021 e sta cercando vie alternative per mantenere il proprio potere. Dato che ha poche possibilità di essere eletto presidente con mezzi legali a causa della sua bassa popolarità, sta tentando la via del colpo di stato illegale.</p>



<p>Da anni l&#8217;APM avverte del pericolo rappresentato dal generale Min Aung Hlaing. Per esempio, l&#8217;organizzazione per i diritti umani ha protestato quando è stato accolto con gli onori militari a Berlino nell&#8217;aprile 2017 su invito dell&#8217;ispettore generale delle forze armate tedesche.<br>All&#8217;epoca, il governo tedesco voleva iniziare un dialogo con i militari del Myanmar per promuovere e sostenere il percorso verso la democratizzazione. Era una strategia destinata a fallire, poiché Hlaing aveva già espulso con la forza i Rohingya nel 2016. Nell&#8217;estate del 2017 infine è stato responsabile del genocidio di questa minoranza.</p>
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		<title>La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:58:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13611" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere i rimanenti Rohingya nello stato di Rakhine, ha affermato Human Rights Watch. Il tribunale ha adottato all&#8217;unanimità &#8220;misure provvisorie&#8221; che impongono al Myanmar di prevenire il genocidio e prendere provvedimenti per conservare le prove.  </p>



<p>L&#8217;esercito
del Myanmar ha commesso ampie atrocità contro i Rohingya, tra cui
omicidio, stupro e incendio doloso, che hanno raggiunto il picco
durante la sua campagna di pulizia etnica alla fine del 2017,
costringendo oltre 740.000 Rohingya a fuggire in Bangladesh. Nel
settembre 2019, la Missione Internazionale Indipendente di ricerca di
fatti sostenuta dalle Nazioni Unite sul Myanmar ha scoperto che i
600.000 Rohingya rimasti in Myanmar &#8220;potrebbero essere più
minacciati che mai di genocidio&#8221;. 
</p>



<p>&#8220;L&#8217;ordine
della CIG in Myanmar a prendere provvedimenti concreti per prevenire
il genocidio dei Rohingya è un passo fondamentale per fermare
ulteriori atrocità contro alcune delle persone più perseguitate al
mondo&#8221;, ha affermato Param-Preet Singh, direttore associato
della giustizia internazionale di Human Rights Watch. &#8220;I governi
interessati e gli organismi delle Nazioni Unite dovrebbero garantire
che l&#8217;ordine venga eseguito mentre il caso del genocidio avanza&#8221;.</p>



<p> L&#8217;ordinanza
fa seguito all&#8217;applicazione, da parte del Gambia l&#8217;11 novembre 2019,
alla corte sostenendo che gli abusi da parte dell&#8217;esercito del
Myanmar nello stato di Rakhine contro i Rohingya violano la
Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio
e cercano urgentemente misure provvisorie. La CIG ha tenuto udienze
sulla richiesta di misure provvisorie dal Gambia a dicembre. 
</p>



<p>L&#8217;ordine
delle misure provvisorie della CIG è giuridicamente vincolante per
le parti. A novembre, il Myanmar ha esplicitamente riconosciuto
l&#8217;autorità del Tribunale e, a dicembre, Aung San Suu Kyi, in
rappresentanza del Myanmar davanti alla Corte nella sua veste di
Ministro degli Esteri, ha riconosciuto il ruolo della Corte come
&#8220;rifugio vitale della giustizia internazionale&#8221;. 
</p>



<p>Il
tribunale ha ordinato all&#8217;unanimità il Myanmar di prevenire tutti
gli atti ai sensi dell&#8217;articolo 2 della Convenzione sul genocidio,
garantire che i suoi militari non commettano genocidi e adottare
misure efficaci per preservare le prove relative al caso del
genocidio sottostante. Il Tribunale ha inoltre ordinato al Myanmar di
riferire in merito alla sua attuazione dell&#8217;ordine entro quattro
mesi, e successivamente ogni sei mesi. 
</p>



<p>Ai
sensi dell&#8217;articolo 41, paragrafo 2, dello statuto della CIG, le
misure provvisorie del Tribunale vengono automaticamente inviate al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un tale ordine aumenterà
la pressione sul Consiglio al fine di intraprendere azioni concrete
in Myanmar. Ad esempio, il Consiglio di Sicurezza potrebbe approvare
una risoluzione che dirige il Myanmar a revocare le restrizioni alla
libertà di movimento dei Rohingya, eliminare le restrizioni non
necessarie all&#8217;accesso umanitario allo stato di Rakhine, abrogare le
leggi discriminatorie e vietare le pratiche che limitano l&#8217;accesso
dei Rohingya all&#8217;istruzione, all&#8217;assistenza sanitaria e ai mezzi di
sussistenza. Finora il Consiglio di Sicurezza non ha intrapreso
azioni significative sul Myanmar, in parte a causa dell&#8217;apparente
volontà della Russia e della Cina di impiegare il proprio diritti di
veto per proteggere il governo e le forze armate del Myanmar. 
</p>



<p>Anche
con un Consiglio di Sicurezza bloccato, il segretario generale delle
Nazioni Unite Antonio Guterres potrebbe sottoporre la questione del
Myanmar al Consiglio ai sensi dell&#8217;articolo 99 della Carta delle
Nazioni Unite. Il 2 settembre 2017, Guterres ha scritto una lettera
al Presidente del Consiglio di Sicurezza invitando il consiglio ad
&#8220;agire con moderazione e calma per evitare una catastrofe
umanitaria&#8221;, e per &#8220;il pieno rispetto dei diritti umani e
del diritto umanitario internazionale, di fornire assistenza
umanitaria ai bisognosi senza interruzioni. &#8221; 
</p>



<p>Altri
organi delle Nazioni Unite avrebbero le capacità ed i mezzi
necessari per prendere provvedimenti per rafforzare l&#8217;ordine. Il
Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e l&#8217;Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, per esempio, potrebbero approvare
risoluzioni che invitano il Myanmar a rispettare i termini. Ciò
potrebbe, di conseguenza, spingere altri Paesi ad agire concretamente
nelle loro relazioni bilaterali con il Myanmar.</p>
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		<title>Festival della Fotografia etica. La crisi dei Rohingya</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Nov 2018 14:50:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Rohingya, una minoranza etnica di origine islamica, tanto discriminata che si può parlare di genocidio. In realtà pochi ne parlano. La stampa se ne è occupata un po&#8217; di più perché di recente sono stati perseguitati nel Myanmar, in particolare nell&#8217;area occidentale del Rakhine, dove rivendicano la loro appartenenza alle popolazioni indigene. La sorte dei rohingya è strettamente legata a quella di Aung San Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, vincitrice del premio Nobel nel 1991 per la sua lotta contro i militari. Oggi, però, Amnesty International revoca il premio di &#8220;Ambasciatrice della coscienza&#8221; alla donna-leader considerando il mancato intervento nella situazione della minoranza religiosa in questione come un &#8220;tradimento&#8221; perché &#8220;non ha usato la sua autorità politica e morale per salvaguardare i diritti umani, la giustizia e l&#8217;uguaglianza in Myanmar&#8221;.</p>
<p>Noi, oggi, vogliamo riprendere l&#8217;argomento con una parte di un reportage presentato all&#8217;ultima edizione del Festival della Fotografia Etica (Lodi, 7-28 ottobre 2018).</p>
<p>Il reportage è di Paula Bronstein e si intitola &#8220;Apolidi, abbandonati e indesiderati: la crisi dei Rohingya&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11672" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1152" height="864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" 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wp-image-11674" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="864" height="1152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/3-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11676" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="864" height="1152" 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https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="864" height="1152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/7-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/7-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11680" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1152" height="864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/9-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11681" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="864" height="1152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/4-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Intervista a Regina Egle Liotta Catrambone, Direttrice del MOAS (Migrant Offshore Aid Station)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/20/intervista-a-regina-egle-liotta-catrambone-direttrice-del-moas-migrant-offshore-aid-station/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 06:51:49 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato, per voi, Regina Egle Liotta Catrambone, Direttrice del MOAS (Migrant Offshore Aid Station) e la ringrazia moltissimo per il tempo che ci ha voluto dedicare. Ringrazia anche Maria Grazia Patania per la disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10546" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="5290" height="3527" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 5290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MG_0178-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 5290px) 100vw, 5290px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali sono le attività svolte dalla sua organizzazione?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">MOAS (Migrant Offshore Aid Station) è nata nel 2014 col semplice obiettivo di salvare vite umane in mare quando tutti gli occhi erano puntati sulle banchine dei porti, ma nessuno aveva idea di quante persone morissero senza nemmeno essere avvistate e soccorse.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo voluto colmare un vuoto lasciato dalle politiche migratorie europee e internazionali le cui lacune causavano un numero imprecisato di vittime che, nel tentativo di raggiungere un porto sicuro, perdevano la vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Con la mia famiglia ci siamo chiesti cosa potessimo fare per rispondere all’appello di Papa Francesco contro la globalizzazione dell’indifferenza e a quello delle autorità italiane che nel mentre avevano avviato la missione Mare Nostrum.</p>
<p align="JUSTIFY">Da imprenditori e cittadini responsabili, abbiamo cercato di dare un contributo concreto per aiutare migliaia di persone in fuga da guerre, conflitti, persecuzioni, violenze o povertà estrema. E dunque dato che le persone morivano in mare abbiamo cercato una nave che fosse adatta alla missione di ricerca e soccorso: una volta trovata la Phoenix, l’abbiamo modificata in modo da aumentarne sicurezza e funzionalità e abbiamo costruito una piattaforma per il lancio/atterraggio dei droni che fino all’ottobre 2016 sono stati gli occhi del MOAS.</p>
<p align="JUSTIFY">Nella missione SAR dell’aprile-agosto 2017, invece, abbiamo usato un velivolo dotato della stessa tecnologia dei droni che ci ha aiutati a individuare imbarcazioni in difficoltà a stento rintracciabili sulla superficie del mare.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo orgogliosi di aver salvato e assistito durante le missioni SAR fra la rotta del Mediterraneo Centrale e l’Egeo <b>40 mila fra bambini, donne e uomini</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo anche felici di aver ispirato altre organizzazioni a intraprendere per la prima volta missioni SAR in un spirito di collaborazione con loro e con le autorità che tramite l’MRCC di Roma coordinavano tutte le operazioni in mare.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo, siamo stati i primi a firmare il codice di condotta proposto dal governo italiano anche se poco dopo abbiamo deciso di sospendere la missione nel Mediterraneo Centrale, evitando di diventare indirettamente parte di un sistema di respingimenti collettivi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla luce del mutato scenario operativo, abbiamo scelto di non far parte di un meccanismo che non si preoccupa dei diritti e dell’incolumità delle persone, ma che mira soltanto a prevenire gli sbarchi sulle coste europee.</p>
<p align="JUSTIFY">Motivati dall’esodo in corso dal 25 agosto e dall’appello di Papa Francesco in difesa della minoranza musulmana e apolide dei Rohingya, abbiamo dunque deciso di riposizionare la Phoenix nel sud-est asiatico e, dopo aver consegnato 40 tonnellate di aiuti umanitari alle autorità bengalesi, abbiamo inaugurato due centri medici di assistenza primaria o “Aid Station” a Shamlapur e Unchiprang nella regione di Cox’s Bazar in Bangladesh.</p>
<p align="JUSTIFY">Da quel momento fino a fine marzo abbiamo assistito circa 60mila pazienti, di cui il 43% sono bambini e altrettante donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Adesso stiamo lavorando incessantemente per prepararci all’imminente stagione monsonica che, con l’eventuale ciclone, metterebbe a ulteriore rischio le vite di migliaia di persone. Le ultime stime parlano di <b>850 mila persone in pericolo</b>, di cui <b>circa 230 mila solo nel mega campo di Kutupalong</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">È evidente che, se non si agisce in modo coeso e col sostegno finanziario ed operativo della comunità internazionale tutta, le conseguenze saranno catastrofiche sia per i rifugiati Rohingya che per la popolazione locale bengalese.</p>
<ol start="2">
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Cosa rispondere a chi pronuncia lo slogan: &#8220;Aiutiamoli a casa loro&#8221;&#8230;?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Aiuta MOAS ad aiutare, rispondo! È quello che stiamo facendo adesso!</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo talmente abituati ad affrontare la migrazione e le sfide ad essa connesse secondo un criterio di prossimità che non ci rendiamo conto di come nessuna distanza sia tanto grande da non poter essere superata da chi fugge per cercare pace, sicurezza ed una vita migliore.</p>
<p align="JUSTIFY">In Bangladesh stiamo intervenendo “a casa loro” e mi preme ricordare che <b>nel 2017 in Italia sono sbarcati circa</b> <b>9mila bengalesi</b>, secondo le stime ufficiali del Ministero dell’Interno. Questo significa che, se non evitiamo che la situazione peggiori esponenzialmente, probabilmente dovremo ben presto fare i conti con nuove ondate migratorie da parte di chi nella propria terra ha perso tutto, tranne la speranza di un futuro migliore.</p>
<p align="JUSTIFY">A livello globale, inoltre, bisogna pensare ad approcci condivisi e partecipati fra istituzioni politiche (ad ogni livello), organizzazioni umanitarie e società civile: solo così riusciremo a essere efficaci ed efficienti. Infine, per eliminare le cause che generano la migrazione, occorre attivare percorsi di sviluppo e informazione nei paesi di origine e transito. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone che intraprendono i terribili viaggi verso l’Europa non hanno idea di cosa li attende ed è molta la disinformazione che alimenta false speranze.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma l’opinione pubblica e la politica in generale sembrano ripiegare costantemente su un egoismo che li fa interessare solo a quanto avviene attorno a noi, trascurando il resto e le sue conseguenze che inevitabilmente però finiscono per influenzare le nostre vite quotidiane.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10547" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="5134" height="3423" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 5134w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_0341-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 5134px) 100vw, 5134px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<ol start="3">
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali nuove norme sarebbero opportune per agevolare le Ong che operano per il soccorso dei migranti in mare?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Credo sia indispensabile trovare delle norme condivise cui agire, oltre alla legislazione internazionale che fa certamente da cornice a qualsiasi attività in mare. Servirebbero più ordine e disciplina e un punto di partenza potrebbe essere la convocazione di un tavolo di esperti e professionisti del mare con conoscenze SAR (Ricerca e Soccorso) non solo da un punto di vista teorico, ma anche strettamente pratico. I negoziati, a mio avviso, andrebbero portati avanti invitando gli stati che accoglierebbero le persone soccorse in mare e che così avrebbero ulteriori garanzie sulla trasparenza dell’operato. In questo contesto, si potrebbe definire il codice operativo di coloro che, spinti dal desiderio di salvare vite umane in mare, decidono di impegnarsi in operazioni SAR. Fra i dettagli da discutere, andrebbero inseriti: standard minimi di training per gli operatori SAR, tipologia e caratteristiche delle navi da usare per ridurre al minimo i rischi e le difficoltà di chi viene salvato e di chi svolge i soccorsi oltre a caratteristiche precise sulla tipologia dei giubbotti di salvataggio da utilizzare e altro ancora. La chiave per migliorare in qualunque campo è condividere informazioni ed conoscenze maturate durante la propria esperienza e coordinare le attività al servizio dei più vulnerabili in un clima di dialogo costruttivo e aperta collaborazione.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10548" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1066" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/image2-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<ol start="4">
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Ultimamente alcune Ong sono state messe sotto accusa: cosa possono fare i governi italiano ed europei per tutelare il loro lavoro?</b></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Il Diritto Internazionale codificato e le varie convenzioni che normano il Diritto del Mare offrono tutti gli strumenti necessari per tutelare la vita e salvaguardare i diritti delle persone. Quello che manca è la reale volontà di farlo. Nel 2013 dopo il terribile naufragio del 3 ottobre e gli altri a seguire, la priorità era salvare vite umane in mare. Nonostante le carenze e i tanti aspetti migliorabili, c’era comunque la volontà di agire per tutelare l’incolumità delle persone. Dal dicembre 2016 e per tutto il 2017 l’atmosfera generale è enormemente cambiata. Basta pensare alla macchina del fango e alle fake news sulle ONG che inizialmente venivano “lodate” e che poi sono diventate taxi del mare. Le navi umanitarie sono state al centro di una campagna denigratoria volta a screditarne l’operato e il clima di sospetto ha investito qualunque manifestazione di solidarietà, fomentata da alcuni politici e giornalisti. Purtroppo, però, la paura di ciò che non si conosce –salvati e salvatori- continuamente alimentata da chi semina odio non è priva di conseguenze, come hanno dimostrato gli episodi di cronaca in cui moventi razzisti hanno scatenato atti di violenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Dobbiamo renderci conto che siamo tutti esseri umani e che i sentimenti che proviamo sono gli stessi ovunque. Abitiamo tutti lo stesso mondo e non possiamo illuderci che quanto avviene in una sua parte, per quanto remota, non ci coinvolga direttamente o indirettamente prima o poi. È veramente arrivato il momento di abbandonare odio e divisioni per scegliere una fattiva strada di pace, dialogo, fratellanza e solidarietà.</p>
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		<title>La nave SAR del MOAS per una missione lanciata a seguito della crisi dei Rohingya</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 09:48:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10520" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1800" height="1201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></a></p>
<p>La  nave SAR (Search and Rescue) del MOAS (Migrant Offshore Aid Station), MY Phoenix, prende il largo per una missione d’osservazione della durata di un mese nel Mare delle Andamane. Lanciamo questa missione in seguito alle ultime notizie sull’attuale crisi dei rifugiati Rohingya che fuggono via mare dal Myanmar a bordo di imbarcazioni inadeguate e in condizioni metereologiche pericolose.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/moas-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10519" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/moas-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="185" height="60" /></a></p>
<p>La Phoenix dovrebbe arrivare nel Mare delle Andamane il 15 aprile per monitorare in modo indipendente gli ultimi preoccupanti sviluppi di questa crisi umanitaria. La missione contribuirà a far luce sulla situazione che si va delineando e a rafforzare trasparenza e responsabilità nell’ambito del soccorso marittimo. Avremo a bordo anche un equipaggio SAR, qualora fossero necessari interventi d’emergenza. La fase iniziale di questa missione durerà un mese fino al 15 maggio.</p>
<p>Da ottobre 2017 siamo attivi nella regione di Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove forniamo assistenza medica d’emergenza e primaria ai rifugiati Rohingya. Il lavoro sul campo proseguirà parallelamente alla nuova missione, mentre il nostro staff e i centri medici si preparano in vista dell’ imminente arrivo di cicloni e monsoni.</p>
<p>Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS, ha detto: <em>“Come possiamo restare a guardare mentre le persone rischiano la propria vita e quella dei propri cari per sfuggire a una situazione che le Nazioni Unite hanno definito di “pulizia etnica”?</em></p>
<p><em>Come sempre, MOAS agisce guidata dalla solidarietà per una delle comunità di rifugiati più vulnerabili del mondo. Dalla nostra prima missione nel 2014, siamo stati un faro di speranza per migliaia di persone in pericolo e lo stesso saremo in futuro.”</em></p>
<p>Già due volte MOAS ha utilizzato la Phoenix a sostegno dei rifugiati Rohingya in quest’area. Fra ottobre 2015 e aprile 2016 abbiamo portato a termine una prima missione d’osservazione, mentre nel 2017 abbiamo consegnato 40 tonnellate di aiuti umanitari al governo bengalese.</p>
<p>Attualmente MOAS cerca partner e sostenitori che possano sostenere la nuova missione. Per contribuire a questa iniziativa, vai a <a href="http://www.moas.eu/it/donate/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.moas.eu/it/donate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e dona quello che puoi.</p>
<p>(da www.moas.eu)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Crisi Rohingya: discorso deludente del Premio Nobel per la Pace</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 06:50:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9459" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a><br />
Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera di Stato della Birmania Aung San Suu Kyi non aiuterà a fermare l&#8217;esodo dei musulmani Rohingya dal paese. Il premio Nobel per la Pace ha evitato un affronto alla comunità internazionale condannando tutte le violazioni dei diritti umani. Ma con le sue dichiarazioni che hanno banalizzato e ridimensionato la situazione dei Rohingya non ha certo creato un clima di fiducia da parte della minoranza perseguitata, provocando solo incomprensione e disapprovazione.</p>
<p>Questo discorso può aver soddisfatto i diplomatici, perché conteneva tutti i luoghi comuni e le generiche argomentazioni sui diritti umani. Per noi attivisti per i diritti umani, però, il discorso era una presa in giro perché non ha tenuto assolutamente conto della gravità della situazione per i Rohingya oltre a non lasciar intravedere alcuna soluzione politica al conflitto. Dal 25 agosto 2017 circa 440.000 persone sono fuggite dalla violenza nello stato di Rakhine, tra cui anche circa 30.000 Rakhine buddisti e indù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9460" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>Aung San Suu Kyi aveva sottolineato nel suo discorso che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani sarebbero stati chiamati a rispondere dei propri crimini, indipendentemente dalla loro religione e origine etnica. Tuttavia il Premio Nobel per la Pace ha evitato di parlare delle responsabilità dell&#8217;esercito, che è responsabile, secondo tutti i racconti dei testimoni oculari, della maggior parte delle violazioni dei diritti umani. Se i militari non saranno puniti per la loro politica della terra bruciata, non ci potrà essere pace duratura e riconciliazione nello Stato di Rakhine.</p>
<p>Per l&#8217;APM l&#8217;affermazione di Aung San Suu Kyi secondo cui la maggior parte della Rohingya non sia fuggita è &#8220;ignorante e grossolanamente banale&#8221;. Solo nelle ultime tre settimane più di un terzo di questa popolazione è fuggita dalle proprie case: per questo ci devono essere ragioni particolarmente gravi. Se il premio Nobel per la Pace non vuole comprendere quali fattori abbiano scatenato questo esodo di massa, allora probabilmente soffre di un distacco dalla realtà.</p>
<p>L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha anche accusato la Consigliera di Stato di non assumersi le proprie responsabilità per l&#8217;escalation della crisi dei Rohingya. Aung San Suu Kyi è stata il Premier de facto della Birmania per un anno e mezzo. In tutto questo tempo non ha fatto nulla per porre fine all&#8217;esclusione modello apartheid e alla discriminazione dei Rohingya e per promuovere la riconciliazione tra i buddisti e la minoranza musulmana.</p>
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		<title>Myanmar (Birmania): Unione Europea e Usa falliscono nel conflitto Rohingya</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 11:21:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l&#8217;Unione Europea e gli USA di aver contribuito con il loro silenzio alla grave crisi umanitaria di cui sono vittime i Rohingya in Birmania. L&#8217;esodo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l&#8217;Unione Europea e gli USA di aver contribuito con il loro silenzio alla grave crisi umanitaria di cui sono vittime i Rohingya in Birmania. L&#8217;esodo di massa di oltre 90.000 persone che scappano dalla Birmania è estremamente grave ed è molto pericoloso lasciare che questa crisi umanitaria venga strumentalizzata dal dittatore ceceno Ramzan Kadyrov, dal presidente turco Recep Erdogan o ancora dai talebani afghani. L&#8217;APM si appella all&#8217;UE e agli USA affinché finalmente pretendano dalla Birmania il rispetto dei diritti umani dei Rohingya e chiede alla ministra degli esteri europea Federica Mogherini che si impegni maggiormente per le persone perseguitate in Birmania.</p>
<p>Il tutto mondo milioni di persone di fede islamica stanno protestando affinché si ponga fine alle persecuzioni dei Rohingya nel paese asiatico mentre l&#8217;Europa e gli USA, con il loro silenzio, permettono che si crei l&#8217;impressione estremamente pericolosa che i diritti umani non sono universalmente validi.</p>
<p>Mentre la ministra Mogherini e i ministri degli esteri dei singoli paesi europei tacciono sulle persecuzioni, le torture e le uccisioni dei Rohingya in Birmania, il dittatore ceceno Ramzan Kadyrov ha radunato nella capitale cecena Grosny più di un milione di persone per manifestare contro le persecuzioni dei Rohingya. Manifestazioni per protestare contro la violenza in atto in Birmania si sono svolte anche in Indonesia, Malesia, Pakistan e in molti altri paesi a maggioranza musulmana. L&#8217;Europa con il suo immobilismo intanto perde sempre più credibilità nei confronti dei credenti musulmani in tutto il mondo e rende possibile che il cosiddetto conflitto Rohingya e la sofferenza di centinaia di migliaia di persone possano essere usati come pedine in un gioco di potere in corso nel paese asiatico. In considerazione dell&#8217;ampio movimento di protesta in corso, i governi di molti paesi musulmani hanno deciso di denunciare le persecuzioni dei Rohingya nella prossima assemblea plenaria delle Nazioni Unite.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9354" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, solamente la pressione internazionale può porre fine alle uccisioni e alla spirale di violenza in corso in Birmania. Le dichiarazioni di alcuni stretti collaboratori della leader e politica birmana Aung San Suu Kyi, secondo cui i Rohingya stessi danno fuoco alle proprie case per poter accusare l&#8217;esercito di violenza, sono semplicemente assurde e sconcertanti. Permettere la messa in fuga e le persecuzioni dei Rohingya in Birmania significa anche sostenere la politica e i piani dei gruppi buddisti estremisti che da anni tentano di espellere la minoranza dei Rohingya dal paese.</p>
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