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	<title>scrittrice Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“LibriLiberi”. Doppio fondo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 14:36:07 +0000</pubDate>
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<p>I desaparecidos insegnano ancora</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e inizia a prendere informazioni per coprire la notizia, notizia che la porterà molto lontano. Parallalelamente, infatti, in Argentina, si dipana la vicenda di una donna dai molti nomi: Marie, Soledad, Juana.</p>



<p>Muriel, affiancata da una signora anziana Genèviev, da un giovane uomo, Marcèl e via via da altri, tra cui il capo della Polizia del villaggio, con passione e tenacia, introduce anche il lettore nella ricerca dell&#8217;identità del cadavere emerso e nelle pieghe della Storia recente che ha visto in azione una delle dittature più brutali del &#8216;900: quella dei governi di destra in America latina.</p>



<p>Tutto questo viene raccontato nel romanzo-inchiesta intitolato “Doppio fondo” di Elsa Osorio, che in Argentina ha ottenuto per questo lavoro il Premio Nazionale di Letteratura, edito in Italia da Guanda.</p>



<p>Molti i sentimenti che nascono e crescono in chi legge, man mano che affiorano i dati, i nomi, le violenze (fisiche e psicologiche) perpetrate e subite da persone che, in quegli anni, per chi lottava su parti opposte della barricata; chi lottava per un Paese, l&#8217;Argentina, libro e democratico e chi, invece, per sete di Potere e di denaro. Siamo tra il 1976 e il 1978, ma la dittatura civile-militare argentina durò fino al 1983 e l&#8217;ombra lunga dell&#8217;orrore arriva fino a noi.</p>



<p>L&#8217;autrice, anche di sceneggiature cinematografiche, non insiste sui particolari più crudi riguardanti le torture nei confronti dei militanti dei gruppi oppositori (i Montoneros, in particolare), ma in un lungo racconto segue ogni indizio da una parte per capire chi sia la donna (perchè si tratta di una donna) ritrovata a Turballe e, dall&#8217;altra, per intrecciare la sua morte alla Guerra sporca argentina.</p>



<p>Tanti i nomi, verificati e verificabili perchè reali, tanti i luoghi: da Emilio Eduardo Massera a Licio Gelli, dall&#8217; ESMA (il famigerato centro di detenzione dei prigionieri) all&#8217;Eliseo, per non tralasciare il ruolo della Chiesa, molte le informazioni documentate che creano un climax ascendente e avvolgono la storia di misteri e indignazione.</p>



<p>Molti i nomi anche della scomparsa: Marie-Soledad-Juana e molte le sue identità: da combattente, a spia interna, ma sempre e soprattutto madre. Matìas è suo figlio, oggi giovane uomo, che a soli tre anni è stato imprigionato insieme a sua mamma, inconsapevole di ciò che i carnefici le avevavo; riescono a fuggire, ma le loro strade si dovranno separare.</p>



<p>Muriel e i suoi “colleghi” investigatori, grazie alla penna delicata e precisa allo stesso tempo della Osorio, e grazie anche alla struttura, quasi filmica, del testo complessivo &#8211; tra flashback, corripondenza, la voce dei personaggi a volte interna e altre esterna, un montaggio alternato che ci accompagna tra Presente e Passato &#8211; riesce a portare a termine la ricerca, squarciando il velo di omertà, di ipocrisia (che ha coinvolto anche molte cittadine e cittadini, non solo le istituzioni), di paura steso sugli ultimi cinquant&#8217;anni della Storia di una parte del nostro mondo, non solo con l&#8217;intento di portare a galla la Memoria, ma per lanciare un allarme, ancora del tutto attuale, sul pericolo che vengano aboliti i diritti umani, le libertà fondamentali per ciascuno di noi, se orientati al Bene comune.</p>



<p>Ma il romanzo non è solo questo &#8211; che è già tantissimo &#8211; è anche la narrazione di emozioni universali: la rabbia per l&#8217;abbandono, il perdono alla luce della cosapevolezza, il coraggio per la verità e la Giustizia. E poi l&#8217;Amore, forse quello più autentico: quello di una madre per un figlio e di un figlio per la propria genitrice. E questo fa di ogni desaparecido, un essere umano, non un numero, ma una persona in carne e ossa, uomo o donna che sia.</p>



<p>“<em>Del resto queste righe non pretendono di colmare un vuoto incolmabile ma solo di intessere una piccola rete di ricordi a cui spero aggiungerai i tuoi, per immaginarci in tutta quella vita che avrebbe potuto essere e non è stata”.</em></p>



<p>“<em>Juana non vuole che le ricordi quanto puzza la morte. Né quanto puzza la paura. L&#8217;odore della paura serpeggia per i muri, rende l&#8217;aria irrespirabile, è più forte della sporcizia, degli stracci macchiati, più forte di tutto”.</em></p>



<p>“<em>&#8230;Ero dovuta andar via per non vivere una situazione vergognosa, per darti una madre rispettabile”.</em></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Essere lupo</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 08:44:49 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>“<em>Io sono stato lupo molte volte.</em></p>



<p><em>A volte di notte sono stato lui. Ho corso.</em></p>



<p><em>Ho vissuto cose</em></p>



<p><em>per le quali</em></p>



<p><em>non avevo parole</em>”.</p>



<p></p>



<p>Ulf, un uomo di settant&#8217;anni, cardipoatico, ex guardia forestale e cacciatore, un sera d&#8217;estate vede un lupo: un bellissimo, imponente esemplare maschio, che soprannnominerà “Zampalunga”. Da quella visione o incontro, cambieranno le opioni di Ulf, soprattutto sulle sue passate attività e il suo modo di relazionarsi.</p>



<p>La dolce a affettuosa moglie Inga, insegnante in pensione, cerca di capire cosa sia accaduto al marito e i motivi del suo cambiamento, ma Ulf nemmeno a lei riesce a pronunciare la semplice frase: “Ho visto un lupo”, tanto è intima e potente quell&#8217;esperienza.</p>



<p>Una cantina diventa un cimitero di carcasse, un bosco il luogo dell&#8217;avventura e della ricerca, la casa lo spazio di ricordi e confidenze.</p>



<p>Kerstin Ekman &#8211; una delle più importanti scrittrici del nord Europa &#8211; ambienta in Svezia una favola contemporanea a sfondo ambientalista, ma <em>Essere lupo</em> &#8211; questo il titolo del romanzo, uscito per Iperborea &#8211; è molto di più.</p>



<p>Tramite la ricerca delle tracce del lupo, per proteggerlo dagli amici cacciatori, il protagonista affronta un viaggio interiore; mentre gli altri restano fermi nelle loro ideologie e nei loro comportamenti, mentre la consorte cerca nella Cultura un aggancio alla razionalità, l&#8217;uomo si identifica con l&#8217;animale, sfuggente e silenzioso, e prende, via via coscienza, della fragilità del corpo &#8211; umano e animale -, dell&#8217;ineluttabilità della fine (che sia per via naturale, a causa di una malattia o di violenza volontaria), dell&#8217;umiltà necessaria di fronte alla forza del Tutto, così misterioso e così perfetto, proprio come leggeva nei libri della sua gioventù.</p>



<p>Ulf si renderà conto di essere sempre stato solitario, selvatico, a tratti una belva quando necessario&#8230;Capisce che la sua finitudine appartiene a tutti gli esseri viventi.</p>



<p>Cosa distingue l&#8217;Uomo dall&#8217;Animale, dunque? La consapevolezza. Ma l&#8217;Uomo può, forse, comprendere anche altro, se saprà affidarsi all&#8217;irrazionale, basta che si seguano le orme del lupo dentro di noi&#8230;</p>



<p>“<em>Siamo servi della gleba pure noi. Una sorta di bestiame di livello superiore, di proprietà di un potere che organizza tutto al meglio per il nostro benessere”.</em></p>



<p>“<em>Tutta la mia vita è piena della tua solitudine”</em></p>



<p>“<em>Poi vidi un lupo.</em></p>



<p><em>Un animale irrazionale. Quand&#8217;ero più giovane credevo che gli animali non avessero l&#8217;anima. Ma è il raziocinio che non hanno</em>”.</p>
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		<title>Silvia e i suoi &#8220;Lacerti d&#8217;anima&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Ringraziamo di cuore Silvia Lisena per questa intervista. Silvia Lisena è molte cose. La quarta di copertina di “Lacerti d&#8217;anima” che riporta la sua biografia colpisce. Insegnante presso la scuola media&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo di cuore Silvia Lisena per questa intervista. </p>



<p></p>



<p></p>



<p>Silvia Lisena è molte cose. La quarta di copertina di “Lacerti d&#8217;anima” che riporta la sua biografia colpisce. Insegnante presso la scuola media di Cornaredo, consigliere comunale, componente del Gruppo Donne della UILDM e ovviamente scrittrice.</p>



<p>Il suo “Lacerti d&#8217;anima” ha ricevuto una menzione d&#8217;onore al Premio Culturale Internazionale Unicamilano 2020 e una segnalazione di merito al Premio Letterario Samnium 2020.</p>



<p>Oggi ce ne parla attraverso questa intervista:</p>



<p><strong>La corporeità sembra essere uno dei fili conduttori di questa raccolta, sin dal titolo “Lacerti d&#8217;anima”, vuoi dirci di più&#8230;</strong></p>



<p>La scelta di questa parola è data dalla possibilità di ritrovare suoni dolci e duri nello stesso tempo, ci sono infatti lettere come la “c” ma anche la “r” e la “t”. Quest&#8217;unione di suoni differenti trova un parallelo con la realtà della vita e nel rapporto che abbiamo col nostro corpo.</p>



<p><strong>Ritroviamo spesso la parola fragilità nelle tue poesie&#8230;cosa significa per te? Ti senti fragile o ti sei sentita fragile?</strong></p>



<p>Io intendo la fragilità come caratteristica che ci accomuna, non come una marca di diversità. Un elemento che permette il confronto. L&#8217;esperienza della pandemia ha tirato fuori proprio le fragilità nascoste di ognuno di noi. Se ci riflettiamo bene questa caratteristica non è sempre sintomo di debolezza, siamo noi che abbiamo interiorizzato la dicotomia forte/debole.</p>



<p><strong>Quanto c&#8217;è di autobiografico in “Lacerti d&#8217;anima”?</strong></p>



<p>Quasi tutte le poesie sono autobiografiche eccetto “Tradimento” che ,in realtà, nasce semplicemente da una riflessione sull&#8217;argomento. Non l&#8217;ho mai sperimentato nel rapporto di coppia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="778" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16909" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima--193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p><strong>Quando hai iniziato a scrivere e perchè?</strong></p>



<p>Il 2014 non è solo l&#8217;anno in cui ho iniziato a scrivere in versi, ma rappresenta un momento di svolta.</p>



<p>Sono stata, infatti, ricoverata in terapia intensiva per una polmonite batterica. In questi momenti critici, ho fatto un bilancio della mia vita e ne sono scaturite, conseguentemente, una serie di riflessioni su quanto sia importante vivere la propria vita appieno, cogliendo le opportunità che ci si presentano.</p>



<p>Nel Giugno dello stesso anno, ho anche organizzato un evento dal titolo “Arte sbarrierata”, nato con l&#8217;intento dell&#8217;incontro e del dibattito sull&#8217;arte in tutte le sue forme, dalla scrittura alla danza e infine al teatro. Mi piacerebbe riproporlo prima o poi&#8230;</p>



<p>L&#8217;autoconsapevolezza e la militanza per vedere riconosciuti diritti fondamentali è arrivata, invece, ad Ottobre, grazie all&#8217;incontro con il Gruppo Donne della UILDM.</p>



<p><strong>Nella raccolta nomini una certa Ida&#8230; ti va di dirci di più..</strong></p>



<p>Ida è una signora anziana che ho conosciuto all&#8217;Alzehimer Cafè, un&#8217;iniziativa svoltasi presso il Centro Anziani di Cornaredo. Due sabati al mese circa, si è creata l&#8217;opportunità di far incontrare gli anziani non più autosufficienti o soli con esperti e non. Questo si è realizzato attraverso varie attività, tra cui uno storytelling creativo che ha prodotto anche un libricino.</p>



<p>Sono rimasta colpita proprio da Ida per via della sua storia misteriosa, ma anche per il legame che siamo riuscite a creare in poco tempo. Quest&#8217;esperienza mi ha fatto riflettere sull&#8217;amore incondizionato, senza pretese e che non chiede nulla in cambio.</p>



<p><strong>Pensi che pubblicherai ancora poesie?</strong></p>



<p>Prediligo la prosa. Al momento, comunque, collaboro alla realizzazione di alcune antologie e sto scrivendo un romanzo.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Chiedi perdono</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 08:39:09 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Chiedi-perdono.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="650" height="1013" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Chiedi-perdono.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16526" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Chiedi-perdono.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Chiedi-perdono-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Molti lo avranno letto, un romanzo pubblicato prima da Adelphi (e per me è garanzia di qualità) e poi da Mondadori, negli Oscar, proprio per il successo ottenuto: si tratta di “Chiedi perdono” di Ann-Marie MacDonald, autrice/attrice anche di pièce che ambienta la storia nella Nuova Scozia, sull&#8217;isola brulla e algida di Cape Breton, di fronte al Canada, terra di origine della stessa scrittrice. </p>



<p>Sul finire dell&#8217;Ottocento, un giovane bianco (James, l&#8217; “enclese”, l&#8217;inglese) e una bambina nera (Materia, libanese) vivono una passione proibita e fugace che avrà terribili conseguenze per le generazioni future, in particolare per le tre figlie &#8211; Kathleeen, Mercedes, Frances &#8211; e per una nipote, Lily.</p>



<p>Una trama complessa che accompagna il lettore nella foschia dell&#8217;animo umano, in cui ogni personaggio avrà, per colpa diretta o suo malgrado, qualcosa da farsi perdonare; molte le voci delle figure femminili, spesso sacrificali per salvare un mondo alla deriva, intriso di vanità, valori distorti, di ingiustizie gratuite; una realtà poco distante dai nostri tempi dove la banalità del Male cresce giorno dopo giorno fino a diventare, in alcuni casi, estrema e dove l&#8217;humus da cui nasce l&#8217;odio è quello del razzismo, della guerra, del narcisismo, ieri come oggi, appunto. E allora, nel racconto, si susseguono incesti, morti, suicidi e può sembrare troppo. Ma la struttura e lo stile narrativo &#8211; che fanno parlare i protagonisti così come chi scrive, con l&#8217;aggiunta di parti in esergo che rimandano ad altri testi poetici e non solo &#8211; preparano un percorso spirituale grazie all&#8217;identificazione e alla proiezione &#8211; come al Cinema, come a Teatro &#8211; che tiene legati alla lettura, coinvolgendo la mente e le emozioni, anche di fronte alle situazioni descritte più abiette.</p>



<p>Le parti del romanzo sono divise in “libri” come se si trattasse di una Bibbia laica e contemporanea, di un Vecchio testamento dove, dicevamo, le colpe sono punite con la stessa crudeltà del contappasso, ma dove al termine &#8211; e punteggiato da celati segnali tutti da cogliere &#8211; si fa strada la luce di una metànoia, individuale e collettiva.</p>



<p>Vi è chi accorda il perdono agli altri e chi, per prima cosa, farà di tutto per guarire se stesso.</p>



<p>“<em>A Lily i veterani non fanno ribrezzo. Le dispiace per loro, hanno subìto delle ferite orribili, ma la pietà è un balsamo velenoso. Lily ha vissuto in prima persona la pietà, ma non sapeva come definirla, sapeva soltanto che le metteva una paura tremenda. Era come scomparire e diventare un fantasma. Avendo vissuto la propria sparizione, sa benissimo quant&#8217;è importante per le persone essere viste, perciò con gli occhi  non si limita a guardarle – neanche quelle cieche –, ma le cerca, casomai si fossero perse e avessero bisogno di essere ritrovate”.</em></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Archivio dei bambini perduti</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 08:54:41 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="221" height="331" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Archivio-bambini-perduti-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14224" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Archivio-bambini-perduti-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Archivio-bambini-perduti-1-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure></div>



<p>Una famiglia e l&#8217;America. Madre e padre registrano i suoni della realtà, in particolare gli idiomi delle persone che vivono a New York e poi nel resto degli Stati Uniti; figlio e figlia li seguono e partecipano a questa inusuale mappatura dell&#8217;umanità. Partono per un lungo viaggio attraverso i canyon, il New Mexico, diretti in Arizona dove gli ultimi apache, guidati da Geronimo, si sono arresi agli “occhi-bianchi”.</p>



<p>Sembra, fin qui, soltanto un&#8217;avventura, quella narrata nel romanzo <em>Archivio dei bambini perduti </em>(per La nuova frontiera edizioni), ma è molto, molto di più.</p>



<p>E&#8217; la storia di un nucleo familiare i cui membri si vogliono bene, ma che sono in grado di cavarsela anche in autonomia; è un racconto sull&#8217;importanza della Memoria individuale e collettiva, tanto che diventano protagoniste non solo le persone e le loro esperienze, ma anche le fotografie, i nastri audio, i libri vecchi. La famiglia sul punto di sgretolarsi si fa metafora della stessa America, capace di accogliere e sfamare, ma anche di respingere e depredare.</p>



<p>Il viaggio è da sempre simbolico della Vita stessa, qui messa a dura prova per le emozioni forti e i sentimenti contraddittori provati dai nostri “Virgilio” &#8211; la madre e il figlio &#8211; che ci accompagnano nelle pieghe più remote, desertiche e affascinanti del tragitto, faccia a faccia con un Passato scomodo (quello che ha visto il genocidio dei nativi) e di un Presente vigliacco e brutale che fa morire i bambini migranti, mentre cercano di oltrepassare la frontiera tra Messico e USA, soli e con un numero di telefono cucito sui vestiti, come unica speranza di salvezza, spesso delusa.</p>



<p>Un libro molto colto per le citazioni, per le trovate stilistiche, per l&#8217;originalità con cui l&#8217;autrice, la giornalista messicana Valeria Luiselli, affronta i temi e i problemi che attanagliano il proprio Paese d&#8217;origine ma che riguardano anche noi: sembra che abbia una lente speciale &#8211; come quella dei veri viaggiatori che consultano ancora le mappe di carta &#8211; per un&#8217;osservazione da documentarista, per ascoltare e poi riflettere e far ragionare i lettori. Gli sguardi dei personaggi &#8211; adulti e bambini &#8211; non sono mai banali, ogni parola è ben calibrata, ogni breve paragrafo diventa una pagina di diario, di alto livello antropologico e sociologico.</p>



<p>A tutti capiterà di perdersi, ma rimane fondamentale riconoscere la fortuna che ci è stata donata per mantenere la bussola nella giusta direzione e lo si può fare, prima di tutto, confrontando la propria esistenza con quella di coloro che sono nati nella parte “sbagliata” del mondo.</p>



<p></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Brama</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 08:51:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Brama. Un termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/29/libriliberi-brama/">“LibriLiberi”. Brama</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="345" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13795" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 345w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1-207x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 207w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Brama.
</em>Un
termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un
desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di
Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di un bruciante
bisogno di approvazione. 
</p>



<p>Bianca è una trentenne che fatica a stare al passo con il Presente sempre più esigente sul piano umano e sociale, che ha inseguito una figura paterna giudicante, che si è sentita inadeguata fin da piccola Ha tentato il suicidio, è stata ricoverata più volte in psichiatria fino a quando incontra il Prof. Carlo Brama. Filosofo, affascinante, affabulatore. Un uomo. Per Bianca la compensazione illusoria per le  proprie mancanze. Lei fragile, lui forte. Lei troppo insicura, lui prepotente. Lei si abbandona ad un amore malato. Lui ne approfitta. E così si crea la tessitura di un rapporto sbilanciato, dove Bianca diventa trasparente e la Brama (metaforica nel cognome del co-protagonista) mefistofelica.  </p>



<p>Un
testo duro, secco anche nella scrittura, dove le frasi sono scarne
come l&#8217;anima della ragazza che, con il suo vissuto, accusa e condanna
il nostro vivere affamato di apparenza e di successo fino al punto da
diventare carnivori. Smangia il corpo, la brama, e la ragione.
Nemmeno Jung, le terapie, gli affetti restanti, possono curare se non
c&#8217;è uno scatto di ribellione contro il masochismo. E allora che
avvenga la catarsi, anche tramite la parola sulla pagina, strumento
di espressione, di liberazione e di ritrovato amore per se stessi. 
</p>
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		<title>Tutelare le donne, per tutelare la Vita. Intervista a Matilde D&#8217;Errico</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 07:26:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Matilde D&#8217;Errico che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione Amore criminale, ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>ha intervistato<strong> </strong>Matilde D&#8217;Errico<strong> </strong>che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione <em>Amore criminale,</em> ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori della Bastoggi Docu&amp;Fiction. Nel 2014, per Einaudi, ha pubblicato il libro <em>L&#8217;amore criminale.</em></p>



<p>Ringraziamo molto Matilde D&#8217;Errico.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="620" height="340" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13364" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove parte il suo interesse e l&#8217;impegno per l&#8217;universo femminile?</strong></p>



<p>Parte dalla lettura di un articolo che commentava, nel 2006, i dati di una ricerca statistica dell’Eures. La ricerca era relativa agli omicidi che avvengono in famiglia. Il numero degli omicidi avvenuti in famiglia era molto alto e all’epoca mi aveva colpito soprattutto il dato che la maggior parte delle vittime fossero donne. E’ iniziato tutto da lì. Mi sono documentata, ho verificato con la Polizia di Stato quei dati e ho pensato che fosse mio dovere fare qualcosa attraverso il mio lavoro.</p>



<p><strong>Perché
lo storytelling può essere importante per le donne vittime di abusi?</strong></p>



<p>E’
importante perché si attiva un meccanismo di riconoscimento. Ci si
identifica con la storia narrata e si inizia a riflettere, si colgono
alcuni segnali che fino a quel momento si sottovalutavano o si
ignoravano. 
</p>



<p>Le
storie narrate hanno un valore di archetipo, sono storie universali
nelle quali una donna vittima di violenza – fisica o psicologica –
può rivedersi e prendere coscienza della sua situazione.</p>



<p><strong>A
chi possono rivolgersi le donne vittime di violenza? E qual è la sua
opinione sulla legge “Codice rosso? </strong>
</p>



<p>Le
donne che vivono una situazione di violenza nel rapporto di coppia o
in famiglia possono rivolgersi innanzitutto alle Forze dell’Ordine,
polizia o carabinieri che ormai sono sempre più preparati e formati
sul tema della violenza sulle donne. Poi possono rivolgersi ai Centri
Antiviolenza, diffusi un po’ in tutta Italia. Il lavoro dei Centri
Antiviolenza è molto prezioso. Possono rivolgersi anche ai Servizi
Sociali della propria città e infine possono telefonare al 1522, il
numero nazionale antiviolenza, gestito da Telefono Rosa e attivo 24
ore su 24.</p>



<p>Per
quel che riguarda il Codice Rosso credo sia necessario migliorarlo;
ha bisogno – come strumento operativo – di essere rivisto e
migliorato.</p>



<p><strong>Chi
si prende cura dei figli delle donne che decidono di denunciare
mariti e compagni? E in che modo si possono aiutare e tutelare?</strong></p>



<p>Spesso
se ne prendono cura le madri stesse che denunciano, oppure i nonni
materni. Un aiuto prezioso arriva sempre dai Centri Antiviolenza che
nelle case-rifugio accolgono sia la donna che denuncia che i suoi
bambini. Sicuramente andrebbero tutelati meglio, come vanno tutelate
meglio le donne. Pensiamo anche ai tanti orfani di femminicidio,
bambini che vivono il doppio trauma della morte della mamma,
ammazzata dal padre che poi va in carcere. Finalmente pare che il
Governo stia trovando i soldi per rendere operativa la legge sugli
orfani di femminicidio. Mi auguro sia così.</p>



<p><strong>E’
possibile, a suo parere, fare un percorso di consapevolezza anche
insieme agli uomini?</strong></p>



<p>Si,
è possibile. Non bisogna parlare solo alle donne. Gli uomini sono
parte in causa. Occorre lavorare insieme per cambiare la mentalità,
la cultura. La violenza di genere è un problema soprattutto
culturale. Occorre però iniziare presto, da bambini. I genitori
devono insegnare ai propri figli ad amare in modo sano. Va fatta una
vera e propria educazione sentimentale. E anche la scuola può avere
un grandissimo ruolo.</p>
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		<title>Premio Nobel per la letteratura a Peter Handke. La scrittrice Sundström e le sue dimissioni dal Comitato per il Nobel</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 07:47:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;APM ringrazia la scrittrice Sundström per l e sue dimissioni dalComitato per il Nobel La scrittrice e critica letteraria Gun-Britt Sundström si è dimessa lo scorso 2 dicembre dal Comitato dell&#8217;Accademia svedese che assegna&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="723" height="447" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Gun-Britt-Sundström.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13334" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Gun-Britt-Sundström.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 723w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Gun-Britt-Sundström-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 723px) 100vw, 723px" /></figure></div>



<p>  <br><br>L&#8217;APM ringrazia la scrittrice Sundström per l e sue dimissioni dal<br>Comitato per il Nobel</p>



<p>La scrittrice e critica letteraria Gun-Britt Sundström si è dimessa lo scorso 2 dicembre dal Comitato dell&#8217;Accademia svedese che assegna il Premio Nobel per la letteratura criticando, tra le altre cose, l&#8217;assegnazione del premio a Peter Handke. Il conferimento del premio allo scrittore austriaco ha causato proteste e indignazione mondiale a<br>causa delle posizioni di Handke sulla guerra in ex-Jugoslavia. Handke non solo ha ripetutamente manifestato la sua simpatia per l&#8217;ex-presidente della Serbia e della Jugoslavia Slobodan Miloševic, morto mentre era sotto processo al Tribunale penale internazionale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità, ma ha anche<br>negato il massacro di ottomila uomini e ragazzi di Srebrenica e ha relativizzato e giustificato i crimini contro l&#8217;umanità commessi dalle unità paramilitari serbe.</p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ringraziare la scrittrice svedese che, con le sue dimissioni, ha dimostrato pubblicamente la sua integrità morale e ha tributato rispetto alle vittime e ai sopravvissuti del genocidio in Bosnia. L&#8217;APM ha criticato l&#8217;assegnazione del premio Nobel a Handke sostenendo che &#8220;la credibilità del comitato Nobel è stata profondamente messa in discussione&#8221;, e insieme a diverse associazioni di sopravvissuti della guerra in Bosnia<br>chiede allo scrittore austriaco di scusarsi con le vittime dei crimini di genocidio in Bosnia e di prendere pubblicamente le distanze dal regime criminale di Slobodan Milosevic.</p>



<p>Oltre a Gun-Britt Sundström si è dimesso dallo stesso comitato anche lo scrittore Kristoffer Leandoer che ha detto che l&#8217;Accademia ci sta mettendo troppo tempo a riformarsi dopo gli scandali dello scorso anno. </p>
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		<title>“LibriLiberi”. Un mare viola scuro</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 08:23:06 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/11/25/libriliberi-un-mare-viola-scuro/">“LibriLiberi”. Un mare viola scuro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="343" height="500" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13296" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 343w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL-206x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<p>Un
esordio nella letteratura per la giornalista Ayanta Barilli, membro
di una nota famiglia di artisti e persone della Cultura
italiana. Ma non sono le vicende professionali quelle raccontate nel
romanzo <em>Un mare viola
scuro</em> (edito da Dea
Planeta), bensì quelle personalissime di quattro generazioni di
donne: la bisnonna Elvira, la nonna Angela, la madre Caterina e, in
parte, la stessa Ayanta. 
</p>



<p>L&#8217;autrice
vive a Madrid, ma le sue radici affondano nel territorio di Padova,
Roma e Tellaro, in Liguria. Un luogo avvia la narrazione e gli eventi
&#8211; specifici, dolorosi, straordinari &#8211; che hanno segnato le esistenze
delle protagoniste: si tratta di Colorno, un paese della bassa
parmense in cui, alla fine dell&#8217; 800 e per i primi decenni del &#8216;900,
era ancora attivo un manicomio. Qui viene rinchiusa Elvira, colpita
dal “morbo” dell&#8217;eccentricità e dalla solitudine, come molte
donne, oggi come ieri. E poi Angela, generata dalla disperazione, che
cresce segnata ancora dalla morte prematura del marito e della
figlia, nella turbolenza di anni difficili per la guerra, per la
miseria, per la necessità che distruggono i corpi e le anime, ma che
scrive un diario in cui raccoglie la storia della famiglia, filtrata
dalla lente dei propri ricordi, veri o falsi che siano. Caterina,
educata all&#8217;odio verso gli uomini, ammalata di ansia di approvazione
e successivamente ammalata di cancro. E Ayanta&#8230;L&#8217;ultima delle
figure femminili, capace di ricostruire il mosaico delle proprie
antenate, come un&#8217;abile detective, facendo appello agli scritti di
mani antiche, alle fotografie ingiallite, alle testimonianze fumose,
alle ricerche sepolte negli archivi. In grado, infine, di svelare la
parte più ardua, quella sua stessa infanzia, marchiata &#8211; ancora una
volta &#8211; dalle violenze e dai sensi di colpa, sempre perpetuati da
uomini aggressivi, ignoranti e prepotenti e taciute da donne
sottomesse, impaurite e ricattate anche da una società retrograda e
patriarcale.</p>



<p>Una
narrazione tutta al femminile, in cui le parole sulla carta
intrecciano Passato e Presente, dove i corpi parlano, prima
sussurrando, poi  sempre più chiaramente per far emergere quelle
memorie tenute celate dal velo (im)pietoso dell&#8217;ipocrisia borghese,
con il risultato di indurirsi nei cuori di chi le ha vissute. 
</p>



<p>Ma la
scrittrice compie un atto di coraggio, per se stessa e per le
generazioni future, in particolare per sua figlia: libera le
verità,anche durissime, per capirle e elaborarle, dissolvendo,
finalmente, la sofferenza nel cielo aperto di un Futuro diverso.</p>
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		<title>“LibriLiberi”: L&#8217;isola delle anime</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2019 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/05/libriliberi-lisola-delle-anime/">“LibriLiberi”: L&#8217;isola delle anime</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12444" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="403" height="626" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 403w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1-193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 403px) 100vw, 403px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Alessandra Montesanto</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Kristina annega i suoi stessi figli; Elli morde, graffia, grida; e poi Sigrid, un&#8217;infermiera che perde il fidanzato in guerra, mette alla luce una bambina e accudisce per tutta la vita altre donne, folli o semplicemente tristi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>L&#8217;isola delle anime</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (uscito in Italia con Neri Pozza) di Johanna </span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Holmström</span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> è un romanzo che narra un intreccio potente e poetico di storie al femminile; donne giovani destinate ad invecchiare anzitempo su un&#8217;isola, lontane, quindi, dalle famiglie di origine, dagli amori, dalla società, così come sono lontane dalla realtà che si scolora, col tempo, in ricordi, aspettative, attese.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nulla, per loro sarà come hanno desiderato; ogni esistenza verrà interrotta dall&#8217;internamento &#8211; in una casa di correzione prima e in un istituto di contenimento poi, in Finlandia &#8211; perché le loro emozioni, le loro sofferenze, sono state trascurate e hanno finito per debordare in stanchezza o furia cieche, incapaci di mantenere stretto e saldo il filo con il Reale, così difficile, soprattutto per l&#8217;altra metà del cielo tra la fine dell&#8217;800 e i primi decenni del &#8216;900. Impossibile ribellarsi, se non tramite atti estremi, spesso inconsapevoli per provare, però, sensi di colpa, rimpianti e rimorsi che non fanno altro che attanagliare, come ragnatele, le anime già compromesse delle protagoniste. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Madri, in particolare: madri anaffettive, quelle “sane”. Madri di-sperate, quelle malate. Madri sostitutive, come Sigrid. Amori in grado di nascere anche in situazioni di coercizione, per necessità di calore e di sostegno. Il mondo del femminino, con tutta la grazia e la dolcezza nonostante la rabbia e la paura, perché gli uomini rappresentano la Legge, la Guerra, l&#8217;Autorità; le donne, invece, possono togliere la Vita, ma restano in grado di restituirla, in quel ciclo eterno che accompagna i nostri giorni, i mesi, gli anni e che ricorda quanto sia importante il Perdono, per l&#8217;umanità intera. </span></p>
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