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	<title>sindacato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La parola amianto</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2018 07:24:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto Associazione per i Diritti umani ha intervistato Nora Picetti, autrice e regista dello spettacolo teatrale La parola amianto e la ringrazia molto per la disponibilità. &#160; Il tema delle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11437" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1500" height="966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-presidianti-1024x659.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a></b></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha intervistato Nora Picetti, autrice e regista dello spettacolo teatrale <strong><em>La parola amianto</em> </strong>e la ringrazia molto per la disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Il tema delle malattie e della sicurezza sul lavoro è, purtroppo, molto attuale. Ci può raccontare la vicenda delle operaie e degli operai della Centrale di Turbigo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla Centrale Enel di Turbigo l’amianto era usato in un impasto per coibentare i tubi di metallo con vapore ad altissime temperature. Quando un tubo perdeva per ripararlo bisognava scoibentare, cioè rompere la copertura, e in questa operazione le fibre di amianto si liberavano nell’aria.</span><br />
<span style="color: #000000;">La vicenda ha inizio negli anni ‘70, quando i lavoratori cominciano a organizzarsi per la difesa della salute. Per prima cosa eleggono il CUD (Consiglio Unico dei Delegati), un gruppo di 20 lavoratori eletti direttamente dagli altri in modo da dare rappresentanza a tutti i reparti, e poi “importano” in Centrale un metodo messo a punto dai fondatori di Medicina Democratica, <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Luigi Mara, chimico, e Giulio Maccacàro, il medico che ha portato in Italia l’epidemiologia.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il metodo si chiama “R</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">icostruzione operaia del processo produttivo” ed è assolutamente innovativo, perché valorizza il sapere operaio e lo integra col sapere accademico-scientifico.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Si tratta di ricostruire tutto ciò che avviene in Centrale a partire dai racconti dei lavoratori.<br />
Si organizzano una serie di assemblee, divise per reparto, e ogni lavoratore racconta cosa fa, a quali rischi è esposto, con quali sostanze viene contatto e poi formula delle richieste per migliorare l’ambiente o l’organizzazione del lavoro in modo da essere più tutelato. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sulla base di questi racconti e di queste richieste si facevano poi le piattaforme di rivendicazione, cioè le richieste ufficiali alla Dirigenza Enel.<br />
Una battaglia importante, sui cui ha insistito Medicina Democratica, è stata quella contro la monetizzazione della salute: l’usanza era quella di dare delle indennità ai lavoratori esposti ai vari rischi, qualche soldo in più in busta paga. Ma così l’ambiente di lavoro continuava ad essere inquinato e pericoloso. Il sindacato, a Turbigo come in molte altre fabbriche, in genere accettava: ha sempre difeso i posti di lavoro e il salario, ma per difendere la salute i lavoratori hanno dovuto organizzarsi da soli e spesso anche scontrarsi apertamente coi sindacalisti. Lo dice bene un manifesto che avevano fatto per promuovere le assemblee “La tuta si lava, i polmoni no”. Con i soldi delle indennità non ci fai niente, non riduci nessun rischio. L’obbiettivo era ottenere che i dirigenti spendessero dei soldi per rendere più salubre e più sicuro l’ambiente di lavoro. Nello spettacolo ho ricostruito i vari passaggi di questa lunga battaglia, iniziata negli anni ‘70 e conclusa, parzialmente, solo quest’anno, il 15 maggio 2018, con la sentenza di Cassazione, che come dice l’avvocatessa di parte civile Laura Mara, “è</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> una sentenza storica, straordinaria e francamente inaspettata, che ci insegna, oggi più che mai, che le uniche battaglie perse sono quelle non fatte”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In che modo avete effettuato le ricerche per la stesura del testo? Avete raccolto anche testimonianze dirette?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Siamo partiti dalle testimonianze dirette di mio padre e dei suoi colleghi della Centrale, che hanno poi fondato la sezione di Turbigo dell’AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto). Particolarmente interessante è stato l’incontro con Emilio Pampaluna, che gli altri mi hanno presentato come “la memoria storica della Centrale di Turbigo”: è un ex lavoratore, sindacalista e membro della Commissione Salute del CUD, è stato un po’ la mente organizzativa di questa lunga battaglia. Quello che più mi piace di questo lavoro è proprio raccogliere le testimonianze orali, i racconti in prima persona, spesso plurale, ma anche valorizzare fonti trascurate dalla storia ufficiale: tutto un patrimonio di documenti, volantini, comunicati, cartelloni, verbali di assemblee, ricorsi al tar, foto, articoli di giornale, archivi personali, che le persone tengono in cantina, ma che sono fondamentali per ricostruire una vicenda dal punto di vista popolare e farla diventare Storia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A questo si sono aggiunti i dossier di Legambiente, i rapporti dell’Ispra, e molti altri documenti sull’amianto che mi hanno passato Guglielmo Gaviani, che ha seguito la vicenda dall’esterno, come perito della Asl, e Valentino Gritta, presidente dell’AIEA di Turbigo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi ho trovato testi sull’amianto di Plinio il Vecchio, Marco Polo, Calvino e Primo Levi e alcuni video dell’Istituto Luce sull’Eternit di Casale Monferrato.</span><br />
<span style="color: #000000;">Durante le ricerche una cosa mi ha colpito in particolare: un grafico che sovrapponeva la cronologia della diffusione industriale dell’amianto, con quello delle scoperte scientifiche sulla sua pericolosità. Praticamente coincidevano, cioè si sapeva da subito che era pericoloso, ma l’Industria dell’amianto ha puntato solo al lucro, ha fatto di tutto per mettere a tacere gli scienziati e i medici che raccoglievano dati epidemiologici sui morti di amianto e ha invaso il mercato con una pubblicità assordante sulle straordinarie proprietà e sulla sicurezza dell’amianto. Nello spettacolo quindi proietto foto di cartelloni pubblicitari e spot sull’amianto dal 1870 a oggi, e l’effetto è forte, comico e agghiacciante al tempo stesso&#8230;</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11438" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="792" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/36226648_614660818907729_4045483786920525824_n-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Qual è il legame, in questo caso, tra tutela dell&#8217;ambiente e salute e la Politica?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nello spettacolo si fa riferimento proprio alla Politica con la P maiuscola, a quell’insieme di azioni, reazioni, procedure che mettiamo in atto per difendere i beni comuni, in questo caso la salubrità dell’aria, la sicurezza e la salute pubblica. Ad esempio c’è una scena in cui coinvolgo direttamente alcuni spettatori per guardare la situazione da diversi punti di vista: c’è il proprietario del tetto che si fa due conti in tasca e decide di non rimuovere l’amianto, ma c’è anche il suo vicino di casa, che invece vuole che sia rimosso. Poi c’è il sindaco, che teme di perdere consensi se obbliga la gente a spendere soldi per rimuovere l’amianto. Poi c’è l’imprenditore della ditta di bonifica, che dovrebbe fornire mezzi di protezione ai lavoratori, e ci sono i lavoratori, che seguono attentissimi il corso sulla sicurezza, ma non capiscono una parola di italiano. Alla fine è il pubblico a votare: in scena viene presentata una situazione e la scelta etica sta al singolo spettatore, che la esprime attraverso il voto. Questa parte è pensata per i ragazzi delle scuole medie e superiori ma piace molto anche agli adulti, anche perché rende evidente in modo leggero e anche divertente, che il voto non basta, la delega non è sufficiente, e anzi a volte, quando ti viene chiesto di scegliere tra due cose (come salute o lavoro) in realtà significa che devi organizzarti per ottenerle entrambe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il titolo dello spettacolo si riferisce all&#8217;accordo tra sindacato, azienda e Stato nella vicenda dell&#8217;Ilva, in cui “scompare” la parola “amianto”?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa idea di far scomparire la parola amianto era già venuta negli anni ‘80 al Capocentrale di Turbigo: aveva vietato ai lavoratori di scrivere “amianto” nei documenti interni, dovevano usare “silicato” o “coibente”. La parola amianto faceva già paura, allora invece di affrontare il problema si preferiva cambiare parola, nella speranza che i lavoratori non si accorgessero del pericolo e non si attivassero per la difesa della salute.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono esempi in cui sono state attivate buone pratiche?</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Direi che questa “R</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">icostruzione operaia del processo produttivo” è una buona pratica ante litteram, che andrebbe oggi esportata, fatta uscire dai luoghi di lavoro e applicata a tutta la popolazione, perché oggi siamo tutti esposti alle fibre di amianto rilasciate dal tetto del vicino o dalla fabbrica abbandonata, o dal pavimento della scuola. In Italia ci sono ancora 2400 scuole contaminate dall’amianto. Ora però ci sono anche tutti gli strumenti scientifici, tecnici, culturali e legali per procedere con le bonifiche e lo smaltimento. Due esempi da citare sono sicuramente quelli di Casale Monferrato e del Comune di Rubiera, che ha bonificato tutti gli edifici pubblici e poi ha attivato il CIAR Catasto Immobili Amianto Rubiera: attraverso foto satellitari, uso di droni, segnalazioni dei cittadini e sopralluoghi tecnici del Comune è stata fatta la mappatura dei tetti di amianto su tutto il territorio del comune. Poi con una procedura amministrativa standardizzata e con delle ordinanze il Comune obbliga i proprietari ad intervenire, anche usufruendo degli incentivi fiscali. Loro stessi fanno questo esempio: se c’è una tegola di una casa privata che rischia di cadere in testa ai passanti, è normale che il sindaco, in quanto responsabile della salute pubblica, faccia un’ordinanza per obbligare il proprietario a intervenire subito. A maggior ragione, essendo i morti di amianto molto più numerosi dei “morti da tegola”, dovrebbe essere normale e accettato che il sindaco possa obbligare i proprietari a rimuovere i tetti di amianto. Molti sindaci temono però che questa scelta sia impopolare, temono di perdere consenso se obbligano la gente a spendere soldi per l’amianto. Quindi tra le buon pratiche è doveroso citare anche le attività di AIEA, Medicina Democratica; Legambiente, e di tutte le altre associazioni che attraverso raccolte dati, petizioni, azioni legali, pubblicazioni di dossier, attivazione di sportelli amianto nei comuni o interventi nelle scuole, contribuiscono a informare la popolazione e favoriscono il censimento, la bonifica e il corretto smaltimento dell’amianto, perché come dicono a Rubiera, ogni metro quadro rimosso è un guadagno immediato per la salute di tutti”.</span></span></span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Out on the street (Barra fi sharryya)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 07:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Non vogliamo realizzare un film che trasformi questa dura realtà in spettacolo o intrattenimento, ma rileggere il passato e immaginare cosa potrà riservare il futuro Jasmina Metwaly e Philip Rizk Presentato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-773.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8110" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-773.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-773.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-773-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-773-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-773-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Non vogliamo realizzare un film che trasformi </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>questa dura realtà in spettacolo o intrattenimento, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ma rileggere il passato </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>e immaginare cosa potrà riservare il futuro</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Jasmina Metwaly e Philip Rizk</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Presentato al Festival di Berlino 2015, questo film racconta gli scioperi, i sit-in, le proteste e il ruolo chiave giocato dai sindacati nella preparazione dei “18 giorni di Tahrir”… insomma dice molto delle rivendicazioni economiche trascurate dai media mainstream occidentali e che stanno faticosamente venendo alla luce ora col caso Regeni.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel film, dieci tra proletari e sotto-proletari partecipano ad un laboratorio di recitazione ed in questo spazio sospeso tra realtà e finzione conosciamo le loro battaglie invisibili tra gerarchie e manipolazioni, le ingiustizie, la corruzione e le brutalità della polizia e anche di quelle “polizie private” assunte dai datori di lavoro per presidiare le fabbriche e “proteggere” i lavoratori dai sovversivi e dai terroristi, mantra questo che non è affatto cambiato. Dalle privatizzazione si passa così a denunciare il sistematico sfruttamento di un capitalismo sempre più estremo e strisciante che invade la sfera personale “per il bene della crescita dell’intero Egitto” i cui proventi però vengono spartiti sempre dai soliti noti.</p>
<p align="JUSTIFY">I due registi del film, Jasmina Metwaly e Philip Rizk, sono membri dei Mosireen un collettivo di citizen journalism diventato il canale You Tube no-profit più visto in Egitto, da cui sono usciti numerosi filmaker tra cui Leil Zahra Mortada, portavoce di OpAntiSH, (Operation AntiSexual Harrasment) una campagna contro le molestie sessuali e regista di Words of Women che presenteremo l’11 aprile al Teatro Pacta di Milano.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-772.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8111" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-772.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="512" height="341" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-772.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-772-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a></p>
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		<title>Due euro l&#8217;ora: e poi morire di lavoro nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 06:56:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>DUE EURO L&#8217;ORA di Andrea D’Ambrosio prende spunto dall’incendio del materassificio Bimaltex di Montesano sulla Marcellana (Sa) il 5 luglio 2006 in cui sono morte Annamaria Mercadante di 49 anni e Giovanna Curcio di 15&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7148" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="due%20euro%20lora%20locandina%20" width="276" height="395" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 276w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">DUE EURO L&#8217;ORA di Andrea D’Ambrosio prende spunto dall’incendio del materassificio Bimaltex di Montesano sulla Marcellana (Sa) il 5 luglio 2006 in cui sono morte Annamaria Mercadante di 49 anni e Giovanna Curcio di 15 anni. Nonostante il titolare della “fabbrica” sia stato condannato in via definitiva ad otto anni di reclusione per “grave noncuranza per la vita delle proprie dipendenti” le famiglie delle due operaie sono rimaste sole e il regista non è riuscito neppure a girare lì il film. Anzi, (molti) rappresentanti istituzionali e dirigenti pubblici hanno scaricato la responsabilità sui singoli cittadini e in primis sulle operaie che avrebbero dovuto denunciare quella fabbrica abusiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel film, in un piccolo paesino del Sud Italia in un seminterrato che fa da sartoria abusiva, Rosa e Gladys confezionano tute sportive schiavizzate da Enzo Blasi (uno strepitoso Peppe Servillo) un avido menefreghista che sfrutta le paure, l’insicurezza e l’omertà di chi finge di non vedere….ma anche la connivenza dei carabinieri, come ben esemplificato dalla scena in cui padrone e carabinieri si bevono insieme una tazzina di caffè ridacchiando e ammiccando. Rosa è una ragazzina di 17 anni che di nascosto decide di abbandonare gli studi per racimolare i soldi e raggiungere il fidanzato emigrato in Svizzera mentre Gladys è un’immigrata di ritorno dal Venezuela (interpretata da Chiara Baffi, vincitrice del premio come miglior attrice protagonista al Bari International Film Festival) che prova a ribellarsi ma la crisi economica e delusioni personali la risospingono nel laboratorio, troppo debole e sola per sindacalizzare il suo grido di protesta.</p>
<p align="JUSTIFY">Un film di denuncia non solo del lavoro nero ma anche dell’omertà e del bisogno economico che obbliga i soggetti ad accettare qualsiasi condizione perché “o così o niente”, ma anche un film d’amore e di amicizia: dopo il rogo Rosa e Gladys vengono trovate abbracciate…e solo una delle due sopravviverà.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Trailer</b></span></span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/eiTf09UX8e8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Uno studente gramsciano appassionato di movimenti operai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 06:22:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia (Da &#8220;Il manifesto&#8221;) Il ritratto. Giulio non era un attivista, ma un ricercatore tra i più brillanti a Cambridge. Osservatore attento e curioso delle dinamiche politiche del paese, più volte premiato&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia (Da &#8220;Il manifesto&#8221;)</p>
<p>Il ritratto. Giulio non era un attivista, ma un ricercatore tra i più brillanti a Cambridge. Osservatore attento e curioso delle dinamiche politiche del paese, più volte premiato per i suoi studi sul Medio Oriente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5205" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5205" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="giulio-regeniokokok" width="591" height="369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 591w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La stampa <em>mainstream</em> sta associando i volti di Valeria Solesin, vittima degli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, e di Giulio Regeni, trovato morto lo scorso 3 febbraio nella periferia del Cairo. Si tratta di figure davvero diverse, scomparse in circostanze forse quasi opposte.</p>
<p>Ricordiamo Giulio associandolo invece alla compagna egiziana Shaimaa el-Sabbagh, scomparsa esattamente un anno prima e lo stesso giorno del ventottenne friulano, proprio in Egitto.</p>
<p>Il 25 gennaio 2015 veniva uccisa la poetessa e attivista socialista mentre portava una rosa in piazza Tahrir. In quel caso fu un alto funzionario della polizia egiziana ad aver premuto il grilletto, mentre Shaimaa e i suoi amici si recavano verso Tahrir. Anche Shaimaa aveva passato anni della sua vita con i lavoratori e nelle fabbriche egiziane, così come Giulio si stava occupando di movimenti sindacali. Entrambi avevano visto nel sogno di piazza Tahrir una possibilità di riscatto senza precedenti per il popolo egiziano e in particolare per i diseredati e i lavoratori: tra i protagonisti delle rivolte di cinque anni fa.</p>
<p>Entrambi condividono poi una stessa formazione marxista. Giulio ha applicato le teorie di Gramsci alle sue ricerche sui movimenti di piazza del 2011 e in particolare al movimento operaio in Egitto.</p>
<p>Oltre questa linea non è possibile andare per tracciare un parallelo tra Shaimaa e Giulio perché il dottorando italiano non era un’attivista e la giovane poetessa egiziana sì.</p>
<ul>
<li class="nohypen">Giulio non faceva politica in Egitto ma ne seguiva semplicemente le dinamiche.</li>
<li>Studiava la fase delicatissima che i movimenti operai stanno attraversando nel paese, completamente schiacciati dalla repressione del regime e dal sindacalismo filo-governativo.</li>
<li>Dopo le rivolte del 2011, solo sindacati indipendenti e partito Wasat erano pronti a formare nuove formazioni politiche. Non solo, il sindacalismo indipendente era stato invogliato dalla prima legge che permetteva a questi gruppi di trovare finalmente una forma di legalizzazione. Tutto questo è stato insabbiato con il golpe militare del 2013.</li>
<li>Di questo si occupava Giulio, può sembrare un argomento scomodo ma in realtà non dovrebbe esserlo per un paese che aspira a una transizione democratica, com’era l’Egitto nel 2011. Invece, della dura fase che i movimenti vicini ai lavoratori in Egitto pochi si sono occupati come ha fatto Giulio.</li>
<li>E così per compagni e amici si tratta di una perdita enorme.</li>
<li>Giulio era uno dei più brillanti studiosi dell’Università di Cambridge. Da studioso marxista, si era occupato da tempo dei movimenti operai in Medio oriente.</li>
<li>A 17 anni era andato a studiare in New Mexico per poi trasferirsi in Gran Bretagna. Nel 2012 e nel 2013 ha vinto due premi al concorso internazionale dell’Istituto regionale di studi europei per ricerche sul Medio Oriente. Da mesi si era trasferito al Cairo per condurre la sua ricerca dottorale.</li>
<li>La famiglia ha raggiunto la capitale egiziana pochi giorni dopo la diffusione della notizia della sua scomparsa. Per giorni non ci sono state novità significative sulle circostanze della sparizione improvvisa. Un colloquio tra il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e il suo omologo egiziano, Sameh Shokry, ha fatto accelerare le indagini con il tragico epilogo delle scorse ore.</li>
<li>Anche ieri, per ore, né la famiglia né gli attivisti per la difesa dei diritti umani hanno potuto vedere il cadavere.</li>
<li>Nel suo paese di origine, Fiumicello in Friuli Venezia Giulia, la comunità ha accolto con grande sgomento la notizia.</li>
<li><em>il collettivo del manifesto si unisce al cordoglio dei familiari e degli amici</em></li>
</ul>
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		<item>
		<title>Carta di soggiorno revocata a chi perde il lavoro. Il giudice ferma le Questure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2015 04:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da www.stranieriinitalia.it) “Il permesso a tempo indeterminato può essere tolto solo a chi è pericoloso, la mancanza di reddito non conta”. Un immigrato e l’Anolf vincono ricorso al Tar di Milano Roma – 6&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="font-weight: normal;">
(Da<br />
www.stranieriinitalia.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/07/imgres.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/07/imgres.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
“Il permesso a<br />
tempo indeterminato può essere tolto solo a chi è pericoloso, la<br />
mancanza di reddito non conta”. Un immigrato e l’Anolf vincono<br />
ricorso al Tar di Milano</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Roma – 6 luglio<br />
2015 – Per anni hanno lavorato duro rinnovando di volta in volta i<br />
loro permessi di soggiorno. Poi si sono finalmente messi in tasca la<br />
<b>carta di soggiorno (permesso<br />
Ue per lungosoggiornati)</b>,<br />
il &nbsp;documento “<b>a<br />
tempo indeterminato”</b> &nbsp;a<br />
cui aspirano tutti gli immigrati.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Quando però,<br />
complice la crisi economica, hanno <b>perso<br />
il lavoro, la Questura ha revocato loro la carta di soggiorn</b>o.<br />
Sostenendo che, senza un regolare contratto di lavoro, non possono<br />
essere <b>considerate “persone<br />
per bene”</b>, degne di<br />
rimanere in Italia. Come se a decidere di non lavorare, o di lavorare<br />
in nero, fossero i lavoratori.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
È successo,<br />
&nbsp;soprattutto a <b>Milano</b>,<br />
a cittadini stranieri che avevano chiesto un duplicato o un<br />
aggiornamento della loro carta di soggiorno. La Questura ha preteso<br />
che <b>dimostrassero di nuovo i<br />
requisiti di reddito </b>previsti<br />
per il primo rilascio e, in mancanza di assunzioni regolari,<br />
contributi versati &nbsp;ecc, è arrivato il diniego. <b>Potenzialmente<br />
una strage</b>, in tempi di<br />
crisi economica.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Ora a fermare questa<br />
prassi è finalmente arrivata la legge, fatta valere qualche giorno<br />
fa dal <b>Tribunale<br />
Amministrativo Regionale della Lombardia</b>.<br />
Il giudice ha dato ragione a un <b>cittadino<br />
srilankese</b>, che dopo aver<br />
lavorato a lungo come custode non era riuscito a trovare una nuova<br />
occupazione, e ha dato <b>torto<br />
alla Questura</b>, che gli<br />
aveva revocato la carta di soggiorno perché non aveva un reddito<br />
regolare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
La mossa della<br />
Questura, ha spiegato il giudice, è <b>illegittima</b>.<br />
Sia le norme europee (art. 8 della Direttiva 2003/109/CE), sia il<br />
Testo Unico sull’immigrazione che le ha recepite (art. 9 del d.lgs.<br />
n. 286/98), prevedono infatti che lo “status di soggiornante di<br />
lungo periodo è permanente” e può essere revocato solo “<br />
qualora lo straniero sia <b>pericoloso<br />
per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato</b>,<br />
e non invece a fronte della <b>mera<br />
mancanza di redditi”.</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
L’immigrato<br />
srilankese può festeggiare, riavrà la carta di soggiorno che si era<br />
conquistato sin dal 2005. E lo stesso potranno pretendere quanti sono<br />
incappati in una simile ingiustizia. Soddisfatta anche <b>l’</b><a href="http://www.stranieriinitalia.it/attualita-carta_di_soggiorno_revocata_a_chi_ha_perso_il_lavoro._la_trappola_delle_questure_20068.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u><b>Anolf<br />
Cisl,</b></u><u><br />
che aveva sollevato il caso</u></a><br />
chiedendo anche l’<b>intervento<br />
della commissione europea</b>&nbsp;e<br />
che ha affiancato il lavoratore nel <b>ricorso<br />
al Tar</b> insieme all’avvocato<br />
Silvia Balestro.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
“La <b>crisi<br />
ha colpito duro</b>,<br />
soprattutto in determinati settori e soprattutto i lavoratori<br />
stranieri. &nbsp;Togliere loro la carta di soggiorno solo perché<br />
hanno perso il lavoro vuol dire far fare un enorme <b>passo<br />
indietro al processo di integrazione,</b><br />
per una situazione della quale non hanno colpa. Come si può<br />
presupporre che chi non ha un lavoro regolare abbia scelto<br />
scientemente di lavorare in nero o di evadere le tasse?” dice a<br />
Stranieriinitalia.it, <b>Maurizio<br />
Bove</b>, presidente di Anolf<br />
Milano e responsabile immigrazione della Cisl meneghinare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
La prassi della<br />
Questura di Milano, nota il sindacalista<b>,<br />
estremizzava il legame tra lavoro e permesso di soggiorno</b><br />
già previsto dalla legge, andando oltre la stessa legge con una<br />
discrezionalità eccessiva e perdendo di vista l’importanza<br />
dell’integrazione di chi vive da tanti anni in Italia. Del resto,<br />
una <u><a href="http://www.asgi.it/notizia/la-mancanza-di-reddito-non-puo-giustificare-la-revoca-del-permesso-di-soggiorno-ue-per-lungo-soggiornanti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sentenza<br />
simile</a></u> a<br />
questa aveva già bocciato la Questura, che a quanto pare ultimamente<br />
ha iniziato a <b>valutare con<br />
più attenzione</b> le singole<br />
situazioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
“Ora <b>ci<br />
aspettiamo che la legge venga applicata correttamente</b> a Milano e<br />
nel resto d’Italia. Deve essere chiaro che chi perde il lavoro non<br />
può perdere, per quel motivo, anche la carta di soggiorno”<br />
conclude Bove. Se poi il ministero dell’Interno, aggiungiamo noi,<br />
volesse <b>chiarire il concetto a tutte le Questure</b>, sarebbe un<br />
ulteriore passo avanti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il messaggio di Alexis Tsipras per i partecipanti al World Social Forum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 06:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dear friends and comrades, Fourteen years ago, at the beginning of the new millennium, the World Social Forum came to the fore as the response of the people to the globalization of the markets.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
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<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Dear<br />
friends and comrades,</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Fourteen<br />
years ago, at the beginning of the new millennium, the World Social<br />
Forum came to the fore as the response of the people to the<br />
globalization of the markets. It was deliberately meant as versatile<br />
meeting of movements, trade unions and associations from around the<br />
world, looking for progressive solutions to global problems: poverty,<br />
social inequality, lack of democracy, racism, environmental<br />
destruction, and absence of economic and social justice. By using<br />
dialogue among equals, as well as horizontal processes, it provided<br />
proof that social forces from different parts of the world, which may<br />
be militant against different problems, can still converge around<br />
common goals and so formulate an alternative vision and blueprint for<br />
the planet. With values like these, condensed in such slogans as<br />
&#8220;people before profits&#8221; and &#8220;another world is<br />
possible&#8221;, the World Social Forum was the space in which ideas<br />
and modes of action were born and grew which would eventually<br />
question the global neoliberal supremacy.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Our<br />
common responsibility to build a different prospect for the world is<br />
much greater these days, at a time that blind fanaticism, violence<br />
and social regression appear as alternative perspectives before the<br />
menacing force of the markets. Such were the motives behind those<br />
who, just the other day, spread death and fear in Tunis. The<br />
movements ought to block decisively the way to them by winning the<br />
hearts and minds of the poor and the oppressed. Neither the<br />
combination of fanaticism and intolerance, nor that of fascism and<br />
racism can open any new way for the future. The world will move ahead<br />
only thanks to democracy, respect for rights, solidarity and common<br />
struggles.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Dear<br />
friends,</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
As<br />
you know, Greece has for some time now been on a collision course<br />
with the tenets of neo-liberalism. Faced with the disastrous policy<br />
of austerity and extortion by the markets, our people is determined<br />
to defend democracy, the welfare state, public goods and the right to<br />
an adequately paying job. We offer a fight for life, dignity and<br />
social justice, all within a struggle to orient the economy towards<br />
the needs of society, instead of society towards the needs of the<br />
economy and sheer financial profit.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Our<br />
horizons are not limited by the boundaries of our own country. They<br />
extend across all of Europe. We know that on our footsteps other<br />
people are following too, determined to use the power provided by<br />
democracy to make the world more just and the future more bright. The<br />
front that will clash with the current balance of power in Europe is<br />
already being formed and it becomes stronger every day.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
We<br />
know that these developments will be discussed this year during the<br />
proceedings of the World Social Forum in Tunis. We know that a key<br />
consideration is the all-round support to Greece, but also to all the<br />
people fighting for a historic change in Europe and throughout the<br />
world. This is why Greece is sending today to those who participate<br />
in this year&#8217;s Forum, a greeting of optimism, strength and<br />
determination. Using solidarity as their weapon, the people will win!</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Alexis<br />
Tsipras</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Cari<br />
amici e compagni,<br />quattordici anni fa, all&#8217;inizio del nuovo<br />
millennio, il Forum Sociale Mondiale è venuto alla ribalta come la<br />
risposta del popolo alla globalizzazione dei mercati. E &#8216;stato<br />
volutamente inteso come incontro versatile di movimenti, sindacati e<br />
associazioni di tutto il mondo, alla ricerca di soluzioni innovative<br />
a problemi globali: la povertà, la disuguaglianza sociale, la<br />
mancanza di democrazia, il razzismo, la distruzione ambientale, e<br />
l&#8217;assenza di giustizia economica e sociale. Utilizzando il dialogo<br />
tra uguali, così come i processi orizzontali, ha fornito la prova<br />
che le forze sociali provenienti da diverse parti del mondo &#8211; che<br />
possono combattere i diversi problemi &#8211; possono ancora convergere<br />
intorno ad obiettivi comuni e quindi formulare una visione<br />
alternativa e un progetto per il pianeta . Con valori come questi,<br />
condensati in  slogan come &#8220;le persone prima dei profitti&#8221;<br />
e &#8220;un altro mondo è possibile&#8221;, il Forum Sociale Mondiale<br />
è lo spazio in cui le idee e le modalità di azione sono nate e<br />
cresciute, lo spazio dove mettere in discussione la supremazia<br />
globale neoliberista.<br />La nostra responsabilità comune per<br />
costruire una prospettiva diversa per il mondo è molto più grande<br />
in questi giorni, in un momento in cui il fanatismo cieco, la<br />
violenza e la regressione sociale appaiono come punti di vista<br />
alternativi alla forza minacciosa dei mercati. Queste erano le<br />
motivazioni che stavano dietro coloro che, proprio l&#8217;altro giorno,<br />
hanno diffuso la morte e la paura a Tunisi. I movimenti dovrebbero<br />
bloccare decisamente la loro strada, vincendo i cuori e le menti dei<br />
poveri e degli oppressi. Né la combinazione di fanatismo e<br />
intolleranza, né quella del fascismo e del razzismo sono in grado di<br />
aprire qualsiasi nuova strada per il futuro. Il mondo si muoverà<br />
avanti solo grazie alla democrazia, al rispetto dei diritti, della<br />
solidarietà e con le lotte comuni.</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Cari<br />
amici,<br />Come sapete, la Grecia è da tempo ormai in rotta di<br />
collisione con i principi del neo-liberismo. Di fronte alla<br />
disastrosa politica di austerità e di estorsione da parte dei<br />
mercati, il nostro popolo è determinato a difendere la democrazia,<br />
lo stato sociale, i beni pubblici e il diritto a un lavoro<br />
adeguatamente pagato. Offriamo una lotta per la vita, la dignità e<br />
la giustizia sociale, il tutto in una lotta per orientare l&#8217;economia<br />
verso le esigenze della società, invece della società verso i<br />
bisogni dell&#8217;economia e il puro profitto finanziario.<br />I nostri<br />
orizzonti non sono limitati dai confini del nostro paese. Si<br />
estendono in tutta Europa. Sappiamo che sui nostri passi altre<br />
persone ci stanno seguendo, decise a usare il potere fornito dalla<br />
democrazia per rendere il mondo più giusto e un futuro più<br />
luminoso. Il fronte con cui si scontrerà l&#8217;attuale equilibrio del<br />
potere in Europa è già in forma e diventa ogni giorno più<br />
forte.<br />Sappiamo che questi sviluppi saranno discussi quest&#8217;anno<br />
durante i lavori del Forum Sociale Mondiale a Tunisi. Sappiamo che<br />
una considerazione chiave è il supporto a tutto tondo per la Grecia,<br />
ma anche a tutte le persone che lottano per un cambiamento storico in<br />
Europa e in tutto il mondo. Questo è il motivo per cui la Grecia sta<br />
inviando oggi, a coloro che partecipano  quest&#8217; anno al Forum, un<br />
saluto di ottimismo, forza e determinazione. Utilizzando la<br />
solidarietà come arma, il popolo vincerà!</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Alexis<br />
Tsipras</div>
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