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	<title>soluzioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>soluzioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Caregivers: una testimonianza e una richiesta importanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:14:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p>Caregivers è una parola inglese che significa &#8220;Colui o colei che si prende cura; prendersi cura, quindi, di una persona che non è autosufficiente in un dato momento della sua vita. Io sono caregiver da più di trent&#8217;anni. Ho una figlia disabile in carrozzina che si chiama Martina. Essere caregiver è un lavoro perché di lavoro si tratta e per 24 ore al giorno per tutto l&#8217;anno.</p>



<p>Un caregiver deve essere molte cose tutte insieme indipendentemente dal ruolo che ha nella famiglia di moglie, madre, figlio, marito o padre: io sono maestra, infermiera, psicologa, amica, e madre. Alcuni pensano che essere caregiver sia un dovere divino o una punizione: io penso sia semplicemente un dato di fatto. Parlerò semplicemente della mia esperienza perché non voglio che nessuno si senta offeso o non si riconosca in quello che dico (noi portatori di cure siamo anche un po&#8217; permalosi).</p>



<p>Ho lasciato il lavoro perché nessuno poteva prendersi cura di mia figlia tranne me. La mia famiglia ha avuto una vita faticosa non infelice, ma molto faticosa. Abbiamo rinunciato a molto, soprattutto per il problema delle barriere architettoniche che riempiono le nostre città; abbiamo faticato molto per portare Martina a scuola e all&#8217;università per la questione della mobilità cittadina; abbiamo obbligato asili e scuole ad installare rampe, scivoli e montascale attraverso l&#8217;aiuto di associazioni di settore perché le istituzioni sono sempre state latitanti; abbiamo rincorso bonus, sovvenzioni, agevolazioni, regalucci vari sempre scoperti attraverso il solo passaparola; abbiamo cercato soluzioni impossibili per recarci al mare, in  montagna e in città d&#8217;arte perché abbiamo sempre voluto che nostra figlia facesse più esperienze possibili.  Inoltre, vivere tutto questo tempo insieme porta inevitabilmente a una specie di simbiosi per cui ad un certo punto non ci distinguevamo più l&#8217;una dall&#8217;altra. È forse questo il problema più importante secondo me di un caregiver: riuscire a dare l&#8217;autonomia dovuta alla persona di cui ci si prende cura, qualunque sia la gravità della sua disabilità. È stata una presa di coscienza lenta e dolorosa riuscire a creare una sorta di distacco fra di noi e l&#8217;abbiamo fatto con un gruppo di auto-mutuo aiuto composto da persone nella nostra stessa situazione.</p>



<p>Una cosa che ancora non riesco ad accettare è il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni del mio ruolo di educatrice, infermiera, maestra, psicologa, operatrice socio sanitaria, operatrice socio assistenziale, educatrice domestica etc. etc. Molto più semplice sarebbe stato affidare mia figlia ad un istituto che sarebbe costato alla Regione o al Comune migliaia di euro ogni mese: ma chi appartiene al settore di competenza fa proprio affidamento sull&#8217;amore tra familiari per lasciare completamente in mano alle famiglie la cura delle persone non autosufficienti, elargendo ogni tanto un contentino che non è mai sicuro per gli anni a venire, in modo che si possa vivere in un totale senso di incertezza che fa molto bene alle nostre coronarie!</p>



<p>A 36 anni dalla nascita di Martina molte cose sono migliorate, soprattutto nella mobilità cittadina (abitiamo nel quartiere Comasina, a Milano) e nell&#8217;erogazione di alcune misure per poter accedere ad un assistenza personalizzata; erogazione annuale, concessa ovviamente secondo il budget a disposizione delle istituzioni, quindi ansia e tormento fino alle prossime graduatorie: come dicevo prima, questa è la mia esperienza e non posso parlare a nome di altri che non conosco, ma per quelli che conosco &#8211; e sono tanti &#8211;  la situazione è simile alla mia.</p>



<p>Ho settant&#8217; anni e quello che desidero di più ancora è il riconoscimento giuridico e formale della nostra posizione di caregivers, una possibile pensione e uno stipendio per chi di noi è in età lavorativa e che la passiamo ad accudire i nostri cari. </p>
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		<title>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori. Un’indagine qualitativa a cura del Naga.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 15:43:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori.&#160;Un’indagine qualitativa. Scarica: il report completo, l’abstract in italiano e in inglese. L’indagine che presentiamo rappresenta il quarto lavoro di monitoraggio&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15892" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-1536x1025.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori.</strong>&nbsp;<strong>Un’indagine qualitativa.</strong></p>



<p><strong>Scarica: <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/Report_Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">il report com</a>pleto, <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/Abstract_-Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">l’abstract in italiano</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/AbstractEN_-Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">in inglese</a>.</strong></p>



<p>L’indagine che presentiamo rappresenta il quarto lavoro di monitoraggio e analisi realizzato dall’Osservatorio del Naga ed è stata svolta con l’obiettivo di&nbsp;<strong>indagare il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e di chi ne rimane escluso, con particolare attenzione all’area di Milano.</strong>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;“Con questo nuovo lavoro abbiamo voluto mettere insieme&nbsp;<strong>l’analisi dei cambiamenti normativi</strong>&nbsp;introdotti dal cosiddetto&nbsp;<em>Decreto Lamorgese</em>,&nbsp;<strong>il funzionamento&nbsp;</strong>del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI)&nbsp;e&nbsp;<strong>la denuncia&nbsp;</strong>delle gravi difficoltà che vivono le persone che si ritrovano sul territorio metropolitano senza accoglienza” dichiarano i volontari e le volontarie del Naga che hanno realizzato l’indagine. “Il&nbsp;report è&nbsp;<strong>il risultato dell’attività degli ultimi due anni,&nbsp;</strong>segnati in modo drammatico dalla pandemia. Abbiamo quindi dovuto adattarci alla nuova situazione rimodulando la nostra metodologia. Abbiamo continuato a&nbsp;<strong>raccogliere dati e sviscerare la normativa e le prassi</strong>&nbsp;e abbiamo anche continuato a&nbsp;<strong>verificare la situazione sul territorio</strong>&nbsp;sia con la raccolta di testimonianze dal vivo sia con incontri online e visite da remoto dei centri di accoglienza. Ciò che ne emerge è una fotografia ampia e dettagliata e ancora più preziosa perché si colloca all’interno di un contesto straordinario che purtroppo ha drammaticamente peggiorato la situazione” proseguono i volontari e le volontarie. E concludono: “Si sono, infatti,&nbsp;<strong>radicalizzate la fragilità e la precarietà esistenziale</strong>&nbsp;delle persone che abbiamo incontrato e che vivono sia fuori che dentro il sistema di accoglienza e si è fatto&nbsp;<strong>sempre più ricorso alla sussidiarietà</strong>&nbsp;del terzo settore come strumento di intervento strutturale per la gestione delle questioni sociali, con il&nbsp;<strong>conseguente e drammatico aumento delle disuguaglianz</strong>e”.</p>



<p>&nbsp;“<strong>Quella che abbiamo incontrato non è una Milano accogliente e solidale, ma una città dove parte della popolazione è strutturalmente esclusa dall’accesso a diritti fondamentali</strong>. La non-gestione dell’accoglienza rappresenta simbolicamente e concretamente&nbsp;<strong>la scelta di non attuare soluzioni strutturali</strong>, la mancanza di investimenti pubblici adeguati e ben indirizzati, e la mancanza di flessibilità e creatività nel trovare risposte concrete e rispondenti ai bisogni di chi è senza casa.” Afferma Anna Radice Presidente del Naga. “A fronte di questo scenario facciamo appello a un&nbsp;<strong>urgente cambio di rotta</strong>&nbsp;e avanziamo le seguenti&nbsp;<strong>proposte</strong>:&nbsp;<strong>creazione&nbsp;</strong>di un unico sistema di accoglienza per tutte le persone richiedenti asilo e creazione di percorsi ad hoc per persone fragili e vulnerabili;&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;dell’attuale “Piano freddo” e della logica emergenziale di gestione delle problematiche sociali e abitative;&nbsp;<strong>creazione</strong>&nbsp;di un sistema di accoglienza a gestione diretta dei servizi sociali dei comuni, diffuso su tutto il territorio cittadino e metropolitano;&nbsp;<strong>apertura&nbsp;</strong>di servici igienici pubblici sempre accessibili a tutte le persone, gratuiti e distribuiti capillarmente in città e di strutture diurne “a bassa soglia”, al fine di rispondere ai bisogni di chi si trova senza fissa dimora o in dormitori notturni;&nbsp;<strong>organizzazione</strong>&nbsp;di un servizio telefonico e di pronto intervento 24h/24h gestito direttamente dai servizi sociali del Comune di Milano;&nbsp;<strong>implementazione&nbsp;</strong>di un processo semplice e accessibile per l’effettivo ottenimento di documenti necessari al pieno godimenti di diritti fondamentali, quali ad esempio l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora. Rimaniamo ora&nbsp;<strong>in attesa di risposte</strong>&nbsp;da parte delle Istituzioni mentre continuiamo a offrire i nostri servizi gratuiti alle cittadine straniere e ai cittadini stranieri e a&nbsp;<strong>batterci per i diritti di tutti e di tutte. La&nbsp;pandemia ha infatti chiaramente confermato che non esistono soluzioni individuali alle esigenze sociali, ma soltanto soluzioni collettive e strutturali.</strong>” Conclude Radice</p>
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		<title>Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 07:38:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale» (Da ilcorrieredellacalabria.it) «Io posso dire che è la peggiore riforma che&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2 id="template--Grrz4jT#0-1-0-3"><em>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale»</em></h2>



<p>(Da ilcorrieredellacalabria.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/themes/yootheme/cache/imponimento-e1612376459950-711e2903.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»"/></figure>







<p><strong>«Io posso dire che è la peggiore riforma che io abbia mai letto. Io sono in magistratura dal 1986. Una riforma peggiore di questa non l’ho mai letta».</strong><br>Un sigillo pesantissimo quello che il procuratore di Catanzaro,&nbsp;<strong>Nicola Gratteri</strong>, pone sulla riforma della Giustizia voluta dal ministro Cartabia. Ospite nella trasmissione “In onda”, su La7, con Concita De Gregorio e David Parenzo, il magistrato indica tutti quei reati che verranno penalizzati dalla “tagliola” proposta dalla riforma secondo la quale – al netto delle recenti modifiche – se un processo dura più di due anni in Appello (tre per i reati più gravi) e uno in&nbsp;Cassazione&nbsp;(o 18 mesi) non si può più perseguire.<br><strong>«Ci siamo dimenticati di tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione. Cosa facciamo per questi reati?</strong>&nbsp;– ha detto Gratteri –. Andranno in coda, non si celebreranno. Tutti i reati che riguardano le bancarotte, dove vengono giudicati imprenditori spregiudicati che organizzano bancarotte per frodare, pensando di riciclare. Avete pensato alle parti offese?»</p>



<h2>Tutti i reati che rischiano l’improcedibilità. E alle parti offese chi ci pensa?</h2>



<p>Gratteri elenca una lunga serie di gravi fatti di cronaca: la recente tragedia della funivia, il crollo del ponte di Genova. «Io dico che questi processi non si farà in tempo a celebrarli, in due anni in appello. Si accettano scommesse su questo punto. Anche perché attualmente tutti i procuratori generali d’Italia stanno dicendo “in due anni non siamo in grado, in due anni il 50% dei processi diventerà improcedibile”». Il procuratore, da uomo pratico porta un esempio per rendere l’idea di quello che sarà l’istituto dell’improcedibilità: «perché mi capiscano anche i non addetti ai lavori»: «Lei è in autostrada e le danno un tempo di un’ora e mezza per fare Napoli-Roma. Se c’è un incidente, si blocca la strada, lei non può arrivare in un’ora e mezza a Roma e non ci arriverà più».<br>I problemi sono a monte: «I magistrati sono di meno, da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura». Noi nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire quelli che vanno in pensione».<br>Non è una riforma che va a intaccare o a pesare sul lavoro dei magistrati quanto sul buon andamento della Giustizia.<br>«Con questa riforma i magistrati in Appello e in Cassazione lavoreranno di meno – spiega Gratteri –. Perché io prendo un prestampato e basta che io lo compili: metto la data dell’iscrizione del reato, il numero del procedimento, specifico che sono passati due anni e che il procedimento è improcedibile. I magistrati, sul piano teorico, ci guadagnano. Noi parliamo da cittadini, da fruitori di Giustizia».</p>



<h2>Geografia giudiziaria</h2>



<p>E rispetto a tutti coloro che gioiscono perché con la Cartabia si affossa la riforma Bonafede, Gratteri preferisce ritornare ancora più indietro, alla prescrizione: «È il male minore», afferma. Il problema è che nessuno voglia «affrontare i rimedi a far durare meno i processi. Anziché parlare di ghigliottina a due anni e poi un anno in Cassazione, perché non ci fermiamo a dire cosa potremmo fare per far durare meno i processi?»<br>Le possibili soluzioni il procuratore di Catanzaro li aveva già elencati nel corso della sua audizione in commissione Giustizia lo scorso 20 luglio.<br>A partire dalla geografia giudiziaria: in Sicilia ci sono 4 corti d’Appello, per 5 milioni di abitanti. In Lombardia ci sono 2 Corti d’Appello. In Abbruzzo ci sono Tribunali ogni 20 chilometri. «C’è qualcosa che non quadra, no? Bisogna andare a regime. Si è visto che funzionano bene i Tribunali di medie dimensioni, quelli troppo piccoli non funzionano perché non si riesce neanche a formare il collegio».</p>



<h2>Basta magistrati nei Ministeri</h2>



<p>Altro problema sono anche, in situazione di gravi carenze di organico, quei magistrati che &nbsp;fuori ruolo, magistrati che hanno vinto il concorso per fare i pm o per scrivere sentenze e sono, invece, nei Ministeri a fare i tecnici.&nbsp;«Che c’entra un magistrato al ministero del Lavoro? Chiamate un professore associato che vi costa di meno».</p>



<h2>Depenalizzazione dei reati</h2>



<p>Altra soluzione portata avanti da Gratteri è quella della depenalizzazione. «Una guida in stato di ebbrezza deve essere risolta in via amministrativa. Il fascicolo non deve arrivare in Procura, deve andare in Prefettura che invia amministrativa fa multa, sequestro, ritiro patente. Tutte le sanzioni che richiedono un’ammenda devono uscire dal penale.&nbsp;</p>



<h2>«La Cartabia forse non è mai stata in un’aula di tribunale»</h2>



<p>«Io sono in magistratura dall’86, una cosa così devastante, così dannosa per la giustizia non la ricordo». Parenzo prova a fare un paragone con le riforme dei governi Berlusconi. E Gratteri risponde: «Berlusconi avrà ritoccato qualcosa a suo favore, ma qui stiamo parlando di toccare tutto il sistema». «Il processo breve è un regalo per tutti, alla mafia e non solo». A Gratteri viene ricordata una sua dichiarazione di dieci anni fa.&nbsp; «Non ci sono differenze tra questa riforma e quella prospettata dieci anni fa (il ministro della Giustizia era Angelino Alfano, ndr). Perché sia utile la trasmissione dovremmo parlare delle alternative a questo sfascio», dice Gratteri ai conduttori. Parenzo obietta che si tratta di una critica al governo di un premier che tutta Europa ci invidia. E il procuratore di Catanzaro tiene il punto: «Draghi è un esperto di Finanza, non di Sicurezza né di Giustizia, infatti alla Sicurezza ha messo Gabrielli e alla Giustizia ha messo, o gli è stata suggerita, la Cartabia».&nbsp;<strong>Cartabia, per il magistrato, «forse non è mai stata in un’aula di tribunale, forse non ha mai parlato con magistrati in prima linea.</strong>&nbsp;Da lei mi aspettavo un alleggerimento del sistema carcerario. All’inizio si parlava solo di riforma del civile». Per Gratteri l’unanimismo nei confronti della riforma è dovuto «a una serie di concause: intanto in questo momento la magistratura è molto debole». E non c’entra solo lo scandalo Palamara: «Ci sono stati anche altri problemi: Palamara faceva parte di un collegio, non era da solo. Se è stato fatto qualcosa di illecito non lo ha fatto da solo, vorrei sapere perché ha pagato solo Palamara».&nbsp;</p>



<h2>Il potere non ama essere controllato</h2>



<p>E poi c’è anche un’altra questione:&nbsp;<strong>«Da trent’anni la politica si vede portata in udienza, il potere non ama essere controllato»</strong>. Ma non c’è «una giustizia a orologeria – risponde a un’osservazione di De Gregorio –. Proponete di aggiungere alla riforma che due mesi prima delle elezioni non si possano fare né avvisi di garanzia né ordinanze di custodia cautelare nei confronti di candidati, così siamo tutti tranquilli e non si parla più di giustizia a orologeria», aggiunge ridendo. «Il potere non ama essere controllato», ribadisce Gratteri il quale continua, sulle intersezioni tra politica e magistratura: «Non facciamo tutta un’insalata, se ci sono magistrati corrotti è giusto che paghino. I poteri si intrecciano se qualcuno fa scambi.&nbsp;<strong>Sul mio telefonino chiamano parlamentari dall’estrema destra all’estrema sinistra, sono il consulente gratuito di tutti. E poi fanno il contrario di quello che suggerisco, è accaduto anche in queste ore.</strong>&nbsp;Questo non vuol dire che io chieda cose; l’importante è che non si chieda mai per sé, ma per l’ufficio, per il lavoro».</p>



<h2>«Con questa riforma neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato»</h2>



<p>Un passaggio off topic, sulla campagna vaccinale: “Sarei per l’obbligo di vaccinazione per chi fa lavori nei quali incontra il pubblico. Pensate agli insegnanti. Pensate ai magistrati: io incontro centinaia di persone al giorno, pensate se non fossi vaccinato”. Poi si riparla del cuore del problema, una riforma che “non serve a risolvere il problema della giustizia, butta al macero il 50% dei processi in Appello: la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado”.<br>Concita De Gregorio torna sull’elenco dei reati molto gravi per i quali non scatterà la prescrizione e si chiede se questa equazione non generi una sovrapposizione tra il processo e la pena stessa. Gratteri prende spunto dalla domanda per tornare su quelle che, a suo dire, sono storture della riforma. “Non sono d’accordo sull’elenco (dei reati per i quali non scatterà la prescrizione, ndr) fatto, nemmeno sulla variante alla riforma. Immagini l’evoluzione di un processo per un operaio che cade e muore: immagini i figli, la parte civile, cosa fanno in Appello se si arriverà alla prescrizione? Se il datore di lavoro non viene condannato chi li risarcisce?”. Questa nuova impalcatura legislativa, per il magistrato è un “invito a nozze per fare tutti ricorso in Appello e Cassazione. In Italia ci sono ricorsi per Cassazione 14 volte in più che in Francia, che è grande una volta e mezza l’Italia. Neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato – aggiunge Gratteri nel successivo segmento della trasmissione, nel quale era presente Ilaria Cucchi –. E’ durato 12 anni, sette dei quali a vuoto. Pensate quando ci saranno i processi sul crollo del ponte di Genova o sul crollo della funivia”.</p>
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		<title>Uniti per Unire: nasce l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:27:24 +0000</pubDate>
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<p>Così, la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l&#8217;unione medica euro mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire esprimono i loro auguri a tutte le donne di tutti i paesi del mondo invitando tutti a difendere i diritti ,la libertà, la sicurezza e l&#8217;autonomia delle donne. Oggi un giorno importante a livello mondiale per la festa delle donne che deve far riflettere tutti per quanto riguarda l&#8217;importanza del ruolo delle donne nelle società tutti i giorni, non solo l&#8217;8 marzo. Le donne hanno vinto numerose battaglie ma dobbiamo far ancora tanto per combattere la violenza contro le donne e rispettare tutti i loro diritti.</p>



<p>&#8220;Le nostre associazioni e comunità da anni sono contro la violenza sulle donne con iniziative pubbliche ,sportello online e assistenza sanitaria, valorizzando il ruolo delle donne. Per questo lanciamo oggi l&#8217;osservatorio internazionale anti-violenza sulle donne di Uniti per Unire, Amsi ,Co-mai e Umem per intensificare il nostro impegno tutti i giorni con iniziative,ricerca ,statistiche e proposte&#8221;, così dichiara il presidente Amsi e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo, Foad Aodi, lanciando il *#Manifesto dell&#8217;Osservatorio internazionale Anti-violenza sulle Donne con statistiche del 2020 e proposte per il futuro.</p>



<p>*Statistiche*</p>



<p>Sono aumentate del 40% le patologie ortopediche di cui il 60% sono donne nel periodo del coronavirus, per motivi di eccessivo impegno professionale e casalingo, scarsa attività fisica , stress e sovrappeso.</p>



<p>Sono aumentate le crisi famigliari in Italia e nel mondo di circa 25% ,per colpa della crisi economica famigliare e del lockdown.</p>



<p>Sono in aumento continuo le violenze sessuali contro le donne migranti durante i loro &#8220;viaggi della speranza&#8221; e nel mare.</p>



<p>Sono in aumento le discriminazioni ed i pregiudizi contro le donne musulmane e dottoresse con il velo sui posti di lavoro.</p>



<p>In Italia e in Europa sono pochissime le donne che indossano il burqa ; ci sono già leggi che chiedono il viso scoperto per l&#8217;identificazione in pubblico e vanno rispettate ed attuate per tutte.</p>



<p>Il 55% dei professionisti della sanità di origine straniera sono donne( circa 40.000), molto impegnate nella difesa dei diritti di tutte le donne e i pazienti.</p>



<p>Ecco le nostre&nbsp;proposte:</p>



<p>Intensificare i centri anti-violenza con sportelli d&#8217;ascolto ed online con collaborazione interprofessionale , per sostenere le donne nel superare il tunnel della sofferenza.</p>



<p>Consentire a tutte le donne, in tutti i paesi, di svolgere in libertà e senza ostacoli burocratici le loro attività professionali ,attività fisica e la partecipazione a manifestazioni pubbliche.</p>



<p>Sostenere i figli delle donne che hanno subito violenza e&nbsp;promuovere progetti di riabilitazione gratuiti per il loro rinserimento nella società senza traumi.&nbsp;</p>



<p>Rispettare il principio dell&#8217;eguaglianza per tutte e chi sbaglia paga senza sconto ne&#8217; giustificazioni.</p>



<p>Intensificare la prevenzione e l&#8217;assistenza sanitaria per le donne migranti senza permesso di soggiorno</p>



<p>Combattere la mutilazione genitale femminile con leggi internazionali chiare e senza ambiguità.</p>



<p>Combattere ogni forma di disinformazione, pregiudizio, discriminazione contro le donne di altre religioni o culture.</p>



<p>Questi sono i punti che hanno una priorità nel trovare soluzioni concrete da parte delle istituzioni per combattere ogni forma di violenza contro le donne: fisica, verbale ,mentale e sessuale. Non saremo mai liberi se non ce&#8217; una libertà , rispetto dei diritti e sicurezza completa per tutte le donne,  in tutti i paesi del mondo, così chiude Aodi. </p>
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		<title>Che cosa succede quando il sogno europeo incontra quello dei migranti</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jan 2020 09:32:56 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="665" height="221" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/mmmmmmm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13455" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/mmmmmmm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 665w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/mmmmmmm-300x100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></figure></div>



<h3>Europa, il sogno infranto</h3>



<p>È la primavera del 2016 e il Brennero rischia di tornare ad essere una frontiera, una &#8220;linea di confine ufficialmente delimitata e riconosciuta, e dotata, in più casi, di opportuni sistemi difensivi&#8221; (Treccani). Rispetto al passato, però, le barriere di confine non sono più utilizzate allo scopo di delimitare i propri spazi nei confronti del paese adiacente, non più per ridurre e/o controllare gli scambi tra due stati confinanti, ma con l&#8217;esplicito scopo di ridurre il flusso di persone provenienti da altri continenti, da luoghi che distano migliaia di chilometri. La scelta di ripristinare i controlli di confine tra Italia e Austria è stata definita da molti giornali &#8220;la fine del sogno di Schengen&#8221;. Questo lavoro mostra una realtà diversa.</p>



<p>Perché l&#8217;accordo di Schengen, che doveva creare una zona di libera circolazione all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, si è basato essenzialmente, e sin dall&#8217;inizio, su un accordo di polizia. Perché &#8220;La caduta delle frontiere interne ha avuto per corollario il rafforzamento delle frontiere esterne dello spazio Schengen.&#8221; (Internazionale). Il punto è che il “rafforzamento delle frontiere esterne” non era il corollario, ma l&#8217;essenza stessa di questo accordo. Non è un caso che i lavori per il primo muro europeo, quello di Ceuta e Melilla (pagati con i soldi dell&#8217;Unione Europea) siano iniziati nell&#8217;autunno del 1995.</p>



<p><strong>Il progetto multimediale </strong><em><strong>Europa Dreaming  </strong></em><strong>(un documentario multimediale e un libro), curato da Valeria Burgio e Matteo Moretti ricercatori dell&#8217;università di Bolzano, parte da una domanda: &#8220;Che cosa succede quando il sogno europeo incontra quello dei migranti?&#8221;. Un percorso attraverso la Storia e le vicende esemplari dei migranti: il loro arrivo, i sistemi di accoglienza, i servizi gli strumenti per comunicare, la sopravvivenza&#8230;Dove abbiamo fallito? Cosa si può fare per garantire la tutela dei diritti fondamentali? A questo link troverete il progetto, utilissimo per le scuole (e non solo):  <br></strong><a href="https://europadreaming.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>https://europadreaming.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong> </strong></p>



<h1>1995-2015 Cosa è cambiato in 20 anni?</h1>



<h5>1995</h5>



<p>Le parole citate qui sopra sono state pronunciate da&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Langer?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alexander Langer</a>&nbsp;in un&#8217;intervista raccolta da Radio Radicale al confine di Ventimiglia. Era il 27 giugno 1995. Sei giorni dopo il parlamentare europeo di Vipiteno si tolse la vita. Nell&#8217;audio originale, si riescono a sentire le proteste dei profughi della Bosnia a cui era stato impedito di attraversare il confine con la Francia. L&#8217;Italia, in quel periodo stava cercando di adattarsi alle norme decise dagli accordi di Schengen, quelle che dovevano abolire i controlli doganali all&#8217;interno dei confini europei ma che, come dimostrarono i fatti, furono la base per la costruzione della &#8220;fortezza Europa&#8221;.</p>



<h5>2015</h5>



<p>&#8220;Per l&#8217;ennesima volta il fenomeno migratorio è stato scaricato sugli agenti, approfittando del loro senso del dovere e spirito umanitario. Questo, però, non ci esime dall&#8217;esprimere alcune valutazioni. Il cittadino è preoccupato dalla latitanza della politica, consapevole, suo malgrado, di essere lenitivo sociale e certo che non sia un problema di Polizia ne tanto meno da questa risolvibile&#8221;.</p>



<p>(Mario Deriu, segretario regionale del sindacato di polizia Siulp di Bolzano &#8211; Corriere dell&#8217;Alto Adige 12/06/2015)</p>



<p></p>
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		<title>Yemen, nonostante la guerra: ne parliamo con Laura Silvia Battaglia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 07:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Laura Silvia Battaglia, giornalista, è anche l&#8217;autrice e la regista del documentario &#8220;Yemen, nonostante la guerra&#8221;, il suo ultimo lavoro importante, un omaggio alla società civile yemenita, capace di grande resistenza.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Laura Silvia Battaglia, giornalista, è anche l&#8217;autrice e la regista del documentario &#8220;Yemen, nonostante la guerra&#8221;, il suo ultimo lavoro importante, un omaggio alla società civile yemenita, capace di grande resistenza.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha incontrato Laura Silvia Battaglia e la ringrazia per la disponibilità. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="656" height="492" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13331" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/doc-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Lo Yemen prima era una Repubblica (che non vuol democrazia) che si è unificata abbastanza recentemente, in realtà negli anni &#8217;90 che è ritornata ad essere divisa. Il sud del Paese con capitale Aden è nelle mani del governo centrale anche se il presidente ___ non vive a Aden ,ma a Riad, in Arabia saudita dove ha chiesto la protezione dei sauditi e quindi, di fatto, governano loro. Poi c&#8217;è un governo non riconosciuto a livello internazionale, guidato dagli huthi che sono una famiglia/tribù specifica con sede a San&#8217;a la città più grande al confine del Nord. Gli hutu hanno maturato negli anni precedenti una sostanziale volontà e necessità di non dialogare con il governo centrale e di separarsi perchè ritenevano di non essere abbastanza coinvolti nelle decisioni del governo centrale e continuano a vagheggiare un altro tipo di governo che è quello dell&#8217;imamato, un governo monarchico che era presente prima della nascita della Repubblica.  </p>



<p>Oltre a questa grande divisione, nel
Paese, ci sono delle istanze di separazione federalista da parte di
altri governatorati – situati soprattutto ad est – che hanno
velleità federali, ma non separatiste perchè hanno in mano la
produzione di greggio e di gas. Questa situazione si ripercuote anche
sui Paesi vicini perchè lo Yemen era un Paese guardato con
attenzione dai Paesi vicini perchè era una Repubblica, che inoltre
guardava con una certa simpatia alla Russia, quindi con una storia
molto diversa rispetto agli Stati confinanti perchè stava a cavallo
tra il nazionalismo arabo e il modello socialista; se lo Yemen fosse
cresciuto su questo aspetto sarebbe diventato molto competitivo e
allora una delle tecniche dei Paesi vicini è stata quella di
influenzare lo Yemen culturalmente ed economicamente (soprattutto da
parte saudita che ha imposto gli status-symbol soprattutto sui
giovani yemeniti che aspirano alla ricchezza e al lusso). 
</p>



<p>Lo Yemen, inoltre, si trova in una
posizione invidiabile, sullo stretto di ____, che consente il
passaggio dall&#8217;oceano indiano, tramite il Corno d&#8217;Africa, al Canale
di Suez: chi controlla lo Yemen, controlla tutto il passaggio delle
navi, di petroliere in particolare, che si riforniscono in Iran e
Arabia saudita. L&#8217;Iran ha bisogno che qualcuno dia noia allo Yemen e
ai suoi confini per poter passare e vendere il greggio agli europei
per cui lavorano ai fianchi dei sauditi, come fecero in Libano e in
Iraq, e come fanno con Hamas nella Striscia di Gaza e in Siria. In
Yemen da diversi anni si sta combattendo una guerra he è una sorta
di antipasto per l&#8217;armageddon finale per il Paese che sarebbe
una tragedia per tutta quest&#8217;area del mondo. 
</p>



<p><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Yemen-Laura-Silvia-Battaglia-2e553424-1867-4ee4-aa26-31d00733bd95.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Yemen-Laura-Silvia-Battaglia-2e553424-1867-4ee4-aa26-31d00733bd95.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Yemen, nonostante la guerra</em>. Per
volontà del produttore, del distributore e di RAIdoc è un film che
vuole riassumere questi anni e capire come si è arrivati a questa
guerra, ma anche che vuole raccontare quello che dello Yemen non si
racconta mai e cioè chi resiste. Difficile farlo perchè l&#8217;accesso
al Paese è estremamente limitato e si entra spesso soltanto con il
canale dell&#8217;embedding o con le truppe saudite o pagando i trafficanti
che pagano poi i ribelli huthi (operazione disdicevole perchè si
pagano 6mila euro che verranno utilizzati per comprare armi) e queste
realtà non mostrano mai la società civile né tantomeno ti fanno
parlare con le persone liberamente. Usando in parte l&#8217;eccezionalità
della mia situazione (giornalista, ma sposata ad uno yemenita) che mi
permette di entrare nel Paese regolarmente senza un ufficiale che
possa controllare il mio lavoro, ho accesso alla vita quotidiana e
sono venuta a contatto con delle realtà straordinarie: il maestro
che apre la scuola nella casa di famiglia, il giornalista che
denuncia i rapimenti di persone ad Aden ma la Polizia non accoglie le
sue denunce perchè i poliziotti di notte “arrotondano”, il
direttore d&#8217;orchestra che sfida la censura degli huthi e crea
un&#8217;accademia rimbomba la passione per la musica&#8230;Tutte queste
persone, in questi modi, fanno politica: fa politica senza i partiti,
senza le milizie e anche senza le Ong. Quando c&#8217;è un popolo in
guerra passa il concetto che quel popolo sarà sempre bisognoso;
invece i popoli hanno una dignità e cercano delle soluzioni,
indipendenti da poteri esterni solo che spesso non sono né
rappresentati né ascoltati. 
</p>



<p>Il nostro intento è stato quello di
individuare delle storie simboliche della resistenza della società
civile, di gente che resiste in senso <em>politico</em>, partecipa
della città trovando soluzioni e affrontando gli ostacoli. 
</p>



<p>Per tutta la parte di contesto e di
racconto del Passato abbiamo usato buona parte del mio archivio non
utilizzato dal 2012 ad oggi. Questo materiale è stato montato con le
storie che ho raccolto durante i miei tre viaggi in Yemen, tra il
2016 a oggi e, qualche mese prima della messa in onda, abbiamo
sviluppato alcune storie che ci interessavano, organizzando delle
unità sul territorio con colleghi locali, lavorando per ogni città,
giorno per giorno. In questo modo abbiamo dato la possibilità a
delle persone del luogo di fare i reporter. In una delle mie unità,
quella girata a San&#8217;a, ha lavorato con noi una collega che mi ha
detto di essere molto scocciata di avere richieste in cui le
redazioni le chiedono di raccontare la fame, il colera, gli ospedali,
etc. Lavorando alla nostra unità, invece, e grazie all&#8217;operato di un
bravissimo fotografo, ha conosciuto cose del proprio Paese che ancora
non conosceva. Con il documentario si restituisce agli yemeniti
stessi una memoria storica dimenticata o sconosciuta, quindi. Da una
parte mostriamo la bellezza e l&#8217;eccellenza del Paese, dall&#8217;altra 
conserviamo un pezzo di Storia insospettabile (le donne, negli anni
&#8217;70, non si vestivano come si vestono oggi! Ad esempio). 
</p>



<p>Tutte le persone yemenite che hanno
visto il documentario hanno dato un riscontro positivo e anche gli
italiani che conoscono bene il Paese. E la mia soddisfazione è
quando mi dicono: “Finalmente una cosa che racconta NOI”. 
</p>



<p>Il problema è che, di fronte ai
conflitti, i media vanno sempre in cerca di due aspetti: una
narrazione televisiva, per immagini con scene forti e l&#8217;essere umano
ridotto a un nulla, e una grande insistenza retorica. Ma questo non
garantisce veridicità alla storia, ma solo pornografia. Dopo quasi
sei anni di guerra abbiamo continuato a mostrare bambini nudi e
emaciati, con il compiacimento di molti giornalisti, ma i nostri
bambini continuano a morire. Una terza via di narrazione esiste ed è
una narrazione che, per quanto possa essere eccezionale, si impone
necessariamente perchè i veri protagonisti sono le persone che
resistono. Ritengo che la retorica faccia molto bene ai canali
televisivi e ai giornalisti che la cavalcano, ma toglie dignità alle
persone che hanno subìto o che subiscono la guerra. Noi, invece,
dobbiamo individuare quali possano essere le possibili soluzioni ai
conflitti, insieme alla società civile, per il cambiamento in
positivo e concreto della situazione nel Paese.</p>
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		<title>Basta odio nei confronti dei rom</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2019 07:26:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Dopo i fatti di Torre Maura e di Casal Bruciato, <strong>continua ad accendersi di odio contro i rom la periferia italiana</strong>. A Giugliano, nella provincia di Napoli, <strong>450 rom, di cui la metà bambini</strong>, dopo tre sgomberi forzati organizzati dall&#8217;Amministrazione Comunale e avvenuti nella sola giornata del 10 maggio scorso, si sono rifugiati in un&#8217;area dismessa della periferia giuglianese<strong> in condizioni drammatiche e a forte rischio per la loro incolumità</strong>. I diritti umani sono stati violati dalle istituzioni nel Comune campano e in Italia l&#8217;onda dell&#8217;odio verso i rom vede crescere la sua forza.<br><br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, che continua lo sciopero della fame </strong> per protestare contro l&#8217;abbandono istituzione delle famiglie rom di Giugliano, lo sgombero organizzato dall&#8217;Amministrazione Comunale ha di fatto provocato una gravissima emergenza umanitaria che Associazione 21 luglio ha toccato con mano con numerosi sopralluoghi. «La vita di 450, tra cui numerosi neonati e bambini, è messa a serio repentaglio da politiche irresponsabili e noncuranti della dignità umana. A Giugliano abbiamo visto declinata una discriminazione di stampo istituzionale nei confronti di una comunità che da più di 30 anni paga sulla pelle il prezzo dell&#8217;emarginazione e della segregazione abitativa. Chiediamo al governo nazionale e locale un intervento urgente volto a garantire servizi minimi e a salvaguardare il diritto alla salute e alla scolarizzazione».<br><br><strong>Associazione 21 luglio ha lanciato un appello urgente</strong> al Sindaco del Comune di Giugliano, Antonio Poziello, al Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e al Capo del Dip. della Protezione Civile, Angelo Borrelli per chiedere di<strong> attivare con la massima urgenza e senza ulteriori ritardi misure volte ad offrire soluzioni alloggiative adeguate</strong> e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare.</p>



<p>L’appello, che in poche ore ha già raccolto un migliaio di adesioni è visionabile su&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=92270194bb&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.21luglio.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> vi invita a firmare l&#8217;appello e esprime tutta la sua solidarietà a Carlo Stasolla</p>



<p><br><br></p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="1024" height="565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-1024x565.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12514" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12514&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12514" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-1024x565.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-300x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1-768x424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/unnamed-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1279w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>
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		<title>Il vertice a Bruxelles sui migranti. L&#8217;accordo durante la scorsa notte</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 07:49:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/29/il-vertice-a-bruxelles-sui-migranti-laccordo-durante-la-scorsa-notte/">Il vertice a Bruxelles sui migranti. L&#8217;accordo durante la scorsa notte</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10925" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="624" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image-768x479.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l&#8217;immigrazione&#8221;.<br />
Lo spiraglio arriva al termine di un braccio di ferro durato un giorno intero. E dopo che Conte aveva minacciato di mettere il veto per bloccare le conclusioni del vertice europeo, senza un accordo sugli sbarchi.  Il premier italiano si ritiene soddisfatto e afferma: &#8220;Da questo Consiglio esce un&#8217;Europa più responsabile e solidale, l&#8217;Italia non è più sola&#8221;. E sulla eventualità che l&#8217;Italia realizzi sul suo territorio dei centri di accoglienza per i migranti su base volontaria previsti dall&#8217;accordo raggiunto al Consiglio Ue, il capo del governo prende tempo: &#8220;E&#8217; una decisione che ci riserveremo di prendere, è una decisione collegiale ma non siamo invitati a farlo&#8221;.</p>
<p>Secondo le conclusioni del vertice si evince &#8220;che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo, quindi anche le Ong, devono rispettare le leggi e non devono interferire con le operazioni della Guardia costiera libica&#8221;, spiega Conte aggiungendo che &#8220;è passato il principio che il tema della gestione dei flussi deve essere affrontato secondo un approccio più integrato che riguarda la dimensione esterna, quella interna e il controllo delle frontiere&#8221;. Si afferma anche il principio, secondo Conte, che &#8220;chi arriva in Italia, arriva in Europa&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10926 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="330" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></p>
<p>Conte aggiunge: &#8220;si è finalmente affermato il principio del rifinanziamento del fondo fiduciario per l&#8217;Africa che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti nordafricani&#8221; e si sottolinea che vengano &#8220;intensificati i rapporti e gli accordi con i paesi di origine e transito dei migranti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Molti predicevano un mancato accordo o il trionfo di soluzioni nazionali, questa sera abbiamo trovato soluzioni europee&#8221;, ha aggiunto Macron. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel smorza gli entusiasmi:  &#8220;Dopo un&#8217;intensa discussione sul tema più difficile per l&#8217;Unione europea, cioè le migrazioni, il fatto di aver concordato un testo comune è un buon segnale&#8221;, ma &#8220;abbiamo ancora molto lavoro da fare per superare le divisioni&#8221;.<br />
Dai Paesi dell’Est il commento è stato: &#8220;Siamo molto compiaciuti&#8221;,  come ha detto il premier polacco Mateusz Morawiecki, lasciando il Consiglio europeo, annunciando che ha prevalso il &#8220;carattere volontario&#8221; nel documento.</p>
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		<title>Immigrazione. Cambiare tutto</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2018 07:25:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Immigrazione. Cambiare tutto. Questo il titolo del saggio e della conferenza del Prof. Stefano Allievi, conferenza tenutasi durante &#8220;RIFestival&#8221; a Bologna (20-22 aprile). Le migrazioni ci sono. Sono sempre di più e saranno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_205413.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10650" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_205413.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_205413.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_205413-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_205413-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_205413-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immigrazione. Cambiare tutto.</em> Questo il titolo del saggio e della conferenza del Prof. Stefano Allievi, conferenza tenutasi durante &#8220;RIFestival&#8221; a Bologna (20-22 aprile).</p>
<p>Le migrazioni ci sono. Sono sempre di più e saranno ancora di più in futuro. Non è più il tempo dei problemi senza risposta: è il momento delle soluzioni. E&#8217; urgente e necessaria una riflessione critica onesta su tutte le questioni che accompagnano le migrazioni attuali, affrontando quelle più spinose, con il coraggio di proposte radicali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se volete ascoltare la conferenza, eccola qui per voi!</p>
<p>
<a href='https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/210504_002.mp3'?utm_source=rss&utm_medium=rss>210504_002</a>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_214832.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10651" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_214832.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_214832.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_214832-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_214832-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_214832-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_215038.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10652" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_215038.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_215038.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_215038-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_215038-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_215038-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_220352_BURST001_COVER.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10653" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_220352_BURST001_COVER.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_220352_BURST001_COVER.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_220352_BURST001_COVER-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_220352_BURST001_COVER-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_220352_BURST001_COVER-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_221034.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10654" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_221034.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_221034.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_221034-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_221034-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180420_221034-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RISEWISE: ricollocazione lavorativa per donne disabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 11:53:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RISEWISE RISE Woman with disabilities In Social Engagement Progetto quadriennale europeo dell’Università di Genova per l’inclusione lavorativa e sociale femminile Horizon 2020 – Grant Agreement No. 690847   Può una donna disabile essere indipendente&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7012" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7012" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14232005_174884846278834_5008588227516347273_o" width="720" height="271" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-300x113.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-768x288.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISEWISE</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISE Woman with disabilities In Social Engagement</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>Progetto quadriennale europeo dell’Università di Genova per l’inclusione lavorativa e sociale femminile</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Horizon 2020 – Grant Agreement No. 690847</b></i></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Può una donna disabile essere indipendente e avere le stesse possibilità di un uomo?</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> A questo il progetto scientifico RISEWISE vuol rispondere, cercando soluzioni positive a interrogativi ancora aperti. Si tratta di un</span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> progetto dell’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Università di Genova </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">della durata quadriennale e che prende il via dal 1 settembre. Coordinatrice e Responsabile scientifica la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Dott.ssa Cinzia Leone</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">. Collaborano 5 Università straniere e 8 tra ONG e Aziende nazionali e internazionali, tra cui Aism.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Risewise è un </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>progetto unico mai sperimentato</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> prima e finanziato con fondi europei in ambito Horizon 2020, (circa 2 milioni di euro). Si tratta di una sfida alla società contemporanea allo scopo di cambiare le pratiche di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>inclusione sociale</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">rendere disponibile anche a donne con disabilità una &#8220;vita normale&#8221;, fatta di lavoro, istruzione e famiglia. Perché tra i tanti fattori che rendono difficile l’integrazione, la disabilità è quello trasversale più radicato e persistente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal momento che gli studi medici, sociali e antropologici sull’handicap in maniera organica sono relativamente recenti e molto spesso non fanno distinzione precisa di genere, uno degli scopi fondamentali del progetto è anche quello di sviluppare nuove competenze in grado di migliorare l’integrazione sociale e in generale la vita delle donne con disabilità, secondo una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>prospettiva di genere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che promuova un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>pieno godimento dei diritti e dell&#8217;uguaglianza</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> di ogni persona nel rispetto della differenza. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, infatti, ancora agli inizi degli anni Novanta, il corpo femminile è stato preso in considerazione solo se in condizioni di salute ottimali. Nel 1991, per esempio, la sociologa femminista canadese Sharon Dale Stone scriveva nella monografia &#8220;Femminismo e Corpo&#8221;: </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nessuna malattia, nessuna imperfezione potrebbe essere accettata se la donna non può nasconderle o annullarle (&#8230;) Nella nostra cultura, le donne imparano che il loro valore risiede nell’attrattiva del loro corpo. Un corpo non attraente, malato, disabile, vecchio deve essere emarginato.</i></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La disabilità inoltre è stata ed è spesso considerata come un problema di salute individuale da risolvere con cure mediche, ma qualora l&#8217;intervento medico non abbia successo, devono essere previsti un’alternativa e un approccio diverso per permettere inclusione e occupazione. Secondo infatti il “modello sociale” introdotto da Paul Hunt, fondatore dello studio critico sulla disabilità, i vecchi stereotipi dei portatori di handicap visti come dipendenti, passivi, inferiori e malati, vanno superati, insieme agli standard errati in base ai quali la società decide chi è abile e chi no. I disabili quindi devono diventare protagonisti attivi delle scelte che li riguardano e della vita sociale. Non è infatti il modello medico quello che deve essere adottato, ma è il valore sociale di ogni persona a dover essere preso in considerazione. </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>In Italia i disabili sono tra i 3 e i 4 milioni</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> (a seconda dei dati Istat o Censis &#8211; 2015), rappresentando una percentuale fra il 5% e il 6,7% della popolazione italiana, il numero sulle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Italia risale </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>al 2008</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, quando erano stimate essere </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>circa 1.700.000</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo da questi presupposti, il progetto scientifico RISEWISE affronta ogni aspetto della disabilità attraverso </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>approccio olistico interdisciplinare</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: sociologia, psicologia, informatica, diritto, ingegneria e politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive, sono gli ambiti coinvolti. L&#8217;obiettivo è anche quello di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>influenzare la politica pubblica</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> verso le donne e le donne con disabilità. Questa proposta di progetto è stata sviluppata con riferimento allo studio sostenuto dal programma comunitario Horizon 2020 (2007-2013), con un chiaro riferimento ai diversi documenti in cui l&#8217;Europa ha individuato e specificato ciò che è ancora &#8220;da fare per permettere alle donne con disabilità di godere dei loro diritti e libertà fondamentali.&#8221;</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il progetto che inizia è all’avanguardia per quanto riguarda donne, ricerca e disabilità: un’occasione importante per l’Università e anche per me, per fare ricerca e aiutare in un campo dove c’è tanto bisogno e molto disinteresse</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> – spiega la responsabile scientifica </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cinzia</b></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Leone </b></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>le</i></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di ricerca, anche uomini, faranno visite presso le Università </i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="text-decoration: line-through;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>o</i></span></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> e le Piccole e Medie Imprese che partecipano al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna e Portogallo, implementeranno best practice e apporteranno possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Kick-off Meeting (meeting di inaugurazione) del progetto si terrà il</span></span></span><b> </b><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">prossimo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>22 e 23 settembre a Roma</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> all’</span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>European Space </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">in Via IV Novembre 149. Insieme ai rappresentanti dell’Università di Genova, </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dott.ssa Cinzia Leone e i Proff. Gianni Vercelli</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cristina Candito</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, parteciperanno i Coordinatori delle Università e delle società coinvolte di Brescia oltre che da </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Spagna, Portogallo, Svezia e Turchia. </b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ASPETTI OGGETTO DI ANALISI</b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Analisi delle barriere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che affrontano le donne disabili nella vita di tutti i giorni </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ricerca di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>una nuova metodologia per l&#8217;integrazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> nei diversi ambienti di vita (casa, lavoro, società, istruzione, assistenza sanitaria, intrattenimento ) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Individuazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>migliori pratiche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per un nuovo approccio alla disabilità e per diffondere i risultati anche attraverso i responsabili delle politiche sociali (a livello locale e comunitario) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Pianificazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione e formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> delle persone attraverso lo scambio di personale e la condivisione di conoscenze ed esperienze.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Promozione dei risultati</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e loro attuazione nel prossimo futuro in Europa, fissando collaborazioni e obiettivi a lungo termine.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>APPROCCIO METODOLOGICO </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Aspetto molto importante è che la ricerca sarà effettuata da parte di persone che sono in </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>distacco intersettoriale</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> presso istituzioni di altri Paesi. E queste saranno per la maggior parte donne disabili che lavorano nelle istituzioni partner. La diversità di culture, lingue e condizioni socio-economiche sarà un elemento molto utile per fare un confronto metodologico e condividere le esperienze al fine di giungere all’applicazione dei nuove pratiche inclusive. L’aspetto innovativo di RISEWISE consiste proprio nella </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>partecipazione attiva delle donne</b></span></span></span> <span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> insieme agli scienziati e al personale coinvolti. Le persone che si sposteranno agiranno in qualità di osservatori e porteranno loro conoscenze ed esperienze. La metodologia prevede mezzi per documentare le osservazioni in modo sistematico, e la condivisione di queste osservazioni in un repository comune. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>FASI PROGETTUALI </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">1. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che sarà effettuata a più livelli per facilitare le attività durante distacchi. L&#8217;esperienza collettiva in forma di un insieme di metodi per l&#8217;integrazione </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">2. i </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>casi di studio</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: per migliorare la conoscenza e la definizione di buone pratiche, ma anche per una politica consolidata da attuare nella società, al fine di potenziare la vita delle donne con disabilità.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">3. una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>rete di collaborazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che permetterà ad ogni partecipante di contribuire alla valorizzazione degli altri in modo diretto ed efficace.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">4. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>promozione del progetto</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresenterà uno strumento immediato, ma anche di lunga durata, per promuovere la condivisione delle conoscenze e la sostenibilità dei risultati </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">5. le </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e diffusione: tutti i partner saranno impegnati nel coinvolgimento del pubblico</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>RICADUTE POSITIVE</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Le donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l&#8217;opportunità di lavorare in un altro ambiente, in altri paesi e settori, saranno considerate come i colleghi maschi. Vedranno realizzarsi il loro potenziale. Potranno anche imparare dalla metodologia per osservare, riferire, analizzare e implementare nuovi metodi per la ricerca sociale e per l&#8217;integrazione e l&#8217;inclusione. Questa esperienza aprirà nuove opportunità per lo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppo della carriera</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, non solo per le nuove conoscenze acquisite, ma anche perché dimostrerà che sono in grado di essere protagoniste nella ricerca e nell&#8217;innovazione in un contesto internazionale e multi-settoriale. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> potranno </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>confrontarsi con una nuova metodologia</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che integra diversi metodi e ha nuove prospettive di attuazione. Avranno la possibilità di lavorare su due livelli, quello individuale, grazie al periodo di distaccamento, e quello collettivo, grazie nell&#8217;analisi e al consolidamento di conoscenze ed esperienze, acquisendo nuove abilità sull&#8217;applicazione dei metodi di ricerca sociale e di integrazione, su base multi-culturale.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli specialisti di assistenza sanitaria</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che di solito si concentrano sul singolo caso per il trattamento, godranno di una prospettiva più ampia. La loro collaborazione sarà fondamentale per </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l&#8217;identificazione di nuovi metodi e tecniche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo di progetti futuri. La loro integrazione in team multidisciplinari sarà un&#8217;opportunità per migliorare la loro carriera.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori e gli ingegneri ICT</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno la possibilità di interagire meglio con le donne disabili, comprendendone di più i bisogni e potendo così </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppare in modo mirato le tecnologie </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di assistenza. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli assistenti sociali e i politici</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l’occasione per la definizione di obiettivi chiari, stabilendo le priorità dei bisogni della collettività, e una migliore conoscenza delle soluzioni esistenti realizzabili. Questo permetterà di offrire </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>proposte concrete e piani d&#8217;azione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo nelle loro organizzazioni. Individualmente, il know-how acquisito attraverso la condivisione delle conoscenze li arricchirà con nuovi metodi e competenze. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>RIFERIMENTI E CONTATTI</b></span></p>
<p>FACEBOOK: <a href="https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sito FUNKA: <a href="http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive---research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive&#8212;research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Responsabile Scientifica del progetto RISEWISE</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">Cinzia Leone</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Cell3292104398</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Mail: cinzia.leone@unige.it</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Addetta Stampa</b></span></p>
<p>Medea Garrone</p>
<p>Cell.349.4545253</p>
<p>mede.garrone77@gmail.com</p>
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