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	<title>Striscia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>Gaza. I tre uomini che decidono la pace o la guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 09:38:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Articolo di Janiki Cingoli, Presidente di CIPMO, pubblicato sul magazine online Huffington Post. &#160; 10.000 persone a Gaza hanno partecipato anche questo venerdì alle manifestazioni contro Israele, ma i più si sono tenuti lontano dal&#46;&#46;&#46;</p>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo di Janiki Cingoli, Presidente di CIPMO, pubblicato sul magazine online Huffington Post.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>10.000 persone a Gaza hanno partecipato anche questo venerdì alle manifestazioni contro Israele,</strong> ma i più si sono tenuti lontano dal confine, seguendo le indicazioni date da Hamas, che aveva dichiarato di non voler mettere a rischio le trattative in corso con Israele, e aveva diffuso un appello a “preservare il sangue palestinese per quando sarà costruito lo Stato palestinese”. Tuttavia, alcuni gruppi si sono avvicinati bruciando copertoni, lanciando palloni incendiari e in tre casi infiltrandosi in Israele.</p>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mercoledì, due razzi Grad, di media gittata, hanno raggiunto l’area centrale di Israele,</strong> colpendo l’uno una casa a Beersheba, l’altro finendo in mare. E’ stata la prima volta, dall’inizio delle manifestazioni, che sono stati usati missili di portata così lunga, quasi un avvertimento a Israele del pericolo che graverebbe sulla sua popolazione civile, se la minacciata operazione su larga scala venisse attuata.</p>
<p>Contemporaneamente, sia Hamas che lo Jhiad islamico, le due organizzazioni più forti e le sole a detenere razzi di quel tipo, hanno negato in un comunicato congiunto di aver qualcosa a che fare con quei lanci, disconoscendone la paternità, lanciando così il segnale opposto di non volere un’escalation. Nel frattempo, una missione dei servizi di sicurezza egiziani faceva una frenetica spola tra Gaza, Gerusalemme e Ramallah, per arginare la possibile esplosione militare, parallelamente alla intensa attività dispiegata dall’inviato speciale dell’ONU in Medio Oriente, Nickolay Mladenov.</p>
<p>Come osservato giustamente sul <a href="http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.musvc1.net/e/t?q=6%3dSTJWN%26D%3dG%26G%3dLUL%26H%3dLTJUM%26M%3dxMEH9_Kluf_Vv_Jgvk_Tv_Kluf_U1OCP.33qKzLF.60E_8tnr_H98At777-u4DL-48HK_8tnr_H9A328DLyG434L_4v3qCsis_M8.6KzEyN8-Lx8-E088z-EuG-67uI4Fw-M37-3BD784wDu-Iz3s8-4F-w4K3-G.YPXNcTb%26t%3dFFKB6L.FuM%264K%3dMaQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.musvc1.net/e/t?q%3D6%253dSTJWN%2526D%253dG%2526G%253dLUL%2526H%253dLTJUM%2526M%253dxMEH9_Kluf_Vv_Jgvk_Tv_Kluf_U1OCP.33qKzLF.60E_8tnr_H98At777-u4DL-48HK_8tnr_H9A328DLyG434L_4v3qCsis_M8.6KzEyN8-Lx8-E088z-EuG-67uI4Fw-M37-3BD784wDu-Iz3s8-4F-w4K3-G.YPXNcTb%2526t%253dFFKB6L.FuM%25264K%253dMaQ&amp;source=gmail&amp;ust=1540372872592000&amp;usg=AFQjCNEoMAm-ORw1BLqg7JXceqeexcMG4Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">quotidiano Ha’aretz da Anshel Pfeiffer</a>,<strong> il destino di Gaza è nelle mani di tre uomini: Benjamin Netanyahu, Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, e Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nessuno dei tre vuole una nuova guerra nella Striscia, nessuno dei tre fino ad oggi è stato capace di bloccare gli scontri.</strong></p>
<p>Netanyahu vuole guadagnare almeno un anno di calma: l’anno prossimo, a primavera, sono previste le elezioni anticipate, e lui non vuole certo presentarsi, in caso di guerra, con un pesante bilancio di vittime e feriti nella popolazione civile, e tra gli stessi militari. Inoltre, Israele vuole terminare i lavori di costruzione della barriera sotterranea, in grado di bloccare la penetrazione dei tunnel nel suo territorio. Israele poi non vuole certo riassumersi la responsabilità della gestione amministrativa e della vita di quei due milioni di palestinesi disperati. Infine, il leader israeliano è consapevole delle reazioni internazionali e nello stesso mondo arabo che una nuova operazione su larga scala comporterebbe.</p>
<p>D’altra parte, una nuova guerra a Gaza lascerebbe al suo termine le cose esattamente come stanno, perché Netanyahu sa che sradicare Hamas da Gaza significherebbe solo aprire la strada a gruppi jihadistici ancora più estremisti. I suoi vertici militari gli hanno chiarito bene il concetto. E d&#8217;altronde il Leader israeliano preferisce in realtà la persistenza di due entità palestinesi distinte, perché questo indebolisce la controparte e allontana la possibilità di una ripresa dei negoziati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le trattative indirette svoltesi al Cairo in questi mesi,</strong> mediate dai servizi di sicurezza egiziani, sono andate molto avanti, arrivando a definire una bozza di accordo bilaterale, che prevede prima il ristabilimento della calma, con l’apertura dei valichi al confine con Israele, insieme a quello con l’Egitto, poi le trattative per lo scambio di prigionieri, e il varo di una tregua di cinque anni, insieme a misure di emergenza per risollevare le gravi condizioni di vita della popolazione, ivi incluso il possibile utilizzo di un porto a Cipro o in Egitto, per rompere l’isolamento di Gaza, ed anche la costruzione di un aeroporto. In sostanza, gli stessi impegni, rimasti del tutto inattuati, con cui si era chiusa nel 2014 la precedente guerra, denominata da Israele Operatione <em>“Protective Edge”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questi elementi, si aggiunge inoltre l’apporto del Qatar, che si impegnerebbe a pagare il carburante per portare da 4 a 8 ore al giorno l’erogazione dell’elettricità a Gaza, e gli stipendi dei dipendenti pubblici assunti da Hamas in questi anni, eludendo così le sanzioni imposte dal Presidente Abbas per forzare Hamas a restituire il controllo di Gaza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, per Netanyahu è difficile concludere una tregua di lunga durata con Hamas, scavalcando il Presidente Abbas e i sospetti sauditi per il coinvolgimento del Qatar, e senza ottenere già nel primo stadio la restituzione del corpo del soldato ucciso e dei due civili vivi, detenuti di Hamas. Tutto questo esporrebbe il leader israeliano agli attacchi dei concorrenti alla sua destra, dentro e fuori il Likud (in particolare di Naftali Bennet, leader di Habayait Hayehudi, la Casa Ebraica, che aspira a sostituirlo), che lo accusano di aver perso la capacità di deterrenza assicurata dalla precedente guerra del 1914.</p>
<p>Dal canto suo, <strong>Yahya Sinwar e la leadership di Hamas sono consapevoli di queste contraddizioni israeliane, e se ne fanno un punto di forza.</strong> A loro non basta ripristinare la situazione di calma preesistente allo scorso 28 marzo, quando ebbero inizio le manifestazioni: pensano che gli israeliani capiscano solo il messaggio della forza, ma intendono modularla tenendola sotto il livello di guardia di un possibile nuovo conflitto, memori delle terribili perdite subite dalla popolazione e dalle loro milizie nelle precedenti guerre. Quello che vogliono è in sostanza variare la bilancia della deterrenza, arrivando a creare una deterrenza reciproca e non solo di parte israeliana.</p>
<p>Quindi, quando al Cairo sembrava che si fosse vicini all&#8217;accordo, di cui era stata scritta una bozza dettagliata, hanno attenuato di molto le manifestazioni, per poi riaccenderle quando le trattative sono state sospese, in seguito all&#8217;intervento a piedi uniti del Presidente Abbas.</p>
<p>Sinwar vuole arrivare ad una tregua di lunga durata, che stabilizzi il controllo di Hamas sulla Striscia, il che non significa riconoscere Israele e accettare l’idea di dividere la Palestina storica, e in questo in sostanza la sua visione coincide con quella di Netanyahu, che preferisce evitare ogni negoziato sul “Final Status”.</p>
<p>Sinwar guarda oltre Gaza e Hamas, e vede sé stesso come il potenziale leader di tutto il movimento palestinese, il possibile successore di Abbas, il nuovo Arafat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto al <strong>Presidente Abbas, ha fatto quanto poteva per ostacolare il negoziato a due, chiedendo che ogni accordo e ogni flusso di denaro passasse attraverso l’ANP, l’Autorità Nazionale Palestinese;</strong> e restando adamantino nel negoziato parallelo condotto al Cairo tra Fatah e Hamas per raggiungere e attuare un nuovo accordo interpalestinese. La sua richiesta è che l’organizzazione islamica passi all’ANP non solo il controllo amministrativo della popolazione (un peso certo non indifferente da assumere), ma anche quello militare: una richiesta che Hamas, la cui forza militare è di gran lunga superiore a quella dell’ANP, non è minimamente disposto a accettare. Inoltre il Presidente palestinese mantiene ancora il controllo del suo apparato di sicurezza, che agisce in stretto coordinamento con quelli israeliani, a tutela del comune interesse di contrastare gli sforzi di Hamas per espandere la sua forza in Cisgiordania.</p>
<p>D’altronde, Abbas è molto isolato, data la sua rottura verticale con gli USA, la sua stessa marginalizzazione nel mondo arabo, e il discredito di cui, secondo i sondaggi, è fatto oggetto in Cisgiordania. Se l’azione di blocco dei negoziati al Cairo gli era in un primo tempo riuscita, ora rischia grosso, perché gli egiziani sono stanchi del suo ostruzionismo, e l’ora delle scelte incombe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questi giorni si deciderà dunque il destino di Gaza: il crinale tra pace e guerra è davvero sottile.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Notizie da Gaza, notizie dirette</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2018 07:26:38 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti Umani</strong></em> ieri ha chiesto notizie e un commento a Meri Calvelli, responsabile del <em>Centro Italiano di Scambi Culturali &#8211; VIK</em> di Gaza. Meri Calvelli è stata gentilissima, ecco le sue parole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11140" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-300x98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-768x252.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-1024x335.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p>Due giorni di tregua, temporanea ma regge; ieri venerdì, la grande marcia ha continuato a presentarsi al confine, con migliaia di persone, famiglie intere, che continuano a chiedere di essere rispettati i loro diritti di persone, non costrette alla galera a vita su una striscia di terra ma di riavere la libertà’ tolta. Come risposta anche ieri 1 morto, un infermiere del servizio sanitario locale, che stava intervenendo e trasportando uno dei tanti feriti della giornata. Ahmad abu Loli 43 anni, altra vittima dell’ingiusta reazione contro questi cittadini che protestano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11141" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Nella citta’ intanto la vita e’ ripresa, dopo la paura dei forti attacchi promessi su tutta la striscia, le parti hanno fermato il fuoco, per il momento, ma quello che rimane sul campo purtroppo sono ancora macerie e distruzione. In molti si chiedono come mai hanno colpito un luogo neutrale, non militare, che per anni e anni ha offerto solo un servizio culturale e sociale agli abitanti . Nella logica della punizione collettiva, questo tipo di attacchi militari, con risposta dell’avversario, devono essere evidenti alla popolazione; questa la logica della distruzione del centro culturale &#8220;Al Mesahal&#8221;, di giovedì scorso, e quella dell’Art&amp;Craft della settimana scorsa. Due luoghi cari e utili, che sicuramente la gente apprezza più’ dei luoghi militari costruiti intorno.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11142" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Alle forze israeliane quindi, non basta rispondere colpendo le basi di Hamas, responsabili del lancio di missili, ma la pressione, l’attacco e l’umiliazione deve essere pagata con il tributo della popolazione e della società che cerca di ricostruire ogni volta. Questo passaggio su Gaza purtroppo non e’ considerato dalla comunità internazionale tutta, ne dai governi che non intervengono con una posizione sul diritto internazionale degli esseri umani. Quando si parla di Gaza si accomuna tutti i presenti con un unico corpo, colpevole della situazione; la responsabilità politica della situazione, o lasciare che anche qui parlino solo armi, è purtroppo diventato un metodo globale e sbrigativo, non risolve i problemi, li esaspera ma crea un business enorme per tutti. Gaza purtroppo e’ questo, non si spiega altrimenti la situazione di protratta emergenza e insicurezza per tutti. La dignita’ pero’ ce la dimostrano i cittadini, nella forza di rialzarsi, ricostruire, ricominciare e non darsi per vinti. Anche oggi il teatro distrutto dall’ultimo attacco, ha messo in scena la vitalità e il pensiero creativo, i bisogni e i desideri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11143" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="540" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ogni materiale scenografico, abiti di scena ecc. siano stati disintegrati da ben 9 bombe lanciate da F16, la gente si e’ ritrovata calpestando rabbiosamente le macerie e messo in scena lo spettacolo. Canti e parole per ricostruire le speranze, e’ l’appello che viene lanciato ogni giorno dalla polvere di uno spazio distrutto senza motivo.</p>
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		<title>Feriti nella Striscia di Gaza</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2018 10:34:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il Giro d&#8217;Italia passa da Israele e Gerusalemme e non si placano le proteste, <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> riporta notizie da Gaza, grazie a MEDU, Medici per i diritti umani. (www.mediciperidirittiumani.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>Medici per i Diritti Umani diffonde il comunicato dell’organizzazione partner Physicians for Human Rights Israele</em></p>
<p>Nelle ultime settimane, decine di migliaia di palestinesi residenti nella Striscia di Gaza hanno manifestato in diverse località lungo il confine con Israele. Le manifestazioni hanno portato alla morte di 40 palestinesi e 5.511 feriti, di cui 138 in gravi condizioni. Di questi 1.704 hanno riportato ferite agli arti inferiori e 21 hanno perso un arto ed altri sono a rischio di perderlo.</p>
<p>Nonostante il numero molto alto di feriti e la gravità delle ferite e anche se il sistema sanitario di Gaza manca di mezzi e competenze per evitare le amputazioni, <strong>solo 20 dei feriti, per la maggior parte bambini e giornalisti, hanno richiesto di poter uscire da Gaza per ricevere cure mediche fuori. Israele ha approvato solo 9 di queste richieste</strong>.</p>
<p>Anche quando i feriti hanno lasciato la Striscia di Gaza, il tempo di arrivare in una struttura medica adeguata è stato talmente lungo che ha reso vani gli sforzi di evitare l’amputazione oltre al fatto che queste persone hanno anche rischiato la vita.</p>
<p>All’interno della Striscia di Gaza, è stato deciso di non trasferire i manifestanti feriti, inclusi coloro i quali rischiavano la vita, per ricevere cure all’esterno. Questo perché i feriti e le loro famiglie hanno paura che una volta in Israele possano essere arrestati dalle Forze di sicurezza israeliane, come è successo spesso in passato.</p>
<p>Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Israeli Coordination and Liaison Administration (CLA) situata al valico di Erez ha ricevuto 20 richieste di uscita da Gaza per motivi di salute, tutti urgenti. Ad ogni modo, quattro dei feriti sono riusciti ad uscire solo grazie all’aiuto di organizzazioni umanitarie per i diritti umani che hanno fatto appello alla Corte israeliana.</p>
<p>Precedentemente, Physicians for Human Rights Israel (PHRI) ha fatto appello in due casi ed ora ha aggiunto altri tre casi di palestinesi feriti ai quali è stata negata l’uscita dalla Striscia.</p>
<p>Due casi che dimostrano l’assurdità di questa tragedia sono quelli di Abd-al-Rahman Nofal e Yusuf Al-Qatrawi.</p>
<p>Abd al-Rahman Nofal, 12 anni, è stato ferito il 17 aprile scorso. I soldati gli hanno sparato alla gamba mentre prendeva parte alle manifestazioni fuori dal campo profughi di Al-Bureij. Nell’ospedale di Al-Shifa a Gaza City, i dottori hanno deciso di trasferirlo in un ospedale della Cisgiordania dato che non avevano mezzi per curarlo e volevano prevenire l’amputazione. La richiesta della famiglia di trasferire il ragazzo ferito all’ Istishari Hospital di Ramallah è stata negata e hanno contattato PHR-Israel in cerca di aiuto. PHR-I ha inviato un appello urgente alla CLA di Gaza e non avendo ricevuto alcuna risposta, ha inviato una petizione all’Alta Corte di Giustizia che la sera stessa ha richiesto di permettere al ragazzo di uscire per ricevere cure adeguate.</p>
<p>Dopo circa mezz’ora, Abd al-Rahman Nofal ha ricevuto il permesso ed è stato trasferito la notte stessa all’ospedale di Ramallah. Alla madre non è stato permesso di accompagnarlo. All’ospedale, i medici non hanno potuto evitare l’amputazione.</p>
<p>Yusuf al-Qatrawi, 17 anni, è stato ferito alle anche dopo che i soldati israeliani gli hanno sparato il 6 aprile scorso.Anche lui ha chiesto di uscire da Gaza per ricevere cure mediche ed il permesso gli è stato negato. PHR-I ha fatto nuovamente appello al CLA di Gaza e al Coordinator of Government Activities in the Territories per far trasferire il ragazzo. Il dottor Dani Rozin, volontario di PHRI ha dichiarato: “Yusuf al-Qatrawi ha riportato ferite di arma da fuoco ad entrambe le anche; le ossa sono state danneggiate ed un’operazione urgente è necessaria. La ferita è stata suturata ma successivamente ha riportato un’infezione e nonostante il trattamento antibiotico, l’ infezione permane e risulta difficile da curare tanto che rischia di perdere l’arto e la cosa può anche mettere a rischio la vita del paziente”. Al tempo di questa diagnosi, la richiesta di Al-Qatrawi non ha avuto alcuna risposta, nonostante il fatto che fosse una questione di tempo salvare la sua vita. Ad ogni modo, PHR-I ha inoltrato un appello urgente all’Alta corte di giustizia per far approvare il suo trasferimento.</p>
<p>La posizione dello Stato di Israele su questa questione è stata chiarita dalla risposta data alle petizioni presentate all’Alta corte di giustizia. In queste petizioni i due manifestanti palestinesi feriti alle gambe chiedono di uscire per ricevere trattamenti medici in Cisgiordania, per evitare l’amputazione. Lo Stato ha risposto che le richieste non possono essere accettate in quanto le ferite sono state riportate durante manifestazioni organizzate da Hamas. Questo significa che lo Stato considera che le circostanze in cui una persona ha riportato una ferita sono importanti rispetto a dare un permesso o meno per uscire da Gaza per cure mediche</p>
<p>Una situazione in cui le forze di sicurezza israeliane uccidono manifestanti inermi è inaccettabile in sé. Una volta accaduto, però, queste persone devono poter ricevere cure mediche appropriate il prima possibile. Il fatto che lo Stato neghi la possibilità che un paziente possa uscire per ricevere cure mediche sulla mera base delle circostanze in cui è accaduto il ferimento, in questo caso una manifestazione, e non sulla base delle sue effettive condizioni di salute, considerando il fatto che può essere in pericolo di vita o in procinto di perdere un arto, è un atto crudele ed oltraggioso. La deontologia medica vuole che vi siano cure appropriate in beneficio di tutte le persone ferite senza alcun riguardo per le circostanze in cui il ferimento è avvenuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><small>La versione italiana del comunicato è a cura di Medici per i Diritti Umani (MEDU).<br />
Medici per i Diritti Umani (MEDU) e Physicians for Human Rights – Israele, organizzazioni partner, fanno parte dell’International Federation of Health and Human Rights Organisations (IFHHRO) e collaborano dal 2009 in progetti sanitari nei Territori occupati palestinesi insieme all’organizzazione palestinese Palestinian Medical Relief Society (PMRS</small></p>
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		<title>&#8220;Dopo l’attacco alla Siria, resta aperta la crisi a Gaza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 07:11:09 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Janiki Cingoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Pubblicato sul quotidiano online &#8220;Riforma.it&#8221; e sul settimanale cartaceo delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia, Riforma)</em><br />
Tanto tuonò che piovve. L’annunciato raid USA Francia Gran Bretagna sulla Siria, per punire Assad per il rinnovato uso delle armi chimiche (senza esibire alcuna prova dell’accaduto) c’è stato. Ma si è trattato di un attacco circoscritto e delimitato, con preavviso a Putin, dichiarando che l’obbiettivo non era il rovesciamento di Assad (che per Trump resta un problema dei contendenti locali), ma solo quello di una ennesima lezione al Rais siriano. Anzi, le scorse settimane il Presidente degli Stati Uniti aveva annunciato la sua intenzione di ritirare al più presto le truppe USA dal Paese, prendendo di sorpresa lo stesso Pentagono.<br />
E’ tuttavia errato parlare prematuramente di ritiro degli USA dal Medio Oriente: piuttosto, di una rinnovata logica bipolare, in cui si riconosce che la Siria appartiene alla sfera di influenza russa, e si sceglie l’altro campo, consolidando l’asse con Israele, i sauditi, gli Emirati e gli altri grandi paesi arabi, non senza contraddizioni interne, a partire dal Qatar allo stesso Egitto, per non parlare della Turchia sunnita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a><br />
La Siria sembra quindi tornare al suo massacro quotidiano. Resta invece aperta l’altra crisi a Gaza, con le settimanali “Marce del Ritorno” indette da Hamas, destinate a durare fino al 15 maggio, data di fondazione dello Stato d&#8217;Israele e dell’inizio della Naqba palestinese. La reazione dell’esercito israeliano è stata particolarmente dura, con la scelta di utilizzare proiettili veri e non di gomma, provocando molti morti e feriti; e il ritardato uso dei normali metodi anti sommossa, in grado di evitare al massimo vittime tra i dimostranti: solo nell’ultima settimana l’adozione di questi metodi è stata più intensa, riducendo il numero dei colpiti.<br />
Va detto tuttavia che proprio l’obbiettivo della marcia proclamato da Hamas, il “ritorno” dei rifugiati del ’48 e del ’67 dentro Israele, significa in sostanza chiedere la fine di Israele come Stato a maggioranza ebraica, e contrasta sia con precedenti posizioni di Hamas, che proclamavano di accettare la proposta dei due Stati lungo i confini del ’67 (sia pure come tappa intermedia), sia lo stesso Piano Arabo di Pace, lanciato dalla Lega Araba nel 2002, che a proposito dei rifugiati parla di “soluzione giusta e concordata”, e quindi concordata anche con Israele.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><br />
Non si può sottovalutare la svolta tattica compiuta da Hamas con la proclamazione di queste marce “non violente” (anche se in particolare in quest’ultima non sono mancate le bottiglie incendiarie e le granate). Ma proclamare come mezzo di lotta manifestazioni non violente e non il ricorso ad atti terroristici, alla Jihad armata, segna da parte di Hamas un salto di qualità, che si appropria delle tradizionali parole d’ordine lanciate dall’Autorità Nazionale Palestinese e da Al Fatah, che però non sono stati in grado di metterle in pratica se non sporadicamente. Hamas cioè tende a proporsi come rappresentante dell’intero popolo palestinese, e in prospettiva a sostituirsi alla stessa OLP come organizzazione cardine della resistenza palestinese.<br />
Israele ovviamente teme questa svolta, che lo isola internazionalmente e lo pone di fronte a scelte difficili, e che soprattutto riporta il conflitto israelo-palestinese al centro dell’attenzione e dei media internazionali.<br />
Ma la teme anche il Presidente Abbas, che in un primo tempo ha dovuto accodarsi, condannando la repressione israeliana, chiamando “martiri” i caduti, richiedendo la convocazione del Consigli di Sicurezza dell’ONU, ove una risoluzione di condanna non è passata solo grazie al veto USA.<br />
Ma il Presidente palestinese è presto passato al contrattacco, rilanciando la pressione su Hamas, rinviando proprio in questi giorni il pagamento degli stipendi ai funzionari pubblici di Gaza (mentre quelli della Cisgiordania sono stati pagati). La tensione tra i due movimenti è giunta all’apice dopo il fallito attentato al confine di Gaza contro il Premier del Governo palestinese Hamdallah. Abbas chiede che Hamas ceda il controllo della sua forza militare, mentre l’organizzazione islamica vuole passare all’ANP solo l’amministrazione civile e la responsabilità della vita quotidiana degli abitanti della Striscia.</p>
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		<title>Medio Oriente, cosa sta succedendo a Gaza?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 07:56:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/393480-660x330-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10482" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/393480-660x330-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/393480-660x330-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/393480-660x330-2-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2008 Israele aveva affermato, ai sensi del diritto internazionale, che Gaza non era più un territorio occupato. Da due anni, a Gaza all’uscente al-Fath era succeduto Hamas, colui che Stati Uniti ed Unione Europea considerano cellula terroristica e per questo avevano interrotto l’invio di aiuti nei territori palestinesi. Gli scontri tra Hamas, il partito uscente e l’Autorità Nazionale Palestinese non si fecero attendere, come era sempre avvenuto dalla II guerra mondiale.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti paesi del Medio Oriente liberati dal dominio coloniale si unirono in favore della cooperazione, ma non Israele che nel 1948 ottenuta l’indipendenza formò il suo Stato, proclamò Gerusalemme sua capitale, ma non si curò abbastanza di attenuare i forti contrasti ancora esistenti tra ebrei e palestinesi, fin da quando le comunità israelite erano affluite in Palestina sotto il mandato britannico. A nulla era servito l’intervento dell’ONU che aveva cercato di correre ai ripari approvando un piano di spartizione in due Stati ma che fu sostanzialmente respinto dagli arabi che non riconoscevano l’autorità di Israele. Persino Arafat con la sua Organizzazione per la Liberazione della Palestina provò a scendere a patti con Israele: erano disposti a riconoscerne l’autorità se loro si fossero ritirati dai territori occupati. Israele rifiutò e nel 1987 scoppiò la prima Intifada.</p>
<p align="JUSTIFY">Parafrasando Oriana Fallaci, i bombardamenti non sono bastati a vincere la guerra. E così, il 30 marzo scorso è iniziata una lunga manifestazione, denominata Giorno della Terra (Yom al-Ard) che ricorda un preciso anniversario, quando nel 1976 sei arabi israeliani vennero uccisi dalle forze militari durante i cortei contro la confisca di vari terreni agricoli. Lo scontro fu sanguinoso. La commemorazione, come ogni anno da allora, si svolge per un periodo di sei settimane giungendo al termine il 15 maggio nel quale ricorre un altro anniversario, quello dell’esodo palestinese del 1948 che si riferisce alla cacciata della popolazione araba-palestinese dai territori occupati da Israele. Più di 700 mila persone furono costrette a lasciare le loro città e i loro villaggi, emigrare forzatamente altrove privati di qualunque diritto. Questo lungo cammino viene definito Marcia del Ritorno (Yawm al-Nakba).</p>
<p align="JUSTIFY">E’ proprio in tale circostanza che il 30 marzo, alla frontiera con Israele migliaia di palestinesi si sono riuniti per rivendicare il loro diritto di tornare nello Stato ebraico e denunciare il blocco imposto da Israele ormai dieci anni fa. Netanyahu ha risposto intensificando le truppe al confine, pronte a far fuoco anche con tiratori scelti: chiunque si avvicini alla zona militare, verrà ucciso. In questo modo, sono stati finora registrati 16 morti e 1490 feriti. Un bilancio che vede Israele imputata dalla Ong Human rights watch (Hrw) che ha chiesto alla Corte Penale Internazionale di aprire un’inchiesta formale per crimini internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, Netanyahu rimane sotto i riflettori della stampa anche per un’altra questione: le migrazioni. Il premier israeliano il 2 aprile, dopo averla da poco annunciata, ha sospeso l’intesa con l’Alto commissariato per i rifugiati dell’ONU. L’accordo prevedeva che migliaia di migranti africani avrebbero potuto essere ricollocati, anche se entrati illegalmente nel Paese, nelle nazioni occidentali, tra cui Italia, Germania e Canada. Nel gioco delle tre carte, “per ogni migrante espatriato, Netanyahu avrebbe concesso residenza temporanea a un migrante in Israele”. Ma nella tarda notte del 2 aprile, un suo post su Facebook ne ha vanificato gli intenti.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Science4People. Sulle ali della scienza per superare ogni confine</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 07:10:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi L’iniziativa di Sunshine4Palestine è assolutamente da sostenere perché fornisce competenze specifiche e scientifiche a studentesse palestinesi che, a loro volta, le diffonderanno: uno strumento concreto per uscire dalla difficile situazione in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9975" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724-768x543.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>L’iniziativa di Sunshine4Palestine </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>è assolutamente da sostenere</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>perché fornisce competenze specifiche e scientifiche</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>a studentesse palestinesi che, a loro volta, le diffonderanno:</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>uno strumento concreto per uscire dalla difficile situazione </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>in cui si trova la Palestina tutta</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;">Moni Ovadia</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Sunshine4Palestine è una ong italo-inglese-palestinese​ fondata nel gennaio del 2013 da un gruppo di scienziati, fisici ed ingegneri che, in collaborazione con la facoltà di Scienze dell&#8217;Università di Betlemme  e col riconoscimento della <a href="http://www.eps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Società Europea di Fisica</a>, ha lanciato il progetto “Science4People. Sulle ali della scienza per superare ogni confine”  per contribuire a risolvere le carenze di elettricità e di acqua attraverso tecnologie ecosostenibili e soluzioni low cost.</p>
<p align="JUSTIFY">Così un gruppo di dieci studentesse, dopo essere state formate per diventare divulgatrici scientifiche (e hanno già avviato a loro volta percorsi di formazione nelle scuole!), utilizzando materiali facilmente reperibili anche in situazioni di criticità estrema come quelle in Palestina, hanno realizzato batterie e lampade solari​ con materiali di scarto e riciclati.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9976" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Un altro progetto molto importante è stato la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del Jenin Charitable Hospital a Gaza, che lo ha reso autosufficiente da un punto di vista energetico per 17 ore al giorno, punto di riferimento indispensabile visto che nell’ultimo periodo nella Striscia l’elettricità è disponibile a singhiozzo e per pochissime ore.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Per altre informazioni e per sostenere il progetto: </span></span><a href="https://it.ulule.com/science4people/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #c0392b;"><span style="font-family: serif;">https://it.ulule.com/science4people/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9977" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;. Bambini di Gaza target dei soldati israeliani</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 08:25:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Uno dei fili rossi del festival Nazra è stata senza dubbio la denuncia delle deliberate uccisioni dei bimbi di Gaza. Ecco la presentazione di One Day in July, cortissimo d’animazione di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/03/venerdislam-bambini-di-gaza-target-dei-soldati-israeliani/">&#8220;VenerdIslam&#8221;. Bambini di Gaza target dei soldati israeliani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/progr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9724" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/progr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="538" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/progr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/progr-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/progr-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;">Uno dei fili rossi del festival Nazra è stata senza dubbio la denuncia delle deliberate uccisioni dei bimbi di Gaza.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;">Ecco la presentazione di </span></span><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;">One Day in July</span></span></em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;">, cortissimo d’animazione di Hermes Mangialardo su quattro bambini che giocavano in spiaggia, la cui morte è stata liquidata come “errore di identificazione”</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"> </span></span></span></span></p>
<div style="width: 1920px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-9723-1" width="1920" height="1080" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/spezzone1.mp4?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/spezzone1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/spezzone1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></video></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;">Un altro corto d’animazione, </span></span><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;">Entr’acte</span></span></em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"> dell’iraniano Seyed Mohammad Reza Kheradmandan (che ha vinto il premio come miglior corto sperimentale) parte da un post di un cecchino israeliano che si è vantato di aver ucciso 13 bambini in un solo giorno e con un emozionante bianco e nero con qualche macchia di colore attraverso un mirino denuncia le violenze contro i bimbi di Gaza come violenza contro l’umanità tutta.</span></span></span></span></p>
<div style="width: 1920px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-9723-2" width="1920" height="1080" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/entract.mp4?_=2&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/entract.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/entract.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></video></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/03/venerdislam-bambini-di-gaza-target-dei-soldati-israeliani/">&#8220;VenerdIslam&#8221;. Bambini di Gaza target dei soldati israeliani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;. Gaza nello sguardo del Nazra Film Festival</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2017 06:48:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Vittorio Arrigni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Molti dei corti presentati al Nazra Palestine Short Film Festival denunciano la sempre più dura situazione di Gaza. Tra questi Shujayya di Mohammed Almughanni sulle conseguenze dei bombardamenti del 2014 su&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/loc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9654" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/loc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3243" height="1293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/loc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3243w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/loc-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/loc-768x306.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/loc-1024x408.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3243px) 100vw, 3243px" /></a></b></span></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Molti dei corti presentati al Nazra Palestine Short Film Festival denunciano la sempre più dura situazione di Gaza.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra questi Shujayya di Mohammed Almughanni sulle conseguenze dei bombardamenti del 2014 su una famiglia i cui componenti restano tutti invalidi e dove il marito, pur amandola molto, ripudia la moglie sapendo di non poterla proteggere né aiutare.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Ecco la presentazione del documentario della giornalista Cecilia Dalla Negra:</span></span></span></p>
<div style="width: 1920px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-9653-3" width="1920" height="1080" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/shjayya.mp4?_=3&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/shjayya.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/shjayya.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></video></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ecco un approfondimento sulla situazione di Gaza di Meri Calvelli (Presidente del Centro Italiano di Scambi Culturali Vik, dedicato a Vittorio Arrigoni):</span></span></span></span></span></span></p>
<div style="width: 1920px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-9653-4" width="1920" height="1080" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/shjayya-1.mp4?_=4&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/shjayya-1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/shjayya-1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></video></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span></p>
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		<title>ORE FELICI per i BAMBINI di GAZA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2016 09:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un po&#8217; di foto dell&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;Artisti per Gaza&#8221; nell&#8217;ambito del bel progetto &#8220;Ore felici per i bambini di Gaza&#8221;. &#160; Foto di Monica Macchi  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/tamimi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7486" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/tamimi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="tamimi" width="4936" height="3201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/tamimi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4936w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/tamimi-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/tamimi-768x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/tamimi-1024x664.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4936px) 100vw, 4936px" /></a></p>
<p>Un po&#8217; di foto dell&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;Artisti per Gaza&#8221; nell&#8217;ambito del bel progetto &#8220;Ore felici per i bambini di Gaza&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Monica Macchi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/marzia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/marzia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="marzia" width="2826" height="4079" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/marzia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2826w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/marzia-208x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 208w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/marzia-768x1109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/marzia-709x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w" sizes="(max-width: 2826px) 100vw, 2826px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7470" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="coppia" width="4434" height="3332" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4434w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppia-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppia-768x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppia-1024x770.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4434px) 100vw, 4434px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppocat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7471" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppocat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gruppocat" width="4778" height="3112" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppocat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4778w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppocat-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppocat-768x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppocat-1024x667.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4778px) 100vw, 4778px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/farcatmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7472" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/farcatmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="farcatmos" width="4132" height="3194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/farcatmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4132w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/farcatmos-300x232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/farcatmos-768x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/farcatmos-1024x792.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4132px) 100vw, 4132px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/acquisto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7473" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/acquisto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="acquisto" width="4152" height="3339" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/acquisto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/acquisto-300x241.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/acquisto-768x618.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/acquisto-1024x823.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4152px) 100vw, 4152px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7474" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="foto" width="4001" height="3387" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4001w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/foto-300x254.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/foto-768x650.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/foto-1024x867.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4001px) 100vw, 4001px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7475" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gruppo3" width="3435" height="4234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3435w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo3-243x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 243w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo3-768x947.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo3-831x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 831w" sizes="(max-width: 3435px) 100vw, 3435px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7476" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="artisti2" width="4070" height="2444" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4070w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti2-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti2-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti2-1024x615.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4070px) 100vw, 4070px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7477" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="artisti" width="4393" height="3133" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4393w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti-768x548.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/artisti-1024x730.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4393px) 100vw, 4393px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7478" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gruppo7" width="4778" height="2671" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4778w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo7-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo7-768x429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo7-1024x572.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4778px) 100vw, 4778px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/gruppo6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7479" 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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/ggggiovani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-22" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7467" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/ggggiovani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ggggiovani" width="4565" height="2885" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/ggggiovani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4565w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/ggggiovani-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/ggggiovani-768x485.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/ggggiovani-1024x647.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4565px) 100vw, 4565px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppiaprof.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-23" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7468" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppiaprof.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="coppiaprof" width="2703" height="5184" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppiaprof.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2703w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppiaprof-156x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 156w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppiaprof-768x1473.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/coppiaprof-534x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 534w" sizes="(max-width: 2703px) 100vw, 2703px" /></a></p>
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