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	<title>unioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>unioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Diritto al Rispetto della Vita Privata e Familiare nella Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e nella Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 08:06:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>D Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali. di Nicole Fraccaroli Animata dalla volontà di identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>D</strong></p>



<p><strong>Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali.</strong></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Animata dalla volontà di
identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e
supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento
di ricerca contemplo da una parte la sentenza della Corte
Costituzionale Italiana che si occupa di tale sfida e dall&#8217;altra, la
Corte Europea dei Diritti Umani  nel caso Oliari e altri c. Italia,
la cui sentenza riguardava tre coppie omosessuali che secondo la
legislazione italiana non avevano la possibilità di sposarsi o
entrare in nessun altro tipo di unione civile. 
</p>



<p><br>Sulla base della
legislazione italiana, le coppie sposate sono le uniche ad avere
diritto a formare una famiglia; infatti, in base all&#8217;articolo 29
della Costituzione Italiana &#8220;La Repubblica riconosce i diritti
della famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio. Il
matrimonio si fonda sull&#8217;eguaglianza morale e legale dei coniugi
entro i limiti stabiliti dalla legge per assicurare l&#8217;unità
familiare.&#8221; L&#8217;articolo 29 è solitamente considerato come una
trave sostenuta da quattro colonne: il principio di solidarietà,
quello personalista, e il principio di uguaglianza e autonomia.
Stando alla Costituzione, non può esserci famiglia se questa non è
basata sul matrimonio tra uomo e donna e l&#8217;antropologia Cristiana ha
fortemente influito nella costruzione di tale visione. Il diritto
alla famiglia è significativamente presente nel codice civile
attraverso il primo libro dal titolo &#8220;Delle persone e della
famiglia&#8221;, che si riferisce all&#8217;organizzazione del matrimonio e
ai diritti e doveri dell&#8217;uomo e della donna, marito e moglie.</p>



<p>Considerando invece la
Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e delle Libertà
Fondamentali in ambito del diritto al rispetto della vita privata e
familiare; la vita privata è un concetto ampio, incapace di una
definizione esaustiva e può &#8220;abbracciare molteplici aspetti
dell&#8217;identità fisica e sociale della persona&#8221;. Attraverso la
sua giurisprudenza, la Corte Europea ha fornito indicazioni sul
significato e sulla portata della vita privata ai fini dell&#8217;articolo
8 ed è evidente che la giurisprudenza si è mossa in linea con gli
sviluppi sociali e tecnologici. La nozione di vita privata non è
limitata alla vita personale di un individuo; ma essa anche comprende
il diritto di stabilire relazioni con altri esseri umani. La corte ha
affermato che elementi quali l&#8217;identificazione di genere, il nome,
l&#8217;orientamento sessuale e la vita sessuale sono elementi importanti
della sfera personale tutelati dall&#8217;articolo 8. L&#8217;ingrediente
essenziale della vita familiare è il diritto di vivere insieme in
modo che le relazioni familiari possano svilupparsi normalmente e i
membri della famiglia possano godere della reciproca compagnia. I
diritti umani non rappresentano un discorso finito, concluso e la
CEDU è uno strumento vivente, interpretato alla luce delle
situazioni attuali. Di conseguenza, una coppia omosessuale che vive
in una relazione stabile rientra nella nozione di vita familiare,
così come nella vita privata, allo stesso modo delle coppie
eterosessuali. Questo principio è stato inizialmente enunciato nel
caso di Schalk e Kopf c. Austria, dove la corte ha ritenuto
artificioso sostenere che una coppia omosessuale non potesse godere
della vita familiare ai sensi dell&#8217;articolo 8.</p>



<p><br>Prendo in
considerazione la sentenza della Corte Costituzionale Italiana n.138
dell’aprile 2010, poiché i rimedi interni della causa Oliari e
altri c. Italia sono stati esauriti sulla base di tale decisione. 
<br>In questa sentenza la Corte ha esaminato le disposizioni del
Codice Civile che disciplinano il matrimonio, in seguito alle
referenze di due tribunali (di Venezia e Trento) interrogati da
alcune coppie omosessuali in seguito al rifiuto da parte
dell&#8217;ufficiale civile di pubblicare avviso della loro intenzione di
sposarsi. Dal momento che i tribunali portano affermazioni simili, li
considero congiuntamente. <br>I giudici del rinvio hanno sollevato
una questione di costituzionalità degli articoli relativi alla
famiglia all&#8217;interno del codice civile con riferimento agli articoli
2, 3, 29 e 117 della Costituzione, in quanto non consentirebbero alle
persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. I giudici del
rinvio riconoscono che il matrimonio ai sensi della legge italiana &#8220;è
inequivocabilmente centrato sul fatto che i coniugi sono di sesso
diverso&#8221;; ma si riferiscono anche agli argomenti dei ricorrenti,
i quali hanno sottolineato che la legge italiana non contiene un
concetto di matrimonio, né un divieto espresso sul matrimonio tra
persone dello stesso sesso. D&#8217;altra parte, i tribunali riconoscono
che non è possibile ignorare la rapida trasformazione della società
e dei costumi negli ultimi decenni, che hanno visto la fine del
monopolio detenuto dal modello della famiglia tradizionale e la
nascita spontanea parallela di diverse forme di convivenza che
necessitano di protezione. Di conseguenza, tale richiesta di
protezione richiede un&#8217;attenzione particolare alla compatibilità
dell&#8217;interpretazione tradizionale (all&#8217;interno del codice civile) con
i principi costituzionali.</p>



<p>Un primo principio è
quello sancito dall&#8217;articolo 2 della Costituzione che riconosce i
diritti inviolabili degli uomini e secondo i due tribunali questo
concetto non riguarda solo la sfera individuale, ma in particolare
quella sociale come espressione della personalità dell&#8217;individuo. I
tribunali sostengono poi che, dal momento che il diritto di contrarre
matrimonio è un elemento essenziale dell&#8217;espressione della dignità
umana, ai sensi dell&#8217;articolo 3 della Costituzione il cui obiettivo è
quello di proibire differenze irragionevoli nel trattamento, esso
stesso deve essere garantito a tutti e non può essere soggetto a
discriminazione, con conseguente obbligo per lo Stato di intervenire
nei casi in cui il suo esercizio sia ostacolato. In relazione
all&#8217;articolo 29, i giudici sostengono che il significato della
disposizione non sia quello di considerare la famiglia come un
&#8220;diritto naturale&#8221;, ma piuttosto di affermare la precedente
esistenza e autonomia della famiglia rispetto allo Stato. I tribunali
si riferiscono infine all&#8217;articolo 117 della Costituzione, che impone
al legislatore di rispettare i limiti derivanti dal diritto
comunitario e dagli obblighi di diritto internazionale; ricordando a
tale riguardo gli articoli 8, 12 e 14 della CEDU. 
</p>



<p>La Corte Costituzionale
dichiara infondati tutti i principi costituzionali evocati dai
tribunali, ad eccezione dell&#8217;Articolo 2, riconoscendo che &#8220;Questo
concetto deve includere le unioni omosessuali, intese come la
coabitazione stabile di due individui dello stesso sesso, a cui viene
concesso il diritto fondamentale di scegliere liberamente la propria
situazione di coppia e di ottenerne il riconoscimento legale insieme
ai diritti e doveri associati &#8220;. Questa è un&#8217;ipotesi
fondamentale presa dalla Corte Costituzionale in quanto dichiara che
due persone dello stesso sesso sono investite dalla Costituzione
Italiana con un diritto fondamentale di ottenere il riconoscimento
giuridico dei diritti e dei doveri relativi alla loro unione. <br>La
corte ritiene che l&#8217;aspirazione a questo riconoscimento non possa
essere raggiunta solo rendendo le unioni omosessuali equivalenti al
matrimonio. Ne consegue che spetta al Parlamento determinare le forme
di garanzia e riconoscimento delle unioni menzionate; poiché in
realtà comporterebbe l&#8217;inclusione di una nuova figura nel quadro
normativo del Codice Civile. 
</p>



<p>Si considera ora la
sentenza della Corte Europea, relativa alla causa Oliari e altri c.
Italia presentata nel 2015, sulla sola base delle presunte violazioni
dell&#8217;articolo 8 della CEDU.</p>



<p>La valutazione di tale
Corte rinvia innanzitutto ad alcuni principi generali. Infatti,
mentre lo scopo essenziale dell&#8217;articolo 8 è di proteggere gli
individui da interferenze arbitrarie da parte delle autorità
pubbliche; lo stesso può anche imporre allo Stato determinati
obblighi positivi e assicurare il rispetto della vita privata o
familiare anche nella sfera delle relazioni tra individui. La Corte
chiarisce che per valutare gli obblighi positivi degli Stati è
importante fare alcune considerazioni: il giusto equilibrio che
dev’essere raggiunto tra gli interessi concorrenti dell&#8217;individuo e
della comunità nel suo complesso; l&#8217;impatto di una situazione in cui
vi è discordanza tra realtà sociale e legge e, il margine di
apprezzamento concesso agli Stati. In secondo luogo, la Corte applica
tali principi al caso in questione, prendendo atto della situazione
dei ricorrenti all&#8217;interno del sistema nazionale italiano. Si accorge
così che lo stato attuale dei richiedenti nel contesto giuridico
interno può essere considerato solo un&#8217;unione di fatto, e che può
essere regolata da alcuni accordi contrattuali privati ​​di
portata limitata che non soddisfano alcune esigenze fondamentali
della regolamentazione e protezione di una relazione stabile e
impegnata.</p>



<p>Ciò è dimostrato dal
fatto che tali contratti sono aperti a chiunque conviva,
indipendentemente dal fatto che siano o meno una coppia. È
interessante notare che la Corte ha anche affermato ulteriormente che
l&#8217;esistenza di un&#8217;unione stabile è indipendente dalla convivenza. La
Corte ritiene che, in assenza di matrimonio, le coppie dello stesso
sesso abbiano interesse ad ottenere l&#8217;opzione di entrare in una forma
di unione civile, poiché questo sarebbe il modo più appropriato per
il loro rapporto di essere legalmente riconosciuto e per essere
protetto in modo pertinente. Il governo italiano non è riuscito a
mettere in luce gli interessi della comunità nel suo complesso,
poiché è stato negato che l&#8217;assenza di un quadro giuridico
specifico che garantisse il riconoscimento omosessuale tentasse di
proteggere il concetto tradizionale di famiglia, o la morale della
società. Oltre a quanto sopra, è rilevante anche il movimento verso
il riconoscimento legale delle coppie omosessuali che ha continuato a
svilupparsi rapidamente in Europa. In particolare apprezzo
l&#8217;essenziale affermazione della Corte secondo la quale, nel caso di
specie, il margine di apprezzamento non dovrebbe essere più ampio,
poiché non riguarda i diritti supplementari che potrebbero derivare
da tale unione, ma riguarda un bisogno generale di riconoscimento e
protezione legale. <br>Di fatto, in assenza di un interesse
comunitario prevalente da parte del governo italiano, contro il quale
bilanciare gli interessi dei ricorrenti, e alla luce delle
conclusioni dei tribunali nazionali sulla questione che è rimasta
inascoltata (si avverte che I tribunali italiani effettuano
accertamenti sulla questione caso per caso); la Corte constata che il
governo italiano ha oltrepassato il margine di apprezzamento e non ha
adempiuto all&#8217;obbligo positivo di garantire che i richiedenti
dispongano di un quadro giuridico specifico che preveda il
riconoscimento e la protezione della loro unione omosessuale.</p>



<p>L&#8217;unione omosessuale è
stata trattata, attraverso i due risultati, non in una maniera
completamente opposta, ma in un modo rappresentativo, di un sistema
domestico ancora ostaggio di disposizioni che incorporano idee
tradizionali, e di un sistema giuridico maggiormente disposto ad
espandere i diritti umani alle nuove situazioni attuali.</p>



<p>È
fondamentale riconoscere che la Corte Costituzionale Italiana non ha
respinto la questione della costituzionalità negando ulteriori
cambiamenti, ma sostenendo che tale cambiamento debba essere
innescato dal Parlamento sulla base dell&#8217;articolo 2 della
Costituzione che deve includere le unioni omosessuali. <br>Dall&#8217;altra
parte, la Corte europea non si è limitata a rivendicare la necessità
del riconoscimento giuridico e della protezione delle unioni
omosessuali, ma parla in termini di un obbligo positivo statale
derivante dall&#8217;articolo 8; e questo ha influenzato l&#8217;interpretazione
estensiva dei diritti umani nell&#8217;ordinamento italiano, come risultato
dell&#8217;adozione della Legge Cirinnà (n118, del 25 Maggio 2016) che
attualmente prevede le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
<br><br>
</p>
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		<title>Congresso delle famiglie, Verona 2019: noi votiamo Ohana</title>
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<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12265" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">di Ilaria Rudisi</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Verona 2019. Il Congresso della Famiglia é possibile grazie al diritto alla libera espressione. I partecipanti di Verona, totalmente inconsapevoli che la loro libertà venga da un diritto, si sono ampiamente attivati per sopprimere quelli degli altri.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Esiste veramente un noi e un loro? Non dovrebbe. Siamo tutti esseri umani e quello che dovrebbe esistere é il reciproco rispetto e la tutela di tutti i diritti di una democrazia.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A loro vogliamo ricordare che:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; la famiglia é fatta dall&#8217;amore e dai legami, non da chi la compone. L&#8217;unico concetto di famiglia che a noi piace e che andrebbe difeso é quello racchiuso nella parola hawaiana &#8220;Ohana&#8221;.</div>
<div dir="auto">Ohana significa famiglia in senso esteso del termine, che include la relazione stretta, adottiva o intenzionale. Essa enfatizza l&#8217;idea che famiglia e amici sono uniti assieme, e che devono cooperare e ricordarsi gli uni degli altri.</div>
<div dir="auto">Famiglia é dove adulti e bambini si sentono amati, famiglia é casa e non importa chi sia la tua casa.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; una donna che sceglie di abortire, magari anche in accordo con il suo compagno, non ha bisogno di etichette, perché l&#8217;autodeterminazione non ha etichette. Distribuire feti di gomma oltre a essere lontano da ogni concetto di umanità rende evidente come chi voglia eliminare un diritto non conosca minimamente le dinamiche soggettive e oggettive che lo sorreggono.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A Verona ricordiamo che l&#8217;amore e l&#8217;autodeterminazione sono proprie di ogni individuo e non possono essere messe in una scatola o in uno schema e che la famiglia é uno schema a geometria variabile che segue i legami e l&#8217;amore.</div>
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		<item>
		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Un surrogato, le bambole di gomma</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 07:42:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Patrizia Angelozzi &#160; La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera. Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11341" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="959" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera.<br />
Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.<br />
Si potranno scegliere le tipologie, donne dai capelli neri alla Valentina Crepax, biondo platino stile Marilyn Monroe o rosse voluttuose come Jessica Rabbit ?</p>
<p>Di certo sono un surrogato. Hanno qualche privilegio però…sono sempre alla stessa temperatura, senza eccitazione o passioni, senza sorrisi o respiri e parole. Non racconteranno di certo i nomi degli uomini che hanno fatto sesso con loro e le rispettive richieste bizzarre degli incontri. Non protesteranno e non diranno mai di no.<br />
Sarebbe simpatico provare ad ascoltare le conversazioni durante gli appuntamenti. Dall’approccio dei preliminari, durante la performance e anche dopo. Saluteranno gli uomini le dispensatrici del piacere auto-gestito? Le ringrazieranno? Continueranno a sognarle la notte, a desiderarle?</p>
<p>Mancherà l’emozionarsi degli sguardi ammiccanti delle donne viste al cinema, incontrate in ufficio o per strada, il sorriso, il profumo, la sensualità o l’attrazione fine a se stessa, la danza di corpi a piedi nudi o nella doccia? E il respiro diventato breve nei momenti di intimità? Intimità, una bella parola.</p>
<p>Gli incontri clandestini tra amanti ritenuti da sempre fonte di adrenalina, di evasione e di libertà a sfrenate fantasie da vivere in due… ora precipitano nell’abisso di fronte a bambole di gomma pronte a soddisfare piaceri e fantasie erotiche senza la presenza del l’altro. A evidenziare il pensiero del ‘mi basto da solo’ e la donna come ‘accessorio’ di una vita full optional. Oggettistica per semplici utilizzatori o collezionisti di plastica modellata.</p>
<p>Pericolosa direzione, scegliere la sessualità a gettone, come un caffè al distributore.<br />
Avanza la scelta singola senza consenso, la mancanza di desiderio agli incontri, veri.<br />
Uno scenario raccapricciante, l’hotel torinese, a pochi giorni dall’apertura, è sold out per le richieste arrivate e rappresenta il successo per l’utilizzo di surrogati umani, che spesso ‘distrutti’ con violenza dagli uomini dopo aver ‘consumato’.</p>
<p>Mancherà l’incontrarsi, lo sfiorarsi e la complicità. Mancheremo a noi stessi, cancellati, come uno scarabocchio a matita, da un surrogato di gomma.</p>
<p>E come commenta un utente facebook “non ci sarà più bisogno di pagare la cena ad una donna…”, si potranno seviziare senza che possano protestare…mentre resterà un unico inconveniente, farsi una doccia che elimini l’odore di gomma&#8230;</p>
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		<title>«Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia». Dire BASTA ai matrimoni precoci.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 08:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia».</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/per-articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9844" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/per-articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="223" /></a></strong></p>
<p>Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età.<strong> In Italia non esistono studi e statistiche sul fenomeno</strong> che, considerato residuale, viene generalmente letto attraverso una lente culturalista e attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione.</p>
<p>Per quantificare il fenomeno e comprendere la natura di queste unioni, Associazione 21 luglio ha curato il report “<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=a6419c21d6&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3Da6419c21d6%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1512116834617000&amp;usg=AFQjCNGtHkQixxBlWjATLmwj0wsvdhsDWA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma</strong></a>”, che verrà presentato oggi a partire dalle 15 presso L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della<strong> Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne</strong>.</p>
<p>La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma <strong>presso 8 differenti realtà abitative</strong> (sette baraccopoli e un’occupazione) abitate da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un <strong>risultato shock</strong>: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del <strong>77%</strong>, numero che <strong>supera il record mondiale detenuto dal Niger</strong> (pari al 76%) e di gran lunga <strong>il tasso più alto detenuto in Europa</strong> come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%). Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni.<strong> Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio</strong>: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/foto-cs.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9845" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/foto-cs.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p>La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane e tuttavia interessati dal fenomeno. <strong>La trasversalità della diffusione dei matrimoni precoci è testimonianza e prova di come la questione dipenda dalle condizioni socio-economiche</strong> in cui versano le famiglie piuttosto che dalle specificità culturali dei singoli gruppi.</p>
<p>Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore. Sulla <strong>connessione con l’istruzione scolastica</strong> è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: <strong>è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce</strong>.</p>
<p>In un <strong>contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane </strong>caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un <strong>altissimo tasso di disoccupazione</strong>, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità. <strong>Lo svantaggio socio-economico e il condizionamento della collettività di uno spazio generalmente ristretto e densamente abitato, diventano vincolanti</strong> nel contesto delle baraccopoli e favoriscono il perpetrarsi di questa pratica.</p>
<p>«Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un <strong>cambio di rotta radicale nel nostro Paese</strong> – ha commentato Associazione 21 luglio &#8211;  a cominciare dall<strong>’urgenza di contrastare la povertà urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane</strong>, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani».</p>
<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=767fd48e05&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D767fd48e05%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1512116834617000&amp;usg=AFQjCNFS18PRhJtjXwUJgWEtmtA_G6hj1w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SCARICA LE RICERCA</strong></a></p>
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		<title>Uguaglianze e disuguaglianze di genere nel mondo arabo-musulmano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 09:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI Giovedì 9 novembre, ore 19.00 Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO) UGUAGLIANZE e DISUGUAGLIANZE DI GENERE NEL MONDO ARABO-MUSULMANO A partire dai seguenti due&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><b>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</b></p>
<p align="CENTER">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Giovedì 9 novembre, ore 19.00</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">UGUAGLIANZE e DISUGUAGLIANZE DI GENERE NEL MONDO ARABO-MUSULMANO</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">A partire dai seguenti due testi:</p>
<p align="LEFT"><b>La nostra rivoluzione: voci di donne arabe, di Hamid Zanaz</b></p>
<p align="LEFT"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788898860548_0_0_300_75-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9679" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788898860548_0_0_300_75-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="198" height="300" /></a></b></p>
<p align="LEFT">Già nel dodicesimo secolo il filosofo e scienziato arabo Ibn Rushd, meglio noto in Europa con il nome di Averroè, attribuiva la stagnazione dei paesi musulmani alla rigida subordinazione delle donne. Nove secoli dopo è cambiato qualcosa? Molto poco, risponde Zanaz. Eva la peccatrice è ancora sotto stretta tutela maschile e un&#8217;interpretazione integralista dell&#8217;islam punta a rafforzare questa subalternità elevata a tratto identitario. Ma sono tante le donne del mondo arabomusulmano che stanno cominciando a criticare apertamente questa diseguaglianza di genere, che ha le sue radici non solo nei dettami religiosi ma anche nelle tradizioni culturali. E lo fanno interpellando direttamente il rimosso, i tabù, con una lucidità, un coraggio e un umanesimo sui quali l&#8217;Occidente, sempre più tentato da un ritorno al pensiero religioso, dovrebbe attentamente meditare.</p>
<p align="LEFT"><b>La sposa yemenita. Le mille (e una)nozze, di Laura Silvia Battaglia</b></p>
<p align="LEFT"><b> </b></p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>
<p align="LEFT">Sbiadito per molti il mito della Regina di Saba, confinati a cataloghi turistici ormai poco frequentati i merletti che ornano suoi palazzi, lo Yemen è ora un Paese, e soprattutto un conflitto, dimenticato. Va dunque a Laura Sivia Battaglia, giornalista free-lance e documentarista che vive tra Milano e Sanaa, il merito di dedicargli non un saggio né un romanzo, ma un libro a fumetti che dice molto di lei ma anche della cultura, della società, della vita quotidiana e delle attuali tragedie di questa striscia di terra a sud della Penisola arabica. Una terra devastata dalla guerra in corso da oltre due anni tra i ribelli Houthi e la coalizione a guida saudita, e rifugio sicuro per i terroristi di Al Qaeda e Isis.</p>
<p>Accompagnata dall&#8217;abile matita di Paola Cannatella &#8211; già autrice di una biografia a fumetti della giornalista Maria Grazia Cutuli, uccisa in Afghanistan &#8211; Laura Silvia Battaglia si racconta dall&#8217;epoca del suo primo incontro con lo Yemen nel 2011, e da studentessa di arabo in un istituto della capitale. Ma per farlo sceglie le scene di un matrimonio in puro stile yemenita, in cui le donne &#8211; in eleganti e succinti abiti occidentali celati sotto il niqab &#8211; festeggiano per tre giorni separate da uomini. E&#8217; qui che sarà proprio lei, unica ospite occidentale, a ricevere dalla sposa la prima rosa rossa del bouquet, presagio sicuro che presto a sposarsi sarà proprio lei.</p>
<p>E così infatti le accadrà qualche tempo dopo, con un giovane yemenita che insegnava nella sua stessa scuola. Ma l&#8217;amore è solo uno dei fili rossi della narrazione, e lo Yemen che vi prende vita &#8211; e stregò tanto Pasolini da portarlo a girare proprio qui alcuni dei suoi film &#8211; è anche l&#8217;apertura a un reciprocamente rispettoso dialogo interreligioso fra lei, di fede e formazione cattolica, ed il più importante Sheikh di Sanaa &#8211; graficamente rappresentato da una delle vignette più belle del libro. Ci sono poi le donne dello Yemen, che dalla &#8216;rivoluzione&#8217; del 2011 si coprono di più (&#8220;il niqab è arrivato in Yemen come una folata di vento con la vittoria di Islah, il partito dei Fratelli Musulmani, e con l&#8217;ingresso nel Paese di salafiti pakistani&#8221;). Donne che &#8220;impari a distinguere solo dagli occhi, da un guizzo inconsulto, da un rilievo della palpebra in giù&#8221;.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><b>Alla presenza di:</b></p>
<p align="LEFT">Laura Silvia Battaglia (giornalista), Ivana Trevisani (antropologa e scrittrice), Monica Macchi (esperta di mondo e cultura arabi e moderatrice)</p>
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		<title>Spose bambine in Marocco</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 06:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/ e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="606" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: serif;">https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone </span></span><span style="color: #000000;">per cerimonie </span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">nel centro di Tetouan per impedire un matrimonio tra una bimba di 13 anni e un uomo di 27. Esattamente come in Egitto, anche in Marocco il Codice di famiglia prevede </span></span><span style="color: #000000;">che per sposarsi bisogna aver compiuto 18 anni, ed esattamente come in Egitto la madre ha provato a dire che non si trattava di un vero e proprio matrimonio, bensì di una festa di fidanzamento…infatti la bimba indossava un abito bianco rosato non il classico bianco da sposa! Ed anche in questo caso, la denuncia è partita dai social network: le foto degli invitati postate su </span><span style="color: #000000;">Facebook</span><span style="color: #000000;"> hanno fatto scattare la denuncia da parte di moltissimi utenti e anche dei parenti del padre della bimba, gravemente malato e tenuto all’oscuro di tutto. Il risultato? Cerimonia interrotta tra le proteste degli invitati rimandati a casa senza poter terminare il banchetto ma nessun arresto, né denunce anche se il caso è passato al procuratore del Re.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;">Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, risalenti al 2014, sono circa 35mila i matrimoni tra minori registrati (perché moltissimi si celebrano solo con funzione religiosa, senza la registrazione civile): il 3% delle spose hanno meno di 15 anni e più dell’85 per cento dei genitori è d’accordo sul matrimonio delle minorenni.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Oggi tutte e tutti al Pride di Milano !!!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 17:33:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi ci siamo stati! Al di là delle polemiche che ogni anno vengono riproposte da chi è un &#8220;tantino&#8221; omofobo o all&#8217;interno delle stesse comunità omosex, noi crediamo che il Pride sia un momento importante per chiedere i diritti civili per tutte e per tutti, per chiedere libertà di amare e di disporre del proprio corpo e della propria vita come meglio si crede, senza mai mai mai farsi e fare del male. Noi siamo per la pace, per la giustizia, per il RISPETTO. Amiamo la diversità perché siamo tutti diversi: gay, etero, alti, bassi, biondi, bruni, chiari, scuri, italiani, stranieri, giovani, anziani. Siamo semplicemente UMANITA. Siamo e basta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9018" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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		<title>Matrimonio urfi o matrimonio d&#8217;interesse?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 08:26:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Il mese scorso il ministro della giustizia egiziano Ahmed El-Zend ha emesso un decreto per obbligare gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane a versare 50.000 ghinee nel conto corrente&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-33.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5332" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5332" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-33.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (33)" width="279" height="186" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mese scorso il ministro della giustizia egiziano Ahmed El-Zend ha emesso un decreto per obbligare gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane a versare 50.000 ghinee nel conto corrente della moglie, se la differenza di età “supera i 25 anni”. Questo decreto cerca di disciplinare in particolare i matrimoni tra ragazze povere egiziane (spesso minorenni ma dal 1990 l’Egitto ha una riserva alla norma riguardante il matrimonio infantile nella “Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo”) e ricchi uomini del Golfo, molto comuni in estate soprattutto nelle zone rurali e che spesso nascondono forme di prostituzione o lavoro domestico forzato. Questo tipo di matrimonio viene chiamato “urfi”, è temporaneo e non è registrato </span><span style="font-size: medium;">da notai o</span><span style="font-size: medium;"> celebranti: basta un foglio </span><span style="font-size: medium;">firmato dagli sposi alla presenza di due testimoni. </span><span style="font-size: medium;">Inoltre, secondo il Consiglio Nazionale per l&#8217;Infanzia e la Maternità (NCCM) c’è un sottobosco di economia informale incentrata sulla figura delle sensali che fanno da intermediatrici e lucrano su queste “transazioni”. Le ong e le femministe hanno contestato il decreto definendolo “una politica simbolica” perché 50.000 ghinee equivalgono a meno di 6000 Euro&#8230;e ogni riccastro del Golfo può permettersi questa somma di denaro in particolare con la continua svalutazione della sterlina egiziana. Inoltre c’è già una legge che risale al 2003: gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane devono depositare certificati di investimento per almeno 40.000 ghinee nel conto corrente della moglie, se la differenza di età tra i due supera i 30 anni. Ma secondo i dati ufficiali diffusi nel luglio 2015 da Hala Youssef (l’allora ministro della popolazione) il matrimonio precoce ha raggiunto un tasso del 15%, con un aumento costante nei governatorati più poveri.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Egitto di Sisi ha solo abbassato la differenza di età e aumentato il valore dei certificati di investimento che dovranno essere depositati presso la Banca Nazionale d&#8217;Egitto, con un tasso di interesse del 12.75% da pagare ogni sei mesi per 10 anni.</span></span></p>
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		<title>Diritti Lgbt, teatro e società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; Uno spettacolo teatrale intitolato Assolutamente deliziose, di una delle autrici più trasgressive della scena britannica, Claire Dowie &#8211; interpretato da Flaminia Cuzzoli e Ottavia Orticello con la regia di Emiliano&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-3j_gaAvVDrw/VjB-LRnwuuI/AAAAAAAADbM/gfzzPtO51lI/s1600/SITO-9%2B%25282%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="132" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/SITO-9-%282%29.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Uno<br />
spettacolo teatrale intitolato <i>Assolutamente<br />
deliziose, </i>di una delle<br />
autrici più trasgressive della scena britannica, Claire Dowie &#8211;<br />
interpretato da Flaminia Cuzzoli e Ottavia Orticello con la regia di<br />
Emiliano Russo – che ha debuttato al Teatro Due di Roma, con  le<br />
tappe estive del Fontanone Estate XX Edizione e del Venus Rising<br />
Festival nella sezione Teatro del Gay Village Farm e  presso il<br />
Teatro dei Filodrammatici che ha ospitato il Festival<br />
ILLECITE//VISIONI a Milano, ci permette di approfondire alcuni temi<br />
riguardanti la comunità Lgbt, i diritti delle donne e i rapporti di<br />
genere.</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questo abbiamo rivolto alcune domande al regista e alle attrici che<br />
ringraziamo moltissimo per la disponibilità.</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Rispondono<br />
Flaminia Cuzzoli (attrice), Ottavia Orticello (attrice) ed Emiliano<br />
Russo (regista)</p>
<p></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
spettacolo veicola molti argomenti. Ad esempio: essere donna nella<br />
società contemporanea così contraddittoria e competitiva&#8230;</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Esattamente.<br />
Nel raccontare i destini incrociati di queste due donne, cugine,<br />
coetanee, cresciute insieme, la Dowie ironizza su alcune stereotipate<br />
aspettative della società contemporanea in cui si imbattono le<br />
nostre protagoniste; aspettative in primis provenienti dall’ambiente<br />
domestico, quella serie di regole del “buon costume” cui le<br />
bambine sono chiamate a conformarsi. Attraverso una serie di slogan,<br />
cui l’autrice antepone la dicitura “IN RIFERIMENTO AD UNA ROUTINE<br />
DA COMMEDIA TRITA E RITRITA”, veniamo a confrontarci con queste<br />
norme comportamentali che diventano una sorta di sfottò al mondo dei<br />
genitori: sulla scena vediamo concretamente i nostri due personaggi A<br />
e B imitare l’intonazione e il linguaggio usato in particolar modo<br />
dalla madre di una delle due che le esorta a tenere la schiena<br />
dritta, non parlare a meno che non sia il proprio turno, non dire<br />
cose scortesi, non fare cose disdicevoli, comportarsi da signorine da<br />
brave ragazze, tenere le ginocchia unite per non far vedere le<br />
mutandine e così via. A questo segue l’elenco di una serie di<br />
passatempi in rosa che si considera essere “naturali” per le<br />
ragazzine come stare a casa a raccontarsi i segreti, parlare delle<br />
cose proibite del sesso, farsi maschere di bellezza per la pelle,<br />
andare a ballare, dare della sgualdrina ad un’amica. E come<br />
reagisce una donna, come si rapporta a questo bombardamento di<br />
convinzioni riguardanti l’essere “femmina”? Nel nostro<br />
spettacolo proponiamo due diversi modi, opposti ma complementari, due<br />
diverse strategie di sopravvivenza messe in atto dalle nostre A e B.<br />
La prima sviluppa un rifiuto totale del modello rappresentato da sua<br />
madre (da lei definita “casalinga che farebbe di tutto per una vita<br />
tranquilla eccetto combattere per i propri diritti) e, nel suo<br />
tentativo di non diventare ossessionata dal budino come lei, di non<br />
avere il suo stesso sguardo, i suoi stessi occhi, diventerà un<br />
“maschiaccio”, rifiutando di identificarsi in un “genere”<br />
definito, jeans maglietta capelli corti e sogni anarchici e<br />
anticapitalisti. La seconda, al contrario, trova nello status quo,<br />
nei soldi, nell’essere una donna in carriera di successo un modo<br />
per sentirsi amata e accettata dalla gente, utilizzando la sua<br />
bellezza e sensualità per garantirsi questa accettazione di cui ha<br />
disperatamente bisogno; non manca però un continuo influenzarsi a<br />
vicenda, una fusione della propria identità a quella dell’altra<br />
per tutta la vita, perfino a distanza quando B lascia l’Inghilterra<br />
per raggiungere sua madre in Australia. Finiranno entrambe per<br />
nascondersi dietro le rispettive ideologie, alla ricerca di un senso<br />
per le proprie esistenze, di qualcosa per cui lottare, per non<br />
sentire quella voce nella testa ripeterti “MIO DIO CHE FALLIMENTO.<br />
UN LAGNOSO, FRIGNANTE FALLIMENTO. TUTTO QUESTO, GUARDA, PENSI CHE<br />
PORTERA’ A QUALCOSA? PENSI CHE VALGA QUALCOSA? MIO DIO SEI STATA<br />
INGANNATA O COSA?&nbsp;&nbsp; </div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-UQoF6i2IybQ/VjB9X-aaCtI/AAAAAAAADbE/Q4N-AUqLphc/s1600/ffef576d1db260d2fb745d448ae1a390_XL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="214" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/ffef576d1db260d2fb745d448ae1a390_XL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
rapporto raccontato dal testo affonda le radici nell&#8217;infanzia e<br />
nell&#8217;adolescenza delle protagoniste: quanto è importante quel<br />
periodo della vita per la formazione dell&#8217;identità dell&#8217;adulto ?<br />
Oppure la Natura fa il proprio corso al di là delle esperienze di<br />
vita?</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Infanzia e<br />
adolescenza sono periodi fondanti per la creazione della propria<br />
identità. Se l’infanzia è un periodo in cui è possibile<br />
assorbire messaggi e insegnamenti dal mondo esterno senza ancora<br />
avere la piena capacità di giudizio e quindi di filtro nei confronti<br />
degli impulsi esterni, l’adolescenza è sicuramente il momento di<br />
presa di coscienza nella maturazione di un individuo. Oltre ad essere<br />
un periodo che racchiude le esperienze di crescita fondamentali per<br />
una persona, è il momento in cui si comincia a chiedersi chi si è,<br />
cosa si vuole. Crescere senza portare su di sé le tracce di ciò che<br />
ci circonda è forse un’utopia: dalla semplice relazione col mondo<br />
esterno in tutte le sue sfaccettature, come ad esempio il giudizio<br />
della società che impone e condiziona fortemente la persona in un<br />
periodo di grande confusione e di fragilità, al più fondamentale<br />
“microcosmo familiare” che soprattutto in età adolescenziale<br />
rappresenta per noi l’unico modo, l’unico punto di vista con cui<br />
vedere il mondo. Resta il fatto che noi non siamo il nostro passato,<br />
le nostre storie familiari, ma che possiamo scegliere dove portarCI o<br />
non portarCI in qualunque momento.</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le difficoltà nel poter vivere liberamente le proprie scelte<br />
affettive?</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Dovrebbe<br />
suonarci quantomeno strano l’accostamento delle parola “difficoltà”<br />
con “vivere liberamente” e “scelte affettive”. Le scelte<br />
affettive riguardano le persone coinvolte in esse, sono qualcosa di<br />
privato che non dovrebbe trovarsi sottoposto al tribunale del<br />
giudizio altrui, love is love e vivere un sentimento non dovrebbe<br />
costituire un problema. In pratica poi, al di là dei “dovrebbe e<br />
non dovrebbe”, si verificano situazioni che ti fanno sentire in<br />
difficoltà. Ad esempio se vivi in una piccola città temi il<br />
“giudizio” della gente, temi che le loro chiacchiere possano<br />
creare disagio non solo a te stesso/a ma anche alla tua famiglia.<br />
Probabilmente ti crea disagio essere etichettato, imprigionato in<br />
opinioni parziali sulla tua persona, sulla tua individualità&#8230; ma i<br />
giudizi, le opinioni esterne sono sempre parziali, sommarie; è come<br />
se l’essere umano avesse bisogno di racchiudere il prossimo in<br />
definizioni per poterlo controllare, ciò che non si conosce<br />
spaventa, come in un gioco di specchi tra io e l’altro. Così tutti<br />
giudicano e lo fanno anche A e B. Si giudicano e criticano in<br />
continuazione per ogni piccola cosa. Alla fine è sempre una<br />
questione di “potere”, di chi ha il controllo. D’altra parte<br />
parlando specificatamente del nostro paese, di noi italiani, giudizi<br />
offensivi e critiche sono ancora abbastanza radicati per varie<br />
ragioni culturali probabilmente, ma soprattutto perché, per tanto<br />
troppo tempo, non si è stati costretti a RIconoscere l’esistenza<br />
di persone che si considerano LGBTQ: tutto doveva restare nelle<br />
quattro pareti domestiche delle nostre rassicuranti famiglie<br />
borghesi.</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono i diritti delle/degli omosessuali ancora da affermare, in<br />
Italia?</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
Sicuramente va<br />
varata prima di tutto una legge contro l’omofobia. Nelle ultime<br />
settimane c’è stata un’escalation di violenze fisiche e<br />
psicologiche: dall’adolescente in Sicilia che si è tolto la vita,<br />
al ragazzo sbattuto fuori dall’aula dal proprio insegnante, alle<br />
aggressioni quotidiane. E la cosa veramente preoccupante è che<br />
talvolta i media non si preoccupano più di diffondere queste notizie<br />
&#8211; che circolano poi invece sui social causando grande indignazione e<br />
sgomento da parte di molti. Il fatto che davanti a questi eventi ci<br />
siano persone al potere che ancora si ostinano a dire che “l’omofobia<br />
non esiste” dovrebbe davvero lasciarci riflettere su chi tesse le<br />
reti delle nostre vite. Ma in fondo questa è solo una delle tante<br />
questioni problematiche che attanagliano l’Italia di oggi.
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
vorreste dire, attraverso questo testo teatrale, ai genitori di<br />
persone gay?</div>
<div style="background: rgb(255, 255, 255); font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Non è un caso che il nostro primo<br />
progetto indipendente &#8211; di ex compagni di Accademia, oggi colleghi,<br />
che hanno in mente un viaggio da percorrere attraverso<br />
un’associazione di promozione sociale come la nostra Upnos &#8211; sia<br />
“Assolutamente Deliziose”. Se c’è una cosa che odiamo è il<br />
dover a tutti i costi definire gli altri, mentre crediamo nella<br />
persona, nel cercare di essere se stessi piuttosto che quello che si<br />
dovrebbe essere, o quello che si pensa di dover essere o quello che<br />
la gente ci dice di essere … A e B, le donne di Claire Dowie ci<br />
provano, cercano di sbarazzarsi delle etichette imposte dalla<br />
cultura, anche se l’esito non è garantito e si beccano sofferenza<br />
a palate. In quanto ai genitori cosa si può dire? Vi consigliamo una<br />
bella lettura da tenere sui vostri comodini: il Profeta di Gibran, un<br />
tale che ha parlato ai genitori, a tutti i genitori di tutti i figli.</div>
<p></p>
<div style="background: rgb(255, 255, 255); font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="background: rgb(255, 255, 255); font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
“I vostri figli non sono figli<br />
vostri&#8230; sono i figli e le figlie della forza stessa della<br />
Vita.<br />Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.<br />Dimorano con<br />
voi, tuttavia non vi appartengono.<br />Potete dar loro il vostro<br />
amore, ma non le vostre idee.<br />Potete dare una casa al loro corpo,<br />
ma non alla loro anima, perchè la loro anima abita la casa<br />
dell&#8217;avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri<br />
sogni.<br />Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere<br />
di renderli simili a voi, perchè la vita non torna indietro, né può<br />
fermarsi a ieri.<br />Voi siete l&#8217;arco dal quale, come frecce vive, i<br />
vostri figli sono lanciati in avanti.<br />L&#8217;Arciere mira al bersaglio<br />
sul sentiero dell&#8217;infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore<br />
affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.<br />Lasciatevi<br />
tendere con gioia nelle mani dell&#8217;Arciere, poiché egli ama in egual<br />
misura e le frecce che volano e l&#8217;arco che rimane saldo.</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
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		<item>
		<title>Condanna all&#8217;Italia per le unioni omosessuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 04:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; L&#8217;Articolo 8 della Convenzione dei Diritti umani parla di “diritto al rispetto della vita familiare e privata”: l&#8217;Italia è stata condannata, dalla Corte europea dei diritti umani, proprio per la violazione di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/07/27/condanna-allitalia-per-le-unioni/">Condanna all&#8217;Italia per le unioni omosessuali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<img loading="lazy" border="0" height="192" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/07/cb4277bc441c3ad52720e4eda0a8e93c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p>
<p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Articolo<br />
8 della Convenzione dei Diritti umani parla di “diritto al rispetto<br />
della vita familiare e privata”: l&#8217;Italia è stata condannata,<br />
dalla Corte europea dei diritti umani, proprio per la violazione di<br />
questo articolo. La violazione riguarda tre coppie omosessuali.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
coppia vive a Trento, una a Milano e la terza a Lissone (in provincia<br />
del capoluogo lombardo); le persone convivono da anni e avevano<br />
chiesto alle proprie municipalità di fare le pubblicazioni per<br />
celebrare il matrimonio, ma la loro proposta è stata rifiutata.<br />
Enrico Oliari – presidente di Gaylib (Associazione dei gay liberali<br />
e di centrodestra) – ha fatto ricorso a Strasburgo e, nei giorni<br />
scorsi, è arrivata la sentenza.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
abbiamo sentito dai telegiornali, la presidente della Camera,Laura<br />
Boldrini, ha commentato così la decisione della Corte: “Ora<br />
bisogna agire. Il Parlamento non può più rinviare, deve esprimersi<br />
chiaramente su un tema così centrale. Farò tutto quanto è nelle<br />
mie facoltà perchè ciò avvenga. Non possiamo continuare ad essere<br />
un Paese malato di disuguaglianza, economica prima di tutto, ma anche<br />
sociale”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nella<br />
nota della Corte europea dei diritti umani – che non è un<br />
organismo della Ue – si legge: “La Corte ha considerato che la<br />
tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie<br />
omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una<br />
coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno<br />
sufficientemente affidabile” e dunque: “un&#8217;unione civile o una<br />
partnership registrata sarebbe il modo più adeguato per riconoscere<br />
legalmente le coppie dello stesso sesso”. Ma non si limita a<br />
questo: Strasburgo ha stabilito che lo Stato italiano dovrà versare<br />
a ognuno dei concorrenti la somma di 5 mila euro per danni morali.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche il<br />
Parlamento europeo di recente si era espresso sul tema: a giugno ha<br />
approvato una relazione in cui si chiede di riconoscere i diritti<br />
alle famiglie composte da persone dello stesso genere, ma solo 27<br />
Stati su 47, tra gli Stati membri, hanno una legislazione adeguata.
</div>
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