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	<title>uomini Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“LibriLiberi”. Le cinque ferite</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:40:18 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="688" height="1000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17925" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 688w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/03/le-5-ferite-206x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 688px) 100vw, 688px" /></a></figure>



<p>Di  Alessandra Montesanto</p>



<p>Secondo la teoria delle “cinque le ferite” nel corso della propria vita l&#8217;Uomo attraversa abbandono, rifiuto, ingiustizia, tradimento e umiliazione. Tutti i protagonisti del romanzo di Kirstin Valdez Quade, scrittrice statunitense di origine messicana, sono rappresentanti di ciascuno di questi segni che restano sul corpo e nell&#8217;anima.</p>



<p>Il testo, tradotto in italiano da Claudia Durasanti per La nave di Teseo, narra le vicende di una famiglia disfunzionale contemporanea, che (soprav)vive nella cittadina di <em>Las Peñas, nel New Mexico: Amadeo, il padre di Angel, durante la Quaresima decide di farsi crocefiggere come Gesù, con tanto di croce e di chiodi conficcati nelle mani, come atto di penitenza per tutti i suoi errori e per la dipendenza dall&#8217;alcol; la figlia Angel resta incinta a sedici anni per poi scoprire nel tempo di provare prima ammirazione per la tutor Brianna e poi amore vero per la compagna, Lizette; Yolanda, la nonna, rimasta vedova e invecchiata troppo presto, si prende cura di tutti loro, nonostante abbia un tumore che scandisce la sua permanenza su questa Terra.</em></p>



<p><em>Nel corso di un anno, gli uomini e le donne, gli adulti e i più giovani dovranno affrontare i fantasmi del Passato (come le molestie o le violenze subìte dalle ragazze da zii e patrigni), le proprie paure (come quella della morte che, in fondo, accompagna l&#8217;essere umano da sempre e per sempre), le proprie fragilità, anche quelle di chi insegna agli altri ad essere determinati e forti, come Brianna, giovane donna che accompagna le adolescenti a diventare ragazze-madri consapevoli nonostante non abbia avuto figli; Brianna che inizia una relazione sessuale con Amadeo per sentirsi viva, per poi non essere capace di gestire emozioni e sentimenti.</em></p>



<p><em>Anche i personaggi secondari, in realtà, non lo sono affatto: la madre di Angel, Marissa, è tenace nel voler aiutare la figlia e il padre del neonato, ragazzino brufoloso, ma talmente saggio da saper accettare i propri limiti. E poi il “deus ex machina” femminile perché il lungo racconto della Quade è un inno alla forza delle donne, al loro coraggio, alla capacità di trasformare una Fede esposta e drammaticizzata in una vera e propria pratica quotidiana e ad insegnarlo agli uomini, quegli uomini che spesso non sanno come rimanere in piedi in una società escludente e crudele.</em></p>



<p><em>Un romanzo interessante e coinvolgente che si basa su un&#8217;indagine antropologica riguardante i penitenti del nord del New Mexico e nel sud del Colorado, sulla visita al Maricopa Center for Adolescent Parents e sullo studio di un report che riguarda la storia di violenza in questa parte di America, intitolato “The pastoral Clinic: addiction and dispossesion along the Rio Grande” di Angela Garcia.</em></p>



<p><em>“</em><em>Fa male vedere il bisogno così ovvio di Angel di perdonare Amadeo, fa male che sia lei, Yolanda, a insistere per quel perdono, quando la ragazza ha tutte le ragioni per essere triste</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>E&#8217; questo che significa essere madre? All&#8217;improvviso essere capace di compatire gli adulti che ti circondano?</em><em>”</em></p>



<p><em>“</em><em>Il fatto è che nessuno può essere crocifisso ogni giorno; &#8230;Gesù non aveva mai dovuto confrontarsi con le conseguenze lunghe ed esauste della crocifissione, l&#8217;obbligo quotidiano di cagare e lavarsi i denti e avviarsi riluttante verso una nuova giornata. Gesù non aveva mai dovuto guardare le persone tornare alle loro preoccupazioni e dimenticarsi cosa aveva fatto per loro</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>Non aveva mai voluto respingere per davvero nessuno di loro; stava solo chiedendo di essere riavvicinata, mettendo alla prova il loro lasciarla andare o meno</em><em>”.</em></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Quanti sono gli orfani di femminicidio e chi si prende cura di loro?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 09:13:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da La 27ma ora, www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Una legge di non facile applicazione e un grande progetto ma tutto privato: così in Italia proteggiamo i sopravvissuti alla violenza</p>



<p>«Orfani speciali» li chiamava Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa che, per prima (prima anche dello Stato) si dedicò a una ricerca sugli&nbsp;orfani dei femminicidi: «Quei tanti orfani di mamme uccise dai padri. Tanti, tantissimi ma ignorati e segregati &#8211; Scriveva Baldry nel 2017 nel presentare un enorme dossier a cui lavorava da tre anni &#8211; Come stanno oggi, dopo 5, 10, 15 anni da quel tragico e assurdo giorno? Chi sono? dove sono adesso? E cosa è accaduto loro, dove stanno, con chi? A questi figli cosa è stato detto? La legge cosa ha fatto di loro? E quegli adulti che si sono ritrovati ad aprire le loro case che sostegno psicologico ancora prima che economico è stato dato, se è stato dato, dovendo loro stessi, i familiari delle vittime, elaborare il loro di lutto e trauma, nonché gestire tuti i problemi sociali e giuridiche derivanti dall’omicidio?».</p>



<p>Quando Baldry si poneva queste domande gli orfani di femminicidio erano, agli occhi della legge, equiparati a tutti gli altri orfani. Il legislatore non si era posto il problema di pensare al loro diritto di futuro oltre il lutto tremendo che li aveva colpiti. Oggi, a quasi dieci anni dalla partenza del primo progetto di mappatura dedicato a loro e alle persone che se ne prendono cura, possiamo dire che qualcosa si è mosso, una legge ad hoc esiste. Ma c’è ancora molta strada da fare. In varie direzioni.</p>



<p>Innanzitutto, quanti sono e chi li aiuta? «Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio&nbsp;in Italia, come non esiste una mappatura dei femminicidi anche se il Ministero dell’Interno ci sta lavorando» spiega Mariangela Zanni, consigliere nazionale di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza. Oggi un primo progetto, privato ma dalle dimensioni importanti, dedicato agli orfani e alle loro famiglie esiste ed è stato&nbsp;<a href="https://www.conibambini.org/2023/11/20/orfani-di-femminicidio-presentati-i-dati-inediti-di-con-i-bambini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">varato dall’impresa sociale «Con i bambini»</a>&nbsp;nell’ambito del&nbsp;Fondo per il contrasto della povertà educativa&nbsp;minorile. Si chiama «A braccia aperte», prevede&nbsp;un investimento di 10 milioni&nbsp;che arrivano dalle fondazioni bancarie (Acri) e si snoda capillarmente su tutto il territorio nazionale in quattro progetti (Nord Est, Nord Ovest, Centro Italia e Sud) coinvolgendo operatori pubblici e realtà del terzo settore: cooperative, associazioni, centri antiviolenza.</p>



<h3>I numeri</h3>



<p>Sono&nbsp;157 gli orfani presi in carico dai progetti su scala nazionale attivati da «Con i Bambini» nell’iniziativa «A braccia aperte». Ma è un dato variabile perché altri 260 in tutta Italia sono stati già agganciati e a breve inizieranno anch’essi un percorso di sostegno e accompagnamento con le loro famiglie. I numeri maggiori sono al Sud. «Ma perché al Sud il lavoro di ricerca e sostegno è iniziato da molto tempo» rivela Fedele Salvatore, presidente dell’associazione Irene 95 che da anni a Napoli si occupa di minori vittime di violenza assistita e che partecipa al progetto per il sud «Respiro».</p>



<p>Il 74 per cento ha tra i 7-17 anni,&nbsp;il 17% tra i 18-21 e l’8% ha meno di 6 anni.</p>



<p>«Per rintracciarli abbiamo fatto un capillare lavoro di ricerca su siti di informazione, servizi sociali, tribunali, centri antiviolenza. Siamo risaliti fino a delitti commessi 9 o 10 anni fa» spiega Anna Agosta, consigliere D.i.Re e presidente dell’Associazione Thamaia Onlus che partecipa al progetto «Respiro». «Abbiamo incontrato orfani storici sui quali si era sedimentata un’assenza di attenzione &#8211; racconta Salvatore &#8211; Alcuni non hanno mai incontrato i servizi sociali, ad altri, a distanza di 5,6 anni dal delitto non era stata mai raccontata la verità sui fatti: “la mamma è morta in un incidente” è spesso la pietosa bugia ricevuta. Non è stato semplice, dopo tutto questo tempo, raccontare la verità, ma è solo comunicando la verità, in modo corretto che si possono aiutare questi ragazzi. Le bugie dette per “buon senso” non aiutano, anzi, finiscono per far danni».</p>



<h3>L’impatto</h3>



<p>Il 36% di loro era presente quando è stata uccisa la madre. Uno su quattro ha assistito. L’impatto psicologico che ne deriva è devastante e porta a una vera sindrome denominata «child traumatic grief»: la sofferenza è tale che il bambino diventa incapace di elaborare il lutto e si trova intrappolato in uno stato di dolore cronico. «Per questo, intorno all’orfano e all’enormità di quello che lo colpisce devono lavorare persone competenti con un approccio che si chiama “trauma informed”, focalizzata sulla comprensione del trauma e la sua elaborazione» racconta Salvatore.</p>



<p>Il 13% degli orfani presenta forme di disabilità.</p>



<h3>Dove vivono e con chi</h3>



<p>Il 42% vive in famiglie affidatarie, spesso gli zii o i nonni&nbsp;della mamma, il 10% vive in comunità (pensiamo ai minori stranieri che non hanno parenti qui), il 10% con una coppia convivente e solo il 6% è stato dato in adozione.</p>



<p>L’83% delle famiglie affidatarie arriva a fine mese con grande difficoltà, anche per la necessità di dover ricorrere a specialisti e professionisti che aiutino i bambini. Quindi il sostegno organizzato dal progetto “A braccia aperte” non può che essere articolato: è psicologico, economico ed educativo ed è rivolto ai minori e alle loro famiglie. Ma prevede anche interventi nelle scuole frequentate dai minori, progetti di avviamento al lavoro, pagamento di rette universitarie. Importante anche la parte dedicata alla formazione di tutti gli operatori coinvolti: quelli dei servizi socio-sanitari, dei Centri antiviolenza, le forze dell’ordine, il personale del tribunale per i minorenni, gli insegnanti. «Proprio per evitare tutti quelli errori commessi spesso in buona fede da familiari o da operatori pubblici. In alcuni casi, poi, la famiglia affidataria è quella del padre omicida con tutto quello che questo comporta, ovvero si tende a giustificare il crimine del familiare in carcere parlando di raptus. E si porta il minore dal padre in prigione senza prepararlo a un incontro come quello» racconta Salvatore.</p>



<h3>I soldi</h3>



<p>Le risorse in campo per il progetto nazionale sono importanti:&nbsp;10 milioni&nbsp;messi a disposizione dal Fondo per le povertà educative che dispone, in totale, di 760 milioni forniti dalle fondazioni bancarie (Acri) che ottengono in cambio dallo Stato un credito d’imposta. «Stiamo parlando del primo progetto nazionale, anzi, il primo in Europa pensato su misura per sostenere questi bambini&nbsp;e ragazzi raggiungendoli sul territorio» spiega Zanni, «coinvolge tante realtà del terzo settore e servirà per dare linee guida alle istituzioni in modo che colmino quel vuoto che c’è stato finora».</p>



<h3>La legge del 2018</h3>



<p>Che cosa ha fatto il legislatore per questi orfani e per le famiglie che li hanno accolti? si chiedeva Baldry. Una legge dedicata in effetti, c’è, la n°4 del 2018, che riconosce una serie di tutele processuali ed economiche. Per esempio si procede automaticamente al&nbsp;sequestro dei beni dell’indagato&nbsp;per risarcire i danni dei figli della mamma uccisa. Un analogo automatismo trasferisce l’eredità della madre ai figli. Già, prima accadeva che la pensione di reversibilità della donna uccisa finisse al partner in carcere. Inoltre si stabilisce&nbsp;un fondo economico dedicato&nbsp;e si dà la possibilità a questi orfani di cambiare cognome.</p>



<p>«La legge è la risposta a qualcosa che Baldry ha svelato, ovvero i bisogni degli orfani e come rendere più agevole per loro il “dopo”. Dalla partecipazione al processo all’eredità, al recupero di un risarcimento del danno, ai bisogni materiali» spiega Elena Biaggioni, penalista e vicepresidente D.i.Re. «Una legge innovativa&nbsp;ma con il grosso limite di essere poco conosciuta&nbsp;e poco usata anche perché le procedure per la sua applicazione sono complesse». La criminologa, scomparsa nel marzo 2019, fece appena in tempo a vedere l’approvazione della norma di cui era stata stimolo. Ma i cui decreti attuativi furono varati ben due anni dopo; «I governi che si sono succeduti non hanno mai creduto molto a questa legge e la politica ha finito per rendere farraginoso l’accesso agli strumenti di finanziamento» dice oggi Anna Maria Busia, Pd, che della 4/2018 è stata la redattrice.</p>



<p>«Familiari e care giver degli orfani, non sono in grado di destreggiarsi tra i commi e gli articoli. Per non parlare della modulistica da compilare e presentare in prefettura rispettando scadenze e burocrazia» spiega Fedele Salvatore. A che serve una buona legge se poi le persone non riescono ad usufruirne? Ora il progetto “A braccia aperte” sta evidenziando tutte le difficoltà pratiche e offrendo soluzioni di semplificazione anche attraverso specialisti e legali che affianchino le famiglie affidatarie. Un esempio tra i tanti che ci fa capire che la legge va semplificata ce le spiega Salvatore: «Tutti i benefici finanziari di cui gli orfani hanno diritto, a partire dal sequestro dei beni, sono applicabili quando c’è una sentenza di condanna anche di primo grado.&nbsp;Ma decadono in caso di suicidio del padre omicida. E questo avviene circa nel 30 per cento dei femminicidi».</p>



<p>Non solo.&nbsp;La legge prevede copertura per spese medico-sanitarie&nbsp;ma si tratta quasi esclusivamente di sostegno psicoterapeutico. Ma un bambino può aver bisogno, banalmente, di un apparecchio per i denti. Così, anche in questi casi, interviene il nuovo progetto con la possibiltà di doti specifiche.</p>



<p>Parlando con gli esperti e gli operatori che hanno lavorato al progetto si scopre che non è stato affatto semplice convincere le persone a fidarsi e affidarsi specie quando si risale a delitti indietro nel tempo. «Molti preferiscono non rivangare &#8211; racconta Zanni che lavora al progetto Nord Est &#8211; Abbiamo trovato persone arrabbiate, che non si sono sentite comprese». Per questo uno dei nodi del progetto è quello di attivare protocolli di aiuto dedicati alle prime ore dopo il trauma quando la famiglia è scioccata e frastornata: ci vogliono persone specializzate che sappiano comunicare e accompagnare. Anche in dettagli apparentemente marginali, come la partecipazione a un funerale.</p>



<p></p>



<p>Da ascoltare:</p>



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<p></p>



<p><strong>Numero antiviolenza: 1522</strong></p>



<p>Gesti per chiedere aiuto: </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="765" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17794" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>Non è amore, non è colpa tua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 08:56:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17286" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1459w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani</strong> aderisce e partecipa.</p>



<p>Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per cambiare la società maschilista in cui viviamo per un domani che sia di tutte.*Indossate qualcosa di rosso in ricordo di Giulia Cecchettin, di Rita Talamelli e di tutte le altre vittime di femminicidio.</p>



<p>*Se vuoi aderire con la tua associazione compila il form <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fforms.gle%2F1J7bXXztNbW2ELLu7%3Ffbclid%3DIwAR3V8vGWwO9cvM13-4cEefo5v_EfsIJNEXET2rV5rf8VggI3cs5ju69IIJ0&amp;h=AT3ARQil0R-OvGo6HE5_mytvT4Qq9xbz-nNd0wSbBegrNfOlrMNhdAd-BKZDEHZxNnYYhBRGhH8Iv1KeFexpdTsU2-E1azG3lNHpX2Hb0TmOehxGIE8c64VQYGq7w7LXArPf&amp;__tn__=q&amp;c[0]=AT0NeXZDPoZmv1qen4CbE0YyYmbinkNmM2iqgIR2R40p5YkIJaGP5H5wq3BrNoixRYrcy07h8fzXpZAJMLo68QVMH3PiepW_7nMN3WIdFsi57KerLzUuxQI-vOSmAXcqdq2d7sHYbudGcO50DjQvhhRkRlAX&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://forms.gle/1J7bXXztNbW2ELLu7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>LISTA DELLE REALTA&#8217; ADERENTI 22/11 ore 12.30</p>



<p>Acli Milano<br>Anpi Milano<br>Arci Milano<br>Associazione da donna a donna sesto san Giovanni<br>Associazione Donne EVA Aps<br>Associazione Donne In<br>Associazione Enzo Tortora Radicali Milano<br>Associazione l&#8217;incontro Cesano Boscone<br>Associazione Lisolachenonc’è Peschiera Borromeo<br>Associazione Per i Diritti umani<br>Associazione Ventimila Leghe<br>Associazione Vite Intorno<br>Astronove<br>Auser Peschiera Borromeo<br>Azione Milano<br>Casa Comune<br>Casa delle donne di Treviglio<br>Centro Ambrosiano di Solidarietà<br>Centro antiviolenza Aiuto Donna Bergamo<br>CGIL Milano<br>Circolo donne Sibilla Aleramo<br>Comitato Cortili Solidali<br>Comitato La voce degli alberi Peschiera Borromeo<br>Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali della Lombardia<br>CSA Silvia Baldina<br>DergaNOborders<br>Diapason Cooperativa sociale<br>Direfaredare aps<br>Donne Democratiche Milano Metropolitana<br>Donne in Rete<br>Equality &#8211; diritto di tutti i giorni<br>Europaverde -Verdi Milano<br>FARE X BENE<br>Fondazione Arché<br>Fondo Zanetti<br>Giovani Democratici Milano<br>I sentinelli di Milano�<br>Italia Viva Milano Metropołitana<br>Lato D<br>Libere di Abortire<br>Lista Beppe Sala Sindaco<br>Mama Chat associazione<br>Meraki &#8211; desideri culturali<br>Milano Prossima<br>MINIMA THEATRALIA<br>Molce Atelier &#8211; La sartoria che cura ETS<br>Movimento 5 Stelle Lombardia<br>Nuovo Armenia<br>Ordine psicologi Lombardia<br>Partito Democratico Milano Metropolitana<br>Partito Democratico Lombardia<br>Più Europa Milano<br>PROGETTO NANA&#8217;,LE DONNE PER LE DONNE<br>Promise APS<br>Radicali Milano<br>Radio Popolare<br>Scuola mamme<br>Sindacato SGB<br>Sinistra Italiana Milano<br>Soleterre &#8211; Strategie di Pace<br>SpazioCinema<br>Spazio Aperto Servizi<br>Volt Europa<br>UniSì &#8211; Uniti a Sinistra<br>WikiMafia</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. A Madrid la prima retrospettiva estera dell&#8217;artista tedesco André Butzer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 09:06:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto E&#8217; la prima retrospettiva all&#8217;estero dedicata ad André Butzer dal titolo che riporta il nome dello stesso artista, esposta fino al 10 settembre 2023 al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, in occasione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16976" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7946-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>E&#8217; la prima retrospettiva all&#8217;estero dedicata ad André Butzer dal titolo che riporta il nome dello stesso artista, esposta fino al 10 settembre 2023 al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, in occasione del 50mo anniversario del pittore.</p>



<p>L&#8217;esposizione comprende 22 opere realizzate tra il 1999 e il 2022.</p>



<p>La convinzione di Butzer è quella che &#8220;i dipinti siano luoghi della più grande disperazione e della più grande speranza&#8221;, soprattutto in un&#8217;epoca difficile come quella contemporanea, e quindi &#8220;più vicini alla gioia e all&#8217;aiuto di cui abbiamo tanto bisogno&#8221; (dal catalogo).</p>



<p>Alcune opere sono molto colorate, presentano un tratto volutamente infantile e con rimandi alle fiabe; altre sono in bianco e nero o in sfumature di grigio; tutte molto materiche, pastose: sembra quasi, a volte, che il segno esca dalla tela e vada incontro ai visitatori, coinvolgendoli nella serenità inconsapevole dei bambini o nella paura e nella violenza degli adulti. </p>



<p></p>



<p>Segue&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16977" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7944-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16978" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7948-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16979" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7949-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Classe 1973, nato a Stoccarda, André Butzer predilige la figura umana, ma spesso questa è deformata, infantilizzata,, decostruita: gli occhi grandi e vuoti ricordano alcuni personaggi di Walt Disney, altri rimandano ai ritratti degli Espressionisti e questo mostra la vasta cultura iconografica del pittore che spazia dall&#8217;Arte classica a quella moderna-contemporanea, per passare dalla Comunicazione anche postmoderna, come si evince dall&#8217;uso psichedelico delle tinte. </p>



<p></p>



<p>Segue&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16980" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7951-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16985" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7940-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Nella serie intitolata semplicemente &#8220;N&#8221; e iniziata nel 2010, l&#8217;artista si riferisce alla Nasa e si discosta dall&#8217;uso dei colori squillanti, più felici e divertenti, per raccogliersi  &#8211; e far raccogliere gli spettatori &#8211; in una riflessione più drammatica sul Presente, spegnendo i quadri e segnando lo spazio più scuro e malinconico con linee chiare, bianche, nette oppure con linee e volti turbati, schiacciati, &#8220;mossi&#8221; come le emozioni più recondite e sepolte nell&#8217;animo umano. La riflessione, però, riguarda anche l&#8217;origine dell&#8217;opera d&#8217;arte: Nasa è l&#8217;acronimo dell&#8217;organizzazione americana per la navigazione spaziale e, grazie al pensiero concettuale di Butzman, diventa quel non-luogo, quel cosmo primordiale da cui nasce la creatività e la successiva riflessione artistica, con il lavoro concreto.</p>



<p></p>



<p>Segue&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16981" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7943-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>La luce è importante, così come la relazione con chi osserva: bisogna entrare nel quadro, sorridere oppure preoccuparsi. Il quadro finisce per crearsi proprio grazie al rapporto con chi è davanti e si viene a creare, così, un gioco di specchi, un osmosi &#8211; che è poi il vero obiettivo di ogni opera culturale &#8211; che non può lasciare indifferenti. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16982" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/IMG-7953-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Perché #sapevamotutte che Giulia Tramontano è stata uccisa dal suo compagno: il senso dell’hashtag sul femminicidio di Senago</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 08:39:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17001" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p><a href="javascript:void(0)"></a><a href="javascript:void(0);"></a><a href="javascript:void(0);"></a><a href="javascript:void(0);"></a></p>



<p>Chiara Severgnini (da 27esimaora.corriere.it)</p>



<p></p>



<p>Quando una donna scompare, non si lanciano accuse infondate: la legge, e il senso civico, insegnano che non ci sono colpevoli finché non c’è una confessione, oppure una sentenza. Quando una donna scompare, si indaga sempre in più direzioni: è la cosa giusta da fare, e le forze dell’ordine lo sanno.&nbsp;<strong>Ma, accanto alla legge, al senso civico e alle buone prassi investigative, c’è il sentire comune. E quello, evidentemente, ci ha spinto a guardare in una direzione ben precisa.&nbsp;</strong>«Lo sapevamo, che era stato lui». Lo stanno scrivendo in centinaia, su Twitter, su Instagram, su Facebook. Uomini e donne, ma soprattutto donne, come rivela l’hashtag: «Lo sapevamo tutte, che era stato lui».</p>



<p>Certo, si sperava in un finale diverso. Si sperava che Tramontano, che era incinta al settimo mese, se ne fosse andata volontariamente. Ma,<strong>&nbsp;purtroppo, quando una donna scompare, la possibilità che sia morta, e che a ucciderla sia stata una persona cara, è alta.</strong>&nbsp;In Italia, nel 2022, sono state assassinate 125 donne, di cui 103 in ambito familiare. Tra il 1° gennaio e il 28 maggio di quest’anno, i femminicidi sono stati 45: in ventidue casi, a uccidere è stato il partner o l’ex partner. Sono dati in linea con quelli degli anni passati. E mettono a fuoco un fenomeno che non si limita solo al nostro Paese: nel 2021, in tutto il mondo, ogni ora ci sono stati cinque femminicidi commessi da familiari delle vittime (lo hanno calcolato due agenzie delle Nazioni Unite, UN Women e UN Office on Drugs and Crime, nel 2022).</p>



<p>«Lo sapevamo tutte» è un hashtag, non un’analisi sociologica. Non ha pretesa di completezza. È solo la frase su cui si sta coagulando un sentimento popolare che mescola rabbia, amarezza e frustrazione, ma purtroppo anche rassegnazione.&nbsp;<strong>«Lo sapevamo» tutte e tutti perché, purtroppo, ci siamo ormai abituati a un copione che sembra ripetersi di continuo, con variazioni minime. Cambiano le circostanze, le armi del delitto, i luoghi. Non cambia, però, il problema di fondo.</strong>&nbsp;Chiamarlo movente sarebbe allo stesso tempo impreciso e riduttivo, perché il «motivo» per cui&nbsp;<a href="https://27esimaora.corriere.it/la-strage-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">gli uomini uccidono le donne&nbsp;</a>che fanno parte della loro vita non è sempre lo stesso, ma oscilla lungo uno spettro che comprende possesso, incapacità di accettare la fine di una relazione, desiderio di controllo, rigetto della libertà altrui. C’è, però, una radice comune. E quella è sempre la stessa, come indica con chiarezza in un report del Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno, realizzato nel 2022 in occasione della Giornata della donna: lo «storico squilibrio nei rapporti di potere tra i sessi in ambito familiare e sociale».</p>



<p>Lo dice a chiare lettere anche la&nbsp;<a href="https://27esimaora.corriere.it/23_maggio_18/perche-adesione-ue-convenzione-istanbul-buona-notizia-a2e79280-f4ab-11ed-b7d9-7d259dd28bda.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione di Istanbul, cui l’Ue ha aderito</a>&nbsp;— dopo anni di attesa — poche settimane fa:&nbsp;<strong>sono le disuguaglianze di genere che pervadono la nostra società a generare molestie, abusi, aggressioni sessuali, femminicidi. Fuori casa, ma soprattutto dentro.</strong>&nbsp;È anche per questo che «lo sapevamo tutte»: perché la violenza è figlia di una cultura in cui siamo immersi e immerse ogni giorno. E se ora c’è chi invita a “insegnare alle donne a proteggersi”, anziché a “educare gli uomini a rispettare i diritti umani delle donne” — perché di questo si tratta: di diritti umani — è sempre per via della stessa cultura. Quella che sovra-responsabilizza le donne e giustifica gli uomini, quella che rinforza gli stereotipi anziché smontarli, quella che predica la “protezione” del genere femminile postulandone — implicitamente — l’inferiorità. La cultura della disuguaglianza, insomma. «Lo sapevamo tutte», perché sappiamo con cosa abbiamo a che fare. Ora, però, si tratta di creare le condizioni perché questa frase non ci serva più.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Essere lupo</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 08:44:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Io sono stato lupo molte volte. A volte di notte sono stato lui. Ho corso. Ho vissuto cose per le quali non avevo parole”. Ulf, un uomo di settant&#8217;anni, cardipoatico, ex&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>“<em>Io sono stato lupo molte volte.</em></p>



<p><em>A volte di notte sono stato lui. Ho corso.</em></p>



<p><em>Ho vissuto cose</em></p>



<p><em>per le quali</em></p>



<p><em>non avevo parole</em>”.</p>



<p></p>



<p>Ulf, un uomo di settant&#8217;anni, cardipoatico, ex guardia forestale e cacciatore, un sera d&#8217;estate vede un lupo: un bellissimo, imponente esemplare maschio, che soprannnominerà “Zampalunga”. Da quella visione o incontro, cambieranno le opioni di Ulf, soprattutto sulle sue passate attività e il suo modo di relazionarsi.</p>



<p>La dolce a affettuosa moglie Inga, insegnante in pensione, cerca di capire cosa sia accaduto al marito e i motivi del suo cambiamento, ma Ulf nemmeno a lei riesce a pronunciare la semplice frase: “Ho visto un lupo”, tanto è intima e potente quell&#8217;esperienza.</p>



<p>Una cantina diventa un cimitero di carcasse, un bosco il luogo dell&#8217;avventura e della ricerca, la casa lo spazio di ricordi e confidenze.</p>



<p>Kerstin Ekman &#8211; una delle più importanti scrittrici del nord Europa &#8211; ambienta in Svezia una favola contemporanea a sfondo ambientalista, ma <em>Essere lupo</em> &#8211; questo il titolo del romanzo, uscito per Iperborea &#8211; è molto di più.</p>



<p>Tramite la ricerca delle tracce del lupo, per proteggerlo dagli amici cacciatori, il protagonista affronta un viaggio interiore; mentre gli altri restano fermi nelle loro ideologie e nei loro comportamenti, mentre la consorte cerca nella Cultura un aggancio alla razionalità, l&#8217;uomo si identifica con l&#8217;animale, sfuggente e silenzioso, e prende, via via coscienza, della fragilità del corpo &#8211; umano e animale -, dell&#8217;ineluttabilità della fine (che sia per via naturale, a causa di una malattia o di violenza volontaria), dell&#8217;umiltà necessaria di fronte alla forza del Tutto, così misterioso e così perfetto, proprio come leggeva nei libri della sua gioventù.</p>



<p>Ulf si renderà conto di essere sempre stato solitario, selvatico, a tratti una belva quando necessario&#8230;Capisce che la sua finitudine appartiene a tutti gli esseri viventi.</p>



<p>Cosa distingue l&#8217;Uomo dall&#8217;Animale, dunque? La consapevolezza. Ma l&#8217;Uomo può, forse, comprendere anche altro, se saprà affidarsi all&#8217;irrazionale, basta che si seguano le orme del lupo dentro di noi&#8230;</p>



<p>“<em>Siamo servi della gleba pure noi. Una sorta di bestiame di livello superiore, di proprietà di un potere che organizza tutto al meglio per il nostro benessere”.</em></p>



<p>“<em>Tutta la mia vita è piena della tua solitudine”</em></p>



<p>“<em>Poi vidi un lupo.</em></p>



<p><em>Un animale irrazionale. Quand&#8217;ero più giovane credevo che gli animali non avessero l&#8217;anima. Ma è il raziocinio che non hanno</em>”.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Giustizia, di Eltjon Bida</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 08:18:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Car*tutt*, oggi vi proponiamo la recensione dell&#8217;ultimo lavoro dello scrittore Eltjon Bida che ringraziamo anche per le risposte all&#8217;intervista a seguire. Maria è giovane e molto credente. Silvano è più grande&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Car*tutt*, oggi vi proponiamo la recensione dell&#8217;ultimo lavoro dello scrittore Eltjon Bida che ringraziamo anche per le risposte all&#8217;intervista a seguire.</p>



<p></p>



<p>Maria è giovane e molto credente. Silvano è più grande di età ed è un uomo rabbioso. Lei la vittima, lui il carnefice e intorno a loro molti altri personaggi che si spostano, in particolare, tra Milano e Como, in quel nord spesso freddo e scostante, ma a volte anche capace di solidarietà (due avvocati, altri due uomini…). E poi una fabbrica in cui vengono effettuati alcuni furti.</p>



<p>Stiamo parlando dei personaggi del romanzo di Eltjon Bida, intitolato “Giustizia” e edito da Pubme. Eltjon Bida è autore di origini albanesi, meneghino di adozione che, in quest’ultimo lavoro, intreccia molte storie in un testo corale di genere noir.</p>



<p>Grazie a una scrittura molto naturale, il lettore è accompagnato tra le strade e le piazze del capoluogo lombardo, tra i palazzi più centrali e le periferie, per abbracciare le vicende di persone alla ricerca di un luogo fisico o di un luogo interiore. Alcuni sono disperati, altri tormentati, i più: in particolare operai o senzatetto (questi ultimi nascondono un segreto nel ricco intreccio narrativo), ladri e criminali. Perché sì, colui o coloro che usano la violenza, fisica o psicologica sulle donne, sono criminali.</p>



<p>Il filo conduttore del libro è proprio il tema della violenza di genere: non solo Maria &#8211; il nome, non a caso, della Madre di Gesù &#8211; ma anche la giornalista che segue il caso ne sono vittime. Si tratta di un fenomeno sociale, purtroppo, trasversale che non considera l’età, lo status, la provenienza delle donne colpite.</p>



<p>Non tutti gli esseri maschili, però, sono colpevoli: esistono per fortuna anche mariti che amano le proprie mogli, come Stefano; oppure uomini che tentano di tutelare i diritti umani con l’impegno professionale. E poi è importante la rete amicale, la condivisione dei problemi, delle paure: solo così il carico è sostenibile e superabile. Forse le istituzioni dovrebbero essere più presenti, forse non sono sufficienti le misure di sicurezza oggi in atto in Italia. Tutte considerazioni che si evincono dalla lettura del testo e che non vengono esposte come una denuncia diretta, ma grazie alla delicatezza e alla bravura dello scrittore nell&#8217;identificarsi con entrambi le persone, con chi ha mantenuto la propria umanità &#8211; nonostante il disagio e le difficoltà dell&#8217;esistenza &#8211; e, a volte, anche con chi l&#8217;ha perduta.</p>



<p>Il romanzo si intitola <em>Giustizia, </em>non <em>vendetta</em>, ed è un appello per una giustizia sociale, che parte dalle relazioni che devono tornare ad essere sane in un contesto politico e comunitario che si prenda cura di ogni cittadina e cittadino perchè questa sarebbe la forma maggiormente utile di prevenzione ad ogni forma di violenza.</p>



<p><strong>Da dove trae il suo interesse per le “vittime” di un sistema (che sia sociale, economico o politico)?</strong></p>



<p>L’interesse è nato dalla storia di una mia ex collega di lavoro. Lei si era separata dal marito, ma prima della separazione aveva dovuto subire di cotte e di crude. Lui la picchiava, la violentava, la maltrattava, e lei non aveva voce su niente. Ogniqualvolta che lei provava a farlo ragionare, finiva col subire un pugno o uno schiaffo in faccia. Lui l’aveva minacciata che se facesse parola con qualcuno, l’avrebbe ammazzata. Dunque questa povera donna era diventata una prigioniera tra le mura di casa sua, o meglio, una schiava di suo marito.La sua storia a me aveva scioccato, sconvolto e così ho deciso di scrivere di Maria, prendendo spunto proprio da quella della mia ex collega.</p>



<p><strong>Perché hai sentito l’urgenza di affrontare il tema della violenza di genere?</strong></p>



<p>In Italia i dati Istat mostrano che il 32 % delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. E le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner. Violenze subite quasi sempre tra le mura domestiche. Dunque questi numeri parlano da soli. Sono notizie che riceviamo dai media, ma, prova ad immaginare quanto queste violenze succedono in realtà! Non possiamo accettare che nel 2023 si assista a questa strage senza fare qualcosa, quindi ho deciso di scrivere Giustizia nella speranza di sensibilizzare la gente a questo fenomeno. È ora di dire basta.</p>



<p><strong>Come si è sentito, da uomo e scrittore, nello scrivere di esperienze vissute da donne?</strong></p>



<p>Come uomo mi sono sentito un bugiardo nel descrivere Silvano, in quanto io sono simile al personaggio, Stefano:)Ho fatto delle ricerche e ho chiesto su come si sono sentite alcune donne nei panni di Maria…E spesso ero anche con il cuore a pezzi nel descrivere le donne che subiscono e non hanno la forza, il coraggio e l’appoggio di farsi avanti e denunciare. Come scrittore, come ho detto prima, ho fatto tante ricerche, e ahimè, lo scrittore deve far tesoro anche della sua immaginazione. Lo scrittore deve avere un’immaginazione a 360 gradi. Dunque, quando la storia c’è, bisogna metterla giù.</p>



<p></p>



<p><strong>116.016 è il numero per le donne vittime di violenza che, dal prossimo aprile, sarà attivo in tutta Europa. sarà possibile chiamare da questo stesso recapito da ogni Paese UE per consulenza e sostegno.</strong></p>
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		<title>Trace the face. Restoring family link</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 09:33:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riprende l&#8217;attività di ricerca di persone scomparse durante i viaggi migratori. Il progetto è a cura della Croce Rossa Internazionale e noi cerchiamo di divulgare le notizie che ci vengono fornite di volta in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Riprende l&#8217;attività di ricerca di persone scomparse durante i viaggi migratori. Il progetto è a cura della Croce Rossa Internazionale e noi cerchiamo di divulgare le notizie che ci vengono fornite di volta in volta. </p>



<p>Al momento si stanno cercando le due persone indicate di seguito di cui, purtroppo, non c&#8217;è fotografia del richiedente. Nel poster, però, trovate immagini di molte altre per le quali chiediamo il vostro aiuto. Grazie.</p>



<p></p>



<p><strong>Farhiya Yusuf,</strong> femmina, nata nel 1996 ad Abore in Somalia. La signora Yusuf è fuggita dalla Somalia dopo aver perso il marito ucciso da El Shabaab. Ha passato del tempo in Libia e dopo qualche tempo, intorno al 2010, si è diretta verso l&#8217;Europa. Purtroppo il cugino che la sta cercando, Sid Ali Jama Mohamed, non ha altre informazioni per il momento. Egli vive in Belgio e pensa che anche la signora Yusuf abbia cercato di raggiungere lo stesso paese e potrebbe essere passata per l&#8217;Italia.</p>



<p></p>



<p><strong>Najid Ali Sarwari</strong>, uomo di 35-40, Afghano di origine Hazara, nato in un villaggio chiamato Loman, nel distretto di Jaghori, nella provincia di Ghazni, sposato con Fatima Sarwari. Nei primi mesi del 2021 è fuggito da Kabul nell&#8217;agosto 2021 con i 2 figli (gemelli). Sono passati per Ghazni prima di dirigersi verso il confine con l&#8217;Iran. Al confine sono stati aggrediti dalla polizia iraniana e si sono separati. Il figlio che lo cerca, Farhad Sarwari, ora vive in Belgio e pensa che anche il padre, Najid, abbia cercato di seguire lo stesso percorso per raggiungere l&#8217;Europa: Afghanista-Iran- Turchia-Italia (per mare).</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Violenza di genere: solo il 27% delle donne ha intrapreso un percorso giudiziale, civile o penale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 10:29:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da La27esimaora.corriere.it) di Francesca Visentin Denunce per abusi e violenza che si trasformano in processi contro le donne che hanno denunciato. Sentenze che penalizzano le donne, finiscono con allontanare i figli dalla madre o addirittura per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da La27esimaora.corriere.it)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="593" height="443" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16753" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></figure></div>



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<p>di Francesca Visentin</p>



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<p>Denunce per abusi e violenza che si trasformano in processi contro le donne che hanno denunciato. Sentenze che penalizzano le donne, finiscono con <a href="https://27esimaora.corriere.it/22_maggio_18/vittimizzazione-secondaria-violenza-donne-ricade-figli-1ef99b3e-d6ad-11ec-a70e-c4b6ac55d57f.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">allontanare i figli dalla madre</a> o addirittura per affidarli al padre violento. Ctu farlocche utilizzate dai violenti come strumento per vendicarsi e sottrarre i figli alle donne che li hanno denunciati.</p>



<p>Una storia che si ripete. Al punto che le donne sopravvissute alla violenza dichiarano di <strong>non avere fiducia </strong>nei tribunali, nelle forze dell’ordine e nei servizi sociali. Il quadro è chiaro, emerge dall’indagine presentata a Verona nell’evento La parola delle donne da 37 centri antiviolenza del circuito nazionale D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza (82 organizzazioni in Italia tra Centri e Case rifugio, che sostengono ogni anno 20mila donne). L’indagine ha analizzato i casi di 5.740 donne, <strong>solo il 27% di loro</strong>, proprio per la sfiducia nei tribunali, <strong>ha intrapreso un percorso giudiziale, civile o penale</strong>. E tra le istituzioni segnalate come più vittimizzanti e meno tutelanti nelle varie fasi del percorso di uscita delle donne dalla violenza, ci sono i servizi socio-sanitari, i consulenti tecnici d’ufficio, le forze dell’ordine e i tribunali.  </p>



<p>Per questo Donne in Rete avvierà un&nbsp;<strong>Osservatorio sulla vittimizzazione secondaria&nbsp;</strong>e sta portando avanti una ricerca statistica proprio sul tema, che sarà ultimata nel 2024. Intanto, un gruppo di lavoro controllerà e evidenzierà le buone pratiche che aiutano a contrastare la vittimizzazione istituzionale e secondaria. E agirà in modo tempestivo per un cambiamento culturale concreto sia del linguaggio, che dell’approccio delle istituzioni alla violenza maschile sulle donne.</p>



<p>A Verona D.i.Re &nbsp;Donne in Rete contro la violenza, &nbsp;ha approfondito il tema della vittimizzazione istituzionale e secondaria partendo proprio dalla sfiducia delle donne nelle istituzioni.&nbsp; La città non è stata scelta a caso, &nbsp;Verona è diventata simbolo dell’immensa manifestazione (tre anni fa) che i movimenti delle donne avevano fortemente voluto per&nbsp;<strong>rispondere al patriarcato del Family Day</strong>. &nbsp;</p>



<p>«Il quadro che emerge dalla nostra indagine, non è per nulla rassicurante: siamo ancora molto&nbsp;<strong>lontane dal considerare le istituzioni come alleate&nbsp;</strong>nel contrasto alla violenza maschile sulle donne – sottolinea Antonella Veltri, presidente D.i.Re Donne in Rete contro la violenza &#8211; .&nbsp; Sono pochi i casi affrontati con la correttezza adeguata e con la giusta consapevolezza, approfondendo la conoscenza di un fenomeno su cui ormai esiste moltissima letteratura e per il quale l’ignoranza e la superficialità non sono più consentite». &nbsp;</p>



<p>Raffaele Sdino, presidente della sezione famiglia del Tribunale di Napoli ha fatto notare: «Perché una donna che subisce violenza&nbsp;<strong>non deve essere libera&nbsp;</strong><strong>di esprimere la sua rabbia?</strong>&nbsp;Perché dovrebbe essere collaborativa con le istituzioni che non la ascoltano? Dobbiamo imparare a conoscere la violenza e le sue conseguenze». &nbsp;</p>



<p>La responsabilità di stereotipi nei tribunali, ignoranza e impreparazione di giudici, avvocati e magistrati è stata più volte denunciata dalla giudice Paola Di Nicola Travaglini, consigliera di Cassazione, che continua a chiedere a gran voce «<strong>formazione obbligatoria per&nbsp;</strong>magistratura, forze di polizia e corsi continuativi dall’asilo per bambine e bambine, in modo da sradicare gli stereotipi culturali che sono alla base della violenza».</p>



<p>Anche recentemente a Bookcity a Milano la giudice Di Nicola Travaglini ha messo in guardia: «Attenzione&nbsp;<strong>alle narrazioni stereotipate e deformanti&nbsp;</strong>che tirano in ballo i sentimenti. Un uomo&nbsp;<a href="https://27esimaora.corriere.it/22_novembre_23/Violenza%20di%20genere:solo%20il%2027%%20delle%20donne%20ha%20intrapreso%20un%20percorso%20giudiziale,%20civile%20o%20penale?utm_source=rss&utm_medium=rss">che uccide una donna</a>&nbsp;non la uccide perché è innamorato, ma perché non tollera la libertà di quella donna, l’espressione dei suoi talenti e del suo potere decisionale. Una libertà che&nbsp;<strong>mette in crisi un sistema patriarcale globale millenario</strong>. I femminicidi sono paragonabili ai delitti per mafia e vanno letti con le lenti di genere: solo riconoscendo il&nbsp;<strong>carattere sistemico</strong>&nbsp;della violenza contro le donne possiamo comprendere e giudicare correttamente questo tragico fenomeno».</p>
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