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	<title>web Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Cyberbullismo: un nemico invisibile. Da sconfiggere</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 14:12:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17309" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Instagram, Facebook Twitter Tik Tok&#8230; I nomi dei più importanti social network al mondo che influenzano e condizionano la nostra vita a vari livelli di consapevolezza a seconda dell&#8217;utente che ne usufruisce. Oggi si è abbassata sempre di più la fascia d&#8217;età di chi ha tra le mani uno smartphone (8/9 anni di età) e che quindi ha libero accesso a queste piattaforme oltretutto in maniera molto semplice, basta un nickname (nome di fantasia) ed una password e poi si naviga&#8230; Si naviga nell&#8217;ignoto per trovare nuovi stimoli o conoscenze<br>Magari.<br>La realtà è che nel mondo social per adolescenti il fenomeno del momento sono le Sfide o come vengono definite Challenge, che tante volte determinano la direzione della vita di un ragazzino, una direzione imprevedibile a volte senza ritorno, in tanti casi una direzione fatale. Le sfide sono pericolose al limite dell&#8217;incolumità fisica tanto è vero che molti giovani ne restano vittime.<br>Tutto ciò avviene all&#8217;insaputa dei genitori che sono convinti che i loro figli stiano semplicemente chiacchierando con i loro amici.<br>Chi vince le sfide è ritenuto un eroe dal gruppo e le sfide aumentano di difficoltà, ogni volta.<br>Mi sono chiesta perché dare un cellulare a bambini così piccoli e la risposta dei genitori è la frase classica &#8220;ma tutti i compagni hanno il cellulare con Facebook perché mio figlio non ce lo deve avere?&#8221; ed ecco qui che inconsapevolmente consegnano nelle mani del figlio un arma letale, il cellulare con tutto quello che ne consegue .<br>Un&#8217;altra forma di cyberbullismo è il bodyshaming cioè un insulto diretto da parte di uno sconosciuto ma soprattutto da amici, compagni di scuola, che riguarda l&#8217;aspetto fisico della vittima e che ne danneggia l&#8217;autostima , anche perché sono ragazzini coetanei ad esercitare questo tipo di vessazioni e credetemi che i cosiddetti leoni da tastiera o haters sanno dove colpire sanno qual è il punto debole ,sanno che nella società di oggi se non hai un aspetto fisico perfetto, se hai un corpo difforme sei continuamente bersagliato, discriminato dal gruppo<br>I bulli si attaccano a qualsiasi difetto fisico della vittima designata. Insomma sanno come ferire nel profondo.<br>Cyberbullismo non è solo bodyshaming ma anche umiliazioni continue su aspetti caratteriali della vittima che ne vanno a colpire la psiche causando un inevitabile ed ulteriore disistima di sé , questo perché il bambino o l&#8217;adolescente non essendo ancora strutturato emotivamente non sa come reagire a queste critiche così feroci e si convince di essere effettivamente una nullità Se non riesce a rivolgersi ad un adulto, un genitore, un un insegnante, a qualcuno di cui si fida<br>che sia in grado di aiutarlo a ritrovare l&#8217;autostima, può essere portato a compiere gesti estremi<br>A tal proposito vi voglio dare qualche dato statistico Istat: 200 giovani si tolgono la vita ogni anno.<br>Le prime cause sono imputabili al bullismo e al fallimento scolastico, dati che mi stupiscono e mi spaventano perché sono dati che riguardano bambini piccoli persone indifese! Il fenomeno del cyberbullismo però si può prevenire con una corretta educazione all&#8217;uso del cellulare e un controllo maggiore da parte dei genitori: attenzione ai piccoli segnali come cambiamenti di umore da parte del figlio, andamento scolastico altalenante Insomma qualcosa di inusuale nel comportamento e poi è necessario controllare le chat di WhatsApp o di altre piattaforme di comunicazione soprattutto quando si tratta di bambini: consegnare nelle mani dei propri figli un cellulare in età infantile può essere deleterio.<br>Anche la scuola ha un ruolo fondamentale attraverso l&#8217;educazione all&#8217;uso dei social network, con lezioni mirate e approfondimenti tenuti dalla Polizia Postale che ha il compito di individuare comportamenti criminali all&#8217;interno del web<br>Gli insegnanti hanno il compito di captare eventuali segnali anomali di comportamento da parte dello studente e aiutarlo ad uscirne eventualmente anche con l&#8217;aiuto di un percorso psicologico all&#8217;interno della scuola<br>Facendo rete e controllando &#8220;la rete&#8221; si può sconfiggere il cyberbullismo, bullismo ancora più pericoloso e subdolo perché invisibile.<br>I social sono pericolosi non in quanto tali ma per come vengono usati.<br>Proprio sui social ho visto un video di una poliziotta che parlava a bambini di elementari e medie, le parole che ha detto, i fatti terribili che ha raccontato e l&#8217;attenzione con cui i bambini ascoltavano mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo, perché trovo che sia un messaggio importante da dare alle giovani generazioni.<br>Non facciamoci fregare: siamo più forti di loro.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Il Venezuela è ancora imbavagliato</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 08:27:54 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/ve.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15823"/></figure></div>



<p>Ripetute volte abbiamo parlato del collettivo venezuelano <em>Un Mundo sin Mordaza</em>, che attraverso la promozione e diffusione dell’arte ha il compito di denunciare le arbitrarietà del regime e far rispettare i Diritti Umani. Hanno pubblicato il rapporto semestrale sulla situazione imperante in Venezuela per quanto riguarda la mancanza di libertà d’espressione. Il Coronavirus, pur essendo di vitale importanza, non ci deve distrarre di continuare a focalizzare la nostra attenzione anche su questi fatti ormai conosciuti e ultimamente dimenticati. Mi sembra doveroso riportare alcuni frammenti di questo rapporto per ricordare che la riduzione del diritto alla libertà è una realtà non risolta affatto in Venezuela.</p>



<p>“Nella prima metà del 2021, il modello di sistematizzazione e riduzione del diritto alla libertà di espressione e di accesso all&#8217;informazione in Venezuela si è ripetuto ancora una volta. Tuttavia, c&#8217;è stato un calo significativo rispetto ai dati ottenuti nel 2020. Secondo l&#8217;ONG <em>Espacio Público</em>, finora quest&#8217;anno sono stati registrati 74 casi, tra cui 150 violazioni della libertà di espressione in Venezuela, che rappresenta una diminuzione del 54% dei casi e del 66% delle violazioni registrate durante lo stesso periodo nel 2020, tra cui le detenzioni arbitrarie contro i giornalisti e i cittadini nel loro esercizio di diffusione delle informazioni, di fatto, Un Mundo sin Mordaza ha documentato 29 episodi di arresti e detenzioni arbitrarie sia di giornalisti che di individui nell&#8217;esercizio della diffusione e del libero accesso alle informazioni, suddivisi in 15 giornalisti e 14 vittime civili. Un totale di 63 atti di minacce, molestie o aggressioni (…) atteggiamenti che consistevano in minacce su reti sociali da parte di funzionari pubblici, persecuzioni, sequestro di attrezzature e materiale di lavoro, intimidazioni, minacce, aggressioni fisiche, morali e psicologiche, tra gli altri. Per quanto riguarda i media tradizionali, un totale di 22 casi sono stati registrati, diretti verso canali televisivi e stazioni radio, dove il 50% di essi sono stati censurati mediante sanzioni amministrative o giudiziarie. D&#8217;altra parte, per quanto riguarda la carta stampata, anche se ha rappresentato solo il 13,6% dei casi di violazione della libertà di espressione, l&#8217;incidente che ha suscitato più scalpore è stata la condanna e il sequestro esecutivo, nonché l’embargo, emesso contro il giornale <em>El Nacional</em> (uno dei giornali con più autorevolezza nella storia della stampa venezuelana). Sono anche stati registrati 13 casi di blocco di siti web e social network. Un caso particolare è l’attacco alla sede della stazione radio Selecta 102.7 FM, che è stato attaccato da sostenitori del regime inviati da funzionari pubblici.” Per solo citare alcuni frammenti del rapporto.</p>



<p>Non solo i media tradizionali hanno subito attacchi, anche i giovani che comunicano attraverso Tik tok sono oggi delle vittime. Un caso uscito in tutta la stampa nazione è quello di José Perez, giovane tiktoker, studente universitario che ha pubblicato un video dove questionava lo stile di vita sfarzoso e lussuoso della figlia di un famoso cantante, che sembrerebbe abbia rapporti con il regime. Perez è stato minacciato di morte dai parenti del cantante. Pur cancellando il contenuto e dopo le scuse, Pérez è stato detenuto da una commissione per i delitti informatici del CICPC (Corpo investigativo scientifico, penale e criminalistico) per 20 giorni, maltrattato verbalmente e psicologicamente, senza mandato e senza processo di nessun tipo.</p>



<p>Luis Morales è il responsabile di un video, sempre su TikTok, che riguardava il vaccino cinese contro il COVID. Morales ha mostrato una clip satirica sugli effetti collaterali dell&#8217;applicazione del vaccino per prevenire la diffusione del coronavirus, a causa della quale i funzionari del SEBIN lo hanno trattenuto, interrogato e dopo 20 giorni rilasciato con misure cautelari. Questi sono soltanto due esempi denunciati dove si può notare come le detenzioni continuano ad essere utilizzate dal regime come un meccanismo per mettere a tacere e censurare l&#8217;attività giornalistica e la libertà di parola dei cittadini che sostengono posizioni lontane dai principi del regime attuale.</p>



<p>Il Coronavirus non ci deve distrarre. Ovviamente, ha messo ancora alla prova la precaria situazione che si vive nel paese, ha aumentato la situazione di crisi già imperante, ma alcuni fattori come la mancanza di benzina, di prodotti di prima necessità e la mancanza di libertà d’espressione, nonché la censura, continuano ad essere protagonisti assoluti di questa tragedia. Non dimentichiamolo.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Psicopolitica</title>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Un libercolo, edito da Nottetempo, denso di concetti e riflessioni utili per riflettere sulla nostra contemporaneità o meglio, sulla ipercultura che caratterizza la nostra epoca. Si tratta di <em>Psicopolitica</em>, di Byung-Chul Han, docente di Filosofia e Studi Culturali, a Berlino.</p>



<p>Riprende, l&#8217;autore, l&#8217;assunto di <em>1984</em> di George Orwell, per descrivere una società che invita i cittadini a condividere, a esprimere opinioni e giudizi, a esternare pensieri, desideri, fallimenti tramite la tecnologia e che, tramite i big data, controlla la vita di ciascuno. La libertà diventa, così, strumento di costrizione e di oppressione, ma gli individui sono ancora ben lontani dal cogliere tale paradosso.</p>



<p>Molti sono i concetti approfonditi in questo saggio: potere intelligente, biopolitica, ludicizzazione, idiotismo, per citarne alcuni.</p>



<p><em>Potere intelligente</em>: è quello che utilizza una libertà apparentemente permissiva, una sorta di benevolenza subdola per poter agire in maniera piacevole e creare dipendenza. In questo modo esprimiamo i nostri pensieri e diventiamo sempre più manipolabili.</p>



<p><em>Biopolitica</em>: lo stato di salute, il controllo della demografia e del tasso di mortalità diventano algoritmi per ridurci a una massa, da amministrare in base a psicoprogrammi ben organizzati per gestirci in maniera uniforme e produttiva.</p>



<p><em>Ludicizzazione</em>: la tecnologia imperante &#8211; con i social network, in particolare &#8211; assoggettano la comunicazione reale ad una modalità di “gioco”: “like” e“followers” sostituiscono relazioni più profonde, durature e critiche. E&#8217; sufficiente schiacciare un pulsante per illudersi di essere apprezzati.</p>



<p><em>Idiotismo</em>: per Deleuze essere idioti significa: “dischiudere il pensiero a un campo di immanenza fatto di eventi e singolarità, che si sottrae a ogni soggettivazione e psicologizzazione”; essere idioti, oggi invece, significa essere “eretici” perchè è sempre più arduo ricorrere ad un pensiero e a una scelta liberi. La violenza del consenso, nella tarda modernità, soffoca la libertà di poter essere idioti.</p>



<p>Han in questo suo lavoro, inoltre, collega il potere della tecnologia al neoliberismo: siamo servi, ormai, in quanto non sappiamo più relazionarci agli altri in maniera disinteressata; viene sfruttato tutto ciò che rientra nel concetto di “libertà” (emozioni, gioco, comunicazione) con l&#8217;unico scopo di produrre capitale in un circolo eterno, tentacolare e perverso, ma nascosto e raffinato a tal punto da coinvolgere tutti senza che ne accorgiamo. E&#8217; una forma di profanazione del sacro, se per sacro si intende il libero arbitrio, sporcato dalla ricerca dell&#8217;unico dio rimasto, il Denaro.</p>



<p>E quando la religione &#8211; in senso letterale di re-ligere, legare, accomunare &#8211; perde il senso originario, staccandosi dall&#8217;Etica &#8211; rimangono non più individui-cittadini, ma soltanto vuoti involucri o macchine senz&#8217;anima. E questi siamo noi.</p>
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		<title>Medi@gorà. Il Presente e il Futuro dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 06:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi i temi affrontati nel convegno intitolato <i>“Medi@gorà: il Presente e il futuro dell&#8217;informazione</i>”, organizzato da Associazione Chiamamilano, 24-25 ottobre 2018.</p>
<p>Peccato che tra i relatori ci fosse soltanto una donna, forse per impegni precedentemente presi da altre giornaliste invitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><b>Associazione Per i diritti umani</b></i> riporta, per voi, parti di alcuni interventi. Crediamo siano ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Paolo MADRON, Direttore di Lettera43</b>: il giornalismo digitale deve essere, lui stesso, distributore della notizia. Più che produttore, il giornalista è diventato distributore. Il passaggio programmatico alla pubblicità è molto importante perchè, oggi, contano quanti click vengono messi a un articolo. L&#8217;informazione online è gratuita, mentre il cartaceo si paga e questo è un altro tema molto importante perchè bisogna scrivere gli articoli, ma anche essere capaci di etenere i rapporti con i clienti. Il risultato è che per garantire un&#8217;alta qualità dell&#8217;informazione, servono i finanziamenti.</p>
<p><b>Elena VIALE, di Vice Italia</b>: classe &#8217;91, sono una nativa digitale. “Vice” è anche un brand, un&#8217;agenzia creativa e questo ci permette di non preoccuparci troppo del budget perchè siamo una media-company: per noi è importante il taglio esplicativo della notizia più che essere “sul pezzo” e tagliamo l&#8217;articolo a seconda del mezzo (social, video, sito) con cui lo distribuiamo, adattandolo alla piattaforma.</p>
<p>La nuova generazione, quella dei “millennials”, ha poca capacità di concentrazione e questo è,secondo me, il problema del Futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Piero COLAPRICO, caporedattore de La Repubblica</b>:ci vuole specializzazione. Io non posso rivolgermi ai millenials, ma alla carta stampata perchè il digitale e il giornale hanno contenuti diversi. La generazione che si è formata sui libri conosce il tempo della riflessione, mentre oggi la soglia dell&#8217;attenzione è molto bassa e questo alimenta l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza.</p>
<p align="LEFT">Durante i nostri anni &#8217;70 la stampa ha avuto un ruolo molto importante nel mantenere salda la democrazia, in quei tempi così bui. Oggi la stampa deve mantenere quel ruolo anche se è difficile perchè i finanziamenti provengono da capitali esteri.</p>
<p align="LEFT">Far capire cosa sta succedendo: questo è il mestiere del giornalista. Non basta “dare” le notizie o replicarle, bisogna anche spiegarle.</p>
<p align="LEFT"><b>Claudio AGOSTONI, Radiopopolare</b>: oltre a lavorare per Raiopopolare, scrivo anche per agenzie che si occupano di viaggi e scrivere per un blog è molto difficile perchè le parole sono indicizzate, mentre per la stampa cartacea abbiamo a disposizione l&#8217;intero vocabolario. Oggi c&#8217;è un mischione tra informazione e pubblicità: a Radiopopolare ognuno di noi fa due o tre lavori, ma questo ci garantisce l&#8217;indipendenza.</p>
<p align="LEFT">Una volta la radio era il mezzo più veloce, poi è arrivato Internet e abbiamo divuto ripensare a tutto il meccanismo: si può costruire il palinsesto, uscendo dall&#8217;omologazione, con approfondimenti e giocando con voici, suoni, rumori ad esempio oppure con rimandi al blog, con immagini, etc. Oggi la radio deve essere molto più articolata, senza però mischiare il mondo dell&#8217;informazione con il Mercato.</p>
<p align="LEFT">Infine: non tutti, nel mondo, hanno la possibilità dia ccedere al mondo dell&#8217;informazione&#8230;C&#8217;è chi non possiede né un pc, né un cellulare e neanche la moneta per acquistare il giornale cartaceo.</p>
<p align="LEFT"><b>Gianluca NICOLETTI, Radio24</b>: non bisogna cadere nella nostalgia dei tempi andati, ma applicare alcune categorie della diffusione del sapere anche nell&#8217;era digitale. La vera novità non è la tecnologia perchè a questa ci si deve adattare. La vera differenza riguarda la nostra autoconsiderazione, quello che rappresentiamo in quanto informatori. Abbiamo in mano le fonti, ad esempio, anche se quelle chiuse sono sempre più limitate, mentre le fonti aperte sono a disposizione di tutti. Quindi, noi giornalisti cosa abbiamo in più? Il problema più urgente è l&#8217;uscita dal cerchio protettivo del rango professionale. L&#8217;umanità è fatta anche di imbecilli e questo è un pericolo (come diceva Umberto Eco), ma l&#8217;imbecillità è la parte più fondante della società odierna. Fino a pochi anni fa, non c&#8217;era questo contatto diretto con il pubblico che è anche, a volte, imbecille, iroso, infantile. Il tema, quindi, è gestire il dissenso, gestire l&#8217;attualità allo stesso modo delle altre persone. Il mediatore di informazione deve gestire anche la propria parte umana.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11553" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Enrico MENTANA, Direttore Tg7</b>: la convergenza tecnologica è sfavorevole al giornale perchè i giovani d&#8217;oggi hanno mille modi per informarsi e il giornale è, per loro, anacronistico; non c&#8217;è profondità storica dell&#8217;oggetto-giornale.</p>
<p align="LEFT">La disintermediazione va a cozzare con il web: nessuno è capace di setacciare ciò che è importante sapere e ci si illude di informarsi in base a ciò che, in realtà, consiglia un algoritmo.</p>
<p align="LEFT">Ci sono soggetti sempre più pulsanti e noi dobbiamo tenerne conto in continuazione con giornali visualmente e chiaramente al servizio dell&#8217;utente. A me piace immaginare che se assistessimo al decesso del cartaceo, noi saremmo in grado di perpetuare la conquista civile del Diritto all&#8217;informazione, con un&#8217;informazione credibile, non in mano ai pifferai che la confondono con la propaganda.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11554 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="163" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1432w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-110x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 110w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-768x2085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-377x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 377w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ, direttore de Il fatto quotidiano</b>: come giornalisti abbiamo notizie da dare, poi come le diamo è totalmente indifferente. Se riesco a dare informazioni e a pagare gli stipendi, posso dire di aver fatto il mio lavoro. Voglio poter dire le cose che ritengo giusto e doveroso dire e trovare i soldi: questo è il nucleo.</p>
<p align="LEFT">Pensavo che la strada dell&#8217;online fosse semplice e che raggiungesse moltissime persone, ma l&#8217;Italia è un Paese di vecchi e il voto lo decide ancora la TV. Oggi si deve raccontare quello che le persone ancora non sanno perchè l&#8217;utente digitale può confrontare tutte le piattaforme; questo rende i giornali più liberi, ma mette in crisi i cartacei. Il lettore medio, ad esempio, si chiedono perchè la stessa notizia viene data in maniera diversa da due testate, perchè la stessa notizia viene trattata con due pesi e due misure. Viene, quindi, messa in crisi la credibilità della carta stampata.</p>
<p align="LEFT"><b>Alessandro SALLUSTI, Direttore de Il giornale</b>: Se volete che io mi alzi dalla sedia per lasciare il posto a voi giovani, scordatevelo. Anche noi abbiamo fatto fatica, prima di voi.</p>
<p align="LEFT">La Storia dell&#8217;editoria dimostra che hanno successo i giornali “di parte”. Nessun giornale è super partes perchè non lo sono né gli editori né i giornalisti. La libertà, per me, è la libertà di essere di parte. I giornali hanno senso perchè hanno una visione di parte che prevede anche le censure.</p>
<p align="LEFT">Il mezzo Internet è sopravvalutato perchè da tutti i punti di vista, anche numerico, questa innovazione non ha prodotto risultati strabilianti. Anche i siti hanno un editore, un&#8217;identità, una linea. Il rischio sta nel fatto che la nuova gente che si informa abbia accesso all&#8217;informazione tramite i social e sono i social a fare la scelta di quello che deve essere letto. Nel metodo antico si sapeva chi dava l&#8217;informazione e come la pensava, oggi non si sa. Oltretutto l&#8217;informazione è pilotata dall&#8217;algoritmo che capisce quali siano le posizioni, le idee, gli interessi dell&#8217;utente. L&#8217;informazione è in mano ad un monopolio che è quello di Google; il problema, quindi, non riguarda la produzione, ma la distribuzione delle notizie.</p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ</b>: Sallusti ha ragine dal punto di vista teorico, ma non da quello pratico perchè se hai dei buoni social manager riesci ad allearti con il monopolio. Il brand pubblicitario condiziona l&#8217;aquisto di un prodotto e questo è ciò che è accaduto con le elezioni del presidente USA: hanno pubblicizzato il voto per Trump, spendendo miliardi di dollari per la campagna elettorale sui social. Ma anche le televisioni condizionano le elezioni.</p>
<p align="LEFT">Se vogliamo intervenire antimonopolio a livello europeo, benvenga, ma la storia è sempre la stessa e sono i mezzi che cambiano. Spotify e Netflix stanno creando la tendenza che le cose debbano essere pagate. Sta cambiando qualcosa anche sul digitale, quindi perchè è la vita stessa a mutare ed è fatta di alti e bassi. Bisogna confrontarsi anche con le bassezze e lo può fare anche un grande giornalista se la finalità è quella di pagare gli stipendi. Non bisogna vergognarsi, se serve per tenere in piedi il progetto editoriale.</p>
<p align="LEFT"><b>Michele MIGONE, Radiopopolare</b>: 40 anni fa Radiopopolare era il web di adesso. Non abbiamo più le fonti e il pubblico di una volta: ad esempio, abbiamo chiuso “microfono aperto” perchè ci siamo accorti che il tono del pubblico era lo stesso di quello sui social, spesso aggressivo.</p>
<p align="LEFT">Tramite il digitale ampliamo la nostra comunità che è molto definita a livello politico. Sul digitale siamo ancora un po&#8217; indietro, ma vediamo comunque una buona curiosità da parte dei giovani.</p>
<p align="LEFT">Ci sarà sempre qualcuno che elabora le informazioni e c&#8217;è bisogno di onestà intellettuale nel farlo perchè così si conquista autorevolezza. Senza l&#8217;uso strumentale della notizia.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="429" height="572" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Luigi VIGNATI e Michele MOZZATI, “GINO e MICHELE”</b>: la società è in profonda trasformazione in vari settori. Anche noi siamo direttori di un prodotto cartaceo, l&#8217;agenda Smemoranda che ha avuto un calo di vendite negli ultimi anni, ma resiste. E&#8217; un prodotto su cui scrivere e anche da leggere ed entra nelle scuole dove le generazioni si rinnovano per cui il prodotto è stato ridimensionato.</p>
<p align="LEFT">Stiamo assistendo ad un ulteriore fase storica in cui c&#8217;è mancanza di ignoranza (Jannacci): hai sempre da eccepire, criticare, puntualizzare. L&#8217;ignoranza, oggi, sta prendendo il Potere, non solo in politica, ma anche in TV, nello spettacolo, nell&#8217;editoria libraria, etc. perchè tutti possono rivoluzionare tutto, grazie allo sdoganamento dell&#8217;ignoranza.</p>
<p align="LEFT">Nel web bisogna saper “pescare”; il web non è del tutto negativo e oltre a questo è gratuito. Noi, ad esempio, abbiamo iniziato a pubblicare “Le formiche” con le battute di persone comuni e non di comici affermati (“Non è vero che i genitori sono obbligati a vaccinare i figli. Solo quelli che vogliono tenere”).</p>
<p align="LEFT">Bisogna imparare a distinguere e a selezionare.</p>
<p align="LEFT">Non c&#8217;è confine, oggi, dice Michele, tra verità e verosomiglianza e questo fa paura perchè in questo modo si può manipolare l&#8217;opinione pubblica. Parte dei cambiamenti degli ultimi anni dipendono da questa confusione tra vero e falso, tra notizia reale e contraffatta.</p>
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		<title>Spose bambine in Marocco</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 06:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/ e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="606" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: serif;">https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone </span></span><span style="color: #000000;">per cerimonie </span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">nel centro di Tetouan per impedire un matrimonio tra una bimba di 13 anni e un uomo di 27. Esattamente come in Egitto, anche in Marocco il Codice di famiglia prevede </span></span><span style="color: #000000;">che per sposarsi bisogna aver compiuto 18 anni, ed esattamente come in Egitto la madre ha provato a dire che non si trattava di un vero e proprio matrimonio, bensì di una festa di fidanzamento…infatti la bimba indossava un abito bianco rosato non il classico bianco da sposa! Ed anche in questo caso, la denuncia è partita dai social network: le foto degli invitati postate su </span><span style="color: #000000;">Facebook</span><span style="color: #000000;"> hanno fatto scattare la denuncia da parte di moltissimi utenti e anche dei parenti del padre della bimba, gravemente malato e tenuto all’oscuro di tutto. Il risultato? Cerimonia interrotta tra le proteste degli invitati rimandati a casa senza poter terminare il banchetto ma nessun arresto, né denunce anche se il caso è passato al procuratore del Re.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;">Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, risalenti al 2014, sono circa 35mila i matrimoni tra minori registrati (perché moltissimi si celebrano solo con funzione religiosa, senza la registrazione civile): il 3% delle spose hanno meno di 15 anni e più dell’85 per cento dei genitori è d’accordo sul matrimonio delle minorenni.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. L&#8217;urlo dei media</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 09:02:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rimini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9358" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rimini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="599" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rimini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rimini-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rimini-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></strong></p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>Mi chiedono di esprimermi sugli ultimi terribili atti di violenza. Stupro. Non sono d’accordo sul veicolare notizie drammatiche cavalcando l’onda di terrore e di rabbia che ci sta sommergendo, eppure <strong>la violenza impera, sulle donne, sulle ragazzine, alcune ancora bambine. Solo un anno fa, diversi  i casi di minorenni italiane, stuprate da gruppi di coetanei senza uscire dal perimetro dei loro luoghi di residenza.</strong> Furono aggredite verbalmente e sul web, nelle stradine dei loro paesi e nel vociare ignobile, di chi, per difendere ‘ragazzi di buona famiglia’, scelse di scaricare responsabilità, sull’ innocenza. <strong>E’ una colpa essere innocenti</strong>, vestire i propri anni imitando le coetanee. <strong>Recarsi in  un posto di polizia e denunciare, riconoscere visi, nomi. Farsi visitare in una sorta di autopsia da vivi, farsi sezionare i pensier</strong>i nei ricordi di un dramma che MAI potrà essere cancellato. Eppure accade in Italia che anche i sindaci, trovandosi  in Tv (Programma di approfondimento di La7) si lascino sfuggire <strong>che lo stupro, ’è una bambinata’, </strong>altra violenza inaudita. <strong>Famiglie italiane che hanno dovuto scegliere di fuggire via dai propri luoghi</strong> per poter continuare a sopravvivere. Perché non si vive più, ci si prova.</p>
<p><strong>I media, sono al lavoro, ogni INSANO giorno</strong>, pronti a ‘stuprare’ l’opinione pubblica, enfatizzando, senza che ce ne sia bisogno con ogni particolare. Dettagli che dovrebbero restare  all’interno di atti d’ufficio.</p>
<p>Iniettano veleno ,promuovono vendetta e il delirio collettivo sale, in questa nauseante ricerca del macabro, l’emulazione è il danno successivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9359" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274-300x123.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p><strong>Ma questi opinionisti, commentatori, inalberati e rabbiosamente lucidi, pronti a condannare chiunque pur di scaricare una violenza interna che gli appartiene come il nome di battesimo, siamo sicuri siano &#8216;normali&#8217;?</strong></p>
<p><strong>Quante donne massacrate, violate, uccise abbiamo avuto negli ultimi anni in Italia? Quanti erano già stati denunciati? Quante di loro sono state protette? Non ho MAI visto né letto titoli in prima pagina a difenderle</strong>, a ricordarle, a sollevare il ‘problema’. <strong>Uccise da un delitto ‘passionale’ è la ricorrente quanto svilente definizione</strong> del giornalista tout-court, che mira alle visualizzazioni, alle vendite di un cartaceo vicino al macero, per contenuti.<br />
<strong>Ci vogliono regole, per chi non è autorizzato a restare nel nostro Paese, come negli ultimi avvenimenti. Regole per chi ha una residenza e una cittadinanza. Regole per chi uccide la fidanzata, l’ex, la moglie, la compagna, i figli… </strong>Ci sono lapidi, foto, ricordi ingialliti, dolori immensi, mentre nel nostro Paese<strong>, c’è un detenuto che nel carcere di Bollate (MI), lavora come centralinista a 1000 euro al mese. Lui è Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’uccisione della fidanzata, Chiara Poggi. E questo mi fa orrore. Dov’è la notizia nei Tg? Sui social? Dov’è la rabbia, l’indignazione? Vorrei  leggere  di vittime  rispettate e di carnefici processati, di onestà e legalità. </strong></p>
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		<title>La mia gonna non è un invito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 08:41:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Questa campagna, con manifesti, cartoline e attraverso i social network è stata progettata per mostrare l&#8217;inaccettabilità delle molestie di strada, per diminuire la sensazione di impunità dei colpevoli e per decostruire gli stereotipi di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7846" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="383" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 383w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Questa campagna, con manifesti, cartoline e attraverso i social network</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è stata progettata per mostrare l&#8217;inaccettabilità delle molestie di strada,</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>per diminuire la sensazione di impunità dei colpevoli</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>e per decostruire gli stereotipi di genere</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hélène Bidard</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Secondo voi in quale citta del mondo nel 2015 il 100% delle donne è stata molestata almeno una volta sui mezzi pubblici e il 76% sono stati seguite almeno una volta per strada?!?</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7847" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="310" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711-300x148.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Parigi (dati ufficiali del Consiglio Superiore per la parità tra donne e uomini)</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a questa campagna di sensibilizzazione è’ stata ideata una app Handsaway che prevede la possibilità di geotag per mappare la posizione esatta dell&#8217;aggressione fisica o verbale e denunciarla in tempo reale da parte della vittima o dei testimoni. La sua creatrice Alma Guirao, l’ha pensata dopo aver subito un’aggressione sessista che l’ha resa insicura per molto tempo e l’ha presentata con queste parole “Fischiare, commentare il fisico o l’abbigliamento, palpatine e ammiccamenti costituiscono un attacco alla parità, alla libertà di movimento e al diritto alla sicurezza in tutta la città”.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7848" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="380" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 380w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710-285x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 285w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a></p>
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		<title>Rapporto di iniziativa sulla Situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea nel 2016.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 07:35:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha votato un rapporto di iniziativa sulla Situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea nel 2016. &#160; &#160; Dopo il voto Barbara Spinelli ha dichiarato: &#160; «Giudico&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha votato un rapporto di iniziativa sulla <em>Situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea nel 2016</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6901" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo il voto Barbara Spinelli ha dichiarato:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Giudico positivo il risultato del voto, favorevole alla Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali, per la quale avevo presentato numerosi emendamenti. Scopo degli emendamenti era quello di rafforzare i diritti delle minoranze e dei migranti minorenni, di offrire particolare sostegno e soddisfare i bisogni delle donne rifugiate che subiscono una doppia discriminazione: quella di essere migranti e quella di essere donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In altri emendamenti avevo chiesto agli Stati membri di facilitare i ricongiungimenti familiari e di assicurare la trasparenza e il rispetto dei diritti fondamentali nei casi di reclusione dei migranti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Motivo di soddisfazione è stato in particolare l’approvazione di un emendamento in cui chiedevo agli Stati membri di riconoscere la tratta degli esseri umani a scopo di estorsione accompagnata da pratiche di tortura come una forma di tratta degli esseri umani, considerando i sopravvissuti quali vittime di una forma di tratta di esseri umani perseguibile, tale da comportare obblighi di protezione, assistenza e sostegno. Si tratta di riconoscere uno speciale tipo di tratta che non è presente in nessun’altra Relazione del Parlamento europeo e non è riconosciuta dagli Stati membri nonostante numerosissimi eritrei siano vittime di queste pratiche, soprattutto nella regione del Sinai e della Libia.</p>
<p>È fondamentale che il Parlamento abbia riconosciuto la tratta degli esseri umani a scopo di estorsione».</p>
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		<title>L’Anti-slogan: le 10 leggende sulla migrazione sfatate una a una</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 08:15:45 +0000</pubDate>
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<p>MSF lancia “L’Anti-slogan”, una speciale iniziativa online per sfatare le 10 principali leggende legate alla migrazione. Pensato appositamente per la condivisione sui social network, l’Anti-slogan si presenta come una provocatoria pagina web di false notizie, a cui corrispondono 10 “verità” che si scoprono con un clic e verranno diffuse una a una, nelle prossime settimane, attraverso una campagna mirata via facebook e twitter che tutti sono invitati a condividere.</p>
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<p>I migranti ci portano le malattie? Perché vengono trattati meglio degli italiani? Scappano davvero da guerre e povertà? Partendo dalle tante domande raccolte dopo il lancio della campagna #Milionidipassi – e sulla base di fonti ufficiali e della propria esperienza lungo le rotte della migrazione – MSF ha formulato risposte specifiche e alla portata di tutti, per facilitare la comprensione di questa gravissima crisi globale e contribuire a un’informazione corretta, priva di preconcetti, strumentalizzazioni e luoghi comuni.“Il drammatico fallimento dell’accoglienza in Europa è spesso accompagnato da facili slogan, che vengono sfruttati per giustificare le politiche della paura o fare audience sui media” ha detto Loris De Filippi, presidente di MSF.</p>
<p>“La crisi in atto – di cui le persone in fuga e non le nostre società sono la parte vulnerabile e minacciata – va affrontata attraverso risposte corrette, basate sulla realtà dei fatti. L’Anti-slogan è la nostra proposta per dare a tutti l’opportunità di capire e per restituire umanità all’approccio comune verso persone in drammatiche difficoltà”.L’Anti-slogan, consultabile sulla pagina <a href="http://www.milionidipassi.it/antislogan?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.milionidipassi.it/antislogan?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, non è solo un mezzo immediato per rispondere alle domande – e alle paure – più comuni, ma uno strumento che MSF mette a disposizione di tutti, con l’auspicio diffondere una cultura più corretta e umana.</p>
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		<title>Profughi, &#8220;ho perso mio figlio&#8221;: il muro online della Croce Rossa per rintracciare i dispersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Zita Dazzi (repubblica.it) <strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; un muro (fisico ma anche informatico) dove sono affisse le facce degli &#8216;scomparsi&#8217;, quello che la Croce rossa ha realizzato, ad esempio, nel campo di Bresso (Milano), per aiutare i profughi a rintracciare i parenti persi durante il viaggio della fortuna. Un muro di foto di carta, appese nei vari centri di accoglienza, nelle stazioni e negli altri luoghi frequentati dai rifugiati. Ma anche foto online come quelle del progetto &#8216;Trace the face&#8217; che ha pubblicato finora 1700 fotografie in tutta Europa. Tutte foto di persone sparite durante la traversata del Mediterraneo o durante le concitate operazioni di salvataggio in mare, dopo lo sbarco sulle coste italiane, oppure, ancora, durante le procedure di identificazione e smistamento nei vari centri d&#8217;accoglienza italiani ed europei.</strong></p>
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<p>Ci sono padri che hanno perso i figli, bambini che non trovano più le madri, fratelli che si sono persi di vista, anziani spariti nel nulla. Il personale della Croce Rossa sta spiegando senza sosta a Milano come funziona questo nuovo servizio che non è ancora molto conosciuto (martedì alle 18.30, a Miano, in via Pucci 7, c&#8217;è il primo di tre incontri sul tema). Qualcuno tra coloro che mancano all&#8217;appello, probabilmente sarà morto, altri, invece, saranno sani e salvi, ma in un luogo da dove non hanno avuto più la possibilità di dare notizie di sé e di comunicare con i parenti, forse a torto ritenuti morti. Di sicuro, nelle tappe intermedie di questi lunghi viaggi della speranza, c&#8217;è invece tanta disperazione, perché quando oltre alla patria, si perde un congiunto, il senso di solitudine e di fallimento diventa devastante. E&#8217; molto frequente anche alla stazione Centrale di Milano imbattersi in profughi disperati e piangenti perché hanno perso i genitori, i figli, i fratelli, durante le operazioni di salvataggio in mare o dopo, negli smistamenti organizzati dal Viminale per non lasciare tutto il peso degli sbarchi sulle regioni del sud.</p>
<p>Croce Rossa ha quindi lanciato un progetto internazionale per aiutare i migranti che hanno perso i familiari durante il viaggio di cercare loro notizie e se possibile di raggiungerli. Le foto dei &#8216;missing&#8217; sono sia sulla pagina web del progetto, sia fisicamente nei luoghi d&#8217;accoglienza. Fra questi il grande l&#8217;hub di Bresso, periferia nord di Milano, gestito dalla Croce Rossa, dove la prefettura ha accolto 12mila persone in due anni, migranti che hanno raggiunto l&#8217;Italia da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, Eritrea, Somalia, Egitto, Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Bangladesh e altre nazioni.</p>
<p>Per ritrovare le persone scomparse la Croce Rossa ha sviluppato anche una rete di volontari che presidiano le zone di confine, le stazioni ferroviarie o tutti quei luoghi di grandi assembramenti per permettere di denunciare subito la scomparsa di un proprio familiare. Sui poster e sul sito del progetto &#8216;Trace the face&#8217; vengono pubblicate unicamente l&#8217;immagine del volto e la natura del legame familiare (madre, figlio, fratello, eccetera) con la persona che si sta cercando. Rimangono riservate tutte le informazioni sensibili che potrebbero mettere a rischio la persona che si sta cercando o quella che ricerca un familiare: molti infatti sono dovuti scappare dai loro Paesi di provenienza perché oppositori politici dei regimi. Quindi sulle foto della Croce Rossa non c&#8217;è il nome, il cognome e la località in cui ci si trova: chi è interessato deve contattare il personale per sapere dove trovare il proprio caro.</p>
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<h1 class="inline-video-title">Profughi, &#8220;rintraccia la faccia&#8221;: lo spot della Croce Rossa per trovare i dispersi</h1>
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<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2016, sono state pubblicate le foto di 122 persone arrivate aterra ma mai più rintracciate dai parenti migranti in altri Paesi Ue. Altrettante sono state le foto pubblicate di persone che forse si trovano in altre nazioni europee e che sono richiesti dai familiari che invece hanno fatto domanda d&#8217;asilo in Italia. Sono già 27 i ricongiungimenti che è stato possibile fare grazie a questa iniziativa, di cui in questi giorni è in corso un lancio promozionale e pubblicitario, dato che il servizio non è ancora molto noto.</p></div>
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