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	<title>Cultura Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>In scena Danilo e il suo &#8220;Rumore bianco&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 09:51:28 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/09/15/in-scena-danilo-e-il-suo-rumore-bianco/">In scena Danilo e il suo &#8220;Rumore bianco&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18177" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Lo scorso anno ho partecipato ad un corso di teatro inclusivo a Milano voluto dal Teatro Lupi e Deinòs Teatri Bologna. È stata veramente una bellissima esperienza, la mia prima da attore e mi ha permesso di fare nuove conoscenze. Uno dei referenti del progetto di teatro, Alberto Corba, conoscendo il mio impegno per le tematiche lgbtquia+ mi ha messo in contatto con un attore che sta portando in giro per l&#8217;Italia uno spettacolo sul tema della transfobia e omofobia. Lo spettacolo in questione s&#8217;intitola &#8220;Rumore Bianco&#8221; e ha come unico attore in scena Danilo Napoli.</p>



<p>Il monologo avrà luogo nell&#8217;ambito del Milano Fringe Off Festival dal 2 al 5 ottobre.</p>



<p>Facciamo, ora, qualche domanda al protagonista di &#8220;Rumore Bianco, Danilo Napoli.</p>



<p><strong>Presentati:</strong></p>



<p>Mi chiamo Danilo Napoli e sono un attore e autore teatrale salernitano. Ma, principalmente, sono un ragazzo con la testa perennemente tra le nuvole, che fantastica su nuove storie e su situazioni improbabili. Di me dicono che sono simpatico e polemico, ma dopo tre ore non ce la fanno a sopportare la quantità di stupidaggini che dico e l’ampio ventaglio di improperi che ho scagliato contro l’attuale governo. È proprio per questo che ho cominciato a fare questo lavoro: scrivere mi dà la possibilità di mettere su carta tutte le storie, le battute che mi circolano per la testa; recitare mi dà la possibilità di farle sentire agli altri e di essere liberamente polemico senza contraddittorio!</p>



<p><strong>Chi sono gli attori e i registi che ti hanno ispirato?</strong></p>



<p>Prima di cominciare a recitare (cioè prima dei 16 anni), non conoscevo il teatro, ma conoscevo il cinema. Mi piacevano Di Caprio, Tarantino, Jack Nihcolson, Al Pacino, De Niro e tutti gli attori americani più famosi. Poi ho scoperto il teatro e Eduardo De Filippo, e credo che sia la figura che mi rappresenti di più, attualmente: sono anch’io attore e autore, come lui. Anche a me piace girare l’Italia con i miei spettacoli e sogno di mettermi a capo di una numerosa compagnia, un giorno.</p>



<p><strong>Cos&#8217;è per te il teatro?</strong></p>



<p>Ogni volta che vedo un palco, vedo una possibilità. Una possibilità di raccontare qualcosa a qualcuno, una possibilità di trasferire le mie emozioni e le mie idee a una platea. Il teatro, per me, è un contenitore di storie. Proprio come la mia testa.</p>



<p><strong>Come nasce questo spettacolo?</strong></p>



<p>Ero a cena con mia madre e suo marito e li sentii parlare di una zia (di lui) che aveva lasciato un’eredità dopo la sua morte. Fin qui tutto bene. Poi, il marito di mia madre comincia a raccontarci la sua storia a grandi linee, narrando quel che ricordava: Ursula, donna transgender (da lui ricordata affettuosamente come “zio Antonio”), era scappata da Salerno a causa dell’omofobia e della transfobia della famiglia e della città. Era così andata a Genova, era stata costretta a prostituirsi per sopravvivere e aveva accumulato ricchezze. Quella storia mi folgorò. Volevo saperne di più, allora feci qualche ricerca e decisi di ispirarmi alle sue vicissitudini per scrivere questo monologo.</p>



<p><strong>Cosa significa per te la storia rappresentata?</strong></p>



<p>Da membro della comunità LGBTQ+ questa storia mi tocca nell’anima. È una storia di odio e di oppressione, ma anche di perdono.</p>



<p><strong>Hai affrontato particolari difficoltà durante la preparazione?</strong></p>



<p>Le difficoltà ci sono sempre e sono sacrosante. Senza, non avremmo evoluzione. Ma Yari Gugliucci è stato in grado di prendere queste difficoltà e trasformarle in opportunità. Non lo ringrazierò mai abbastanza per il lavoro registico che ha fatto su di me e sul testo.</p>



<p><strong>Chi dovrebbe venire a vederti?</strong></p>



<p>I direttori artistici di tutti i teatri d’Italia… No, a parte gli scherzi, “Rumore bianco” è uno spettacolo per tutti. Nel corso della stagione passata sono venuti a vedermi adulti, anziani, ma anche adolescenti. Ovviamente, i membri della comunità LGBTQ+ possono rivedersi maggiormente nel personaggio, ma spero che verrà anche qualche omofobo (magari ignaro dell’argomento trattato) e che uscirà dal teatro con qualcosa che gli si è mosso dentro.</p>



<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>



<p>Beh, innanzitutto, a ottobre saremo al Fringe Milano Off 2025 e ho voglia di spaccare tutto. Poi, sempre a ottobre, debutto a Salerno con il mio nuovo spettacolo “Lo spettacolo è stato annullato (causa fine del mondo)”, a tema disastri climatici, con cui poi andrò a Catania per il Fringe Catania Off 2025. A novembre voleremo a Barcellona (sì, in Spagna, non in Sicilia) per portare “Rumore bianco”, e proseguiremo con tutte le 28 date (finora) della tournée. Sto anche lavorando come formatore e dovrei mettermi a scrivere uno spettacolo nuovo da proporre come novità per la stagione prossima, ma sto usando ogni scusa possibile per ritardare il momento in cui mi siederò davanti al pc e, come dice Stephen King, mi metterò a sanguinare.</p>
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		<title>Riecco il Festival delle Abilitá!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 10:19:46 +0000</pubDate>
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<p><br>Cosa dire del Festival delle Abilità? Stavo per scrivere il solito articolo in cui si racconta qualcosa degli obiettivi, dell&#8217;organizzazione e del programma. E invece no. Voglio raccontare quello che conosco e che ho conosciuto di questo, ormai famoso festival.<br>Il teatro mi ha sempre affascinato, perciò parto dall&#8217;esperienza vissuta insieme all&#8217;amica Barbara con il gruppo teatrale Elettrogeno. <br>Martina, un&#8217; attrice cieca, con una semplice benda sugli occhi ci porta in un mondo fatto di suoni e soprattutto tatto.<br>Siamo in cerchio e a turno veniamo bendati, la persona con la benda usa i sensi rimanenti per scegliere qualcuno nel cerchio, inizia a sentire, toccare e raccontare con la partecipazione di tutti.<br>Un modo originale per scoprirsi, conoscere le  persone, per approcciarsi allo sconosciuto. <br>Poco dopo, viene messa alla prova la propria capacitá di sceneggiare partendo da un banco, un foglio di carta e una penna.<br>Le situazioni sono le più disparate, una coppia in crisi, un litigio, una dichiarazione d&#8217;amore….A volte ci sentiamo un po&#8217; spiazzati, ma rispettiamo le regole del gioco della finzione. Si annullano le differenze, diventiamo tutti attori.<br>L&#8217;esperimento si conclude con un ballo lento che ci commuove.<br>Un altro progetto interessante che mi ha visto protagonista è &#8220;Disability Glam&#8221;. Si tratta di servizi fotografici originali dell&#8217;amico Gianfranco Falcone che raccontano corpi, storie.<br>Io, per primo, ho deciso di mettermi in gioco e di farmi immortalare; ho cercato di divertirmi davanti all&#8217;obiettivo, di ammiccare… Un corpo disabile può essere seducente? Beh vedere per credere, lascio a voi il giudizio. Il progetto è in continua espansione e ha permesso, anche a noi, partecipanti di conoscerci. Le foto sono disponibili sul sito dell&#8217;Associazione &#8220;Menti in fuga&#8221;. Quest&#8217;anno Gianfranco, ha deciso di mettere a disposizione dei partecipanti al Festival la sua esperienza e la sua macchina fotografica! Il mio consiglio è: buttatevi!<br>Ci sono molte altre iniziative interessanti e vari amici e conoscienze. Ne cito alcuni: Sabrina Minervini e il gruppo amici della mente, i Tecnologicamente Insuperabili, Andrey Chaykin, Laura Boscaini, Giorgia Meneghesso…<br>Un grande evento organizzato sopratutto da persone con disabilità per persone con disabilità.<br>Un abbraccio speciale a Laura Ricchina, sempre gentile e disponibile e a tutta la squadra della Biblioteca Chiesa Rossa!<br>Vi aspettiamo! Segnate: dal 13 al 21 settmebre. </p>



<p>Il programma è a questo link:  <a href="https://festivaldelleabilita.org/wp-content/uploads/2025/09/Programma-FdA-2025.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://festivaldelleabilita.org/wp-content/uploads/2025/09/Programma-FdA-2025.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Il teatro per l&#8217;inclusione: vi aspettiamo a settembre!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 08:54:20 +0000</pubDate>
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<p>Le associazioni Per i Diritti umani e Amici Della Mente si uniscono ancora!!!</p>



<p>Questa volta vi proponiamo lo spettacolo del gruppo di teatro inclusivo “Facciamo che eravamo” uno dei laboratori all’interno della “bottega per l’inclusione sociale Fabrizio De andrè di Amici Della Mente. Lo spettacolo sará una rivisitazione de’ l’Iliade. Le parole chiave di questo progetto saranno SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO e INCLUSIONE. </p>



<p>I gruppi dei laboratori della bottega, sono formati sia da persone che hanno avuto un disagio psichico o psicologico che non. Lo scopo è quello di lottare contro il pregiudizio e lo stogma che purtroppo è ancora presente riguardo al “malato mentale” In questa rappresentazione vi mostreremo il nostro lavoro a cui tutti noi abbiamo messo impegno e dedizione. </p>



<p>Vi aspettiamo numerosi DOMENICA 28 SETTEMBRE presso la biblioteca Chiesa Rossa. Trovate tutte le informazioni sulla locandina. </p>



<p>Ringraziamo l’associazione Per i Diritti umani per averci dato l’opportunità di rappresentare questo spettacolo!</p>
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		<title>“Libri Liberi”. Una piccola morte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 12:17:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/07/15/libri-liberi-una-piccola-morte/">“Libri Liberi”. Una piccola morte</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="240" height="376" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18081" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto all&#8217;inizio del quarto capitolo del romanzo intitolato “Una piccola morte”, di Mohamed Hasan Alwan (edito da E/O).</p>



<p>Si tratta della vicenda di Muhammad Ibn Arabi, vissuto tra il XII e XIII secolo e considerato uno dei più importanti mistici di sempre, ispiratore persino di Dante e di San Giovanni della Croce.</p>



<p>Se la metafora del viaggio, in Letteratura, è metafora di Vita, Ibn Arabi, attraverso i suoi spostamenti tra la Spagna (che all&#8217;epoca faceva parte dell&#8217;impero degli Almohadi) e alcune città del Nord Africa e del Medioriente conduce la propria esistenza da uomo finito e mortale (si sposa più volte, diventa padre, prende parte alle complesse vicende politiche del suo tempo, è docente stimato delle madrase più affermate del mondo arabo, soffre per la perdita degli amici cari), ma allo stesso tempo compie un percorso spirituale che lo porterà a divenire uno dei più importanti padri del sufismo, la dimensione, appunto, mistica della religione islamica.</p>



<p>Ogni capitolo è introdotto da citazioni del maestro stesso &#8211; alcune più interessanti, altre meno &#8211; che delineano il suo pensiero filosofico e poetico e la scrittura dettagliata e curata dell&#8217;autore permette di prender parte all&#8217;avventura del personaggio principale e dei comprimari, alcuni dei quali sono stati, per lui e per i lettori, guide interiori, come ad esempio le bella figura del compagno di ricerca e servo fedele, Badr. Ricerca di cosa? Dei quattro <em>watad</em>, ovvero dei quattro santi che proteggono i quattro angoli del mondo, ma in realtà la vera ricerca è quella del senso della vita.</p>



<p>Tradotto in più di dieci lingue, la storia di Ibn Arabi romanzata da parte del giovane autore saudita, classe 1979, ha riscosso enorme successo &#8211; tanto da vincere l&#8217;International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento dedicato alla letteratura in ligua araba &#8211; per la scrittura esoticamente affascinante, per la descrizione vivida delle situazioni storiche e, infine, per la delicatezza con cui Alwan, tramite un racconto in prima persona, accompagna il lettore nella individuale, privata indagine del significato dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Raggiungere il misticismo, raggiungere un&#8217;Altezza è facile: è sufficiente, per elevarsi, per viaggiare in verticale, farlo in linea orizzontale, ovvero amando chi è intorno a noi, coloro che intrecciano il nostro percorso, nel bene nel male. E ciò dimostra come, al di là delle distinzioni tra le fedi monoteiste, l&#8217;essenza sia la medesima: “La nostra religione è la religione dell&#8217;amore, e tutti gli uomini sono legati in una catena di cuori, e se un anello si stacca, un altro, in un altro luogo, ne prenderà il posto”. <em>Una piccola morte</em>, ci dice che è l&#8217;amore che ci individua, l&#8217;amore per gli altri che così “altri” non sono.</p>
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		<title>Inside out: comprendere le nostre emozioni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 09:20:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Sabrina Minervini</p>



<p>Credo che ormai sia sempre più evidente che condividere le proprie emozioni è diventato sempre più difficile.<br>Basti pensare al grosso disagio giovanile e ai social che per i nostri ragazzi stanno diventando un rifugio con la conseguenza di chiudersi in loro stessi.<br>Con questa frase non voglio fare la “psicologa di turno” anche perché non ho nessun titolo per farlo, voglio solo confidarvi la mia preoccupazione riguardo questa importante tematica.<br>Io stessa ho capito molto tardi l’importanza di vivere ed accogliere le proprie emozioni, sia negative che positive.<br>L’ho capito solo dopo un lungo percorso psicologico che sto ancora facendo, inoltre, essendo molto impegnata nel sociale, ho<br>compreso che condividere le proprie emozioni aiuta a gestirle meglio.</p>



<p>Riguardo a questo argomento voglio parlarvi di un film che, apparentemente sembra un cartone per bambini, ma se lo si analizza può essere d’ispirazione per tutti noi.<br>Sto parlando di “Inside Out”.  La protagonista di questo film è una bambina che si trova ad affrontare le sue emozioni i m ogni fase della sua vita, i personaggi del film che interpretano le sue emozioni si fanno vedere in base a quello che prova. Ad un certo punto la bambina, per non far vedere ai suoi genitori che era triste, chiede a quest’emozione (la tristezza) di sparire e la protagonista diventa apatica, come una sorta di robot perché, non avendo più tristezza, non riusciva nemmeno a provare le emozioni positive come la gioia.<br>Alla fine la tristezza torna e tutte le emozioni trovano un equilibrio.</p>



<p>Questo film fa capire perfettamente l’importanza delle nostre emozioni e che non bisogna lasciarle mai in secondo piano, accantonandole.<br>Concludo dicendo che questo film viene utilizzato in alcune facoltà universitarie per capire meglio le nostre emozioni.<br>Com’è possibile che bisogna arrivare alla creazione di un film di animazione per comprendere l’esistenza e l’importanza delle nostre emozioni?</p>
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		<title>Convenzione teatrale per le nostre lettrici e i nostri lettori</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2025 08:50:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/laprimalucedineruda2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/laprimalucedineruda2-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18014" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/laprimalucedineruda2-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/laprimalucedineruda2-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/laprimalucedineruda2-768x307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/laprimalucedineruda2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>In occasione dello spettacolo La prima luce di Neruda di César Brie con Elio De Capitani e<br>Cristina Crippa il Teatro dell’Elfo dedica BIGLIETTI RIDOTTI a 14 EURO cad. per<br>assistere a tutte le repliche fino al 5 giugno (fino a esaurimento posti disponibili).</p>



<p><br><strong>ACQUISTO: i biglietti possono essere acquistati al seguente link <a href="http://promozioni.elfo.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">promozioni.elfo.org</a> oppure scrivendo a<br><a href="mailto:promozione@elfo.or">p</a><a href="mailto:promozione@elfo.org">romozione@elfo.org</a> indicando la quantità di biglietti, il nome e il cognome dell’acquirente.</strong></p>



<p><br>Una volta effettuato l’acquisto vi verrà inviato un link dove potrete registrarvi al portale del<br>teatro, pagare e visualizzare i vostri biglietti. Se avete problemi con l&#8217;acquisto online potete<br>contattare telefonicamente la biglietteria allo 02.00660606 ed effettuare il pagamento tramite<br>carta di credito. Al momento dell&#8217;acquisto specificate di usufruire della PROMO NERUDA.</p>



<p><br>TEATRO ELFO PUCCINI | SALA SHAKESPEARE<br>fino al 5 giugno<br>di Ruggero Cappuccio<br>regia e adattamento César Brie<br>con Elio De Capitani, Cristina Crippa<br>e con Francesca Breschi, Silvia Ferretti, Umberto Terruso<br>produzione Teatro dell&#8217;Elfo</p>



<p>Due stagioni della vita di uno dei più popolari poeti del Novecento: quella dell’amore e quella<br>del buio. Napoli, 1952. A Pablo Neruda viene notificato un decreto di espulsione dall’Italia.<br>Nella stazione della capitale è atteso da una folla nella quale si riconoscono Moravia,<br>Morante, Guttuso e una donna, Matilde, che osserva e attende che si liberi anche il suo amore<br>per Pablo. Il romanzo di Ruggero Cappuccio scava nella fisicità dei personaggi e infiamma di<br>vitalità i percorsi della memoria. La scena viaggia tra presente, passato e futuro, tra l’isola di<br>Capri, dove i due amanti danno profondità a una passione segreta, e il Cile del golpe di<br>Pinochet, quando altri militari bussano minacciosi alla loro porta.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>TEATRO ELFO PUCCINI – C.SO BUENOS AIRES 33 MILANO – www.elfo.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Il mio esempio da seguire: Donata Scannavini</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2025 09:39:51 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="729" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1-729x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17997" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1-729x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 729w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1-768x1079.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1-1093x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1093w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1-1458x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1458w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/sa1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1732w" sizes="(max-width: 729px) 100vw, 729px" /></a></figure>



<p><br></p>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini</p>



<p></p>



<p>Oggi vi voglio parlare di una persona di cui provo un’immensa stima e ammirazione, personalmente la ritengo un modello di ispirazione non solo per chi ha una disabilità ma anche per i cosiddetti normodotati.<br>Questa donna ha una vita pienissima!!!!!<br>Oltre ad aver trovato recentemente lavoro, è presidente di un’associazione e scrittrice di libri, è madre e si occupa insieme a suo marito della crescita di una figlia.<br>Questa donna si chiama Donata Scannavini e ho deciso di farle questa intervista non solo perché la ritengo un esempio ma volevo farvela conoscere poiché, questa mia cara amica sarà presente.<br>insieme a suo marito, all’evento diversinsieme promosso dall’associazione per i diritti umani domenica 18 maggio!</p>



<p>Vuoi presentarti?</p>



<p><br>Sono Donata, ho 57 anni e sono disabile. Ho una tetraparesi spastica causata da un’asfissia al momento della nascita, quindi ho seri problemi motori anche se cammino e non sono in carrozzina, e di parola, il mio linguaggio, specie per chi non mi conosce, è<br>difficilmente comprensibile. Nonostante questo, sono riuscita a laurearmi in Pedagogia e a diventare moglie e madre.</p>



<p><br>Che impatto ha avuto la tua disabilità sulla tua vita e su quella di chi TI è accanto?</p>



<p><br>Una disabilità di questo tipo ha condizionato in modo molto significativo tutta la vita mia, in primo luogo, ma anche quella della mia famiglia che, fin dal momento della mia nascita, si è trovata a dover affrontare una realtà che fino a quel momento le era pressoché sconosciuta e che comportava una serie di problemi e difficoltà di non facile soluzione. Tutto per me è stata una difficile conquista, a cominciare dal fatto che non riuscivo ad alimentarmi, ho imparato a tre mesi a succhiare dal biberon, via, via all’inserimento scolastico, alla ricerca di un lavoro, alla realizzazione della mia vita familiare.</p>



<p><br>Come se è svolto il tuo percorso di accettazione?</p>



<p><br>Secondo me il mio percorso di accettazione finirà l’ultimo giorno della mia vita. Con questa frase forse un po’ forte, voglio dire che, almeno per quanto mi riguarda, non c’è mai un’accettazione totale della propria disabilità; ci possono essere dei momenti in cui pesa<br>meno, perché magari le condizioni di vita sono più favorevoli, e dei momenti in cui invece pesa di più. Detto questo è ovvio che un percorso di accettazione della mia disabilità c’è stato: in adolescenza ho avuto una forte crisi di rifiuto della mia disabilità, arrivando a<br>minacciare il suicidio. Sono stata sostenuta in primis dalla mia famiglia e poi dai servizi che mi avevano in cura, riuscendo a superare questo brutto momento. Come ho detto prima, aver superato la fase “acuta” della non accettazione, della paura del futuro, di sentirsi un<br>peso per la propria famiglia, non ha voluto dire giungere alla piena accettazione di me stessa, dei miei limiti e difficoltà. Senza dubbio l’aver conosciuto Adelmo, che sarebbe diventato mio marito, l’essere riuscita a costruire con lui la nostra famiglia e l’avere avuto<br>anche esperienze lavorative significative, anche se non sempre positive, mi ha aiutata a sentirmi realizzata e a far pace, almeno in parte, con la mia disabilità.</p>



<p>Quali passi hai fatto per raggiungere il tuo livello di emancipazione? C’è qualcuno che ti<br>ha sostenuto? Ci sono statti dei momenti di difficoltà? Se sì come li hai superati?</p>



<p>Se per percorso di emancipazione intendiamo il raggiungimento della massima autonomia possibile, è durato anche questo tutta la vita, con tappe significative certo (l’uscita di casa) preparate però gradualmente lungo tutta la mia crescita. Penso che per una persona con<br>disabilità, come e ancor più che per qualsiasi persona, l’emancipazione, cioè il raggiungimento di un’adultità che non sia solo anagrafica, ma effettiva, parta da molto lontano, dal poter vivere in modo corretto le varie tappe dello sviluppo, quindi per es.<br>imparare fin da piccolo ad assumersi quelle responsabilità che relativamente all’età le competono. E’ importante che lungo tutto questo percorso la persona – e per me è stato così – sia sostenuta, accompagnata dalla famiglia, a sua volta sostenuta dai servizi. Alcune<br>scelte che la persona con disabilità fa e che anch’io ho fatto possono generare ansia e paura nei familiari; la scelta per es. di uscire dalla famiglia d’origine è legittimo che faccia paura ai genitori, perché gravida di incognite. Quello che noi abbiamo cercato di fare è<br>stato affrontare i problemi man mano che si presentavano, individuando quali fossero le soluzioni migliori in quel momento e per quel particolare problema. Quando si ha una disabilità fisica come la mia, emancipazione vuol dire spesso affrontare questioni molto pratiche, che possono sembrare banali o falsi problemi, ma che per me sono fondamentali per la qualità della vita. Per fare un esempio, quando ci siamo sposati, a parte che abbiamo fatto in modo di rimanere vicini alle nostre famiglie, abbiamo acquistato una cucina con un piano cottura a induzione, per cui non c’è il fuoco e le pentole sono in piano; abbiamo poi fatto un tavolo a penisola in modo da poter trascinare le pentole senza sollevarle. E’ anche da queste cose banali, molto pratiche che passa la possibilità di emancipazione per chi ha problemi fisici; ovviamente tutto questo postula la volontà di mettersi in gioco, di fare anche prove ed errori e soprattutto di scontrarsi e cercare di superare le paure che, è inutile negarlo, ci sono.</p>



<p><br>So che hai recentemente trovato lavoro come hai raggiunto questo obbiettivo?</p>



<p><br>Da qualche mese lavoro per la Ledha – Lega Diritti Persone con Disabilità – sono stata assunta dalla cooperativa Spazio Aperto e distaccata appunto in Ledha, Devo confessare che questa opportunità che mi è stata offerta è stata per me una piacevolissima sorpresa: per anni, dopo che nel 2006 ho perso il lavoro (ho lavorato per qualche anno in una cooperativa informatica), ho cercato e sperato di trovare un’altra occupazione, ma senza risultati. Mi sono creata quindi altre attività, oltre al fatto di essere diventata mamma, e ormai, anche per una ragione anagrafica, avevo proprio abbandonato l’idea di poter trovare un lavoro fisso. Invece appunto mi è stato proposto questo impiego part-time in Ledha, dove mi occupo essenzialmente della gestione di un blog che ha come argomento il rapporto tra fede e disabilità, oltre che lavorare per il gruppo Ledha Donne, del quale per altro facevo già parte come volontaria.<br></p>



<p>So che sei molto impegnata nel sociale a tal punto di essere presidente di<br>un’associazione puoi raccontarci meglio di cosa si occupa?</p>



<p>Dal 2017 sono presidente dell’associazione Amalo – Auto Mutuo Aiuto Lombardia &#8211; che si occupa di diffondere la cultura e la metodologia dei gruppi AMA, per lo più attraverso la formazione, cioè l’organizzazione di corsi, workshop e quant’altro, con lo scopo di<br>avvicinare le persone al mondo dell’ama. Amalo non ha gruppi “propri”, ma aiuta chi si rivolge all’associazione a trovare il gruppo di cui ha bisogno. Nel nostro sito, amalo.it, c’è una mappatura dei gruppi presenti sul territorio nazionale, consultabile sia in base al luogo<br>geografico che alla problematica per la quale si cerca il gruppo.</p>



<p><br>Com’è stato il tuo rapporto con l’amore? Hai avuto difficoltà in questo ambito?</p>



<p>In realtà ho incontrato Adelmo, che sarebbe diventato mio marito, abbastanza presto, avevo appena compiuto i 18 anni. Questo non vuol dire che non abbia fatto in tempo ad avere paura di non trovare una persona che si innamorasse di me, con la quale dividere la vita. L’incontro con Adelmo, anch’egli disabile, mi ha anche aiutata ad accettare il confronto con le altre persone con disabilità, confronto dal quale prima rifuggivo per quello che chiamo “effetto specchio”. Non sopportavo cioè l’idea che i<br>cosiddetti normodotati vedessero me come io vedevo le altre persone disabili, quindi preferivo evitare ogni rapporto con loro. Ciò mi faceva soffrire perché poi mi chiedevo come potessi pretendere che gli altri accettassero me, se io ero la prima a non accettare le persone come me, ma non riuscivo a fare altrimenti. Quando poi ho conosciuto Adelmo, sono riuscita a vederlo come un bel ragazzo al di là della sua disabilità e ciò mi ha aiutata anche ad aprirmi al confronto col le altre persone con disabilità, fattore che ritengo molto importante nel percorso di accettazione di cui parlavo prima.</p>



<p><br>Come è avvenuto l’incontro con il tuo attuale compagno Adelmo?</p>



<p><br>Ho incontrato Adelmo sul pullmino di una cooperativa di trasporto per persone disabili che prendevo per andare a scuola. Io stavo tornando a casa da scuola e lui da terapia, abbiamo iniziato a parlare&#8230;</p>



<p><br>Se ci sono state, come hai gestito le tue preoccupazioni e quelle dei tuoi familiari riguardo alla tua relazione con Adelmo?</p>



<p><br>Un po’ di apprensione in entrambe le nostre famiglie, per il fatto che fossimo tutti e due disabili e quindi le incognite riguardo al nostro futuro insieme erano tante, c’è stata.<br>Devo però dire che non ci hanno mai ostacolati e insieme abbiamo affrontato i problemi che di volta in volta si presentavano.</p>



<p><br>Durante la vostra relazione e convivenza insieme ci sono stati momento di difficoltà?<br>Come li avete gestiti?</p>



<p><br>Le difficoltà, i problemi, anche le incomprensioni in ogni coppia ci sono sempre e così è stato ed è tutt’ora anche per noi. Cerchiamo di essere uniti nell’affrontare quello che capita, sapendo che sicuramente faremo anche degli errori, che nulla è facile nella vita, ma<br>le soluzioni sono sempre possibili.</p>



<p><br>Com’è nato il desiderio di diventare genitori?</p>



<p><br>Adelmo e io abbiamo sempre avuto il desiderio di avere un figlio, ma questo cozzava con due fattori: primo per molti anni non sono riuscita a rimanere incinta, secondo ci rendevamo conto che, per una serie di motivi che spiego nel libro, era meglio così, che il figlio non arrivasse. Alla fine però questo nostro desiderio a prevalso su ogni ragionamento (non siamo comunque stati sprovveduti o incoscienti, perché in quel momento c’erano le condizioni per fa fronte ai problemi che sarebbero sorti) e, con immensa gioia, alla soglia dei miei 40 anni, abbiamo scoperto di aspettare un bambino, che in realtà sarebbe stata una bambina, Chiara.</p>



<p>Come avete gestito le difficoltà della crescita di un figlio e la vostra disabilità?</p>



<p><br>Diventare genitori è stato ed è bellissimo, per noi ha comportato però anche molte difficoltà e fatiche non solo di natura pratica. Io per esempio prima che nascesse Chiara pensavo di essere più che pronta al fatto che specialmente nei primi tempi avrei dovuto delegare ad altri a cura della mia bambina. In realtà non è stato così, ho provato rabbia, voglia di fuggire da quella situazione, con poi conseguenti sensi di colpa verso Chiara. E’ stato come se fossi regredita nel percorso di accettazione della mia disabilità, ho avuto però la fortuna di avere vicino a me una persona (che si occupava di Chiara) che mi ha capita e mi ha aspettata, fino a quando insieme a lei ho trovato il mio modo di essere mamma. Ovviamente i problemi ci sono sempre stati e ci sono ancora, cambiano, ma nulla è mai facile. Penso però che questo faccia parte della vita di chiunque.</p>



<p>Come nasce la tua passione per la scrittura?</p>



<p><br>A me è sempre piaciuto scrivere, sono sempre stata portata per le materie letterarie e molto meno per quelle scientifiche e per lavoro mi è capitato di dover fare dei lavori di ricerca, come per esempio scrivere un saggio sulle donne nella Bibbia, dove ho dovuto analizzare come venissero presentate diverse figure femminili nel Vecchio e Nuovo Testamento.</p>



<p><br>So che oltre al libro “Di passo in passo” che racconta la tua storia ne hai scritti altri: puoi raccontarci meglio di cosa trattano?</p>



<p><br>Mi sono poi dedicata alla scrittura di romanzi gialli, ne ho scritti tre (Una vacanza pericolosa, Paura a Milano e Troppo vicino alla verità) con protagonista il commissario Brambilla, bergamasco doc. Ho voluto qui sperimentarmi nell’inventare storie, scoprendo il piacere di non dover sempre attenermi rigorosamente alla realtà come nei lavori di ricerca, ma di poter dar sfogo alla mia fantasia.</p>



<p><br>Come nasce la decisione di raccontare la tua storia attraverso un libro?</p>



<p><br>In realtà l’idea di scrivere un libro sulla mia storia, che però fosse un’occasione per affrontare tematiche inerenti la disabilità, è nata molti anni fa, ancora prima del saggio sulle donne nella Bibbia e dei gialli. A una prima fase di entusiasmo iniziale, sono seguiti tanti anni di stallo. Scrivere un libro del genere significa ripercorrere la propria vita, rivivere momenti belli, ma anche ripensare a cose, sensazioni, vissuti difficili, diciamo pure brutti, che si vorrebbero dimenticare. Ciò che mi ha spinto a riprendere questo lavoro è stato<br>principalmente il desiderio di far conoscere la storia dei suoi genitori a Chiara, farle capire quanto è stata desiderata, è stata ed è amata. Ovviamente spero anche che questo libro nel suo piccolo possa contribuire alla riflessione e al dibattito sulla disabilità, facendo vedere i passi in avanti che in questi decenni sono stati fatti, ma anche il tanto che resta ancora da fare per giungere a una reale inclusione sociale delle persone con disabilità.</p>



<p><br>Hai progetti per il futuro?</p>



<p><br>Il futuro è un’ipotesi…</p>



<p></p>



<p><br>Ritengo che dopo questa straordinaria intervista non ci sia nient’altro da aggiungere ma vorrei concludere dicendo che spesso mi pongono questa domanda: chi è il tuo modello di ispirazione? Io do sempre la stessa risposta: Artisticamente mi ispiro al grande Faber, ma se dovessi scegliere una persona con disabilità a cui ispirarmi sarebbe sicuramente una donna straordinaria come Donata Scannavini.</p>



<p><br>Se volete saperne di più e conoscerla vi aspettiamo domenica 18 maggio presso la Biblioteca Chiesa Rossa (Via San Domenico Savio)</p>
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		<title>HIJRA: un pugno nello stomaco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 09:52:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il libro di oggi arriva dritto come un pugno nello stomaco. Sí, è così che l&#8217;ho sentito, infatti in diversi momenti mi sono dovuto fermare. Il dolore era troppo, era troppa l&#8217;immedesimazione col protagonista di questa storia.</p>



<p>La storia è quella di Saif Ur Rehman Raja, ovvero lo stesso autore di questa sentita autobiografia. Saif è cresciuto tra il Pakistan e l&#8217;Italia, ma non sente di appartenere a nessuno dei due Paesi.</p>



<p>Le case senza tetto pakistane sembrano attendere le piogge come fossero momenti di festa, in contrapposizione alla grigia Bolzano e ai suoi frequenti e minacciosi temporali. Due realtà molto differenti per il protagonista non solo per il clima, ma anche per il cibo e le festività. Il racconto non procede proprio in maniera cronologica, si passa da un Paese all&#8217;altro per farci cogliere il senso di alienazione dello scrittore. Il Pakistan e le sue spezie, descritte come magiche e un rifugio per un bambino che ama stare in cucina con le donne. Saif viene cresciuto dalla madre, suo unico punto di riferimento fino all&#8217;adolescenza. Il padre c&#8217;è solo per impartire disciplina, non c&#8217;è spazio per carezze e comprensione.</p>



<p>Vive sulla sua pelle cosa vuol dire razzismo, violenza domestica e sessuale e infine, omofobia. Ci fa vivere il suo dolore e la sua sofferenza.</p>



<p>Le ultime pagine sono dedicate al Saif di oggi, una persona che, lavorando sodo, tra le sofferenze, finalmente si riscatta.</p>



<p>Finalmente scopre il valore di essere figlio di due culture diverse.</p>



<p>Ora Saif è un pedagogista e scrittore. Questo libro ha già avuto vari riconoscimenti.</p>



<p>Il Saif di oggi può abbracciare quello di ieri e dirgli: &#8220;Ce l&#8217;hai fatta!&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Libri liberi&#8221;. Razzi umani: un libro che fa bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 08:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. Chi è Vitto Pascale?  Unapersona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.Coglie immediatamente la mia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. </p>



<p>Chi è Vitto Pascale?  Una<br>persona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.<br>Coglie immediatamente la mia attenzione per il look curatissimo; in quasi in tutti i video si presenta con la matita sugli occhi e orecchini sempre diversi.<br>Il suo eloquio è molto sciolto e chiaro, Vitto racconta la comunità di cui fa parte sia attraverso temi importanti che commentando le notizie d&#8217;attualità.<br>Il libro, coerentemente all&#8217;attività sui social, affronta alcuni delle principali questioni del mondo lgbtqia+.<br>La forma di romanzo gli permette di raccontarsi a cuore aperto, ma con ironia.<br>L&#8217;ironia si ritrova anche nell&#8217;espediente scelto per questa specie di seduta psicoanalitica. I protagonisti della storia sono, infatti, solo due.<br>Confesso che mi sono identificato quasi subito in Vitto, probabilmente anche perché siamo coetanei.<br>Un vero e proprio balsamo per coloro che sono cresciuti in un paesino italiano, dove c&#8217;è l&#8217;oratorio e poco altro.<br>Oggi si parla molto di persone non binarie, gender fluid, ma fino a circa vent&#8217;anni fa già riuscire dichiarsi gay era una gran conquista.<br>Realtà e consapevolezze che vengono scoperte a poco poco grazie alla grande famiglia lgbtqia+ e alle esperienze di vita.<br>Una lettura molto agevole anche per chi vuole capirne di più proprio su cosa significa coming out, pregiudizio, omotransfobia, identità di genere, orientamento sessuale e sentimentale.<br>In questa intervista ci racconta qualcosa di sul libro e su di sé.</p>



<p>Quando hai deciso di diventare content creator?</p>



<p><br>Quando ho capito che lamentarmi al bar non raggiungeva abbastanza persone. Scherzi a parte, è stato un processo naturale. La voglia di condividere pensieri e provocazioni è nata nel momento in cui ho capito che potevo trasformare la mia ironia in un ponte per<br>connettermi alle persone. E, diciamolo, il pubblico del web è un po’ come una platea di cabaret: o ti ama o ti fischia via. Entrambe le cose mi intrigano.</p>



<p><br>Come nasce l’idea del libro?</p>



<p><br>Da una riflessione su cosa significhi essere “fuori posto” in un mondo che cerca sempre di infilarti in una scatola con un’etichetta. Ho pensato: “E se ci fosse una guida che ti accompagna nell’accettare di essere un bellissimo casino…ex inclusi?” Voilà, è nato Razzi<br>Umani! Inoltre, il dialogo con Levansi mi permetteva di esplorare temi complessi senza prendermi troppo sul serio.</p>



<p><br>Ho apprezzato il contesto un po’ macabro da amante della dark comedy. Vuoi dirci di più?</p>



<p>Grazie! Credo che il macabro, se ben dosato, ci aiuti a mettere in prospettiva le cose. La morte, che nel libro è una presenza costante, non è altro che il pretesto per riflettere sulla vita. Nonché parte della nostra vita.<br>È un po’ come ridere al funerale di battute inappropriate: non nega il dolore, ma lo rende sopportabile. Razzi Umani è così, una risata un po’ amara che ti lascia qualcosa su cui pensare.</p>



<p><br>A chi consiglieresti questo romanzo?</p>



<p><br>A chi si sente fuori dagli schemi, ma anche a chi quegli schemi li ha costruiti e non li mette mai in discussione. È un libro per chi ha voglia di riflettere, ridere e, perché no, anche arrabbiarsi un po’. Se non ti piace l’ironia, forse meglio passare al prossimo scaffale.</p>



<p><br>Stai già pensando a un nuovo libro?</p>



<p><br>Ovviamente! Scrivere è un po’ come andare in palestra per l’anima: dopo i dolori del primo allenamento, ci prendi gusto. Non posso ancora spoilerare troppo, ma diciamo che sarà un viaggio altrettanto fuori dagli schemi. Con meno marciapiedi e più… non lo so, magari una corsia del TSO!</p>



<p><br>Da attivista, come vedi la comunità LGBTQIA+ tra 10 anni?</p>



<p><br>Spero in un mondo dove non servano più etichette o “spiegazioni” per esistere. Ma, per essere realistici, vedo la comunità sempre più unita e diversificata, pronta a combattere per i diritti che ci spettano. In 10 anni, mi piace immaginare una generazione che cresce senza dover fare coming out perché, finalmente, essere chi siamo sarà la normalità e non l&#8217;eccezione.</p>



<p>Ringrazio Vitto per la disponibilità e alla prossima intervista!</p>
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		<title>La settimana dell&#8217;inclusione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 09:39:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Sabrina Minervini Lunedì 16 dicembre ho avuto l’onore di raccontare il mio percorso di vita durante uno spettacolo della classe 5 Cnella scuola primaria Montessori di Bollate.Questo spettacolo fa parte di un progetto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><br>di Sabrina Minervini</p>



<p></p>



<p>Lunedì 16 dicembre ho avuto l’onore di raccontare il mio percorso di vita durante uno spettacolo della classe 5 C<br>nella scuola primaria Montessori di Bollate.<br>Questo spettacolo fa parte di un progetto intitolato “La settimana dell’inclusione.”<br>Questa settimana nasce con l’obbiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni riguardo all’essere più inclusivi e rispettosi verso chi ci sembra diverso, lontano dai canoni che ci impone la società.<br>Durante lo spettacolo a cui ho partecipato abbiamo reso omaggio a grandi personaggi che nonostante la loro<br>disabilità hanno intrapreso una carriera straordinaria avendo così una vita degna di essere vissuta! Abbiamo ricordato<br>Bebe Vio grande campionessa paralimpica, Sammy Basso che fondò un’associazione con lo scopo di diffondere<br>maggiori conoscenze sulla progeria malattia di cui lui stesso era affetto e Greta Thumberg, attivista per la tutela dell’ambiente discriminata in quanto donna e affetta dalla sindrome di Asperger.</p>



<p>Ciò che accomuna queste persone oltre alla disabilità e alla loro tenacia nel raggiungere i loro obbiettivi, è sicuramente il<br>sostegno familiare, questo per far capire che non tutti abbiamo la fortuna di avere qualcuno al nostro fianco ma sicuramente quando si ha un sostegno si è più motivati a realizzare i propri sogni.<br>Ora vi starete chiedendo: che ci faceva una ragazza di 28 anni in uno spettacolo di quinta elementare?<br>Sinceramente solo all’idea di parlare dopo aver ricordato questi grandi personaggi mi ha fatto sentire un po’ in imbarazzo ma poi mi è diventato tutto più chiaro.<br>Quelle di Bebe Vio, Sammy Basso e Greta Thimberg sono storie di riscatto personale e così anch’io ho parlato del mio percorso di vita e del mio riscatto grazie all’associazionismo e al mio “lavoro” nel sociale e di come mi gratifica essere d’aiuto agli altri nonostante io abbia una disabilità che mi porta a non avere una vita “standard” come ad esempio un lavoro stabile, amicizie solide o un amore.<br>Sapere che una scuola dedichi un’intera settimana a questi temi mi dà speranza per un futuro migliore ed un mondo più rispettoso versi gli altri.</p>



<p>Parlare di questi argomenti nelle scuole è necessario in quanto la scuola dovrebbe essere il luogo più importante, dopo l’ambiente familiare, per un bambino dove, oltre alle materie del programma scolastico, dovrebbe formarsi anche a livello umano e avere così rispetto verso ogni diversità (disabilità, culture, etnie, popoli etc).<br>Concludo dicendo che per me è stato un vero onore e davvero emozionante partecipare a questo progetto e spero che si diffonda in tutte le scuole primarie e secondarie in modo tale da rendere il mondo un posto miglore!!!<br>Ah dimenticavo lo spettacolo in cui sono stata coinvolta è stato intitolato “Gli Sfigati”, un titolo per lanciare una provocazione per farci riflettere: siamo proprio sicuri che gli sfigati siano queste persone che nonostante le loro difficoltà sono riuscite a guadagnarsi una vita soddisfacente e per cui vale la pena vivere?<br>Oppure gli sfigati sono le persone che non riescono ad accettare la diversità e non riescono a guardare oltre avendo paura di tendere la mano a chi non si conosce e che non hanno la curiosità di scoprire?</p>
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