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	<title>ministro Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Riportare Ilaria Salis in Italia. Subito.</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 12:50:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p></p>



<p>L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani e piedi tra due poliziotti incappucciati e in tuta mimetica. È la più esplicita rappresentazione di sé che potesse fare la giustizia penale ai tempi di Viktor Orbàn. È una iconografia poliziesca da regime. Una fotografia che le autorità ungheresi, per nulla preoccupate della presenza di osservatori esterni e di telecamere, hanno voluto ostentare al mondo per raccontare ciò che a loro dire dovrebbe incutere la giustizia penale: terrore, sfiducia, umiliazione, vergogna.&nbsp;</p>



<p>Ciò accade in un paese dove il potere politico ha cercato negli ultimi anni di minare l’indipendenza della magistratura e dove si è aperta la possibilità per il procuratore generale di interferire nell’autonomia decisionale dei procuratori territoriali. Il rapporto dell’Unione europea sullo stato di diritto in Ungheria del 2022 aveva evidenziato come fosse cambiata l’architettura della magistratura inquirente prevedendo tra magistrati vincoli di subordinazione che odorano di controllo, influenza, ingerenza. Nella vicenda giudiziaria di Ilaria Salis si percepisce qualcosa di così sproporzionato rispetto ai fatti realmente accaduti da evocare l’assenza di un giudizio equilibrato e indipendente.&nbsp;</p>



<p>La procura ha formalizzato una richiesta a undici anni di carcere di fronte a lesioni personali lievissime. Qualche graffio o poco più. Pene così alte il codice italiano Rocco di epoca fascista le ha previste nel caso di lesioni consistenti in malattie inguaribili, perdita di un senso o di un arto.&nbsp;</p>



<p>Ilaria Salis è da quasi un anno in custodia cautelare in una delle prigioni di Budapest. Ha finora dovuto sopportare condizioni detentive durissime, sia per la materialità delle stesse che per il regime a lei imposto. Un regime, di parziale isolamento, che a noi si riserva a persone di elevatissimo profilo criminale. In un recente documento presentato dall’Hungarian Helsinky Comittee al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, in occasione della visita ispettiva del marzo 2023 nelle prigioni magiare di cui ancora non è pubblicato il relativo rapporto, si denuncia come le organizzazioni della società civile non abbiano più possibilità di accedere ai luoghi di detenzione.&nbsp;</p>



<p>L’amministrazione penitenziaria ungherese ha rescisso unilateralmente gli accordi di cooperazione con l’Hungarian Helsinky Committee. Così le prigioni di quel paese sono tornate all’opacità del regime precedente. Ugualmente sono stati indeboliti tutti i meccanismi istituzionali di controllo delle carceri e delle stazioni di polizia. Di fronte a un caso del genere è obbligo morale e giuridico delle autorità del nostro paese fare tutto il possibile per sottrarre Ilaria Salis a quelle condizioni. Vanno offerte tutte le rassicurazioni utili a riportare Ilaria in Italia in esecuzione di una misura cautelare non detentiva.&nbsp;</p>



<p>Ci dispiace che il ministro Nordio, durante il question time al senato sul caso Salis, abbia affermato che l’Italia non avrebbe una buona reputazione nel campo della cooperazione giudiziaria in quanto, dopo avere ottenuto l’estradizione di Silvia Baraldini (anno 1999), l’avrebbe poi addirittura bene accolta all’aeroporto e le avrebbe fatto scontare una pena solo parziale. Beh, di quella stagione e di quella storia ricordo i dettagli. Anche lì vi era una pena sproporzionata, assurda: quarantatré anni per un delitto senza spargimento di sangue. Una pena eseguita contro una persona che non stava bene.&nbsp;</p>



<p>Fortunatamente in Italia alcuni magistrati sensibili al diritto e ai diritti umani ridussero le afflizioni ingiustamente subite da Silvia Baraldini. Dunque, di quella storia e del comportamento delle autorità politiche e giudiziarie di allora il ministro della giustizia dovrebbe essere fiero, da garantista quale si definisce. Infine, qualche giorno fa il ministro ha negato l’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi accusato di tortura e omicidio durante il regime fascista di Videla. Ha dichiarato che lo ha fatto in quanto attento alle condizioni di salute del presunto torturatore. Ora gli chiediamo di preoccuparsi delle condizioni di salute psico-fisiche di Ilaria Salis, pregiudicate da una carcerazione inumana e sproporzionata.</p>



<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________</p>



<p>Ricordiamo che Ilaria Salis è in carcere da un anno in Ungheria, accusata di aver aggredito alcuni manifestanti di estrema destra. Rischia 24 anni di galera per lesioni che sono passate in pochi giorni. Ieri è stata portata in aula con le mani e i piedi legati: immagini che hanno scosso non solo l&#8217;Italia ma l&#8217;Europa stessa di fronte all&#8217;Ungheria. Come può la democrazia coesistere con queste forme di violenza di Stato e di violazione dei diritti umani?</p>



<p></p>
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		<title>Protection4Olga: campagna per la difensora dei diritti umani, Olga Karatch</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2023 09:15:00 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani partecipa alla seguente campagna e la divulga.</p>



<p>(da GiuristiDemocratici)</p>



<p>E&#8217; stata da poco lanciata la Campagna internazionale<strong> #protection4olga</strong> per chiedere protezione e asilo per la direttrice dell’organizzazione “Our House” che da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, e per questo è perseguitata e rischia la pena capitale nel proprio paese di origine dove è stata definita “terrorista”. Il 18 agosto scorso la Lituania ha negato l’asilo politico definendo Olga Karatch “persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania”. Le è stato invece concesso un permesso di residenza nel paese della durata di un anno. Aderiamo convintamente alla Campagna internazionale perché sia data immediata protezione alla difensora dei diritti umani Olga Karatch. </p>



<p>In seguito al rifiuto dell&#8217;asilo politico da parte delle autorità lituane alla costruttrice di pace bielorussa e difensore dei diritti umani Olga Karatch (Volha Karach), è appena stata lanciata la campagna internazionale #protection4olga&nbsp;<em>per</em>&nbsp;chiedere protezione e asilo per la direttrice dell&#8217;organizzazione&nbsp;<a href="https://news.house/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8216;Our House</a>&nbsp;&#8216; .&nbsp;Da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all&#8217;obiezione di coscienza al servizio militare, ed è per questo perseguitata e rischia la pena capitale nel suo Paese d&#8217;origine, dove è stata etichettata dal regime come &#8220;terrorista&#8221;.</p>



<p>Il 18 agosto 2023, la Lituania le ha negato l&#8217;asilo politico, definendo Olga Karatch una &#8220;persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania&#8221;. Le è stato tuttavia concesso un soggiorno temporaneo nel paese per un anno, probabilmente a causa delle lettere internazionali di preoccupazione che alcuni politici e capi di fondazioni avevano scritto alle autorità e agli ambasciatori lituani in diversi Paesi. Ma questo status non le dà alcuna sicurezza riguardo al suo status: le autorità potrebbero in qualsiasi momento rinnegare questa decisione e decidere di deportarla.</p>



<p>Per questo motivo abbiamo avviato una campagna internazionale per la protezione immediata della difensore dei diritti umani e costruttrice della pace Olga Karatch.</p>



<p>La&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/sites/default/files/Documents/Issues/Defenders/Declaration/declaration.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani</a>&nbsp;adottata nel 1998 riconosce &#8220;il prezioso lavoro di individui, gruppi e associazioni nel contribuire all&#8217;effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli e degli individui&#8221;.</p>



<p>Olga Karatch, attraverso l’organizzazione da lei guidata, “Our House”, ha al suo attivo numerose attività di monitoraggio e difesa dei diritti umani in Bielorussia e dei cittadini bielorussi fuggiti in altri Paesi – come la Lituania – e per questo motivo anche la sua organizzazione è stata scelto dall&#8217;Ufficio&nbsp;<a href="https://www.ipb.org/the-international-peace-bureauipb-has-announced-its-intention-to-nominate-three-remarkable-organizations-with-a-focus-on-the-right-to-conscientious-objection-for-the-2024-nobel-peace-prize/?utm_source=rss&utm_medium=rss">internazionale per la pace per essere nominato per il Premio Nobel per la pace 2024</a>&nbsp;, insieme al Movimento russo degli obiettori di coscienza e al Movimento pacifista ucraino.</p>



<p>Gli Stati hanno l&#8217;obbligo di proteggere tutti i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i cittadini e, soprattutto per i difensori dei diritti umani che &#8220;frequentemente affrontano minacce e molestie e soffrono di insicurezza&#8221; &#8220;di adottare tutte le misure necessarie per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani, a sia a livello locale che nazionale, anche in tempi di conflitto armato e di costruzione della pace&#8221;, come affermato nella&nbsp;<a href="https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/468/66/PDF/N1146866.pdf?OpenElement&utm_source=rss&utm_medium=rss">risoluzione 66/164 dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite</a>&nbsp;.</p>



<p>Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per il fatto che &#8220;in alcuni casi, la legislazione sulla sicurezza nazionale e l&#8217;antiterrorismo e altre misure, come le leggi che regolano le organizzazioni della società civile, sono state utilizzate in modo improprio per prendere di mira i difensori dei diritti umani o hanno ostacolato il loro lavoro e messo in pericolo la loro sicurezza in un modo contrario al diritto internazionale”, come affermato nella&nbsp;<a href="https://documents-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/LTD/G13/120/26/PDF/G1312026.pdf?OpenElement&utm_source=rss&utm_medium=rss">Risoluzione 22/6 del 2013 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite</a>&nbsp;sulla protezione dei difensori dei diritti umani, che impegna tutti gli Stati a proteggere e non criminalizzare coloro che lavorano per difendere i diritti umani.</p>



<ul><li>Pertanto, facciamo appello alle più alte autorità lituane, al Presidente della Repubblica di Lituania, al Primo Ministro e al Ministro degli Affari Esteri affinché rispettino gli standard internazionali e forniscano protezione e asilo alla difensore dei diritti umani bielorussa Olga Karatch, che si è rifugiata in Lituania.</li><li>La Lituania è anche membro dell&#8217;Unione Europea.&nbsp;Facciamo quindi appello anche alle istituzioni europee, alle missioni dell’UE (ambasciate e consolati degli Stati membri dell’UE e delegazioni della Commissione europea) che, come affermato nelle&nbsp;<a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani</a>&nbsp;, dovrebbero sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani.</li><li>Chiediamo inoltre ai nostri governi nazionali di agire per garantire che la protezione dei difensori dei diritti umani sia garantita sempre e ovunque.</li><li>Chiediamo a tutta la società civile, dai singoli cittadini ai giornalisti e ai rappresentanti istituzionali di tutta Europa, di agire in difesa dei diritti umani e di coloro che li difendono.</li></ul>



<p>Un modello di lettera da inviare alle autorità lituane&nbsp;<a href="https://www.miritalia.org/2023/08/23/protezione-e-asilo-per-olga-karatch-campagna-internazionale-protection4olga/modello-lettera-_protection4olga/?utm_source=rss&utm_medium=rss">può essere trovato qui</a>&nbsp;.&nbsp;Siete più che benvenuti ad usarlo e a difendere e sostenere adeguatamente i difensori dei diritti umani Olga Karatch.</p>
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		<title>Quelle telefonate che ti &#8220;riattacano&#8221; alla vita</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 08:06:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello lanciato da Sbarre di zucchero Lettera aperta ai direttori penitenziari e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo Al Direttore della Direzione&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/tel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="300" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/tel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16942" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/tel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/tel-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/tel-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello lanciato da Sbarre di zucchero</p>



<p></p>



<p>Lettera aperta ai direttori penitenziari</p>



<p>e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo</p>



<p>Al Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento, dottor Gianfranco De Gesu</p>



<p>Quelle telefonate che ti “riattaccano alla vita”</p>



<p>In un Paese in perenne emergenza, le uniche emergenze che quasi nessuno vuole vedere sono quelle che riguardano il carcere. Eppure è appena finito l’anno dei record, 84 suicidi, mai così tanti, e questa è una emergenza vera perché la gente sta morendo in carcere.</p>



<p>Sostiene uno dei massimi esperti di suicidi, lo psichiatra Diego De Leo, che certo prevenire i suicidi è molto difficile, ma almeno si può cercare di creare una forma di protezione: “Aumentare le opportunità di comunicazione e le connessioni con il mondo ‘di fuori’ non solo renderebbe più tollerabile la vita all’interno dell’istituto di detenzione, ma sicuramente aiuterebbe nel prevenire almeno alcuni dei troppi suicidi che avvengono ancora nelle carceri italiane”.</p>



<p>Quelle telefonate che sono un’accelerata agli affetti delle persone in carcere.</p>



<p>Scrive un detenuto: “Poter telefonare ogni giorno a casa aveva aiutato la mia famiglia a ritrovarsi. Ora ritornare da una telefonata al giorno a una telefonata a settimana di dieci minuti significa riperdersi. Questo periodo lo ricorderemo con i miei cari per esserci persi di nuovo”.<br>Secondo l’articolo 15 dell’Ordinamento penitenziario il trattamento del condannato e dell&#8217;internato è svolto anche “agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia”. Ma quei contatti sono invece una miseria: 10 minuti di telefonata a settimana e 6 ore di colloquio al mese, che vuol dire che un genitore detenuto può dedicare al figlio al massimo tre giorni all’anno.</p>



<p>Il Covid ha portato ulteriore isolamento e sofferenza, e anche le prime rivolte, i morti, la paura. Ma per fortuna qualcuno ha capito che non era la criminalità organizzata a far esplodere le carceri, ma l’angoscia e la rabbia delle persone detenute, spaventate di essere lasciate sole e di non sapere nulla del destino dei loro cari. E si è trovata l’unica soluzione accettabile, dare un’accelerata agli affetti delle persone in carcere introducendo “il miracolo” delle videochiamate e la forza che ti viene dalle telefonate quotidiane. E così le persone si sono ritrovate a chiamare casa molto più spesso, in alcune carceri anche ogni giorno, e a rivedere le loro case e le famiglie lontane con le videochiamate.</p>



<p>Gentili direttori, non è motivo “di particolare rilevanza” l’aver chiuso il 2022 con 84 suicidi?</p>



<p>“Radio carcere” dice che le telefonate a breve potrebbero non essere più quotidiane o comunque molto frequenti, ma noi non ci crediamo. Non vogliamo credere che i direttori, che hanno la possibilità di concedere più telefonate per motivi “di particolare rilevanza”, rinuncino a un potere, che per una volta è davvero un “potere buono”, di far star meglio le persone detenute, e soprattutto le loro famiglie. Certo, per chi ha figli minori dovrebbe restare in ogni caso la telefonata quotidiana, prevista dalla legge, ma tutti quei figli maggiorenni che per anni hanno avuto a disposizione solo dieci miserabili minuti settimanali per parlare con un genitore detenuto, perché devono essere di nuovo penalizzati dopo aver faticosamente ricostruito delle relazioni famigliari decenti con la chiamata quotidiana (o comunque molto frequente)?<br>Gentili direttori, non fateci tornare al peggio del passato, usate il vostro “potere” per prevenire i suicidi con quello straordinario strumento che può essere sentire una voce famigliare nel momento della sofferenza e della voglia di farla finita. Oltre alle videochiamate sostitutive dei colloqui e in numero non inferiore, lasciate le telefonate in più, in nome dell’emergenza suicidi, e anche per dare continuità a quella che la Corte Costituzionale nell’ordinanza N.162/2010 definisce la “progressività che ispira il percorso rieducativo del detenuto e che è tutelata e garantita dall’art. 27 della Costituzione, attraverso la previsione della finalità rieducativa della pena”.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1019" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-1019x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16940" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-1019x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1019w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-768x772.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1019px) 100vw, 1019px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="666" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16941" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-768x1180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-999x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 999w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1041w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></a></figure>



<p>Ornella Favero<br>Ristretti Orizzonti<br>Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia<br>Sbarre di zucchero<br>Gustavo Imbellone<br>Associazione A Roma Insieme &#8211; Leda Colombini<br>Associazione Per I Diritti Umani<br>Associazione Recidiva Zero<br>Francesco Pulpito<br>Licia Rita Roselli<br>Micaela Tosato<br>Associazione Loscarcere<br>Grazia Grena<br>Franca Garreffa<br>Donatella Corleo<br>Massimiliano Menozzi<br>Avv. Carlotta Toschi<br>Marco Costantini<br>Claudio Leone<br>Maria Teresa Caccavale<br>Associazione Happy Bridge<br>Ivano Bianco<br>Stefano Petrella<br>Antonio Sauchella<br>Moreno Zoli<br>Carla Benfenati<br>Associazione Lacasadellalbero<br>Giampaolo Zampieri<br>Arrigo Cavallina<br>Associazione Il Carcere Possibile Onlus<br>Tonino Di Toro<br>Monica Oliviero<br>Associazione Areyoureading?<br>Associazione Un Filo Rosso<br>Associazione Station to Station<br>Stefania Ghezza<br>Stefania Putelli<br>Nicola Dettori<br>Avv. Franco Villa Osservatorio Carcere UCP<br>Franco Greco<br>Associazione Catena in Movimento Onlus<br>Cooperativa Catena in Movimento 2.0<br>Imam Monhsen<br>Mauro Bini<br>Mirko Zorzi<br>Giampaolo Manca<br>Associazione Insieme Per Ricominciare Odv<br>Eleonora Rodella<br>Antonella Guastini<br>Sonia Paolini<br>Michele Nardi<br>Giovanni Arcuri<br>Gioacchino Onorati<br>Luigi Fontana<br>Altea Vaccaro<br>Francesco Crema<br>Stefania Anarkikka Spanò<br>Anarkikka<br>Associazione Diritti D&#8217;autore<br>Riccardo Sindoca<br>Quintino Duma<br>Nadia Palombi<br>Gruppo Padre Pio volontari a Rebibbia Reclusione<br>Assunta Onorato<br>Angela Castellino<br>Luca Zambon<br>Federico Osman<br>Monica Bizaj<br>Maurizio Mazzi<br>CRVG del Veneto<br>Piera Marziali<br>Avv. Enrica Giordano<br>Carmela Cioffi<br>MariaPia Giuffrida<br>Anna Maria Repichini<br>Susanna Ronconi<br>Associazione Sapere Plurale Torino<br>Marco Mareschini<br>Cecilia Scolari<br>Ahmed Abdelrahman<br>Grazia Zuffa<br>Società della Ragione Onlus<br>Emanuela Amato<br>Cosp Coordinamento Sindacale Penitenziario Cosp Bari<br>Emanuela Belcuore Garante delle persone private della libertà personale Città di Caserta<br>Samuele Ciambriello Garante delle persone private della libertà personale Regione Campania<br>Carmelo Musumeci<br>Annarosa Lorenz<br>Dialdim Abdelrahman<br>Avv. Enrico Marignani<br>Cinzia Cerullo<br>Carla Cecchi<br>Angela Verde<br>Bianca Verde delegata di Sinistra Italiana alle politiche sociali e pari opportunità Napoli<br>Associazione Damm<br>Associazione Sgarruppato<br>Associazione Spartak San Gennaro<br>Ida Petricci<br>Marcella De Girolamo<br>Luisa Ravagnani Garante delle persone private della libertà personale Città di Brescia<br>Padre Vittorio Trani Cappellano Carcere di Regina Coeli Roma<br>Associazione&nbsp;<a href="http://vo.re.co/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vo.Re.Co</a>&nbsp;Roma<br>Don David Maria Riboldi Cappellano Casa Circondariale di Busto Arsizio<br>La Valle di Ezechiele Cooperativa sociale<br>Fabrizio Maiello<br>Marie Verducci</p>



<p>Per sottoscrivere come singole persone o associazioni inviare adesione via mail a&nbsp;<a href="mailto:sbarredizucchero@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sbarredizucchero@gmail.com</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/15.0/1f534/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="&#x1f534;"/></figure>



<p>La lettera verrà inviata via PEC a tutte le direzioni degli Istituti Penitenziari italiani<br>Al Presidente della Repubblica italiana Mattarella<br>Al Ministro della Giustizia Nordio</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Nigeria: fuori l’inglese dalle elementari e dentro le lingue locali</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 14:36:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da nigrizia.it) Il Ministro dell’educazione nigeriano ha annunciato un piano per sostituire l’inglese con le lingue locali nelle scuole primarie. La sfida di dover includere più di 600 lingue Il ministro dell’educazione della Nigeria&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da nigrizia.it)</p>



<p></p>



<p>Il Ministro dell’educazione nigeriano ha annunciato un piano per sostituire l’inglese con le lingue locali nelle scuole primarie. La sfida di dover includere più di 600 lingue </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.nigrizia.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/12/galleria-foto_3x2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Il ministro dell’educazione della Nigeria Adamu Adamu&nbsp;ha annunciato ieri una nuova politica scolastica che prevede la sostituzione dell’inglese con&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/12/1/nigeria-junior-schools-to-teach-in-mother-tongues-not-english?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la lingua locale&nbsp;</a>nelle scuole primarie, per i primi 6 anni di insegnamento.&nbsp;</p>



<p>Secondo il piano denominato “National Language Policy” (Politica di lingua nazionale) l’inglese – l’unica lingua ufficiale del paese –&nbsp; sarà introdotto solo a partire dai gradi successivi di istruzione.&nbsp;</p>



<p>La decisione è stata motivata dal ministro stesso come una misura per facilitare l’apprendimento.&nbsp;«I bambini imparano meglio nella loro lingua locale»&nbsp;ha dichiarato Adamu.&nbsp;L’altra motivazione principale consiste nel preservare la ricchezza e varietà linguistica del paese.&nbsp;</p>



<p>Il piano è in vigore già da oggi, ma per vederlo messo in pratica bisognerà attendere la formazione degli insegnanti, e soprattutto, la preparazione del materiale didattico in lingue diverse dall’inglese.&nbsp;</p>



<p>Scontata quanto centrale è la prima domanda a riguardo: quante lingue verranno prese in considerazione?&nbsp;</p>



<p>In Nigeria, ce ne sono tre di dominanti: lo hausa, lo yoruba e l’igbo che, secondo stime non ufficiali, sono utilizzate da circa il 60% della popolazione.&nbsp;&nbsp;Ma queste tre rientrano in altrettanti macro-gruppi linguistici presenti nel paese, in cui si contano più di 600 lingue.&nbsp;</p>



<p>Non è noto, quante di esse verranno incluse nell’insegnamento pubblico.&nbsp;Per ora, il Ministro ha solo affermato che le scuole adotteranno la lingua prevalente nella comunità in cui si trovano.</p>



<p>Per dare un’idea della frammentazione linguistica del paese, è interessante guardare ai numeri, per quanto non ufficiali e approssimativi possono essere.&nbsp;</p>



<p>Secondo le stime più accreditate, la seconda lingua più diffusa nel paese (la prima rimane l’inglese) non è neanche una delle tre principali. Ma è l’inglese&nbsp;<em>pidgin</em>.&nbsp;</p>



<p>Quest’ultimo è il frutto del miscuglio tra inglese e lingue locali ed è parlata da circa 75 milioni di persone, perlomeno da quanto riportato dalla<a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-38000387?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;BBC</a>&nbsp;nel 2016; numero da rivedere al rialzo data la crescita della popolazione nigeriana negli ultimi anni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli amanti dell’<em>afrobeats</em>&nbsp;(il pop nigeriano sdoganato a livello mondiale) lo avranno già sentito, dato che i testi delle canzoni sono perlopiù in pidgin.&nbsp;</p>



<p>L’Hausa sarebbe invece utilizzato da circa 50 milioni di persone, lo Yoruba e l’Igbo da più di 20 milioni.&nbsp;</p>



<p>Tornando al disegno di legge: la sua tempistica e la stessa fattibilità non sono affatto scontate, soprattutto vista la crisi&nbsp;<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-quanto-manca-al-collasso?utm_source=rss&utm_medium=rss">economica</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-insicurezza-situazione-fuori-controllo?utm_source=rss&utm_medium=rss">securitaria</a>&nbsp;che agita il paese da qualche anno. Senza dimenticare le elezioni&nbsp;<a href="https://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-elezioni-a-febbraio-aumenta-la-violenza-politica?utm_source=rss&utm_medium=rss">presidenziali</a>&nbsp;del febbraio 2023, che potrebbe portare al governo una maggioranza ostile a questa riforma.&nbsp;</p>



<p>Di certo c’è che si entra in un argomento classico di dibattito, che risale ai tempi in cui il colonialismo britannico impose l’inglese come lingua franca per la Nigeria, accorpando gruppi etnici e linguistici estremamente differenti l’uno dall’altro.&nbsp;</p>



<p>Insegnare in una lingua locale potrebbe riparare a quel torto di omologazione culturale? O rischierebbe di minare ulteriormente la coesione sociale del paese più popoloso d’Africa?&nbsp;(RV)</p>
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		<title>Il Ministro della Salute blocchi la non-riforma sanitaria della Lombardia Moratti-Fontana</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:17:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &#160;regionale “Modifiche&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16068" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &nbsp;regionale “Modifiche al Titolo I e al Titolo VI della legge regionale 30 dicembre 2009 n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità)”, come formalmente statuito dal protocollo d’intesa tra l’allora Ministro della Salute e l’allora Presidente della Regione Lombardia e di esprimersi in merito a come la Regione Lombardia ha effettivamente recepito le richieste di modifiche con la L.R. 22/21 approvata a maggioranza dal Consiglio regionale e promulgata lo scorso 14 dicembre 2021.&nbsp;</p>



<p>Il Coordinamento Lombardo per il diritto alla salute – Campagna Dico 32 ha inviato lo scorso 27 dicembre una lettera aperta al Ministro della Salute affinché, nell’ambito dei poteri previsti dall’art. 127 della Costituzione Repubblicana, sollevi la questione di legittimità della legge regionale 22/2021.</p>



<p>La richiesta si fonda principalmente sulla distanza tra quanto richiesto dallo stesso Ministro tramite Agenas (lettera del 16.12.2020) e quanto contenuto nella legge : la confusa frammentazione di competenze tra ATS e ASST permane e viene resa ancora più evidente nel campo della programmazione; la funzione dei distretti non corrisponde a quanto richiesto; permangono ancora indefinite le effettive modalità di controllo degli erogatori privati accreditati.</p>



<p>Ma i motivi sono ancora più profondi perché la legge regionale 22/2021 conferma il contrasto tra le normative che si sono succedute in Lombardia dal 1997 ed i principi stabiliti dalla legge 833/1978 di riforma sanitaria nazionale. Contrasto portato alla luce dall’alto tasso di decessi dovuti al Covid-19 come pure della crisi sistemica della medicina territoriale e i limiti evidenti dell’ approccio ospedalocentrico e sbilanciato a favore delle strutture private.</p>



<p>Il modello lombardo di sanità, padre degli errori commessi, con il progressivo smantellamento della sanità pubblica, preventiva e territoriale (caratteristiche fondamentali di un servizio sanitario, ma non remunerative e non utili ad un “sistema” tendente alla competizione e privatizzazione) , è stato consentito tra le altre cose dalla regionalizzazione della sanità e la creazione di fatto di 21 servizi sanitari differenti, causa principale delle difficoltà di coordinamento che hanno ostacolato la tempestiva gestione dell’emergenza.</p>



<p>La legge 22/2021 introduce formalmente – prioritariamente per poter disporre dei finanziamenti – alcune indicazioni del PNRR (case di comunità, ospedali di comunità, medicina di prossimità) ma li stravolge in sede di attuazione aprendo anche questi ambiti al privato considerato “equivalente” al pubblico. Tende inoltre ad accentuare ulteriormente differenze di accesso ed erogazione dei servizi che diventano discriminanti per chi non dispone &nbsp;di forme di sanità integrativa (mutue, assicurazioni, welfare aziendale) che comunque non garantiscono gli stessi livelli di tutela per tutte le persone.</p>



<p>I cittadini sono trattati come clienti e non come persone portatrici di diritti (art. 32 della Costituzione).</p>



<p>La sanità lombarda necessita da anni di una revisione profonda. Ora è il momento di porla in atto, come hanno richiesto in modo articolato le realtà sociali che aderiscono al Coordinamento : deve prevedere un forte governo pubblico della sanità, basato su una chiara programmazione; la medicina territoriale deve essere organizzata in bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia anche attraverso la partecipazione della cittadinanza; le Case e gli Ospedali di Comunità devono essere esclusivamente pubblici affinché ci si focalizzi sui risultati reali di salute e non su utili economici; le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento deve essere un obiettivo primario rientrando nei tempi previsti dai LEA, anche attraverso l’assunzione straordinaria di personale presso le strutture pubbliche; la libera professione all’interno delle strutture pubbliche deve essere eliminata; le RSA devono essere parte integrante del servizio sanitario nazionale; la richiesta di autonomia differenziata deve essere ritirata.</p>



<p>Se il ministero non solleverà rilievi all&#8217;impostazione della legge regionale lombarda 22/2021, confermandola, tali derive privatistiche potrebbero facilmente essere prese a modello da altre realtà regionali allontanando sempre di più il servizio sanitario da quanto previsto dalla riforma del 1978 e mettendo fortemente in discussione il diritto alla salute e la sua universalità e gratuità nel momento dell’erogazione, basata sulla fiscalità generale progressiva.</p>



<p>Per questi motivi chiediamo che il ministero ed il governo intervengano per bloccare la legge regionale lombarda 22/2021.</p>



<p>Coordinamento lombardo per il diritto alla salute &#8211; Campagna Dico 32!</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione:  <a href="https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>



<p></p>
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		<title>Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 07:38:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale» (Da ilcorrieredellacalabria.it) «Io posso dire che è la peggiore riforma che&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2 id="template--Grrz4jT#0-1-0-3"><em>Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale»</em></h2>



<p>(Da ilcorrieredellacalabria.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/themes/yootheme/cache/imponimento-e1612376459950-711e2903.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»"/></figure>







<p><strong>«Io posso dire che è la peggiore riforma che io abbia mai letto. Io sono in magistratura dal 1986. Una riforma peggiore di questa non l’ho mai letta».</strong><br>Un sigillo pesantissimo quello che il procuratore di Catanzaro,&nbsp;<strong>Nicola Gratteri</strong>, pone sulla riforma della Giustizia voluta dal ministro Cartabia. Ospite nella trasmissione “In onda”, su La7, con Concita De Gregorio e David Parenzo, il magistrato indica tutti quei reati che verranno penalizzati dalla “tagliola” proposta dalla riforma secondo la quale – al netto delle recenti modifiche – se un processo dura più di due anni in Appello (tre per i reati più gravi) e uno in&nbsp;Cassazione&nbsp;(o 18 mesi) non si può più perseguire.<br><strong>«Ci siamo dimenticati di tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione. Cosa facciamo per questi reati?</strong>&nbsp;– ha detto Gratteri –. Andranno in coda, non si celebreranno. Tutti i reati che riguardano le bancarotte, dove vengono giudicati imprenditori spregiudicati che organizzano bancarotte per frodare, pensando di riciclare. Avete pensato alle parti offese?»</p>



<h2>Tutti i reati che rischiano l’improcedibilità. E alle parti offese chi ci pensa?</h2>



<p>Gratteri elenca una lunga serie di gravi fatti di cronaca: la recente tragedia della funivia, il crollo del ponte di Genova. «Io dico che questi processi non si farà in tempo a celebrarli, in due anni in appello. Si accettano scommesse su questo punto. Anche perché attualmente tutti i procuratori generali d’Italia stanno dicendo “in due anni non siamo in grado, in due anni il 50% dei processi diventerà improcedibile”». Il procuratore, da uomo pratico porta un esempio per rendere l’idea di quello che sarà l’istituto dell’improcedibilità: «perché mi capiscano anche i non addetti ai lavori»: «Lei è in autostrada e le danno un tempo di un’ora e mezza per fare Napoli-Roma. Se c’è un incidente, si blocca la strada, lei non può arrivare in un’ora e mezza a Roma e non ci arriverà più».<br>I problemi sono a monte: «I magistrati sono di meno, da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura». Noi nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire quelli che vanno in pensione».<br>Non è una riforma che va a intaccare o a pesare sul lavoro dei magistrati quanto sul buon andamento della Giustizia.<br>«Con questa riforma i magistrati in Appello e in Cassazione lavoreranno di meno – spiega Gratteri –. Perché io prendo un prestampato e basta che io lo compili: metto la data dell’iscrizione del reato, il numero del procedimento, specifico che sono passati due anni e che il procedimento è improcedibile. I magistrati, sul piano teorico, ci guadagnano. Noi parliamo da cittadini, da fruitori di Giustizia».</p>



<h2>Geografia giudiziaria</h2>



<p>E rispetto a tutti coloro che gioiscono perché con la Cartabia si affossa la riforma Bonafede, Gratteri preferisce ritornare ancora più indietro, alla prescrizione: «È il male minore», afferma. Il problema è che nessuno voglia «affrontare i rimedi a far durare meno i processi. Anziché parlare di ghigliottina a due anni e poi un anno in Cassazione, perché non ci fermiamo a dire cosa potremmo fare per far durare meno i processi?»<br>Le possibili soluzioni il procuratore di Catanzaro li aveva già elencati nel corso della sua audizione in commissione Giustizia lo scorso 20 luglio.<br>A partire dalla geografia giudiziaria: in Sicilia ci sono 4 corti d’Appello, per 5 milioni di abitanti. In Lombardia ci sono 2 Corti d’Appello. In Abbruzzo ci sono Tribunali ogni 20 chilometri. «C’è qualcosa che non quadra, no? Bisogna andare a regime. Si è visto che funzionano bene i Tribunali di medie dimensioni, quelli troppo piccoli non funzionano perché non si riesce neanche a formare il collegio».</p>



<h2>Basta magistrati nei Ministeri</h2>



<p>Altro problema sono anche, in situazione di gravi carenze di organico, quei magistrati che &nbsp;fuori ruolo, magistrati che hanno vinto il concorso per fare i pm o per scrivere sentenze e sono, invece, nei Ministeri a fare i tecnici.&nbsp;«Che c’entra un magistrato al ministero del Lavoro? Chiamate un professore associato che vi costa di meno».</p>



<h2>Depenalizzazione dei reati</h2>



<p>Altra soluzione portata avanti da Gratteri è quella della depenalizzazione. «Una guida in stato di ebbrezza deve essere risolta in via amministrativa. Il fascicolo non deve arrivare in Procura, deve andare in Prefettura che invia amministrativa fa multa, sequestro, ritiro patente. Tutte le sanzioni che richiedono un’ammenda devono uscire dal penale.&nbsp;</p>



<h2>«La Cartabia forse non è mai stata in un’aula di tribunale»</h2>



<p>«Io sono in magistratura dall’86, una cosa così devastante, così dannosa per la giustizia non la ricordo». Parenzo prova a fare un paragone con le riforme dei governi Berlusconi. E Gratteri risponde: «Berlusconi avrà ritoccato qualcosa a suo favore, ma qui stiamo parlando di toccare tutto il sistema». «Il processo breve è un regalo per tutti, alla mafia e non solo». A Gratteri viene ricordata una sua dichiarazione di dieci anni fa.&nbsp; «Non ci sono differenze tra questa riforma e quella prospettata dieci anni fa (il ministro della Giustizia era Angelino Alfano, ndr). Perché sia utile la trasmissione dovremmo parlare delle alternative a questo sfascio», dice Gratteri ai conduttori. Parenzo obietta che si tratta di una critica al governo di un premier che tutta Europa ci invidia. E il procuratore di Catanzaro tiene il punto: «Draghi è un esperto di Finanza, non di Sicurezza né di Giustizia, infatti alla Sicurezza ha messo Gabrielli e alla Giustizia ha messo, o gli è stata suggerita, la Cartabia».&nbsp;<strong>Cartabia, per il magistrato, «forse non è mai stata in un’aula di tribunale, forse non ha mai parlato con magistrati in prima linea.</strong>&nbsp;Da lei mi aspettavo un alleggerimento del sistema carcerario. All’inizio si parlava solo di riforma del civile». Per Gratteri l’unanimismo nei confronti della riforma è dovuto «a una serie di concause: intanto in questo momento la magistratura è molto debole». E non c’entra solo lo scandalo Palamara: «Ci sono stati anche altri problemi: Palamara faceva parte di un collegio, non era da solo. Se è stato fatto qualcosa di illecito non lo ha fatto da solo, vorrei sapere perché ha pagato solo Palamara».&nbsp;</p>



<h2>Il potere non ama essere controllato</h2>



<p>E poi c’è anche un’altra questione:&nbsp;<strong>«Da trent’anni la politica si vede portata in udienza, il potere non ama essere controllato»</strong>. Ma non c’è «una giustizia a orologeria – risponde a un’osservazione di De Gregorio –. Proponete di aggiungere alla riforma che due mesi prima delle elezioni non si possano fare né avvisi di garanzia né ordinanze di custodia cautelare nei confronti di candidati, così siamo tutti tranquilli e non si parla più di giustizia a orologeria», aggiunge ridendo. «Il potere non ama essere controllato», ribadisce Gratteri il quale continua, sulle intersezioni tra politica e magistratura: «Non facciamo tutta un’insalata, se ci sono magistrati corrotti è giusto che paghino. I poteri si intrecciano se qualcuno fa scambi.&nbsp;<strong>Sul mio telefonino chiamano parlamentari dall’estrema destra all’estrema sinistra, sono il consulente gratuito di tutti. E poi fanno il contrario di quello che suggerisco, è accaduto anche in queste ore.</strong>&nbsp;Questo non vuol dire che io chieda cose; l’importante è che non si chieda mai per sé, ma per l’ufficio, per il lavoro».</p>



<h2>«Con questa riforma neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato»</h2>



<p>Un passaggio off topic, sulla campagna vaccinale: “Sarei per l’obbligo di vaccinazione per chi fa lavori nei quali incontra il pubblico. Pensate agli insegnanti. Pensate ai magistrati: io incontro centinaia di persone al giorno, pensate se non fossi vaccinato”. Poi si riparla del cuore del problema, una riforma che “non serve a risolvere il problema della giustizia, butta al macero il 50% dei processi in Appello: la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado”.<br>Concita De Gregorio torna sull’elenco dei reati molto gravi per i quali non scatterà la prescrizione e si chiede se questa equazione non generi una sovrapposizione tra il processo e la pena stessa. Gratteri prende spunto dalla domanda per tornare su quelle che, a suo dire, sono storture della riforma. “Non sono d’accordo sull’elenco (dei reati per i quali non scatterà la prescrizione, ndr) fatto, nemmeno sulla variante alla riforma. Immagini l’evoluzione di un processo per un operaio che cade e muore: immagini i figli, la parte civile, cosa fanno in Appello se si arriverà alla prescrizione? Se il datore di lavoro non viene condannato chi li risarcisce?”. Questa nuova impalcatura legislativa, per il magistrato è un “invito a nozze per fare tutti ricorso in Appello e Cassazione. In Italia ci sono ricorsi per Cassazione 14 volte in più che in Francia, che è grande una volta e mezza l’Italia. Neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato – aggiunge Gratteri nel successivo segmento della trasmissione, nel quale era presente Ilaria Cucchi –. E’ durato 12 anni, sette dei quali a vuoto. Pensate quando ci saranno i processi sul crollo del ponte di Genova o sul crollo della funivia”.</p>
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		<title>Il CPR di Milano è un inferno</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 08:57:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(Da #NOCPR)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="858" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-1024x858.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14893" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-1024x858.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-300x251.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-768x644.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-1536x1288.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1880w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E&#8217; passata appena poco più di una settimana da quando abbiamo aperto la nostra rubrica social &#8220;Voci dal CPR&#8221; ed abbiamo raccolto già una valanga di episodi e fatto molte segnalazioni e denunce delle violazioni, le gravi carenze, i soprusi e i tentativi di suicidio (già almeno tre) che si sono registrati in questi giorni.<br>Ieri sera, la ripresa dei rimpatri dopo circa due settimane di blocco per isolamento (con imprigionati anche otto minori che lì proprio non potevano essere trattenuti) ha provocato un tentativo di suicidio e una grave protesta, sedata da un ingente numero di agenti di forze dell&#8217;ordine entrati nel centro in tenuta antisommossa.<br>La protesta pare abbia causato gravi danni alla struttura, che da indiscrezioni sarebbe ora in gran parte inagibile.<br>Lo scenario insomma è molto peggiore di quanto potessimo temere: un bando con costi al ribasso della Prefettura, ed una gestione spregiudicata che non garantisce neppure le dotazioni minime di cui all&#8217;appalto, con l&#8217;aggiunta dei frutti del trattato Italia -Tunisia che ha dato luogo ad una girandola di rimpatri a raffica (più di 200 dall&#8217;apertura di via Corelli) han dato luogo ad un centro che non è minimamente in grado di assolvere neppure il compito infame al quale sarebbe deputato.<br>Siamo sempre più convinti che il centro di via Corelli VADA CHIUSO IMMEDIATAMENTE, costituendo una vergogna per la città e per la regione intera: anche quando funzionante, figurarsi quando si tramuta in una trappola per corpi, vite e diritti violati.<br>Teniamo particolarmente alla condivisione delle notizie che riusciamo a veicolare all&#8217;esterno, considerato che chi è recluso si è visto sequestrarsi i telefonini all&#8217;ingresso e non ha in dotazione neppure i telefoni che per legge dovrebbero avere a disposizione: vi invitiamo alla lettura dei link qui sotto e alla loro condivisione, per poter essere voi, con noi, la loro voce.<br>Sono giorni in continua evoluzione, continueremo con i nostri aggiornamenti e vi invitiamo, per ricevere notizie tempestive, a seguire i nostri social.</p>



<p>È ormai confermato. Nel CPR di Milano si trovano anche alcuni minori, almeno due, da più di due settimane. Ovviamente tunisini.</p>



<p>Presi nel mucchio, trasportati appena scesi dalla nave quarantena insieme agli altri e rinchiusi in via Corelli, hanno segnalato la loro minore età ma non sono stati creduti.</p>



<p>Con&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/NagaOnlus/?__tn__=kK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Naga &#8211; Milano</a>&nbsp;abbiamo segnalato la cosa ai garanti nazionale e comunale dei diritti delle persone private della libertà individuale e al garante per l&#8217;infanzia e gli accertamenti han confermato che hanno effettivamente meno di diciotto anni.</p>



<p>Per la legge i minori sono inespellibili quindi non vi é motivo che siano in un CPR e il loro trattenimento è assolutamente illegittimo.</p>



<p>Come segnalato nella lettera ai garanti, han trascorso oltre due settimane esposti al contagio Covid (c&#8217;erano almeno due positivi nel centro), tra le immondizie che riempiono i corridoi perché la gestione evidentemente intende risparmiare sulla ditta di pulizie, e senza poter avere contatti con l&#8217;esterno e quindi nominare un avvocato di fiducia, perché il loro cellulare é stato sequestrato e i telefoni fissi previsti per legge non ci sono.</p>



<p>In questo periodo di isolamento totale della struttura, neppure gli avvocati han potuto avere accesso, come segnalato in altra denuncia che stiamo seguendo e di cui vi diremo.</p>



<p>Ci auguriamo che questi due ragazzi vengano liberati al più presto e che di loro chi di dovere si prenda adeguata cura.</p>



<p>Milano e la Lombardia tutta possono tollerare una struttura che pratica la detenzione amministrativa con modalità di deportazione etnica veloce &#8211; &#8220;a porte girevoli&#8221;, come dice la Lamorgese &#8211; e gestita al ribasso dei costi e dei diritti umani?</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/847022339202607/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">UN TENTATIVO DI SUICIDIO &#8211; NE&#8217; PSICOLOGI NE&#8217; MEDIATORI &#8211; ANCORA SENZA TELEFONI</a></p>



<p><a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/848473605724147/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ALTRI 6 MINORI &#8211; CIBO SCADUTO, MANCANO COPERTE E MATERASSI &#8211; SEMPRE MENO TELEFONATE &#8211; SEMPRE PIU&#8217; SPORCIZIA</a></p>



<p></p>
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		<title>Aborto. Relazione al Parlamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:15:16 +0000</pubDate>
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<p><strong>ASS.COSCIONI E AMICA: “Situazione peggiorata: garantire contraccezione, day hospital e i servizi previsti dalla legge 194”</strong></p>



<p>Il Ministero della Salute ha depositato lo scorso 9 giugno, la Relazione 2019 sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, che riporta i dati 2018.</p>



<p>Lo scorso gennaio la senatrice Emma Bonino, con una interrogazione al Ministro della salute Speranza, aveva anche evidenziato che l’ultima Relazione presentata al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 faceva riferimento ai dati relativi al 2017.</p>



<p><em>“Cambiano i Ministri e le maggioranze ma in materia di applicazione della legge 194 resta tutto immutato, anzi lo spiacevole ’caso Umbria’ di questi giorni testimonia una situazione addirittura peggiorata &#8211;&nbsp;</em>dichiarano&nbsp;<strong>Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,</strong>&nbsp;<strong>Mirella Parachini, ginecologa e Vice Segretario ass. Luca Coscioni e Anna Pompili (ginecologa di AMICA, Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)</strong>&nbsp;&#8211;<em>&nbsp;I mesi di ritardo portano a commentare dati ed evidenze risalenti a un anno e mezzo fa.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“La relazione del Ministro attribuisce, almeno in parte, il calo delle IVG alla maggiore diffusione dell’uso dei contraccettivi di emergenza tra le donne maggiorenni, per le quali è stato eliminato l’obbligo di prescrizione medica; ci sembra dunque necessario facilitarne l’accesso anche per le minorenni, ad esempio dispensando tali contraccettivi gratuitamente nei consultori. L’aborto farmacologico costituisce il 20,8% del totale delle IVG; questa bassa percentuale evidenzia una limitazione della possibilità di accesso alla IVG medica, ancora fortemente limitata dall’obbligo di ricovero in regime ordinario previsto dalle linee di indirizzo ministeriali del 2010. E’ necessario rivedere tali linee di indirizzo, estendendo la applicabilità della procedura farmacologica da 7 a 9 settimane e garantendo l’appropriatezza delle procedure, con&nbsp; il regime di ricovero in day hospital e il regime ambulatoriale”.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“Facilitare l’accesso alla IVG farmacologica &#8211;&nbsp;</em>concludono&nbsp;<em>&#8211; minimizzerebbe</em>&nbsp;<em>l’impatto dell’obiezione di coscienza, che limita pesantemente, con il 69% di ginecologi obiettori, i diritti delle donne.Nel complesso in questa relazione emerge che se le regioni hanno un potere in ambito di sanità e nel caso specifico per l’applicazione della 194, di fatto prevalgono azioni che rendono il percorso per l’IVG molto difficoltoso.</em>&nbsp;<em>Chiediamo al Ministro della salute Speranza di esercitare i poteri del suo mandato per garantire la piena applicazione della legge 194, anche con verifiche nei confronti delle regioni. Crediamo che, oltre al Consiglio Superiore di Sanità, egli debba consultare anche gli operatori e le società scientifiche, che ben conoscono le criticità da superare in questo settore per garantire alle donne un diritto costantemente in pericolo”</em></p>



<p><strong>APPROFONDIMENTO IN PILLOLE&nbsp;</strong></p>



<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>La riduzione del numero di IVG,</strong>&nbsp;che per il quinto anno consecutivo sono risultate inferiori alle 100.000 (76.328 nel 2018). Questa rilevazione impone almeno due puntualizzazioni:</p>



<p>a. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si attribuisce un ruolo fondamentale nella riduzione degli aborti alla maggiore diffusione del ricorso alla&nbsp;<strong>contraccezione di emergenza</strong>, verificatasi dopo l’abolizione dell’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, con un’impennata delle vendite delle pillole a base di ulipristal acetato (pillola dei 5 giorni dopo) e di levonorgestrel (pillola del giorno dopo).&nbsp;Sarebbe logico trarre da questa osservazione l’impegno a facilitare l’accesso a tale contraccezione anche alle minorenni, magari attraverso la dispensazione gratuita nei consultori.</p>



<p>b. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si tocca il tema della&nbsp;<strong>abortività al di fuori della legge</strong>, la cosiddetta “abortività clandestina”. La relazione riferisce una sostanziale stabilità del fenomeno, che si attesterebbe attorno ai 10.000-13.000 aborti clandestini. Purtroppo, la stabilità del dato, a fronte di una costante diminuzione degli aborti legali, indica invece un maggior ricorso percentuale a procedure illegali. Vi è peraltro il sospetto che il fenomeno sia fortemente sottostimato, per la maggiore difficoltà ad individuare gli aborti clandestini precoci eseguiti con farmaci ormai facilmente reperibili e che non danno complicazioni importanti. Dovremmo dunque guardare a questa “stabilità” del fenomeno (o più correttamente del numero) degli aborti clandestini come indice dell’esistenza, ancora, di ostacoli importanti all’accesso all’interruzione di gravidanza, soprattutto in alcune aree del paese</p>



<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>Le IVG farmacologiche:&nbsp;</strong>nel 2018 sono state il 20,8% del totale, con un lieve incremento rispetto al 17,8% del 2017, un dato bassissimo se confrontato con le percentuali dei paesi scandinavi, prossime al 100%, ma anche quelle della Francia, della Svizzera, del Regno Unito o del Portogallo, che si aggirano tra il 70 e l’80%.&nbsp;</p>



<p>Questa bassa percentuale rispecchia la difficoltà di accesso alla metodica, legata all’adozione del regime di ricovero ordinario raccomandato da linee di indirizzo ministeriali antiscientifiche e anacronistiche già nel 2010, quando furono emanate. L’alta percentuale di donne che ricorrono alla dimissione volontaria dove vige il regime di ricovero ordinario, la bassissima percentuale di complicazioni nelle regioni che hanno adottato il regime di Day Hospital, nonché l’esperienza più che trentennale dei paesi che adottano il regime ambulatoriale, evidenziano l’inappropriatezza di linee di indirizzo che devono essere cambiate. Alla luce dell’ingiustificato ritorno indietro della Regione Umbria, apprezziamo quindi la richiesta di un nuovo parere posta dal Ministro al CSS. Non vi è dubbio che la deospedalizzazione della procedura, oltre a ridurre costi ingiustificati, permetterebbe di minimizzare le enormi differenze regionali che la relazione registra rispetto all’accesso alla procedura farmacologica.</p>



<p>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;L’obiezione di coscienza</strong>: si evidenziano percentuali elevate per tutte le categorie, in particolare tra i ginecologi (69% rispetto al 68,4% del 2017).&nbsp;Sottolineiamo come il parametro del numero di procedure effettuate non rispecchi affatto il reale carico di lavoro per i ginecologi non obiettori, che sono impegnati anche nelle procedure che precedono l’intervento, dalla valutazione di ogni singolo caso, clinica e strumentale, al counselling contraccettivo, che dovrebbe essere fatto sempre prima dell’IVG. Riteniamo importante che il Ministro sottolinei il ruolo delle Regioni che “<em>devono assicurare che l’organizzazione dei servizi e le figure professionali garantiscano alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della Legge, garantendo il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e assicurando l’accesso ai servizi IVG, minimizzando l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”.&nbsp;</em>Il Ministro della salute Roberto Speranza scrive nel testo della relazione che ”q<em>uesto approfondimento ha consentito di mettere a fuoco ancora una volta la disomogeneità territoriale nell’impatto della disponibilità di non obiettori rispetto alla richiesta di IVG. Un’ulteriore conferma del fatto che, in generale, non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le Strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della Legge 194/78. Facendo in tal modo emergere una responsabilità delle Regioni sulla tipologie di strutture dove si esegue l’IVG e ponendo in secondo piano invece il numero di medici obiettori”.&nbsp;</em>Osservazioni importanti,ma che rimangono lettera morta per via della mancanza di volontà politica a rendere l’accesso all’ IVG tradizionale o farmacologica, conforme a legge.</p>



<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;I consultori:</strong>&nbsp;nella Relazione si legge che “<em>è indispensabile rafforzare e potenziare i consultori familiari (…) per evitare future gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG”.&nbsp;</em></p>



<p>Ma non possiamo non notare che, nonostante la legge istitutiva dei consultori, la 405 del 1975, la prevedesse esplicitamente, di fatto in Italia la contraccezione non è gratuita<em>.&nbsp;</em>I consultori sono pochi, con equipes spesso incomplete, e nella relazione non vengono sottolineati due dati importanti per il percorso IVG. Il primo riguarda la sempre maggiore presenza di consultori privati convenzionati, spesso di ispirazione confessionale, esonerati in alcune regioni dalle prestazioni che riguardano l’IVG. Il secondo riguarda l’obiezione di coscienza nei consultori, poiché per il secondo anno consecutivo si è deciso di non rilevare questo dato, che invece potrebbe avere un peso importante nell’accesso all’IVG, soprattutto in alcune realtà territoriali. Ci aspettiamo che rispetto a queste criticità, legate anche alla aziendalizzazione e alla dipartimentalizzazione dei consultori, come rilevato dal richiamato studio dell’ISS, il Ministro voglia mettere in pratica adeguate misure correttive.</p>



<p>5.        <strong>La formazione</strong>: il ricorso al raschiamento in oltre il 10% dei casi, con punte particolarmente alte in alcune regioni, nonché il ricorso all’anestesia generale in oltre il 90% dei casi rendono evidenti carenze formative a livello di scuole di specializzazione e di aggiornamento del personale sanitario ospedaliero e consultoriale, alle quali le regioni non hanno finora dato risposta.</p>
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		<title>Agromafie e agroreati: approvato il disegno legge sui reati agroalimentari</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 08:23:41 +0000</pubDate>
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<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>Il 19 aprile 2020 il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta unanime del ministro della Giustizia Bonafede e del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Bellanova, il disegno di legge denominato “<em>Nuove norme in materia di reati agroalimentari</em>”, composto da 14 articoli, che interviene sul Codice penale e sulle leggi complementari in materia.</p>



<p>Come spiega la DNA, la Direzione Nazionale Antimafia, in una sua Relazione, “il legame delle mafie con l’agricoltura ha radici antiche, di natura storico-culturale, legato alla nascita stessa del fenomeno mafioso, per larga parte originatosi proprio nelle campagne. Per questo motivo da sempre tra le altre cause di ritardato sviluppo, l&#8217;agricoltura meridionale sconta anche quello delle infiltrazioni di stampo mafioso. Tale fenomeno oggi interessa l&#8217;intero territorio nazionale, attesa la capacità delle mafie (Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta) operanti ormai in forma di impresa, di espandersi verso il Nord Italia seguendo le direttrici logistiche del trasporto e del commercio dei prodotti agricoli”.</p>



<p>Il Disegno Legge di riforma della disciplina dei reati agroalimentari recepisce quanto elaborato dalla Commissione ministeriale nominata con d.m. 20 aprile 2015 e composta dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e presieduta dall’ex magistrato Giancarlo Caselli.</p>



<p>Nella relazione alla presentazione del Disegno Legge viene sottolineato come “prospettiva ultima della proposta di riforma, come ha evidenziato Caselli, è quella di arrivare a un’etichetta narrante comprensibile e trasparente, che faccia capire ai consumatori cosa c’è davvero dentro quello che ci viene venduto come cibo o come bevanda […] è la creazione di un diritto penale della vita quotidiana capace di accompagnare il consumatore ‘finale’ fino allo scaffale degli alimenti, rafforzandone la fiducia”.</p>



<p>Tra le novità principali previste dal Disegno Legge in primo luogo si deve menzionare l’introduzione del reato di agropirateria che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o contraffatti e che comprende, <em>inter alia</em>, tutte quelle fattispecie di contraffazione di marchi, etichette e procedure di produzione, il reato di “produzione, importazione, esportazione, commercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti pericolosi o contraffatti”, nonché la “contraffazione di alimenti a denominazione protetta”.</p>



<p>Vengono introdotti dal Disegno Legge anche i reati di “disastro sanitario” (che punisce avvelenamento, contaminazione o corruzione di acque o sostanze) e l’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato e vengono identificati i profili di responsabilità delle persone giuridiche, definendo le condizioni di esonero delle società dalle ipotesi di responsabilità amministrativa di impresa.</p>



<p>Fra le innovazioni previste dal Disegno Legge è prevista inoltre la revisione del reato di frode &#8211; in passato connesso alla consegna materiale del prodotto &#8211; che ricomprenderà anche le attività realizzate durante le fasi di produzione precedenti, ad esempio il ricorso a segni distintivi con indicazioni false e ingannevoli, saranno così sanzionate le ipotesi di falso prodotto biologico e di falsa indicazione d’origine.</p>



<p>Uno dei casi maggiormente rappresentativi è quello della vendita dell’olio d’oliva: accade spesso che bottiglie con etichette che rimandano all’italianità del prodotto contengano olio di importazione.</p>



<p>Il Disegno Legge interviene principalmente rispetto alla tutela della salute pubblica, delimitando la categoria dei reati di pericolo contro la salute e al contrasto delle frodi in commercio di prodotti alimentari in modo da tutelare la lealtà commerciale.</p>



<p>L’ex ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, aveva dichiarato, in relazione ai fondamentali passi in avanti per la lotta ai reati agroalimentari, che “con l’approvazione del disegno di legge, frutto del lavoro della Commissione guidata dal Presidente Giancarlo Caselli con il ministro Andrea Orlando, l’Italia propone un modello nuovo di contrasto al crimine in questo settore strategico. L’agropirateria diventa reato, le frodi commesse dalle organizzazioni mafiose vengono punite più duramente, la tutela della salute dei consumatori si rafforza. Dopo la legge contro il caporalato, serve una svolta per la massima legalità nella filiera del cibo.”</p>



<p>Secondo quanto riportato dalla Coldiretti, “almeno un prodotto su tre del settore agroalimentare importato in Italia viene trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all’estero con il marchio <em>Made in Italy</em>”.</p>



<p>A tal riguardo, la Ministra Bellanova in una nota diffusa dal Mipaaf specifica come “il falso <em>made in Italy</em> costa al nostro Paese 100 miliardi di euro l’anno, contro i circa 42 di <em>export</em> dei prodotti autentici. Un vero e proprio furto di identità che danneggia i nostri produttori, mina la salute dei consumatori, ingannandoli, rischia di incrinare la reputazione del Paese. Con questo testo, che prende le mosse da una proposta della Commissione Caselli,&nbsp;si garantisce l’effettiva tutela dei prodotti alimentari, si rielabora il sistema delle sanzioni, si amplia la sfera delle tutele”.</p>



<p>Tale disegno legge è di notevole importanza per la tutela della salute pubblica e della qualità del sistema di produzione italiano di una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia in quanto “le agromafie non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocano l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio<em> Made in Italy</em>”.</p>
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		<title>Noi siamo qui &#8211; Sanatoria subito</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 08:09:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> partecipa alla seguente mail bombing e vi chiede di fare altrettatanto.  Aderiamo alla campagna: <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/siamoquisanatoriasubito?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Noi siamo qui &#8211; Sanatoria subito&#8221;</a></strong>  che esige un provvedimento di sanatoria generalizzata per tutte le persone prive di titolo di soggiorno e per chi ha procedure in corso.  </p>



<p><strong>Giovedì 9 aprile dalle 9 alle 13</strong>&nbsp;invia dalla tua email (e/o dalla tua pec) la piattaforma di &#8220;Siamo qui &#8211; Sanatoria subito&#8221; al Presidente del Consiglio, al Ministero dell&#8217;Interno e alle Prefetture della tua regione.

</p>



<p>Basta copiare e incollare il testo e inviarlo agli indirizzi indicati. GRAZIE.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13846" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p> Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte<br>Al Ministro dell&#8217;Intero,&nbsp;Luciana LamorgeseAi Prefetti</p>



<p><strong>OGGETTO: RICHIESTA DI SANATORIA GENERALIZZATA</strong></p>



<p>La campagna “Siamo qui &#8211; Sanatoria subito”:</p>



<p>di fronte alla situazione di irregolarità in cui versano più di seicentomila cittadini e cittadine stranieri/e, e alla loro estrema difficoltà nell’accesso ai diritti fondamentali (casa, salute, alloggio, lavoro, reddito ecc);</p>



<p>situazione resa ancora più grave e problematica a causa della pandemia da coronavirus e dalle disposizioni dei decreti recanti “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.</p>



<p><strong>Richiede con urgenza:</strong></p>



<p>&#8211; un provvedimento immediato di sanatoria generalizzata per tutti i cittadini e le cittadine stranieri/e sprovvisti di titolo di soggiorno che veda come unico requisito la presenza attuale in Italia;</p>



<p>&#8211; una sanatoria delle “procedure in corso” articolata in:<br>a) rinnovo automatico con presunzione dei requisiti dei permessi di soggiorno in scadenza o già scaduti;<br>b) conversione automatica su istanza di parte e con presunzione dei requisiti di tutti i permessi di soggiorno, compresi quelli totalmente o parzialmente non convertibili;<br>c) blocco delle espulsioni, dei trattenimenti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e degli allontanamenti già in corso o avviabili.</p>



<p><strong>Indirizzi email:</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/dZTcVjsgtv9mNjBnRnLROadymqDFBtED3lERn7LYgFf_cUGz0F58_Q0Uq7gzBvlFnEerIZ8YbCcszQfeDq3SZ0f7O1GXuH5Uu8-3i9aV5AufHrmrZxjyDSRVJgMPlpDjCAHX=s0-d-e1-ft#https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-"/></figure>



<p>&nbsp;Presidente del Consiglio:<br><a href="mailto:usg@mailbox.governo.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">usg@mailbox.governo.it</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/dZTcVjsgtv9mNjBnRnLROadymqDFBtED3lERn7LYgFf_cUGz0F58_Q0Uq7gzBvlFnEerIZ8YbCcszQfeDq3SZ0f7O1GXuH5Uu8-3i9aV5AufHrmrZxjyDSRVJgMPlpDjCAHX=s0-d-e1-ft#https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-"/></figure>



<p>&nbsp;Ministero dell’interno:<br><a href="mailto:gabinetto.ministro@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gabinetto.ministro@pec.interno.it</a><br><a href="mailto:gabinetto.dlci@pecdlci.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gabinetto.dlci@pecdlci.interno.it</a><br><a href="mailto:affarilegislativi.prot@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affarilegislativi.prot@pec.interno.it</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/dZTcVjsgtv9mNjBnRnLROadymqDFBtED3lERn7LYgFf_cUGz0F58_Q0Uq7gzBvlFnEerIZ8YbCcszQfeDq3SZ0f7O1GXuH5Uu8-3i9aV5AufHrmrZxjyDSRVJgMPlpDjCAHX=s0-d-e1-ft#https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-"/></figure>



<p>&nbsp;Prefetture locali divise per regioni (ordine alfabetico)</p>



<p>Abruzzo<br>Chieti:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefch@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefch@pec.interno.it</a><br>Fermo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffm@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffm@pec.interno.it</a><br>L’Aquila:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefaq@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefaq@pec.interno.it</a><br>Pescara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpe@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpe@pec.interno.it</a><br>Teramo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefte@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefte@pec.interno.it</a></p>



<p>Basilicata<br>Matera:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmt@pec.interno.it</a><br>Potenza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpz@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpz@pec.interno.it</a></p>



<p>Calabria<br>Catanzaro:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefct@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefct@pec.interno.it</a><br>Cosenza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcs@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcs@pec.interno.it</a><br>Crotone:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefkr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefkr@pec.interno.it</a><br>Reggio Calabria:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrc@pec.interno.it</a><br>Vibo Valentia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvv@pec.interno.it</a></p>



<p>Campania<br>Avellino:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefav@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefav@pec.interno.it</a><br>Benevento:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbn@pec.interno.it</a><br>Caserta:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefce@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefce@pec.interno.it</a><br>Napoli:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefna@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefna@pec.interno.it</a><br>Salerno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsa@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsa@pec.interno.it</a></p>



<p>Emilia Romagna<br>Bologna:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbo@pec.interno.it</a><br>Ferrara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffe@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffe@pec.interno.it</a><br>Forlì-Cesena:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffc@pec.interno.it</a><br>Modena:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmo@pec.interno.it</a><br>Parma:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpr@pec.interno.it</a><br>Ravenna:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefra@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefra@pec.interno.it</a><br>Reggio Emilia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefre@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefre@pec.interno.it</a><br>Rimini:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrn@pec.interno.it</a></p>



<p>Friuli-Venezia Giulia<br>Gorizia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefgo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefgo@pec.interno.it</a><br>Pordenone:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpn@pec.interno.it</a><br>Trieste:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefts@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefts@pec.interno.it</a><br>Udine:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefud@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefud@pec.interno.it</a></p>



<p>Marche<br>Ancona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefan@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefan@pec.interno.it</a><br>Ascoli Piceno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefap@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefap@pec.interno.it</a><br>Macerata:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmc@pec.interno.it</a><br>Pesaro-Urbino:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpu@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpu@pec.interno.it</a></p>



<p>Molise<br>Campobasso:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcb@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcb@pec.interno.it</a><br>Isernia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefis@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefis@pec.interno.it</a></p>



<p>Lazio<br>Frosinone:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffr@pec.interno.it</a><br>Latina:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflt@pec.interno.it</a><br>Rieti:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefri@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefri@pec.interno.it</a><br>Roma:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrm@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrm@pec.interno.it</a><br>Viterbo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvi@pec.interno.it</a></p>



<p>Liguria<br>Genova:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefge@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefge@pec.interno.it</a><br>La Spezia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsp@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsp@pec.interno.it</a><br>Savona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsv@pec.interno.it</a></p>



<p>Lombardia<br>Brescia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbs@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbs@pec.interno.it</a><br>Como:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefco@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefco@pec.interno.it</a><br>Cremona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcr@pec.interno.it</a><br>Lecco:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflc@pec.interno.it</a><br>Lodi:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflo@pec.interno.it</a><br>Mantova:&nbsp;<a href="mailto:prefettura.prefmn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prefettura.prefmn@pec.interno.it</a><br>Milano:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmi@pec.interno.it</a><br>Monza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmb@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmb@pec.interno.it</a><br>Pavia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpv@pec.interno.it</a><br>Piacenza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpc@pec.interno.it</a><br>Sondrio:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefso@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefso@pec.interno.it</a><br>Varese:&nbsp;<a href="mailto:prefettura.prefva@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prefettura.prefva@pec.interno.it</a></p>



<p>Piemonte<br>Alessandria:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefal@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefal@pec.interno.it</a><br>Asti:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefat@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefat@pec.interno.it</a><br>Biella:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbg@pec.interno.it</a><br>Cuneo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcn@pec.interno.it</a><br>Novara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefno@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefno@pec.interno.it</a><br>Torino:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefto@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefto@pec.interno.it</a><br>Verbano-Cusio-Ossola:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvb@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvb@pec.interno.it</a><br>Vercelli:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvc@pec.interno.it</a></p>



<p>Puglia<br>Bari:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefba@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefba@pec.interno.it</a><br>Barletta/Andria/Trani:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbt@pec.interno.it</a><br>Brindisi:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbr@pec.interno.it</a><br>Foggia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffg@pec.interno.it</a><br>Lecce:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefle@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefle@pec.interno.it</a><br>Taranto:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefta@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefta@pec.interno.it</a></p>



<p>Sardegna<br>Cagliari:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefca@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefca@pec.interno.it</a><br>Nuoro:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefnu@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefnu@pec.interno.it</a><br>Oristano:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefor@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefor@pec.interno.it</a><br>Sassari:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefss@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefss@pec.interno.it</a></p>



<p>Sicilia<br>Agrigento:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefag@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefag@pec.interno.it</a><br>Caltanissetta:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcl@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcl@pec.interno.it</a><br>Catania: protocollo.prefct@pec.interno.i<br>Enna:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefen@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefen@pec.interno.it</a><br>Messina:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefme@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefme@pec.interno.it</a><br>Palermo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpa@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpa@pec.interno.it</a><br>Ragusa:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrg@pec.interno.it</a><br>Siracusa:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsr@pec.interno.it</a><br>Trapani:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preftp@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preftp@pec.interno.it</a></p>



<p>Trentino Alto Adige / Sudtirol<br>Bolzano:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.comgovbz@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.comgovbz@pec.interno.it</a><br>Trento:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.comgovtn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.comgovtn@pec.interno.it</a></p>



<p>Toscana<br>Arezzo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefar@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefar@pec.interno.it</a><br>Firenze:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffi@pec.interno.it</a><br>Grosseto:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefgr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefgr@pec.interno.it</a><br>Livorno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefli@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefli@pec.interno.it</a><br>Lucca:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflu@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflu@pec.interno.it</a><br>Massa Carrara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefms@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefms@pec.interno.it</a><br>Pisa:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpi@pec.interno.it</a><br>Pistoia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpt@pec.interno.it</a><br>Prato:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpo@pec.interno.it</a><br>Siena:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsi@pec.interno.it</a></p>



<p>Umbria<br>Perugia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpg@pec.interno.it</a><br>Terni:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preftr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preftr@pec.interno.it</a></p>



<p>Valle d’Aosta<br><a href="mailto:prefettura@regione.vda.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prefettura@regione.vda.it</a></p>



<p>Veneto<br>Belluno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbl@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbl@pec.interno.it</a><br>Padova:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpd@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpd@pec.interno.it</a><br>Rovigo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefro@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefro@pec.interno.it</a><br>Treviso:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preftv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preftv@pec.interno.it</a><br>Venezia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefve@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefve@pec.interno.it</a><br>Verona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvr@pec.interno.it</a></p>
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