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	<title>rifugiati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Cosa affrontano i cristiani cinesi fuggiti in Italia in caso di rimpatrio in Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 11:13:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17676" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Nel luglio 2024, durante una giornata soleggiata e calda, HH si è recata di buon’ora all’Ufficio Immigrazione per verificare l&#8217;esito della propria richiesta di protezione speciale, ma da quel momento non ha più fatto ritorno.<br>Nel pomeriggio, verso le cinque, HH ha inviato un messaggio a un amico: “Aiutami, sono all’Ufficio Immigrazione”. Dopodiché, non è stato più possibile mettersi in contatto con lei. Il giorno successivo, HH è stata rimpatriata in Cina dalle autorità italiane. Cosa significa per i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente fuggiti in Italia a causa della persecuzione religiosa, tornare in Cina?<br>È noto che, dal 2018, anno dell&#8217;entrata in vigore della Nuova Normativa sugli affari religiosi, la persecuzione della fede religiosa da parte del governo cinese è aumentata progressivamente. Milioni di musulmani sono stati imprigionati nei famigerati campi di rieducazione nello Xinjiang, molte chiese sono state demolite e molte chiese domestiche sono state chiuse. I predicatori sono stati pesantemente condannati, e la Chiesa di Dio Onnipotente ha subito le repressioni e le persecuzioni più gravi. Il deputato del Parlamento Europeo Thomas Doss, durante una tavola rotonda del Parlamento Europeo nel 2018, ha dichiarato che la situazione dei cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina è peggiore di quella dei musulmani uiguri.<br>La pandemia di COVID-19, che è durata quattro anni, non ha fermato la repressione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo cinese. Il rapporto annuale del 2023 sulle persecuzioni della Chiesa da parte del governo cinese mostra che la persecuzione è aumentata drasticamente negli ultimi anni, con un numero di arresti e condanne che ha raggiunto nel 2023 i massimi livelli dalla<br>scoperta della pandemia.<br>Il rapporto indica che, secondo stime incomplete, nel 2023 almeno 12.463 cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati arrestati, tra quest 5.832 hanno subito torture o sono stati sottoposti a lavaggi del cervello forzati, e almeno 20 cristiani sono stati perseguitati fino alla morte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17677" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Un altro dato inquietante è che solo il 15 giugno 2023, nella provincia di Zhejiang in Cina, sono state arrestate 1.043 persone. Alcuni cristiani liberati hanno rivelato che durante gli interrogatori la polizia ha affermato che il sistema di sorveglianza onnipresente, chiamato &#8220;SkyNet&#8221;, ha notevolmente facilitato gli arresti.<br>Molti casi dimostrano che in Cina il sistema di sorveglianza &#8220;SkyNet&#8221;, il monitoraggio dei telefoni, dei droni, e dei localizzatori per biciclette elettriche sono ampiamente utilizzati per monitorare e arrestare i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente, fornendo così &#8220;prove&#8221; per arrestare i cristiani.<br>Per costringere i cristiani a fornire informazioni sulla chiesa e a firmare dichiarazioni in cui abiurano la propria fede, gli agenti di polizia li sottopongono a lavaggio del cervello e a vari tipi di tortura, li privano del sonno per lunghi periodi, li appendono con le manette alle sbarre di metallo di una finestra senza che i piedi tocchino il pavimento, gli infliggono scariche elettriche, pestaggi violenti, e in alcuni casi, somministrano forzatamente farmaci sconosciuti o addirittura li obbligano ad ingerire feci e così via. Molti cristiani sono stati anche costretti a girare video in cui dovevano forzatamente rinnegare la propria fede in Dio.</p>



<p>La gravità delle condanne inflitte ai cristiani di questa Chiesa è sorprendente. Dal 2020 al 2023, il numero dei membri della Chiesa di Dio Onnipotente condannati è aumentato in media del 26% all&#8217;anno per quattro anni consecutivi. Nel 2023 sono state condannate 2.207 persone e ben 1.094 sono state condannate a tre o più anni, pari al 49% del numero totale di condanne. Tra questi, 124 sono stati condannati a sette anni o più, con la pena più lunga che ha raggiunto i 12 anni e sei mesi.<br>La persona più giovane condannata aveva solo 16 anni, mentre la più anziana aveva 84 anni. Molti credenti comuni sono stati condannati a pene pesanti solo per aver posseduto un certo numero di libri elettronici e altro materiale riguardante la fede in Dio.<br>Un cristiano, incapace di sopportare ulteriormente le torture, si è gettato da un edificio, rimanendo invalido. Un altro cristiano con un&#8217;ernia del disco lombare, è stato costretto a stare in piedi per lunghi periodi, finendo per non essere più in grado di prendersi cura di sé. Un cristiano di 63 anni è morto mentre era detenuto in un centro d’indottrinamento forzato, e la polizia ha dichiarato che la sua morte fosse un suicidio. Molti cristiani sono stati privati del sonno: alcuni per 8 giorni, altri fino a 10 giorni e notti consecutive, e in alcuni casi anche per 40 giorni, senza poter dormire su un letto.<br>A causa di questa deprivazione, alcuni cristiani si sono rotti le mani quando si sono assopiti e sono caduti a terra.<br>A causa di un contesto così ostile per vivere e credere, i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati costretti a fuggire all&#8217;estero, abbandonando tutto. Alcuni di loro sono riusciti a rifugiarsi in Italia. Purtroppo, si trovano nella stessa situazione di HH dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta: in qualsiasi momento potrebbero improvvisamente essere deportati nel Paese d&#8217;origine che<br>vuole condannare a morte i cristiani.<br>Una delle principali norme del diritto internazionale sui rifugiati è il principio di non respingimento.<br>Questo principio afferma che i rifugiati non devono essere rimpatriati in Paesi dove rischiano persecuzioni, prigionia o torture, indipendentemente dal fatto che abbiano ottenuto o meno l&#8217;asilo.<br>Nel 2021, la Svizzera ha respinto una richiesta di asilo di un cristiano della Chiesa di Dio Onnipotente, e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha emesso una sentenza al riguardo.<br>Ha dichiarato che i membri della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina, o coloro che vengono rimpatriati dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta all&#8217;estero, &#8220;rischiano la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti&#8221;.<br>Facciamo un appello urgente al governo italiano affinché, in conformità con il principio fondamentale di non respingimento dei rifugiati,e con lo spirito di tutela dei diritti umani, non rimpatri i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente nel loro Paese d&#8217;origine, la Cina, dove sono perseguitati, e garantisca loro la più elementare sicurezza personale.</p>



<p><br>Per maggiori dettagli sul rapporto annuale 2023 sulla persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo comunista cinese, clicca sul link:<br><a href="https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17678" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezione concessi dai Paesi UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 08:27:22 +0000</pubDate>
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<p></p>



<h2></h2>



<p>(da ismu.org)</p>



<h2><strong>Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezione<br>concessi dai Paesi UE (+40% rispetto al 2021)</strong></h2>



<h3>A questi si aggiungono oltre 4 milioni di permessi di protezione temporanea<br>rilasciati a cittadini ucraini in fuga dalla guerra</h3>



<p><strong>Milano 19 giugno 2023.</strong>&nbsp;In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra domani 20 giugno, Fondazione ISMU ETS fa presente che nel 2022, secondo i dati Eurostat,<strong>&nbsp;i Paesi dell’UE hanno concesso permessi di protezione a 384.245<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;richiedenti asilo, con un aumento del 40% rispetto al 2021</strong>. Tra i richiedenti asilo a cui è stato concesso un permesso di protezione nell’UE nel 2022,&nbsp;<strong>il 44% ha ricevuto lo status di rifugiato</strong>, il 31% ha ottenuto la protezione sussidiaria e il 25% la protezione umanitaria (che include anche la protezione speciale<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>). Rispetto al 2021, il numero di status di rifugiato concessi è aumentato del 22%, la protezione sussidiaria è cresciuta del 48% e la protezione umanitaria ha registrato l’incremento più alto con il 72%.</p>



<p>È la Germania il paese UE che ha rilasciato il maggior numero di permessi di protezione, pari a 160mila, il 41% del totale dell’UE;&nbsp;<strong>l’Italia è terza con 40mila esiti positivi (il 10% del totale UE),</strong>&nbsp;preceduta dalla Francia (50mila, 13%) e seguita dalla Spagna (36mila, 9%). Insieme, questi quattro Paesi hanno accolto il 73% delle richieste di protezione a livello europeo.</p>



<p>Ai 384.245 permessi di protezione concessi nella Ue, nel 2022, si aggiungono gli&nbsp;<strong>oltre 4 milioni di permessi per protezione temporanea rilasciati a cittadini ucraini in fuga dal conflitto</strong>. Tra i Paesi dell’UE è la vicina Polonia ad aver registrato il maggior numero di beneficiari ucraini di protezione temporanea, con un totale di 1.561.700, seguita dalla Germania (777mila beneficiari ucraini) e dalla Repubblica Ceca (458mila). L’Italia, al quinto posto in UE, nel 2022 ha concesso 150mila permessi di protezione temporanea a ucraini in fuga.</p>



<p><strong>La protezione in Italia e in UE nel decennio 2012-2022.&nbsp;</strong>Considerando i dati relativi al decennio 2012-2022, si rileva che gli esiti positivi in Italia hanno avuto un andamento altalenante, con periodi in cui la protezione ha raggiunto percentuali largamente maggioritarie dovute soprattutto alle crisi dei Paesi di origine dei richiedenti: 80% di decisioni positive nel 2012 (soprattutto protezione umanitaria a seguito degli arrivi di numerosi migranti dal Nord Africa in concomitanza delle “primavere arabe”); il 60% di esiti positivi negli anni 2013-2014 (a seguito soprattutto delle crisi in Siria e Eritrea). In questi anni le concessioni di protezione in Italia sono risultate maggiori in termini relativi rispetto alla media UE, i cui esiti positivi alle richieste di asilo costituivano invece il 30-40% degli esiti. Dal 2015 al 2020, al contrario, si sono riscontrate percentuali di decisioni positive maggiori in UE che in Italia, in particolare nel 2016 quando hanno rappresentato il 54% degli esiti (e in Italia erano il 40%) e dovuti soprattutto alle richieste di protezione da parte di siriani, afghani e iracheni, nazionalità che registrano i più alti tassi di riconoscimento. In Italia invece il prevalere di nazionalità africane e asiatiche con tassi di riconoscimento più bassi (Tunisia, Egitto, Bangladesh, Marocco) ha fatto registrare minori concessioni di protezione in termini relativi.</p>



<p>Il gruppo nazionale più numeroso che ha ottenuto una qualsiasi forma di protezione nell’UE nel 2022 è quello dei siriani seguiti da afghani, venezuelani e iracheni, mentre in Italia sono stati soprattutto nigeriani, pakistani, afghani e bangladesi i gruppi più numerosi ad avere ricevuto esiti positivi alle domande di protezione.</p>



<p><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p><strong>Grafico 1. Totale decisioni positive alle richieste di asilo in Italia e nell’UE. Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf-1_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35143"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Tra le tipologie di esito in Italia ha sempre prevalso la protezione umanitaria fino al 2018 – in alcuni anni i due terzi degli esiti positivi – e, dopo il calo del 2019 (dovuto a restrizioni introdotte a livello normativo poi in parte superate nel 2020), essa,&nbsp;<strong>sotto forma di protezione speciale</strong>, è tornata ad avere un peso assai rilevante rappresentando nel 2022 il 55% degli esiti positivi.</p>



<p><strong>Grafico 2. Totale decisioni<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;positive alle richieste di asilo per tipo di decisione in ITALIA.<br>Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf.-2_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35147"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Sul totale delle decisioni positive, lo status di rifugiato – il più alto riconoscimento di protezione – nel nostro Paese invece ha sempre registrato incidenze minori, 20% in media nei 10 anni considerati (21% nel 2022), mentre in UE lo status di rifugiato è mediamente riconosciuto al 50% dei richiedenti a cui viene concessa una protezione (il 44% nel 2022). Ciò è dovuto in gran parte alla nazionalità dei richiedenti asilo che registrano tassi di riconoscimento molto differenti: bangladesi, pakistani, egiziani, tunisini e nigeriani, sebbene numericamente molto importanti nel nostro Paese tra i richiedenti asilo, ottengono esiti positivi alla domanda di protezione (qualsiasi tipo di protezione) inferiori rispetto a nazionalità numericamente più numerose in altri Paesi UE, come i siriani, gli afghani, colombiani e venezuelani. Considerando le due principali forme di protezione – rifugiato e sussidiaria – in Italia nel 2022 le nazionalità che hanno registrato la percentuale di status di rifugiato sul totale delle decisioni positive maggiore sono state quella afghana (75%), quella somala (42%), quella irachena (27%) e quella salvadoregna (24%). Sempre nel 2022, nel totale dei Paesi UE la percentuale maggiore con&nbsp;<strong>status di rifugiato</strong>&nbsp;si riscontra invece tra i turchi (91%), seguiti da eritrei (80%), cittadini della Repubblica Democratica del Congo (75%), guineani (70%) e ivoriani (67%).</p>



<p><strong>Nella UE, tra i paesi in cui ha prevalso il riconoscimento della protezione sussidiaria (concessa generalmente a chi proviene da paesi in guerra), si riscontrano l’Ucraina (94% sul totale di esiti positivi), la Siria (63%) e il Mali (79%).</strong>&nbsp;Nel caso dei venezuelani – che sono stati accolti soprattutto in Spagna- si è registrata un’alta percentuale di permessi per motivi umanitari che è presente solo in alcune legislazioni nazionali.</p>



<p>In Italia la protezione sussidiaria ha riguardato soprattutto ucraini, venezuelani, maliani e iracheni.</p>



<p><strong>Tabella 1. Numero totale delle decisioni positive alle richieste di asilo; percentuale esiti di status Rifugiato e di protezione Sussidiaria in Italia e nella UE per principali nazionalità dei richiedenti. Anno 2022</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Tabella1_asilo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35215"/></figure></div>



<p><strong>I dinieghi in Italia e nella UE.&nbsp;</strong>Complessivamente nel 2022 nell’Unione europea sono state prese 632.360 decisioni in prima istanza sulle domande di asilo e altre 218.260 decisioni finali a seguito di un ricorso o di una revisione. Le decisioni prese in prima istanza hanno portato a 310.400 riconoscimenti di uno status di protezione, mentre altre 73.845 persone hanno ricevuto un permesso di protezione dopo un ricorso o una revisione. I dinieghi sono stati rispettivamente 322.110 e 144.480.&nbsp;<strong>In totale sono state quindi esaminate in UE oltre 850mila richieste di protezione, in maggioranza respinte dalle commissioni (54,8%) e accolte con esito positivo nel restante 45,2%.</strong></p>



<p>In Italia sono state esaminate in prima istanza 53mila richieste, e quasi 20mila decisioni a seguito di ricorso o revisione per un totale di 72.395 domande esaminate. Le domande respinte sono state complessivamente 32.745, il 45.2% del totale esaminate nell’anno.&nbsp;&nbsp;<strong>Nel 2022 si è rilevata dunque una maggiore incidenza di dinieghi nella UE rispetto a quanto avvenuto in Italia.</strong>&nbsp;&nbsp;In Italia le domande non accolte sono state maggioritarie tra il 2015 e il 2020, quando rappresentarono mediamente oltre il 60% degli esiti.</p>



<p><strong>Grafico 3. Totale decisioni positive alle domande di asilo e totale domande di asilo respinte in ITALIA.<br>Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf-3_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35145"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Le cittadinanze che hanno ricevuto il numero relativamente più elevato di esiti negativi alle domande di protezione in Italia sono stati i cittadini di Egitto (88% respinte sul totale esaminate), Tunisia (75%), Bangladesh (69%), Marocco (60%) e Pakistan (58%).</p>



<p><strong>Grafico 4. &nbsp;Totale decisioni positive alle richieste di asilo e totale domande respinte<br>per principali nazionalità in ITALIA. Anni 2012-2022</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Grafico-4_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35149"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p><strong>&nbsp;</strong><strong>Richieste di asilo in Italia: nel primo trimestre 2023 sono aumentate del 72% rispetto ai primi tre mesi del 2022.&nbsp;</strong>I primi tre mesi del 2023 segnalano una crescita della domanda di protezione da parte di cittadini di paesi terzi:&nbsp;<strong>in Italia tra gennaio e marzo hanno presentato richiesta di asilo oltre 31mila persone, il 72% in più rispetto al primo trimestre del 2022.</strong>&nbsp;Le cittadinanze prevalenti tra i richiedenti asilo sono principalmente quelle del Bangladesh (18% del totale), del Pakistan (16%) e dell’Egitto (15%).</p>



<p>***</p>



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<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;Si fa presente che le statistiche Eurostat sui permessi di protezione si basano su tre status: rifugiati, protezione sussidiaria e protezione umanitaria (nella quale rientrano anche i permessi speciali).</h6>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;Vedi nota 2. ­</h6>
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		<title>L’invasione turca della Siria diventa più probabile: pagamenti miliardari dal Qatar per l’alleato Erdogan</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 11:07:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="730" height="415" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16767" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></a></figure>



<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme un’altra invasione su larga scala della Siria settentrionale da parte della Turchia. Un<br>pagamento di miliardi da parte dell’emirato islamista del Golfo, il Qatar, rende questo scenario più probabile. Negli ultimi giorni, il<br>sovrano turco ha dichiarato in modo inequivocabile ciò che si aspetta da questa invasione: vuole cacciare milioni di persone e rendere la Siria settentrionale libera dai curdi. Ora sembra che il Qatar abbia fornito almeno 10 miliardi di dollari alla Turchia. Con questo denaro, molti mercenari islamisti possono essere mandati in guerra. Sono già presenti in gran numero nella regione e terrorizzano la popolazione per conto della Turchia, Stato della Nato.</p>



<p>Il Paese sta attaccando il nord della Siria con artiglieria e attacchi aerei da settimane. In un’intervista televisiva, il presidente turco ha<br>dichiarato che il nord-est della Siria “non è adatto allo stile di vita dei curdi perché è desertico”. Il sovrano turco sembra voler determinare quale gruppo etnico può o non può vivere e dove. E naturalmente nasconde il fatto che la regione è stata popolata da curdi per secoli. Ora Erdogan sta mobilitando il sostegno dove può ottenerlo. Dalla Nato e anche dalla Russia. E dal Qatar che, a quanto pare, è riuscito a conquistare per le sue ambizioni di grande potenza islamista. Il piccolo Qatar, che ha appena annunciato un ampio contratto di fornitura di gas con la Germania, può ovviamente permettersi questo sostegno. Il Paese che ospita i Mondiali di calcio, sostiene gli islamisti sunniti in tutto il Medio Oriente. Da tempo ci sono buone relazioni con l’islamista sunnita Erdogan, che però adesso è in difficoltà a livello nazionale. Ha paura di perdere le elezioni del prossimo anno. Per lui, l’invasione è anche uno strumento della sua campagna elettorale. Per farlo, può fare pulizia etnica e religiosa nel nord della Siria e scatenare una nuova ondata di rifugiati con cui ricattare l’Europa.</p>



<p>Erdogan è visto come il capo politico dell’Islam radicale sunnita, analogo ai mullah iraniani che guidano i gruppi radicali sciiti. La<br>scelta di campo sunnita del Qatar e della Turchia, tuttavia, ha una posizione di partenza migliore grazie al legame con la Nato. Senza il benestare della Nato, della Russia o dell’Iran, Erdogan non oserà mai lanciare una nuova invasione. Tuttavia, dal momento che anche il governo tedesco esprime “comprensione per gli interessi di sicurezza della Turchia”, presto potrebbe aver raccolto abbastanza sostegno. Non appena ciò avverrà, inizierà l’invasione.</p>
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		<title>Non rinnovare gli accordi Italia-Libia</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 16:27:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16671" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum-768x433.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>ll prossimo mercoledì 26 ottobre a Roma, alle ore 14.30 presso la Sala Cristallo dell’hotel Nazionale in Piazza di Monte Citorio 131, <strong>per chiedere all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia.</strong></p>



<p>Dopo la conferenza stampa, le organizzazioni invitano la società civile a scendere in piazza durante<strong>&nbsp;la manifestazione organizzata alle 17,30 in Piazza dell’Esquilino.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>100.000 persone respinte in Libia in 5 anni, #NONSONODACCORDO </strong></p>



<p></p>



<p>Amnesty International sta raccogliendo le firme. </p>



<p>Se entro il 2 novembre il governo italiano non deciderà per la sua revoca, il Memorandum Italia–Libia verrà automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Si tratta di un accordo che da ormai 5 anni ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati.<strong>&nbsp;Dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare</strong>&nbsp;dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia.</p>



<p><em>Memorandum of Understanding</em> tra le autorità italiane e libiche. Rinnovo che avverrà automaticamente il 2 di novembre, ammenoché una delle parti (il governo italiano o quello libico) non si opponga prima della scadenza, annullando così l’accordo. Prospettiva che appare alquanto improbabile visto l’attuale scenario politico, che certamente porterà alla proroga del MoU per altri tre anni, da febbraio 2023 a febbraio 2026.</p>



<p>La chiamata all’azione – lanciata dal network europeo <a rel="noreferrer noopener" href="https://abolishfrontex.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Abolish Frontex</a> assieme all’assemblea <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.dirittodimigrare.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Diritto di Migrare | Diritto di Restare</a>, <a href="https://mediterranearescue.org/news/15-ottobre-stop-al-memorandum-italia-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterranea S.H.</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://mobile.twitter.com/soliwrilibya?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Solidarity with Refugees in Libya</a> – è stata raccolta in diverse città europee, dove ci saranno marce e sit-in fuori dai consolati e dalle ambasciate italiane di Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, Madrid, Bruxelles, Berna e Zurigo. In Italia, invece, ci saranno azioni sia nei grandi centri, da Napoli a Torino passando per Roma e Milano, che in provincia, come a Brescia, Carpi e Schio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1024x577.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16672" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1024x577.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-768x433.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1536x866.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>La&nbsp;<strong>richieste avanzate dai promotori</strong>&nbsp;sono la fine di tutti i finanziamenti e della cooperazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, la fine della criminalizzazione del soccorso civile in mare e delle persone in movimento, la chiusura dei centri di detenzione libici, l’attivazione di una missione europea di salvataggio in mare, l’evacuazione di tutte le persone in movimento presenti in Libia verso i paesi sicuri dell’Ue. Rivendicazioni molto simili a quelle del movimento&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.refugeesinlibya.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Refugees in Lybia</a>, nato un anno fa da persone migranti bloccate nel paese nordafricano, per&nbsp;<strong>opporsi a condizioni di vita inumane e chiedere l’immediato trasferimento in Europa</strong>. Lo scorso gennaio, dopo oltre cento giorni di sit-in permanente sotto la sede dell’UNHCR di Tripoli, centinaia di manifestanti&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/01/refugees-in-libya-rastrellati-e-incarcerati-con-il-beneplacito-dellunione-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">vennero sgomberati</a>&nbsp;con la forza dalle milizie libiche e rinchiusi nelle carceri di Ain Zara, nel&nbsp;<strong>silenzio complice</strong>&nbsp;delle istituzioni internazionali per i rifugiati.</p>



<p>Oggi, oltre <strong>trecento di loro si trovano ancora in quelle orribili prigioni</strong>, mentre le <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/refugeesinlibya/videos/634219774822658/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">condizioni di sicurezza</a> del paese peggiorano ulteriormente, con l’inasprimento del conflitto tra i governi di Tripoli e Tobruk che fa presagire una nuova guerra civile. Solo pochi giorni fa, <strong>17 persone migranti sono state <a rel="noreferrer noopener" href="https://fb.watch/g8dFHLym2W/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">bruciate vive</a> in una barca presso la città di Sabrata</strong>, presumibilmente da trafficanti: è ormai nota la vicinanza (se non l’identità) tra i gruppi di trafficanti e le milizie libiche della sedicente guardia costiera sostenute dal governo italiano. </p>



<p>E&#8217; importante inserire il <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/accordo-italia-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Memorandum Italia-Libia</a> nel contesto della vasta <strong>politica europea di respingimento ed esternalizzazione delle frontiere</strong>. Infatti, come denuncia <a href="https://twitter.com/seawatchcrew/status/1579888559846264833?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sea Watch</a>, è proprio <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/frontex/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Frontex</a> a fornire le coordinate alla guardia costiera libica per effettuare i respingimenti in mare, che sono stati 16.500 solo nel 2022 e almeno 80 mila dal 2017. A tal proposito, il 5 ottobre è partita l’ennesima <a rel="noreferrer noopener" href="https://privacyinternational.org/press-release/4962/eu-ombudsman-opens-inquiries-frontex-and-eeas-their-support-develop-surveillance?fbclid=IwAR3D4KhJY5_5ZWxaxLANNC1F27FFcnJpNXaph55VaaMcbSV9hioOE0MPD2A&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">investigazione</a> del difensore civico europeo contro l’agenzia europea di guardia delle frontiere, che indagherà anche sulla EEAS (<em>European External Action Service</em>), provando a far luce sui training formativi e sulla sorveglianza aerea effettuate da Frontex a supporto della GACS, l’Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera libica. Inoltre, è bene ricordare che l’azione italiana ed europea non si limita a finanziare le capacità e le infrastrutture di <em>pull-back</em> dal Mediterraneo alla Libia e di detenzione, ma si spinge ancora più a sud, supportando direttamente anche la ‘difesa’ del confine meridionale del paese. Questo significa altre deportazioni e altra morte, stavolta nel deserto: il Sahara, sotto la cui sabbia non si contano i corpi, è oggi un cimitero più grande del Mediterraneo, e per l’Ue <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/10/radio-melting-agadez-niger-la-porta-blindata-del-deserto/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agadez</a> è divenuta nevralgica almeno quanto Tripoli.  </p>



<p>Grazie al lavoro investigativo di molte ONG indipendenti come Amnesty International, alle testimonianze di chi arriva in Italia, ai movimenti come <a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/RefugeesinLibya?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Refugees in Libya</a>, alle inchieste giornalistiche, dopo cinque anni dalla <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/legge-minniti-orlando/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">legge Minniti-Orlando</a> <strong>possiamo dire che della Libia sappiamo tanto, se non tutto</strong>. Sappiamo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/09/utilizzo-dei-fondi-pubblici-in-libia-la-giornalista-sara-creta-ricorre-alla-cedu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">cosa succede nei centri di detenzione</a>, sappiamo delle torture, dei respingimenti violenti, della tratta, dei lavori forzati, delle <a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/BaobabExp/status/1579045718626799617?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">violenze sessuali</a>, delle uccisioni di massa. Sappiamo che questo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.oxfamitalia.org/accordo-italia-libia-5-anni-dopo/#:~:text=Un%20patto%20costato%20ai%20contribuenti,fermare%20le%20morti%20in%20mare.?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">è costato</a> ai contribuenti italiani quasi un miliardo di euro, solo per quanto riguarda le missioni militari. </p>



<p>Negli ultimi cinque anni sono state&nbsp;<strong>oltre 85.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia</strong>: uomini, donne e bambini andati incontro alla&nbsp;<strong>detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni illegali</strong>.</p>



<p>Sono intrappolati in un paese devastato dal conflitto, dove l’illegalità e l’impunità consentono alle bande criminali di prosperare. Molti, temendo per la propria vita e non avendo una via d’uscita sicura e legale dal paese, tentano di raggiungere l’Europa su fragili barche.&nbsp;<strong>Sempre più persone vengono fermate e riportate in Libia</strong>, a seguito delle misure messe in atto dai governi europei per chiudere la rotta marittima e contenere le persone in un paese non sicuro.</p>



<p><strong>La maggior parte dei rifugiati e dei migranti in Libia proviene dall’Africa subsahariana e settentrionale</strong>, mentre un numero minore proviene dall’Asia e dal Medio Oriente. I motivi per cui hanno lasciato i loro paesi d’origine sono vari. Alcuni sono fuggiti a causa di guerre, carestie o persecuzioni. Altri sono partiti in cerca di una migliore istruzione o opportunità di lavoro. Molti di loro intendono rimanere in Libia, mentre altri sognano di raggiungere l’Europa, o sono spinti a farlo dal peggioramento delle condizioni in Libia.</p>



<p>Vogliamo che non si rinnovino gli accordi tra Italia e Libia per la dignità di ogni essere umano!</p>
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		<title>“LibriLiberi”. La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 07:28:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Ilan Pappè: un nome a molti noto per i suoi studi e scritti sul conflitto israelo-palestinese. Professore di Storia presso l&#8217;Istituto di studi arabi e islamici del College of Social Sciences&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ilan Pappè: un nome a molti noto per i suoi studi e scritti sul conflitto israelo-palestinese. Professore di Storia presso l&#8217;Istituto di studi arabi e islamici del College of Social Sciences and International Studies e direttore del Centro europeo per gli studi sulla Palestina presso l&#8217;università di Exeter, ha riscosso molto successo con il saggio intitolato “La pulizia etnica della Palestina” e ora torna in libreria, edito da Fazi, con “La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati”.</p>



<p>La scrittura è, come sempre, divulgativa, ma ricca di informazioni dettagliate e puntuali che permettono al lettore di discricarsi nello svolgimento della Storia passata, recente e attuale di un conflitto che non trova soluzione, soprattutto per gli interessi geopolitici e per l&#8217;inerzia della comunità internazionale.</p>



<p>L&#8217;autore non si nasconde dietro alle parole, ma espone i fatti e li commenta in prima persona, partendo da quell&#8217;anno cruciale, in particolare per i palestinesi: il 1948.</p>



<p>Snocciola le strategie dei politici israeliani per porre le basi all&#8217;occupazione, via via sempre più estesa, dei territori con l&#8217;arricchimento di interviste e testimonianze agli operatori di ONG che operano sul campo i quali denunciano l&#8217;abuso di potere, la violenza, gli ostacoli burocratici, i checkpoint e tutto ciò che impedisce ai civili palestinesi di lavorare, studiare e di permettersi una qualità di vita degna di qualsiasi persona.</p>



<p>Molti i nomi che, nel tempo, si sono susseguiti in politica e sugli organi di stampa (quando ancora il conflitto era tra le priorità del giornalismo mondiale), in particolare dei politici israeliani da sempre sostenuti dagli USA e dall&#8217;Occidente tutto: ad esempio Moshe Dayan che, nel &#8217;69, in una dichiarazione pubblica afferma: “Adesso la generazione dei Sei giorni – del 1967 – è riuscita a raggiungere Suez, la Giordania e le alture del Golan. E non è finita qui”, ricordando che in 130 ore di guerra, Israele cambiò il volto del Medio Oriente e passò da 21000 a 102000 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_quadrato?utm_source=rss&utm_medium=rss">km²</a> di occupazione: la Siria perse le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alture_del_Golan?utm_source=rss&utm_medium=rss">alture del Golan</a>, l&#8217;Egitto la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza?utm_source=rss&utm_medium=rss">striscia di Gaza</a> che occupava dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Penisola_del_Sinai?utm_source=rss&utm_medium=rss">penisola del Sinai</a> fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_di_Suez?utm_source=rss&utm_medium=rss">canale di Suez</a>, mentre la Giordania dovette cedere l&#8217;insieme delle sue conquiste del territorio palestinese ottenute nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a>. L&#8217;annessione di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerusalemme</a> venne ratificata all&#8217;indomani del conflitto, indicando la volontà d&#8217;Israele di conservare in tutto o in parte le sue conquiste.</p>



<p>Ma, come detto, si tratta di una situazione in stallo che giunge fino ai giorni nostri. Il piano regolatore municipale della città di Gerusalemme – il completamento era stato programmato per il 2020 – prevedeva l&#8217;acquisizione del villaggio di al-Wallaja, pari a 2000 dunam (come si legge nel testo) nonché la costruzione di una nuova, ennesima, colonia, denominata Gilo. E&#8217; importante sottolineare che: “la costruzione di quartieri come Gilo è ritenuta un crimine di guerra dal Diritto internazionale. Lo statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998 definisce un crimine di guerra perseguibile &#8216;il trasferimento, diretto o indiretto, ad opera della potenza occupante, di parte della propria popolazione civile nei Territori Occupati&#8217;”.</p>



<p>E poi ancora Ariel Sharon (1977-1987), le rivolte, il dominio reiterato mutano lo stesso paesaggio fisico della Cisgiordania, della striscia di Gaza e dello spazio vitale dei loro abitanti: anche la demografia viene stata trasformata: le deportazioni per attività politica, nell&#8217;87, erano circa 1500 così come numerosissime erano – e sono – lo spostamento dei cittadini da un luogo a un altro, a seguito di uno sradicamento forzato dalle proprie abitazioni.</p>



<p>La prima intifada, 1987-1993 e la seconda iniziata nel 2000, gli accordi di Oslo e il loro fallimento, avvicinano le vicende ad un altro anno tragico: il 2006, anno in cui Israele fu sconfitto sul fronte del Libano del sud e, per reazione, intensifica la sua politica a danno di un milione e mezzo di persone “che vivono nei 40 chilometri quadrati più densamente popolati del pianeta”. L&#8217;articolo 2 delle Nazioni Unite parla espressamente di “genocidio” e ancora oggi l&#8217;ONU possiede un organismo chiamato <em>Comitato per l&#8217;esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese (CEIRPP)</em> che però ha prodotto scarsi effetti sul processo di pace.</p>



<p>Cinquant&#8217;anni della prigione a cielo aperto di cui Pappè ha voluto tornare a parlarci per non relegare questo, come altri conflitti, a fondo pagina al posto di guerre “più vicine”, che colpiscono oligarchi e militari: ma è necessario, invece, pensare che prima di tutto a fare le spese di qualsiasi situazione di belligeranza sono le persone comuni, siamo noi: con corpi, cuore, anima e pensieri ancora assetati di speranza.</p>
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		<title>Le vittime del terrore delle bombe iraniane hanno bisogno di aiuto</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 16:34:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rifugiati dall’Iran nel Kurdistan iracheno In relazione alle proteste di massa contro il regime dei Mullah in Iran,si teme un’invasione su larga scala da parte dell’Iran nel vicino Kurdistan iracheno. Da giornil’esercito iraniano attacca&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Rifugiati dall’Iran nel Kurdistan iracheno</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16652" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-1536x1022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/iraq-2048x1362.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br></p>



<p>In relazione alle proteste di massa contro il regime dei Mullah in Iran,<br>si teme un’invasione su larga scala da parte dell’Iran nel vicino Kurdistan iracheno. Da giorni<br>l’esercito iraniano attacca i villaggi curdi nel nord dell’Iraq. I curdi iraniani già negli anni ’80 vi si rifugiavano per sfuggire alle violenze del regime dei Mullah. L’Iran sta usando droni da combattimento, lanciarazzi e artiglieria pesante. Ora c’è da temere che il regime prenda a modello la Turchia e invada il Kurdistan iracheno. Proprio come la Turchia, il governo iraniano potrebbe affermare di agire contro i “separatisti” e i “terroristi” curdi. I mullah sono angosciati dal movimento di protesta che ha coinvolto l’intero Iran. Con l’agitazione anti-curda e gli attacchi al Paese vicino, stanno cercando di dividere i manifestanti e di metterli l’uno contro l’altro. Allo stesso tempo, tutti i partiti curdi in Iran chiedono un Paese democratico e federale – nessuno di loro si comporta in modo secessionista. Nelle loro dichiarazioni, tutti i partiti curdi hanno invitato la popolazione del Kurdistan iraniano (Kurdistan orientale) a protestare pacificamente e a non dare al regime motivi per ulteriori violenze.</p>



<p>I contatti dell’APM riferiscono di 165 arresti nel Kurdistan orientale.<br>Altre fonti parlano addirittura di 1000. Poiché i prigionieri vengono regolarmente torturati e maltrattati in Iran, le loro famiglie sono<br>molto preoccupate. Secondo le nostre fonti, almeno 18 curdi sono stati uccisi e fino a 900 sono stati feriti. Per paura, molti non si fanno<br>curare negli ospedali. Ricevono cure mediche di fortuna dove possibile.</p>



<p>Oltre ai persiani, nello Stato multietnico dell’Iran vivono azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché altre minoranze<br>religiose numericamente minori come bahai, ebrei, cristiani o zoroastriani. Le nazionalità non persiane costituiscono ben più della metà dei circa 85 milioni di abitanti del Paese. Tuttavia, non sono riconosciuti come popoli specifici con lingua, cultura e storia proprie.<br>Tutti subiscono discriminazioni e oppressioni. Il regime islamista sciita è particolarmente brutale contro le minoranze religiose dei Bahai<br>e dei cristiani convertiti.</p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) lancia un appello all’Unione Europea affinché aiuti i rifugiati curdi dall’Iran che<br>scappano nel Kurdistan iracheno. Dopo gli attacchi delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. A<br>causa dei bombardamenti degli ultimi giorni, centinaia di persone sono rimaste senza casa, soprattutto donne, bambini e anziani. Da anni cercano rifugio nel vicino Kurdistan iracheno. Ora hanno paura di rimanere nei rifugi che ancora non sono stati distrutti dagli attacchi iraniani.</p>



<p>Da settimane le Guardie rivoluzionarie iraniane bombardano case, scuole e altre strutture nel Kurdistan iracheno utilizzate dai rifugiati.<br>Decine di persone sono state uccise, tra cui donne e bambini. L’Iran afferma di aver utilizzato oltre 73 missili balistici e numerosi droni<br>kamikaze contro i “terroristi”. Per paura di ulteriori attacchi, i corpi delle persone uccise vengono seppelliti solo di notte. Poiché un attacco può arrivare in qualsiasi momento, i bambini hanno paura di andare a scuola e le famiglie evitano le proprie case. Per paura dei sicari iraniani, i feriti spesso non vogliono farsi curare negli ospedali pubblici. I servizi segreti iraniani e turchi sono molto attivi nella regione. Non è raro che i curdi vengano uccisi da sconosciuti nelle loro case o nelle strade.</p>



<p>L’UE deve fare il possibile per assistere le vittime del regime dei Mullah. L’Iraq non ha un governo funzionante da mesi. Il Paese non è in<br>grado di proteggere i propri confini e di fornire assistenza umanitaria ai rifugiati provenienti dal Paese vicino. L’UE non dovrebbe quindi<br>limitarsi a un generico sostegno a parole. Se davvero condanna le azioni dell’Iran contro i manifestanti nel proprio Paese e i rifugiati in Iraq, deve anche aiutare le vittime. La maggior parte dei rifugiati curdi provenienti dall’Iran risiedeva alla periferia della città di Koya,<br>sulla strada principale tra Arbil e Sulaymaniyah.</p>
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		<title>La lenta morte dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2022 08:15:23 +0000</pubDate>
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<p><br>Myanmar, quinto anniversario del genocidio dei Rohingya (25 agosto)</p>



<p></p>



<p>Poiché l’attenzione del mondo si è concentrata sulla guerra di Putin contro l’Ucraina, la situazione catastrofica del Myanmar è stata<br>completamente dimenticata. In occasione del quinto anniversario del genocidio dei Rohingya, il 25 agosto, l’Associazione per i Popoli<br>Minacciati (APM) riguardo ai Rohingya ha dichiarato che la comunità internazionale e le Nazioni Unite stanno fallendo su tutta la linea. I<br>singoli Stati stanno cercando di mitigare la catastrofe umanitaria, ma difficilmente hanno accesso alle persone colpite. Alcuni progetti hanno già dovuto interrompere il loro lavoro.<br>Dalle crudeli “azioni di pulizia” contro i Rohingya di cinque anni fa, la loro condizione non è praticamente cambiata. 130.000 Rohingya<br>deportati e sfollati si trovano ancora in campi all’aperto dove le dure condizioni di vita, deliberatamente imposte, alimentano la situazione di disastro umanitario. Manca tutto: alloggi, cibo, servizi igienici e cure mediche sono inadeguati. I tassi di malattia e di mortalità sono in aumento. La sopravvivenza a lungo termine dei residenti dei campi non è garantita. La loro libertà di movimento continua a essere massicciamente limitata, gli arresti sono aumentati significativamente nell’ultimo anno e il regime militare continua a negare con veemenza l’esistenza dei Rohingya come gruppo etno-religioso. La situazione nello Stato di Rakhine (Arakan) del Myanmar è terribile. Rimangono inoltre esclusi dal governo ombra, il Governo di Unità Nazionale (NUG), mentre altri gruppi etnici vi sono rappresentati. Rimane impossibile per le centinaia di migliaia di rifugiati tornare a casa.<br>“Non si può negare una parte di responsabilità della comunità internazionale nella catastrofe dei diritti umani in Myanmar”, afferma<br>anche la dott.ssa Ambia Perveen, presidente del Consiglio europeo dei Rohingya (ERC). “Non c’è alcuna risposta ai crimini contro l’umanità e alle violazioni del diritto internazionale umanitario”. L’inflazione e la pandemia di Coronavirus, entrambe esacerbate dal colpo di Stato militare, hanno lasciato l’economia e le reti di sicurezza sociale a pezzi. Più di 3 milioni di persone nel Paese dipendono dagli aiuti umanitari. L’accesso ad essa è deliberatamente ostacolato dall’esercito attraverso ostacoli burocratici e bloccato del tutto in alcune parti del Paese.<br>La comunità internazionale non deve permettere che questa tragedia accada! Le armi e i beni a doppio uso non devono più raggiungere la giunta militare. Oltre ad aumentare gli aiuti umanitari, la comunità internazionale deve sostenere pienamente il lavoro della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale e, in conformità con il principio del diritto internazionale, aprire processi contro i responsabili. I contatti con il NUG devono avere come condizione che anche i Rohingya siano considerati nel governo. Infine, il Bangladesh, l’Indonesia, l’India e la Thailandia devono essere sostenuti e aiutati a migliorare la situazione dei rifugiati del Myanmar.</p>
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		<title>Ad Atene il forum europeo sulla disabilità</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 08:47:15 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/disabili-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="333" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/disabili-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16504" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/disabili-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/disabili-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure></div>



<p>Si è tenuta ad Atene l’<a href="https://www.edf-feph.org/elections-ukraine-womens-rights-becoming-green-our-general-assembly-2022/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Assemblea Generale dell’EDF</strong></a>,&nbsp;<strong>Forum Europeo sulla Disabilità</strong>&nbsp;che ha portato al rinnovo degli&nbsp;<a href="https://www.edf-feph.org/meet-our-new-executive-committee-and-board/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>organi direttivi</strong></a>&nbsp;per il periodo 2022-2026 con l’inserimento nel<strong>&nbsp;Consiglio di tre membri italiani&nbsp;</strong>(<strong>Bosisio Fazzi, Griffo e Cirrincione</strong>) e a rilevanti risultati rispetto a temi di grande rilievo.</p>



<p>Oltre al consueto confronto riguardo alle azioni di&nbsp;<strong>monitoraggio</strong>&nbsp;<strong>sull’applicazione della</strong>&nbsp;<a href="https://www.un.org/development/desa/disabilities/convention-on-the-rights-of-persons-with-disabilities.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CRPD</strong></a><strong>&nbsp;da parte dell’UE&nbsp;</strong>e gli interventi degli esponenti delle Istituzioni Europee e del movimento associativo internazionale delle persone con disabilità, nella due giorni di Atene è stata innanzitutto&nbsp;<strong>approvata una risoluzione sulla pace&nbsp;</strong>(a breve la pubblicazione) e ampio spazio è stato ovviamente dedicato alla<strong>&nbsp;guerra in</strong>&nbsp;<strong>Ucraina</strong>&nbsp;e al lavoro svolto da&nbsp;<strong>EDF,</strong>&nbsp;supportato finanziariamente da&nbsp;<a href="https://www.cbm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CBM</strong></a>, e dalle altre organizzazioni aderenti al Forum, tra cui la&nbsp;<a href="https://www.uiciechi.it/attivitainternazionali/fid.asp?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>FID</strong></a>&nbsp;(Forum Italiano sulla Disabilità). Sull’attuale situazione hanno riferito gli esponenti delle varie organizzazioni nazionali attivamente impegnate quali&nbsp;<strong>Lettonia</strong>,&nbsp;<strong>Slovacchia</strong>,&nbsp;<strong>Lituania</strong>,&nbsp;<strong>Romania</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Croazia.</strong>&nbsp;In primo piano l’urgenza di&nbsp;<strong>intervenire</strong>&nbsp;a favore delle tante persone con disabilità&nbsp;<strong>istituzionalizzate</strong>, in particolar modo di quelle con&nbsp;<strong>disabilità intellettive&nbsp;</strong>come evidenziato da&nbsp;<a href="http://www.inclusion-europe.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Inclusion Europe</strong></a>&nbsp;e<strong>&nbsp;&nbsp;</strong>dalla&nbsp;<a href="http://www.nopazzia.com/enusp.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rete europea di (ex) utenti e sopravvissuti della psichiatria</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>la quale chiede di<em>«sostenere il<strong>&nbsp;passaggio dall’istituto&nbsp;</strong>all’<strong>assistenza basata sulla comunità nel processo di ricostruzione</strong>&nbsp;i<strong>n Ucraina</strong>»</em>.</p>



<p><strong>Gordon Rattray</strong>, coordinatore del&nbsp;<strong>Programma EDF per l’Ucraina</strong>, ha esposto gli&nbsp;<strong>obiettivi primari</strong>&nbsp;per cui si sta lavorando:<em>”<strong>affrontare i bisogni immediati</strong>&nbsp;delle persone con disabilità (cibo e beni di prima necessità, fornire loro&nbsp;<strong>informazioni accessibili&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>tecnologie assistive</strong>,<strong>&nbsp;trasporti accessibili</strong>&nbsp;<strong>da e per i rifugi</strong>,&nbsp;<strong>verso le frontiere e i rifugi di transito</strong>”.&nbsp;</em>In rilievo anche l&#8217;obiettivo di&nbsp;<strong>promuovere l’inclusione della disabilità&nbsp;</strong>all’interno della<strong>&nbsp;risposta umanitaria “</strong><em>da parte delle principali organizzazioni e dei dipartimenti governativi che forniscono&nbsp;<strong>aiuti ai rifugiati ucrain</strong>i”,&nbsp;</em>utilizzando ad esempio l’<strong>esperienza diretta</strong>&nbsp;delle persone con disabilità nell<strong>’offrire</strong>&nbsp;<strong>formazione sulla sicurezza e sulla raccolta dei dati.</strong></p>



<p>Gli aggiornamenti sul lavoro svolto dal Forum nei diversi settori hanno evidenziato risultati ottenuti nella&nbsp;<strong>lotta alle violenza di genere,&nbsp;</strong>con riferimento alla&nbsp;<a href="https://you.wemove.eu/campaigns/end-forced-sterilisation-in-the-eu-now?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>petizione</strong></a>&nbsp;lanciata per porre fine alle&nbsp;<strong>sterilizzazioni forzate</strong>&nbsp;eall’adozione di una una&nbsp;<a href="https://www.edf-feph.org/content/uploads/2022/06/DOC-AGA-22-06-14-Declaration-on-women-and-girls-with-disabilities.doc?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>dichiarazione</strong></a><strong>&nbsp;sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità (</strong>ad aprire la strada a un terzo Manifesto su tale tema nel 2023), e nella riforma della&nbsp;<a href="https://www.edf-feph.org/publications/human-rights-report-2022-political-participation-of-persons-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Legge Elettorale dell’Unione Europea</strong></a>&nbsp;ad&nbsp;<strong>estendere il diritto di voto&nbsp;</strong>a tutte le persone con disabilità ”<em>riconoscendo&nbsp;<strong>uguale capacità giuridica</strong>&nbsp;in tutti gli aspetti della vita”&nbsp;</em>&nbsp;secondo l’<strong>Art. 12</strong>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/disabilita-e-non-autosufficienza/focus-on/Convenzione-ONU/Documents/Convenzione%20ONU.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione ONU</strong></a><strong>&nbsp;sui Diritti delle Persone con Disabilità</strong></p>



<p>E’ stata inoltre analizzata criticamente la&nbsp;<a href="http://www.superando.it/files/2021/03/strategia-europea-2020-2030-italiano.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Strategia Europea</strong></a><strong>&nbsp;per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030</strong>, mettendo in luce la necessità di<strong>&nbsp;potenziare l’azione europea</strong>&nbsp;e il fatto che&nbsp;<em>&nbsp;“i suoi&nbsp;<strong>obiettivi</strong>&nbsp;possono essere raggiunti&nbsp;<strong>solo</strong>&nbsp;attraverso un&#8217;<strong>azione coordinata</strong>&nbsp;<strong>a livello sia nazionale che dell&#8217;UE</strong>, con un forte impegno degli Stati membri e delle autorità regionali e locali per realizzare le azioni proposte dalla Commissione”.</em></p>



<p>Il Forum ha deciso di ospitare un&nbsp;<strong>Parlamento Europeo delle Persone con Disabilità</strong>&nbsp;nella primavera del prossimo anno, sul tema “<em>Costruire un futuro inclusivo per le persone con disabilità nell’Unione Europea”.</em></p>



<p>Altro rilevante risultato riguarda l’ambito&nbsp;<strong>Green</strong>: considerando lo&nbsp;<strong>sproporzionato impatto dei cambiamenti climatici sulle persone con disabilità</strong>, il Forum si è assunto l’impegno di realizzare approfonditi&nbsp;<strong>studi</strong>&nbsp;sull&#8217;argomento e l’adozione di una&nbsp;<strong>Green Policy</strong>, volta a creare un movimento per la disabilità più sostenibile e responsabile dal punto di vista ambientale.</p>
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		<title>La negazione del diritto di asilo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2022 10:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da un recente report del NAGA: il diritto d’asilo è un diritto fondamentale che viene violato quotidianamente dal Ministero dell’Interno impedendo alle persone di potere entrare presso gli uffici preposti alla presentazione della domanda di&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Da un recente report del NAGA: il diritto d’asilo è un <strong>diritto fondamentale che viene violato quotidianamente dal Ministero dell’Interno</strong> impedendo alle persone di potere entrare presso gli uffici preposti alla presentazione della domanda di protezione internazionale. <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbjJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Con Fanpage </strong></a>siamo stati davanti alla Questura i Milano per denunciare ciò che succede.</p>



<p>“Purtroppo la situazione che riscontriamo ogni giorno davanti alla Questura di Milano non è un caso isolato ma, piuttosto, un esempio di quello che, con alcune differenze nelle modalità, accade davanti alle Questure della maggior parte delle città italiane, soprattutto di quelle più grandi.” Commenta Anna Radice, presidente del Naga. “Ciò che succede è il risultato della&nbsp;<strong>scelta, fatta a livello nazionale, di</strong>&nbsp;<strong>non mettere a disposizione le risorse necessarie limitando, di fatto, il diritto d’asilo</strong>” prosegue la Presidente.</p>



<p> “Come Naga continueremo a monitorare la situazione, a metterci a disposizione di tutte le persone che ne hanno bisogno attraverso il nostro <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbkIj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Centro Naga Har per richiedenti asilo rifugiati e vittime della tortura</a> e <strong>chiediamo con forza che le istituzioni mettano fine a questa grave violazione e rendano immediatamente possibile accedere alla questura</strong>” conclude Radice. <strong>Guarda il video: <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbjJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></strong></p>



<p></p>
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		<title>Quando l&#8217;essere umano diventa merce</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 09:23:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Ilaria Damiani Una miniera di diamanti in Africa – immagine tratta dal sito “Gem Rock Auctions”. Nel film di Martin Scorsese “Blood Diamond”, protagonista l’attore Leonardo Di Caprio e ambientato nella Sierra Leone&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Di Ilaria Damiani</p>



<p>Una miniera di diamanti in Africa – immagine tratta dal sito “Gem Rock Auctions”.</p>



<p>Nel film di Martin Scorsese “Blood Diamond”, protagonista l’attore Leonardo Di Caprio e ambientato nella Sierra Leone del 1999, il pescatore Solomon (Djimon Hounsou), durante la guerra civile, viene catturato da una fazione ribelle, separato dalla famiglia, deportato in un campo per prigionieri e costretto ai lavori forzati in una miniera di diamanti. Con crudezza il film ci fornisce, nel contesto della narrativa, uno spaccato dell’attività criminale della tratta dell’essere umano, perpetrata da uomini senza scrupoli per i loro loschi affari.</p>



<p>Quali gli elementi caratterizzanti di questo grave atto delittuoso? L’assenza totale del consenso della persona che subisce il crimine e il suo sfruttamento, a prescindere dal trasferimento o meno in un altro Paese.</p>



<p>L’articolo 3 del Protocollo 1 delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale stabilisce che <em>“la tratta di persone”</em> consiste nel “ <em>reclutamento, trasporto, trasferimento, alloggiamento o accoglienza di persone con la minaccia di ricorrere alla forza, o con l&#8217;uso effettivo della forza o di altre forme di coercizione, mediante il rapimento, la frode, l&#8217;inganno, l&#8217;abuso di autorità o una situazione di vulnerabilità, o con l&#8217;offerta o l&#8217;accettazione di pagamenti o di vantaggi al fine di ottenere il consenso di una persona avente autorità su di un&#8217;altra ai fini dello sfruttamento. Lo sfruttamento include, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altre persone, o altre forme di sfruttamento sessuale, lavori o servizi forzati, schiavismo o prassi affini allo schiavismo, servitù o prelievo di organi</em>.”</p>



<p>La tratta e la conseguente riduzione in schiavitù delle persone hanno origini nell’antichità: chi vinceva una guerra riduceva in schiavitù il popolo che la perdeva.</p>



<p>Oggigiorno questo problema coinvolge oltre 40 milioni di persone, soprattutto in Africa: il Global Slavery Index, nel 2018, ha evidenziato che 9.2 milioni di individui vivono nel suddetto Paese in condizioni di schiavitù. Il 40% delle vittime del traffico umano è costretto ai lavori forzati (nel campo dell’agricoltura, della pesca, nelle miniere e nelle industrie). Queste persone lavorano in condizioni di lavoro pericolose, in ambienti abusivi e non ricevono alcuna paga.</p>



<p>Il 63 % delle vittime del traffico umano è costretto ad un matrimonio forzato. Molte di queste sono bambine: le giovani ragazze (secondo l’ILO) vengono cedute dalle stesse famiglie per poter ripagare i debiti, per avere del denaro in cambio o per risolvere le controversie tra le famiglie.</p>



<p>Il Global Slavery Index ha stimato che oltre 400.000 persone in Africa sono vittime di sfruttamento sessuale. Questa cifra rappresenta circa l’8 % di tutte le persone (bambini compresi) &#8211; a livello mondiale &#8211; vittime di sfruttamento sessuale.</p>



<p>Per alcuni paesi africani (ad esempio Nigeria e Sud Sudan), a causa dei conflitti, è difficile reperire dati certi, per cui è probabile che essi siano sottostimati. Nella Repubblica Democratica del Congo si rileva invece il più alto tasso di vittime del traffico umano: ben il 26,3% di esse è situato in questo Paese. Invero lo Stato ha ottenuto alcuni progressi nell’attività di contrasto della tratta delle persone, impegnandosi fra l’altro nella lotta contro l’uso dei bambini in guerra, promulgando leggi che criminalizzano tutte le forme di traffico sessuale e alcune forme di sfruttamento lavorativo. Tuttavia, questi interventi non si possono definire sufficienti ad arginare il fenomeno.</p>



<p>Il traffico umano viene considerato la versione moderna della schiavitù e l’attività criminale più sviluppata al mondo, dopo lo spaccio e il commercio della droga (Cfr; Wiki- note 36-37-Tratta Esseri Umani-Jeremy Haken, in Transnational Crime In The Developing World).</p>



<p>Le Nazioni Unite dividono la tratta degli esseri umani in tre categorie: traffico sessuale, traffico lavorativo e il traffico degli organi.</p>



<p><strong>Il traffico sessuale</strong>. Secondo le Nazioni Unite, il traffico sessuale è la forma più di diffusa di traffico umano. Riguarda gli uomini, le donne e i bambini. Lo sfruttamento può essere di diverso tipo: la mera prostituzione, la pornografia, la pedofilia. A queste vittime viene fatto credere che l’attività che svolgono sia una forma legittima di lavoro. Le violenze, le vessazioni e la manipolazione psicologica sono all’ordine del giorno. Chi viene sfruttato sessualmente rischia di contrarre malattie veneree che spesso hanno un esito fatale.</p>



<p><strong>Traffico lavorativo. </strong>Il lavoro forzato è sempre esistito, fin dalla notte dei tempi. Basti ricordare, ad esempio, la famosissima schiavitù degli ebrei da parte dei faraoni egizi, raccontata nell’Antico Testamento. Secondo il Global Slavery Index, la schiavitù per debiti in Africa costituisce da sola il 54% dello sfruttamento lavorativo. È questo il fenomeno del “peonaggio” che l’Enciclopedia Treccani definisce come una “<em>particolare forma di lavoro forzato, per secoli diffusa soprattutto nei paesi di dominazione spagnola e derivata dal costume, introdotto dai conquistatori, di anticipare denaro agli indigeni, esigendo in corrispettivo che lavorassero la terra per retribuzioni minime fino a estinzione del debito”,</em> rendendo in tal modo le obbligazioni assunte impossibili da estinguere e costringendo di fatto la vittima a rimanere schiava per sempre.</p>



<p><strong>Il traffico di organi. </strong>In un report del 2021 dell’Interpol è emerso che il traffico degli organiin Nord Africa è una questione preoccupante, in quanto <em>“i gruppi criminali si approfittano della disperazione dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati e li costringono a vendere i loro organi. I migranti minorenni non accompagnati sono soggetti ad un particolare rischio di essere soggetti al traffico di organi.”</em>L’Africa è un terreno fertile per questo tipo di crimine perché la legislazione non è forte e al contempo esiste una grave povertà. È un mercato fiorente, altamente lucrativo: un compratore può spendere in media 150 mila dollari per un organo vitale, mentre il donatore riceve invece una cifra esigua.</p>



<p><strong>Lo schema</strong></p>



<p>La tipica vittima del traffico umano vive in un paese caratterizzato da una forte instabilità politica, da persecuzioni (sia di tipo religioso che politico), da povertà diffusa e scarsità di lavoro. In questo contesto si inserisce il reclutatore: egli cerca specificatamente persone che vivono in condizioni critiche e che desiderano migliorare la propria condizione. La ricerca avviene attraverso i media, le agenzie del lavoro, i contatti locali. Spesso, lo stesso reclutatore condivide un passato simile a quello delle sue vittime.</p>



<p>Poiché l’instabilità politica, la corruzione e la povertà rendono difficile per i più deboli l’ottenimento di un passaporto, diventa invece molto facile per i reclutatori ingannarli, offrendo loro i documenti necessari per il viaggio e la prospettiva di una vita migliore. Una volta che la vittima cade nella trappola, rimane ingabbiata nei loschi traffici dell’organizzazione criminale.</p>



<p><strong>Si rilevano due tipi di traffici: esterno e interno.</strong></p>



<p><strong>Il traffico interno</strong> o domestico, avviene all’interno dello stesso paese. La gente è costretta ad abbandonare le aree rurali di origine per spostarsi in quelle urbane, dove viene sfruttata in diversi tipi di attività illecite.</p>



<p><strong>Il traffico internazionale</strong> consiste, invece, nel reclutare e spostare le persone da un paese ad un altro. Rispetto a quello domestico, questo tipo di traffico è di dimensioni maggiori e anche le richieste sono più numerose. Esso viene gestito da organizzazioni criminali internazionali.</p>



<p>Nell’ambito di entrambi i traffici le persone sfruttate subiscono ulteriori vessazioni quali: stupri, torture, intimidazioni verbali giornaliere. Il passaporto viene confiscato e la libertà di movimento viene ridotta.</p>



<p>Copiosa è la produzione dei provvedimenti legislativi per far fronte al grave problema del traffico di esseri umani, che tuttavia ad oggi non è stato ancora debellato, anche a causa della difficoltà ad individuare le proporzioni del fenomeno, non disponendo di dati precisi ed inequivocabili. Infatti, le stime fornite dalle Organizzazioni non governative e dall’ONU non esprimono valori conformi, né esistono in merito statistiche rappresentative. (Cfr; Wiki -Tratta Esseri Umani- note 3-4-5-6-7-).</p>
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