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	<title>diritti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (?)&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2026 11:56:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="454" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18223" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/05/1-maggio-300x182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Martina Foglia</p>



<p>Il primo maggio festa dei lavoratori&#8230;Una definizione non proprio esatta perché secondo me c&#8217;è poco da festeggiare, continuano le morti sul lavoro a causa dell&#8217;assenza di sicurezza, gli strumenti di protezione, per i giovani è difficilissimo trovare lavoro E quando lo trovano, dopo mille peripezie e fatiche, vengono assunti di tre mesi in tre mesi, domandandosi: &#8220;E domani cosa sarà di me?&#8221;. Spesso sono costretti a prendere una decisione che non avrebbero voluto, cioè andare all&#8217;estero. Insomma in Italia avere un contratto stabile a tempo indeterminato è ancora un miraggio o per dirla in maniera più brutale forse una botta di culo? Non manca solo la sicurezza fisica, che possa rendere il posto di lavoro un posto protetto da pericoli così da evitare le morti che ancora oggi sono tantissime, troppe, ma manca anche la sicurezza psicologica, quella di poter dire: &#8220;Finalmente posso costruire un futuro solido qui nel mio Paese senza dover per forza andare via&#8221;. Per non parlare della fatica che fanno persone come me a trovare lavoro, persona con disabilità che alla fine rinunciano per troppi cavilli burocratici e barriere culturali nonché architettoniche. </p>



<p>Infine, vogliamo parlare della retribuzione esigua per non dire da fame che molti datori di lavori offrono? Badate bene il nostro governo avrebbe le risorse per investire nel lavoro, ma preferisce investire negli armamenti e finanziare le guerre! </p>



<p>Facciamo sentire la nostra voce per la tutela dei nostri diritti, che anche in quest&#8217;ambito vengono quotidianamente calpestati così come la nostra dignità di persone, di cittadini di un Paese, l&#8217;Italia, che non ci tutela! Articolo uno della costituzione: &#8220;l&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro&#8221; (?): il punto di domanda per me è d&#8217;obbligo perché non ne sono più così sicura.</p>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. &#8220;0gni cosa che accade, per scelta o casualità, porta sempre un arricchimento&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 08:08:14 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Finalmente dopo tanto tempo ritorno a scrivere per questa rubrica Lo faccio raccontandovi la storia di Elisa, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Una donna, una mamma, una caregiver, che ha scelto di cambiare la sua vita per amore di sua figlia. Questa è la storia di Elisa, che sceglie di affrontare un salto nel buio, non sapendo, non avendo appigli a cui aggrapparsi, eppure ogni giorno decide di lottare contro le paure i dubbi le incertezze di un futuro, che pur non sapendo cosa riserverà, crede possa essere migliore. </p>



<p>Potresti presentarti?</p>



<p>Sono Elisa, 45 anni, vivo da sempre a Desio dove vive anche la mia famiglia a cui sono molto legata. Sono sposata con Paolo dal 2011 e nel 2013 è arrivata Anna. </p>



<p>Sei mamma di Anna una bambina affetta da una malattia molto rara A che età hai scoperto questa malattia e come questa scoperta ha cambiato la tua vita ? Abbiamo scoperto della sua malattia quando Anna aveva 7 mesi e io 33 anni. Dal punto di vista personale è stata dura rendersi conto che la mia esperienza di mamma non sarebbe stata come l&#8217;avevo immaginata, i sogni anche semplici come cucinare qualcosa con mia figlia, non si sarebbero mai realizzati </p>



<p>Prima della nascita di Anna lavoravi? Se si, che lavoro svolgevi, ti piaceva? </p>



<p>Prima di Anna ero una restauratrice. Quando sono rimasta incinta stavo lavorando alla villa reale di Monza, sapevo che con la gravidanza avrei interrotto per un po&#8217; il lavoro ma pensavo giusto per i soliti mesi, un anno, come tutte le neo mamme. Ho dovuto presto ricredermi perché le visite,i ricoveri e le sedute di terapia hanno assorbito tempo e forze e non mi è più stato possibile tornare al lavoro. Sono stata per tanti anni restauratrice e mi piaceva tanto, mi dava soddisfazione nonostante fosse un lavoro fisicamente faticoso. </p>



<p>So che attualmente svolgi tutt&#8217;altro tipo di lavoro, in un ambito completamente diverso, sei educatrice in una scuola, quali sono le ragioni che ti hanno spinto al cambiamento? Col tempo sono arrivata alla decisione di abbandonare il restauro. Il mio corpo non era più in grado di reggere lo sforzo fisico del cantiere o del laboratorio( dove mi occupavo di mobili antichi) e in contemporanea la movimentazione di Anna in crescita che iniziava a pesare sempre più. Se già a causa del restauro ero cliente abituale del fisiatra, ora la situazione stava peggiorando. Non sono mai stata in grado di stare ferma, appena Anna si è inserita stabilmente in un centro diurno riabilitativo ho cercato di capire cosa fare da grande. È arrivato un suggerimento da un&#8217;amica e, non senza mille paranoie, ho provato. </p>



<p>Quali sono le gratificazioni più grandi del tuo nuovo lavoro? Ciò che accomuna il mio primo lavoro e quello di educatrice è la pazienza, sono da sempre una gran devota di santa pazienza! Io mi occupo sia di adolescenti che di bimbi e la cosa che mi piace di più è vedere la loro soddisfazione quando riescono in un compito difficile. Hanno un sorriso impagabile! </p>



<p>Quali sono i valori che pensi di aver trasmesso ai ragazzi che segui ed i valori che loro ti hanno trasmesso ? </p>



<p>Credo che il valore aggiunto sia il mio essere mamma/ caregiver perché ho modo di comprendere meglio i genitori con cui mi rapporto. Questo a volte può essere un limite&#8230; </p>



<p>Ultimamente ti sei nuovamente &#8220;rimessa in gioco&#8221;, iscrivendoti all&#8217;università per diventare educatrice Cosa ti ha spinto a prendere questa ulteriore decisione avendo tu già un lavoro come educatrice? Raccontaci&#8230; </p>



<p>Quando ho capito che mi trovavo bene in questo nuovo ruolo ho deciso di prendere la laurea in scienze dell&#8217;educazione per poter avere anche una maggiore preparazione. In contemporanea non perdo di vista anche i vari corsi che vengono proposti dalla Lega del Filo d&#8217;Oro, sono più incentrati su disabilità visive e uditive ma li trovo incredibilmente illuminanti per qualunque situazione. </p>



<p>Come riesci a conciliare il tuo lavoro di educatrice, quello di mamma e lo studio&#8230; Esiste qualche ente oltre ovviamente ai tuoi familiari, che ti aiuta nella cura di Anna? Conciliare tutto è piuttosto difficile, per fortuna lavoro part-time e cerco di gestire le ore libere per lo studio e tutto ciò che non posso fare quando Anna torna da scuola a metà pomeriggio. Al momento ho solo la famiglia di mio fratello con mia cognata e i miei nipoti che mi danno una mano e che,quando abbiamo bisogno di una pausa, ci permettono di uscire da soli. Mia mamma è una presenza fissa come supporto morale ma ad oggi non ho ancora trovato nessuno che ci possa offrire un servizio di babysitteraggio alternativo. Il comune tramite la misura b2 ci ha proposto un servizio OSS due volte a settimana. L&#8217;ho accettato di buon grado dato che ho una spalla in grave difficoltà e un po&#8217; di aiuto mi fa&#8217; comodo. Altri momenti di sollievo li abbiamo un sabato al mese perché portiamo Anna a Lesmo alla lega del filo d&#8217;oro e la recuperiamo a metà pomeriggio. Sono momenti preziosi! </p>



<p>Per esperienza personale so quanto sia importante che una persona con disabilità trovi il proprio spazio, ma è altrettanto importante che anche chi se ne prende cura possa trovarne uno proprio, riesci a ritagliarti del tempo per te stessa ? </p>



<p>Al momento è quasi tutto dedicato allo studio ma sto cercando di ritagliarmi qualche cena/serata con amiche per staccare un po&#8217;. </p>



<p>Afronte di tutto ciò sei pentita della scelta che hai fatto? No,come dicevo fatico a stare ferma e le sfide mi piacciono, quindi lo rifarei. In ogni caso non ritengo molto utile rimuginare sui se e sui ma, ogni cosa che ci accade,per scelta o casualità,porta sempre un arricchimento </p>



<p>Qual è il tuo motto se ne hai uno? </p>



<p>Non ho un vero e proprio motto ma un modo di affrontare le cose, il più possibile con positività e sorriso, le cose brutte accadono comunque ma in questo modo è più facile, almeno per me Ringrazio tantissimo Elisa per la sua disponibilità, concludo con una riflessione: secondo me Elisa può essere un esempio per tuttə noi! </p>



<p>A volte la vita ci impone di dover scegliere e a me personalmente soprattutto in quest&#8217;ultimo periodo capita di scegliere la strada più facile, quella dell&#8217;evitamento del problema, di non volerlo affrontare direttamente per paura insicurezza, invece la storia di Elisa ci insegna che si può scegliere di andare avanti percorrere una strada tortuosa dissestata piena di imprevisti, ma una volta arrivati in cima alla salita, ecco che si intravede una luce, quella della gioia: la gioia nel vedere che i piccoli o grandi traguardi sono stati raggiunti. E da qui credere che un futuro migliore possa esistere.</p>
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		<title>Accendi la tua presenza</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 09:07:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="681" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-681x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18197" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-681x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 681w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-768x1154.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be-1022x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1022w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/11/be.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1331w" sizes="(max-width: 681px) 100vw, 681px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Oggi vi voglio parlare di una realtà che unisce due aspetti molto importanti per noi persone con disabilità. La realtà in questione è BeOn Foundation che in tutti i progetti che propone sul territorio lombardo, concretizza un binomio che è molto spesso solo teorizzato, ovvero il connubio tra accessibilità e inclusione attraverso la promozione di progetti in diversi ambiti che pongono al centro la persona con disabilità e le sue esigenze facilitando a seconda delle capacità della persona, la fruizione delle risorse messe a disposizione, favorendo così l&#8217;equità con gli altri coinvolti nei progetti, favorendone l&#8217;interazione e la relazione in un contesto di gruppo. Ora lascio la parola a Stefano che ci racconterà questa realtà nel dettaglio! Buona lettura</p>



<p>Intervista a Stefano – beOn Foundation</p>



<p> <br>Ciao Martina, io sono Stefano. Sono cofondatore (con Flavia, Dario e Giovanni) della beOn Foundation ETS, e sono anche compagno di vita di Flavia. Da molti anni mi occupo di includere persone con disabilità nel mondo del lavoro, della formazione, del tempo libero: non come “assistente”, ma come alleato, convinto che ognuno abbia un potenziale da esprimere.</p>



<p>Quando e come è nata l’idea di creare una fondazione?<br>L’idea è nata in seguito a un episodio che ha cambiato profondamente le nostre vite: l’incidente di Flavia. Quel tragico momento ha mostrato in modo nitido le barriere — fisiche, culturali, sociali — che esistono ogni giorno per tantissime persone. Da lì è scattata la voglia di non limitarsi al dolore, ma trasformarlo in qualcosa di utile. Dal 2018 abbiamo iniziato “sperimentando” piccole attività — corsi, occasioni di incontro — e poi, con il tempo, abbiamo deciso di formalizzare tutto in una fondazione, per dare un’organizzazione stabile, visibilità e portata maggiore all’impegno che già stavamo portando avanti. Volevamo che non fosse solo un gesto personale, ma una realtà che potesse coinvolgere altre persone, aziende, associazioni.</p>



<p>“beOn”, nome casuale o con significato? Se sì, quale?<br>Il nome beOn non è stato scelto a caso, anzi. È un vero e proprio gioco di parole con “Beyond”, che significa “andare oltre” — proprio come cerchiamo di fare ogni giorno: oltre le barriere, oltre le etichette, oltre le paure. Allo stesso tempo, “beOn” suona come un invito: essere accesi, essere presenti, esserci. Non restare spenti o ai margini, ma “on”, nel flusso, nella vita, nelle relazioni. Insomma, il nome racchiude perfettamente il nostro spirito: essere presenti, consapevoli e andare oltre, sempre insieme.</p>



<p>Quali sono le principali finalità della fondazione e qual è il vostro target di riferimento?<br>Le finalità della fondazione sono molteplici ma tutte convergenti verso un orizzonte comune: migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, intervenendo in formazione, inserimento lavorativo, arte, cultura, spettacolo, e occasioni di aggregazione gratuite. Alcuni progetti chiave sono: DigiLab for Future, Gaming Inclusivo, Teatro Inclusivo e collaborazioni con aziende e associazioni del territorio. Il target è chiaro: persone con disabilità, soprattutto giovani e adulti che vogliono esserci e non essere esclusi, ma anche famiglie, aziende e chi crede nell’inclusione come valore condiviso.</p>



<p>Se esiste, qual è il motto della fondazione?</p>



<p>Non so se abbiamo un motto ufficiale, ma c’è una frase che riflette bene lo spirito: “Beyond the barriers” — andare oltre le barriere. In pratica: non fermarsi davanti agli ostacoli, ma superarli insieme.</p>



<p>La collaborazione tra beOn e “Teatro dei Lupi” con il progetto “Mostrarti”? Parlaci di questa esperienza.<br>È una delle esperienze che porto nel cuore. “Mostrarti” è un progetto in cui abbiamo collaborato con il Teatro dei Lupi per creare uno spazio artistico dove persone con disabilità potessero mostrarsi nella loro espressività. Abbiamo mescolato competenze: il Teatro dei Lupi porta la professionalità scenica e la narrazione, noi portiamo attenzione all’accessibilità e supporto alle persone. Un ruolo fondamentale in questo percorso lo ha avuto anche Deinòs Teatri, che ha condiviso con noi la stessa visione e lo stesso impegno, contribuendo a rendere il progetto ancora più corale e inclusivo. Mi ha insegnato quanto sia importante il passo condiviso: non<br>imporre un percorso ma costruirlo insieme. Il palco diventa così spazio di relazione, ascolto, trasformazione.</p>



<p>Cosa ti hanno insegnato le persone con cui lavori e cosa pensi di aver insegnato tu a loro?<br>Ho imparato la pazienza, l’umiltà e la forza del gruppo. Le soluzioni migliori nascono quando tante teste diverse collaborano. Ho imparato anche a celebrare le micro vittorie. Spero di aver insegnato che non si è oggetto di aiuto ma soggetto attivo, che la disabilità non definisce la persona e che la partecipazione vera fa la differenza.</p>



<p>Nei vostri progetti mettete al centro l’inclusione: cosa è stato fatto e cosa resta da fare?<br>Si è fatto molto: cresce la sensibilità di aziende e istituzioni, si lavora su accessibilità fisica e digitale, si sperimentano modelli ibridi e si comunica per normalizzare l’inclusione. Ma resta da fare tanto sul piano culturale: servono educazione, politiche strutturali, accessibilità universale e vera partecipazione delle persone con disabilità nei processi decisionali.</p>



<p>Qual è il tuo motto?<br>Direi: “Accendi la tua presenza” — non aspettare che qualcuno ti inviti, entra, proponiti, sii parte.</p>



<p>Prospettive future?<br>Voglio far crescere beOn in più regioni, rafforzare le collaborazioni con aziende tech per strumenti inclusivi, portare la cultura dell’inclusione nei luoghi istituzionali e sperimentare nuovi linguaggi artistici e digitali per raccontare le diversità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td></td><td></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Rašid: i Rom non sono una festa a tema</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 08:35:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-1024x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-1024x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-768x768.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il protagonista dell&#8217;intervista di oggi l&#8217;ho scovato scrollando su Instagram, mi ha colpito sia per l&#8217;aspetto che per le sue parole. L&#8217;aspetto è quello di un artista, un marionettista, come suggerisce il suo Instagram: the gipsy marionettis. Nella storia parla di campi di concentramento rom; nel corso dell&#8217;intervista vedremo che cosa intende.</p>



<p>Il sentimento che sembra prevalere nel mio interlocutore è la rabbia. La rabbia di chi è discriminato e dimenticato da troppo tempo..</p>



<p>1. Presentati</p>



<p>Sono un attivista Rom e marionettista nato a Banja Luka nel 1989. Nel 92&#8242; con la mia famiglia, in conseguenza alla guerra mi trasferisco a Berlino e l&#8217;anno successivo a Torino. La mia vita si svolge nei fantomatici campi per circa 10 anni . Esco dai campi grazie ad un&#8217;operazione di puro assistenzialismo da parte di una chiesa in quanto il padre è esule ed istruito, non è considerato, quindi, una minaccia.</p>



<p>La mia passione e lavoro sono le marionette che produco direttamente io. Mantengo me e la mia famiglia grazie agli spettacoli come marionettista che porto in giro.</p>



<p>2. Sei sempre stato orgoglioso di essere rom?</p>



<p>La mia famiglia è mista; mio padre è serbo cristiano ortodosso e di una casta rom chiamata galoperi; mia madre invece è bosniaca , musulmana e di una sotto casta rom chiamata <em>khorakhané</em>.</p>



<p>Sono molto legato ai miei genitori anche per tutto quello che abbiamo passato, il passaggio di idee, identità e orgoglio è avvenuto in maniera naturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18188" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r1-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>3. Ci vuoi parlare dei campi di concentramento rom?</p>



<p>L&#8217;inserimento abitativo è un problema perché le famiglie rom sono composte da 120 persone circa. Si parla, quindi, di smembramento molto spesso.</p>



<p>I rom attualmente non sono riconosciuti come minoranza etnico linguistica quindi non si fanno progetti su misura. Quando vivi per anni in un campo sei solo una persona povera, ma il fatto di vivere lì non dice della tua identità rom. I campi, per intenderci, sono veri e propri ghetti.</p>



<p>Aggiungo che Rom in Italia solo 150 Mila circa e di queste 86% vive in casa, ma nella maggior parte dei casi si ha paura a dichiararsi parte della comunità. C&#8217;è un certo tipo di narrazione tra i media (vedi Scriscia o Lucio Corsi) che alimenta l&#8217;odio per i rom. I rom sono un tasto dolente anche per la sinistra progressista e nel mondo dell&#8217;attivismo. Anche se di recente al Pride di Torino abbiamo avuto modo di esprimerci liberamente riguardo ai campi.</p>



<p>4. Quali sono le principali richieste della comunità romaní?</p>



<p>1. Il riconoscimento come minoranza etnico-/linguistica con un organo di stampa nostro. Attualmente non ci viene data voce siamo strumento utile per la società basata sulla paura.</p>



<p>2. Una causa legale con esperti per modificare dizionari sull&#8217;etimologia della parola &#8220;zingaro&#8221; ovvero, schiavo usato per 500 anni nella compravendita dei rom nei principati danubiani. Nei nostri confronti c&#8217;è un lento genocidio di cui nessuno si prende cura e causa. Noi siamo il tema di una serata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="380" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18190" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/r3-229x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 229w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure>



<p>Dal Rašid 2021 mette in scena il suo impegno di attivista con lo spettacolo di Stand-up Comedy &#8221; Rom VS Tutti &#8221; , che con ferocia e ironia distrugge tutti gli stereotipi sulla cultura rom.</p>



<p>Qui sotto le date degli spettacoli in giro per l&#8217;Italia:</p>



<p><strong>23/10 Milano</strong></p>



<p><strong>21/11 Genova</strong></p>



<p><strong>3/12 Torino</strong></p>



<p><strong>6/12 Pisa</strong></p>



<p><strong>12/12 Aosta</strong></p>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Trasformare le difficoltà in opportunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 08:20:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Buone Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Finalmente la rubrica &#8220;Buone Notizie&#8221; si arricchisce di un&#8217;altra bellissima storia che vi voglio raccontare! È la storia di Cinzia, una persona con disabilità, che vive la vita con intensità e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p>Finalmente la rubrica &#8220;Buone Notizie&#8221; si arricchisce di un&#8217;altra bellissima storia che vi voglio raccontare! È la storia di Cinzia, una persona con disabilità, che vive la vita con intensità e passione. La sua storia ci insegna che, attraverso la determinazione, la costanza e la forza di volontà ,si possono raggiungere i propri obiettivi, i propri sogni . Inoltre ci insegna ,come dice il titolo di questa intervista e come dice lei stessa, a trasformare le difficoltà in opportunità, mettendosi costantemente in gioco. Ora lascio la parola a Cinzia e auguro a voi buona lettura!</p>



<p>1) Presentati&#8230; </p>



<p>Mi chiamo Cinzia Giordano, ho 25 anni e mi piace definirmi attraverso le diverse sfaccettature della mia vita. Prima di tutto sono una psicologa, abilitata da poco, e ho già iniziato a muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Attualmente sto svolgendo un tirocinio di 200 ore presso il reparto di oncologia dell’Ospedale Sacco di Milano, esperienza che mi sta permettendo di approfondire la mia formazione clinica. Il mio percorso professionale è iniziato presso Spazio Vita Niguarda, dove ho avuto la possibilità di affiancare un’équipe multidisciplinare nel supporto a persone con disabilità e ai loro caregiver. Parallelamente, sono anche una sportiva: faccio parte della squadra di rugby in carrozzina ASD Dragons Milano, un’esperienza che mi insegna ogni giorno il valore del gioco di squadra e della determinazione. E naturalmente sono anche figlia, sorella e compagna, ruoli che arricchiscono e completano la mia identità. L’interesse per il tema della disabilità nasce anche dalla mia esperienza personale: convivo con una patologia neurodegenerativa, la Charcot-Marie-Tooth. Questo aspetto della mia vita, lungi dall’essere un limite, mi ha insegnato la resilienza, l’empatia e la voglia di mettermi in gioco, qualità che cerco di portare in ogni contesto umano e professionale. </p>



<p></p>



<p>2) So che stai studiando per diventare psicologa: Ti stai specializzando in una particolare branca della psicologia ovvero psicologia oncologica, cosa ti ha spinto a compiere questa scelta? </p>



<p>Si, sto svolgendo un master in psico-oncologia. La mia scelta di specializzarmi in psico-oncologia nasce dal desiderio di accompagnare le persone in uno dei momenti più delicati della loro vita. Durante il mio percorso accademico e durante il tirocinio ho potuto constatare l’importanza di un supporto psicologico mirato, capace di trasformare la paura e l’incertezza in forza e resilienza. Affrontare la dimensione emotiva legata a una diagnosi oncologica significa non solo lavorare sull’aspetto clinico, ma soprattutto offrire un sostegno che valorizza la persona nella sua interezza. In questo percorso, ho compreso che la psico-oncologia mi permette di unire la mia passione per la psicologia con la voglia di fare la differenza, aiutando chi vive situazioni di grande vulnerabilità a ritrovare la propria forza interiore. </p>



<p>3) So che stai quasi ultimando il tuo tirocinio presso il Centro Spazio vita, un centro che si occupa della socializzazione tra persone con disabilità attraverso attività ricreative e tecnologiche, come stai vivendo questa esperienza?</p>



<p>Il tirocinio presso il Centro Spazio Vita è stata un’esperienza davvero arricchente. Avere ultimato questo percorso mi permette di guardare indietro con soddisfazione per tutto ciò che ho imparato, sia a livello professionale che umano. Lavorare in un ambiente in cui la socializzazione viene promossa attraverso attività ricreative e l’uso della tecnologia mi ha fatto comprendere quanto piccoli momenti di condivisione possano trasformarsi in grandi opportunità di crescita per chi vive con disabilità. Questa esperienza mi ha insegnato il valore dell’ascolto, della collaborazione e della creatività, elementi fondamentali per costruire relazioni autentiche e significative. Sono convinta che queste competenze saranno preziose nel mio futuro percorso come psicologa, perché ogni incontro e ogni attività mi hanno arricchito e ispirato a continuare su questa strada con passione e dedizione. </p>



<p>4) So che sei tirocinante all&#8217;interno del progetto dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto, raccontaci come ti trovi</p>



<p>L’esperienza nei gruppi di Auto Mutuo Aiuto è stata per me estremamente formativa e gratificante. Ogni incontro rappresenta un’occasione per ascoltare storie diverse, confrontarmi con emozioni autentiche e apprendere il valore della condivisione. Mi trovo in un ambiente accogliente e solidale, dove ogni contributo individuale si trasforma in una forza collettiva. Questa esperienza mi permette di mettere in pratica le mie competenze in psicologia e, al contempo, di crescere personalmente, rafforzando la mia empatia e la mia capacità di supporto. </p>



<p>5) Cosa pensi di aver insegnato alle persone con cui ti relazioni quotidianamente e tu pensi di aver imparato qualcosa da loro? </p>



<p>Credo di aver trasmesso alle persone con cui mi relaziono l’importanza dell’ascolto, del rispetto per l’unicità di ognuno e del valore della condivisione. Ho cercato di far capire che, anche nei momenti difficili, c’è sempre spazio per la crescita e la resilienza. Al contempo, ho imparato moltissimo dalle loro storie, dalla forza con cui affrontano le sfide e dalla capacità di trasformare le difficoltà in opportunità. Questa reciproca condivisione mi arricchisce e mi insegna ogni giorno quanto la diversità e l’empatia siano fondamentali per costruire relazioni autentiche. </p>



<p>6) Parlaci di questo curioso binomio, rugby-carrozzina: so che giochi in una squadra e che partecipate a un campionato, come mai hai scelto proprio questo sport singolare? </p>



<p>Il rugby in carrozzina mi ha conquistata perché è uno sport in cui davvero tutti partono alla pari, indipendentemente dal tipo di disabilità o dalla forza fisica che hanno. In campo non conta solo la potenza: a fare la differenza sono la strategia, il gioco di squadra e l’intelligenza tattica. Anche il compagno che magari ha meno forza nelle braccia o nelle mani può essere fondamentale, perché ogni ruolo ha il suo peso e il suo valore. Questo mi ha colpito molto: ognuno è importante, nessuno è “di troppo”. Con i Dragons ho trovato un gruppo che funziona come una vera squadra, dove ci si completa a vicenda e si dimostra che la disabilità non toglie la possibilità di competere, divertirsi e sentirsi parte di qualcosa di grande. </p>



<p>7) Quali sono i valori che questo sport ti ha insegnato ? </p>



<p>Il rugby in carrozzina mi ha insegnato prima di tutto la resilienza, perché ogni partita è una sfida fisica e mentale che richiede di rialzarsi anche dopo una caduta. Poi il gioco di squadra: nessuno vince da solo, serve fiducia reciproca e la consapevolezza che ognuno porta un contributo fondamentale. Infine, la determinazione, quella forza che ti spinge a dare sempre il massimo, anche quando le circostanze sembrano avverse. </p>



<p>8) Come vivi oggi la tua condizione di disabilità? </p>



<p>La disabilità è parte della mia vita, ma non mi definisce interamente. Ho imparato a viverla come una sfida quotidiana, che mi spinge a trovare soluzioni, a non fermarmi davanti agli ostacoli e a trasformare i limiti in opportunità di crescita. Non è sempre facile, ma la mia esperienza personale mi aiuta a essere più empatica nel lavoro. </p>



<p>9) Qual è il motto della tua vita? (Se ne hai uno) </p>



<p>Se dovessi sceglierne uno direi: “Trasformare le difficoltà in possibilità”. È un pensiero che mi accompagna in ogni ambito, sia personale che professionale. </p>



<p>10) Come è Cinzia oggi? Descriviti in tre parole </p>



<p>Direi: determinata, empatica, curiosa </p>



<p>11) Progetti per il futuro? </p>



<p>Il mio ambizioso obiettivo è continuare a crescere come psicologa e, al contempo, costruire una carriera sportiva che possa portarmi lontano. Vorrei affinare le mie competenze in psico-oncologia, lavorare sia in ospedale che in contesti più flessibili, e portare avanti iniziative di sensibilizzazione sulla disabilità. Sul fronte sportivo, sogno di poter entrare nella nazionale italiana di rugby in carrozzina; poter rappresentare il mio paese sarebbe la conferma che il duro lavoro, la passione e il sacrificio fanno davvero la differenza.</p>



<p>Questa storia ci insegna che sei veramente credi in ciò che vuoi anche &#8220;l&#8217;impossibile&#8221;può diventare possibile&#8221;.</p>
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		<title>In scena Danilo e il suo &#8220;Rumore bianco&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 09:51:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Lo scorso anno ho partecipato ad un corso di teatro inclusivo a Milano voluto dal Teatro Lupi e Deinòs Teatri Bologna. È stata veramente una bellissima esperienza, la mia prima da&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18177" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/DAN-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Lo scorso anno ho partecipato ad un corso di teatro inclusivo a Milano voluto dal Teatro Lupi e Deinòs Teatri Bologna. È stata veramente una bellissima esperienza, la mia prima da attore e mi ha permesso di fare nuove conoscenze. Uno dei referenti del progetto di teatro, Alberto Corba, conoscendo il mio impegno per le tematiche lgbtquia+ mi ha messo in contatto con un attore che sta portando in giro per l&#8217;Italia uno spettacolo sul tema della transfobia e omofobia. Lo spettacolo in questione s&#8217;intitola &#8220;Rumore Bianco&#8221; e ha come unico attore in scena Danilo Napoli.</p>



<p>Il monologo avrà luogo nell&#8217;ambito del Milano Fringe Off Festival dal 2 al 5 ottobre.</p>



<p>Facciamo, ora, qualche domanda al protagonista di &#8220;Rumore Bianco, Danilo Napoli.</p>



<p><strong>Presentati:</strong></p>



<p>Mi chiamo Danilo Napoli e sono un attore e autore teatrale salernitano. Ma, principalmente, sono un ragazzo con la testa perennemente tra le nuvole, che fantastica su nuove storie e su situazioni improbabili. Di me dicono che sono simpatico e polemico, ma dopo tre ore non ce la fanno a sopportare la quantità di stupidaggini che dico e l’ampio ventaglio di improperi che ho scagliato contro l’attuale governo. È proprio per questo che ho cominciato a fare questo lavoro: scrivere mi dà la possibilità di mettere su carta tutte le storie, le battute che mi circolano per la testa; recitare mi dà la possibilità di farle sentire agli altri e di essere liberamente polemico senza contraddittorio!</p>



<p><strong>Chi sono gli attori e i registi che ti hanno ispirato?</strong></p>



<p>Prima di cominciare a recitare (cioè prima dei 16 anni), non conoscevo il teatro, ma conoscevo il cinema. Mi piacevano Di Caprio, Tarantino, Jack Nihcolson, Al Pacino, De Niro e tutti gli attori americani più famosi. Poi ho scoperto il teatro e Eduardo De Filippo, e credo che sia la figura che mi rappresenti di più, attualmente: sono anch’io attore e autore, come lui. Anche a me piace girare l’Italia con i miei spettacoli e sogno di mettermi a capo di una numerosa compagnia, un giorno.</p>



<p><strong>Cos&#8217;è per te il teatro?</strong></p>



<p>Ogni volta che vedo un palco, vedo una possibilità. Una possibilità di raccontare qualcosa a qualcuno, una possibilità di trasferire le mie emozioni e le mie idee a una platea. Il teatro, per me, è un contenitore di storie. Proprio come la mia testa.</p>



<p><strong>Come nasce questo spettacolo?</strong></p>



<p>Ero a cena con mia madre e suo marito e li sentii parlare di una zia (di lui) che aveva lasciato un’eredità dopo la sua morte. Fin qui tutto bene. Poi, il marito di mia madre comincia a raccontarci la sua storia a grandi linee, narrando quel che ricordava: Ursula, donna transgender (da lui ricordata affettuosamente come “zio Antonio”), era scappata da Salerno a causa dell’omofobia e della transfobia della famiglia e della città. Era così andata a Genova, era stata costretta a prostituirsi per sopravvivere e aveva accumulato ricchezze. Quella storia mi folgorò. Volevo saperne di più, allora feci qualche ricerca e decisi di ispirarmi alle sue vicissitudini per scrivere questo monologo.</p>



<p><strong>Cosa significa per te la storia rappresentata?</strong></p>



<p>Da membro della comunità LGBTQ+ questa storia mi tocca nell’anima. È una storia di odio e di oppressione, ma anche di perdono.</p>



<p><strong>Hai affrontato particolari difficoltà durante la preparazione?</strong></p>



<p>Le difficoltà ci sono sempre e sono sacrosante. Senza, non avremmo evoluzione. Ma Yari Gugliucci è stato in grado di prendere queste difficoltà e trasformarle in opportunità. Non lo ringrazierò mai abbastanza per il lavoro registico che ha fatto su di me e sul testo.</p>



<p><strong>Chi dovrebbe venire a vederti?</strong></p>



<p>I direttori artistici di tutti i teatri d’Italia… No, a parte gli scherzi, “Rumore bianco” è uno spettacolo per tutti. Nel corso della stagione passata sono venuti a vedermi adulti, anziani, ma anche adolescenti. Ovviamente, i membri della comunità LGBTQ+ possono rivedersi maggiormente nel personaggio, ma spero che verrà anche qualche omofobo (magari ignaro dell’argomento trattato) e che uscirà dal teatro con qualcosa che gli si è mosso dentro.</p>



<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>



<p>Beh, innanzitutto, a ottobre saremo al Fringe Milano Off 2025 e ho voglia di spaccare tutto. Poi, sempre a ottobre, debutto a Salerno con il mio nuovo spettacolo “Lo spettacolo è stato annullato (causa fine del mondo)”, a tema disastri climatici, con cui poi andrò a Catania per il Fringe Catania Off 2025. A novembre voleremo a Barcellona (sì, in Spagna, non in Sicilia) per portare “Rumore bianco”, e proseguiremo con tutte le 28 date (finora) della tournée. Sto anche lavorando come formatore e dovrei mettermi a scrivere uno spettacolo nuovo da proporre come novità per la stagione prossima, ma sto usando ogni scusa possibile per ritardare il momento in cui mi siederò davanti al pc e, come dice Stephen King, mi metterò a sanguinare.</p>
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		<title>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: il polpo rosso e i suoi sette tentacoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 13:17:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: Il polpo rosso e i suoi sette tentacoli di Massimo Introvigne Un resoconto sui sette metodi utilizzati dal Partito Comunista Cinese per molestare i membri del&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: Il polpo rosso e i suoi sette tentacoli</h1>



<p>di <a href="https://bitterwinter.org/author/massimo-introvigne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Introvigne</a></p>



<h2>Un resoconto sui sette metodi utilizzati dal Partito Comunista Cinese per molestare i membri del nuovo movimento religioso cristiano perseguitato all&#8217;estero.</h2>



<p><em>di Massimo Introvigne</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/red-octopus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il polpo rosso minaccia il CAG in Cina e all'estero. L'intelligenza artificiale ha elaborato." class="wp-image-51106"/><figcaption><em>Il polpo rosso minaccia il CAG in Cina e all&#8217;estero. L&#8217;intelligenza artificiale ha elaborato.</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi anni, il Partito Comunista Cinese (&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;) ha adottato un approccio sistematico alla repressione transnazionale contro&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la Chiesa di Dio Onnipotente</a>&nbsp;(CAG) all&#8217;estero. Prove crescenti dimostrano che la&nbsp;persecuzione della CAG da parte del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC si è estesa costantemente a più paesi. Questo documento raccoglie prove da resoconti dei media e documenti interni&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;e descrive in dettaglio sette metodi principali utilizzati dal&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;per attuare la repressione transnazionale contro i membri della CAG. Fornisce casi di studio rappresentativi di membri perseguitati. Il suo obiettivo è documentare e presentare prove per migliorare la comprensione delle attività di repressione illegale del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;all&#8217;estero. Per la maggior parte dei singoli casi, abbiamo utilizzato pseudonimi per motivi di sicurezza. &#8220;Bitter Winter&#8221; ha visionato documenti e ascoltato testimonianze di tutti i casi menzionati ed è convinto che siano stati riportati fedelmente.</p>



<p></p>



<p><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/new-religious-movement/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La CDO è il nuovo movimento religioso</a>&nbsp;cristiano in più rapida crescita nella Cina continentale&nbsp;. Sin dalla sua nascita negli anni &#8217;90, ha subito una repressione e una persecuzione incessanti da parte delle&nbsp;autorità&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC . Nel 1995, per giustificare la repressione, il&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha etichettato la CDO, insieme ad altri movimenti cristiani come gli&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/shouters/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shouters</a>&nbsp;e la Chiesa di Tutte le Aree, come &#8221;&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">xie jiao</a>&nbsp;&#8220;, un movimento proibito che &#8220;diffonde insegnamenti eterodossi&#8221; (a volte tradotto, meno correttamente, come &#8221;&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/cult/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">setta</a>&nbsp;malvagia &#8220;). Da allora, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha condotto una prolungata e sistematica campagna di violenta repressione contro la CDO. Almeno 293 membri della CDO sarebbero morti a causa della persecuzione. Tra il 2011 e il 2024, quasi 480.000 membri della CDO sono stati arrestati dalle autorità&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;. In seguito all&#8217;esilio di alcuni membri all&#8217;estero, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha avviato un&#8217;ulteriore repressione contro questi membri della CDO in fuga e le comunità ecclesiali all&#8217;estero, emanando numerose direttive classificate.</p>



<p>Nel 2015, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/campaign-against-cag-extends-to-south-korea/?utm_source=rss&utm_medium=rss">documento interno</a>&nbsp;del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;&#8220;Anti-Xie Jiao: Due indagini, un piano di attuazione del progetto speciale&#8221; richiedeva un&#8217;indagine approfondita sui membri del CAG all&#8217;estero. Si sottolineava l&#8217;importanza di analizzare ogni caso singolarmente e di sviluppare strategie personalizzate. I dati raccolti comprendevano dati identificativi personali, attività all&#8217;estero e il background dei loro familiari in Cina.<a href="https://bitterwinter.org/campaign-against-cag-extends-to-south-korea/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/CCP-2015-plan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il piano del PCC del 2015 contro gli xie jiao all'estero.

" class="wp-image-51107"/><figcaption><em>Il piano&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;del 2015 contro&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli xie jiao</a>&nbsp;all&#8217;estero.</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2019, il documento&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;intitolato &#8220;Avviso sulla conduzione di ricerche su argomenti quali i pericoli e le contromisure riguardanti l&#8217; organizzazione&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xie Jiao</a>&nbsp;del &#8216;Dio Onnipotente&#8217; &#8221; indicava che la campagna contro le comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni all&#8217;estero era attiva da oltre dieci anni.</p>



<p>Nel settembre 2020, la Commissione Centrale per gli Affari Politici e Giuridici&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;ha emesso una direttiva segreta per avviare&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/a-3-year-final-solution-plan-against-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">una &#8220;Battaglia Generale&#8221; nazionale triennale</a>&nbsp;contro la CDO. Uno degli obiettivi principali della campagna era&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/new-unified-arrest-operations-target-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">limitare la crescita della CDO all&#8217;estero</a>&nbsp;.</p>



<p>Nel 2018, un documento interno&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;ha incaricato i dipartimenti competenti di supervisionare le attività online delle comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, sia in Cina che a livello internazionale. Invitava specificamente il personale interno a criticare e creare discordia tra i membri chiave all&#8217;estero. Un altro documento ha evidenziato la necessità di intensificare gli sforzi contro la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni all&#8217;estero, richiedendo la raccolta di informazioni e dati interni alla Chiesa sul personale chiave, impiegando al contempo tattiche di infiltrazione, divisione e repressione.</p>



<p>Nell&#8217;agosto 2023, la Commissione Centrale per gli Affari Politici e Legali del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC ha emesso una direttiva classificata per dare il via a una &#8221;&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/ccp-launches-3-year-tough-battle-against-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dura Battaglia</a>&nbsp;&#8221; triennale&nbsp;contro la CDO a partire dal 2024. La direttiva incaricava il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ministry-of-state-security/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero della Sicurezza dello Stato</a>&nbsp;e della Pubblica Sicurezza di elaborare piani operativi specializzati incentrati sulle comunità della CDO all&#8217;estero.&nbsp;<a href="https://en.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insisteva</a>&nbsp;sull&#8217;intensificazione degli sforzi di intelligence, sull&#8217;intensificazione della sorveglianza delle abitazioni e degli spostamenti dei principali fedeli delle chiese all&#8217;estero e sull&#8217;adozione di misure per &#8220;colpire e smantellare i gruppi della CDO all&#8217;estero e intimidirne i membri principali, limitarne lo sviluppo e indebolirne la capacità operativa&#8221;. Inoltre, invitava il Ministero degli Affari Esteri e le ambasciate e i consolati cinesi a &#8220;migliorare le strategie di ricerca e risposta in paesi importanti come la Corea del Sud e le Filippine&#8221; per ostacolare la crescita della CDO all&#8217;estero.</p>



<p>Nel 2024, diversi&nbsp;<a href="https://en.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documenti interni del PCC</a>&nbsp;hanno dimostrato che le autorità locali hanno emesso &#8220;Moduli per la raccolta di dati sulle indagini all&#8217;estero&#8221; destinati ai membri del CAG. Le agenzie di pubblica sicurezza hanno ricevuto istruzioni di potenziare le ricognizioni all&#8217;estero, &#8220;condurre indagini in regioni e paesi stranieri cruciali&#8221; e sfruttare le tecnologie dei big data per individuare modelli di comunicazione tra i membri all&#8217;interno e all&#8217;esterno della Cina.</p>



<p>Secondo il rapporto &#8220;Out of Sight, Not Out of Reach&#8221; dell&#8217;organizzazione internazionale&nbsp;per&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i diritti umani&nbsp;</a><a href="https://freedomhouse.org/sites/default/files/2021-02/Complete_FH_TransnationalRepressionReport2021_rev020221.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freedom House</a>&nbsp;, la Cina è attualmente il più diffuso e avanzato aggressore della repressione transnazionale. La sua campagna si distingue per la sua ampia portata, la presenza globale e la varietà di tattiche impiegate.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/Chinese-police.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="La polizia cinese sequestra materiale informativo della CAG." class="wp-image-51108"/><figcaption><em>La polizia cinese sequestra materiale informativo della CAG.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Tentacolo 1: Coercizione tramite familiari in Cina per costringere i membri del CAG a tornare</strong></p>



<p>Caso 1: Yan Simeng (Italia)</p>



<p>Yan Simeng (pseudonimo) è fuggita in Italia nel settembre 2023 in cerca di asilo. Tra marzo e luglio 2024,&nbsp;la polizia&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC ha contattato ripetutamente suo fratello, mostrandogli filmati di sorveglianza di Yan che cambiava treno più volte prima di lasciare la Cina, per fare pressione su di lui affinché la convincesse a tornare. A luglio, agenti del&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/public-security-department/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Pubblica Sicurezza</a>&nbsp;provinciale hanno chiamato più volte il fratello di Yan, sostenendo che fosse impegnata in attività religiose all&#8217;estero. Gli hanno chiesto di trasmetterle un messaggio in cui le intimava di tornare in Cina entro una settimana e di rinunciare alla sua fede. L&#8217;hanno minacciata che, se si fosse rifiutata, la sua registrazione di famiglia (hukou) sarebbe stata revocata, implicando che sarebbe stata arrestata al rientro e avrebbe dovuto affrontare una potenziale lunga pena detentiva. L&#8217;hanno anche avvertita che avrebbe potuto essere &#8220;imprigionata a vita&#8221; e che ai suoi figli sarebbe stato impedito di sostenere gli esami di ammissione all&#8217;università, di arruolarsi nell&#8217;esercito o di sostenere gli esami per il servizio civile. Inoltre, hanno minacciato di annullare i benefici pensionistici dei suoi genitori.</p>



<p>La foto di Yan Simeng è stata successivamente pubblicata sul sito web cinese &#8220;Alleanza contro Dio Onnipotente&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/CAG-refugees.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Rifugiati del CAG in Italia. Da Facebook." class="wp-image-51109"/><figcaption><em>Rifugiati del CAG in Italia. Da Facebook.</em></figcaption></figure>



<p>Caso 2: Sun Jinlang (Francia)</p>



<p>Nel 2015, Sun Jinlang fuggì in Francia. Nei due anni successivi, contattò due volte la sorella in Cina tramite QQ, una piattaforma social cinese. Preoccupati del monitoraggio delle chat online&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da parte del PCC</a>&nbsp;, le loro discussioni continuarono a riguardare argomenti tipicamente familiari. Ciononostante, Sun divenne presto un bersaglio delle autorità di pubblica sicurezza cinesi.</p>



<p>Nel 2017, funzionari del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ministry-of-state-security/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero della Sicurezza dello Stato</a>&nbsp;contattarono ripetutamente la sorella di Sun, insistendo sul fatto che &#8220;i cittadini cinesi possono credere solo nel Partito Comunista&#8221;. Sostenevano che Sun Jinlang predicasse all&#8217;estero, dichiarando di essere pienamente a conoscenza delle sue attività. Diffondevano voci intimidatorie, affermando che molti erano stati deportati in Cina o addirittura picchiati a morte da stranieri. Le autorità le chiesero anche di collaborare recandosi in Francia per riportare indietro Sun, offrendosi di coprire metà dei costi. Quando rifiutò, minacciarono di imporre restrizioni per impedire a Sun di rientrare in Cina.</p>



<p>Dopo essersi reso conto che le forze di sicurezza dello Stato lo avevano identificato, Sun interruppe ogni contatto con la sorella.</p>



<p>Caso 3: Tong Zhou (Corea del Sud)</p>



<p>Nel 2018, Tong Zhou (pseudonimo) ha fatto arrestare la madre nello&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xinjiang/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xinjiang</a>&nbsp;a causa delle sue convinzioni religiose. Durante la detenzione, è stata sottoposta a torture che le hanno causato un&#8217;insufficienza renale acuta. L&#8217;ospedale ha emesso un avviso di condizioni critiche ed è stata trasferita in terapia intensiva, dove è stata sottoposta a 102 ore di dialisi continua. Il suo peso è sceso da sessanta a quaranta chilogrammi in poco più di due mesi.</p>



<p>Mentre era ricoverata in ospedale, la polizia ha utilizzato le prove delle attività religiose di Tong Zhou in Corea del Sud, incluso il suo curriculum, per intimidire la madre. L&#8217;hanno avvertita che, una volta scaduto il passaporto di Tong, sarebbe stata rimpatriata forzatamente dalla Corea del Sud.</p>



<p>Altri casi</p>



<p>Esistono molti casi simili. Ad esempio, membri della CDO come Li Chao (pseudonimo) in Italia, Gao Ziming (pseudonimo) in Corea del Sud e Zhang Xing (pseudonimo) in Canada hanno tutti visto le loro famiglie in Cina affrontare ripetute visite della polizia, interrogatori, minacce e intimidazioni. Preoccupati che le loro famiglie potessero essere implicate, molti membri della CDO emigrati all&#8217;estero hanno interrotto ogni contatto con i propri cari. Rimangono vigili, preoccupati che agenti o informatori&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;possano entrare in possesso delle loro informazioni personali.</p>
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		<title>Sostegno alla Global Sumud Flotilla</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 12:49:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene la Global Sumud Flotilla. Portare aiuti alla popolazione palestinese! Questa è una delle priorità a livello mondiale. La Global Sumud Flottilla è una missione che ha come obiettivo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="447" height="203" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18167" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 447w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF-300x136.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/Video-ApDU.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene la Global Sumud Flotilla.</p>



<p>Portare aiuti alla popolazione palestinese! Questa è una delle priorità a livello mondiale.</p>



<p>La Global Sumud Flottilla è una missione che ha come obiettivo proprio quello di rompere il blocco imposto dal governo israeliano all&#8217;accesso via mare per la Striscia di Gaza, in modo da poter raggiungere il territorio e portare aiuti umanitari di ogni tipo. Si tratta di una spedizione internazionale e di un&#8217;iniziativa indipendente che vede protagonisti attivisti e professionisti di 44 Paesi; oltre a porre fine all&#8217;assedio, la GSF ha come intento quello di portare un messaggio di Pace e di nonviolenza attiva. </p>



<p>Partita da Barcellona lo scorso 31 agosto, ha visto coinvolti anche i portuali di Genova (che hanno fatto sentire la voce negli ultimi giorni con ulteriori iniziative meritevoli di attenzione) e quelli siciliani per quanto riguarda l&#8217;Italia. Il 4 settembre seguirà un&#8217;altra partenza da Tunisi e da latri porti europei. Con la speranza che l&#8217;esempio e la sensibilizzazione illumini le decisioni dal basso e dall&#8217;alto, per un mondo più giusto e un futuro sicuro. </p>



<p>Ringraziamo Anna Mognaschi, dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani, per il video. </p>



<p></p>
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		<title>Il nome delle cose</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 16:24:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/a-terra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p>La piazza era vuota. Restavano solo nastri rossi e viola che il vento trascinava piano lungo i gradini. Un cartello abbandonato, rovesciato, mostrava a metà una parola: “libertà”. Azzurra si chinò per raddrizzarlo, come se sistemare quel pezzo di cartone fosse un modo per non lasciare che il senso di quelle lettere si disperdesse nell’aria. Il giorno prima, lì, c’era stata una manifestazione per i diritti delle donne. La voce collettiva aveva riempito quello spazio fino a traboccare: slogan scanditi, cartelli scritti a mano, passi decisi che battevano il ritmo di una stessa volontà. Ora, il silenzio era tornato. Ma non era pace: era l’eco di un rumore che la vita reale avrebbe presto soffocato. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18136" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/mamma-e-figlia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Stringeva la mano di sua figlia, sentendo il calore piccolo e deciso di quelle dita. Guardandola, si chiese che mondo avrebbe trovato quando sarebbe stata grande. Non voleva che le sue scelte fossero misurate sulla pazienza o sulla rassegnazione. Non voleva che imparasse a sorridere per non disturbare, o a tacere per non provocare. Azzurra sapeva che i diritti non sono mai un regalo: sono conquiste fragili, che qualcuno cerca sempre di ridurre. E sapeva anche che, per certe ferite, non esiste una legge che basti a proteggere. Aveva visto troppe donne essere abbandonate e trattate come cose rotte, scartate quando non servivano più. Donne lasciate senza un tetto, senza soldi, senza un luogo sicuro dove respirare. Donne che, una volta finite le grida, si trovavano a dover combattere da sole la fame, la paura, la vergogna. C’erano leggi per punire un pugno o un livido, ma non per il vuoto lasciato da un amore che diventa disprezzo, da un legame che si trasforma in ricatto. Non per la solitudine di chi, dopo anni di rinunce, si ritrova senza protezione, con figli da crescere e nessuno che la guardi come un essere umano. Seduta su un gradino, lasciò che la bambina disegnasse con un gessetto trovato per terra. Cerchi, fiori, un sole storto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Piccoli segni innocenti su pietre che avevano visto rabbia, paura, silenzio. Le venne in mente che i diritti sono anche questo: la possibilità di disegnare un fiore senza che nessuno ti dica cosa devi fare, chi devi essere, come devi stare al mondo. Ripensò a sé stessa, a quando era più giovane. Aveva confuso il rispetto con l’obbedienza, la cura con la rinuncia. Aveva accettato di essere interrotta, ignorata, messa in disparte, perché “così fanno tutti” e “non è il caso di discutere”. Poi un giorno, non ricordava bene quando, aveva iniziato a dare il nome giusto alle cose. Aveva iniziato a chiamare controllo quello che altri chiamavano amore, abuso quello che altri chiamavano carattere, diritto quello che altri chiamavano privilegio. E quando dai il nome giusto alle cose, il mondo non è più lo stesso. Perché non puoi più fingere di non sapere. Guardò la bambina che le sorrideva, orgogliosa del disegno appena finito. &#8211; Mamma, ti piace? &#8211; Molto. E sai perché? Perché è come lo volevi tu, non come ti ha detto qualcun altro. Si alzò, stringendo quella piccola mano. &#8211; Andiamo, amore. Ti insegnerò a dare il nome giusto alle cose. &#8211; Anche alle brutte cose? &#8211; Soprattutto a quelle. Perché solo così possiamo cambiarle. Camminarono via, lasciandosi alle spalle la piazza, i nastri, il cartello. Ma non la promessa che quel giorno aveva preso forma: le mani che oggi stringono la mia non avranno paura di aprirsi. Perché il silenzio, questa volta, non sarà mai più complice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18138" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno--320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/non-una-di-meno-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Un’aula per la speranza: il sogno delle bambine dimenticate</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 07:13:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi vogliamo sostenere la raccolta fondi del nostro caro amico, attivista e scrittore, Wali Atai. Sosteniamola. Una scuola contro il silenzio – Aiutaci a costruire speranza a Goshta. Nel cuore della provincia afgana, tra&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="405" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18132" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/wali-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Oggi vogliamo sostenere la raccolta fondi del nostro caro amico, attivista e scrittore, Wali Atai. Sosteniamola. </p>



<p>Una scuola contro il silenzio – Aiutaci a costruire speranza a Goshta. Nel cuore della provincia afgana, tra le terre dimenticate del distretto di Goshta, c’è un grido che nessuno sente. È il silenzioso pianto di centinaia di bambine e bambini che sognano solo una cosa: imparare a leggere, scrivere, vivere.</p>



<p>Molti di loro camminano per chilometri ogni giorno, ma non verso un’aula. Camminano verso un futuro che non c’è. Le porte delle scuole sono chiuse, o semplicemente non esistono. Nessuna lavagna. Nessun banco. Solo polvere, paura e il tempo che passa&#8230;senza speranza.</p>



<p>FAWN (Friend of Aghanistan Women Network), una piccola associazione con un cuore grande, sta lottando contro ogni ostacolo – la povertà, l’instabilità, l’indifferenza – per costruire una scuola, anche solo una, in questo distretto dimenticato. Lo fa con pochi mezzi, tanta determinazione e l&#8217;amore per l&#8217;infanzia calpestata. Ma non possiamo farlo da soli. Ogni dono, ogni gesto, ogni cuore che si apre, può cambiare tutto. Può salvare vite, può accendere una luce dove ora c’è solo buio. Perché dove c’è una scuola, c’è un futuro. Dove c’è conoscenza, c’è libertà.</p>



<p>Aiutaci a costruire quella scuola. Aiutaci a dire al mondo che nessun bambino, nessuna bambina, merita di crescere nell’oscurità.</p>



<p>Per fare la vostra donazione: <a href="https://www.gofundme.com/f/unaula-per-la-speranza-il-sogno-delle-bambine-dimenticate?utm_campaign=man_sharesheet_dash&amp;utm_medium=customer&amp;utm_source=whatsapp&amp;lang=it_IT&amp;attribution_id=sl%3A60dd0bc8-5967-4e84-92ec-593364894b96&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.gofundme.com/f/unaula-per-la-speranza-il-sogno-delle-bambine-dimenticate?utm_campaign=man_sharesheet_dash&amp;utm_medium=customer&amp;utm_source=whatsapp&amp;lang=it_IT&amp;attribution_id=sl%3A60dd0bc8-5967-4e84-92ec-593364894b96&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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